Fondamenti e didattica dei
linguaggi dell’immagine
Anno accademico 2006-2007
Finalità del corso
• Il corso si propone di esplorare il mondo dell’immagine,
con una particolare attenzione verso le proposte
educative. Si analizzeranno il pensiero e le riflessioni di
pedagogisti, psicologi e artisti che hanno affrontato le
problematiche relative all'educazione all'immagine.
• Si presenteranno esperienze concrete attuate nella
scuola di base e si individueranno, attraverso l'analisi e il
confronto, le linee guida per l'ideazione di possibili
percorsi da realizzare con i bambini..
• Il contatto con il mondo dell'immagine sarà innanzitutto
un avvicinamento individuale, un'immersione personale,
da adulti, nell’ambito di alcune delle pratiche artistiche
moderne e contemporanee.
I testi consigliati
• Si consiglia la lettura di uno dei seguenti testi:
• Francesco Caggio e Rosanna Abbatinali (a cura),” Quasi
arte”, Bergamo, Edizioni Junior, 2004 [particolarmente
indicato per chi opera nelle scuole dell’infanzia]
• Cristina Francucci, Paola Vassalli (a cura di), Educare
all’Arte, Milano, Mondadori Electa, 2005.
• Francesco De Bartolomeis, L’arte per tutti. Conoscere e
produrre, Bergamo, Edizioni Junior, 2003 .
Brainstorming
• Che cosa intendiamo per arte?
Le risposte dei bambini
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L’ARTE È … FANTASIA
L’ARTE È…UN’INFINITA LIBERTÀ PER ESPRIMERMI
L’ARTE È … UNA COSA BELLA
L’ARTE È … UN MOMENTO DI LIBERTÀ DEL TEMPO
L’ARTE È … UN PASSATEMPO RILASSANTE E IN
CERTI CASI NOIOSO
• L’ARTE È … UN PRATO DI COLORI
• L’ARTE È … UNA COSA AFFASCINANTE E BELLA
• L’ARTE È … UN PASSATEMPO PER SFRUTTARE IL
TEMPO LIBERO
Le risposte dei bambini
• L’ARTE È … UNA COSA CHE PER
FARLA CI VUOLE METODO E TANTO
IMPEGNO
• L’ARTE È …UN’ATTIVITÀ MOLTO
DIFFICILE MA RICREARE IL PASSATO È
INTERESSANTE
• L’ARTE È … UNA PITTURA, UN BEL
DISEGNO
Le risposte dei bambini
• L’ARTE È … UN QUADRO, UNA STATUA, UNA
SCULTURA E UN CARTELLONE DELLA SCUOLA
• L’ARTE È … UNA SCULTURA BELLISSIMA
• L’ARTE È … IL QUADRO DEI PESCI DI CARTA
• L’ARTE È … IL QUADRO DIPINTO, LA CAVERNA
DIPINTA DA IMPRONTE
• L’ARTE È … UNA STATUA MOLTO GRANDE
• L’ARTE È … UN QUADRO E IL LAVORETTO CON LA
PASTA DI SALE
• L’ARTE È … UNA STATUA BELLISSIMA DI COLORE
GIALLO E ROSSO
Le risposte dei bambini
• L’ARTE È … UN CARTELLONE PER
ABBELLIRE LA MIA CASA
• L’ARTE È UN QUADRO BELLISSIMO PIENO DI
FIGURE
• L’ARTE È … UNA SCULTURA BELLISSIMA
TIPO LA STATUA DELLA LIBERTÀ
• L’ARTE È … PITTURARE E DISEGNARE
• L’ARTE È … UN FILO DI FANTASIA CHE VA E
RITORNA, MENTRE TU PENSI A UN
PAESAGGIO MAGICO
Le risposte dei bambini
• L’ARTE È…UN’IMMAGINE PIENA DI COLORI,
UN MONDO DI FANTASIA
• L’ARTE È … LA FANTASIA
• L’ARTE È … UNA COSA CHE TI PERMETTE DI
ESPRIME LE TUE SENSAZIONE
ATTRAVERSO LE FORME E I COLORI
• L’ARTE È … UNA COSA CHE PUÒ
ESPRIMERE TANTE COSE
• L’ARTE È … UNO SPIRITO CHE VIENE
SPONTANEAMENTE IN TE, E SA CHE SEI
PRONTO PER CREARLA
LABORATORIO Arte a scuola, Brainstorming sulla parola ARTE, effettuato con
gli studenti di Scienze della formazione primaria, Milano Bicocca, 2006
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Un mezzo per esprimersi
Uno strumento colorato e multiforme
Fantasia nella tecnica
Fantasia nel contenuto
Libertà di scelta
Qualcosa di indefinibile
Non ha confini, non ha limiti
Confinata ad un gruppo, a una élite
LABORATORIO Arte a scuola, Brainstorming sulla parola ARTE, effettuato con
gli studenti di Scienze della formazione primaria, Milano Bicocca, 2006
• Non intendo con “arte” qualcosa che posso fare
io
• Molto soggettiva
• Solo i pittori più grandi
• Ristretto a qualcuno che lo sa fare e che è
universalmente riconosciuto
• Rappresentazione di stati d’animo e della realtà
• Ricerca del bello→ ma nel contemporaneo il
bello che cos’è?Lo so per me soggettivamente
• Molla, ispirazione
LABORATORIO Arte a scuola, Brainstorming sulla parola ARTE, effettuato con
gli studenti di Scienze della formazione primaria, Milano Bicocca, 2006
• Volontà di esprimersi in un contesto personale e
storico
• Ispirazione intesa come scatto interiore
• L’artista ricerca qualcosa che lo soddisfa
• Lui vede cose che noi non vediamo
• L’artista è un privilegiato riesce a interpretare
qualcosa che gli altri non fanno
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Le parole dei corsisti di Milano
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• Che cosa intendiamo per arte?
Un mondo variegato, complesso e magico.
L’immagine, la storia dell’arte antica e
contemporanea.
Arte come creatività e forma di comunicazione.
Bellezza, fantasia, colori, tecniche, libertà.
Espressione individuale, nasce in ognuno in
modo diverso, è originalità.
L’arte è ciò che bello.
Le parole dei corsisti di Milano
• Arte come massima espressione dei linguaggi
non verbali.
• Sfogo dei propri sentimenti e visione delle cose
e del mondo.
• Ciò che ci è stato tramandato.
• Espressione interiore del proprio io.
• Perfezione, creatività, meraviglia, trasgressione,
dedizione.
• Linguaggio dell’anima.
• Di solito cammina legandosi alla cultura.
Le parole dei corsisti di Milano
• Una facoltà positiva che non tutti hanno.
• La massima espressione di genialità di un
individuo.
• Molte volte nell’arte vengono svelate verità
nascoste.
• L’arte è vita, è storia, è creazione.
• La possibilità di spaziare in modo libero
nell’espressione di un altro.
• L’arte è essere, osare.
• L’arte è tutto ciò che è creato dall’uomo e che
tende alla bellezza.
Le parole dei corsisti di Milano
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L’arte risponde ad un bisogno innato dell’uomo.
Ogni espressione di sé è arte.
È una forma di linguaggio espressivo dell’anima.
È un modo di dar voce ai sogni e alle fantasie.
È un concetto troppo astratto per essere ridotto
ad una definizione schematizzata. Arte siamo
noi.
• Artista si nasce e non si diventa.
• L’arte è un linguaggio universale attraverso il
quale si possono oltrepassare barriere di
qualsiasi natura.
Le parole dei corsisti di Milano
• Espressione che varca i confini di spazio e
tempo.
• È inconscio, interpretazione, immortalità, danza
dell’anima.
• Qualsiasi tipo di produzione estetica, intesa non
come bellezza, ma come sentire immediato,
sensibilità.
• È qualcosa da capire, da scomporre e a cui
ritornare in un modo più ricco e consapevole.
Un acrostico di un corsista
A rmonia e dissonanza
R itmo e stasi
T empo e pausa
E spressione e silenzio
ARTISTICA (EDUCAZIONE)
Dizionario di Pedagogia e Scienze dell’educazione di Piero Bertolini
con la collaborazione di Letizia Caronia, Zanichelli, Bologna, 1996, pp.
29-30.
• In un passato non troppo remoto si è
inteso, con questo termine, l’unione di
due elementi: lo studio della storia
dell’arte, e l’imparare a disegnare o a
suonare uno strumento in chiave
esclusivamente riproduttiva,
copiando, cioè, il maestro o i prodotti
artistici già consolidati.
ARTISTICA (EDUCAZIONE)
Dizionario di Pedagogia e Scienze dell’educazione di Piero Bertolini
con la collaborazione di Letizia Caronia, Zanichelli, Bologna, 1996, pp.
29-30.
• Oggi questa tendenza è messa in
crisi dalla stessa ridefinizione del
concetto di arte. Come ha scritto il
filosofo e critico d’arte Dino
Formaggio, “L’Arte è tutto ciò che gli
uomini chiamano Arte”.(ArteEnciclopedia filosofica, ISEDI, Milano,
1973).
ARTISTICA (EDUCAZIONE)
Dizionario di Pedagogia e Scienze dell’educazione di Piero Bertolini
con la collaborazione di Letizia Caronia, Zanichelli, Bologna, 1996, pp.
29-30.
• Si sfatano così non pochi pregiudizi: in
primo luogo che si possa stabilire
aprioristicamente e individualmente cosa è
arte e cosa non lo è; in secondo luogo
l’identificazione crociana di Arte e
Bellezza; in terzo luogo l’equivoco del
Realismo Socialista secondo il quale l’arte
deve essere soltanto celebrazione e/o
denuncia, cioè, per sua natura, didattica.
ARTISTICA (EDUCAZIONE)
Dizionario di Pedagogia e Scienze dell’educazione di Piero Bertolini
con la collaborazione di Letizia Caronia, Zanichelli, Bologna, 1996, pp.
29-30.
• Ciò che la tautologia di Formaggio ci permette di
cogliere, e che è poi l’aspetto più utile alle
riflessioni sui principi dell’Educazione Artistica, è
che l’opera d’arte non è tutta compiuta all’interno
dell’artista come fatto culturale e spirituale,
prima di venir realizzata e “donata” ai non eletti,
ma nasce, momento per momento, secolo per
secolo, cultura per cultura, nella relazione
biunivoca dell’artista con il mondo esterno, ed è
soltanto in questa dinamica «intersoggettiva»
che l’opera d’arte trova la luce.
ARTISTICA (EDUCAZIONE)
Dizionario di Pedagogia e Scienze dell’educazione di Piero Bertolini
con la collaborazione di Letizia Caronia, Zanichelli, Bologna, 1996, pp.
29-30.
• Poiché l’arte contiene e si specifica attraverso
l’ambiguità, che significa inesauribilità del rapporto fra
persona e oggetto, fra significante e significato - sicché
essa non sarà mai scoperta di ‘verità’ ma sempre e
soltanto individuazione di orizzonti di senso l’educazione artistica diviene esperienza (guida, ma
sempre problematica e senza pretesa di linearità e di
rigidità) a saper leggere gli orizzonti di senso dell’artista
e di coloro che si sono messi in rapporto con l’opera
d’arte, di reinventare i processi comunicativi (definiti
‘storicamente artistici’) del proprio tempo e del tempo
passato, nonché di produzione soggettiva e
intersoggettiva di nuovi orizzonti di senso.
ARTISTICA (EDUCAZIONE)
Dizionario di Pedagogia e Scienze dell’educazione di Piero Bertolini
con la collaborazione di Letizia Caronia, Zanichelli, Bologna, 1996, pp.
29-30.
• Essa dunque consiste nella
capacità di trasmettere un
atteggiamento mentale e culturale
piuttosto che nozioni mnemoniche
e abilità solo tecniche e
meccanicistiche.
ARTISTICA (EDUCAZIONE)
Dizionario di Pedagogia e Scienze dell’educazione di Piero Bertolini
con la collaborazione di Letizia Caronia, Zanichelli, Bologna, 1996, pp.
29-30.
• Va peraltro sottolineato – bene e giustamente lo
affermano gli stessi programmi per l’Educazione Artistica
nella scuola media inferiore e i Nuovi programmi della
scuola elementare – che il momento mentale del
processo educativo non può mai essere disgiunto da
quello manuale e produttivo. Infine va pure affermato
con forza che l’educazione (e non solo artistica) non
deve consistere in un lavoro di talent-scout, per fare
emergere il pittore o il pianista dalla massa degli
educandi; e che è, per un educatore, preferibile scoprire
che gli allievi riescono a ‘entrar dentro’ e a ‘partecipare
culturalmente’ ai processi di produzione e di
comunicazione artistica, piuttosto che scoprire che uno
di loro è in grado di copiare perfettamente la Gioconda.
Dino Formaggio, L’arte come idea e come esperienza,
Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1990, pp.11-12, (prima
edizione, Arte-Enciclopedia filosofica, Isedi, Milano, 1973)
• L’arte è tutto ciò che gli uomini
chiamano arte.
• Questa non è, come qualcuno potrebbe
credere, una semplice battuta d’entrata,
ma, piuttosto, forse, l’unica definizione
accettabile e verificabile del concetto di
arte.
Dino Formaggio, L’arte come idea e come esperienza,
Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1990, pp.11-12, (prima
edizione, Arte-Enciclopedia filosofica, Isedi, Milano, 1973)
• Una tale definizione, la più valida, volendo, anche sulla
base di note teorie di logica contemporanea, non è
neppure tautologica. Essa possiede, anzitutto, una
salutare validità negativa: quella di impedire che si vada
alla ricerca di una definizione “reale”, di essenza o di
qualche essere nascosto, come per molti secoli tutte le
poetiche hanno fatto, sostenendo che l’arte è intuizione
o che l’arte è forma, o che l’arte è idea o che è
preghiera, che è questo o che è quest’altro, sempre
nell’illusione veramente donchisciottesca, da parte di
ciascuna posizione, di avere essa, e non le altre, infilzato
con la lancia acuminata del proprio sistema concettuale,
l’universalità stessa dell’arte, tutta l’arte e per sempre.
Dino Formaggio, L’arte come idea e come esperienza,
Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1990, pp.11-12, (prima
edizione, Arte-Enciclopedia filosofica, Isedi, Milano, 1973)
• Sono scherzi ottici del teorizzare molto più frequenti di quanto non si
pensi, anche se non privi di qualche loro giustificazione: ad
esempio, quella che, in fin dei conti, una parte di verità, in genere, in
questa operazione viene pure trafitta. Ma una parte: e l’errore ottico
è di scambiarla per il tutto. O, piuttosto, semplicemente un
momento, che è storico e legato alle condizioni di sviluppo di una
società e di una cultura, e che d’improvviso, come notoriamente
succede con gli innamorati e coi metafisici, viene ingigantito davanti
agli occhi e fatto smisurato e immortale.
• Può darsi che valga la pena di dire queste cose altrimenti. Ma allora
bisognerà inseguire tutto il discorso storico e teoretico che, da qui e
fino alla fine, dovremo dispiegare, per tentare di prendere in
reticolato l’infinita, guizzante vita del significato dell’arte, di ciò che
gli uomini nella storia hanno chiamato e chiamano arte.
Dino Formaggio, L’arte come idea e come esperienza,
Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1990, pp.11-12, (prima
edizione, Arte-Enciclopedia filosofica, Isedi, Milano, 1973)
• Può darsi che valga la pena di dire queste
cose altrimenti. Ma allora bisognerà
inseguire tutto il discorso storico e
teoretico che, da qui e fino alla fine,
dovremo dispiegare, per tentare di
prendere in reticolato l’infinita, guizzante
vita del significato dell’arte, di ciò che gli
uomini nella storia hanno chiamato e
chiamano arte.
Dino Formaggio, L’arte come idea e come esperienza,
Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1990, pp.11-12, (prima
edizione, Arte-Enciclopedia filosofica, Isedi, Milano, 1973)
• Per intanto, si può forse aprire una porta, per
cominciare ad affacciarsi al lungo cammino,
dicendo che quella che altre volte abbiamo
chiamato “idea di artisticità” ( e che non ha
niente a che vedere con le immortali idee
platoniche) si distende davanti a noi nei secoli
come una semplice legge storica di raccolta e di
connessione, di volta in volta diversa col variare
del tempo e delle situazioni, ma diversa proprio
per la diversità variabile dei contenuti.
Dino Formaggio, L’arte come idea e come esperienza,
Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1990, pp.11-12, (prima
edizione, Arte-Enciclopedia filosofica, Isedi, Milano, 1973)
• Come forma è vuota. Si colora dei colori delle
culture che attraversa, manda i riflessi che le
esperienze del momento le donano: ma non è
neppure un cristallo statico di semplice
rispecchiamento. È un comporsi degli attivi moti
dell’esperienza artistica concreta in atto e dei
moti altrettanto attivi della riflessione. Così, ogni
epoca, ogni popolo ed ogni cultura danno vita a
un certo specifico modo di riempirsi di senso
della generale idea di arte.
Dino Formaggio, L’arte come idea e come esperienza,
Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1990, pp.11-12, (prima
edizione, Arte-Enciclopedia filosofica, Isedi, Milano, 1973)
• È un comporsi degli attivi moti
dell’esperienza artistica concreta in
atto e dei moti altrettanto attivi della
riflessione. Così, ogni epoca, ogni
popolo ed ogni cultura danno vita a
un certo specifico modo di riempirsi di
senso della generale idea di arte.
La storia dell’arte raccontata da
Ernst H. Gombrich
• Non esiste in realtà una cosa chiamata
arte. Esistono solo gli artisti: uomini che un
tempo con terra colorata tracciavano alla
meglio le forme del bisonte sulla parete di
una caverna e oggi comprano i colori e
disegnano gli affissi pubblicitari per le
stazioni della metropolitana, e nel corso
dei secoli fecero parecchie altre cose.
• Non c’è alcun male a definire arte tutte
codeste attività, purché si tenga
p r e s e nt e c h e q u e s t a p a r o l a p u ò
significare cose diverse a seconda del
tempo e del luogo, e ci si renda conto
che non esiste l’Arte con l’A maiuscola,
quell’Arte con l’A maiuscola che è oggi
diventata una specie di spauracchio o di
feticcio.
L'EDUCAZIONE ARTISTICA
COME SPAZIO PARALLELO
“Lo spazio parallelo è uno spazio, e un tempo,
che possiede caratteristiche solo nostre, in cui
poter organizzare la conoscenza; in cui i
problemi di direttività non esistono più; in cui si
aprono spazi di ascolto di sé e degli altri; in cui si
lavora con il piacere di lavorare per noi stessi; in
cui le certezze vengono messe in discussione; in
cui si può prendere il tempo di chiederci il senso
delle nostre esperienze.”
Donata Fabbri, Il gusto del progetto, Editori Riuniti per
Regione Piemonte, 1999.
I titoli di queste tre slides sono di Ermanno Morello
L'EDUCAZIONE ARTISTICA COME SPAZIO PER
LE COMPETENZE
• “Il laboratorio è luogo di ricezione e
produzione
di saperi e di testi culturali. È anche luogo
di
elaborazione-costruzione delle identità
personali
dei protagonisti.”
• Marco Dallari, L’esperienza pedagogica
dell’arte, Firenze, La Nuova Italia, 1998.
L'EDUCAZIONE ARTISTICA COME SPAZIO PER
L'ESPERIENZA CULTURALE
• “Per comprendere l'estetico nelle sue
forme ultime e provate, bisogna
cominciare dallo stato greggio: dai fatti e
dalle scene che attraggono l'attenzione
dell'occhio e dell'orecchio dell'uomo,
suscitando il suo interesse e procurandogli
godimento, allorché guarda e ascolta.”
• John Dewey, Arte come esperienza e altri
scritti, Firenze, La Nuova Italia, 1995
BRUNO MUNARI
Milano 1907-1988, pittore, designer e
sperimentatore di nuove forme d’arte, ha dato
un contributo e un insegnamento fondamentali
al design in Italia e nel mondo.
Nel 1926 entra in contatto con il movimento
futurista.
Nel 1930 crea la sua prima “macchina aerea” che
anticipa le “macchine inutili”.
Nel 1934 firma il “manifesto tecnico
dell’areoplastica futurista”.
Nel 1945 comincia la sua serie di libri per
bambini che, pensati per il figlio Alberto,
vengono poi tradotti in tutto il mondo.
A partire dagli anni Settanta approfondisce i
suoi interessi in ambito didattico e
contribuisce al rinnovamento teorico e
pratico dell’insegnamento artistico.
Nel 1977 realizza il primo Laboratorio per
l’infanzia alla Pinacoteca di Brera.
Dal convegno Bruno Munari l’arte di vivere tra scienza e
arte. Munari in azione Triennale, 22/23 ottobre 1999
Il pensiero progettante e creativo, Piero Bertolini
Vicinanza tra esperienza artistica ed educativa.
Sono esperienze non sovrapposte, ma in relazione
dialettica.
L’arte può essere educativa, ma le due esperienze
insieme, pur nella loro autonomia hanno la
capacità emblematica di chiarire un certo modo
di intendere l’uomo. È un modo di intenderlo non
come qualcosa di già dato, ma qualcosa che si
realizza in un continuo processo.
Dal convegno Bruno Munari l’arte di vivere tra scienza e
arte. Munari in azione Triennale, 22/23 ottobre 1999
• La creatività è la capacità di combinare dati e
informazioni in modo altri, diversi da quelli
consueti. La creatività è la capacità di superare
un già dato verso un possibile.
• Pensare in modo progettante è il modo più
convincente di affermare la nostra libertà ed
autonomia.
• L’esperienza artistica è il luogo privilegiato, in cui
avvengono continue contaminazioni.
• L’esperienza educativa è centrata sempre sulla
prospettiva del cambiamento, deve stimolare
verso un futuro possibile.
Il laboratorio per bambini a Brera,
1977
• Il museo non è più un luogo riservato agli
specialisti, ma il museo questo deposito di
memoria collettiva, questa banca di
oggetti, questo luogo di conoscenza
dell’evoluzione della natura e dell’uomo è
uno strumento di comunicazione di massa
e di presa di coscienza poco esplorato.
• Riappropriazione pubblica dei beni
culturali.
Il laboratorio per bambini a Brera,
1977
• Se si gioca da bambini con l’opera d’arte
tra vent’anni si avrà un pubblico diverso,
che guarderà all’opera d’arte non solo
sotto il “cosa vuol dire” bensì
conoscendone tutti gli aspetti costruttivi,
giocando, da bambini. (Munari)
Il laboratorio per bambini a Brera,
1977
• Ogni volta che si spiega qualcosa ad un
bambino gli si impedisce di scoprirla da
solo, Piaget
• Giocare con l’arte non per diventare artisti,
etc. giocare con l’arte per vivere in modo
creativo la scoperta delle regole della
creatività, Munari
Proposte contenute nel testo
Fantasia
• Far disegnare ai bambini cosa c’è dentro il
corpo.
• Migliorare il corpo umano.
• Unire materiali diversi. (Picasso testa di toro con
sellino di bicicletta)
• Pensare il mondo alla rovescia. (fuoco-freddo;
ghiaccio-bollente)
• Cambiare il colore (pane blu, Man Ray)
• Cambio di materia (l’ombrello molle del clown)
Proposte contenute nel testo
Fantasia
• Cambio del luogo (se Milano avesse il
mare)
• Cambio di funzione (bicchiere porta fiori)
• Cambio di moto (lumaca che corre)
• Cambio di dimensione (Pop Art)
• Elementi diversi in un unico corpo (orribile
mostro)
Stimolazione alla creatività (da
Fantasia)
• L’individuo creativo è quindi in continua
evoluzione e le sue possibilità creative nascono
dal continuo aggiornamento e dall’allargamento
della conoscenza in ogni campo.
• Una persona creativa prende e dà
continuamente cultura alla comunità, cresce con
la comunità. Una persona non creativa è spesso
un individualista ostinato nell’opporre le proprie
idee a quelle degli altri individualisti.
La creatività va quindi stimolata ma
come?
• Si tratta di inventare giochi attraverso i
quali i bambini possano imparare sempre
qualcosa di nuovo, possano impadronirsi
di tecniche nuove, e possano capire le
regole del linguaggio visivo. Ogni disegno
contiene un messaggio, ma se questo non
è costruito con le regole del linguaggio
visivo, il messaggio non viene ricevuto (…)
non si ha comunicazione. Munari p.123
Bruno Munari
• Non si tratta di rispondere subito e
soltanto alla domanda Che cosa vuol dire?
È necessario invece indagare su altri
elementi che compongono l’opera d’arte:
la materia con la quale prende corpo e si
rende visibile l’immagine, la tecnica con la
quale la materia è stata lavorata, le regole
della composizione che danno qualità e
suggestione all’oggetto.
Bruno Munari
• In tal modo si arriverà gradualmente,
soprattutto attraverso esperienze personali
di rielaborazione e produzione concreta, a
comprendere come si costruisce un
messaggio visivo e quindi a capire e a
gustare meglio non solo l’arte
contemporanea, ma qualunque stile e
qualunque tempo.
Bruno Munari
• Capire o comprendere?
• Il più grande ostacolo alla comprensione di
un’opera d’arte è quello di voler capire.
Troppo spesso capire vuol dire sezionare
e dare della definizioni che inquadrano
l’opera in uno schema predefinito,
comprendere è invece possedere con i
propri mezzi entrando in un contatto
stretto che lascerà tracce indelebili, fissate
nella memoria dal vissuto emotivo.
Bruno Munari
• Un’efficace metodologia di approccio
alle opere d’arte, mediante attività di
ricerca e approfondimento teorico da
collegarsi ad esperienze concrete di
produzione individuale e collettiva in
situazione di laboratorio.
Cristina Francucci, “Il perché di una
scelta”,in Educare all’arte, p.14
• L’obiettivo è avvicinare i giovani all’arte
contemporanea, non avendo come unico
scopo quello di familiarizzare bambini e
ragazzi con i linguaggi e i modelli dell’arte,
ma di suggerire processi immaginativi e
creativi, idee, paradigmi e metafore,
simboli desunti dall’universo artistico, utili
a comprendere il mondo circostante.
Cristina Francucci, “Il perché di una
scelta”,in Educare all’arte, p.14
• Altro punto centrale della nostra
concezione di didattica dell’arte è
che l’opera d’arte è l’oggetto
privilegiato per la progettazione di
laboratori creativi, in cui il
momento del fare assume la
massima importanza.
Cristina Francucci, “Il perché di una
scelta”,in Educare all’arte, p.14
• Il laboratorio è luogo di ricezione e
produzione di saperi dove i bambini
sono invitati a un ruolo attivo nel
processo di creazione e
trasformazione, ma è soprattutto
luogo della costruzione delle identità
dei protagonisti.
Riflettiamo sulle nostre esperienze
come studenti
• Quali sono state le nostre esperienze in
campo artistico a scuola?
• Quali positive? Quali negative?
Riflettiamo sulle nostre esperienze
come insegnanti
• Che cosa pensiamo si possa proporre ai
bambini?
• Cosa abbiamo visto fare nella scuola in
campo artistico nelle nostre esperienze di
tirocinio e di lavoro?
Il mondo dell’arte attuale fuori dalla
scuola
• Quali musei, esposizioni temporanee
abbiamo visitato ultimamente?
• Cosa ci piace?
Prima biennale di Malindi
Wunderkammer
Bambino al museo
Mosaico, testimonianza di un
passato
Afro Basaldella, attualità di una
proposta
Lavoriamo sul museo
• Museo è…
• Cosa associ alla parola “museo”?
• Quali sono i tuoi vissuti di esperienze
museali?
• Hai, e quali sono, ricordi di quando eri
bambina/o al museo?
• Qual è la tua ultima visita in un museo,
in una esposizione temporanea?
SCEGLIERE UN OGGETTO
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Qual è il compito?
Scegliere un oggetto tra quelli presenti nella collezione visitata.
L’oggetto deve essere scelto liberamente( chi vuole può pensare ad uno
scopo didattico riflettendo su un utilizzo con bambini o ragazzi)
Qual è l’obiettivo del lavoro?
Esperire concretamente una situazione di ricerca in museo e un lavoro
sull’oggetto (finalizzati successivamente a scopi educativi).
Fare una riflessione sull’esperienza in chiave formativa personale e
professionale.
Cosa fare concretamente?
Girare liberamente negli spazi espositivi per cercare, trovare, individuare,
scegliere l’oggetto; prendere appunti o altre forme di memoria e descrizione
dell’oggetto prescelto e delle modalità personali di approccio e scelta. Al
termine riflettere in gruppo.
Quanto tempo?
Il tempo disponibile è di 20/30 minuti per l’esplorazione e 40 minuti per la
discussione.
Andar per musei
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Scegliere: prendere tra più cose quella più adatta, la migliore, quella che
piace di più, assorbire, cogliere…
Trovare: accorgersi, avvedersi, scorgere, imbattersi, cogliere, incontrare…
Cercare: esplorare, dare la caccia, scoprire…
Una serie di attenzioni:
il sistema museo
gli oggetti da museo
il visit-attore
le domande giuste
Quattro regole d’oro
– Esporsi all’oggetto, conservare lo stupore …ascoltare quello che l’oggetto evoca
in noi, pensieri, emozioni, sensazioni, domande ricordi, associazioni.
– Migliorare la capacità percettiva, usare tutti i nostri sensi
– Darsi tempo, l’intervallo perduto, la distanza estetica.
– Darsi spazio fisico e mentale.
– Come mai ho scelto quell’oggetto? (il motivo)
•
Perché ho scelto quell’oggetto? (lo scopo)
IL MUSEO
• Andrea Emiliani:
• “L’attuazione di un processo di socializzazione, di un uso sociale e
didattico dei beni culturali richiede fra l’altro che sia superato il
concetto di museo come luogo di conservazione statica e sia
recuperato il senso del museo come luogo di studio, di ricerca, di
informazione storica, di produzione di cultura: che i materiali
custoditi nei musei siano utilizzati come documenti storici su cui
ricostruire la storia della città, del territorio, non come “opere d’arte”
destoricizzate da proporre ad un’astratta contemplazione. Anche la
riappropriazione culturale del museo è un’operazione di cultura
democratica.”[1]
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[1] Andrea Emiliani, “Il museo dall’età illuministica al nostro tempo: i
diversi modelli di museo”, p.44, in La didattica dei beni culturali, a
cura di V: Frati e I: Gianfranceschi Vettori, atti del seminario, Brescia
1978, Brescia, Grafo edizioni, 1980.
Storia del museo
• “Il termine “museo” (…) deriva da mouseion, ossia dall’edificio che
ad Alessandria d’Egitto era destinato ad ospitare gli studiosi che,
attratti dall’incredibile ricchezza della biblioteca istituita da Tolomeo I
Soter; si recavano a lavorare in quella città. Insomma il mouseion a
giusto titolo poteva essere considerato come casa comune delle
muse perché in esso, come in un moderno college americano,
potevano incontrarsi gomito a gomito i cultori di Calliope, in altri
termini i poeti epici, di Urania, vale a dire gli astronomi, di Talia,
ossia i commediografi e via dicendo. Questa definizione, anche se
razionale e avvalorata dall’interpretazione tradizionale, manca però
di precisione: che dire infatti degli storici o dei naturalisti, cui
nessuna delle nove dee guidate da Apollo Musagete elargiva la
propria protezione o, al contrario, come immaginare immersi nei
volumi della biblioteca di Alessandria i seguaci di Tersicore che di
professione erano danzatori?
• (…) Il primo mouseion che la storia antica ricordi non è quello
annesso alla biblioteca di Alessandria cui si fa riferimento parlando
dell’origine del museo moderno. Occorre risalire più indietro nel
tempo per rifarsi ad una istituzione culturale altrettanto prestigiosa,
ossia alla scuola di Platone (428-347 a.C.) fondò nei giardini di
Accademo e che, per questa ragione, prese il nome di “accademia”.
All’accademia platonica era appunto annesso un mouseion
frequentato per più di vent’anni da Aristotele (384-322 a.C.). e tale
idea dovette sembrargli così funzionale che, quando realizzò la
propria scuola in una zona di Atene dedicata ad Apollo Liceo da cui
essa prese il nome, anche Aristotele le affiancò un mouseion.
Proprio ad un allievo di Aristotele, Demetrio di Falero (350-307
a.C.), Tolomeo affidò il compito di organizzare la biblioteca di
Alessandria: non dobbiamo dunque stupirci di ritrovare lo stesso
modella organizzativo in istituzioni diverse ma legate da un filo di
continuità tanto evidente.
• (…) Se i tre esempi di mouseion citati erano legati da una comune
idea organizzatrice, è anche vero che quello di Alessandria si
distingue dai suoi illustri predecessori per due elementi che, nella
loro linea evolutiva, si riveleranno di estrema importanza per il
nostro discorso: il mouseion di Alessandria non si configura come
iniziativa di un privato per quanto autorevole cittadino, ma nasce con
un respiro strategico e politico molto più ampio, come esigenza dello
stato di Tolomeo di affermare una continuità culturale con il regno di
Alessandro Magno; in secondo luogo al mouseion di Alessandria si
affianca un serapeion, ossia un tempio dedicato a Se rapide
maestosamente eretto sul porto di Alessandria nel quale, secondo la
tradizione greca, i fedeli recavano offerte votive che venivano
gelosamente conservate perché, una volta donate al tempio,
acquisivano esse stesse la sacralità del luogo.
Storia del museo
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Conservati e protetti, gli oggetti preziosi donati venivano esposti all’ammirazione dei fedeli che,
dopo aver a loro volta assolto il proprio impegno con la dea, si trasformavano in visitatori ansiosi
di ammirare quanto le collezioni del tempio offrissero di raro e di pregiato, vale la pena di
soffermarsi su alcune caratteristiche che il serapeion di Alessandria condivideva con i templi della
anteriore tradizione greca e di quella posteriore romana:
il tempio raccoglieva collezioni di oggetti che, pur nella loro eterogeneità, erano accomunati dal
fatto di avere un notevole valore (per il materiale impiegato, per la tecnica utilizzata, per le
caratteristiche estetiche e così via);
gli oggetti custoditi non potevano più rientrare nel circuito commerciale. A causa del carattere
sacro acquisito, nessuno poteva avere l’ardire di venderli o comprarli. Gli eventuali furti commessi
ai danni dei templi venivano scoraggiati con punizioni particolarmente severe. Quando un oggetto
si deteriorava in modo irreparabile, se era fatto di metallo prezioso veniva fuso con altri oggetti
analoghi per costituire lingotti, se era di materiale irrecuperabile come la terracotta si provvedeva
a seppellirlo perché in nessun caso poteva essere adibito ad un uso privato. Né un tale tabù deve
sorprenderci visto che, ancor oggi in alcune regioni d’Europa, questa antica proibizione si
perpetua nella superstizione contadina secondo la quale sarebbe di malaugurio acquistare beni di
proprietà della Chiesa;
le collezioni del tempio costituivano un patrimonio di cui la popolazione andava fiera e cui si
poteva ricorrere in casi estremi, quando ad esempio la patria era in pericolo. Fu così che, durante
la terribile guerra del Peloponneso, gli ateniesi contrassero un prestito con i loro dèi, salvo poi
restituire la somma prelevata con tanto di interessi;
lungi dall’essere nascosti agli sguardi, gli oggetti di cui il tempio era depositario potevano essere
ammirati dal pubblico nel suo interno o, quando le collezioni erano particolarmente numerose, in
edifici appositamente costruiti nel recinto sacro.
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prima lez immagine zuccoli - Dipartimento di Scienze Umane