PARROCCHIA SAN NICOLA da TOLENTINO Santa Croce, 265 - 30135 Venezia - tel. 041 5222160 - cell. 329 1561027 Orario Ss. Messe: quotidiana e prefestiva ore 18,30 - Domeniche e Feste: 10.30 e 18,30 SS. Nome di Gesù (Caritas): quotidiana ore 8,00 - Domenica: ore 9,30 IL DIARIO Anno II, n. 82 - Domenica 20 luglio 2008 San Lorenzo Giustiniani (seconda parte) Le notizie riguardanti il nostro santo protopatriarca provengono dal volume di mons. A.Niero, intitolato I Patriarchi di Venezia: da Lorenzo Giustiniani ai nostri giorni, pubblicato dallo Studium Cattolico Veneziano nel 1961. Lorenzo Giustiniani (o forse Giovanni, essendo Lorenzo il nome assunto in religione), nacque a Venezia, nella contrada di San Fantin, il 1 luglio 1381 da Bernardo e da Quirina Quirini. Il padre morì presto e Lorenzo ricevette la prima educazione dalla madre, assieme ai fratelli Marco e Leonardo. Nel 1402, già diacono, si ritirò con un gruppo di amici nell’isola di san Giorgio in Alga, al fine di avviare una austera forma di vita claustrale, ispirata all’ideale agostiniano. Lorenzo, come novizio e monaco professo, si distinse per le rigide mortificazioni, le lunghe veglie notturne di preghiera, il grande spirito di povertà e di umiltà. Nel 1407 fu ordinato sacerdote e il successivo 2 settembre fu inviato come priore a dirigere la nuova comunità di sant’Agostino di Vicenza. Due anni dopo ritornò a san Giorgio in Alga, come superiore, in sostituzione del priore Ludovico Barbo, trasferito a santa Giustina di Padova, dove dette avvio alla riforma benedettina. Ritroviamo Lorenzo come superiore a Vicenza, fino al 1412; poi ancora a Venezia per passare l’anno dopo di nuovo nella città iberica, dove rimarrà fino al 1418. Negli anni successivi alterna la sua attività a Venezia come priore generale della sua congregazione, dedicandosi nel contempo alla cura degli ammalati nella peste del 1424. Dopo il 1429 Lorenzo fissò stabilmente la sua residenza a Vicenza, attendendo alla composizione di buona parte delle sue opere ascetiche. Nel 1431 sale al soglio pontificio il cardinale veneziano Condulmer, prendendo il nome di Eugenio IV, già vissuto nell’ambiente di San Giorgio in Alga. Uno dei suoi primi atti fu la nomina di Lorenzo Giustiniani a vescovo di Castello, cioè di Venezia, la loro comune patria. Il possesso canonico e l’ingresso nella sede episcopale avvennero il 5 settembre 1431. Lorenzo aveva 50 anni. Da subito il nuovo vescovo si prese a cuore la riforma del clero, indicendo il Sinodo del 1434. Le particolari riforme vertevano: sul modo di elezione del clero ai vari uffici; sull’abbigliamento, proibendo ogni forma di vestiti colorati, calzature con fibbie d’argento, l’uso dello zuccarello, specie di corta giubba ritenuta poco conveniente alla dignità. I chierici, inoltre, non dovevano frequentare le bettole né giocare a dadi; non potevano partecipare alle cacce in laguna o bighellonare per campo san Polo o piazza san Marco, pena il carcere! Era fatto obbligo ai preti di stabilire con i parenti del defunto la decima, cioè l’offerta, prima di dare inizio al funerale, al fine di evitare disordini, litigi, liti verbali e manesche che purtroppo si verificavano durante il rito funebre, sulla quantità di somma dovuta. Nel 1437 Il Giustiniani emanò un decreto sulla moda femminile. Veniva ingiunto a tutte le veneziane di non portare sede e drezza e coda di veste né oro né argento né perle in testa sotto pena di escomunication, e slonghino li maneghetti. Le nobildonne veneziane cominciarono a mugugnare, denunciando la norma come una indebita ingerenza in questioni private. Inoltre si temeva che l’antico ed austero monaco volesse fare di Venezia un monastero. Detto fatto, alcune matrone, tra cui Cristina Correr, Felicita e Benvenuta Donà, decisero di ricorrere al papa ed doge Foscari. Il papa, tra l’alternativa - dare torto al vescovo o disgustare la sua patria - eluse il dilemma con una sospensiva triennale del decreto. Il doge, invece, si sarebbe scontrato vivacemente con il Giustiniani. Poco dopo, il papa invitò Lorenzo a Bologna, motivando l’incontro in forza dell’antica amicizia, però fu anche una buona occasione per uno scambio di idee sull’incidente della moda e su altre questioni veneziane. Il quella occasione, il papa salutò il Giustiniani “gloria e ornamento dei vescovi”, di fatto approvando ed incoraggiando la sua attività pastorale. Nel 1438 il vescovo emanò il Synodicon, una raccolta di norme provenienti dai sinodi precedenti di Castello e di Grado, ove, in 40 capitoli, viene tracciata per il clero una linea di condotta ispirata ad alti ideali di spiritualità. (continua) Curiosità veneziane Causa chiusura per ferie estive, sospendo la presentazione delle attività artigianali locali e mi soffermo su qualcosa di leggero, ma sempre istruttivo. Questa volta ripropongo la storia del pòvaro fornareto, avendo come fonte di informazione un articolo di Alberto Toso Fei, pubblicato il 5 giugno scorso su E Polis. Si chiamava Piero Faccioli il giovane garzone che lavorava in un forno per il pane in calle dea mandola. Ai primi di marzo del 1507, il ragazzo stava scendendo i gradini del ponte dei assassini, quando vide per terra il fodero di un pugnale d’argento. Tutto contento, lo fece vedere alla morosa, Annella, che faceva la domestica nella vicina Ca’ Barbo. La ragazza, spaventata, gli disse: “Vai via, riportalo dove lo hai trovato!”. Piero ritornò sui suoi passi quando, fra calle della Verona e il ponte, scorse una persona distesa. Pensando che fosse un ubriaco, Piero lo girò e si accorse che l’uomo era morto e che il rivolo rosso, di fianco al cadavere, non era vino ma sangue, con il quale si macchiò anche il grembiule bianco che usava in forno. Guardò meglio il viso del morto e vide che era Alvise Guoro, giovane frequentatore di Clemenza Barbo, padrona di Annella. Piero, preso dal panico, non sapeva che cosa fare. Intanto le guardie arrivarono sul posto, presero il giovane garzone, lo arrestarono, fu processato e condannato alla decapitazione. La mattina del 22 marzo, tutto era pronto tra le colonne di Marco e Todaro. Il giovane ormai non si difendeva più, perché la sua volontà era stata piegata nella “camera dei tormenti”. Nello stesso momento da Cà Barbo partiva un servo di corsa urlando, lungo la strada, l’innocenza di Piero: messer Barbo aveva confessato alla moglie l’omicidio, commesso per gelosia. Ma…il boia aveva già fatto il suo lavoro. La notizia che Piero era innocente si diffuse in un baleno. Il giorno seguente il doge convocò i giudici e lanciò loro un ammonimento che verrà ripetuto per secoli nelle aule giudiziarie, nel corso di processi che potevano condurre ad una eventuale condanna a morte: “…e ricordéve del pòvaro fornareto!”. Fin qui nulla di nuovo. I miei lettori forse non sanno, però, che nella Basilica di San Marco esiste la “porta del fornareto”. Sulla facciata sud, quella verso il bacino, all’altezza delle logge c’è, appunto una porta, affiancata da due aste che sostengono due lanterne, perennemente accese da tanti secoli (prima alimentate ad olio, ora a corrente elettrica), in segno di pubblica espiazione per un errore giudiziario e per restituire al fornareto de Venexia tutta la sua onorabilità. Briciole * Auguriamo a Mauro, il custode della nostra chiesa, buone ferie. Contemporaneamente ringrazio tutti i parrocchiani che si sono resi disponibili per dare una mano al pòvaro piovàn, nella custodia della chiesa. ** Alcune persone molto care hanno seri problemi di salute. Per dimostrare la nostra umana e cristiana solidarietà, per tutta la prossima settimana - alle ore 18,00 - reciteremo il Rosario in chiesa chiedendo alla Madonna di sostenere e consolare questi fratelli e sorelle nei difficili giorni della loro prova. *** Sembra che don Sergio stia per ritornare a Venezia. Auguri vivissimi, caro don Sergio, per una veloce ripresa! **** In preparazione alla prossima Visita Pastorale, i fedeli dei Vicariati di S.CroceS.Polo-Dorsoduro sono invitati a partecipare agli Esercizi Spirituali al Cavallino, predicati dal patriarca emerito Marco, dalla sera del 19 al pranzo del 21 settembre. € 75 tutto compreso. Sante Messe della settimana Lunedì 21 + Ciro e def. fam. Vitiello Martedì 22 + Franco Mercoledì 23 + Michele e def. fam. Vitiello Giovedì 24 + Francesco ed Angela Venerdì 25 + Elsa e Ugo Sabato 26 + Marianna Domenica 27 10,30 + Sergio, Alvise, Catterina 18,30 Ai “parrocchiani” di S. M. Maggiore Non dite mai che Dio è dalla nostra parte; piuttosto pregate che noi possiamo trovarci dalla parte di Dio. Buonumore - Fino a non molto tempo fa, una predica secondo le regole, doveva contemplare sempre tre punti. Per la festa di San Bartolomeo apostolo, scorticato vivo, così il predicatore di turno fece rivivere il suo martirio: 1°) Bartolomeo con la pelle; 2°) Bartolomeo senza la pelle; 3°) La pelle senza Bartolomeo! - Una suorina africana, al suo primo mese a Roma, tenta di confessarsi in italiano. Scrive accuratamente i suoi peccati e li legge al confessore. Questi, alla fine, le dice: “Atto di dolore”. E la suorina: “No, questo non l’ho commesso”.