Regione Emilia-Romagna DOCUMENTO DI POLITICA ECONOMICO-FINANZIARIA 2002-2004 A cura dell’Assessore alle Finanze, Organizzazione e Sistemi Informativi Prof. Flavio Delbono Dicembre 2001 2 Indice PREMESSA.................................................................................................................................................5 LE TENDENZE REGIONALI................................................................................................................7 La popolazione e le famiglie................................................................................................................7 L’economia ........................................................................................................................................14 La sanità, il sociale e l’istruzione......................................................................................................28 IL NUOVO CONTESTO ISTITUZIONALE.......................................................................................37 La finanza regionale: il quadro legislativo .......................................................................................37 Lo stato di attuazione delle Bassanini...............................................................................................41 Il Nuovo Titolo V della Costituzione.................................................................................................42 LE PRIORITÀ: RISULTATI E PROSPETTIVE .................................................................................47 UNA NUOVA REGIONE PER LA COMPETITIVITÀ DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE .............................47 L’Agenda della modernizzazione ......................................................................................................48 I nuovi strumenti finanziari ..............................................................................................................50 Le politiche di riordino territoriale ...................................................................................................50 La programmazione negoziata ..........................................................................................................51 La politica di concertazione tra Regione ed Enti Locali ..................................................................58 Le reti europee e internazionali ........................................................................................................58 WELFARE ................................................................................................................................................60 Le politiche per la salute ...................................................................................................................60 Le politiche di sostegno alla famiglia, la promozione e l’inclusione sociale e il contrasto alla povertà................................................................................................................................................62 Le politiche abitative..........................................................................................................................64 SAPERE LAVORO E SVILUPPO ...................................................................................................................67 SICUREZZE ..............................................................................................................................................74 La sicurezza nelle strade....................................................................................................................74 La sicurezza nei luoghi di lavoro ......................................................................................................74 La sicurezza nelle città ......................................................................................................................75 La sicurezza alimentare.....................................................................................................................75 La sicurezza dai rischi idraulico, idrogeologico, sismico e di erosione costiera..............................76 AMBIENTE E TERRITORIO ........................................................................................................................78 L’ambiente e lo sviluppo sostenibile .................................................................................................78 La mobilità sostenibile.......................................................................................................................79 La qualità urbana ..............................................................................................................................83 LE COMPATIBILITÀ ECONOMICO-FINANZIARIE .....................................................................87 Le scelte tributarie regionali .............................................................................................................87 Le politiche di spesa...........................................................................................................................91 3 4 Premessa Flavio Delbono – Assessore alle Finanze, all’Organizzazione e ai Sistemi Informativi Dando continuità all’iniziativa volontariamente assunta dalla Giunta Regionale (e condivisa anche formalmente dal Consiglio Regionale) lo scorso anno, presentiamo il Documento di Politica Economico-Finanziaria 2002 – 2004. Nel confermare le finalità già assegnate al documento – e recependo suggerimenti che la società regionale ci ha fornito in un quadro di ampio apprezzamento - abbiamo aggiornato la versione 2001 – 2003. L’aggiornamento è stato minuscolo per quanto riguarda le 26 schede progettuali. Abbiamo illustrato un primo consuntivo dei risultati di questo scorcio di legislatura; il consuntivo è organizzato attorno alle cinque aree di priorità del DPEF precedente. La scelta di approvare il bilancio previsionale 2002 entro l’anno solare 2001 ha costretto i tempi di questo DPEF nello stesso arco temporale di discussione del bilancio. Riteniamo che il rigoroso rispetto dei tempi di approvazione del bilancio previsionale possa giustificare il lieve ritardo – che cercheremo di evitare nel 2002 – col quale il DPEF viene completato e consegnato al Consiglio e alla società regionale. Abbiamo anche aggiornato il quadro istituzionale alla luce delle novità dettate dal nuovo testo costituzionale e arricchito di importanti informazioni statistiche la descrizione dell’economia regionale. 5 6 Le tendenze regionali La popolazione e le famiglie Lo stato della popolazione La popolazione residente in Regione è aumentata negli ultimi dieci anni di circa 100.000 unità passando da 3.909.512 persone al censimento ‘91 ai 4.008.841 individui rilevati al primo gennaio 2001, con un incremento del 2,5% circa (Tab. 1). Nello stesso periodo, la popolazione italiana è passata da 56.778.000 abitanti a 57.844.000, con un incremento dell'1,9%. Il peso della popolazione regionale sul totale italiano è rimasto intorno al 6,9%. Le province dove si è riscontrato l'aumento percentuale maggiore sono Reggio Emilia e Rimini (8,5% e 6,2%) mentre il maggior decremento si registra a Ferrara (-3,7%). Tab. 1 Popolazione residente nella Regione Emilia-Romagna al 1991 e al 2001 per provincia. Variazione Variazione 1991 2001 Assoluta % Piacenza 267.633 267.164 -469 -0,2 Parma 391.330 399.990 8.660 2,2 Reggio Emilia 420.431 455.998 35.567 8,5 Modena 604.680 632.625 27.945 4,6 Bologna 906.856 921.972 15.116 1,7 Ferrara 360.763 347.558 -13.205 -3,7 Ravenna 350.454 352.236 1.782 0,5 Forlì-Cesena 348.647 356.629 7.982 2,3 Rimini 258.718 274.669 15.951 6,2 Emilia-Romagna 3.909.512 4.008.841 99.329 2,5 Fonte: Regione Emilia-Romagna e ISTAT La dinamica della popolazione nell'ultimo decennio è il risultato della combinazione di fenomeni naturali e socioeconomici che nella loro evoluzione stanno mutando la struttura per età e sesso della popolazione e determinano una diversa composizione dei flussi migratori e della distribuzione sul territorio. Si registrano saldi naturali (nascite - decessi) negativi ormai da oltre 25 anni accompagnati, più recentemente, da un aumento delle migrazioni sia esterne sia interne. I movimenti naturali e migratori Tra il 1992 e il 2000 si sono verificati 139.733 decessi in più rispetto alle nascite mentre gli immigrati, negli stessi anni, hanno superato gli emigrati di 241.694 unità, di cui 83.869 provenienti dall'estero (Tab. 2). Nel corso del 2000 in Italia il saldo naturale è stato di –17.202 unità e quello migratorio di +181.324. La regione Emilia-Romagna ha avuto un saldo naturale di –11.531; il saldo migratorio è stato di 39.048 unità, ed è il più alto, in valore assoluto, dopo quello della Lombardia (56.111 immigrati in più rispetto agli emigrati). 7 Tab. 2 Saldo naturale e migratorio nella Regione Emilia-Romagna dal 1992-2000 per provincia. Saldo migratorio Saldo naturale con l'Italia con l'estero Piacenza -14.713 8.627 5.852 Parma -19.002 17.837 10.372 Reggio Emilia -8.850 33.324 11.293 Modena -12.194 23.962 15.884 Bologna -37.223 31.789 21.439 Ferrara -21.968 6.595 2.803 Ravenna -14.942 10.901 6.039 Forlì-Cesena -9.022 11.197 5.961 Rimini -1.819 13.593 4.226 Emilia-Romagna -139.733 157.825 83.869 Fonte: ISTAT La mortalità I dati riportati in Tab. 3 indicano che in Emilia-Romagna il tasso grezzo di mortalità è più alto di quello italiano. Essendo la popolazione emiliano-romagnola più anziana di quella delle altre regioni, è caratterizzata da un numero maggiore di decessi. La speranza di vita alla nascita in regione è comunque superiore alla media italiana (ISTAT 1997). Tab. 3 Morti in Italia e in Regione Emilia-Romagna al 2000. EmiliaItalia Romagna Morti 560.241 45.527 Popolazione a fine anno 57.844.017 4.008.841 Tasso grezzo di mortalità 9,7 11,4 Fonte: Regione Emilia-Romagna e ISTAT La mortalità generale per AUSL (Tab. 4) si distribuisce in maniera analoga agli anni passati: valori superiori alla media regionale in Emilia, soprattutto a Piacenza e Ferrara; valori inferiori nelle AUSL della Romagna, con minimi a Forlì e Ravenna. Lo scarto percentuale tra i massimi e i minimi nei tassi standardizzati è lievemente superiore tra gli uomini (12%) che tra le donne (8%); questi risultati si osservano già da molti anni e non sembrano tendere a ridursi nel tempo. L'aumento della popolazione anziana in regione, così come prospettato dalle proiezioni illustrate nei capitoli successivi, lascia intendere che il numero complessivo di morti aumenterà. Al numero di anziani è collegata anche parte della domanda di servizi socio sanitari. In aumento dal 1995 gli incidenti stradali che passano da 21.529 a 25.944 nel 1999. Nel '99, l’Emilia-Romagna è risultata la seconda regione in Italia per numero di incidenti stradali, preceduta dalla Lombardia (46.984). Anche il numero di feriti aumenta in modo costante (oltre 36 mila nel '99) e questo andamento riflette il dato nazionale. La distribuzione del fenomeno è ovviamente influenzata anche dalla presenza di una rete autostradale estesa e che rappresenta un passaggio obbligato nelle comunicazioni tra nord e centro-sud del paese. 8 Tab. 4 Tassi standardizzati di mortalità per 100.000 abitanti per aziende USL di residenza al 1998 (standard Emilia-Romagna 1998) 1998 Azienda USL Maschi Femmine Piacenza 1.346,60 1182,05 Parma 1.300,46 1183,54 Reggio Emilia 1.227,97 1138,69 Modena 1.281,23 1128,12 Bologna sud 1.207,33 1143,82 Imola 1.173,29 1115,36 Bologna nord 1.204,22 1171,12 Bologna città 1.197,44 1157,67 Ferrara 1.382,55 1180,72 Ravenna 1120,83 1037,63 Forlì 1090,9 1047 Cesena 1144,89 1069,35 Rimini 1.210,31 1092,95 Emilia-Romagna 1.236,77 1133,39 Fonte: Regione-Assessorato Sanità Tab. 5 Incidenti stradali, morti e feriti in Emilia-Romagna dal 1995 al 1999. Incidenti Morti Feriti 1995 21.529 845 29.830 1996 22.325 735 31.163 1997 23.051 771 32.166 1998 23.242 705 32.350 1999 25.944 812 36.104 Italia 1999 219.032 6.633 316.698 % Emilia-Romagna su Italia 11,8 12,2 11,4 Fonte: Regione Emilia-Romagna e ISTAT La media annua di ricoveri ospedalieri per incidente stradale di residenti in Emilia-Romagna negli ultimi anni é stimata di circa 14.000 unità. Un terzo circa dei ricoverati in ospedale per incidente stradale appartiene alla classe d’età 18-29. Gli incidenti stradali rappresentano la maggiore causa di mortalità nelle classi d’età giovanili (intorno ai 20 anni) sia per i maschi sia per le femmine. La morbosità Nel 1996 gli emiliano romagnoli che hanno dichiarato di sentirsi in buona salute sono stati circa 2,8 milioni, pari al 70,9% della popolazione; i maschi hanno dichiarato un buono stato di salute in percentuale maggiore rispetto delle femmine (rispettivamente 75,5 e 66,5%). Per quanto riguarda la presenza di malati cronici in Emilia-Romagna, questi erano stimati oltre 1,6 milioni, il 42% della popolazione. Le condizioni croniche più frequenti erano sia per i maschi che per le femmine ipertensione (10% e 14%) e artrosi e artrite (20% e 30%); notevole rilievo riveste per le femmine l’osteoporosi (11%). Per quanto riguarda l’ospedalizzazione (rapporto tra tutti i ricoveri dei residenti e la popolazione per 1000) i dati del 2000 mostrano un calo rispetto all’anno precedente (per i maschi da 212,33 a 202,95 e per le femmine da 234,07 a 225.00). 9 Di grande interesse è la distribuzione dei tassi per sesso ed età: Tab. 6 Tassi di ospedalizzazione per sesso ed età in EmiliaRomagna al 2000. Sesso Classi di età Maschi Femmine 0 438,61 354,86 1-4 167,18 120,49 5-14 94,08 74,57 15-44 95,41 176,46 45-64 195,36 189,06 65-74 422,11 303,53 75-84 575,33 428,56 >84 683,55 532,86 Emilia-Romagna 202,95 225,00 Fonte: Regione-Assessorato Sanità Dalla Tab. 6, infatti, si desume che il tasso totale è complessivamente superiore per le femmine, mentre nei singoli tassi specifici il valore del dato dei maschi è chiaramente superiore (eccetto la classe 15-44); ciò è dovuto ai ricoveri ospedalieri per le maternità. Passando all’analisi territoriale tra le AUSL del tasso standardizzato comprensivo della mobilità passiva extraregionale, si osserva una certa variabilità tra le aziende stesse: Reggio Emilia, Modena, Bologna Nord, Ravenna e Forlì si collocano al di sotto della media regionale. Tab. 7 Tasso di ospedalizzazione standardizzato con mobilità passiva extraregionale per aziende USL di residenza al 1997 e al 2000 Tasso standardizzato Azienda USL 1997 2000 Piacenza 248,0 224.0 Parma 229,1 212,2 Reggio Emilia 233,5 208,6 Modena 227,6 202,5 Bologna sud 230,2 218,6 Imola 244,5 213,2 Bologna nord 236,8 204,9 Bologna città 234,3 223,9 Ferrara 257,8 223,1 Ravenna 227,4 207,3 Forlì 243,2 204,4 Cesena 238,4 212,9 Rimini 260,4 218,7 Emilia-Romagna 237,3 212,8 Fonte: Agenzia Sanitaria Regionale E.R. La struttura per età La struttura per età della popolazione residente è tra le più "anziane" in Italia e in Europa. 10 La proporzione di giovani è la più bassa tra le Regioni Europee e la quota di anziani è la più alta. Come si rileva dalla Tab. 8 in Emilia-Romagna un cittadino su cinque ha più di 64 anni mentre in Italia abbiamo mediamente quasi un anziano su sei e in Europa la proporzione è mediamente ancora più bassa. Tab. 8 Composizione per grandi classi di età della popolazione residente al 1996. Emilia-Romagna Italia Europa (15) 0-14 10,8 14,9 17,4 15-64 67,9 68,3 67,0 65 e oltre 21,3 16,8 15,6 Tassi di mortalità 11,4 9,7 10,0 Tassi di natalità 7,1 9,2 10,8 Fonte: Eurostat Questo risultato è determinato in particolare dalla bassa natalità; in Emilia-Romagna il tasso di natalità è notevolmente inferiore sia ai valori europei che a quelli italiani. La natalità è in lieve ripresa ma non sembra per ora sufficiente a contenere l'invecchiamento della popolazione. Tab. 9 Confronto con alcune regioni europee per grandi classi di età della popolazione residente (anni diversi) dati in percentuale. 0-14 15-64 65 e oltre Emilia-Romagna 2000 11,4 66,4 22,2 Bruxelles ‘98 17,7 65.8 16.5 Bayern ‘99 16.5 67.8 15.8 Ile de France ‘98 20.1 68.5 11.5 Fonte: Eurostat L'invecchiamento della popolazione, inoltre, non è uniforme nel territorio regionale. Anche se negli ultimi anni queste tendenze sono diventate meno evidenti (e invertite in qualche caso) possiamo riscontrare un maggiore invecchiamento nelle aree montane. Si é manifestata, inoltre, negli ultimi anni, un'area in cui il processo di invecchiamento è più marcato. Quest’area va dalla provincia di Ferrara all'Appennino Forlivese. Tab. 10 Popolazione di età superiore ai 64 anni e 74 anni nelle province della Regione Emilia-Romagna all’1.1.2001. Dati in percentuale. >64 >74 Piacenza 24,1 11,5 Parma 22,9 11,3 Reggio Emilia 20,6 10,0 Modena 20,3 9,5 Bologna 23,0 11,0 Ferrara 24,4 11,2 Ravenna 23,7 11,3 Forlì-Cesena 21,4 10,1 Rimini 19,1 8,7 Emilia-Romagna 22,2 10,5 Fonte: Regione Emilia-Romagna 11 Nelle province, come evidenziato in Tab. 10, l'invecchiamento è maggiore a Piacenza e a Ferrara (per i maggiori di 75 anni, Ravenna e l'Emilia occidentale). Nel primo caso, il maggior contributo all'invecchiamento è dato dalla montagna mentre a Ferrara stiamo assistendo probabilmente agli effetti di un minore saldo migratorio. I tassi di invecchiamento minori, anche se notevolmente superiori a quello italiano ed europeo, si riscontrano a Rimini, Modena e Reggio Emilia. Rispetto al passato, questo fenomeno a livello regionale si è incrementato notevolmente; la popolazione in età superiore a 64 anni è aumentata tra il 1991 e il 2001 di circa 120.000 unità modificando sensibilmente la domanda di servizi. È da segnalare anche l’andamento (Tab. 11), dovuto sia all’invecchiamento progressivo della popolazione sia ai recenti incrementi di immigrazione e natalità, dell’indice di struttura della popolazione in età attiva (residenti di età compresa tra i 40 e i 65 anni rapportati ai residenti di età compresa tra i 15 e i 39); questo indice dopo un progressivo calo negli ultimi decenni, tende ad aumentare. Analogo andamento si riscontra per l’indice di dipendenza totale cioè del rapporto tra i residenti in età non attiva (giovani fino a 14 anni + anziani con più di 64 anni) e i residenti in età attiva (15-64 anni). Tab. 11 Indicatori sintetici dello stato della popolazione residente. Vari anni. Indice di struttura Indice di della popolazione in dipendenza totale età attiva 1981 99,02 49,74 1991 97,09 45,01 1996 98,3 47,84 2000 101,6 50,55 Fonte: Regione Emilia-Romagna-ISTAT La distribuzione della popolazione nel territorio Anche la distribuzione della popolazione nel territorio è cambiata sensibilmente. Tra il 1992 e il 2000, mentre la popolazione regionale risultava in lieve crescita, all'interno delle province si sono verificate modificazioni sostanziali. In particolare nelle province di Modena, Reggio Emilia e Rimini la popolazione è aumentata mentre a Ferrara c'è stata una diminuzione consistente (più di 10.000 unità). A prescindere dai confini amministrativi, si evidenzia l'aumento demografico della fascia costiera, la forte diminuzione dell'entroterra ferrarese e romagnolo e l'ampliamento delle "cinture" dei capoluoghi. Le proiezioni Le due proiezioni demografiche sviluppate a base 1.1.1998 fino al 2010 indicano una popolazione in sostanziale stabilità o in leggero aumento e segnalano alcune zone di “disagio”. In particolare, si é testata l'ipotesi che la fecondità rimanga costante, la mortalità diminuisca gradualmente e il saldo migratorio complessivo si attesti intorno alle 27.000 unità. Nelle province della regione si assisterà probabilmente ad un aumento della popolazione in età 65 e oltre, soprattutto a Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, mentre il fenomeno sarà meno marcato a Reggio Emilia. 12 Fig. 1 Proiezioni demografiche per grandi classi di età. Anni 2005 e 2010 su base 1998. 1 .6 0 0 .0 0 0 1 .4 0 0 .0 0 0 1 .2 0 0 .0 0 0 1 .0 0 0 .0 0 0 2 0 0 0 2 0 0 5 2 0 1 0 8 0 0 .0 0 0 6 0 0 .0 0 0 4 0 0 .0 0 0 2 0 0 .0 0 0 2 0 1 0 2 0 0 5 2 0 0 0 0 0 -1 4 a n n i 1 5 -3 9 a n n i 4 0 -6 4 a n n i 6 5 a n n i e o ltr e Fonte: Regione Emilia-Romagna Si sottolinea inoltre, che, sempre sotto le ipotesi esposte, non solo si avrà probabilmente un invecchiamento complessivo della popolazione in età superiore a 64 anni ma anche la struttura della popolazione in età attiva (tra i 15 e i 64 anni) diventerà più "vecchia", come indicato nella figura che precede. Le famiglie All'invecchiamento progressivo della popolazione, corrisponde un aumento continuo del numero delle famiglie e un altrettanto consolidato calo del numero medio dei componenti. Le forme familiari sono cambiate in modo consistente e, in particolare, aumentano le famiglie senza nucleo o con un nucleo senza altre persone. Diminuiscono invece negli ultimi anni (Tab.12) le famiglie costituite da un nucleo con altre persone. Tab. 12 Forme familiari prevalenti in Regione Emilia-Romagna. Composizione percentuale. Vari anni. 1981 1991 1997/1998 Famiglie unipersonali 14,4 21,0 22,7 Famiglie con un nucleo senza altri 66,4 64,5 66,1 Famiglie con un nucleo con altri 10,9 8,1 7,1 Altre tipologie 8,3 6,4 4,1 Emilia-Romagna 100,0 100,0 100,0 Totale famiglie (x 1000) 1.400 1.482 1.530 Fonte: ISTAT, Regione Emilia-Romagna Le proiezioni delle famiglie indicano che è da ritenersi probabile un aumento del numero assoluto delle famiglie sia a causa dell’aumento atteso della popolazione, sia per effetto della struttura per età. Notevole dovrebbe essere anche l’incremento delle famiglie di un solo componente e in particolare anziano. 13 L’economia La ricchezza prodotta L’Emilia-Romagna continua a rappresentare una delle regioni trainanti dello sviluppo economico dell’Italia. Le sue caratteristiche in termini di PIL pro capite, reddito disponibile e tassi di disoccupazione la collocano ai vertici delle regioni italiane. Tab. 13 Principali valori pro-capite al 2000. Emilia-R. 43,9 98,7 31,6 25,1 PIL per abitante (prezzi costanti) PIL per occupato (prezzi costanti) Reddito disponibile per abitante Spesa della famiglia per abitante (prezzi costanti) Reddito da lavoro dipendente per unità di lavoro dipendente Fonte: Prometeia 56,3 Italia 34,0 93,1 26,4 20,9 Italia =100 129,1 106,0 120,0 120,3 55,8 101,0 Nel 2000, Tab. 13, la regione deteneva un PIL per abitante pari a circa 44 milioni di lire (a prezzi costanti), circa il 30% sopra la media nazionale. Lo scarto positivo nei confronti del resto dell’Italia risulta inferiore (pari al 20% circa) quando si considerano da un lato il reddito disponibile e dall’altro la spesa per consumi per famiglie. Per quanto riguarda il reddito disponibile l’Emilia-Romagna mostra nel 2000 un valore pari a poco meno di 32 milioni di lire pro capite rispetto agli oltre 26 milioni a livello nazionale. Tab. 14 Composizione del valore aggiunto al 2000 a prezzi costanti 1995. Emilia-R. Italia Agricoltura 6.564 58.747 Industria 55.767 539.638 In senso stretto 47.682 448.701 Costruzioni 8.084 90.937 Servizi destinabili alla vendita 79.680 911.081 Servizi non destinabili alla vendita 22.773 329.871 Totale 164.785 1.839.337 Fonte: Prometeia % 11,2 10,3 10,6 8,9 8,7 6,9 9,0 Il contributo della struttura economica emiliano-romagnola alla formazione del valore aggiunto nazionale è pari al 9%. Nel settore agricolo e in quello industriale il peso supera il 10%, mentre nelle costruzioni e nei servizi di mercato il valore rimane appena sotto il 9%. Solo nei servizi non destinabili alla vendita il peso della regione sul valore aggiunto italiano raggiunge il 6.9% (Tav.14). Nella valutazione dei dati a livello provinciale, Tab. 15, emerge comunque una situazione di disparità; province come Bologna, ma anche Modena e Parma, il cui valore aggiunto per abitante supera quello medio regionale si confrontano con altre realtà provinciali, quali Rimini e Ferrara, dove l’attività produttiva pro-capite è decisamente inferiore alla media emiliano-romagnola. Nella seconda metà degli anni ’90 l’attività produttiva è risultata particolarmente dinamica, e comunque superiore a quella media regionale, a Reggio Emilia e Ferrara, oltre che a Bologna, Parma e Forlì-Cesena; nelle restanti province invece il ritmo di sviluppo è stato inferiore a quello che ha interessato l’Emilia-Romagna in complesso. 14 Tab. 15 Valore aggiunto pro-capite nelle province della Regione Emilia-Romagna al 2000 e variazione percentuale media annua del valore aggiunto totale nel 1996-2000. Pro-capite (E.R.=100) Var. % ‘96-‘00 Piacenza 38,0 91,1 1,9 Parma 42,7 102,1 2,4 Reggio Emilia 39,4 94,3 2,5 Modena 43,7 104,5 1,8 Bologna 50,6 121,3 2,4 Ferrara 35,5 85,0 2,5 Ravenna 38,3 91,6 2,1 Forlì-Cesena 37,4 89,6 2,4 Rimini 32,4 77,5 2,0 Emilia-Romagna 41,8 100,0 2,2 Fonte: Prometeia La struttura produttiva I dati disponibili (Movimprese – Tab. 16) mostrano nel 2000 la prevalenza d’imprese nel settore commerciale (24.2%), seguito dall’agricoltura (21.3%) e dalle attività manifatturiere (14.4%). Alla fine del 2000 erano attive oltre 407 mila imprese, con una crescita media annua dello 0.2% rispetto a tre anni prima. Questa sostanziale stabilità dell’imprenditorialità regionale è stata causata da una caduta del numero di imprese agricole, a cui ha fatto riscontro una crescita sostenuta in alcuni settori, quali le costruzioni, l’intermediazione monetaria e finanziaria e le attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca (che alla fine del 2000 rappresentavano il 9.4% del totale delle imprese attive in regione rispetto all’8.2% nel 1997) Tab. 16 La struttura imprenditoriale in Emilia-Romagna nel 2000 per forma giuridica e settore e variazione % media annua rispetto al 1997. Società di Società di Ditte Altre Totale var. capitali persone Individ. forme % Agricoltura 526 8.287 77.284 798 86.895 -3,9 Pesca, piscicoltura e servizi conn. 23 313 1.144 30 1.510 0,4 Estrazione di minerali 131 59 59 4 253 -4,0 Attività manifatturiere 11.774 18.811 27.163 827 58.575 0,0 Prod.e distrib. En. El gas e acqua 60 18 12 64 154 -0,9 Costruzioni 4.962 9.430 37.331 684 52.407 5,7 Comm. Ingr, dett, rip beni pers ecc. 9.821 21.499 66.556 706 98.582 -0,5 Alberghi e ristoranti 1.302 8.935 9.685 161 20.083 0,4 Trasporti, magazzinaggio e comun. 1.270 1.897 15.961 454 19.582 -1,0 Intermediazione monetaria e fin. 1.186 1.149 5.962 112 8.409 7,0 Att. Immob., noleg, inform, ricerca 13.302 12.815 10.556 1.403 38.076 4,8 Istruzione 160 258 246 295 959 6,3 Sanità e altri servizi sociali 397 250 264 377 1.288 2,7 Altri ser. Pubblici, sociali e pers. 1.142 4.515 12.083 1.014 18.754 -0,2 Servizi domestici a famiglie e conv. 1 2 10 1 14 -2,3 Totale 46.558 88.640 264.496 7.328 407.022 0,2 15 Composizione % Agricoltura Pesca, piscicoltura e servizi conn. Estrazione di minerali Attività manifatturiere Prod.e distrib. En. el gas e acqua Costruzioni Comm. Ingr, dett, rip beni pers ecc. Alberghi e ristoranti Trasporti, magazzinaggio e comun. Intermediazione monetaria e fin. Att. immob., noleg, inform, ricerca Istruzione Sanità e altri servizi sociali Altri ser. pubblici, sociali e pers. Servizi domestici a famiglie e conv. Totale Fonte: elaborazioni su dati Movimprese Società di Società di Ditte Altre Totale capitali persone Individ. forme 2000 1997 1,1 9,3 29,2 10,9 21,3 24,2 0,0 0,4 0,4 0,4 0,4 0,4 0,3 0,1 0,0 0,1 0,1 0,1 25,3 21,2 10,3 11,3 14,4 14,5 0,1 0,0 0,0 0,9 0,0 0,0 10,7 10,6 14,1 9,3 12,9 11,0 21,1 24,3 25,2 9,6 24,2 24,7 2,8 10,1 3,7 2,2 4,9 4,9 2,7 2,1 6,0 6,2 4,8 5,0 2,5 1,3 2,3 1,5 2,1 1,7 28,6 14,5 4,0 19,1 9,4 8,2 0,3 0,3 0,1 4,0 0,2 0,2 0,9 0,3 0,1 5,1 0,3 0,3 2,5 5,1 4,6 13,8 4,6 4,7 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Altre informazioni sul sistema produttivo della regione provengono dalle stime Excelsior, riportati in sintesi nella Tab. 18. Questi dati offrono un’indicazione degli occupati dipendenti alla fine del 2000 distinti per settore, classe dimensionale e qualifica professionale. Anche se i dati sono parziali (perché escludono il settore agricolo) rappresentano in ogni modo una parte consistente della struttura produttiva emilianoromagnola. I dati evidenziano una presenza preponderante di occupati dipendenti nel settore industriale (48.3%), seguito dai servizi (30.0%); il commercio e le costruzioni invece detengono una quota decisamente minore di dipendenti. 16 Tab. 17 Occupati dipendenti in Emilia-Romagna per qualifica, settore e dimensione d'impresa al 31.12.2000. di cui: Dirigenti Impiegati Operai Totale Artigiani Settore Industria 6.270 134.078 325.850 466.198 92.758 Costruzioni 546 14.352 57.318 72.216 30.926 Commercio 1.071 76.810 59.662 137.543 11.463 Servizi 2.279 135.154 152.800 290.233 23.036 Totale 10.166 360.394 595.630 966.190 158.183 Dimensione d'impresa 1-9 454 84.387 169.072 253.913 109.045 10-49 1.679 79.588 173.653 254.920 48.761 50-249 3.289 68.722 112.302 184.313 377 >=250 4.744 127.697 140.603 273.044 Totale 10.166 360.394 595.630 966.190 158.183 Composizione % Settore Industria 61,7 37,2 54,7 48,3 58,6 Costruzioni 5,4 4,0 9,6 7,5 19,6 Commercio 10,5 21,3 10,0 14,2 7,2 Servizi 22,4 37,5 25,7 30,0 14,6 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Dimensione d'impresa 1-9 4,5 23,4 28,4 26,3 68,9 10-49 16,5 22,1 29,2 26,4 30,8 50-249 32,4 19,1 18,9 19,1 0,2 >=250 46,7 35,4 23,6 28,3 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Excelsior 2001 Il grado di apertura della regione nei mercati internazionali è molto elevato: quasi un terzo delle risorse regionali (il 31%) è esportato verso l’estero, rispetto a valori inferiori a livello nazionale (il 22% circa). Ogni abitante della regione esporta in media 14.4 milioni di lire rispetto agli 8.6 in Italia. Le esportazioni regionali rappresentano l’11.5% del totale nazionale, un valore superiore al peso che la regione detiene in termini di formazione di valore aggiunto nazionale (9%). Inoltre nella seconda metà dello scorso decennio, a fronte di una crescita media annua del 5.5% in Italia, le esportazioni regionali sono aumentate in media del 6.3%, evidenziando in tal modo uno sviluppo più sostenuto. Nello stesso periodo anche le importazioni sono cresciute notevolmente (7.2% in media ogni anno) pur registrando una velocità inferiore a quella media nazionale (8.2%). Mentre le importazioni pro capite italiane risultano pressoché uguali alle esportazioni pro-capite, in regione ogni cittadino importa dall’estero 8.3 milioni di lire rispetto ai 14.4 milioni di esportazioni verso l’estero. Anche l’importanza dell’Emilia-Romagna sulle importazioni italiane risulta inferiore (6.7%). Un altro indicatore che dà un’immagine del grado di internazionalizzazione della regione è la bilancia dei pagamenti turistica che tiene conto delle spese in Italia effettuate dai non 17 residenti (crediti) e delle spese all’estero dei residenti in Italia (debiti). Il saldo tra crediti e debiti dà una misura dell’impatto complessivo del turismo internazionale sull’economia della regione. In Emilia-Romagna nel 2000 il saldo della bilancia dei pagamenti turistica è stato pari a 685 miliardi di lire. Tab. 18 Alcuni indicatori sulla internazionalizzazione del sistema produttivo regionale al 2000 Emilia-Romagna Italia Esportazioni di beni (miliardi di lire a prezzi correnti) 57.347 497.618 % su Italia 11,5 100,0 valori pro capite (milioni di lire a prezzi correnti) 14,4 8,6 var. % media annua 1996-2000 6,3 5,5 Importazioni di beni (miliardi di lire a prezzi correnti) 33.119 495.417 % su Italia 7 100 valori pro capite (milioni di lire a prezzi correnti) 8 9 var. % media annua 1996-2000 7 8 Bilancia turistica (miliardi di lire) Crediti 3.251 57.829 Debiti 2.566 32.496 Saldi 685 25.333 Bilancia tecnologica (miliardi di lire) Incassi 221 5.895 Pagamenti 365 7.362 Saldi -144 -1.467 Variazioni assolute rispetto al 1999 Incassi -18 -225 Pagamenti 66 -336 Saldi -84 111 Fonte: ISTAT e Ufficio Italiano Cambi La bilancia tecnologica dei pagamenti costituisce uno dei principali strumenti per la comprensione e l’analisi della struttura degli scambi internazionali di tecnologia. Essa registra i flussi di incassi/pagamenti riguardanti transazioni di tecnologia, nella forma di diritti di proprietà industriale e intellettuale come brevetti, licenze, know-how e assistenza tecnica. L’Emilia-Romagna, come del resto l’Italia in complesso, anche nel 2000 ha riscontrato un saldo negativo, dovuto ad un eccesso di oltre 100 miliardi di lire dei pagamenti sugli incassi, con un peggioramento rispetto al 1999. Il mercato del lavoro La recente evoluzione del mercato del lavoro in Emilia-Romagna, esaminata sulla base degli ultimi dati più recenti diffusi dall’ISTAT, mostra nel 2000 un consolidamento della ripresa già evidenziata negli anni precedenti come indicato in Tab. 19. L’incremento degli occupati nel 2000, infatti, dovrebbe attestarsi ad un valore pari al 1,7 %, (Fig. 2).Gran parte degli occupati in regione lavorano nel settore terziario; passando da 997.000 nel '99. a 1.026.000 nel 2000. E’ in crescita anche l'occupazione industriale (+13.000) che passa da 629 mila a 642 mila (fonte ISTAT). L'occupazione in agricoltura è nell’ultimo anno in netto calo a fronte di una sostanziale stabilità negli anni precedenti, questo mentre a livello nazionale la riduzione più contenuta dell’ultimo anno fa seguito ad un andamento declinante degli anni precedenti. 18 Tab. 19 Il mercato del lavoro in Emilia-Romagna dal 1994 al 2001. 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 # In Migliaia di unità Popolazione totale 3.887 3.887 3.890 3.901 3.911 3.922 3.946 3.996 Forze lavoro 1.779 1.773 1.777 1.797 1.802 1.827 1.847 1.869 Occupati 1.672 1.669 1.681 1.693 1.704 1.743 1.773 1.800 In cerca di occupazione 107 104 96 104 98 84 74 70 Variazioni percentuali Popolazione totale 0,1 0,0 0,1 0,3 0,3 0,3 0,6 0,5 Forze lavoro -0,9 -0,3 0,2 1,1 0,3 1,4 1,1 1,2 Occupati -1,0 -0,2 0,7 0,7 0,6 2,3 1,7 1,5 In cerca di occupazione -0,1 -3,0 -7,7 8,3 -5,8 -14,3 -11,9 -6,0 Valori percentuali Tasso di disoccupazione 6,0 5,9 5,4 5,8 5,4 4,6 4,0 3.7 Tasso di attività lordo (*) 51,5 51,2 51,3 51,8 51,8 52,4 52,8 53,4 Tasso di occupazione (*) 48,4 48,2 48,5 48,8 49,0 50,0 50,7 51,1 Fonte: ISTAT - nuove serie; (*) Tassi calcolati sulla popolazione con più di 14 anni # Stime a cura della Regione Emilia-Romagna Fig. 2: Le variazioni annue dell’occupazione in Emilia-Romagna ed in Italia 4 3 2 1 0 -1 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 -2 -3 Em ilia-R o m agn a Italia L’aumento dell’occupazione è legato probabilmente alla crescita di alcune forme di lavoro cosiddette “flessibili”, tra queste il part time e l’interinale; mentre nel 2000 hanno segnato una forte diminuzione sia i contratti a tempo determinato sia le forme atipiche autonome. Le forze di lavoro presentano nel 2000 una crescita dell’1,1%; poiché la crescita della popolazione è dello 0,6%, il tasso di attività lordo (riferito alla popolazione con più di 14 anni) é ad un livello del 52,8% che appare il più elevato degli ultimi anni. Il maggior incremento relativo del numero degli occupati rispetto a quello delle forze di lavoro produce, infine, una diminuzione del già ridotto tasso di disoccupazione regionale, che si porta (Fig. 3) ad un livello intorno al 4% (contro il 4,6% del 1999). 19 Tab. 20 Tassi di occupazione e disoccupazione nelle province della Regione Emilia-Romagna al 2000. Tasso di Tasso di occupazione disoccupazione Piacenza 45,1 4,8 Parma 50,5 4 Reggio Emilia 54,1 2,8 Modena 54,9 2,5 Bologna 51,5 3,1 Ravenna 48,2 4,3 Ferrara 47,8 6,4 Forlì-Cesena 48,8 5,1 Rimini 47,7 7,1 Emilia-Romagna 50,7 4,0 Fonte: ISTAT Indagine trimestrale sulle forze lavoro La distribuzione provinciale degli indicatori del mercato occupazionale, riportata in Tab. 20, evidenzia differenze tra province più svantaggiate e aree nelle quali si riscontrano segnali di situazioni strutturalmente migliori. Le province di Modena, Bologna e Reggio Emilia sono in posizione privilegiata rispetto alla media regionale dove i tassi di attività e occupazione sono più elevati e il tasso di disoccupazione è il più basso. Le Province di Forlì-Cesena, Ferrara, Rimini, Piacenza e Ravenna hanno indicatori inferiori alla media regionale. Il tasso di disoccupazione nella nostra regione è minore di quello nazionale e tra i più bassi in Italia. I tassi di occupazione sono vicini a quelli medi dell’Unione Europea come indicato in Tab. 21. Tab. 21 Tassi di occupazione in alcune regioni europee al 1998. Totale Maschi UE15 50.6 60.5 Bruxelles 43.1 51.1 Bayern 57.7 66.9 Ile de France 55.4 61.7 Emilia-Romagna 49.6 60.3 Fonte: EUROSTAT Femmine 41.4 36.0 49.1 49.7 39.7 Fig. 3 Tasso di disoccupazione in Emilia-Romagna ed in Italia 14,0 12,0 10,0 8,0 6,0 4,0 2,0 0,0 1994 1995 1996 1997 1998 Emilia-Romagna 20 1999 Italia 2000 2001 Per quanto riguarda i lavori atipici, la popolazione interessata è di circa 260.000 unità pari al 14,5% del totale degli occupati. Il fenomeno (rilevato nel 2000) ha una forte connotazione di genere. Il 23,7% del totale delle donne occupate ha un lavoro atipico; per i maschi, questo indicatore cala al 7,7. Il lavoro sommerso stimato nel '98 dovrebbe riguardare circa 166.000 persone che rappresentano il 9,8 degli occupati regionali. Questo dato è inferiore a quello nazionale, stimato in 14,7 (fonte Emilia-Romagna lavoro). Gli indici dei prezzi Dal 1995, nei capoluoghi della Regione (escluso Rimini per il quale non sono disponibili i dati) l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati è aumentato di poco più del 12% a Piacenza e di poco meno del 14% a Ferrara; relativamente contenuti anche gli aumenti dei prezzi a Forlì. Nello stesso periodo, l'aumento medio nei capoluoghi italiani è stato del 15,3. Al di sopra di questo valore, si collocano: Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ravenna. Tab. 22 Indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. Periodo Gennaio 1996 - Luglio 2001. Base Anno 1995=100. 1996 1997 1998 1999 2000 Luglio Città 2001 Piacenza 103,4 105,4 107,0 108,4 110,3 112,4 Parma 103,9 106,1 108,3 110,4 113,3 117,0 Reggio Emilia 103,5 105,9 108,6 110,4 113,2 117,0 Modena 105,0 107,0 109,3 111,1 114,0 117,0 Bologna 104,1 106,0 108,3 110,2 112,9 115,9 Ferrara 103,2 104,7 106,8 108,3 110,8 113,8 Ravenna 104,5 106,7 109,1 111,0 113,9 117,7 Forlì 103,9 105,6 107,4 108,8 111,6 114,5 Fonte: ISTAT L'agricoltura L’ISTAT stima che in regione le aziende agricole siano al 1998 oltre 121.000 per una superficie agricola utilizzata di oltre un milione e mezzo di ettari. Rispetto alle altre regioni si colloca, per superficie agricola utilizzata, al quarto posto dopo Sicilia, Sardegna e Puglia. Le aziende agricole si sono ridotte di numero aumentando le loro dimensioni medie (circa 13 ettari nel ‘98 contro i 10,3 dell'82) anche se queste sono inferiori ai valori standard comunitari. Anche le giornate di lavoro sono diminuite in modo accentuato (attualmente, gli occupati agricoli si stimano in meno del 7% del totale degli occupati). In compenso, le rese unitarie delle coltivazioni e degli allevamenti sono aumentate in modo marcatissimo a seguito delle innovazioni tecnologiche e produttive introdotte. Si è passati, infatti, da 43 ore per ettaro nell'82 a 23 nel ‘98. Il calo nella superficie agricola è più accentuato in montagna. Si rileva un forte invecchiamento dell'età media dei coltivatori. Nel '90 quasi 2/3 di essi aveva più di 55 anni e questo dato mette in evidenza le difficoltà di ricambio generazionale. Inoltre, secondo i primi dati provvisori del censimento agricoltura 2000 si possono cogliere alcune indicazioni di fondo: costante riduzione del numero di aziende e, anche se in misura più contenuta, delle superfici agricole, aumento delle dimensioni medie aziendali, fenomeni di abbandono dell’attività agricola in montagna a fronte di ricomposizioni fondiarie in 21 pianura, specializzazione degli assetti produttivi sia per aree territoriali e sia a livello di imprese agricole Tab. 23 Aziende agricole in Emilia-Romagna per alcune caratteristiche. Vari anni. 1982 1990 1998 totale "campo "campo CEE" CEE" Aziende agricole 174.767 150.736 144.743 121.336 Superficie agricola totale (ha) 1.792.445 1.711.889 1.676.505 1.581.285 Superficie agricola utilizzata (ha) 1.273.835 1.232.219 1.231.104 1.225.313 Superficie totale media (ha) 10 11 12 13 S.A.U. media (ha) 7 8 9 10 Aziende con bovini 40.548 23.981 23.981 17.765 Capi bovini 1.060.339 871.349 871.349 693.308 % aziende con bovini sul totale aziende 23 16 17 15 Aziende con suini 27.772 11.091 11.072 6.230 Capi suini 2.261.121 1.896.600 1.896.574 1.579.552 % aziende con suini sul totale aziende 16 7 8 5 giornate di lavoro (in migliaia) 54.690 38.283 38.130 28.401 giornate di lavoro per ettaro di SAU 43 31 31 23 Occupati agricoli (in migliaia) 266 149 117 % occupati agricoli sul totale occupati 16 9 7 Fonte: ISTAT-Regione Emilia-Romagna Si tratta di tendenze che, a partire dai primi anni sessanta, hanno trovato puntuale conferma tra un censimento e l’altro ma per le quali il censimento 2000 sembra indicare una sensibile accelerazione, con incidenze differenti a seconda delle zone altimetriche (pianura, collina, montagna) e degli ambiti provinciali. Al censimento 2000 risultano circa 108 mila aziende agricole corrispondente a circa il 4,1 % del dato complessivo nazionale (circa 2.600.000 unità) Tab. 24 SAU media per zona altimetrica ai censimenti (in ettari). 1982 1990 2000 Piacenza 8,00 9,40 13,82 Parma 7,50 9,00 12,03 Reggio Emilia 6,20 7,03 9,39 Modena 6,41 7,54 9,29 Bologna 8,05 8,76 10,64 Ferrara 10,50 12,03 16,41 Ravenna 7,66 8,42 9,83 Forlì-Cesena 6,17 6,21 6,54 Rimini 3,58 3,61 4,48 Emilia-Romagna 7,29 8,17 10,29 Montagna 5,97 6,83 8,24 Collina 7,18 7,83 9,60 Pianura 7,80 8,74 11,07 22 La pesca, l'acquacoltura ed il reparto dell'economia ittica Il comparto, nel suo insieme, rappresenta, per alcune zone della regione, un fattore imprescindibile dell’economia locale o perché costituisce la principale attività svolta dalla maggior parte della popolazione, come accade nella parte settentrionale della costa regionale, o perché svolge un ruolo integrato insostituibile con il comparto turistico, inteso nella sua più ampia eccezione, come accade indistintamente in tutta la costa con particolare valenza però nella parte meridionale. Le imprese appartenenti a questi comparti sono oltre 1.500. Il giro d’affari della sola pesca marittima è stimato in circa 200 miliardi, pari a circa il 7% del totale nazionale. Tab. 25 Imprese operanti nel settore della pesca, piscicoltura e servizi connessi nelle province della Regione Emilia-Romagna a luglio 2000. Piacenza 4 Parma 7 Reggio Emilia 15 Modena 32 Bologna 28 Ferrara 984 Ravenna 116 Forlì-Cesena 85 Rimini 289 Emilia-Romagna 1.560 Fonte: Infocamere Le imprese I confronti tra le Imprese e le Unità locali tra alcune regioni al censimento ‘91 e al censimento intermedio del '96, indicano che il numero delle imprese e delle unità locali varia in modo molto contenuto in Emilia-Romagna. In particolare, gli addetti diminuiscono di appena lo 0,3% contro un calo italiano del 3,4%. Tab. 26 Imprese, unità locali e addetti nelle unità locali in alcune regioni al 1991 e al 1996. 1991 1996 differenza % Regioni Imprese Unità addetti Imprese Unità addetti Impres Unità addetti locali locali e locali 241.851 264.820 1.283.675 257.526 286.133 1.220.928 6,5 8,0 - 4,9 Piemonte 11,8 9,7 - 2,3 Lombardia 516.003 570.756 2.972.271 576.704 625.992 2.903.172 93.407 103.781 395.639 98.816 108.561 372.601 5,8 4,6 - 5,8 Liguria 271.947 300.931 1.380.555 290.390 317.995 1.410.995 6,8 5,7 2,2 Veneto 271.914 298.245 1.270.846 275.203 300.877 1.266.468 1,2 0,9 - 0,3 Emilia-R. 236.656 260.378 1.018.543 243.672 265.984 986.135 3,0 2,2 - 3,2 Toscana 209.031 230.351 1.080.562 268.446 284.798 1.049.298 28,4 23,6 - 2,9 Lazio 2.932.044 3.233.812 13.621.388 3.166.224 3.434.860 13.164.755 8,0 6,2 - 3,4 Italia Fonte: ISTAT In notevole aumento sono le società di persone e le società di capitale mentre appaiono in calo le imprese individuali secondo un trend ormai consolidato. 23 La struttura delle imprese per numero di addetti riportata in Fig. 4 non cambia molto; oltre il 47% delle imprese nel 1996 ha solo un addetto e quasi il 70% ha fino a 2 addetti. Questi dati confermano le informazioni disponibili per i censimenti precedenti. Fig. 4 Imprese per classi di addetti 1996- ISTAT: Censimento Intermedio 160000 120000 80000 40000 0 1 2 3 -- 5 6 -- 9 1 0 -- 1 5 1 6 -- 1 9 2 0 -- 4 9 5 0 -- 9 9 1 0 0 -- 2 0 0 -- 2 5 0 -- 5 0 0 -- 1 .0 0 0 e 199 249 499 999 p iu ' Per quanto riguarda invece la distribuzione delle unità locali per attività economica Ateco ‘91, si segnala che in Emilia-Romagna il 17% di queste riguardano attività manifatturiere, il 12% le costruzioni, il 17% la classe K riguardante l’informatica, l'attività immobiliare e altre attività, mentre il 31,5% è concentrato nel commercio all'ingrosso e al dettaglio (comprese le riparazioni di auto e beni personali). Tab. 27 Imprese per forma giuridica e anno di censimento 1981 1991 Impresa individuale 213.507 178.759 Società di persone 48.764 65.343 Società di capitale 12.387 23.538 Società cooperativa 2.882 3.272 Az. Regionale provinciale comunale 30 47 Altra forma di impresa 703 955 Unità l. 1981 senza forma giuridica 0 0 Totale 278.273 271.914 Fonte: ISTAT 1996 163.689 71.874 35.705 2.816 28 1.091 0 275.203 Da fonte Infocamere si possono inoltre ricavare segnalazioni sulla dinamicità delle imprese. I maggiori "movimenti" in termini di variazioni nel corso del ‘99 riguardano le attività manifatturiere, le costruzioni, il commercio, le altre attività terziarie (l'informatica e le attività professionali in particolare). La cooperazione Una delle caratteristiche della regione è rappresentata dalla presenza nel tessuto imprenditoriale di una forte componente cooperativa, con imprese leader sui mercati di appartenenza in numerosi comparti produttivi, dall’agroindustriale al manifatturiero al settore dei servizi e delle costruzioni, che ha svolto un importante ruolo nello sviluppo a livello locale, sia dal punto di vista occupazionale che della produzione di ricchezza. 24 I dati raccolti forniti dalle quattro Centrali Cooperative evidenziano la rilevanza e la capillarità del fenomeno cooperativo in regione: come si può vedere, una persona su due circa in Emilia-Romagna è socia di una cooperativa. Tab. 28 Cooperative, soci e addetti in Emilia-Romagna. Legacoop Confcoop Agci (*) Cooperative attive 1.600 1.680 500 Soci 1.600.000 239.600 70.000 Occupati 85.000 34.860 20.000 Fonte: Legacoop, Confcooperative, Agci, Unci (*) Il dato di Confcooperative non comprende le banche di credito cooperativo Unci Totale 135 n.d. n.d. 3.915 1.909.600 139.860 Il personale della Pubblica Amministrazione Locale Il personale della P.A. locale (Regione, Province, Comuni e Comunità Montane) ammontava nel 1998 a circa 50.500. Il personale regionale tra il ‘94 e il ‘99 è diminuito di 172 unità mentre è fortemente aumentato nei Comuni. Tab. 29 Dipendenti in servizio nel comparto Regioni-Enti locali in Emilia-Romagna: anni 1994-1998 1994 1998 diff. Regione 3.320 3.148 - 172 Province 4.242 4.319 77 Comuni 39.182 40.884 1.702 Comunità Montane 102 130 28 48.840 50.479 1.639 Fonte: Istituto Cattaneo - Ragioneria Generale dello Stato L’aspetto di maggior rilievo nei confronti con le altre Regioni è la presenza di dirigenti, 1,6% nei Comuni della regione Emilia-Romagna, contro l’1,1% del centro-nord e lo 0,6% del centro-sud. Anche nelle Province, la presenza di dirigenti è maggiore che nelle altre Regioni, 4,9% in Emilia-Romagna contro il 2,7% e 1,6% rispettivamente nel nord e nel sud del paese. La proporzione cresce ulteriormente per i dirigenti regionali, 9,3% contro gli 8,4% del centro nord e l’8,2% del centro sud. Da confronti realizzati alla fine degli anni ’90, risulta inoltre che è significativamente più diffuso nella nostra regione il ricorso al tempo determinato. Sempre al ’98, il personale dipendente delle Aziende Sanitarie assommava a quasi 52.000 unità, portando l’insieme dei dipendenti pubblici locali (esclusi ministeri e P.A. locale dello stato) a circa il 6% del totale degli occupati. Il turismo A fine 2000 erano presenti in regione 5.075 esercizi alberghieri per un totale di 265 mila posti letto ai quali vanno aggiunti i circa 121 mila delle strutture extra alberghiere per un totale di oltre 386 mila posti letto. Gli arrivi sono stati 7.463.000 con un aumento di 425 mila rispetto all'anno precedente mentre le presenze sono state oltre 36 milioni, con un aumento di oltre 1.700.000 25 Tab. 30 Consistenza ricettiva nelle province della Regione Emilia-Romagna a fine 2000. Categorie non Categorie alberghiere Totale alberghiere Esercizi Posti letto Esercizi Posti letto Esercizi Posti letto Piacenza 106 3.484 34 1.857 140 5.341 Parma 302 12.449 147 4.130 449 16.579 Reggio Emilia 154 6.191 65 3.023 219 9.214 Modena 241 11.276 105 5.632 346 16.908 Bologna 347 21.422 153 5.591 500 27.013 Ferrara 103 5.958 53 20.067 156 26.025 Ravenna 577 37.571 1.660 38.808 2.237 76.379 Forlì-Cesena 611 36.520 156 22.431 767 58.951 Rimini 2.634 130.413 145 19.602 2.779 150.015 Emilia-Romagna 5.075 265.284 2.518 121.141 7.593 386.425 Fonte: Regione Emilia-Romagna Il peso del movimento turistico regionale sul complesso italiano è rilevante: secondo i dati relativi alle presenze nel 2000, in regione si sono riscontrate oltre 36 milioni di presenze su circa 331 milioni in Italia, cioè l’11%. I trasporti Nell’ultimo decennio, la domanda di trasporto in regione è fortemente aumentata. I flussi di veicoli sulla rete stradale tra il 1990 e il 2000 sono aumentati del 33% per le merci e del 20% per i passeggeri. Si stima che il 74% degli spostamenti intercomunali di persone utilizzi il trasporto privato su strada. Sempre su strada avviene tutta la distribuzione delle merci in aree urbane, gran parte dell’approvvigionamento energetico e di materie prime. Tra le regioni, l’Emilia-Romagna è caratterizzata da un alto uso di mezzi di trasporto (90,2% stimato contro l’80% medio italiano) con modesto utilizzo dei mezzi pubblici, frequente ricorso alle auto private come conducenti e diffusione della bicicletta. La domanda regionale di trasporto passeggeri (autobus e ferrovia) per gli spostamenti interni riguarda circa 250.000 unità contro 1.000.000 di spostamenti privati su strada. Dal confronto tra le province, si nota che i mezzi privati sono utilizzati in modo uniforme con un minimo a Piacenza (71,7%) e un massimo a Rimini (80,7%). Dai dati censuari si evince che la domanda di trasporto privato (intercomunale) ammontava ai circa 1,7 milioni di passeggeri al giorno; la percorrenza media si aggirava intorno a 50 km. Questi spostamenti riguardavano l’85% del totale e circa il 66% riguardava spostamenti all’interno dello stesso bacino di traffico. Il 48% era per affari/lavoro mentre gli spostamenti sistematici erano meno frequenti. Per le ferrovie, si riscontrano circa 115 mila spostamenti al giorno per una percorrenza media di 100 km. Gran parte degli spostamenti erano collocati sulla direttrice della via Emilia. Circa il 67% interamente sul territorio regionale e il 30% nello stesso bacino. Dal punto di vista delle infrastrutture, la nostra regione si trova al terzo posto in Italia (dopo Sicilia e Puglia) per dimensione della rete stradale. 26 Tab. 31 Rete stradale e ferroviaria in chilometri in alcune regioni al 1998. Tipologia di strade AutoStatali Provincial Comunali Totale strade i extraurb. Emilia630 2.919 7.221 24.365 35.135 Romagna Lombardia 560 3.463 8.619 20.280 32.922 Toscana 413 3.667 7.340 17.896 29.316 Veneto 457 2.381 7.044 20.166 30.048 Lazio 478 2.599 6.928 22.665 32.670 Campania 445 2.660 6.927 19.119 29.151 Puglia 281 3.253 8.031 25.490 37.055 Italia 6.478 46.483 115.222 312.149 480.332 Fonte Ministero dei Trasporti Ferrovie % dello stato in conces. 16 1.053 304 15 13 13 14 13 16 100 1.585 1.416 1.093 1.100 987 851 16.030 290 84 101 148 233 711 3.394 Da notare che la rete autostradale regionale rappresenta quasi il 10% di quella nazionale. La regione si collocava al settimo posto in Italia per dimensione della rete ferroviaria dello stato (Tab. 31). 27 La sanità, il sociale e l’istruzione L’offerta di servizi sanitari Dai dati sulle strutture ospedaliere risulta che i posti letto pubblici e privati accreditati sono 21.711 posti letto, a fine 2000, con le ripartizioni pubblico-privato e per tipologie di posti letto sottoriportate. Riabil.e LD 13,5% Privati 22,2% Day Hospital 9,1% Ordinari Acuti 77,4% Pubblici 77,8% Il tasso complessivo di posti letto per 1000 abitanti è del 4,2 per acuti (comprensivi del day hospital) e dello 0,7 per 1000 per riabilitazione lungodegenza. L'attività ospedaliera in complesso (riferita a strutture pubbliche e private) ha riguardato nel 2000 circa 912 mila dimessi di cui l'11% per pazienti provenienti da altre Regioni. I residenti dell'EmiliaRomagna ricoverati in strutture di altre Regioni sono stati circa 46 mila. Le specifiche azioni di programmazione sanitaria degli ultimi 5 anni hanno portato ad una riduzione oltre che dei posti letto, dell'ospedalizzazione ordinaria, con contestuale incremento del day hospital, in particolare chirurgico; l'introduzione di criteri di appropriatezza ha inoltre comportato la riduzione di un "set" di 27 DRG medici potenzialmente inappropriati se trattati in ospedalizzazione ordinaria. L'andamento di questi indicatori negli anni (1996-2000) è riportato nella tabella seguente: Tab. 32 Andamento di alcuni principali indicatori dell’Assistenza ospedaliera – Numero indice 1996=100. Indicatore 1996 1997 1998 1999 2000 Posti letto per 1000 ab. (ordinari e 100 86,1 80,1 77,7 77,7 D.H, pubblico e privato) Tasso di ospedalizzazione 100 97,7 94,8 91,8 87,7 complessivo per 1000 ab. Tasso di ospedalizzazione 100 97,0 91,5 87,6 81,4 ordinario Tasso di ospedalizzazione D.H. 100 100,2 105,6 106,9 110,1 Dimessi per i 27 DRG medici 100 85,6 84,8 79,3 69,5 Il personale del SSN a fine 2000 ammontava a 55.334 unità (compresi gli Istituti Ortopedici Rizzoli di Bologna), di cui 38.938 nelle aziende USL e 16.396 nelle aziende ospedaliere, con un aumento di 2.000 unità dal ‘98. Inoltre operavano 3.225 medici di medicina generale (MMG) e 447 pediatri di libera scelta; nel 2000 il 30 % dei MMG lavorava in forma associata. La popolazione residente che ha effettuato la scelta del MMG è più del 97% . Il programma di assistenza domiciliare, sul quale la Regione ha investito sempre maggiori risorse, dà la possibilità a molte famiglie di poter assistere i propri congiunti, offrendo la 28 continuità di un'assistenza sanitaria sempre più qualificata ed efficace. Nel 2000 i pazienti assistiti a domicilio ammontano complessivamente a 37.377 unità, così distribuiti secondo le diverse tipologie: 58,1% ADP (assistenza domiciliare programmata), 26,5% ADI (assistenza domiciliare integrata) ed il 15,4% assistenza a pazienti oncologici. Nel 2000 inoltre, 9.280 persone hanno usufruito dell'assegno di cura previsto dalla normativa regionale a supporto della gestione al domicilio di persone anziane o bisognose di assistenza. All'interno di questo significativo impegno si consolida il forte incremento dell'assistenza domiciliare integrata (ADI), che comporta l'intervento a domicilio di più figure professionali, consentendo così una migliore "presa in carico" dei casi più complessi; l'ADI passa da 5.592 pazienti del 1998 ai 9.920 del 2000. L'assistenza domiciliare programmata (ADP), che riguarda in genere i casi più "leggeri" e quindi con minor carico assistenziale, registra invece un flessione, passando dai 27.505 casi del '98 ai 21.709 dell'anno 2000; l'andamento dei numeri indice di queste diverse tipologie di assistenza domiciliare negli ultimi 5 anni è riportato nel grafico seguente. 4 5 0 4 0 0 3 5 0 3 0 0 2 5 0 2 0 0 1 5 0 1 0 0 5 0 0 1 9 9 6 1 9 9 7 o n c o lo g ic i 1 9 9 8 in t e g r a t a 1 9 9 9 p r o g r a m 2 0 0 0 m a t a Ogni giorno quasi 4.800 cittadini si presentano alle strutture di Pronto Soccorso: nell’anno 2000 gli accessi totali sono stati 1.751.997, con un incremento dell’8,8% rispetto all’anno precedente. Circa il 19% di tali accessi determina un successivo ricovero ospedaliero. L'assistenza specialistica ambulatoriale ha registrato nel 2000 l'erogazione di oltre 52 milioni di prestazioni di diversa tipologia: 69% prestazioni di laboratorio, 11% visite cliniche, 9% prestazioni di diagnostica per immagini, 8% prestazioni di riabilitazione e il restante 3% prestazioni terapeutiche; il tasso grezzo è di 13,8 prestazioni di specialistica ambulatoriale per abitante. Particolare impegno è stato messo in atto dalla Regione per il governo delle liste d'attesa per alcune tipologie di prestazioni: la quota di visite con tempi di attesa superiori ai massimi dichiarati è nel 2000 del 24%, contro il 28% del 1999 e la quota critica delle prestazioni diagnostiche, in due anni, è passata dal 15% al 12%. La regione dispone di una diffusione capillare sul territorio di consultori familiari (circa 238), con un rapporto di 1,8 sedi per 10.000 unità di popolazione target, il doppio rispetto allo standard nazionale, e con 5.000 ore di apertura settimanale. Fanno ricorso a tali servizi oltre 200.000 donne (oltre il 15% della popolazione target). Nel 2000 ogni giorno sono avvenuti circa 90 parti negli ospedali della regione (33.509 nel corso dell’anno) con un incremento del 12% dal 1997. Il programma regionale di screening per la prevenzione dei tumori del collo dell’utero e della mammella è ormai consolidato in tutte le Aziende sanitarie. I tempi di avvio di tali programmi nelle diverse realtà locali sono stati diversi, dai primi iniziati a metà degli anni 29 ’90 agli ultimi partiti nel gennaio del 1998; a tutt’oggi, comunque, la prima fase del programma è conclusa in tutta la Regione ed è già in atto la seconda tornata di chiamate. La copertura per le vaccinazioni obbligatorie nell'infanzia è oltre il 98% della popolazione target nel 2000, mentre le vaccinazioni facoltative (morbillo, rosolia, pertosse, ecc.) raggiungono oltre il 90% dei bambini entro i 24 mesi di età. Il tasso di copertura vaccinale per l'influenza nella popolazione di età superiore ai 65 anni evidenzia un trend in forte ascesa negli anni: dal 32,4 del ’96 al 57,6 attuale. L'attività dei Dipartimenti di Salute mentale si articola attraverso 46 Centri di salute Mentale, 139 punti ambulatoriali, 867 posti in Centri Diurni e Day Hospital, 1077 posti per attività residenziale per trattamenti prolungati. Nel 2000 le persone trattate a livello ambulatoriale sono state oltre 49.000 mentre i ricoveri in strutture residenziali sono stati 3.589. Le politiche sociali In regione alla fine del 1999 erano 1.157 i minori fuori famiglia di cui 953 assistiti nei presidi residenziali e 204 nelle case famiglia multi-utenza. Circa 300 minori erano stranieri. A questi si aggiungono circa 1.00 in affido familiare a tempo pieno o tempo parziale. Sul piano dell'assistenza agli anziani (Tab. 33) complessivamente gli anziani assistiti nei 736 presidi della regione erano quasi 27.000. Si prevede che il fabbisogno di servizi in questo settore aumenterà nei prossimi anni. Tab. 33 Presidi per anziani e utenti in Emilia-Romagna al 31-12-99. Attività N° di presidi N° di posti letto Residenze sanitarie assistite 48 1.596 Casa protetta 280 14.512 Casa di riposo 195 7.588 Com. alloggio 60 701 Residenza protetta 15 260 Centro diurno 138 2.251 Totale 736 26.908 Fonte: SIPS –Sistema informativo politiche sociali N° di ospiti 1.518 13.944 6.822 615 211 2.146 25.256 Tab. 34 Residenze sanitarie assistite per aziende USL dell’Emilia-Romagna al 31/12/2000. N° di presidi Posti letto totali Bologna Città 3 233 Bologna Nord 3 118 Cesena 3 64 Ferrara 8 245 Forlì 2 60 Imola 1 70 Modena 5 153 Parma 2 94 Piacenza 3 155 Ravenna 11 243 Reggio Emilia 9 233 Rimini 2 103 Emilia-Romagna 51 1.771 Fonte: DG Sanità e Politiche sociali Regione Emilia-Romagna 30 Gli anziani assistiti a domicilio (dato relativo a 300 servizi di assistenza domiciliare su 341 comuni) erano a fine ‘99 circa 12.000. Oltre all’assistenza alla persona, tra i servizi offerti, i più frequenti sono: la consegna pasti e i trasporti. Circa il 43% degli utenti vive solo. Degli oltre 35.000 utenti anziani delle strutture e dei servizi regionali, oltre 10.000 sono autosufficienti. Per quando riguarda i portatori di handicap, nel 1999 gli utenti dei servizi erano 3.300; di questi oltre tre quarti erano assistiti da centri socio riabilitativi semi residenziali, i rimanenti, in strutture residenziali e gruppi appartamento. Tab. 35 Presidi per disabili e ospiti in Regione Emilia-Romagna al 31/12/1999. Numero di Numero di Numero di Attività presidi posti letto ospiti Centro sanitario riabilitativo diurno 192 2.613 2.546 Centro sanitario riabilitativo residenziale 41 554 520 Gruppo appartamento 29 214 169 Residenza protetta 2 69 66 Totale 264 3.450 3.301 Fonte: SIPS –Sistema informativo politiche sociali L'offerta dei posti per anziani, minori, disabili, tossicodipendenti e multi-utenza è per il 52% in strutture a gestione pubbliche. Il 20% dell'offerta complessiva è fornita da strutture non profit. Nel 1998 il numero di consultori familiari per l'assistenza materno infantile ammontava a 242 per oltre 5.000 ore di apertura settimanale. In Emilia-Romagna, inoltre, nel 1999 erano presenti 1.604 organizzazioni di volontariato con un incremento del 55% rispetto al '95. La quota regionale rappresenta oltre il 10% del totale nazionale. Sul versante dell'assistenza agli stranieri si sottolinea che i residenti stranieri tra il 1993 e il 2000 sono triplicati passando da circa 43 mila ad oltre 130.000. La provincia con il numero maggiore di stranieri residenti nel 2000 è Bologna (28.481) mentre gli incrementi maggiori nel periodo ‘93/99 si riscontrano a Piacenza e Parma. A Ferrara l'incremento più contenuto. Il numero di permessi di soggiorno in regione rilevati all’1/1/1999 era di circa 100.000 (fonte Ministero dell’Interno). A fronte di questo fenomeno, è diffusa nel territorio una rete di servizi di accoglienza che consisteva al 1999 in 180 centri di accoglienza abitativa, per complessivi 3.026 posti con una presenza registrata al 31/12/99 di 2.678 utenti (Fonte: SIPS). Da notare anche la presenza straniera nelle carceri della regione; essi rappresentano oltre il 35% dei detenuti. Tra i 3.111 detenuti in totale nelle carceri della regione, si rilevano circa 35% di tossicomani; il 4,37% è inoltre affetto da HIV. Per quanto riguarda gli utenti dei SERT (Servizi Tossicodipendenze), si assiste ad un leggero calo nel corso del 1998 nel numero dei nuovi casi di tossicodipendenti assistiti. In aumento, invece nel 1999 i nuovi casi, così come il totale delle utenze. Negli ultimi anni, il ricorso al SERT ha avuto un andamento discontinuo. La tendenza all'aumento è inferiore a quello nazionale. 31 L’istruzione I nidi d’infanzia in Emilia-Romagna nell’anno scolastico 1996/1997 erano 405 per un’utenza di 16.714 bambini; nel 2000 l’offerta sale rispettivamente a 433 nidi per 18176 bambini iscritti registrando quindi un aumento complessivo dell’utenza è di circa 1.500 bambini. Nel 2000 la popolazione che fruiva di un servizio per la prima infanzia è circa il 20% dell’utenza potenziale. Tab. 36 Nidi d'infanzia e utenti nelle province della Regione Emilia-Romagna. 1998/99 1999/00 nidi d'infanzia nidi d'infanzia differenza strutture iscritti strutture iscritti iscritti Piacenza 17 635 18 650 15 Parma 34 1.491 36 1.515 24 Reggio Emilia 52 2.576 57 2.713 137 Modena 77 3.140 85 3.334 194 Bologna 124 4.864 132 5.165 301 Ferrara 31 1.219 33 1.325 106 Ravenna 35 1.465 35 1.457 -8 Forlì-Cesena 29 1.174 29 1.189 15 Rimini 16 760 8 828 68 Emilia-Romagna 415 17.324 433 18.176 852 Fonte: ISTAT Gli utenti della scuola materna erano nel 1999/2000 oltre 88.000, in crescita rispetto all'anno precedente; il 41% dei bambini frequentava la scuola materna statale. Nei confronti con le altre regioni, l'Emilia-Romagna (1998/99) con le sue 1.450 scuole materne si colloca al nono posto in Italia con un numero di bambini per sezione leggermente maggiore alla media nazionale. Tab. 37 Alunni iscritti per tipo di scuola materna nelle province della Regione EmiliaRomagna anno scolastico 1999-2000. Totale scuola Scuola statale Scuola non Popolazione Tasso di materna statale da 3 a 5 anni scolarizzazio al 31.12.1999 ne Piacenza 5.569 3.244 2.325 5.720 97,4 Parma 8.058 3.174 4.884 8.583 93,9 Reggio Emilia 11.107 2.649 8.458 11.555 96,1 Modena 15.065 7.107 7.958 15.458 97,5 Bologna 19.516 8.100 11.416 19.927 97,9 Ferrara 6.375 1.912 4.463 6.187 103,0 Ravenna 7.346 3.069 4.277 7.305 100,6 Forlì-Cesena 8.133 4.809 3.324 7.999 101,7 Rimini 6.935 2.496 4.439 6.820 101,7 Emilia88.104 36.650 51.544 89.554 98,4 Romagna Fonte: Regione Emilia-Romagna Sistema Informativo scolastico 32 Tab. 38: Scuole materne gestite da Enti Locali nelle province della Regione EmiliaRomagna anno scolastico 1999-2000. numero scuole comuni con comuni senza Piacenza 4 4 44 Parma 14 1 46 Reggio Emilia 45 20 25 Modena 45 11 36 Bologna 90 11 49 Ferrara 22 3 23 Ravenna 26 6 12 Forlì-Cesena 19 3 27 Rimini 28 6 14 Emilia-Romagna 293 65 276 Fonte: Regione Emilia-Romagna Sistema Informativo scolastico I dati per provincia relativi all'anno scolastico 1999/2000 indicano una maggiore frequenza nelle statali a Piacenza e Forlì-Cesena è minore invece nelle provincie di Reggio Emilia e Ferrara. Il tasso di scolarità per lo stesso anno è il 98,4% superiore al dato nazionale. Da notare che in alcune regioni (Toscana, Umbria, Abruzzo) si raggiunge il 100%. Il tasso di scolarità (fonte Regione Emilia-Romagna) è del 100% a Ferrara e in Romagna è inferiore alla media regionale a Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena. Dall’analisi degli ultimi anni si evince che il numero degli alunni iscritti alle elementari aumenta, quello relativo alle scuole medie si conferma in calo, mentre la secondaria superiore mostra una diminuzione regolare negli ultimi anni come peraltro accade anche per il dato medio nazionale. Il tasso di scolarizzazione per le elementari e le medie copre in sostanza tutta l'utenza potenziale (100,7% e 103,3% rispettivamente) e risulta inferiore a quello nazionale. Questo dato possiede una valenza positiva perché tassi superiori potrebbero indicare la presenza di ritardi, anticipi e ripetenze (si contano alunni non compresi nella fascia di età corrispondente). Tab. 39 Alunni iscritti per tipo di scuola nelle province della Regione Emilia-Romagna anno scolastico 1999/2000. Elementari Medie Superiori Piacenza 9.928 5.814 7.463 Parma 14.917 9.036 15.047 Reggio Emilia 18.945 10.883 14.865 Modena 26.335 15.010 24.014 Bologna 31.924 17.769 27.234 Ferrara 11.006 6.640 12.638 Ravenna 13.684 7.383 11.603 Forlì-Cesena 12.211 8.520 14.500 Rimini 11.932 6.788 11.797 Emilia-Romagna 150.882 87.843 139.161 Fonte: Regione Emilia-Romagna/ISTAT Per le medie superiori, il tasso di scolarizzazione è del 90,7% ed è in aumento dal 1991 (oltre 10 punti). Il tasso di scolarizzazione femminile è più alto di quello maschile. Gli iscritti alle università della regione (1998/99) erano 160.471, il 9.6% dell'intera popolazione universitaria nazionale. 33 Fig. 5 Iscritti nelle Università in % 1998/1999 Is critti ne lle unive rs ità in pe rce ntuale 2% 19% 9% 61% 9% Bologna Ferrara Modena e Reggio E. Parma Piacenza Rispetto all'inizio degli anni ‘90 sono aumentati del 39,8%, (74,1% in più rispetto al 1980/81). Si nota che 10.643 studenti residenti in regione sono iscritti in università extraregionali (10.6 del totale), mentre 90.228 sono iscritti in atenei regionali; 66.744 sono gli studenti italiani residenti in altre regioni e 887 gli iscritti con cittadinanza straniera. Dopo i primi anni ‘80, la crescita è molto accentuata anche se negli ultimi anni si avvertono i segnali della diminuzione delle nascite avvenuta negli anni '70/80. I laureati nel '97 sono stati 13.650 per un totale di 129.169 in tutta Italia (10,6%). Agli inizi degli anni '90 risultavano inferiori alle 9.000 unità (i laureati sono aumentati del 61% tra il 1991 e il 1998). La formazione professionale Nel corso del 1999, hanno frequentato corsi di formazione promossi dalla Regione e dalle Province quasi 110.000 utenti come indicato in Tab. 40. Di questi circa il 70 % é occupato e uno su quattro è giovane. Tab. 40 Utenti della formazione professionale di Regione e Province nell’anno 1999. Giovani Disoccupati Soggetti a Donne Altri Occupati di lunga rischio di con soggetti durata esclusione difficoltà di ins. lav. Orientamento 13126 128 183 103 32 Formazione al 14.104 lavoro Formazione sul lavoro Totale 27.230 % 25 Fonte: Regione Emilia-Romagna 2.022 2.150 2 2.395 2.578 2 34 927 1.030 1 483 515 0 Totale 13572 19.931 77.089 77.089 77.089 70 110.592 100 Altre 5 mila persone hanno partecipato ad iniziative formative promosse direttamente dai maggiori Enti operanti nella regione che hanno acquisito risorse finanziarie partecipando direttamente ad azioni promosse dallo Stato o dall’Unione europea. Sul versante della domanda, va ricordato che il tasso di disoccupazione della nostra regione è in calo; per gli uomini è a livello frizionale (2,7%) mentre per le donne continua ad essere più elevato (5,8%), seppure in discesa (dati Istat 2000). Il numero degli occupati risulta in aumento in tutti i settori escluso l’agricolo, per gli uomini ed ancor più per le donne. In aumento pure il tasso di attività della popolazione: dal 51.8 del ’98 al 52.8 attuale In aumento pure le forme contrattuali atipiche, il part time, ad esempio, coinvolge 123 mila persone, per lo più donne di ogni fascia di età e, in misura ridotta, uomini giovani oppure anziani prossimi al pensionamento; l’interinale si va diffondendo, anche se allo stato attuale il suo utilizzo è limitato a circa 49 mila missioni, con il coinvolgimento di circa 26 mila persone, spesso dequalificate, dell’industria, del commercio, del turismo e della ristorazione. La durata media delle missioni è stata di quasi 2 mesi. La collaborazione coordinata e continuativa prende, altresì, piede principalmente nei servizi. Contemporaneamente si assiste ad un’accelerazione nella trasformazione da forme contrattuali atipiche a forme standard. Tra le 74 mila persone in cerca di lavoro ci sono alcuni gruppi che incontrano maggiori difficoltà di altri: giovani donne con alti livelli di istruzione, accompagnate dalle adulte prive di un’adeguata preparazione sia scolastica sia professionale, interessate, spesso, ad un impiego flessibile adatto a conciliare la vita lavorativa con l’impegno di cura familiare. Per le giovani leve maschili, invece, la percentuale di inoccupati è più alta tra i diplomati che tra coloro che hanno al massimo una qualifica acquisita in un istituto o in un centro di formazione professionale. Questi ultimi, infatti, hanno maggiori chances, in quanto sono assunti di frequente dalle imprese industriali con un contratto di apprendistato. Tab. 41 I principali gruppi di persone in cerca di lavoro dal 1997 al 1999. 1997 1998 Giovani donne con alta scolarità 23.000 19.000 Donne adulte con bassa scolarità 19.000 17.000 Giovani donne con bassa scolarità 13.000 12.000 Giovani maschi con alta scolarità 12.000 11.000 Giovani maschi con bassa scolarità 7.000 10.000 Fonte Istat 1999 15.000 21.000 12.000 8.000 8.000 Un altro gruppo svantaggiato è costituito dalle persone disabili. Dei 38mila cittadini con handicap presenti nel mercato del lavoro regionale, circa 13mila sono disoccupati, mentre 25mila lavorano. Una nuova legislazione, che supera la vecchia norma sul collocamento obbligatorio, è stata promulgata nel marzo del 1999. È rivolta a sostenere, attraverso un sistema di incentivi e la creazione di nuovi e adeguati servizi, il loro inserimento occupazionale mirato. 35 36 Il nuovo contesto istituzionale La finanza regionale: il quadro legislativo Il processo di riorganizzazione dei rapporti finanziari fra amministrazione centrale e periferica ha originato negli ultimi anni reiterate modifiche legislative al sistema di finanziamento delle Regioni e degli Enti Locali. Il triennio 1998-2000 è stato, fra l'altro, caratterizzato da una politica nazionale di particolare rigore in ottemperanza degli impegni internazionali assunti dal Paese, cui sono state chiamate a cooperare Regioni ed autonomie locali. Il sistema di finanziamento garantito fino al 1992 alle Regioni comincia a modificarsi, praticamente a cadenza annuale dal 1993 si assiste ad un susseguirsi di disposizioni legislative che vanno via via alterando la fisionomia delle fonti di finanziamento regionali, senza per altro modificarne significativamente la quota di autonomia. Prendendo in esame l'evoluzione delle risorse autonome della Regione, al netto degli incrementi di gettito derivanti dall'esercizio della leva fiscale propria e dei tributi con vincolo di destinazione, si riscontra che da un incremento pari al 9,4% fra il 1992 e il 1993, si passa ad un decremento del 6% registrato fra il 1997 e il 1998 e ad un incremento del 3,1% nell’anno successivo (dove l'incremento è stato sostanzialmente realizzato sulla base di una maggior assegnazione di Fondi perequativi e non su introiti autonomi regionali). Le continue modifiche introdotte al sistema di finanziamento, oltreché tradursi in riduzione di risorse disponibili autonome, hanno dato luogo a slittamenti temporali nelle assegnazioni dei fondi spettanti alle Regioni, a serie incertezze nella determinazione previsionale e nell'accertamento delle risorse stesse, all'incremento dei crediti vantati verso lo Stato, a flussi di cassa incerti e, sovente, inadeguati. A partire dalle misure introdotte con le manovre di finanza pubblica degli anni 1998 e 1999, si evidenzia, per il comparto regionale, un quadro complesso che pone sovente in contraddizione il maggior ruolo regionale - anche in attuazione delle deleghe recate dalla L.n. 59/97 - e l'incerta stima delle risorse su cui fare affidamento; mentre appare sempre più evidente che il fulcro attorno cui ruotano le principali innovazioni legislative riguarda la “responsabilizzazione“ delle Regioni sul versante della spesa sanitaria. Il senso è quello, fra l'altro, di disancorare la copertura del fabbisogno sanitario dal bilancio statale in senso stretto. Il passaggio si effettua per “tappe“ successive. Si passa dal totale finanziamento della sanità a carico del bilancio statale (ante 1998), all'abolizione dei contributi sanitari e loro sostituzione con il gettito IRAP (sino al 90%) e lo 0,5% di compartecipazione regionale all'IRPEF vincolata alla spesa sanitaria, con lo Stato che continua a stanziare la differenza necessaria a carico del proprio bilancio (anni 1998-1999-2000). Ulteriori e più incisive modifiche dovrebbero scattare dal 2001, in attuazione del D.Lgs. 56/00, con la soppressione dell'integrazione finanziaria da parte dello Stato, che verrebbe assorbita nella più generale compartecipazione regionale al gettito di alcuni tributi erariali (IRPEF, accisa benzina e compartecipazione all'IVA). Lo scenario generale è dunque complesso. Alle Regioni viene richiesta più di una garanzia: - assicurare livelli essenziali di assistenza (definiti dallo Stato) e condizioni di uniformità; - il rispetto del Patto di Stabilità interno; - l'assolvimento, oltreché dei compiti istituzionali, anche dei conferimenti di deleghe e funzioni ai sensi della L.n. 59/97; 37 il mantenimento degli equilibri di bilancio e l'assorbimento degli eventuali disavanzi della Sanità. Il principio generale, su cui si basa l'evoluzione del sistema di finanziamento regionale, è quello della corrispondenza fra il “prima“ e il “dopo“. Vale a dire che, teoricamente, alle Regioni devono essere assicurate le stesse risorse che lo Stato destinava alle medesime attività. Ma anche su questo principio insistono alcuni dubbi: - erano sufficienti le risorse che lo Stato destinava? Per la spesa sanitaria sappiamo che non lo erano; - le spese da garantire restano fisse negli anni? Sappiamo che questo è impossibile anche solo per l'incremento dei prezzi e del costo dei contratti, ecc.; - l'esperienza sin qui condotta ha potuto riscontrare che fin dal primo anno di passaggio ad “un nuovo sistema di finanziamento“, le risorse sono sovente state inferiori a quelle precedentemente assicurate; - i nuovi sistemi di finanziamento sono in grado di produrre le risorse ipotizzate in via teorica? L'esperienza dell'IRAP riscontra un ampio divario fra gettito atteso e gettito effettivo. Con l'approvazione del D.Lgs. 56/00, che attua i principi della delega contenuti nell'art. 10 della L.n. 133/99, si perviene ad una definizione del mutamento di una parte consistente delle regole di finanziamento delle Regioni a statuto ordinario. Il punto di partenza del decreto delegato è costituito dalla soppressione di alcuni trasferimenti erariali, fra i quali netta prevalenza assume il concorso dello Stato al finanziamento della spesa sanitaria corrente e in capitale. Gli altri trasferimenti che vengono soppressi riguardano il fondo perequativo relativo alla compensazione delle perdite di entrata derivanti alle Regioni dalla soppressione dell'addizionale regionale all'imposta erariale di trascrizione (ARIET), un indennizzo, di modesta entità, riferito all'usura delle strade derivante dall'uso dei mezzi d'opera ed infine la compensazione del minor gettito della tassa automobilistica regionale derivante dalla riduzione della sovrattassa diesel. I trasferimenti soppressi sono compensati con la compartecipazione regionale all'imposta sul valore aggiunto (IVA), con l'aumento dell'aliquota della compartecipazione regionale all'IRPEF e con l'aumento dell'aliquota di compartecipazione regionale all'accisa sulle benzine. Il decreto delegato prevede entrambe queste operazioni (soppressione dei trasferimenti erariali e compensazioni con compartecipazione a tributi erariali) a decorrere dal 2001. È da tale anno che l'aliquota di compartecipazione all'IVA viene fissata nella misura del 25,7% del gettito nazionale realizzato nel penultimo anno precedente, al netto di quanto devoluto alle Regioni a statuto speciale e delle risorse UE (art. 2, comma 2). Il gettito della compartecipazione è attribuito “figurativamente“ a ciascuna Regione e assume, come indicatore di base imponibile, la media dei consumi finali delle famiglie rilevati dall'ISTAT a livello regionale negli ultimi tre anni disponibili. Tale attribuzione riveste carattere meramente “teorico“, perseguendo la finalità di evidenziare e rendere più trasparenti i processi di redistribuzione delle quote di compartecipazione a fronte del richiesto concorso alla solidarietà interregionale. Per quanto riguarda la compartecipazione regionale all'IRPEF, le relative aliquote, già determinate dall'art. 50, comma 3 del D.Lgs. 446/97 nella misura dello 0,5% (vincolato al finanziamento della spesa sanitaria), vengono elevate di un ulteriore 0,4% destinato alla copertura di quota parte dei trasferimenti soppressi. Resta ferma, per le Regioni, la possibilità di incremento autonomo (addizionale vera a propria) di un ulteriore 0,5%. - 38 Di otto lire al litro è elevata la quota di compartecipazione regionale all'accisa sulla benzina, attualmente prevista in lire 242 per litro. Da ricordare che la compartecipazione regionale all'accisa sulla benzina era stata introdotta, a partire dal 1996, nella misura di 350 lire al litro a seguito della cessazione dei trasferimenti erariali alle Regioni, previsti dai due “fondi storici“: fondo comune regionale e fondo per i programmi di sviluppo (ex artt. 8 e 9 della L.n. 281/70) e di altri consistenti trasferimenti erariali previsti da altre leggi fra cui il Fondo nazionale Trasporti, il finanziamento del comparto Agricoltura e altri finanziamenti per un ammontare complessivo di 5,899 miliardi di euro. Dal momento che il gettito derivante dall'accisa, già in via di stima presuntiva, non dava copertura adeguata ai trasferimenti soppressi era stato previsto un primo Fondo perequativo a compensazione. Dal gennaio 1998, a seguito della riforma della tassa automobilistica regionale dalla quale si attendevano maggiori introiti, la compartecipazione regionale all'accisa venne ridotta a lire 242 al litro, provocando un'altra consistente minore entrata ai bilanci regionali (minori introiti valutabili, per il 1998, in complessivi 342 milioni di euro). Le Regioni, con riferimento a tali minori entrate, continuano ad avere un “contenzioso“ aperto con lo Stato che, per ora, ha provveduto solo parzialmente alla copertura con l'approvazione della L.n. 290/00, che però non risolve in modo strutturale il problema. Il decreto delegato pone in evidenza la problematica riferita alla perequazione da attuarsi per la realizzazione degli obiettivi di solidarietà interregionale. L'art. 7 prevede l'istituzione, nel bilancio statale, di un “Fondo perequativo nazionale“ e stabilisce le procedure tecniche attraverso le quali, annualmente, verranno quantificate le quote di compartecipazione all'IVA e l'entità di tale Fondo perequativo. Il rinvio all'art. 2 comma 4 chiarisce che sarà un decreto del Presidente del Consiglio a stabilire entro il 30 settembre di ciascun anno, per il triennio successivo, la quota di compartecipazione all'IVA, la quota di concorso alla solidarietà interregionale, la quota da assegnare a titolo di fondo perequativo nazionale e, in conclusione, le somme da erogare a ciascuna Regione da parte del Ministro del Tesoro, del bilancio e della programmazione economica. I criteri di redistribuzione fra le Regioni sono i seguenti: - per l'esercizio 2001 è assicurata piena corrispondenza alla “spesa storica“ e perciò a ciascuna Regione dovrebbe essere corrisposta una quota di gettito IVA pari ai trasferimenti soppressi al netto dei cosiddetti nuovi tributi attribuiti (0,4% quale aumento della compartecipazione regionale all'IRPEF e lire 8/litro per compartecipazione all'accisa sulla benzina); - nei due anni successivi (2002-2003) la spesa storica mantiene un peso rilevante ma decrescente, infatti, la quota IVA compartecipata è ridotta del 5% per ciascuno dei due anni; - a partire dal 2003 la quota è ridotta di un ulteriore 9% annuo fino a totale azzeramento nel 2013. Il meccanismo perequativo che regolerà la ripartizione fra le Regioni della compartecipazione all'IVA si fonda sull’utilizzo del parametro “popolazione” al quale sono stati applicati dei correttivi per di ridurre le differenze di capacità fiscale (le cui distanze rispetto alla media dovranno essere ridotte del 90%), che tengano conto dei fabbisogni sanitari ed infine cerchino di neutralizzare i maggiori costi di funzionamento che incontrano le Regioni con dimensioni geografiche più piccole. Sulla base delle “Specifiche tecniche“ allegate al D.Lgs. 56/00, il criterio di perequazione della capacità fiscale viene applicato, per il triennio 2002-2004, al gettito dei seguenti 39 principali tributi propri e compartecipazioni: IRAP, addizionale IRPEF, compartecipazione accisa benzina e tassa automobilistica. La previsione è di un obiettivo di perequazione della capacità fiscale che riduca del 90% le distanze fra il gettito standardizzato, per abitante, di ciascuna regione rispetto al gettito standardizzato medio nazionale. La scelta del 90% di riduzione dovrebbe, in linea teorica, consentire il permanere di incentivi allo sforzo fiscale da parte delle Regioni. Le simulazioni effettuate su tali basi penalizzano le Regioni che negli anni hanno compiuto un autonomo sforzo fiscale rispetto a quelle che non l'hanno fatto. Inoltre, il meccanismo su cui è basato il calcolo comprende le due fonti di entrate attualmente autonome e libere da vincoli formali e sostanziali di destinazione più consistenti: la compartecipazione regionale all'accisa sulla benzina per lire 242/litro e la tassa automobilistica regionale. Queste due tipologie di entrata sono già applicate ai bilanci regionali per il finanziamento degli interventi autonomi delle Regioni. Dalle simulazioni si evince che il gettito standardizzato pro-capite della regione EmiliaRomagna (seconda regione con la media più alta dopo la Lombardia) ammonta a 1063,38 euro contro una media standardizzata nazionale di 825,81 euro. Il meccanismo della riduzione del 90% sulla differenza ci farebbe scendere a 849,57 euro. Da tutto ciò si evince il modesto interesse per la Regione verso ulteriori sforzi fiscali, dal momento che degli stessi, teoricamente, le spetterebbe solo un 10%. Altro punto focale del decreto è il presidio, posto dagli artt. 8 e 9, al finanziamento della spesa sanitaria. A dire il vero alcune delle disposizioni recate dai suddetti articoli sono oggetto di modifiche nell'ambito del disegno di legge Finanziaria per il 2001. Ma la sostanza non muta fondamentalmente, almeno con riferimento al principio secondo il quale, per il triennio 2001-2003, ciascuna Regione è tenuta a destinare al finanziamento della spesa sanitaria regionale risorse non inferiori alle quote che risultano dal riparto dei fondi destinati per ciascun anno al finanziamento del servizio sanitario nazionale. A ben vedere tutto il decreto delegato prefigura, sostanzialmente, un differente sistema di finanziamento della spesa sanitaria cui vanno ad aggiungersi, per gli anni futuri, i finanziamenti che verranno determinati in attuazione delle funzioni e dei compiti attribuiti alle Regioni dalla L.n. 59/97. Quanto poi al principio dell'eliminazione del vincolo di destinazione delle entrate, reso palese dall'abolizione del trasferimento statale specifico per il Fondo Sanitario Nazionale, esso risulta contraddetto dalle disposizioni che fanno riferimento all'obbligo per le Regioni di assicurare finanziamenti adeguati ai livelli essenziali e uniformi di assistenza definiti dal Piano Sanitario Nazionale, il cui vincolo è rafforzato dal “condizionamento“ dei trasferimenti perequativi e delle compartecipazioni (art. 9, comma 4, D.Lgs. 56/00). In altre parole, se le compartecipazioni e le altre tipologie di entrata devono essere destinate prima di tutto al finanziamento delle esigenze imposte dagli obiettivi sanitari fissati dal Piano Sanitario Nazionale, a pena di una loro riduzione, l'effetto non può che essere di reintrodurre un vincolo di destinazione sostanziale al posto di uno formale. In definitiva, la questione urgente ma tuttora irrisolta resta quella della natura della spesa sanitaria e di un modello di Servizio Sanitario adatto ad inserirsi a pieno titolo nell'ambito della finanza regionale e nella responsabilità di tale livello di governo. L’accordo Stato/Regioni dell’8 agosto 2001 negli aspetti economico-finanziari non s’inserisce organicamente nei principi contenuti nel D.Lgs. 56/00. Questo genera un elemento di forte criticità, sottolineato anche in sede di Conferenza Stato/Regioni, poichè limita l’autonomia delle Regioni nell’individuazione delle modalità di determinazione delle proprie entrate. 40 Lo stato di attuazione delle Bassanini A quasi dieci mesi dalla scadenza del termine del 31 dicembre 2000 previsto dall’art. 7 del D.Lgs. 112/98 per l’effettiva decorrenza dei conferimenti alle Regioni e agli Enti locali, è possibile tracciare un bilancio del processo di quantificazione e ripartizione delle risorse strumentali, finanziarie ed umane per l’esercizio delle nuove funzioni. Il processo, che ha visto intensamente coinvolte non solo le amministrazioni statali ma anche le Regioni ed il sistema delle autonomie, ha evidenziato risultati importanti ed ha fatto emergere una serie di criticità e la necessità di revisioni ed adattamenti in corso d’opera. Con i DPCM del 22 dicembre 2000 sono state trasferite alle Regioni e agli enti locali le risorse finanziarie per le funzioni in materia di energia, miniere e risorse geotermiche; incentivi alle imprese; opere pubbliche; viabilità; trasporti; ambiente; demanio idrico; protezione civile; istruzione scolastica; polizia amministrativa; salute umana e sanità veterinaria; concessione di trattamenti economici in favore di invalidi civili. La Regione Emilia-Romagna ha ricevuto trasferimenti (diretti e indiretti) per circa 314 miliardi a regime ai quali si aggiungono circa 177 miliardi di trasferimenti una tantum per il triennio 2000-2002 e 385 unità di personale. Il 21 febbraio 2001, con la pubblicazione del DPCM, le Regioni e gli enti locali sono divenuti effettivamente titolari delle funzioni, mentre il concreto esercizio di esse ha avuto luogo solo con l’emanazione dei Decreti di trasferimento delle risorse e del personale. Per agevolare questo processo – rispetto sia ai tempi richiesti dai procedimenti statali sia alle esigenze di coordinamento con le Regioni e gli enti locali – l’art. 52 della legge finanziaria per il 2001 (L.n. 388/00) consentiva agli enti destinatari dei trasferimenti di avvalersi, senza oneri aggiuntivi, delle strutture delle amministrazioni o degli enti già titolari delle funzioni prima del trasferimento, per non più di un anno. In alcuni settori il trasferimento delle risorse e del personale ha evidenziato rilevanti problemi che sono stati specificamente posti ed affrontati nell’ambito della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e poi della Conferenza unificata ed in stretto rapporto con il nuovo commissario competente in merito all’attuazione dei trasferimenti. Le maggiori criticità si sono riscontrate nelle materie sanitarie, relativamente alla concessione delle indennità spettanti ai soggetti danneggiati da emotrasfusione, in relazione alla insufficienza delle risorse finanziarie trasferite. A tal riguardo è stato raggiunto un accordo in sede di Conferenza Unificata in data 8 agosto 2001 in virtù del quale, oltre alla definizione di alcune questioni di carattere prettamente amministrativo ed attinenti il contenzioso, sono state determinate in 510 miliardi di lire le risorse da corrispondere agli aventi diritto e quelle relative alle funzioni e compiti. Anche nella concessione dei benefici a favore degli invalidi civili sono emerse delle problematiche legate alla enorme mole del contenzioso che i Comuni (e nella fase transitoria la stessa Regione Emilia-Romagna) si trovano a dover affrontare. La Conferenza dei Presidenti delle Regioni si è attivata per raggiungere un accordo volto alla modifica dell’art. 130 del D.Lgs. 112/98, diretto ad affermare il collegamento fra la legittimazione processuale e le singole fasi dell’accertamento sanitario e della concessione, per evitare che l’amministrazione concedente sia chiamata in giudizio o possa essere condannata alle spese legali in relazione all’esito dell’accertamento sanitario compiuto da altra amministrazione. Per la viabilità a seguito di specifico accordo in sede di Conferenza Unificata si sono definite le procedure dei trasferimenti che hanno portato all’emanazione dei decreti concernenti il trasferimento del personale entro il mese di ottobre ed alla previsione di tempi e modalità per la consegna delle strade. 41 Attualmente la maggior parte dei conferimenti di funzioni sono stati completati o sono in via di completamento entro breve. Il Nuovo Titolo V della Costituzione La legge di riforma costituzionale ridefinisce profondamente l’ambito delle competenze legislative ed amministrative delle Regioni. Tra gli aspetti di maggior rilievo si segnala la nuova formulazione dell’art. 117 della Costituzione che enumera puntualmente le competenze demandate alla potestà legislativa esclusiva dello Stato, quelle relative alla legislazione concorrente fra Stato e Regioni ed infine stabilisce che la potestà legislativa generale residuale è di competenza delle Regioni. Il quadro delle competenze legislative delle Regioni ordinarie risulta essere così configurato: una competenza legislativa piena o “esclusiva” anche in materie di particolare rilevanza (ad esempio industria, artigianato, turismo, formazione professionale ecc.) ed una competenza di carattere concorrente nelle materie individuate dall’art. 117, comma terzo. Inoltre, ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia possono essere richieste, in base ai presupposti ed alle condizioni contenute nella riformulazione dell’art. 116 della Costituzione in alcuni settori (l’organizzazione della giustizia di pace, le norme generali in materia di istruzione, la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, nonché i beni culturali). Sul piano delle competenze amministrative il criterio fondamentale per il riparto delle funzioni è individuato nei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. Risulta evidente il rafforzamento dell’autonomia legislativa e, conseguentemente, politica della Regione. L’applicazione della riforma del titolo V comporterà una forte ricaduta sulla legislazione regionale e i diversi settori di intervento dovranno essere ripensati alla luce delle competenze normative esclusive demandate alla Regione. In alcuni settori, infatti, gli ambiti di intervento si sono sicuramente ampliati, ma occorre verificare il delicato rapporto esistente fra la legislazione statale previgente e quella regionale che potrà essere posta in essere in attuazione dei nuovi principi, al fine di salvaguardare la continuità dell’ordinamento giuridico senza creare spaccature nel sistema normativo. In altri termini, l’elaborazione e l’emanazione di testi normativi attinenti a materie attribuite alla competenza esclusiva della Regione implica un delicato e rilevante lavoro interpretativo sulle abrogazioni della legislazione preesistente. La nuova normativa costituzionale pone ulteriori problemi soprattutto sul piano dei rapporti Stato-Regioni-Autonomie locali. Essi si sostanziano non solo in relazione alla nuova configurazione delle fonti normative, ma anche con riferimento al nuovo assetto delle funzioni (da leggere alla luce del nuovo principio di sussidiarietà) nonché a tutti gli strumenti di coordinamento e di collaborazione tra diversi livelli istituzionali. Occorre, inoltre, valutare le implicazioni sottese alla nuova configurazione del potere sostitutivo (art. 120 della Costituzione), al superamento dei tradizionali controlli di legittimità sugli atti amministrativi, nonché del controllo preventivo sulle leggi regionali. Si tratta evidentemente di questioni di non poco conto che impegneranno l’amministrazione regionale nei prossimi mesi e che si intrecceranno necessariamente con la revisione dello statuto. La riforma costituzionale, ha profondamente innovato anche l’ordinamento finanziario del sistema delle autonomie fissando i principi del federalismo fiscale: viene riconosciuta autonomia finanziaria ai Comuni, alle Provincie, alle Città metropolitane e alle Regioni, nel 42 quadro della solidarietà con i territori con minore capacità fiscale per abitante e con maggiori squilibri sociali ed economici 1. I principi contenuti nel nuovo testo costituzionale per la finanza degli enti locali sono gli stessi che si applicano alle Regioni e, il nuovo articolo 119, sarà il riferimento per la costruzione delle future leggi sulla finanza locale e regionale. La struttura di finanziamento disegnata prevede nei tributi propri, nella compartecipazione al gettito di tributi erariali, nel fondo perequativo, le fonti di alimentazione delle risorse necessarie per il normale esercizio delle funzioni pubbliche attribuite. L’autonomia finanziaria viene esercitata con la piena autonomia impositiva: le Regioni e gli enti locali potranno stabilire (ovviamente escludendo la possibilità di introdurre con legge nuovi tributi su imponibili già colpiti da tributi erariali) e applicare tributi propri, determinandone le aliquote e gli imponibili e disciplinandone tutte le fasi del procedimento e del prelievo. Rimane in sospeso e da definire cosa s’intende con il termine “stabiliscono” non avendo gli enti locali la potestà legislativa di istituire nuovi tributi. I limiti all’esercizio dell’autonomia finanziaria si trovano nel richiamo ai principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Il richiamo a questi principi è, probabilmente, riferibile ad iniziative legislative statali per regolare metodologie e limiti necessari per il controllo della dinamica della finanza pubblica e l’armonizzazione dei bilanci pubblici. Il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario è materia-funzione a legislazione concorrente (3° comma dell’articolo 117). Quale ruolo e potere legislativo (concorrente) potranno svolgere le Regioni in tale materiafunzione? Nel rapporto Stato-Regioni oppure nel rapporto tra Regioni ed Enti Locali? E’ intuibile che sarà il rapporto Regioni-Enti Locali l’ambito in cui si eserciterà la legislazione “concorrente”, che potrà trovare limiti di intervento nel fissare le regole di coordinamento per i tributi locali, stante che il dettato costituzionale assegna alla competenza esclusiva dello Stato la perequazione delle risorse finanziarie. La struttura di finanziamento per le Regioni e le autonomie locali per l’esercizio delle funzioni nelle materie attribuite, prevede, come detto, la compartecipazione al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio. Articolo 119 - I Comuni, le Provincie, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa. I Comuni, le Provincie, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio. La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante. Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Provincie, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite. Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Provincie, Città metropolitane e Regioni. I Comuni, le Provincie, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E’ esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti. 1 43 Viene fissato il principio che le risorse sono distribuite in rapporto al gettito prodotto da uno o più tributi erariali nel territorio regionale, stabilendo così una relazione diretta alle capacità fiscali di ogni singola Regione; il principio di trasparenza è massimo come è massima, conseguentemente, l’esigenza di definire precisi principi perequativi. Le risorse assegnate perdono il riferimento ai “bisogni” e vengono attribuite in relazione alla capacità fiscale. Per equilibrare le diverse capacità fiscali è prevista l’istituzione di un fondo perequativo, senza vincolo di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante. Sarà necessario interpretare cosa s’intende con il termine “territori”: la capacità fiscale del territorio regionale quale sommatoria delle capacità fiscali di tutti gli enti compresi nel territorio, oppure la capacità fiscale di ogni singolo ente? Nella prima ipotesi un ruolo della Regione per favorire la perequazione fiscale diverrebbe indispensabile. Il principio di perequare la “capacità fiscale”, in sostituzione dell’assegnazione di risorse con riferimento al “fabbisogno”, risponde all’esigenza di fare corrispondere il principio di responsabilità di spesa con il principio di responsabilità del prelievo nel rispetto dell’esercizio dell’autonomia politica-amministrativa nei diversi territori. E’ opportuno sottolineare che tale interpretazione pone in evidenza le “differenze” tra i vari territori e le rende più leggibili richiedendo allo stesso tempo un maggiore governo del processo. Il fondo perequativo, nelle sue regole e intensità, ha caratteristiche diverse, ovviamente, se riferito alle materie di competenza legislativa esclusiva o se riferito a quelle di competenza legislativa concorrente. Appare abbastanza marginale per le materie a competenza legislativa esclusiva mentre per quelle a competenza legislativa concorrente vi è una correlazione fra due variabili rilevanti: il livello dei servizi che lo Stato intende garantire sull’intero territorio nazionale e gli spazi di autonomia richiesta dalle Regioni; con la consapevolezza che essendo il fondo perequativo senza vincolo di destinazione questo non facilita il governo di queste due variabili, anzi. Infine, nella struttura di finanziamento sono previste risorse aggiuntive ed interventi speciali da parte dello Stato “…per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, …” (4° comma art. 119). Il dettato “…scopi diversi dal normale esercizio…” è un concetto che pare escludere le materie a competenza legislativa esclusiva della Regione e quindi le risorse aggiuntive e gli interventi speciali da parte dello Stato dovrebbero essere riconducibili esclusivamente alle materie a legislazione concorrente, oppure a specifiche spese di investimento, con vincolo di destinazione. Interventi speciali da parte dello Stato con trasferimenti di risorse aggiuntive si ritiene debbano anche essere previsti in relazione a quanto disposto dal 1° comma del nuovo articolo 118, che attribuisce ruolo primario ai Comuni nell’esercizio delle funzioni amministrative “salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Provincie, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza” (sussidiarietà istituzionale). La riforma costituzionale prevede (art. 116) la possibilità che, nell’ambito dell’esercizio dell’autonomia e del federalismo, alcune competenze statali possano divenire a competenza concorrente e alcune materie a competenza concorrente divengano a competenza esclusiva regionale. Le modalità del loro finanziamento dovranno essere definite, anche se possiamo escludere il finanziamento utilizzando il fondo perequativo e, data l’impossibilità di ricorrere a 44 addizionali su tributi erariali, le soluzioni possibili sono nel primo caso le risorse aggiuntive da parte dello Stato e nel secondo caso gli interventi sui tributi propri. Le Regioni e gli enti locali avranno titolarità di beni patrimoniali la cui economicità gestionale dovrà essere orientata esclusivamente a fini istituzionali. La massima razionalità nell’allocazione delle risorse immobilizzate sarà garantita dalla dinamicità operativa e strategica che dovrà essere favorita da coerenti provvedimenti legislativi. L’articolo 119 della legge costituzionale n. 3/01 disegna un assetto sistemico della finanza pubblica, che impone un’armonizzazione degli interventi legislativi, stante l’interdipendenza finanziaria e fiscale dei diversi livelli di governo: Stato, Regioni, Comuni, Provincie e Città Metropolitane. Si rileverà indispensabile individuare le forme e le modalità di tale concertazione. 45 46 Le priorità: risultati e prospettive Le aree strategiche che, partendo dalla Relazione Programmatica del Presidente al Consiglio del 22 giugno 2000, erano state individuate, nell’ambito del primo Dpef presentato dalla Regione lo scorso anno, come priorità su cui sviluppare le scelte di politica economica e finanziaria della legislatura sono: Una Nuova Regione per la competitività della Pubblica Amministrazione Welfare Sapere lavoro e sviluppo Sicurezze Ambiente e territorio Ciascuna di queste tematiche hanno trovato nel Dpef dello scorso anno approfondimenti in specifiche schede di progetto che dettagliavano obiettivi, azioni, risultati attesi tempi di realizzazione e risorse previste. Tali schede vengono riproposte anche quest’anno, riaggiornate, in un apposito allegato al Documento. Di seguito, per ognuna delle aree, vengono richiamate politiche, strategie e obiettivi di fondo e i principali risultati ad oggi conseguiti. Una Nuova Regione amministrazione per la competitività della pubblica L’obiettivo delle azioni previste in questa area è quello di sfruttare le opportunità create dal particolare momento di riorganizzazione di competenze, poteri e funzioni dello Stato e delle Istituzioni locali per costruire una regione che faccia fronte alla sua missione in modo innovativo ed improntato a criteri di maggiore efficienza ed efficacia. Tale obiettivo richiede che sia sul fronte interno che sul fronte esterno vengano rivisti modalità organizzative e approcci di intervento e che ci si doti di strumenti conoscitivi e decisionali che consentano di innalzare il livello di comprensione delle problematiche regionali e di dialogare efficacemente con i territori e gli altri livelli istituzionali locali, nazionali e sovranazionali. Sul fronte più generale dell’organizzazione interna uno dei risultati più importanti conseguiti è l’approvazione in Consiglio Regionale del “Testo unico” in materia di organizzazione e rapporti di lavoro. Il testo unico si pone l’obiettivo di incidere a tutto campo sull’organizzazione del lavoro nell’Ente, dalle strutture speciali a supporto degli organi politici ai controlli interni di gestione e strategico, alle funzioni e responsabilità dirigenziali alla delineazione del ruolo dei funzionari direttivi di elevata responsabilità, alla procedura di valutazione dei risultati al monitoraggio delle competenze professionali interne. Il testo unico, dato il suo ampio respiro, permette di ridurre pressoché tutta la materia dell’organizzazione interna e del rapporto di lavoro del personale in un unico testo consentendo l’abrogazione di una ventina di leggi regionali. La filosofia di fondo che permea l’intero testo unico è sintetizzabile con due parole "semplificazione" e "delegificazione" allo scopo di modellare una macchina operativa snella, rapida nell’assunzione di decisioni, orientata alla qualità delle prestazioni. 47 L’Agenda della modernizzazione In coerenza con l'attuazione degli indirizzi legislativi che prefigurano un Ente Regione capace di svolgere azioni di coordinamento e gestione del sistema delle autonomie, programmazione e pianificazione, indirizzo e coordinamento delle funzioni conferite o delegate, di essere in poche parole federazione di Enti e territori; la Regione EmiliaRomagna continua il processo di ridefinizione del proprio ruolo anche attraverso uno strumento di gestione del cambiamento organizzativo noto con il nome di Agenda per la Modernizzazione. L’Agenda per la Modernizzazione è uno strumento innovativo di approccio al cambiamento, che vede l'interazione tra fattori istituzionali, organizzativi, procedurali e tecnologici: i Laboratori producono innovazioni che divengono materia per nuove ipotesi ed esperienze, nel frattempo portate a sistema. I punti di forza: forte focalizzazione sulle esigenze degli utenti uso della sperimentazione come apprendimento e preparazione delle modifiche normative flessibilità organizzativa e capacità di rivedere procedure e abitudini utilizzo della tecnologia come fattore di semplificazione costruzione dei meccanismi di cooperazione con soggetti terzi introduzione di pratiche e regole professionali a fianco o in sostituzione di regole amministrative Con il supporto di questo programma di cambiamento, l'obiettivo che l'Ente sta continuando a perseguire è la costruzione di una Nuova Regione rinnovata ed innovativa capace di essere il nodo nevralgico di una rete di soggetti che operano sull'intero territorio, cui deve essere in grado di fornire indirizzi e che deve sapere ascoltare e sostenere nella loro azione. Si ritiene importante, quindi, evidenziare alcuni dei primi risultati che l'Ente regionale ha conseguito nella prima fase (2000-2001) e nell'ambito della quale sono già state sperimentate delle azioni innovative. La tabella successiva mostra in sintesi i risultati di alcuni dei laboratori attivati. Laboratori Tesoreria esterna formazione Leve gestione del personale Miglioramento organizzativo e tecnologico Servizi all’impiego telematici Organismo pagatore (AGREA) Promozione qualità ambientale Sportello unico attività produttive Modello interlocuzione autonomie locali Dimensioni Vantaggi modernizz. portati xxxxx elevati Grado di trasferibilità Originalità realizzaz. applicato buona media Impatto organizz elevato Impatto gradimento sugli utenti elevato buono xxxx medi pilota media media medio modesto medio xxxxx modesti in corso elevata media elevato elevato buono xxxx medi pilota media media medio medio discreto xxxx medi avviato medio media anche est medio buono xxxx elevati avviato elevato media medio medio buono xxxx medi pilota media media medio medio discreto xxx medi pilota elevata media medio elevato buono 48 Sistema informativo delle politiche sociali Gestione del settore ferroviario regionale Sistemi Programmazione negoziata SPA xxx medi pilota media modesta medio medio int. buono xxxxx elevati applicato media media medio medio int. buono xxxx medi fattibilità elevata media elevato elevato int. buono Xxx Elevati Applicato Elevata Modesta Elevata Modesta discreta Il successo di alcuni Laboratori è stato determinato dal contributo apportato sul fronte dei servizi all'utenza. Qualche esempio: - Il laboratorio sull’utilizzo della Tesoreria esterna della Regione come ente di anticipazione del pagamento dell’attività di Formazione professionale ha consentito di erogare in 10 mesi il 66% del fondo di dotazione della FP dell’anno di riferimento, il doppio di quanto avveniva in precedenza. Questo comporta sia una diminuzione notevole nell’ammontare dei residui sia un miglioramento netto dei flussi di cassa degli organismi di formazione professionale, che hanno smesso di trovarsi così in situazione di svantaggio negoziale sulle risorse formative e quindi possono assicurare una migliore qualità. - Il laboratorio sulla Promozione della qualità ambientale ha messo a punto e applicato un modello di lavoro che consente un forte miglioramento della prevenzione ambientale. - Diversi laboratori hanno invece messo a punto sistemi che facilitano l’accesso dei cittadini e delle imprese ai servizi pubblici (servizi per l’impiego, aiuti alle imprese, servizi sociali, la costituzione dell’AGREA per i pagamenti ex AIMA in agricoltura, un “modello” formativo per gli operatori degli sportelli unici, la costituzione dell’Agenzia per il trasporto pubblico locale finalizzata al miglioramento del servizio ferroviario locale dopo il trasferimento di tali funzioni alle Regioni, l’Agenzia istituita da solo otto mesi ha realizzato un’indagine sugli utenti per conoscere il loro grado di soddisfazione) e riducono i tempi di erogazione a seconda dei casi, da un minimo del 12% ad un massimo del 25%. - Il laboratorio sul Modello di interlocuzione per le autonomie locali ha messo a disposizione delle autonomie locali nuovi servizi ed una infrastruttura che facilita l’offerta di servizi ai cittadini in forme associate. Anche per il periodo 2001-2002 il programma operativo che si sta promuovendo prevede l’utilizzo di due strumenti, ormai consolidati, di sostegno del cambiamento: - i Forum per il cambiamento - i Laboratori per l’innovazione. Si ricorda che i Forum costituiscono le occasioni di incontro che ogni singola Direzione promuove e dove tutti i dirigenti e collaboratori sono informati e coinvolti sui progetti di cambiamento in atto, mentre i Laboratori costituiscono dei gruppi di lavoro che sono impegnati nella definizione e sperimentazione di progetti di innovazione. Questi due strumenti saranno poi affiancati da un percorso di formazione professionale per la dirigenza ed i funzionari; le attività proposte per delineare questo percorso si articolano intorno a tre strumenti: seminari, viaggi studio e attivazione di un sistema di scambi internazionale. L'obiettivo che tale percorso si pone è di sostenere il cambiamento attraverso la condivisione ed il confronto con le migliori esperienze disponibili nel panorama internazionale. 49 I nuovi strumenti finanziari Nel corso degli ultimi mesi è stato svolto un importante lavoro di riorganizzazione e razionalizzazione degli strumenti e delle procedure finanziarie e gestionali. Un rilevante passaggio di questo processo è stata l’approvazione in Consiglio regionale del nuovo ordinamento contabile della Regione. Questo ha la finalità di dotare i bilanci di una struttura che migliori la comprensione delle politiche e delle strategie regionali e distingua le funzioni d’indirizzo strategico attribuite agli organi politici da quelle gestionali affidate ad una dirigenza responsabilizzata sull’utilizzo delle risorse affidate, coerentemente con quanto previsto dal “Testo unico”, e che si raccordi maggiormente con il bilancio dello Stato. La riforma pone al centro del processo di formazione del bilancio una nuova unità elementare decisionale denominata “unità previsionale di base” (upb). Le upb sono contenute all’interno di un’aggregazione denominata “funzione obiettivo”, individuata con riferimento all’esigenza di definire aggregati di materie relative ai compiti istituzionali della Regione, ottimizzando l’individuazione delle risorse finanziarie destinate alle politiche di settore anche al fine di creare un legame fra stanziamenti di bilancio e strumenti della programmazione regionale. Accanto alla riorganizzazione degli strumenti finanziari è in corso di approvazione la legge “Disposizioni in materia d’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) e di sistema informativo tributario e fiscale regionale” che prevede fra l’altro la riduzione dell’aliquota IRAP al 3,5% per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) e per le Cooperative sociali (vedi il paragrafo Compatibilità economico-finanziarie). Di grande interesse è il risultato conseguito nel settore degli acquisti di beni e servizi dove l’obiettivo di razionalizzazione delle procedure d’acquisto si è concretizzato sia con l’emanazione di un regolamento che con il decentramento di alcune funzioni di provveditorato su alcune Direzioni generali. Le agenzie internazionali di rating Modys e Standard & Poor’s hanno assegnato alla Regione EmiliaRomagna un voto molto positivo, rispettivamente Aa2 e AA stabile. E’ stato così certificato l’equilibrio finanziario, la solidità strutturale del bilancio regionale ed il rigore nella gestione delle entrate e delle spese. Le lusinghiere valutazioni ci permetteranno di utilizzare, nel caso di ricorso all’indebitamento i nuovi strumenti finanziari (emissioni obbligazionarie) alle migliori condizioni di mercato. E’ nostra intenzione verificare la possibilità di estendere questa opportunità di credibilità e di credito alle amministrazioni locali della Regione. Le politiche di riordino territoriale Un passaggio fondamentale nella prospettiva della riforma in senso federalista dell’organizzazione dei poteri locali è costituito dalle politiche regionali in materia di riordino territoriale e di incentivazione alla gestione associata di funzioni comunali. Attraverso tali politiche, la Regione, oltre ad affrontare la questione dell’inadeguatezza dimensionale degli enti di minori dimensioni, incentiva tutti i Comuni ad individuare gli ambiti associativi entro i quali svolgere nel modo più efficace ed efficiente le proprie funzioni, favorendo la costituzione di forme stabili e strutturate di collaborazione sovracomunale. L’entrata in vigore del testo di revisione costituzionale di modifica del titolo quinto della Costituzione, che sancisce una nuova articolazione della Repubblica 50 imperniata fortemente sui livelli di governo locale, rende ancora più forte l’esigenza di un impegno regionale volto a sostenere e rafforzare gli enti locali, valorizzando la loro capacità di governo dei rispettivi territori. La regione Emilia Romagna è da tempo impegnata, in stretta e costante collaborazione con gli enti locali, a realizzare attraverso tali politiche un efficiente sistema delle autonomie: già la L.R. 3/99, nel delineare il nuovo assetto ordinamentale del sistema regionale e locale, aveva fortemente insistito sulla disciplina degli ambiti territoriali ottimali, delle forme associative sovracomunali e del Programma di riordino territoriale contenente gli incentivi alle gestioni associate sovracomunali realizzate attraverso il conferimento di funzioni ad Unioni, Associazioni intercomunali e Comunità montane. La L.R. 11/01 ha apportato ulteriori effetti al disegno istituzionale favorendo l’individuazione, in corrispondenza degli ambiti associativi sovracomunali indicati dai Comuni, di un livello istituzionale unitario (Unione, Associazione o Comunità montana) per l’esercizio ottimale delle funzioni in forma associata. In particolare, la L.R. 11/01 ha dato nuovo impulso alla riorganizzazione delle Comunità montane, concepite come Unioni montane, individuando in esse il livello istituzionale tendenzialmente chiamato a farsi carico, oltre che delle funzioni istituzionali proprie, anche delle funzioni conferite dai Comuni. Nel corso dell’anno 2001, anche per effetto della L.R. 11/01 che ne ha innovato e notevolmente semplificato il procedimento di formazione, è stato finalmente adottato il primo “programma di riordino territoriale” a carattere sperimentale. Sono state, inoltre, incrementate le risorse (pari a tre milioni di euro nel bilancio 2001) destinate dalla Regione ad incentivare la gestione associata di funzioni conferite a livelli sovracomunali e sono state realizzate azioni tese a dare sostegno alle esperienze associative in progetto ed a divulgare le migliori esperienze già realizzate a livello regionale. Ad oggi sono state realizzate nel territorio regionale ben 42 forme associative (7 Unioni, 21 Associazioni, 14 Comunità montane; tali forme associative coinvolgono ben 239 Comuni dei 341 Comuni della regione. La costituzione di così numerose forme associative è un dato estremamente significativo rispetto all’obiettivo di strutturare le esperienze associative intercomunali sulla base di reti collaborative organizzate e stabili. L’azione regionale dovrà ora concentrarsi su di un’attività di supporto alla loro attività e, allo stesso tempo, sull’elaborazione, da concertarsi e realizzarsi in stretta collaborazione con gli enti interessati, di modelli di rilevazione e verifica dei risultati conseguiti. Un altro rilevante fronte sul quale dovrà concentrarsi l’impegno regionale nell’anno 2001 è la revisione del programma di riordino territoriale, da adottarsi seguendo le ordinarie procedure di formazione del medesimo che prevedono (artt. 9 e 10 L.R. 11/01) il rispetto di indirizzi preliminarmente approvati del Consiglio, su proposta della Giunta, in ordine all’individuazione delle forme associative, alla ridelimitazione delle Comunità montane, ed alla ricognizione degli ambiti ottimali. Il programma di riordino attualmente vigente, proprio perché assunto, in sede di prima attuazione della L.R. 11/01, in assenza della deliberazione consiliare di indirizzi, ha lasciato, infatti, aperte alcune rilevanti questioni che, per la loro intrinseca delicatezza, non possono essere risolte prescindendo dagli indirizzi del Consiglio. La programmazione negoziata Coerentemente con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dei territori nel progettare e nel promuovere lo sviluppo socio-economico della regione, si è sviluppato negli ultimi anni un approccio di intervento che sempre di più fa leva sulla programmazione negoziata, 51 utilizzando sia gli strumenti previsti dalla normativa nazionale in materia, laddove ne esistano le condizioni, che altre modalità di intervento specificamente previste dalla legislazione regionale. Nell’ordinamento legislativo regionale è, infatti, presente dal 1996 uno strumento che per molti aspetti precede ed amplia la possibilità le condizioni per attuare la programmazione negoziata nel contesto regionale; si tratta della L.R. 30/96 “Norme in materia di programmi speciali d’area”. La legge prevede la possibilità di intervenire per ambiti territoriali creando le condizioni per attuare in modo coordinato, per tempi e flussi finanziari, le politiche di più settori regionali integrandole con le iniziative di altri soggetti pubblici e di privati, il momento e lo strumento attraverso cui si ottiene questa integrazione è un accordo tra tutte le parti interessate; accordo ove vengono chiaramente definite e normate le assunzioni di responsabilità di ciascuno in termini procedurali e di impegno finanziario, nonché le penali a carico dei soggetti inadempienti. La L.R. 30/96 si diversifica dalla normativa nazionale non tanto per gli aspetti procedurali in gran parte simili, quanto per la tipologia dei temi affrontati; in scala nazionale la Programmazione Negoziata affronta sostanzialmente il tema del ritardo di sviluppo o comunque dello sviluppo socioeconomico, la L.R. 30/96 invece prevede che la possibilità di negoziazione sia estesa a situazioni che esprimano complessità e dove emerge la necessità di uno stretto rapporto tra sistema degli Enti Pubblici e le parti sociali per definire un’adeguata strategia risolutiva. Spesa pubblica e volume degli investimenti attivati dai programmi speciali d’area in milioni di euro Programma d'area Regione EE.LL e Privati Opere Totale altri pubbliche EE.PP. * Riq. urbana di Modena 20,60 15,73 75,55 111,88 Porto di Ravenna 18,72 37,02 28,26 84,00 Riq. urbana di Reggio E. 27,72 14,98 160,87 203,57 Città della costa 16,81 44,00 10,19 71,00 Fiera di Rimini 10,85 62.475,00 49,45 92,57 Basso ferrarese 17,75 3,76 213,81 235,32 Valle del Reno 10,57 11,11 58,51 80,19 Parco della salute 5,69 2,79 4,12 12,60 Val Tidone e Val Luretta 5,09 3,59 55,03 63,71 14,17 21,47 21,97 96,87 154,48 147,97 62.629,45 677,76 96,87 1.109,32 Distretto ceramico TOTALE ** Opere pubbliche comprese nell'articolato dell'Accordo del Programma d'area già dotate di copertura finanziaria che vengono ottimizzate dalle azioni progettuale del programma stesso 52 La programmazione negoziata in sanità: i Piani Per la Salute In sanità la programmazione negoziata ha assunto le forme dei Piani per la Salute (PpS), ossia di progetti a specifica dimensione territoriale in cui l’iniziativa principale è di uno degli enti di governo locale con la partecipazione diretta dei soggetti sociali esistenti sul territorio nelle loro varie forme organizzative. L’obiettivo finale è di elaborare veri e propri piani pluriennali di azione che vedano il coinvolgimento di più soggetti pubblici e privati (istituzioni, organizzazioni del non profit, operatori ecc) allo scopo di migliorare la salute della popolazione. Al di là delle differenti interpretazioni e percorsi operativi assunti dalle varie sperimentazioni a livello territoriale, l’elemento qualificante di questa prima fase, in tutte le sperimentazioni, è stato il forte coinvolgimento delle Conferenze sanitarie territoriali, delle forze politiche e della comunità nel suo complesso. Ovunque l’avvio dei progetti operativi ha portato ad un approfondimento sullo stato di salute della popolazione a livello locale e all’individuazione delle determinanti della salute. In alcuni casi (Bologna, Cesena Modena, Parma) si è già passati all’individuazione delle priorità su cui costruire i PpS. La regione ha seguito la fase di avvio dei PpS impegnandosi su diversi fronti: in primo luogo ha elaborato le linee guida per l’attuazione dei PpS. Ha poi costituito 14 gruppi di lavoro regionali su tematiche prioritarie definite dal PSR al fine di coinvolgere esperti e rappresentati della società civile nell’elaborazione degli indirizzi per la promozione della salute. Per quanto riguarda la programmazione negoziata di livello nazionale, nel corso degli ultimi anni sono stati definiti vari strumenti di intervento. Primi esempi sono state le intese inerenti i Contratti di Programma con cui il Governo è intervenuto per definire accorsi atti a favorire l’insediamento di realtà produttive di grandissime dimensioni in aree strutturalmente e economicamente deboli della Nazione, si tratta della FIAT a Melfi, della Natuzzi a Bari, della Texas Instruments in Abruzzo, grandi iniziative attorno alle quali costruire occasioni di sviluppo per quei territori. Visto l’esito si è passati dal definire questa modalità d’intervento come un nuovo ed innovativo approccio per talune situazioni territoriali contraddistinte da ritardo di sviluppo socioeconomico. Vari atti legislativi e successive Deliberazioni del CIPE hanno portato ad affinare tale modalità d’intervento ed hanno attivato una famiglia di strumenti d’intervento, da una evoluzione dei Contratti di Programma, ai Patti Territoriali, ai Contratti d’Area. Caratterizzano questi strumenti la possibilità insita in ciascuno di essi di costruire accordi intersettoriali, riferibili ad ambiti territoriali definiti ove soggetti pubblici e rappresentanti delle parti sociali concordano specifiche politiche di sviluppo socio-economico assumendosene, per gli aspetti di propria competenza, responsabilità diretta. L’azione di questi strumenti è stata via ampliata tanto che attualmente l’intero territorio nazionale può essere interessato dalla realizzazione di un Patto Territoriale, mentre solamente le aree individuate come aree obiettivo comunitarie possono essere oggetto di sostegno economico da parte del Governo. L’attuale stato giuridico della Programmazione negoziata è definito dalla L.n. 662/96 e dalla successiva delibera CIPE del 21 marzo 1997. 53 Gli strumenti della programmazione negoziata nazionale attivati in Emilia Romagna I patti territoriali Patto Territoriale dell’Appennino Centrale: è promosso da 11 Comunità montane di quattro diverse province, di quattro diverse regioni, vi aderiscono, per parte emiliana-romagnola, le Comunità montane dell’Appenino Cesenate, Forlivese e dell’Acqua Cheta, mentre il coordinamento locale è realizzato dalla Provincia di Forlì-Cesena; il Patto è stato proposta dal Governo Italiano all’interno dei Patti Territoriali per l’Occupazione di ispirazione comunitaria. In questa sede ha usufruito di un contributo della Commissione per la predisposizione del progetto, l’elaborato prodotto è già stato presentato alla U.E. per approvazione attualmente è stato finanziato con apposita delibera del CIPE. Sulla base della positiva esperienza e agevolati dall’aver costituito un soggetto attuatore in grado di raccogliere le esperienze maturate con questo primo Patto, gli stessi soggetti hanno partecipato ad un bando del Ministero del Tesoro, Bilancio e Programmazione Economica in tema di patti territoriali specializzato in agricoltura ottenendone il finanziamento da parte del ministero per complessivi 21.557 milioni a favore di progetti di imprese mentre per 9.226 milioni di infrastrutture pubbliche è in fase di definizione, anche con la partecipazione delle regioni, l’individuazione delle modalità di copertura finanziaria. Patto Territoriale per Ferrara promosso dall’Amministrazione Provinciale di Ferrara e dai Comuni di Berra, Comacchio, Copparo, Ferrara, Goro, Iolanda di Savoia, Lagosanto, Mesola, Migliaro, Migliarino, Massafiscaglia, Ostellato e Ro Ferrarese; si è conclusa la fase progettuale è stato approvato dal CIPE nello scorso mese di febbraio. Patto territoriale Parma interessa il territorio provinciale dal crinale appenninico sino alla bassa collina persegue gli obiettivi di integrazione tra l’area dio pianura e lo sviluppo socio economico ed imprenditoriale della fascia appenninica. Il patto prevede complessivamente 54 progetti d’investimento di privati e 15 progetti relativi ad infrastrutture pubbliche. Essendo stato inserito come prioritario nella graduatoria dei patti in quanto inserito in aree dichiarate alluvionate dal Dipartimento per la protezione civile, è stato approvato ed ha ottenuto 28.954 milioni per progetti d’investimento di privati e 7.054 milioni per progetti relativi ad infrastrutture pubbliche. Soggetto responsabile del patto è stato individuato in SOPRIP S.p.A. Patto territoriale Modena nella fase di formazione è stato articolato in due patti territoriali uno cosiddetto generalista ed un secondo specializzato in agricoltura ove sono state inserite tutte azioni progettuali relative a questo settore. Il patto generalista, analogamente a quello di Parma, Essendo stato inserito come prioritario nella graduatoria dei patti in quanto inserito in aree dichiarate alluvionate dal Dipartimento per la protezione civile, è stato approvato ed ha ottenuto 9.908 milioni per progetti d’investimento di privati e 29.126 milioni per progetti relativi ad infrastrutture pubbliche. Anche il patto specializato in agricoltura è stato finanziato per 25.597 milioni tutti per progetti di investimento di privati in quanto i promotori del patto avevano allocato tutte le richieste per infrastrutture pubbliche nel patto generalista. Soggetto responsabile di entrambi i patti è la Provincia di Modena. La Regione Emilia-Romagna non ha partecipato direttamente a nessuna di queste iniziative con proprie risorse, ma fornendo assistenza tecnica e coordinando ove necessario il rapporto con la programmazione regionale e con il Ministero del Tesoro Bilancio e Programmazione Economica attuando tutti gli atti amministrativi di competenza regionale. 54 L’intesa Istituzionale di Programma e gli Accordi di Programma Quadro Un’importante innovazione introdotta, con la legge 662/96 è stata quella ampliare la metodologia della Programmazione negoziata anche al rapporto strategico tra Governo nazionale e Governo regionale introducendo un ulteriore strumento l’Intesa Istituzionale di Programma. In una logica di progressiva trasformazione in chiave federalista della struttura di governance, l’Intesa Istituzionale di Programma (I.I.P.) rappresenta lo strumento con il quale sono stabiliti congiuntamente tra il Governo e la Giunta di ciascuna Regione gli obiettivi da conseguire ed i settori nei quali è indispensabile l’azione congiunta degli organismi predetti che si impegnano a collaborare in funzione di un piano pluriennale di interventi di interesse comune, oppure di interventi collegati tra loro. Con questo strumento la Regione può orientare le risorse ordinarie per gli investimenti pubblici a favore dei progetti ritenuti prioritari. La sottoscrizione delle intese tiene conto delle risorse finanziarie disponibili, dei soggetti coinvolti e delle procedure amministrative necessarie per la loro attuazione. L’intesa si articola in specifici Accordi di Programma Quadro (A.P.Q.) per i settori di interesse comune ove risultano rilevanti gli investimenti congiunti di Stato e Regioni. L’accordo di programma quadro rappresenta l’atto consensuale che l’Amministrazione centrale e la Regione stipulano tra loro ed anche con la partecipazione di Enti locali interessati e con i soggetti privati per la definizione del programma di esecuzione degli interventi da realizzare. Nel marzo del 2000 si è chiusa la fase negoziale del Ministero del Bilancio e Tesoro e Programmazione Economica, cui fa capo il coordinamento delle Intese, ed i Ministeri interessati e il 22 marzo il Presidente del Consiglio ed il Presidente Errani. Gli Accordi di Programma Quadro individuati nell’intesa per realizzare questi obiettivi riguardano: - Infrastrutture e trasporti; - Riqualificazione urbana; - Difesa del suolo e tutela delle risorse ambientali; - Sviluppo telematico della regione; - Beni e attività culturali; - Sicurezza urbana Accordo di Programma Quadro in materia di infrastrutture viarie: Obiettivo dell’accordo è lo sviluppo, il potenziamento e la qualificazione della viabilità stradale della Regione Emilia - Romagna, in attuazione del PRIT 1998 - 2010, in altre parole l’organizzazione di una maglia strutturata su più livelli di specializzazione funzionale (grande rete stradale e rete stradale di base principale). La Regione individua: a) Corridoi nord-sud: Corridoio Tirreno-Brennero; Corridoio Dorsale, in cui l’opera fondamentale è costituita dalla Variante di Valico; Corridoio Adriatico; b) Corridoi est-ovest: Corridoio Centrale parallelo alla Via Emilia; Corridoio Cispadano Le infrastrutture stradali, rientranti nella "grande rete" regionale, sono di seguito elencate: 1. Raccordo autostradale Autocisa-Autobrennero; 2. Collegamento Campogalliano-Sassuolo 3. E55 - Nuova Romea,; 4. Sistema infrastrutturale Nodo di Bologna: 5. SS16 6. Cispadana 7. Pedemontana 55 L’APQ in materia di infrastrutture viarie è stato sottoscritto nell’agosto 2001, in esso si confermano tutte le grandi scelte strategiche del PRIT e gli accordi già sottoscritti a partire dai 5.776 mld della Variante di valico, gli interventi sul nodo di Bologna e gli accordi procedimentali avviati all’interno della TAV. Si individuano interventi su risorse immediatamente disponibili per 271 mld (di cui 232 mld dell’ANAS e 39, 366 mld della Regione). L’Accordo prevede anche procedure di concertazione e monitoraggio necessarie alla ulteriore programmazione nel triennio 2001/2003 di 300 mld che derivano dal trasferimento di strade ANAS Accordo di Programma Quadro in materia di trasporti e logistica: obiettivo dell’accordo è lo sviluppo, il potenziamento e la qualificazione dei sistemi di trasporto aeroportuale, ferroviario, idroviario e dei sistemi di mobilità urbana della Regione Emilia - Romagna, in attuazione del PRIT 1998 - 2010, in altre parole l’organizzazione di una maglia strutturata su più livelli di specializzazione funzionale (grande rete, rete di base, reti urbane). Oggetto dell’accordo in materia di trasporti e logistica sono pertanto i seguenti gruppi di opere, ritenute prioritarie dal Piano Regionale dei Trasporti: Interventi necessari al potenziamento del sistema aeroportuale regionale; Interventi sulle reti ferroviarie nazionali e regionali così come definiti dal Piano Regionale Integrato dei Trasporti: Interventi necessari alla realizzazione del Sistema idroviario padano-veneto, Interventi per il potenziamento e la riqualificazione del Porto di Ravenna; Interventi volti alla realizzazione del sistema regionale dei centri di logistica integrata di primo livello (Interporto di Bologna, Porto di Ravenna, Interporto di Parma-Fontevivo, sistema degli scali merci tra cui si evidenzia in particolare il ruolo degli scali di Dinazzano e di Cittanova al servizio dell’area delle ceramiche); Interventi per la realizzazione di sistemi di trasporto rapido di massa nelle aree urbane della regione a più elevata densità abitativa, ivi compresi, per i rilevanti problemi di concentrazione demografica e di mobilità che si verificano durante il periodo estivo, gli insediamenti localizzati lungo la direttrice costiera. realizzazione del Quadruplicamento ferroviario veloce; realizzazione del sistema idroviario padano-veneto, cabotaggio marittimo e potenziamento dei sistemi portuali marittimi ed interni. L’APQ è stato sottoscritto nel mese di maggio e si articola su alcuni grandi temi, innanzi tutto quello ferroviario: si tratta del quadruplicamento veloce e degli interventi connessi al nodo di Bologna (14.230 miliardi), di linee FS tradizionali (2.302 miliardi), delle Ferrovie regionali (compreso materiale rotabile per 446 miliardi) dell’accordo Qualità FS (163 miliardi) e degli scali merci ferroviari (158 miliardi). Interventi idroviari e portuali per un ammontare di complessivo di 200,5 miliardi a favore della navigabilità del Po, ci si propone di estenderla sino a Piacenza, e dell’Idrovia Ferrarese e di 30 miliardi per opere di protezione a mare del Porto di Ravenna. Il Protocollo prevede inoltre di attivare una programmazione comune sul Sistema Aeroportuale Regionale. Attualmente è in corso una rivisitazione dei contenuti dell’accordo per la parte che concerne la rete ferroviaria regionale, per tanto è prossimo una primo aggiornamento finanziario generale che tenga conto dell’esito di questa rivisitazione e del naturale evolvere dello stato degli interventi nel corso di questi mesi. 56 Accordo di Programma Quadro in materia di riqualificazione urbana: obiettivo dell’accordo è valorizzare e qualificare il sistema delle città di medie dimensioni su cui si basa il policentrismo dell’Emilia Romagna. Su tali iniziative si verificherà la possibilità di far convergere le risorse che lo Stato, la Regione e gli Enti locali destinano a programmi di riqualificazione urbana e ad altri programmi riconducibili a finalità simili. Non è ancora giunto a sottoscrizione Accordo di Programma Quadro in materia di difesa del suolo e tutela delle risorse ambientali obiettivo dell’accordo è conseguire un adeguato livello di riduzione del rischio idrogeologico gravante sul territorio regionale. Si sono individuate tre aree di intervento: collina-montagna, pianura e costa e per ciascuna area specifiche linee di intervento Non è ancora giunto a sottoscrizione. Accordo di Programma Quadro in materia di sviluppo telematico della regione: prevede la realizzazione di progetti-pilota di carattere innovativo nelle seguenti aree: diffusione capillare di reti e servizi telematici a supporto delle attività del sistema locale e centrale in campo amministrativo, sanitario, turistico-culturale, sociale, continuando nello sviluppo di reti unitarie regionali; valorizzazione e crescita di efficacia del contesto produttivo con l’inserimento di metodologie, applicazioni e strumenti informatici e telematici; progetto, realizzazione e distribuzione di servizi che colleghino più pubbliche amministrazioni locali nella logica degli sportelli unici (per esempio nel campo ambientale, sanitario e sociale) e della integrazione degli archivi di dati della popolazione, delle imprese, dei dati territoriali. Non è ancora giunto a sottoscrizione. Accordo di Programma Quadro in materia di beni e attività culturali: obiettivo dell’accordo è quello di estendere e potenziare le azioni per la tutela e la valorizzazione dei beni e delle attività culturali. Le parti concordano sulla necessità di avviare in tempi rapidi le relative procedure. L’APQ è stato sottoscritto lo scorso luglio e ha visto la piena collaborazione delle strutture tanto centrali che territoriali del Ministero dei Beni Culturali. Si tratta di 27 interventi che si realizzeranno nel triennio 2001/2003, sono finanziati per complessivi 113, 3 miliardi di lire di cui 49,7 del Ministero, 33,28 della Regione Emilia-Romagna e 30,4 da comuni e privati. Le opere previste sono grandi strutture monumentali, i criteri della scelta hanno premiato gli intervento in corso onde consentirne il completamento e le opere di pronta cantierabilità. Accordo in materia di sicurezza urbana: obiettivo perseguito è innalzare il grado di integrazione istituzionale e operativa in materia di sicurezza tra città, Province, Regione e istituzioni dello Stato responsabili dell’ordine e della sicurezza pubblica nel territorio regionale, ferme restando le rispettive competenze, dando sostegno e concretezza allo sviluppo delle politiche regionali di sicurezza e agli impegni che la Regione ha recentemente assunto in tale. Nel mese di marzo è stato sottoscritto un Accordo pilota con il Governo sicuramente innovativo per le procedure utilizzate ed i contenuti. I momenti qualificanti riguardano: i sistemi informativi, che rileveranno i fenomeni di criminalità e di disordine urbano; le sale operative in rete supportate dai più moderni mezzi di interconnessione e radiolocalizzazione con anche la partecipazione dei corpi di polizia municipale (in questa prima fase Bologna, Modena Reggio Emilia e Rimini), la formazione integrata fra le varie forze di Polizia per garantire la piena integrazione tra il personale e gli elevati standard di professionalità già oggi espressi. 57 La politica di concertazione tra Regione ed Enti Locali Le attività della Conferenza Regione-Autonomie locali costituita in base alla L.R. 3/99 hanno sortito apprezzabili risultati ed hanno contribuito, in maniera significativa, alla costruzione di un modello stabile di codecisione dei diversi livelli di governo territoriale. Risulta pertanto confermata l’iniziativa di addivenire ad una intensa strutturazione della Conferenza che consentisse, già nelle fasi precoci dell’elaborazione politica, un contributo sostanziale degli enti locali alla definizione delle proposte della Giunta regionale. La creazione di commissioni istruttorie paritarie ha corrisposto a questo scopo, infatti, esse hanno fornito un interessante indicatore di efficacia, se si considerano le proposte e le decisioni modificative prodotte rispetto agli oggetti di volta in volta considerati. Così come ha corrisposto allo scopo sia la creazione di un organismo interno alla Conferenza – il Comitato di Presidenza – con funzioni di raccordo tra la Regione, da una parte, e le autonomie locali, dall’altra, sia la razionalizzazione delle funzioni proprie della segreteria tecnica. Occorre procedere ad ulteriori interventi che aumentino e rendano più organica l'azione di concertazione all'interno del sistema degli enti locali. Ad una azione di carattere concertativo nella decisione politica preliminare è necessario affiancare un’azione di carattere sussidiario sul piano della concreta gestione operativa e procedurale degli interventi. Nel contesto dell’adozione del nuovo Statuto regionale, in relazione alla definizione delle nuove funzioni della Giunta e del Consiglio regionali e, soprattutto, in relazione al peso crescente che dovranno avere le autonomie locali sul piano politico-istituzionale, è implicito che vi sarà un ulteriore rafforzamento del percorso della concertazione che coglierà, insieme ai risultati già prodotti, gli spunti per l’armonizzazione e l’omogeneizzazione delle relazioni interistituzionali. Questo rafforzamento si colloca, in particolare, nella prospettiva della costituzione, col nuovo Statuto regionale, del Consiglio delle autonomie locali, previsto dall’art. 123 della Costituzione e ne costituisce il principio ordinatore. Le reti europee e internazionali L’Unione Europea sta vivendo un momento storico di cambiamento; il processo di allargamento all’area europea centrale ed orientale è parallelo al percorso di riforma istituzionale che si concluderà con la Conferenza intergovernativa del 2004. La progressiva assunzione di rilevanza delle articolazioni territoriali degli stati nazionali, in atto in molti paesi d’Europa, acquista un particolare significato e pone all’attenzione del dibattito europeo l’individuazione di forme di governo (governance) che identifichino nuove modalità di confronto e dialogo tra le Istituzioni, gli organi consultivi, i rappresentanti delle comunità locali: governance come modalità di rafforzamento della “coesione istituzionale” e realizzazione di una più compiuta prossimità verso i cittadini. In questo ambito di stretto collegamento istituzionale e forte cooperazione operativa va collocata l’azione della Regione nel governare le proprie politiche di sviluppo e nello svolgere un ruolo attivo verso una migliore integrazione delle politiche dell’Unione Europea, una aumentata capacità di orientamento dei processi comunitari ed una più compiuta coerenza delle politiche in una Europa in rete. Accanto alla necessità di utilizzo delle risorse a disposizione, a cominciare dagli strumenti incentivanti dell’Unione europea per i programmi a ricaduta diretta sul territorio regionale, si va consolidando il ruolo della Regione quale punto di riferimento per la creazione di reti di collaborazioni fra le diverse aree regionali del territorio europeo e di sostegno ad azioni di cooperazione e supporto istituzionale con i paesi in adesione. 58 Programmazione fondi strutturali 2000-2006 in milioni di euro UE Stato Regione Obiettivo 2 116.686 81.680 35.006 Phasing out ob2 6.014 4.210 1.804 Obiettivo 3 556.637 544.267 136.067 Sviluppo rurale 386.700 384.420 75.800 Totale 1.066.037 1.014.577 248.677 Fonte: Rer Quarto Eurorapporto Privati 691.527 36.216 9.348 417.570 1.154.661 Gli strumenti di cooperazione europea e di cooperazione esterna dell’Unione europea nelle dimensioni economico-finanziaria, sociale ed umanitaria, diventano, in tal senso, strumenti di politica estera in quanto stabiliscono direzioni da percorrere in ambito internazionale. Anche verso queste opportunità la Regione è quindi chiamata ad indirizzare la propria azione di governo. Tutto ciò risponde ad un preciso impegno di solidarietà, indipendente da considerazione più legate all’attualità, a cui la Regione Emilia-Romagna ha sempre cercato di rispondere nei limiti delle proprie competenze e possibilità. Nelle attuali circostanze, pertanto, la Regione Emilia-Romagna intende rafforzare e qualificare questo impegno. Sappiamo che l’obiettivo di destinare lo 0,7% del PIL delle nazioni più ricche per programmi a favore dei paesi in via di sviluppo è molto lontano. La Regione, che nel corso dell’attuale legislatura ha sostanzialmente raddoppiato le risorse direttamente indirizzate a questi fini, intende coordinare i propri sforzi con quelli del sistema degli enti locali del territorio. L’obiettivo è di giungere nel breve ad un progetto coordinato fra amministrazione regionale ed enti locali, che abbia come fine la crescita economica, sociale ed umana del sud del mondo, che coinvolga vari settori d’intervento, dalla cooperazione internazionale propriamente detta, alla cooperazione economica, a quella in campo sanitario e culturale. 59 Welfare Nel capitolo sulle tendenze regionali abbiamo visto come il profilo della nostra regione stia cambiando per effetto di trasformazioni demografiche, economiche e sociali. Invecchiamento progressivo della popolazione, frammentazione dei nuclei familiari, aumento progressivo dell’immigrazione, maggiore mobilità delle persone in relazione alla richiesta di lavoro, aumento della partecipazione femminile al mondo del lavoro, per citare solo alcuni di questi fenomeni, trasformano e diversificano la domanda di servizi e d’assistenza da parte delle famiglie e delle persone. Per una regione come la nostra per la quale il livello di risposta dei servizi pubblici è sempre stato un connotato distintivo e fattore fondamentale di coesione sociale, il tema della riorganizzazione del welfare è centrale. In questo quadro l’obiettivo per noi è rappresentato dal rafforzamento e dall’ulteriore qualificazione dello stato sociale, in un’ottica complessiva di razionalizzazione della spesa e di rispetto dei vincoli imposti dal riequilibrio dei conti pubblici. Quest’obiettivo si traduce sia in una maggiore attenzione alle caratteristiche di una domanda sempre più diversificata e al tempo stesso più consapevole e attenta anche al modo in cui i servizi sono offerti, sia in una ricerca di maggiore flessibilità e coinvolgimento da parte delle istituzioni locali e della società civile, che consenta di mobilitare tutte le risorse finanziarie e professionali per ottenere un obiettivo fondamentale: quello di garantire a tutti pari opportunità nella fruizione dei diritti di base: salute, casa, condizioni dignitose di sopravvivenza contro tutte le forme di povertà e di degrado sociale. Significativo a tal fine è il ricorso sempre più forte a procedure di programmazione negoziata anche in materia di welfare: in sanità (vedi nella parte sulla Nuova Regione il riquadro “La programmazione negoziata in sanità: i Piani per la Salute”) e nelle politiche sociali. Le politiche per la salute Il riconoscimento del diritto alla salute si basa su due principi fondamentali: - quello del riconoscimento a tutte le persone dell’universalità del diritto all’accesso e alla fruizione dei servizi - quello della solidarietà nel finanziamento del Servizio Sanitario Regionale. La presenza diffusa e la qualità del servizio pubblico, come dimostra anche l’esperienza di altri paesi, rappresenta la prima garanzia per l’affermazione di questi principi di universalismo e solidarietà. Sulla base dell’affermazione di questi principi l’obiettivo è di offrire ai cittadini residenti in Emilia-Romagna, tutti i servizi sanitari previsti dai livelli essenziali di assistenza, in corso di definizione in ambito nazionale, facendo contemporaneamente proprio l’impegno della “sostenibilità economica” contenuto nell’accordo Governo-Regioni dell’8 agosto mantenendo come obiettivo l’equilibrio finanziario. In quest’ottica la cooperazione tra le forze sociali presenti sul territorio rappresenta la leva per dare risposte concrete e differenziate e per garantire una flessibilità ed un’articolazione di servizi che il settore pubblico da solo non potrebbe dare. L’alleanza, il “patto di solidarietà” fra tutti i soggetti sociali, è il presupposto necessario per incidere efficacemente sui determinanti della salute e della malattia. Ciò accanto ad una più incisiva azione di governo del servizio sanitario regionale volta ad aumentarne l’affidabilità clinica, assistenziale, economica, finanziaria. 60 In questi anni importanti risultati in questa direzione sono stati ottenuti attraverso le politiche dei servizi. Esse hanno consentito di mantenere ed anzi innalzare il gradimento dei cittadini e degli utenti attraverso una maggiore flessibilità e personalizzazione dei servizi, anche in rapporto alle necessità di una popolazione che si trasforma nelle sue esigenze di salute e di assistenza In questo modo infatti devono essere lette le scelte che hanno portato negli ultimi anni a: - Ridurre il numero complessivo dei posti letto - Nell’ambito dei posti letto, ad aumentare quelli per le lungo degenze e a perseguire la qualificazione delle funzioni di alta specialità secondo un modello “hub and spoke” - Ad incrementare il numero delle prestazioni e dei ricoveri in day hospital, con evidenti effetti positivi sulle liste di attesa - A realizzare residenze sanitarie assistenziali e case protette - Ad investire sempre maggiori risorse nell’assistenza domiciliare erogata dai medici di medicina generale, e in particolare dell’assistenza domiciliare integrata (ADI).che comporta l’intervento di più figure professionali (medici infermieri e assistenti sociali). - A rafforzare l’assegno di cura per le famiglie che scelgono l’assistenza domiciliare, estendendolo anche ai malati in fase critica per coprire una parte di quelle spese che i cittadini sostengono direttamente ad integrazione delle prestazioni fornite dal SSN, prevedendo anche contributi relativi alla spesa per farmaci. 1997 15.934 394 (*)1.704 1.000.209 Posti letto “acuti” Lungo deg. r. Posti letto day hospital Ricoveri totali Persone assistite a domicilio Persone assistite con ADI(***) 7.627 Assegni di cura erogati 6.949 (*) al 31/12/1996 (**) al 31/12/1999 (***) compresa assistenza ai pazienti oncologici terminali 2000 13.802 1.221 (**)1.829 922.194 37.377 12.816 9.000 Var. -2.132 +827 +125 -80.015 +5.189 +2.051 Sotto il profilo dell’informazione, comunicazione e ascolto, per facilitare l’accesso ai servizi è in fase di completamento il progetto per l’attivazione del “numero verde” regionale finalizzato ad offrire ai cittadini informazioni sui servizi offerti. È inoltre a buon punto il progetto per lo “sportello unico” distrettuale, incrementando i punti di prenotazione alle prestazioni. Riviste e snellite anche le procedure d’accesso ai servizi Per quanto riguarda il gradimento, le analisi che abbiamo a disposizione ci dicono che la percezione che gli emiliano-romagnoli hanno della qualità del Servizio Sanitario Regionale è positiva. Secondo un’indagine Eurisko complessivamente il 63% delle persone intervistate danno un giudizio buono o molto buono dei Servizi Sanitari Regionali e questa percentuale raggiunge il 72% se si prendono in considerazione le persone che hanno effettivamente utilizzato un servizio negli ultimi anni (la soddisfazione tratta dall’utilizzo è quindi anche superiore alle attese). Questi valori sono in assoluto tra i più alti su scala nazionale e in miglioramento nel tempo. Questi elementi sono maggiormente positivi se letti congiuntamente ai dati sulla spesa sanitaria. A fronte di una maggiore soddisfazione dei cittadini e degli utenti e dello sviluppo dei servizi, la spesa pro capite nella nostra regione è sostanzialmente allineata o addirittura 61 più bassa rispetto alla media nazionale mentre notevolmente più contenuto è stato il tasso di incremento negli ultimi cinque anni. Spesa sanitaria 1999 Pro capite Emilia Romagna 2.046.199 Italia 2.073.721 Fonte: Relazione Generale sulla situazione economica del paese Var % su 1995 19,5 27,5 La promozione della salute non può essere disgiunta da interventi volti a promuovere stili di comportamento sani e abitudini adeguate al mantenimento del benessere fisico, attraverso la diffusione e il sostegno alla pratica sportiva, alle attività motorie e ricreative. Con l’introduzione, nel 2000, di una nuova legge regionale (la L.R. 13/00) la Regione Emilia-Romagna, da anni impegnata sul piano della promozione sportiva a livello territoriale, ha voluto sottolineare ulteriormente come tali attività siano importanti per il benessere dei cittadini, per il superamento del disagio sociale e il miglioramento degli stili di vita delle persone e come gli interventi in questo campo debbano essere promossi in una logica di integrazione con quelli previsti in ambito sanitario, sociale, e culturale. Tali obiettivi, accanto a quelli di un’equilibrata distribuzione e congruità degli impianti e degli spazi aperti, al fine di garantire a ciascuno la possibilità di partecipare ad attività fisicomotorie in un ambiente sicuro e sano, sono al centro di due specifici provvedimenti adottati nel 2001 in una logica di complementarietà. Il primo riguarda il Programma regionale 2001-2003 per l’impiantistica sportiva e per gli spazi destinati alle attività motorio-sportive, in attuazione della L.R 13/00, mentre nel secondo caso si tratta di un provvedimento reso possibile a seguito del recupero di risorse finanziarie statali, destinate a suo tempo agli Enti locali e non utilizzate, in attuazione della L.n. 65/87, la cosidetta legge sui mondiali di calcio. Con le risorse aggiuntive previste nel bilancio 2002, circa 32 miliardi saranno così complessivamente disponibili per i Comuni, le associazioni sportive, i soggetti privati, impegnati a realizzare nuovi impianti, a consolidare quelli esistenti, a realizzare spazi verdi attrezzati. Le politiche di sostegno alla famiglia, la promozione e l’inclusione sociale e il contrasto alla povertà Le politiche sociali promosse dalla Regione in questi anni si sono dovute confrontare con uno scenario in rapida e profonda trasformazione. Alcuni fenomeni hanno assunto un peso crescente ed associati ad altri fenomeni emergenti hanno evidenziato nuove aree di disagio sociale che hanno indotto la regione a rivedere le proprie politiche e le modalità di approccio ai problemi. Dall’analisi delle criticità emerse nel nuovo quadro di riferimento possono essere individuate alcune politiche prioritarie. Una delle priorità è rappresentata dall’insieme delle politiche rivolte alla famiglia. Le trasformazioni in seno alle famiglie – progressivo invecchiamento della popolazione, frammentazione dei nuclei familiari, maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro – sono alla base della crescenti difficoltà evidenziate dalle famiglie nel gestire situazioni legate alla cura dei figli piccoli, alla presenza di anziani non autosufficienti, di disabili o minori in difficoltà. Le politiche per la famiglia promosse da questa regione puntano a favorire al massimo l’autonomia della persona e la permanenza dei soggetti in difficoltà all’interno dei nuclei, cercando di limitare l’impatto sui familiari che si devono fare carico del lavoro di cura, in particolare le donne. Queste politiche si traducono in azioni 62 volte a limitare le forme di istituzionalizzazione e nel promuovere al massimo la territorializzazione degli interventi, con un insieme di interventi in grado di supportare il ruolo della famiglia, tramite servizi di assistenza domiciliare, realizzazione di centri diurni, servizi di sollievo, interventi per il telesoccorso e teleassistenza, sostegni mirati di natura economica quali ad esempio l’assegno di cura. Anziani assistiti dal Servizio di Assistenza Domiciliare nel corso del 1999 12.715 Anziani assistiti nei Centri diurni nel corso del 1999 3.316 Assegni di cura erogati ad anziani nel 2000 Fonte: SIPS 9.384 L’accresciuto ruolo di soggetti del terzo settore quali associazioni di volontariato, cooperative sociali e associazioni sociali in genere è garanzia di arricchimento dell’offerta qualificata di interventi sociali. Le cooperative sociali, dal 1995 alla fine del 2000, sono più che raddoppiate passano infatti da 169 a 411. Al 1 giugno del 2001 le organizzazioni di volontariato iscritte all’albo sono 1850 e le associazioni 837. Il riconoscimento del ruolo sociale e pubblico di sussidiarietà che queste imprese hanno nella realtà regionale è avvenuto anche tramite la riduzione dell’aliquota IRAP al 3,5% prevista nel progetto di legge approvato dalla Giunta regionale il 16 novembre 2001. Per quanto riguarda l’infanzia l’obiettivo è di assicurare sia servizi di qualità che associno una funzione socio-educativa accanto a quella più propriamente di sostegno, volta a favorire la partecipazione dei genitori, in particolare della madre, al lavoro e alla vita sociale sia di consolidare e qualificare un sistema di servizi differenziati. Oltre ai tradizionali nidi d’infanzia che, nell’anno scolastico 1999/2000, sull’intero territorio regionale sono 433 e registrano circa 18.176 iscrizioni pari al 20% dell’utenza potenziale si sono sviluppate altre forme di servizi integrativi per la prima infanzia quali i “Centri per bambini e genitori” e gli “Spazi bambini” diffusi su tutto il territorio regionale come si evince dalla tavola successiva. Distribuzione dei servizi integrativi nell'anno scolastico 1999/2000. Comuni N. servizi Bambini Province interessati frequentanti Piacenza 4 8 169 Parma 6 14 202 Reggio E. 11 13 159 Modena 15 29 508 Bologna 23 44 479 Ferrara 4 7 130 Ravenna 8 18 192 Forlì-Cesena 8 9 105 Rimini 7 10 212 86 152 2156 Emilia-Romagna 63 L’altra grande area di intervento è rappresentato dalle politiche per l’inclusione, l’integrazione e il reinserimento sociale. Accanto alle tradizionali aree di disagio rappresentate dalla droga, dalla prostituzione e da altre forme di degrado del tessuto sociale, emerge con sempre più forza il tema dell’immigrazione. L’immigrazione è un tema complesso e che richiede interventi su svariati fronti: dalle richieste di un mercato del lavoro che con sempre maggiore difficoltà riesce a far fronte alla domanda di manodopera alla necessità di garantire il riconoscimento dei diritti di base e condizioni dignitose di sopravvivenza a queste persone, l’assistenza, la salute, la casa, tutti aspetti che producono un impatto forte anche sui livelli di coesione di una società che deve affrontare il problema dell’integrazione di persone portatrici di culture, tradizioni e visioni talvolta differenti. Sviluppare una politica organica per l’immigrazione è un obiettivo prioritario della regione, per costruire risposte adeguate a quello che si profila come uno dei fenomeni più rilevanti dei prossimi anni. A questo scopo è stato istituito un coordinamento interassessorile regionale sull’immigrazione che coinvolge le direzioni generali di carattere settoriale e che ha iniziato a lavorare per coordinare le attività sull’immigrazione in modo integrato. Immigrati soggiornanti in Emilia-Romagna al 31/12/2000 113.048 Stima immigrati presenti al 31/12/2000 134.528 (fonte: Caritas) N° Centri di Accoglienza abitativa per immigrati in EmiliaRomagna al 31/12/1999 (fonte SIPS) Immigrati Di cui minori presenti 18 anni 181 2.699 498 E’ stato inoltre svolto un grande lavoro di raccolta e analisi di tutti i dati statistici relativi al fenomeno dell’immigrazione. Sono state infine definite le linee guida per l’attuazione del Terzo Programma a favore degli immigrati previste dal dlgs 286/98 che prevede l’elaborazione di Piani territoriali Provinciali per le azioni di integrazione sociale a favore degli immigrati, contributi ad Enti ed Associazioni per le attività a favore degli immigrati e interventi a sostegno delle iniziative di comunicazione interculturale. Tra queste anche quelle volte alla formazione professionale degli immigrati, con l’avvio nel solo 2000 di 73 attività rivolte agli immigrati extracomunitari che hanno coinvolto 1892 persone. Per quanto riguarda infine le politiche di inclusione sociale e di contrasto alla povertà. Nonostante l’Emilia-Romagna sia la regione che in Italia conta meno “poveri” (60.000 secondo nostre stime) è, tuttavia la prima che si è attivata per contrastare il fenomeno della povertà, coerentemente con quanto previsto nel programma del Presidente. Nel corso del 2001 la Regione ha a questo proposito ha finanziato 28 interventi (circa 1,7 milioni di euro di finanziamenti) per progetti di integrazione e di assistenza a persone in condizioni di estrema indigenza presentati dai Comuni, da associazioni e cooperative sociali, con le quali si intende fornire anche un occasione di reinserimento lavorativo e sociale. Le politiche abitative Le politiche per la casa costituiscono un altro dei punti qualificanti del sistema di protezione sociale realizzato nella nostra regione. Un efficace e tempestivo impiego dei finanziamenti statali e la promozione di programmi finanziati con mezzi regionali hanno, 64 infatti, permesso a oltre 60 mila famiglie a basso reddito di risolvere il proprio problema abitativo. Ciò è avvenuto sia favorendo l’accesso alla proprietà sia incrementando e riqualificando il patrimonio abitativo pubblico ed il patrimonio delle cooperative a proprietà indivisa, i cui alloggi sono offerti in locazione a canoni inferiori a quelli correnti di mercato. Pur senza sottovalutare il rilevante miglioramento sia quantitativo che qualitativo che si è verificato nel settore della casa a livello regionale, esiste ancora una domanda di servizi abitativi provenienti da soggetti deboli che non può soddisfarsi autonomamente sul mercato. Le caratteristiche sociali e demografiche di tali soggetti disegnano un contesto in gran parte nuovo sul quale è necessario intervenire con le politiche abitative. L’intervento pubblico dovrà naturalmente continuare ad essere finalizzato ad aiutare quella componente generica del fabbisogno abitativo che si identifica con le famiglie che a causa del loro basso livello di reddito non possono soddisfare la loro domanda né acquistando una casa né prendendola in affitto a canoni proposti dal mercato. Le iniziative promosse dalla regione debbono, tuttavia, essere indirizzate anche a settori della popolazione che, oltre ad essere caratterizzati da insufficienti livelli di reddito, richiedono politiche mirate alla soluzione di specifici problemi. Nel prossimo futuro la Regione proseguirà negli orientamenti già definiti con i recenti programmi ora in corso di attuazione e tesi a riservare una particolare attenzione alle esigenze abitative delle fasce anziane della popolazione, dei giovani che si apprestano a costituire una famiglia, ai disabili e ai portatori di handicap e agli studenti. Le scelte nel settore delle politiche abitative debbono tuttavia misurarsi anche con la questione della domanda di abitazioni derivante dalla necessità di soddisfare la domanda di lavoro che origina dalla sviluppo economico regionale. La situazione del suo mercato del lavoro caratterizzato da bassi livelli di disoccupazione, fanno sì che le esigenze di manodopera dei settori produttivi e terziari della regione possano essere soddisfatti prevalentemente attraverso la mobilità territoriale dei lavoratori. Tra gli obiettivi che le politiche abitative della regione si propongono di perseguire vi è anche quello di impedire che una insufficiente o inadeguata offerta di case possa costituire un ostacolo allo sviluppo sostenibile della nostra società. Le finalità che la regione persegue con le politiche per la casa richiedono un capacità di innovazione ed un grande impegno finanziario. Già a partire dalla fine degli anni ’90, la regione ha ampliato la gamma degli strumenti ai quali ha fatto ricorso per rispondere ad un ventaglio di esigenze divenuto più complesso che in passato. L’esperienza avviata sta stando buoni risultati ed è quindi nostra intenzione aumentare il nostro impegno lungo il cammino intrapreso. Pertanto la Regione continuerà a promuovere, con adeguati incentivi, la diffusione della proprietà della casa. Gli elevati livelli raggiunti dai valori immobiliari ci rendono tuttavia consapevoli che questo non è una soluzione proponibile per le fasce a più basso reddito. Pertanto a questa tipologia di interventi occorre affiancare programmi tesi ad ampliare l’offerta di case in affitto a canoni inferiori a quelli di mercato. La nostra regione dispone già di un consistente patrimonio di alloggi pubblici destinati all’affitto; abbiamo anche una numero rilevante di alloggi posseduti dalle cooperative a proprietà indivisa che vengono assegnate in godimento a canoni più contenuti rispetto a quelli di mercato. La regione si propone di incrementare l’offerta di questi alloggi; ma si propone anche di stimolare, attraverso la concessione dei necessari incentivi finanziari, la produzione di una offerta di case in affitto da parte degli operatori privati. Per quanto riguarda i contributi concessi ai beneficiari del Fondo Sociale per la locazione, nel corso del 2000 la regione ha erogato circa 38,4 milioni di euro di contributi a fronte di 65 20.434 domande, soddisfacendo il 100% la richiesta delle fasce di reddito più basse (A e B) e il 63,6% della richiesta delle altre fasce (C e D). Nel 2001 a fronte di un numero di domande sensibilmente superiore a quello dell’anno precedente (31.709, +30%) dovuto alla maggiore informazione, essendo il 2° anno di attività del Fondo, le risorse finanziarie messe a disposizione dallo stato sono diminuite, e solo grazie al maggiore impegno della Regione è stato possibile mantenerle sostanzialmente al livello dell’anno precedente. La diminuzione di circa 2 milioni di euro è stata infatti compensata da un finanziamento regionale di pari importo. I contributi complessivamente erogati nel 2001 sono stati pari a circa 39,1 milioni di euro e hanno consentito il soddisfacimento di circa il 69% della domanda proveniente dalle fasce a più basso reddito. Il disimpegno dello Stato, che ha cessato ogni impegno finanziario nel campo dell’edilizia sovvenzionata e agevolata, rischia di produrre conseguenze ancora più gravi a seguito della decisione assunta con il progetto di legge finanziaria per il 2002 di ridurre di 77,5 milioni di euro (portandolo quindi da 335,7 a 258,2) lo stanziamento per il fondo sociale per l’affitto. 66 Sapere lavoro e sviluppo Il contesto di apertura economica che caratterizza l’attuale scenario competitivo fa sì che l’obiettivo della competitività internazionale del sistema produttivo divenga una esigenza imprescindibile per mantenere e migliorare la capacità di generare ricchezza, occupazione ed elevati standard di qualità della vita e qualità sociale. La realizzazione dell’Unione Monetaria Europea, con il definitivo passaggio all’euro dal prossimo gennaio rafforza questa prospettiva, tanto più che essa andrà perseguita in un contesto nazionale fortemente condizionato dal patto di stabilità e quindi con margini di manovra economica classica fortemente ridotti. Diviene quindi necessario agire sui fattori produttivi alla base della competitività, e sulle economie esterne territoriali che possono rendere i sistemi locali efficienti, mantenere le imprese radicate sul territorio e attrarre nuovi investimenti. La scelta di perseguire uno sviluppo che, in un contesto economico aperto, garantisca elevati standard sociali implica che il perseguimento della competitività regionale non si può basare sull’inseguimento di migliori condizioni nei costi di produzione (in particolare del lavoro) per tamponare concorrenti emergenti o fenomeni di delocalizzazione, ma deve concentrare gli sforzi sul perseguimento dei seguenti obiettivi: una società fondata sulla conoscenza, garantendo l’accesso, l’aggiornamento e lo sviluppo del sapere degli individui lungo tutto l’arco della vita e valorizzando il patrimonio di conoscenze accumulato spontaneamente nel sistema regionale nelle diverse filiere di attività, da quella industriale a quella della cultura; la piena valorizzazione del patrimonio culturale esistente, qualificando e potenziando il sistema regionale dei beni culturali e dello spettacolo, in una logica di assunzione di tale patrimonio non solo come fattore di conoscenza, crescita individuale e di coesione sociale, ma anche come elemento strategico sul piano socio-economico, di competitività che l’impresa culturale può giocare, di aumento della ricchezza diffusa. l’equilibrio occupazionale e la qualità del lavoro in termini di aumento dei tassi di occupazione delle categorie meno forti (in particolare donne e lavoratori anziani), di stabilizzazione e tutela del lavoro irregolare e precario, di riequilibrio territoriale; il miglioramento della qualità e della capacità innovativa del sistema produttivo anche attraverso il rafforzamento della presenza internazionale delle imprese regionali e la diffusione territoriale dello sviluppo. Il sapere, la conoscenza sempre di più rappresentano una delle principali leve su cui agire per garantire alle persone maggiori spazi di protagonismo, consapevolezza e libertà. Per questo la Regione intende esercitare tutte le importanti funzioni e le competenze trasferite con i decreti Bassanini in materia di istruzione e formazione professionale e valorizzare le opportunità di nuove configurazioni delle autonomie regionali e locali derivanti dalle modifiche al titolo V della Costituzione. A questi obiettivi si affianca l’impegno di sfruttare appieno le possibilità di sostegno alle politiche regionali che provengono dalle rilevanti risorse ottenute in sede di negoziazione dei Fondi Strutturali europei (circa 2.400 miliardi per il periodo 2000-2006 che, grazie alla capacità di spesa dimostrata nel periodo precedente di programmazione, sono stati sostanzialmente raddoppiati). Costruire un sistema che in tutto l’arco di vita lavorativa consenta di migliorare la propria professionalità ed aumentare il livello di soddisfazione sul lavoro, di dare maggiori opportunità di crescita delle persone e mantenere un elevato livello di coesione sociale, è un 67 impegno che la Regione intende assumere fino in fondo, oltre che a rappresentare un investimento necessario per migliorare la qualità e la forza del sistema emiliano romagnolo. In questo campo la scelta è di investire nei settori della scuola, della formazione e della cultura sia migliorandone la capacità e la qualità di offerta dei servizi, sia sostenendone l’integrazione reciproca e con il sistema del lavoro ed altresì garantendo il diritto allo studio e alla formazione per più ampi strati di popolazione ed in particolare per coloro che versano in situazioni di svantaggio economico, sociale e culturale. L’informazione, la documentazione, la formazione permanente, il poter disporre di spazi di aggregazione sociale e occasioni qualificate nel tempo libero costituiscono elementi indispensabili per la crescita culturale e la qualità della vita dei cittadini; consentire che ciò avvenga in modo diffuso e agevole, facendo leva sull’intero sistema di beni e attività culturali presenti in Emilia-Romagna, costituisce in quest’ottica uno degli obiettivi primari della Regione Sintesi delle attività svolte per la formazione professionale per tipologie di corsi anno 2000. Num. Partecipa Ore di Costo totale Di cui Attività nti docenza Approvato contributo approvati (val. per Approvato 1000) (val. per 1000) Legge 144/99 4 357.694 357.694 Lavor. socialmente utili 4 357.694 357.694 Legge 236 697 24.230 118.254 37.227.945 29.176.570 Formazione continua 697 24.230 118.254 37.227.945 29.176.570 Ob. 3 3.612 127.655 2.096.011 495.215.285 469.427.066 Servizi per l'impiego 182 148 688 20.665.493 20.665.493 Giovani e adulti 641 28.537 771.137 118.725.521 115.532.728 (preventivo) Giovani e adulti 151 2.167 137.164 18.256.813 17.869.301 (curativo) Svantaggiati 265 5.031 414.850 42.148.781 41.233.040 Adeguamento FP 82 1.019 5.350 22.139.683 22.064.783 Prev.dispersione scol. e 199 27.907 62.870 14.249.992 13.928.007 fp Formazione superiore 323 5.365 349.889 85.425.113 81.080.932 Formazione permanente 93 5.636 16.735 5.742.420 5.541.724 Formazione continua 1.208 40.448 177.642 73.357.732 59.451.921 (PMI) Formazione per la P.A. 114 5.084 14.270 7.469.221 6.460.975 Nuovi bacini d'impiego 51 1.260 9.032 10.168.878 9.868.139 Ricerca e sviluppo 1 3.000.000 3.000.000 Donne 290 5.053 136.385 48.078.840 46.963.225 Gest., monit. e controllo 7 16.282.198 16.282.198 Assistenza tecnica 5 9.484.600 9.484.600 Altro 606 12.810 90.640 23.091.654 9.454.193 Altro 606 12.810 90.640 23.091.654 9.454.193 Totale generale 4.919 164.695 2.304.905 555.892.577 508.415.523 68 Sintesi delle attività svolte per la formazione professionale (Piano Regionale e Piani Provinciali) anno 2000. Numero attività Partecipanti Approvati Ore Di docenza Provincia di Bologna 754 26.103 489.017 Costo Totale Approvato .(/.000 67.616.616 Di cui Contributo Appr.(/.000) 62.545.305 Provincia di Ferrara 355 10.392 179.393 32.623.596 29.812.066 Provincia di Forlì-Cesena 290 11.741 247.646 39.722.168 35.723.291 Provincia di Modena 402 16.562 260.386 40.859.838 35.887.981 Provincia di Parma 331 9.588 142.793 31.202.191 27.952.245 Provincia di Piacenza 259 6.752 123.041 20.926.821 18.363.996 Provincia di Ravenna 453 23.101 179.373 40.434.399 36.180.855 Provincia di Reggio E. 457 14.098 147.766 35.142.430 32.501.387 Provincia di Rimini 236 6.146 87.042 24.979.063 23.076.363 Regione Emilia-Romagna 1.382 40.212 448.448 222.385.455 206.372.034 Totale Generale 4.919 164.695 2.304.905 555.893.577 508.416.523 Sul tema del lavoro, conformemente agli obiettivi e alla realtà dei Paesi dell’Unione Europea, pur non venendo mai meno l’attenzione al mantenimento di bassi tassi di disoccupazione, il sistema regionale punta ad innalzare i tassi di occupazione. In particolare la Regione s’impegna a conseguire livelli di occupazione relativi alle donne ed ai lavoratori anziani in conformità a quanto previsto dal Consiglio Europeo di Stoccolma. Nel caso delle donne c’è più in generale la necessità di elaborare, a partire dal tema del lavoro, un approccio alle “politiche di genere”, che affrontino il problema dell’accesso delle donne al mondo del lavoro, della condizione lavorativa anche in rapporto al tema emergente del “lavoro di cura”. Un analogo impegno è rivolto ad elevare la qualità, la sicurezza e la regolarità del lavoro. Lo sviluppo delle forme di lavoro cosiddette “atipiche” e del lavoro autonomo apre nuovi scenari sul fronte delle tutele e delle garanzie da fornire a questa nuova categoria di lavoratori, per contrastare le varie forme di precarizzazione del lavoro. La Regione intende affermare una cultura della legalità anche in campo economico, contrastare il lavoro nero e far emergere il sommerso. Le situazioni di irregolarità, generalmente più diffuse dove il tessuto economico è più debole, tendono complessivamente ad aumentare, tanto che non è possibile liquidarle come fenomeno residuale, anzi tendono a convivere, particolarmente in alcuni settori (edilizia, agricoltura, servizi), con le punte più forti dello sviluppo. Esse si segnalano come l’aspetto patologico di una propensione a competere dal lato dei costi che si pone in contrasto con gli indirizzi fondamentali di qualificazione dell’apparato produttivo perseguiti dalla Giunta regionale. L’azione di contrasto, prevenzione e controllo, andrà accompagnata dalla promozione della cultura della qualità in campo sociale, anche attraverso la diffusione di forme di certificazione che attestino analogamente al rispetto delle norme tecniche, anche quello delle normative sociali. L’impegno di costruire un’economia regionale fondata sulla conoscenza e sulla competitività richiede di agire sullo sviluppo economico imprenditoriale, agendo simultaneamente su più fattori: I punti di riferimento della strategia regionale sono i seguenti: 69 a. Il sistema delle conoscenze sviluppato nell’ambito delle filiere industriali e produttive in genere. Il patrimonio di conoscenza acquisito sul campo nell’ambito di settori specializzati, delle loro filiere tecnologiche di appartenenza e dei sistemi di imprese a rete rappresenta la fonte primaria di competitività del sistema regionale, che deve supportare e a sua volta essere sostenuto nei processi di cambiamento in corso. b. Il fenomeno dei lavoratori autonomi di seconda generazione, o lavoratori della conoscenza e rappresentanti delle nuove professioni, e dei professionisti. Questo insieme di soggetti economici e sociali favorisce la messa in circolo di conoscenze avanzate in modo informale, ma spesso molto efficace. Si tratta quindi di un meccanismo di trasferimento di conoscenze critiche particolarmente funzionale ad un sistema economico fatto prevalentemente di piccole imprese. c. La rete di centri e laboratori di ricerca e di trasferimento tecnologico presso le Università, le sedi regionali dei centri nazionali della ricerca e i centri regionali di servizio alle imprese. Soprattutto nell’ambito delle Università e dei grandi centri di ricerca è presente un grande patrimonio di conoscenze avanzate che è necessario mettere in circolazione nel sistema in modo sempre più sistematico e continuo. L’impegno di costruire una economia regionale fondata sulla conoscenza punta a rafforzare questi tre ambiti e soprattutto ad integrarli reciprocamente agendo sullo sviluppo economico-imprenditoriale e sulla qualificazione continua delle persone coinvolte nei diversi ambiti di attività. Un sistema regionale orientato in questo senso, punta simultaneamente ad aumentare la competitività del sistema produttivo, offrire nuove opportunità appetibili per i giovani nell’ambito di settori nuovi e a più alto contenuto di conoscenza, migliorare la qualità del lavoro e delle condizioni di lavoro esistenti. L’azione regionale, a questo riguardo, incentrata per il momento sul Piano regionale Triennale per le Attività Produttive, integrato dagli altri strumenti a favore delle imprese, del Programma di interventi per le aree obiettivo due, sarà rafforzata dal prossimo anno con il Programma per la ricerca applicata e il trasferimento tecnologico, che farà seguito all’approvazione della legge per gli interventi regionali in questo campo e alla riforma del sistema ERVET. A questo si affianca l’intensa azione portata avanti dalla Regione EmiliaRomagna attraverso i contributi del Fondo Sociale Europeo Numero di imprese finanziate con i principali strumenti regionali Legge Legge Legge Misura 1.2 Tot. L.949/52 Province Sabatini 598/94 140/97 azione A Misure Artigian Triennale cassa Bologna 247 203 272 144 866 461 Modena 181 233 330 101 845 405 Reggio E. 244 139 232 58 673 233 Parma 245 50 39 40 374 147 Piacenza 111 31 64 18 224 119 Ferrara 63 24 28 23 138 125 Ravenna 74 48 49 20 191 71 Forlì-C 157 53 35 29 274 237 Rimini 53 14 37 15 119 135 Totale 1375 795 1.086 448 3704 1933 70 L.R 20/94 Totale 721 488 550 186 89 217 570 417 357 3595 2048 1738 1456 707 432 480 832 928 611 9232 Investimenti attivati con i principali strumenti regionali (miliardi) Legge Legge Legge Misura 1.2 Totale L. 949/52 Province Sabatini 598/94 140/97 azione A misure Artigian Triennale cassa Bologna 96,3 65,0 181,4 16,0 358,7 31,8 Modena 73,4 73,4 183,4 12,5 342,7 32,4 Reggio E. 78,7 39,3 128,0 6,3 252,3 20,2 Parma 57,3 25,7 22,6 3,7 109,3 12,2 Piacenza 37,7 11,2 54,2 2,1 105,2 10 Ferrara 16,2 8,7 23,4 2,6 50,9 9,5 Ravenna 28,6 17,0 26,2 2,3 74,1 6,9 Forlì-C. 39,1 15,6 33,1 2,2 90 17,7 Rimini 26,2 2,7 17,6 1,4 47,9 10,5 Totale 450,5 258,6 669,8 49,0 1427,9 151,2 L.R. 20/94 Totale 41,1 27,8 25,6 13,2 6,8 11,5 26,5 27,4 21,5 201,4 431,6 402,9 298,1 134,7 122 71,9 107,5 135,1 79,9 1780,5 Le linee di intervento seguite, in modo molto schematico sono le seguenti: 1. Il sostegno all’innovazione aziendale ad ampio raggio. Questo implica anche la crescita e la qualificazione delle competenze all’interno delle imprese e quindi contribuisce ad una competitività basata sulla conoscenza. La classica innovazione di processo tipica delle piccole imprese va ormai accompagnata da approcci più estesi all’innovazione che fanno riferimento: all’innovazione organizzativa e gestionale, fondata principalmente sull’introduzione di tecnologie informatiche e telematiche per le diverse funzioni aziendali, alla certificazione e adozione di sistemi di gestione della qualità, all’introduzione di tecnologie compatibili con la sicurezza dei lavoratori e con la minimizzazione dell’impatto ambientale, alla realizzazione di attività di ricerca applicata ed elaborazione progettuale a supporto dell’innovazione di prodotto. Il Programma Triennale ha concentrato fortemente la sua azione su questi obiettivi, soprattutto in termini di risorse (misura 1.1 “progetti integrati aziendali”, misura 1.2 “piano qualità regionale”, misura 1.3 “sostegno all’attività di ricerca e sviluppo “). 2. Il sostegno allo sviluppo imprenditoriale e in particolare all’imprenditorialità innovativa. Il ricambio e la generazione imprenditoriale rappresentano fattori di innovazione a livello di filiere produttive e di sistema regionale. Sono stati istituiti tre fondi di garanzia per il sostegno alla nuova impresa, in particolare imprese hi tech, per il consolidamento finanziario delle piccole imprese, per le spese di avvio di processi di internazionalizzazione; sono stati promossi progetti per realizzare punti di assistenza tecnica per l’avvio di nuove imprese, per stimolare l’accesso a strumenti di finanza innovativa, per realizzare attività di spin off e di sostegno a nuove imprese hi tech da Università e centri di ricerca; inoltre, è stato effettuato un bando per il sostegno di progetti sviluppati a livello consortile tra piccole imprese, necessari per sviluppare funzioni critiche a livello di singola impresa. Infine, la Regione ha realizzato un bando nell’ambito della L.n. 215 per l’imprenditoria femminile, che ha registrato un notevole successo. Fondi di garanzia istituiti con il Programma Triennale Fondo di garanzia per la nuova impresa Di cui, per le nuove imprese hi-tech Fondo di garanzia per il consolidamento finanziario 71 Ammontare in mil 3.000 1.000 3.000 3. Il sostegno al lavoro autonomo e al lavoro professionale. La regione ha individuato l’opportunità di valorizzare i nuovi soggetti economici, spesso non rappresentati e difficilmente identificabili, ma che contribuiscono significativamente alla circolazione di conoscenze avanzate e qualificate, specie a favore delle piccole imprese. In questo ambito la regione sostiene progetti di sviluppo individuale, di sviluppo tra gruppi associati, la realizzazione di associazioni di rappresentanza e di servizio, la realizzazione di attività di servizio a favore dei lavoratori autonomi. Inoltre, sono stati sviluppate forme innovative per l’accesso ai corsi di formazione professionale, attraverso lo strumento dei voucher formativi e avviati numerosi studi di approfondimento e progetti di sviluppo di servizi per i lavoratori autonomi. Attività a sostegno del lavoro autonomo di seconda generazione dalla Regione EmiliaRomagna, bando 2000 Misura 2.3 (in milioni di lire). N°op approvate Contrib. concessi Inv.finanziati Associazioni 13 598 1200 Progetti congiunti 34 332 7000 ca. Progetti individuali 486 2.495 Totale 533 3.425 8200 4. L’efficienza del sistema regionale e territoriale. La competizione è tra imprese, ma anche tra territori e regioni. Per questo, ovviamente c’è il tema dei progetti infrastrutturali e di sistema della regione, in particolare per quanto riguarda le reti logistiche e quelle telematiche, che sono oggetto di due piani specifici della regione (il Piano regionale dei Trasporti e il Piano Telematico); ma con più attinenza alle attività produttive, l’azione regionale si è concentrata sullo sviluppo della rete degli sportelli unici e del miglioramento dell’efficienza dei servizi amministrativi, sulla realizzazione della rete dello Sportello per l’internazionalizzazione, per rendere facilmente accessibili i servizi finanziari e assicurativi a supporto delle attività internazionali delle imprese, sulla promozione della progettualità territoriale per il miglioramento del contesto produttivo, e delle infrastrutture produttive localizzate nei diversi sistemi produttivi locali. 5. La promozione della ricerca applicata e del trasferimento tecnologico. Su questo è in iter di approvazione la legge regionale per gli interventi in tale materia e il successivo programma di attività. Tuttavia, oltre ai progetti specifici già finanziati in favore dello spin off dalle Università e dai centri di ricerca, è stato avviato il progetto Spinner finalizzato alla formazione del personale universitario specificamente addetto al ruolo di interfaccia con le imprese, e alla concessione di borse di ricerca a persone che intendono effettuare attività di ricerca allo scopo di creazione di impresa o di approfondimento e sperimentazione per conto di imprese già esistenti. 72 Gli interventi per favorire la crescita culturale e la valorizzazione del sistema regionale dei beni culturali e dello spettacolo Le biblioteche pubbliche e private attualmente funzionanti sul territorio regionale sono oltre 1300 (455 quelle di enti locali) e oltre 350 i musei. Con il Programma triennale 2001-2003, attuativo della L.R.18/00, la Regione ha definito gli obiettivi programmatici, le azioni prioritarie, i criteri di spesa e le linee di indirizzo per l’elaborazione dei piani provinciali e per le attività dell’IBACN, per quanto riguarda in particolare le biblioteche e gli archivi, i musei e i beni culturali, provvedendo nel contempo all’attuazione del piano annuale 2001 e all’assegnazione delle relative risorse finanziarie ai soggetti beneficiari (9,5 miliardi). Accanto al lavoro effettuato da un’apposita commissione per la definizione degli standard per la gestione di musei e biblioteche e all’impegno per l’individuazione di forme di governo che ne aumentino l’autonomia gestionale, va segnalato lo sforzo in atto per introdurre metodi organizzativi che potenzino il ruolo dei musei e delle biblioteche come centri di produzione di cultura e gli importanti risultati raggiunti sia nella messa in rete delle informazioni relative al patrimonio librario e documentario sia nell’organizzazione dei servizi al pubblico. Sul piano del recupero dei contenitori culturali, nel giugno 2001 la Regione ha sottoscritto un Accordo di Programma con il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e con il Ministero del Tesoro, in forza del quale vengono stanziati oltre 113 mld complessivi (risorse nazionali, regionali e locali) per il recupero di 27 contenitori culturali di grande valore storico, artistico e culturale. Se l’impegno della Regione sul piano finanziario - pari a 33mld nel triennio 20012003– è certamente rilevante, altrettanto importante è l’aver introdotto nel campo dei beni culturali un altro tassello alla prospettiva federalista e al principio della sussidiarietà. Nel campo dello spettacolo, l’attuazione del Programma poliennale 2000-2003 ha visto la Regione impegnata nella razionalizzazione e qualificazione del settore, nel consolidamento dei soggetti e nel sostegno a forme di coordinamento fra gli operatori dello spettacolo. A tale scopo sono state finalizzate le convenzioni triennali stipulate direttamente dalla Regione con soggetti dello spettacolo e gli accordi triennali con le Province. Azioni a sostegno della produzione, delle coproduzioni e della circuitazione di spettacoli sono stati attuate tramite le 21 convenzioni (per un totale di L. 7.047.000.000 annuali), stipulate con teatri stabili e teatri di innovazione, con i Teatri di tradizione per le coproduzioni liriche, con rassegne e festival di rilievo nazionale e internazionale e con soggetti di promozione e coordinamento di settori specifici dello spettacolo, come ad esempio il Teatro Comunale di Bologna, la Cineteca di Bologna, l’Agis, ecc. Attraverso i nove accordi con le Province (per un totale di L. 2.800.400.000) si è intervenuti sia a sostegno delle attività generali di promozione, produzione e circuitazione di spettacoli, sia a sostegno di eventi di animazione delle comunità locali tesi, a seconda della vocazione dei diversi territori, alla conservazione della tradizione o all'innovazione, tenendo presente anche la necessità di un riequilibrio territoriale dell'offerta. I nove accordi provvedono, con risorse regionali e provinciali, al sostegno di 110 soggetti pubblici e privati operanti nel settore dello spettacolo. Il consolidamento dei centri produttivi di eccellenza è stata attuata anche tramite il sostegno a quelli a partecipazione regionale: ERT-Emilia Romagna Teatro, che nel 2001 si è trasformato in Fondazione, per produzione, diffusione e promozione teatrale (L. 834.000.000); Centro della Danza per l'attività di produzione, promozione e diffusione della danza tramite Aterballetto (L.1.042.500.000); Fondazione Toscanini (L. 4.795.500.000) per le attività dell’Orchestra Sinfonica Regionale volta anche al sostegno delle produzioni liriche e di danza dei teatri della regione; ATER per la promozione e la valorizzazione delle attività teatrali. Nel 2001 tutti i centri a partecipazione regionale, ed in particolare la Fondazione Toscanini, hanno realizzato progetti speciali inseriti nell'ambito delle Celebrazioni Verdiane.ATER inoltre, in convenzione con la Regione, ha svolto attività di Osservatorio sullo spettacolo e ha realizzato progetti di comunicazione e promozione del pubblico (sito internet “Cartellone”, biglietteria on- line, ecc.). Con il piano degli investimenti per l’anno 2001 si è provveduto inoltre al finanziamento di 37 interventi per la valorizzazione delle sedi di spettacolo e l’introduzione di tecnologie informatiche (compresa la rete delle biglietterie elettroniche) per complessive L. 7.108.303.659. 73 Sicurezze La decisione di evidenziare il tema delle sicurezze sottolinea l’obiettivo di sviluppare sempre più nell’ambito di tutti i settori regionali di intervento una vera e propria cultura della sicurezza, indispensabile per perseguire gli obiettivi più generali di qualità sociale e sostenibilità dello sviluppo che sono alla base dell’azione complessiva della regione. In quest’ottica il tema della sicurezza si estende a molteplici aspetti della vita produttiva e sociale di questa regione e richiede apposite politiche. Non esiste infatti solo il problema della sicurezza nelle città, ma, come anche la cronaca più recente indica, molti sono le situazioni in cui è necessario porsi l’obiettivo di costruire sistemi di garanzie idonei a dare maggiori sicurezze ai cittadini. Il bisogno di sicurezza ha a che fare con il diritto delle persone a muoversi liberamente nelle città, ad avere garanzie sui cibi che si consumano, di lavorare in ambienti che non mettano a repentaglio la salute o la vita stessa, ad abitare in luoghi che non vengano resi insicuri da interventi umani o che non siano adeguatamente protetti dall’imprevedibilità degli eventi naturali. Rispondere alla domanda di sicurezza delle persone vuol dire in ultima analisi garantire maggiori diritti e maggiore libertà alle persone e questo ne fa una obiettivo prioritario nell’ambito delle politiche della Regione. La sicurezza nelle strade L’obiettivo di aumentare la sicurezza stradale richiede iniziative sia sul fronte del miglioramento delle infrastrutture viarie che su quello dell’educazione e della sensibilizzazione ai temi della sicurezza. Per quanto riguarda le infrastrutture è in fase di avvio un Piano di interventi sulla rete viaria che contribuirà anche ad aumentare il grado di sicurezza delle strade (vedi nel paragrafo su Ambiente e territorio).Per quanto riguarda i temi dell’educazione e della sensibilizzazione, gli ultimi mesi anno visto l’avvio di numerose iniziative sul fronte della formazione e dell’educazione rivolta ai docenti delle scuole e ai ragazzi, realizzate anche grazie ad accordi e protocolli con la sovraintendenza scolastica e provveditori e di campagne di comunicazione realizzate anche con testimonial famosi rivolte agli automobilisti per aumentare il livello di consapevolezza su alcuni temi specifici (cinture di sicurezza, velocità, ecc.). Sul fronte dell’analisi è stato avviato un gruppo interassessorile riguardante la conoscenza degli incidenti al fine di definire un protocollo di intesa con l’Istat che permetta la conoscenza dei dati relativi agli incidenti stradali. In occasione della scorsa edizione del Motor Show è stato inaugurato l’Osservatorio per l’educazione stradale e la sicurezza, con il coinvolgimento di 1500 ragazzi di età compresa tra i 18 e i 19 anni. La sicurezza nei luoghi di lavoro Nel corso del 2001 è stato avviato un progetto trasversale denominato “Linee regionali di intervento per la promozione della sicurezza, della regolarità e della qualità sociale delle condizioni di lavoro in Emilia Romagna”, che interviene in termini di policy mix sul tema delle banche dati, delle analisi e dei controlli, della comunicazione, informazione, formazione e della qualificazione del lavoro. Sul fronte della formazione sono stati definiti dei percorsi formativi comuni per il personale dei Centri per l’Impiego, Inps, Inail, Asl per fornire validi strumenti di coordinamento nella lotta al lavoro irregolare. Sono state, inoltre attivate azioni mirate di informazione e formazione alla legalità del lavoro raccordandole con quelle relative alla sicurezza nei luoghi di lavoro e sull’infortunistica. 74 E’ stato firmato anche un protocollo attuativo del progetto regionale tra Regione, Province, Direzione Regionale del lavoro, Inps e Inail. Sono in fase di progettazione l’analisi di fattibilità di un marchio di qualità sociale del lavoro e la sperimentazione di metodiche di intervento per l’emersione in specifici settori e contesti. La sicurezza nelle città Sul fronte della sicurezza urbana si è operato su vari fronti. E’ continuata l’attività di analisi e di comprensione del fenomeno a cui si è affiancata un’azione sia sul fronte legislativo che su quello di incentivo e sostegno alle politiche locali sulla sicurezza. Sul fronte legislativo con la L.R. 20/01 la Regione ha previsto la possibilità di concedere finanziamenti a favore degli Enti locali per iniziative di miglioramento della sicurezza. Su questa base il Consiglio ha successivamente approvato una variazione di bilancio rendendo disponibili circa 1,7 milioni di euro complessivamente per tali progetti. Sempre con la stessa legge la Regione ha previsto la possibilità di concedere un contributo alla Scuola regionale specializzata di Polizia locale per il suo funzionamento. E’ inoltre in via di approvazione una legge con cui la Regione ridefinisce i propri strumenti di intervento nel campo delle politiche di sicurezza distinguendo in particolare tra “interventi di interesse locale”, che si concretizzano nella concessione dei contributi regionali agli Enti locali, e “interventi di interesse regionale” che si concretizzano attraverso procedure di concertazione e cofinanziamento come i “progetti pilota” o l’Accordo in materia di sicurezza urbana raggiunto con il Ministero dell’Interno. Tra i risultati più importanti sul fronte dell’azione di incentivo e sostegno alle politiche degli enti locali in materia di sicurezza c’è da sottolineare il contributo dato ai 13 progetti pilota proposti da altrettanti Comuni, per una spesa complessiva prevista di circa 34 milioni di euro, finanziati al 50% dalla Regione. Tali finanziamenti verranno materialmente assegnati ai Comuni con la sottoscrizione di altrettanti Accordi di programma entro il Dicembre 2001. Oltre ai progetti pilota sono stati finanziati anche 67 progetti di miglioramento della sicurezza urbana promossi da enti locali e associazioni. Nel mese di maggio 2001 il Presidente della Regione e il Ministro dell’Interno hanno sottoscritto l’Accordo in materia di sicurezza urbana previsto dall’Intesa istituzionale di programma del Marzo 2000 con il quale si avvia la realizzazione del sistema informativo integrato; il progetto di integrazione delle sale operative e si procede con l’aggiornamento professionale congiunto. In particolare, sono in corso di acquisizione le attrezzature per la realizzazione del laboratorio informatico, previsto dall’Accordo, con il quale si intende progettare e sperimentazione un sistema informativo integrato sui fenomeni di criminalità e disordine urbano diffuso. La Regione infine ha consolidato il proprio impegno a favore dello sviluppo della Scuola regionale specializzata di Polizia locale finanziando corsi di formazione sul FSE per un valore di 0,3 milioni di euro ed ha, per la prima volta, erogato un contributo di 77.500 euro per il funzionamento della scuola stessa. Nell’anno corrente è stato realizzato il settimo Rapporto regionale sui problemi e sulle politiche di sicurezza in Emilia-Romagna e si sono realizzate numerose altre attività di ricerca e analisi sui temi della sicurezza. La sicurezza alimentare Per quanto riguarda la sicurezza alimentare sul tema della rintracciabilità sono state completate le procedure di selezione per la realizzazione di un progetto di supporto alla 75 "rintracciabiltà agroalimentare" finalizzato al coordinamento delle attività di ricerca, l’implementazione delle tecniche, la diffusione della "cultura della rintracciabilità" fra gli operatori del settore. Si sono realizzate inoltre diverse iniziative di comunicazione e di educazione alimentare. Le iniziative più importanti legate al tema dell’educazione alimentare sono state : l’approvazione del Programma triennale "Fattorie Aperte e Fattorie Didattiche" e la realizzazione dell'iniziativa di comunicazione "Fattorie Aperte 2001", la realizzazione di 2 convegni in materia di educazione alimentare, la realizzazione di azioni di educazione alimentare a livello territoriale attuate dalle Province con finanziamenti regionali per un importo di 0,31 milioni di euro. La sicurezza dai rischi idraulico, idrogeologico, sismico e di erosione costiera L’anno 2001 è stato caratterizzato, sul territorio, dalla forte intensificazione dell’attività progettuale e attuativa per la difesa del suolo e della costa, con la connessa attività di vigilanza, di studio e di monitoraggio. In particolare per la difesa del suolo è stato elaborato il previsto progetto di legge per il riordino della disciplina della difesa del suolo e della costa, per dare attuazione compiuta alla L.R. 3/99 e alla conseguente riorganizzazione degli attuali servizi territoriali di livello provinciale (SPDS) sul livello dei bacini idrografici. Tale progetto di legge, in parallelo con quello relativo al riordino della bonifica, dopo molteplici passaggi di discussione e approfondimento con i soggetti del sistema è ora alla consultazione/concertazione CALER/CRAL, in previsione dell’approvazione entro l’anno in corso da parte della Giunta regionale. E’ stata altresì approvata dal Consiglio regionale la legge per la costituzione dell’Agenzia interregionale per il Po (AIPO), per l’esercizio delle funzioni di gestione del Bacino del Po, attribuite al Magistrato per il Po fino alla regionalizzazione delle stesse. Si configura ora la necessità di dare corpo all’intenso lavoro di progettazione dell’Agenzia e di primo impianto della stessa per la gestione della fase transitoria, con successiva riarticolazione funzionale secondo le scelte che ciascuna Regione farà per l’esercizio delle proprie competenze relative alla gestione degli affluenti, ferme restando le funzioni comuni relative all’asta principale del Po. Ai fini del potenziamento/adeguamento delle reti di monitoraggio idro-pluvio-meteo, è stato svolto un significativo sforzo progettuale che consentirà di disporre rapidamente di un sistema unitario di gestione delle reti, con un gestore unico, ruolo previsto per ARPA-Meteo, incaricato di assicurare un servizio unico e completo a un insieme composito di utenti, con priorità per il segmento sicurezza, governato dalla Protezione civile regionale. L’adeguamento della rete e la sua gestione unitaria è finalizzato all’elevazione del livello di sicurezza del territorio e alla sua migliore funzionalità al servizio degli utenti. Il raggiungimento di tali obiettivi è altresì favorito anche dall’attribuzione in convenzione a questa Regione, che si avvale di ARPA-Meteo, del programma interregionale di adeguamento delle reti di monitoraggio per conto delle Regioni del Bacino del Po e delle Marche. Per il rischio sismico sono state sviluppate, d’intesa con il Servizio sismico nazionale, importanti azioni di prevenzione, formazione e monitoraggio, nonché di diffusione e di prevenzione con strumenti di alta qualità per l’analisi del rischio sismico. Per la difesa della costa è rispettata pienamente l’asse dei tempi previsti per l’attuazione del macroprogetto di messa in sicurezza di 11 punti critici della costa. Infatti, dopo l’approvazione del progetto esecutivo, i lavori sono stati appaltati, consegnati e iniziati, con previsione di fine lavori nella primavera, entro l’avvio della stagione balneare 2002. E’ stata altresì avviata, con l’elaborazione di una matrice ambientale intersettoriale, la fase elaborativa di supporto al Piano integrato di gestione delle zone costiere, come configurato nella bozza di progetto di legge in consultazione. 76 Per quanto riguarda la Protezione Civile l’anno 2001 è stato per buona parte caratterizzato dalle intense attività di pianificazione e di coordinamento degli interventi urgenti conseguenti agli eventi alluvionali dei mesi di ottobre e novembre 2000. Tali eventi hanno provocato gravi danni alle infrastrutture pubbliche ed ai soggetti privati ed hanno evidenziato la necessità di provvedere alla realizzazione di interventi finalizzati non solo al ripristino ma soprattutto alla messa in sicurezza ed alla riduzione del rischio nei territori colpiti. Il Servizio Protezione Civile, sulla base degli indirizzi della Giunta ed in collaborazione con i Servizi Regionali Difesa del suolo e con le strutture tecniche degli Enti locali ha predisposto un piano generale di interventi per un importo complessivo di circa 1500 miliardi, di cui circa 1000 individuati come prioritari. Sulla base di tale programma il Governo ha assegnato alla Regione, con Ordinanze Ministeriali e legge finanziaria 2001 complessivamente circa 450 miliardi di lire, che il Servizio Protezione Civile ha interamente impegnato predisponendo 3 stralci di piano di interventi urgenti con 2 successive rimodulazioni e la prima fase degli interventi di messa in sicurezza. Complessivamente si tratta di 1800 interventi con 150 enti attuatori, direttamente coordinati dal Servizio Protezione Civile in accordo con le Province ed i Servizi Provinciali Difesa del Suolo interessati. L'ammontare finanziario corrispondente è di circa 420 miliardi tutti finanziati. Gli interventi risultano in parte conclusi, in parte appaltati ed in parte in fase di progettazione. Il Servizio Protezione Civile svolge anche una impegnativa attività di monitoraggio degli interventi per verificare il rispetto dei tempi di esecuzione e di controllo amministrativocontabile sulle contabilità finali. Il Servizio Protezione Civile ha provveduto inoltre a predisporre ed a monitorare i piani degli interventi di messa in sicurezza relativi alle ordinanze ministeriali conseguenti agli eventi alluvionali di ottobre e novembre 1999 ed agli eventi sismici del 2000, predisponendo anche le relative rimodulazioni, per un importo di circa 52 miliardi già finanziati. A ciò si aggiunge la predisposizione della 3° e definitiva fase del Piano di messa in sicurezza della Sacca di Goro, con un corrispondente impegno di spesa di circa 6 miliardi già finanziati. 77 Ambiente e territorio L’ambiente e lo sviluppo sostenibile Il risultato più rilevante conseguito nell’anno 2001 riguarda l’approvazione, nel mese di settembre, da parte del Consiglio regionale degli indirizzi e delle linee del Piano triennale di azione ambientale per un futuro sostenibile. Si tratta di un nuovo strumento di programmazione che la Regione realizza per la prima volta in seguito al superamento degli strumenti di pianificazione nazionale e all’attribuzione delle funzioni alla competenza regionale, disciplinata con la L.R. 3/99. Tale strumento, concepito strutturalmente come luogo di integrazione delle ricadute ambientali connesse a tutte le politiche territoriali, economiche e sociali della Regione, si è avvalso della partecipazione e del contributo delle competenze intersettoriali esistenti all’interno della Regione, con particolare riferimento all’agricoltura, alle attività produttive, ai trasporti, alla sanità, al turismo, alla programmazione e all’Arpa. Il Piano, definendo obiettivi strategici, tipologie di azione, strumenti e attori, rappresenta oggi il principale punto di riferimento trasversale e di orientamento delle politiche ambientali e delle relative interconnessioni. Il percorso di costruzione del Piano – oltre allo stretto rapporto di concertazione con il sistema degli Enti locali e in particolare delle Province - si è avvalso delle metodologie di Agenda 21, assicurando in tal modo la partecipazione dei principali stakeholders della società regionale e il loro contributo attraverso i numerosi Forum di discussione realizzati. Si è inoltre avviato il percorso attuativo del Piano, attraverso l’istituzione di una cabina di regia Regione-Province e la definizione da parte della Giunta regionale delle linee guida e dei criteri per la formazione – su proposta delle Province – del Quadro degli interventi ambientali per il triennio 2001-2003, così da procedere all’impiego delle risorse via via che il bilancio ne dà la disponibilità. Ulteriori azioni in materia ambientale che hanno caratterizzato il 2001 sono: il completamento del Piano regionale 1999-2001 di informazione-educazione ambientale (INFEA) con: - il decollo del Centro regionale di educazione ambientale (CREA), per il coordinamento di rete e la qualificazione dei centri e sportelli di educazione ambientale diffusi sul territorio (oltre 100); - raccolta, valutazione e finanziamento dei progetti di educazione ambientale presentati dalle scuole e dai Centri; - promozione, con intesa e realizzazione dell’Università, del primo Master di educazione ambientale; - sviluppo Agenda 21 e corsi avanzati di formazione, in particolare per l’introduzione degli acquisti verdi nella Pubblica Amministrazione. L’approvazione delle direttive della Giunta regionale per l’adeguamento degli strumenti di pianificazione provinciale in materia di rifiuti, in attuazione della L.R. 3/99. L’attuazione parziale del processo di avvio della L.R. 25/99, con la funzionalità di 4 Agenzie di ambito provinciale (ATO) e la nomina di un Commissario regionale per il completamento degli atti di adesione in capo a ciascun Comune, la nomina, l’insediamento e la prima fase di lavoro dell’Autorità per il servizio idrico integrato e i rifiuti, nonché la definizione degli indirizzi per le attività delle Agenzie di ambito. L’emanazione degli indirizzi e criteri della Giunta alle Province per la redazione del Piano di risanamento atmosferico. 78 La prima attuazione della legge regionale in materia di risanamento acustico con emanazione delle direttive per la predisposizione dei Piani di risanamento acustico. L’adeguamento con legge delle norme in materia di inquinamento elettromagnetico e approvazione delle direttive di applicazione. L’adeguamento alle direttive europee della L.R. 9/99 sulla Valutazione impatto ambientale (VIA) e presentazione alla Commissione Territorio ambiente della direttiva generale di applicazione delle procedure di VIA. L’adozione da parte della Giunta regionale del regolamento per la disciplina delle concessioni d’acqua e relativa semplificazione. L’approvazione dell’Accordo di Programma per le Aree Protette regionali. L’avvio del lavoro per la definizione del programma degli investimenti 2001-2003 a favore delle aree protette regionali previste dalla L.R. n. 11/88. Accordo di Programma in materia di Aree Protette regionali L’accordo di programma in materia di aree protette è stato siglato a Roma tra la Regione e il Ministero dell’Ambiente e del Territorio in data 19/11/2001 ed approvato con deliberazione della Giunta regionale n.2392 del 12/11/2001. L’accordo finanzia azioni di conservazione e di valorizzazione concertate tra Stato Centrale e Regioni per lo sviluppo e la promozione delle aree protette regionali iscritte nell’elenco ufficiale del Ministero dell’Ambiente e tutela del Territorio. I finanziamenti erogati dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio (circa 51,7 milioni di euro) sono stati ripartiti tra le Regioni che hanno adeguato la propria legislazione in materia alla legge quadro nazionale n. 394/91 ed in proporzione alla superficie effettivamente istituita a Parco od a Riserva regionale. Risultano beneficiari dei finanziamenti disposti attraverso l’accordo tutte le aree protette dell’EmiliaRomagna istituite ai sensi della L.R. n. 11/88. Le risorse complessivamente attivate sono rappresentate da 3.590.721,73 euro del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio, da 2.965.449,16 della Regione e da 744.978,58 euro di autofinanziamento da parte delle aree protette. L’accordo prevede che gli interventi che verranno finanziati si concludano entro 3 anni dalla sua sottoscrizione. La mobilità sostenibile La mobilità urbana e il trasporto locale La Regione ha sottoscritto con le Province, i Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti e le loro Agenzie Locali, Accordi di Programma che definiscono gli impegni e gli specifici obiettivi, per ciascun bacino provinciale, in ordine ai servizi minimi e agli investimenti per la mobilità urbana per il triennio 2001-2003. A sostegno delle spese di esercizio dei servizi minimi di trasporto pubblico di linea, fissati in 107.261.000 km/anno, la Regione Emilia-Romagna concorre con contributi di oltre 191 milioni di euro/anno, già ripartiti per i singoli bacini. E previsto inoltre un ulteriore sostegno di 2,6 milioni di euro all’anno per iniziative di incremento, di miglioramento e qualificazione dell’offerta per lo stesso triennio. Alle iniziative di investimento per la mobilità sostenibile e la sicurezza della circolazione, prioritariamente negli ambiti urbani dei Comuni Capoluogo, la Regione concorre con 79 risorse proprie (circa 57 milioni di euro) per investimenti dal costo complessivo per circa 258 milioni di euro. Gli investimenti concordati sono orientati prioritariamente: alla riqualificazione dell’accessibilità alle aree centrali dal punto di vita della qualità ambientale; alla realizzazione di infrastrutture per l’interscambio modale; alla integrazione funzionale, tariffaria e organizzativa della mobilità. Nei medesimi Accordi 2001-2003 è previsto il rinnovo del parco veicoli (autobus e altri mezzi di trasporto collettivo), attraverso la sostituzione di quelli più vecchi e inquinanti, con nuovi mezzi conformi alle più recenti norme europee (euro 3 ed euro 4) per l’abbattimento degli inquinanti. I contributi, di circa 62 milioni di euro consentiranno la sostituzione di circa 450 autobus nel 2002 e 2003. Occorre evidenziare che, nel corso del 2001, è proseguita la fase attuativa degli investimenti già programmati dai precedenti Accordi di Programma e di Servizio 1997-2000. Detta azione ha comportato l’impegno di circa 75 milioni di euro di contributi regionali (dei 103 circa assegnati), a fronte di un costo complessivo delle opere finanziate di circa 645,5 milioni di euro. Gli Accordi 2001-2003 assumono il metodo del monitoraggio come elemento di valutazione e comparazione dei risultati conseguiti nell’esercizio del TPL e nella gestione della mobilità urbana. E’ stata pertanto avviata la predisposizione di una banca dati integrata rivolta alla valutazione degli aspetti qualitativi dell’offerta di mobilità e di accessibilità urbana. A tal fine la prosecuzione dell’iniziativa europea di Benchmarking, cui la Regione Emilia-Romagna partecipa con l’adesione dei 10 Comuni Capoluogo, costituisce un ulteriore occasione di comparazione, non solo locale, sui più significativi indicatori di mobilità. Infine assume particolare rilievo dal punto di vista dell’offerta di mobilità sostenibile la concreta attuazione degli interventi relativi alla mobilità ciclistica. Nel corso del 2001, lo stanziamento regionale aggiuntivo di 4,5 miliardi (oltre ai 14 già assegnati) porta il valore delle opere da realizzare entro il prossimo anno a circa 60 miliardi. Il Trasporto Ferroviario Dal 1° di gennaio ha avuto avvio la concreta attuazione degli Accordi di Programma sottoscritti lo scorso anno dalla Regione con il Ministero dei Trasporti e della Navigazione per l’attuazione delle deleghe previste dagli artt. 8 e 9 del D.Lgs. 422/97, riguardante il conferimento alle regioni di funzioni e compiti in materia di trasporto pubblico locale. Si è quindi proceduto al perfezionamento degli atti per l’affidamento in concessione alle società ferroviarie che operano su linee destinate a diventare di proprietà regionale, della gestione delle infrastrutture e dei servizi di trasporto pubblico locale ferroviario. Gli Accordi di Programma siglati prevedono: - con le stesse società ferroviarie, i Contratti di Servizio sperimentali (della validità di un anno, in previsione di un successivo contratto biennale) per l’affidamento delle attività di trasporto pubblico, ed i Contratti di Programma (della durata di tre anni) per la gestione delle infrastrutture; il contributo che verrà annualmente assegnato è di complessivi 33,6 milioni di euro; - con Trenitalia S.p.A., il Contratto di Servizio relativo ai servizi ferroviari affidati alla medesima, pari a 12.100.000 treni*km, per un corrispettivo di 64 milioni di euro circa; Ha avuto avvio anche l’attività di verifica e controllo per accertare il rispetto delle condizioni contrattuali, sia per gli aspetti economico-gestionali che per quelli legati alla qualità dei servizi erogati all’utenza, anche con rilevazioni lungo la rete. In stretta relazione con i contenuti del Contratto di Servizio sottoscritto con Trenitalia, anche se anteriore a questi, va richiamato il c.d. “Progetto Qualità” che fissa impegni reciproci per migliorare e potenziare i servizi resi ai passeggeri. Sono stati attuati diversi 80 interventi che hanno riguardato l’entrata in servizio di nuovo materiale rotabile (in parte finanziato dalla regione), interventi di restyling di alcune stazioni e migliori servizi di informazione e di servizio all’utenza. Con legge “Finanziaria 2001” (L.n. 388/00) sono state assegnate ad alcune Regioni ulteriori fondi per garantire servizi ferroviari aggiuntivi a quelli previsti dal Contratto di Servizio con Trenitalia S.p.A.. La Regione Emilia-Romagna ha ricevuto 5,2 milioni di euro. Si è quindi determinata l’esigenza di definire con Trenitalia un “Atto integrativo del Contratto di Servizio sperimentale”, per individuare e disciplinare i nuovi servizi ferroviari da attivare nel corrente anno. Il documento è già stato siglato. L’atto integrativo prevede servizi aggiuntivi, anch’essi già posti in essere, articolati, quantitativamente e temporalmente, come segue: circa 114.000 treni*Km, che Trenitalia sta effettuato dal giugno 2001, già inseriti nel programma di esercizio allegato al Contratto di Servizio sperimentale; circa 53.000 treni*Km, stanno attivandosi in queste settimane, con le decorrenze e secondo le relazioni indicate nel prospetto unito all’atto integrativo, per un totale complessivo di circa 167.000 treni*Km fino alla fine del corrente anno. Dando seguito a quanto previsto dalla L.R. 39/00 riguardante “Acquisizione da parte della regione delle quote della Società Ferrovie Emilia Romagna S.r.l.” sono state accantonate nel bilancio regionale le risorse ritenute necessarie (pari a 0,516 milioni di euro) per garantire un adeguato aumento di capitale. All’aumento parteciperanno anche, con quote minori, le Amministrazioni provinciali direttamente interessate. 81 Il programma di interventi sulla rete viaria Con l'emanazione di specifici DPCM attuativi della L.n. 59/97 e D.Lgs. 112/98 si è concluso il processo di ripartizione di competenze e funzioni tra Stato, Regioni ed Enti locali in materia di strade e viabilità. Nell’ambito dei DPCM si è individuata la rete autostradale e stradale nazionale e la rete di interesse regionale; si è definito il riparto delle risorse fra lo Stato e il complesso delle Regioni e fra le diverse Regioni e si è proceduto alla suddivisione dei beni e delle risorse finanziarie, umane, strumentali ed organizzative fra la Regione e gli Enti locali. Per quanto riguarda la Regione Emilia Romagna, la rete stradale ex ANAS trasferita, come previsto dalla L.R. 3/99 come modificata dalla L.R. 12/00, al demanio delle Province, ha un’estensione complessiva di circa 2.000 Km. Lo Stato ha trasferito direttamente alle Province le risorse relative finanziarie relative al personale e alla manutenzione ordinaria per l’esercizio delle relative funzioni. Per quanto riguarda i programmi di riqualificazione, ammodernamento e sviluppo di nuove strade di interesse regionale, la loro definizione rimane, sempre in base alla L.R. 3/99, di competenza della Regione, la quale deve individuare la quota di risorse da destinare alle opere di manutenzione straordinaria e agli interventi di nuovo impianto delle strade, sulla base delle risorse disponibili e degli obiettivi di sviluppo e miglioramento della rete viaria individuati dal PRIT, nonché delle esigenze indicate dalle Province. Le risorse complessivamente messe a disposizione dai DPCM e dalla legge finanziaria 2001 per tali progetti sono pari a 149,8 miliardi per il 2001, a 156,4 miliardi per il 2002, a 115 miliardi per il 2003 e di L. 126,2 miliardi per il 2004 e anni seguenti. Nonostante il trasferimento effettivo delle strade dall'ANAS alle Province sia avvenuto il 1° ottobre 2001, già a partire dal mese di aprile 2001 sono stati effettuati incontri con le Province per definire insieme il programma degli interventi. Oltre alla quota di risorse destinate alla manutenzione straordinaria (20 mil di lire a Km per 2001 e 2002, 15 mil per 2003), la concertazione con le Province ha inoltre portato a definire un vero e proprio programma degli interventi sulla rete di interesse regionale, che riguarda non solo l'ammodernamento e la riqualificazione della rete stradale trasferita dall'ANAS, ma anche l'avvio di alcune importantissime opere indicate dal PRIT, quali la Cispadana, la Pedemontana, il quadrante nord di Bologna e la S. Vitale. Tale programma 2002/2004 comporta un onere complessivo di circa 1.431 mld e mette in campo risorse dello Stato per circa 400 miliardi, risorse di Enti locali, Società concessionarie e privati per circa 643 mld e risorse regionali per circa 389 mld. La tabella fornisce un quadro indicativo dei gruppi di opere e delle relative risorse. Interventi previsti (valori in miliardi di lire) Sistema pedemontano Costo totale 260 Co-fin. (ee.ll. e altri) 94 Risorse Stato e Regione 166 Sistema cispadano 235 28 207 Quadrante nord di Bologna e S. Vitale 133 35 98 Sistema delle tangenziali e accessib.urbana 456 333 123 Restante viabilità di interesse regionale 347 153 194 1.431 643 788 Totale 82 Una quota di circa 20 miliardi delle risorse regionali o trasferite dallo Stato nel quadriennio sarà destinata, come peraltro previsto dalla Lr 3/99, alla progettazione delle opere, ad interventi resisi necessari a seguito di eventi eccezionali o calamitosi, alla realizzazione del catasto delle strade e ad altre attività di rilevazione e monitoraggio delle condizioni della viabilità. Parte del costo dei progetti potrebbe essere coperto con il ricorso da parte della regione al mercato del credito tramite l’emissione di Buoni Regionali (vedi nel paragrafo “Nuova Regione”) La qualità urbana Con la delibera di Consiglio n. 88/00, la Regione ha compiuto un decisivo passo verso l’attuazione dei programmi di riqualificazione urbana, assegnando risorse per oltre 120 miliardi a 51 Comuni impegnati nel complesso iter che, iniziatosi con la definizione degli ambiti territoriali, porterà alla sottoscrizione degli accordi di programma previsti dalla L.R. 19/98 entro i primi mesi del 2002. Ai comuni è stato riconosciuto un contributo che rispetto alla richiesta formulata, costituisce una quota che per quelli di maggiori dimensioni varia mediamente tra il 30 e il 50% e tra il 10 e il 20% per i Comuni medio piccoli. In alcuni casi di casi il contributo può scendere al di sotto del 10% e per questi comuni è stato recentemente approvata una delibera di Giunta che assegna un ulteriore finanziamento per complessivi 15 miliardi di lire. I Comuni che ricevono il contributo si impegnano a reperire una somma almeno pari a quella attribuita dalla Regione, sia ricorrendo al bilancio comunale che promovendo l’apporto di risorse da parte di altri soggetti privati e pubblici. Nell’ambito dei progetti finalizzati al miglioramento della qualità urbana rientrano anche i progetti per la sicurezza nelle città (vedi capitolo sulle sicurezze). Nel corso del 2000 con un’apposita direttiva regionale è stata infatti prevista la possibilità di finanziare dei “progetti pilota” finalizzati al miglioramento della sicurezza degli spazi pubblici. I “progetti pilota” sono progetti elaborati dai Comuni che prevedono azioni volte al miglioramento di rilevanti problemi di sicurezza o di conflitto o di disordine urbano diffuso. Per questa finalità sono stati assegnati a 13 Comuni, tra cui tutte le città capoluogo, 40 miliardi in conto capitale sul bilancio 2000 e 2001, che costituiscono un provvedimento parallelo e complementare alla promozione di programmi di riqualificazione, tanto da avvalersi delle stesse procedure della L.R. 19/98. 83 La riqualificazione urbana Si tratta di programmi complessi di intervento che riguardano il territorio urbanizzato e che, muovendo dalle finalità dettate dalla L.R. 19/98, incanalano risorse e azioni integrate provenienti da diversi settori della programmazione regionale. I programmi di riqualificazione urbana promuovono infatti l’integrazione fra più ambiti strutturali di intervento, tra i quali: a) il sistema delle funzioni urbane di eccellenza (cultura, formazione, ricerca, sanità, assistenza, commercio, terziario, ecc.); b) le reti tecnologiche ed impiantistiche e telematiche; c) la mobilità e le infrastrutture necessarie a garantire l’accessibilità; d) la ridefinizione dei sistemi residenziali ed insediativi; e) la riqualificazione dei sistemi ambientali (acqua e sistema idrico, smaltimento dei rifiuti, verde, bonifica dei suoli e contenimento dell’inquinamento del sistema atmosferico e acustico). La legge regionale in materia di riqualificazione urbana incentiva gli interventi diretti al miglioramento complessivo della qualità urbana localizzati prioritariamente nelle aree degradate o dismesse del territorio urbano consolidato. La legge riconosce inoltre l’esigenza di coinvolgere gli operatori privati, procedendo nello stesso tempo a disciplinarne l’intervento e a realizzare forme di concertazione basate sull’istituto dell’accordo di programma. Avvalendosi inoltre delle ultime risorse ex Gescal assegnate alle regioni per il triennio 1996/1998, ma mai trasferite nell’attesa della sottoscrizione degli accordi di programma con lo Stato previsti in attuazione del DLgs 112/98, disponendo dello stanziamento a bilancio sulla L. R. 19/98 “Norme in materia di Riqualificazione Urbana”, la nostra Regione ha varato un complesso programma di edilizia residenziale pubblica strettamente interconnesso con interventi di recupero e riqualificazione urbana. All’attuazione di questo programma la Regione ha complessivamente destinato oltre 350 miliardi di risorse, di cui quasi il 30% provenienti dal proprio bilancio, incentivando l’avvio di interventi edilizi e di riqualificazione urbana per non meno di 1000 miliardi di nuovi investimenti. Si può calcolare in oltre 1000 unità abitative, di recupero edilizio o di nuova costruzione, il primo frutto di questo programma che ha trovato una piena attuazione nel corso del 2001. Oltre 50 amministrazioni comunali sono impegnate nell’attuazione di programmi di riqualificazione urbana, in regime di concertazione con i privati, tramite altrettanti accordi di programma che dovranno essere sottoscritti ai sensi della L.R. 19/98 entro il marzo del 2002. In questo modo la Regione ha inteso affrontare la fase di transizione, ottimizzando l’impiego di risorse limitate, che sono state progressivamente integrate nel corso della programmazione, ponendosi il duplice obiettivo del miglioramento della qualità urbana e del reperimento di alloggi in locazione a canone concertato prioritariamente destinati a rispondere al fabbisogno dei lavoratori in mobilità, degli studenti, degli anziani e delle giovani coppie. 84 Uno sviluppo di qualità per la Montagna L’Ottava Conferenza regionale per la montagna, organizzata dalla Giunta regionale il 30 marzo 2001, ha messo in evidenza il ruolo fondamentale che la montagna assume nel sistema territoriale regionale. La crescita e la qualificazione dello sviluppo economico e sociale della nostra regione passa necessariamente attraverso la valorizzazione e l’integrazione delle diverse qualità dei sistemi territoriali locali. Qualificare i territori montani, valorizzandone soprattutto le risorse ambientali e la qualità ecologica, significa qualificare tutto il territorio regionale e quindi accrescere la competitività del suo sistema economico e sociale. In questa ottica il sostegno che deve essere dato alla montagna si caratterizza non come intervento assistenziale, bensì come un investimento per valorizzare risorse non rinvenibili e non replicabili in altre parti del territorio regionale. Un sostegno che sarà tanto più efficace quanto più saprà coordinare le risorse finanziarie settoriali regionali e nazionali con quelle comunitarie in programmi di intervento che muovano dalla considerazione che anche in Emilia-Romagna gli Appennini non si presentano come una realtà indistinta, ma come un insieme di aree molto differenziate per il cui sviluppo occorre innanzi tutto riconoscere le problematiche specifiche di ogni sistema territoriale locale. Questo percorso di sviluppo presuppone, così come prevede la legge regionale, un ruolo fondamentale della Comunità Montana che si configura, attraverso la redazione del Piano Pluriennale di Sviluppo SocioEconomico, come la promotrice dello sviluppo nelle singole aree montane, alimentando con risorse proprie, che derivano dal riparto dei fondi trasferiti dallo Stato e da quello integrativo della Regione, la realizzazione di un piano di opere e di interventi coerenti con la programmazione dei Comuni, della Provincia e della Regione. Un ruolo difficilmente esercitabile da ogni singolo Comune, ma che la Comunità Montana deve svolgere in nome e per conto dei Comuni. In attuazione di questa strategia generale, la Giunta regionale si impegna a predisporre per il 2002, anno internazionale delle montagne, un nuovo “Progetto Appennino” con la finalità di delineare, con il concorso delle Province e delle Comunità Montane, una strategia di sviluppo territoriale per le diverse aree appenniniche della nostra regione, capace di inserire pienamente le specificità dei singoli sistemi locali nelle traiettorie di sviluppo dell’intero sistema regionale. Il progetto, in sintonia con gli strumenti più recenti della programmazione comunitaria e nazionale, si pone l’obiettivo di realizzare uno sviluppo di qualità per l’Appennino, caratterizzato dal raccordo tra l’obiettivo globale della qualità sociale e quello della sostenibilità ambientale, assumendo le singole politiche settoriali per la montagna come componenti di una politica territoriale che interviene sugli aspetti sociali, ecologici ed economici, peculiari di ogni singola area montana. Un progetto che prenda le mosse dai principali settori di intervento emersi nell’ottava Conferenza regionale per la montagna e che dovrà dar luogo a specifiche azioni in ragione delle effettive necessità delle singole aree appenniniche, non sempre coincidenti con i confini amministrativi delle Comunità Montane, a partire dalle seguenti tematiche: - tutela, valorizzazione ambientale e messa in sicurezza del territorio montano; - consolidamento e riqualificazione delle attività agricole; - integrazione e sviluppo dell’offerta turistica; - miglioramento della qualità dei servizi ai cittadini e alle imprese; - promozione dell’imprenditorialità nei nuovi servizi promuovendo la più ampia utilizzazione della telematica nelle attività di lavoro; - consolidamento e riqualificazione delle attività esistenti nel settore dell’industria, nell’artigianato e nel commercio, con particolare attenzione alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti tipici e alla filiera del legno; - valorizzazione e tutela delle risorse peculiari delle aree montane a livello energetico, con l’utilizzo delle energie alternative rinnovabili. 85 86 Le compatibilità economico-finanziarie Le scelte tributarie regionali Con riferimento a quanto, più esaurientemente, evidenziato nel precedente paragrafo “Il quadro legislativo di riferimento della finanza regionale” occorre sottolineare il mutamento dovuto alla progressiva sostituzione, nella parte entrate del bilancio regionale, dei precedenti trasferimenti statali con nuovi tributi e compartecipazioni erariali. Mutamento che, come osserva peraltro anche la Corte dei Conti, non sembra aver risolto le maggiori criticità già presenti nel precedente sistema tributario. Tuttora lo scenario si presenta con considerevole prevalenza di entrate a destinazione vincolata, modesta percentuale riservata a margini di fiscalità discrezionale, incertezza sull'ammontare complessivo dell'entrata sia nell'immediato che con riferimento ad una proiezione pluriennale. Le disposizioni legislative in materia (D.Lgs. 56/00) non mutano sostanzialmente questo assetto e richiedono alle Regioni uno sforzo sempre più consistente nell'impostazione delle previsioni di entrata. Previsioni che recano impliciti margini di incertezza con tutte le possibili ripercussioni a livello di ricadute sugli equilibri di bilancio. Le principali entrate tributarie e per compartecipazioni sono: L'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) Presupposto dell'imposta è l'esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione di beni o servizi. Anche l'attività esercitata dalle società e dagli enti compresi gli organi e le amministrazioni dello Stato costituisce presupposto d'imposta. L'imposta è dovuta alla Regione nel cui territorio è realizzato il valore della produzione netta (D.Lgs. 446/97). Le aliquote vigenti sono: - Ordinaria 4,25%. - Settore agricolo e cooperative della piccola pesca: anno 2000: 2,3%; anno 2001: 2,5%; anno 2002: 3,1%; anno 2003: 3,75%; successivamente 4,25% (aliquote modificate dall'art. 6 L.n. 488/99, finanziaria 2000). - Banche e altri enti finanziari, imprese di assicurazione: anno 2000: 5,4%; anno 2001: 5%; anno 2002: 4,75%; successivamente 4,25% (aliquote modificate dall'art. 6 L.n. 488/99, finanziaria 2000). - Enti pubblici: dall'anno 2000 8,5% (art. 1 D.Lgs. 506/99); nel caso esercitino anche attività agricole o commerciali l'aliquota è quella prevista per tali attività. Le Regioni hanno facoltà di variare l'aliquota dell'imposta a decorrere dal terzo anno successivo a quello di emanazione del decreto relativo alla sua istituzione e fino ad un massimo di un punto percentuale. La variazione può essere differenziata per settori di attività e per categorie di soggetti. Da rilevare che, fino ad oggi, l'IRAP presenta non poche problematiche sia con riferimento all'incertezza di gettito (le previsioni ministeriali risultano molto distanti dai gettiti reali) che per quanto concerne la reale possibilità per le Regioni di effettuarne la gestione e il controllo. L'imposta, infatti, è gestita e controllata dal Ministero delle Finanze che si limita a riversare le somme riscosse alle Regioni senza alcuna possibilità per le stesse di verificarne la correttezza. A questo poi si aggiunga che l'IRAP è uno dei nuovi principali canali di finanziamento destinati a supportare la spesa sanitaria regionale e per ciò stesso, se pure dal 87 2001 non ci sarà vincolo formale di destinazione, esisterà un vincolo sostanziale di destinazione in tal senso. Il progetto di legge approvato dalla Giunta regionale il 16 novembre 2001 prevede la determinazione dell’aliquota IRAP al 3,5% per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) di cui al D.Lgs. 460/97 e per le Cooperative sociali di cui alla L.n. 381/81. La riduzione dell’aliquota è il riconoscimento del ruolo sociale e pubblico di sussidiarietà che queste imprese hanno nella realtà regionale e favorirne l’ulteriore sviluppo con questo significativo intervento. Addizionale regionale all'IRPEF Base imponibile è il reddito complessivo determinato ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche al netto degli oneri deducibili riconosciuti ai fini di tale imposta. L'Addizionale regionale è dovuta se è dovuta per lo stesso anno l'imposta sul reddito delle persone fisiche. È dovuta alla Regione in cui il contribuente ha la residenza. Relativamente ai redditi di lavoro dipendente e ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, l'addizionale è dovuta dai sostituti d'imposta all'atto di effettuazione delle operazioni di conguaglio relative a detti redditi. Il relativo importo è trattenuto in un numero massimo di 11 rate. In caso di cessazione del rapporto di lavoro l’importo è trattenuto in unica soluzione. L'imposta è versata, con le modalità e i termini previsti per il versamento delle ritenute e del saldo dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, alla Regione in cui il contribuente ha il domicilio fiscale alla data del 31 dicembre dell'anno cui si riferisce l'addizionale stessa. Per la dichiarazione, la liquidazione, l'accertamento, la riscossione, il contenzioso, le sanzioni e tutti gli aspetti non disciplinati espressamente si applicano le disposizioni previste per l'imposta sul reddito delle persone fisiche. Le Regioni partecipano alle attività di liquidazione e accertamento dell'addizionale regionale segnalando elementi e notizie utili e provvedono agli eventuali rimborsi richiesti dagli interessati dopo aver acquisito gli elementi necessari presso l'Amministrazione finanziaria statale. Le aliquote sono state fissate per gli anni 1998 e 1999 nella misura dello 0,50% su tutto il territorio nazionale (il cui gettito è interamente vincolato alla spesa sanitaria). Viene data possibilità a ciascuna Regione, con proprio provvedimento da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale non oltre il 30 novembre dell'anno precedente a quello cui l'addizionale si riferisce, di maggiorare l'aliquota dello 0,50%. Il D.Lgs. 56/00 stabilisce che, a decorrere dall'anno 2000, le aliquote di compartecipazione dell'addizionale regionale all'IRPEF dello 0,50 e 1 per cento (previste dall'art. 50, comma 3, D.Lgs. 446/97) sono elevate rispettivamente allo 0,90 e all'1,4 per cento. Da evidenziare che la Regione non intende avvalersi, per l'esercizio 2002, della facoltà di maggiorazione dell'aliquota, e che per quanto concerne l'aumento dello 0,40% definito dal D.Lgs. 56/00, il relativo gettito serve come compensazione a quota parte della soppressione dell'integrazione statale per il finanziamento della spesa sanitaria di parte corrente e per investimenti. Compartecipazione all'IVA Il D.Lgs. 56/00 fissa un'aliquota del 25,7% quale compartecipazione delle Regioni al gettito nazionale. Con i provvedimenti di attuazione c’è stata una prima revisione delle aliquote e per il 2001 è stata fissata al 38,55%. Tale compartecipazione ha il duplice scopo di garantire la copertura delle soppresse integrazioni di fondi per la Sanità e di conseguire la solidarietà 88 fra le Regioni mediante la creazione, nel bilancio statale, di un “Fondo perequativo nazionale“. La titolarità del tributo rimane in capo allo Stato. Le Regioni non hanno alcuna possibilità di manovra sulla compartecipazione. Compartecipazione regionale all'accisa sulle benzine La compartecipazione regionale all'accisa sulle benzine è stata rideterminata in Lire 242 per litro di carburante erogato nel territorio regionale. Il D.Lgs.56/00 eleva di lire otto al litro detta compartecipazione con la finalità di sopperire ai trasferimenti soppressi. La titolarità del tributo è dello Stato. Le Regioni non hanno alcuna possibilità di manovra su tale voce di entrata. Tassa automobilistica regionale A decorrere dal 1993 il tributo viene completamente attribuito alle Regioni e a decorrere dal 1998 lo Stato procede a riformare l'intero tributo. Entro il 10 novembre di ogni anno la Regione può determinare con propria legge la variazione del tributo del 10% in più o in meno. Le variazioni hanno effetti sui pagamenti da eseguire dal 1° gennaio e relativi periodi fissi posteriori a tale data. La Regione che aveva deliberato un unico aumento con effetto dal 1° gennaio 1999, ha deciso, con decorrenza 1° gennaio 2001, di annullarlo riportando le tariffe al livello precedente. Questo sforzo finanziario è stato deciso anche per aiutare cittadini, famiglie ed imprese a fronteggiare i continui rincari del prezzo della benzina, dando un segnale di attenzione, pur nella limitata possibilità della Regione, a questa rilevante componente della spesa delle famiglie e delle imprese. Addizionale regionale all'imposta erariale sul gas metano I soggetti passivi dell'imposta sono le aziende che forniscono il gas metano ai consumatori (art. 10, comma 1, D.Lgs. 398/90). Gli impianti di distribuzione sono gestiti in regime di deposito fiscale. I gestori degli impianti sono tenuti a prestare cauzione nei confronti della Regione, a meno che non si tratti di Amministrazioni dello Stato o di Enti Pubblici o aziende municipalizzate, oppure che siano stati esentati dall'Amministrazione finanziaria per l'imposta erariale di consumo (art. 12, D.Lgs. 398/90). Base imponibile è costituita dal gas metano (in metri cubi) erogato nel territorio della Regione. Le aliquote sono determinate dalle Regioni a Statuto ordinario in misura non inferiore a lire 10 al mc e non superiore alla metà del tributo erariale e comunque a lire 60 al mc. L’Addizionale regionale per effetto della riduzione (fino al 30/06/01 del 40%) stabilita per i grandi utilizzatori, in sede di Finanziaria 2001, scende dalle 12,1 lire al mc al suo minimo (10 lire al mc). Altre entrate Entrate extra-tributarie e altre tra cui anche quelle per autorizzazioni di mutui a copertura di nuovi investimenti 89 Le entrate previste per il 2002 ammontano a 8.628,41 milioni di euro così come indicato nella Tab. 1. Tab. 1 Entrate della Regione Emilia-Romagna per l’anno 2002 in milioni di euro. Avanzo netto d’amministrazione 814,68 Assegnazioni U.E. Correnti 105,31 Tributi della Regione 3.521,83 Assegnazioni U.E. in Capitale 0,13 Quote tributi statali 2.162,22 Assegnazioni da altri soggetti correnti 1,55 Assegnazioni Statali correnti 337,12 Entrate extratributarie Assegnazioni Statali capitale 332,23 Alienazione beni patrimoniali 0,10 Mutui, Prestiti (di cui 155,16 a destinazione vincolata) M utui, prestiti A ss. U.E. co rrente 28,24 1.325,00 A vanzo netto A ss. statali capitale A ss. statali co rrenti Tributi della Regio ne Quo te di tributi statali A ltre vo ci I valori attribuiti ai tributi regionali e alle compartecipazioni ai tributi erariali sono iscritti nel bilancio regionale in attuazione alle nuove tipologie di finanziamenti disposte dal D.Lgs. 56/00. Occorre comunque sottolineare che lo Stato non ha provveduto ad emanare, nei tempi indicati dalle norme legislative, le disposizioni attuative recate dall’art. 2, comma 4 e dall’art. 5, comma 2 del D.Lgs. citato. Tutto ciò comporta un alto grado di incertezza e di difficile previsività nella quantificazione delle entrate. 90 Pertanto i gettiti dei tributi regionali e delle compartecipazioni ai tributi erariali sono valori puramente stimati principalmente sulla base della necessità di fornire copertura alla spesa sanitaria. Il D.Lgs. 56/00 all’art. 8, modificato dall’art. 83 della Legge finanziaria dello Stato per il 2001, ha stabilito il principio secondo il quale: “Ciascuna regione è tenuta, per il triennio 2001-2003, a destinare al finanziamento della spesa sanitaria regionale risorse non inferiori alle quote che risultano dal riparto dei fondi destinati per ciascun anno al finanziamento del servizio sanitario nazionale”. A tutt’oggi non è stato ancora deliberato il riparto dei fondi destinato, per ciascun anno, al finanziamento del servizio sanitario nazionale. I tributi regionali e le compartecipazioni ai tributi erariali, quantificate anche con le problematiche sopra richiamate, rappresentano, in via presuntiva, il 65,88% delle entrate regionali complessive ed ammontano a 1916,74 milioni di euro evidenziati nella Tab. 2. Tab. 2 I tributi della Regione Emilia-Romagna per il 2002 in milioni di euro. Imposte sulle concessioni statali 0,16 Tasse sulle concessioni regionali 7,49 379,86 Tassa automobilistica regionale (stime) Tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi (quota parte vincolata nella destinazione) 99,16 Addizionale regionale all'imposta sul gas metano 25,90 Tassa regionale per il diritto allo studio universitario (totalmente vincolata nella destinazione) Imposta regionale sulle attività produttive - IRAP (stime) (destinata quasi integralmente al finanziamento della spesa sanitaria) Addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche (stime) (totalmente destinata al finanziamento della spesa sanitaria) Quota parte dell'accisa sulle benzine (stime) (quota parte destinata al finanziamento della spesa sanitaria) Compartecipazione regionale all'IVA (stime) (destinata quasi integralmente al finanziamento della spesa sanitaria) 19,63 2.581,54 408,10 245,48 1.916,74 Le politiche di spesa Sul versante delle allocazioni riferite alle spese correnti autonome, da destinare sia al finanziamento di interventi aventi natura ricorrente (es: contributi ad enti, istituzioni e aziende regionali, consulenze, studi, manifestazioni, ecc.) che al finanziamento di interventi operativi nei settori di competenza regionale, le decisioni sono state assunte avendo a riferimento di massima i budget determinati per l'esercizio 2001. Le scelte sono state, comunque, operate in modo da garantire alcune situazioni di maggiore necessità. Per il complesso di questi interventi sono stanziati circa 395,09 milioni di euro per l'esercizio 2002, di cui 47,37 milioni di euro per interventi di natura ricorrente e 347,72 91 milioni di euro per interventi operativi nei settori. Di questi ultimi: 0,5 per la realizzazione di iniziative per lo sviluppo della sicurezza; 3,7 per iniziative verso i paesi in via di sviluppo e a favore di popolazioni colpite da calamità e conflitti; 11,58 per la valorizzazione e lo sviluppo del sistema agro-alimentare; 3,89 per il piano regionale di sviluppo rurale 20002002 e 4,51 per la protezione della fauna, l'esercizio dell'attività venatoria e per interventi nel settore della pesca; 6,05 per il settore dell'ambiente e difesa del suolo e della costa ed in materia di protezione civile; 5,08 per interventi nel settore forestale, parchi e riserve naturali e cofinanziamento di progetti comunitari Life Natura; 191,71 per il trasporto pubblico locale e per la sicurezza stradale e del trasporto; 19,27 per gli interventi per il diritto allo studio e all'apprendimento; 8,95 per iniziative e interventi di formazione professionale; 21,18 per il cofinanziamento regionale del programma comunitario Equal e dell'Obiettivo 3 P.O.R. 2000-2006 relativi ad interventi per l'occupabilità e la qualificazione delle risorse umane; 7,85 per la promozione di attività culturali, dello sport e delle attività ricreative; 10,41 per la promozione e la qualificazione delle imprese cooperative, artigiane e per lo sviluppo delle attività produttive ed industriali; 18,61 per gli interventi di promozione turistica regionale; 1,76 per la tutela dei consumatori e degli utenti e la valorizzazione e la qualificazione delle imprese della rete distributiva; 14,27 per il finanziamento degli interventi previsti dal piano socio-assistenziale regionale, per iniziative a sostegno delle famiglie, valorizzazione del volontariato sociale e progetti pilota a favore dei giovani; 6,83 per i servizi educativi per l'infanzia. La tab. 3 riepiloga per direzioni generali le risorse destinate ad interventi operativi e finanziate con mezzi propri della Regione. Tab. 3 Spese correnti operative finanziate con mezzi propri della Regione previste per il 2002 per Direzioni generali in milioni di euro. Presidenza della Giunta 5,58 Risorse finanziarie e strumentali 0,00 Organizzazione, sistemi informativi e telematica 1,28 Affari istituzionali e legislativi 3,46 Agricoltura 24,77 Ambiente e difesa del suolo e della costa 6,05 Programmazione territoriale e sistemi di mobilità 197,46 Attività produttive, commercio, turismo 30,78 Cultura, formazione e lavoro 57,25 Sanità e politiche sociali 21,10 Consiglio 0,00 TOTALE 347,72 92 Per quanto concerne le autorizzazioni di spesa riferite agli investimenti in conto capitale, occorre premettere che, con il bilancio pluriennale 2001-2003, erano stati attivati 324,17 milioni di euro di nuovi investimenti finalizzati alla realizzazione di interventi nell'ambito delle linee politico-programmatiche definite dal governo regionale, a questi si sono aggiunti ulteriori 42,81 milioni di euro in sede di approvazione della legge di assestamento al bilancio per l'esercizio 2001 per un totale complessivo di oltre 366 milioni di Euro. Con la proposta di bilancio per l'esercizio 2002 sono autorizzati, nel triennio 2002-2004, ulteriori 399,38 milioni di euro destinati al completamento delle iniziative già in corso, alla continuità delle politiche di intervento e all'attivazione di alcune iniziative di particolare rilievo. Fra queste: - un ulteriore accantonamento di 20,66 milioni va ad integrare i finanziamenti già disposti per i programmi speciali d'area di cui alla L.R. 30/96; - un ulteriore accantonamento di 5,16 milioni finalizzato ad investimenti volti allo sviluppo della sicurezza urbana; - 8,52 milioni sono destinati ad interventi nelle opere di bonifica ed irrigazione nonché al ripristino delle medesime danneggiate da avversità atmosferiche; - 3,25 milioni sono finalizzati ad interventi a sostegno delle aziende agricole e per la realizzazione di strutture agri-turistiche; - 6,87 milioni per interventi di sviluppo e valorizzazione delle risorse forestali; - 8,37 milioni sono destinati a pronti interventi per l'organizzazione del sistema di protezione civile e per fronteggiare pubbliche calamità; - 17,81 milioni sono destinati ad interventi di messa in sicurezza, bonifica, ripristino ambientale, difesa del suolo e della costa; - 2,58 milioni sono finalizzati all'esecuzione di opere acquedottistiche e fognarie; - 30,98 milioni sono destinati a interventi nel settore delle politiche abitative; - 20,76 milioni sono finalizzati, ad integrazione dei finanziamenti già in essere, ad interventi di riqualificazione urbana, recupero edilizio, urbanistico e ambientale degli insediamenti storici; - 112,80 milioni vanno ad integrare i finanziamenti già disposti per investimenti in infrastrutture, sistemi tecnologici e mezzi di trasporto, riqualificazione e sviluppo e grande infrastrutturazione della rete viaria di interesse regionale; - 36,67 milioni sono destinati agli investimenti nel settore delle attività produttive; - 5,78 milioni sono destinati agli investimenti per lo sviluppo delle attività' scolastiche e formative e all'edilizia residenziale universitaria; - 19,11 milioni sono destinati ad investimenti nel settore del commercio e mercati; - 9,7 milioni integrano i finanziamenti già in essere nel settore dei musei, delle biblioteche, dello sport e dello spettacolo; - 11,10 milioni integrano i finanziamenti già in essere inerenti all'attività turistica; - un ulteriore accantonamento di 15,50 milioni è destinato ad interventi finalizzati all'accreditamento delle strutture sanitarie e 1,01 milioni per strutture per attività libero professionale intramuraria ; - 21,69 milioni si aggiungono a quanto già stanziato per i sistemi informativi e la telematica; - 10,33 milioni sono destinati agli investimenti nel settore dei servizi socio-educativi per l'infanzia; - 16,06 milioni sono destinati ad investimenti nel settore delle politiche sociali. 93 Nella successiva Tab. 4 sono evidenzate le spese d’investimento finanziate con mezzi propri della Regione nel triennio 2002 - 2004. Tab. 4 Spese d’investimento previste nel bilancio pluriennale 2002-04 per Direzioni generali in milioni di euro. Spese già autorizzate nei Autoriz Nuove autorizzazioni nel Direzioni generali bilanci precedenti slittate bilancio 2002 Totale dal triennio 2002 2003 2004 2002 2003 2004 2001 Presidenza della 6,45 6,45 0,00 9,19 16,53 10,33 0,00 48,96 Giunta Risorse finanziarie e 10,33 0,00 0,00 7,66 2,58 1,29 0,00 21,87 strumentali Organizz., sistemi 2,58 0,00 0,00 7,36 20,66 0,00 0,00 30,60 informat. e telematica Affari istituzionali e 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 legislativi Agricoltura 15,03 25,59 0,00 46,45 10,28 4,13 0,00 101,48 Ambiente e difesa del suolo e della costa Programmazione ter. e sistemi di mobilità Attività produttive, commercio, turismo Cultura, formazione e lavoro Sanità e politiche sociali 16,68 10,48 0,00 57,50 15,49 15,34 0,00 115,49 31,98 15,49 0,00 173,77 71,58 82,69 20,66 396,17 1,03 0,00 0,00 75,94 66,88 0,00 0,00 143,85 14,07 8,62 0,00 12,74 15,49 0,00 0,00 50,94 0,41 0,00 0,00 72,77 30,99 14,45 0,00 118,63 Consiglio 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 TOTALE 98,57 66,65 0,00 463,39 250,48 128,23 20,66 1027,9 94