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VENERDÌ 20 SETTEMBRE 2013
IL CITTADINO IN PIAZZA
L’EVENTO
il Cittadino
QUESTA SERA ALLE ORE 18 NELLA SALA DEI COMUNI DELLA PROVINCIA DI LODI
LA CERIMONIA DI CONSEGNA DEI PRESTIGIOSI RICONOSCIMENTI A TRE LODIGIANI ILLUSTRI
Gli “angeli” del Premio Barbarossa
Ai sacerdoti di “frontiera” don Peppino Barbesta,
don Olivo Dragoni e Luisa Picech andrà anche
un contributo della Compagnia della Solidarietà
n Due sacerdoti illuminati, molto
conosciuti nella diocesi di Lodi e
anche fuori, e una donna altrettanto nota in città e nel territorio. Tre
persone che hanno dedicato la propria vita agli altri.A don Peppino
Barbesta, a don Olivo Dragoni e a
Luisa Picech saranno assegnati i
Premi Barbarossa 2013. La scelta dichiarano gli organizzatori dell’iniziativa - è caduta spontaneamente sulle tre personalità, nel
contesto della Giornata del Volontariato che Lodi celebrerà il prossimo fine settimana.
Il Premio Barbarossa, assegnato ai
lodigiani illustri e organizzato dall’Associazione Poesia, la vita, dalla
Fondazione della Banca Popolare di
Lodi e da “Il Cittadino”, è giunto alla
sesta edizione. Le tre benemerenze
verranno assegnate questa sera alle
ore 18 nella Sala dei Comuni della
provincia di Lodi, in via Fanfulla,
12. Come abbiamo detto, andranno
a don Peppino Barbesta (costruttore di ponti di solidarietà nel mondo
del lavoro e in situazioni di precarietà e bisogno), a don Olivo Dragoni (punto di riferimento della missionarietà ed espressione di grande
vicinanza per chi vive momenti di
smarrimento e di abbandono) e a
Luisa Picech (che ha dedicato l’esistenza agli ultimi e alle famiglie
colpite dai problemi della disabilità).Il programma della cerimonia
prevede l’introduzione di Laura De
Matté Premoli (presidente dell’Associazione “Poesia, la Vita”, dell’Archivio Ada Negri e dell’Area
Leader Bocconi Alumni Association
Lodi). È previsto l’intervento di
Guido Duccio Castellotti (presidente Fondazione Banca Popolare di
Lodi)
Nel corso della cerimonia, la Compagnia della Solidarietà, gruppo lodigiano di cui fanno parte imprenditori e professionisti impegnati in
interventi di sostegno sociale, conferirà a ciascuno dei premiati un
contributo da destinate a particolari
situazioni di povertà di cui gli stessi
siano a conoscenza grazie alle loro
relazioni sul territorio. Per la Comagnia - spiega il presidente Patrizia Codecasa che sarà presente per
la consegna - si tratta di una iniziativa importante che accompagna
per la prima volta il Premio Barbarossa, proprio perché quest’anno di
innesta completamente nel tema
generale della solidarietà».
Coordinerà la cerimonia Ferruccio
Pallavera direttore del «Cittadino».
Gli intermezzi musicali saranno a
cura dell’Accademia Gerundia di
Lodi.La partecipazione all’evento è
aperta a tutti.
IN FRONTIERA Don Peppino Barbesta
TRA I POVERI Don Olivo Dragoni
ILLUMINATA Luisa Picech
ALLE ORE 15 IN BROLETTO
OGGI L’EPILOGO DEL MAXI CONCORSO BARISTI
VITTORIA PER IL LODIGIANO SILVESTRO FELICE
n Nel contesto della manifestazione «Il Cittadino in piazza» si terrà anche
la premiazione del concorso dedicato al “Barista dell’estate 2013”, che tanto
interesse ha suscitato tra i lettori. L’appuntamento è fissato per questo pomeriggio alle ore 15, nello stand allestito sotto i portici del Broletto, nel centro storico di Lodi. Sono invitati alla consegna dei premi e degli attestati di
partecipazione i primi trenta classificati.
È stata una sfida serratissima quella tra i primi tre classificati del concorso:
durante tutta l’estate si sono alternati al vertice e alla fine la battaglia condotta sul filo delle 600mila preferenze ha premiato la tenacia di Silvestro
Felice, dell’Happy Bar di via Cavallotti a Lodi che si aggiudica il buono da 1500
euro. Al secondo posto Elton Janina, al terzo Carolina Biancardi. I voti sono
stati più di 13 milioni, a conferma della grande passione con cui clienti ed
amici dei baristi lodigiani si sono impegnati per favorire il successo dei loro
beniamini.
DON PEPPINO
BARBESTA
DON OLIVO
DRAGONI
LUISA
PICECH
n Don Peppino Barbesta è nato
a Graffignana il 20 luglio 1931. Ordinato sacerdote il 12 giugno 1954,
è stato vicario cooperatore a Borghetto (settembre 1954), vice assistente diocesano di Azione Cattolica (giugno 1961), vice rettore del
Collegio Vescovile di Lodi (agosto
1963). È stato parroco di San Martino Pizzolano di Somaglia (dall’agosto 1964 al novembre 1974),
di Secugnago (dal novembre 1974
al luglio 1990), di Riozzo di Cerro
al Lambro (dal luglio 1990 al giugno 2006). Ora è collaboratore
pastorale a Retegno, frazione di
Fombio, dal settembre 2006.
È impossibile raccontare in breve
l’attività svolta da don Barbesta.
Nel 1974 ha dato vita al gruppo dei
Lavoratori credenti, con il preciso
scopo di tornare a far sentire la
voce dei cattolici nelle fabbriche
del Lodigiano. Sotto la sua guida i
Lavoratori credenti presero parte,
da protagonisti, alle grandi vertenze aperte alla Peruzzi di Somaglia, alla Goldaniga di Castiglione,
alla Saffa e alla Denkavit di Casalpusterlengo, alla raffineria Gulf
di Bertonico.
Nel 1976, quando il terremoto colpì
il Friuli, don Barbesta mobilitò
mezzo Lodigiano, dando inizio a
campi di lavoro che durarono per
tre estati e stringendo con la comunità di Billerio un rapporto che
dura tuttora.
Nel 1985, con Giacomo Bassi, Aldo
Carera e Renzo Cattaneo diede alle
stampe un volume, “Vivere di cascina. Testimonianze di vita e lavoro nelle campagne lodigiane”,
che andò subito esaurito e fu ristampato innumerevoli volte.
Poi venne il grande legame stretto
con la Polonia, quando un gruppo
di sindacalisti della Cisl prese contatto con i sindacalisti polacchi,
con Solidarnosc che era ancora
clandestina. Iniziarono i viaggi
carichi di generi alimentari alla
volta di Danzica, e gli incontri con
Lech Walesa. Si moltiplicarono
così per la Polonia le raccolte dei
generi alimentari sulle piazze del
Lodigiano, che ogni volta trasportavano oltre le frontiere comuniste
45 quintali di generi di prima necessità.
Fu quindi allargato lo spettro
d’azione a tanti altri Paesi dell’Est,
sotto il tallone di ferro della dittatura: non solo alla Polonia, ma
anche alla Romania, alla Bulgaria, all’Ucraina, ai Balcani. Un Tir
riusciva a trasportare ad ogni
viaggio 320 quintali. Poi venne la
Bosnia: e nei momenti cruciali degli aiuti alla Bosnia don Peppino
riuscì anche a far partire dall’Italia un Tir al mese.
Arrivò l’autunno 2001 quando don
Barbesta attivò un ponte di solidarietà con la Palestina, per aiutare i bambini di Betlemme. E da
allora in Palestina don Peppino ha
avviato una serie di miniprogetti
e microrealizzazioni tali da incentivare la ripresa della vita: centri
di accoglienza, asili, scuole, strutture per bimbi affetti dalla disabilità. Anche in Albania, constatando che tantissimi ragazzi trascorrevano la giornata in strada, ha
incentivato la costruzione di una
scuola.
È sempre stato un prete di frontiera. Un prete particolare: di quelli
che viaggiano senza avere mai in
tasca un centesimo: i soldi, lui, li
ha sempre dati alle persone in cerca di aiuto.
n Don Olivo Dragoni è nato a
Lodi il 5 gennaio 1935 ed è stato
ordinato sacerdote il 23 giugno
1963. È stato vice rettore del Collegio Vescovile (dal settembre 1963),
vice direttore della Casa della Gioventù in Lodi (dal settembre 1967),
direttore della Casa della Gioventù
in Lodi (dal luglio 1968 al giugno
1972). È stato poi impegnato nella
formazione dei missionari come
rettore del Seminario per l’America latina a Verona (dal giugno
1972) e membro della Direzione
del Centro ecclesiale italiano per
l’America Latina di Verona (dall’aprile 1975 al 1985).
È stato parroco di San Bernardo a
Lodi (dal novembre 1985 al giugno
1992), direttore del Centro Missionario di Lodi (dal marzo 1986 al
giugno 2003), membro del Centro
Unitario Missionario Nazionale
(dal novembre 1989 al giugno
2005). È stato quindi coadiutore a
San Lorenzo in Lodi (dal 1993 al
1997) e a Sant’Alberto (dal 1997 al
1998); cappellano delle Figlie dell’Oratorio (dall’ottobre 1998 al
giugno 2005). Dal luglio 2005 è
collaboratore pastorale a San
Martino in Strada.
Per don Dragoni sono sempre stati
i poveri il cuore della Chiesa e interpretare il Vangelo in quest’ottica è la consegna della sua vita .
Nel suo peregrinare in America
Latina ha avuto modo di incontrare spiccate personalità entrate nella storia della Chiesa contemporanea, come il celebre
Dom Helder Camara o come
monsignor Oscar Romero, vescovo di San Salvador, martire
missionario.
Don Olivo ha scritto innumerevoli
volumi, tutti andati esauriti: “Eucaristia e missione . Riflessioni e
testimonianze” (2002), “Perché tu
speri ancora. Vi racconto la missione” (2002), “Il mondo oltre il
cortile. Missione perché sia gioia”
(2006), “Contagiare di speranza”
(2010).
Non ha mai avuto peli sulla lingua. Leggiamo in uno dei suoi libri: «Negli anni della guerra fredda si scriveva che bastavano i soldi necessari per costruire due aerei
da guerra per debellare la malattia della lebbra. In questi giorni
leggo che basterebbero i soldi che
gli italiani (essi soltanto!) spendono per cibi preparati per cani e
gatti, animali domestici. Sappiamo che siamo a un record storico
per presenza di animali domestici
presso le nostre case. In sé niente
di male. Ma quando leggo questi
paralleli di spesa... non posso essere indifferente».
Don Olivo stato insignito del Premio Lombardia per la pace 2003
da parte della Regione Lombardia.
Diceva la motivazione: per il contributo offerto per interi decenni
alla causa della pace e dello sviluppo nei continenti latinoamericano e africano. Ma lui non andò
a ritirarlo, perché si trovava in
Guatemala per un convegno missionario sull’America Latina, la
zona in cui ha operato a lungo, e
con la quale ha mantenuto forti
legami. Mandò suo fratello don
Angelo, che pubblicamente dichiarò, a nome di don Olivo, che
«si trattava di un riconoscimento
non a lui ma a tutti coloro che,
nella diocesi di Lodi, si impegnano
per la giustizia, la pace e la solidarietà».
In questo c’è tutto don Olivo.
n Luisa Picech è nata a Lodi l’8
luglio 1939. I ricordi della sua prima infanzia sono legati a gesti di
mamma e papà che influenzeranno tutta la sua vita: in una stanza
della casa e nella soffitta erano
ospitati un ragazzo di religione
ebraica ed un partigiano. La produzione dell’orto veniva suddivisa
con le persone bisognose, da
bambina era incoraggiata a giocare con i figli di genitori in sanatorio, i quali venivano esclusi perché a rischio contagio, la condivisione del pasto delle grandi feste
con bimbi che non avevano famiglia....
A 11 anni rimane orfana e per proseguire gli studi entra nel Collegio
Scaglioni e successivamente nel
Collegio dei ferrovieri di Senigallia
dove consegue il diploma magistrale. Finite le superiori, mentre
insegna alle scuole popolari serali
per adulti, frequenta, grazie alle
borse di studio per merito, la
Scuola per Assistenti Sociali legata
all’Università Bocconi.
Nel 1964 è la prima assistente sociale del Comune di Lodi. I “servizi
di assistenza comunali” consistevano, in quegli anni, nel fornire il
diritto al medico comunale agli
iscritti all’elenco dei poveri, nella
organizzazione delle colonie marine estive per i bambini “cagionevoli” e in poco altro.
Con l’appoggio di dirigenti ed assessori illuminati, Luisa Picech
organizza una struttura comunale
in grado di tramutare in servizi le
aspettative dei cittadini.
Nel 1973, anticipando tutte le normative sui centri diurni per i ragazzi con disabilità, viene inaugurato il Centro Socio educativo di
Villa Igea. Nel 1976 il Fanciullezza,
orfanotrofio di Lodi, passa alla
gestione comunale e diventa in
breve tempo struttura di riferimento per la Lombardia. Sempre
negli anni ‘70 viene aperta la Colonia Caccialanza.
Luisa Picech ha sempre collaborato con l’istituzione di Santa Chiara,
aiutando la transizione da ospizio
a moderna casa di riposto. Nascono nel tempo servizi integrati e
moderni come il Centro diurno per
anziani, i servizi domiciliari, il
pronto intervento telefonico, i servizi di trasporto per esami.
Nei primi anni ‘90 diviene prima
consigliera e poi presidente della
Casa di Riposo Santa Chiara continuando l’opera di trasformazione e ristrutturazione della prestigiosa opera cittadina.
Una volta pensionata, si dedica
intensamente ad attivare e gestire
i servizi della Fondazione Stefano
ed Angela Danelli. Sostenuta dal
consiglio di amministrazione,
Luisa Picech lavora con l’Asl all’analisi dei bisogni del territorio.
Nel 1994 nasce la seconda struttura residenziale in Lombardia
espressamente dedicata alle persone con disabilità, dove hanno
trovato sede il progetto Qualità
della vita della Residenza, il Centro riabilitativo Aias/Paguro, il
Centro diurno sperimentale dedicato alla disabilità acquisita a seguito di malattie invalidanti o incidenti stradali e il Centro per
l’Autismo dedicato a bimbi con
età compresa tra i 2 ed i 12 anni.
Nel 2009 si dimette da responsabile dei servizi della Fondazione
Danelli e insieme ad altri volontari
crea l’Associazione Amici della
Danelli, della quale è presidente.
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Gli “angeli” del Premio Barbarossa