Atti Parlamentari
XIII LEGISLATURA
—
—
3
COMM. RIUNITE (FINANZE-LAVORO)
La seduta comincia alle 11.30.
Audizione del presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione,
Mario Bessone, sullo stato di attuazione e sulle prospettive di sviluppo dei
fondi di previdenza complementare.
PRESIDENTE. L’ordine del giorno
reca, ai sensi dell’articolo 143, comma 2,
del regolamento, l’audizione del presidente della Commissione di vigilanza sui
fondi pensione, Mario Bessone, sullo stato
di attuazione e sulle prospettive di sviluppo dei fondi di previdenza complementare.
Mi scuso per il ritardo dovuto al
prolungarsi dei lavori della Commissione
XI.
Abbiamo deciso di svolgere questa audizione unitamente alla Commissione finanze in considerazione dell’attenzione
costante e comune rispetto all’evoluzione
della situazione relativa ai fondi complementari. Sono ormai trascorsi cinque anni
dall’introduzione della disciplina di cui al
decreto legislativo n. 124 del 1993. Il
processo, certamente non molto rapido e
lineare, ha comunque portato con l’ultimo
provvedimento collegato alla legge finanziaria ad una disciplina organica, ad un
completamento delle norme anche regolamentari in grado di dare attuazione e di
far decollare la previdenza complementare, la parte bis del diritto previdenziale
e pensionistico in modo particolare. Soprattutto con la legge di riordino n. 335
del 1995 si è deciso di attuarla in modo
forte e deciso.
Credo che già le prime esperienze della
Commissione di vigilanza ci consentano di
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
26
MARZO
1998
apprezzare quello che è necessario fare e
possano indicare se sia o meno necessario
individuare ulteriori momenti di modifica
normativa per cercare di agevolare, rafforzandolo, il percorso di scelta della
previdenza complementare come momento di differenziazione e di tutela del
risparmio. La vostra esperienza soprattutto rispetto ai nuovi fondi di natura
contrattuale, su cui maggiormente il legislatore ha compiuto una scelta di investimento per il futuro, ci consente di valutare se sia o meno opportuno rimanere
fermi di fronte alla normativa, dando una
spinta di altro genere. Quali sono, in
buona sostanza, le possibilità che, a normativa vigente, vi sia un decollo della
previdenza complementare nel nostro
paese ? Le esperienze fatte fino ad oggi
dalla Commissione di vigilanza consentono di apprezzare le situazioni in modo
da dare una risposta compiuta a questa
domanda ?
Questo è soprattutto l’aspetto che ci
riguarda, proprio perché pensiamo che la
questione del riordino dei sistemi di protezione sociale veda nella pensione, nel
risparmio, nell’aspettativa pensionistica
gran parte delle attenzioni e delle aspettative riposte. Sappiamo di dover ricercare
un equilibrio tra la parte previdenziale
obbligatoria e quella di natura volontaria.
Riteniamo che per proseguire nella riflessione su ulteriori riordini dei sistemi
previdenziali sia bene chiarire quale sia
oggi il rapporto tra questi due momenti
della risposta pensionistica in tema di
Stato sociale.
MARIO BESSONE, Presidente della
Commissione di vigilanza sui fondi pensione. Signor presidente, mi consenta in
Atti Parlamentari
XIII LEGISLATURA
—
—
4
COMM. RIUNITE (FINANZE-LAVORO)
primo luogo di esprimerle il più vivo
apprezzamento e un grazie molto sentito
per l’invito a questa audizione in una
forma che ha un significato istituzionale
molto rilevante, che alla Commissione da
me presieduta non sfugge. Questa audizione consente alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione di rappresentare
lo stato di avanzamento dei suoi lavori e,
se lei lo permetterà, anche di svolgere
qualche concisa valutazione di prospettiva
sul possibile sviluppo della previdenza
complementare nel nostro paese a breve e
nel medio periodo, considerando come
tale l’arco di un triennio. Sviluppo dal
quale sono comprensibilmente attesi risultati importanti, intanto i risultati di più
elevati livelli di copertura previdenziale,
che costituisce l’indicazione-obiettivo del
decreto che regola il settore, obiettivo
prefigurato per la generalità dei lavoratori
del nostro paese: dipendenti del settore
privato, dipendenti del settore pubblico,
lavoratori autonomi, professionisti liberi,
l’intero insieme dei lavoratori del paese ai
quali le norme del decreto legislativo
n. 124 del 1993 si riferiscono.
In questo senso, anche in considerazione della situazione di crisi difficilmente
reversibile dei sistemi pensionistici pubblici, non è enfasi osservare che la valenza
sociale e politica del fenomeno previdenza
complementare è tale da entrare senz’altro nella costituzione economica del
paese. Questa non è una formula rituale,
è una constatazione oggettiva, cui accenno
con grande brevità, naturalmente non
perché in questa sede sia necessario rilevare la valenza politica ed istituzionale del
fenomeno, ma soltanto perché loro possano avere certezza che la Commissione
di vigilanza sui fondi pensione è consapevole della grandezza del disegno istituzionale al quale si applica.
Parlando di ingresso forte nella costituzione economica del paese, mi riferisco
per implicito anche all’altra grande opzione di politica economica presente nel
decreto n. 124: per disposizione delle sue
norme l’intero insieme delle risorse acquisite dai fondi pensione diventa necessariamente sempre e soltanto investimento
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
26
MARZO
1998
in strumenti finanziari. In ipotesi e per
una piccola parte potrebbe trattarsi di un
investimento in strumenti finanziari operato in via diretta dal fondo pensione; per
una parte di gran lunga maggiore già nelle
norme del decreto, verosimilmente ancor
più nella prassi operativa dei fondi pensione, si tratterà di gestione di risorse
finanziarie ad opera di banche, imprese
assicurative, società di gestione del risparmio, società di investimento SIM. Questo
afflusso di risorse ai mercati finanziari del
paese costituisce senza possibilità di dubbio una trasformazione consistente della
costituzione economica del paese.
Mi si consenta anche di osservare che
la presente e motivata euforia dei mercati
finanziari in Italia non deve fare dimenticare che anche nel nostro paese, come
già in altri ad economia finanziaria ancora più evoluta, comunque serve e servirà un investitore istituzionale che ha
caratteri assolutamente particolari. Soltanto il fondo pensione – qui semplicemente riferisco di quanto insegnano le
esperienze, d’altra parte note, degli altri
paesi – è investitore capace di un flusso
continuo di risorse finanziarie; anzi, per
la verità, dalle norme è obbligato ad un
flusso continuo di risorse finanziarie ai
mercati. Soltanto il fondo pensione è
strutturalmente investitore di lungo periodo e questo significa che il sistema dei
fondi pensione introdurrà nell’economia
finanziaria del paese fattori di crescita e
di stabilità notevolmente consistenti.
Aggiungerei anche che il variare delle
stime sulla grandezza del flusso riferito al
mercato azionario è un dibattito che si
può considerare con sufficiente distacco,
considerato che anche un flusso contenuto
di risorse finanziarie al mercato azionario
per un mercato azionario come quello del
nostro paese è comunque un fattore di
rilevanza strutturale.
Senza enfasi di parole, con la brevità
dovuta – ma la sede ha un’autorevolezza
che mi impegna anche a considerazioni di
questo genere – se si tratta di un intervento profondo nella costituzione economica del paese, forse è il caso di osservare
nei termini propri dei giuristi che si tratta
Atti Parlamentari
XIII LEGISLATURA
—
—
5
COMM. RIUNITE (FINANZE-LAVORO)
anche di un fattore rilevante di democrazia economica, se è vero, come è indiscutibilmente vero, che l’esercizio del diritto
di voto acquisito mediante partecipazione
azionaria dei fondi pensione è diritto in
senso tecnico inalienabile dei fondi pensione, che potranno esercitarlo nelle diverse forme previste dalla normativa. Certamente saranno azionisti sı̀ di minoranza, ma assai consistenti all’interno del
sistema di governo delle imprese che
costituiscono al tempo stesso un punto
forte dell’economia finanziaria e reale del
paese.
Mi sembra sia il caso di osservare che
si tratta di un azionista non soltanto
consistente nella grandezza economica e
in una prospettiva già di breve periodo,
ma anche con un grado di rappresentatività sociale che costituisce certamente
una novità forte per l’assetto dell’economia finanziaria del nostro paese.
Tutto questo presupponeva una disciplina dei mercati finanziari a misura delle
garanzie di trasparenza e di stabilità
sempre necessarie, ma tanto più quando
l’investimento finanziario riguarda il risparmio previdenziale dei lavoratori. Mi
sembra il caso di dire che con l’approvazione del nuovo testo unico dei mercati
finanziari queste condizioni esistono, esistono le garanzie di efficienza, di trasparenza, di stabilità in una misura per il
passato non esistente. Non aggiungerei
altro su questo complesso ma anche molto
visibile rapporto tra previdenza complementare, economia finanziaria ed economia reale del paese.
Se mi sono permesso qualche considerazione è stato anche per assicurare a lei,
presidente, e ai componenti delle Commissioni parlamentari che la Commissione
di vigilanza ha consapevolezza del rilievo
istituzionale delle materie che si trova a
trattare e, in questa prospettiva, lavora a
quanto di sua competenza in un quadro
che è obiettivamente complesso. Infatti,
una normativa di settore come questa
implica sempre la compresenza di norme
generali, e sono le norme del decreto
legislativo n. 124 del 1993 – certamente
in più parti perfettibile ma che, comun-
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
26
MARZO
1998
que, nel suo insieme rappresenta una
disciplina più coerente di quanto, a volte,
non si scriva per amore di polemica –
nonché di norme secondarie, a loro volta
interessate da integrazioni e correzioni.
Ma tutto questo è nella naturale logica di
sviluppo di una disciplina di settore, che
sta trovando un suo assestamento sufficientemente razionale. Ricorderei i decreti
dell’autorità di Governo segnalando in
particolare il decreto del ministro del
tesoro del novembre 1996, che stabilisce
norme sui criteri e sui limiti di investimento delle risorse dei fondi pensione e
sulle regole in materia di conflitti di
interesse, per rilevare che si tratta di una
disciplina che spinge molto avanti lo
spazio di autonomia dei fondi pensione e
dei gestori delle relative risorse, andando
cosı̀ davvero nella direzione di un impiego
utile delle risorse investite – perché di
questo si tratta – dai lavoratori in una
forma di previdenza complementare. Ricorderei altresı̀ i decreti del ministro del
lavoro che hanno, per parte loro, completato la disciplina in una prospettiva in
cui sono significative le norme del provvedimento collegato alla legge finanziaria
per il 1998, che ha trasferito dall’autorità
di Governo alla Commissione di vigilanza
la competenza in materia di autorizzazioni allo svolgimento di attività dei fondi
pensione, operando cosı̀ una drastica riduzione dei tempi e degli adempimenti
burocratici, e, nello stesso tempo, ha
segnato una disciplina più compiuta e,
credo, in prospettiva più efficiente in
materia di vigilanza sui fondi pensione
preesistenti, con un risultato istituzionale
che va apprezzato e, forse, apre prospettive ulteriori di intervento legislativo. Ciò
perché con la legge n. 449 del 1997, cioè
il provvedimento collegato alla legge finanziaria, si sono estesi le competenze
della Commissione di vigilanza e i suoi
poteri di autonomia con risultati significativi, poiché si è trattato non di una
estensione incontrollata di poteri burocratici ma di un adeguamento delle strumentazioni necessarie alla Commissione stessa
per operare al possibile punto di equilibrio tra rigore amministrativo ed effi-
Atti Parlamentari
XIII LEGISLATURA
—
—
6
COMM. RIUNITE (FINANZE-LAVORO)
cienza operativa. Faccio questo riferimento perché non mi sembra cosı̀ interessante l’enfasi dei discorsi astratti sulla
natura giuridica della Commissione di
vigilanza né sulla teoria generale dell’autorità amministrativa indipendente – temi
che interessano di più i cultori di studi
universitari –, mentre ritengo importante
valutare se non esistano, come credo
esistano, altri spazi per incrementare l’autonomia della Commissione di vigilanza in
funzione di uno svolgimento più efficiente
delle competenze che le sono assegnate.
Quando parlavo di rigore delle regole e
di efficienza operativa provavo ad indicare
il metodo di lavoro che la Commissione si
è sforzata di applicare intanto già nella
sua attività di autorganizzazione, che
comportava l’approvazione dei regolamenti del personale, di contabilità e di
organizzazione. Per essi segnalerei soltanto – poiché mi sembra rilevante – nel
regolamento di organizzazione una interpretazione in senso forte del principio di
collegialità, principio quasi invariabilmente teorizzato per le autorità amministrative di tal genere ma da questa sicuramente praticato con le sue norme regolamentari. Posso dire con discreta tranquillità che il modo di operare della
Commissione di vigilanza è davvero nel
segno della trasparenza; ricorderei, in
tono molto sommesso, per non dare la
sensazione di una celebrazione dei risultati positivi da questa prodotti, che in una
recente valutazione della Corte dei conti
ci si riferisce all’apprezzabile dinamismo
della Commissione di vigilanza, pur in
presenza della onerosità degli impegni, il
che, nonostante il linguaggio dovutamente
formale, è stato interpretato dalla Commissione come un apprezzamento di segno almeno tendenzialmente positivo.
La Commissione di vigilanza nella fase
che tende ad esaurirsi ha provveduto alla
scrittura delle regole, ed erano molte le
regole da scrivere. Tale scrittura è ormai
per la gran parte compiuta, mentre anche
gli adempimenti che residuano – approvazione della disciplina di bilancio dei
fondi pensione, determinazione dei parametri di riferimento per le attività di
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
26
MARZO
1998
gestione di portafoglio, informazione periodica degli iscritti al fondo pensione –
saranno completati in tempo utile, cioè
prima che i fondi pensione abbiano necessità di impiegare tali strumenti.
Mi asterrò dal documentare in modo
più puntuale l’attività di genere regolamentare svolta dalla Commissione, ritenendo che per questo sia forse meglio
attendere una sollecitazione da parte dei
commissari. Vorrei soltanto rilevare che i
risultati di segno positivo conseguiti, come
l’approvazione degli schemi tipo di convenzione per le convenzioni da concludersi tra fondo pensione e gestore, sono la
conseguenza di un utilizzo in forma piena
delle possibilità di cooperazione tra Commissione di vigilanza, Banca d’Italia, CONSOB e ISVAP offerte dal decreto. Tutto
ciò è istituzionalmente dovuto. Qualcosa
in più mi sembra sia rappresentato dall’accordo di cooperazione che nel febbraio
di quest’anno si è concluso con l’ISVAP;
accordo di cooperazione non imposto da
norme di decreto ma concertato tra le due
istituzioni e che dovrebbe consentire, in
tempi ragionevolmente brevi, di definire i
quadri di riferimento per la disciplina di
un fondo a prestazioni definite, di approvare le convenzioni assicurative per l’erogazione delle rendite e per i casi di
invalidità e premorienza e, comunque, di
attivare un quadro di rapporti istituzionali che, al di là delle prescrizioni di legge
ma interpretando in senso utile l’autonomia delle istituzioni, dovrebbe consentire
di procedere in tempi estremamente brevi
agli adempimenti ancora da compiere.
Naturalmente, scrivere le regole non
significa ancora portare ad operatività il
sistema complesso dei fondi pensione e su
questo, presidente, se lo consente direi
qualcosa pregandola, tuttavia, di orientarmi nei tempi che ho a disposizione per
questa esposizione.
Fondi pensione preesistenti: è una
realtà importante che, sicuramente, riguarda più di 500 mila lavoratori attivi,
certamente più di 100 mila pensionati. Si
tratta di un fenomeno di grandezza finanziaria non inferiore ai 20 mila miliardi, per quanto si è potuto registrare
Atti Parlamentari
XIII LEGISLATURA
—
—
7
COMM. RIUNITE (FINANZE-LAVORO)
con certezza, nonché di un universo non
regolato in tempi precedenti al decreto
legislativo del 1993 e che andava regolamentato, cosa che è stata fatta con una
disciplina molto articolata, e sulla quale
riferirò se lo riterrete necessario. A questo
punto, si tratta di avviare l’attività di
vigilanza su un universo costituito da
circa 770 fondi preesistenti; indico come
tali alla vostra attenzione quei fondi dei
quali la Commissione ha ricevuto formale
notizia di esistenza, ma è probabile che il
numero sia ancora maggiore di quello che
ho indicato, certamente non inferiore.
Dunque, considerando che esistono circa
160 fondi pensione di emanazione bancaria o assicurativa, che per quanto riguarda la vigilanza interessano istituzioni
diverse da quella da me presieduta, rimarco che i soggetti da vigilare sono in un
numero non inferiore alle 770 o, verosimilmente, alle 800 unità. Questo comporta
un impegno forte e la elaborazione di un
modello di vigilanza al quale si sta lavorando e del quale indicherei soltanto i
punti essenziali, riservandomi di farvi
avere una nota più circostanziata.
In estrema sintesi si tratta di questo:
per le situazioni particolari che possono
presentarsi e, qualche volta, già si sono
presentate bisogna attivare una vigilanza
di immediato intervento tutte le volte che
sia necessario. Posto che il provvedimento
collegato alla legge finanziaria molto opportunamente prevede un disegno complessivo di vigilanza per stadi di avanzamento, si sta lavorando ad una ipotesi di
documento – ma si tratta di qualcosa di
più – che distinguendo tra le diverse
tipologie dei fondi preesistenti attivi un
monitoraggio costante a partire dall’anno
venturo, quest’anno occorrendo per una
ricognizione di campo che permetta di
valutare con chiarezza questo universo
sommerso finalmente portato alla luce
con le responsabilità di vigilanza che alla
Commissione competono.
Dico, in via molto breve, che le risorse
a disposizione della Commissione di vigilanza non sono ancora adeguate alle
necessità nel senso indicato nella relazione annuale che presenteremo al mini-
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
26
MARZO
1998
stro del lavoro perché la presenti, a sua
volta, al Parlamento. Aggiungo che è
visibile l’impegno di Governo e Parlamento, documentato ancora di recente
dalle previsioni del provvedimento collegato alla legge finanziaria, ma che questo
non è ancora sufficiente. Cosa occorra più
che da qualche dichiarazione inutilmente
enfatica del presidente della Commissione
risulta dalle grandezze sulle quali è possibile riflettere.
Quanto ai fondi negoziali va segnalata
ancora una volta l’esperienza Fonchim,
nella quale davvero mi pare si sia riusciti
a coniugare rigore ed efficienza operativa
perché in assenza di una disciplina formale, capace di condurre dalla sottoscrizione del contratto collettivo alla formalizzazione davanti al notaio dell’atto costitutivo del fondo pensione, si è riusciti,
in tempi discretamente brevi ed in forma
trasparente, a delineare una disciplina che
consente oggi a Fonchim di guardare ad
un universo di 160 mila lavoratori avendo
già raccolto adesioni in numero non inferiore alle 70 mila unità. La stampa di
oggi informa che Fonchim ha emanato il
bando per l’individuazione dei gestori. Ciò
significa che una prima importante –
direi storica – esperienza di nuova previdenza complementare è ormai in atto.
PRESIDENTE. È la prima in assoluto
con le nuove regole.
MARIO BESSONE, Presidente della
Commissione di vigilanza sui fondi pensione. Sı̀. Al modello Fonchim è possibile
guardare per attivare i fondi pensione
entrati in fase più matura di elaborazione
del progetto. Mi sembra di poter dire che
in tempi notevolmente brevi si avvieranno
altri tre fondi pensione. Ricordo, per dare
la misura della rappresentatività del fenomeno, il Fondenergia e il Fondo quadri
FIAT che, nella loro diversa tipologia,
sono tuttavia rappresentativi di una nuova
realtà di fondi pensione in avvio. Per il
fondo pensione dei metalmeccanici, che
ha naturalmente una rilevanza corrispondente alla platea dei suoi destinatari (più
di un milione di lavoratori), è già stata
Atti Parlamentari
XIII LEGISLATURA
—
—
8
COMM. RIUNITE (FINANZE-LAVORO)
approvata dalla Commissione la scheda
informativa per la raccolta delle preadesioni. L’attività è in corso e posso dire con
sufficiente sicurezza che, quando questa
fase di attività del fondo pensione sarà
terminata, gli atti di competenza della
Commissione (approvazione dello statuto
e autorizzazione allo svolgimento dell’attività) seguiranno in tempi brevi.
Altri undici fondi pensione sono in una
fase meno evoluta quanto al procedimento
di attivazione. Devo però precisare che un
risultato utile in proposito lo si può
attendere dal modo di procedere che
indicavo (che non è un discorso astratto,
ma prassi operativa della Commissione),
vale a dire dal conciliare il necessario
rigore delle forme con l’occasione di
incontri e contatti che consentano di
stringere i tempi; per taluni fondi, già con
l’avvio della settimana prossima si svolgeranno incontri informali ma trasparenti,
che permetteranno di ridurre i tempi
dell’avvio dell’attività.
Sull’ampiezza del fenomeno posso dire,
sinteticamente, che se all’attenzione della
Commissione sono circa venti iniziative di
avvio di fondi pensione negoziali, è realistico pensare che nell’arco di tempo che
ci separa dal 2000 quanto meno la metà
dei lavoratori appartenenti al settore del
lavoro privato dipendente potranno essere
destinatari di una operativa iniziativa di
previdenza complementare. A ciò aggiungerei, come semplice indicazione di prospettiva, i recenti svolgimenti in materia
di contrattazione del pubblico impiego,
che dovrebbero aprire un altro fronte di
presenza della previdenza complementare,
di una dimensione e di una valenza tali
che qualsiasi mia considerazione sarebbe
superflua.
Per quanto riguarda i fondi pensione
aperti mi pare dovuta – nel senso più
stretto del termine – un’assicurazione. La
Commissione di vigilanza, che è una pubblica amministrazione, ha semplicemente
il vincolo della parità di trattamento tra
gli istanti: fondi pensione negoziali (non
soltanto quelli per i lavoratori dipendenti,
ma anche per i lavoratori autonomi o
professionisti liberi, una gigantesca realtà),
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
26
MARZO
1998
ma anche fondi pensione aperti. Non
possono esistere preferenze della Commissione di vigilanza che è semplicemente
tenuta alla parità di trattamento e ad un
impegno più forte, anche sul fronte dei
fondi pensione aperti; un impegno che
esiste ed è solo contrastato dalla gravosità
del compito, posto che lo scenario presente vede più di novanta istanti, con una
forte prevalenza delle iniziative di parte
assicurativa. Una consistente iniziativa si
registra tuttavia anche sul versante delle
imprese bancarie e non mancano istanze
di società di gestione dei risparmi. A
fronte di questa realtà l’impegno della
Commissione era quello di assicurare per
il mese di marzo un avvio dell’operatività.
Questo non poteva che significare l’ultimazione di una serie di procedimenti
istruttori interni alla Commissione di vigilanza ed un avvio delle richieste di
intesa da parte di Banca d’Italia, CONSOB
e ISVAP, che per disposizione del decreto
sono le istituzioni chiamate all’intesa sul
regolamento dei fondi pensione aperti a
seconda che, di volta in volta, si tratti di
banche, di imprese assicurative o di società di gestione del risparmio. La settimana prossima la Commissione di vigilanza invierà alle altre e maggiori autorità
la richiesta dell’intesa relativa ai regolamenti dei fondi pensione. Dopo di ciò,
ricevuta l’intesa, occorrerà svolgere una
serie di adempimenti sui quali non mi
soffermerò per motivi di tempo.
Non mi sembra possibile fare previsione di tempi con la certezza dovuta
quando ci si esprime in una sede di
questo rilievo, ma ritengo di essere riuscito a dare una prima indicazione temporale oltre che la rinnovata e doverosa
assicurazione che l’impegno della Commissione per attivare anche questo diverso
comparto della previdenza complementare
è sentito con molta forza e comunque
sarà onorato.
Questo lo scenario generale che mi
sembrava opportuno trattare. Svolgerò ora
qualche breve considerazione finale. Esiste un problema di crescita della cultura
della previdenza complementare o, se si
preferisce, usando termini più diretti, esi-
Atti Parlamentari
XIII LEGISLATURA
—
—
9
COMM. RIUNITE (FINANZE-LAVORO)
ste la necessità di portare a conoscenza
dell’universo dei lavoratori interessati
dalla previdenza complementare l’esistenza degli strumenti, la loro praticabilità, i motivi per i quali è affidabile e
verosimilmente utile investire risorse di
risparmio previdenziale nella previdenza
complementare. La Commissione può
semplicemente segnalare un’opportunità.
Auspico che esista questa possibilità di più
diffusa conoscenza di tutto ciò che stiamo
considerando. Il problema dell’adesione
dei lavoratori, per quanto si è potuto
comprendere, non è mai un problema
psicologico di distanza dai problemi dell’età avanzata, neppure nelle fasce di
lavoratori più giovani, ma è semplicemente un razionale calcolo di genere
economico. Il futuro della previdenza
complementare è quindi una variabile
strettamente dipendente da una decisione
di politica legislativa che pensasse una
serie di incentivazioni.
Esiste poi il problema, cui semplicemente accenno, dell’industria dei servizi
finanziari del nostro paese, che si trova in
presenza di una prospettiva importante,
ma anche della necessità di pensare una
strategia di gestione di un portafoglio
finanziario assolutamente particolare. Esiste – ma non lo ripeterò più – un’esigenza oggettiva di commisurare alle necessità la forza lavoro e le capacità di
intervento della Commissione di vigilanza
sui fondi pensione. Ma questi sono temi di
politica legislativa su cui la Commissione
non può che dare un segno di presenza.
PRESIDENTE. Ringrazio il professor
Bessone e do la parola ai colleghi che
intendano formulare domande.
MICHELE SALVATI. Molte delle questioni che vorremmo porre attengono non
tanto alle competenze formali del professor Bessone, quanto a valutazioni di politica legislativa, dalle quali correttamente
egli si è astenuto poiché non è titolato a
compierle in prima istanza. Lo ringrazio
dunque per la completezza delle sue
osservazioni. Quanto in realtà avremmo
interesse a sapere è se, con riferimento al
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
26
MARZO
1998
suo compito, può dirci qualcosa di più
circa gli ostacoli che impediscono un
pieno sviluppo dell’attività di previdenza
complementare sia nel comparto negoziale
sia in quello dei fondi aperti, nonché quali
possono essere le misure di politica legislativa che potrebbero incentivare un
maggiore sviluppo del settore. Ci rivolgiamo quindi al professor Bessone non
tanto come presidente della Commissione
di vigilanza, quindi per la sua capacità
formale, quanto in riferimento alla competenza acquisita in questo settore.
Mi interesserebbe sapere qualcosa di
più, professore, circa il peso dell’attività di
vigilanza e la sufficienza dell’organico e
delle risorse a sua disposizione. Mi sembra di aver capito che una buona parte
dell’attività riguarda fondi che erano già
costituiti in precedenza. Vorrei fare in
proposito un’osservazione. Lei ha parlato
di « sommerso »; è questo un termine che
riferirei ad attività che si collocano al di
fuori o contro la legge. I fondi di cui lei
ha parlato immagino siano invece fondi
che si sono sviluppati nell’ambito della
precedente legislazione. In ogni caso, già
questo lavoro ha comportato una notevole
attività istruttoria e di vigilanza. Auspichiamo che fra poco pervengano una serie
di altre attività dovute al pieno sviluppo
dei fondi negoziali e dei fondi aperti. In
che cosa consiste esattamente l’attività di
vigilanza ? Quale onere ha e quali esigenze
di personale ? Qual è il peso di questa
attività ? Mi interesserebbe conoscere questi dati anche alla luce di adempimenti
specifici e concreti che debbono essere
svolti per legge affinché il compito di
vigilanza sia ottemperato nell’interesse dei
sottoscrittori. Ci piacerebbe sapere qualcosa di più anche in previsione di possibili
interventi legislativi futuri.
MAURO MICHIELON. Ringrazio innanzitutto il professor Bessone per l’ampia illustrazione e gli rivolgo una domanda sui fondi pensione. Poiché è in
corso un dibattito sulla questione dei
fondi pensione a livello regionale, vorrei
sapere se vi siano già richieste e se
abbiate fatto dei calcoli circa la possibilità
Atti Parlamentari
XIII LEGISLATURA
—
—
10
COMM. RIUNITE (FINANZE-LAVORO)
per tali fondi di mantenersi in equilibrio.
Qualcuno sostiene che questo è impossibile a livello regionale, qualche altro è di
diverso avviso, per cui mi chiedo se vi
siate già posti e in quali termini questo
problema.
La seconda domanda è di carattere
politico, per cui forse sarebbe meglio
rivolgerla al Governo o alla maggioranza.
Questi fondi pensione sono fondi integrativi importanti, visto che, considerando
l’andamento della previdenza, le prospettive non sono rosee. Comunque, alcune
categorie di lavoratori – per esempio nel
settore dei trasporti, elettrico, telefonico,
della responsabilità di volo – con l’attuale
sistema previdenziale non sono in equilibrio nella gestione dei fondi speciali, per
cui mi chiedo se in questi casi la Commissione come istituto di vigilanza darebbe il suo assenso alla costituzione di
fondi pensione integrativi. Non comporterebbe tale assenso una contraddizione nel
momento in cui, per esempio, sulla base
di calcoli fatti, la categoria degli elettrici
nel 2010 avrebbe un disavanzo di 9 mila
miliardi ? Come istituto di vigilanza, la
Commissione dovrà affrontare questo problema; probabilmente alla fine l’unica
pensione che si riuscirà ad avere sarà
connessa ai fondi integrativi, visto che per
quanto riguarda l’INPS la situazione da
sola non sta in piedi.
ALESSANDRO REPETTO. Ringrazio il
presidente per l’esposizione e mi limito a
chiedere alcune precisazioni.
In merito all’attività di vigilanza – la
domanda è stata già posta dall’onorevole
Salvati – mi preoccupa in particolare una
linea di demarcazione che reputo al momento delineata in modo non molto
chiaro. L’intervento di più soggetti – il
controllo da parte della Commissione da
lei presieduta, dell’ISVAP, della CONSOB,
della Banca d’Italia – comporta anzitutto
una ridondanza dal punto di vista normativo, cosa che abbiamo già sufficientemente constatato nella regolamentazione
dei mercati finanziari; in particolare nel
1991, nella fase di avvio si è verificato un
eccesso di regolamentazione, dimenti-
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
26
MARZO
1998
cando che il mercato ha necessità di una
velocizzazione delle risposte, non può
avere un supporto di carattere giuridico
molto complesso e inadatto allo specifico
obiettivo da raggiungere.
In secondo luogo, nel momento in cui
non vengono delineati in maniera precisa
questi confini, alla fine si verifica un
atteggiamento di controllo squisitamente
formale e non di congruità sotto il profilo
della prestazione ed economico-finanziario.
Un altro aspetto cui vorrei accennare
riguarda l’emersione dei fondi preesistenti. Anche qui credo siano da verificare
fondi molto competitivi e validi sotto il
profilo del risultato: sarebbe opportuno
che non emergessero controlli successivi
tali da diventare dei costi destinati ad
incidere sulla piena autonomia gestionale
e finanziaria dei fondi stessi.
Vorrei infine conoscere la sua opinione
sulla capacità di competizione da parte di
questi fondi. Vi sarebbe infatti il rischio,
in termini di regolamentazione, di andare
ad una loro normazione sotto il profilo
più squisitamente previdenziale e giuslavoristico, dimenticando che essi – non a
caso lei ha richiamato la costituzione
economica italiana – diventano elemento
preponderante per un trascinamento anche in termini di economia e di mercati
finanziari. Ritengo sia necessario che questi fondi di per sé diventino competitivi;
dico questo perché, per esempio, nell’ultima finanziaria alcuni elementi di carattere normativo sono stati legati ad una
forma di tipo ideologico più che tendente
a cogliere gli aspetti prettamente finanziari.
GIORGIO BENVENUTO, Presidente
della VI Commissione. Vorrei ringraziare
il presidente Innocenti e la Commissione
lavoro che ci hanno consentito di dare
corso insieme questa audizione, la quale si
collega all’indagine conoscitiva in via di
svolgimento sull’evoluzione dei mercati
mobiliari. Nel corso di tale indagine abbiamo già avuto modo di ascoltare il
Atti Parlamentari
XIII LEGISLATURA
—
—
11
COMM. RIUNITE (FINANZE-LAVORO)
professor Bessone per quanto si riferisce,
in particolare, al testo unico sui mercati
finanziari.
Noi siamo molto interessati all’evoluzione e alla crescita dei fondi pensione
come nuovi soggetti istituzionali, alla luce
del grande cambiamento che sta avvenendo in Italia e delle disponibilità finanziarie che si attivano in modo diverso
rispetto al passato. Con un risparmio
prevalentemente indirizzato a finanziare il
debito pubblico attraverso la sottoscrizione dei buoni del Tesoro, con la caduta
degli interessi, con il sorgere nel nostro
paese, in ritardo rispetto all’esperienza
degli altri, dei fondi pensione attraverso
l’evoluzione tormentata della privatizzazione delle fondazioni bancarie si creano
condizioni di disponibilità di un utilizzo
del risparmio diverso, più efficiente, se
cosı̀ si può dire, meno indirizzato – lo
dico in maniera un po’ grossolana ma
penso rappresentativa – a finanziare la
rendita, più indirizzato a favorire la crescita dell’economia e lo sviluppo del
paese.
In questo ambito si è svolta l’importante discussione sul nuovo testo unico
che, come ricordava il professor Bessone,
ha introdotto misure di trasparenza, sia
pure con ritardo rispetto alle altre esperienze. La riforma è ancora a metà perché
queste misure si riferiscono alle società
quotate in borsa o alle società per azioni
che fanno appello al pubblico risparmio.
Abbiamo sostenuto nell’ambito del parere
e ci proponiamo di ribadire a conclusione
dell’indagine che il discorso di trasparenza, di accesso al mercato deve poter
avvenire anche attraverso una riforma
civilistica delle società per azioni; se infatti esso rimane limitato alle società
quotate in borsa, essendo la nostra borsa
ancora di entità modesta per il numero
ridotto dei titoli quotati, al di là delle
misure introdotte come garanzia e tutela
delle minoranze, si può creare una spinta
a sottoscrivere solo le azioni quotate in
borsa con un fenomeno, che può risultare
pericoloso, di sovrastima dei titoli azionari.
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
26
MARZO
1998
Mi ha colpito molto un’affermazione
del professor Padoa-Schioppa, secondo cui
nei prossimi tre anni 400 mila miliardi
dovrebbero passare dalla sottoscrizione
tradizionale del nostro risparmio ai mercati finanziari. In questo scenario sono
importantissime le misure che sono state
adottate, importante è il completamento
della riforma, fondamentale è la presenza
– condivido l’osservazione del professor
Bessone – nel nostro paese dei fondi
pensione che, secondo la mia personale
convinzione, sono un fattore di crescita e
di democrazia economica. Questo si desume dall’esperienza di realtà in cui tali
fondi si sono particolarmente sviluppati.
Non è solo un problema di equilibrio tra
previdenza pubblica e privata; è qualcosa
di più, è un fattore di democrazia economica.
Vorrei chiedere al professor Bessone se
le misure fiscali che abbiamo preso per
incentivare abbiano o meno bisogno, alla
luce dell’esperienza che stiamo facendo, di
una manutenzione, di una riflessione. È
infatti fondamentale, sulla base delle considerazioni che venivano formulate, che il
discorso dei fondi pensione abbia uno
sviluppo e un sostegno.
Desidero anche ricordare che oggi il
problema si presenta in un’ottica diversa
rispetto al passato. Abbiamo già avuto nel
nostro paese la tradizione di alcuni fondi
pensione in una fase in cui non era stata
ancora attuata la riforma del sistema
pensionistico cosı̀ come è maturata alla
fine degli anni sessanta e nel corso degli
anni settanta. Esisteva per esempio alla
FIAT una pensione integrativa per operai
ed impiegati di 15 mila lire al mese per
chi aveva quindici anni di anzianità e di
20 mila lire al mese per chi aveva venti
anni di anzianità, perché in quegli anni il
sistema pensionistico era molto precario,
per cui in pratica l’integrazione era necessaria. Purtroppo quel sistema pensionistico – ho citato il caso della FIAT, ma
ne potrei riportare molti altri – venne poi
monetizzato, perché, in seguito alla riforma del sistema pensionistico alla fine
degli anni sessanta e alla metà degli anni
settanta con l’aggancio alla retribuzione, si
Atti Parlamentari
XIII LEGISLATURA
—
—
12
COMM. RIUNITE (FINANZE-LAVORO)
immaginava che la pensione integrativa
non fosse più necessaria. Eravamo in una
fase completamente diversa da quella attuale: nessuno avrebbe previsto la caduta
di natalità o l’aumento dell’età media
come si sono realizzati. Queste forme
integrative, tranne alcune eccezioni, vennero monetizzate perché la previdenza
pubblica era in grado di rispondere completamente alle aspettative. Oggi il problema si pone in maniera diversa, poiché
sono cambiate le condizioni del sistema
previdenziale e non c’è una questione
ideologica di alternativa tra previdenza
privata e previdenza pubblica. Si parla di
previdenza integrativa e del ruolo positivo
di favorire e incoraggiare il risparmio in
quella direzione, facendo sı̀ che i fondi
pensione siano in grado di intervenire
laddove esiste maggiore profittabilità, visto
che, in Italia, uno dei problemi della
previdenza sta nel fatto che i contributi
versati e le risorse disponibili sono stati
impiegati in forme che non hanno permesso un elevato rendimento.
Il professor Bessone ha detto che c’è
bisogno di una crescita culturale. Io ritengo che l’elemento negoziale stia andando bene; osservo, ad esempio, che da
parte della categoria dei metalmeccanici,
categoria difficile e fortemente ideologizzata, sembra che vi sia un grado di
consenso abbastanza elevato non solo
nelle fasce di lavoratori anziani ma anche
tra quelli giovani. Chiederei, allora, al
professor Bessone di dare una indicazione, cosı̀ come aveva già fatto nell’audizione presso la Commissione finanze,
riguardo alla platea interessata, nonché
alle risorse finanziarie che si possono
mobilitare. Penso che per noi sia utile
disporre di una nozione di questo genere.
Nel settore dell’energia già esiste una
sperimentazione che era partita direttamente dai chimici, è importante avere
un’indicazione di quante siano queste
realtà.
Vorrei anche che il professore facesse
qualche considerazione sul modo in cui
funziona il coordinamento tra Banca
d’Italia, ISVAP e CONSOB, poiché con la
riforma del testo unico abbiamo affidato
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
26
MARZO
1998
a quest’ultima poteri regolamentari molto
importanti. Cosı̀ come ritengo importante
avere qualche notizia in più rispetto all’intesa che è stata raggiunta con l’ISVAP,
che mette i fondi pensione in contatto con
le profonde modifiche che si stanno realizzando anche nel settore assicurativo.
Credo che anche in questo settore si stia
producendo un’evoluzione positiva che
può costituire, grazie all’accordo che avete
sottoscritto, un utile punto di riferimento.
Vorrei fare qualche osservazione rispetto a due problemi che sono stati
sollevati. Il primo è quello dei vecchi
fondi, riguardo ai quali chiedo come sia
possibile avere un monitoraggio. Vi è,
infatti, una serie di fondi che già esistevano nel sistema dei servizi e del credito,
mentre la situazione è molto delicata nel
settore del pubblico impiego, nell’ambito
del quale i fondi che esistono si chiamano,
sı̀, fondi di previdenza ma, a differenza
degli altri, sono alimentati non con contribuzioni da parte dei lavoratori ma in
maniere più o meno particolari. Ad esempio, il fondo dei Monopoli di Stato, che è
congelato, non ha ancora una sua attuazione ma in riserva ha 100 miliardi,
essendo alimentato in modo particolare.
Lo stesso si può dire per i fondi di alcuni
ministeri. Dunque, in prospettiva, come è
possibile far evolvere tali fondi, anche alla
luce dell’intesa cui ho fatto riferimento
ma che non mi sembra sia ancora organicamente definita per quanto riguarda il
pubblico impiego ? Non mi pare, infatti,
che vi sia un accordo su come realizzare
la previdenza integrativa in questo settore.
Riguardo al secondo problema, relativo
alla Commissione di vigilanza, dico un po’
brutalmente che non è possibile « fare le
nozze con i fichi secchi ». Vorremmo che,
con molta schiettezza, ci venissero date
indicazioni sul modo in cui operare, del
quale con il presidente Innocenti già ci
eravamo preoccupati in occasione della
discussione del provvedimento collegato
alla legge finanziaria, che era però blindato. L’itinerario che dovete percorrere è
ampio e i tempi vanno accelerati; quali
suggerimenti, quali proposte avanzate, allora, in concreto affinché la Commissione
Atti Parlamentari
XIII LEGISLATURA
—
—
13
COMM. RIUNITE (FINANZE-LAVORO)
di vigilanza possa operare con autorevolezza, come già fa, ed anche con efficacia
ed efficienza, tenendo conto che il fattore
tempo è determinante ?
CARLO STELLUTI. Vorrei rivolgere al
presidente Bessone semplicemente una
domanda. Noi siamo sostanzialmente in
presenza di una riduzione delle prestazioni previdenziali pubbliche: a questo
punto la possibilità di sviluppo della
previdenza complementare è legata al
reperimento di risorse, ma in un contesto
di moderazione salariale mi pare che sia
difficile ottenere questa quadratura. Lei
cosa ne pensa ?
PRESIDENTE. Esprimendoci in altro
modo, potremmo dire che noi vediamo la
necessità di agevolare la previdenza complementare ma che per far questo occorrono le risorse: da una parte, si tratta di
costi che si scaricano sull’impresa; dall’altra, si configura un risparmio, in modo
diverso, di un salario che, comunque, non
cresce a livelli smisurati. Come riuscire a
far quadrare ? Va bene il fattore di
democrazia economica, ma anche il risparmio previdenziale deve tener conto
che mediamente gli stipendi, soprattutto
nei settori che abbiamo citato in questa
audizione (chimici e metalmeccanici in
particolare) difficilmente superano 1 milione 700 mila lire nette.
È vero, come fa osservare il collega
Gasperoni, che c’è il TFR, ma non vorrei
che questo diventasse una specie di pozzo
di San Patrizio. Si vuole tirar fuori tutto
dal TFR !
PIETRO GASPERONI. Solo per i nuovi
assunti si utilizza tutto, per gli altri no.
PRESIDENTE. Professor Bessone, a lei
il compito di rispondere. Devo però farle
presente che disponiamo soltanto di dodici minuti. Pertanto, se potesse trasmetterci una sua memoria, un’ulteriore riflessione a completamento e integrazione di
quanto potrà dirci in un tempo che, me
ne rendo conto, è al quanto limitato,
gliene saremmo grati.
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
26
MARZO
1998
MARIO BESSONE, Presidente della
Commissione di vigilanza sui fondi pensione. Accogliendo l’invito garbato del
presidente Benvenuto a fornire qualche
indicazione puntuale, con lo schematismo
dovuto alla limitatezza del tempo a disposizione e con riguardo ad una stima
che avevo operato verso la fine del mese
di gennaio, posso dire che a quella data i
fondi pensione dei lavoratori dipendenti
del settore privato che avevano presentato
istanza interessavano circa 1 milione 300
mila lavoratori. Risultava già allora che
nel triennio 1998-2000 saranno attivati,
secondo un calcolo prudenziale, almeno
altri venti fondi pensione; da ciò derivavo
l’ipotesi che per l’area del lavoro dipendente del settore privato alla fine del
triennio saranno interessati circa altri 4
milioni 700 mila lavoratori. Dunque, aggiungendo al milione 300 mila lavoratori
già coinvolti quelli che lo saranno nei
prossimi tre anni, c’è da ritenere che nel
2000 circa 6 milioni di lavoratori dipendenti nel settore privato saranno di fatto
interessati dalla previdenza complementare: è qualcosa più della metà dell’intero
comparto dei lavoratori dipendenti del
settore privato nel nostro paese.
Per quanto riguarda lavoratori autonomi e professionisti liberi, le cinque
istanze presentate alla Commissione di
vigilanza sono soltanto il punto di emersione di un fenomeno che riguarda circa
5 milioni di lavoratori autonomi e professionisti liberi. Questa è una prima,
significativa indicazione di grandezza. Se
si guarda a questi dati e si ipotizzano
delle variabili di percentuali di adesione
sufficientemente affidabili, si perviene all’ipotesi secondo la quale al 31 dicembre
1999 soltanto per questo comparto si
oscillerà tra gli 8.700 e i 13 mila miliardi.
Anche questo per dare un primo, approssimativo, ordine di grandezza; sarò più
preciso in una nota scritta, raccogliendo
l’invito ad essere puntuale.
Con la brevità che è richiesta, passo ai
punti di possibile caduta o, comunque,
agli ostacoli che la Commissione di vigilanza avverte. Intanto c’è il fattore innovazione: tutte le volte che comincia qual-
Atti Parlamentari
XIII LEGISLATURA
—
—
14
COMM. RIUNITE (FINANZE-LAVORO)
cosa di assolutamente nuovo, il regime ha
un impatto difficile nella fase costitutiva e
questo per la Commissione di vigilanza è
un problema, ma è un problema assolutamente inevitabile.
Un secondo tipo, non dico di ostacolo,
ma di fattore strutturale del sistema è
dato dalla presenza forte di norme in un
paese a diritto amministrativo qual è il
nostro. Questo significa – per fare un
esempio che mi sembra illuminante – che
certamente la settimana ventura la Commissione di vigilanza invierà alle altre
autorità la richiesta di intesa sui regolamenti per i fondi pensione aperti, ma
altrettanto certamente dovrà deliberare
una proroga dei termini, perché per
quanto possa essere tempestiva l’intesa
con le altre autorità ci sono degli adempimenti amministrativi da svolgere che
sono previsti dalle norme e quindi non
possono essere disattesi, ma comportano
necessariamente tempi meno brevi di
quanto si vorrebbe. Questo è un dato di
fatto.
C’è, poi, il tema della consistenza della
forza lavoro, se cosı̀ si può dire, della
Commissione di vigilanza. Questa ha un
organico di trenta unità, alle quali si
aggiunge, per disposizione del provvedimento collegato alla legge finanziaria, la
possibilità di venti assunzioni per contratto. L’organico di trenta persone ad
oggi non è interamente coperto per la
semplice e decisiva ragione che i tempi dei
concorsi pubblici non ci avrebbero consentito di acquisire alcuna unità di personale e lo strumento del comando è
limitatamente competitivo, per usare un
eufemismo, laddove occorre l’acquisizione
di un dipendente con una professionalità
che ha un costo economico maggiore di
quello che la Commissione di vigilanza,
con il suo bilancio, può tollerare. Si tratta
allora di valutare se, andando a regime e
pensando di raggiungere le cinquanta
unità di personale, questo sarà sufficiente
per svolgere l’area delle funzioni di vigilanza che indicavo. In una sede cosı̀
autorevole mi sono espresso in termini
molto cauti, ma credo che gli elementi di
valutazione che ho offerto consentano di
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
26
MARZO
1998
constatare che certamente occorre un
incremento delle forze a disposizione
della Commissione di vigilanza già per
svolgere l’attività di vigilanza sui più di
700 fondi pensione preesistenti, dei quali
io ho parlato.
A questo riguardo, quando mi riferivo,
con espressione impropria, ad un universo
sommerso non intendevo esprimere un
giudizio di valore, che anzi la realtà dei
fondi pensione preesistenti è stata, in una
fase storica del nostro paese, quanto in
punto di previdenza complementare era
possibile fare. Dicevo « sommerso » in
senso tecnico, perché in assenza di una
disciplina legislativa quale che fosse e,
comunque, di una forma di regolazione e
vigilanza, si trattava di un universo che
soltanto adesso emerge a conoscenza in
forza delle risposte che la Commissione
riceve ad un suo documento del luglio
1997, che ai fondi pensione preesistenti
richiede formalmente di segnalarsi. Soltanto in questo senso indicavo come
« sommerso » un universo di fondi pensione che costituisce un valore positivo e
semplicemente esige lo svolgimento delle
funzioni di vigilanza.
È stata fatta una domanda puntuale
sullo svolgimento delle funzioni di vigilanza sui fondi pensione preesistenti. Mi
sembra di poter ripetere che esiste una
necessità di intervento in presenza di
situazioni critiche che la Commissione di
vigilanza deve assolutamente assicurare
con le forze che ha; esiste poi un problema di monitoraggio complessivo del
sistema per il quale ripeto che bisogna
considerare l’anno in corso come quello di
apprestamento del progetto; certamente
l’anno venturo (a iscrizioni compiute, a
progetto delineato) si tratterà di attivare
un servizio di vigilanza – non esclusa la
vigilanza ispettiva – che riporti al tema
della consistenza delle risorse a disposizione della Commissione, intanto in materia di unità di personale con una specifica qualificazione professionale. È evidente infatti che quella di vigilare è
un’attività ad alto contenuto tecnico, che
richiede una professionalità assolutamente
specifica: è questo un problema con il
Atti Parlamentari
XIII LEGISLATURA
—
—
15
COMM. RIUNITE (FINANZE-LAVORO)
quale un paese che voglia costruire un
secondo pilastro del sistema previdenziale
deve necessariamente misurarsi. Non è
una sorpresa, ma un’evidente necessità.
Spero di riuscire a contenere le mie
risposte a domande complesse e di grande
rilievo in tempi molto brevi. Per farlo, mi
esprimerò forse con un linguaggio più
corrente rispetto a quello che vorrei utilizzare in questa sede.
Si è chiesto il perché di un’ulteriore
attività di vigilanza. Esiste un interesse
collettivo e pubblico assolutamente specifico, quello alla tutela degli aderenti a
fondi pensione, che richiede l’attivazione
di una Commissione di vigilanza commisurata nei poteri e nelle responsabilità
alla necessità di tutela di questo interesse
collettivo.
Esistono risultati di segno negativo
dovuti alla compresenza di più istituzioni
all’interno del sistema pubblico delle autorità ? Direi che l’esperienza maturata
fino ad ora non rileva inconvenienti.
Rileva i vantaggi della possibile sinergia
tra istituzioni di vigilanza, che fino ad ora
vi è stata. Il presidente Benvenuto ricordava un tema importante quando parlava
dell’accordo Commissione di vigilanzaISVAP che, al di là delle regole, in
prospettiva consente quella forte sinergia
che deriva dalla possibilità di affrontare
con forze congiunte una tematica assolutamente specialistica come quella assicurativa. Questo, francamente, mi sembra
un risultato importante e credo di poter
dire che finora la cooperazione tra le
autorità ha funzionato in modo efficiente,
senza dilungamenti di genere burocratico.
Quello dei costi è un argomento assolutamente fondamentale. In un paese in
cui l’adesione a fondi pensione è materia
di libera scelta del lavoratore, il sistema
della previdenza complementare riuscirà
ad essere vincente soltanto se offrirà una
gestione di portafoglio capace di essere in
concorrenza vincente con le altre opportunità di investimento di portafoglio che
saranno sicuramente offerte. Ecco allora
il problema di un adeguato rendimento
del portafoglio previdenziale dei fondi
pensione che tuttavia, secondo me, rinvia
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
26
MARZO
1998
direttamente al problema del contenimento dei costi burocratici (che confido si
possa realizzare). Credo che non esistano
alternative a fronte di una legislazione di
incentivi fiscali che aggiunge un plusvalore
alla gestione finanziaria del portafoglio
dei fondi pensione. Altrimenti, difficilmente potrebbero risultare competitivi e
vincenti rispetto alle alternative di portafoglio che sicuramente saranno offerte.
Probabilmente qualcuno starà già lavorando per l’ipotesi che il sistema della
previdenza complementare non sia capace
di giungere a risultati.
Sarò conciso per necessità sul tema
cosı̀ rilevante dei fondi pensione a dimensione territoriale. Le norme del decreto
non escludono l’attivazione di fondi pensione a dimensione territoriale. Se posso
permettermi – forse non dovrei – una
nota di questo genere, poche cose mi
preoccupano in questo momento come
riuscire ad elaborare un’interpretazione
delle norme che sia il giusto punto di
equilibrio tra il centrale, il locale, l’universo delle categorie e le realtà territoriali.
Per quello che valgono le parole (ma
qualcosa valgono in questa sede) vi prego
di credere che a quest’ordine di problemi
nella Commissione di vigilanza è prestata
un’attenzione assolutamente specifica e
puntuale. Per quanto riguarda la questione della previdenza obbligatoria e
della previdenza complementare nelle posizioni di equilibrio, consentitemi di dire
che la competenza della Commissione di
vigilanza riguarda in via necessariamente
esclusiva i fondi pensione appartenenti al
suo sistema vigilato, quale risulta dalle
disposizioni regolamentari del ministro
del tesoro e dalle deliberazioni della
Commissione di vigilanza, e che il tema
dell’equilibrio del fondo pensione è tutto
interno alla sua microdinamica finanziaria.
I problemi di ordine più generale, infine,
trovano la Commissione in una posizione
attenta, ma quale destinataria delle scelte
di Governo e Parlamento. Mi sembra di
avere risposto, sia pure in modo necessariamente breve, alle domande che mi sono
Atti Parlamentari
XIII LEGISLATURA
—
—
16
Camera dei Deputati
—
COMM. RIUNITE (FINANZE-LAVORO)
state rivolte. Se lo si ritiene opportuno, farò
comunque pervenire alla Commissione una
nota esplicativa.
PRESIDENTE. Senz’altro. In questa
nota potrà anche integrare le risposte che
in modo puntuale, ma necessariamente
sintetico, ha fornito a problemi evidenziati
dai colleghi, il cui approfondimento
avrebbe sicuramente richiesto maggiore
tempo.
La Commissione lavoro – ma possiamo
riflettere sull’opportunità di ulteriori incontri assieme alla Commissione finanze
– ha l’intenzione di mantenere sul tema
una costante attenzione, che non deve
derivare da particolari notizie di tipo
congiunturale. Credo sia compito delle
Commissioni anche quello di monitorare
gli effetti della produzione legislativa, soprattutto dopo l’intervento che ho richiamato – e che lei ha ripreso – relativo al
completamento delle norme del provvedimento collegato alla legge finanziaria per
il 1998. Anche se tale intervento non
risulta completamente soddisfacente, almeno cosı̀ mi è sembrato di capire...
MARIO BESSONE, Presidente della
Commissione di vigilanza sui fondi pensione. È un avanzamento importante.
PRESIDENTE. Rappresentano comunque un risultato utile. Soprattutto perché
dobbiamo cercare di mettere insieme varie
esigenze. Occorre far crescere una cultura
che non è solo quella dell’adesione da parte
dei lavoratori al fondo, ma è anche una
cultura generale, che comprende quella dei
soggetti istituzionali. Occorre capire che la
previdenza complementare rappresenta un
elemento importante nella ridefinizione dei
nostri sistemi di protezione, anche individuale. Non si tratta di una dimensione di
natura privastistica, non va a detrimento di
una logica di solidarietà e mutualità, ma vi
si inserisce in modo diverso e può coniugare entrambi gli elementi ricordati da lei e
—
SEDUTA DEL
26
MARZO
1998
dai colleghi, ossia quello del risparmio
previdenziale e quello del dinamismo sui
mercati finanziari. Credo sia questo un
punto importante da sviluppare anche in
relazione al fatto che sul territorio nazionale abbiamo difficoltà nella gestione del
mercato finanziario in considerazione di un
sistema produttivo caratterizzato soprattutto da piccole e medie imprese. Uno dei
problemi è legato alle modalità di accesso ai
sistemi di finanziamento da parte delle
imprese. Le maggiori difficoltà si riscontrano nel settore delle piccole e medie
imprese, che rappresentano per alcuni territori la totalità del mondo produttivo. Ecco
perché si riscontra un’attenzione sempre
maggiore alla dimensione territoriale dei
fondi complementari: un dato che qualche
tempo fa non rientrava nell’agenda politica
delle discussioni, né all’interno delle Commissioni parlamentari né nel dibattito tra le
forze politiche e le parti sociali. Vi sarà
sempre di più una richiesta legata non
tanto alla rivendicazione del federalismo
quanto all’individuazione sul territorio di
sistemi di finanziamento, di accesso ai
mercati finanziari da parte del sistema
produttivo piccolo e medio.
Sono anche questi elementi che sottopongo all’attenzione delle Commissioni per
poter proseguire nel nostro lavoro, segnalando anche il dossier predisposto dal Servizio studi sui fondi di previdenza complementare, un utile strumento per cercare di
approfondire alcuni degli aspetti emersi
questa mattina. Attendiamo quindi la nota
che ci farà pervenire, professor Bessone, e
la ringrazio nuovamente.
La seduta termina alle 13.
IL CONSIGLIERE CAPO DEL SERVIZIO
STENOGRAFIA
DOTT. VINCENZO ARISTA
Licenziato per la stampa
dal Servizio Stenografia il 30 marzo 1998.
STABILIMENTI TIPOGRAFICI CARLO COLOMBO
Stampato su carta riciclata ecologica
STC13-6-11-1
Lire 500
Scarica

pag. 3-16 - XIII Legislatura