Allegato Anno 2 – n.4 – aprile 2005 Gianni Mario INSERTO SPECIALE Il Quartiere Ippico di San Siro sommario Il vincolo apposto dalla Soprintendenza per i Beni e le Attività Culturali agli Ippodromi di Milano, nel luglio 2004, rappresenta una grande occasione per l’intero ovest milanese. Per la sua identità, il suo verde, la sua storia. Dedichiamo questo speciale di «Sentieri» all’esplorazione di questa straordinaria risorsa che ora la città deve riscoprire e valorizzare. Alberto Belotti na minoranza di coloro che vivono in zona San Siro, o che frequentano i parchi limitrofi, hanno messo il naso oltre le mura che delimitano l’Ippodromo del Galoppo. Ma adesso che le cronache hanno riportato alla ribalta quest’area grazie all’apposizione del vincolo monumentale, forse una capatina val la pena di farla. Non foss’altro per vedere che gioiello storico, naturale e ambientale si dischiude oltre quelle mura. Il colpo d’occhio che si può godere dalle tribune della pista del galoppo è impressionante, qualcosa che non ha confronti a Milano: uno spazio verde lungo più di un chilometro e largo centinaia di metri che da piazzale Lotto a est si salda con il Parco di Trenno a ovest, incastonato fra le case del Gallaratese e i quartieri San Siro e Trenno. U L’odore della campagna Lo spazio, prima di tutto. Immenso. L’occhio del milanese è poco abituato all’«aperto», e quando non trova più osta- pag. II Quindici anni: non solo cavalli coli di cemento quasi si perde, vaga in preda a un’emozione indefinita. L’Ippodromo del Galoppo di San Siro, con la pista delle corse e le due piste di allenamento Trenno e Maura, le scuderie in stile chalet normanno, le mascalcie, quell’andirivieni di cavalli superbi condotti dagli artieri e seguiti dall’occhio esperto e apprensivo degli allenatori, ci riporta a come doveva essere la campagna intorno a Milano prima dell’esplosione urbana. Una campagna che si vede e si sente negli odori delle bestie e i profumi della vegetazione, nella nebbiolina che aleggia ad altezza garrese di prima mattina, nelle quaglie che se ne stanno ridossate alle siepi. LE pag. III Una visita al Quartiere Ippico di San Siro Marco Righini pag. VIII Il significato di un vincolo Marco Parini pag. VIII Il testo integrale dell’atto di tutela pag. XII Il gergo degli ippodromi FOTOGRAFIE DELL’INSERTO sono gentilmente concesse da due noti fotografi: Gianni Mario e Gino Vezzini. Le fotografie di Gianni Mariosono tratte dal calendario «Parchi e cavalli a San Siro». Di origine cadorina, arriva a Milano nel 1958. Appena ventunenne è già un apprezzato fotografo di moda e attualità. Nel 1963 si trasforma in fotoreporter per raccontare le tragedie di Skopje e del Vajont. A metà degli anni ‘60 lascia la fotografia per la regia cine-televisiva. Nel 2000 ritorna alla fotografia per realizzare numerose esclusive giornalistiche. (www.giannimario.it) Le fotografie da pagina VIII a pagina XI sono di Gino Vezzini. I Il Quartiere Ippico di San Siro Gianni Mario Federico Tesio, il grande allevatore di Nearco, ha scritto nei suoi Tocchi in penna al galoppo (1946): «Alcuni signori, molti bottegai, il popolo di Milano contribuirono assieme, intorno agli anni Venti, alla creazione di San Siro, delle piste di allenamento e dei grandi Premi». All’inaugurazione della pista di Vietti Violi, il 25 aprile 1920, più di 25.000 persone si assiepavano sulle tribune e lungo l’anello. Ora le masse si dirigono verso altri stadi. Ma Milano ha oggi l’occasione di stringersi intorno alla più illustre cittadella dell’ippica italiana e farla tornare popolare come era un tempo. Poi, volgendosi alle tribune disegnate dall’architetto Vietti Violi a fine Ottocento, alle scuderie e alla sala del pesage – con la bilancia che pesa i fantini prima delle gare – si sente anche la storia e la qualità urbana, la nobiltà di uno sport popolare, che ha reso questo ippodromo la Newmarket italiana, per rubare un paragone al grande giornalista ippico Mario Fossati. Un mondo sconosciuto Siamo nella Milano dell’ippica, con le sue blasonate e bizzarre regole dell’handicap e delle pesate. Con le sue scommesse da 2 miliardi e mezzo di euro all’anno. Con i circa 900 cavalli da galoppo che vivono nelle scuderie che fanno da corona alle piste, e che nessuno si immaginerebbe abitare a Milano, con qualche nervosismo da traffico e da rumore (soprattutto durante le partite del vicino «Meazza»). E con le migliaia di lavoratori che di ippica vivono: dall’indotto agricolo agli allevatori, allenatori, artieri, maniscalchi, veterinari, fantini e bookmakers. Quest’area così bella e struggente non poteva non richiamare appetiti immobiliari, come è successo a partire dai primi anni novanta. Ma quello che è riuscito in altre zone di Milano (e in parte anche a San Siro, dove molte scuderie storiche sono state divorate dal cemento), si è fermato davanti al portone d’ingresso dell’ippodromo, al cospetto del titanico cavallo leonardesco. Una straordinaria mobilitazione popolare, cristallizzata nel cosiddetto «Comitatone», ma più in generale la diffusa sensibilità della popolazione e dei suoi amministratori, hanno raggiunto il risultato di un vincolo monumentale che salva l’intera area del galoppo: più di un milione di metri quadrati che, almeno per gli anni a venire, potrebbero restare verdi e deputati all’ippica. Il vincolo, grande opportunità A dispetto del nome, il vincolo non è uno strumento punitivo, che «congela» delle aree per «difenderle» da minacce. Il vincolo ha dimostrato ancora una volta – e per la prima volta nel mondo dell’ippica – di essere un presidio di civiltà che dice al- meno due cose chiare alla città: primo, non si fa urbanistica solo immaginando di riempire aree «vuote» mettendole «in valore». Perché il valore, in questo caso, sta proprio nel conservarle così come sono, consentendo alla campagna e allo sport, con la sua storia, di incunearsi dentro la città e di educare la popolazione ai suoi valori non utilitaristici. Secondo, questo vincolo rappresenta una bella opportunità per costruire un sistema di verde, svago e valore ecologico nell’ovest di Milano. Per capire questo punto bisognerebbe sorvolare l’area in mongolfiera e vedere coi propri occhi questa macchia di verde che da piazzale Lotto, lungo la pista dell’ippodromo, la Trenno e la Maura, si salda col Parco di Trenno e quindi con il Boscoincittà, il Parco delle Cave e i campi compresi nel Parco Sud. Su questo sistema, a partire dal vincolo, si può lavorare per potenziare i collegamenti, rendendolo un tutto organico e ordinato. Nel rispetto della discrezione e della tranquillità di cui hanno bisogno i cavalli da corsa, si possono immaginare percorsi e «punti di contatto» che consentano alla popolazione, a piedi o in bicicletta, di affacciarsi su questo comprensorio e coglierne la bellezza. LUCA CARRA Quindici anni: non solo cavalli ■ 1995 attraverso l’edilizia residenziale. Lavoratori, associazioni e comitati si mobilitano. Il Consiglio di zona 19 approva un ordine del giorno che chiede all’amministrazione comunale di non adottare varianti urbanistiche che prevedano cambi di destinazioni delle aree. La Società Trenno viene acquistata dalla Snai. ■ Settembre 1999 La cronistoria del comprensorio ippico di San Siro dalle prime voci di «valorizzazioni immobiliari» all’apposizione del vincolo monumentale sull’area ■ 1989 Ricorrenti notizie di stampa riferiscono circa le intenzioni della Società Trenno (proprietaria degli ippodromi) di dismettere le aree del centro ippico di allenamento di Trenno e Maura. Ippodromi di San Siro (Trotto escluso) fino a piazzale Lotto. ■ 1992/93 ■ 1995 Il progetto «Milanolimpica» prevede la realizzazione del villaggio olimpico sull’area degli ippodromi. ■ 23 aprile 1990 ■ 6 febbraio 1994 Approvazione della L.R. n. 24 che istituisce il Parco regionale di Cintura metropolitana Parco Agricolo Sud Milano. Il perimetro comprende anche le aree degli La Società Trenno chiede l’esclusione delle aree degli impianti ippici dal perimetro del Parco Sud. L’ente gestore non accoglie la richiesta. Iniziativa «Nove Parchi Per Milano» promossa dall’assessorato all’urbanistica del Comune di Milano, confluita in una mostra e in una pubblicazione della Triennale. Si prevede di trasformare l’ippodromo e le scuderie private in «una zona rappresentativa per una città moderna con ambizioni europee» II La statua equestre modellata su disegni di Leonardo, voluta dallo statunitense Charles Dent, viene collocata sul piazzale d’ingresso dell’Ippodromo del Galoppo. ■ 3 agosto 2000 La Giunta Regionale approva il Pianto Territoriale di coordinamento del Parco Agricolo Sud Milano. L’area degli ippodromi ri- Il Quartiere Ippico di San Siro Una visita al Quartiere Ippico di San Siro a partenza della visita è all’ingresso dell’Ippodromo del Galoppo (in piazzale dello Sport), dove nel 1999 fu posta la gigantesca statua equestre su disegno leonardesco, donazione del mecenate nordamericano Charles Dent. Ad attenderci, gli allenatori Gaetano Benetti e Frank Turner, gentlemen di antico stampo, con i quali la simpatia è immediata. Entriamo nel piazzale antistante la tribuna secondaria orientale dell’ippodromo, in un’area scenografica di 3500 mq attorno alla statua equestre: struttura d’accoglienza del parco ippico (laboratori, esposizioni e manifestazioni) e punto di partenza per le visite guidate al verde arboreo, a cura della Società Trenno (vedi itinerari tematici sul sito www.trenno.it). La storia del Quartiere Ippico di San Siro inizia nel 1887, quando la Società Lombarda per le Corse dei Cavalli prese in affitto (e poi acquistò) 210.000 mq di su- L perficie su parte dei terreni della Cascina Brusada, oltre il corso dell’Olona. Fu il primo passo per l’impianto di un campo di corse, posto su un vasto piano di campagna, vicino alla città e facilmente accessibile, in sostituzione delle lontane sedi di Castellazzo e Senago. Nel 1888 fu costruito il primo Ippodromo del Galoppo, il cui asse principale (nord-sud) era parallelo all’attuale strada di circonvallazione, dove l’Olona fu poi deviato e canalizzato. Il nuovo impianto fu allora riprogettato (arch. Paolo Vietti Violi) con l’asse principale (est-ovest) verso la periferia, terminato nel 1915 e inaugurato ufficialmente nel 1920. e guardie ecologiche di zona 7, nell’ambito delle proprie attività di promozione ambientale nel territorio ad ovest di Milano, propongono, insieme con Italia Nostra, una visita guidata (a partecipazione libera e gratuita), per osservare il ricco patrimonio arboreo e, soprattutto, il lavoro degli operatori ippici «dietro le quinte». Appuntamento per domenica 15 maggio 2005 (ingresso Ippodromo del Galoppo da piazzale dello Sport – ritrovo sotto il cavallo leonardesco alle ore 9.15, con partenza alle 9.30 e ritorno alle 12 circa). Iscrizione obbligatoria, tel. 0245522401. cade nell’ambito dei «Territori agricoli e verde di cintura urbana» dove è previsto un ulteriore piano di iniziativa comunale. ■ 29 marzo 2002 Il Consiglio direttivo del Parco Agricolo Sud Milano esprime parere contrario alla costruzione di un edificio a servizio di un campo di pratica di golf dentro l’Ippodromo del Galoppo. Assemblea pubblica «Sì ai cavalli, no al cemento» presso l’auditorium del centro scolastico Gallaratese. ■ 13 giugno 2002 Prima richiesta di Italia Nostra per il vincolo architettonico paesistico sul Quartiere Ippico. Si costituisce il «Comitatone» con ■ 16 gennaio 2003 Il Consiglio comunale approva a larga maggioranza due mozioni firmate da Adriano Ciccioni e Laura Molteni, tese a tutelare il complesso ippico. Il Consiglio provinciale di Milano approva all’unanimità una mozione che chiede agli organismi preposti di attivare iniziative di tutela per la salvaguardia del Quartiere Ippico come patrimonio storico e artistico nazionale. ■ 20 dicembre 2002 ■ 27 giugno 2002 ■ Marzo 2002 ■ 26 settembre 2002 ■ 24 settembre 2002 ■ 12 giugno 2002 La stampa torna ad occuparsi degli ippodromi e delle intenzioni della proprietà di dismettere le piste di allenamento. Il WWF invia al Comune un progetto di ristrutturazione, valorizzazione e gestione delle scuderie De Montel. immobiliare con sede in Lussemburgo - per lo sviluppo di un progetto concernente alcune aree del Quartiere Ippico. «Il progetto è condizionato all’ottenimento di una modifica dello strumento urbanistico vigente» mediante la proposta di un programma integrato di intervento. strazione comunale a non modificare l’attuale destinazione di PRG dell’area. Gruppo Verde San Siro, Comitato per la Difesa di San Siro, Italia Nostra, WWF, Associazione per il Parco Sud, Amici della Terra, rappresentanti di allenatori, allevatori, artieri, proprietari e sindacati. ■ Febbraio 2002 In compagnia delle nostre guide, attraversiamo fascinosi ambienti, con i segni melanconici di un’antica grandezza. Di fronte alle monumentali tribune, alle sale riservate (proprietari, allenatori, commissari) e alla particolare sala dei fantini, osserviamo le aree per il pesage e gli apparati per la gara. Per ammirare un magnifico panorama sull’area del galoppatoio, saliamo sulla tribuna secondaria occidentale: il colpo d’occhio è straordinario. In primo piano la vista cade sull’anello di 3000 m (con dirittura di 1000 m e pista dritta di 1600 m), sulle tre piste di piano (circolare, media, grande), sui variegati percorsi (corsa, siepi, ostacoli, steeple) e sulle aree verdi (campo giochi, palestra all’aperto). Attorno al galoppatoio, scuderie e padiglioni di servizio (per la veterinaria e la mascalcia), nel tipico stile inglese con i tetti spioventi. A nord il QT8 con il Parco Montestella e le costruzioni del quartiere Gallaratese e di Lampugnano. Ad ovest l’orizzonte apre uno squarcio, tra gli edifici del nuovo quartiere residenziale delle exscuderie, sul corridoio verde delle piste di allenamento, del Parco di Trenno e del Boscoincittà. Scesi dalla tribuna, indugiamo nell’area del ristorante e visitiamo l’elegante padiglione dell’insellaggio. Archivio CFU L Un mondo a sé Le società Snai e Trenno proprietarie degli ippodromi rendono noto di un accordo con la HRO - Il Consiglio di zona 7 approva una mozione che invita l’ammini- ■ 21 gennaio 2003 Italia Nostra presenta alla So▲ ▲ ▲ III Le piste di allenamento Prendiamo quindi la direzione verso ovest e seguiamo i viali all’interno dell’ippodromo, tra i cavalli e gli operatori. Negli impianti lavorano circa 80 allenatori, 100 fantini, 360 artieri, con 900 cavalli ospitati in 40 scuderie. Senza uscire da uno dei cancelli secondari del recinto, ci avviciniamo alle piste di allenamento tramite il sottopasso di via Ippodromo. La pista Maura è la più recente. Impiantata negli anni trenta sui terreni della Cascina Maura, accoglie gli uffici della Società Trenno (ingresso da via Ippodromo) e le moderne scuderie, progettate negli anni settanta (ingresso da via Lampugnano) nelle vicinanze della Cascina Cottica. Qui sono ubicati anche i padiglioni del Centro Veterinario San Siro. La seconda pista (Trenno), più ad ovest, risale al XIX secolo e mantiene tuttora le suggestive scuderie originali (ingresso da via Ippodromo). Dalla piattaforma di Gianni Mario Il Quartiere Ippico di San Siro osservazione si ha una vista superba sulle due piste di sabbia (1600 m), sulle varie piste d’erba (1000-1200 m) e sul Parco di Trenno, che delimita il confine ad ovest. Un tempo su questi terreni agricoli scorreva il boscoso fontanile delle Volpi. La qualità pedologica delle piste, dopo molti decenni di utilizzo mirato, è eccellente. Le piste (d’erba, di sabbia e di trucioli), assai selettive, consentono una perfetta preparazione dei cavalli di galoppo in tutte le stagioni. Aggiriamo le scuderie Trenno, su un percorso sterrato tra le piste Trenno e Maura. Al visitatore, estraneo al mondo ippico, è intensa la percezione di un ambiente fermatosi nel tempo, tra immagini, suoni e odori perduti. Nella zona sorge la Villa Crespi («la Bellotta»), purtroppo in condizioni di abbandono. Presso il rustico bar dell’ingresso, frequentato dagli operatori, si può fare una sosta. Archivio CFU Le scuderie perdute Usciamo dalla pista Trenno su via Ippodromo, in direzione est. Di fronte, sulla destra, l’isolato delle ex-scuderie private, tutte scomparse o trasformate in ville. Eccone un parziale rosario di nomi: Miani, Mantova, Zanoletti, Gibi, Cumani, Gualino, Scheibler («Rholand»), Visconti («dai tetti verdi») ecc. Le trasformazioni urbanistiche degli ultimi decenni non permettono di cogliere l’uniformità del quartiere, com’era fino agli anni sessanta, sul modello degli analoghi impianti inglesi: gli ippodromi, circondati dalle piste ippiche e dalle numerose scuderie private (edificate in stile eclettico), fra stradine, siepi e corsie equestri. Scuderie e case basse, immerse nel verde, sono ora sostituite da un lussuoso quartiere residenziale; i grandi fabbricati occupano l’area Villa Crespi (la Bellotta). printendenza la documentazione relativa al Quartiere Ippico al fine di supportare l’istruttoria in corso per l’apposizione del vincolo. ■ 12 febbraio 2003 ■ 25 febbraio 2003 Il Consiglio di zona 7 vota la mozione che impegna l’amministrazione comunale a richiedere il vincolo architettonico su San Siro. Assemblea promossa dal Comitatone presso l’auditorium del centro scolastico del Gallaratese. Presenti assessori comunali e provinciali, consiglieri provinciali, comunali e di zona. ■ 16 gennaio 2003 Ordine del giorno del Consiglio provinciale promosso da Gian Luigi Cremaschi per la richiesta alla Soprintendenza della dichiarazione di notevole interesse storico artistico di San Siro. ■ 5 febbraio 2003 L’assessore allo sviluppo del territorio del Comune di Milano, Gianni Verga, in ottemperanza alle mozioni approvate dal Consiglio comunale chiede alla Soprintendenza di valutare l’ipotesi di apposizione di un vincolo. ■ 24 febbraio 2003 Marco Di Tolle e Paola Jannace, assessori al Territorio e alla Cultura della Provincia, scrivono alla Soprintendente Carla Di Francesco perché l’area di San Siro sia sottoposta a vincolo monumentale. ■ 26 febbraio 2003 Appello della CGIL per la salvezza dell’ippodromo e per il rilancio dell’attività ippica a Milano. corse per protesta contro i progetti che minacciano gli impianti. ■ 10 aprile 2003 Il Consiglio provinciale approva all’unanimità una mozione urgente perché venga avviato un accordo di programma col Comune di Milano per la redazione del Piano di Cintura Urbana, Comparto ovest, in attuazione della normativa del Parco Agricolo Sud Milano. ■ 27 febbraio 2003 Il deputato Francesco Colucci presenta una interrogazione al Ministro per i beni culturali. ■ 25 febbraio 2003 Circa 10.000 sono le richieste che singoli cittadini, associazioni e gruppi inviano alla Soprintendenza per sollecitare l’apposizione del vincolo. ■ 10 aprile 2003 Corteo da largo Cairoli a piazza Scala organizzato dal Comitatone con cavalli e fantini. ■ 16 marzo 2003 I dipendenti della Società Trenno ritardano di mezz’ora l’inizio delle IV ■ 12 aprile 2003 Il Comitatone promuove una ma- che separa le piste di allenamento dall’ippodromo, una volta collegate da un tracciato diretto (via Bisanzio). Prendiamo la direzione di via Ippodromo fino all’incrocio semaforico con il sottopasso dello stadio; all’angolo l’ex-scuderia Miani, trasformata in villa. Proseguendo lungo la stessa via, con a destra il recinto dell’ippodromo, è doveroso un mesto pellegrinaggio a ciò che resta della scuderia più famosa, la Tesio, fondata dal celebre allenatore Federico Tesio: scuderia ricca di storia e di gloria, di cui rimane solo il casello adibito a portineria del complesso condominiale. La Scuderia Marcialis La Scuderia Turner Proseguiamo. A destra il prato citato da Ernest Hemingway nei suoi I quarantanove racconti, precede l’incrocio con il tratto terminale della convergente strada sterrata (via Bisanzio). In fondo a destra si notano il parco e le scuderie di Villa Ceschina; di fronte si apre l’ingresso alla Scuderia Turner. Frank Turner è il nipote dell’omonimo fondatore della scuderia, un nordameri- Via del Centauro. Gianni Mario All’incrocio prendiamo una stradina verso l’ippodromo (via Centauro), lasciando alle spalle, oltre le aree di parcheggio, il rumoroso traffico automobilistico e i vistosi cartelloni pubblicitari. A sinistra il recinto dell’ippodromo; a destra l’area del- l’ex-scuderia Alpe Ravetta, poi la Scuderia Marcialis (ex-Ramazzotti), gestita da allenatori sardi. I fratelli Mario e Antonio ci accolgono cordialmente nella propria scuderia in stile liberty, una tranquilla oasi di verde tra il cortile dell’ingresso e la giostra di allenamento. La passione della famiglia è confermata anche dalle nuove generazioni: Andrea, fantino di punta della scuderia, ed Elisabetta, una delle migliori amazzoni europee. Archivio CFU Il Quartiere Ippico di San Siro Scuderia Marcialis (Ramazzotti). nifestazione intorno al cavallo di Leonardo. Auspicio del Presidente Ciampi «per un’equa soluzione». ■ 15 aprile 2003 Il Consiglio di Zona 7 approva all’unanimità la mozione che richiede di istituire un accordo di programma per la redazione del Piano di Cintura Urbana, Comparto ovest. ■ 23 aprile 2003 «E’ inutile che il Comitatone continui a portare davanti a Palazzo Marino cavalli, buoi e asinelli. Sull’Ippodromo di San Siro la Giunta ha preso un impegno chiaro e non ha intenzione di cambiare la destinazione dell’a- rea», dichiara alla stampa il vice sindaco De Corato. dell’amministrazione di mantenere le destinazioni in vigore. nute nel Piano territoriale del Parco Sud. ■ 9 giugno 2003 ■ 19 luglio 2003 ■ 3 gennaio 2004 Il Consiglio comunale di Milano approva, con la partecipazione di tutti i gruppi politici, una mozione con la richiesta di istituire un accordo di programma con la Provincia di Milano per la redazione del Piano di cintura e perché il Quartiere Ippico mantenga la sua originaria e storica destinazione ippica. Un gruppo di cittadini protesta contro i lavori per la trasformazione di box in locali per la ristorazione, perché privi di parere del Parco Sud. La Soprintendenza regionale per i Beni e le Attività Culturali della Lombardia trasmette ai soggetti proprietari delle aree la comunicazione di avvio del procedimento per l’apposizione del vincolo di interesse storico artistico sulla base del D. Lgs 490/99, Tit. I. ■ 22 luglio 2003 L’annuale sondaggio del FAI sui luoghi del «cuore» colloca gli ippodromi al primo posto fra i monumenti più amati dai milanesi. ■ 25 giugno 2003 ■ 14 ottobre 2003 Presso il Centro culturale Rosetum i consigli di Zona 7 e 8 organizzano una assemblea sul tema. Dall’assessore al territorio Verga, viene ribadita la volontà Il Consiglio provinciale approva il Piano territoriale di coordinamento provinciale che fa salve per San Siro le previsioni conte- ■ 10 febbraio 2004 Il Soprintendente regionale Carla Di Francesco incontra gli assessori Verga (Comune) e Di Tolle (Provincia). Viene ribadita la necessità che gli Enti, «ciascuno per quanto di propria competenza, provvedano a dotare le aree ▲ ▲ ▲ V Il Quartiere Ippico di San Siro cano dalla vita avventurosa, che sembra essere uscita dalla penna di un romanziere. Agli inizi del XX secolo i fantini nordamericani mietevano successi sulle piste europee, grazie alla loro tecnica di monta (a staffatura corta) rispetto a quella tradizionale (a staffatura lunga). Il vecchio Frank, amico di Hemingway, dopo aver fatto svariati lavori, il pugile e il ballerino, trovò fortuna nel nostro paese (1909-1932), dapprima come fantino della scuderia Tesio, poi con la propria scuderia, passata al figlio Luigi, a sua volta recordman di vittorie come allenatore di galoppo. La visita alla storica scuderia, tenuta in perfetto ordine, anche nei minimi particolari, è una lezione di cultura ippica. QUARTIERE IPPICO SAN SIRO Il Quartiere Ippico di San Siro si trova nell’area dei grandi parchi dell’ovest milanese, cuneo verde del Parco Sud che penetra in città fino a p.le Lotto. VINCOLO PROPOSTO VINCOLO APPROVATO DALLA SOPRINTENDENZA ITINERARIO PROPOSTO PER LA VISITA DEL 15 MAGGIO che costituiscono il Quartiere Ippico di San Siro degli strumenti urbanistici necessari a garantire le caratteristiche del territorio intorno al nucleo storico dell’Ippodromo». Gli assessori presenti garantiscono «l’impegno a studiare soluzioni di pianificazione del territorio adatte al raggiungimento dei risultati proposti». ■ 15 marzo 2004 L’assessore alla pianificazione del territorio della Provincia, Di Tolle, scrive all’assessore Verga manifestando la propria disponibilità alle richieste della Soprintendenza. ■ 15 marzo 2004 La Snai e la Trenno proprietarie osservazioni presentate il 15 marzo 2004. di gran parte delle aree del Quartiere Ippico presentano le proprie osservazioni contro la proposta di vincolo avanzata dalla Soprintendenza. Sono accompagnate da una relazione storico-artistica redatta da alcuni docenti del Politecnico di Milano. ■ 8 luglio 2004 La Soprintendenza regionale per i Beni e le Attività Culturali della Lombardia, emana il provvedimento con cui dichiara che il Quartiere Ippico di San Siro è sottoposto al vincolo secondo il D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42. ■ 11 maggio 2004 I consiglieri comunali firmatari della mozione del 9 giugno 2003 sottoscrivono una lettera all’assessore Verga con una richiesta di ragguaglio circa lo stato di attuazione del Piano di Cintura. provvedere con assoluta urgenza alla messa in sicurezza delle strutture per la salvaguardia della scuderia De Montel. ■ 13 settembre 2004 La Società Trenno (Gruppo Snai) presenta ricorso amministrativo contro il provvedimento 8 luglio 2004 ALBERTO BELOTTI ■ 28 luglio 2004 Il Comitatone segnala alla Soprintendenza lo stato di abbandono della scuderia De Montel, di proprietà comunale. ■ 25 giugno 2004 ■ 27 agosto 2004 La Soprintendenza regionale comunica alle Società Trenno e Snai la non accoglibilità delle La Soprintendenza chiede all’amministrazione comunale di VI Siamo di fronte ad una vicenda in continua evoluzione sulla quale ci saranno altre occasioni di aggiornamento. Archivio CFU Il Quartiere Ippico di San Siro HEMINGWAY A SAN SIRO De Montel: scuderie degli anni venti oggi in abbandono. Il degrado della De Montel crescita di un boschetto spontaneo, curioso esempio di rinaturalizzazione su un’area urbana in abbandono. Il trottatoio Prendiamo in direzione est, fiancheggiando il grande piazzale su cui si erge il colossale Stadio Meazza. Quasi sopraffatto in un soffocante abbraccio, appare su un lato il dignitoso Ippodromo del Trotto (insediato nel 1925, in sostituzione del vecchio Trotter, e ampliato nel 1975) con le sue due tribune e l’anello di 1600 m. A sud del trottatoio, oltre la sede tramviaria, sopravvivono le scuderie Axum. Proseguendo tra le aree di parcheggio, ritorniamo all’alberato piazzale dello Sport e all’ingresso dell’Ippodromo del Galoppo, dove termina la visita, davanti al cavallo leonardesco. MARCO A. RIGHINI (GEV Milano - Zona 7) Gianni Mario Usciti dalla scuderia, l’incanto viene bruscamente interrotto. Aggirato, verso sud, il fabbricato del complesso condominiale, posto di fianco all’ippodromo, si notano le deperite strutture liberty dell’ex-scuderia De Montel, in grave stato di incuria, con il portale rivolto verso l’ingresso principale dell’ippodromo. Le associazioni ambientaliste di zona hanno proposto un progetto per il recupero (vedi sito www.demontel.org, a cura dell’associazione Gruppo Verde San Siro). Ma il degrado, nel frattempo, avanza inesorabile. Proseguiamo verso sud, di fianco alle moderne strutture del Centro Ippico Lombardo. Arriviamo di fronte alla grande area dell’ex-Palasport, edificio costruito negli anni settanta, demolito negli anni ottanta per cedimento strutturale, in seguito a un’abbondante nevicata. Anni di polemiche e discussioni hanno permesso la La pista di allenamento Maura (non compresa nel Vincolo). VII (…) Noi quattro andammo a San Siro in una carrozza scoperta. Era una bella giornata e attraversammo il Parco e seguimmo il tranvai e poi fuori dalla città dove la strada era polverosa. C’erano ville con le cancellate di ferro e grandi giardini traboccanti di vegetazione, e fossi con l’acqua corrente e orti verdi con la polvere sulle foglie. Attraverso la pianura si vedevano le fattorie e le fertili tenute verdi coi loro canali di irrigazione e le montagne a nord. Molte carrozze entravano nell’ippodromo e gli inservienti al cancello ci lasciarono entrare senza biglietto perché eravamo in uniforme. Scendemmo dalla carrozza; comprammo i programmi e attraversammo a piedi il prato e poi la soffice pista del percorso verso il recinto del peso. Le tribune del pesage erano antiche e fatte di legno e i totalizzatori erano sotto le tribune e allineati vicino agli stalli. C’era una folla di soldati lungo lo steccato del prato. Il pesage era pieno di gente e facevano passeggiare i cavalli in cerchio sotto gli alberi dietro alla tribuna centrale. (…) Salimmo sulla tribuna centrale a guardare la corsa. (…) Allora non c’erano i nastri a San Siro e il commissario allineò tutti i cavalli, parevano piccolissimi giù nella pista, e poi diede il via con uno schiocco della lunga frusta. (…) Da Addio alle armi di Ernest Hemingway (traduzione italiana di Fernanda Pivano, Milano, Mondadori). Il Quartiere Ippico di San Siro Il significato di un vincolo Il testo integrale dell’atto di tutela a Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali della Lombardia, con proprio decreto ha riconosciuto il complesso immobiliare costituito dal Quartiere Ippico di San Siro come d’interesse storico artistico particolarmente importante. Il provvedimento emanato ai sensi dell’art. 2 del Dlgs 490/99 (Testo Unico dei Beni Culturali) trova raccordo e rispondenza nel Codice Urbani (Dlgs 42/2004) che di lì a poco lo sostituirà quale norma di tutela. A seguito di una attenta istruttoria l’iter ha preso inizio nel gennaio 2004 con la comunicazione, alla proprietà, di avvio del procedimento di dichiarazione d’interesse storico artistico; con tale atto venivano applicate in via cautelare le disposizioni di tutela di legge. Una procedura prevista per dar facoltà ai proprietari di formulare le proprie osservazioni in ordine ai presupposti del vincolo. La proprietà ha presentato le osservazioni alla Soprintendenza che successivamente ha confermato il vincolo. Ai sensi dell’art. 16 del citato Codice Urbani la proprietà ha proposto quindi ricorso amministrativo contro il vincolo al Ministero che pare abbia mantenuto la propria posizione. Ora rimane aperta la possibilità di un ricorso al TAR. Il Quartiere Ippico di San Siro, come emerge dalla relazione storico-artistica che accompagna il vincolo (vedi pagina IX) appare un complesso unitario pressoché coevo, stilisticamente armonico e funzionalmente legato. Da ciò l’esigenza di tutelare nel suo insieme, quale testimonianza unitaria ed unica per dimensioni e caratteristiche, un quartiere sportivo di grande valore artistico e storico. L SOPRINTENDENZA REGIONALE PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI DELLA LOMBARDIA IL SOPRINTENDENTE REGIONALE VISTO il Decreto Legislativo 20 ottobre 1998, n. 368 e s.m.i; VISTO il D.P.R. 29 dicembre 2000, n. 441, con il quale è stato emanato il regolamento recante le norme di organizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; VISTO il Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e s.m.i; VISTO il Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, costituente il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio attualemente in vigore; VISTA la nota prot. n. 18979 del 7 novembre 2003, con la quale la competente Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio ha proposto a questa Soprintendenza Regionale l’emanazione per l’immobile appresso descritto di provvedimenti di tutela vincolistica, ai sensi del Titolo I del Decreto Legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, ora ricompresso nel Titolo I della Parte II del Decreto Legislativo 42/2004; RITENUTO che gli immobili denominati “Quartiere Ippico di San Siro”, siti in provincia di Milano, comune di Milano, segnati in catasto in: Foglio 253, particelle 2 (in parte), 38, 37, 36, 34, 163, 162, 175, 33, 31, 30, 29, 77, 32, 161, 27, 28, 18, 19, 20, 22, 23, 24, 25, 66, 45, 46, 47, 55, 70, confinanti con le particelle 2 (in parte), 1, 17, 67, 69, 72, 74, 76, rientranti nei fogli 174 e 254; Foglio 254, particelle 1, 71, 72, 73, 3, 5, 6, 8, 9, 10, 11, 12, 36, 74, 75, 76, 77, 78, 79, 62, via privata Centauro, 30, 31, 32, 82, 83, 84, 85, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 28, 64, 45, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 53, 54, 55, 56, 58, 59, 60, 61, 63, 66, 70, 115, 68, 69, 57, 27, 13, 44, 37, 67, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 52, 81, 29, 33, 34, 35, 119, confinanti con le particelle 99, 89, 88, 90 e con via Ippodromo, via Diomede, via F. Caprilli, via Petaso e piazzale dello Sport; Foglio 295, particelle 1, 2, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 21, 22, 23, 24, 25, 41, 48, 49, confinante con via Bisanzio, via Centauro, Gino Vezzini (2) Quali gli effetti del vincolo. Non viene meno la proprietà ma ne viene «affievolita» la potestà di disporne. Il complesso immobiliare vincolato è sottoposto a vigilanza del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; i Soprintendenti potranno disporre ispezioni per verificarne lo stato di conservazione, i beni non potranno essere adibiti ad uso non compatibile con il loro carattere storico o artistico oppure tale da recarne pregiudizio alla conservazione ed ogni modifica di destinazione d’uso dovrà essere preventivamente autorizzata su tali presupposti. Sarà inoltre soggetto ad autorizzazione ogni intervento sugli immobili soggetti a vincolo; anche gli interventi di restauro dovranno essere autorizzati e seguiti dalla Soprintendenza che vigilerà sulla manutenzione del complesso immobiliare sollecitando e disponendo interventi conservativi urgenti. In caso di vendita scatterà il diritto di prelazione dello Stato e, in subordine, della Regione e degli altri Enti pubblici territoriali. Le limitazioni imposte dal vincolo a tutela di un bene d’interesse collettivo trovano connotati compensativi con la possibilità di richiedere contributi per la conservazione in conto capitale od un conto interessi, nonché di avvalersi delle agevolazioni fiscali in termini di deducibilità di spesa dai redditi o detraibilità di parte di essa dalle imposte. E’ comune valutazione che il riconoscimento d’interesse storico artistico si connoti quale valore positivo e di apprezzamento per il complesso immobiliare per il suo valore intrinseco e per quanto possa rappresentare per la città ed il Paese. MARCO PARINI Ministero per i Beni e le Attività Culturali Avvocato e vice-presidente nazionale Italia Nostra Onlus VIII Il Quartiere Ippico di San Siro via Fetonte e con le particelle 50, 53, 26, 33, 10, 51, 52, 42, 43; come evidenziati dall’unita planimetria catastale, rivestono interesse particolarmente importante, ai sensi dell’art 10, comma 3, lettera a) del Decreto Legislativo 42/2004, per i motivi contenuti nella relazione storico-artistica allegata; L.vo 42/2004 e di ricorso giurisdizionale avanti il Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, secondo le modalità di cui alla legge del 6 dicembre 1971 n. 1034 e s.m. i., ovvero è ammesso ricorso straordinario al Capo dello Stato, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica del 24 novembre 1971, n. 1199, rispettivamente entro 30, 60 e 120 giorni dalla data di avvenuta notificazione del presente atto. VISTA la nota prot. n. 217 del 13 gennaio 2004, con la quale la Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali della Lombardia ha notificato ai proprietari degli immobili sopra individuati l’avvio del procedimento di dichiarazione di interesse storico artistico particolarmente importante, ai sensi del Decreto Legislativo 490/99 , allora in vigore; Milano, 8 luglio 2004 IL SOPRINTENDENTE REGIONALE (arch. Carla Di Francesco) VISTE le osservazioni dei proprietari Snai s.p.a. e Trenno Gruppo Snai – Società Trenno S.p.a. del 15 marzo 2004, pervenute il 18 marzo 2004, prott. nn. 2185 e 2186; MILANO-QUARTIERE IPPICO DI SAN SIRO RELAZIONE STORICO-ARTISTICA VISTO il parere in merito alle suddette osservazioni, espresso dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici ed per il Paesaggio con nota del 9 aprile 2004, prot. n. 4911; All’inizio dell’800 l’ippica diventa uno degli sport emergenti insieme al canottaggio e alla ginnastica. Nella città di Milano le corse a cavallo si svolgevano dietro al Castello, nella Piazza d’Armi e, fuori città, negli ippodromi di Senago, Casbeno e Castellazzo. La “Società Lombarda per le corse dei cavalli” - fondata nel 1883 - decide di costruire un ippodromo più vicino a Milano, perché il pubblico possa accedervi senza disagi e perdita di tempo, scegliendo la località di San Siro fuori Porta Magenta. Il progetto viene affidato all’architetto Giulio Valerio che concepisce tutti gli impianti (tribune, “Casino” della direzione con portico per il pèsage, sala caffè, spazi di servizio per i fantini, infermeria, scuderie ecc.) rispondenti a criteri di semplicità e di economia, con carattere di costruzioni “leggere”, quasi effimere, come si addice a uno sport essenzialmente stagionale. L’ippodromo del galoppo viene inaugurato nel 1888 e l’ippica diventa sempre più importante nella vita sociale milanese. Anche lo spettacolo del ritorno dalle corse attira una folla sempre più numerosa: le carrozze che occupano il “prato” dell’ippodromo come tante piccole tribune, tornano in città sfilando in doppia fila, dirigendosi verso il Nuovo Parco (attualmente Parco Sempione) dove compiono un giro finale prima di disperdersi. Il modello adottato dall’ippica italiana e dagli altri impianti sportivi ricalca lo stile inglese del XIX e XX secolo e le “seasons” saranno scandite dal calendario degli ippodromi. E’ questo l’ambiente che conosce Ernest Hemingway quando si reca a Milano all’inizio del XX secolo e che racconta nel suo libro “Addio alle armi”. Anno dopo anno l’ippica aumenta i suoi bisogni e diventano necessari e imprescindibili nuovi impianti e continui ampliamenti: VISTE le controdeduzioni alle citate osservazioni, trasmesse dalla Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali della Lombardia con comunicazione del 25 giugno 2004, prot. n. 5506; DICHIARA ai sensi dell’art. 13, comma 1, del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, l’interesse storico artistico particolarmente importante degli immobili denominati “Quartiere Ippico di San Siro”, come individuati in premessa, evidenziati nell’allegata planimetria catastale e descritti nella relazione storico-artistica accompagnatoria. Questi beni sono, quindi, sottoposti a tutte le disposizioni di tutela contenute nella Parte Seconda del predetto Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. La planimetria catastale e la relazione storico-artistica fanno parte integrante del presente decreto, che, ai sensi dell’art. 15 del D.L.vo 42/2004, sarà notificato in via amministrativa ai destinatari individuati nelle relate di notifica e al Comune di Milano. A cura della Soprintendenza territorialmente competente il provvedimento verrà, quindi, trascitto presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari ed avrà efficacia anche nei confronti di ogni successivo proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo. Avverso la presente dichiarazione è ammessa proposizione di ricorso amministrativo al Ministero ai sensi dell’art. 16 del D. 1. Le piste di allenamento Nel 1909 la Società costruirà la pista di allenamento del galoppo vicino all’ippodromo, sui terreni di una fornace nel comune di Trenno. Per gli allenamenti invernali costruisce anche un trottatoio coperto di 500 metri x 5. L’esperienza acquisita nell’inaffiamento delle piste diventerà importante nel futuro. Attualmente la pista e il trottatoio coperto sono perfettamente riconoscibili e funzionanti. Negli anni cinquanta diviene necessario l’ampliamento delle piste di allenamento e per questo viene costruita la Pista Maura. 2. Le scuderie private Nascono dai primi anni del ‘900 con il concorso della Società: le Scuderie di Trenno, la Scuderia Tesio-Incisa, la Scuderia Razza del Soldo, la Scuderia De Montel, la Scuderia ZanoletIX Il Quartiere Ippico di San Siro ti, la Scuderia Amodio, la Scuderia Forlanini, la Scuderia Ramazzotti, la Scuderia Berlingieri, la Scuderia Lorenzini, la Scuderia Tommy Never ecc. La gran parte di queste esiste ancora e continua a condurre la stessa attività per la quale furono create. Lo stile architettonico scelto per le scuderie è quello del cottage inglese o della cascina normanna. Gli alti tetti spioventi e le camere d’aria ricavate tra le coperture e la soletta del primo piano, la vastità dei fienili costituiscono un’efficace espediente tipologico studiato per consentire la conservazione di una temperatura costante a beneficio dei cavalli. Le scuderie hanno spesso pianta a forma di U a due piani: nel piano terra i box per i cavalli, nel piano superiore il magazzino per il fieno, nelle estremità della U gli alloggi per i dipendenti o i proprietari. Ogni scuderia è circondata da ampi spazi verdi per l’allenamento dei cavalli di proprietà, conservando integralmente l’impianto plani-volumetrico originale. Gino Vezzini (3) >> 3. Il Nuovo Ippodromo del galoppo Le previsioni fatte sull’ippodromo del galoppo di San Siro si riveleranno tuttavia eccessivamente prudenti e di scontreranno con l’accresciuta mobilità e vitalità di una popolazione urbana affluente sempre più numerosa. Pertanto nel 1911 la “Società Lombarda per le corse dei cavalli” indice un concorso internazionale con l’intenzione di rinnovare ed arricchire l’ippodromo esistente ricostruendo e ampliando anche la tribuna principale. Nonostante si palesino difficoltà progettuali per mancanza di esempi a cui riferirsi, il concorso riesce a sollecitare l’interesse di numerosi professionisti e gli elaborati grafici dei progetti verranno esposti con grande successo di pubblico nel palazzo della Permanente. Il progetto vincitore degli architetti Paolo Vietti-Violi e Arrigo Cantoni subisce radicali modificazioni per la delibera successiva della Società di costruire ex-novo l’Ippodromo per il galoppo e di sostituire integralmente il campo corso. Le costruzione inizia nel 1914: la Commissione Esecutiva è formata dal Conte Emilio Turati (presidente della Società), dal senatore Bocconi, dal Conte G.A. Negroni Prati Morosini, dal Conte Giacomo Durini e dal segretario cav. uff. M.Locatelli. Con il nuovo ippodromo si vuole dotare la città di Milano di un ampio e perfetto campo di corse, il più aggiornato esempio nel panorama italiano e modello di riferimento per tutti gli impianti analoghi. L’asse maggiore delle piste viene orientata in direzione estovest, a differenza dell’asse nord-sud dell’Ippodromo Vecchio. La nuova disposizione è assai favorevole per due ragioni: per il pubblico le cui tribune guardano finalmente verso nord e per il collegamento tra ippodromo, piste di allenamento e scuderie che risulta più diretto lungo le vie Centauro, Bisanzio, Pegaso e Ippodromo (strada comunale tra Lampugnano e Trenno). Gli edifici (le tribune – principale e secondaria -, lo chalet di pèsage, i fabbricati d’ingresso, lo chalet del controllo, gli edifici del prato, la scuderia per il sellaggio ecc.) vengono studiati ed eseguiti con cura con l’intenzione di essere vere opere architettoniche, rivelando la giustapposizione tra elementi della scuola neoclassica francese e elementi dell’emergente stile liberty. L’architetto Paolo Vietti-Violi prenderà spunto dai campi di corsa costruiti in Francia: Longchamps, Maison Lafitte, Le Trembay, Vincennes e in Belgio: l’Ostenda. Da segnalare l’uso del cemento armato nelle tribune, materiale indicato per i forti sovraccarichi, le rilevanti portate ed il tracciato complicato, le numerose scale, i ballatoi e le coperture a sbalzo. Grazie al cemento armato diventa possibile dotare le tribune di una maggiore visibilità arretrando le colonnine e coprendo le gradinate con pensilina a sbalzo. Attualmente gli edifici sul prato non esistono più anche se possiamo ancora riconoscere l’ingresso e il sottopassaggio che porta direttamente al prato. La tribuna secondaria è chiusa al pubblico anche se l’ingresso omonimo è in funzione, mentre la tribuna principale e il chalet di pèsage sono utilizzati normalmente nei giorni di corsa. Questi edifici hanno subito modifiche soprattutto all’interno, sono state aggiunte delle scale mobili, molti dei serramenti originali sono stati sostituiti, sono stati trasformati gli spazi originari al piano terra. Nonostante tutto l’aspetto esterno complessivo e la qualità di gran parte dei materiali costruttivi e di finitura sono ancora quelli del 1920, anno dell’inaugurazione. E’ importante menzionare gli impianti di cui venne dotato il nuovo Ippodromo: i gabinetti di toeletta, l’elettricità, l’illuminazione notturna delle piste per le corse estive, il telefono, il telegrafo, la posta pneumatica, la macchina coi nastri che regolarizza la partenza, la cinematografia al traguardo che garantisce gli ordini di arrivo, le segnalizzazioni e i servizi cronometrici. L’impianto idrico per l’inaffiamento delle piste, sperimentato nella pista di allenamento di Trenno, merita una speciale menzione in quanto resta tuttora perfettamente efficiente garantendo la conservazione di un’alta qualità difficilmente eguagliabile al terreno di gara. La Società promotrice dell’opera – che dal 1919 diventa S.I.R.E.: “Società Incoraggiamento Razze Equine” – non volle creare edifici completamente isolati in mezzo alla campagna così da un lato furono circondati da giardini e viali alberati e dall’altro ben collegati alla città mediante viali e piazzali alberati (via Federico Caprilli e piazzale dello Sport). Furono inoltre realizzate delle strade di collegamento tra le scuderie, le piste d’allenamento e il nuovo ippodromo, nascono: via CenX Gino Vezzini (6) Il Quartiere Ippico di San Siro tauro, via Bisanzio, via Ippodromo – strada comunale tra Lampugnano e Trenno). L’insieme dell’ippodromo, le piste di allenamento e le scuderie private crearono presto un nuovo quartiere nella città di Milano, una vera e propria città-giardino, importante centro di allevamento per i cavalli da corsa che si presentava come un “bianco villaggio” immerso nel verde in un amalgama ben riuscito tra il decoro e l’eleganza degli edifici principali e il pittoresco degli edifici di servizio. mentre ad ovest l’Arena, che era stata da sempre utilizzata per i raduni atletici quando la piazza d’Armi alle sue spalle veniva impiegata per i concorsi ippici, viene progressivamente adibita ad altre funzioni. Attualmente l’ippodromo, le piste d’allenamento e la maggior parte delle scuderie sono in funzione e mantengono l’impianto originale sia formale che funzionale. La maggior parte della struttura urbana originaria è mantenuta intatta. L’area individuata dunque, poiché conserva ancora perfettamente leggibili i qualificanti caratteri originari ed è testimonianza consolidata di attività direttamente correlata con la storia sociale, sportiva e di costume della città, è da considerarsi di interesse storico-artistico e come tale degna di essere conservata. IL QUARTIERE IPPICO DI SAN SIRO NELLA STORIA URBANISTICA DI MILANO Storicamente l’ippica è stato tra i primi sport a giungere ed a essere praticato in Italia e, in particolare, a Milano ha caratterizzato la specializzazione della zona di San Siro quale “Città dello Sport”. Nel quadrante nord-ovest della città, sul solco dell’Ippodromo posto nel 1888 in aperta campagna, si sono stabilite nel tempo tutte le attrezzature sportive di rilevanza cittadina, IL SOPRINTENDENTE REGIONALE PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI DELLA LOMBARDIA arch. Carla Di Francesco Gino Vezzini (3) IL SOPRINTENDENTE arch. Alberto Artioli XI Il Quartiere Ippico di San Siro no molto ma fanno una vita fisica di grandi privazioni (...). Darsi all’ippica? na maggiore integrazione fra ippodromo e città porta sicuramente dei vantaggi a tutto l’ovest milanese, ma forse può tradursi in un vantaggio anche per il mondo dell’ippica, che da anni conosce un lento declino. La passione per i cavalli può ritrovare in San Siro le basi di una rinascita. Le belle scuderie che circondano l’ippodromo (dalla Trenno a quella di Frank Turner e dei fratelli Marcialis) avrebbero tutto da guadagnare se una nuova ondata di giovani si avvicinassero a questo sport. Magari investendo nella proprietà di cavalli da corsa. Anche questa è stata una gradita sorpresa nelle nostre ricognizioni a San Siro: mantenere un purosangue non ha poi un costo così proibitivo. La retta per il vitto, l’alloggio, l’allenamento e le iscrizioni alle corse si aggira sugli 800-1.000 euro al mese, tenendo presente che con un po’ di fortuna le vincite in gara possono ammortizzare i costi e i proprietari di un cavallo possono essere anche un gruppo di amici. L’ippica può anche offrire lavoro e soprattutto il contatto con un mondo affascinante. (L. C.) U Per restituire le abitudini e i riti di questo mondo si riportano stralci del «gergo degli ippodromi» ■ Entrata: E’ la somma che un cavallo paga per poter partecipare a una corsa. (da Federico Tesio, Tocchi in penna al galoppo, Milano, Editoriale Sportiva, 1946) ■ Età: I cavalli da corsa calcolano convenzionalmente la loro età dal primo giorno dell’anno in cui sono nati. Per esempio un cavallo nato il 31 dicembre si considera di un anno il primo gennaio, quando cioè non ha che un giorno di vita. perciò si sta molto attenti a non farli nascere a quelle date. Nelle corse classiche per cavalli della stessa età, i maschi portano lo stesso peso, le femmine due chili in meno. Nelle corse per vecchi e giovani, i vecchi portano più peso. ■ Bookmaker: E’ il nome di uno speculatore il quale scommette contro tutti i cavalli di una corsa, in proporzione differente ed equivalente alla presunta probabilità che ogni cavallo ha di vincere. La proporzione offerta si chiama quota. Egli varia rapidamente le quote in modo da equilibrare le sue scommesse, che segna sopra un libro (book). Riesce generalmente a non perdere, chiunque arrivi primo, e spesso a guadagnare sugli altri. ■ Colori: Un proprietario, prima di avere il permesso di correre, deve fare registrare i colori della propria giubba che deve essere diversa da tutte le altre. I colori traggono la loro origine dalle livree delle varie case nobili, che furono le prime a far correre. Al momento di montare in sella ogni groom per essere più leggero si toglieva la giacca e rimaneva in maniche di camicia, il panciotto coi colori della casata e il berretto generalmente di velluto blu e nero. I pantaloni erano bianchi e gli stivali neri con il rovescio color cuoio naturale. Così apparvero sul turf le uniformi dei fantini, i colori delle giubbe, delle maniche e dei berretti. ■ Crack: Significa un cavallo superiore agli altri. ■ Paddock: Spazio riservato per fare passeggiare i cavalli nel recinto del peso. Negli allevamenti si chiamano paddocks le praterie circondate da siepi e barriere. ■ Panache: Capitombolo. Quando un cavallo casca sulla testa. ■ Pedigree: Nome inglese che significa albero genealogico. Il pedigree di un puro sangue è il suo albero genealogico ricavato dallo Stud-book. Il gergo degli ippodromi ■ Andatura: Si dice che in una corsa c’è molta andatura, quando i cavalli galoppano distesi fin dal principio. Si dice che c’è poca andatura quando i cavalli sono trattenuti per lo sforzo finale. Perché una corsa sia la vera prova del valore di un cavallo è necessaria molta andatura. ■ Jockey Club Italiano: E’ l’ispiratore delle leggi ed il custode dell’onestà del turf, come le vestali del fuoco sacro (da qualche anno è stato abolito, ndr.). ■ Foal: Così viene chiamato il cavallo dalla nascita fino a un anno di età. Il nome corrispondente italiano sarebbe: lattonzolo, poco usato per il puro sangue. ■ Handicap: Mano nel berretto. Hand in cap. Significa tirare da un berretto i biglietti a sorte, cioè dare il premio non al migliore ma al più fortunato. In pratica una persona detta handicapper è incaricata ufficialmente di dare a ogni cavallo iscritto in una data corsa più o meno peso, in modo che tutti abbiano la stessa probabilità di vittoria. ■ Incollatura: Parte del cavallo che va dalla testa alla spalla. Si dice vincere per una incollatura quando l’intervallo fra il primo arrivato e il secondo è rappresentato da questa distanza. ■ Jockey: Ormai in Italia lo chiamano piuttosto fantino. E’ questi un cavalcatore che monta in corsa a tariffa. Alcuni (pochi) sono degli artisti, la maggioranza dei mestieranti. Essi debbono attenersi a un regime severissimo per conservare il loro peso minimo. GuadagnaXII ■ Pesage: Sala dove si trovano le bilance. Il nome si estende anche a tutto il recinto dove il biglietto d’ingresso costa più caro. ■ Peso: Le condizioni della corsa stabiliscono il peso che deve portare ogni cavallo. E’ permesso pesare tutto, tranne i ferri e la frusta. Nei primi tempi si pesava anche la frusta, poi si scoprì che un fantino aveva una frusta con dentro circa due chili di piombo. Non c’era niente da obiettare ma si pensò alla possibilità di una sostituzione e da quel giorno si proibì di pesare la frusta. ■ Piombo: Placche di piombo che si mettono nelle saccoccie della sella per completare il peso del fantino. ■ Purosangue: Qualunque cavallo iscritto nello Stud-book. ■ Starter: Nome inglese con il quale viene indicato chi dà le partenze, sia con la macchina sia con la bandiera. ■ Stud-Book: Il libro genealogico dei puro sangue. I cavalli dei quali non si può tracciare l’origine nello stud-book non sono considerati puro sangue. Il primo volume fu pubblicato da Mr. Weatherby nel 1791 con informazioni dal 1750. Più tardi si fecero delle ricerche, le quali riuscirono a rintracciare dalle origini fino al 1600. Tutti i purosangue oggi esistenti rimontano per genealogia controllata a qualcuno dei cavalli iscritti nel primo volume dello Studbook. ■ Yearling: Significa puledro di un anno. Il nome corrispondente italiano sarebbe vannino (poco usato).