Gesù e la Samaritana
Antonella Anghinoni e Silvia Franceschini
© Silvia Franceschini, 2013
1845 ca., Carl Heinrich Bloch, La samaritana al pozzo
Incontro al pozzo
… Gesù venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: «Gesù fa più
discepoli e battezza più di Giovanni» – sebbene non fosse Gesù in persona a
battezzare, ma i suoi discepoli –, lasciò allora la Giudea e si diresse di
nuovo verso la Galilea. Doveva perciò attraversare la Samaria. 5Giunse
così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che
Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe.
Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa
mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice
Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare
provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei
giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei
infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu
conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu
avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna:
«Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque
quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci
diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?»…
(Gv 4,1-12)
XIX sec., Anonimo, Cristo e la
samaritana al pozzo, Russia,
Collezione privata
Desiderio da dissetare
… Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma
chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi,
l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla
per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua,
perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere
acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la
donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho
marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo
marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo
che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi
invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le
dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a
Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi
adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma
viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in
spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano.
Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo:
quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che
parlo con te»… (Gv 4,13-26)
1496, Jouan de Flande, Cristo e la
samaritana al pozzo, Musée du
Louvre, Parigi
Nel “Libro dei Segni”
• Accostarsi al Vangelo di Giovanni significa sempre entrare in una lettura e
meditazione a due piani: da una parte ci accoglie il racconto e dall’altra ci invita il
senso spirituale, il mistero contenuto nel racconto
• Il racconto della Samaritana è inserito nella grande sezione del Vangelo chiamata
“Libro dei Segni”, che va da Gv 1,19 a Gv 12,50, praticamente fino all’inizio del
racconto della passione di Gesù
• Lungo tutti questi capitoli l’evangelista descrive il ministero pubblico di Gesù, nel
quale, attraverso segni, cioè miracoli, guarigioni e parole, egli mostra se stesso
come la rivelazione del Padre
• Il brano che occupa quasi per intero il cap 4, ed è racchiuso tra i due grandi segni
che Gesù compie a Cana di Galilea: la trasformazione dell’acqua in vino durante
un banchetto di nozze, e la guarigione del figlio del funzionario reale (Gv 4,4654). Giovanni inoltre prepara l’incontro e il colloquio di Gesù con la Samaritana
attraverso due altri incontri fondamentali: quello con Nicodemo avvenuto faccia a
faccia di notte (Gv 3,1-21) e quello col Battista che gli dà testimonianza, pur a
distanza, ma con chiarezza davanti ai suoi discepoli (Gv 3,22-36)
• Come una luce che spezza la notte, si pone davanti a noi questo episodio. Qui
viene versato il vero vino nuovo, qui hanno iniziato le nozze di Dio con l’umanità,
qui avviene il vero battesimo nello Spirito e nel fuoco, qui avviene la vera
guarigione, quella più profonda, che cambia tutta una vita. Qui è donata la
salvezza dalla solitudine, dalla sete e dalla lontananza da Dio
1510 ca., Bonifacio Veronese, Cristo e la Samaritana al pozzo, Musèe de Grenoble
Passaggio “non” obbligato
• Nell’introduzione (4,1-6) con molta abilità il narratore introduce la maggior
parte degli elementi essenziali al racconto
• La frase: “egli doveva passare/attraversare per la Samaria”, sottolinea una
necessità misteriosa: il tragitto più faticoso a causa del caldo, attraverso la valle
del Giordano era sempre possibile, tanto più che il passaggio attraverso la
Samaria impura non era raccomandato ai giudei desiderosi di conservare la loro
purezza rituale
• Questa precisazione lascia intendere che Gesù ha uno scopo ben determinato e
importante, quindi, non si tratta in realtà di un passaggio obbligato dal punto di
vista geografico, è piuttosto un passaggio obbligato in senso teologico perché la
salvezza doveva raggiungere anche i più lontani, gli esclusi
• I samaritani non potevano nemmeno entrare nel Tempio di Gerusalemme tanto
erano considerati impuri e indegni, per il fatto che lungo i secoli la loro razza si
era mischiata con quella di popolazioni straniere (2Re 17,24-41)
• L’evangelista sottolinea questo aspetto di esclusione e sofferenza profonda
attraverso la ripetizione insistente dei termini: Samaria, samaritani, samaritana
(vv 4.5.7 e 9 tre volte; poi 39 e 40)
Metà XVI sec. ca., Giandomenico
Tintoretto, Cristo al pozzo, Firenze,
Collezione Pitti
Metà XVI sec. ca., Giandomenico
Tintoretto, La samaritana,
Firenze,Uffizi
Dalla domanda al dono
• È Gesù che comincia il discorso: impensabile, soprattutto per un rabbi. Se si entra
nelle pieghe del dialogo, si rimane poi stupefatti. La domanda di Gesù mette in
luce una sua carenza, un’umanità: ha sete. Il rifiuto della donna (per deferenza
verso Gesù, cioè perché non si rendesse impuro; oppure per intolleranza o
civetteria) è essenziale al racconto poiché permette a Gesù, l’assetato, di rimanere
tale sino alla fine dell’incontro e di prendere definitivamente l’iniziativa
• La frase al v 10 introduce la donna in un universo strano, lasciando intendere che
c’è un rapporto stretto tra il dono di Dio e colui che parla, lui che può dare acqua
viva. L’interesse si sposta dal pozzo materiale verso quest’uomo che, nella sua
privazione, si presenta come colui che invece può dare. Così Gesù diviene nella
sua persona una sorgente nuova che supera in splendore il primo pozzo
• La donna di fronte alle parole di Gesù è disorientata e accetta di lasciarsi
coinvolgere, la sua considerazione nei suoi riguardi è cambiata, come dimostra il
diverso modo di chiamarlo. Egli era dapprima un giudeo, poi diventa Signore, un
essere misterioso (da dove la prendi?), forse più grande di Giacobbe
• Al di là della donna, il discorso si fa universale, aperto sull’avvenire, distaccato da
questo luogo. La donna ha fatto un lungo cammino. La sua risposta somiglia al
malinteso così frequente nel vangelo di Giovanni, ma è anche riconoscimento di
colui che le sta dinnanzi e che appaga le sue aspirazioni più segrete
1620 ca., Bernardo Strozzi, La samaritana al pozzo, Foundation Honnema, Heino
Pozzo profondo
• Il pozzo nella Bibbia è topos letterario del luogo di fidanzamento. Tutte le storie
ambientate presso un pozzo sfociano in un matrimonio: Giacobbe, che al pozzo
incontra Rachele in Gen 29; Mosè al pozzo incontra Zippora in Es 2. Quindi, nel
mondo biblico un uomo e una donna vicino a un pozzo parlano già di una
situazione in cui si stringono legami amorosi
• Un commento di Qumran sul passo di Nm 21,17: sgorga o pozzo: cantatelo. Dice
il pozzo è la legge. La radice dare, donare, più volte presente nel racconto orienta
il lettore giudeo ugualmente verso la Legge, dono di Dio per eccellenza, secondo i
rabbini. Quando la donna arriva, tutto è pronto per una scena piena di colore e di
romanticismo, e carica di rivelazione
• Il Cantico dei Cantici poi, non esita a paragonare la donna a un pozzo (Ct 4,1215); anche il Libro dei Proverbi dice: bevi l’acqua della tua cisterna, gli zampilli
del tuo pozzo (Prv 5,15)
• Il discorso di Gesù si può leggere anche come l’annuncio di una fecondazione di
questa donna che accoglie tale proposta. Questa ambiguità è avvertita dal
narratore che commenta descrivendo la meraviglia dei discepoli
• Questo è un pozzo profondo e lei è una donna sola gettata in un abisso, infatti il
pozzo nasconde in sé qualcosa di particolare. Dice il Salmo 63, 7: un baratro è
l’uomo e il suo cuore un abisso (profondo), usando nel testo greco proprio lo
stesso aggettivo. Dunque la donna sta parlando del suo cuore, della sua intimità; si
sente dentro un abisso e non sa come raggiungerlo, come conoscerlo e abitarlo
2000 ca., Sieger Koder, La samaritana
Acqua sorgente di vita
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L’acqua è uno dei termini chiave del racconto. Lei viene ad attingere acqua al pozzo
di Sicar, un gesto quotidiano, comune a tutte le donne. Eppure già qui è nascosto un
mistero. Basti pensare che il termine greco attingere rimanda alla stiva delle navi,
dove si depositano le acque di scolo, sporche e melmose e quindi il significato più
specifico di questo verbo è proprio quello di togliere l’acqua dalla sentina della nave.
Un attingere, dunque, che è piuttosto un prosciugare fino in fondo; come si dice
rispetto agli affanni e alle sofferenze, sopportare fino in fondo
Gesù per primo chiede dell’acqua, più avanti sarà la donna a ripetere le stesse parole:
dammi di quest’acqua (v 15). Anche lei getta le difese, la maschera e rivela, davanti a
quest’uomo che riconosce come Signore, la sua debolezza, il suo bisogno; anche lei
come lui è stanca del viaggio della vita e ha una sete grande che la consuma dentro,
nel più profondo di sé
Gesù promette un’altra acqua, che non è quella del pozzo, quella che si attinge con
fatica e sforzo, quella che si consuma e finisce; la sua è un’acqua vivente, come dice
alla lettera il testo che usa il participio. Già dall’Antico Testamento (Gen 29,10)
l’acqua vivente è il Signore d’Israele, il Padre buono e misericordioso. Come dice il
profeta Geremia: Ger 2,13: (il popolo) ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e
si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua
XVIII sec., Etienne Parrocel, Cristo e la samaritana al pozzo, Ajaccio, Fesch Museum
La donna e i suoi mariti
• La tematica uomo-donna si fa ora ancora più esplicita. Sono possibili almeno due
interpretazioni: i 5 mariti simboleggiano le 5 divinità dei samaritani (2Re 17, 2941) e quindi dopo la rivelazione della nuova legge interiore, il profeta Gesù passa
allo svelamento del peccato del popolo samaritano. Inoltre Gesù rivela quel che è
nascosto: questa donna è in rotta con la legge (i rabbini cominciavano a fare
riserve dopo il terzo matrimonio). La seconda interpretazione si basa sulla forza
antropologica del racconto che vuole sottolineare l’instabilità e la frustrazione
della donna la quale cerca invano l’uomo che la farà esistere veramente
• Arriviamo con questa affermazione al cuore della sofferenza, del disagio. Siamo
alla porta di una solitudine profonda, alla soglia di una vita abbandonata e senza
senso. La donna dichiara al Signore che lei è sola, senza un amore, una
compagnia. Nessuno l’ha mai amata, per cinque volte è stata abbandonata e ora
si trova di nuovo in bilico, appesa al filo della soddisfazione di un altro, sempre
nel rischio che si ripeta lo stesso copione
• La donna finalmente prende contatto vero e proprio con la sua solitudine,
dichiara tutta la sua impotenza, quindi il suo bisogno. Sembra paradossale, ma è
proprio adesso che lei può lasciare la brocca, sciogliere le mani e la vita dalle
catene dei riempimenti vacui e ingannevoli e tornare in città, fra la gente, ricca di
un tesoro prima sconosciuto, che le permette di invitare tutti alla gioia che lei
finalmente ha gustato. Venite a vedere un uomo che mi ha ridato la vita,
potremmo parafrasare così la testimonianza della samaritana
1964-67, Salvador Dalì, Da mihi bibe
Gesù, la donna e il culto
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Entriamo qui nel terzo momento della rivelazione di Gesù. Egli si è rivelato come dono di
Dio, colui per mezzo del quale è proposta una nuova legge, che non è esteriore all’uomo,
ma svela la sua verità interiore. La donna vuole andare più avanti nel suo cammino
interiore: se Gesù è superiore a Giacobbe che ne è della sua religione?
I tre momenti dell’incontro della samaritana segnano una drammatizzazione progressiva
che comporta un rapporto nuovo con la legge, con se stessi e con la propria religione. Il
filo comune che attraversa queste tre tappe è l’interiorizzazione
Alla sorgente esteriore si è sostituita una sorgente interiore che sfocia in un culto interiore.
Questo culto spirituale deriva dalla natura stessa di Dio (Dio è Spirito). Questo culto in
Spirito e verità è quello che ogni credente abitato dallo Spirito rende al Padre.
Dio non è più legato ad un luogo, ad una terra, ma abita nel cuore di ogni uomo, nel quale
lo Spirito ha posto la sua dimora. La donna che ormai è arrivata al termine della sua
esperienza spirituale, ora può fare l’ultimo passo all’interno del mondo della rivelazione
Gesù solo a lei, come non farà mai altrove nel Vangelo di Giovanni, si rivela Messia con
una formula greca volutamente ambigua (sono io che ti parlo) poiché riprende il titolo
stesso del Signore del Sinai: Io sono (’anî hû’, tradotto in greco ego eimi)
Alla fine del racconto vediamo una donna che non tiene gelosamente per sé ciò che ha
sperimentato, ma attira un popolo a Gesù. Tra la fede imperfetta dei giudei basata sulla
vista dei segni (2,23-25), quella dell’intellettuale Nicodemo pronto a riconoscere in Gesù
un inviato di Dio ma incapace di aderire alla fede totale in lui, e il percorso compiuto dalla
Samaritana e dai samaritani c’è un abisso. Il racconto descrive l’adesione progressiva al
mistero di Gesù di una donna (e attraverso di lei di una comunità): giudeo, Signore, più
grande del nostro padre Giacobbe, profeta, Cristo, Salvatore del mondo
1886-94, James Tissot, La samaritana al pozzo, Brooklyn Museum, New York
Dialogo con uno straniero
• La storia biblica è un percorso lungo i pozzi. Al pozzo di Giacobbe si sono
abbeverati lungo i secoli uomini e animali. Necessità, bisogni, attese, desideri,
sogni tutto dissetato a quel pozzo
• Può capitare di sentire apostrofare la Samaritana come “furba”, in quanto,
appena Gesù le chiede di andare a chiamare il marito, lei inizia a “fare della
teologia”, così non fa la verità sulla sua vita. Se fosse così, Gesù le chiederebbe
perché sposta il discorso; al contrario, Gesù non la rimprovera
• La donna si sente “conosciuta” da Gesù e capisce che deve essere un uomo che
viene da Dio; e se è un profeta, ha cose ben più importanti da rivelare. Allora dà
voce al suo desiderio più profondo e gli chiede dove adorare Dio. Gesù le
risponde non importa il “dove” si adora Dio, in quanto Dio cerca adoratori in
spirito e verità. A questo punto è la donna che tiene il filo del discorso e Gesù è
sempre più “catturato” da lei
• A una donna per prima Gesù si rivela chiaramente come il Messia; è una donna
splendida, che Gesù ha aspettato sotto il sole cocente di mezzogiorno
1912, Jacek Malczewski, Cristo e
la Samaritana al pozzo, Lviv Art
Gallery, Lviv, Ucraina
Desiderio redento
• La donna al pozzo squadra lo straniero. Lei è una che conosce bene gli
uomini: è un’esperta in assetati di affetto. Lei stessa si è trasformata in
fontana di affetto e di piacere
• Lo straniero rompe il silenzio con una richiesta: “dammi da bere”.
L’emozione è altissima, lo straniero sa tutto e avvolge come in una nube
d’amore tenerissimo il cuore della donna. Lei non capisce, ma sente di
essere oltre. Lo straniero e la donna s’incontrano, l’arsura è secolare, dopo
acqua e fango, pozzanghere inquinate, pozzi pericolosi e ingannevoli
• La donna si svende, si butta via elemosinando una carezza vera che non
arriva mai, un gesto delicato e gratuito che resta solo un’attesa. Si sposa
con divinità di ogni tipo, si circonda di alleanze e sicurezze, si
compromette con schiavi e re, ma nessuno è lo sposo. Lo sposo è Dio, ma
ormai dopo tante alleanze false e idolatriche, lo sposo è uno straniero
1990 ca., Marc Ivan Rupnik,
Cristo e la Samaritana al pozzo
Gesù sorgente d’amore
… Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che
testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani
giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni.
Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più
per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e
sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». … (Gv 4,39-42)
• Lo straniero si propone Sorgente: è l’acqua dell’amore che sazia la sete e
ristora l’anima. La donna che riconosce umilmente il suo Signore come sua
unica sorgente di vita e di amore non dovrà più elemosinare per paura o
solitudine, ma avrà lei stessa dentro di sé l’acqua da donare
• Verrà poi un’altra ora sesta, sotto la croce (Gv 19,28), e anche lì Gesù griderà:
Ho sete, come chiede da bere alla Samaritana e dalla croce il suo ultimo dono
sarà sangue e acqua
… Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto non gli spezzarono le gambe,
ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e
acqua … Gv 19,33-34
1350 ca., Maestro riminese, Crocifissione, Allentown, Art Museum
1655, Rembrandt,
La samaritana al pozzo,
New York, Metropolitan
Museum of Art
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Relazione della teologa - Suore Orsoline di Gandino