Relazione del Magnifico Rettore
prof. Giuliano Volpe
Inaugurazione Anno Accademico
2009/2010
Relazione del Magnifico Rettore
Prof. Giuliano Volpe
Foggia - 29 ottobre 2009
INAUGURAZIONE ANNO ACCADEMICO 2009-2010
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RELAZIONE DEL MAGNIFICO RETTORE
Gentili Ospiti italiani e stranieri, Autorità civili, giudiziarie, militari e religiose,
cari Colleghi Rettori delle Università italiane e dell’area adriatica e balcanica, cari Studenti, cari Colleghi, cari Collaboratori tecnici e amministrativi, Signore e Signori,
Un sincero grazie a tutti per essere intervenuti.
È con non poca emozione e con molto orgoglio che mi accingo a dare avvio alla
cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010, celebrata in occasione
del decennale dell’Università degli Studi di Foggia.
Con emozione, perché questa è la mia prima volta da Rettore ed è per me un grande onore, oltre che una grande responsabilità, che essa coincida con una ricorrenza
così importante. Come sanno, questa cerimonia di inaugurazione è parte integrante
delle tante manifestazioni organizzate per il decennale: un numero impressionante
di seminari e convegni nazionali e internazionali, mostre, l’inaugurazione del sito
archeologico di Faragola, le conferenze di Ateneo sulla didattica e sulla ricerca, la
notte dello sport e quella dei ricercatori, l’entusiasmante concerto di Robben Ford,
infine il grande convegno Adrìas svoltosi nei giorni scorsi. Molte altre iniziative proseguiranno nei prossimi mesi, tra cui il conferimento di alcune lauree honoris causa a
insigni personaggi della cultura, del cinema e del teatro come Dacia Maraini, Michele
Placido e Pierfrancesco Favino. Abbiamo voluto un decennale di alto profilo, fatto
non di cerimonie o di momenti di autocelebrazione ma, soprattutto, di momenti di
studio, di confronto, di riflessione e di progettazione del futuro, ed anche, perché
no, di festa. Ringrazio i colleghi del Comitato scientifico1 e tutti coloro che hanno
1 - Il Comitato Scientifico del Convegno Adrìas è stato costituito dal dott. Luciano Beneduce (Delegato rettorale alla
Comunicazione e attività culturali) e dai proff.ri Nazzareno Capitanio (Medicina e Chirurgia), Anna Chimenti (Economia), Zina Flagella (Agraria), Matteo Pellegrino (Lettere e Filosofia), Franca Pinto Minerva (Scienze della Formazione),
Christopher John Williams (Giurisprudenza).
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contribuito all’organizzazione delle varie iniziative e, inoltre, tutti gli Enti2 che, pur in
un momento di ristrettezze economiche, hanno voluto contribuire alla riuscita delle
manifestazioni del decennale.
Con orgoglio per la consapevolezza dei numerosi risultati conseguiti, grazie al
lavoro e al contributo di tanti; degli studenti e delle loro famiglie, che hanno avuto
fiducia in un Ateneo giovane; dei docenti impegnati e motivati, spesso costretti a
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svolgere funzioni anche molto diverse da quelle scientifiche e didattiche; del personale tecnico e amministrativo, compresi i tanti precari, che hanno lavorato, tra
mille difficoltà e con una dedizione che è andata ben oltre i doveri lavorativi. Vorrei
richiamare, in apertura del mio discorso, l’attenzione su questo tema: in particolare,
voglio confermare il mio impegno personale, pur in una situazione drammatica dal
punto di vista finanziario, nella ricerca di ogni possibile soluzione per consentire al
maggior numero dei 56 attuali lavoratori precari la prosecuzione della loro preziosa
collaborazione con la nostra Università. Uno dei miei primi atti ha riguardato la
stabilizzazione, nel novembre 2008, di 15 lavoratori precari. Ora questa procedura
non è più possibile sia dal punto di vista normativo che finanziario. Lavoratori che,
in alcuni casi, prestano la propria collaborazione anche da 7-8 anni, spesso in ruoli
fondamentali, rischiano di perdere il proprio lavoro. È una vera sciagura umana, professionale, sociale, che si inserisce in un più generale processo di precarizzazione della
vita della società attuale.
2 - Regione Puglia, Provincia di Foggia, Comune di Foggia, Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato di Foggia, Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia, Fondazione Banca del Monte “Siniscalco Ceci” di Foggia,
Agenzia per il patrimonio culturale Euromediterraneo, Associazione Giovani Imprenditori di Foggia, Promodaunia,
Consorzio per l’Università di Capitanata, Banca Popolare di Bari, il Centro Internazionale di Studi sul Viaggio Adriatico, Conservatorio di musica “ Umberto Giordano” di Foggia, Gema, Caffè Duetto, Ricciotti Vivai e piante, Fabbrini,
Telematica srl, Claudio Grenzi Editore, La Gazzetta del Mezzogiorno, Mediafarm, Teleradioerre, Radio Nova, Viveur
e Foggia & Foggia.
RELAZIONE DEL MAGNIFICO RETTORE
A dieci anni da quel 5 agosto del 1999
Dieci anni rappresentano un traguardo importante, che consente di tracciare un
primo bilancio e, soprattutto, di programmare il futuro. Il 5 agosto del 1999 è stata
una data importante per la nostra Università, per Foggia e per il territorio di Capitanata. Dobbiamo essere grati a quanti nell’Università, nelle Amministrazioni locali,
nelle forze politiche, economiche e sindacali, nell’associazionismo e nella società hanno operato, con rara unità di intenti, per ottenere questo risultato. Oggi è necessario
che questa stessa unità di intenti non venga meno ma che, anzi, si esprima con ancora
maggior forza, per progettare lo sviluppo futuro, in un momento di particolare difficoltà. L’autonomia così faticosamente conquistata potrebbe essere, infatti, nuovamente a rischio.
Non posso ricordare in questa occasione tutti i nomi dei protagonisti di questo
progetto ma ritengo opportuno e doveroso citare il prof. Antonio Muscio, fondatore
e primo Rettore dell’Università di Foggia, al quale voglio esprimere anche in questo
momento, a nome dell’intera comunità accademica, viva gratitudine per l’opera svolta con grande equilibrio.
Dieci anni costituiscono un periodo assai breve se confrontato con la storia pluridecennale o anche plurisecolare di molti altri Atenei italiani, eppure se si considerano
i risultati già raggiunti si può cogliere appieno l’importante ruolo che la nostra Università ha svolto e può e deve ancora svolgere per la crescita del territorio, ulteriormente rafforzando la nostra terza missione: quella di motore dell’innovazione e dello
sviluppo territoriale. Una missione messa fortemente in crisi dalle recenti discutibili
scelte ministeriali, sulle quali tornerò fra breve.
Noi tutti vogliamo un’Università non più sentita e vissuta come “torre d’avorio”
ma un’istituzione aperta, pronta al dialogo, desiderosa di cogliere le sollecitazioni e
il contributo della comunità e del territorio nel quale opera. Ad un decennio dalla
istituzione, il problema che si pone è quello di accentuare i caratteri di novità e originalità della nostra Università evitando che essa diventi la semplice replica locale di
un’Università tradizionale.
L’Università italiana sta vivendo una fase difficilissima, non solo per le risorse sempre più scarse e per i ripetuti scossoni legislativi e organizzativi, ma soprattutto per
un pericoloso processo di marginalizzazione e di perdita di credibilità e di ‘rispetto’ di
una categoria sempre più percepita come ‘casta’: i continui attacchi mediatici, peral-
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tro favoriti da alcuni episodi di malcostume, costituiscono un grave segnale, contro il
quale è necessario offrire risposte chiare.
La società postindustriale, nella quale la ricerca scientifica e la formazione superiore
sono andate acquisendo un sempre maggiore ruolo, attribuisce all’Università una funzione strategica nuova. I sistemi territoriali locali sono da considerare giacimenti di risorse per lo sviluppo e, in tal senso, l’Università diviene naturalmente un elemento pro6
pulsivo dello sviluppo stesso. L’Università ha sempre rappresentato, anche fisicamente,
una sintesi fra il contesto storico-geografico in cui è collocata e la produzione dei diversi
saperi. Ma, al tempo stesso, negli ultimi anni la dimensione strategica dell’Università si
è andata smarrendo e necessita oggi di un profondo ripensamento. La deriva si è manifestata da un lato in una immagine burocratica, autoreferenziale, lontana dai processi e
dalle dinamiche dei cambiamenti reali, dall’altro dalla perdita di un ruolo critico.
Come ho già detto, l’Università di Foggia ha già svolto, svolge e dovrà sempre meglio svolgere un ruolo decisivo all’interno del territorio della Capitanata, non solo nel
formare il capitale umano, ma anche nel rafforzare il capitale sociale. Il nostro è, infatti, un tipico caso di Università con una forte connotazione territoriale. Ed è questa la
nostra missione principale. Sappiamo bene, però, che formule come ‘rapporto con il
territorio’ e ‘sviluppo del territorio’ rischiano di diventare formule retoriche, abusate e
vuote di reali contenuti, buone per ogni occasione, se ad esse non corrispondono atti
concreti e precise volontà. Questa alleanza tra Università e Territorio, che in passato si
è tradotta quasi esclusivamente in una malintesa moltiplicazione di sedi universitarie,
spesso prive di quei requisiti indispensabili per la vita universitaria, deve oggi esplicarsi
in modo nuovo e più efficace.
Sarà pertanto necessario evitare di inseguire qualsiasi proposta o richiesta, prestandosi anche ad operazioni di basso profilo, con la sola giustificazione degli introiti finanziari. Bisogna saper dire anche dei no!
Noi lo abbiamo fatto, in quest’ultimo anno, con il coraggio derivante dal senso di
responsabilità che chi governa deve avere, affrontando scelte difficili e impopolari come
la revisione del decentramento, riportando nella sede foggiana la maggior parte dei corsi decentrati, nel quadro di una necessaria opera di razionalizzazione e di riorganizzazione dell'offerta formativa, che dovrà proseguire, anche alla luce delle recenti drastiche
misure ministeriali sui requisiti necessari per l’istituzione dei corsi di studio.
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L’abbiamo fatto affrontando anche il difficile tema della revisione e dell’adeguamento della tassazione studentesca, ispirata a principi di equità e di meritocrazia.
Conservando una tassazione tra le più basse d’Italia, abbiamo introdotto una serie di
norme che, attraverso un sistema di incentivi ed esoneri, mira a premiare gli studenti
meritevoli e a sostenere gli studenti che vivono in condizioni economiche disagiate.
Sono, ad esempio, previste riduzioni per più studenti appartenenti allo stesso nucleo
familiare iscritti all’Università. Gli studenti che si laureano nei tempi stabiliti dalla
durata legale del corso e che siano ammessi alla prova finale con una media almeno
pari alla votazione media riportata, nell’anno accademico precedente, dagli studenti
della stessa Facoltà e della stessa tipologia di corso di studio (primo livello, ciclo unico, magistrale) otterranno il rimborso delle tasse dell’ultimo anno di corso.
In generale, ritengo che l’indirizzo generale da perseguire, anche a costo di alcuni dolorosi ma necessari ‘no’, debba consistere nel privilegiare sempre la qualità
alla quantità, nel non leggere il successo o l’insuccesso solo in termini numerici, nel
proporre un’offerta formativa e un’attività di ricerca maggiormente sostenibile e di
sempre migliore qualità.
Da quel 5 agosto del ‘99 la nostra Università ha conosciuto anni di crescita rapida, tumultuosa, non priva di problemi di coordinamento e di programmazione,
ma anche capace di realizzare una realtà pienamente operante nel quadro nazionale.
Un’Università con un corpo docente molto giovane, composto oggi da 371 docenti,
di cui 95 ordinari, 103 associati e ben 173 ricercatori, cui si affiancano 438 tecnici e
amministrativi, di cui 56 a tempo determinato, circa 11.000 studenti, con un incremento confortante di iscrizioni, che vede anche quest’anno un buon risultato con, ad
oggi, oltre 2.400 nuovi immatricolati, sei Facoltà con 35 corsi di studio di primo e secondo livello (21 corsi triennali, 11 magistrali, 3 magistrali a ciclo unico), un’ingente
offerta di corsi post-lauream con master di I e II livello, corsi di formazione e summer
school, scuole di specializzazione di area medica, una scuola di specializzazione per le
professioni legali, 12 dipartimenti e un centro di ricerca interdipartimentale; strutture edilizie più ampie di quelle disponibili alcuni anni fa, anche se ancora non del
tutto adeguate a soddisfare le esigenze della ricerca, della didattica e dei servizi agli
studenti.
Penso che quanti hanno fortemente voluto la nostra Università e tutti i cittadini
di Capitanata possano essere soddisfatti e orgogliosi del percorso che il nostro Ate-
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neo ha saputo compiere finora e siano soprattutto desiderosi di ulteriori importanti
sviluppi.
Il Sud e la perdita delle sue risorse migliori
La nostra Università è nata anche per interrompere la drammatica diaspora delle
intelligenze locali costrette ad emigrare per poter studiare ed anche per consentire ai
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ragazzi appartenenti a famiglie disagiate di poter accedere a quegli studi universitari
che altrimenti sarebbero stati loro preclusi: bisogna essere, però, consapevoli che questo obiettivo è stato solo parzialmente raggiunto.
Si tratta di un problema comune a tutto il territorio pugliese e al Mezzogiorno:
in Puglia, secondo uno studio del Censis, a fronte di 46.538 giovani che scelgono
un’Università fuori regione, solo 6.620 sono gli studenti provenienti da altre regioni
italiane e 1.360 gli stranieri, con un saldo passivo di -39.918. A questo proposito,
vorrei segnalare un dato assai poco noto, relativo alla capacità di attrazione di studenti
che vede la nostra Università, indubbiamente anche grazie alla sua favorevole posizione geografica, registrare la migliore percentuale di studenti provenienti da fuori regione, che è andata crescendo nel corso degli anni dal 5,8% del 1999-2000 all’8,7% del
2006-07, rispetto alla media pugliese del 6,7%.
Un importante studio curato da Vito Peragine per l’ARTI (La fabbrica dei cervelli.
L’istruzione universitaria in Puglia) fornisce, a tale proposito, dati ed elementi di grande interesse, sui quali vorrei richiamare la loro attenzione.
La provincia di Foggia resta il territorio con una delle percentuali più basse di
laureati in riferimento alla popolazione di età compresa tra 19 e 64 anni. Questo elemento, com’è noto, costituisce uno degli indici più utilizzati per quantificare la dotazione di capitale umano di un territorio. I dati più recenti registrano un sensibile miglioramento della situazione, in particolare grazie al ruolo svolto proprio dalla nostra
Università. La percentuale dei laureati calcolata sulla popolazione di 19-30 anni era,
infatti, dell’1,4% nel 2000 ed è salita al 3,63% nel 2006, una percentuale superiore
alla media pugliese del 3,54% e addirittura italiana, pari al 3,57%. Evidentemente
l’apporto offerto dagli oltre 11.000 laureati nell’Università di Foggia in questo decennio, con una progressione impressionante dai 383 laureati del 1999 ai 1.582 dello
scorso anno, è stato significativo, tanto che lo stesso Peragine ha sottolineato come la
nostra provincia, insieme a quella di Lecce, risulti quella dotata di maggior capitale
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umano, con valori superiori al dato medio italiano.
Le noti dolenti riguardano, da un lato, il gran numero di ragazzi che ancora oggi
preferiscono altre sedi universitarie, anche nel caso di Facoltà attive nel nostro Ateneo, dall’altro l’enorme numero di giovani laureati presso la nostra o presso altre Università che, a causa delle ben note drammatiche difficoltà occupazionali, abbandona
il nostro territorio. A rigore, infatti, solo la porzione di questi laureati che resta o che
decide di fare ritorno può essere considerata come vera dotazione di capitale umano
della Capitanata. Dei circa 47.000 giovani pugliesi iscritti nel 2006-07 in Università
di altre regioni, ben 13.000 sono partiti dalla Provincia di Foggia e di questi 5.400
avrebbero potuto scegliere una delle nostre Facoltà. Interessante è il dato relativo a
quanti (1.646) scelgono una Facoltà di Ingegneria fuori regione, pur essendo attiva
a Foggia una sede decentrata del Politecnico di Bari, sistemata in condizione a dir
poco indecorose: viene confermata a mio parere la necessità di sviluppare il progetto
comune relativo all’istituzione della Facoltà di Ingegneria qui a Foggia.
Ora, se consideriamo che ogni famiglia investe mediamente non meno di 10.000
euro annui per sostenere i costi di mantenimento di un figlio fuori sede, risulta evidente che il territorio daunio destini annualmente l’enorme somma di circa 130.000.000
milioni di euro per finanziare Università e territori prevalentemente dell’Italia centrosettentrionali.
Le motivazioni che inducono tanti giovani foggiani alla scelta di altre città universitarie sono varie e non sempre riguardano un’attenta valutazione dell’offerta formativa e dei servizi offerti dalla nostra Università. Del resto, come ha dimostrato la recente
indagine di Alma Laurea, il 92% dei laureati dell’Università di Foggia si dichiara
complessivamente soddisfatto del corso di studi seguito (il 45% lo è “decisamente”)
e alla domanda se si iscriverebbero di nuovo all’Università di Foggia ha risposto “sì”
il 68,5% dei laureati in riferimento allo stesso corso di studi, cui si aggiunge un 5%
di laureati che si iscriverebbero nuovamente all’Università di Foggia, ma cambiando
corso, per un totale di 73,5%: un dato alquanto incoraggiante.
Come gli specialisti hanno ben evidenziato, tra le motivazioni che sollecitano una
scelta universitaria nelle regioni del centro-nord rientrano in particolare le prospettive
di studio e di lavoro successive alla laurea, prospettive certamente dipendenti dalle
caratteristiche proprie del territorio in cui l’Ateneo di destinazione si colloca. E’ noto
come lo sviluppo economico e il funzionamento del mercato del lavoro siano fattori
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chiave per la riduzione del fenomeno della fuga dei cervelli. A questo si aggiunge il
desiderio di effettuare nuove esperienze, vivendo in altre città, e la percezione della
realtà locale come chiusa, poco vivace e stimolante. Foggia, peraltro, come molte altre
città meridionali, non può dirsi ancora a pieno titolo una ‘città universitaria’.
Diversamente da quanto si potrebbe ritenere, il citato studio dell’ARTI ha verificato
due dati interessanti: non sono i migliori a scegliere di emigrare (emigrano in media gli
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studenti con voto di diploma più basso), e, inoltre, quanti scelgono di emigrare non
ottengono risultati superiori rispetto a quelli che decidono di rimanere.
È evidente come sia necessaria una più efficace attività di informazione e di orientamento, con un maggiore coinvolgimento, come stiamo già facendo in stretta collaborazione con l’Ufficio scolastico provinciale e con Confindustria e C.C.I.A.A., del mondo
della scuola e di quello produttivo, oltre che delle amministrazioni locali.
Anche i dati resi noti recentemente dal rapporto Svimez sono estremamente chiari
e inquietanti, soprattutto se letti alla luce del chiaro attacco alle Università meridionali
manifestatosi con il taglio al Fondo di Finanziamento Ordinario (F.F.O.) 2009.
Tra il 1997 e il 2008 circa settecentomila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno. Si è aperta una nuova stagione migratoria che vede protagonisti, in particolare, i
giovani laureati. Nel 2008 il Mezzogiorno ha perso oltre 122.000 residenti a favore delle
regioni del Centro-Nord a fronte di un rientro di circa 60 mila persone. Riguardo alla
provenienza, oltre l’87% delle partenze ha origine in tre regioni: Campania, Puglia (con
12,2 mila persone), Sicilia. Nel 2008 sono stati 173.000 gli occupati residenti nel Mezzogiorno con un posto di lavoro al Centro-Nord o all’estero, 23 mila in più del 2007
(+15,3%). Si tratta dei c.d. pendolari di lungo raggio, lavoratori che rientrano a casa
nel fine settimana o alcune volte al mese, in particolare giovani con un livello di studio
medio-alto. I laureati rappresentano il 24%.
Inoltre, rispetto ai primi anni 2000, sono aumentati i giovani meridionali trasferiti
al Centro-Nord dopo il diploma per gli studi universitari e che si sono fermati per il
lavoro, mentre si è andato riducendo il numero dei laureati negli Atenei meridionali in
partenza dopo la laurea in cerca di lavoro. Dal 1992 al 2004 i giovani meridionali laureati in Università del Nord e non più rientrati nelle regioni di provenienza sono arrivati
a toccare il 67% del totale. Particolarmente grave è il dato relativo alle partenze dei laureati ‘eccellenti’, decisamente in crescita: nel 2004 partiva il 25% dei laureati meridionali
con il massimo dei voti; tre anni più tardi la percentuale è balzata a quasi il 38%.
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Questi sono dati drammatici, che evidenziano un progressivo, inarrestabile, processo
di depauperamento per le regioni meridionali della loro risorsa migliore, le intelligenze
giovanili: non solo le famiglie e i territori meridionali contribuiscono a finanziare le
Università e le città settentrionali ma, al tempo stesso, si privano delle necessarie energie
per la crescita e lo sviluppo del Sud.
Ovviamente non bisogna confondere quanto sto affermando con un elogio del localismo. Sono assolutamente consapevole dell’utilità, anzi della necessità di effettuare
esperienze di studio e formazione in altre Università e centri di ricerca italiani e stranieri,
essendone stato io stesso avvantaggiato nella mia formazione giovanile. Sollecito in ogni
modo i miei allievi a stabilire contatti e ad effettuare soggiorni di studio in altre prestigiose sedi di formazione e ricerca. L’Università per sua natura è contraria ad ogni forma
di trasformazione degli spazi, fisici e culturali in contenitori ermetici, opponendosi ad
ogni forma di totalitarismo identitario che finisca per considerare l’identità non un elemento di auto-consapevolezza e di maturità ma come una sorta di clava brandita per disgregare la cultura e la società dell’Italia unita (dalla questione dei dialetti, a quella delle
bandiere regionali e dell’inno nazionale, fino alla proposta di regionalizzare l’istruzione);
l’Università è, fin dalle sue origini medievali, una finestra aperta al mondo, un luogo di
confronto civile, di dialogo, di sviluppo delle capacità critiche, di aperture e curiosità
verso l’alterità, insomma la più grande palestra di democrazia della nostra società. E tale
deve restare.
Ma se le aperture si trasformano in emorragie di intelligenze e di capacità, è evidente
che i nostri territori difficilmente potranno disporre delle energie necessarie per il cambiamento.
Ecco perché ritengo che le Università meridionali e, nello specifico, l’Università di
Foggia abbiano una missione importante, decisiva, per il futuro del Sud. Ecco perché
sono convinto, come tanti altri colleghi rettori, della necessità di un Progetto Sud per le
Università.
Purtroppo le recenti scelte ministeriali sembrano, invece, andare in direzione diametralmente opposta e si configurano come un disegno non già finalizzato ad una seria
valutazione (che vogliamo, anzi pretendiamo) ma ad effettuare tagli indiscriminati e, in
particolare, a muovere un attacco alle Università meridionali e agli Atenei di più recente
istituzione.
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Tra ‘graduatorie’ e taglio dei finanziamenti
Lo scorso luglio, l’Università di Foggia ha avuto il triste privilegio di trovarsi sulle
prime pagine dei giornali a causa della sua collocazione nelle ultime posizioni della
graduatoria ministeriale resa nota con grande clamore mediatico.
Lascio da parte le considerazioni sul modo irrituale ed anche irrispettoso nei confronti delle Università e del loro organismo di rappresentanza, la CRUI (Conferenza
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dei Rettori delle Università italiane), con il quale questa graduatoria è stata resa nota,
prima ancora di mettere a disposizione i dati e di verificarne la fondatezza (cosa accaduta nei mesi successivi), provocando un grave e irreparabile danno di immagine,
peraltro in un momento delicato per la vita accademica, quello dell’avvio delle immatricolazioni. C’è da sperare che, per il futuro, non si privilegi più nei rapporti con le
Università l’aspetto mediatico, come dimostra questo cedimento all’insana passione
per le graduatorie dei ‘bravi’ e dei ‘cattivi’, in questo caso distinti solo sulla base della
differenza tra il finanziamento assegnato per il 2009 e quello ricevuto lo scorso anno.
È il caso di precisare che, ad oltre due mesi dall’annuncio, non si è ancora pervenuti
alla chiusura del procedimento, poiché lo stesso Ministero ha chiesto un controllo
dei dati e la segnalazione di eventuali errori, che c’è stata da parte di molte Università, compresa la nostra, per cui a tutt’oggi, a due mesi dalla fine dell’anno, non vi è
assoluta certezza sull’assegnazione dei fondi 2009. In tali condizioni e tenendo conto
dei prossimi tagli previsti per il 2010, le Università rischiano di non essere in grado
di predisporre il bilancio di previsione.
Non posso non riservare un cenno ai parametri utilizzati, che, com’è noto, non
sono mai neutri ed oggettivi. Di fatto, parametri così concepiti non potevano non
colpire un’Università giovane collocata in un territorio economicamente e socialmente debole come la Puglia settentrionale.
La nostra Università ha, infatti, subito un taglio di oltre 1.150.000 euro, relativo
a soli due dei parametri utilizzati per la quota relativa alla ricerca: i dati del CIVR
(Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca) e la partecipazione al 6° Programma Quadro Ricerca e Sviluppo. Nel primo caso sono stati considerati i prodotti
della ricerca (49 prodotti, che avevano dato a suo tempo come risultato in termini di
prodotti pesati 33,2) presentati in occasione della valutazione relativa agli anni 20012003, cioè a pochi anni dalla nascita dell’Università di Foggia, quando il numero
dei docenti era pari alla metà di quello attuale. Questo parametro ci risulta parti-
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colarmente odioso, non solo per quanto ho già detto, ma anche perché ci penalizza
in quanto Università piccola, di nuova istituzione. Infatti, il nostro peso sull’intero
sistema universitario è proporzionalmente cresciuto in questi ultimi anni, essendo
il nostro corpo docente quasi raddoppiato, mentre non è raddoppiato il numero
dei docenti universitari italiani. Si tratta di una misura iniqua, che toglie risorse alla
ricerca nella quale siamo impegnati oggi sulla base di quanto facevamo nei difficili
anni dell’avvio dell’Università, praticamente nella nostra preistoria, un altro mondo
rispetto alla realtà odierna. Sarebbe come valutare uno studente universitario oggi
sulla base dei suoi risultati scolastici alla scuola elementare! E che il dato sia iniquo, lo
dimostra il parametro relativo ai PRIN (Programmi di Ricerca di Rilevante Interesse
Nazionale), riferito ad anni più vicini a noi, 2005-2007, che ci ha visti premiati, sia
pur in misura ridotta. Peraltro, anche per questo parametro registriamo un’assurda
anomalia, non essendo stata prevista alcuna differenza di peso tra progetti finanziati o
solo valutati positivamente, né tra coordinatori nazionali, coordinatori locali o semplici componenti delle Unità di Ricerca, con il paradosso che un docente, coinvolto
in Programmi di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) valutati positivamente, ma non finanziati nelle tre tornate successive 2005-07, ha accumulato un
punteggio maggiore di un coordinatore nazionale di PRIN finanziati sia nel 2005 sia
nel 2007.
Stessa considerazione per la partecipazione al 6PQ che ci ha visti penalizzati perché in questi anni abbiamo privilegiato altri canali di finanziamento della ricerca percorribili nelle regioni meridionali, come i tanti altri progetti e finanziamenti regionali
e comunitari, i progetti strategici, esplorativi e pilota, la nascita del D.A.Re. (Distretto Agroalimentare Regionale) o del CE.R.T.A. (Centri Regionali per le Tecnologie
Agroalimentari), che hanno visto il coinvolgimento di numerose imprese locali, la
costituzione di società di spin-off che stanno dando una prospettiva occupazionale
di qualità a tanti giovani laureati. Tutto questo sforzo e i risultati conseguiti non
sono stati valutati affatto, quasi non si voglia tener conto del ruolo di un’ Università
meridionale nello sviluppo del territorio nel quale opera. Non contano nulla gli spin
off creati, i brevetti internazionali, i progetti che hanno visto il coinvolgimento di
numerose imprese locali, spesso piccole e poco abituate all’investimento in ricerca?
È evidente, quindi, che la funzione di motore dello sviluppo e dell’innovazione delle
regioni meridionali non sia considerata una funzione strategica per il nostro Paese.
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Questi parametri, che sembrano costruiti per i Politecnici e per certi settori scientifici,
mettono peraltro in crisi le scienze umanistiche, da sempre un vanto dell’Italia nel
mondo.
Stesse perplessità riguardano i parametri relativi alla didattica, che paiono privilegiare quasi esclusivamente il dato quantitativo e non quello qualitativo, con un
chiaro invito a privilegiare iniziative opportunistiche di velocizzazione del percorso
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universitario con esami facili. Come si può sostenere che l’acquisizione dei 40 crediti
nel passaggio dal primo al secondo anno risponda ad un requisito di qualità? Strana
concezione della tanto decantata meritocrazia! Se avessimo regalato voti e esami oggi
saremmo tra i premiati. È indubbiamente vero che, in particolare, nelle Università meridionali esiste un gran numero di studenti fuori corso, di studenti lavoratori
(spesso occasionali e a nero) ed anche di studenti che, in un mercato del lavoro assai
poco dinamico, considerano l’Università una sorta di parcheggio; è anche vero, però,
che questa situazione rinvia ad un problema sociale generale, che le Università, ed
anche la nostra, stanno cercando di risolvere.
Soprattutto è impraticabile una comparazione tra realtà fra loro assai diverse per
storia, patrimonio, dimensioni, numero di docenti e studenti: Università pluridisciplinari o tematiche come i Politecnici, con storie secolari o istituite da pochi anni,
foraggiate con commesse e ricchi finanziamenti da Enti e Istituzioni locali o attive in
territori socio-economicamente depressi. Disarmante, infine, la scelta del parametro
relativo all’occupabilità dei laureati entro i tre anni: è, infatti, colpa dell’Università
di Foggia se il tasso di disoccupazione nella nostra provincia (15,4%) è tra i più alti
d’Italia e che quello della provincia di Trento è del 2,9%? Mi preme, comunque,
segnalare che per i laureati triennalisti dell’Università di Foggia si registra una percentuale di occupabilità pari all’81%, molto superiore alla media del 68,90% delle altre
Università meridionali.
Non si tratta quindi di difendere alcune indifendibili, oggettive, degenerazioni
delle Università, ma di contrastare un disegno fatto di tagli, preliminari ad interventi
ancor più devastanti dei prossimi anni, che si inseriscono in una chiara strategia di
attacco al Sud e che colpiscono anche chi, nel Sud, si batte per fare dell’Università il
motore della crescita culturale e sociale, dello sviluppo locale, dell’affermazione della
legalità, della democrazia, della partecipazione e della coscienza libera e critica. Chi
parla, come moltissimi altri rettori, è fortemente convinto della necessità di definire
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criteri equi e condivisi per valutare la qualità didattica e scientifica. Il problema riguarda però i criteri e i parametri definiti frettolosamente e in modo poco trasparente
e la necessità di introdurre parametri che valutino il contesto (il PIL, il tasso di disoccupazione, lo stato dei servizi e delle infrastrutture, ecc.), oltre alla specifica missione
di ogni Università.
Una società di spin-off nata a Foggia vale, infatti, 10-20 società costituite a Milano; uno studente di altra regione o altra nazione iscritto a Foggia vale 100 studenti
attratti da Università come Bologna o Siena, che da secoli svolgono questa funzione.
Ogni Università dovrebbe essere valutata, tenendo conto del contesto e delle risorse
di cui dispone, sulla base dei progressi compiuti e degli obiettivi raggiunti e non solo
sulla base di un semplice confronto con realtà molto diverse.
Con questo intervento, inoltre, il concetto di premialità non è stato attuato utilizzando risorse aggiuntive, ma togliendo ad alcuni, già poveri e sotto finanziati, e dando
ad altri, più ricchi. Si pratica, cioè, una Robin Hood tax al contrario. Si è calcolato
che con questi tagli si trasferiscano risorse dal Sud al Nord pari a 100 euro per ogni
studente del Mezzogiorno. Per quel che ci riguarda, si è sottratta al nostro bilancio
una somma di oltre un milione di euro (cioè più di quanto riesce oggi a destinare alla
ricerca), che sarà trasferita nelle casse di Atenei più ricchi, ben foraggiati da Enti locali, imprese, fondazioni bancarie, con il risultato che la nostra Università avrà ancora
meno fondi per la ricerca e, pertanto, rischierà di essere ulteriormente penalizzata
nelle prossime valutazioni dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario (ANVUR) appena istituita.
In questo modo non si valuta il ruolo di una Università meridionale nello sviluppo
del territorio nel quale opera. Soprattutto non si ritiene importante la funzione di una
Università per la crescita culturale e sociale di un territorio. Mi limito ad evocare un
dato: l’80% dei nostri studenti proviene da famiglie i cui genitori non sono laureati.
Questo non è meridionalismo piagnone, ma la richiesta di pari opportunità. È
un meridionalismo che, nella scia dei Fortunato, dei Salvemini, dei Fiore, dei Di
Vittorio, considera la formazione, la conoscenza, la ricerca, la cultura, il rigore etico,
l’impegno gli unici strumenti capaci non solo di garantire una vera crescita individuale e collettiva del Sud ma anche di evitare comode autoassoluzioni e di superare
quei mali e quelle degenerazioni che hanno a lungo condannato il Mezzogiorno ad
una condizione di subalternità e di ritardo, contribuendo a riproporre un’immagine
15
INAUGURAZIONE ANNO ACCADEMICO 2009-2010
stereotipata e macchiettistica di un Sud parassitario e assistenzialistico, pesante zavorra per lo sviluppo del Paese.
Bisogna, quindi, salutare con soddisfazione e gratitudine l’intervento straordinario della Regione Puglia che ha recentemente stanziato 11 milioni di euro per far
fronte ai tagli subiti dalle Università pugliesi e per sostenere il diritto allo studio. Una
misura importante dal grande significato politico di sostegno alla ricerca, all’alta for16
mazione e alla creazione di un reale sistema universitario pugliese, progetto nel quale
crediamo profondamente, insieme agli amici Corrado Petrocelli, Domenico Laforgia,
il neo rettore del Politecnico di Bari Nicola Costantino ed Emanuele De Gennaro.
Una chiara dimostrazione di questa unità di intenti è data dalla comune volontà di
lavorare per dar vita ad un’unica Fondazione a supporto di tutto il sistema universitario pugliese. Mi auguro, ora, che il Presidente Nichi Vendola e la Giunta Regionale
vogliano garantire altre forme di sostegno alle Università pugliesi, sia per i giovani
ricercatori, sotto forma di borse di dottorato, assegni di ricerca, posti di ricercatore a
tempo determinato, sia per i progetti di ricerca, sia, infine, per il miglioramento delle
strutture edilizie e dei servizi agli studenti.
Sarebbero, infatti, necessarie non solo misure una tantum, anche se fondamentali
in questa congiuntura, ma interventi sistematici, analoghi a quelli adottati da altre
regioni.
Riprendendo una proposta dell’amico e collega Giovanni Cannata, Rettore dell’Università del Molise, propongo alla Regione Puglia l’istituzione di un nuovo strumento di pianificazione territoriale, il PIU (Progetto Integrato Universitario), che
utilizzi i fondi comunitari per un programma unitario di sviluppo del sistema universitario regionale. Propongo anche altre possibili iniziative di sostegno sistematico,
come l’esenzione dell’IRAP per le Università, oppure, come ha fatto da tempo la
Regione Basilicata, la destinazione di parte dei proventi delle royalties derivanti dalla
produzione energica, in particolare quella rinnovabile nella quale la Puglia vanta un
indubbio primato. Chiediamo, inoltre, al Presidente Nichi Vendola di farsi promotore di iniziative specifiche a favore delle Università meridionali nell’ambito della
Conferenza Stato-Regioni, a partire dall’organizzazione al più presto di un incontro
dei Presidenti delle Regioni meridionali con la Rete degli Atenei meridionali, recentemente costituita con l’adesione di ben 26 Università (in rappresentanza di 20 mila
docenti e ricercatori, circa 18 mila collaboratori, oltre 600 mila studenti e oltre 80
RELAZIONE DEL MAGNIFICO RETTORE
mila laureati nel 2007-2008).
Purtroppo i tagli al F.F.O. 2009 non sono l’unico problema. Altri più gravi e consistenti tagli sono ancora all’orizzonte. Il Decreto Legge n. 112 concernente Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, approvato dal Parlamento il
6 agosto 2008 e pubblicato il 21 agosto 2008 con il n. 133, prevede un colpo molto
più doloroso al sistema universitario nazionale nel 2010 (-10,31%) e nel 2011 (13,05%): se questi tagli dovessero essere confermati, aggravati dai criteri mesi in atto
per la quota del 7% del F.F.O. 2009, la maggior parte del sistema universitario conoscerà la bancarotta. Molte Università pubbliche, in particolare quelle in condizioni di
maggiore debolezza, non potranno pagare nemmeno le retribuzioni del personale e i
Rettori saranno condannati a trasformarsi in curatori fallimentari. In una situazione
del genere è facile prevedere uno scenario apocalittico di chiusure e accorpamenti,
mentre la possibilità prevista dalla stessa L. 133 di trasformazione delle Università in
Fondazioni sarà di fatto una condizione obbligata, con l’aggravante che si realizzerà
in condizioni di dissesto finanziario.
Infine (almeno per il momento), il 4 settembre scorso il Ministro dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca, on. Maria Stella Gelmini, ha emanato una nota di
indirizzo sulla razionalizzazione dell’offerta formativa, con la quale si rendono ancor
più rigidi i requisiti minimi di docenza per i corsi di studio, aumentati da 9 a 12 docenti per corso di laurea triennali, con ulteriori 6 docenti per ogni curriculum aggiuntivo, e da 6 a 8 docenti per corso di laurea magistrale, con ulteriori 4 docenti per ogni
curriculum aggiuntivo. Anche in considerazione dell’attuale blocco delle assunzioni,
è facilmente prevedibile che si dovrà procedere alla chiusura di vari corsi e curricula:
una norma che colpisce in particolare le Università piccole e di recente istituzione,
come la nostra, nella quale è prevedibile che i corsi di studio debbano ridursi dagli
attuali 35 a 24. Ritengo che sia opportuno stabilire un rapporto più equilibrato tra
consistenza del corpo docente e offerta formativa e, come ho già detto, l’Università
di Foggia ha già provveduto a disattivare la maggior parte delle sedi decentrate ancor
prima dell’intervento ministeriale, ma comprimere oltre un certo limite le possibilità
delle Università più piccole a vantaggio delle Università più grandi e più antiche non
mi sembra giusto, se non altro perché si contraddice la ragione stessa per la quale sono
state istituite sedi universitarie come la nostra, cioè per ‘decongestionare’ i mega-Ate-
17
INAUGURAZIONE ANNO ACCADEMICO 2009-2010
nei e per offrire una didattica più a misura di studente.
Voglio chiarire un altro aspetto. L’Università italiana ed anche quella di Foggia
hanno piena consapevolezza della fase molto difficile e incerta che l’economia internazionale e quella nazionale stanno attraversando. Un’attenta riconsiderazione e, perché no, anche un ridimensionamento delle spese, è un impegno che tutti gli Atenei
stanno già assumendo. L’Università di Foggia ha attuato in questo ultimo anno una
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rigorosa politica di tagli, di risparmi, di razionalizzazione, di eliminazione di ogni sia
pur minimo spreco. Oltre certi limiti, però, si intacca l’efficienza e il corretto funzionamento di una struttura.
Imporre alle Università sacrifici oggettivamente non sopportabili, quali quelli previsti, senza tenere conto delle loro conseguenze, inevitabili e di portata dirompente
per il sistema, con danni irreversibili, appare irresponsabile nei confronti non solo dei
docenti, del personale tecnico amministrativo e degli studenti, ma dell’intero Paese.
Per un nuovo protagonismo dell’Università
Cosa fare di fronte ad uno scenario di questo tipo? Abbiamo due possibilità: o
subire i tagli, riproponendo un atteggiamento meramente difensivo, che rischia di
apparire alla pubblica opinione come la difesa dei presunti privilegi di casta, oppure,
al contrario, ed è questa la mia visione, elaborare proposte serie e credibili, accettare
la sfida sul piano delle vere riforme, non limitarci a chiedere risorse ma darci regole
ed obiettivi ben precisi e verificabili. Chiedere finanziamenti per realizzare progetti. Il
Ministro Gelmini ha sempre dichiarato: ‘finanziamenti a fronte di riforme’. Ebbene
noi siamo pronti a scoprire le nostre carte sul piano della riforma, ma vogliamo conoscere le carte del Governo sui finanziamenti. Sono stati annunciati nuovi fondi per
le Università dalla risorse rivenienti dallo Scudo Fiscale, ma non se ne precisa l’entità
che, comunque rischia di essere di gran lunga inferiore ai tagli già deliberati lo scorso
anno.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, on. Silvio Berlusconi, ha dichiarato in
una recente conferenza stampa che la più volte annunciata riforma della governance,
di cui abbiamo più volte discusso nelle assemblee della CRUI e in un seminario al
Ministero nell’ormai lontano 24 marzo, sta per essere approvata. Ne siamo felici e
attendiamo fiduciosi di conoscere il provvedimento nella sua versione definitiva.
Non è più tempo, infatti, di tentare di conservare l’esistente, è il tempo di costrui-
RELAZIONE DEL MAGNIFICO RETTORE
re la nuova Università, a partire dalla nostra realtà, qui a Foggia, in Puglia, nel sistema
universitario pugliese.
In generale, anche in riferimento alla specifica situazione della nostra Università,
sono convinto che proprio in questo momento difficile sia necessario mettere in campo le migliori capacità progettuali e le più alte idealità per far crescere l’Università
degli Studi di Foggia, superando la logica e la prassi del piccolo cabotaggio, del caso
personale, del piccolo favore, della difesa di rendite di posizione, dell’idea alquanto
diffusa che le regole e il merito debbano valere solo per gli altri. Diamo tutti un segnale forte di responsabilità e di cambiamento.
Ho proposto al Senato Accademico e al Consiglio di Amministrazione l’avvio di
una nuova fase costituente, con l’istituzione di una commissione per la revisione statutaria e organizzativa della nostra Università. Sono infatti pienamente convinto, anche sulla base della pur breve esperienza finora compiuta, che vada rivisto il modello
di governo degli Atenei (la cd. governance), attualmente vincolato da una normativa
superata, elaborando un più coerente ed efficace modello istituzionale, riconsiderando in tale prospettiva il complesso delle funzioni decisionali, la composizione dei vari
organi, il loro ruolo e le loro responsabilità nella programmazione e nella allocazione
delle risorse e prevedendone un assetto che eviti ogni accusa di autoreferenzialità della
componente accademica.
Bisogna essere consapevoli che l’autonomia potrà essere difesa e affermata solo se
sapremo legarla pienamente alla responsabilità.
Dobbiamo, al tempo stesso, essere consapevoli che nessuna riforma, nessuna autoregolamentazione, potrà avere reale efficacia se non riaffermiamo la credibilità e la
rispettabilità dell’Università nella società italiana, e soprattutto se non si ridefinisce il
ruolo strategico dell’alta formazione e della ricerca per il futuro del Paese.
L’Università italiana ha compiuto nel giro di pochi decenni un’opera titanica di
trasformazione da Università di élite a Università di massa. Lo ha fatto tra continui
scossoni legislativi e organizzativi e subendo un progressivo taglio alle risorse, che è
stata una costante delle politiche di tutti gli ultimi Governi. Ed è riuscita in questo
compito, salvaguardando livelli elevati di qualità, come dimostra il successo dei laureati italiani nelle Università straniere.
Dobbiamo, infatti, essere consapevoli che questa politica di tagli è attuata, e non
a caso, in un contesto difficile, con attacchi sistematici e premeditati all’Università
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INAUGURAZIONE ANNO ACCADEMICO 2009-2010
e all’interno di un pericoloso processo di marginalizzazione, sotto il tiro dei ripetuti
colpi mediatici, peraltro favoriti da alcuni innegabili episodi di malcostume presenti
nell’Università italiana.
So bene che nessun codice etico e nessuna norma potranno essere risolutivi per
l’eliminazione di comportamenti scorretti ed eticamente deprecabili. Vado però fiero
dell’approvazione del Codice dei comportamenti nella prima seduta del Senato Ac20
cademico da me presieduta e della costituzione della Commissione di Garanzia, presieduta dal prof. Paolo Giocoli Nacci. Abbiamo ritenuto opportuno dare un segnale
forte, dotandoci, come altri 17 Atenei italiani, di uno strumento serio e rigoroso. Il
codice etico è stato voluto e sentito come uno strumento di autoregolamentazione di
una comunità legata da valori condivisi e non è stato subito come un’imposizione o,
peggio ancora, come un prezzo da pagare per poter accedere a finanziamenti nazionali
o regionali o, infine, come una ipocrita ‘foglia di fico’.
L’unica vera riforma dei comportamenti riguarda la piena affermazione della meritocrazia, della trasparenza, della valutazione e della valorizzazione. Solo così l’Università italiana potrà salvarsi. Ma la meritocrazia, di cui tutti parlano ma pochi praticano, non può riguardare solo gli altri.
Sono infatti convinto, contro ogni equivoco populistico e demagogico, che non
esista nulla di più democratico della meritocrazia, cioè di quel meccanismo virtuoso
che riesce a individuare, premiare e valorizzare le capacità e l’impegno. È solo promuovendo, a tutti i livelli (studenti, personale tecnico-amministrativo, ricercatori e
docenti), il merito e l’impegno, che l’Università può svolgere una delle sue funzioni
principali, e cioè favorire la capacità di accumulare e confrontare saperi, di riflettere
criticamente, di produrre innovazione, di sviluppare una conoscenza dinamica dei
problemi della natura, delle scienze, della società, dell’uomo.
Non si tratta solo di premiare reali o presunte ‘eccellenze’ (parola ormai assai abusata), ma di far crescere il livello medio complessivo della qualità. In tale senso la
cultura della valutazione e della valorizzazione, ancora poco sviluppata, dovrà diventare uno degli elementi caratterizzanti della nostra vita universitaria, secondo criteri ampiamente condivisi da ogni settore disciplinare. Ovviamente la meritocrazia è
possibile solo se sono garantite a tutti la stesse opportunità, prescindendo dal genere,
dalle scelte politico-culturali, dai legami familiari e dall’appartenenza a gruppi accademici.
RELAZIONE DEL MAGNIFICO RETTORE
A tal proposito, vorrei sottolineare l’ottimo lavoro che sta svolgendo il Nucleo di
Valutazione, presieduto dal collega Alfredo Squarzoni dell’Università di Genova e
composto da esperti interni ed esterni, nella valutazione dei corsi di studio, dei dipartimenti, delle scuole e dei corsi di dottorato, delle strutture amministrative. Bisogna
certamente perfezionare i sistemi di valutazione, individuare quei parametri che non
creino sperequazioni e che salvaguardino tutte le aree disciplinari, ma una volta definiti i criteri di valutazione, questi devono essere rispettati, anche quando i risultati
della valutazione possono apparire difficili da accettare.
Un anno intenso e difficile
È passato un anno da quando sono Rettore. Un anno intensissimo, trascorso velocissimamente. Un anno difficile e faticoso. Ne ero consapevole, quando ho deciso di
presentare la mia candidatura. Ma, dubito che ci sia qualcuno che voglia negare che
in quest’ultimo anno si sia aperta una delle fasi più difficili per l’Università italiana
e per quella di Foggia: la violenta campagna di stampa contro l’Università, che non
ha risparmiato il nostro Ateneo, l’esaurimento delle risorse che hanno accompagnato
la fase di nascita e avvio dell’Università, i tagli previsti nella finanziaria del 2008 e
quelli al F.F.O. 2009, le nuove ulteriori più restrittive norme in materia di requisiti
minimi per i corsi di studio, l’esplosione del problema del precariato, il tutto inserito
nel più generale contesto di una delle più gravi crisi economiche e finanziarie che il
nostro Paese e l’Occidente abbiano conosciuto negli ultimi decenni. In una tale difficile situazione globale e locale, esterna ed interna alla nostra comunità, non era facile
mantenere dritto e saldo il timone. Ancor più difficile era la scelta di non rinunciare
a elaborare un progetto generale di sviluppo e di crescita e di affrontare una serie di
scelte oggettivamente impopolari. Una condizione resa più difficile dalla necessità di
attuare una politica di rigore e di tagli, senza disporre di risorse adeguate per effettuare investimenti.
Non intendo proporre in questa sede un’analisi notarile di quanto abbiamo fatto
in questo anno. Rinvio per questo al documento predisposto con il contributo dei
delegati e dei responsabili dei Dipartimenti amministrativi, che ringrazio. È, inoltre,
a loro disposizione la prima versione del progetto di Bilancio ambientale, predisposto
dal prof. Giulio Mario Cappelletti.
Non posso, però, non dedicare almeno un cenno alle principali iniziative che han-
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INAUGURAZIONE ANNO ACCADEMICO 2009-2010
no visto impegnati me e i miei più stretti collaboratori, in primis il prorettore prof.
Andrea Di Liddo, il mio staff 3, i dirigenti dott. Costantino Quartucci e ing. Antonio
Tritto, il direttore amministrativo dott. Guido Croci, che invito a salutare con un
applauso, poiché tra qualche giorno lascerà il suo incarico dopo sette anni di intenso
lavoro svolto nella nostra Università con grande onestà e spiccate doti umane. Un
grazie va ai Presidi di Facoltà, ai Direttori di Dipartimento, a tutti i responsabili dei
22
Dipartimenti amministrativi e scientifici e delle Facoltà, e, infine, ai miei delegati, per
l’impegno, la dedizione e la competenza con cui stanno svolgendo il loro incarico.
Un primo impegno è consistito nel segnare un cambiamento nel metodo di governo, attraverso il coinvolgimento, la collegialità, un’efficace comunicazione e la trasparenza: ho voluto dar vita, pertanto, al Consiglio dei Delegati, un organismo che
si riunisce almeno una volta al mese per coordinare il lavoro dei singoli delegati e dei
vari dipartimenti amministrativi. Abbiamo effettuato, infatti, una profonda riorganizzazione della struttura amministrativa, ispirata ad una logica dipartimentale, con
l’istituzione di Dipartimenti amministrativi responsabili dell’attuazione delle politiche universitarie, con la responsabilità di amministrativi EP, in stretta collaborazione
con i delegati e dotati di ampia autonomia di azione. Abbiamo definito per ogni dipartimento la struttura interna, gli obiettivi e un sistema di valutazione, in modo da
poter verificare i risultati raggiunti.
Anche la scelta di tenere attivo un sito web del rettore, con blog e forum, curato
personalmente, rientra in questa scelta di fornire costanti informazioni, documenti
e materiali e di stabilire telematicamente (ma non solo) un filo diretto utilizzabile da
tutti: sono stati oltre 31.000 i contatti e oltre 100.000 le pagine visitate da novembre
ad oggi, numerosissime le discussioni aperte e centinaia gli interventi su argomenti
relativi alla vita del nostro Ateneo ed anche su questioni di carattere generale dell’Università italiana.
Quello delle nuove tecnologie e dell’informatica è, peraltro, uno dei settori che
ritengo maggiormente strategici: abbiamo finalmente sottoscritto la convenzione con
Amgas s.p.a. per la realizzazione della rete metropolitana in fibra ottica, attualmente
in fase di realizzazione, che costituirà uno strumento straordinario sia per lo sviluppo
di servizi più efficienti e innovativi nella nostra Università e nella città sia per la diffu3 - Capo di Gabinetto: dott. Tommaso Campagna; addetto stampa: dott.ssa Maria Rosaria Lops, segreteria: sig.re Marianna Lamarca, Francesca Rinaldi, Emilia Soranna.
RELAZIONE DEL MAGNIFICO RETTORE
sione nel territorio di una cultura della comunicazione basata sulle nuove tecnologie
in grado di generare ricadute positive in termini di produttività, trasparenza, accessibilità, partecipazione e vicinanza ai cittadini. Nel frattempo stiamo progressivamente
migliorando i siti web di Ateneo, delle Facoltà e dei Dipartimenti, sono state istituite
numerose aree wi-fi, è stato realizzato un innovativo portale vocale, sta finalmente per
essere resa operativa la nuova student card che consentirà numerosi servizi.
Il nostro sistema bibliotecario è ora parte del Sistema Bibliotecario Nazionale,
grazie ad un accordo con la Biblioteca Provinciale “La Magna Capitana”: si tratta di
un successo ma anche di un impegno ad aprire le nostre biblioteche al territorio, ad
offrire servizi di qualità agli utenti, a predisporre percorsi di perfezionamento e qualificazione professionale del nostro personale in servizio presso le biblioteche dell’Università di Foggia. È, questo, anche il riconoscimento di un percorso che, nel giro di
pochi anni, ha visto crescere le nostre biblioteche per patrimonio e servizi.
Per quel che riguarda l’edilizia, che rappresenta uno dei nodi irrisolti e forse il
principale problema della nostra Università, stiamo operando su di un doppio binario: da un lato con interventi contingenti mirati alla soluzione di emergenze e di
problemi specifici, anche mediante l’occupazione temporanea di immobili reperiti a
vario titolo, dall’altro con un progetto a lungo termine di pianificazione dello sviluppo edilizio.
È certo, però, che finché nelle nostre strutture studenti e docenti dovranno convivere con cavalli, con centri per il recupero degli alcolisti, o con istituti scolastici (tutte
attività per le quali ho, ben inteso, il massimo rispetto) è francamente difficile che la
nostra Università possa risalire le posizioni in quelle graduatorie che poi in tanti ci
rinfacciano.
A breve inaugureremo il terzo lotto della Facoltà di Agraria destinato alle attività
didattiche e di ricerca e la Sede del Corso di Laurea in Odontoiatria e protesi dentaria,
dotata di aule, uffici oltre che di un efficiente studio odontoiatrico con 12 riuniti, nel
quale docenti e allievi oltre alle previste attività didattiche potranno svolgere anche
attività ambulatoriale e assistenziale; per il concretizzarsi di questa nuova sede, vorrei
ringraziare le A.C.L.I. per la disponibilità mostrata nel concedere e nell’autorizzare
l’adeguamento della palestra dell’En.A.I.P. di via Rovelli.
Stiamo per effettuare la posa della prima pietra della nuova sede della Facoltà di
Medicina e Chirurgia, la cui ultimazione, prevista entro il 2012, rappresenterà una
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INAUGURAZIONE ANNO ACCADEMICO 2009-2010
tappa importante per garantire finalmente spazi e strutture efficienti destinate alle
attività di ricerca e di laboratorio.
Ancora del tutto insoddisfacente è la situazione delle strutture didattiche della
Facoltà di Medicina e Chirurgia, attualmente ospitate, grazie alla disponibilità della
Provincia di Foggia, nell’edificio dell’Istituto Tecnico Commerciale “G. Rosati”, con
ovvi problemi di difficile convivenza con le attività scolastiche.
24
Sono in fase di esecuzione i lavori di ristrutturazione del complesso degli ex Ospedali in via Arpi destinato alla nuova sede del Polo umanistico costituito dalle Facoltà
di Lettere e Filosofia e di Scienze della Formazione e dei Dipartimenti di Scienze
Umane e di Tradizione e Fortuna dell’Antico: si tratta di un intervento di notevole
valenza culturale che consentirà la fruizione di spazi e strutture adeguate per aule,
laboratori, studi, biblioteca. L’intervento ha portato anche alla riscoperta di elementi
ormai occultati da superfetazioni e da trasformazioni più recenti, come l’antico chiostro annesso alla chiesa di San Giovanni di Dio e una serie di pregevoli vani ipogeici.
L’Università intende, in tal modo, contribuire concretamente alla riqualificazione
e alla rivitalizzazione del centro storico: mi auguro che presto si possa realizzare anche
la pedonalizzazione di via Arpi, almeno nella porzione interessata dal polo universitario, e auspico che, secondo il nostro esempio, altri enti pubblici e soggetti privati
vogliano investire nel recupero del notevole patrimonio immobiliare presente nel
centro storico, altrimenti condannato ad una lenta ma inesorabile obsolescenza.
Abbiamo, inoltre, acquisito in comodato gratuito da parte della Regione Puglia
l’ex palestra di via Galliani, che al più presto contiamo di ristrutturare per ospitare la
biblioteca economico-giuridica e altri servizi per gli studenti.
È rimasto, purtroppo, ancora irrisolto il problema dell’ex Istituto regionale per
l’incremento ippico (I.R.I.IP.), per il quale siamo ancora in attesa di una decisione
definitiva, dopo il recente annullamento dell’accordo di programma del 1996.
Il persistere di questa incertezza costringe al disagio studenti, amministrativi e docenti della Facoltà di Economia, costretti per l’espletamento delle attività istituzionali
all’utilizzo di due sedi, con evidenti problemi logistici e con la moltiplicazione di costi
di gestione e di unità di personale.
Mi preme però ribadire una cosa: l’Università non ha nulla contro l’I.R.I.IP. e
contro i cavalli, saremmo lieti di una soluzione che possa essere più soddisfacente per
RELAZIONE DEL MAGNIFICO RETTORE
il rilancio di questa antica istituzione, a nostro parere in un luogo più idoneo nell’immediato hinterland foggiano. Mi preme altresì ribadire che queste strutture e le stalle
dell’I.R.I.IP. sarebbero del tutto crollate, se l’Università non avesse provveduto al loro
restauro e recupero, visto anche lo stato di degrado nelle quali versavano al momento
della loro attribuzione al nostro Ateneo. Comunico anche che stiamo per procedere
alla riconsegna dei pregevoli arredi lignei della sala riunioni, motivo di tante polemiche, che l’Università ha responsabilmente conservato e che si intendeva restaurare con
una somma di 90.000 euro impegnata ormai da molti anni. È altissimo, pertanto, il
rischio che ora prosegua inesorabile il loro degrado.
Proprio nella prospettiva di dare una valida e rapida soluzione a questi problemi,
come ho avuto modo di sottolineare in varie sedi, a partire dal mio programma elettorale, due sono gli obiettivi strategici che ci siamo posti: l’acquisizione della caserma
Miale e dei terreni di proprietà del Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in
Agricoltura su via Napoli.
Per il primo obiettivo, sono in corso da tempo contatti per verificarne la fattibilità
della compravendita sia con la Regione Puglia sia con il Fondo Immobiliare BNL,
proprietario dell’edificio. L’edificio acquisito dal Fondo Immobiliare nel 2005, attualmente è locato dal Ministero degli Interni per le attività residuali della Scuola di
Polizia di Stato, da tempo trasferita in altra sede. L’acquisizione dell’immobile consentirebbe di restituire un immobile storico alla pubblica fruizione con la creazione
di uno straordinario polo economico-giuridico-amministrativo-direzionale nel cuore
della città.
Per i terreni del C.R.A. su via Napoli è stato già sottoscritto un protocollo d’intesa tra Università, C.R.A., Comune di Foggia, Provincia di Foggia, Regione Puglia e
C.C.I.A.A. e il progetto è stato inserito tra gli obiettivi strategici della Pianificazione
di Area Vasta Capitanata 2020: l’obiettivo comune consiste nel realizzare, in un’area
contigua alla futura sede della facoltà di Medicina e Chirurgia e al centro interdipartimentale Bioagromed, un campus medico-scientifico-tecnologico, una vera cittadella
della ricerca e dell’innovazione nella quale ospitare anche impianti sportivi, laboratori pubblici e privati, società di spin off, la sede del D.A.Re. e, si spera, dell’Agenzia
Nazionale per la Sicurezza Alimentare, oltre a servizi e residenze per studenti, per
docenti e ricercatori provenienti da altre istituzioni italiane e straniere.
Mi sia consentito un cenno sulle residenze studentesche; a breve si prevede che si
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INAUGURAZIONE ANNO ACCADEMICO 2009-2010
possa finalmente disporre, dopo un lungo contenzioso, della residenza di via Galanti.
Con la prossima inaugurazione della sede di San Severo e con la partecipazione al
bando ministeriale per una sede nel centro di Foggia, pensiamo di aver dato il nostro
contributo in termini di posti letto per studenti fuori sede.
Molto potrà essere ancora fatto, e il mio impegno sarà quello di perseguire tutte
le occasioni che si presenteranno sia in termini di partecipazione a futuri cofinanzia26
menti ministeriali, sia con la sottoscrizione di accordi specifici con gli enti locali per
l’utilizzo di aree con specifica tipizzazione urbanistica.
Nel campo dell’orientamento meritano di essere sottolineate alcune iniziative di
successo, come l’istituzione di un tavolo tecnico permanente tra la nostra Università
e l’Ufficio Scolastico Provinciale, che ha portato, come primo risultato, alla realizzazione dei corsi propedeutici ai test di verifica della preparazione degli immatricolati,
tenuti da colleghi motivati e preparati delle scuole superiori, la forte spinta verso il
placement universitario grazie a tirocini e stage, che sta dando ottimi risultati. Basti
pensare che, relativamente alla voce tirocini/praticantato secondo i più recenti dati
Alma Laurea, l’Università di Foggia guadagna 8.6 punti percentuali più in alto della
media nazionale (20.9% contro 12.3%). Notevole è il nostro impegno, insieme alle
altre quattro Università pugliesi, per la creazione di una sistema di placement universitario di livello regionale. Nel futuro sarà indispensabile puntare sempre di più anche
sulla valorizzazione del merito degli studenti delle scuole superiori al momento della
scelta universitaria.
RELAZIONE DEL MAGNIFICO RETTORE
L’Università degli Studi di Foggia, un patrimonio comune
Particolarmente intensi sono stati in questo anno i rapporti con la società locale in
molte delle sue espressioni. Ho percepito un crescente interesse per la nostra Università tra la gente comune e le associazioni e, pur non mancando ovviamente critiche,
anche aspre, ho registrato un sostanziale sostegno alle sue iniziative e ai suoi progetti
e una solidarietà che attraversa tutte le amministrazioni locali: sono grato al nuovo
sindaco di Foggia Gianni Mongelli per l’interesse che fin dall’inizio del suo mandato
dimostra per l’Università, al Presidente della Provincia Antonio Pepe, da sempre a noi
vicino, ai sindaci dei tanti comuni di Capitanata con le quali abbiamo attivato numerose collaborazioni. L’Università ha partecipato attivamente alle pianificazioni di area
vasta Capitanata 2020 e dei Monti Dauni, collabora con numerosi GAL, imprese,
associazioni, Enti locali.
Il nostro Ateneo viene sempre più sentito non come un corpo estraneo, a volte
invadente e bulimico, ma come un patrimonio comune di questo territorio, una
componente essenziale per la crescita culturale, sociale ed economica. Lo si avverte dall’incremento esponenziale delle richieste di patrocinio (oltre 60 nel 2009), di
collaborazioni, di convenzioni, di inviti a manifestazioni, provenienti da più parti.
Non posso enumerare i tanti protocolli d’intesa e le convenzioni stipulate, per cui mi
limito ad indicarne alcune particolarmente significative: quella con Lega Ambiente,
prima convenzione del genere con una Università italiana, quelle con la Prefettura, la
Procura della Repubblica di Foggia, il Tribunale di Foggia e il Tribunale di Trani per
tirocini e stage e per iniziative comuni per l’affermazione della legalità, quella con il
Comune di Foggia e la Coldiretti per il progetto di una Ludoteca scientifica finalizzata in particolare alla promozione di una sana educazione alimentare. Un’ulteriore
significativa spia di questo interesse è la stampa del bel Foglietto Errinofilo dedicato
al decennale dell’Università, in occasione della 31a Fiera di Ottobre e del Salone della
Filatelia e Numismatica, a cura dall’Ente Fiera di Foggia, del Circolo Filatelico Numismatico Dauno e dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Un altro esempio di felice collaborazione con esponenti della società civile è rappresentato dal progetto Written in Italy, nato dalla passione del giornalista Davide
Grittani in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Formazione: si sta dando
vita ad un sempre più ricco fondo librario di autori italiani tradotti in lingue straniere. Il fondo al momento è costituito da circa 1.200 libri, relativi a circa 320 autori,
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da Dante e Petrarca a Dacia Maraini, Raffaele Nigro, Niccolò Ammaniti, Alessandro
Baricco, Umberto Eco, tradotti in 37 diverse lingue; la mostra di questa interessante
collezione inaugurata a Foggia nel gennaio del 2008, è stata ospitata a Roma, a Cordoba in Argentina, a S. Maria di Leuca, a Skopie in Macedonia e un’ulteriore prossima tappa è prevista in Egitto.
Una particolare attenzione abbiamo voluto riservare ai giovani ricercatori, il cui
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ruolo in una Università è essenziale: è, infatti, un vero miracolo che ci siano ancora
tanti giovani disposti a enormi sacrifici per raggiungere la meta ambita di una borsa di
dottorato di 1.000 euro, un assegno di ricerca di 1.500 euro, e finalmente un posto di
ricercatore con lo stratosferico stipendio di 1.350 euro! In questo senso si inseriscono
iniziative come il riconoscimento del titolo di professore aggregato per i ricercatori
con incarichi didattici, la valutazione del periodo di assegno di ricerca nella ricostruzione della carriera, la prossima modifica delle procedure di attribuzione diretta degli
insegnamenti , infine, l’iniziativa alla quale tengo di più, l’istituzione e l’assegnazione,
con parte dei fondi del 5 per mille, di 6 borse di ricerca intitolate al nostro caro amico
e collega Gian Luca Montel scomparso un anno fa. Un piccolo segnale dal grande
significato.
Avevo promesso che sarei stato un rettore militante e ho cercato di rispettare questo impegno, anche a costo di ricevere la critica di presenzialismo, lavorando non solo
nella sede del rettorato ma partecipando attivamente ad incontri, riunioni, commissioni con docenti, amministrativi, studenti, organizzazioni sindacali; intervenendo
a numerose iniziative, manifestazioni, convegni, seminari organizzati sia da docenti
dell’Università di Foggia, sia da associazioni culturali e di volontariato, da comuni,
da organizzazioni sindacali, politiche e di categoria; visitando spesso le facoltà, le
strutture decentrate, i dipartimenti e le strutture di ricerca in modo da conoscere
direttamente i problemi specifici; seguendo i lavori in corso; mantenendo costanti
contatti e incontrando amministratori ed esponenti politici locali, provinciali, regionali e nazionali.
Nonostante il grande impegno di tempo e di energie dedicato a questo incarico,
sto tentando con tutte le forze di mantenere un costante contatto con lo studio, la
ricerca e la didattica, perché voglio restare un docente e un ricercatore e non trasformarmi in un professionista del governo: l’avevo promesso in campagna elettorale e
resto convinto che questa sia, personalmente, la principale riforma che posso pro-
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porre per una nuova Università. È mia ferma volontà, inoltre, conservare, pur occupando un posto di potere, quell’innocenza che mi fa indignare per le cose che non
funzionano, mi fa adirare per la persistenza di troppe resistenze, di particolarismi,
egoismi e personalismi, ma soprattutto mi consente di non essere sopraffatto dalle
tante frustrazioni determinate dalle resistenze del cambiamento e dalla distanza che
separa gli importanti progetti che vorremmo realizzare e la mancanza di risorse, oltre
che dal troppo poco tempo a disposizione.
Lo sforzo principale che ci vede impegnati consiste nel riaffermare l’orgoglio di essere Università, l’orgoglio di appartenere ad una delle istituzione più antiche e prestigiose della civiltà italiana ed europea, l’orgoglio di appartenere alla nostra Università
degli Studi di Foggia.
Noi siamo l’Università, una istituzione libera e autonoma, al servizio del nostro
Paese. Dobbiamo essere consapevoli e orgogliosi per questo. Un orgoglio non spocchioso e autoreferenziale, ma legittimato dal nostro impegno forte e dalla nostra piena responsabilità per una didattica ed una ricerca scientifica di qualità. Smettiamola
con i lamenti, con le divisioni interne spesso solo strumentali, con un atteggiamento
esclusivamente difensivo. È necessario contribuire tutti, soprattutto in un momento
di gravi difficoltà economiche, ad una stagione progettuale, di riforme, di cambiamento, di nuovo protagonismo del mondo universitario, ad una nuova fase di cambiamento culturale ed etico. L’Università torni ad essere il ‘Laboratorio’ nel quale
sperimentare, innovare, produrre nuove idee per il Paese e per i territori nei quali
ogni Ateneo opera. L’Università è o non è una straordinaria risorsa per Foggia, per la
Capitanata, per la Puglia, per il Sud, per il Paese? Questa è la domanda che poniamo
alla realtà locale, al Governo, al Parlamento, alla società italiana.
L’Università degli Studi di Foggia vuole essere parte integrante di questo movimento e intende fornire il proprio contributo, a partire dalle scelte che riguarderanno
la propria organizzazione, i propri obiettivi, avendo in testa un’ambizione che ho
spesso richiamato e che mi piace riproporre ancora una volta, anche in questa solenne
occasione: l’Università deve trasformarsi da strumento di conoscenza in strumento di
coscienza della nostra città, del nostro territorio, del nostro Paese.
Con questo auspicio, è con grande gioia ed orgoglio che dichiaro aperto l’Anno
Accademico 2009-2010 dell’Università degli Studi di Foggia, undicesimo dalla sua
istituzione.
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Relazione del Magnifico Rettore - Adrias