IL BILANCIO
DEGLI ENTI LOCALI
LUCIANO GALLO
PADOVA, 11 dicembre 2004
New Public Management
In Italia, sono più di quindici anni che è in
atto un vasto movimento di modernizzazione
della Pubblica Amministrazione.
Esso è a sua volta derivazione di un
fenomeno di amplissima portata
internazionale, noto come New Public
Management
IL PROCESSO DI DECENTRAMENTO
IMPLICA:
Revisione delle modalità
attraverso le quali si:
ORGANIZZA
GESTISCE
CONTROLLA Le attività
del settore pubblico
Qui rientra il cosidetto
processo di
aziendalizzazione
LE COMPONENTI FONDAMENTALI DELLA
MODERNIZZAZIONE
Modifica dei
Processi
decisionali
Il processo di
Aziendalizzazione
Implica:
Rivisitazione dei
Modelli
Organizzativi
Rivisitazione dei
Modelli
Informativi
IL PROCESSO DI AZIENDALIZZAZIONE
NEL NUOVO CONTESTO DELL’€URO COME
FATTORE DI CAMBIAMENTO COMPORTA:
Un vero e proprio
riposizionamento
dell’Ente.
Ciò significa rivedere i
processi decisionali,
l’organizzazione e
comporta la necessità
di assumere ed
organizzare maggiori e
diverse Informazioni
La competizione è:
Offrire un territorio più attraente degli altri
Non solo competizione tra
aziende.
Non solo efficienza e
produttività
Sempre più la competizione
avviene tra sistemi
territoriali locali
Il soggetto è all’interno di
una rete di servizi, di
aziende, di soggetti
economici, sociali
MODIFICA DEI PROCESSI
DECISIONALI
Gli Enti Locali sono stati investiti da una
radicale modificazione dei processi
decisionali e quindi dei ruoli assegnati ai
protagonisti di tali processi:
gli Organi politici ai due livelli(Consiglio
ed Esecutivo) e la Struttura burocratica.
Una nuova visione dei rapporti tra Politica
ed Amministrazione
L’INDIRIZZO POLITICO INCLUDE:
La definizione degli Obiettivi
dell'azione pubblica;
L'individuazione dei
programmi atti a perseguire
questi obiettivi;
L'emanazione di direttive
generali alle quali
l'attuazione dei programmi
ed il perseguimento degli
obiettivi devono obbedire.
I DUE COMPITI DELLA POLITICA SONO:
L'indirizzo, ovvero la
Programmazione
Il Controllo politico,
ovvero la Verifica dei
risultati
Un nuovo modello organizzativo
Quale
Organizzazione
per esercitare il
suo nuovo ruolo.
Il Comune come
una Holding
IL COMUNE: UNA HOLDING REGISTA
DELLO SVILUPPO TERRITORIALE
Servizi gestiti
In Economia
Outsourcing
Servizi
Gestiti attraverso
la concessione:
Metano e Pubblicità
Servizi
Gestiti attraverso
la convenzione:
Lo sport
Sindaco e Giunta
Consiglio
Servizi gestiti
Attraverso l’Unione
Servizi
Gestiti attraverso
la delega:
Servizio rifiuti
Stu Spa
Servizi sociali
Gestiti attraverso
la delega ASL
Spa
Investire in
Innovazione Organizzativa
IL PIANO ORGANIZZATIVO
Scelte
strategiche
L’organizzazione
Comunale
Per non gettare
con l’acqua
sporca anche
il bimbo
In
Economia
Definire il proprio
“Cuore degli affari”
Gestione in
Esercizio
Gestione
forma
associato di associata di
privatistica
Funzioni
servizi
di servizi
La mappa dell’esercizio e della gestione
delle funzioni e dei servizi
Sistemi
Operativi
Struttura
Organizzativa
Modello
Divisionale
Attività
rilevanza
Interna/Esterna
Dotazione Organica, Organigramma
Pianificazione triennale
GUARDANDO ALL’INTERNO
Strategie Organizzative. 4 piani d’azione
PIANO
TECNOLOGICO
PIANO
NORMATIVO
Per rispondere
a quest’esigenza
e dare più efficienza
e migliori servizi,
occorre agire in modo
coordinato sui
seguenti Piani:
PIANO
FORMATIVO
Risorsa Umana
PIANO
ORGANIZZATIVO
Modello organizzativo
I 7 COMUNI DELL’UNIONE:
Strutture organizzative a confronto
Media Rapporto Abitanti per dipendente
437,89
324,46
278,05
Borgoric c o
292,08
Camposampiero
Loreggia
303,16
S. Giustina in Colle
316,69
Villa del Conte
San Giorgio delle
Pertic he
I 7 COMUNI DELL’UNIONE:
Strutture organizzative a confronto
Camposampiero
Ufficio tecnico
Ufficio Tributi
S. Giustina in
Colle
2.773
2.080
1.071
1.726
2.357
2.226
Loreggia
928
1.195
2.041
1.245
1.100
979
901
Borgoricco
2.749
2.877
3.339
3.062
2.790
2.790
3.605
3.720
4.160
Media dipendenti per cittadino per alcuni settori a
confronto
Villa del Conte
Ufficio Ragioneria
San Giorgio delle
Pertiche
Ufficio Segreteria
I 7 COMUNI DELL’UNIONE:
Strutture organizzative a confronto
Costo medio per dipendente
€ 31.000
€ 30.227,19
€ 30.000
€ 28.551,46
€ 29.000
€ 28.000
€ 27.000
€ 26.787,62
€ 26.781,80
€ 25.647,00
€ 26.000
€ 25.000
Borgoricco
Camposampiero
Loreggia
Santa Giustina
in Colle
Villa del Conte
I 7 COMUNI DELL’UNIONE:
Strutture organizzative a confronto
Borgoricco
Camposampiero
€0
Ufficio Tecnico
Loreggia
Santa Giustina in
Colle
Serv.Demografici
€ 25.536
€ 25.311
€ 30.064
€ 26.665
€ 23.971
€ 25.947
€ 26.362
€ 26.949
€ 29.840
€ 28.864
€ 28.664
€ 32.460
€ 23.276
€ 28.346
Costo medio per dipendente:
alcuni settori a confronto
Villa del Conte
Uff. Tributi
I 7 COMUNI DELL’UNIONE:
Strutture organizzative a confronto
D/Tot. Dipendenti
38,89%
4,35%
5,56%
10,53%
41,38%
30,77%
25,00%
52,63%
30,43%
38,89%
52,17%
28,21%
40,00%
13,04%
16,67%
17,24%
41,03%
35,00%
36,84%
41,38%
Distribuzione percentuale del personale
suddiviso per categorie
C/Tot. Dipendenti
B/Tot. Dipendenti
A/Tot.
Borgoricco
Camposampiero
Loreggia
San Giorgio delle Pertiche
Santa Giustina in Colle
Villa del Conte
I 7 COMUNI DELL’UNIONE:
Strutture organizzative a confronto
Organigrammi in %
0,00
0,10
0,20
0,30
0,40
0,50
0,60
Borgoricco
Camposampiero
Loreggia
San Giorgio delle Pertiche
Santa Giustina in Colle
Villa del Conte
D/Tot. Dipendenti
C/Tot. Dipendenti
B/Tot. Dipendenti
A/Tot. Dipendenti
Il modello organizzativo
a piramide
1992
4
Funzione direttiva
Funzione di concetto
Funzione esecutiva
11
31
Il modello organizzativo
a piramide
1997
8
Funzione direttiva
11
Funzione di concetto
32
Funzione esecutiva
Il modello organizzativo
a piramide
1999
9
Funzione direttiva
11
Funzione di concetto
28
Funzione esecutiva
Il modello organizzativo
a Rombo
2000
9
Funzione direttiva
22
Funzione di concetto
12
Funzione esecutiva
Il modello organizzativo a GEMMA
2004
2
Funzione dirigenziale
17
Funzione direttiva
12
Funzione di concetto
11
Funzione esecutiva
La nuova concezione dei documenti contabili
Pianificazione
strategica
Programma
di Mandato
Piano Generale
di Sviluppo
Relazione Previsionale
Programmatica
Bilancio Pluriennale
Bilancio annuale
Attività di
gestione e di
controllo
Piano Esecutivo di Gestione
Struttura del bilancio
L’entrata
TITOLI
Le entrate sono ordinate in TITOLI secondo la
Fonte di provenienza
CATEGORIE
Le entrate sono ordinate in CATEGORIE in
Relazione alla tipologia (es: imposte,tasse ecc
RISORSE
Le entrate sono ordinate in RISORSE in
Relazione alla specifica individuazione
Dell’oggetto (es: ICI, TOSAP,ecc)
CAPITOLI
Le entrate sono suddivise in CAPITOLI
Nel Piano Esecutivo di Gestione
Struttura del bilancio - La spesa
TITOLI
Le spese sono ordinate in Titoli in ragione dei
Principali aggregati economici
Le spese sono ordinate in Funzioni in relazione
Alle funzioni degli Enti
In relazione ai singoli uffici che
SERVIZI
Gestiscono un complesso di attività
INTERVENTI In relazione alla natura economica
Dei fattori produttivi
FUNZIONI
Centro di
costo
Nel PEG le spese sono
Suddivise in centri di costo
Capitolo
Nel PEG le spese sono suddivise
In capitoli
Il Titolo:
individua la natura dell’entrata e sono:
• Titolo I
• Titolo II
• Titolo III
• Titolo IV
• Titolo V
• Titolo VI
Entrate tributarie
Entrate derivanti da contributi e
trasferimenti correnti dello Stato,
della Regione e di altri Enti pubblici
anche in rapporto all'esercizio di funzioni
delegate
Entrate Extra-tributarie;
Entrate derivanti da alienazioni, da
trasferimenti di capitale e da riscossioni di
crediti;
Entrate derivanti da accensioni di prestiti;
Entrate da servizi per conto di terzi.
I Titoli della spesa
I
¨
¨
¨
¨
Titolo I
Titolo II
Titolo III
Titolo IV
Spese correnti
Spese in conto capitale
Spese per rimborso di prestiti
Spese per servizi in conto terzi
PARTE ENTRATA
PARTE SPESA
Entrate Correnti
Dirette al finanziamento di spese correnti
Spese Correnti
Relative alla gestione ordinaria dell’ente
TITOLO I
Entrate tributarie
TITOLO I
Spese correnti
TITOLO II
Entrate derivanti da contributi e trasferimenti
correnti dello Stato, della regione o altri enti
pubblici
TITOLO III
Entrate extratributarie
Entrate in conto capitale
Destinate al finanziamento di spese di
investimento
Spese in conto capitale
Comprendono
gli
investimenti,
le
partecipazioni, i conferimenti e le concessioni
di crediti
TITOLO IV
Entrate derivanti da alienazioni, da
trasferimenti di capitale e da riscossione di
crediti
TITOLO II
Spese in conto capitale
Spese per rimborso prestiti
Comprendono le quote di capitale delle rate
di ammortamento dei mutui e di ogni altra
operazione di prestito.
TITOLO V
Entrate derivanti da accensione di prestiti
Entrate da servizi per conto di terzi
Relative a servizi effettuati per conto di terzi
TITOLO III
Spese per rimborso prestiti
Spese per servizi per conto di terzi
Relative a servizi effettuati per conto di terzi
TITOLO VI
Entrate da servizi per conto terzi
TITOLO IV
Spese per servizi per conto di terzi
ANALISI DELLE COMPONENTI DEL BILANCIO DI PREVISIONE
Il bilancio di previsione si articola
In quattro componenti
L’analisi delle quattro componenti
Individua le risorse rispettivamente
Destinate:
Bilancio corrente
Al funzionamento dell’ente
Bilancio Investimenti
All’attivazione di investimenti
Movimenti di fondi
Ad operazioni prive di
Contenuto economico
Servizi per conto terzi
Alle operazioni di giro effettuate
Per conto terzi
LE FASI DELL’ENTRATA
ACCERTAMENTO
RISCOSSIONE
VERSAMENTO
LE FASI DELLA SPESA
IMPEGNO
LIQUIDAZIONE
ORDINAZIONE
PAGAMENTO
Entrate correnti: linee guida
Le Entrate correnti
90,00
76,52
80,00
77,63
77,41
T otale trasferimenti
PERCENTUALE
70,00
66,70
63,40
60,00
61,44
63,59
64,20
55,61 54,39 55,50 55,34
57,93
50,00
40,00
T ributi comunali
30,00
26,64 27,18 25,16
20,00
15,29 14,67 15,00
10,00
8,63
7,70
9,06
11,44
6,67
7,25
33,85
76,19 76,63
67,11
31,90 30,81
29,02
30,30
23,76
25,41 24,36
20,29
Proventi servizi pubblici
13,71 13,69 15,64 13,15 12,05
10,54
12,04 12,60
13,30 13,45
11,76
10,12
10,18 10,35 13,26
9,20
13,39
0,00
1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005
ANNO
Spese correnti: linee guida
Contenimento e riduzione
della spesa corrente sia
“rigida” che “variabile” a
beneficio degli investimenti.
Contenimento dei costi ed il
miglioramento della qualità
dei servizi attraverso una
politica di riorganizzazione
dei servizi su processi di
valorizzazione delle risorse
umane (formazioneresponsabilità-autonomiacontrollo) implementazione
tecnologica,
esternalizzazione di servizi.
Spese correnti e Spese in conto
capitale
€ 10.000.000
9.241.461
€ 9.000.000
€ 8.000.000
T ota le
IMPORTO in euro
€ 7.000.000
5.453.2546.163.092
5.564.517
5.440.096
5.006.361
€ 5.000.000
5.160.169
4.405.127
4.621.800
4.412.972
4.963.978
€4.413.689
€ 3.000.000
3.429.381
3.153.135
2.870.876
€4.828.613
€4.554.372
€4.521.000
€3.468.834
€3.182.039
P a rte corre nte
€3.027.173
+quota ca pita le
€2.692.818
€2.796.351
€2.614.947
€2.179.800
€1.921.959
€1.795.448
€1.699.979
€1.703.668
€4.699.019
€4.612.556
€3.959.401
€3.953.305
€3.795.356
3.311.219
2.976.881
3.390.048
€4.720.461€4.861.977
€5.072.883
€4.392.202
€4.363.507
4.115.516
€ 4.000.000
€ 1.000.000
6.855.613
6.448.727
€ 6.000.000
€ 2.000.000
7.581.545
7.106.507
€2.027.000
€1.978.131
€1.933.040
€1.611.240
€1.468.089€1.496.340
€1.273.212
€1.075.428
Inve stime nti
€1.486.791
€1.608.777
€1.500.569
€973.335
€1.464.073
€1.201.010
€1.046.959
€944.138 €826.444
1.641.000
€1.375.844
1.460.000
€571.776
€0
0
1983
1985
1987
1989
1991
1993
1995
ANNO
1997
1999
2001
2003
2005
Spesa personale – valori assoluti
PERSONALE
€ 1.340.000,00
€ 1.320.000,00
€ 1.300.000,00
€ 1.280.000,00
€ 1.260.000,00
€ 1.240.000,00
€ 1.220.000,00
€ 1.200.000,00
€ 1.180.000,00
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
Acquisto Beni consumo e Materie prime
€ 370.000,00
€ 350.000,00
€ 330.000,00
€ 310.000,00
€ 290.000,00
€ 270.000,00
€ 250.000,00
€ 230.000,00
€ 210.000,00
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
Prestazione di Servizi
€ 2.000.000,00
€ 1.900.000,00
€ 1.800.000,00
€ 1.700.000,00
€ 1.600.000,00
€ 1.500.000,00
€ 1.400.000,00
€ 1.300.000,00
€ 1.200.000,00
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
L’incidenza della spesa rigida
40,00
Personale
35,00
32,24
30,00
31,79
30,00
29,10
27,55
27,78
28,85
27,44
28,78
25,89
25,00
24,96
22,56
23,45
26,18
27,68
25,83
26,96
24,34
26,36
22,80
19,40
Annualità mutui
20,00
20,25
16,95
15,00
10,00
15,05
14,82
15,81 16,11
14,62
15,93
10,85
9,05
7,74
5,00
16,66
Utenze
7,93
6,11
6,34
7,02
5,64
6,00
5,83
5,46
5,40
5,54
6,25
6,07
0,00
1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005
L’incidenza della spesa rigida
70,00
66,16
63,41
60,00
63,42
61,56
60,46
59,49
57,53
51,87 52
54,74
50,00
51,33
48,37
48,60
50,05
47,39
45,98
49,14
40,00
30,00
20,00
10,00
0,00
1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005
Interessi sui mutui su entrate correnti
25,00
20,00
15,00
12,79
12,69
%
11,82
11,76
11,50
10,60
10,36
9,53
10,00
8,32
7,12
10,03
7,70
6,31
5,00
0,00
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
ANNO
2000
2001
2002
2003
2004
2005
LE CARATTERISTICHE ESSENZIALI DEL
PEG (Art. 169 TUEL)
Il Piano Esecutivo
di Gestione viene
adottato dalla
Giunta sulla base
dei Bilanci di
Programmazione
LE CARATTERISTICHE ESSENZIALI DEL
PEG (Art. 169 TUEL)
Il Piano Esecutivo di Gestione
è una ulteriore
disaggregazione del Bilancio
di Previsione:
Le risorse in Capitoli
I servizi in centri di costo
Gli Interventi in Capitoli
LE CARATTERISTICHE ESSENZIALI DEL
PEG (Art. 169 TUEL)
Il Piano Esecutivo di
Gestione non è la “scatola
dei Capitoli”
La Funzione del PEG è:
1.
2.
3.
Dati gli obiettivi di gestione
Definiti i Programmi per
realizzare gli obiettivi
Affidare le Risorse necessarie
per realizzare i Programmi ai
Responsabili dei Servizi e “Dire
le Cose da Fare” e “controllare
la gestione”
RIFLESSIONE
E' indubbio che il Peg rappresenta un ulteriore passo
verso la trasformazione del Bilancio di previsione in
senso Budgetario (nella direzione della delega
gestionale alla struttura organizzativa e della
responsabilità economica).
Anche in sintonia a quanto previsto dall'art. 196 del
TUEL in merito al controllo di gestione.
Affinchè si possa parlare correttamente di Budget, è
indispensabile la costruzione del:
"Sistema Obiettivi-Programmi-Risorse"
COME COSTRUIRE IL SISTEMA
OBIETTIVI-PROGRAMMI-RISORSE
IL CONTENUTO DEL PEG
DAL PEG
AL BILANCIO SOCIALE
Indicazione
OBIETTIVI operativi
Definizione
PROGRAMMA
CON IL PEG
SI PREMIA
Finanziarie
Il Controllo
Di Gestione
PEG
CON IL
PEG SI
CONTROLLA
Un Sistema di
INDICATORI
LE
RISORSE
Umane
Strumentali
CON IL PEG GESTISCE E SI FA
ORGANIZZAZIONE
Il Patto per la Stabilità e la
Crescita
Un Patto per l’Europa
LA COSTRUZIONE EUROPEA
1951
Parigi, 18/04/1951:
CECA
• Roma, 25/03/1957:
CEE e CEEA (EURATOM)
1957
• Milano, 1986:
Atto Unico Europeo
1986
• Maastricht, 7/02/1992:
Trattato di Maastricht
1992
1997
• Amsterdam, 2/10/1997:
Trattato di Amsterdam
LA COSTRUZIONE EUROPEA
2000
Dicembre 2000:
Vertice di
Nizza.
L’allargament
o ad Est
Da 15 Paesi a
25 Paesi.
L’EUROPA MONETARIA
1972: istituzione del “serpente
monetario europeo”
• 1978: istituzione dello SME
(Sistema Monetario Europeo);
creazione dell’ECU (European Currency Unit)
• 1989: rapporto Delors
• 1992: Trattato di Maastricht (Olanda)
• 1994: istituzione dell’IME, sostituito
dalla BCE nel 1998
•
01/01/1999: nascita dell’€uro
DIMENSIONI DELL’ECONOMIA
EUROPEA
POPOLAZIONE
(milioni)
PESO P.I.L.
SU TOTALE
MONDIALE
PESO EXPORT
SU TOTALE
MONDIALE
UE (a 15)
374
23%
15%
U.S.A.
269
20%
14%
GIAPPONE
126
8%
7%
Fonte: UE
I PAESI “IN”
Belgio
Germania
Il 2 maggio 1998,
al Consiglio Europeo
di Bruxelles,
sono stati identificati
gli 11 paesi
che partecipano sin
dall’inizio all’€uro.
Spagna
Francia
Irlanda
Italia
Lussemburgo
Paesi Bassi
Austria
Portogallo
Finlandia
I PAESI “IN”
1 paese
si è aggiunto
all’area €uro
dal 1/1/2001
formando così
l’UEM a 12
Grecia
I PAESI “PRE-IN”
Altri 3 paesi
si aggiungeranno
dopo l’1/1/2002
formando così
l’UEM a 15
Gran Bretagna
Danimarca
Svezia
Uno dei parametri per entrare in
Europa
Il trattato di Maastricht 7/2/92
A Maastrcht vengono fissati
i parametri macroeconomici
per la partecipazione alla
fase finale della moneta
unica.
I CRITERI DI CONVERGENZA
(parametri di Maastricht)
STABILITÀ DEI PREZZI
• STABILITÀ DEI TASSI DI INTERESSE
• STABILITÀ DEI CAMBI
• STABILITÀ DELLA FINANZA PUBBLICA
I CRITERI DI CONVERGENZA
(parametri di Maastricht)
STABILITÀ
DEI PREZZI
TASSO DI
INFLAZIONE
non superiore
all’1,5% rispetto a
quello medio dei tre
Stati Membri con il
tasso di inflazione
più basso.
I CRITERI DI CONVERGENZA
(parametri di Maastricht)
STABILITÀ DEI
TASSI DI
INTERESSE
TASSO DI
INTERESSE
nominale a lungo
termine non
superiore al 2%
rispetto a quello
medio dei tre Stati
Membri con il tasso
di inflazione più
basso.
I CRITERI DI CONVERGENZA
(parametri di Maastricht)
moneta aderente
allo SME
STABILITÀ
DEI CAMBI
• stabilità della
moneta all’interno
delle bande dello
SME nei due anni
precedenti
l’ammissione
I CRITERI DI CONVERGENZA
(parametri di Maastricht)
SANITÀ
DELLA
FINANZA
PUBBLICA
DISAVANZO/PIL
non superiore al 3%
• DEBITO LORDO/PIL
non superiore al 60%
(o in significativo avvicinamento a
questa misura)
DEBITO LORDO/PIL
1998
1999
117,4%
114,4%
Germania
60,7%
61,1%
Spagna
64,9%
63,5%
Francia
59,3%
58,6%
Irlanda
55,6%
52,4%
Italia
116,3%
114,9%
6,4%
6,2%
Paesi Bassi
67,0%
63,8%
Austria
63,5%
64,9%
Portogallo
56,5%
56,8%
Finlandia
49,0%
47,1%
73,0%
72,2%
Belgio
Lussemburgo
EURO AREA
Fonte: ECB Annual Report
DEBITO/PIL - Tetto 60%
PAESI NON IN REGOLA
Previsione
2004
Previsione
2005
Italia
106
106
Grecia
102,8
101,7
Belgio
97,4
94,3
Germania
65,6
66,1
Austria
65,5
65,3
Francia
- 3,7
-3,6
Portogallo
- 3,4
- 3,8
Previsioni della Commissione UE
DISAVANZO/PIL
1998
1999
Belgio
- 1,0%
- 0,9%
Germania
- 1,7%
- 1,2%
Spagna
- 2,6%
- 1,1%
Francia
- 2,7%
- 1,8%
Irlanda
2,1%
2,0%
- 2,8%
- 1,9%
3,2%
2,4%
Paesi Bassi
- 0,8%
0,5%
Austria
- 2,5%
- 2,0%
Portogallo
- 2,1%
- 2,0%
1,3%
2,3%
Italia
Lussemburgo
Finlandia
EURO AREA
Fonte: ECB Annual Report
- 2,0%
- 1,2%
DEFICIT/PIL - Tetto 3%
PAESI NON IN REGOLA
Previsione
2004
Previsione
2005
Francia
- 3,7
-3,6
Germania
- 3,6
- 2,8
Olanda
- 3,5
- 3,3
Portogallo
- 3,4
- 3,8
Italia
- 3,2
- 4,0
Grecia
- 3,2
- 2,8
Previsioni della Commissione UE
Il patto di stabilità e crescita oggi è in crisi e
si rilancia sbarazzandosi della sua “stupidità”
L’Europa ha un
disperato bisogno
di crescita
Il Patto così com’è non serve a
promuoverla, caso mai la allontana
ancora di più.
La crescita è
comunque basata
su un fermo
principio di stabilità
finanziaria
Il Patto così com’è viene
tranquillamente aggirato, addirittura
violato.
Quale credibilità all’Europa che si affida a regole che sono nella migliore
delle ipotesi farisaiche (esempio Grecia), nella peggiore
controproducenti?
Affinché il Patto sia anche per la crescita, la
finanza pubblica deve puntare a tre finalità:
Garantire un quadro stabile
Spendere in funzione di una crescente accumulazione dei
fattori di sviluppo
Dare incentivi all’innovazione e allo stesso sviluppo.
Si stia entro il 3% di
indebitamento annuo
Tutto questo oggi non c’è.
Le uniche due cose che contano sono:
Si faccia scendere il debito
totale se supera il 60% del
PIL
Regole di Buona Qualità Finanziaria
Un gruppo di economisti sta lavorando
per definire regole finanziarie che:
Identifichino le spese propedeutiche alla
crescita;
Indichino le misure contrarie alla crescita e
alla stabilità;
Assegnino un valore quantificato dando
così un peso maggiore o minore per il
superamento della soglia del 3%
Dal Patto di Stabilità e Crescita
al Patto di stabilità interno
Lo Stato chiede il concorso
degli EE.LL. per il
raggiungimento degli
obiettivi di finanza pubblica
che il Paese si è posto con
l’adesione all’€ e aderendo
al patto di stabilità e
crescita; impegnandosi
quindi a:
Legge 448/98 art. 28
collegato finanziaria 1999
Ridurre progressivamente il
finanziamento in disavanzo
delle proprie spese;
Ridurre il proprio rapporto
Debito/Pil
Patto di stabilità interno
I° obiettivo (obiettivo primario)
Saldo Finanziario. Ridurre il finanziamento in
disavanzo delle proprie spese
• II° obiettivo (obiettivo derivato):
Riduzione del proprio rapporto tra Debito e Pil
Gli Enti locali che hanno l’obbligo di
rispettare il patto di stabilità interno:
• Regioni a statuto ordinario;
• Regioni a statuto speciale ed enti locali dei
rispettivi territori;
• Province;
• Province autonome di Trento e Bolzano;
• Comuni con più di 5.000 abitanti;
Come si calcola il disavanzo
finanziario per il 2003, 2004 e 2005
• Si guarda sia la CASSA che la COMPETENZA;
• PER IL 2003 il confronto è con il 2001: il saldo
del 2003 non può essere peggiore del 2001
• Per il 2004 il confronto è con il 2003: il saldo
finanziario programmato nel 2004 fa riferimento
a quello del 2003 incrementato dal tasso di
inflazione programmato;
• Per il 2005: nel calcolo vanno comprese tutte le
voce del bilancio quindi anche gli investimenti.
Chi non ha rispettato il patto di
stabilità interno nel 2003, nel 2004:
• Non può assumere personale, nemmeno a
tempo determinato;
• Non può procedere all’assunzione di mutui
per finanziare investimenti;
• Ha l’obbligo di ridurre, almeno del 10%
rispetto al 2001, le spese per acquisto di
beni e servizi.
Un Patto per il Comune
EUROPA e
STATI MEMBRI
Patto di stabilità e crescita
ITALIA e
PUBBLICA AMM.NE
Patto di stabilità interno
COMUNE e
SETTORE
Un Patto in Comune
L’Unione dei Comuni del Camposampierese
l’Ambito di Identità Territoriale
Un progetto per lo sviluppo del territorio
Unione a 7: superficie
La superficie in Kmq
n
n
n
n
n
n
n
n
Borgoricco
20,49
Camposampiero
21,07
S.Giorgio delle Pertiche 18,80
S.Giustina in Colle
17,83
Loreggia
19.03
Villanova di Camp.ro
12.00
Villa del Conte
17,32
TOTALE
126,54
Popolazione
1999
2000
2001
2002
2003
2004
(31 ott)
Borgoricco
6.599
6.759
6.939
7.076
7.210
7.376
Campos.ro
10.333
10.527
10.680
10.887
11.100
11.332
S.Giorgio
7.623
7.720
7.846
8.055
8.320
8.573
S.Giustina
6.281
6.399
6.397
6.432
6.678
6.812
Loreggia
5.534
5.622
5.754
5.923
6.128
6.295
Villanova
4.704
4.811
4.849
4.884
5.036
5.103
Villa del Conte
5.032
5.054
5.030
5.030
5.180
5.239
TOTALE
46.106
46.889
47.651
48.287
49.652
50.730
Economia: censimento 2001
n
Le Unità locali – industria e servizi –
censimento 2001
n
n
Camposampiero
Borgoricco
Loreggia
S.Giorgio dle P.
S.Giustina in Colle
Villa del Conte
Villanova di CSP
1.003
609
524
644
477
439
370
n
TOTALE
4.066
n
n
n
n
n
Lo scenario economico: censimento 2001
primi nell’industria, ultimi nei servizi
Unità locali e addetti all’industria e servizi per settori economici ed aree territoriali della provincia di Padova
Aree Territoriali
Industria
Commercio
Altri servizi
Istituzioni
U.L.
Addetti
U.L.
Addetti
U.L.
Addetti
U.L.
Addetti
%
%
%
%
%
%
%
%
Camposampierese
46,7
58,7
25,5
13,6
23,1
17,2
4,8
10,5
Cittadellese-Piazzola
38,3
54,5
29,2
16,0
27,2
18,1
5,2
11,3
Area dei Colli
29,8
52,9
26,0
16,2
39,4
23,8
4,6
7,9
Montagnanese
37,5
49,5
29,4
16,5
26,5
20,2
6,5
13,6
Piovese
39,8
49,3
28,8
17,4
26,8
21,8
4,3
11,3
Conselvano
34,6
49,3
29,4
15,7
30,2
24,2
5,6
10,6
Estense
27,0
40,4
33,0
17,5
33,8
24,8
6,0
17,1
Monselicense
24,5
37,7
36,5
22,0
32,8
25,0
6,0
15,2
Area Centrale
18,7
25,1
32,5
21,6
42,2
35,8
6,4
17,4
Media
32,9
46,3
30,0
17,3
31,3
23,4
5,4
12,7
Economia: ditte attive in CC.AA.
26.1.04
12.07.04
28.10.04
Borgoricco
986
995
1.014
Campos.ro
1.555
1.581
1.590
S.Giorgio
993
1.014
1.030
S.Giustina
870
871
872
Loreggia
853
881
920
Villanova
603
607
622
Villa del Conte
726
720
726
5.983
6.669
6.774
TOTALE
Lo scenario economico: REDDITO LORDO PRO CAPITE 2003
22.500
22.009
22.523
22.789
23.054
23.500
23.203
24.500
23.572
PROVINCE VENETO 2003 (In €uro)
20.500
20.053
20.232
21.500
19.500
Venezia Vicenza Belluno
Verona
Treviso
Padova
ITALIA
Rovigo
Lo scenario economico: REDDITO LORDO 2003
TOTALE PROVINCIA DI PADOVA % macrosettori
Agricoltura 2,1%
Industria; 31,3%
Servizi; 66,6%
•A trainare la scalata della ricchezza padovana, nel 2003, sono i servizi e le
costruzioni.
•Crolla il settore manifatturiero e l’agricoltura,
•L’agricoltura assume un ruolo sempre più marginale.
Lo scenario economico: REDDITO LORDO PRO CAPITE 2003
PRODOTTO da Industria e Servizi 2003 (In €uro)
N°
CAMPOSAMPIERESE
€URO
N°
CITTADELLESE-PIAZZOLA
€URO
5
Cittadella
26.600
16
Tombolo
24.400
18
San Giorgio in Bosco
23.600
20
Curtarolo
22.900
20.800
22
Galliera Veneta
22.500
Borgoricco
20.600
24
San Martino di Lupari
22.000
31
Loreggia
20.500
28
Campo San Martino
21.400
43
Trebaseleghe
19.600
34
Carmignano
20.100
56
San Pietro in Gù
18.900
46
Massanzago
19.400
59
Fontaniva
18.700
52
San Giorgio delle Pertiche
19.100
66
Villafranca
18.200
61
Santa Giustina in Colle
18.600
70
Vigodarzere
17.800
75
Villanova di Camposro
17.300
74
Piazzola sul Brenta
17.300
MEDIA CAMPOSAMPIERESE
20.982
76
Grantorto
17.000
81
Gazzo
16.600
83
Campodoro
16.500
7
Campodarsego
26.400
9
Camposampiero
25.600
21
Piombino Dese
22.900
29
Villa del Conte
30
MEDIA DELLA PROVINCIA
22.700
Fonte: uff. studi CCIAA su dati registro imprese, ISTAT e Unioncamere
MEDIA CITT-PIAZZ
20.281
MEDIA DELLA PROVINCIA
22.700
1.a La popolazione residente
La popolazione residente nell’area di Camposampiero ammonta al
83.274 abitanti, pari al 10% della popolazione provinciale.
Area Cintura
159.533
Padova
204.870
Area Colli
57.676
Area Piove di Sacco
60.190
Area MonselicenseConselvano
99.146
Fonte: ISTAT, Censimento 2001
Area
Camposampierese
83.274
Area EsteMontagnana
77.055
Area CittadellaPiazzola sul Brenta
108.113
1.a La popolazione residente
Complessivamente, tra la rilevazione del 1991 e quella del 2001, la popolazione
provinciale è cresciuta del 3,6%. L’area di Camposampiero è quella che ha
registrato i tassi di crescita più elevati (11,2%).
14
11,2
9,3
8,3
7
5,1
4,3
3,9
3,6
0
-1,4
-5,0
-7
Padova
Area EsteMontagnana
Totale Provincia
Area MonselicenseConselvano
Area Piove di
Sacco
Area CittadellaPiazzola sul Brenta
Area Colli
Area Cintura
Area
Camposampierese
Fonte: ISTAT, Censimento 2001
1.b. Le proiezioni demografiche in provincia di Padova
In ipotesi di crescita tendenziale della popolazione (ovvero ipotizzando anche
per il futuro le attuali tendenze di natalità e flussi migratori) la popolazione
provinciale crescerebbe in venti anni all’incirca del 34%. Viceversa, in ipotesi di
crescita naturale (a frontiere migratorie chiuse) la perdita stimata di popolazione
ammonterebbe a quasi il 40%.
200
+170,5
150
+140,8
+126,1
Migliaia di unità
100
Ipotesi tendenziale
50
+34,1
Ipotesi assenza
flussi migratori
0
-8,6
-18,5
-11,6
-12,6
-24,7
-11,2
-26,0
-31,4
-38,9
-50
-63,0
-100
Belluno
Rovigo
Treviso
Vicenza
Venezia
Verona
Padova
Province
Fonte: Provincia di Padova, Osservatorio del Progetto strategico, Le proiezioni demografiche, marzo 2003
Distribuzione territoriale delle variazioni demografiche per aree territoriali
(2001-2020). Provincia di Padova
Tassi di variazione 2020 su 2001 (%)
Aree PTP della Provincia di Padova
da 24,9% a 25%
da 5,3% a 24,9%
da 0,6% a 5,3%
da -7% a 0,6%
(1)
(5)
(2)
(2)
Le proiezioni di crescita
demografica 2001 – 2020
evidenziano come l’area di
Camposampiero sia quella a
maggior crescita. In questo
senso, le stime indicano una
crescita fino a quota 103.000
per l’area (+25%) e sino a
quota 13.540 per il Comune
di Camposampiero
(+28,6%). Questo, in
continuità con quanto
accade nei comuni limitrofi
appartenenti alla provincia di
Treviso.
Camposampiero
9
11
10
1
17
12
13
15
14
16
Fonte: Provincia di Padova, Osservatorio del Progetto strategico, Le proiezioni demografiche, marzo 2003
Distribuzione territoriale delle variazioni demografiche per
aree territoriali (2001-2020). Provincia di Treviso
Tassi di variazione 2020 su 2001 (%)
Aree Territoriali della provincia di Treviso
Vittorio Veneto
superiore al 40%
dal 22,7% al 40%
dal 18,4% al 22,7%
dal 12,4% al 18,4%
Quartier del Piave
Conegliano
Asolo
Montebelluna
Opitergino
Castelfranco
Treviso
Fonte: Provincia di Padova, Osservatorio del Progetto strategico, Le proiezioni demografiche, marzo 2003
Distribuzione territoriale delle variazioni demografiche per comuni (20012020). Province di Padova, Treviso e Vicenza
Tasso di variazione 2020 su 2001 (%)
dal
dal
dal
dal
27 al 83(83)
10 al 27
(118)
-7 al 10(90)
-69 al -7
(29)
Fonte: Provincia di Padova, Osservatorio del Progetto strategico, Le proiezioni demografiche, marzo 2003
Lo scenario
Il Processo di
Internazionalizzazione
La caduta delle barriere
Spazio Temporali
La competizione
a tutto mondo
Il Processo di
Omologazione
I sistemi d’area e
l’identità territoriale
La promozione integrata
a livello internazionale
La dilatazione
del mercato
Il Processo di
Sviluppo Locale
La Centralità
del Territorio
Lo scenario economico 2003:
• In forte espansione i servizi, in flessione
l’industria (manifatturiera e tessile) mentre
l’agricoltura è residuale;
• Padova occupa l’undicesima posizione nel
confronto nazionale come PIL. Nel biennio
2002-2003 c’è stato un incremento del PIL del
4,4% (in regione è stato del 3%). La Provincia
di Padova da sola produce il 20% del PIL del
Vento.
• La Provincia di Padova scende al 39° posto
come reddito pro-capite
Lo scenario economico 2003:
• Le dinamiche del reddito pro capite indica
anche che la nostra area ha visto più di altre
crescere la popolazione residente. Il dato indica
che non c’è stata una creazione di ricchezza in
proporzione al potenziale di forza-lavoro
disponibile;
• Il numero delle imprese cresce ancora, ma
tante sono anche quelle che chiudono e a
cessare spesso sono aziende storiche che
davano lavoro a tanti. Quelle nuove invece
spesso sono deboli instabili.
Lo scenario economico 2003:
il rapporto Censis 2004
• Un’Italia che ha paura di diventare povera e
di regredire e non guarda più al futuro.
• Un’Italia che compra di meno ma spende di
più per cose “solide”, che cerca sicurezza,
• Il 53% degli italiani sarebbe disponibile ad
uno scambio meno tasse-meno servizi; allo
stesso tempo non crede troppo né alle
prospettive aperte dal federalismo, né alle
novità della Costituzione europea, eventi
passati senza lasciare segno. Gradirebbe
piuttosto il vecchio amato welfare.
Lo scenario economico 2003:
il rapporto Censis 2004
• Continua la tendenza di scegliere di lasciare il
grande centro, la città, per andare a vivere nel
borgo. Dove si è più “chiusi” ma si gode di una
migliore qualità della vita.
• Non sogniamo più. Ce ne stiamo qui in piedi di
piombo a presidiare un presente indeclinabile.
Nessuna memoria del passato, nessuna idea di
futuro.
• Il presidente del Censis conclude: “Dobbiamo
trovare l’orgoglio di alcuni nostri valori, il
coraggio di accettare la sfida, uscire allo
scoperto. E correre il rischio”.
Lo scenario finanziario 2004
100,00
92,49
86,56
90,00
92,60
92,64
92,68
79,40
80,00
74,59
75,64
69,19
76,24
70,00
65,57
70,98
63,40
69,70
68,10
60,00
55,61
56,55
50,00
La Centralità
del Territorio
Entrate correnti proprie
44,39
Entrate correnti derivate
36,60
40,00
43,45
30,81
34,43
30,00
30,30
29,02
31,90
24,36
23,76
25,41
20,00
20,60
10,00
0,00
1990
7,51
7,36
7,40
7,32
2003
2004
2005
2006
13,44
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
Lo scenario finanziario 2004
Add. ENEL
3,22%
Imp.Pubblicità
1,1%
Compart.IRPEF
32,03%
Tosap
1,90%
ICI
51,15%
Add. IRPEF
10,6%
ICI per tipologia
ICI STIMA 2007 - PER TIPOLOGIA
1.315.000,00
1.215.000,00
1.189.500,00
1.190.000,00
720.000,00
730.000,00
275.000,00
280.000,00
1.200.000,00
1.155.500,00
1.100.000,00
1.115.000,00
1.051.000,00
altri fabbr.
1.015.000,00
977.068,68
910.287,82
915.000,00
846.924,28
799.147,75
815.000,00
865.085,96
815.128,09
abitaz.princ.
750.965,25
euro
729.056,35
715.000,00
633.000,00
617.147,40
615.000,00
577.870,45
508.427,33
512.209,60
740.000,00
690.000,00
680.173,74
600.000,00
594.860,70
573.540,78
514.662,60
515.000,00
415.000,00
aree fabbr.
315.000,00
200.000,00
215.000,00
115.000,00
285.000,00
255.000,00
210.000,00
167.766,94
71.635,86
58.233,33
60.708,38
59.011,67
18.832,61
28.080,08
27.216,05
37.024,82
1994
1995
1996
1997
79.136,36
89.715,28
terreni agric.
103.291,38
45.373,14
45.974,48
45.974,48
46.069,67
47.000,00
1998
1999
2000
2001
2002
47.000,00
47.000,00
47.000,00
47.000,00
47.000,00
2004
2005
2006
2007
15.000,00
terreni agr.
anno
aree fabbr.
2003
abitaz.princ.
altri fabbr.
Un paragone per semplificare
Se noi fossimo un’azienda
e guardassimo al
nostro bilancio
Da soggetti ed
90% - 95%
del nostro “fatturato”
proviene dal
nostro territorio
Cioè
Aziende che:
Abitano,
Vivono,
Transitano,
Lavorano
nel nostro
TERRITORIO
Il Territorio
è
il nostro
PRODOTTO
Perché scegliere Questo Territorio”?
Se ci mettiamo
dalla parte di chi
deve scegliere
Si guarda ad un’area
territoriale
significativa, che
non è il singolo
Comune di 6.000,
12.000 abitanti. E’
un’area vasta che
interessa.
Perché un
Cittadino
o
un’Azienda
dovrebbe
scegliere
questo
territorio?
Centrale
nella scelta
sono:
•i Servizi
•le Caratteristiche
•il “Clima sociale”
presenti nel
Territorio
Perché scegliere il
“Questo Territorio”?
Perché penso che questo
territorio sia un ambiente
favorevole per me e la mia
famiglia per la
realizzazione della
nostra vita.
Per il futuro della nostra
azienda.
Ciò che suscita appeal, “simpatia reciproca”,
è il Sistema Territoriale
Un centro
urbano
vivibile
Scuole di
ogni ordine e grado
Verde Pubblico
organizzato
Servizi
all’infanzia
Carico
Tributario
Attività sportive
Sanità
Facilità di
movimento
Un centro
culturale
Viabilità
adeguata
Strutture e servizi
per anziani
Lavoro
Centri
servizi
Associazioni
educative
Quartieri
vivibili
Un Paese
Sicuro
Ciò che suscita “sympàtheia”: simpatia, un sentire
condiviso, sentire la medesima influenza. Ciò che crea appeal:
• Sono i servizi di un
territorio.
• E’ il sistema territoriale
• Un sistema territoriale
di eccellenza
Diventare un territorio di Eccellenza
Implica
• Comuni di eccellenza
• Aziende di eccellenza,
• Scuole di eccellenza
• Servizi di eccellenza
• Società civile di eccellenza
• Territorio di eccellenza
• Capitale Umano di eccellenza
……..
La domanda si trasforma:
• Non basta diventare un
territorio che suscita
appeal;
• Occorre decidere Chi
voglio che sia il “cliente
ideale” di questo
territorio.
– Quali aziende;
– Quali persone
Un modello di sviluppo che va
oltre il dualismo sviluppo-declino
• Per attrarre ed orientare aziende e
persone alla qualità è necessario
prestare più attenzione alla
qualità dello sviluppo:
• uno sviluppo orientato a
conferire più qualità alla vita e
più qualità all’ambito locale;
• uno sviluppo capace di
coniugare coesione sociale e
sviluppo economico.
L’Unione: un valore aggiunto per il territorio
In questi anni abbiamo
affrontato prevalentemente
problematiche di:
• razionalizzazione di servizi;
• miglioramento dei servizi
• riduzione di costi;
Aspetti necessari, ma non
sufficienti per rispondere alle
nuove esigenze delle nostre
Comunità.
Guardando al futuro servono
nuove vie, occorre ripensare al
nuovo ruolo del pubblico, serve
un nuovo modello di sviluppo
per il territorio.
•Dobbiamo assolutamente
mantenere e migliorare il nostro
grado di competitività come
territorio;
•Per noi oggi è vitale concorrere
per essere competitivi, non
possiamo perdere posizione rispetto
ad altri territori.
•Non siamo un’area d’aiuto
comunitario ma anche da noi deve
essere possibile parlare di progetti
per lo sviluppo e abbiamo bisogno
di qualcuno che ci dia una mano.
•Sviluppo significa capacità di
competere.
La missione dell’Unione
Sviluppo del territorio
Realizzare un livello di governo
ed un sistema di servizi capaci di
Mantenere un clima di fiducia
nel Cambiamento, nelle
Istituzioni e nel Futuro
Rendere più competitivo
il Territorio
“Alleanza per lo sviluppo”
Creare valore aggiunto,
economia di scala e crescente
qualità nei servizi
“Un patto per i bilanci”
9 INGREDIENTI PER LO SVILUPPO
Visione dello
Sviluppo
Ambito di
Identità
Territoriale
La Strategia
dello
Sviluppo
Le 5 leve
dello
Sviluppo
Infrastrutturazione
Risorse
finanziarie
Politica per
il consenso
Metodo
Competenze
per
governare
GLI INGREDIENTI PER LO SVILUPPO
INGREDIENTI
DESCRIZIONE
Ambito d’Identità Territoriale
L’Unione 50.000 abitanti, il Camposampierese 90.000 abitanti, la Provincia, Area
metropolitana, Regione… “uno sviluppo a geometrie variabili con al centro il livello
locale”.
Visione dello Sviluppo
Un sistema territoriale leader in Europa e nel Mondo
Strategia: le tre colonne d’Ercole
•La Cabina di regia per lo sviluppo
•I Servizi per lo sviluppo: per il buon governo; per il cittadino; per l’Impresa.
•La Valorizzazione e la Promozione del territorio
Un modello per Conoscere,
Pianificare, Agire, Verificare,
Rendicontare la competitività del
territorio: “Il Capitale territoriale
e le 5 leve dello sviluppo”
Il Capitale Territoriale:
Infrastrutturazione dello Sviluppo
Struttura leggera: Unione e Centro Servizi Territoriale e Cinque piattaforme di lavoro: Siat,
Autonomy, pro-Clary, Capitale Umano, Space
Risorse Finanziarie
Lo sviluppo si paga con lo sviluppo. Il Piano di Sviluppo Territoriale, il Piano Generale di
Sviluppo, l’Intesa Programmatica d’Area, il Piano degli interventi.
Competenze per governare lo
Sviluppo
Quali Conoscenze (Sapere)
Quali Capacità (Saper Fare)
Quali Comportamenti (Saper Essere)
Metodo
Conoscere, Pianificare (condividere), Agire, Valutare, Rendicontare.
Politica del Consenso
Concertazione (le 4 C della Concertazione: conoscenza, competitività, compatibilitàsostenibilità, concorrenza per lo sviluppo), Credibilità, Responsabilità, Essere Squadra,
Comunicazione: 5 ingredienti per un progetto che raccolga consenso
• Il capitale Umano
• Il capitale Sociale
• Il capitale Economico
• Il capitale Sociale
• Il capitale Infrastrutturale
Il capitale territoriale
un modello per Conoscere e misurare la competitività del territorio
Capitale
Infrastrutturale
Capitale
Ambientale
Capitale
Sociale
C
T
Capitale
Economico
Capitale
Umano
IL CAPITALE TERRITORIALE
Le Cinque Leve dello Sviluppo
CAPACITA’
(saper fare)
VIABILITA’
TECNOLOGIA
CONOSCENZA
(sapere)
MOBILITA’
LE
INFRASTRUTTURE
CAPITALE ECONOMICO
CAPITALE AMBIENTALE
COMPORTAMENTI
(saper essere)
IL CAPITALE
UMANO
C
T
SISTEMA
VALORIALE
IL CAPITALE SOCIALE
La coesione sociale
RIQUALIFICAZIONE
SICUREZZA
WELFARE
CENTRI
URBANI
Il capitale territoriale
un modello per Pianificare e condividere la direzione dello sviluppo del territorio
Capitale
Infrastrutturale
PIANO
DELLE
INFRASTRUTTURE
PIANO
DEI LUOGHI DELLA
QUALITA’ SOCIALE
Capitale
Ambientale
PIANO
DEI SERVIZI
PIANO
DI ZONA
Capitale
Sociale
C
T
Capitale
Economico
Capitale
Umano
PIANO
DELLE
COMPETENZE
Il capitale territoriale
un modello per Pianificare e condividere la direzione dello sviluppo del territorio
PIANO
DEI SERVIZI
PIANO
DEI LUOGHI DELLA
QUALITA’ SOCIALE
PIANO
DELLE
COMPETENZE
PIANO
DELLE
INFRASTRUTTURE
Piano
Sviluppo
Territoriale
PGS
P.A.T.I.
I.P.A.
PIANO DEGLI INTERVENTI
PIANO
DI ZONA
Il capitale territoriale
un modello per RENDICONTARE delle politiche del territorio
Capitale
Infrastrutturale
Capitale
Ambientale
Capitale
Sociale
Bilancio
Sociale
Capitale
Economico
Capitale
Umano
Il capitale territoriale
un modello per RENDICONTARE: il Bilancio Sociale
Un approccio integrato
Programmazione
Strategica
Sviluppo
Organizzativo
Bilancio
Sociale
Promozione della
Partecipazione
La Strategia di intervento
•Pianificare: chech up – valutazione prospettica, tavoli dello sviluppo – stesura del
piano – piano degli interventi –
La cabina di regia
dello sviluppo
•Agire: fonti di finanziamento – attivazione delle azioni/servizi, cruscotto direzionale
•Rendicontare: cruscotto di controllo, unioneinforma e bilancio sociale
Le 3
funzioni
per lo
sviluppo
• I servizi per il Buon Governo:
I Servizi per
lo Sviluppo
• I servizi per le Imprese
• I servizi per il Territorio
Valorizzare e
Promuovere il
territorio
Proporre di Vivere, Visitare,
Investire e di godere dei Servizi
presenti nel territorio
Le tre funzioni per lo sviluppo:
la cabina di regia
• Chech-up territorio
Pianificare
• Valutazione prospettica
• I tavoli dello sviluppo
• Il Piano Strategico
• Il Piano degli interventi
La cabina di
regia
dello
sviluppo
• fonti di finanziamento
Agire
• attivazione delle azioni e dei servizi
• cruscotto direzionale
• cruscotto di controllo,
Rendicontare
• UnioneInforma
• bilancio sociale
Le tre funzioni per lo sviluppo:
i servizi per lo sviluppo
Per il Buon
Governo
I Servizi
per lo
Sviluppo
• Controllo di Gestione, organizzazione, analisi dei processi
• Sportelli Integrati
• Sistema Informativo Territoriale
• Servizio Unico del personale. Il Bilancio delle competenze,
• Service amministrativi
• Servizio attività produttive
• Sicurezza (polizia municipale)
• Coesione Sociale (protezione civile, difesa civica)
• Servizi di Tecnologie della Comunicazione e dell’Informazione
• Marketing promozione e gestione del business
Per le
Imprese
• La gestione della filiera produttiva
• Sit in web
• Networking
Per il
Territorio
• Sit in web
• Servizi in web
Le tre funzioni per lo sviluppo:
la valorizzazione e la promozione
Il Sistema Integrato di Promozione: Il
piano regolatore della comunicazione (Web; TV;
Ufficio Stampa; Fiere e Incontri, eventi,
manifestazioni, convegni, ecc)
Valorizzare e
Promuovere
il territorio
Marketing
territoriale
Il Sistema di rappresentazione virtuale del
territorio
UNO SVILUPPO A
GEOMETRIE VARIABILI
Tassi di variazione 2020 su 2001 (%)
Aree PTP della Provincia di Padova
da 24,9% a 25% (1)
da 5,3% a 24,9% (5)
da 0,6% a 5,3%
(2)
da -7% a 0,6%
(2)
9
11
10
1
17
12
13
15
14
16
L’Unione
La Provincia
Il Camposampierese
Il Veneto
Tasso di variazione 2020 su 2001 (%)
dal 27 al 83(83)
dal 10 al 27
(118)
dal -7 al 10(90)
dal -69 al -7
(29)
“GLI INGREDIENTI”
Concertazione
(I tavoli per lo Sviluppo)
Essere
Credibili
AMBITO DI IDENTITA’ TERRITORIALE
Sette Comuni
in Unione
1 Territorio
1 Politica
per il
consenso
Fare
Squadra
(Siamo interessanti perché
siamo squadra)
Relazioni
di Fiducia
Responsabilità
Sociale. Responsabili
delle proprie azioni
1 Metodo
Rendicontazione
(sociale)
ANALISI
CONDIVISIONE
AZIONE VALUTAZIONE
RENDICONTAZIONE (sociale)
Il Progetto per lo Sviluppo e le
TRE questioni aperte
Le
competenze
per portare
avanti il progetto
Le risorse
per realizzare e
gestire il
progetto
Le
infrastrutture
per consolidare il
processo
Le Risorse per il progetto
lo Sviluppo si paga con lo Sviluppo
L’ottimizzazione dell’esistente
Aumento delle entrate tributarie con
allargamento della base imponibile
SERVIZI
Aumento delle entrate da servizi
al territorio
Regionali/Provinciali
Nazionali
Comunitarie
Rapporti di partenariato
INFRASTRUTTURE
Contributi su progetti
Valorizzazione urbanistica territoriale
Da fondazioni
Da privati
Lo Sviluppo va infrastrutturato
IL PROGETTO
LE COMPETENZE
LE RISORSE
E’ UN PROCESSO
CHE VA
INFRASTRUTTURATO
AGENZIA
DI
SVILUPPO
CENTRO
SERVIZI
TERRITORIALE
Scarica

L. Gallo - Il govern..