1976-2006 l’industria XXX Convegno di Economia e Politica Industriale Per tornare allo sviluppo Vecchi e nuovi protagonisti dell’industria italiana Aspetti dimensionali ed efficienza nei servizi di pubblica utilità Giovanni Fraquelli (Università degli Studi del Piemonte Orientale, Ceris-Cnr, Hermes, Moncalieri, Torino) Moncalieri, 22-23 settembre 2006 1976-2006 l’industria Struttura della ricerca Obiettivi Natura delle economie di scala e di gamma Ruolo della dimensione: Settore elettrico Gas naturale Settore idrico Trasporto pubblico locale (TPL) Attività multi-utility Indicazioni di policy e conclusioni 2 1976-2006 l’industria Presupposti e obiettivi della ricerca Processo di crescita dei servizi a rete per molti aspetti simile a quello dell’industria italiana: molte imprese, ma piccole Negli anni ’60 alcuni studiosi (Filippi e Zanetti, 1967) sottolineavano l’importanza della dimensione, ma il fallimento della grande impresa nel Mezzogiorno (e in alcuni casi anche nel Nord) e il successo dei distretti generarono un’attenzione prioritaria verso le dimensioni minori 3 1976-2006 l’industria Presupposti e obiettivi della ricerca La liberalizzazione ha comportato la nascita di numerose società, spesso caratterizzate da attività multi-utility Obiettivo della ricerca è la verifica del dimensionamento ottimale dei servizi a rete quali elettricità, gas, settore idrico, trasporto pubblico locale e attività multi- utility 4 1976-2006 l’industria Dimensione, economie di scala, economie di gamma Attività multi-output, con elevati costi fissi e sunk-cost Rilevanza condizioni ambientali La misura delle economie di scala e di gamma deve dunque far riferimento ad una funzione di costo di lungo periodo (C) pari a: C cy, w; Z , dove y è il vettore degli output, w il vettore dei prezzi, Z quello delle variabili ambientali 5 1976-2006 l’industria Dimensione, economie di scala, economie di gamma Economie di scala: dinamica del costo al variare in misura equiproporzionale dei vari output Scope economies: risparmi di costo derivanti dallo sfruttamento di input indivisibili (Baumol et al., 1982) 6 1976-2006 l’industria Economie di varietà e di scala C(yA, yB) Economie di scala C(0, yB) Economie di varietà C(yA, 0) C(yA, yB) yB y yA 7 1976-2006 l’industria Ruolo della dimensione: il settore elettrico Liberalizzazione (1994): separazione fasi filiera elettrica, apertura mercato con la possibilità di scelta del fornitore, libero accesso alle reti da parte delle società di vendita Oligopolio con impresa dominante e competitors di dimensione ridotta 8 1976-2006 l’industria Ruolo della dimensione: il settore elettrico Struttura dell’offerta nell’industria elettrica in Italia (2004) Energia Elettrica (Twh) APPROVVIGIONAMENTO Numero imprese Energia generata e/o importata (Gwh) COMPRAVENDITA Numero imprese Energia venduta (Gwh) > 30 10-30 1-10 <1 Totale 1 4 22 1.237 1.264 121.679 86.315 60.972 53.008 321.974 1 125.806 4 195.911 43 133.662 107 25.508 155 480.887 0 0 7 28.739 163 8.612 171 279.747 DISTRIBUZIONE Numero imprese 1 Energia distribuita (Gwh) 242.396 Fonte: Autorità per l’energia elettrica e il gas (2005), pp. 86-87 9 1976-2006 l’industria Ruolo della dimensione: il settore elettrico Mercato europeo dominato da otto grandi imprese Imprese EdF RWE ECN Enel Vattenfall Electrabel Endesa Iberdrola Altre Totale Fonte: Gilardoni (2005) 1998 2003 % % 20 7 8 10 4 3 3 3 42 100 19 15 13 6 7 5 4 4 27 100 10 1976-2006 l’industria Le ricerche: il settore elettrico In ambito internazionale: significative economie connesse alle strutture integrate (Kaserman e Mayo, 1991; Kwoka, 2002) Italia (Fraquelli, Piacenza, Vannoni, 2005; Piacenza, Vannoni, 2005): Stima di una funzione di costo totale (modello composite, forma log quadratica dei prezzi unita alla forma quadratica degli output; Piecenza, Vannoni, 2004) relativa a 25 imprese specializzate (11) o integrate nella produzione e vendita (14). 11 1976-2006 l’industria Le ricerche: il settore elettrico Risultati: Impresa media: deboli ma significative economie da integrazione verticale (3%) Imprese con dimensioni inferiori alla media: diseconomie non significative Imprese grandi: economie crescenti di I.V. che arrivano anche al 40% Imprese pienamente integrate: ulteriori sinergie L’oligopolio integrato spagnolo ha contribuito a calmierare i prezzi nello spot-market (Kai-Uwe, Machado, 2004) 12 1976-2006 l’industria Ruolo della dimensione: il settore del gas L’apertura del mercato (D.L. 164/2000) ha generato la nascita di numerose piccole imprese e poche medie imprese Nella distribuzione: lento processo di concentrazione Entrata sul mercato di Thüga, Gas Natural, Gas de France. Recenti accordi con i Russi. 13 1976-2006 l’industria Ruolo della dimensione: il settore del gas Struttura dell’offerta nell’industria del gas naturale in Italia (2004) Gas M(m3) APPROVVIGIONAMENTO Numero imprese Gas prodotto o importato M(m3) COMPRAVENDITA Numero imprese Gas venduto M(m3) DISTRIBUZIONE Numero imprese Gas distribuito M(m3) > 10.000 10.000 1.000 1.000 100 100 – 10 < 10 Totale 1 4 19 13 5 42 52.374 22.731 4.690 341 11 80.147 2 69.900 10 32.926 56 19.151 163 4.705 163 686 394 127.368 - 4 36 139 301 480 - 14.170 13.548 4.680 823 33.221 Fonte: Autorità per l’energia elettrica e il gas (2005), pp. 90-91 14 1976-2006 l’industria Le ricerche: il settore del gas Le analisi internazionali (Guldman, 1983, 1984, 1985; Kim e Lee, 1996; Lee et al. 1999, Hollas et al., 2002) concordano sulla presenza di rilevanti economie di scala per le dimensioni minori. Risultati incerti per le grandi imprese. Le indagini Ceris-Hermes (Fabbri et al., 2000; Erbetta e Fraquelli, 2003; Erbetta e Rappuoli, 2006) confermano economie di scala rilevanti per le piccole unità e rendimenti costanti o decrescenti per quelle maggiori. Dimensione ottimale tra 40150 milioni di m3; ¾ delle imprese hanno una “scala” inferiore a quella minima efficiente 15 1976-2006 l’industria Le ricerche: il settore del gas Fonte: Erbetta, Rappuoli (2006) 16 1976-2006 l’industria Ruolo della dimensione: il settore idrico Legge Galli (36/2004), integrazione funzionale (SII), formazione ATO e metodo normalizzato per le tariffe Processo di accorpamento delle unità produttive assai lento (es. in Piemonte, più di 40 unità produttive) Affidamento in-house e contenzioso nelle gare Dimensione? Evidenze internazionali contrastanti 17 1976-2006 l’industria Le ricerche: il settore idrico In Italia (Fabbri, Fraquelli, 2000; Antonioli e Filippini, 2001; Fraquelli, Giandrone, 2003), economie solo per le unità minori fino a 150.000-200.000 abitanti Recente indagine su 18 Ambiti (Fraquelli, Moiso, 2006), con evidenze di rendimenti crescenti fino a 1 milione di abitanti. Sinergie relative alle strutture integrate? 18 1976-2006 l’industria Ruolo della dimensione: il settore del TPL Declino della domanda e gravissimo onere per la finanza pubblica che sopporta circa il 70% dei costi Riforma (legge 549/1995 e D.L. 422/1997) e competenze e autonomia finanziaria alle regioni. Contratti di servizio e meccanismi di incentivazione che hanno dato qualche frutto (Piacenza, 2006; Buzzo Margari et al., 2006) Fallimento delle gare. Atteggiamento amministrazioni locali con affidamenti diretti e consapevolezza di una intrinseca debolezza dei competitors 19 1976-2006 l’industria Le ricerche: il settore del TPL Dimensione? A livello internazionale si rilevano rilevanti economie nello sfruttamento delle strutture disponibili (BT) e risultati incerti per il LT. In Italia (Fazioli et al., 1993; Fabbri, 1998; Levaggi, 1994), lavori iniziali con risultati diversi a seconda della misura dell’output 20 1976-2006 l’industria Le ricerche: il settore del TPL Studi recenti (Fraquelli et al., 2001; 2004; Fraquelli, Piacenza, 2003; Cambini, Filippini, 2003; Fazioli et al., 2003; Cambini et al., 2005) convergono verso economie di scala crescenti. Sinergie tra attività urbana ed extraurbana Dibattito sulla effettiva presenza di economie crescenti TPL, COSTO MEDIO STIMATO PER TIPOLOGIA DI SERVIZIO E DIMENSIONE IMPRESE ATTIVITÀ Urbana Interurbana Mista Piccole (dip. < 200) 0,90 0,57 0,47 Medie (dip. 200 – 550) 0,40 0,25 0,23 Grandi (dip. > 550) 0,23 0,13 0,11 Fonte: Fraquelli et al. (2004) 21 1976-2006 l’industria Dimensione e attività multi-utility In Europa si assiste ad un progressivo abbandono delle attività multi servizio mentre in Italia queste ultime costituiscono l’ambizione di ogni sindaco. In generale, possibili vantaggi a seguito di convergenza verso il core business e sinergie di rete Scope economies associate alle multi-utility? Evidenze internazionali scarse, con diseconomie nel gas + elettricità (Sing, 1987) ed economie nel caso di acqua + elettricità (Yatchew, 2000) In Italia, Scarpa (2001) valuta sinergie contabili dell’ordine del 17-25% grazie all’esperienza, condivisione clientela, integrazione struttura direzionale 22 1976-2006 l’industria Dimensione e attività multi-utility Indagine Hermes (Fraquelli, Piacenza, Vannoni, 2003; 2004) su tre servizi relativi a 90 utilities italiane (acqua, elettricità e gas) Rilevanti sinergie per le unità di dimensione inferiore a quella mediana. Assenza di significatività statistica per quelle maggiori = 0,5 =1 =2 12,6 22,9 44,5 C(0, YA, 0) 9,6 16,5 30,1 C(0, 0, YE) 20,7 38,1 71,3 SOMMA COSTI 42,9 77,5 145,9 MULTI-SERVIZIO: C(YG, YA, YE) 36,8 69,0 127,9 SPECIALIZZATE: C(YG, 0, 0) Fonte: Fraquelli et al. (2004) 23 1976-2006 l’industria Indicazioni di policy e conclusioni La maggior parte delle ricerche suggerisce un aumento dimensionale e possibili sinergie connesse all’integrazione verticale, ma ….. esistono valenze diverse Nel settore energetico nazionale, l’Enel non è paragonabile agli altri operatori. Per avere competizione sono necessarie grandi imprese integrate. A maggior ragione, se si considera il reperimento della materia prima e la configurazione dell’industria europea Nella vendita e distribuzione del gas sembrerebbero sufficienti 60-70 mila utenti ma ¾ delle imprese stanno al di sotto di tale ordine dimensionale 24 1976-2006 l’industria Indicazioni di policy e conclusioni Nel comparto idrico occorre approfondire le sinergie possibili a livello di ambito, che suggeriscono ordini dimensionali anche regionali Nel TPL pare auspicabile un processo di integrazione orizzontale urbana ed extraurbana, soprattutto per le grandi città Tale processo deve essere supportato da interventi più coraggiosi e lungimiranti sotto il profilo politico, tesi a liberare dall’auto le zone centrali e a recuperare la domanda L’attività multi-utility deve essere ridimensionata a favore di accorpamenti orizzontali rivolti a garantire coerenza al core business. Questo indirizzo implica una maggiore apertura alla collaborazione tra gli enti locali 25