22 VENERDÌ 20 SETTEMBRE 2013 IL CITTADINO IN PIAZZA L’EVENTO il Cittadino QUESTA SERA ALLE ORE 18 NELLA SALA DEI COMUNI DELLA PROVINCIA DI LODI LA CERIMONIA DI CONSEGNA DEI PRESTIGIOSI RICONOSCIMENTI A TRE LODIGIANI ILLUSTRI Gli “angeli” del Premio Barbarossa Ai sacerdoti di “frontiera” don Peppino Barbesta, don Olivo Dragoni e Luisa Picech andrà anche un contributo della Compagnia della Solidarietà n Due sacerdoti illuminati, molto conosciuti nella diocesi di Lodi e anche fuori, e una donna altrettanto nota in città e nel territorio. Tre persone che hanno dedicato la propria vita agli altri.A don Peppino Barbesta, a don Olivo Dragoni e a Luisa Picech saranno assegnati i Premi Barbarossa 2013. La scelta dichiarano gli organizzatori dell’iniziativa - è caduta spontaneamente sulle tre personalità, nel contesto della Giornata del Volontariato che Lodi celebrerà il prossimo fine settimana. Il Premio Barbarossa, assegnato ai lodigiani illustri e organizzato dall’Associazione Poesia, la vita, dalla Fondazione della Banca Popolare di Lodi e da “Il Cittadino”, è giunto alla sesta edizione. Le tre benemerenze verranno assegnate questa sera alle ore 18 nella Sala dei Comuni della provincia di Lodi, in via Fanfulla, 12. Come abbiamo detto, andranno a don Peppino Barbesta (costruttore di ponti di solidarietà nel mondo del lavoro e in situazioni di precarietà e bisogno), a don Olivo Dragoni (punto di riferimento della missionarietà ed espressione di grande vicinanza per chi vive momenti di smarrimento e di abbandono) e a Luisa Picech (che ha dedicato l’esistenza agli ultimi e alle famiglie colpite dai problemi della disabilità).Il programma della cerimonia prevede l’introduzione di Laura De Matté Premoli (presidente dell’Associazione “Poesia, la Vita”, dell’Archivio Ada Negri e dell’Area Leader Bocconi Alumni Association Lodi). È previsto l’intervento di Guido Duccio Castellotti (presidente Fondazione Banca Popolare di Lodi) Nel corso della cerimonia, la Compagnia della Solidarietà, gruppo lodigiano di cui fanno parte imprenditori e professionisti impegnati in interventi di sostegno sociale, conferirà a ciascuno dei premiati un contributo da destinate a particolari situazioni di povertà di cui gli stessi siano a conoscenza grazie alle loro relazioni sul territorio. Per la Comagnia - spiega il presidente Patrizia Codecasa che sarà presente per la consegna - si tratta di una iniziativa importante che accompagna per la prima volta il Premio Barbarossa, proprio perché quest’anno di innesta completamente nel tema generale della solidarietà». Coordinerà la cerimonia Ferruccio Pallavera direttore del «Cittadino». Gli intermezzi musicali saranno a cura dell’Accademia Gerundia di Lodi.La partecipazione all’evento è aperta a tutti. IN FRONTIERA Don Peppino Barbesta TRA I POVERI Don Olivo Dragoni ILLUMINATA Luisa Picech ALLE ORE 15 IN BROLETTO OGGI L’EPILOGO DEL MAXI CONCORSO BARISTI VITTORIA PER IL LODIGIANO SILVESTRO FELICE n Nel contesto della manifestazione «Il Cittadino in piazza» si terrà anche la premiazione del concorso dedicato al “Barista dell’estate 2013”, che tanto interesse ha suscitato tra i lettori. L’appuntamento è fissato per questo pomeriggio alle ore 15, nello stand allestito sotto i portici del Broletto, nel centro storico di Lodi. Sono invitati alla consegna dei premi e degli attestati di partecipazione i primi trenta classificati. È stata una sfida serratissima quella tra i primi tre classificati del concorso: durante tutta l’estate si sono alternati al vertice e alla fine la battaglia condotta sul filo delle 600mila preferenze ha premiato la tenacia di Silvestro Felice, dell’Happy Bar di via Cavallotti a Lodi che si aggiudica il buono da 1500 euro. Al secondo posto Elton Janina, al terzo Carolina Biancardi. I voti sono stati più di 13 milioni, a conferma della grande passione con cui clienti ed amici dei baristi lodigiani si sono impegnati per favorire il successo dei loro beniamini. DON PEPPINO BARBESTA DON OLIVO DRAGONI LUISA PICECH n Don Peppino Barbesta è nato a Graffignana il 20 luglio 1931. Ordinato sacerdote il 12 giugno 1954, è stato vicario cooperatore a Borghetto (settembre 1954), vice assistente diocesano di Azione Cattolica (giugno 1961), vice rettore del Collegio Vescovile di Lodi (agosto 1963). È stato parroco di San Martino Pizzolano di Somaglia (dall’agosto 1964 al novembre 1974), di Secugnago (dal novembre 1974 al luglio 1990), di Riozzo di Cerro al Lambro (dal luglio 1990 al giugno 2006). Ora è collaboratore pastorale a Retegno, frazione di Fombio, dal settembre 2006. È impossibile raccontare in breve l’attività svolta da don Barbesta. Nel 1974 ha dato vita al gruppo dei Lavoratori credenti, con il preciso scopo di tornare a far sentire la voce dei cattolici nelle fabbriche del Lodigiano. Sotto la sua guida i Lavoratori credenti presero parte, da protagonisti, alle grandi vertenze aperte alla Peruzzi di Somaglia, alla Goldaniga di Castiglione, alla Saffa e alla Denkavit di Casalpusterlengo, alla raffineria Gulf di Bertonico. Nel 1976, quando il terremoto colpì il Friuli, don Barbesta mobilitò mezzo Lodigiano, dando inizio a campi di lavoro che durarono per tre estati e stringendo con la comunità di Billerio un rapporto che dura tuttora. Nel 1985, con Giacomo Bassi, Aldo Carera e Renzo Cattaneo diede alle stampe un volume, “Vivere di cascina. Testimonianze di vita e lavoro nelle campagne lodigiane”, che andò subito esaurito e fu ristampato innumerevoli volte. Poi venne il grande legame stretto con la Polonia, quando un gruppo di sindacalisti della Cisl prese contatto con i sindacalisti polacchi, con Solidarnosc che era ancora clandestina. Iniziarono i viaggi carichi di generi alimentari alla volta di Danzica, e gli incontri con Lech Walesa. Si moltiplicarono così per la Polonia le raccolte dei generi alimentari sulle piazze del Lodigiano, che ogni volta trasportavano oltre le frontiere comuniste 45 quintali di generi di prima necessità. Fu quindi allargato lo spettro d’azione a tanti altri Paesi dell’Est, sotto il tallone di ferro della dittatura: non solo alla Polonia, ma anche alla Romania, alla Bulgaria, all’Ucraina, ai Balcani. Un Tir riusciva a trasportare ad ogni viaggio 320 quintali. Poi venne la Bosnia: e nei momenti cruciali degli aiuti alla Bosnia don Peppino riuscì anche a far partire dall’Italia un Tir al mese. Arrivò l’autunno 2001 quando don Barbesta attivò un ponte di solidarietà con la Palestina, per aiutare i bambini di Betlemme. E da allora in Palestina don Peppino ha avviato una serie di miniprogetti e microrealizzazioni tali da incentivare la ripresa della vita: centri di accoglienza, asili, scuole, strutture per bimbi affetti dalla disabilità. Anche in Albania, constatando che tantissimi ragazzi trascorrevano la giornata in strada, ha incentivato la costruzione di una scuola. È sempre stato un prete di frontiera. Un prete particolare: di quelli che viaggiano senza avere mai in tasca un centesimo: i soldi, lui, li ha sempre dati alle persone in cerca di aiuto. n Don Olivo Dragoni è nato a Lodi il 5 gennaio 1935 ed è stato ordinato sacerdote il 23 giugno 1963. È stato vice rettore del Collegio Vescovile (dal settembre 1963), vice direttore della Casa della Gioventù in Lodi (dal settembre 1967), direttore della Casa della Gioventù in Lodi (dal luglio 1968 al giugno 1972). È stato poi impegnato nella formazione dei missionari come rettore del Seminario per l’America latina a Verona (dal giugno 1972) e membro della Direzione del Centro ecclesiale italiano per l’America Latina di Verona (dall’aprile 1975 al 1985). È stato parroco di San Bernardo a Lodi (dal novembre 1985 al giugno 1992), direttore del Centro Missionario di Lodi (dal marzo 1986 al giugno 2003), membro del Centro Unitario Missionario Nazionale (dal novembre 1989 al giugno 2005). È stato quindi coadiutore a San Lorenzo in Lodi (dal 1993 al 1997) e a Sant’Alberto (dal 1997 al 1998); cappellano delle Figlie dell’Oratorio (dall’ottobre 1998 al giugno 2005). Dal luglio 2005 è collaboratore pastorale a San Martino in Strada. Per don Dragoni sono sempre stati i poveri il cuore della Chiesa e interpretare il Vangelo in quest’ottica è la consegna della sua vita . Nel suo peregrinare in America Latina ha avuto modo di incontrare spiccate personalità entrate nella storia della Chiesa contemporanea, come il celebre Dom Helder Camara o come monsignor Oscar Romero, vescovo di San Salvador, martire missionario. Don Olivo ha scritto innumerevoli volumi, tutti andati esauriti: “Eucaristia e missione . Riflessioni e testimonianze” (2002), “Perché tu speri ancora. Vi racconto la missione” (2002), “Il mondo oltre il cortile. Missione perché sia gioia” (2006), “Contagiare di speranza” (2010). Non ha mai avuto peli sulla lingua. Leggiamo in uno dei suoi libri: «Negli anni della guerra fredda si scriveva che bastavano i soldi necessari per costruire due aerei da guerra per debellare la malattia della lebbra. In questi giorni leggo che basterebbero i soldi che gli italiani (essi soltanto!) spendono per cibi preparati per cani e gatti, animali domestici. Sappiamo che siamo a un record storico per presenza di animali domestici presso le nostre case. In sé niente di male. Ma quando leggo questi paralleli di spesa... non posso essere indifferente». Don Olivo stato insignito del Premio Lombardia per la pace 2003 da parte della Regione Lombardia. Diceva la motivazione: per il contributo offerto per interi decenni alla causa della pace e dello sviluppo nei continenti latinoamericano e africano. Ma lui non andò a ritirarlo, perché si trovava in Guatemala per un convegno missionario sull’America Latina, la zona in cui ha operato a lungo, e con la quale ha mantenuto forti legami. Mandò suo fratello don Angelo, che pubblicamente dichiarò, a nome di don Olivo, che «si trattava di un riconoscimento non a lui ma a tutti coloro che, nella diocesi di Lodi, si impegnano per la giustizia, la pace e la solidarietà». In questo c’è tutto don Olivo. n Luisa Picech è nata a Lodi l’8 luglio 1939. I ricordi della sua prima infanzia sono legati a gesti di mamma e papà che influenzeranno tutta la sua vita: in una stanza della casa e nella soffitta erano ospitati un ragazzo di religione ebraica ed un partigiano. La produzione dell’orto veniva suddivisa con le persone bisognose, da bambina era incoraggiata a giocare con i figli di genitori in sanatorio, i quali venivano esclusi perché a rischio contagio, la condivisione del pasto delle grandi feste con bimbi che non avevano famiglia.... A 11 anni rimane orfana e per proseguire gli studi entra nel Collegio Scaglioni e successivamente nel Collegio dei ferrovieri di Senigallia dove consegue il diploma magistrale. Finite le superiori, mentre insegna alle scuole popolari serali per adulti, frequenta, grazie alle borse di studio per merito, la Scuola per Assistenti Sociali legata all’Università Bocconi. Nel 1964 è la prima assistente sociale del Comune di Lodi. I “servizi di assistenza comunali” consistevano, in quegli anni, nel fornire il diritto al medico comunale agli iscritti all’elenco dei poveri, nella organizzazione delle colonie marine estive per i bambini “cagionevoli” e in poco altro. Con l’appoggio di dirigenti ed assessori illuminati, Luisa Picech organizza una struttura comunale in grado di tramutare in servizi le aspettative dei cittadini. Nel 1973, anticipando tutte le normative sui centri diurni per i ragazzi con disabilità, viene inaugurato il Centro Socio educativo di Villa Igea. Nel 1976 il Fanciullezza, orfanotrofio di Lodi, passa alla gestione comunale e diventa in breve tempo struttura di riferimento per la Lombardia. Sempre negli anni ‘70 viene aperta la Colonia Caccialanza. Luisa Picech ha sempre collaborato con l’istituzione di Santa Chiara, aiutando la transizione da ospizio a moderna casa di riposto. Nascono nel tempo servizi integrati e moderni come il Centro diurno per anziani, i servizi domiciliari, il pronto intervento telefonico, i servizi di trasporto per esami. Nei primi anni ‘90 diviene prima consigliera e poi presidente della Casa di Riposo Santa Chiara continuando l’opera di trasformazione e ristrutturazione della prestigiosa opera cittadina. Una volta pensionata, si dedica intensamente ad attivare e gestire i servizi della Fondazione Stefano ed Angela Danelli. Sostenuta dal consiglio di amministrazione, Luisa Picech lavora con l’Asl all’analisi dei bisogni del territorio. Nel 1994 nasce la seconda struttura residenziale in Lombardia espressamente dedicata alle persone con disabilità, dove hanno trovato sede il progetto Qualità della vita della Residenza, il Centro riabilitativo Aias/Paguro, il Centro diurno sperimentale dedicato alla disabilità acquisita a seguito di malattie invalidanti o incidenti stradali e il Centro per l’Autismo dedicato a bimbi con età compresa tra i 2 ed i 12 anni. Nel 2009 si dimette da responsabile dei servizi della Fondazione Danelli e insieme ad altri volontari crea l’Associazione Amici della Danelli, della quale è presidente.