n 63 pdf anno 25-09-2008 VI - numero 63 10:43 - ottobree Pagina 1 2008 - poste italiane. spedizione in a.p. 70 % d.c. / d.c.i. torino - tassa pagata / taxe perçue / ordinario MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA larivista 3 delcinema 6 OTTOBRE 2008 Fratelli di sangue Il cinema di Joel & Ethan Coen Romanzo americano Omaggio a Robert Rossen SettantaOttanta La mutazione italiana intorno al 1978 Sguardi in macchina Percorsi di cinema e teatro Crossroads Joy Division La prima di Medea In diretta dal Teatro Regio L’immagine spezzata “Mercoledì da leoni” di John Milius (1970) Claude Lanzmann a Torino Burn After Reading di Joel e Ethan Coen (2008) La voce segreta delle parole Il grande cinema in lingua originale Fratelli di sangue. Il cinema di Joel & Ethan Coen di Giampiero Frasca Un Giano bifronte, come sostiene Ronald Bergan, biografo (grosso modo) ufficiale. Lo Yin e lo Yang di un unico essere, secondo Sam Raimi, regista, amico e (talvolta) collaboratore. Un io riflesso attraverso una lente che rifranga e moltiplichi, usando le parole di Ernst Theodor Hoffmann, che sarebbero appropriate, se solo questi avesse incrociato la sua epoca con la loro. I Coen. Joel ed Ethan, regista e sceneggiatore: rispettivamente, ma non rigorosamente. Autori, entrambi. Allo stesso titolo, circoscrivendo i ruoli soltanto per definire un ambito realizzativo che li vede controllare e gestire l’intero processo produttivo. Insieme: coregisti e cosceneggiatori. Inseparabili, come i gemelli Mantle di Cronenberg. Compatibili al punto tale che durante le interviste uno completa il discorso lasciato a metà dall’altro, lasciandolo invece incompiuto e guardandosi intorno smarrito se l’altro non c’è. Interscambiabili, come se fossero una coppia di personaggi shakespeariani perennemente in scena, dei Rosencrantz e Guildenstern riletti dalla effervescente penna di Tom Stoppard. Uno smisurato amore per il cinema americano e per le forme di narrazione tradizionali, unito ad un sapido e ben riconoscibile gusto per la trovata paradossale, imprevedibile e straniante, è il cordone ombelicale che li unisce e li sovrappone, uno in funzione dell’altro. E che li dota di una visione del mondo filtrata costantemente da una spiccata volontà narrativa, da un piacere per le modalità del racconto che è omaggio partecipe ed affettuoso, ma anche rielaborazione di situazioni, cifre stilistiche, ricorrenze d’autore, consuetudini di genere. Fin dall’esordio, da quel Blood Simple – Sangue facile che guardava al noir di James M. Cain e Tay Garnett lungo coordinate che conducevano al Quinlan di Welles e all’amico americano di Wenders e della Highsmith. Periodo in cui i Coen, uno e bino, (segue a pag. 2) n 63 pdf 25-09-2008 10:43 Pagina 2 larivista delcinema MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA LE RASSEGNE DEL MASSIMO3 programma ottobre come sempre nel cinema dei Coen: Ed, tanto riluttante alla conversazione quanto prodigo di dettagli nella narrazione in prima persona che sta rivolgendo allo spettatore, tronca improvvisamente il racconto del suo primo incontro con la moglie Doris per riprenderlo dal punto esatto in cui si era interrotto solo dopo essersi recato ad un inatteso appuntamento con l’amante della donna, durante il quale sarà costretto ad ucciderlo. L’atto efferato di Ed come un lungo interludio, quasi che la necessità dell’omicidio fosse un’indesiderata e sgradita parentesi all’interno di una rievocazione romance intorno alla quale lo stesso Ed stava saggiando il suo valore di narratore provetto. Una deliberata distinzione tra azione e narrazione che torna più volte nella filmografia dei due fratelli (l’approccio al ristorante di Amy Archer all’ingenuo Norville Barnes raccontato in diretta dai tassisti, e derivato da Lady Eva di Preston Sturges, in Mister Hula Hoop, la cornice country & western de Il grande Lebowsky, la sostanza omerica che caratterizza Fratello, dove sei?) e che, insieme all’estrema levigatezza nella restituzione della plasticità delle superfici, all’ossessione per gli oggetti (il placido quadro marino di Barton Fink, la brillantina di Everett/Clooney, il White Russian e la palla da bowling del Drugo Lebowsky) e alla dilatata definizione dello spazio, rappresenta una delle costanti del loro modo di concepire il cinema. Sempre sul filo del paradosso, spesso oltre. Anche nelle singole situazioni illustrate. Può capitare, infatti, che un bambino stemperi l’immutata grinta ad un misterioso cadavere ritrovato in un vicolo sottraendogli un ridicolo parrucchino (Crocevia della morte), oppure che l’intimazione a fermarsi dell’agente di polizia non sia compresa perché sovrastata dal rumore del trituratore del legno in cui il killer sta eliminando le ultime prove dell’esistenza fisica del suo complice (Fargo). Il paradosso come forma strutturata di un’ironia sempre presente, anche quando la costruzione e l’origine stessa della storia parrebbero non ammettere inserzioni possibili: un piccolo accenno, un mutamento di prospettiva, una reazione insolita cambiano il tono di un’intera sequenza e magnificano l’operato di questa coppia sovrapposta di cineasti. Dovunque e in modo inatteso, improvviso: l’ultima mattanza di Anton Chigurh, in quella trasposizione claustrofobia (nonostante i grandi spazi, altro paradosso) che è Non è un paese per vecchi, non è mostrata, ma l’illusione dello spettatore è di breve durata, perché Chigurh, uscito dall’abitazione di Carla Jean Moss, si ferma e osserva le suole delle sue scarpe, assicurandosi che le sue ipertrofiche modalità di uccisione non abbiano lasciato tracce evidenti. Non è che uno scarto nel tessuto e nei toni assunti fino a quel momento, ma è la sfumatura che permette alla grottesca maschera interpretata da Javier Bardem di assumere il diritto di collocarsi tra i più grandi bad men di tutti i tempi. Grazie agli indistinguibili bad boys di Minneapolis. I fratelli Joel e Ethan Coen Fratelli di sangue. Il cinema di Joel & Ethan Coen La retrospettiva dedicata a Joel & Ethan Coen è un’iniziativa del Museo Nazionale del Cinema, della Fondazione Cineteca Italiana e della Fondazione Alasca. Si ringraziano per la preziosa collaborazione la Cineteca del Comune di Bologna, Hollywood Classics, MGM e 20th Century Fox. (da pag. 1) Il settore Servizi Educativi del Museo Nazionale del Cinema prevede inoltre una proiezione speciale per le scuole (ragazzi dai 14 ai 18 anni) del film Barton Fink, fissata per venerdì 30 ottobre alle ore 9.15. La prenotazione è obbligatoria. La proiezione sarà effettuata per un minimo di 2 classi iscritte. Inviare la scheda di adesione (scaricabile dal sito www.museocinema.it) entro il 20 ottobre al fax 011/81.38.530. È possibile richiedere una lezione di approfondimento sul film a scuola. Costi: euro 3,00 per studente, gratuito 2 insegnanti per classe. erano intorno ai vent’anni (uno dei due tre più dell’altro; non importa chi dei due, ovviamente) e avevano l’aspetto degli studenti scapigliati alla cerimonia di consegna dei diplomi, apparenza che, ad onor del vero, avevano anche durante l’ultima, dominata, notte degli Oscar. Una passione per le forme della narrazione che si è conservata nel corso degli anni, al punto da giocare con i cliché. Si prenda Ed Crane, opalescente barbiere de L’uomo che non c’era alle prese con un affare più grande di lui e per questo ingestibile, ø primo piano 25 ottobre - 2 novembre FRATELLI DI SANGUE. IL CINEMA DI JOEL & ETHAN COEN •Joel & Ethan Coen Chacun son cinéma - World Cinema Francia 2007, 5’, col., v.o. sott.it. In occasione del sessantesimo anniversario del Festival di Cannes, trentacinque registi, provenienti da venticinque nazioni diverse, sono stati invitati a realizzare un cortometraggio di tre minuti sulla propria visione del cinema. Uno degli episodi è affidato ai fratelli Coen che descrivono il loro particolarissimo punto di vista. SAB 25, h. 16.15, MAR 28, h. 22.15, VEN 31, h. 16.30 •Joel Coen Blood Simple - Sangue facile Usa 1984, 97’, col. •Joel Coen •Joel Coen Arizona Junior Barton Fink È successo a Hollywood Usa 1987, 94’, col. A furia di incontrarsi in prigione, Edwina, poliziotta che fotografa i nuovi detenuti del carcere, e Herbert McDonnough, rapinatore di supermarket, si innamorano. Si sposano ma non riescono ad avere figli. Così, dal momento che la moglie di Nathan Arizona, un ricco commerciante della zona, ne ha avuti addirittura cinque in un parto plurigemellare, pensano bene di portarne via uno. Le cose si complicano quando si presentano in casa degli sposi novelli, i fratelli Gaie ed Evelle Snopes, suoi ex-compagni di cella evasi. Loro capiscono subito che il frugoletto è proprio quello che la vera famiglia d’origine sta cercando con tanto di premio di 25.000 dollari a chi lo riporta sano e salvo. Il colpo pare facile e i due evasi fuggono con il piccolo in una corsa spericolata. Nella sarabanda tra corse affannose, lacrime di Edwina e frenesie generali, finisce che i due evasi smarriscono il bambino. Il piccolo Arizona viene riportato indenne e sorridente da mamma e papà, con vivo dolore dei finti genitori che rinunciano dignitosamente al compenso. Sc.: J. e E. Coen; Fot.: Barry Sonnenfeld; Int.: Nicolas Cage, Holly Hunter, John Goodman. Usa 1991, 116’, col. Raising Arizona SAB 25, h. 18.15, MER 28, h. 20.30, VEN 31, h. 18.30 •Joel Coen Crocevia della morte Miller’s Crossing Usa 1990, 115’, col., v.o. sott.it. Marty è un greco mezzo paranoico che gestisce un bar nel Texas; Abby, la moglie, di cui Marty è gelosissimo, è l’amante di Ray, un dipendente del locale. Avendo dei precisi sospetti, Marty prima incarica Visser, un detective privato, di acquisire delle prove e poi, dietro compenso di 10.000 dollari, di uccidere la coppia di amanti. Visser, attirato dal denaro, accetta, ma ha un’idea. Fotografati i due in un motel, trucca le fotografie come se fossero cadaveri e, a missione compiuta, le porta al cliente. Appena ricevuto il denaro però, gli spara con la pistola di Abby, rubata dalla sua borsetta, in modo da poter incolpare la donna del delitto. Marty viene trovato morto da Ray e sospetta subito che ad assassinarlo sia stata Abby. Preso dal panico l’uomo va a seppellire Marty in aperta campagna. Sc.: J. e E. Coen; Fot.: Barry Sonnenfeld; Int.: Dan Hedaya, Frances McDormand, John Getz. Nel 1929, Johnny Caspar, boss napoletano di una gang di italiani, offre al rivale Leo pace ed amicizia a condizione che smetta di proteggere il bookmaker ebreo Bernie Bernbaum, che vuole morto. Ma Leo rifiuta perché ama Verna, affezionatissima sorella di Bernie. Tom, però, il suo braccio destro, pur essendo affezionato a Leo, ha una segreta e tormentata relazione amorosa con Verna. Dopo attacchi e sparatorie fra le bande rivali, mentre la polizia protegge ora l’una ora l’altra, Leo decide di sposare Verna ma scopre la relazione clandestina della ragazza con Bernie. Nel frattempo Caspar ha conquistato il potere e il sindaco ed il capo della polizia stanno al suoi ordini; anche Tom è passato dalla sua parte e lo aiuta a catturare Bernie. Sc.: J. e E. Coen; Fot.: Barry Sonnenfeld; Int.: Gabriel Byrne, Marcia Gay Harden, John Turturro SAB 25, h. 16.20, MAR 28, h. 22.20, VEN 31, h. 16.35 SAB 25, h. 20.20, LUN 27, h. 18.10, DOM 2 novembre, h.18.10 2 Nel 1941 Barton Fink, giovane commediografo di New York, idealista ed impegnato, che si è conquistato il successo della critica e del pubblico a Broadway, si trasferisce ad Hollywood per scrivere una sceneggiatura per il produttore cinematografico Jack Lipnick. Qui Barton prende alloggio in una squallida camera di un sinistro albergo dove subisce l’intrusione del vicino di camera, Charlie Meadows, persona molto affabile e comunicativa, che sembra impersonare i valori dell’uomo della strada. Per risolvere la propria crisi, Barton cerca consigli da W.P. Mayhew, un noto sceneggiatore che lo accoglie gentilmente, ma che è sempre ubriaco quando non riesce a scrivere, come confida a Barton la sua segretaria Audrey Taylor. Sempre più in crisi, il giovane chiama allora in aiuto Audrey, che gli rivela d’essere da tempo lei a scrivere i soggetti firmati da Mayhew, e promette di raggiungerlo la notte e non solo per lavorare. Il mattino dopo, però, Barton trova al suo risveglio la giovane assassinata. Alle sue urla accorre Charlie che lo convince a non chiamare la polizia ma a nascondere il cadavere. È solo l’inizio di una grottesca avventura. Sc.: J. e E. Coen; Fot.: Roger Deakins; Int.: John Turturro, John Goodman, Judy Davis. SAB 25, h. 22.30, LUN 27, h. 16.00, DOM 2 novembre, h. 22.30 •Joel Coen Mister Hula Hoop The Hudsucker Proxy Usa 1994, 111’, col., A New York, nel 1958, l’incauto giovane laureato Norville Barnes viene assunto come fattorino nella grande ditta di giocattoli Hudsucker contemporaneamente al suicidio del proprietario, Waring Hudsucker. Nominato presidente dal subdolo Sidney Mussburger, al quale doveva consegnare una lettera blu, Norville dovrebbe provocare con la sua dabbenaggine il crollo delle azioni che, ricomprate in blocco da un gruppo ristretto capeggiato dallo stesso Mussburger, darebbe a questi la proprietà della fiorente industria. Amy Archer, però, si accorge che Norville non è lo scemo che sembra, soprattutto quando fa brevettare n 63 pdf 25-09-2008 10:43 Pagina 3 larivista delcinema MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA LE RASSEGNE DEL MASSIMO3 programma ottobre e vendere un cerchio di plastica, l’hula hoop, che lo proietta nell’empireo finanziario e produttivo. Il successo trasforma Barnes al punto che Amy decide di lasciarlo. Norville, allora, disperato, tenta il suicidio lanciandosi dal quarantaquattresimo piano, ma si salva perché il custode dell’orologio ferma i meccanismi e blocca il tempo impedendo a Barnes di sfracellarsi al suolo. Ora tutto può ricominciare in un clima più sereno e rassicurante. Sc.: J. e E. Coen, Sam Raimi; Fot.: Roger Deakins; Int.: Tim Robbins, Jennifer Jason Leigh, Paul Newman. DOM 26, h. 16.15, GIO 30, h. 22.30, SAB 1 novembre, h. 18.15 •Joel & Ethan Coen Paris, je t’aime – Tuileries Francia 2006, 10’, col., v.o. sott.it. miliardario di Pasadena. Prima di andarsene, però, i due malviventi sporcano il tappeto rosso dell’ingresso. Deciso ad ottenerne la sostituzione, Drugo va a casa del suo omonimo e sottrae un tappeto. In seguito viene richiamato dal riccone che lo incarica di consegnare il riscatto per liberare la propria giovane moglie Bunny, attricetta porno presa prigioniera da un gruppo di nichilisti tedeschi. Ma la consegna fallisce, causa la goffaggine di Walter, amico di Drugo e veterano del Vietnam. Maude, figlia del miliardario e pittrice eccentrica, convoca a sua volta Drugo, gli dice che il rapimento potrebbe essere un’invenzione e lo invita a tenere i contatti con Treehorn. Questi, dopo aver incontrato Drugo, manda i suoi scagnozzi a fargli a pezzi la casa. Sc.: J. e E. Coen; Fot.: Roger Deakins; Int.: Jeff Bridges, John Goodman, Julianne Moore, Steve Buscemi. L’incontro fra due forze potenzialmente diverse ma convergenti scatena fra i due un vortice di passione a livello personale e professionale. DOM 26, h. 20.20, MER 29, h. 16.15, DOM 2 novembre, h. 16.00 •Joel Coen Fratello, dove sei? O Brother, Where Art Thou? Usa 2000, 107’, col. Sc.: J. e E. Coen, Robert Ramsey, Matthew Stone; Fot.: Roger Deakins; Int.: George Clooney, Catherine Zeta-Jones, Geoffrey Rush, Billy Bob Thornton. MAR 28, h. 18.30, VEN 31, h. 22.30 •Joel & Ethan Coen Ladykillers Usa 2004, 104’, col., v.o. sott.it. Parigi e l’amore. Venti episodi, realizzati da altrettanti registi, ognuno dei quali è ambientato in un quartiere diverso della capitale francese e mette in mostra i vari aspetti dell’amore. Il primo Arrondissement, Tuileries, è stato affidato ai fratelli Coen che si spostano nella metropolitana e raccontano Parigi senza mai mostrarla. Sc.: J. e E. Coen; Fot.: Bruno Delbonnel; Int.: Julie Bataille, Steve Buscemi, Axel Kiener. DOM 26, h. 18.20, GIO 30, h. 20.30, SAB 1 novembre, h. 16.15 •Joel Coen Fargo Usa 1996, 98’, col., v.o. sott.it. America, anni Trenta. Everett Ulysses McGill, criminale di poco conto condannato ai lavori forzati nel Mississippi, riesce a fuggire. Insieme a lui ci sono Delmar, timido e ingenuo, e Pete, confuso e disadattato. Ancora incatenati, i tre cominciano a fuggire senza una meta precisa. McGill rivela di aver sotterrato un tesoro da qualche parte e che ci sono quattro giorni di tempo per arrivare in quel luogo prima che l’acqua del lago si alzi e ricopra tutta il territorio. Con questo miraggio McGill convince gli altri due a seguirlo. Il viaggio si rivela disseminato di pericoli, sorprese e eventi imprevedibili. Incontrano Tommy Johnson, un musicista che deve esibirsi alla radio, poi tocca a Big Dan Teague, un venditore di Bibbie. Dopo si trovano fianco a fianco del famoso gangster Baby Face Nelson durante una delle sue rapine. Quindi seguono il governatore Pappy O’Daniel impegnato nella campagna per la rielezione. Infine, di fronte alle domande insistenti dei due compagni di viaggio, McGill è costretto a confessare che non esiste alcun tesoro. Sc.: J. e E. Coen; Fot.: Roger Deakins; Int.: George Clooney, John Turturro, John Goodman. DOM 26, h. 22.30, MER 29, h. 18.30 •Joel Coen L’uomo che non c’era The Man Who Wasn’t There Usa 2001, 116’, b/n Un gruppo di cinque musicisti in cerca di un posto dove provare la loro musica sacra, trova ospitalità a casa dell’anziana signora Munson. Ma le cose non stanno proprio come sembra: in realtà il prof. Goldthwait Higginson Dorr III e i suoi compagni altri non sono che un gruppo di banditi in procinto di fare il colpo del secolo. Quando la signora Munson scopre la verità e minaccia di chiamare le autorità, i cinque gaglioffi decidono di farla fuori. Remake della commedia La signora omicidi diretta nel 1955 da Alexander Mackendrick e sceneggiato da William Rose. Si tratta del primo film la cui regia è firmata da entrambi i fratelli Coen. Sc.: J. e E. Coen; Fot.: Roger Deakins; Int.: Tom Hanks, Irma P. Hall, Marlon Wayans. GIO 30, h. 16.15, SAB 1 novembre, h. 22.30 •Joel & Ethan Coen Non è un paese per vecchi No Country for Old Man Usa 2007, 104’, col. Addetto alle vendite in un salone d’automobili nel Minnesota, Jerry Lundegaard consegna una vettura nuova a due balordi, Carl Showalter e Gaear Grimsrud, ai quali ha dato un appuntamento in una caffetteria. Lui è un uomo vile, goffamente astuto e pieno di debiti, mentre loro vivacchiano alla giornata. Il grande progetto di Jerry è di far rapire da loro la moglie Jean per poi chiedere il riscatto al suocero Wade Gustafson. Mentre percorrono l’autostrada, i due balordi uccidono un agente della polizia stradale e due innocenti, sfortunatissimi testimoni del delitto. Trovare i criminali sembra un’impresa ardua per la polizia locale ma i malviventi sono goffi e commettono una serie di errori, di distrazioni ed incidenti, grazie ai quali il lavoro delle forze dell’ordine può avere successo. Premio per la miglior regia a Cannes nel 1996. Due Oscar per la miglior attrice protagonista a Frances McDormand e miglior sceneggiatura originale. Sc.: J. e E. Coen; Fot.: Roger Deakins; Int.: Frances McDormand, William H. Macy, Steve Buscemi. DOM 26, h. 18.30, GIO 30, h. 20.40, SAB 1, h. 16.25 •Joel Coen Il grande Lebowski The Big Lebowski Usa 1998, 117’, col. Nell’estate del 1949, in una piccola città della California del Nord, Ed Crane, un barbiere assai scontento della propria vita, spera di poterla cambiare quando, scoperto il tradimento della moglie, decide di ricattare l’amante. Nonostante la sua mancanza di scrupoli, però, le cose andranno in maniera diversa perché l’amante di sua moglie viene trovato ucciso. Premio della giuria ex-aequo con Mulholland Drive di David Lynch al Festival di Cannes 2001, David di Donatello nel 2002 come miglior film straniero. Sc.: J. e E. Coen; Fot.: Roger Deakins; Int.: Billy Bob Thornton, Frances McDormand, Michael Badalucco. MAR 28, h. 16.15, VEN 31, h. 20.20, DOM 2 novembre, h. 20.20 •Joel Coen Prima ti sposo, poi ti rovino Intolerable Cruelty Due sicari, inviati dal pornografo Treehorn, irrompono nell’appartamento di Jeff Lebowski, detto Drugo, disoccupato giocatore di bowling, rimasto legato agli anni Settanta. Ma hanno sbagliato, perché il loro obiettivo è un altro Jeff Lebowski, un Usa 2003, 100’, col. Stanco della vita di tutti i giorni, Miles Massey, un importante avvocato divorzista di Los Angeles trova un giorno l’occasione per dare una svolta al tran tran quotidiano grazie all’incontro casuale con una donna affascinante. Lei, Marilyn Rexroth, ambiziosa e arrivista, grazie a vari matrimoni e separazioni ha raggiunto l’indipendenza finanziaria. 3 Texas, anni Ottanta. L’avventura di un uomo che, durante una battuta di caccia lungo il Rio Grande, incappa per caso sulla scena di un traffico di droga andato storto dove sono stati abbandonati alcuni cadaveri, un quantitativo di eroina e soprattutto una valigia con un’ingente somma di denaro. L’uomo decide di prendere con sé la borsa con il prezioso contenuto e inizia la sua fuga disperata per eludere la caccia all’uomo messa in atto da un assassino psicopatico, un ex agente delle forze speciali assoldato da un potente cartello e da uno sceriffo intenzionato a fermare i due inseguitori. Oscar come miglior film, miglior regia, miglior attore non protagonista a Javier Bardem e migliore sceneggiatura non originale. Sc.: J. e E. Coen, dal romanzo di Corman McCarthy; Fot.: Roger Deakins; Int.: Tommy Lee Jones, Woody Harrelson, Javier Bardem. GIO 30, h. 18.15, SAB 1 novembre, h. 20.20 n 63 pdf 25-09-2008 10:43 Pagina 4 larivista delcinema MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA LE RASSEGNE DEL MASSIMO3 programma ottobre Romanzo americano. Omaggio a Robert Rossen fa meno dogmatico e si trasfigura piuttosto nell’osservazione delle cose umane, e comincia a emergere l’abisso dell’individuo, il dramma diventa psicologico e non più, o non solo, sociale. E ci può non piacere quello che di noi vediamo nei personaggi/individui di Rossen, questo è quello che accade in America, ma anche alla Mostra del Cinema di Venezia, che escluse il film dalla selezione. Lilith infastidisce, inquieta, e ciò che è peggio disturba. Nessuna tesi sociale, nessuna consolazione, nessun tentativo di comporre, di ricomporre l’essere umano e la sua fragilità morbosa, anzi, Rossen scende nel profondo del cuore e della mente malata di Lilith, e con lei nel cuore dell’America dei primi anni Sessanta, ancora assopita nel suo sonno perbenista e terribile. La forza visuale del film testimonia che la parola, fondante nel cinema di Rossen, fondamentale, non è più sufficiente, e Rossen ricerca - e con Lilith raggiunge - una complessità espressiva straordinariamente moderna e insolente. Un nuovo inizio, un nuovo cinema. Che fatalmente non può proseguire però, Robert Rossen muore a Los Angeles nel 1966. Negli anni dello studio system Robert Rossen ha scritto, diretto e prodotto i suoi film, con un’autonomia rara per l’epoca. È stato un autore assolutamente moderno, che ha attraversato anni sospesi tra un passato ancora troppo vicino e un futuro che correva veloce. E forse proprio per questo non sempre capito, non sempre amato, e mai abbastanza visto, studiato, mostrato. di Chiara Barbo Robert Rossen era nato a New York nel 1908, cresciuto nel Lower East Side di Manhattan, un quartiere in quegli anni ben distante dal sogno americano. È stato pugile, uomo di teatro, sceneggiatore. La povertà della sua infanzia e le ingiustizie del sistema americano, i combattimenti sul ring alla ricerca della vittoria e del riscatto, individuale e sociale, l’interpretazione attoriale e la parola: questi gli elementi fondanti del cinema di Rossen, questo quello che della sua vita, ancora giovanissimo, è entrato di forza nel suo cinema, come essenziale, irrinunciabile. Prima come sceneggiatore sotto contratto alla Warner Bros., in cui la sua scrittura sottile e la narrazione tesa sono a servizio degli studios e di registi come LeRoy, Walsh, Bacon e Milestone, e la morale di quei film è quella dell’America coraggiosa e puritana degli anni Trenta, quella di una società potenzialmente giusta, quella consolatoria verso gli sconfitti. Ma l’esperienza di Rossen è diversa, come anche la sua riflessione, così riesce a far entrare comunque in quei film il dubbio, le incrinature sociali, a raccontare la devianza dell’individuo proprio a causa di quella stessa società. E non è un caso che il giovane Rossen si iscriva al partito comunista, il suo sogno di egalitarismo sociale e al tempo stesso la constatazione che la grande America è in realtà profondamente intollerante e ingiusta sono evidenti tanto più nei film che comincia a dirigere, da Body and Soul (Anima e corpo) in poi l’uomo e la donna rosseniani sono in lotta contro la società, il sistema americano è iniquo e corrotto, il razzismo insopportabile, e il desiderio di riscatto e vittoria dell’individuo contro le avversità e le ingiustizie diventa ossessione, diventa il sogno americano che si sgretola, il mondo dei suoi eroi si fa sempre più cupo, fino a The Hustler (Lo spaccone), e al magistrale Lilith (Lilith, la dea dell’amore), in cui non è più tanto la società a essere sotto accusa, il pensiero di Rossen si ø primo piano 1-8 ottobre ROMANZO AMERICANO. OMAGGIO A ROBERT ROSSEN •Robert Rossen e quando lei si innamora di un altro, Vincent reagisce spingendo il rivale al suicidio. Ultimo film di Robert Rossen. Sc.: R. Rossen, dal romanzo di J.R. Salamanca; Fot.: Eugen Shüfftan; Int.: Warren Beatty, Jean Seberg, Peter Fonda, Gene Hackman. •Robert Rossen Usa 1947, 90’, b/n, v.o. sott.it. Copia conservata dalla Cinémathèque Royale de Belgique Johnny O’Clock è socio di minoranza di un casinò clandestino gestito da Pete Marchettis. I guai cominciano quando Harriet, la guardarobiera del casinò, viene trovata uccisa. Sua sorella Nancy indaga fino a scoprire la verità, ma finisce per innamorarsi di Johnny. La Columbia sfruttò in questo film il recente successo di Dick Powell nel noir L’ombra del passato. Rossen, al suo esordio come regista, invece, sfruttò la sua abilità di sceneggiatore per realizzare un film complesso, con dialoghi feroci e sarcastici e una costante rabbia di fondo. Sc.: R. Rossen, da una storia di Milton Holmes; Fot.: Burnett Guffey; Int.: Dick Powell, Evelyn Keyes, Lee J. Cobb. All the King’s Men MER 1, h. 16.30, VEN 3, h. 22.30 •Robert Rossen Anima e corpo Body and Soul Usa 1947, 104’, b/n, v.o. sott.it. Copia conservata da British Film Institute Il giovane Charley Davis, dopo aver vinto un incontro di boxe in un torneo amatoriale, viene convinto a intraprendere la carriera pugilistica dal manager Quinn che si offre di seguire i suoi interessi. La madre di Charley in un primo momento si oppone ma, quando il padre muore, Charley accetta di combattere per soldi in un incontro che Quinn organizza. La sua carriera si fa promettente e vittoriosa. Charley vince un incontro dopo l’altro fino a quando si trova a dover scegliere tra la boxe combattutta secondo le regole e le possibilità di alti guadagni che gli prospetta un altro impresario senza scrupoli. Oscar per il montaggio. L’aiuto alla regia era Robert Aldrich. Sc.: Abraham Polonsky; Fot.: James Wong Howe; Int.: John Garfield, Lilly Palmer, Hazel Brooks. Raul Fuentes che ne cura l’immagine. Quando Linda, la donna che Luis ama alla follia, muore in un terribile incidente, anche la sua carriere subisce un contraccolpo. Divorato dai sensi di colpa, Luis viene ferito da un toro durante una corrida. Le sue condizioni sono gravi ma lentamente riuscirà a recuperare la sua forza e, soprattutto, a ritrovare il coraggio e il desiderio di andare avanti. Sc.: John Bright, da un romanzo di Tom Lea; Fot.: Floyd Crosby, James Wong Howe; Int.: Mel Ferrer, Eugene Iglesias, Anthony Quinn. MER 1, h. 20.30, MAR 7, h.16.15 A sangue freddo Johnny O’Clock L’omaggio a Robert Rossen, a cura di Chiara Barbo e Sergio Grmek Germani, è un progetto organizzato da I mille occhi - Festival Internazionale del Cinema e delle Arti (Trieste) e dal Museo Nazionale del Cinema in collaborazione con Cinémathèque Française, Cinémathèque Royale de Belgique, Cinémathèque de la Ville de Luxembourg, Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, National Film & Television Archive, British Film Institute, Hollywood Classics, Park Circus, Ignite Films, Sony Pictures, 20th Century Fox. Tutti gli uomini del re Usa 1949, 109’, b/n, v.o. sott.it. Copia restaurata da Sony Pictures Releasing Cordura They Came to Cordura Usa 1959, 123’, col., v.o. sott. it. Copia conservata da Sony Pictures Releasing GIO 2, h. 18.30, LUN 6, h. 22.30 •Robert Rossen Mambo Italia/Usa 1954, 110’, b/n Copia conservata dal Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale Willie Stark, un giovane di modesta condizione ma pieno d’ingegno, si fa coinvolgere dalla lotta politica. Alcuni politicanti appoggiano la sua candidatura col proposito di servirsi di lui per i loro loschi fini. Accortosene, Willie li denuncia agli elettori e in tal modo vince la sua battaglia. Eletto governatore dello Stato, vuol attuare un grandioso programma d’opere pubbliche ma, per riuscire nei suoi propositi, ricorre agli stessi sistemi di corruzione e di sopraffazione che ha tanto rimproverato agli avversari. La sua personalità si trasforma: l’assertore dei diritti popolari diventa un dittatore senza scrupoli, che crede lecito tutto quello che serve a consolidare il suo potere. Anche nella cerchia dei familiari e degli amici tutti devono piegarsi alla sua volontà. Tradisce la moglie, toglie al suo migliore amico la fidanzata, causa, per egoismo, la rovina del figlio adottivo, ricatta un magistrato spingendolo al suicidio. Molti l’abbandonano, ma le folle gli rimangono fedeli e con l’aiuto di queste riesce a vincere ancora. Sc.: R. Rossen; Fot.: Burnett Guffey; Int.: Broderick Crawford, John Ireland, Anne Seymour. Durante la guerra contro Pancho Villa, nel Messico del 1916, sei soldati americani e una donna sono in marcia in cerca di salvezza. Devono attraversare il deserto messicano e raggiungere un piccolo forte, la base militare di Cordura, in Texas. Il viaggio è massacrante e, ben presto, lascia affiorare il vero carattere e la vera natura di ognuno. Il film fece perdere cinque milioni di dollari alla Columbia e fu maltrattato dalla maggior parte dei critici. Sc.: R. Rossen, Ivan Moffat, dal romanzo di Glendon Swarthout; Fot.: Burnett Guffey; Int.: Richard Conte, Gary Cooper, Rita Hayworth. VEN 3, h. 18.15, MER 8, h. 22.30 •Robert Rossen Lo spaccone Giovanna, modesta commessa di negozio a Venezia, e Mario giovane ambizioso, spiantato e di pochi scrupoli, sono amanti benché non ci sia tra loro un profondo affetto. Quando Giovanna incontra per caso il principe Enrico Martinengo che la vorrebbe come amante, Mario favorisce questa relazione, che giudica vantaggiosa dal punto di vista economico. Disgustata, Giovanna decide di lasciare Venezia ed entra a far parte di una compagnia di balletto e parte per una tournè all’estero. Qualche tempo dopo Giovanna torna a Venezia e ritrova Mario che lavora come croupier al casinò, si unisce a lui, benché il principe abbia dichiarato di volerla sposare. I due apprendono che il principe è affetto da una malattia inguaribile che lo condurrà tra non molto ad una morte prematura e repentina. Cedendo alle insistenti pressioni di Mario, Giovanna sposa il principe nella speranza di ereditare il suo denaro, ma molto presto si innamora di lui. Sc.: R. Rossen, Ivo Perilli, Ennio De Concini, Guido Piovene; Fot.: Harold Rosson; Int.: Silvana Mangano, Vittorio Gassman, Michael Rennie. GIO 2, h. 16.30, LUN 6, h. 20.30, MAR 7, h. 18.30 •Robert Rossen Fiesta d’amore e di morte The Hustler Usa 1961, 134’, b/n, v.o. sott.it. Eddie Felson è un giovane dal carattere violento e orgoglioso che vuole diventare campione di biliardo. Quando decide di sfidare il campione di Chicago Minnesota Fats, raccoglie una forte somma di denaro e parte per Chicago a sfidare il suo rivale. Alla fine, però, nonostante la sua sicurezza, Eddie perde la partita e i suoi sogni di gloria sembrano svaniti. Nel frattempo ha incontrato Sarah e con lei vive momenti di forte intimità. Continuando a frequentare le sale da gioco, si mette in affari con uno sfruttatore di giocatori di biliardo, Bert Gordon, che gli offre aiuto in cambio di una percentuale sulle vincite. Preso nuovamente dal demone del gioco, si allontana lentamente da Sarah e, partita dopo partita, arriva nuovamente a sfidare Minnesota Fats, battendolo finalmente e sfilandogli ben tredicimilacinquecento dollari. Sc.: Sidney Carroll, R. Rossen; Fot.: Eugen Schüfftan; Int.: Piper Laurie, Paul Newman, George C. Scott. MER 8, h. 20.00 The Brave Bulls GIO 2, h. 20.30, LUN 6, h. 16.15 •Robert Rossen Usa 1951, 106’, b/n, v.o. sott.it. Copia conservata dalla Cinémathèque de la Ville de Luxembourg •Robert Rossen Alexander the Great L’isola nel sole Island in the Sun Usa 1957, 119’, col., v.o. sott.it. Copia conservata da 20th Century Fox Arcipelago delle Antille. La convivenza tra gli inglesi e gli indigeni che abitano sull’isola di Santa Marta è sempre più difficile. Maxwell Fleury, esponente di un’influente famiglia britannica e David Boyeur, leader carismatico dei nativi, che si batte per i diritti dei suoi connazionali, si danno battaglia per le imminenti elezioni politiche, inevitabilmente condizionate da drammi familiari, un omicidio e scandalose relazioni interrazziali. Sc.: Alfred Ayes; Fot.: Freddie Young; Int.: James Mason, Joan Fontaine, Dorothy Dandridge. MER 1, h. 18.15, VEN 3, h. 20.30 •Robert Rossen Lilith – La dea dell’amore Usa 1964, 114’, b/n, v.o. sott.it. Copia restaurata da Sony Pictures Releasing In un istituto per malattie mentali il giovane assistente Vincent, reduce dalla guerra, si lascia travolgere da una disperata storia d’amore con una ragazza ammalata che vive nella stessa clinica. Ma il giovane, che ha avuto tristi esperienze belliche, sente che il male si insinua anche in lui •Robert Rossen Il torero Luis Bello ogni volta che scende nell’arena infiamma le folle con il suo straordinario talento di matador e grazie anche al lavoro del suo manager GIO 2, h. 22.30, LUN 6, h. 18.15 4 Alessandro il Grande Usa/Spagna 1936, col., v.o. sott.it. Copia conservata da Park Circus Alessandro il Grande, il leggendario eroe greco salutato dai suoi come il Re dei Re, è stato un fiero comandante in grado di condurre in battaglia eserciti enormi senza mai subire una sconfitta, un magnifico guerriero che molti hanno considerato quasi una divinità. Nato nel 356 avanti Cristo, in un mondo politicamente instabile, educato da Aristotele e scelto dal suo popolo quale successore al padre, questo glorioso conquistatore riuscì a superare tutti i conflitti, unificando Europa e Asia e divenendo uno dei legislatori più famosi della storia. Sc.: R. Rossen; Fot.: Robert Krasker; Int.: Claire Bloom, Richard Burton, Danielle Darrieux. VEN 3, h. 15.45, MER 8, h. 16.30 n 63 pdf 25-09-2008 10:43 Pagina 5 larivista delcinema MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA LE RASSEGNE DEL MASSIMO3 programma ottobre Immagini di due città: Colonia-Torino nazista. Ne Il mendicante del duomo di Colonia invece la città è il suo Duomo, è intorno a questo incredibile monumento che germoglia, s’intreccia e si scoglie la storia di questo poliziesco girato nel lontano 1927 e ancora privo di voce. Ed è ancora il Duomo, di cui Hegel descrivendone la maestosità e leggiadria architettonica parlava non tanto di un salire quanto di un ascendere volando, che impressiona lo sguardo americano di un Samuel Fuller invitato a girare, un quarantennio più tardi, di nuovo un poliziesco sotto le sue guglie, Il piccione morto sulla Beethovenstrasse (1972). In questo film Colonia è ancora una volta raccolta nel suo Duomo che con le sue elevatissime cime gotiche esprime la vertigine, il disorientamento che prende i personaggi, oppure, con quella sua altezza imponente, resa macabra dalla sera, il destino che incombe su loro. Un’eccitazione, una vertigine, che coglie lo stesso regista americano che si mette, in questa sua opera minore, a giocare briosamente col genere e col cinema. Architetture, spazi, atmosfere di una città in mezzo ai quali vivono i suoi cittadini e che si impregnano dei loro grandi o piccoli drammi o gioie. Questa città fatta di carne ce la mostrano con intelligenza e sensibilità i documentari Ritratto di una coloniese e Cosa vivi?. Nel primo (una rarità) il Böll che diverse volte era stato oggetto d’interesse del cinema, anche Il caso Katharina Blum presente nella rassegna (uno dei più grossi successi di quella splendida stagione cinematografica che fu Il nuovo cinema tedesco) era tratto da un suo libro, decide di utilizzare lui stesso per la prima volta la macchina da presa per raccontare con sobrietà, senza alcun pathos, la vita di un’anonima coloniese, la comunista Gertrude Hemacher. La vita di questa donna politicamente attiva da circa 45 anni, che come dice Böll stesso potrebbe essere la signora della panetteria all’angolo, diviene incarnazione dei fatti più gravi della storia tedesca del Novecento: la Repubblica di Weimar, il nazismo, i bombardamenti alleati e quella contraddizione democratica che fu il divieto di certi lavori per chi si professava membro del partito comunista in vigore nella Repubblica Federale. Nel secondo documentario è ancora la quotidianità, il vivere anonimo di comuni coloniesi ad accentare le immagini, questa volta però è quella di un gruppo di giovani le cui origini (Turchia, Albania, Tunisia, Marocco) abbruniscono la pallida luce del nord. La giovane regista Bettina Braun li ha seguiti per due anni dando parola alle loro difficoltà e ai loro desideri e in una città dove convivono più di cento nazionalità non presentarli sarebbe stato un po’ come, ritornando alla metafora del ritratto, farne uno senza un orecchio o naso. di Geremia Carrara Tra le varie iniziative che dopo la Seconda guerra mondiale cercavano di ricostituire i legami terribilmente lacerati dalla follia nazi-fascista tra le diverse genti d’Europa, vi fu nel luglio del 1958 anche quella chiamata “Ring of Twinned Cities”. Il “Ring of Twinned Cities” fu un gemellaggio plurimo che mise insieme sei città rappresentanti degli altrettanti paesi fondatori, con la firma del Trattato di Roma dell’anno precedente, della prima cellula della Comunità Europea; tra queste sei città, che con quest’atto vollero sottolineare un nascente spirito di solidarietà che trovava il suo humus in affinità storiche, culturali ed economiche, vi erano anche Colonia e Torino. La rassegna che il pubblico torinese avrà modo di vedere in occasione del Cinquantenario di questo gemellaggio vuole essere, proprio nello spirito che fonda un gemellaggio, una sorta di scambio d’immagini che due conoscenti lontani si passano, di loro stessi e dei luoghi in cui vivono, per migliorare, approfondire quella loro amicizia (a fine ottobre sarà Torino, con un’analoga rassegna cinematografica, a consegnare immagini di se stessa a Colonia). L’idea è di riuscire, coi film che si proietteranno, a schizzare una sorta di ritratto di queste città che renda alle due lontane platee i due luoghi più tangibili e vicini. Ma un ritratto, come ha mostrato splendidamente Rembrandt, perché sia vero non si deve limitare semplicemente a saper copiare perfettamente la superficie di ciò che vuole rappresentare, ma deve riuscire ad andare di là dalla pelle e cogliere insieme con essa anche lo spirito del rappresentato. Così un valido ritratto di città non si riduce solo a mostrare in pellicola palazzi, strade o monumenti, ma deve riuscire a consegnarci anche una topografia storica e sociale del luogo. Perciò non ha importanza se in questa rassegna, ad esempio, il cortometraggio Marchorka Muff (1962/63) sia ambientato a Bonn e non a Colonia, poiché esso ci parla di Colonia attraverso uno dei suoi più illustri cittadini, quell’Heinrich Böll Premio Nobel per la letteratura nel 1972 dal quale gli allora giovani registi Jean-Marie Straub e Danièle Huillet presero avvio per dar vita ad uno dei percorsi più belli e radicali che la storia del cinema conosca. La Colonia, quella fisica, con stralci delle sue architetture e atmosfere messe in quadro dagli sguardi particolarissimi della coppia Straub-Huillet tornerà (appena un anno dopo) con Non riconciliati (1964/65), sempre mediata da Böll, per raccontarci la storia tedesca della prima metà del Novecento dove proprio la borghesia nata sulle sponde del Reno occupava un ruolo di primo piano. Nell’acuta satira Il capitano di Colonia (1956), prodotto dalla Repubblica Democratica Tedesca e accolto nella Germania dell’Ovest solo trent’anni dopo, la città renana post bellica offrirà invece col suo brulichio l’archetipo della metropoli tedesca dell’era adenaueriana intrecciata ancora col periodo ø percorsi 9-12 ottobre IMMAGINI DI DUE CITTÀ: COLONIA-TORINO. La rassegna Immagini di due città: Colonia-Torino, a cura di Geremia Carrara, è organizzata dal Museo Nazionale del Cinema e dal Goethe-Institut di Torino con la collaborazione di FilmInitiativ Köln, WDR, Bavaria, Progress Film, Kinowelt, Deutsche Filminstitut, Stiftung Deutsche Kinemathek. La rassegna di film ambientati a Torino, che si svolgerà a Colonia dal 29 ottobre al 2 novembre, è organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Colonia (www.iiccolonia.esteri.it). •Michael Gramberg Ritratto di una coloniese Porträt einer Kölnerin Germania 1974, 45’, col., v.o. sott.it. •Rolf Randolf Il mendicante del Duomo di Colonia Der Bettler vom Kölner Dom Germania 1927, 83’, b/n, did.or. sott.it. Copia restaurata da Stiftung Deutsche Kinemathek Accompagnamento dal vivo al pianoforte del Maestro Stefano Maccagno l’amico Schrella. Robert ottenne l’amnistia, Schrella ritornò in patria soltanto vent’anni dopo. Nettlinger, che all’epoca aveva denunciato i due ragazzi, è nel frattempo salito a ruoli ministeriali. La madre di Robert, Johanna Fähmel, malata di mente fin dai tempi della prima guerra mondiale, il giorno del compleanno del marito spara con una pistola a Nettlinger, durante una manifestazione di ex combattenti. Nettlinger, «con grande meraviglia», si salva anche questa volta. Sc.: D. Huillet, J-M. Straub; Fot.: Wendelin Sachtler, Gerhard Ries, Christian Schwarwald, J.-M. Straub; Int.: Heinrich Hargesheimer, Carlheinz Hargesheimer, Martha Ständner. VEN 10, h. 19.40, SAB 11, h. 23.40 •Samuel Fuller Piccione morto in via Beethoven Tote Taube in der Beethovenstrasse All’hotel Excelsior, accanto al Duomo di Colonia, una banda internazionale di ladri vuole impossessarsi dei gioielli di un milionario americano. La polizia e uno strano investigatore privato durante il carnevale cercano il modo per sgominare questa banda. Nel film recita Carl de Vogt, attore molto conosciuto in Germania in quegli anni ed interprete dei film giovanili di Fritz Lang come Halbblut, Der Herr der Liebe e Die Spinne. Sc.: Emanuel Alfieri; Int.: Henry Stuart, Elsa Temary, Hanni Weisse, Carl de Vogt. GIO 9, h. 20.30 – ingresso euro 4,00 •Volker Schlöndorff, Margarethe Von Trotta Il caso Katharina Blum Die verlorene Ehre der Katharina Blum Germania 1975, 106’, col., v.o. sott.it. Katharina Blum, divorziata, vive molto ritirata e si mantiene facendo la donna di servizio in casa di una zia. Una sera, però, partecipa al Carnevale di Colonia e conosce Ludwig e lo ospita in casa propria senza sapere che si tratta di un disertore della Bunderswehr, ricercato e sorvegliato dalla polizia per motivi politici e criminali. Quando i tutori dell’ordine irrompono nell’appartamento di Katharina, Ludwig è già fuggito e sulla donna ricade il sospetto di complicità con un anarcoide e di attività sovversive. Trattenuta in carcere e poi in libertà condizionata, Katharina diviene la facile preda di giornali scandalistici e, in modo particolare, del reporter Bernard che diffonde notizie del tutto arbitrarie e false, tali da ledere altamente l’onorabilità e la reputazione della donna. Sc.: V. Schlöndorff, M. Von Trotta; Fot.: Herbert Kerz, Jost Vacano, Jurgen Bieske; Int.: Angela Winkler, Mario Adorf, Dieter Laser. VEN 10, h. 16.30, SAB 11, h. 20.30 La redazione cultura ed arte della rete televisiva WDR propose a Henrich Böll diverse idee per la realizzazione di un documentario che avesse come soggetto persone che abitassero a Colonia. Böll scelse di interessarsi alla comunista Gertrude Hemacher. In questo lavoro il premio Nobel per la prima volta si pone per un tempo così lungo davanti ad una macchina da presa realizzando un’intervista con l’anziana comunista. Intervista durante la quale Böll percorre senza pathos, con parole semplici, la vita di questa donna politicamente attiva da circa quarantacinque anni e che si fonde inevitabilmente con i fatti più gravi della recente storia tedesca: la Repubblica di Weimar, il nazismo, i bombardamenti. Il documentario non mancò di suscitare aspre critiche da parte della stampa conservatrice che lo accusò di essere un lavoro di propaganda politica. VEN 10, h. 18.30, SAB 11, h. 22.30 •Jean-Marie Straub, Danièle Huillet Machorka-Muff Germania 1963, 17’, col., v.o. sott.it. Copia proveniente da Deutsche Filminstitut Il primo cortometraggio di Straub si basa sulla satira Haupstädtisches Journal di Heinrich Böll apparso nel 1956 in occasione della ricostituzione dell’esercito tedesco. Il colonnello Machorka-Muff è inviato a Bonn dal Ministero della Difesa, reintegrato e promosso generale. Sposa l’amata Inniga von Zaster-Pehnutz e può realizzare il suo progetto preferito: l’Accademia per la memoria militare, in cui ogni ex soldato, dal grado di maggiore in poi, dovrà avere la possibilità di scrivere le proprie memorie parlando con i camerati e collaborando con l’Ufficio per la storia bellica del Ministero Sc.: D. Huillet, J-M. Straub, dal racconto di Heinrich Böll; Fot.: Wendelin Sachtler; Int.: Erich Kuby, Renate Lang, Johannes Eckardt. VEN 10, h. 19.20, SAB 11, h. 23.20 •Jean-Marie Straub, Danièle Huillet Non riconciliati Nicht versöhnt oder Es hilft nur Gewalt, wo Gewalt herrscht Germania 1964-65, 50’, col., v.o. sott.it. Colonia 1956: la storia tedesca della prima metà del secolo, rispecchiata nelle vicende di tre generazioni della famiglia di architetti Fähmel e narrate nel giorno dell’ottantesimo compleanno di Heinrich Fähmel. Nel 1934 il figlio Robert, studente, entrò in un’organizzazione antifascista e fu costretto a fuggire in Olanda con 5 Germania 1972, 105’, col., v.o. sott.it. Girato in esterni tra Bonn e Colonia. Un investigatore privato americano, incaricato da un senatore di recuperare i negativi di certe fotografie compromettenti, viene ucciso a Bonn da Charlie Umlaut, un pregiudicato coinvolto in traffici di droga. Un altro agente, Sandy, rintraccia l’assassino che però riesce rocambolescamente a fuggire. A Colonia Sandy rintraccia Christa, la ragazza con cui il senatore si è compromesso. Christa propone a Sandy di prendere il suo posto ed entrare nel giro dei ricatti e degli intrighi politici internazionali. Sandy finge di stare al gioco ma finisce per innamorarsi della ragazza sbagliata. Fuller interpreta il ruolo dell’agente ucciso. Sc.: S. Fuller; Fot.: Jerzy Lipman; Int.: Stéphane Audran, Eric P. Caspar, Anthony Chinn. VEN 10, h. 20.30, DOM 12, h. 16.15 •Bettina Braun Come ti va? Was lebst Du? Germania 2004, 87’, col., v.o. sott.it. Nel suo primo documentario la giovane regista Bettina Braun ha seguito a Colonia, per circa due anni, un gruppo di giovani tra i 16 e i 20 anni con differenti origini geografiche (l’Albania, la Turchia, il Marocco). Was lebst du? ci mostra la quotidianità di queste giovani vite che si muovono tra la scuola e la formazione professionale, tra il rapporto con i genitori rimasti molto legati alle tradizioni dei paesi d’origine e la vita in una grande e moderna metropoli occidentale che ha ridefinito per sempre il loro presente e futuro. Sc.: B. Braun; Fot.: B. Braun; Int.: Ali El Mkllaki, Alban Kadiri, Kais Setti. VEN 10, h. 22.30, SAB 11, h. 18.45 •Slatan Dudow Il capitano di Colonia Der Hauptmann von Köln Germania 1956, 118’, col., v.o. sott.it. Un giovane calzolaio è arrestato per aver rubato una piccola somma. Quando viene rilasciato dopo quindici anni ha bisogno di un certificato per poter lavorare e iniziare da capo, ma senza un lavoro non può ottenere il certificato. Si addentra, così, nella burocrazia senza riuscire a vedere una soluzione. Fino a quando, in un negozio di abiti di seconda mano vede una uniforme che gli calza a pennello e inizia a escogitare un piano per risolvere i suoi problemi. Sc.: Helmut Käutner Fot.: Albert Benitz; Int.: Heinz Rühman, Martin Held, Hannelore Schroth. SAB 11, h. 16.30, DOM 12, h. 18.15 n 63 pdf 25-09-2008 10:43 Pagina 6 larivista delcinema MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA LE RASSEGNE DEL MASSIMO3 programma ottobre SettantaOttanta. La mutazione italiana intorno al 1978 L’Associazione Culturale Franti – Nisi Masa in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema – Fondazione Maria Adriana Prolo e l’Associazione Museo Nazionale del Cinema anche quest’anno, con SettantaOttanta. La mutazione italiana intorno al 1978, torna ad occuparsi di uno dei momenti più drammatici, controversi e densi di significato della storia italiana. Quella manciata di anni che stravolsero per sempre la fisionomia del nostro paese saranno raccontati grazie ad una rassegna multidisciplinare: cinema, teatro, spettacoli musicali, mostre fotografiche, incontri con i protagonisti dell’epoca, per sviscerare e comprendere un periodo storico affascinante e terribile, un’epoca difficilmente decifrabile, soprattutto per le generazioni più giovani. La cifra distintiva che ha sempre contraddistinto quegli anni è stata la particolare commistione fra impegno sociale, spinta ideologica e una costante e palpabile violenza quotidiana. In Italia se ne è molto scritto, parlato e discusso, soprattutto lo scorso anno in occasione del trentennale 1977/2007; il terrorismo politico, i moti studenteschi, il boom dell’eroina, la nascita delle tv e radio libere, il lento scivolare verso la crisi dell’impegno, la deriva ideologica ed infine l’adeguamento a diversi modelli di vita. In questo contesto di rievocazioni e processi alla storia, Franti – Nisi Masa Italia con SettantaOttanta vuole spostare l’angolo d’osservazione, mettendo sotto la lente d’ingrandimento non gli epifenomeni di quegli anni ma ciò che è sotteso a questi accadimenti, la dimensione di una vera e propria metamorfosi antropologica e sociale. La sezione cinema di quest’anno sarà articolata in tre giornate: la prima mercoledì 22 ottobre dedicata al disagio mentale e la legge Basaglia che quest’anno ha compiuto trent’anni; il culmine della giornata sarà la proiezione del capolavoro di Marco Bellocchio, Silvano Agosti, Sandro Petraglia e Stefano Rulli, Matti da slegare (1975). La seconda giornata, giovedì 23 ottobre, sarà invece dedicata al cinema di Aldo Lado, regista conosciuto anche con lo pseudonimo di George B. Lewis; gialli psicologici, thriller, melodrammi a tinte violente, atmosfere cupe, commedie velatamente erotiche, queste le tante facce del cinema di Aldo Lado, uno sguardo diretto e popolare su una società fotografata in un momento di forte crisi e trasformazione. L’ultimo giorno, venerdì 24 ottobre, sarà dedicato al racconto degli anni più cupi del terrorismo ad un trentennio dal rapimento di Aldo Moro, attraverso proiezioni, incontri e dibattiti. ø percorsi •Aldo Lado 22-24 ottobre SETTANTAOTTANTA. LA MUTAZIONE ITALIANA INTORNO AL 1978 •Matteo Silvan Echi d’autunno 2006 Italia, 50’, col. Sulla scia della legge Basaglia del 1978 i manicomi, ancora oggi, continuano a svuotarsi. All’ ex manicomio Sant’Artemio il ricordo di ciò che è stato abbandona con lentezza stanze e viali. Nei passi spesi lungo i corridoi la storia ancora si racconta. Al Sant’Artemio qualcuno non se n’è andato e il giardino intorno ancora lo protegge. Voluto dal Consiglio Provinciale di Treviso nel 1906, cento anni dopo, la Provincia lo rivuole per restituirlo alla comunità. Matteo Silvan, giovane regista trevigiano, formatosi a Torino, ha documentato l’ultimo mese dell’anomala quotidianità nel manicomio per preservare la memoria di quanto è stato vissuto tra quelle pareti, registrando brevi poetici frammenti della comunità dei cosiddetti “malati mentali” che ivi ha mescolato le proprie particolarissime vite. MER 22, h. 16,30 Il film sarà introdotto dall’autore •Stefano Rulli La sezione cinema di SettantaOttanta proseguirà nei primi di Novembre con la sonorizzazione del capolavoro del Feks (Fabbrica dell’attore eccentrico di Pietrogrado) Le avventure di Mr. West nel paese dei Bolscevichi (1924) di Lev V. Kulesov da parte di Stefano Giaccone (ex Franti), Max Brizio e Dylan Fowler, che qualche giorno dopo saranno impegnati nel reading musicale Solo vecchia brace, voci nel tempo a Torino. Questa bellissima performance, che trasuda cinema da Le amiche (1955) di Michelangelo Antonioni al grande Pier Milanese, chiuderà la seconda edizione di SettantaOttanta. La sezione cinema di SettantaOttanta è a cura di Andrea Mattacheo, Sebastiano Pucciarelli e Vittorio Sclaverani. Il programma completo della manifestazione è consultabile anche sul sito: www.frantinisimasa.it Ingresso alle proiezioni: euro 3,00 per gli spettacoli pomeridiani, euro 4,00 per gli spettacoli serali. secolo scorso. Pochi come lui si sono proposti di liberare il maggior numero di persone inutilmente e crudelmente rinchiuse all’interno delle istituzioni manicomiali. Si trattava di 150.000 persone che venivano letteralmente segregate nei 144 manicomi, spesso per ragioni completamente estranee alla psichiatria, quasi sempre solo per giustificare sovvenzioni pubbliche. L’opera di Basaglia sfocia nella legge 180 che mette fuori legge tutti i manicomi” (S. Agosti) Sc.: S. Agosti; Fot.: S. Agosti; Int.: Remo Girone, Victoria Zinny, Eva Mauri, Edo Basso. L’ultimo treno della notte Italia 1975, 91’, col. VEN 24, h. 16,30 •Damiano Damiani Io ho paura MER 22, h. 19.00 •Marco Bellocchio, Silvano Agosti, Sandro Petraglia e Stefano Rulli “L’ultimo treno della notte mortifica la ragione e offende il “comune sentimento del pudore” delle persone di buon senso, per gli eccessi di quella “pornografia della violenza” che raggiunge qui espressioni davvero fastidiose”. Così scriveva Renato Palazzi, trent’anni fa su Il Corriere della Sera. Oggi la violenza senza ragione di Blackie e Curly, la lussuria perversa della repressa e perbenista signora in tailleur, la cena natalizia del Dottor Stradi e la sua sete di vendetta sembrano una profezia tristemente avveratasi. Musiche di Ennio Morricone. Sc.: A. Lado, Renato Rizzo; Fot.: Gábor Pogány; Int.: Enrico Maria Salerno, Macha Méril, Flavio Bucci, Marina Berti. Matti da slegare Nessuno o tutti Italia 1975, 190’, col. Copia conservata dal Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale Matti da slegare, non è in senso stretto un’inchiesta, ma piuttosto una testimonianza e una denuncia. La tesi è racchiusa nel titolo: i malati mentali sono persone “legate” in molti modi e per diverse cause. Se si vuole curarli (non guarirli, ma almeno impedire che vengano guastati dai metodi tradizionali) occorre slegarli, liberarli, reinserirli nella comunità. Il film conta e vale come atto di amore e di rispetto per l’uomo che, anche quando è “diverso” e malato in modo sconvolgente è sempre preso sul serio. La finale festa danzante è un grande momento di cinema. “Perché è un film straordinario? Lo è per il suo valore di documento. Lo è perché è una memorabile esperienza cinematografica. Lo è perché è un atto di amore e di rispetto per l’Uomo” (M. Morandini). GIO 23, h. 18.30 •Aldo Lado MER 22, h. 17.30 •Silvano Agosti La seconda ombra Italia 2000, 84’, col., “Il film La seconda ombra nasce dalla convinzione che nel nostro paese la figura di Franco Basaglia sia stata una delle più rilevanti nella seconda metà del Italia 1977, 120’, col. Copia conservata dal Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale Marzo 1977, Roma. Il brigadiere Ludovico Graziano viene assegnato come guardia del corpo a un magistrato all’antica, il quale scopre suo malgrado un traffico di armi in cui sono implicati terroristi di destra e servizi segreti. Quando il giudice muore ammazzato, Graziano inizia a fare giustizia a modo suo. “Pochi attori sarebbero stati in grado di disegnare il personaggio centrale del film con la torva e disperata prestanza infusagli da Gian Maria Volonté” (G. Biraghi). Sc.: Damiano Damiani, Nicola Badalucco; Fot.: Luigi Kuveiller; Int.: Gian Maria Volonté, Erland Josephson, Mario Adorf. VEN 24, h. 18.30 •Luigi Maria Perotti L’infame e suo fratello Italia/Germania 2008, 91’, col. La corta notte delle bambole di vetro Italia 1972, 90’, col. Abbiamo bisogno dei giovani per mantenerci in vita, i giovani devono vivere come noi, pensare come noi, i ribelli vanno addormentati, eliminati, niente deve cambiare. Il corpo del giornalista americano Gregory Moore viene ritrovato in un giardino pubblico di Praga apparentemente senza vita. In realtà si trova solo in stato catalettico, il suo cervello continua a ragionare incessantemente ed attraverso una serie di flash sempre più inquietanti ci guiderà alla scoperta di un terrificante disegno di controllo. Sc.: A. Lado; Fot.: Giuseppe Ruzzolini; Int.: Mario Adorf, Barbara Bach, Ingrid Thulin, Jean Sorel. MER 22, h. 20,45 Il film sarà preceduto da una tavola rotonda, a trent’anni dalla Legge Basaglia, alla quale sono stati invitati a partecipare gli autori del film. •Aldo Lado Chi l’ha vista morire? Italia 1972, 90’, col. Un silenzio particolare Italia 2004, 75’, col., La storia di Matteo, affetto da problemi psichici, dei suoi genitori Clara e Stefano, e della loro decisione di creare La città del Sole, un agriturismo dove ognuno trova la sua collocazione, dove tutti hanno il diritto di sostare e convivere. Dalle immagini di Matteo piccolo fino all’inaugurazione del progetto dei suoi genitori. “È stata una strana esperienza, a metà tra cinema e vita. Mentre mi trovavo in quella situazione, mi ci trovavo pensando di essere in un certo contesto, di essere un certo padre; nel momento in cui mi sono rivisto come personaggio sullo schermo, ho capito di me e della mia relazione con Matteo cose che non avevo capito prima: anche e soprattutto tutti i difetti, tutti i disagi” (S. Rulli). Sc.: S. Rulli; Fot.: Ugo Adilardi; Int.: Clara Sereni, Giorgio Arlorio, Nello Correale. intrappolata tra l’ideologia della lotta armata e le ragioni umanitarie, una prospettiva inedita su un dramma che ha precipitato la storia italiana in un buco nero. Ispirato al libro autobiografico di Anna Laura Braghetti (e Paola Tavella) Il prigioniero. Sc.: M. Bellocchio; Fot.: Pasquale Mari; Int.: Luigi Lo Cascio, Maya Sansa, Roberto Herlitzka. GIO 23, h. 20.45 - ingresso libero Il film sarà preceduto da un incontro con il regista Aldo Lado •Marco Bellocchio Buongiorno, notte 2003 Italia, 105’, col. Patrizio Peci è stato il primo pentito delle Brigate Rosse: l’infame, come egli stesso si è definito in un libro. Il fratello Roberto invece, proprio a causa del pentimento di Patrizio, verrà rapito e ‘usato’ dalle BR, in un tragico gioco mediatico in cui i Brigatisti registravano e filmavano le fasi dell’interrogatorio nel disperato tentativo di piegare i media ai loro scopi. In un mosaico di testimonianze dirette, immagini d’epoca e ricostruzioni dei fatti nella “prigione del popolo”, il documentario restituisce un passaggio cruciale di quella notte della repubblica che ha marcato indelebilmente la storia dell’Italia a venire. VEN 24, h. 20,45 Al termine incontro con gli autori e i protagonisti dei film programmati nella serata 1968, Megève, un velo nero ricamato, una soggettiva misteriosa, il ritornello inquietante di una filastrocca, una bambina dai capelli rossi assassinata. 1972, Venezia, Roberta bimba dai lunghi capelli rossi viene ritrovata senza vita in un canale. Suo padre lo scultore Franco Serpieri non riesce a darsi pace ed inizia un indagine solitaria e pericolosa alla ricerca del responsabile. Scoprirà il mondo segreto della ricca e colta borghesia veneziana, popolato da vizi inconfessabili e verità nascoste per anni… Sc.: A. Lado; Fot.: Franco Di Giacomo; Int.: Adolfo Celi, George Lazenby, Anita Strindberg, Alessandro Haber. •Gianni Sartorio Noi non abbiamo vinto? Chiara è una giovane brigatista coinvolta nel sequestro Moro. Impiegata insospettabile e militante clandestina: una doppia esistenza che accresce la sua angoscia e il suo progressivo distacco dalla realtà. Lo sguardo attonito di una donna GIO 23, h. 16.30 6 2006 Italia, 70’, col. 1967-1977: dieci anni di storia torinese, ma non solo. Dieci “anni di piombo”, ma anche di grande entusiasmo e partecipazione. Le lotte, i miti e le atmosfere di quella stagione attraverso le voci di una quindicina di testimoni di varia formazione politica e culturale – tra gli altri Adriano Sofri, Giampiero Leo, Bruno Gambarotta e Stefano Della Casa. VEN 24, h. 23,00 n 63 pdf 25-09-2008 10:43 Pagina 7 larivista delcinema MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA LE RASSEGNE DEL MASSIMO3 programma ottobre Festival Cinemambiente XI edizione (16-21 ottobre) di Gaetano Capizzi Superata, brillantemente la barriera psicologica del decimo anno di vita, il Festival CinemAmbiente inaugura il 16 ottobre la sua 11a edizione. Si può ormai dire che sia uno dei più seguiti e longevi festival di cinema ambientale del panorama internazionale. Con film, dibattiti, approfondimenti, mostre, incontri con registi, esperti, scrittori e ambientalisti e la sua formula capace di coniugare rigore e divulgazione, si è imposto come un appuntamento irrinunciabile per chi vuole essere informato sullo stato del pianeta. La sua cadenza annuale permette inoltre di seguire con regolarità luci e ombre dell’evoluzione della problematica ambientale, segnalare nuovi problemi e nuove soluzioni e monitorare lo sviluppo e le tendenze della cultura ambientalista. Nel solco della continuità, anche quest’anno CinemAmbiente presenta un cartellone ricco di proposte. Selezionati tra le centinaia di film iscritti al Concorso Internazionale Documentari, ne verranno proposti dieci di grande respiro, che, aldilà della tematica ambientale, è importante vedere per il loro valore cinematografico. Film che parlano del ritorno alla tentazione nucleare, di miniere d’oro e della loro incidenza sul territorio e sugli uomini, di animali combattenti e del rapporto con i “trainer-padroni”, di acqua e idropolitica, di visioni del mondo e di visionari capaci di immaginare un futuro sostenibile per la terra, di viaggi e incontri straordinari, di “ethical living”, cioè dei tentativi più o meno seri di vivere nel quotidiano in modo etico, di cosa può succedere se una famiglia decide di immagazzinare i propri rifiuti nel garage e di un elemento presente nella vita di tutti i giorni come la polvere, di “ironeaters”, che con il loro lavoro oltre il limite della sopportabilità, riciclano le navi, fatiscenti giganti del mare, e infine della progettazione a tavolino di megacorridoi stradali in cui transitino solo biciclette e pecore. Il documentarismo italiano conferma in modo più o meno esplicito il crescente interesse dei suoi autori per argomenti legati all’ambiente e ai modi di vivere, concentrandosi ora su temi globali, ora su questioni prettamente italiane ma con significati universali. Il Concorso doc italiani vede in gara dodici film che spaziano dalla pesca intensiva, al riscaldamento globale, dai modelli di sviluppo industriale, all’attenzione per il territorio, dalla meteorologia confrontata con i movimenti sociali, alla crisi petrolifera. In omaggio alla nuova sezione Ambiente Lavoro, è stato inserito nel concorso anche un film su questo tema. In gara autori come Silvio Soldini, Guido Chiesa e Daniele Segre. La tradizionale sezione Cortometraggi di animazione proporrà undici fulminanti filmati provenienti da altrettanti paesi. EcoKids, la sezione per le scuole, che lo scorso anno ha contato settemila giovani spettatori e per la quale è necessario prenotarsi in anticipo, sarà riproposta a Torino e in dieci comuni della provincia con film per elementari, medie e superiori. Ormai parte integrante del festival, il Focus sui Diritti Umani organizzato in collaborazione con Amnesty International, getta quest’anno un cono di luce sul Tibet, il Darfur e il dramma dei bambini soldato. L’attenzione che CinemAmbiente ha da sempre dimostrato per la sicurezza del lavoro e dei lavoratori e per le conseguenze ambientali e sociali dell’organizzazione della produzione, quest’anno, grazie all’interessamento dell’INAIL piemontese, trova una propria sistematicità nella sezione Ambiente Lavoro che riserverà alcune sorprese in termini di qualità e di livello dei momenti di dibattito. Una sezione speciale del festival sarà dedicata al tema dell’acqua che, da risorsa libera come è libera l’aria che respiriamo, è stata trasformata in prodotto commerciale. La sua scarsità e privatizzazione della distribuzione sono diventate uno degli strumenti di pressione politica per intere popolazioni. Questi film verranno replicati al Forum Mondiale dell’Acqua che si svolgerà il prossimo anno a Istanbul. Due mostre, alcuni film e una tavola rotonda, porranno l’attenzione sul popolo Inuit, le cui condizioni di vita sono un termometro dell’inquinamento e del riscaldamento globale. Tornano gli aperitivi letterari con presentazioni di novità editoriali inerenti l’ambiente. Leo Hickman, il giornalista ambientalista del Guardian, conosciuto dal pubblico italiano per la spassosa cronaca di un anno passato con moglie e figlioletta cercando di vivere nel modo più ecologico possibile, presenterà il suo ultimo lavoro sulla insostenibilità del turismo di massa. Altri autori parleranno dei loro libri sul movimento dei Guerrilla Gardens, sui rifiuti a Napoli, sulla sconvolgente incidenza dell’inquinamento nei tumori e sul concetto di ecoletteratura. Le sale del cinema Massimo saranno il cuore del festival, ma non il solo luogo dove si svolgerà: proiezioni, mostre e incontri al Museo Regionale di Scienze Naturali, King Kong Microplex, Circolo dei Lettori, Cascina Marchesa, oltre ai già citati comuni della cintura torinese. Da ricordare le numerose collaborazioni con enti, istituzioni, televisioni, associazioni che offrono un patrimonio di esperienze e rendono la manifestazione sempre più viva. Info: www.cinemambiente.it ø palcoscenico 22 ottobre La voce segreta delle parole Sguardi in macchina. Percorsi di cinema e teatro di Alberto Barbera Indiscusse influenze reciproche, frequenti dichiarazioni di stima contraccambiata e consanguineità esibita, contaminazioni infinite e infinitamente produttive. È la storia del rapporto fra cinema e teatro. Ma c’è anche un’altra storia, meno ufficiale, più simile a quella tante volte raccontata - per dire - in uno dei numerosi melodrammi familiari di Claude Chabrol. Una modesta vicenda di diffidenze reciproche, di rivalità mai veramente sopite, di sospetti malcelati: il tutto generato dal legittimo desiderio di primeggiare, dai sommessi rancori per le indebite appropriazioni, dalle comprensibili invidie per le fortune economiche dell’altro. Vicende di parenti serpenti che sembrerebbero non interessare più nessuno, neppure gli stessi protagonisti, se non fosse per gli inattesi soprassalti che giungono di tanto in tanto a scuotere la calma apparente di un universo spettacolare da tempo attestato su solidi confini e accertate zone di influenza. È almeno dai tempi di André Bazin e della sua rivendicazione teorica di un cinema impuro che nessuno più si sogna di mettere in discussione la natura meticcia del linguaggio cinematografico (altri direbbero, più correttamente, sincretica), capace di appropriarsi con leggerezza e spavalderia di tecniche ed estetiche faticosamente messe a punto nel corso dei secoli dalle altre arti. E, per analogia, la tendenza speculare del palcoscenico a nutrirsi di forme e modalità narrative messe a punto dal cinema nel corso della sua pur breve esistenza. Da tempo, autori che scrivono indifferentemente per l’uno o l’altro mezzo, registi che passano da dietro le quinte a dietro la macchina da presa (e viceversa) con risultati sorprendenti, attori che compiono ripetutamente un analogo tragitto con soddisfazione di tutti, non fanno quasi più notizia. Gli ultimi a farci caso poi, sono gli spettatori, cioè i legittimi destinatari delle due forme di spettacolo: vuoi per un certo disinteresse nei confronti di problematiche astratte, vuoi perché i due pubblici hanno da tempo cessato di essere un corpo unico, disponibile a frequentare alternativamente – a seconda dei casi e dell’interesse delle proposte – il buio delle sale cinematografiche o quello dei teatri di prosa. L’iper specializzazione a cui le società contemporanee sono da tempo assuefatte sembra aver colpito anche lo spettatore, nella maggior parte dei casi ridotto a mero consumatore dell’uno o dell’altro prodotto, incapace (o impossibilitato) a godere di entrambi, scarsamente interessato a ciò che accade nell’orto del vicino. Il programma, messo a punto dal Museo Nazionale del Cinema e dal Teatro Stabile di Torino per accompagnare la stagione 2008-2009 di quest’ultimo, si rivolge invece idealmente a uno spettatore non dimezzato che sicuramente ancora esiste, a un pubblico fatto di individui curiosi e disponibili a inoltrarsi in percorsi non scontati. L’idea è semplice: abbinare ad una buona parte degli spettacoli in cartellone, la proiezione di un film presentato dagli autori della messa in scena - il regista o l’attore o entrambi - in un calendario a cadenza pressoché settimanale di appuntamenti successivi al giorno della “prima”. Per parlare delle influenze e dei rimandi, per sottolineare i debiti meno palesi o evidenziare i legami sotterranei, per riflettere a voce alta sul proprio lavoro e su quello realizzato con gli altri, per rievocare esperienze passate che riemergono più o meno inaspettatamente e interagiscono con le urgenze espressive dell’oggi. Sarà un modo non consueto e non banale per incontrare - al di fuori dei luoghi e dei momenti istituzionalmente predisposti - i protagonisti di una stagione teatrale che si annuncia ricca di stimoli e provocazioni. Ma anche per proporre un’originale modalità di riflessione sui rapporti fra il teatro e il cinema, che continuano a generare produttive contaminazioni e scambi fecondi, al di là degli steccati tradizionali della cui esistenza l’arte contemporanea ha dimostrato l’assoluta inutilità. Il primo appuntamento è con Pippo Delbono, autore dello spettacolo La Menzogna che sarà in scena alle Fonderie Limone di Moncalieri dal 21 ottobre al 2 novembre (info: www.teatrostabiletorino.it) Prosegue ad ottobre la rassegna La voce segreta delle parole – Il grande cinema in lingua originale. In programma nella Sala 2 del cinema Massimo cinque film di grande successo in versione originale con sottotitoli in italiano. Il calendario completo è in distribuzione presso la cassa del Cinema Massimo. Come sempre è possibile organizzare proiezioni mattutine per le scuole. Per informazioni: 011/8138516-517, e-mail: [email protected]. I film di ottobre Il treno per il Darjeeling The Darjeeling Limited di Wes Anderson (Usa 2007, 91’), v.o. inglese, sott.it. Giovedì 2 ottobre, h. 20.30/22.30 In Bruges La coscienza dell’assassino di Martin McDonagh (Usa 2008, 110’), v.o. inglese, sott.it. Giovedì 9 ottobre, h. 20.30/22.30 Sex and the City •Pippo Delbono Grido di Michael Patrick King (Usa 2008, 140’), v.o. inglese, sott.it. Italia 2006, 75’, col. Il regista teatrale Pippo Delbono ripercorre le tappe più importanti della sua vita e della sua carriera, e parla dei personaggi che ha incontrato e che lo hanno accompagnato nei momenti felici e nelle prove più dure. Attraverso il teatro e l’autobiografia, Delbono descrive il suo percorso artistico e fa una precisa dichiarazione di poetica. “Questo film nasce dalla necessità di raccontare un’esperienza che mi ha trapassato la vita... Una lavorazione di due anni per estrarre l’essenza di una storia molto più lunga. Non volevo e non potevo scrivere una sceneggiatura, né inventare personaggi. La storia era presente lì, come le persone, vive. E insieme a questo c’è il mio desiderio di cercare nel linguaggio del cinema la libertà del volo, dell’irreale, del sogno, della poesia. Senza perdere la coscienza della verità” (P. Delbono). Sc.: P. Delbono; Fot.: Cesare Accetta; Int.: P. Delbono, Pepe Robledo, Bobò. MER 22 – Sala Due, h. 18.00 – ingresso euro 3,00 Il film sarà presentato da Pippo Delbono e Mario Martone 7 Giovedì 16 ottobre, h. 20.45 Les chansons d’amour di Christophe Honoré (Francia 2007, 100’), v.o. francese, sott.it. Giovedì 23 ottobre, h. 20.30/22.30 Indiana Jones e il Regno del teschio di cristallo Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull di Steven Spielberg (Usa 2008, 125’), v.o. inglese, sott.it. Giovedì 30 ottobre, h. 20.15/22.30 n 63 pdf 25-09-2008 10:43 Pagina 8 larivista delcinema MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA LE RASSEGNE DEL MASSIMO3 programma ottobre ø palcoscenico 4-5 ottobre Médée Follie. Per la prima volta l’opera in diretta in alta definizione al Cinema Massimo Domenica 5 ottobre Medea, il capolavoro che Luigi Cherubini scrisse nel 1797, inaugura la nuova stagione del Teatro Regio. L’opera, per la prima volta in scena al Regio, è presentata nel nuovo allestimento firmato dal regista argentino Hugo de Ana con la direzione del maestro Evelino Pidò. In scena un cast straordinario con Anna Caterina Antonacci, una delle artiste più affascinanti e carismatiche del panorama internazionale, nel ruolo della protagonista. Accanto a lei il Giasone di Giuseppe Filianoti; nel ruolo di Glauce, la sfortunata rivale di Medea, Cinzia Forte, mentre Sara Mingardo è l’ancella Neris e Giovanni Battista Parodi il re Creonte. Per l’occasione il Museo Nazionale del Cinema dedica, sabato 4 ottobre, un’intera giornata ai film che hanno rivisitato il mito di Medea. Culmine di questa Médée Follie, la trasmissione in diretta della Prima domenica 5 ottobre alle ore 19,00, grazie alla collaborazione con il Teatro Regio, il Centro di Produzione RAI di Torino e il Gruppo Fondiaria SAI. Per la prima volta a Torino saranno effettuate riprese e proiezione in alta definizione, in modo da offrire al pubblico l’opportunità di seguire l’opera, contemporaneamente all’apertura del sipario al Regio, anche nella Sala Uno del cinema Massimo, con l’apporto essenziale di una tecnologia all’avanguardia. Medea, uno dei personaggi più affascinanti del repertorio dell’antichità, mito di passione e vendetta, ha conquistato innumerevoli drammaturghi, musicisti e registi. Delle sue numerose versioni musicali quella di Cherubini - che Beethoven definì il più grande operista dell’epoca - ha sempre riscosso un grandissimo successo, tanto che Brahms, dopo averla ascoltata, scrisse: “Medea, quella che noi musicisti riconosciamo fra di noi come la cosa suprema della musica drammatica”. Contagiata dalla Médée Follie la sala del Teatro Regio si estenderà idealmente fino al cinema Massimo, permettendo alla maga della Colchide di unire, ancora una volta, opera e cinema e di mettere in atto una nuova, “tecnologica” seduzione. •Pier Paolo Pasolini Medea Italia 1970, 118’, col. Copia conservata dal Centro Sperimentale di Cinematografia Cineteca Nazionale SAB 4, h. 18.30 •Tonino De Bernardi Médée Miracle Francia/Italia 2007, 81’, col., v.o. sott.it. Il giovane Giasone, alla testa degli Argonauti, muove alla volta della remota Colchide per impadronirsi del Vello d’oro, che dovrà servirgli per riscattare il trono usurpatogli dallo zio Pelia. La maga Medea, figlia del sovrano della Colchide lo aiuta a rubare il prezioso simulacro e fugge con lui. Tornato in patria, Giasone sposa Medea e ha due figli ma, divorato dall’ambizione, abbandona la famiglia per prendere in moglie Glauce, giovane figlia del re di Corinto. Folle dalla gelosia, Medea mette in atto una tremenda vendetta: con le sue arti magiche provoca la morte di Glauce e del re, e, successivamente uccide i propri figli, incurante delle invocazioni disperate di Giasone. “Giasone è l’eroe attuale (la mens momentanea) che non solo ha perso il senso metafisico, ma neppure si pone ancora questioni del genere. È il tecnico abulico, la cui ricerca è esclusivamente intenta al successo” (P.P. Pasolini). Sc.: P.P. Pasolini, dalla Medea di Euripide; Fot.: Ennio Guarnieri; Int.: Maria Callas, Laurent Terzieff, Massimo Girotti, Giuseppe Gentile SAB 4, h. 16.15 I tagliandi gratuiti per assistere alla proiezione verranno distribuiti giovedì 2 ottobre alla Biglietteria del Teatro Regio (Piazza Castello 215 tel. 011.8815241/2) a partire dalle ore 10.30 e fino a esaurimento dei posti disponibili. Inoltre, 100 tagliandi saranno distribuiti direttamente domenica 5 al Cinema Massimo a partire dalle ore 18.30 in concomitanza con l’apertura della sala. nata, il benessere delle sue origini. L’impatto emotivo dell’abbandono le impedisce di accettare la nuova situazione, mentre la sua amica Adela cerca di fare tutto il possibile perché dimentichi il passato e si ricostruisca una nuova vita. Ma lei sceglie di vendicarsi in maniera orribile. Primo film in digitale girato in America latina. Sc.: Paz Alicia Garciadiego; Fot.: Guillermo Granillo; Int.: Arcelia Ramírez; Luis Felipe Tovar; Patricia Reyes Spindola. •Arturo Ripstein Asì es la vida - Così è la vita Messico/Francia/Spagna 2000, 98’, col. A Giulia cade il mondo addosso quando suo marito Nicolas la lascia per una donna più giovane. Di colpo vede sparire tutto ciò per cui aveva sacrificato ogni cosa: la sua famiglia d’origine, la città in cui era Rivisitazione del mito di Medea in chiave contemporanea. Ambientata nella periferia francese, narra le vicende di Irene, una madre desiderosa di rifarsi una vita, costretta però a convivere con due figli ‘tiranni’ che suscitano in lei sentimenti omicidi. Irene riuscirà a convertire il suo desiderio di violenza in una vita di completa dedizione agli altri. “Il film l’ha ispirato Isabelle Huppert cui sarò sempre debitore: la storia di Medea dopo Euripide, Seneca, Grillparzer, Anouilh, Pasolini, Heiner Muller, Christa Wolf. Mitologia e tragedia greca. Ma chi è Medea oggi? È la straniera e maga rifiutata la cui storia appartiene alle donne di oggi? Una donna come Medea, non importa quale, vittima, vincitrice, perdente come oggi si può essere; c’è il nome di ‘Libera’ associazione, c’è la storia di mia madre. Il film è una ‘passione’, un film miracolo che nasce da amore e solidarietà tra noi” (T. De Bernardi). Sc.: T. De Bernardi; Fot.: Tommaso Borgstrom; Int.: Isabelle Huppert, Giulietta De Bernardi, Tommaso Ragno. SAB 4, h. 20.30 – ingresso euro 3,00 Alla fine del film incontro con Tonino De Bernardi ø crossroads 29 ottobre ø cinema di carta 27 ottobre In occasione dell’uscita del film Control di Anton Corbijn, biografia del leggendario frontman dei Joy Division Ian Curtis, proponiamo un documentario sulla band di Manchester. Il film, inedito in Italia, viene presentato in questi mesi al pubblico britannico dagli stessi New Order, il gruppo nato sulle ceneri dei Joy Division dopo la morte del loro leader. L’immagine spezzata. Claude Lanzmann a Torino •Grant Gee Joy Division In occasione dell’uscita del libro di Ivelise Pernola L’immagine spezzata. Il cinema di Claude Lanzmann (Edizioni Kaplan, Torino 2007), il Museo Nazionale del Cinema organizza una serata dedicata al grande regista francese che, dal 1970 ad oggi, ha dedicato il suo lavoro allo studio della Shoa. I suoi film sono una “riflessione di carattere esclusivamente intellettuale sul potere del cinema, sui valori della libertà, della resistenza, della politica, della guerra e della strategia per la sopravvivenza”. Acclamato internazionalmente per il documentario Shoah, che in nove ore e mezza ripercorre tutte le tappe dello sterminio degli ebrei, Lanzmann ha contribuito a far scardinare la distinzione tra finzione e documentario e, quindi, tra messa in scena della realtà e realtà come messa in scena. Gran Bretagna/Usa 2007, 94’, col., v.o. sott.it. •Claude Lanzmann Sobibor Sobibor, 14 octobre 1943, 16 heures Francia 2001, 95’, col., v.o. sott.it. A Sobibor, dove gli ebrei venivano sterminati quasi immediatamente dopo il loro arrivo, un piccolo gruppo di prigionieri veniva impiegato per i lavori di fatica. Sapendo di essere condannati, e sotto la guida di un soldato esperto, capitano ebreo dell’Armata Rossa, un pugno di internati decidono di uccidere le undici guardie delle SS tedesche e un certo numero di guardie ucraine che presidiano il campo. Sobibor è conosciuta come l’unico tentativo riuscito di una ribellione da parte di prigionieri ebrei in un campo di concentramento nazista che si consumò il 14 ottobre 1943. Circa metà dei 600 internati a Sobibor riuscirono a fuggire dal campo e la gran parte venne ripresa e fucilata nei giorni successivi, ma circa cinquanta persone riuscirono a sopravvivere alla guerra e a raccontare questa incredibile storia. I nazisti decisero infatti, di chiudere e smantellare il campo occultando il luogo e piantando centinaia di alberi. Nel 1976 quattro ragazzi provenienti dalla decadente e post-industriale Manchester vanno a vedere i Sex Pistols e, poco dopo, formano una band che chiamano Joy Division. Tre anni dopo sarà già una questione di arte, vita e morte. Ora, trent’anni dopo, influenzano ancora con energia il panorama musicale internazionale. Grazie ad un grande coinvolgimento dei membri della band rimasti, il film esamina la storia del gruppo attraverso il montaggio di live performance inedite, foto personali, filmati d’epoca e registrazioni audio recentemente ritrovate. Con gli intensi racconti di Bernard Summer, Peter Hook e Stephen Morris, i contributi di Tony Wilson, dell’icona della graphic art Peter Saville, del fotografo Anton Corbijn, del giornalista belga Annik Honoré e di altri ancora, il film è una fresca narrazione visiva di un’intera stagione. LUN 27, h. 20.30 – ingresso euro 3,00 Prima del film incontro con Claude Lanzmann e Ivelise Perniola MER 29, h. 20.30/22.30 8 n 63 pdf 25-09-2008 10:43 Pagina 9 larivista delcinema MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA LE RASSEGNE DEL MASSIMO3 programma ottobre ø non fiction 7 ottobre ø Cult! 12 ottobre ø prima visione 13-15 ottobre A quarant’anni dalla storica edizione della Mostra del cinema di Venezia del 1968, molti cineasti e autori di sinistra ricordano il movimento che esplose con grande forza in quella stagione straordinaria della storia italiana. Si dice che il concetto stesso di “cult” sia nato proprio con Rocky Horror Picture Show, il più irriverente e geniale musical di tutti i tempi che, dopo più di trent’anni (uscì a Londra nell’agosto del 1975), non sembra aver perso i suoi ammiratori. Il Museo Nazionale del Cinema dedica una serata al lavoro diretto da Jim Sharman e ispirato allo spettacolo scritto e musicato da Richard O’Brien. Tra gli interpreti del film compare anche il cantante Meat Loaf che interpreta le canzoni della colonna sonora (tra cui la famosissima Time Warp). Tra i film che si sono persi nella disattenzione delle uscite estive emerge Grace Is Gone, bell’esordio dietro la macchina da presa dello sceneggiatore James C. Strouse. Film a basso budget, fortemente voluto dall’attore John Cusack (che l’ha prodotto), ha trionfato al Sundance Film Festival vincendo il premio del pubblico, il premio per la miglior sceneggiatura e quello per le musiche di Clint Eastwood. •Antonello Sarno, Steve Della Casa Venezia ‘68 Italia 2008, 39’, col. Il movimento di cineasti e autori che esplose a Venezia nel ’68 con l’intenzione di “attaccare” lo Statuto della Mostra, si risolse nella contestazione del direttore Luigi Chiarini con due giornate di lotta e drammi: Chiarini stesso si dimise, Pasolini fu pressato per il ritiro di Teorema, Liliana Cavani lamentò il mancato appoggio da parte dei contestatori alla resistenza di Praga. Luciana Castellina ricorda il conflitto e le lacerazioni interne alla Federazione del PCI di Venezia. La protesta del ’68 fece non solo rinviare di quarantott’ore la serata di apertura, ma trasformò per undici anni la Mostra in una rassegna “minore”, come la definisce lo stesso Louis Malle. Difficile dire se il ’68 veneziano sia stato o no un successo, con buona parte degli intervistati che non ricordano bene i motivi per cui “marciarono sul Lido”, malgrado proprio alcuni continuino a prendere posizioni severe verso l’establishment veneziano. MAR 7, h. 21.00 – ingresso libero Il film sarà presentato dagli autori Steve Della Casa e Antonello Sarno •James C. Strouse Grace Is Gone •Jim Sharman Usa 2007, 85’, col. Da quando sua moglie Grace, militare nel corpo dei marines, è partita per il fronte in Iraq, l’ex militare Stanley Philipps si occupa della casa e delle due figlie, Dawn e Heidi. Alla notizia della morte di Grace durante una battaglia, Stanley non riesce a comunicare alle figlie la scomparsa della mamma e decide di partire con loro per un viaggio. Lungo il tragitto, l’uomo si troverà costretto a fare i conti con una serie di sentimenti contrastanti che, a causa del dolore per la perdita dell’amata, metteranno in discussione tutto ciò in cui lui ha sempre creduto e allo stesso tempo riuscire a comunicare alle bambine che la loro mamma non tornerà più. La canzone Grace Is Gone, scritta da Eastwood con Carole Bayer Sager, è cantata da Jamie Cullum. Sc.: J.C. Strouse; Fot.: Jean-Louis Bompoint; Int.: John Cusack, Gracie Bdenarczyk, Shelan O’Keefe. Rocky Horror Picture Show Gran Bretagna 1975, 100’, col., v.o. sott.it. Brad e Janet, una giovane coppia, sono in viaggio diretti dal loro professore universitario, il dottor Scotto, quando la loro auto si arresta per un guasto. I due cercano aiuto e casualmente bussano alla porta del castello di Frank Wurstel. Questi è un extraterrestre, arrivato sulla terra per dare vita al mostruoso Rocky Horror. L’essere cerca di circuirli e svela loro alcuni segreti sconosciuti al genere umano. Arriva anche il professor Scott, che è alla ricerca di suo nipote Eddie. Chi riporterà l’alieno alla ragione? Il più bel musical rock della storia del cinema, ignorato alla sua uscita, è divenuto presto un film di culto. È ispirato alla commedia musicale di O’Brien che da oltre tren’anni resiste sui palcoscenici americani. Sc.: J. Sharman, Richard O’Brian; Fot.: Peter Suschitzky; Int.: Tim Curry, Susan Sarandon, Barry Bostwick. LUN 13 e MER 15, h. 16.30/18.15, MAR 14, h. 16.30/18.15/20.30/22.15 DOM 12, h. 20.30/22.30 ø master class 13 ottobre PROGRAMMA Archivi del film e nuova storiografia Gli archivi del film tra curatorship e museo Il Museo Nazionale del Cinema e l’Università degli Studi di Torino presentano Archivi del film e nuova storiografia, Workshop con Paolo Cherchi Usai che si terrà il 13 ottobre presso la Bibliomediateca “Mario Gromo” di Torino, in via Matilde Serao 8/a. Maurizio Torchio (Archivio Storico FIAT, Torino); Modera: Luca Giuliani (Museo Nazionale del Cinema, Torino) • h. 10.00-13.00 • Tavola rotonda intorno al volume Film Curatorship: Archives, Museums, and the Digital Marketplace (Synema and Filmmuseum, Wien, 2008) di Paolo Cherchi Usai, David Francis, Alexander Horwath, Michael Loebenstein Intervengono, insieme all’autore: Alberto Barbera (Museo Nazionale del Cinema, Torino); Gabriele D’Autilia (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Roma); Donata Pesenti Campagnoni (Museo Nazionale del Cinema, Torino); Sergio Toffetti (Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, Roma); • h. 13.00-15.00 • Pausa lavori Griffith e la nuova storiografia, tra teoria, interpretazione e pratiche d’archivio h. 15.00-18.00 • Intorno al volume David Wark Griffith (Il Castoro, Milano, 2008) di Paolo Cherchi Usai Intervengono, insieme all’autore: Giulia Carluccio (Università di Torino); Antonio Costa (Università IUAV di Venezia); Gianni Rondolino (Università di Torino); Modera: Silvio Alovisio (Università di Torino) Il cinema per noi. Rassegna di film per ragazzi e famiglie Una rassegna dedicata ai ragazzi che propone però film non esclusivamente pensati per il pubblico dei giovanissimi. La scommessa è di avvicinare i più giovani al cinema, raccontando loro storie divertenti, magiche o commoventi che non hanno età e non passano mai di moda. In collaborazione con Città di Torino - ITER, Centro Torino e la sua Cultura. Domenica 26 ottobre 2008 Be Kind Rewind Gli acchiappafilm di Michel Gondry (USA 2007, 98’) Mike, commesso di una videoteca, si rende improvvisamente conto che tutte le cassette video prese in prestito dal suo amico Jerry si sono smagnetizzate. Per non far perdere il posto e i clienti al suo amico, Jerry propone di girare loro stessi una nuova versione delle pellicole rovinate per darle a noleggio. Ben presto i remake amatoriali girati da Jerry e Mike diventano tanto popolari nel loro quartiere che i due amici si trasformano in vere e proprie star cinematografiche. Domenica 2 novembre 2008 La volpe e la bambina di Luc Jacquet (Francia 2007, 90’) È una bella mattina d’autunno e una bambina percorre un sentiero in mezzo alla natura segreta e selvaggia. Durante il suo cammino, la bambina si imbatte in una volpe e ne rimane al contempo affascinata e impaurita. Vinto il timore iniziale, la bambina si avvicina alla volpe e da quel momento vivrà un’incredibile avventura. Orario: inizio proiezioni h. 11.00. Costo: prezzo unico euro 3,00 Alle 20.30 al Cinema Massino (Sala Tre, ingresso libero) presentazione del libro L’arte del film di Vachel Lindsay (Marsilio, Venezia, 2008), edizione italiana a cura di Antonio Costa Intervengono, insieme al curatore: Massimo Bacigalupo (Università di Genova); Giulia Carluccio (Università di Torino). A seguire cortometraggi Biograph • h. 22.00 • I Griffith di oggi Paolo Cherchi Usai presenta i film: The Country Doctor (Usa 1909, 14’) e Alla Deriva di Jon Jost (The Bed You Sleep In, Usa 117’). Notiziario Associazione Museo Nazionale del Cinema La stagione 2008/2009 dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema verrà inaugurata mercoledì 15 ottobre alle 20.45 presso la sala 3 del Cinema Massimo dove si renderà omaggio al grande regista Dino Risi. Nel corso della serata, ad ingresso libero fino ad esaurimento posti, verrà proiettato il bellissimo documentario Una bella vacanza. Buon compleanno Dino Risi (2006, 55’) realizzato da Fabrizio Corallo che, a inizio serata, ricorderà il regista recentemente scomparso. In questo documentario, il maestro della commedia all’italiana ripercorre, in occasione dei suoi novant’anni, la storia del cinema italiano, dal dopoguerra a oggi. Quello che emerge di più in questo lavoro è l’aspetto privato, inedito, della vita quotidiana di un testimone del suo tempo. Il regista milanese si racconta come protagonista di emozionanti momenti di vita quotidiana e come testimone schietto ed ironico di eventi imprevedibili con aneddoti e curiosità sui suoi film e sulla società in evoluzione, tra le speranze dell’Italia della ricostruzione, le euforie e le contraddizioni del boom economico, gli incanti ed i disincanti della contestazione e i drammi degli anni di piombo fino al villaggio globale dell’era televisiva. Tra le numerose testimonianze raccolte nel documentario, quelle dei suoi attori Jean Louis Trintignant, Franca Valeri, Catherine Spaak, Lorella De Luca e Alessandra Panaro; di spettatori d’eccezione come Martin Scorsese, Umberto Eco e Carlo Verdone; dei colleghi di lavoro Ettore Scola, Furio Scarpelli ed Enrico Lucherini, quelle dei figli Marco e Claudio Risi, e dei figli d’arte Alessandro Gassman e Ricky Tognazzi; dei giovani colleghi Paolo Virzì e Marco Tullio Giordana e dei critici Valerio Caprara, Tullio Kezich, Marco Giusti e tanti altri. A seguire, per essere coerenti con il nuovo percorso della nostra Associazione, che dall’aprile di quest’anno ha rinnovato e ringiovanito il suo consiglio direttivo presieduto da Paolo Manera, verrà proiettato uno dei film più amati da Dino Risi nonché dal pubblico italiano degli anni ’50, Poveri ma belli (1956, 101’, copia conservata dalla Cineteca Nazionale – Centro Sperimentale di Cinematografia). Poveri ma belli era un po’ il neorealismo adattato alle esigenze della nuova società; il “benessere”cominciava a farsi sentire in Italia. Il neorealismo con tutta la sua affascinante tristezza non bastava più. La gente non voleva più vedersi fotografata nella miseria della guerra e del dopoguerra. Cambiava la società, stava cambiando il tessuto sociale, il modo di vivere. Poveri ma belli, nel suo piccolo rappresentava questo passare da un tipo di vita all’altro. Poi naturalmente hanno tanto detto contro questo film, che si portò dietro imitazioni, imitatori e un facile modo di vedere la vita. Nel mio film era patetico quel tentare di vivere dei giovani protagonisti in una società alla quale ancora non erano adatti; ma il loro vitalismo, il loro ottimismo tipico degli italiani ha poi funzionato. (Dino Risi) La nostra Associazione è sempre più composta da giovani studenti e appassionati di cinema, tutt’altro che poveri milionari, che aiutano a mandare avanti le nostre innumerevoli attività: le Borse di Studio intitolate a Roberto Radicati, la cura del Fondo Pasquale Festa Campanile (collaboratore storico di Risi e co-autore della sceneggiatura di Poveri ma belli), la rivista Mondo Niovo 18-24 ft/s e le numerose collaborazioni costruite in questi anni con enti e associazioni che si occupano di cinema sul nostro territorio. Per l’occasione le nostre povere ma belle socie e collaboratrici metteranno in vendita bellissimi libri di cinema all’ingresso della sala per permettere di sostenere e portare avanti le nostre molteplici attività. Tra le nostre attività più importanti ricordiamo il progetto dell’Enciclopedia del cinema in Piemonte frutto di un lavoro di ricerca e di promozione culturale che l’Associazione Museo Nazionale del Cinema (in collaborazione con il DAMS dell’Università degli Studi di Torino) porta avanti dal 2000 con il sostegno della Fondazione CRT e Compagnia di San Paolo; sul sito gratuito, www.cinemainpiemonte.it, potrete scoprire come Dino Risi esordì nel mondo del cinema proprio in Piemonte sul Lago Maggiore, quando l’amico Alberto Lattuada lo portò, come aiuto, sul set di Piccolo Mondo Antico (1941) diretto da Mario Soldati. La storia di Dino Risi è continuata nella nostra regione dove parte il drammatico viaggio di Vittorio Gassman e Alessandro Momo in Profumo di donna (1974) per proseguire ancora sul Lago Maggiore dove nel 1977 girò La stanza del vescovo e nel 1980 (sulla sponda lombarda) il divertentissimo Sono fotogenico. Da queste poche righe credo si capisca quanto amiamo il cinema di Dino Risi, nei nostri progetti futuri c’è la forte intenzione di proseguire nel tempo questo omaggio in collaborazione con gli amici di Piemonte Movie in particolare sviluppando il suo rapporto con lo scrittore Giovanni Arpino. Ricordiamo inoltre tre importanti appuntamenti, ai quali collaboriamo con entusiasmo, programmati per questo mese: 1) Su queste pagine troverete la sezione dedicata alla seconda rassegna di SettantaOttanta (21 ottobre - 8 novembre) che quest’anno partendo dal cinema (22-24 ottobre) si allargherà alle altre arti con maggiori approfondimenti ed iniziative. Il programma completo della manifestazione è consultabile sul sito: www.frantinisimasa.it. 2) Ricordiamo inoltre il proseguimento della sezione autunnale della rassegna Immagini d’oriente, collaterale alla mostra Il celeste impero. Dall’esercito di terracotta alla via della seta, programmata presso il Museo di Antichità fino al 16 novembre 2008; per maggiori informazioni www.fondazionearte.it. 3) A fine ottobre prenderà inoltre il via la cinquantanovesima edizione del Cineforum dell’Istituto Sociale coordinata da Giuseppe Mariano, il cineforum con dibattito più longevo in Italia; per maggiori informazioni sul programma e le modalità d’iscrizione: www.istitutosociale.it/cineforum.asp. Per chi volesse essere inserito nella mailing list dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema: [email protected] – Per maggiori informazioni: www.amnc.it 9 n 63 pdf 25-09-2008 10:43 Pagina 10 larivista delcinema MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA FUORISCHERMO ottobre MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA FUORI SCHERMO Fotogrammi dalla copia nitrato di Sicilia illustrata di Arturo Ambrosio (Ambrosio, 1907). Nell’aprile di quest’anno è scomparso Vittorio Martinelli, autore di numerosissime rassegne e monografie e co-autore, con Aldo Bernardini, della filmografia sul cinema muto italiano per le Edizioni Bianco & Nero. Le Giornate del Cinema muto di Pordenone (4 - 11 ottobre 2008) ricorderanno il grande ed eclettico storico del cinema con una rassegna di film muti italiani, che comprenderà l’anteprima di tre restauri curati dal Museo di Torino in collaborazione con altre cineteche e realizzati presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata di Bologna. Primo fra tutti, Maciste in vacanza (Itala Film, 1921), un altro capitolo delle avventure di Bartolomeo Pagano nell’ambito del progetto “seriale” dedicato al famoso gigante nato con Cabiria (Itala Film, 1914) che il Museo cura con la Cineteca del Comune di Bologna. Un personaggio caro a Vittorio Martinelli, appassionato studioso del fenomeno del divismo e autore, nel 1981 con Mario Quargnolo, del volume Maciste & Co. In questo film diretto da Romano Luigi Borgnetto, l’eroe forzuto, perseguitato dalla sua fama e innamorato della sua automobile - al tempo stesso amante e madre - ci regala una delle sue interpretazioni più divertenti e ironiche, in un’atmosfera di soffusa malizia. La ricostruzione di questa versione italiana colorata di 1.700 metri è stata realizzata dalla Cineteca del Comune di Bologna, dalla Cineteca Nazionale di Roma e dal Museo di Torino con la collaborazione della Filmoteca Española di Madrid. In omaggio alla “curiosità onnivora” di Vittorio Martinelli per tutto (o quasi) il cinema, al suo gusto per il ritrovamento, a volte fortunoso, di rare pellicole e, soprattutto, al suo enorme contributo all’identificazione di molte opere cinematografiche, il programma prevede anche l’anteprima di due documentari di produzione torinese. Sicilia illustrata, fino a oggi considerato perduto, è un breve e prezioso “film di paesaggio” fotografato da Giovanni Vitrotti, uno dei primi grandi direttori della fotografia, e prodotto dalla Casa Ambrosio nel 1907: le panoramiche catturano la bellezza di Messina, di Taormina e dell’isola dei Ciclopi. L’intervento è stato realizzato dal Museo e dall’Österreichisches Filmmuseum di Vienna a partire da una copia nitrato imbibita e virata con didascalie tedesche conservata dall’archivio austriaco. Il restauro conservativo di La vita del grillo campestre è stato, invece, realizzato dal Museo e dalla Cineteca Italiana di Milano a partire da una copia positiva nitrato bianco e nero sonorizzata conservata dall’archivio milanese. Il film è il primo della serie entomologica “La film della Natura”, creata a metà degli anni Venti da Roberto Omegna a Torino, in piena autonomia produttiva dopo la lunga esperienza alla casa Ambrosio ormai chiusa e prima del trasferimento al Luce di Roma. Il documentario di Omegna è al tempo stesso puntuale, divulgativo e delicatamente poetico. Un cinema scientifico, frutto di pazienti ricerche e geniale sperimentazione tecnica, che attinge alla letteratura e si offre a sua volta come materia viva d’ispirazione. Basti ricordare l’intenso rapporto di Omegna con il cugino Guido Gozzano e il disegno del poeta promeneur solitaire di un poema sulla vita e la metamorfosi delle farfalle rimasto in parte incompiuto. In un documento manoscritto che riporta la descrizione completa delle parti di La vita del grillo campestre (Fondo Privato Roberto Omegna. Collezione G.C.) Omegna scrive: “Anche il grillo soggiace, come ogni essere umano, alle ferree leggi della Natura, e, prima di diventare perfetto, trascina il suo fardello di dolore. Inaudite sofferenze lo sconvolgono allorché giunge il momento di mutare la pelle.” Una scrittura che in più passaggi sfugge alla ristrettezza del suo contesto e sembra riecheggiare in un passo di Céline in Voyage au bout de la nuit (1932): “C’est peut-être cela qu’on cherche à travers la vie, rien que cela. Le plus grand chagrin possible pour devenir soi même avant de mourir.” Ma Vittorio Martinelli, un maestro nel senso più generoso del termine - come lo è stato Piero Tortolina e come lo sono figure fuori da ogni schema come Gianna Chiapello e Piero Matteini – ci ha insegnato e dimostrato l’esatto contrario: forse ciò che si può cercare nella vita, anche con il nostro lavoro, è il più grande piacere possibile per diventare se stessi prima di morire. Se Vittorio il prossimo ottobre, come sempre negli ultimi ventisei anni, fosse in sala a Pordenone potremmo avere ancora una volta il privilegio di ascoltare con devozione una sua sgridata per qualche errore commesso ma anche tante proposte e consigli per le ricerche ancora da fare, magari insieme. Il Museo Nazionale del Cinema di Torino dedicherà alla memoria di Vittorio Martinelli uno dei prossimi interventi di restauro, quello di Wide Open Faces (Ai banditi penso io, Kurt Neumann, 1938) nella versione italiana sonorizzata alla Fert di Torino. Il film è interpretato da Joe E. Brown, l’attore americano spesso ricordato per la sua celebre battuta in Some Like It Hot (A qualcuno piace caldo, Billy Wilder, 1959) e da Lyda Roberti qui alla sua ultima interpretazione per il grande schermo. Un piccolo tributo all’irresistibile, galante passione dello storico napoletano per le dive e l’eterno femminile. OTTOBRE ALLA MOLE Visite guidate week-end senza prenotazione Tutti i sabati e le domeniche, h. 16.00 A partire dalla storia degli spettacoli ottici e dalla nascita del cinema, la visita introduce alle diverse fasi di realizzazione del film attraverso i protagonisti e i capolavori della settima arte. Presentarsi alla biglietteria almeno 10 minuti prima della partenza della visita. Costo a persona: euro 3,00 + biglietto di ingresso ridotto Visite guidate per gruppi con prenotazione Dal martedì alla domenica, percorso di visita e orario da concordare Guida in italiano: euro 70,00/gruppo (max 25) Guida in lingua straniera: euro 80,00/gruppo (max 25) Biglietto di ingresso ridotto Prenotazione obbligatoria con almeno una settimana di anticipo al n. 011 8138.564/565 (lun. e ven. 9.00 - 14.00/ mar. mer. gio. 9.00 - 16.30) Visite guidate con interprete LIS Claudia Gianetto Proseguono le visite al Museo con interprete della Lingua dei Segni Italiana. Il prossimo appuntamento è venerdì 3 ottobre, h. 18.00 Info: tel. 011 8138.517, [email protected] Prenotazione obbligatoria: [email protected] Costo a persona: euro 3,00 + ingresso gratuito LA COLLEZIONE DI FOTOGRAFIA PIEMONTESE PROPOSTA PER LE SCUOLE Torino, città-laboratorio per molti anni principale centro dell’industria e della tecnologia, ha avuto un ruolo fondamentale non solo per la nascita del cinema in Italia, ma anche per lo sviluppo dell’arte ad esso più vicina: la fotografia. È a Torino che Enrico Federico Jest realizza l’8 ottobre 1839 uno dei primi esperimenti fotografici italiani riprendendo, mediante la tecnica dagherrotipica, la celebre veduta della Gran Madre di Dio e, sempre nella città sabauda, ha luogo il primo congresso nazionale di fotografia (1898), nasce la fotografia artistica italiana (1904) e si costituiscono o si diffondono alcune importanti riviste di settore (La fotografia artistica, Il Corriere Fotografico, Luci e Ombre, etc.), divenute nel tempo punto di riferimento per critici e appassionati. Non è un caso, quindi, che in Piemonte operino importanti fotografi professionisti e dilettanti le cui capacità tecniche e artistiche hanno reso celebre il marchio italiano al di là dei confini nazionali. Proprio al Piemonte e a Torino è dedicata una parte significativa della collezione fotografica conservata dal Museo Nazionale del Cinema costituitasi, sin dai primi anni di vita dell’istituzione, soprattutto grazie alle donazioni pervenute dai familiari di alcuni noti fotografi (Secondo Pia, Giuseppe e Odoardo Ratti, Domenico Peretti Griva, Maggiorino Gramaglia, Italo Bertoglio, Vittorio Zumaglino, etc.). Un patrimonio consistente (oltre 33.000 immagini) che offre oggi una casistica pressoché esaustiva della produzione locale dal 1840 al 1940 circa. Accanto alla preziosa raccolta di dagherrotipi che documenta le origini della fotografia piemontese sono conservate migliaia di carte de visite, quelle caratteristiche fotografie dal formato “biglietto da visita”, che ritraggono la borghesia piemontese e, nel contempo, testimoniano la prolifera attività degli studi fotografici ottocenteschi presenti nel territorio (Allais, Berra, Bertieri, Lovazzano, Schemboche…); di grande interesse sono anche i fondi che raccolgono le oltre 12.000 immagini del patrimonio artistico piemontese fotografato dall’avvocato astigiano Secondo Pia, le 5.000 fotografie realizzate dai fratelli Giuseppe e Odoardo Ratti, molte delle quali scattate sul fronte della Grande Guerra, le elaborate composizioni pittorialiste eseguite con la tecnica al bromolio da Domenico Peretti Griva e, non ultimo, le 3.000 immagini riprese dall’ingegnere Italo Bertoglio, autore, tra l’altro, di surreali e ironiche nature morte che hanno reso celebre la produzione piemontese all’estero. Da anni il Museo Nazionale del Cinema è impegnato in una significativa campagna di catalogazione e di restauro dei fondi; un’attività di valorizzazione che, nei prossimi mesi, sarà completata dalla digitalizzazione di un primo nucleo di materiali con l’obiettivo di rendere accessibile questo patrimonio unico non solo agli studiosi, ma anche a tutti coloro che intendano ripercorrere o scoprire la storia della fotografia piemontese. Italo Bertoglio, Torino, post 1930-ante 1940 IL MUSEO DEL CINEMA ALLE GIORNATE DEL CINEMA MUTO DI PORDENONE Roberta Basano 10 RACCONTI DI LANTERNA MAGICA L’iniziativa, rivolta alle classi delle scuole primarie e secondarie di I grado in visita al Museo entro dicembre 2008, propone ai ragazzi di raccontare attraverso parole e immagini ciò che più li ha colpiti del Museo e della visita guidata all’Archeologia del Cinema. I lavori più creativi saranno premiati con un laboratorio-spettacolo gratuito a scuola, dove trasformare i disegni realizzati dai ragazzi in vetri da proiettare con la lanterna magica. Tutti i partecipanti al progetto potranno assistere a uno spettacolo di lanterna magica presso il Cinema Massimo durante il quale saranno presentati anche i lavori selezionati. Il regolamento e la scheda di adesione all’iniziativa sono disponibili sul sito www.museocinema.it. Per informazioni: tel. 011 8138.516. IL MUSEO INTERCULTURALE CORSO PER INSEGNANTI ED EDUCATORI VIAGGI NELLE STORIE FRAMMENTI DI CINEMA PER NARRARE In collaborazione con Fondazione ISMU – Iniziative e Studi sulla Multietnicità. DESTINATARI Docenti di scuole di ogni grado e dei Centri Territoriali Permanenti; Centri di aggregazione. Il Museo del Cinema collabora con la Fondazione ISMU nel proporre a docenti ed educatori del territorio torinese un corso di formazione per l’utilizzo in classe del cofanetto Viaggi nelle Storie, uno strumento multimediale (realizzato dall’ISMU in collaborazione con AGIS Lombarda e Regione Lombardia) per favorire, attraverso il cinema, attività didattiche legate al racconto autobiografico, al dialogo interculturale o all’apprendimento dell’italiano come seconda lingua. INCONTRI 20 e 27 ottobre 2008, h 16-19. Bibliomediateca M. Gromo (Via Matilde Serao 8/A). Iscrizioni: Inviare la scheda di adesione (scaricabile dal sito www.museocinema.it) al fax: 011 8138.530 o all’indirizzo [email protected] entro il 6 ottobre 2008. Il corso è gratuito e sarà attivato per un minimo di 15 partecipanti. Info: 011 8138516, www.museocinema.it. n 63 pdf 25-09-2008 10:43 Pagina 11 larivista delcinema MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA PAROLE & IMMAGINI libri, riviste&dvd ottobre MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA PAROLE & IMMAGINI libri, riviste&dvd ottobre a cura di Silvio Alovisio e Micaela Veronesi I LIBRI DEL MESE •Béla Balázs L’uomo visibile Torino, Lindau, 2008, pp. 406, 32 euro L’uomo visibile, pubblicato a Vienna nel 1924 e poi tradotto in molti paesi, fu considerato negli anni Venti uno dei più importanti testi teorici sul cinema. In Italia, tuttavia, il volume non fu mai proposto nella sua versione integrale ma solo attraverso estratti sparsi. Leonardo Quaresima colma oggi questa lacuna, offrendo ai lettori italiani un’accurata edizione critica del testo, preceduta da un’approfondita introduzione dove il curatore ricostruisce la fortuna/sfortuna critica del testo e ne rintraccia le possibili fonti culturali, radicate soprattutto nel contesto tedesco (Lukacs, Rilke, Bloch, Kassner, Spengler ecc.). Come rilevato dallo stesso Quaresima, L’uomo visibile, pur aspirando a fondare una teoria estetica del cinema, non è un’opera teorica sistematica e del tutto coerente. Balázs, tra il 1922 e il 1925, è titolare di una rubrica cinematografica per il quotidiano viennese “Der Tag” (un’ampia selezione dei suoi articoli è proposta nella ricca appendice che chiude il volume): nel comporre il suo primo testo di teoria del cinema, l’autore approfondisce molte delle intuizioni avanzate nella sua attività di critico. Da qui discende un certo andamento libero del testo, aperto alla moltiplicazione delle direttrici di indagine. Balázs riflette con una mirabile qualità di scrittura sulla fisiognomia come categoria della percezione, sul volto e sul primo piano come “anima del cinema”, sulla centralità fenomenologica della Stimmung (l’”atmosfera”), sull’attore come “materia vivente del film”, sul cinema come “arte della superficie”, sull’importanza della funzione ritmica ma soprattutto sulla necessità di una stilizzazione del visibile, nel quadro di un pansimbolismo di matrice chiaramente espressionista. Il volume presenta una ricchezza di idee che si sottrae alla concezione del cinema come linguaggio: anche per questo, dopo la crisi delle teorie linguistiche del cinema, oggi il testo di Balázs può riemergere in tutta la sua feconda modernità. •Anton Giulio Mancino Il processo della verità. Le radici del film politicoindiziario italiano al mondo dedicati al cinema “non industriale”. Nel corso degli anni Trenta, lo sviluppo di un cinema realizzato con pochi mezzi, senza sonoro e su pellicola a formato ridotto, ma aperto ad ardite sperimentazioni formali, aveva trovato un propizio terreno di coltura non solo nei sempre più numerosi cineclub che si andavano costituendo soprattutto nelle città del Nord, ma anche nelle sezioni cinematografiche dei Gruppi Universitari Fascisti (i Cineguf). Uno dei principali animatori di queste iniziative era Francesco Pasinetti, che non a caso firma la prefazione del volume. Il giovane Paolella, già vincitore per due anni consecutivi del concorso di cinema sperimentale ai Littoriali della Cultura, traccia nel volume un primo bilancio di questa ricca produzione che cercava di intrecciare arte e politica e che spesso affrontava tematiche scomode o difficili, come la delinquenza minorile e la prostituzione, o restituiva una certa visibilità al mondo operaio, quasi rimosso dal cinema commerciale, utilizzando, come poi farà il neorealismo, attori non professionisti ed esterni reali. Per molti giovani questi primi film quasi amatoriali, spesso influenzati dalla complessa ricerca formale del cinema sovietico, costituirono un importante momento di formazione: a scorrere le pagine della filmografia che chiude il volume di Paolella, spiccano i nomi non solo di chi prenderà poi altre strade (come Carlo Cassola o Fosco Maraini) ma anche di giovani destinati poi a fortunate carriere cinematografiche, da Luigi Comencini a Francesco Cerchio, da Maria Denis ad Andrea Checchi. filone particolare, da lui stesso definito “politicoindiziario”, nel quale l’autore del film trasferisce tutta una serie di dubbi e supposizioni personali circa l’accadimento tragico di cui tratta, fino a svolgere attraverso il fare cinema una vera e propria inchiesta. È come se, ci spiega l’autore del libro, il processo creativo e realizzativo del film diventasse di per se stesso un mezzo di indagine. Analizzare in quest’ottica i film che affrontano casi difficili come la strage di Portella della Ginestra, ci obbliga ad assumere uno sguardo nuovo sulle potenzialità del cinema stesso nell’ambito della storia italiana, possibilità alle quali non dedichiamo forse mai abbastanza attenzione. In un’epoca in cui la verità, soprattutto quella mostrata attraverso i media, è sempre più labile e precaria, riconoscere al cinema la capacità di indagare e persino di arrivare a mostrare tracce di questa stessa verità è una scoperta importante e, per certi versi, rassicurante. Il volume riporta con chiarezza dati e documenti, ripercorre la storia produttiva di numerosi film ascrivibili al filone “politico-indiziario”, da La terra trema a Segreti di stato, e parla a tratti un linguaggio giuridico competente. Un testo che non interesserà solo gli appassionati di cinema, un’indagine su un cinema al di sopra di ogni sospetto. •Luca Bandirali (a cura di) Musica/regìa. Il testo sonoro nel cinema italiano del presente: storia e testimonianze. Lecce, Argo, 2008, pp. 153, 15,00 euro Nel cinema italiano la musica ha tradizioni storiche autorevoli, ma è anche un aspetto su cui si tende a riflettere meno. Eppure negli ultimi anni anche nel nostro cinema si sono imposte colonne sonore interessanti e hanno preso forma collaborazioni fra artisti di talento, registi e musicisti, che hanno saputo far dialogare i loro rispettivi linguaggi. Proprio all’insegna del dialogo, si sono svolte le conversazioni riportate in questo volume, curato da Luca Bandirali, frutto di una serie di incontri tenuti presso la Casa del Cinema di Roma dal titolo “Registi e compositori a confronto”, promossi dal gruppo di appassionati e studiosi che animano la rivista “Colonne sonore”. Felice Laudadio ricorda nella sua introduzione al volume come la musica spesso abbia il potere di rievocare le immagini e come proprio per questo molti registi instaurino collaborazioni durature con il musicista prescelto, creando dei veri e propri sodalizi artistici. Le conversazioni fra queste coppie di artisti (Morricone/Tornatore, Giagni/Bellocchio, Banda Osiris/Garrone…), pubblicate nel volume, sono interessanti perché restituiscono aspetti del lavoro di ciascuno raccontati in prima persona. Agli otto dialoghi sono associati altrettanti saggi critici che ne approfondiscono le tesi e le argomentazioni emerse, così che dal rapporto dialettico musica/regia si sviluppa un discorso articolato e profondo sul cinema. IL ROMANZO DEL MESE •Walter Tevis Lo spaccone Roma, Minimum fax, 2008, 256 pp., 11,00 euro Se ancora si può dire qualcosa a proposito della questione dell’adattamento dei testi letterari per il cinema, una di queste è che Lo spaccone, romanzo di Walter Tevis pubblicato nel 1959 e divenuto film per la regia di Robert Rossen solo due anni più tardi, è un esempio concreto di un libro che già contiene il potere visivo del cinema. Nella storia letteraria del Novecento è ricorrente questo rovesciamento e sono numerosi i casi in cui il cinema ha influenzato la scrittura al punto tale da renderla palpabile, visibile e ascoltabile. Nel caso del romanzo di Tevis va anche considerato il fatto che la maggior parte dei lettori ha incontrato prima la sua versione filmica e che questa non può non averne influenzato la lettura. Il film infatti uscì poco dopo il romanzo e divenne più famoso di quest’ultimo, anche grazie a un cast straordinario in cui spicca un Paul Newman talentuoso e affascinante. Il romanzo in lingua italiana, inoltre, non era più disponibile nei cataloghi editoriali da molti anni, e la nuova edizione di Minimum fax colma decisamente una lacuna. A differenza di altri adattamenti, leggere Lo spaccone dopo avere visto il film è una grande esperienza. Il libro amplifica ogni dettaglio e ogni emozione, tanto che leggendo pare quasi di rivedere il film al rallentatore. Impossibile inoltre non ritrovare nell’Eddie letterario la fisionomia e le espressioni di Paul Newman che interpreta il ruolo principale cogliendone gli aspetti psicologici più profondi e dando volto appunto a un personaggio complesso, difficile, a volte antipatico e incapace di amare ma mai contraddittorio. Torino, Kaplan, 2008, pp. 323, 20,00 euro Il volume di Mancino è un libro sul cinema che – come nei film di cui parla – finisce per diventare un’inchiesta e appassionare proprio per questo. Punto di partenza è un aspetto solo apparentemente marginale della produzione cinematografica italiana: l’utilizzo del film e del suo linguaggio ai fini dell’indagine giudiziaria. Nella cospicua serie di film italiani dedicati a casi difficili e spesso irrisolti della storia del nostro paese, Mancino ha individuato un larivista delcinema Mensile del Museo Nazionale del Cinema Anno VI - Numero 63-ottobre 2008 Reg. Trib. Torino n. 5560 del 17/12/2001 Direttore Responsabile Alberto Barbera Resp. Programmazione e Coord. Redazionale Stefano Boni Grazia Paganelli L’INTROVABILE DEL MESE RARITÀ DALLA BIBLIOTECA DEL MUSEO •Domenico Paolella Cinema sperimentale Napoli, Casa Editrice Moderna, 1937, pp. 149. Nel 1937, a soli diciannove anni, Domenico Paolella, poi regista, fino agli anni Settanta, di numerosi film di genere, scrive uno dei primi libri Hanno collaborato a questo numero Silvio Alovisio, Chiara Barbo, Roberta Basano, Geremia Carrara, Gaetano Capizzi, Giampiero Frasca, Claudia Gianetto, Luca Giuliani, Vittorio Sclaverani, Domenico Spinosa, Paola Traversi, Micaela Veronesi Ricerche Iconografiche Grazia Paganelli con la collaborazione di Silvio Alovisio, Antonella Angelini, Sonia Del Secco (Bibliomediateca “Mario Gromo”) Redazione Via Montebello 22 - 10124 Torino Tel. 011.81.38.520 - Fax 011.81.38.530 [email protected] Museo Nazionale del Cinema Fondazione Maria Adriana Prolo Archivi di cinema, fotografia ed immagine Via Montebello 22 - 10124 Torino Tel. 011.81.38.511 - Fax 011.81.38.558 Promozione e Comunicazione Maria Grazia Girotto www.museocinema.it Ufficio Stampa Veronica Geraci Presidente Alessandro Casazza Progetto grafico Carlo Cantono Stampa Canale Direttore Alberto Barbera Fra le differenze, la più eclatante è nella figura di Sarah, meno presente nel libro ma paradossalmente più positiva e meno tragica. Dalla Sarah letteraria, Rossen ha tratto una figura femminile simbolica, votata al sacrificio, una perdente che sa di esserlo, perchè sa che essere donna in quel tipo di società equivale a una sconfitta, ma anche capace di incarnare, anticipandone i temi più scottanti, le tensioni e i conflitti di un tentativo di emancipazione. IL DVD DEL MESE •Henry Hathaway Sogno di prigioniero Usa 1935, 82’ Flamingo Video, 2008 Terzo lungometraggio di Henry Hathaway, Sogno di prigioniero è un film anomalo per la Hollywood anni Trenta e non solo. Il film di per sé non è un capolavoro, è a tratti noioso, enfatico ed eccessivamente connotato da un senso di tragedia che soffoca la trama: la morte della madre del ragazzo al principio, il maestro cieco, l’impossibilità di realizzare l’amore se non in sogno, la vecchiaia che incombe e la morte finale dei protagonisti sono segni inequivocabili di una visione negativa dell’esistenza. Tuttavia la sua originalità, e il suo successo presso i surrealisti, Buñuel soprattutto, risiedono proprio nell’avere trasformato una trama cupa e stereotipata in uno scenario onirico originale e anticonformista. La storia è quella di Peter, un bravo architetto che si innamora della moglie del duca per cui lavora e scopre attraverso il racconto di un sogno che la donna ha fatto identico al suo che lei è la bambina con cui giocava da piccolo e di cui è rimasto idealmente innamorato. Questa rivelazione spiazza i due protagonisti e provoca la gelosia del duca, che si sente tradito dal loro amore nonostante nulla di fisico sia mai avvenuto. Durante uno scontro Peter uccide involontariamente l’uomo e pagherà con l’ergastolo questo suo tragico gesto, anche se il legame psichico con la donna è più forte del loro destino ed è destinato a un’intesa che travalica la carnalità. Così accade che i due amanti si ritrovino tutte le notti in sogno, vivendo in modo appagante e totale il loro rapporto di amore. Le lunghe sequenze oniriche dei loro incontri hanno una valenza rivoluzionaria estrema, in quanto rappresentano la sovversione dei clichè, sia amorosi sia di genere. In questo risiede l’aspetto più interessante del film, che sicuramente aveva colpito anche Bunuel. Distribuito dalla Flamingo Video, il DVD fa parte della serie “I piaceri del cinema” curata da Vieri Razzini. La traccia audio in lingua originale è ottima mentre quella in italiano presenta tutti i difetti dei vecchi doppiaggi. Nei contenuti extra va segnalato il contributo dello stesso Razzini sul film e sulla poetica di Hathaway. La pubblicazione è realizzata con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per il Cinema (Promozione per la Cultura Cinematografica) Si ringrazia REAR per il contributo alle attività del Museo Ringraziamenti 20th Century Fox, Los Angeles, CA • 2001 Distr., Torino • Simone Arcagni, Torino • Chiara Barbo, Trieste • Bavaria Film, München • Bruno Boschetto, Torino • British Film Institute, London • Geremia Carrara, Köln • Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, Roma • Paolo Cherchi Usai, Canberra • Cinémathèque de la Ville de Luxembourg • Cinémathèque Française, Paris • Cinémathèque Royale de Belgique, Bruxelles • Cineteca del Comune di Bologna • Antonio Costa, Venezia • Tonino De Bernardi, Torino • Pippo Delbono, Roma • Steve Della Casa, Torino • Deutsche Filminstitut, Berlin • Edizioni Kaplan, Torino • Festival “I 1000 occhi”, Trieste • FilmInitiativ, Köln • Fondazione Cineteca Italiana, Milano • Goethe-Institut Turin • Goethe-Institut München • Sergio Grmek Germani, Trieste • Hollywood Classics, London • Ignite Films, Amsterdam • Katapult Film Sales, West Hollywood, CA • Kinowelt, Leipzig • Lab80, Torre Boldone (BG) • Claude Lanzmann, Paris • Stefano Maccagno, Torino • Mario Martone, Torino • Medusa Film, Roma • Metro-Goldwyn-Mayer, Los Angeles, CA • MultiServizi, Torino • National Film & Television Archive, London • NeonVideo, Borgo d’Ale (VC) • N.I.P., Torino • Park Circus, Glasgow • Ivelise Perniola, Roma • Pierre Grise Prod., Paris • Progress Film-Verleih, Berlin • RAI, Torino • Mauro Regis, Torino • Antonello Sarno, Roma • Slow Cinema, Torino • Sony Pictures, Culver City, CA • Stiftung Deutsche Kinemathek, Berlin • Teatro Regio, Torino • Teatro Stabile Torino • Universal, Milano • Walt Disney Distr., Roma • WDR, Köln Cineteca del Museo Nazionale del Cinema / Personale della Multisala Massimo Un ringraziamento particolare a La Stampa – Torino Sette per il contributo alla diffusione della rivista. 11 n 63 pdf 25-09-2008 10:43 Pagina 12 larivista delcinema MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA IL CALENDARIO DEI FILM programma ottobre MERCOLEDÌ 1 OTTOBRE SABATO 11 OTTOBRE SABATO 25 OTTOBRE h. 16.30 A sangue freddo di R. Rossen (Usa 1947, 90’, v.o. sott.it.) h. 18.15 Anima e corpo di R. Rossen (Usa 1947, 104’, v.o. sott.it.) h. 20.30 Lilith di R. Rossen (Usa 1964, 114’, v.o. sott.it.) Il film sarà presentato dai curatori della retrospettiva Chiara Barbo e Sergio Grmek Germani h. 16.30 Il capitano di Colonia di S. Dudow (G 1956, 118’, v.o. sott.it.) h. 18.45 Come ti va? di B. Braun (G 2004, 87’, v.o. sott.it.) h. 20.30 Il caso Katharina Blum di V. Schlöndorff/M. Von Trotta (G 1975, 106’, v.o. sott.it.) h. 22.30 Ritratto di una coloniese di M. Gramberg (G 1974, 45’, v.o. sott.it.) segue Machorka Muff di J-M. Straub/D. Huillet (G 1963, 17’, v.o. sott.it.) segue Non riconciliati di J-M. Straub/D. Huillet (G 1965, 50’, v.o. sott.it.) h. 16.15 segue h. 18.15 h. 20.20 h. 22.30 * GIOVEDÌ 2 OTTOBRE h. 16.30 h. 18.30 h. 20.30 h. 22.30 Tutti gli uomini del re di R. Rossen (Usa 1949, 109’, v.o. sott.it.) Fiesta d’amore e di morte di R. Rossen (Usa 1951, 106’, v.o. sott.it.) Mambo di R. Rossen (I/Usa 1954, 110’) L’isola nel sole di R. Rossen (Usa 1957, 119’, v.o. sott.it.) h. 20.30/22.30 – Sala Due Il treno per il Darjeeling di W. Anderson (Usa 2007, 91’, v.o. sott.it.) VENERDÌ 3 OTTOBRE h. 15.45 h. 18.15 h. 20.30 h. 22.30 Alessandro il Grande di R. Rossen (Usa/E 1956, 136’, v.o. sott.it.) Cordura di R. Rossen (Usa 1959, 123’, v.o. sott.it.) Anima e corpo di R. Rossen (Usa 1947, 104’, v.o. sott.it.) A sangue freddo di R. Rossen (Usa 1947, 90’, v.o. sott.it.) SABATO 4 OTTOBRE h. 16.15 Medea di P. P. Pasolini (I 1970, 118’) h. 18.30 Asi es la vida... di A. Ripstein (Mex/E/F 2000, 98’) h. 20.30 Médée Miracle di T. De Bernardi (I/F 2007, 81’, v.o. sott.it.) * DOMENICA 5 OTTOBRE h. 19.00 – Sala Uno La prima di Medea (in diretta dal Teatro Regio)# LUNEDÌ 6 OTTOBRE h. 16.15 h. 18.15 h. 20.30 h. 22.30 Mambo di R. Rossen (I/Usa 1954, 110’) L’isola nel sole di R. Rossen (Usa 1957, 119’, v.o. sott.it.) Tutti gli uomini del re di R. Rossen (Usa 1949, 109’, v.o. sott.it.) Fiesta d’amore e di morte di R. Rossen (Usa 1951, 106’, v.o. sott.it.) h. 16.15 Piccione morto in via Beethoven di S. Fuller (G 1972, 105’, v.o. sott.it.) h. 18.15 Il capitano di Colonia di S. Dudow (G 1956, 118’, v.o. sott.it.) h. 20.30/22.30 Rocky Horror Picture Show di J. Sharman (Gb 1975, 100’, v.o. sott.it.) h. 16.00 Barton Fink – È successo a Hollywood di J. Coen (Usa 1991, 116’) h. 18.10 Crocevia della morte di J. Coen (Usa 1990, 115’, v.o. sott.it.) h. 20.30 Sobibor di C. Lanzmann (F 2001, 95’, v.o. sott.it.) Il film sarà presentato dal regista Claude Lanzmann h. 16.30/18.15 Grace Is Gone di J.C. Strouse (Usa 2007, 85’) h. 20.30 Antonio Costa presenta L’arte del film h. 22.00 Paolo Cherchi Usai presenta I Griffith di oggi Il programma dettagliato è all’interno della rivista * ° MARTEDÌ 28 OTTOBRE MARTEDÌ 14 OTTOBRE h. 16.30/18.15/20.30/22.15 Grace Is Gone di J.C. Strouse (Usa 2007, 85’) MERCOLEDÌ 15 OTTOBRE h. 16.30/18.15 Grace Is Gone di J.C. Strouse (Usa 2007, 85’) h. 20.45 Una bella vacanza. Buon compleanno Dino Risi di F. Corallo (I 2006, 55’) segue Poveri ma belli di D. Risi (I 1956, 102’) ° h. 16.15 Lilith di R. Rossen (Usa 1964, 114’, v.o. sott.it.) h. 18.30 Tutti gli uomini del re di R. Rossen (Usa 1949, 109’, v.o. sott.it.) h. 21.00 Venezia ‘68 di S. Della Casa/A. Sarno (I 2008, 39’) Il film sarà presentato dagli autori Steve Della Casa e Antonello Sarno ° MERCOLEDÌ 8 OTTOBRE h. 16.30 Alessandro il Grande di R. Rossen (Usa/E 1956, 136’, v.o. sott.it.) h. 20.00 Lo spaccone di R. Rossen (Usa 1961, 134’, v.o. sott.it.) h. 22.30 Cordura di R. Rossen (Usa 1959, 123’, v.o. sott.it.) GIOVEDÌ 16 OTTOBRE h. 20.45 – Sala Due Sex and the City di M.P. King (Usa 2008, 140’, v.o. sott.it.) h. 20.30/22.30 – Sala Due In Bruges – La coscienza dell’assassino di M. McDonagh (Usa 2008, 110’, v.o. sott.it.) VENERDÌ 10 OTTOBRE h. 16.30 Il caso Katharina Blum di V. Schlöndorff/M. Von Trotta (G 1975, 106’, v.o. sott.it.) h. 18.30 Ritratto di una coloniese di M. Gramberg (G 1974, 45’, v.o. sott.it.) segue Machorka Muff di J-M. Straub/D. Huillet (G 1963, 17’, v.o. sott.it.) segue Non riconciliati di J-M. Straub/D. Huillet (G 1965, 50’, v.o. sott.it.) h. 20.30 Piccione morto in via Beethoven di S. Fuller (G 1972, 105’, v.o. sott.it.) h. 22.30 Come ti va? di B. Braun (G 2004, 87’, v.o. sott.it.) GIOVEDÌ 30 OTTOBRE h. 16.15 h. 18.15 h. 20.30 segue h. 22.30 DA VENERDÌ 17 A MARTEDÌ 21 OTTOBRE MERCOLEDÌ 22 OTTOBRE * h. 16.30 Echi d’autunno di M. Silvan (I 2006, 50’) Il film sarà presentato dal regista Matteo Silvan h. 17.30 Un silenzio particolare di S. Rulli (I 2004, 75’) h. 19.00 La seconda ombra di S. Agosti (I 2000, 84’) h. 20.45 Matti da slegare di AA.VV. (I 1975, 140’)§ Prima del film tavola rotonda con gli autori del film Ladykillers di J. e E. Coen (Usa 2004, 104’) Non è un paese per vecchi di J. e E. Coen (Usa 2007, 122’) Tuileries di J. e E. Coen (F 2006, 10’, v.o. sott.it.) Fargo di J. Coen (Usa 1996, 98’) Mister Hula Hoop di J. Coen (Usa 1994, 111’) h. 20.15/22.30 – Sala Due Indiana Jones e il Regno del teschio di cristallo di S. Spielberg (Usa 2008, 125’, v.o. sott.it.) * * VENERDÌ 31 OTTOBRE h. 16.30 segue h. 18.30 h. 20.20 h. 22.30 * h. 18.00 – Sala Due Grido di P. Delbono (I 2006, 75’) Il film sarà presentato da Pippo Delbono e Mario Martone GIOVEDÌ 23 OTTOBRE * L’uomo che non c’era di J. Coen (Usa 2001, 116’) Prima ti sposo, poi ti rovino di J. Coen (Usa 2003, 100’) Arizona Junior di J. Coen (Usa 1987, 94’) World Cinema di J. e E. Coen (F 2007, 5’, v.o. sott.it.) Blood Simple – Sangue facile di J. Coen (Usa 1984, 97’) h. 16.15 Il grande Lebowski di J. Coen (Usa 1998, 117’) h. 18.30 Fratello, dove sei? di J. Coen (Usa 2000, 107’) h. 20.30/22.30 Joy Division di G. Gee (Gb/Usa 2007, 94’, v.o. sott.it.) GIOVEDÌ 9 OTTOBRE h. 20.30 Il mendicante del duomo di Colonia di R. Randolf (G 1927, 83’, v.o. sott.it.)§ Accompagnamento musicale dal vivo al pianoforte del M° Stefano Maccagno h. 16.15 h. 18.30 h. 20.30 h. 22.15 segue MERCOLEDÌ 29 OTTOBRE ° Festival Cinemambiente – XI edizione MARTEDÌ 7 OTTOBRE * Be Kind Rewind – Gli acchiappafilm di M. Gondry (Usa 2007, 98’) Mister Hula Hoop di J. Coen (Usa 1994, 111’) Tuileries di J. e E. Coen (F 2006, 10’, v.o. sott.it.) Fargo di J. Coen (Usa 1996, 98’) Il grande Lebowski di J. Coen (Usa 1998, 117’) Fratello, dove sei? di J. Coen (Usa 2000, 107’) LUNEDÌ 27 OTTOBRE LUNEDÌ 13 OTTOBRE ° DOMENICA 26 OTTOBRE h. 11.00 h. 16.15 h. 18.20 segue h. 20.20 h. 22.30 DOMENICA 12 OTTOBRE World Cinema di J. e E. Coen (F 2007, 5’, v.o. sott.it.) Blood Simple – Sangue facile di J. Coen (Usa 1984, 97’) Arizona Junior di J. Coen (Usa 1987, 94’) Crocevia della morte di J. Coen (Usa 1990, 115’, v.o. sott.it.) Barton Fink – È successo a Hollywood di J. Coen (Usa 1991, 116’) h. 16.30 Chi l’ha vista morire? di A. Lado (I 1972, 90’) h. 18.30 L’ultimo treno della notte di A. Lado (I 1975, 91’) h. 20.45 La corta notte delle bambole di vetro di A. Lado (I 1970, 90’) Il film sarà presentato dal regista Aldo Lado * World Cinema di J. e E. Coen (F 2007, 5’, v.o. sott.it.) Blood Simple – Sangue facile di J. Coen (Usa 1984, 97’) Arizona Junior di J. Coen (Usa 1987, 94’) L’uomo che non c’era di J. Coen (Usa 2001, 116’) Prima ti sposo, poi ti rovino di J. Coen (Usa 2003, 100’) SABATO 1 NOVEMBRE h. 20.30/22.30 – Sala Due Les chansons d’amour di C. Honoré (F 2007, 100’, v.o. sott.it.) h. 16.15 segue h. 18.15 h. 20.20 h. 22.30 VENERDÌ 24 OTTOBRE DOMENICA 2 NOVEMBRE ° * h. 16.30 Buongiorno, notte di M. Bellocchio (I 2003, 105’) h. 18.30 Io ho paura di D. Damiani (I 1977, 120’) h. 20.45 L’infame e suo fratello di L.M. Perotti (I/G 2008, 91’)§ Al termine incontro con Luigi Maria Perotti h. 23.00 Noi non abbiamo vinto? di G. Sartorio (I 2006, 70’)§ * h. 11.00 h. 16.00 h. 18.10 h. 20.20 h. 22.30 Tuileries di J. e E. Coen (F 2006, 10’, v.o. sott.it.) Fargo di J. Coen (Usa 1996, 98’) Mister Hula Hoop di J. Coen (Usa 1994, 111’) Non è un paese per vecchi di J. e E. Coen (Usa 2007, 122’) Ladykillers di J. e E. Coen (Usa 2004, 104’) * La volpe e la bambina di L. Jacquet (F 2007, 90’) Il grande Lebowski di J. Coen (Usa 1998, 117’) Crocevia della morte di J. Coen (Usa 1990, 115’, v.o. sott.it.) L’uomo che non c’era di J. Coen (Usa 2001, 116’) Barton Fink – È successo a Hollywood di J. Coen (Usa 1991, 116’) °* ingresso libero ingresso euro 3,00 § ingresso intero euro 4,00 # ingresso gratuito (vedi modalità all’interno della Rivista) Gli Eventi del Mese LILITH DI ROBERT ROSSEN – IL RESTAURO Mercoledì 1 ottobre, h. 20.30 Sala Tre – Ingresso euro 3,00 TONINO DE BERNARDI PRESENTA MEDÉE MIRACLE Sabato 4 ottobre, h. 20.30 Sala Tre – Ingresso euro 3,00 LA PRIMA DI MEDEA (IN DIRETTA DAL TEATRO REGIO) Domenica 5 ottobre, h. 19.00 Sala Uno – Ingresso gratuito (vedi modalità all’interno della Rivista) STEVE DELLA CASA E ANTONELLO SARNO PRESENTANO VENEZIA ‘68 Martedì 7 ottobre, h. 21.00 Sala Tre – Ingresso libero IL MENDICANTE DEL DUOMO DI COLONIA DI ROLF RANDOLF – IL RESTAURO Giovedì 9 ottobre, h. 20.30 Sala Tre – Ingresso euro 4,00 CULT! – ROCKY HORROR PICTURE SHOW Domenica 12 ottobre, h. 20.30/22.30 Sala Tre – Ingresso euro 5,50/4,00/3,00 ANTONIO COSTA PRESENTA L’ARTE DEL FILM PAOLO CHERCHI USAI PRESENTA I GRIFFITH DI OGGI Lunedì 13 ottobre, h. 20.30/22.00 Sala Tre – Ingresso libero RICORDANDO DINO RISI Mercoledì 15 ottobre, h. 20.45 Sala Tre – Ingresso libero PIPPO DELBONO E MARIO MARTONE PRESENTANO GRIDO Mercoledì 22 ottobre, h. 18.00 Sala Due – Ingresso euro 3,00 Info SETTANTAOTTANTA MATTI DA SLEGARE Mercoledì 22 ottobre, h. 20.45 Sala Tre – Ingresso euro 4,00 SETTANTAOTTANTA ALDO LADO PRESENTA LA CORTA NOTTE DELLE BAMBOLE DI VETRO Giovedì 23 ottobre, h. 20.45 Sala Tre – Ingresso libero SETTANTAOTTANTA – L’INFAME E SUO FRATELLO Venerdì 24 ottobre, h. 20.45 Sala Tre – Ingresso euro 4,00 CLAUDE LANZMANN PRESENTA SOBIBOR Lunedì 27 ottobre, h. 20.30 Sala Tre – Ingresso euro 3,00 CROSSROADS JOY DIVISION Mercoledì 29 ottobre, h. 20.30/22.30 Sala Tre – Ingresso euro 5,50/4,00/3,00 MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA Mole Antonelliana Via Montebello, 20 - Torino Tel. 011.81.38.511 Info biglietteria Tel. 011.81.38.560/561 [email protected] www.museocinema.it Orari Da martedì a venerdì e domenica: 9.00-20.00 sabato: 9.00-23.00 MUSEO + ASCENSORE PANORAMICO Visita guidata in lingua straniera Intero, € 8,00 € 80,00 / gruppo + biglietto ridotto Ridotto, € 6,50 studenti universitari fino a 26 anni; over 65; gruppi min. 15 persone Giovani e scuole, € 4,50 da 11 a 18 anni; gruppi scolastici Visite guidate con interprete LIS Ogni primo venerdì del mese, h. 18.00 su prenotazione Tel.: 011.81.38.517 [email protected] www.museocinema.it/it/index_w.php Gratuito fino a 5 anni; disabili e accompagnatore CINEMA MASSIMO ASCENSORE PANORAMICO Intero, € 4,50 lunedì chiuso Ridotto, € 3,20 da 11 a 18 anni; studenti universitari fino a 26 anni; over 65; gruppi min. 15 persone BIGLIETTO Gratuito fino a 10 anni; disabili e accompagnatore Ridotto, € 5,00 studenti universitari fino a 26 anni; over 65; gruppi min. 15 persone VISITE GUIDATE Intero, € 6,50 Giovani e scuole, € 2,00 da 6 a 18 anni; gruppi scolastici Gratuito fino a 5 anni; disabili e accompagnatore Per gruppi con prenotazione Max 25 persone / gruppo. Durata ca.: 1h30’ Prenotazione obbligatoria: Tel.: 011.81.38.564/565 (lun. e ven. h. 9.00-14.00; mar. mer. gio. h. 9.00-16.30) Visita guidata in italiano € 70,00 / gruppo + biglietto ridotto Via Verdi, 18 - Torino - Tel. 011.81.38.574 Sala 1 e 2 Intero, € 7,00 Ridotto: - Aiace, militari, under18 e studenti universitari, € 5,00 - Over 60, € 3,50 Abbonamento sale 1 e 2 (5 ingr.), € 20,00 BIBLIOMEDIATECA “Mario Gromo” Via Matilde Serao, 8/A - Torino Tel. 011.81.38.599 - Fax 011.81.38.595 [email protected] lun. - ven. 9.00 - 13.00 mar. - gio. 9.00 - 13.00, 13.30 - 17.30 mer. chiuso Biblioteca e videoteca lun. e ven. 9.00 - 13.00 mar. e gio. 9.00 - 13.00, 13.30 - 17.30 mer., sab. e dom. chiuso Per vedere in sede i film della videoteca è necessaria la prenotazione Archivio mar. 9.30 - 13.00, 13.30 - 17.30 (previo appuntamento) L’archivio è consultabile su prenotazione: [email protected] tel. 011.81.38.596 (solo mar.) Sala 3 Intero, € 5,50 Ridotto: - Aiace, militari, under18 e studenti universitari (spett. serali), € 4,00 - Over 60 e studenti universitari (spett. pomeridiani), € 3,00 Abbonamento sala 3 (10 ingr.), € 30,00 MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA Fondazione Maria Adriana Prolo Archivi di cinema, fotografia ed immagine Uffici: Via Montebello, 22 - 10124 Torino Tel. 011.81.38.511 - Fax 011.81.38.558 [email protected] - www.museocinema.it Nome e cognome: Io sottoscritto, estensore della presente richiesta, dichiaro di prendere atto dell’informativa fornitami dalla Fondazione ai sensi dell’art.10 della Legge 675/1996 ed acconsento liberamente, ai fini e per gli effetti di quanto previsto dall’art.11, comma 1° della Legge 675/1996 al trattamento dei dati forniti alla Fondazione, alla comunicazione e diffusione degli stessi ai sensi ed effetti di quanto disposto dall’art.20 della Legge 675/1996, per lo svolgimento di tutte le operazioni connesse alla preparazione e spedizione del programma. Dichiaro altresì di essere a conoscenza dei diritti riconosciutomi dall’art.13 della Legge 675/1996. Indirizzo (via, città, provincia, c.a.p.): Data e firma: Volete ricevere via mail o per posta informazioni alle serate organizzate dal Museo Nazionale del Cinema? Compilate questo modulo e consegnatelo alla cassa del Cinema Massimo oppure speditelo a Museo Nazionale del Cinema – Programmazione, via Montebello 22, 10124 Torino. E-mail: Età e professione: