ESTRATTO DA ARBORICOLTURA LA RESISTENZA AL TAGLIO DEI TERRENI RADICATI ACER © IL VERDE EDITORIALE MILANO Prova di forza Che la vegetazione fornisca un contributo importante alla stabilità del terreno è cosa nota. Meno scontata è l’entità di tale apporto. Una ricerca condotta presso il Boscoincittà di Milano su specie arboree e arbustive, largamente impiegate negli interventi di ingegneria naturalistica, ha cercato di misurare l’incremento fornito dalle radici alla resistenza del terreno e tecniche dell’ingegneria naturalistica vengono utilizzate con frequenza in diversi ambiti, tra i quali la stabilizzazione di versanti naturali e artificiali in terra già soggetti a movimenti franosi non profondi, oppure potenzialmente in frana. In ogni caso è evidente come, nell’ambito dello studio del pendio, sia indispensabile, tra l’altro, calcolare le condizioni di stabilità dello stesso, in accordo con la normativa vigente (DM 11/03/1988)(6). Che la vegetazione fornisca un contributo alle forze stabilizzanti è noto (2, 5); meno nota è l’entità di tale apporto. L’articolo ha appunto lo scopo di presentare i risultati Alcuni esemplari di carpino sono stati oggetto di una sperimentazione più approfondita. 51 • ACER 1/2006 ▼ L Carlo Galimberti Testo e foto di Silvio Anderloni, Boscoincittà, Alberto Clerici, Dipartimento di Ingegneria Civile, Università degli Studi di Brescia, Giorgio Pietro Borroni, dottore in Scienze Geologiche, Maurizio Visconti, dottore in Scienze Geologiche ESTRATTO DA ACER ARBORICOLTURA © IL VERDE EDITORIALE MILANO GRAFICO 1 - ANDAMENTO DELLA RESISTENZA AL TAGLIO DEL TERRENO RADICATO E NUDO IN FUNZIONE DELLA SUA UMIDITÀ 160 Resistenza al taglio (kPa) ▼ di una sperimentazione svolta in sito che ha avuto l’obiettivo di misurare l’incremento della resistenza al taglio di un terreno conseguente allo sviluppo in piena terra degli apparati radicali di alcune specie di piante. In particolare, e a differenza di quanto viene più spesso realizzato (3, 7, 9), si è studiata la resistenza al taglio in quanto si può considerare il parametro più utile nelle analisi di stabilità sulle terre (1, 10, 11, 12). Lo studio è stato condotto presso il Boscoincittà di Milano, eseguendo prove in sito, durante la fase di riposo vegetativo (tra ottobre 2002 e gennaio 2003), su zolle di terreno radicate con specie arboree e arbustive largamente impiegate negli interventi di ingegneria naturalistica e previste dal “Quaderno delle opere tipo di ingegneria naturalistica” (8) (DGR Lombardia n. 6/48740 del febbraio 2000). Sono state utilizzate piante di tre anni di età coltivate in vaso o fitocella e trapiantate in piena terra all’età di un anno, appartenenti a cinque specie arboree: frassino (Fraxinus oxyphilla), olmo (Ulmus campestris), carpino (Carpinus betulus), pado (Prunus padus) e tiglio (Tilia cordata); e a sei specie arbustive: sambuco (Sambucus nigra), viburno (Viburnum opulus), nocciolo (Corylus avellana), sanguinella (Cornus sanguinea), evonimo (Euonymus europaeus) e pruno spino (Prunus spinosa); inoltre si sono impiegate due specie arboree in talea, in piena terra da due anni: pioppo (Populus nigra) e salice (Salix purpurea). Per ognuna delle 13 specie vegetali scel- 140 120 100 80 60 40 20 15 18 20 23 25 28 Umidità (%) Legenda = Resistenza al taglio dei terreni radicati te per lo studio, sono state effettuate tre o quattro prove, per un totale di 42 test su zolle radicate, altre otto sono state effettuate su terreno non radicato, testato in diversi punti del campo di prova per misurarne la resistenza al taglio in assenza di vegetazione. Il terreno, da un punto di vista granulometrico costituito da limo con sabbia argillosa, debolmente ghiaioso, ha mostrato caratteristiche tecniche costanti su tutta l’area di studio. = Resistenza al taglio del terreno nudo La procedura seguita Per l’esecuzione delle prove è stata applicata una procedura già nota (4) che prevede l’isolamento di una zolla di terreno e l’applicazione di una forza di taglio mediante un martinetto. Le zolle avevano una dimensione di 40 cm di lunghezza, 50 cm di larghezza e 30 cm di altezza, con un volume quindi pari a 60 dm3; le dimensioni sono state scelte in base a una stima della crescita media degli apparati radicali e in Ecco come si misura la deformazione della zolla Attrezzatura utilizzata per misurare la resistenza al taglio: il telaio fisso e il sistema di contrasto alla spinta del martinetto. Nello scavo anteriore si mette il martinetto di spinta con la sua piastra metallica e i due comparatori vincolati al telaio fisso. Nello scavo posteriore, il comparatore, vincolato al telaio metallico, misura la deformazione sulla faccia della zolla. Visione d’insieme del telaio fisso in alluminio appoggiato all’esterno dell’area di prova con i tre comparatori. Zolla di terreno radicato ottenuta al termine della prova. Sono visibili lo scavo anteriore, quello posteriore e i due tagli laterali. Nella sperimentazione sono state condotte prove di resistenza al taglio anche su terreno non radicato. ACER 1/2006 • 52 ESTRATTO DA ACER ARBORICOLTURA © IL VERDE EDITORIALE MILANO GRAFICO 2 - RELAZIONE TRA RESISTENZA AL TAGLIO DEL TERRENO RADICATO E NUDO E SPOSTAMENTO DELLA ZOLLA MISURATO A ROTTURA Resistenza al taglio (kPa) 160 140 120 100 80 60 Carlo Galimberti 40 20 Legenda 50 60 40 30 Deformazione (mm) = Resistenza al taglio dei terreni radicati = Resistenza al taglio del terreno nudo 10 20 modo che le prove interessassero quanto più possibile le radici delle piante e, nello stesso tempo, un volume di terreno significativo. Le zolle si sono ottenute attraverso due scavi, uno anteriore e uno posteriore alla porzione di terreno di interesse, mentre le superfici di taglio, quella di base e quelle laterali, si sono formate autonomamente durante le prove. Lo scavo anteriore è necessario per inserire il martinetto idraulico orizzontale, la piastra di spinta e la piastra di contrasto; lo scavo posteriore serve per permettere il movimento della zolla che trasla sotto la spinta del martinetto. Per misurare gli spostamenti della zolla di terreno sono stati utilizzati tre comparatori di precisione Mitutoyo a stelo lungo posizionati su un telaio in alluminio indipendente rispetto alla zolla. I comparatori hanno misurato lo spostamento della piastra di spinta (ovvero della parete anteriore della zolla), lo spostamento I carpini, tra le specie esaminate, hanno fornito risultati interessanti. della parete posteriore della zolla di terreno e la dilatazione verticale della zolla. È stato particolarmente curato il sistema di contrasto alla spinta del martinetto, realizzando una struttura in acciaio e in legno che garantisse l’assoluta assenza di movimenti a ritroso della scatola di taglio. Per quanto riguarda l’esecuzione delle prove si è proceduto per incrementi di pressione attraverso una pompa idraulica, fino a giungere alla rottura del terreno. ▼ 0 Differenze e similitudini dei carpini sotto esame P ur non potendo entrare nel dettaglio dei risultati di ogni singola specie sottoposta a prova, è interessante riportare lo studio svolto sui carpini che ha cercato di chiarire le cause che stanno alla base delle differenze registrate tra i vari individui della specie. A tale scopo, l’apparato radicale di ciascun esemplare rimosso è stato pulito dai residui di terreno mediante getti d’acqua ad alta pressione e successivamente analizzato (tabella 1) tramite la misurazione del numero e delle dimensioni delle radici. Da questo punto di vista si sono considerate solo le radici aventi diametro superiore a 5 mm, rappresentanti circa il 90% in volume degli apparati radicali degli esemplari prelevati. L’analisi ha messo in evidenza che: • c’è proporzionalità diretta tra lo sforzo di taglio a rottura e il diametro del colletto delle piante; • a una media più elevata dei diametri delle radici di ogni singola pianta può non corrispondere un maggiore valore di resistenza al taglio; • la percentuale di radici di diametro maggiore di 10 mm non è direttamente proporzionale alla resistenza al taglio delle zolle; • l’inclinazione delle radici rispetto al piano di taglio è un fattore importante per quanto riguarda l’incremento di resistenza al taglio dei terreni; Le prove di resistenza al taglio sono state • i carpini più resistenti al taglio mostrano un gran numero di radici cresciute ortogonalmente effettuate, in loco, su alcune piante messe rispetto ai piani di taglio, mentre nelle altre piante le radici con i diametri maggiori sono in posia dimora presso il Boscoincittà di Milano. zione orizzontale e disposte in modo da non attraversare le superfici di taglio laterali. TABELLA 1 - PRINCIPALI PARAMETRI VALUTATI SUI CARPINI ESEMPLARE Carpino 1 Carpino 2 Carpino 3 Carpino 4 53 • ACER 1/2006 RESISTENZA AL TAGLIO τ (kPa) DIAMETRO COLLETTO (cm) PERCENTUALI DI RADICI CON Ø > 10 (mm) MEDIA DEI DIAMETRI DELLE RADICI (mm) 83,08 74,59 118,78 118,99 3,70 3,70 6,00 5,50 72,7 % 63,6 % 90,0 % 69,2 % 12,3 12,3 21,1 13,7 Il carpino che ha fornito il valore di resistenza al taglio più elevato mostra molte radici ortogonali ai piani di taglio. ESTRATTO DA ACER ARBORICOLTURA © IL VERDE EDITORIALE MILANO ▼ Le misure effettuate in ogni punto di prova hanno riguardato: il diametro del colletto delle piante (d) misurato all’altezza di 10 cm dal suolo; l’altezza delle piante (h), la forza spingente esercitata dal martinetto (F); lo spostamento della piastra di spinta (S1); lo spostamento della parete posteriore della zolla (S2) e la deformazione verticale (dh). Si sono quindi calcolati la superficie di taglio della zolla (Az), cioè l’area data dalla somma delle tre superfici di taglio (quella basale e le due laterali) che si formano quando la zolla di terreno trasla a causa della spinta, e lo sforzo applicato, definito dal rapporto tra la forza applicata dal martinetto e l’area totale delle superfici di taglio Az. Risultati inequivocabili I grafici 1 e 2 rappresentano rispettivamente le relazioni tra la resistenza al taglio e l’umidità del terreno e tra la resistenza al taglio e lo spostamento della zolla a rottura, riferiti agli esemplari arborei e arbustivi esaminati. Dai grafici si può calcolare la resistenza al taglio media del terreno radicato (96 kPa), risultata superiore rispetto a quella del terreno naturale non radicato (60 kPa) con un incremento del 60% circa, e la deformazione media a rottura delle zolle radicate (15 mm) che è molto maggiore di quella delle zolle non radicate (4 mm, con un incremento del 240%). Il grafico 1 mostra anche come la resistenza al taglio dei terreni radicati diminuisca limi- TABELLA 2 - VALORI MEDI DELLE PROVE DI RESISTENZA AL TAGLIO DEI TERRENI RADICATI CON LE DIVERSE SPECIE ESAMINATE SPECIE d (cm) h (cm) τ (kPa) ε (mm) w (%) ∆ (%) CV Frassino Olmo Carpino Pado Tiglio Sambuco Viburno Nocciolo Sanguinello Evonimo Pruno spino Pioppo Salice 7,60 5,83 4,68 9,33 4,00 4,13 10,33 7,50 7,33 1,95 4,33 6,73 8,00 493,33 490,00 343,00 416,67 260,00 246,67 226,67 299,33 200,00 150,25 208,33 436,67 542,50 148,68 111,04 98,86 80,76 80,22 104,88 104,79 102,23 91,74 74,04 68,89 94,58 91,02 21,17 10,00 11,75 5,67 18,33 12,33 9,67 32,33 7,00 19,13 8,67 13,67 17,38 21,20 21,33 21,30 24,37 22,80 18,50 22,60 23,00 21,87 19,70 20,50 22,23 23,35 47 84 64 34 33 74 74 69 52 23 14 57 51 0,13 0,19 0,24 0,12 0,09 0,16 0,09 0,01 0,07 0,18 0,08 0,09 0,18 Legenda: d= diametro al colletto della pianta; h= altezza della pianta; τ= resistenza al taglio; ε= misura della deformazione orizzontale della zolla misurata al momento della rottura; w= umidità naturale del terreno durante la prova; ∆= variazioni percentuali rispetto al terreno nudo; CV= coefficiente di variazione calcolato su alcuni esemplari di ogni singola specie che misura la dispersione dei risultati rispetto a un valore medio. GRAFICO 3 - RESISTENZA MEDIA AL TAGLIO DEI TERRENI RADICATI CON LE DIVERSE SPECIE ESAMINATE E DEL TERRENO NUDO Resistenza al taglio media (kPa) 160 140 120 100 80 60 40 20 0 Legenda o no po ice do o no do lio co no lo llo no ssi OlmCarpi Pa Tig mbu ibur occioguine vonimo spi Piop Sal o nu a r V a F N an E run S ren S P Ter = Alberi = Arbusti = Talee tatamente con l’aumento dell’umidità del terreno, mentre il grafico 2 indica una tendenza lineare positiva tra la resistenza al taglio e la deformazione a rottura. In entrambi i diagrammi si può anche chiaramente apprezzare come il comportamento del terreno nudo sia ben diverso da quello radicato. Il terreno nudo mostra valori di resistenza uniformi (il coefficiente di variazione CV calcolato sulle otto prove eseguite è pari a 0,04), significativamente minori di quelli radicati, oltre a un comportamento più rigido rispetto a quello radicato. I valori medi di resistenza al taglio di ogni singola specie sono riportati in tabella 2 e rappresentati graficamente nel grafico 3. Qui si possono osservare significative differenze tra le diverse specie: i valori medi più bassi si hanno con il pruno spino (69 kPa), superiori solo del 15% rispetto al terreno nudo, mentre i valori più alti si hanno con i frassini (149 kPa; + 47%), gli olmi (111 kPa; + 84%), il sambuco e il viburno (105 kPa; + 74%) e il nocciolo (102 kPa; + 69%). Analizzando più in dettaglio i risultati, si osservano differenze limitate (14%) tra la media delle resistenze a rottura delle specie arboree (104 kPa), delle specie arbustive (91 kPa) e delle talee (93 kPa). Infine, anche se il numero di esemplari testati per ogni specie è limitato, si nota comunque un valore del coefficiente di variazione più ridotto per il gruppo degli arbusti (CV = 0,10) rispetto alle altre due categorie a indicare una maggiore costanza di risultati nel contributo di queste specie all’incremento della resistenza al taglio del terreno. Considerazioni finali La sperimentazione eseguita permette di svolgere alcune considerazioni quantitative sull’incremento della resistenza al taglio di un terreno grazie alla presenza degli apparati radicali di giovani piante, appartenenti a specie diverse, di tre anni trapiantate in piena terra da due stagioni vegetative. Nel complesso, si misura un aumento del 60% tra la resistenza al taglio dei terreni radicati e quella del terreno nudo. I tre gruppi considerati (arboreo, arbustivo, in talea) contribuiscono in maniera simile a tale incremento. Le singole specie mostrano invece comportamenti tra loro differenti, tanto che tra le resistenze massime e minime ottenute si registrano differenze superiori al 100%: per il frassino si ha una resistenza al taglio di quasi 150 kPa, mentre per il pruno spino questa vale meno di 70 kPa. I terreni radicati, se sottoposti a sforzi di taglio, hanno un comportamento più duttile rispetto a quello del terreno nudo. Lo studio di dettaglio sui carpini, di cui alcuni risultati sono riportati nel box di pagina 53, ha mostrato inoltre l’influenza della direzione di crescita delle radici rispetto alla direzione di applicazione dello sforzo di taglio. In sintesi, si misura un apprezzabile contributo alla stabilizzazione di un terreno da parte delle specie vegetali considerate, espresso sia ACER 1/2006 • 54 ESTRATTO DA ACER ARBORICOLTURA © IL VERDE EDITORIALE MILANO in termini di superiore resistenza al taglio, che in termini di maggiore duttilità del terreno, il quale può quindi meglio assecondare eventuali modeste deformazioni lungo un versante. Va da sé che la sperimentazione qui illustrata dovrà essere accompagnata da molte altre misure perché nei calcoli di stabilità si possa introdurre, accanto alle forze che si oppongono al movimento del terreno lungo un pendio, una forza resistente fornita dall’azione degli apparati radicali. ■ Gli autori desiderano ringraziare Sergio Pellizzoni, direttore del centro Boscoincittà, per l’ospitalità concessa e Gian Battista Bischetti, della Facoltà di Agraria dell’Università di Milano, per i suggerimenti forniti. Bibliografia (1) ABE K., ZIEMER R.R., 1991. Effects of tree roots on a shear zone: modeling reinforced shear stress. Can. J. For. Res., vol. 21, pagg. 1012-1019. (2) BISCHETTI G.B., 2000. Quantificazione dell’effetto dell’apparato radicale sulla stabilità dei versanti. Rivista di Ingegneria Agraria, n. 2, pagg. 70-81. (3) BISCHETTI G.B., GREPPI M., APUANI T., CANCELLI A., 2000. Sperimentazioni sulla valutazione dell’incremento di resistenza al taglio indotta dalla presenza di apparati radicali. In: atti del XXVII convegno di idraulica e costruzioni idrauliche, volume III. Pagg. 313-320, Genova, 12-15/09/2000. (4) CLERICI A., ANDERLONI S., FRONTINI D., SOLER M., 2003. La misura di alcuni parametri del terreno influenzati dallo sviluppo della vegetazione. Geologia Tecnica ed Ambientale, n. 4. (5) GREENWAY D.R., 1987. Vegetation and slope stability. Slope stability. cap. 6, pagg. 187-229. (6) MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI, 1988. Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e la progettazione, l’esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione. DM 11 marzo 1988; Gazzetta Ufficiale suppl. ord. n. 127, 1 giugno 1988. (7) NILAWEERA N.S., NUTALAYA P., 1999. Role of tree roots in slope stabilisation. Bulletin of Engineering Geology Environments, n. 57, pagg. 337-342. (8) REGIONE LOMBARDIA, 2000. Quaderno Opere tipo di ingegneria naturalistica. Deliberazione 29 febbraio 2000 n. 6/48740, Burl n. 19, 1° suppl. straord. (9) SCHUPPENER B., 2000. Stabilisation of steep slopes by plants. In: atti del congresso Aipin “Efficacia e costi degli interventi di ingegneria naturalistica”, Trieste, pagg. 73-78. (10) TOBIAS S., 1994. Shear strength of the soil root system: in situ shear tests. Conserving soil resources, cap. 37, pagg. 405-412. (11) WALDRON L.J., 1977. 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