CERMES
UNIVERSITÀ BOCCONI
OSSERVATORIO SULLE
LIBERALIZZAZIONI IN ITALIA
Sintesi del Rapporto di Ricerca
Milano, 6 ottobre 2008
Osservatorio CERMES sulle liberalizzazioni in Italia
AGENDA
GRUPPO DI RICERCA
L’attuazione della Riforma
Bersani (L. 248/2006) e dei
nuovi provvedimenti in materia
(L. 133/2008) nelle regioni
italiane
Roberto Ravazzoni - Coordinatore
La distribuzione grocery
 Mario Menegatti
 Maria Grazia Cardinali
 Francesco Daveri
 Gianluca Morelli
Il commercio al dettaglio non
alimentare
 Paolo Defonte
La distribuzione dei farmaci
 Michele Deodati
La distribuzione di carburanti
 Francesco Mastromatteo
Il sistema delle banche
 Annamaria Panciroli
Il sistema delle assicurazioni
 Onorio Zappi
1
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
1991-2007: com’è cambiata la Spesa delle Famiglie in Italia
100%
90%
19,7%
19,7%
12,2%
12,4%
39%
80%
70%
19,2%
19,2%
40%
30%
20%
10%
0%
18.9%
18,9%
22,3%
22,2%
33%
1991
4,1%
4,1%
42,7%
11,7%
12,5%
3,3%
3,3%
9,5%
1,8%
1,8%
11,0%
11,0%
16,6%
16,6%
24,3%
12,4%
12,1%
60%
50%
€ mdi
900
916
429
3,9%
4,7%
12,9%
12,9%
33,0%
28%
19,5%
20,1%
2007
Consumi commercializzabili
223
Non Alimentari
Alimentari
112
111
Altri consumi
693
Affitti, Gas Luce, Acqua
Manutenzione abitazione
204
Salute / Istruzione
Servizi di Trasporto
e Comunicazione
Servizi Assicurativi e Finanziari
38
107
43
Alberghi, Ristoranti e Viaggi
118
Altri consumi: Cura della persona
Auto, Tessuti, Sport, Spettacoli,
Giochi e lotterie, Professionisti,
ecc
183
Consumi commercializzabili escluso: auto-produzione, tessuti, sartoria, canali “professional” dell’elettronica, prodotti
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farmaceutici, carburanti, veicoli.
2
SERVIZI:
PIÙ CONCORRENZA = PIÙ CRESCITA
Fonte: elaborazioni CSC su dati Commissione europea e OCSE
3
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
I settori esaminati
 I sei settori prescelti per gli approfondimenti sullo stato di attuazione e di diffusione
delle liberalizzazioni sono i seguenti:
 1. Commercio al dettaglio alimentari
 2. Commercio al dettaglio non alimentare
 3. Distribuzione di carburanti
 4. Distribuzione di farmaci
 5. Assicurazioni
 6. Servizi finanziari
 L'osservatorio si propone di stimare quanto costa alla collettività ( Famiglie e
Imprese) il ritardo strutturale accumulato nei settori investigati e quanto incidono le
inefficienze generate dalle protezioni degli offerenti attuali a scapito di quelli
potenziali
 Per ciascun settore considerato si è cercato non solo di quantificare i costi per la
collettività legati alle protezioni e alle inefficienze ma anche di qualificare la direzione,
la diffusione e i tempi di realizzo delle auspicate liberalizzazioni
4
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
I tempi e i modi di produrre le liberalizzazioni in Italia
Una tassonomia dei settori di attività di fronte alle liberalizzazioni
Settori in cui necessitano
nuovi impianti
di erogazione
con vincoli strutturali
 tempi più lunghi
per i benefici
Settori in cui è sufficiente facilitare
una ricanalizzazione
delle merci / servizi
e delle vendite
senza vincoli strutturali
Settori di pubblica utilità che transitano
su Rete (elettricità, gas, telecomunicazioni,
trasporti, …)
 vs. nuovi modelli di governance
5
 modifica regole
e riduzione prezzi
più rapide e facili
Pubblico:
proprietà delle Reti
Privato:
gestione ed erogazione
dei Servizi
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Un modello “ideale” di intervento per cercare di sostenere la domanda con un piano di
liberalizzazioni ...
Ricercare il cambiamento sotto controllo ...
PIÙ LIBERALIZZAZIONE
nei mercati e
nel sistema dei prezzi
PIÙ COORDINAMENTO
Nel nuovo
contesto
“federale”
PIÙ COMPETIZIONE
PIÙ EFFICIENZA ECONOMICA, DI
SISTEMA (E SOCIALE)
Per tutelare
le specificità
del nostro
sistema d’offerta
RIPRESA DEI CONSUMI
( miglior utilizzo delle risorse
destinate a questo scopo …)
6
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Liberalizzazioni:
prima comunicarle o prima attuarle?
Percezione delle liberalizzazioni: Usa e Italia a confronto
Il 90% degli italiani ha dichiarato di
conoscere le liberalizzazioni. Tra essi
il 66% ritiene positivo l’impatto delle
liberalizzazioni sull’economia; il 58%
ha percepito positivamente tale
impatto sulle condizioni della propria
famiglia.
Il 74% dei manager ritiene positivo
l’impatto delle liberalizzazioni
sull’economia; il 54% ha percepito
positivamente tale impatto sulle
condizioni della propria azienda.
Negli Usa, secondo alcuni
economisti, i benefici delle
liberalizzazioni di diversi settori
effettuate a cavallo tra gli anni
settanta e ottanta sono
quantificabili nell’ordine del
7-9% del PIL ad essi riferito.
Ebbene, nonostante i principali
soggetti a beneficiarne siano stati
i consumatori, dopo 7-8 anni
dalle riforme introdotte, più del
50% degli intervistati sosteneva
di non averne tratto vantaggio …
(fonte: Ispo per Consumers’ Forum, 2007)
7
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Gli effetti complessivi delle liberalizzazioni per le famiglie e per le imprese
nei settori di attività considerati
Distribuzione alimentare
5.633 mio €
Distribuzione non alimentare
2.504 mio €
Distribuzione carburanti
744 mio €
Distribuzione farmaci
67 mio €
Banche
7.100 mio €
Assicurazioni
4.100 mio €
------------------------------------------------
20.148 mio €
pari al
1,3% del Pil
2,2% dei consumi delle famiglie
8
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
CERMES
UNIVERSITÀ BOCCONI
La distribuzione grocery
in Italia
Il processo di liberalizzazione: quali sviluppi?
Superficie di vendita di Super e Iper:
il gap temporale dell’Italia nei confronti dei paesi benchmark
- Mq per 1.000 abitanti -
Densità
Germania
(2006)
Ipotesi: per i Paesi europei di benchmark nel tempo si è tenuto stabile il rapporto mq. per 1.000 abitanti del 2006
268
270
Media
(2006) F D - UK - E
215
230
210
190
168
170
8 anni
16,5 anni
Trend di crescita mq per 1.000 ab. Italia
Mq per 1000 ab. media Paesi benchmark
10
2023
2022
2021
2020
2019
2018
2017
2016
2015
2014
2013
2012
2011
2010
2009
2008
2007
2006
150
2005
Mq. per 1.000 ab.
250
Mq per 1.000 ab. Germania
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Le regioni italiane a maggior dotazione di superfici moderne
Mq. Super+Iper x 1.000 abit.
223
216
212
196
81
194
189
187
71
105
66
90
180
174
172
26
48
69
185
58
46
166
159
142
141
111
141
127
126
122
121
104
8
FRIULI - V.G.
VENETO
LOMBARDIA
ABRUZZO
MARCHE
UMBRIA
incremento densità 1991-2006
Fonte: ns. elaborazioni su Nielsen - GNLC (2006)
11
PIEMONTE
SARDEGNA
EMILIA - R.
VALLE
D'AOSTA
LAZIO
densità 1991
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Le regioni italiane a minor dotazione di superfici moderne
Mq. Super+Iper x 1.000 abit.
162
162
159
146
29
133
51
56
40
131
128
31
24
111
117
92
38
15
133
108
90
93
100
104
73
77
LIGURIA
CAMPANIA
45
TRENTINO - A.A.
CALABRIA
MOLISE
TOSCANA
SICILIA
incremento densità 1991-2006
Fonte: ns. elaborazioni su Nielsen - GNLC (2006)
12
BASILICATA
PUGLIA
densità 1991
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Consumi Grocery pro-capite
(numeri indice - Media Italia = 100)
Consumi Grocery pro-capite e dotazione di servizi commerciali moderni nel 2006
115
LIGURIA
110
LAZIO
105
VdA
EMILIA -R.
TOSCANA
SICILIA
100
Media Italia
PIEMONTE
UMBRIA
CALABRIA
VENETO
SARDEGNA
TRENTINO -A.A.
90
ABRUZZO
MOLISE
CAMPANIA
FRIULI - V.G.
MARCHE
PUGLIA
95
LOMBARDIA
BASILICATA
85
70
90
110
130
150
170
190
210
230
250
Dotazione Commerciale - Super + Iper: mq x 1.000 abitanti
Fonte: ns. elaborazioni su Nielsen - GNLC (2006)
13
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Il modello di riferimento: il circolo virtuoso della modernizzazione commerciale
Graduale
liberalizzazione
Medie-Grandi
Strutture
Competizione
Intra-Type
Costi Distributivi
PIL
Efficienza
settoriale e
di sistema
(%)
Risorse per consumi
aggiuntivi
14
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
La canalizzazione delle vendite grocery in alcuni paesi europei
Valori % sul totale vendite grocery
Italia
Media Uk-F-E-D
42,1
31,6
24,6
22,5 22,8
21,3 22,3
12,9
Iper e Superstore
Grandi Super
Piccoli Super
Altri
Fonte: ns. elab. su ACNielsen European Universe (2007)
15
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Quota del discount in Europa nel grocery nei paesi benchmark
Soft
Hard
50
41,1
40
30
20
11,6
10,1
7,7
Francia
Italia
10
5,7
0
Germania
Spagna
Regno Unito
Fonte: ACNielsen European Universe (2007)
16
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Quota della marca privata nei paesi benchmark
45
41,1
40
38,0
38,0
Regno Unito
37,9
37,8
35
30,3
Spagna
28,7
30
27,4
28,7
26,2
25,0
25,5
25
23,8
Germania
27,3
26,8
26,3
24,8
25,3
12,2
12,4
12,7
2004
2005
2006
27,2
Francia
23,7
20
15
13,4
Italia
11,0
10
2003
2007
Fonte: ACNielsen Europe 2007 (Modern Trade according to local market definitions)
17
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Il posizionamento di prezzo e la quota delle marche commerciali in alcuni paesi europei
QM delle Marche Commerciali
45
UK
40
35
Spagna
30
Germania
25
Francia
20
15
Italia
10
70
75
80
85
90
95
100
N. indice prezzo Marche Commerciali
(prezzo medio totale categorie = 100)
Fonte: ns. elab. su AC Nielsen Europe e dati aziendali (2007)
18
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Le componenti dell’inefficienza / inefficacia della distribuzione grocery italiana:
una stima prudenziale al 2007
milioni di Euro
Percentuale dell’incidenza dei consumi
commercializzati grocery
661,4
656,7
0,82%
0,59%
5,07%
0,60%
3.404
Peso
macroeconomico
dell’Inefficienza
Distributiva
4,00%
3,07%
Gap struttura
trade italiano
grocery
5.633,2
911,1
Sviluppo contenuto
formule discount e la
loro  prezzo
Fonte: CERMES - Bocconi (2008)
Incidenza sui
Incidenza sul Pil consumi finali
0,37%
0,61%
Bassa penetrazione
delle marche
commerciali e loro  di
prezzo
19
Vincoli esterni, dimensioni
e performance della GDO
relativo impatto sul sistema
“costi operativi-margini
commerciali”
Impatto totale
dell’inefficienza del
sistema di
distribuzione grocery
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
CERMES
UNIVERSITÀ BOCCONI
Il valore della concorrenza
nel commercio al dettaglio
non alimentare
Evoluzione del peso dei canali non alimentari (Quote di Mercato in %)
Fonte: Federdistribuzione, 2007
21
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
La metodologia di stima dell’inefficienza del sistema distributivo non alimentare italiano
 Al fine di stimare i costi generati dall’inefficienza del sistema distributivo non
alimentare si è proceduto a suddividere il mercato totale nei seguenti macrocomparti:
 Abbigliamento e calzature
 Farmaci da banco
 Elettronica di consumo
 Edutainment
 Mobili e arredamento
 Prodotti di ottica
 Bricolage
 Tessile
 Articoli per lo sport
 Cancelleria
 Casalinghi
 Giocattoli
 Prodotti di profumeria
22
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
La piramide della banalizzazione
Beni banalizzati
NTAS: Negozi Tradizionali Altamente Specializzati
GSS: Grandi Superfici Specializzate
GSA: Grandi Superfici Alimentari Despecializzate
23
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
La metodologia di stima dell’inefficienza del sistema distributivo non alimentare italiano
Al fine di comprendere come ripartire i beni venduti nelle GSS in
banalizzati e in via di banalizzazione e quelli venduti nei negozi
tradizionali in problematici, in via di banalizzazione e banalizzati è stata
condotta un’indagine campionaria su 100 unità.
Si ritiene che la classificazione proposta (banalizzati, in via di
banalizzazione, problematici) coincida con la ripartizione del mercato per
fascia prezzo (bassa, media, alta).
Al consumatore è stato chiesto di stimare, per ciascun macro-comparto:
 dove acquista prevalentemente i beni di fascia BASSA, presenti in
tutti i canali e quanto pesano i tre format (GSA, GSS, NTAS);
 dove acquista prevalentemente i beni di fascia MEDIA che vengono
distribuiti sia nelle GSS che nei NTAS e quanto pesano i due canali.
24
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
La piramide della MODERNIZZAZIONE OGGI
SETTORE ELETTRONICA DI CONSUMO
25
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
La metodologia di stima dell’inefficienza del sistema distributivo non alimentare italiano
Al fine di costruire la piramide della modernizzazione domani, si è
proceduto ad identificare le determinanti in grado di spiegare il diverso
processo di riconversione distributiva che subiscono molti settori dei
beni non alimentari.
Le principali determinanti che riteniamo essere alla base del processo di
modernizzazione di molti settori dei beni non food sono le seguenti:
 il grado di diffusione ed il peso (espresso in quota di mercato)
detenuto dalle marche industriali;
 il valore unitario del bene;
 il grado di complessità del bene;
 la valenza emozionale dello shopping;
 il posizionamento strategico del brand.
26
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Stima del grado di banalizzazione raggiunto dal sistema distributivo italiano per settore
merceologico
COMPARTI
COEFF. DI BANALIZZAZIONE
Edutainment
0,77
Elettronica di consumo
0,54
Cancelleria
0,54
Tessile
0,53
Bricolage
0,51
Giocattoli
0,45
Casalinghi
0,45
Articoli per lo sport
0,44
Prodotti di ottica
0,43
Prodotti di profumeria
0,33
Mobili e arredamento
0,32
Abbigliamento e calzature
0,32
27
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Una stima di ricanalizzazione delle vendite dei beni banalizzati e in via di banalizzazione a 5
anni
SETTORE EDUTAINMENT
DOMANI
OGGI
28
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Una stima di ricanalizzazione delle vendita dei beni banalizzati e in via di banalizzazione a 5
anni
SETTORE ABBIGLIAMENTO E CALZATURE
DOMANI
OGGI
29
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Una stima del risparmio per la collettività nel settore della distribuzione non food
Partendo del calcolo dei differenziali di prezzo per format e applicando
il coefficiente di banalizzazione per ciascun settore merceologico è
stato possibile stimare un risparmio complessivo per la collettività nel
2007 pari a 2.504 milioni di Euro.
In conclusione, un sistema più moderno ed efficiente, in linea con il
crescente processo di banalizzazione di molti beni, può generare
benefici per i consumatori pari al 2,24% sul totale dei consumi
commercializzati non food.
30
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
CERMES
UNIVERSITÀ BOCCONI
La distribuzione
dei farmaci in Italia
Il processo di liberalizzazione: quali sviluppi?
Il mercato dei farmaci senza obbligo di prescrizione nel primo trimestre 2008: i canali di
vendita
VOLUME: 92,3 MIO CONFEZIONI
(I trim. 2008)
VALORE: 587,9 MIO EURO
(I trim. 2008)
GDO
1,7%
GDO
2,2%
Parafarmacie
2,8%
Parafarmacie
2,9%
Farmacie
95,5%
Fonte: elab. ANIFA su dati IRI e IMS Health (2008)
Farmacie
94,9%
32
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
L’evoluzione del numero di corner GDO e parafarmacie aperti nell’ultimo anno
L’apertura dei nuovi punti vendita per i farmaci senza obbligo di prescrizione ha
interessato soprattutto, a livello numerico, gli esercizi di vicinato
2500
2250
2000
1750
1500
1250
1000
750
500
totale
Parapharmacies
Fonte: ns. elaborazioni su dati IMS Heath e Ministero della Salute
33
02/04/2008
19/03/2008
05/03/2008
20/02/2008
06/02/2008
23/01/2008
09/01/2008
26/12/2007
12/12/2007
28/11/2007
14/11/2007
31/10/2007
17/10/2007
03/10/2007
19/09/2007
05/09/2007
22/08/2007
08/08/2007
25/07/2007
11/07/2007
27/06/2007
13/06/2007
30/05/2007
16/05/2007
02/05/2007
18/04/2007
04/04/2007
21/03/2007
07/03/2007
21/02/2007
07/02/2007
0
24/01/2007
250
Corner GDO Aperti
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Il calcolo dei risparmi garantiti alle famiglie italiane dalle liberalizzazioni del mercato
farmaceutico
GDO
PARAFARMACIE
VALORE DELLE VENDITE di farmaci da autocura 2007:
34.394.475 Euro (QM = 1,6%)
VALORE DELLE VENDITE di farmaci da autocura 2007:
30.038.133 Euro (QM = 1,4%)
SCONTO MEDIO PRATICATO DAL CANALE:
20%
SCONTO MEDIO PRATICATO DAL CANALE:
3%
VALORE CHE LE VENDITE AVREBBERO REGISTRATO SE
FOSSERO AVVENUTE IN FARMACIA:
42.993.094
VALORE CHE LE VENDITE AVREBBERO REGISTRATO SE
FOSSERO AVVENUTE IN FARMACIA:
30.967.147
RISPARMIO garantito dall’acquisto presso la GDO:
8.598.619 €
RISPARMIO garantito dall’acquisto presso le Parafarmacie:
929.014 €
RISPARMIO COMPLESSIVO
da Fuori Canale (2007)
9.527.633 Euro
34
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
I profili di sviluppo delle liberalizzazioni del mercato dell’autocura
Le proiezioni al 2012 dei possibili risparmi per le famiglie italiane
legati alla liberalizzazione distributiva dei farmaci da autocura
Ipotesi SOFT
Ipotesi HARD
1. Permanenza dell’attuale status
normativo
2. Modificazione dell’attuale status normativo
1.1
crescita autonoma
del mercato
dell’autocura
Ipotesi base:
si tratta dell’ipotesi
più prudenziale
1.2
Sviluppo
del mercato
dell’autocura
2.1
Fascia C – OP
Fuori canale
2.2
Abolizione
dell’obbligo di
presenza del
farmacista
Ipotesi che prospetta
l’aggancio dell’Italia
alle dinamiche
europee
35
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
I profili di sviluppo delle liberalizzazioni del mercato dell’autocura
 Per ciascuna ipotesi vengono declinate 4 possibilità, in base alla diverse combinazioni di
stima max/min delle quote di mercato che si suppone verranno raggiunte da GDO e
Parafarmacia:

minimo GDO; minimo Parafarmacie

minimo GDO; massimo Parafarmacie

massimo GDO; minimo Parafarmacie

massimo GDO; massimo Parafarmacie
Ipotesi SOFT 1.1 – permanenza dell’attuale apparato normativo & crescita autonoma del
mercato dell’autocura
A livello complessivo il fuori canale consentirebbe un risparmio che dal 2008 al
2012 potrebbe arrivare nell’ipotesi più ottimistica fino a 48,5 mio €
Ipotesi SOFT 1.2 – permanenza dell’attuale apparato normativo & crescita autonoma del
mercato dell’autocura per allineamento alla media europea
A livello complessivo i due canali extra - farmacia consentirebbero un risparmio
che dal 2008 al 2012 potrebbe arrivare nell’ipotesi più ottimistica a 67,2 mio €
36
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
I profili di sviluppo delle liberalizzazioni del mercato dell’autocura
Ipotesi HARD 2.1 – Fascia C-OP fuori canale
L’ipotesi di allargare il fuori canale ai farmaci etici ma a carico del cittadino
consentirebbe un risparmio complessivo che dal 2008 al 2012 potrebbe arrivare
nell’ipotesi più ottimistica fino a 75,5 mio €
Ipotesi HARD 2.1 + Ipotesi SOFT 1.1 e 1.2
Se consideriamo contemporaneamente le dinamiche e i risparmi potenziali della
distribuzione fuori farmacia della fascia C-OP e dell’autocura, è ovvio che
l’ipotesi 2.1 si combinerà necessariamente con l’ipotesi 1.1 (crescita autonoma
del mercato dell’autocura) o con quella 1.2 (allineamento del mercato
dell’autocura italiano ai livelli europei).
 Ipotesi 2.1 + Ipotesi 1.2
 In questo caso, il risparmio complessivo dal 2008 al 2012 potrebbe arrivare
nell’ipotesi più ottimistica a 142,7 mio €
37
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
La redditività della vendita di farmaci da banco per la GDO
 Osservando l’incidenza dei punti vendita che ospitano corner, per ciascuna classe di superficie degli
esercizi della GDO, è evidente che sono pochissimi i super (superficie fino a 2.500 mq) dotati di
corner, mentre la stragrande maggioranza degli esercizi più grandi si è attrezzata per la vendita di
farmaci. Bassa è anche la presenza nel formato superstore (2.500-4.500 mq).
distribuzione dei corner per classi di superficie degli esercizi della GDO
78,05%
58,76%
66,67%
19,53%
0,22%
fino a 2499
6,33%
2500-4499
4500-5999
6000-7999
38
8000-10000
maggiore di
10000
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Ipotesi HARD 2.2 – Eliminazione dell’obbligo di presenza del farmacista
 L’obbligatorietà della presenza del farmacista se da un lato garantisce quegli elementi di
professionalità e fiducia che tanto sono rilevanti nella vendita di prodotti legati al wellness dall’altro
rappresenta una significativa voce di costo, rendendo il business meno redditizio.
 La gestione del farmaco risulta pertanto in molti casi non conveniente e come tale non giustifica un
impegno economicamente forte. In sostanza, OTC e SP vengono referenziati dalla GDO non in base
a scelte strategiche, ma secondo logiche di completamento, in quanto possono rappresentare il
volano per l’offerta di un assortimento più esteso, riferito all’universo benessere nel suo complesso.
 Per recuperare marginalità, si potrebbe perciò ipotizzare:
 di mantenere l’obbligatorietà della presenza del farmacista nel caso di vendita
della gamma complessiva dei farmaci da autocura: OTC (pubblicizzabili) + SP (non
pubblicizzabili),
 di renderla invece facoltativa nel caso l’esercizio extra-farmacia decida di vendere i
soli farmaci OTC.
 Questo permetterebbe di allestire un proprio corner farmaceutico anche agli esercizi della GDO di
dimensioni più contenute, per cui, allo stato attuale, il business in oggetto è economicamente
precluso.
 Ne deriverebbero importanti benefici per la collettività non solo e non tanto in termini di risparmio
garantito dai minori prezzi praticati dal fuori canale, ma anche e soprattutto come estensione del
servizio di prossimità.
39
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
CERMES
UNIVERSITÀ BOCCONI
La distribuzione di carburanti
in Italia
Il processo di liberalizzazione: quali sviluppi?
La struttura distributiva dei carburanti in Italia
Il settore distributivo dei carburanti appare tuttora estremamente
polverizzato se confrontato con quello dei principali paesi europei
benchmark.
L’Italia presenta infatti il più elevato numero di distributori di carburanti.
La Germania con il 50% di automobili in più ha solo i 2/3 dei distributori
carburanti dell’Italia.
Francia e UK, a parità di numero di autovetture in circolazione, hanno
rispettivamente il 60% e il 43% del numero dei distributori presenti sul
territorio italiano.
È opinione comune che il fenomeno del “caro carburanti” in Italia
abbia un’origine legata principalmente all’inefficienza della rete di
distribuzione al dettaglio ...
41
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Le caratteristiche delle reti distributive nei principali Paesi europei
Rete punti
vendita
Vendita di
benzina
Vendita
gasolio auto
(migliaia m. cubi)
(migliaia m. cubi)
Percentuale
punti vendita
self-service
Erogato
medio
complessivo
(000/m. cubi)
Francia
13.504
13.710
28.450
93
3.104
Germania
15.187
28.650
17.500
99
2.961
Italia
22.450
16.850
19.480
28
1.655
UK
9.764
23.570
13.800
97
3.804
Spagna
8.368
9.040
21.500
24
3.408
Fonte: elaborazione dati UP, 2006
In Italia, gli impianti della GDO detengono tuttora una quota del tutto
marginale del mercato (solo lo 0,2% delle strutture sono riconducibili alla
Distribuzione Moderna e queste strutture controllano una quota di vendita
inferiore all’1%).
42
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
L’evoluzione della numerica dei distributori di carburanti nei principali paesi europei
- dati in migliaia 31,0
28,2
24,5
19,5
23,9
18,4
16,2
19,3
16,2
13,5
13,0
5,0
6,2
16,3
15,2
9,8
7,6 8,6
Spagna
18,0
22,4
UK
1990
Francia
1995
Germania
2000
Italia
2005
Fonte: UFIP
43
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Rete Tradizionale e Pompe Bianche: evoluzione dal 2000 al 2006 in Italia
25000
886,0
1.183,0
20000
15000
23.014
10000
21.267
Pompe Bianche
Rete
5000
0
Fonte: nostre elaborazioni su dati diversi
2000
2006
44
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Rete ed Extra-rete: confronto tra i prezzi finali
Delta rete/extrarete
BENZINA
2003
(euro/litro)
2004
(euro/litro)
2005
(euro/litro)
2006
(euro/litro)
2007
(euro/litro)
Servito
+0,155
+0,147
+0,135
+0,142
+0,152
Delta rete/extrarete
GASOLIO
2003
(euro/litro)
2004
(euro/litro)
2005
(euro/litro)
2006
(euro/litro)
2007
(euro/litro)
Servito
+0,143
+0,138
+0,151
+0,165
+0,163
Fonte: Figisc
Nella prospettiva del benzinaio, chi si approvvigiona mediante il mercato
dell’extra-rete riesce ad ottenere margini più alti e allo stesso tempo a
vendere ad un prezzo più basso.
45
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
I riflessi della struttura esistente in Italia
Esaminando la struttura del settore e la composizione del prezzo finale
delle benzine è sbagliato pensare che il problema nella distribuzione
domestica di carburanti sia principalmente rappresentato da un eccessivo
carico fiscale, in generale e delle accise in particolare.
Al contrario, è bene sottolineare invece come i benzinai siano l’anello
debole della filiera e che i margini di guadagno importanti e “rigidi”
stanno nella parte più alta della medesima, laddove operano i petrolieri.
In questo caso specifico, parlare di liberalizzazione non significa quindi
soltanto assicurare maggior libertà di azione in una prospettiva
orizzontale, ma anche e soprattutto garantire un maggior controllo sulle
condotte che avvengono a monte tra i players della raffinazione e della
distribuzione all’ingrosso.
46
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Sulla dinamica del prezzo al consumo ...
Come noto, la composizione del prezzo finale dipende solo per 1/3 da
fattori internazionali (prezzo greggio e dinamica del cambio €/$),
mentre la restante parte è riconducibile a variabili esclusivamente
nazionali.
Quando aumenta il prezzo del greggio aumenta altrettanto rapidamente il
prezzo del carburante. Per contro, gli eventuali cali di prezzo della materia
prima non vengono invece immediatamente tradotti in diminuzioni del prezzo
finale.
In sostanza, in questo caso specifico, esiste un chiaro fenomeno di isteresi dei
prezzi che ci riporta alla necessità di un approccio e di una visione verticale e
alla qualificazione del potere di mercato di cui godono i diversi soggetti che a
vario titolo operano nella filiera italiana dei carburanti.
47
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Come migliorare l’efficienza nel settore dei carburanti
Per produrre gli auspicabili welfare effects occorrono nuovi soggetti “non
allineati” e nuove formule distributive.
Si deve stimolare il pluralismo dell’offerta al minuto legata ad un’offerta
all’ingrosso più “libera”.
Per eliminare questo doppio mercato e ridurre di conseguenza il potere delle
compagnie petrolifere, che operano in un regime di oligopolio molto
concentrato ed omogeneo, occorrerebbe innanzitutto abolire l’esclusiva di
vendita di cui esse godono nei confronti dei gestori tradizionali.
Inoltre, sarebbe opportuno favorire l’extra-rete anche mediante la creazione
di Gruppi d’Acquisto e/o Centrali d’Acquisto per fornire un supporto ai gestori
tradizionali, ai retisti e alla GDO in modo da favorire l’intensificazione del
processo competitivo e, per questa via, l’evoluzione e l’efficienza del settore.
48
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
22
50
35000
30000
47
15
82
14
46
72
84
98
46
66
88
38
45
90
46
27
92
08
44
30
42
99
45
20
96
29
5000
10
39
8
10000
11
06
8
20
75
0
29
75
0
15000
11
92
8
40
00
0
20000
37
50
25000
39
10
40000
14
49
6
45000
15
00
L’evoluzione del numero di impianti di distribuzione in Francia
Società petroliere + indipendenti
20
07
20
06
20
05
20
04
20
03
20
02
20
01
20
00
19
95
19
90
19
85
19
80
0
GDO
Fonte: UFIP
49
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Italia e Francia a confronto
RETE TRADIZIONALE
ITALIA
FRANCIA
Anno
Punti
vendita
Erogato
medio (mc)
Var. % erogato
medio periodo
per periodo
Anno
Punti
vendita
Erogato
medio (mc)
Var. % erogato
medio periodo
per periodo
1980
40000
655
-
1980
34946
614
-
1985
29750
852
30,08%
1985
31642
717
16,78%
1990
20750
1131
32,75%
1990
29078
966
34,73%
1995
14496
1475
30,42%
1995
26785
1205
24,74%
2006
8498
2119
8,50%
2006
21267
1618
-1,52%
Fonte: nostre elaborazioni su dati UFIP e UP
Naturalmente, il maggiore erogato medio della Francia deriva principalmente da un
effetto positivo portato dalla graduale ma progressiva liberalizzazione del settore.
50
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Sviluppo della GDO:
una stima del recupero di efficienza nella distribuzione dei carburanti in Italia
Scenario
SOFT
Ipotesi di base = erogato
medio della GDO > 5 volte
all’erogato medio della
rete tradizionale
Scenario
HARD
200 pdv trattanti
500 pdv trattanti
Sconto= 7,7% sul prezzo
al pubblico
Sconto= 10% sul prezzo
al pubblico
Quota di mercato
potenziale = 4,1%
Quota di mercato
potenziale = 9,5%
Risparmio per la
collettività =
139 milioni di Euro
(0,31% del valore di
mercato 2007)
Risparmio per la
collettività =
744 milioni di Euro
(1,67% del valore di
mercato 2007)
51
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
La distribuzione dei carburanti in Italia: una riflessione finale ...
 L’essenza del problema è rappresentata dall’assetto strutturale assunto del mercato in questione
nella fase più critica ( a monte: oligopolio molto concentrato e indifferenziato) e dal
coordinamento implicito che ne deriva e che dipende proprio dall’esiguo numero degli offerenti e
dalla loro “somiglianza”: due circostanze strutturali che facilitano il riconoscimento e
l’osservazione incrociata.
 I livelli dei prezzi versus dei margini industriali rilevati in Italia in questi ultimi anni
(sistematicamente superiori alla media europea, secondo i dati Eurostat) e la frequente isteresi
dei prezzi, riscontrata sempre in questi ultimi anni, tra la variazione dei prezzi del greggio e quella
dei prezzi intermedi e al consumo rappresentano una conferma inequivocabile dell’origine dei
“problemi competitivi” di questo settore.
 Allo stesso tempo quanto testé illustrato indica anche, in maniera molto chiara e precisa, la
direzione da intraprendere per modernizzare e rendere più competitiva e, per questa via, più
efficiente la distribuzione dei carburanti nel nostro paese …
 E dimostra anche, semmai ve ne fosse ancora bisogno, che il problema non sono i benzinai e che
un piano di liberalizzazioni serio e robusto in questo mercato debba per forza avere un approccio
di filiera e una declinazione verticale ...
52
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Quali implicazioni per il futuro?
 È ormai opinione diffusa che per garantire una reale trasparenza del mercato e un’effettiva
competizione nel settore dei carburanti occorrerebbe separare la gestione delle tre fasi critiche
che caratterizzano questo tipo di attività: la raffinazione, la logistica e la gestione della rete
distributiva.
 Non solo, ma sarebbe di fondamentale importanza facilitare l’entrata di nuovi players ( su
tutti la GDO) e di società non integrate sul piano verticale (ad es. i gestori di “pompe
bianche”), ai fini di ottenere una maggior trasparenza e rinnovata competizione e, per questa
via, anche significativi guadagni di efficienza e/o un apprezzabile contenimento dei prezzi al
consumo.
 È appena il caso di sottolineare che, stante l’attuale contesto normativo, le ipotesi di ingresso
della GDO non solo sono ostacolate dal quadro legislativo ma risultano altresì poco efficaci a
causa della oggettiva scarsa autonomia di azione di cui possono godere nella definizione delle
loro politiche di offerta e di prezzi.
 In definitiva, si conferma una situazione ormai ben nota: fin quando il controllo della filiera
italiana dei carburanti rimarrà nelle mani delle poche società petrolifere verticalmente integrate
sarà ben difficile anche solo pensare di raggiungere dei consistenti e duraturi effetti di
benessere per le famiglie e le imprese mediante un efficace funzionamento del meccanismo
competitivo.
53
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Qualcosa sta cambiando nella normativa sulla distribuzione dei carburanti?
 Nell’ambito della L. 133/2008 ( manovra d'estate) il Governo ha ripreso la questione delle
liberalizzazioni del mercato dei carburanti
 Con questo nuovo provvedimento si pone fine ai limiti di distanza tra impianti e al sistema
della pianificazione per contingenti numerici ( art. 83-bis, comma 17)
 Purtroppo, il grado di recepimento regionale di questa legge, che dovrebbe garantire il
pieno rispetto delle disposizioni dell’ordinamento comunitario ( cfr. il diktat della Comunità
Europea del giugno 2007 …) è ancora molto basso: solo 2 regioni si sono già adeguate al
nuovo piano nazionale di riforma del mercato, mentre le altre realtà territoriali sono ancora in
fase di riflessione.
 In sostanza, per una corretta liberalizzazione del mercato distributivo dei carburanti bisognerà
attendere ancora molto, perché le disposizioni della L. 133/08 rappresentano solo dei principi
generali in materia di tutela della concorrenza e livelli essenziali delle prestazioni
 La parola adesso passa alle Regioni ...
 In questo caso, vi è però una circostanza che dovrebbe comunque far ben sperare: su molti
aspetti qualificanti del settore, in particolare sull’eliminazione delle barriere all’entrata, la
competenza legislativa sarà dello Stato, anche laddove riguardi problematiche del commercio
al dettaglio ...
54
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
CERMES
UNIVERSITÀ BOCCONI
Banche e assicurazioni
A che punto è la liberalizzazione e le opzioni per il futuro
Francesco Daveri e Mario Menegatti
Quanta concorrenza c’è davvero nel settore bancario in Italia?
 Gli indici più rilevanti per misurare la concorrenza nel settore bancario sono il
turnover e il peso del retail banking.
 Turnover clienti: se alto, indica elevata concorrenza potenziale.
 Febbraio 2007 – maggio 2008: l’otto per cento circa delle famiglie ha
cambiato banca (circa un milione e centomila conti; fonte: Patti Chiari). Il
numero sale a 3,6 milioni se si considerano gli ultimi quattro anni (fonte ABI)
 A queste cifre si aggiunge il turnover all’interno della stessa banca (circa il
2% annuo).
 La quota del retail banking sul PIL misura lo sviluppo del settore bancario.
 La quota non è più elevata in Italia che negli altri paesi
 Italia: circa 2% del PIL
 UK: 4,2%; Spagna: 3,3%; Francia: 2,5%; Germania: 1,7%
 Perché una bassa quota del retail banking?
 Le banche fanno pochi affari e quindi pochi profitti?
 Oppure: i clienti acquistano pochi servizi bancari perché i prezzi sono troppo
alti?
56
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
I dati su banche, famiglie e imprese
I dati dicono che:
- Gli interessi passivi italiani sono i più elevati nell’area euro, soprattutto nel
credito al consumo ma anche nei mutui
- I costi di gestione dei c/c sono i più elevati dell’area euro (182 € contro 160
in Germania, 100 in Francia e 35 in UK e Olanda)
- Le imprese italiane pagano gli interessi passivi più elevati dell’area euro (+0,5
p.p.). Soprattutto al Sud. In calo dal 2005, tuttavia.
57
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
L’opinione degli studiosi
I prezzi dei servizi bancari sono alti perché le banche italiane sono
relativamente inefficienti.
IMF (2007) – Confronto fra banche Italia, Germania, Francia, Spagna,
Regno Unito e Stati Uniti  “Secondo le nostre stime, le banche italiane
sono meno efficienti rispetto alle altre banche incluse nel campione nel
gestire i costi e nel generare ricavi ”.
Varie analisi statistiche (Resti, 2000; Focarelli et al, 1999; Fontani, Vitali,
2007) stimano le inefficienze nel settore.
Inefficienze di costo fra il 13% ed il 20%
58
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
L’effetto aggregato di una riduzione dei costi diretti dei servizi bancari
 Dati di scenario (differenziali tra Italia e area euro)
 Famiglie
 Differenziale interessi bancari: + 0,7 p.p.
 Differenziale costi di gestione: + 65 euro annui.
 Imprese
 Differenziale interessi bancari: + 0,5 p.p.
 Ipotesi 1: azzerare il differenziale con l’area euro
 Ipotesi 2: dimezzare il differenziale con l’area euro
 Risultati
 Nell’ipotesi 1, il risparmio per le famiglie sarebbe di 3,1 miliardi di euro (circa
lo 0,2% del PIL e lo 0,35% della spesa delle famiglie). Il risparmio per le
imprese potrebbe arrivare a 4 miliardi di euro (circa lo 0,3% del Pil). In tutto
il risparmio ammonterebbe circa allo 0,5% del PIL.
 Nell’ipotesi 2, il risparmio per le famiglie sarebbe di 1,5 miliardi di euro (circa
lo 0,1% del PIL e lo 0,17% della spesa delle famiglie) e per le imprese di 2
miliardi di euro (circa lo 0,15% del Pil). In tutto, lo 0,25% del PIL.
59
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
L’effetto
aggregato
di una
riduzione dei
costitariffe
diretti dei
servizi
bancari
L’effetto
di una
riduzione
delle
sui
costi
delle
imprese
Una stima basata sulle tavole input-output
Distinguiamo
 Effetti di impatto
 Effetti di lungo periodo (a regime; 5 + anni).
Calcolo degli effetti di impatto, in tre passaggi
1. Calcolo dei coefficienti input-output (I-O) dalla matrice delle transazioni
intersettoriali per l’anno 2004 (l’ultima pubblicata dall’Istat; i coefficienti
sono molto stabili nel tempo)
2. Estrazione del vettore dei coefficienti I-O relativi al settore bancario. I
coefficienti misurano la quota dei costi di ciascun settore attribuibile ai
servizi bancari
3. Riduzione di costo per il settore utilizzatore = (Riduzione costo servizi
bancari) x coefficiente I-O del settore
60
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Riduzione dell’8% del costo dei servizi bancari: riassunto dei risultati
Effetti a regime (“di lungo periodo”)
0,1 p.p. (un decimo di punto percentuale) per la maggior parte dei
produttori manifatturieri (beni di largo consumo e autoveicoli).
0,15 p.p. per abbigliamento,
Tra i servizi: commercio al dettaglio.
elettronica
e
altri
high-tech.
0,2 - 0,3 p.p. per la meccanica e prodotti in metallo; servizi informatici e
professionali.
0,3 - 0,4 p.p. per il commercio all’ingrosso, poste e servizi TLC, servizi
immobiliari e pubblica amministrazione.
0,6 p.p. sul settore bancario stesso.
61
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Opzioni per il futuro
Altri interventi attuabili per ridurre i prezzi dei servizi bancari sono:
 1) Favorire l’ingresso delle banche straniere
 2) Individuazione di contratti standard confrontabili
Entrambi sono utili sia per aumentare la concorrenza
che per aumentare l’efficienza
62
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Effetti positivi dall’ingresso di banche straniere
La presenza delle banche straniere in Italia è in forte aumento negli ultimi
anni secondo i dati Banca d’Italia e UE.
Dati i differenziali di tassi e di altre condizioni, l’entrata delle banche
straniere dovrebbe produrre effetti positivi sulla qualità dei servizi bancari in
Italia:
 aumento della concorrenza
 ingresso di operatori potenzialmente più efficienti (tranne inefficienze di
sistema).
L’ingresso già avvenuto ha prodotto una riduzione dei tassi medi di circa 18
punti base (secondo Banca d’Italia)
 effetto ancora ridotto
 ma esiste “effetto soglia”: solo un numero elevato di operatori stranieri
garantisce presenza dei più competitivi e dei più efficienti.
Più rilevante ingresso diretto anziché acquisizione di banche nazionali 
acquisizione può non eliminare eventuali inefficienze interne e/o aumentare
la concorrenza.
63
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Contratti standard
 Problema:
complessità
contratti
(intreccio
di
condizioni
di
-- apertura, chiusura, operazioni, costi gestione, costi scoperto)
 informazione incompleta su condizioni;
 scarsa comparabilità fra offerte di banche diverse
 Soluzione: contratti standard, di tre tipi
 contratti con caratteristiche predeterminate e imposte (in termini qualitativi);
 obbligo di offrire tali tipologie contrattuali;
 facoltà di offrirne altre.
c/c
 a) contratto standard a canone
 Soggetti interessati: coloro che effettuano molte operazioni nel corso dell’anno.
 Caratteristiche: costo fisso annuo (+ tasse); elevato numero di operazioni gratuite; indicazione
costi operazioni in eccedenza.
 b) contratto standard a consumo
 Soggetti interessati: coloro che effettuano poche operazioni nel corso dell’anno.
 Caratteristiche: costo predeterminato per ciascuna operazione.
 c) Contratto standard per c/c accessorio a rapporto principale
 c/c accessorio a rapporto principale (mutuo o apertura di portafoglio titoli).
 Caratteristiche: costo fisso annuo molto ridotto e standardizzato; operazioni connesse al
rapporto principale gratuite; costo a consumo per eventuali altre operazioni.
 Scopo: riduzione dei costi dovuti al tying (obbligo di acquisto di contratto accessorio. Esempio:
concessione di mutuo o apertura di portafoglio titoli subordinate all’apertura di un conto).
64
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Cos’è successo nel settore assicurativo
IL SETTORE RIMANE CONCENTRATO
Modesta riduzione del numero di imprese complessivo (2001-2006:-3%).
Forte riduzione del numero di imprese nazionali (-20%).
Imprese straniere: poche ma in forte aumento (+50%).
Cinque imprese rappresentano il 60% circa del mercato.
Vantaggi per i consumatori
 grandi imprese assicurative possono gestire i rischi in modo più efficiente
 Svantaggi
 potere di mercato  collusione ed extra-profitti a spese dei consumatori





… e il numero di assicurati che ogni
anno cambia compagnia rimane basso
 Solo il 3,5% circa degli assicurati cambia compagnia ogni anno
 Turnover ridotto da
 contratti di lunga durata con vincoli a recedere (ora parzialmente
rimossi)
 Problema
 scarsa informazione degli assicurati complica confronto tra
prodotti di compagnie diverse.
65
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Nel frattempo: il differenziale tra i premi e i costi è cresciuto …
Premi del ramo danni: +54% nel decennio 1998 - 2007
 aumento più elevato dell’aumento dei prezzi (+18%) e
della crescita del Pil nominale (+40%).
Costi del ramo danni (oneri per sinistri): +28% nello stesso periodo
 aumento superiore all’aumento dei prezzi ma inferiore alla
crescita del Pil nominale.
RCAuto (circa metà del ramo danni)
 premi +55%, costi +22%.
Memo - Peso dei premi sul Pil
 totale premi = 6,5% (dato 2007)
 danni = circa 2,5%
 RCA = circa l’1,2%
66
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
…E
anche la profittabilità è cresciuta …
Aumento del ROE (per vita + danni)
 1998: 4,8%; 2007: 12,4% (aumento dal ramo danni).
Aumento del “combined ratio” (indice di profittabilità specifico del settore
assicurativo; solo ramo danni).
CR  100 
sinistri  spese di gestione
premi
 L’indicatore CR evidenzia un forte decremento nel periodo 1998 - 2007
(da 111% a 94,7%) – vuol dire che è aumentata la profittabilità.
67
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
Situazione al 2007 e dinamica nel 2006 - 2007
Situazione al 2007
 ROE =12,4%
 Ramo danni positivo per 3 mld di euro
 Combined ratio = 94,7%
 Loss ratio = 70%
Dinamica 2006-07
 Secondo il Garante dei Prezzi, i dati del 2007 per RCA indicano
significativa riduzione dei costi per le assicurazioni (circa del 10%).
 Come mai? indennizzo diretto +  virtuosità degli automobilisti.
 Il punto è cosa è accaduto ai prezzi:
 secondo Mr Prezzi (dati Istat)  tariffe RCA +2,5%
 secondo l’Ania (usa un differente indice di prezzo)  la spesa è
diminuita. Non per riduzione delle tariffe, ma per aumento degli
sconti e minori incrementi di prezzo per bonus-malus.
68
CERMES – UNIVERSITÀ BOCCONI
L’effetto aggregato di una riduzione delle tariffe
Dati di scenario
 Aumento dei premi 2001 - 2007: +26%.
 Riduzione del combined ratio 2001 - 2007: 7 punti (da 102 a 95%).
 Riduzione del loss ratio 2001 - 2007: 9 punti (da 79 a 70%).
Alternative:  tariffe tale da
Ipotesi 1: riportare il loss ratio al 79% (valore del 2001)
Ipotesi 2: riportare il loss ratio al 75% (ipotesi intermedia)
Risultato
 Il risparmio per gli assicurati varia fra lo 0,2% e lo 0,3% del Pil (tra
3,1 e 4,1 mld di euro).
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L’effetto di una riduzione delle tariffe sui costi delle imprese
Ipotesi 1: tariffe giù del 12,5%
Settori più
avvantaggiati
Impatto
Lungo
periodo
Trasporto aereo
-0,14%
16,3 mn euro
-0,21%
24,4 mn euro
Noleggio
macchinari
-0,11%
10,5 mn euro
Trasporto marittimo
Ipotesi 2: tariffe giù del 7,5%
Settori più
avvantaggiati
Impatto
Lungo
periodo
Trasporto aereo
-0,08%
9,3 mn euro
-0,13%
15,1 mn euro
-0,15%
14,3 mn euro
Noleggio
macchinari
-0,07%
6,7 mn euro
-0,09%
8,6 mn euro
-0,10%
8,3 mn euro
-0,16%
13,3 mn euro
Trasporto marittimo
-0,06%
5,0 mn euro
-0,10%
8,3 mn euro
Smaltimento rifiuti
-0,10%
17,2 mn euro
-0,17%
29,3 mn euro
Smaltimento rifiuti
-0,06%
10,3 mn euro
-0,10%
17,2 mn euro
Istruzione
-0,09%
67,8 mn euro
-0,10%
75,3 mn euro
Istruzione
-0,06%
44,5 mn euro
-0,06%
46,0 mn euro
Commercio al
dettaglio
-0,03%
40,3 mn euro
-0,07%
94,1 mn euro
Commercio al
dettaglio
-0,02%
26,9 mn euro
-0,04%
53,8 mn euro
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I problemi da risolvere
L’Italia è il paese con la quota più elevata di agenzie in esclusiva nell’UE
(fonte: Commissione Europea, 2007).
Come evitare “eccessivo” potere di mercato delle compagnie in un
mercato dove i consumatori possono cambiare compagnia ma sono
vincolati all’acquisto?
Analisi statistiche per gli Usa riguardano misure dei costi del servizio o
di redditività (combined ratio). Non i premi. Evidenza di un vantaggio
certo per le imprese, risultato per i consumatori è incerto.
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Divieto di esclusiva : rischi per i consumatori e possibili rimedi
Rischio che (con plurimandato)
 Compagnie offrano condizioni più sfavorevoli agli agenti plurimandatari (vs. mono-mandatari).
 Non aumenti la concorrenza, ma sia solo trasferito il potere di
mercato dalle compagnie al broker.
 Il plurimandatario potrebbe avere vantaggi spaziali o di rete in
una data area o in un dato gruppo.
 Il plurimandatario potrebbe distorcere le informazioni per
“indirizzare” la domanda verso prodotti con margini più alti.
Soluzione
Con rimozione esclusiva, obbligo di informativa sulla provvigione
dell’intermediario.
Commento
Intervento corretto ma insufficiente  Remunerazione dell’agente
dipende anche da commissioni aggiuntive per raggiungimento di risultati.
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Opzioni future (non in conflitto)
1 – Opzione 1: broker indipendenti
 Plurimandato = fase transitoria prima dello sviluppo di broker
indipendenti.
 Con brokeraggio, pagamento diretto del prezzo di intermediazione
da parte del consumatore e prezzo di intermediazione unico e
invariato al variare della compagnia scelta.
2 – Opzione 2: tanti broker
 Favorire l’aumento del numero dei broker e il passaggio da agente
plurimandatario a broker.
 Incentivi o crediti di imposta per la trasformazione di agenzie in
broker e/o associazioni di agenzie?
3 – Opzione 3: completamento preventivatore unico e broker on line
 Completa implementazione del preventivatore unico e creazione di
broker on line.
 La creazione di broker on line favorirebbe il confronto fra prodotti
di assicurazioni diverse.
 Ridurrebbe anche il potere di mercato di origine spaziale dei
broker
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