Le nostre radici Come eravamo STORIA DELLA CARDIOLOGIA IN TORINO DALLA II GUERRA MONDIALE AD OGGI Ricordi di un testimone L’autore, attivo nella Cardiologia Torinese dal suo inizio nel dopoguerra, ha ricostruito, in base a ricordi ed esperienze personali, corredate dalla documentazione fornita dai Colleghi cardiologi che ne furono gli attori principali, la storia della cardiologia nella nostra città. Il confronto dell’attività clinica e delle tecnologie utilizzate nella nostra città con quelle contemporaneamente adottate in altre realtà nazionali ed internazionali, consente di valutare non solo i ritardi, ma anche le innovazioni originali e pionieristiche introdotte dai ricercatori a cui va il merito di essere stati attori del progresso nello scenario della cardiologia italiana e di tutto il mondo industrializzato. Va considerato, in proposito, anche il contesto in cui è avvenuto lo sviluppo della cardiologia nel dopoguerra a Torino con notevole ritardo rispetto ai Paesi anglosassoni ed alla Francia, non solo per gli eventi bellici ma anche per l’isolamento culturale dell’Italia degli anni prebellici. Nel testo che segue vengono riportati per ciascuna delle aree della cardiologia clinica e strumentale i metodi di indagine diagnostica e terapeutici adottati nelle diverse epoche, in rapporto all’evolversi dell’epidemiologia delle cardiopatie, ed i risultati ottenuti con il loro progresso. RTM L’EVOLUZIONE TECNOLOGICA L’elettrocardiografia Durante la guerra, nel 1941, gli elettrocardiogrammi venivano effettuati nel reparto di Patologia Medica con l’elettrocardiografo di Einthoven1 (fig.1), il“galvanometro a corda”, che, non disponendo di amplificazione, era dotato di grande sensibilità; per evitare artefatti l’elettrocardiogramma si registrava all’interno di una Gabbia di Faraday. Con l’elettrocardiografo di Einthoven si Fig. 1 registravano solo le 3 derivazioni periferiche, peraltro di ottima qualità a confronto con quelle amplificate2 (fig.2) Con questo elettrocardiografo è stato possibile a Pardy negli anni ‘20 correlare il sopraslivellamento dell’ST, cioè l’alterazione elettrocardiografica più specifica e sensibile dell’infar- Fig. 3 to che oggi diremmo STEMI, con il riscontro autoptico di infarto miocardico acuto. Wilson, Professore dell’Università del Michigan, nel 1941 scopre il centrale terminale che consente di registrare oltre alle tre derivazioni di Einthoven, I, II, III, le unipolari toraciche e quelle “augmented” degli arti aVR aVL aVF3 A Torino si dovrà attendere il 1947 per disporre di Fig. 2 apparecchi in grado di effettuare le classiche 12 derivazioni, da decenni definitivamente ed universalmente accettate come standard dell’elettrocardiogramma. Ascoltazione e Fonocardiografia Fino al dopoguerra il cuore si ascoltava con lo stetoscopio in legno, oggi pezzo di antiquariato (Fig.3). Solo nel 1947 arriva dagli USA il primo fonendoscopioa per l’ascoltazione biauricolare non molto diversi da quelli attualmente in uso. a In realtà il termine fonendoscopio è stato coniato dai clinici Milanesi Bazzi e Bianchi, che già nel 1896 avevano realizzato il primo modello di ascoltazione biauricolare. marzo 10 38 39 marzo 10 Le nostre radici Come eravamo A quella data l’ascoltazione dei toni e soffi cardiaci era considerata il metodo più sensibile e specifico per la diagnosi clinica delle cardiopatie valvolari, patologia dominante ancora in Italia all’inizio degli anni ‘50 e prevalentemente di natura reumatica, imputata ad infezione faringea da Streptococco A b emolitico, diagnosticata mediante sierodiagnosi specifiche con antistreptolisine. A Torino in quell’epoca ebbe inizio una vasta campagna di prevenzione primaria della cardiopatia reumatica nelle scuole e nell’industria4. A supporto dei segni clinici e dell’ascoltazione si svilupparono tecnologie strumentali per la registrazione dei rumori e pulsazioni cardiaci: la fonocardiografia e la poligrafia. Lo sviluppo di questa tecnologia è stato possibile grazie al contributo di Giano Magri, che giunge a Torino nel 1952, dopo un lungo soggiorno alla Chicago Medical School dal suo professore, Aldo Luisada, emigrato negli Stati Uniti per sfuggire alle leggi razziali. Magri collabora alla pubblicazione e traduzione italiana del trattato di Luisada “Il battito cardiaco”, contributo originale alle conoscenze della fisiopatologia del battito cardiaco e della meccanica valvolare, ottenuto con la registrazione fonocardiografica e poligrafica5 La disponibilità del fonocardiografo che Magri si porterà in Italia nei primi anni 50 consentirà di perfezionare la diagnostica delle valvulopatie, in particolare delle stenosi (figg. 4 e 5) ed insufficienza mitralica ed aortica e consentirà la fioritura di un gran numero di ricerche finalizzate alla diagnosi e valutazione strumentale delle valvulopatie, indispensabile per la decisione terapeutica, in Fig. 4 particolare quella chirurgica. Si scopre in quel periodo l’utilità della registrazione fonocardiografica intraesofagea6,7 (fig. 6). L’accesso ai fenomeni cardiaci per via esofagea, resa possibile dal contatto diretto dell’esofago intermedio con l’atrio e ventricolo sinistro e verrà sfruttato sino ai nostri giorni per la registrazione elettrocardiografica, la cardioversione delle aritmie atriali e, negli ultimi 20 anni, per l’ecocardiogramma esofageo. L’ ultima evoluzione nello studio dei toni cardiaci è stata effettuata con l’analisi frequenziale dei toni cardiaci8, ad esempio del 4° tono. (fig.7). L’analisi frequenziale (FFT) verrà successivamente introdotta per l’analisi della composizione in frequenza degli ultrasuoni, ormai diffusamente adottata nella velocimetria dei flussi ematici con l’ecodoppler cardiaco. Fig. 5 La diagnostica delle valvulopatie non si basava soltanto sul reperto ascoltatorio e fonocardiografico. Angiografia dei vasi polmonari Nel British Journal of Radiology del 1958, viene pubblicato da D. Goodwin un simposio sull’ ipertensione polmonare9. Nella seconda relazione del simposio di R. Steiner “Radiological appearance of the pulmonary vessel in pulmonary hypertension”10, in riferimento Fig. 6 all’uso del mezzo di contrasto endovenoso per la visualizzazione dettagliata della vascolarizzazione polmonare, sia nei vizi mitralici sia nelle cardiopatie congenite (DIA, DIV e dotti arteriosi) – vengono citati i lavori pionieristici sull’angiografia polmonare di Actis, Fig. 7 Angelino e Zambelli del 195211. Non essendo ancora disponibile il cineangiografo, le lastre venivano sostituite manualmente durante l’iniezione del mezzo di contrasto. Questa metodica ha consentito di affinare le diagnosi e la valutazione funzionale delle cardiopatie anche per le scelte cardiochirurgiche in base alle caratteristiche del circolo arterioso polmonare. Cateterismo del cuore destro Per la valutazione funzionale della valvulopatia già dalla fine degli anni 40 era stato introdotto il cateterismo della cavità destra da Cournand12. marzo 10 40 Le nostre radici Come eravamo Nel 1948 Actis e Angelino, in uno stage nell’Istituto di Fig. 8 Soulic a Parigi apprendono le tecniche di cateterizzazione del cuore destro (fig.8), dalla cui misurazioni, in aggiunta alle immagini radiologiche ed ascoltatorie, venivano ricavate indicazioni funzionali di utilizzo per le scelte del trattamento cardiochirurgico nei vizi mitralici (2 Aprile 1951) e congeniti (1950)13,14 Sono stati questi i primi cateterismi del cuore destro e di tutto il circolo epatico, renale e del seno coronarico effettuati in Italia che hanno consentito gli approfondimenti diagnostici richiesti per valutare le indicazioni alla cardiochirurgia, che prendeva avvio in quell’anno a Torino. Nel 1951, infatti, Dogliotti reduce da un viaggio negli USA dove incontrò il Prof. Bayley, il primo ad effettuare la valvulotomia mitralica a cielo coperto, importa ed inizia insieme al Prof. Valdoni di Roma la chirurgia cardiaca, dedicata quasi esclusivamente alla valvulotomia mitralica, e più di rado alla correzione dei vizi congeniti; migliaia di pazienti verranno operati con successo con questo metodo. Fig. 9 LA RIVOLUZIONE EPIDEMIOLOGICA DEL XX SECOLO: IMPLICAZIONI NELL’EVOLUZIONE DELLA CARDIOLOGIA Declino della cardiopatia reumatica A partire dagli anni 50 e seguenti, nel mondo industrializzato, è iniziato un rapido declino della febbre reumatica e della sua più grave complicanza, la cardite reumatica. Negli USA dal 1962 al ’71 si è osservata una netta riduzione dell’incidenza della febbre reumatica acuta15. In Europa un fenomeno analogo è iniziato subito dopo la seconda guerra mondiale (fig. 9) negli anni ’45. In Italia si è osservato molto più recentemente un progressivo declino della mortalità per cardite reumatica a partire dal 1990 sino al 200116. Il declino della morbilità è stato attribuito per generale consenso al miglioramento delle condizioni socioeconomiche ed igieniche e, più recentemente, alla profilassi primaria e secondaria con penicillina e, per quanto riguarda la mortalità, oltre ai fattori già descritti, anche della terapia chirurgica dei vizi valvolari. Fig. 10 L’emergere della cardiopatia ischemica Nella stessa epoca si assiste nel mondo sviluppato all’aumento dell’incidenza delle altre forme di cardiopatia, in particolare della cardiopatia ischemica. I dati su cui si basano queste affermazioni sono sparsi o variamente aggregati per quanto riguarda il tipo di cardiopatia e per periodo. Dalle statistiche OMS apprendiamo che la morbilità per cardiopatia ischemica, in Europa e in Italia, aumenta dal 1990 al 2000, per poi diminuire dal 2000 al 2005. (fig.10 e 11) Si verifica peraltro già dal 1990 una riduzione della mortalità per Fig. 11 cardiopatia ischemica, secondo i dati ISTAT, in Italia così come in altri Paesi Europei17,18. Le date sull’inizio dell’aumento e della successiva riduzione delle cardiopatie ischemiche, siano esse valutate come morbilità o mortalità, in Europa ed in Italia, non coincidono con il trend epidemiologico delle cardiopatie avvenuto nel corso di più di 60 anni, giustamente definito la “rivoluzione epidemiologica del 20° secolo”. Questa discrepanza può essere spiegata, almeno in parte, dall’introduzione delle innovazioni nella strumentazione diagnostica e nelle terapie farmacologiche e non farmacologiche messe in atto per combattere le patologie cardiovascolari emergenti e dalla loro ricaduta benefica sui successivi eventi morbosi. 41 marzo 10 L’ERA DELLE NUOVE TECNOLOGIE La coronarografia Nel 1960 al Congresso mondiale di Cardiologia a Bruxelles, vengono presentate le prime coronarografie selettive effettuate da Sones della Cleveland Clinic; questi primi risultati spostano l’attenzione dalle misure emodinamiche cavitarie alla valutazione delle stenosi coronariche19. A Torino, per merito di Antonino Brusca verrà istituita alle Molinette la prima sala per cineangiografie ed emodinamica con la sponsorizzazione di Orfeo Pianelli, al ritorno dal Texas Heart Institute dove era stato portato per essere operato di cuore. In questa sala, alle Molinette, inizierà l’attività diagnostica con le prime coronarografie nel 1970. Dopo alcune vicende ed il susseguirsi di diversi responsabili il centro verrà chiuso e sorgeranno le due sale angiografiche delle Molinette, affidate per il Reparto universitario ai Dottori Orzan e Fontana e per il Reparto ospedaliero al Dott. Baduini.Veniva così garantito il servizio diagnostico indispensabile per la nuova cardiochirurgia dell’Università di Torino. Il By-Pass Aorto-Coronarico La coronarografia selettiva secondo Sones19 aveva consentito al geniale chirurgo argentino, René Favaloro, di concepire e realizzare nel 1967, alla Cleveland Clinic, il primo by-pass delle stenosi coronariche con vena safena20. Da allora, come è noto, milioni di pazienti sono stati operati con successo in tutto il mondo con questa tecni- Le nostre radici Come eravamo ca e, malgrado l’uso dei dotti arteriosi, il by-pass venoso viene ancora effettuato in casi selezionati. A Torino, pertanto, a metà degli Anni 70, non mancavano servizi diagnostici indispensabili come la coronarografia né una cardiologia moderna, universitaria diretta da Brusca ed ospedaliera da Angelino. La cardiochirurgia valvolare era iniziata già alla fine degli Anni ’50, con la messa a punto del sistema di circolazione extra-corporea , che consentì a Starr nel 1960 la prima sostituzione valvolare mitralica con la famosa valvola a sfera di Starr-Edward21. La mortalità di quell’intervento è stata del 50% anche perché veniva effettuato su pazienti ormai intrattabili con le cure mediche. A Torino la circolazione extracorporea fu presentata nel 1955 in occasione delle giornate mediche internazionali; tuttavia la cardiochirurgia a cuore aperto per le cardiopatie valvolari e congenite iniziò con successo solo nei primi anni ’70, e quella coronarica stentò a crescere. Per questi motivi, per molti anni, i cardiologi torinesi furono spinti ad inviare i loro pazienti in Francia, Inghilterra e Stati Uniti usufruendo dei rimborsi regionali sino alla fine degli anni ‘90. Sin dall’inizio dell’80 sorsero centri privati dove operano con buoni risultati chirurghi italiani e provenienti da altri Paesi Europei: Francia ed Olanda. Ciò malgrado, il Piemonte per molti anni ebbe ancora un saldo negativo per quanto riguarda gli interventi cardiochirurgici, ridotto ma ancora non eliminato. Ma questa è un’altra storia, quella della cardiochirurgia. Angioplastica percutanea Da tre decenni è iniziata la competizione tra i due metodi di rivascolarizzazione coronarica: il by-pass e l’angioplastica percutanea. Nel 1977 fu il cardiologo svizzero Gruentzig a concepire e realizzare la prima angioplastica coronaria con palloncino22. Nel corso di 30 anni, l’angioplastica coronaria per cutanea PTCA oggi definita semplicemente PCI (Percutaneous Coronary Intervention) viene effettuata in tutte le sale agiografiche, in Italia, Europa e nel mondo industrializzato ed ormai da una decina di anni senza lo stand-by chirurgico, grazie alla raggiunta sicurezza degli operatori ed alla qualità della strumentazione e dei materiali. Tra i perfezionamenti del metodo va ricordata l’introduzione degli stent metallici e da una decina di anni di quelli medicati23,24 A Torino le prime angioplastiche con palloncino sono state effettuate da Joseph Ernst, nel 1985 nella sala della Clinica Pinna Pintor. J. Ernst al St.Antonius di Utrecht aveva introdotto il metodo subito dopo le esperienze di Gruentzig. Nell’anno successivo Baduini iniziò la procedura nella sala angiografica delle Molinette. Dal 1990 al 2003 si assiste ad un rapido aumento delle procedure per PCI nei paesi europei ed in Italia (fig.12). All’inizio degli anni ‘90 in Europa e negli USA viene utilizzata l’angioplastica, con o senza stent, per il trattamento dell’ infarto miocardico acuto, ed a partire dall’ottobre del 2001 anche in Piemonte l’angioplastica primaria ha consentito una straordinaria riduzione della mortalità per infarto come emerge dagli studi PRIMA e BLITZ (fig. 13). marzo 10 42 Fig. 12 Fig. 13 Le nostre radici Come eravamo Aritmologia I primi pace-maker in Torino vengono impiantati da Actis e Grande nel 1961. La fig. 17 da’ un’idea della rapida diffusione dell’impianto di PM in Italia dal 1980 sino ai giorni nostri. Agli inizi degli anni ’60 Brusca e Rosettani25, nell’Istituto di Cardiologia dell’Università inizieranno ricerche sperimentali di elettrofisiologia cellulare. Nel 1968 realizzano il monitoraggio di un singolo letto per pazienti infartuati. Va ricordato che la prima unità coronarica negli USA è stata costruita nel 1960 a Kansas City e in Inghilterra nel 1966. Gaita effettuerà i primi studi di elettrofisiologia e trattamento invasivo con procedure ablative per WPW, Flutter e TPA dall’80 all’86 in collaborazione con la Scuola di Coumel e Leclercq26. Nel ’98 inizia il trattamento della Fibrillazione Atriale con il metodo “Carto” contemporaneamente in vari centri nazionali e internazionali27,28. Né va dimenticato come il contributo scientifico apportato in aritmologia, con la scoperta della Sindrome del QT corto da parte di Gaita e dellla sua scuola29. Va ricordata l’attività didattica che l’ANCE, storica associazione dei cardiologi extra-ospedalieri, con la colla- Le nostre radici Come eravamo borazione di docenti universitari e cardiologi ospedalieri di Torino e del Piemonte, ha svolto con continuità negli ultimi trent’anni per la formazione continua dei cardiologi piemontesi. CONCLUSIONI Il racconto inevitabilmente incompleto e influenzato dai ricordi personali può presentare inesattezze soprattutto nelle attribuzioni e nelle date, difficili da reperire. Si spera tuttavia che dalla breve storia emergano, senza trionfalismi, i contributi innovativi originali alla cultura della cardiologia consegnati alla storia dai nostri colleghi; alla memoria di quelli che non sono più con noi viene dedicata questa rassegna. RINGRAZIAMENTI Si ringraziano per il contributo alla ricostruzione degli eventi e delle fonti bibliografiche: il Prof. Actis Dato, Fulvio Orzan, Vincenzo Fontana, Piergiorgio Golzio, e per l’elaborazione del testo il Dott. Alessandro De Salve. Prof. Plinio Pinna Pintor BIBLIOGRAFIA 1. The development of the electrocardiograph, with some biografical notes on Professor W.Einthoven. Cambridge Moinograph No.5, Cambridge Instrument Company Ltd, London,1952 2. Ernstine AC, Levine SA. 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