N. 2 - NOVEMbrE 2013
BONPRIX TARGA IL PALAPAJETTA
ASPETTANDO IL NATALE
NOVITà A BIELLA
L’ALTER EGO DI CASAFORTE
MOSTRE ED EVENTI
Visible Lab
L’Orologiaio
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Mensile ufficiale di Pallacanestro Biella
lifestyle, cultura e attualità biellese
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Via F.lli Cairoli, 140 - 13894 Gaglianico (BI)
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Fabrizio Lava e Michele Tolu, E20PROGETTI
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Giampiero Canneddu
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Fotoeditor:
Fabrizio Lava
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In copertina: Marco Laganà in azione contro Torino, fotografia di Stefano Ceretti Fotografo Ufficiale Pallacanestro Biella
Fotografi:
Stefano Ceretti
Fotografo Ufficiale Pallacanestro Biella
Stefano Lanza e Fabrizio Lava
Hanno collaborato alla realizzazione del
N°2 Novembre 2013:
Giampiero Canneddu, Francesca Fossati,
Niccolò Bosio, Silvia Marchionatti.
Tutti i punti di distribuzione su:
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PRIMO PIANO
La squadra dei figli d’arte
Per tre rossoblù il basket è un affare di famiglia
di Giampiero Canneddu, fotografie di Stefano Ceretti
Il padre di Voskuil e quello di Hollis sono stati professionisti in Europa, 35 anni prima dei figli. E Laganà è figlio di due giocatori. Il padre ha giocato in
A con il papà di Kobe Bryant.
A Biella, come si ama dire, la pallacanestro scorre nel sangue della
gente. Da quest’anno scorre anche, letteralmente, nel sangue dei
giocatori. Forse mai nella storia rossoblù e molto raramente nella
storia dell’intero basket italico, si è avuta una squadra con una
così alta concentrazione di giocatori che sono a loro volta figli di
giocatori professionisti. Gente, per capirsi, come Alessandro Gentile, Andrea Meneghin o Kobe Bryant. Il cui padre Joe Bryant, nella
stagione 1986/87 della serie A italiana, era compagno di squadra
nella Standa Reggio Calabria di Lucio Laganà, papà di Marco. All’epoca il “nostro” Lagghi non era ancora nato, mentre Kobe era un
giovanotto di nove anni che parlava in inglese come in italiano, più
o meno come adesso. Lucio Laganà, invece, era alla quarta delle
sue otto stagioni in serie A, tutte nella natìa Reggio esclusa una
breve digressione a Livorno. Nel frattempo aveva conosciuto una
giocatrice (di basket, ovviamente) di nome Katia Romeo. Ora sono
“genitori seriali” di giocatori: Luca, il maggiore, aveva iniziato la
stagione allenandosi con Biella prima di firmare in Dnb in Basilicata
e Matteo, il minore, è una promessa vera della Stella Azzurra Roma.
Alla recente Vasas Cup, torneo internazionale giocatosi in Ungheria,
si è classificato secondo ed è stato votato nel miglior quintetto. Ma
Lucio e Katia sono anche le menti e le braccia della Lumaka Basket,
squadra dedita soprattutto ai giovani, di cui sono coach e dirigenti.
Il nome della squadra è presto spiegato: Lu come Lucio e Luca, Ma
come Marco e Matteo, Ka come Katia. E, se si vuole aggiungere un
dettaglio all’aura da predestinato di Marco Laganà, c’è quella stretta
di mano al Madison Squadre Garden di New York con Michael Jordan,
durante una tournée dell’Under 18 italiana.
Andiamo in America. O meglio, in Danimarca: è qui che David Voskuil
arrivò nel 1976, come una sorta di pioniere. Nella Basketligaen di
lassù non era comune vedere giocatori stranieri, men che meno con
un pedigree così nobile: mister Voskuil è nel libro dei record della
pallacanestro del Wisconsin per aver segnato 1.464 punti con la
squadra della Gibraltar High School, cifra che gli valse una borsa
di studio e un posto in quintetto al Lakeland College, nell’Illinois,
con laurea nel 1974. Finì a Horsens, in una lega non certo tra le più
competitive e popolari d’Europa, e infatti prese il doppio ruolo di
allenatore e giocatore. Ma, soprattutto, prese moglie: sposò Helle
nel 1979, quando la coppia era già tornata in Texas, dopo i due
anni in campo di mister David, che ora lavora alla Southwestern
University in un ruolo (vicepresidente del dipartimento iscrizioni,
responsabile del reclutamento studenti) che nulla ha a che fare con
la pallacanestro. Quello è rimasto un affare del figlio Alan.
Negli stessi anni in cui David Voskuil spiegava pallacanestro ai danesi, Essie Hollis cominciava a diventare una leggenda della Liga Acb
spagnola. Nel 1977/78 il papà di Damian giocò la sua prima stagione
lontano da casa: all’esordio in casa, con l’Askatuak San Sebastian,
stampò una schiacciata rovesciata in faccia a tale Fullerton, americano più alto e grosso di lui. E si beccò il soprannome di “Helicoptero”, l’elicottero. Contro la Joventut Badalona fece il suo season high
di 61 punti, in un’era in cui la linea da tre non esisteva. E finì per
giocare tredici stagioni da professionista, tra Spagna, Italia (un’annata a Chieti e una a Mestre) e Nba, con una comparsata nei Detroit
Pistons. Del figlio Damian ha parlato in un’intervista a un giornale
di San Sebastian, dove è ancora leggenda:
«È un giocatore migliore di come lo ero io.
Alan Voskuil
È più alto, più forte, tira meglio, salta di
più». Cuore di papà o occhio di esperto?
A Biella hanno una speranza: tutti e due.
Damian Hollis
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Marco Laganà
nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 5 gennaio 1993
Stagioni con Biella: 3 (questa è la 4ª)
Partite con Biella (escluso 13/14): 38
Esordio con Biella: Angelico Biella-Pepsi Caserta
81-83 (23 gennaio 2011)
In Nazionale: prima convocazione nel 2009 (Under
16), ha disputato gli Europei Under 16 del 2009 e
gli Europei Under 20 nel 2012 e nel 2013, quando
è arrivato alla medaglia d’oro da capitano.
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PRIMO PIANO
Quel derby che valeva la serie C
Il Biella-Casale più drammatico? Risale al 1990: uno spareggio-salvezza
di Giampiero Canneddu, fotografie di Stefano Ceretti
L’allora Bbc Uclit e la Junior Casale arrivarono appaiate all’ultima di campionato di C2: la sfida senza
ritorno si giocò un martedì sera di maggio a Torino.
E vinse Biella.
In questa LegaDue Gold a maggioranza relativa piemontese (è la
regione, insieme alla Sicilia, più rappresentata: tre squadre ciascuna), è già il momento di pensare a un altro derby. Ma se i precedenti con Torino erano vecchi di quindici anni e tutti in B1, tra
Biella e Casale la storia porta o molto vicino (alle due sfide di serie
A del 2011/2012: bilancio 1-1) o molto lontano. Quindi archiviamo in fretta i due scontri al piano alto, con la vittoria casalinga di
Casale 77-70 e quella al Forum di Biella 87-78, e programmiamo la
macchina del tempo fino alla primavera del 1990. Il campionato è
quello di C2 e, in fondo alla classifica del girone del Nord-Ovest,
dominato dai toscani di Piombino, c’è tanto futuro Piemonte che
conta. All’ultima giornata l’Uclit Biella, colori biancorossi, Alberto
Savio e Marco Atripaldi nello staff dei dirigenti, deve andare proprio a Piombino, conscia di aver dilapidato nelle ultime giornate
un tesoretto-salvezza. O meglio, conscia che alle sue spalle c’è
una Junior Casale in forma smagliante: quattro vittorie nelle ultime cinque partite. Ne basterebbe una quinta, contando su una
sconfitta di Biella, per agganciarla. E costringerla allo spareggio
per restare in C.
Detto, fatto. Biella, allenata da Giuseppe De Iaco da Ivrea, esce
sconfitta dalla trasferta toscana e la Junior regola in casa il Derthona. Lo spareggio è fissato per martedì 15 maggio, alla palestra
Sisport di corso Unione Sovietica a Torino. L’inerzia è tutta per la
Junior, che tra l’altro in regular season ha battuto l’Uclit due volte
su due. Ma quella sera alla Sisport si materializzarono 250 tifosi
di Biella, gli stessi che riempivano ogni sabato la Rivetti, nocciolo duro di una passione che adesso conosciamo bene. In maglia
casalese nomi che ora ci dicono poco: Santolli, Zitarosa, De Ros,
Romeo, Ronco, il pericolo pubblico numero uno Forni, ruolo ala
forte. In maglia biancorossa frammenti di storia e di talento noTommaso Raspino
e Simone Berti
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Luca Infante
strano: Stefano “Bomber” Robutti, Luciano Luciani, Francesco Rey,
Beppe Cortese che arrivava dalle giovanili dell’Auxilium Torino e
che, in un certo senso, giocava in casa, i decani Franco Fortunato
(in campo nonostante un infortunio) e Beppe Primo, ma soprattutto Fabio Vetrò.
Perché soprattutto? Perché il numero 5, che poi Federico Danna
volle con sé anche nella prima Ing Sviluppo di serie B2, insieme
a Rey, Emidio Piatto e a capitan Robutti, fu il protagonista in positivo della partita. Partendo dalla panchina, inanellò statistiche
scacciaguai: 18 punti, 7/8 dal campo, di cui 5/6 da tre. Sua fu
anche la bomba del sorpasso negli ultimi minuti, dopo che Biella
aveva dilapidato il +5 dell’intervallo e Casale il +7 di metà secondo
tempo. Il top scorer però fu Luciano Luciani, un altro che poi Danna prese con sé in B2, nell’anno dell’arrivo di Giampiero Savio e
della promozione: per lui 22 punti, 9/12 dal campo e tanto lavoro
duro, anche perché Robutti giocò poco, con tre falli a carico dopo
nemmeno un quarto di partita.
Finì 87-79, e fu una strana festa biancorosso-biellese dentro e
fuori la Sisport. Ci fu perfino chi abbozzò un minicorteo con i
clacson e le canotte dei giocatori fuori dai finestrini, con i torinesi
della zona che, probabilmente, si chiedevano chi si fosse sposato
a quell’ora di un martedì sera. Il Biella Basket Club resistette tra
serie C e serie D ancora per qualche stagione, sfiorando la promozione in C1 a fine 1994, pochi mesi prima della nascita di Pallacanestro Biella e l’acquisto del titolo sportivo di Garlasco. La Junior
Casale restò un anno solo in serie D. E, per rinforzarsi in vista
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Matteo Chillo e Alan Voskuil
della nuova avventura in C2, prese anche un esperto playmaker,
casalese doc: Valter Fioretti. Era il 1991/92 e il papà dell’attuale
general manager dell’Angelico non ebbe modo di affrontare Biella,
che nel frattempo era precipitata in D. Tempi duri, ma senza i
quali sarebbe difficile spiegare la passione di oggi, a Biella come
a Casale. Così come, senza papà Valter che sudava sui parquet
di provincia, chissà dove si sarebbe indirizzato l’entusiasmo di
Gabriele Fioretti. Che, invece, contro una squadra di Biella ha giocato. Il ruolo era quello “di famiglia”, playmaker. La maglia quella
di Castellazzo Bormida. E la palestra quella di Vigliano, dove la
squadra di casa aveva come guru infaticabile “capitan Uncino”
Ottorino Flaborea. Erano i playoff della serie D di una primavera a
metà anni Novanta. Per la cronaca, vinse Fioretti.
EVENTI E IMPRESA
L’alter ego di Casaforte
Già ospitate le opere di artisti del calibro di Sandro Chia e Medhat Shafik
di Francesca Fossati, fotografie di Fabrizio Lava
Un luogo sicuro destinato a riporre e a custodire gli
oggetti diventa anche un luogo aperto al pubblico
di mostre e di eventi.
Nel Biellese c’è un nuovo luogo dedicato a mostre, ad eventi o a
conferenze: lo mette a disposizione Casaforte, la catena italiana
di «self-storage» che a Verrone, sulla strada Trossi, affitta ai privati spazi di diverse metrature dove custodire e riporre i propri
oggetti. La nuova «location» ha già debuttato quest’anno con la
mostra intitolata: «I guerrieri di Xi’an di Sandro Chia» e con altri
eventi legati anch’essi alla cultura cinese, ideati da Casaforte, Elisabetta Leonesi ed E20Progetti con la collaborazione dell’Istituto
Confucio di Torino, di Azimut Wealth Management, della Città di
Biella e del Museo del Territorio Biellese. L’esposizione era «popolata» dai guerrieri di terracotta dell’armata dell’imperatore Qin Shi
Huang reinterpretati da Sandro Chia. L’artista fiorentino di fama
internazionale, le cui opere sono esposte nei musei più importanti del mondo, ha creato una piccola armata di sculture colorate
ispirandosi a una delle più grandi scoperte archeologiche di tutti
i tempi. La serie originale dei guerrieri di terracotta, che risale
al III secolo d. C., fu scoperta negli Anni 80 del secolo scorso.
Incontri sulla musica, sulla cerimonia del tè, sull’economia e sulla
scrittura cinesi hanno fatto da contorno alla mostra. Un secondo evento ospitato da Casaforte è stata l’esposizione delle opere
di un altro famoso artista, l’egiziano Medhat Shafik, intitolata:
«Sillabario, magazzino emozionale d’artista». Il lavoro di Shafik,
che coniuga le suggestioni e i colori dell’arte orientale con le più
avanzate tecniche compositive delle avanguardie occidentali, fu
«consacrato» nel 1995 alla Biennale di Venezia, quando al Padiglione Egitto da lui rappresentato andò il Premio delle Nazioni.
Casaforte, dalla chiara connotazione di un luogo chiuso e sicuro
per riporre e immagazzinare gli oggetti, apre le porte ad altri
eventi e ad altre proposte culturali (per informazioni telefonare al
numero: 0155821544).
I guerrieri di Xi’an di Sandro Chia 10
Il core business di Casaforte
resta comunque l’affitto di
spazi individuali, da 2 a 100
metri quadrati, per riporre oggetti, archivi, strumenti e materiali da traslocare. Casaforte
è quindi la soluzione ideale e
sicura per chi ha un’attività
lavorativa e ha bisogno di un
stoccaggio per riporre merce
in sosta momentanea, per i
commercianti per i cambi di
stagione, per i professionisti
che necessitano di spazi adeguati dove custodire i documenti che devono essere
conservati per gli anni previsti dalla legge, per i privati
che cercano una casa, ma possiedono già mobili e arredi per i quali trovare una sistemazione temporanea,
e anche per chi ha attrezzature ingombranti, magari
sportive, e non sa dove metterle. Il capannone di Casaforte è sorvegliato all’interno e all’esterno con un
sistema di telecamere posizionate nei punti strategici.
Ai clienti si dà una tessera magnetica con la quale possono aprire il cancello d’ingresso e disattivare l’allarme
del proprio box che oltretutto è chiuso con una chiave
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TIFOSI
Ecco le altre “prime volte”
La seconda puntata dei ricordi dei tifosi
Testimonianze raccolte da Giampiero Canneddu, fotografie di Stefano Ceretti
Marketing manager e sostenitori di tutte le età, i
ragazzi di #iocisono e le ragazze che hanno cominciato per amore: tornano i racconti dei fans sul loro
esordio in tribuna (o in curva) al palazzetto.
dine per una partita. La risposta ancora oggi è che non lo è, per un
problema di cultura sportiva che in Italia è un miraggio. Comunque
da quel giorno non mi sono più staccata da questa squadra.
Cristina Sitzia, tifosa
Primo anno di serie A, sabato sera, Biella contro Fabriano... Partita
persa con l’amaro in bocca, dato che l’anno prima, mi si disse, contro
quella stessa squadra era stata la partita dei record. Mago Malik, Soragna e, se ricordo bene, biscottino Belcher. Il Mago col suo giocare da
folletto. Il calore della curva tutta (io portata subito in curva, senza
tante storie, anzi, con molto entusiasmo), la sciarpa regalatami... E
da quella sera, amore a prima vista per questa squadra, colpo di fulmine a ciel sereno. Ed io che lo avevo fatto per regalare una partita
al mio lui dell’epoca (lui tifosissimo, ma che non veniva mai per star
con me quel poco tempo che avevamo, la domenica).
Claudine Monte, tifosa
Biella-Jadran Trieste, vittoria di 1 al supplementare nel play off di
B2. Ero un ragazzino ma che emozione, a ogni canestro sembrava
dovesse venire giù il palascatola!
Simone Perello, tifoso
Fila Biella-Sicc Jesi, febbraio 1998, primo anno di A2. Blair ed Erdmann dominarono. Ricordo che entrando dissi al mio amico: «2500
persone per una partita di basket?». Dopo capii il perché e da allora
non fu più la stessa cosa per me. Per la cronaca, andammo in finale
promozione con la Viola Reggio Calabria ed ero poco più di un ragazzino! Se mi avessero detto tutto quello che da li in poi sarebbe
successo non ci avrei creduto. Io quel giorno volevo starmene a casa
a preparare la maturità...
Davide Caneparo, tifoso
In trasferta a Cantú nella stagione del cambio palazzetto. Mi sono
chiesta se fosse normale tutto quello schieramento di forze dell’or-
Primo anno di B2, credo contro Riva del Garda: circa 800 spettatori
e una decina di ragazzini (noi...) dietro lo striscione Troopers a cantare al ritmo di un tamburo sgangherato. E poi da lì nacque tutto!
Riccardo Picco, tifoso
Ancora in A2, da piccolo. Erdmann vola oltre alla transenna per
recuperare un pallone e travolge noi bambini seduti al posto del
poi futuro parterre. Credo fosse un Biella-Udine. Spirito guerriero!
Riccardo Giordano, tifoso
La mia primissima partita con la Biella fu ai tempi di Minessi quando
giocavo a minibasket. Inoltre, so per certo che gira una foto-ricatto
di me e la mia amica Elisabetta impegnate in un coro anti-canturino
dalla curva del pala-bolgia!
Chiara Meluzzi, radiocronista per Radio City (2007-2010)
Fila Biella-Record Napoli, stagione 2000/2001. Vincemmo di 20, e
si aprirono le porte del paradiso!
Niccolò Bosio, responsabile marketing di Pallacanestro Biella
Una sera su settimana, autunno 1994, il primo anno in B2. Ci andai
con un obiettore di coscienza che faceva servizio a San Cassiano
ed era malato di basket. Non mi ricordo l’avversario (forse Pavia,
ma non sono sicuro). Mi ricordo di “Bomber” Robutti, che lavorava
all’Euronova con un mio amico e di Muzio (per il quale mia moglie
aveva un debole). Vincemmo. Non avrei mai immaginato che saremmo arrivati in serie A.
Roberto Battistella, tifoso
La mia “prima volta” è stata contro Roma, nel 2003, a 19 anni, convinto da un amico e compagno di banco: «Dai, vieni a vedere la Biella
che ci divertiamo…». All’inizio ero titubante: «Non so, non conosco
nessuno, non capisco il gioco». «Ma figurati, neanch’io. L’importante
è che canti “ce l’abbiamo noi, ce l’abbiamo noi, Cookie Belcher ce
l’abbiamo noi…”». Sono andato in curva, in quel palazzetto che mi
sembrava enorme, subito dietro a Caio e a Perino e subito a cantare
a squarciagola. Da quella partita la Biella è diventata una fede. Ed è
con lo spirito del 2003 che quest’inverno mi sono sentito in dovere di
ricambiare tutte le emozioni e ho aderito a #iocisono. Ah, quella sera
vincemmo di 2 dopo essere andati ai supplementari contro una squa-
Marco Laganà festeggia con i tifosi
la vittoria contro Napoli
14
dra che contava gente come Daniel Santiago, Carlton Myers, Anthony
Parker, ma al PalaScatola si cantava “ce l’abbiamo noi, ce l’abbiamo
noi, Cookie Belcher ce l’abbiamo noi...”.
Valerio Vigna, promotore di #iocisono
La prima partita fu alla fine del campionato della promozione in A1,
mi sembra fosse il 2001 e contro Napoli, se non sbaglio... Prima in
assoluto di basket, non ci capivo un tubo (più o meno come adesso)
ma ricordo l’entusiasmo del pubblico, una coreografia che interessava
tutto il palazzo, il capo della curva che non ricordo come si chiamava
ma so che è granata (oltre che rossoblù), e le schiacciate di Antonio
Granger... Poi, come quando vedi una bella ragazza, non è detto che
te ne innamori subito. Allora qualche partita qua e là, molto sporadiche a dire il vero, negli anni migliori come in quelli un po’ più
bui. Anche perchè all’epoca il mondo lo vedevo colorato di granata,
e quindi andare a urlare a squarciagola in Maratona (rigorosamente
secondo anello) era quasi come per il Papa recitare l’Angelus ogni domenica... Poi due anni fa mi attizza molto l’iniziativa “Uno di noi” per
la partita con Milano, riesco a prendere un biglietto per il rotto della
cuffia e la domenica entro al Forum. Lì vai a sapere cosa succede,
sembra che quella ragazza vista la prima volta ora sia diventata donna, sprigiona passione, io la adocchio, lei mi strega... Così mi ritrovo
a impazzire per quella bomba da 3 di Pullen alla fine del primo tempo
che rimette le cose in parità, e alla fine a uscire senza un filo di voce,
proprio come mi succedeva anni fa col vecchio Toro! Da quella partita
sempre presente, finalmente “maturo” per gioire, piangere, impazzire,
esultare, imprecare, incitare, sacramentare come un tifoso vero!
Luca Ripellino, promotore di #iocisono
31 ottobre 1965: Libertas Biella-All’Onestà Milano 77-65. Era il primo anno che giocavano gli americani: Biella aveva un brocco, Eddie
Hill, mentre i milanesi avevano un certo Isaac. E il tifo era sempre
grande, ieri come oggi.
Silvano Garneri, tifoso
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Campionato di B1, Ing Biella contro Ozzano: è stato il mio regalo
di compleanno.
Daniele Costenaro, tifoso
La prima partita della Biella proprio non la ricordo. Era il 1995 o 96,
o 97. Facevo le medie. Un giorno arrivarono tre o quattro ragazzi alti,
e saltammo la lezione di educazione fisica. Minessi, Muzio, e un paio
d’altri, più coach Danna. Ci parlarono di basket, della squadra di Biella
di cui erano giocatori. Boh. Per chiudere la settimana andammo sabato sera in gita scolastica al PalaPajetta. Non ricordo niente, solo che
c’era dell’arancione sulle maglie, e forse anche i sedili del palazzo erano arancioni. La partita dopo la vidi in tv, qualche anno dopo, quando
convinsi i miei amici a radunarsi per vedere Biella salire in serie A con
qualche giornata d’anticipo, contro Napoli, col trentello di Granger.
Quella me la ricordo. Dal 2002, poi, trovai anche il modo di seguire le
partite dal vivo, a palazzo, e da lì in su, non ne ho più saltate tante.
Nicholas Ferrara, promotore di #iocisono
L’anno della promozione in serie A, partita contro Fabriano... Asfaltati 123 a 80! Granger che spara un 360 in riscaldamento e poi ne
mette 37 con 10/14 da tre... La curva che canta “In serie A, la Fila
Biella se ne vaaaaa...” Brividi.
Yuri Moggio, tifoso
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Il Borgo di Babbo natale
è Candelo
Il Ricetto di Candelo dal 1 dicembre
si trasformerà nel «Borgo di Babbo
Natale» ospitando tra le antiche rue
la musica e le bancarelle del mercatino di artigianato, di decorazioni per
la casa, di idee regalo e di specialità
gastronomiche natalizie (anche l’8 e
il 15 dicembre, dalle 10 alle 18). Ai
bambini saranno riservati i laboratori
didattici e l’ufficio postale dove Babbo Natale attenderà le loro letterine.
Tra le iniziative collegate ci sono anche i concerti, il presepe vivente del
22 dicembre e la mostra intitolata: «I
colori della via Francigena».
Pro loco di Candelo
tel. 0152536728
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Il «Mercatino degli angeli» di Sordevolo compie 12 anni
Dal 17 novembre al 15 dicembre lungo le vie del piccolo paese della Valle
Elvo saranno esposti oggetti di artigianato, dolci e idee regalo che, insieme
alle luci e alla musica, creeranno un’atmosfera natalizia. In un punto di ristoro si serviranno caldarroste, cioccolata calda e vin brulé, mentre il museo
della Passione sarà aperto ai visitatori (ingresso gratuito dalle 14 alle 18
nelle domeniche in cui si svolge il mercatino). I giorni in cui sarà allestito il
Mercatino degli angeli sono sei: il 17, il 23 e il 24 novembre, l’1, l’8 e il 15
dicembre (la domenica dalle 10 alle 18, il sabato dalle 18 alle 23).
Associazione Teatro popolare di Sordevolo
tel. 015.2562486 - www.ilmercatinodegliangeli.it
Per natale, artigiani e sapori in fabbrica
Non il solito mercatino di Natale, ma una selezione di prodotti artigianali e
gastronomici di qualità. Il 1 dicembre alla Fabbrica della ruota di Pray (regione
Vallefredda 1) ci saranno tessuti fatti a mano in colori naturali, plaid in lana e
sciarpe in fibra pregiata, oggetti in legno, cuoio, carta, terracotta e ceramica,
libri nuovi e di antiquariato, cappelli e giocattoli tradizionali. E ancora la birra
di Natale, i panettoni artigianali, le Navette di Biella, il Pan d’arbo, il miele,
le marmellate e il cioccolato. Dalle 10 alle 18,30, ingresso con offerta libera (i
ricavi saranno devoluti a iniziative di solidarietà sociale).
DocBi - tel. 015 31463 - Atl Biella tel. 015 351128.
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Per
artigiani & sapori
in fabbrica
Domenica 1 dicembre 2013
ore 10.00-18.30
Fabbrica della ruota, Pray
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per informazioni:
015 351128
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Ingresso con offerta libera devoluta ad iniziative di solidarietà sociale
Sairas: la ricotta piemontese del CASEIFICIO VALLE ELVO
La parola Sairas deriva probabilmente dal latino seracium, ossia ottenuto dal siero, e indica in piemontese la ricotta. Viene prodotta aggiungendo alla ricotta vaccina una parte di ricotta di pecora proveniente
dalla Sardegna.
È confezionato nel tradizionale sacchetto conico; ottimo da gustare al
naturale o per preparazioni salate, ad esempio utilizzato come ripieno
degli agnolotti ma anche abbinato a confetture o cacao diventando
così un dessert molto nutriente e facilmente digeribile.
Via Opifici 22 Occhieppo Sup. - 015 2595234 - www.caseificiovalleelvo.it
Riapre
l’ALTA
ITALIA
Ha riaperto lo storico ristorante in Via Crosa, 9 nel centro di Biella, una serie di interventi di riqualificazione
e ristrutturazione interni, il recupero di una cantina
posta sotto al livello della strada, attraverso una scala
renderanno il locale più in linea con le attuali esigenze
della ristorazione. “Il nostro punto di partenza”, sintetizza lo chef Pietro Calcagno, “vuole essere il territorio
e la sua conoscenza, la sua cultura enogastronomica e
quindi anche la sua promozione attraverso il servizio di
ristorazione e di vendita diretta di prodotti locali.
tel. 389.0621845 - www.ristorantealtaitalia.it
Pizza Bastone o pizza Stella?
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Pizza Stella o Bastone, scelte di forma e di gusto accompagnate alle birre artigianali come la nostra DUEL preparata
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La qualità fa sempre la differenza, è per questo che la cioccolateria
artigianale Colle propone ai propri clienti prodotti di alta qualità,
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IMPRENdITORI
Il palasport è targato Bonprix
L’azienda di Valdengo diventa lo sponsor della struttura sportiva di via Pajetta
di Francesca Fossati, fotografie di Fabrizio Lava
Grazie all’accordo triennale firmato tra il Comune
di Biella, la società sportiva La Marmora e Bonprix
le tariffe per l’affitto del palasport scendono del
dieci per cento.
Chiamatelo pure PalaBonprix, anche se ufficialmente rimarrà il
palazzetto dello sport di Biella. L’accordo triennale siglato tra
il Comune di Biella (il proprietario), la società sportiva La Marmora (il gestore) e il gruppo Bonprix (lo sponsor), però, è così
importante per il futuro del palasport di via Pajetta da ispirare il
nuovo nome che include quello dello sponsor. L’importo preciso
dell’investimento dell’azienda di Valdengo che fa parte del Gruppo Otto di Amburgo resta segreto, per volontà di Bonprix Italia,
ma supera i centomila euro. Servirà a ridurre del dieci per cento
le tariffe di affitto della struttura applicate ad altre società spor-
tive e associazioni per gli allenamenti e i tornei. «Nell’ambito
della nostra politica di valorizzazione e di supporto del territorio
biellese abbiamo deciso di sostenere il palasport perché è una
struttura importante usata da tanti biellesi di tutte le età -afferma Stephan Elsner, direttore generale di Bonprix Italia-. Con
questo accordo, che ci vede presenti con loghi e cartellonistica,
si chiude un cerchio: dieci anni fa fu proprio al palasport di via
Pajetta che vidi per la prima volta giocare la Pallacanestro Biella, società che poi abbiamo deciso di sostenere. Mi appassionò
l’entusiasmo dei tifosi che faceva “scoppiare” il piccolo palazzo
dello sport. Ora, rimanendo comunque al fianco di Pallacanestro
Biella, seppure con una sponsorizzazione ridotta, vogliamo dedicare attenzione anche agli sport meno blasonati ma comunque
importanti per far crescere i giovani, grazie all’impegno di società come la Ginnastica La Marmora».
Da sinistra: Anna Miglietta, Dino Gentile, Franco Ruffa, 22
Stephan Elsner, Paola Buzzo e Alfredo Caneparo
Stephan Elsner, Direttore generale di Bonprix Italia
La band aziendale di Bonprix, dove suona anche Elsner
Per Franco Ruffa, presidente della società La Marmora che dal
2012 gestisce il palasport frequentato anche al sabato e alla
domenica per l’attività agonistica e aperto anche a eventi e a
concerti, questa collaborazione è una grande opportunità: «Ci
permette di praticare ulteriori sconti sui costi di fruizione della
struttura che già sono molto contenuti. In questo momento di
difficoltà economica sia per le società sia per le famiglie si tratta di un prezioso contributo materiale ma anche morale, di una
vitale iniezione di ottimismo».
23
E per il Comune di Biella, che ha
fatto da tramite tra gli altri attori
dell’accordo, si tratta di certo di
una soluzione ottimale perché da
solo, senza l’aiuto di sponsor, non
riuscirebbe a gestire il palasport
né tutti gli altri impianti sportivi
di cui è proprietario. «Chi investe
nello sport fa qualcosa di utile anche a livello sociale -commenta il
sindaco Dino Gentile-. Bonprix ha
fatto una scelta importante, come
quella, che è anche una sfida, di
operare nella capitale della lana
nel settore nell’abbigliamento
come leader nella vendita per corrispondenza e su Internet».
Dal 1997 la Bonprix di Valdengo è
cresciuta: i dipendenti sono passati da 7 agli attuali 370, ai quali
l’azienda offre molti servizi di supporto (dalla lavanderia alla
consegna del pane, dal fattorino che va in posta a pagare le
bollette al campus estivo per i figli). E il tradizionale catalogo
cartaceo per la vendita a distanza di abbigliamento e di tessuti
per la casa è stato affiancato dall’e-commerce che è in continua
crescita e Bonprix attrae sempre più l’attenzione dei clienti già
abituati a fare acquisti sui siti Internet di concorrenti più grandi
quali Amazon e Zalando.
IN CAMPO
novembre rossoblù
Il cammino in LegaDue Gold: rivali, ex e precedenti
di Giampiero Canneddu, fotografie di Stefano Ceretti
6ª giornata, domenica 3 novembre
7ª giornata, domenica 10 novembre
Biella Forum, ore 18.00
Pala San Filippo di Brescia, ore 18.00
Gli ex
Gli ex
Angelico Biella - Fmc Ferentino
Centrale del Latte Brescia - Angelico Biella
Luca Garri (a Biella nel 2005/2006 e dal 2008 al 2010)
La data: 26 settembre 2001
L’attuale allenatore di Ferentino Franco Gramenzi torna sulla panchina di Teramo, allora in B1, con una vittoria 100-73 in Coppa di
Lega su Atri. Al suo fianco l’assistant coach che aveva fortemente
voluto con sé, strappandolo alla A2 femminile e agli studi di lettere classiche a Roma: Massimo Cancellieri.
Gino Cuccarolo (a Biella nel 2011)
Fabio Di Bella (a Biella dal 2002 al 2005)
Eric Lombardi (a Brescia nel 2012/2013)
La data: 6 ottobre 1991
Il diciassettenne Nicola Minessi colleziona la prima delle sue sette
presenze in panchina della stagione nella Telemarket Brescia di
serie A2, squadra nel cui settore giovanile è cresciuto. La partita è
quella contro la Sidis Reggio Emilia: Brescia vinse 94-80.
8ª giornata, domenica 17 novembre
Angelico Biella - Novipiù Casale
Biella Forum, ore 18.00
Gli ex
Simone Berti (a Casale nel 2011/2012)
La data: 30 dicembre 2011
È il giorno del primo derby tra Biella e Casale in serie A1: si è
disputato in Monferrato e la squadra di casa, allenata dal grande
ex Marco Crespi, vince 77-70 con 10 punti dell’altro ex rossoblù
Matteo Malaventura. Al ritorno Biella si riscatta e con un 87-78
(Coleman 18) sancisce la retrocessione dei casalesi.
Eric Lombardi
Simone Berti
24
Esultanza della panchina con in primo piano coach Fabio Corbani
9ª giornata, domenica 24 novembre
10ª giornata, domenica 1 dicembre
Palasport di Barcellona Pozzo di Gotto, ore 18.00
Palatriccoli di Jesi, ore 18.00
Gli ex
Gli ex
Sigma Barcellona - Angelico Biella
nessuno
La data: 6 giugno 1998
A Viterbo si gioca lo spareggio per il terzo posto della serie B1,
che darà diritto al ripescaggio in A2 (anche se, il giorno della
partita, era tutto ufficioso). L’Ing Biella di Federico Danna batte
Barcellona (e Matteo Soragna) 81-78: in doppia cifra Muzio, Zamberlan, Minessi e un monumentale Losavio.
25
Fileni Jesi - Angelico Biella
nessuno
La data: 5 dicembre 2004
Al PalaScatola l’allora Lauretana di Alessandro Ramagli ospita la
Sicc Jesi, che esce sconfitta 87-76. È la partita dell’espulsione di
Goran Jurak, che scaglia dalla rabbia una scarpa in campo e si
merita una delle più storiche bordate di fischi nella storia della
tifoseria biellese. Odio diventato amore pochi anni dopo.
A SCUOlA
Biella Studi
Un ambiente internazionale per bambini e adulti
di Francesca Fossati, fotografie di Stefano Lanza
Dal doposcuola alle lingue straniere: in tre anni
l’associazione è diventata un punto di appoggio per
le famiglie.
Si respira un’aria internazionale nella sede dell’associazione Biella
Studi, al primo piano della ludoteca cittadina in via Dorzano. Lezioni, campus estivi, seminari e laboratori in lingua, come quelli di
teatro e di cucina, sono le attività per i bambini e per i ragazzi proposti dall’associazione creata tre anni fa. Associazione che è formata
perlopiù da docenti ed ex docenti delle scuole del Biellese affiancati
da insegnanti madrelingua, da alcuni genitori e dagli studenti degli
ultimi anni delle superiori coinvolti nell’organizzazione di «Biellashire», il campus estivo internazionale. «In città mancava un clima
cosmopolita dedicato ai bambini e ai ragazzi -afferma Daniela Francese, la presidente di Biella Studi-. Ecco perché proponiamo il campus e gli incontri con ragazzi stranieri. Grazie ai contatti con alcune
università, come Malta, Dublino e Cork, nel campus ospitiamo alcuni
insegnanti madrelingua che si aggiungono a quelli che durante l’anno tengono i corsi di inglese, spagnolo, francese, tedesco e russo».
Biella Studi ha però anche un’altra importante finalità: «Offrire alle
famiglie servizi di qualità, come il doposcuola, a costi contenuti
-dice Elisa Palmieri, componente del direttivo e docente-. Andiamo
a prendere i bambini a scuola, diamo loro il pranzo e, al pomeriggio,
li aiutiamo a fare i compiti, seguendoli a piccoli gruppi e proponen-
do anche lezioni di potenziamento linguistico. Alle scuole invece
offriamo il corso di teatro in inglese: un’opportunità per parlare la
lingua divertendosi».
Ai corsi i bambini possono partecipare fin dai tre anni di età, un’età
ottimale per iniziare ad avere dimestichezza con le lingue straniere.
I ragazzi più grandi possono ottenere le certificazioni linguistiche
riconosciute a livello internazionale e, attraverso il Master dei talenti avviato nei licei scientifico e classico, cinque di loro possono
andare a lavorare all’estero per tre mesi, in enti e istituzioni che più
sposano i loro interessi. Le attività di Biella Studi (www.biellastudi.
it) si rivolgono anche agli adulti: corsi si lingue, di tecniche di memorizzazione, di public speaking per allenarsi a parlare in pubblico
e di coaching (una tecnica per imparare a comunicare con i figli, a
scoprire i loro talenti e a supportare le loro scelte), soggiorni all’estero e week-end a Oropa con seminari in inglese.
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MOTORI
La famiglia Campagnolo lascia il segno
Da quarant’anni tutto ciò che ruota intorno all’auto. E ora anche alla moto.
di Francesca Fossati, fotografie Andrea Tonella archivio Carrozzeria Campagnolo
La Carrozzeria Campagnolo è in continua evoluzione. Dalle riparazioni alle manutenzioni, dal cambio gomme all’autolavaggio, in officina il servizio
è completo.
«Leave your S»: lascia il tuo segno, la tua scia, come quella di
una moto sulla strada, di uno snowboard sulla neve o di un surf
nel mare. È il nuovo spazio che la Carrozzeria Campagnolo di Biella, specializzata in tutte le attività che ruotano intorno all’automobile, ha dedicato alle motociclette: un’officina per la riparazione, la manutenzione e la personalizzazione, ma anche un luogo
di incontro per tutti gli amanti delle due ruote. Così continua a
rinnovarsi l’azienda che quest’anno festeggia le sue 40 primavere:
era il 1973 quando Ferruccio Campagnolo la fondò per poi farla
crescere grazie all’aiuto del figlio Andrea. Negli ultimi quindici
anni all’attività del carrozziere si sono aggiunte quelle del meccanico, dell’elettrauto e del gommista. E la Carrozzeria Campagnolo
è diventata anche un autolavaggio, un autonoleggio, un centro
per i cristalli e per riparare i bolli lasciati dalla grandine. L’ampliamento e l’evoluzione dei servizi offerti, dovuti all’intuizione
di seguire gli stimoli dati del mercato, hanno contribuito a far
radicare sempre più l’azienda nel territorio.
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Dal 15 novembre, in tutta la provincia di Biella, scatta l’obbligo
del montaggio delle gomme invernali. «Il cambio delle gomme è decisamente l’operazione più comune di questo periodo
-afferma Andrea Campagnolo-. Sono tanti, e sempre di più, i
clienti che si affidano a noi lasciando anche le gomme in deposito nel nostro magazzino».
La Carrozzeria Campagnolo è a Biella, in Strada di Ponente
(ingresso da via Vercellone / via Mongilardi) tel. 015.402303.
lA MOSTRA
Ri-nascere
nascita e rinascita tra arte antica e contemporanea
di Francesca Fossati, fotografie archivio Museo del Territorio Biellese
Al Museo del Territorio Biellese s’inaugura il 23 novembre alle
18 la mostra con opere che esprimono i temi della nascita,
della morte e della rinascita che hanno caratterizzato tutta la
storia dell’umanità: da quelle antiche provenienti dal museo
del santuario di Oropa a quelle di artisti contemporanei come
Gilberto Zorio, Mimmo Paladino e Lawrence Carroll.
La nascita è rappresentata dagli specchi luminosi dell’artista americano David Simpson le cui superfici mutevoli e provvisorie rimandano all’idea di Dio come luce inafferrabile, dalla tela bucata
di Lucio Fontana che permette di guardare oltre, un infinito a cui
ciascuno è chiamato, o da alcune Natività antiche. La morte trova
espressione nella croce: quella di Kengiro Azuma che simbolicamente abbraccia il mondo, quella di Pietro Coletta, in cui un filo
di rame si libera dalle viscere della terra come per salire verso il
cielo, o quella di Mimmo Paladino che riflette sul tema tradizionale del Christus patiens. La rinascita sta nel lavoro dell’artista di
origine australiana Lawrence Carrol, presente alla Biennale di Venezia 2013 nel neonato padiglione della Santa Sede, che propone
l’idea di una seconda vita per i materiali scartati e gettati.
Molte delle opere esposte provengono dal museo di Oropa, soprattutto quelle antiche che si collocano tra i secoli XIV e XVIII, altre
appartengono alle collezioni del Museo del Territorio Biellese, a
gallerie d’arte, a collezioni personali private o agli artisti stessi: i
curatori della mostra, Andrea Dall’Asta e Irene Finiguerra, le hanno selezionate per dare al pubblico alcuni spunti di riflessione e
suggestioni sul binomio nascere-rinascere. Il segno della stella di
Gilberto Zorio, che simboleggia la luce e la vita, è invece un lavoro
«site-specific» creato appositamente per una parete interna del
chiostro rinascimentale.
La mostra è suddivisa in tre sezioni: arte sacra antica con opere
quali una Madonna con Bambino del Francia e una Crocefissione del
Lanino, oltre a rari e preziosi ostensori e reliquiari; arte sacra contemporanea con le opere di artisti quali Azuma, Carroll, Casorati,
Coletta, Fallini, Fontana, Marchelli, Mondazzi, Nagasawa, Paladino,
Rouault, Simpson e Zorio; giovani artisti a confronto con il tema
della rinascita come Arecco, Gatti, La Rosa, Novello e Zanardi.
La mostra Ri-nascere è organizzata dall’assessorato alla Cultura della
Città di Biella, dal Museo del Territorio Biellese e dalla Fondazione Crb.
Orari di apertura, dal 24 novembre 2013 al 26 gennaio 2014: da
giovedì a domenica: 10-12,30 e 14-18,30. Chiuso il 25 dicembre.
Aperto il 26 dicembre, il 1 e il 6 gennaio dalle 14 alle 18,30.
Per informazioni telefonare al numero: 0152529345.
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novembre 2013 - Pallacanestro Biella