I giovani oggi
Università degli Studi di Firenze
14 febbraio 2009
Maria Piscitelli
Forme e stili della cultura giovanile
• Capita sempre più spesso di imbattersi in articoli di
giornalisti o di intellettuali che denunciano lo stato di
degrado della scuola, la perdita del suo ruolo e di
identità oppure l’incapacità di gestire situazioni nuove e
di conciliare la cultura della scuola con quella giovanile.
• Molteplici sono i punti di vista e le analisi, taluni
restauratori di modelli obsoleti o semplicemente
nostalgici di tempi lontani, tal altri portatori di nuove
istanze e visioni di vita;
Forme e stili della cultura giovanile
• Tutti comunque stimolanti per affrontare un
problema centrale quale quello relativo alla
funzione che la scuola dovrebbe svolgere in una
società democratica.
• Nei numerosi interventi si ribadisce con forza
che la scuola va male.
• I motivi addotti sono tanti.
Forme e stili della cultura giovanile
sia perché la scuola non sa tenere il passo con i tempi, avendo ormai a
che fare con un universo giovanile che fatica enormemente di più
che in passato a seguire il carattere sequenziale dell'intelligenza,
che finora ha caratterizzato l'Occidente nella costruzione delle sue
conoscenze;
sia perché è cedevole su molti punti; fragile e permissiva su
questioni ritenute fondamentali, nonostante poi la sua resistenza a
cambiare sostanzialmente per garantire a tutti competenze di
cittadinanza.
Forme e stili della cultura giovanile
Tuttavia in questo variegato quadro, spicca la difficoltà che la scuola
incontra ad adeguare il proprio modello culturale ai mutevoli bisogni
dei giovani, immersi completamente in nuovi spazi ed ambienti del
sapere, del saper fare, dell’essere e del sentire.
• Essa non tiene in debito conto che la nuova generazione si forma
secondo valori e modelli culturali diversi, che forniscono sensibilità
altre (culturale, sociale ed esistenziale).
• Significativi sono gli effetti che queste producono nelle abitudini di
vita, nel rapporto col mondo e nelle relazioni personali e sui processi
cognitivi, le cui metamorfosi molti studi hanno messo in luce.
Forme e stili della cultura giovanile
• “I giovani di oggi sono figli di una generazione senza
nome” è stato recentemente scritto in un quotidiano,
“sono nati in una società che non promette loro un
futuro, vivono in uno scenario cupo, crescono in una
situazione di crisi delle prospettive, ma cercano soluzioni
di reazione, conservano un atteggiamento pragmatico.
Ottimista […].
• Questi giovani connessi h24, protagonisti nelle comunità
online, dotati di io-virtuale su Second life, non hanno
smarrito la voglia di partecipare, ma in gruppi ristretti, in
piccole tribù nomadi” (Coppola, 2008, p. 29).
Forme e stili della cultura giovanile
• Libertà di movimento ed apertura al cambiamento
rappresentano ingredienti vitali, come altrettanto vitale è
il contatto con Internet. “Essere connessi è una
condizione necessaria. La rete abbatte tutte le barriere e
permette di trasformare una piccola idea in una grande
idea, è veramente democratica […].
• Siamo dei nomadi che s’incontrano per alcuni momenti
importanti, ma poi prendono strade diverse. L’individuo
conta molto di più del gruppo e ciascuno vive in una
bolla di solitudine da cui è difficile uscire (Scalise, 2008,
p. 29).
Forme e stili della cultura giovanile
• Ed è proprio così. Gran parte della popolazione giovanile
vive nella comunità online, è in continuo contatto con
forme e stili che non appartengono ad una cultura
monomediale, come quella proposta dalla scuola, ma a
culture multimediali, che sappiamo essere aperte allo
scambio tra differenti punti di vista, nonché alla
collaborazione tra più modelli di rappresentazione
concettuale.
• I giovani le interiorizzano sulla base delle loro
conoscenze ed esperienze personali ed attraverso di
esse imparano, facendo proprie alcune strutture
profonde della cognizione e della discorsività
Forme e stili della cultura giovanile
• Grazie all’interazione diretta sono coinvolti sul piano
emotivo e cognitivo, stando bene in una realtà, di cui si
sentono partecipi (Maragliano, 1996, pp. 69-79).
• Mentre la scuola attribuisce tutt’altro significato allo star
bene: lo si raggiunge non emotivamente, ma tramite
determinate prestazioni cognitive, che presuppongono
atteggiamenti distaccati.
Forme e stili della cultura giovanile
• E’ inutile ricordare che l’apprendimento si basa
prevalentemente su una struttura gerarchica, dove
processi mentali complessi non sono facilitati da
modalità comunicative motivanti.
• Anzi vi si predilige l’esposizione, fondata su proposizioni
e argomentazioni che, a sua volta, rimanda al manuale
scolastico, ritenuto lo strumento didattico per eccellenza.
• In quest’ultimo, se correttamente impostato, le
conoscenze si articolano in maniera lineare, suddivise in
blocchi autonomi, in cui predomina la logica dimostrativa
e il ragionamento ipotetico-deduttivo.
Forme e stili della cultura giovanile
I media rompono con questi schemi e categorizzazioni,
attivando forme diverse: la contemporaneità, la logica
mostrativa, il ragionamento analogico che incrementano
in modo accattivante modalità conoscitive (Maragliano,
cit., p. 29).
Se esaminiamo poi i contenuti degli insegnamenti, questi
trattano essenzialmente il passato e, del passato,
privilegiano la parola scritta, la parola astratta,
concettuale, traducibile, sollecitando il senso visivo e la
logica dell’astrazione (Postman, 1999).
Forme e stili della cultura giovanile
Su questo punto si potrebbe obiettare che uno dei
principali compiti della scuola è quello di
sviluppare un tipo di pensiero analitico e
riflessivo;
in parte siamo d’accordo, ma ciò non la esime dal
porsi il problema di come svilupparlo (con quali
contenuti, procedure, strumenti culturali?) e
come possa renderlo meno individualistico e più
partecipativo/socializzante, sì da educare al
senso della comunità.
Scuola e nuovi linguaggi
• E’ evidente che siamo di fronte ad una trasformazione
epocale, in cui sono inevitabili vistose perdite, rispetto
alla quale la scuola reagisce in maniera singolare, con
paradossale tranquillità, sottolinea Simone: “si limita a
trasmettere alcuni ben definiti saperi, tenendosi estranea
a due meccanismi che oggi sono essenziali:
• a) il processo di accrescimento veloce della conoscenza,
a cui essa risponde con estrema lentezza, trasmettendo
soltanto un pacchetto delimitato e statico di conoscenze
selezionate: questo fatto si può formulare dicendo che la
scuola è cognitivamente lenta;
Scuola e nuovi linguaggi
• b) il processo di diffusione di metodologie di accesso ai ‘santuari’
della conoscenza, siano essi semplici enciclopedie e vocabolari, o
banche dati e repertori:
• in altri termini, la scuola è metodologicamente lenta (Simone 2000,
p.70).
• Restando cognitivamente e metodologicamente lenta essa perde
terreno perché, invece di “interagire con l'espansione esponenziale
delle informazioni, superficiali finché si vuole ma comunque
elementi di conoscenza messi a disposizione dai media, sembra un
rifugio in cui ci si rinchiude per essere protetti dal fluire della
conoscenza e dal suo accrescersi (Galimberti, 2000).
Scuola e nuovi linguaggi
• Per i giovani, prosegue Galimberti, le esperienze è
meglio averle, viverle, rievocarle che raccontarle
analiticamente e tradurle in strutture discorsive,
altrimenti andare a scuola finisce con l'essere una
finzione, quando non una penitenza, finita la quale, si
può tornare alla realtà vera e autentica che non si
articola in proposizioni verbali, ma in emozioni totali,
come la musica, ad esempio, che non è una materia
scolastica, ma qualcosa di infinitamente più profondo e
coinvolgente, che accomuna una cultura all'altra,
mettendo in secondo piano la differenza linguistica e la
sua articolazione proposizionale.
Scuola e nuovi linguaggi
• […] Le conseguenze sono già visibili nella nostra scuola,
che nessuna riforma può migliorare se prima non ci si
rende conto di questa trasformazione che pone in
conflitto la cultura della scuola con la cultura dei giovani
(Galimberti, cit.).
• In questa situazione sorprende quindi il fatto che la
scuola non si preoccupi di affrontare questa nuova
realtà, cercando di integrare culture e linguaggi diversi
(monomediale/di tipo sociale e multimediale);
Scuola e nuovi linguaggi
• Nel caso linguistico, gran parte della scuola non si
preoccupa di inserire a pieno titolo i nuovi linguaggi
multimediali nella dimensione della trasversalità,
considerandoli una varietà del linguaggio che
concorrono, così come scritto nelle nuove Indicazioni per
il curricolo, ad “attuare quella propensione dell’uomo a
narrare e a descrivere spazi, personaggi e situazioni sia
reali sia virtuali, a elaborare idee e a rappresentare
sentimenti comuni creando l’immaginario collettivo,
attraverso il quale è stato elaborato e trasmesso il
patrimonio dei valori estetici, culturali, religiosi, etici e
civili di una comunità” (Indicazioni per il curricolo, 2007,
p. 47).
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