Anno LXXIX - N. 2 APRILE/GIUGNO 2015 ISSN 0392 3592 - Notiziario della Provincia Lombardo-Veneta dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio
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L’UOMO: GRANDEZZA E MISERIA, CUORE E RAGIONE “La salvezza dell’uomo è dono di Dio” pag. 29
La crisi globale
dei rifugiati
che ci tocca
la coscienza
2/2015
1
I FATEBENEFRATELLI
ITALIANI NEL MONDO
I Fatebenefratelli sono oggi
presenti in 52 nazioni con
circa 319 opere ospedaliere.
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Ospedale Sacra Famiglia
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Infermieri Professionali “San Giovanni
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St. John of God Social and Health Center
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Fax 0063/2/7339918
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Sede del Postulantato e Scolasticato
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Sede del Noviziato
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PROVINCIA LOMBARDO-VENETA
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Sede Legale: Brescia
Via Pilastroni, 4 - Cap 25125
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Centro San Giovanni di Dio
Istituto di Ricovero e Cura
a Carattere Scientifico
Via Pilastroni, 4 - Cap. 25125
Tel. 03035011 - Fax 030348255
E-mail: centro.sangiovanni.di.dio@
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Sede del Centro Pastorale Provinciale
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Viale Principe di Napoli, 16 - Cap. 82100
Tel. 0824771111- Fax 082447935
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Tel. 0303530386
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CERNUSCO SUL NAVIGLIO (Ml)
Curia Provinciale
Via Fatebenefratelli, 2 - Cap. 00045
Tel. 06937381 - Fax 069390052
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Ospedale Madonna del Buon
Consiglio
Via Manzoni, 220 - Cap. 80123
Tel. 0815981111 - Fax 0815757643
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Ospedale Buccheri - La Ferla
Via Messina Marine, 197 - Cap. 90123
Tel. 091479111 - Fax 091477625
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Tel. 0292761 - Fax 029241285
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Centro Sant’Ambrogio
Via Cavour, 22 - Cap. 20063
Tel. 02924161 - Fax 0292416332
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Sumetlica 87 - 35404 Cernik
Tel. 0038535386731 / 0038535386730
Fax 0038535386702
E-mail:[email protected]
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Cap. 22040 Tel. 031650118
Fax 031617948
E-mail: [email protected]
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Via Ca’ Cornaro, 5 - Cap. 36060
Tel. 042433705 - Fax 0424512153
E-mail: [email protected]
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Viale San Giovanni di Dio, 54 - Cap. 20078
Tel. 03712071 - Fax 0371897384
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Via Fatebenefratelli, 70 - Cap. 10077
Tel. 0119263811 - Fax 0119278175
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Tel. 031802211 - Fax 031800434
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Via Sesia, 23 - Cap. 27020
Tel. 038293671 - Fax 0382920088
E-mail: [email protected]
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Largo Fatebenefratelli - Cap. 17019
Tel. 01993511 - Fax 01998735
E-mail: [email protected]
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Madonna dell’Orto, 3458 - Cap. 30121
Tel. 041783111 - Fax 041718063
E-mail: [email protected]
Sede del Postulantato
e dello Scolasticato della Provincia
Edizioni Fatebenefratelli
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2/2015· Centro Studi e Formazione > [email protected] · Centro Pastorale Provinciale [email protected]
2
Sommario
In copertina
«Sui barconi ci sono
uomini e donne
che necessitano
di accoglienza e aiuto
- dice il Papabisogna agire
sulle cause della loro
partenza disperata»
18
12
5 Editoriale
Vecchie e nuove povertà
Marco Fabello o.h.
22 6
di Ospitalità
6 Parole
Accoglienza: uno stile di vita
Aldo Maria Valli
12 Ospitalità e Consacrazione
«Adesso cosa dico a questa gente?»
L’inter vista di Giovanni Cervellera
18 Etica e Ospitalità
Obiezione di coscienza all’aborto
Carlo Bresciani
22 Pastorale e Ospitalità
a cura di Laura Maria Zorzella
Salute mentale e spirituale: quale integrazione nelle cure?
Mario Cerri
2/2015
3
Sommario
46
66
33
Marco Fabello o.h.
CAPO REDATTORE:
Elvio Frigerio
41
Filosofia di vita e Ospitalità
33
Psichiatria e Ospitalità
62
L’uomo: grandezza e miseria, cuore e ragione
Maurizio Schoepf lin
a cura di Rosaria Pioli
L’amicizia come dialogo
Eugenio Borgna
Pazienti autori di reato: nuove prospettive
Riccardo Bussi, Paolo Cozzaglio
41 Ospitalità e Sanità
Una rete ospedaliera disegnata dai cittadini
L’intervista di Paolo Viana
46
52
56
60
Dalle
nostre
case
Fede e Ospitalità
84
San Riccardo Pampuri: angelicamente puro 62 Un cuore senza confini:
San Benedetto Menni
Luca Beato o.h.
66 Ospitalità
in famiglia
____________
Ospitalità nel tempo
74 Erba
Formula chimica: FbfOH
75 Venezia
Giusi Assi
78 San Colombano
Erbe e Salute
Peperoni e Peperoncini
Lorenzo Cammelli
Recensioni
Elvio Frigerio
61 Dalle nostre case
a cura di Elvio Frigerio
95 Ospitalità al femminile
Il segreto di Chiara Lubich
Florence Gillet
82
84
88
88
89
91
94
4
Anno LXXIX n. 2
APRILE/GIUGNO 2015
Direttore RESPONSABILE:
29
36
ISSN: 0392 - 3592
FATEBENEFRATELLI NOTIZIARIO
Rivista trimestrale degli Istituti e Ospedali
della Provincia Lombardo - Veneta dell’Ordine
Ospedaliero di San Giovanni di Dio.
Registro Stampa tribunale di Milano n. 206 del
16.6.1979 - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (convertito in
Legge 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, LO/MI
2/2015
al Lambro
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Mendicanti nella
Terra di Gesù
Elemosina:
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e impegno sociale
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COLLABORATORI:
Giusi Assi, Luca Beato o.h., Eugenio Borgna,
Carlo Bresciani, Lorenzo Cammelli,
Gianni Cervellera, Florence Gillet,
Maurizio Schoepflin, Aldo Maria Valli,
Paolo Viana, Laura Zorzella.
CORRISPONDENTI:
Erba: Silvia Simoncin; Venezia: Barbara Cini;
S. Colombano al Lambro: Serafino Acernozzi o.h.;
Cernusco sul Naviglio: Gianni Cervellera;
S. Maurizio Canavese: M. Elena Boero;
Solbiate: Anna Marchitto; Gorizia: Fulvia Marangon;
Varazze: Agostino Giuliani;
Romano d’Ezzelino: Lavinia Testolin;
Croazia: Kristijan Sinkovic’ o.h.
REDAZIONE - PUBBLICITà
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Archivio Fatebenefratelli - Lorenzo Cammelli
CSC Audiovisivi - Archivio
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Associato all’Unione
Stampa Periodica Italiana
Visto del Superiore Provinciale
Massimo Villa o.h. il
30 giugno 2015
EDITORIALE
Marco
Fabello o.h.
VECCHIE
E NUOVE POVERTà
Q
uesta rivista fin dalla copertina richiama in
modo crudele una immagine che in tempi recentissimi si è ripetuta infinite volte a
causa dell’incapacità degli uomini di essere pienamente responsabili delle proprie
azioni e che si sono rifugiati nella patria
dell’egoismo grande quanto e più di tutta
l’Europa.
Non sono bastate neppure le frequenti ammonizioni di Papa Francesco a far rinsavire le persone
e i governi.
Ma questa è solo una povertà, forse tra le più gravi
e che i cristiani non possono far finta di non vedere
e di non soccorrere.
Ma vi è anche la povertà degli uomini che governano il mondo che non solo non intervengono ma
senza mezzi termini si augurano anche la morte degli emigranti che fuggono dalla guerra e dal terrore!
Questa è la più grande povertà di cui una persona,
un uomo possa soffrire.
Vi è anche un’altra povertà che penalizza la vita dei
nostri malati.
è la povertà della formazione professionale dei
nuovi laureati non solo infermieri. Ordinamenti
della formazione legati ad un tecnicismo eccessivo
e lontani dall’insegnamento dei valori etici, morali,
e anche spirituali.
Questa povertà si riversa negativamente sui malati
che non possono così godere di molte attenzioni
che rendono l’assistenza più a misura d’uomo, e
quindi sono più poveri.
Una nuova povertà è rappresentata anche dal moltiplicarsi in numero esponenziale delle separazioni
e dei divorzi. Le famiglie si impoveriscono, i figli
sono più poveri di affetto e la loro fanciullezza e
adolescenza è più povera di contenuti umani fondamentali per la loro crescita.
Un’altra povertà è rappresentata dalla crisi delle vocazioni religiose e sacerdotali. Il mondo ha
bisogno di testimoni numerosi e di tante persone
dedite in modo disinteressato alle persone che soffrono negli ospedali o nelle loro case. I luoghi della sofferenza sono diventati più poveri di presenze
significative come suore, religiosi e sacerdoti e non
possono essere sostituiti adeguatamente anche con
i migliori ministri dell’Eucaristia che pure rappresentano un bel segno.
La nostra società è ora più povera di lavoro, i disoccupati sono milioni e tra questi moltissimi giovani. Questa è una grande povertà perché con il
lavoro si conquista dignità e possibilità di futuro.
Ma la mancanza di solidarietà tra lavoratori non
consente a tante persone di lavorare. Basterebbe
un po’ di meno per tutti e a molte persone sarebbe
consentito di avere un lavoro. In qualche Paese è
stato fatto, non in Italia!
Insensibilità politiche e sindacali non hanno neppure consentito di aprire un discorso in tal senso.
Un’altra povertà possiamo intravederla nell’ambito
delle persone anziane. Una vita di lavoro, di fatica
che termina i suoi giorni in casa di riposo. Se per
alcuni questa è una necessità, per altri che hanno
i mezzi e le risorse necessarie, diventa una comodità, con l’affermazione che “mio padre sta in una
bellissima casa di riposo, si è subito fatto i suoi amici e la badante gli è vicino tre ore al giorno”.
Potremmo andare avanti ancora con mille altre situazioni di nuove e vecchie povertà, ma ve n’è una
che proprio le supera tutte: la povertà dei profittatori, la povertà di chi imbroglia il vicino, di chi non
paga le tasse, di chi sfrutta la prostituzione, di chi
abusa dei bambini, di chi davvero muore di fame
per l’ingordigia altrui.
Ho descritto un mondo difficile dal quale appare
che la povertà di mezzi sembra quasi svanire rispetto a tante povertà morali, intellettuali, politiche e
sociali. Ma è il nostro mondo, viviamo in mezzo a
queste realtà, siamo anche noi per la nostra parte
più o meno grande, responsabili delle povertà in
cui viviamo e forse anche noi viviamo di alcune di
queste povertà.
Quindi mettiamo le nostre persone a servizio di
questa società perchè sia più ricca di generosità, di
misericordia, di amore fraterno, di capacità di condivisione, di accoglienza, in una parola sia ricolma
di OSPITALITà.
2/2015
5
Parole di Ospitalità
Accoglienza:
uno stile
di vita
Aldo Maria
Valli
Lo stile raccomandato è quello del samaritano, il quale si china sulle
ferite del viandante che è stato aggredito e si occupa concretamente
di lui, senza chiedergli quale sia la sua lingua, la sua provenienza,
la sua cultura ed eventualmente la sua fede religiosa.
P
«I PASTORI
DEVONO
PORTARE
ADDOSSO
L’ODORE
delle
pecore»
6
2/2015
apa Francesco, prima
ancora che con le parole, comunica con i gesti
e con i suoi comportamenti. L’accoglienza
per lui è uno stile di vita.
Lo si vede bene prima
e dopo le udienze, quando si
intrattiene a lungo con i fedeli
arrivati da tutto il mondo. La
sua attenzione va in particolare agli anziani, ai malati, ai
bambini. Si china su di loro,
li accarezza, li bacia, si lascia
toccare. Per ognuno ha un gesto di attenzione, un sorriso. Il
tempo che dedica a questi incontri supera ormai la durata
dell’udienza vera e propria. E
poi, quando esce dal Vaticano
per qualche impegno ufficiale,
Francesco spesso ne approfitta per fare qualche piccola deviazione, così da poter andare
da persone delle quali normalmente nessuno si occupa.
Lo ha fatto quando, recandosi
in visita a una parrocchia di
Roma, è andato a sorpresa in
un villaggio di baracche abitato
da centinaia di immigrati sudamericani e dell’Est europeo. E
lo ha fatto di nuovo in occasione della visita a una parrocchia
di Ostia, sul litorale romano,
quando è andato a trovare una
suora che vive assieme a una
comunità di giostrai italiani e
anche lì si è intrattenuto con
tutti, lasciandosi avvicinare,
benedicendo bambini e anziani e regalando il suo sorriso.
L’accoglienza, insomma, per
Francesco non è un concetto
astratto, ma è qualcosa di connaturato al cristiano. Tante
volte ha ripetuto che per essere seguaci di Gesù non sono
importanti le lauree in teologia: l’importante è comportarsi come il Maestro, con la stessa disponibilità all’incontro,
alla condivisione, all’ascolto.
Lo stile raccomandato è quello del samaritano, il quale, a
differenza dell’uomo di legge,
molto istruito ma incapace di amare,
si china sulle ferite del viandante che
è stato aggredito e si occupa concretamente di lui, senza chiedergli quale
sia la sua lingua, la sua provenienza,
la sua cultura ed eventualmente la sua
fede religiosa. Ecco perché, ripete
spesso Francesco, i pastori devono
portare addosso l’odore delle pecore
e la Chiesa deve
RIPARTIRE essere una sorta di
DA CRISTO ospedale da camQUI STA IL po, dove, attraverl’accoglienza
«SEGRETO» so
operosa e la teneAVERE rezza, vengono cuFAMILIARITà rate le tante ferite
CON LUI, dell’uomo di oggi,
partire da quelle
RESTARE ameno
visibili ma
UNITI forse più profonNEL SUO de, come la solituAMORE dine e la mancanza di speranza.
Lo spirito di accoglienza nasce da un
cuore misericordioso. Non può essere accogliente chi è chiuso in se stesso, chi è vittima dell’«Alzheimer spirituale» (ovvero il declino progressivo
delle funzioni spirituali, derivato dalla mancanza del rapporto con Dio e
dalla prevalenza su tutto delle proprie
vedute). Non può essere accogliente
chi si lascia prendere dall’«impietrimento», una malattia che colpisce la
mente e l’anima e trasforma il cuore
in pietra, così che la persona non è
più capace di provare compassione
per l’altro. Non può essere accogliente chi si limita a «balconear», a stare al
balcone, senza prendere parte alle vicende umane, senza sporcarsi le mani
con la realtà e con le esigenze dei poveri. Non può essere accogliente chi
è vittima del «martalismo», la malattia
di chi punta tutto sul proprio lavoro
e sull’operosità, senza lasciare spazio
a Dio e dimenticando di fermarsi in
ascolto di Gesù. Per essere accoglienti occorre prendere esempio da Dio
che ci «primerea» sempre, ci viene incontro per primo, senza condizioni, e
ci aspetta, nonostante le nostre man-
PAPA FRANCESCO
CON GLI
ABITANTI
DI UN
VILLAGGIO
DI BARACCHE
2/2015
7
Parole
di Ospitalità
MOMENTI DEL
CONCERTO
«CON I POVERI
E PER I POVERI»
VOLUTO
DA PAPA
FRANCESCO
canze e i nostri peccati.
Questi e altri neologismi, che
ormai vengono chiamati «bergoglismi», nascono dalla fantasia e dalla passione di un Papa
dal cuore caldo, che vuole davvero raggiungere tutti. Ecco
perché ha chiesto ai vescovi di
non produrre documenti difficili, pieni di riferimenti dottrinali e astratti, ma di parlare il
linguaggio della gente comune
e di scrivere soltanto dopo essersi confrontati direttamente
con la realtà. Ed ecco perché
ha raccomandato di non organizzare convegni all’insegna
della verbosità, dove gli invitati sono i soliti noti e dove
la Chiesa rischia di cadere
nell’autoreferenzialità.
Francesco chiede una Chiesa
in uscita, chiede di guardare
alle periferie, anche perché lui
stesso arriva da una periferia,
da quell’America Latina ricca
di risorse e di potenzialità ma
ancora ai margini di un mondo dominato dagli intereressi
occidentali.
Uno dei momenti nei quali lo
spirito di accoglienza, chiesto
e praticato da Francesco, si
è manifestato nel modo più
evidente e insolito si è avuto in occasione del concerto
«con i poveri e per i poveri»,
tenutosi nell’Aula Paolo VI in
Vaticano. Profughi, richiedenti asilo, senza tetto, disabili:
le prime file, quelle normalmente riservate alle autorità,
ai capi di Stato e di governo,
agli ambasciatori e ai cardinali,
sono state tutte per loro. E bi8
2/2015
sognava vederli quei volti pieni
di stupore e di gratitudine. Sul
palco, l’Orchestra filarmonica
salernitana Giuseppe Verdi,
guidata dal maestro israeliano,
di fede ebraica, David Oren, e
il coro della diocesi di Roma
diretto da monsignor Marco
Frisina hanno regalato due ore
di grande spettacolo e di bellezza, in uno scenario davvero
inconsueto, nel quale gli abiti
eleganti di alcuni accompagnatori si sono mescolati a tute da
ginnastica e altri abbigliamenti
molto poco formali.
All’ingresso abbiamo potuto
assistere a scene significative:
ecco un uomo, barba lunga e
carrello pieno di borse di plastica, che vuole entrare con
tutte le sue cose, perché evidentemente quello è tutto ciò
che possiede, ed ecco che i
gendarmi vaticani, con pazienza infinita, lo invitano ad accomodarsi lasciando il carrello in
deposito e gli assicurano che
lo ritroverà intatto alla fine del
concerto.
Ecco un’intera famiglia di immigrati che, occhi sgranati e
sguardo pieno di meraviglia,
chiede il permesso di entrare e spontaneamente si dirige
verso il fondo, ma gli uscieri
la invitano ad avviarsi verso le
prime file.
Ecco monsignor Konrad Krajewski, La
Chiesa
elemosiniere pontificio, che acco- sente il bisoglie lui stesso le persone e le salu- gno di manta una ad una. Ed ecco che alcuni tenere
vivo
volontari portano decine e decine quell’evento.
di sacchetti bianchi, all’interno dei Per lei iniziava
quali c’è tutto l’occorrente per una un nuovo percena che al termine sarà donata ai corso della sua
bisognosi.
storia.
«Non dobbiamo aver paura della I Padri radunabontà e neanche della tenerezza». ti nel Concilio
Ha detto così Francesco all’inizio avevano perdel pontificato. Bisogna «custodire cepito forte,
la gente, aver cura di ogni persona, come un vero
con amore, specialmente dei bam- soffio
dello
bini, dei vecchi, di coloro che sono Spirito, l’esipiù fragili e che spesso sono nella genza di parlaperiferia del nostro cuore».
re di Dio agli uomini del loro tempo
La Chiesa sia dunque costantemen- in un modo più comprensibile.
te in uscita, nonostante i
Abbattute le muraglie che
FRANCESCO per troppo tempo avevano
rischi.
CHIEDE
Perché «è meglio una Chierinchiuso la Chiesa in una
sa incidentata piuttosto che UNA CHIESA cittadella privilegiata, era
chiusa» e «la Chiesa non
giunto il tempo di annunciaIN USCITA,
cresce per proselitismo ma
re il Vangelo in modo nuovo.
CHIEDE
per testimonianza» (udienUna nuova tappa dell’evanza al congresso internazio- DI GUARDARE gelizzazione di sempre.
nale sulla catechesi, setUn nuovo impegno per
ALLE
tembre 2013). Ripartire da
tutti i cristiani per testimoPERIFERIE
Cristo: qui sta il «segreto».
niare con più entusiasmo e
Avere familiarità con lui, che lo ha convinzione la loro fede. La Chiesa
chiesto esplicitamente quando ha sentiva la responsabilità di essere nel
raccomandato di restare uniti nel mondo il segno vivo dell’amore del
suo amore, come il tralcio è attacca- Padre».
to alla vite. Solo se siamo uniti a lui
possiamo portare frutto. Il giubileo
straordinario della misericordia nasce da qui, e nella bolla d’indizione, dal titolo Misericordiae vultus,
Francesco è chiaro quando ricorda
che «“paziente e misericordioso” è il
binomio che ricorre spesso nell’Antico Testamento per descrivere la
natura di Dio. Il suo essere misericordioso trova riscontro concreto in
tante azioni della storia della salvezza dove la sua bontà prevale sulla
punizione e la distruzione». La data
decisa per l’apertura del giubileo, 8
dicembre 2015, è ricca di significato. Spiega Francesco: «Aprirò infatti
la Porta Santa nel cinquantesimo
anniversario della conclusione del
Concilio ecumenico Vaticano II.
MONSIGNOR
MARCO FRiSINA,
DIRETTORE
DEL CORO
DELLA
DIOCESI
DI ROMA
2/2015
9
Parole
di Ospitalità
Tornano alla mente, dice
il Papa, le parole che San
Giovanni XXIII pronunciò
all’apertura del Concilio per
indicare il sentiero da seguire:
«Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della
misericordia invece di imbracciare le armi del rigore…
La Chiesa Cattolica, mentre
con questo Concilio Ecumenico innalza la fiaccola della verità cattolica, vuole mostrarsi
madre amorevolissima di tutti,
benigna, paziente, mossa da
misericordia e da bontà verso
i figli da lei separati».
10
2/2015
Una linea confermata dal Beato Paolo VI, che al termine
del Concilio disse: «Vogliamo
notare come la religione del
nostro Concilio sia stata principalmente la carità…
L’antica storia del Samaritano
è stata il paradigma della spiritualità del Concilio… Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio
sul mondo umano moderno.
Riprovati gli errori, sì; perché
ciò esige la carità, non meno
che la verità; ma per le persone solo richiamo, rispetto ed
amore.
Invece di deprimenti diagnosi,
incoraggianti rimedi; invece
di funesti presagi, messaggi di
fiducia sono partiti dal Concilio verso il mondo contemporaneo: i suoi valori sono stati
non solo rispettati, ma onorati, i suoi sforzi sostenuti, le sue
aspirazioni purificate e benedette…
Un’altra cosa dovremo rilevare: tutta questa ricchezza dottrinale è rivolta in un’unica direzione: servire l’uomo.
L’uomo, diciamo, in ogni sua
condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità».
Mezzo secolo è trascorso dalla
chiusura del Concilio voluto
da Giovanni XXIII e portato
a termine da Paolo VI. Mezzo
secolo durante il quale tutto
è cambiato nel mondo. Intatta resta però la necessità, per
la Chiesa, di portare Gesù e
il Vangelo agli uomini e alle
donne del proprio tempo.
Una missione che Francesco
chiede di affrontare con le
sole «armi» della misericordia
e dell’accoglienza, perché, leggiamo ancora nella Misericordiae vultus, «ciò che muoveva
Gesù in tutte le circostanze
non era altro che la misericordia, con la quale leggeva nel
cuore dei suoi interlocutori e
rispondeva al loro bisogno più
vero» e «nelle parabole dedicate alla misericordia Gesù
rivela la natura di Dio come
quella di un Padre che non si
dà mai per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e
vinto il rifiuto, con la compassione e la misericordia».
«La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada
dell’amore
misericordioso
e compassionevole». Scrive
così Francesco, lanciando l’i-
niziativa Ventiquattro ore per
il Signore, che sarà celebrata
in tutte le diocesi nel venerdì e sabato che precedono la
IV domenica di Quaresima.
«Tante persone si stanno riavvicinando al sacramento della
Riconciliazione e tra questi
molti giovani, che in tale esperienza ritrovano spesso il cammino per ritornare al Signore,
per vivere un momento di intensa preghiera e riscoprire il
senso della propria vita.
Poniamo di nuovo al centro
con convinzione il sacramento
della Riconciliazione, perché
permette di toccare con mano
la grandezza della misericordia. Sarà per ogni penitente
fonte di vera pace interiore».
I confessori, esorta Francesco,
siano un vero segno della misericordia del Padre. «Non ci
si improvvisa confessori. Lo si
diventa quando, anzitutto, ci
facciamo noi per primi penitenti in cerca di perdono».
Nella Quaresima dell’Anno
Santo Francesco invierà i Missionari della misericordia. «Saranno un segno della sollecitudine materna della Chiesa per
il Popolo di Dio, perché entri
in profondità nella ricchezza
di questo mistero così fondamentale per la fede.
Saranno sacerdoti a cui darò
l’autorità di perdonare anche i
peccati che sono riservati alla
Sede Apostolica, perché sia
resa evidente l’ampiezza del
loro mandato. Saranno, soprattutto, segno vivo di come
il Padre accoglie quanti sono
in ricerca del suo perdono».
Davvero il prossimo giubileo
non sarà soltanto un insieme
di incontri, ma l’occasione per
ritornare al centro del messaggio evangelico e trovare nuove
strade per proporlo a tutti.
2/2015
11
Ospitalità E CONSACRAZIONE
«Adesso cosa dico
a questa gente?»
Giovanni
Cervellera
Intervista di Giovanni Cervellera a monsignor Paolo Martinelli,
cappuccino, vescovo ausiliare di Milano incaricato a livello
di Conferenza Episcopale Lombarda dei Religiosi
e della Pastorale della Salute
M
ilano è invasa dai primi caldi che anticipano
l’estate. Arrivo nel pomeriggio e sono un po’
soverchiato dal valore
del luogo in cui sto entrando: la Curia della
Diocesi Ambrosiana. Qui sono
passati Arcivescovi di grande levatura, molti dei quali venerati
come santi. Appena arrivo davanti all’ufficio di mons. Martinelli mi trovo nella più misurata semplicità. Il mio ospite mi
accoglie calorosamente e sento
fluire tranquillamente le parole.
L’umile abito francescano concorda con la ricca sapienza che
ascolto dalle sue parole mentre
scopro inaspettate coincidenze e
competenze.
Ci racconti qualcosa della
sua vita e della sua vocazione in particolare?
La mia vocazione ha avuto un
percorso molto semplice, lineare. Sono milanese, nato nel centro di Milano. Verso la fine della
scuola media mi è nato il desiderio di studiare agraria, cosa piuttosto insolita per un milanese,
ma forse avevo bisogno di aria…
Mentre, alla fine degli studi superiori, ho cominciato a pormi il
problema di che cosa fare nella
12
2/2015
HO VISTO
UN POSTO
CHE SI ERA
LIBERATO E CHE
AVREI DOVUTO
RIEMPIRE
IO STESSO
vita, avendo vissuto delle esperienze
di fede interessanti
sia in parrocchia,
sia a scuola. I miei
fratelli più grandi
avevano “fatto” il
sessantotto.
Io appartengo alla
generazione successiva, più intenta a scoprire cosa
c’entra la fede con
la vita. Più concretamente, il sacerdote da cui ero
solito confessarmi
era molto giovane ed è morto
improvvisamente. Il fatto mi
colpì molto e ancora quando ci ripenso, mi accorgo di
quanto quell’avvenimento mi
rimase impresso. Ho visto un
posto che si era liberato e che
in qualche modo avrei dovuto
riempire io stesso.
Inoltre, è stato decisivo che il
nuovo confessore fosse un frate, un cappuccino. Ero molto affascinato dall’umanità di
questo frate, padre Emmanuel
Braghini, che abitava nella
Curia Provincializia a Milano.
Questi due fatti: la morte del
sacerdote e la grande umanità del frate, la sua capacità
nel guidare la mia vita hanno
innescato quel processo attraverso cui Dio ha trovato il
modo di chiamarmi. Sono entrato tra i frati cappuccini per
un incontro.
Sono state decisive que- teologia, mi avevano detto che
ste due testimonianze…
sarei dovuto andare a Roma a
studiare. La cosa non si è reSì, direi proprio di sì. Dopo alizzata subito e sono andato
ho incominciato a fare il cam- a Cesano. Lì, per me è stata
mino dentro la vita dei frati un’esperienza choc. Nella pricappuccini. È stata una cosa ma Messa che ho celebrata da
sempre più coinvolgente.
loro, mi sono trovato attorno
In quegli anni
tutti questi ragazCreare percorsi
sono rimasto tra che coinvolgono gli ospiti zi dei quali una
le comunità delmetà non sentiva
magari solo un gesto,
la Lombardia.
e l’altra metà non
un verso detto
sapeva parlare, e
al momento giusto
Qual è stato il
io pensavo: adesper tutti c’è un modo
suo primo in- di partecipare al mistero so che cosa dico
carico?
a questa gente?
della comunione
La domanda che
La prima esperienza, dopo la mi è venuta è stata: tutto quelprofessione e l’ordinazione lo che io ho vissuto, la mia
sacerdotale, trent’anni fa, fu a vocazione, gli studi di teologia
Cesano Boscone e mi venne devono essere veri anche qui?
detto solo qualche giorno pri- Non possono essere veri solo
ma dell’ordinazione. Non mi sulla carta, solo per qualcuno.
aspettavo quella sede. Siccome Lì è nata proprio la sfida: se
ero riuscito bene negli studi di la fede è una cosa vera, deve
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13
Ospitalità E CONSACRAZIONE
essere vera anche qui. E mi
sono lasciato coinvolgere dalla
testa fino ai piedi. Risiedevo
nell’Istituto dove c’è una piccola comunità dei frati, istituto
che allora ospitava più di mille
persone diversamente abili, allora si chiamavano handicappati.
Come ha tentato di rispondere alla domanda
sulla verità della fede in
quel luogo?
In quegli anni abbiamo cercato di inventare percorsi di catechesi, di animazione liturgica a partire da quello che loro
riuscivano a intendere. Con i
frati, con le suore, i volontari,
col personale cercavamo di
capire quali parole essi riuscivano a comprendere e quali
simboli si potevano utilizzare.
Abbiamo creato percorsi che
coinvolgevano magari anche
solo con un gesto, con un
verso che veniva detto al momento giusto. Tutto era polarizzato alla celebrazione della
Messa domenicale, quindi in
qualche modo le catechesi
erano sempre una preparazio-
14
2/2015
ne alla domenica. Ci aiutava la
disposizione del luogo, perché
la Sacra Famiglia a Cesano ha
proprio nel mezzo la chiesa e
tutti i reparti sono costruiti intorno. La Messa diventò una
festa. La cosa continua ancora
adesso. Chi può canta, chi sa
fare un verso o un gesto lo fa,
anche il grido del ragazzo che
non sa dire una parola viene
al momento giusto del ritornello. Per tutti c’è un modo di
partecipare al mistero della comunione. È un’esperienza che
non ho più dimenticato. Sono
nate delle canzoni pensate apposta per i nostri ragazzi che
sono piaciute anche all’esterno. Era difficile per noi portare
fuori i ragazzi, come avremmo
voluto, e allora abbiamo invitato i giovani delle parrocchie
a venire da noi. Abbinavamo
gli oratori estivi ai reparti.
L’incontro con questi ragazzi
ha destato pensieri sul dolore,
sulla morte. Ricordo che dopo
il primo mese, il sacramento
che avevo più celebrato era
l’unzione degli infermi insieme a funerali. Oltre ai ragazzi
c’erano i lungodegenti, la clinica, i malati terminali.
Dopo quegli anni è ritornato qualche volta a Cesano?
Il giorno dopo la mia Ordinazione episcopale ho voluto celebrare proprio lì. Il 28 giugno
sono stato ordinato vescovo. Il
29 ho voluto subito andare a
Cesano.
Quanto è durata la sua
presenza a Cesano?
All’inizio mi avevano detto:
«vai lì per qualche mese a sostituire un frate che va in missione». Avevo solo il compito
di chiudere un attimo questo
buco… invece poi mi hanno lasciato lì. Quando ormai non ci
pensavo più, alla fine del terzo
anno, il Provinciale mi dice:
«adesso tu vai a Roma». In
tutti gli anni in cui sono rimasto a Roma ho sempre voluto
tenere i rapporti con la Sacra
Famiglia di Cesano. A Natale, Pasqua, in estate… appena
non avevo i corsi, tornavo su,
giravo i reparti, celebravo la
Messa. Questo sono riuscito
a farlo fino al 2000. Poi sono
aumentati gli impegni a Roma
e ho tenuto meno i contatti.
Sono sempre stato affascinato
anche dalla ricerca teologica e
ho cercato di rispondere alle
domande nate in quella prima
esperienza con la riflessione.
La mia tesi dottorale in teologia è stata proprio sul tema
della morte, della sofferenza. Contemporaneamente ho
approfondito temi legati alla
teologia fondamentale, le domande dell’uomo sulla fede e
sulla sua credibilità e temi di
spiritualità, in particolare sulla
teologia della vocazione. Sono
rimasto a Roma per 26 anni.
MONS. LUIGI PADOVESE, vescovo in anatolia, UCCISO IN TURCHIA NEL 2010
SOTTO LA CELEBRAZIONE PER LA FESTA DI S. GIOVANNI DI DIO
A CERNUSCO SUL NAVIGLIO
mo della stessa parrocchia milanese della SS. Trinità), poi
nominato vescovo in Anatolia.
Io ho preso il suo posto come
preside e ho sempre mantenuto un buon rapporto con lui.
Lo abbiamo sostenuto come
Oltre agli studi, di cosa si istituto soprattutto per i convegni su San Paolo che lui amava
è occupato a Roma?
tenere in Turchia. Poi, cinque
Il mio percorso ha avuto anni fa fu ucciso e lì per me è
un’accelerazione a partire dal stato un altro colpo. Mi ha im2005. Lavoravo all’Antonia- pressionato la sua capacità di
num e lì era preside dell’Isti- lavorare a stretto contatto con
tuto di spiritualità monsignor il mondo musulmano.
Luigi Padovese (tra l’altro sia- Cercava di far comprendere
che per la Turchia era un bene
riscoprire le radici cristiane,
che ne avrebbe giovato anche
l’Islam. Oltre gli impegni accademici, sono stato coinvolto
nella segreteria del Sinodo dei
Vescovi, dove sono stato consultore fino alla preparazione
dell’ultimo Sinodo sulla famiglia. Sono pure consultore
presso la Congregazione per
gli Istituti di Vita Consacrata
e presso la Congregazione per
la dottrina della fede. Poi è ar-
rivata la nomina a Vescovo e
sono stato ricatapultato a Milano.
E come Vescovo ausiliare di Milano, quali sono i
suoi impegni?
In Diocesi mi occupo degli
istituti maschili di Vita Consacrata e a livello
di Conferenza OGNI VOCAZIONE
episcopale lombarda sempre CUSTODISCE
dei religiosi e in QUALCOSA
più della pasto- DI IMPORTANTE
rale della salute. NESSUNA PUò
Ho accettato volentieri questo VIVERE
secondo inca- SENZA
rico, pensando LE ALTRE
all’esperienza di
Cesano.
A proposito di pastorale
della salute, questo settore soffre di una certa
marginalità nella pastorale ordinaria.
È solo un’impressione o
2/2015
15
Ospitalità E CONSACRAZIONE
si dovrebbe fare qualcosa in più per rivitalizzare
l’impegno nel mondo della salute?
Credo che come impegno
la Chiesa ci sia sempre stata.
Come attenzione, come dedizione la Chiesa l’abbia sempre
avuta e questo grazie anche
alla presenza degli Ordini religiosi. Mi ricordo che proprio
negli anni in cui ero a Cesano
è nata l’idea di coordinare i
sacerdoti che lavoravano nel
campo della sanità e l’iniziativa fu dei religiosi, soprattutto
di quelli impegnati nella salute: i Fatebenefratelli, i Camilliani, i Francescani…. Oggi è
diventata un’associazione che
raccoglie tutti sacerdoti, laici,
religiose. All’inizio si chiamava Ancro, oggi si chiama Aipas.
Le chiedo scusa, ma nella presentazione non le
avevo detto che in questo
momento sta parlando
con l’attuale presidente
dell’Aipas…
Ah, sì, che sorpresa! Io ho
proprio assistito all’inizio
dell’associazione. Fu il padre
Oliviero Naldini a farsi promotore e ho partecipato ai primi convegni. Pian piano altri
si sono coinvolti, ma l’origine
è da attribuire alla vita consacrata.
Rimanendo in tema di
religiosi e facendo riemergere un argomento di
suo interesse: la teologia
della vocazione. Che cosa
può affascinare, oggi, un
giovane e dirigerlo verso
la vita consacrata?
16
2/2015
Quello che può affascinare
è l’incontro con Gesù Cristo
e non altro. A noi spetta il
compito di mostrare come la
sequela di Cristo ha la possibilità di donare un significato
pieno alla vita nel dono totale
di sé. Questo è un periodo in
cui non tanto le singole forme
in se stesse possono attirare
perché sono in profondo ripensamento e non potrebbe
essere altrimenti, visto quello che è successo negli ultimi
trent’anni. Un passaggio di
millennio con cambiamenti
vertiginosi. A cavallo del primo millennio si è passati dagli Ordini monastici a quelli
Non sono
le opere
che attraggono,
per un giovane
è attraente
l’esperienza
spirituale
Mons. martinelli con cervellera
durante l’intervista
mendicanti. Due mondi e due
modi completamente diversi
di intendere la vita consacrata. Penso che dovrà accadere
qualcosa del genere. La vita
religiosa ha avuto una grande
espansione nell’ottocento, soprattutto con le congregazioni
femminili che è continuata nel
novecento. I religiosi hanno
dato vita a grandi opere che
oggi, purtroppo, sono in difficoltà. Il sorgere degli Istituti
secolari è stata una novità molto forte con il loro desiderio di
integrare la secolarità all’interno della consacrazione. Senza
questi Istituti non si capisce
neppure il Concilio Vaticano
II. Non sono più le opere che
attraggono, infatti gli Ordini
che sono fortemente legati ad
un’opera precisa o anche ad
una struttura formale, immersi nella “liquidità” della società odierna, non tengono più
e sono soffocati. Non è che
non si debbano avere opere,
ma tutto dipende da come si
sente il rapporto con l’opera.
Far coincidere il carisma con
una forma rigida oggi diventa mortale.
Per un giovane è attraente l’esperienza
spirituale.
I carismi che cercano un possibile spazio nel campo secolare attirano molto i laici. Quale
rapporto esiste nella Chiesa tra
religiosi e laici?
Su questo la Christifideles laici ha detto molto e ha esplicitato elementi che
nella tradizione erano un po’ dati per
scontati. Anzitutto, che la vocazione
fondamentale è quella al battesimo.
Non è che le vocazioni importanti
sono i religiosi e i preti e poi ci sono
i laici che, siccome non possono fare
i preti, subiscono passivamente la presenza nel mondo. Quando San Paolo
parla dell’uomo nuovo non intende il
religioso, intende il battezzato. Le altre
vocazioni sono in aiuto a questo. Certo
la vita consacrata e il sacerdozio sono
vocazioni particolari, ma sempre in aiuto alla vocazione unica che è quella alla
vita cristiana. Il baricentro è il cristiano
nel mondo. Ogni vocazione custodisce
qualcosa di importante dell’altra, anzi
qualcosa di essenziale. Nessuno può vivere la propria vocazione senza le altre.
Una parola sui Fatebenefratelli!
Non ho competenza specifica, ho un legame affettivo con l’Ordine. Per altro,
io sono nato nella clinica S. Giuseppe
che allora era dei Fatebenefratelli. Poi,
sono legato alla figura di alcuni santi, in
particolare del Pampuri. I miei genitori me ne parlavano quando ero piccolo
e dicevano della fama di questo medico che tutti amavano nella campagna
milanese. I santi sono sempre la vera
attualità del carisma.
Infine, torniamo ai suoi studi di
agraria per collegarli al tema
del cibo che è al centro di questo
grande avvenimento mondiale
dell’Expo. Come è coinvolta la
Diocesi di Milano?
Vedo un grande fermento della Diocesi, in particolare di alcuni uffici che si
sono fatti carico con impegno e generosità, mettendo a disposizione energie molto concrete. La presenza della
Chiesa nell’Expo dà un segnale di qualità a tutto l’evento.
Di questo se ne rende conto anche il
mondo laico esterno alla Chiesa. Sia il
padiglione della Santa Sede, sia il riferimento di Caritas Internazionale pongono il problema radicale dal punto di
vista antropologico: cosa nutre la vita?
Cosa nutre il pianeta?
Da una parte l’accesso alle risorse, che
non è solo un problema di produzione
del cibo, ma di scelte politiche, sociali.
La questione della fame nel mondo
non è un discorso generico ma chiede
delle scelte.
Dall’altra la domanda antropologica
radicale: che cosa nutre ultimamente
l’uomo? E si arriva alla frase di Gesù:
«non di solo pane vive l’uomo». Questo tema va verso il cuore della Chiesa:
l’Eucaristia, il dono totale di Cristo che
nutre ogni uomo.
IL PADIGLIONE
DELLA
SANTA SEDE
AD EXPO
LA QUESTIONE
DELLA FAME
NEL MONDO
NON è UN
DISCORSO
GENERICO:
CHE COSA
NUTRE
L’UOMO?
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ETICA E Ospitalità
Obiezione
di coscienza
all’aborto
Carlo
Bresciani
Sarebbe più opportuno cercare rimedi a quelle
condizioni che sembrano costringere la donna ad
abortire, piuttosto che chiedere di limitare il diritto all’obiezione previsto dalla legge italiana.
D
a qualche tempo, sta crescendo in Italia e altrove
una reazione sfavorevole al riconoscimento del
diritto all’obiezione di
coscienza da parte del
personale sanitario nei
confronti dell’aborto, benché
tale obiezione in Italia sia garantita dalla legge 194/1978.
Una certa insofferenza di coloro che sostengono l’aborto nei
confronti di tale obiezione di
coscienza in realtà non è nuova, ma ora sembra che anche
autorità europee si facciano
carico di manifestare qualche
preoccupazione critica. Il Comitato Europeo dei Diritti Sociali, organo del Consiglio di
Europa, con decisione depositata il 10 marzo 2014, ha condannato l’Italia per violazione
dell’art. 11 della Carta Sociale
Europea che tutela il diritto
alla salute con la seguente motivazione: «troppi obiettori che
impediscono alle donne di ri-
18
2/2015
correre all’interruzione della
gravidanza».
Come si legge, la motivazione
addotta sta nel fatto che i medici obiettori in Italia sarebbero in numero troppo elevato e
questo rischierebbe di ledere
il diritto di abortire garantito
alla donna dalla medesima
legge. Ma, in questo modo,
per non far sentire in colpa la
donna che vuole abortire, si
rischia di colpevolizzare l’obiettore di coscienza. Singolare capovolgimento della realtà
che, tra l’altro, tende ad affermare il diritto all’aborto come
indiscutibile sempre e comunque, al di là dei limiti che, in
qualche modo, invece la legge
194/1978 ha pure posto.
si verifichino «circostanze per
le quali la prosecuzione della
gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un
serio pericolo [sottolineatura
mia] per la sua salute fisica o
psichica, in relazione o al suo
stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o
familiari, o alle circostanze in
cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o
malformazioni del concepito».
La legge precisa, inoltre,
all’art. 5, che «il consultorio
e la struttura socio-sanitaria…
hanno il compito in ogni caso
[sottolineatura mia], e specialmente quando la richiesta di
La legge 194/1978
interruzione della gravidanza
sull’interruzione
sia motivata dall’incidenza delvolontaria della gravidanza le condizioni economiche, o
sociali, o familiari sulla salute
La legge prevede, infatti, all’art. della gestante, di esaminare
4, che per accedere all’aborto con la donna e con il padre
coscienza in Italia, soprattutto
in alcune regioni, sono troppi,
quindi limitiamo il diritto all’obiezione di coscienza. Sembrerebbe fin troppo semplice,
ma le troppo facili semplificazioni nascondono spesso
verità ineliminabili. Quasi che
l’obiezione di coscienza per
motivi morali, in questo caso
nei confronti della soppressione volontaria e deliberata di
una vita umana, debba essere
riconosciuta solo se non crea
problemi a qualcuno. Singolare concezione della coscienza
e della sua sovrana libertà! Il
diritto di sopprimere una vita
umana, per di più innocente,
avrebbe la prevalenza sul diritto in coscienza di rifiutarsi di
fare ciò. Singolare e pericolosa concezione dei diritti della
persona umana!
A parte il fatto che la coscienza
è tenuta ad affermare se stessa
anche quando la legge non ne
del concepito, ove la donna
lo consenta, nel rispetto della
dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei
problemi proposti, di aiutarla
a rimuovere le cause che la
porterebbero alla interruzione
della gravidanza, di metterla in
grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di
promuovere ogni opportuno
intervento atto a sostenere la
donna, offrendole tutti gli aiuti
necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto».
Ma tutto questo sembra essere
stato dimenticato da sempre e
non applicato se non in rarissimi casi. Anzi chi chiede che
venga, almeno questo, applicato, viene tacciato come uno
che ostacola l’attuazione della
legge. In ogni modo sembra
indubitabile che, secondo la
lettera della legge, sia pure
prescindendo dalla valutazione della sua gravità morale, l’aborto non debba essere ritenuto come un diritto soggettivo e
insindacabile della donna o di
chi per lei.
L’aborto e l’obiezione di
coscienza dei sanitari
Ciò che è di fatto stato recepito, in contrasto con la legge, è
l’aborto come un diritto insindacabile della donna, sempre
e comunque e questo ha delle ricadute anche sul modo in
cui oggi viene recepito il diritto
all’obiezione di coscienza da
parte dei sanitari: come l’impedimento a un diritto insindacabile, appunto, e, quindi
non ammissibile.
Oggi, si dice, gli obiettori di
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19
ETICA E Ospitalità
riconoscesse il diritto e quindi
il soggetto dovesse poi pagare
caramente di persona (la storia
ce e dà nobilissimi casi, giustamente ricordati con rispetto e
venerazione), correttamente il
sanitario chiede che gli venga
riconosciuto anche legalmente il diritto della sua coscienza, senza dover incorrere per
questo solo fatto in penalità di
alcun tipo.
Può essere vero che, se i sanitari obbiettori sono molti, si
possa creare qualche difficoltà
a rispondere alle richieste di
aborto da parte della donna,
ma l’approccio corretto non
sta certo nel limitare il diritto
all’obiezione o nel penalizzare colui che fosse obiettore.
Sarebbe, innanzitutto, più opportuno cercare rimedi a quelle condizioni che sembrano
costringere la donna ad abortire, se è vero, come è vero,
che l’aborto resta comunque
un dramma anche per la donna stessa. E questo sarebbe,
inoltre, applicare
Lo Stato in modo più ririconosce goroso la legge.
il valore Ma non si tratta,
sociale della innanzitutto,
di
maternità voler essere adee tutela renti alla legge,
la vita quanto di farsi
umana carico veramente
dal suo di un maggior riinizio spetto della donna stessa e di non
abbandonarla a se stessa. Se è
vero che è costretta ad abortire, perché non impegnarsi in
primo luogo a togliere tali costrizioni?
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2/2015
Lo Stato riconosce davvero
il valore sociale della
maternità?
senza poterne valutare il significato per la propria vita. Negare il diritto alla coscienza in
questioni di tale importanza è
negare il diritto ad essere persona responsabile dei propri
atti! Quando la legge positiva
diventa sempre e comunque
un assoluto, cui non si deve
altro che obbedienza, non si
sono fatti progressi di civiltà e
di promozione della persona.
La storia del secolo scorso,
con i suoi terribili drammi,
dovrebbe pure averci insegnato qualcosa.
La legge 194/1978 afferma che
«lo Stato … riconosce il valore
sociale della maternità e tutela
la vita umana dal suo inizio»:
occorrerebbe allora un’azione
più decisa da parte di tutti in
questa direzione, a meno che
si voglia che la legge diventi
come le grida di manzoniana
memoria. Bisognerebbe, inoltre, considerare bene che ogni
limitazione della coscienza,
in campi peraltro molto qualificanti come quelli della vita La gravidanza non è
umana, significa conculcare la una malattia
dignità della persona e ridurla
ad obbligato esecutore di atti, Che poi l’aborto sia un atto sa-
oltre 40.000
i partecipanti
alla quinta
marcia
per la vita
di roma
10 maggio
“
FARSI CARICO
VERAMENTE
DI UN MAGGIOR
RISPETTO
DELLA DONNA
STESSA
E DI NON
ABBANDONARLA
A Sé STESSA
nitario, cui il medico non potrebbe sottrarsi in virtù della
sua professione, è cosa quanto
mai discutibile, a meno che si
consideri la gravidanza in se
stessa una malattia, nel qual
caso per il medico sarebbe un
atto dovuto. Ma ognun vede
come ciò non sia sostenibile,
se non altro perché significherebbe che ogni donna che partorisce lo fa perché ha rifiutato
di essere curata. Se la gravidanza non è una malattia, per
quanto sia vero che l’aborto
ha bisogno dell’assistenza del
medico affinché non risulti di
danno alla donna, esso non è
un atto di cura e, quindi, non
può essere ritenuto parte della
professione medica in quanto tale. A maggior ragione,
quindi, il medico ha diritto di
obiettare e di sottrarsi a ciò che
non è atto di cura della salute e
che, quindi, in quanto tale non
compete alla sua professione.
2/2015
21
“
PASTORALE E Ospitalità
a cura di LAURA MARIA ZORZELLA
Salute
mentale
e spiritualità:
quale
Mario Cerri
integrazione
nelle cure?
22
2/2015
I medici e gli altri operatori che operano in
psichiatria possono e dovrebbero incorporare
la spiritualità o la religiosità nella
pratica clinica al fine di predisporre possibili
interventi terapeutici per favorire la cura
della persona globalmente considerata.
C
oloro che per professione
curano le persone cioè gli
operatori della sanità, indipendentemente dal ruolo,
specializzazione o contesto operativo, in via teorica aderiscono da parecchi
anni all’obiettivo, precisato anche dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), di
perseguire per i propri assistiti il livello più
alto possibile di salute, definita nella medesima costituzione dell’OMS come condizione
di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non soltanto come assenza di malattia
o infermità. Viene inoltre enfatizzato il concetto che la cura globale della persona includa la comprensione dell’ambiente familiare,
culturale e storico-sociale. Ci sono inoltre dei
concetti e dei comportamenti che sono parte
integrante di tutti gli esseri umani che in tempi
più recenti sono ritornati ad essere oggetto di
riflessioni, studi e prese di posizione da parte
di organizzazioni professionali sanitarie, mi ri-
PERSEGUIRE
IL LIVELLO PIù
ALTO DI SALUTE
INTESA COME
BENESSERE
FISICO, MENTALE
E SOCIALE
ferisco alla spiritualità e religiosità.
In studi presenti
su riviste mediche
ed infermieristiche
si evidenzia come
molti pazienti pensano che la spiritualità giochi un
importante ruolo
nelle loro vite, che
gradirebbero che
spiritualità e religiosità venis- molto raramente, i medici absero considerate nel processo biano affrontato con loro tedi cura e che abbiano una po- matiche spirituali o religiose.
sitiva correlazione con gli esiti Anche uno studio condotto
del piano terapeutico.
su pazienti non ricoverati ha
In uno studio del 2001
fornito dati simili conMolti
pubblicato dall’Amerifermando i pensieri
pazienti
can Family Physician
delle persone malate
condotto su persone pensano che la ed i comportamenti
spiritualità
ammesse al ricovero
dei medici.
giochi un
ospedaliero una perAnche per questi
centuale di circa il 90% importante motivi è aumentato
ruolo nelle
pensava che la salute
l’interessamento deloro vite
spirituale fosse equigli operatori sanitari
parabile come impora come la spiritualità
tanza alla salute fisica, circa il possa essere incorporata nella
70% riteneva anche che i me- pratica clinica odierna, tanto
dici dovrebbero considerare i che non poche università del
bisogni spirituali come parte mondo hanno corsi di spiridella loro cura, quasi un 40% tualità e medicina, ad esempio
avrebbe gradito anche che la già all’inizio degli anni 2000
loro religiosità fosse maggior- negli USA vi erano circa 50
mente tenuta in considerazio- facoltà di medicina che li prone. Almeno l’80% di queste ponevano, e che la letteratura
persone riferiva che mai, o scientifica di varie specialità e
nazioni evidenzia una forte relazione fra di loro.
La complessità del problema
inizia già da una definizione
dei termini spiritualità e religiosità, con alcune persone
che identificano questi due
termini come concetti che tendono a sovrapporsi, talvolta
sostanzialmente dei sinonimi,
mentre altri li intendono come
categorie contrastanti.
Non esistendo, almeno per
quanto conosco, delle definizioni universalmente accettate
di questi termini, credo però
sia importante chiarire a noi
stessi, come operatori della sanità, e alle persone alle quali ci
rivolgiamo nella pratica clinica,
cosa intendiamo per spiritualità e religiosità nel momento in
cui affrontiamo insieme questi
temi. Ad esempio per un pratico uso quotidiano un riferimento che personalmente ho
utilizzato è stata una definizione del 1989 usata da Murray
& Zentner: «in ogni
essere umano sem- SPIRITUALITà
bra esservi una dimensione spiritua- E RELIGIOSITà
le, una qualità che ANDREBBERO
va oltre l’affiliazio- CONSIDERATE
ne religiosa che si NEL PROCESSO
sforza di comprendere e raggiungere DI CURA
un significato, uno
scopo nella vita, anche in coloro che non credono in Dio.
La dimensione spirituale tenta
ad essere in armonia con l’universo, si sforza di raggiungere
delle risposte in merito all’infinito e diviene essenzialmente
centrale in momenti di stress
emotivo, malattia fisica e mentale, dolori e perdite, morte».
2/2015
23
PASTORALE E Ospitalità
24
2/2015
guenti.
Quali sono gli argomenti e le motivazioni portate
per sostenere che
ciò vada fatto al
fine di fornire una
buona pratica clinica e non per una
scelta ideologica?
Si pensa che possa
essere utile sia a livello della persona
che a livello di un
miglior processo
curativo? In che
misura questo avveniva? Se non avviene quali sono i
motivi per i quali si
ignora o si decide
di ignorare questa
dimensione?
Sostanzialmente
penso ci si interroghi su quali siano i confini professionali ed etici
che gli operatori delle strutture
deputate al trattamento e riabilitazione delle persone affette dalle
varie patologia psichiatriche debbano considerare in merito alle
materie religiose e spirituali.
Fino a non molti anni fa la psichiatria ufficiale largamente ignorava la rilevanza della religione
nella vita dei pazienti, solo recentemente questo ha cominciato a cambiare ed i clinici sono
sollecitati ora, con indicazioni di
associazioni e collegi nazionali di
psichiatria, a valutare anche pratiche e convinzioni religiose con la
stessa attenzione che usano per
l’accertamento degli altri aspetti
dei personali punti di forza e di
debolezza. In passato psichiatri e
psicologi avevano talvolta tenuto
una posizione meno che neutrale nell’accertamento del ruolo di
“
IN OGNI
ESSERE UMANO
SEMBRA
ESSERVI UNA
DIMENSIONE
SPIRITUALE,
ANCHE IN
COLORO CHE
NON CREDONO
IN DIO
“
E anche quella del 1983 di Ellison: «la spiritualità motiva noi alla
ricerca del significato e scopo nella vita. È lo spirito che sintetizza
la totale personalità ed indica e dà
un senso di direzione e ordine. La
dimensione spirituale non esiste
isolata dalla psiche e dal soma,
ma fornisce una forza integrativa.
Ha influenza ed è influenzata dal
nostro stato fisico e dai nostri sentimenti, pensieri e relazioni».
La religione è usualmente definita più in termini di sistemi di
convinzioni e pratiche relative al
Sacro o Divino e fa riferimento a
comunità o istituzioni all’interno
delle quali tali sistemi sono condivisi e praticati in comune. Utile
mi sembra anche tener presente
quello che Allport nel 1950 definiva come orientamento religioso
intrinseco e estrinseco. L’orientamento intrinseco è diretto verso Dio e internalizza gli aspetti
etici e le pratiche della religione
come una guida al proprio modo
di vivere indipendentemente dal
condizionamento sociale o altre
possibili conseguenze personali.
Mentre l’orientamento estrinseco professa i credi religiosi al fine
che la persona appaia rispettabile,
possa ottenere vantaggi di promozione sociale o essere ben inserita
in un ambiente convenzionale ma
non internalizza i valori religiosi
come un codice di condotta.
Chi si occupa della cura delle persone affette da disturbi psichiatrici si chiede se la dimensione
spirituale e religiosa debba essere
indagata insieme alle altre aree e
funzioni tradizionalmente oggetto
di accertamento. Generalmente a
livello degli interrogativi più comuni che emergono relativamente a questo quesito penso valga la
pena di considerare almeno i se-
convincimenti spirituali e religiosi nella vita dei loro assistiti, ad esempio Freud e Ellis
teorizzavano al riguardo di religione e spiritualità in termini
di psicopatologia ed alla metà
degli anni ’70 del secolo scorso il Group for the Advancement of Psychiatry faceva eco
alle loro assunzioni presentando la religione come una “psicosi borderline”.
Forse tali posizioni, prese decadi fa dagli allora leader del
campo, sono parzialmente responsabili della mancanza del
riconoscimento del potenziale
ruolo positivo di spiritualità e
religione nella salute fisica e
mentale. Una analisi sistematica di tutti gli articoli, su questo tema, pubblicati nel periodo 1978-1989 dall’American
Journal of Psychiatry e dagli
Archives of General Psychia-
try trovò che il 72% degli scritti indicavano una positiva clinica associazione fra religione
e miglior salute mentale, con
un 16% in cui era negativa ed
un 12% dove risultava non
significativa. Esistono inoltre
dati che indicano che la percentuale dei medici specializzandi in psichiatria, rispetto
ad esempio a specializzandi in
medicina riabilitativa, che ritiene la religione importante per
la cura delle persone è inferiore a quella dei citati colleghi
e questo a mio parere solleva
interrogativi sulla loro formazione in questa area.
Senza addentrarsi in complessi approfondimenti ed in ricerche di letteratura ricordo che
nel 1995 Lindgren&Coursey
in una osservazione ed indagine in un centro di riabilitazione di un gruppo di perso-
ne affette da gravi patologie
psichiatriche con diagnosi di
schizofrenia, disturbo schizoaffettivo, disturbo bipolare,
depressione unipolare e disturbi di personalità, trovò che
il 60% di loro riportava che la
spiritualità/religione aveva un
impatto favorevole su di loro
e sulla loro malattia. Nel 2001
Swinton riferendosi a sistematiche analisi di letteratura di
ricerca riportava che aspetti
di coinvolgimento spirituale e
religioso sono associati a desiderabili esiti di salute e vi era
una correlazione positiva con
riduzione di sintomi nella depressione, abuso di sostanze,
schizofrenia e prevenzione di
suicidio.
Vari autori citano che ricerche
hanno evidenziato una connessione significativa fra fede,
specialmente quella intrinse-
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25
PASTORALE E Ospitalità
ca, e recupero da condizione
di malattia e generale salute;
ad esempio persone di fede
appaiono essere soggetti a
meno depressione e quando
lo sono sembrano uscirne più
rapidamente; anche le percentuali di suicidi sono minori e
c’è meno vulnerabilità ad abuso di alcol, sostanze e farmaci.
Il numero di articoli pubblicati
in questo campo è ora nell’ordine di alcune centinaia e vi è
una estesa base di evidenza in
supporto della rilevanza della
spiritualità e della religione in
molte persone affette da patologie mentali, dei benefici di
considerarle entrambe all’interno di un accertamento globale clinico delle condizioni di
questi pazienti ed anche come
potenziali fonti benefiche nei
piani di trattamento. Sostanzialmente emergerebbe in
modo convincente dalla maggioranza delle pubblicazioni
sull’argomento che aspetti
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2/2015
di religiosità e di spiritualità
rappresentano forze potenti
che hanno un impatto spesso
positivo nella pratica clinica
psichiatrica. Credo che ora si
possano avere maggiori dati a
sostegno di ciò tanto che nel
2001 Glas, psichiatra e professore di filosofia, insieme
ad altri anche nel campo infermieristico, raccomandava
in merito alla formazione dei
professionisti della psichiatria,
che si dovesse educare tali
operatori sulla problematicità
spirituale e religiosa in termini
di conoscenza, attitudini ed capacità clinico-operative.
… Praticamente Raccogliere la
storia spirituale, che è il primo
passaggio, è una abilità da acquisire e raffinare e non una
attività meccanica di routine.
Richiede un coinvolgimento empatico del paziente, un
approccio rispettoso e confidenziale, un luogo tranquillo
ed una disponibilità di tempo
non frettolosa. Personalmente ritengo che possa essere
opportuno procedere inizialmente ad un accertamento
informale che può essere fatto durante un incontro clinico
qualsiasi e, dato che molti pazienti usano un linguaggio simbolico e metaforico quando
esprimono pensieri spirituali,
l’accertamento spesso parte da
un attento ascolto delle storie
che raccontano delle loro vite
e malattie ed in queste interpretare le tematiche spirituali
coinvolte. Al momento opportuno della conversazione possono essere formulate domande aperte del tipo “Che cosa
ti aiuta di più quando le situazioni sono molto difficili e le
cose non vanno bene per gravi
problemi o perdite affettive?
A chi ti sei rivolto, ti rivolgi o
vorresti rivolgerti per un aiuto
o conforto? Dalle risposte ottenute si può procedere per
sondare altri aspetti, anche
eventualmente con strumenti
di intervista formale strutturata presenti nella letteratura di
ricerca, e farsi un’idea del retroterra-background spirituale
o religioso della persona, pensare se e come le convinzioni
inerenti la sua spiritualità o
religiosità possano essere supportive e che ruolo giochino
nella sua vita attuale, anche
in relazione alle sue convinzioni del passato. Importante
è valutare un eventuale stress
spirituale o crisi spirituale che
avviene quando la persona è
completamente incapace di
trovare fonti di significato, speranza, amore, pace e conforto
nella vita oppure quando vi è
un conflitto fra i convincimenti spirituali o religiosi e quanto
sta accadendo nella sua vita.
Con gradualità e discrezione si
può procedere a considerare
gli eventuali temi spirituali o
religiosi che il paziente gradirebbe discutere e come possano influenzare il tipo di trattamento terapeutico. È inoltre
utile appurare se ci sono o ci
potrebbero essere delle relazioni positive e significative
con persone o comunità religiose/spirituali. Questa raccolta anamnestica e questi accertamenti non vanno imposti,
non si deve avere un atteggiamento giudicante o giustificatorio delle loro convinzioni né
tantomeno si deve esprimere
proprie convinzioni morali o
religiose durante tutto questo
delicato e rispettoso processo
conoscitivo. Solo se esplicitamente e direttamente richiesto dal paziente, che intende
cosi indicare un desiderio di
colloquio e confronto fra due
persone, penso che il medico
possa cautamente manifestare
i propri convincimenti, aven- lisi per favorire la prevenzione
do però sempre ben presente di riacutizzazioni e recidive di
che una loro espressione in- malattia e la cura della persoappropriata o insensibile può na globalmente considerata.
essere fonte di stress per il pa- L’influenza di temi spirituaziente, che mai vi debba essere li o religiosi sulle valutazioni
una sorta di condizionamento e decisioni prese ed eseguio imposizione e che
te da parte dei
Religiosità
il rispetto per i dicomponenti
e Spiritualità
ritti di autonomia e
l’equipe psichiarappresentano
forze potenti
libertà di pensiero
trica è piuttosto
e convincimenti in che hanno un impatto complessa dato
tema di religiosità e positivo nella pratica che nel training
clinica psichiatrica
spiritualità, sopratprofessionale ratutto in psichiatria, debba es- ramente vi è attenzione all’insere sempre massimamente segnamento in queste aree in
considerato e tutelato.
termini di conoscenza, comI medici e gli altri operato- petenze e attitudini ed inolri che operano in psichiatria tre le differenze personali dei
possono e dovrebbero, a mio singoli operatori giocano un
parere, quindi incorporare la ruolo non secondario nelle
spiritualità o la religiosità nella modalità di approccio a queste
pratica clinica attraverso lo stu- tematiche, dato che vale anche
dio della specifica letteratura, per loro, come per i pazienti,
l’accertamento della spiritua- l’appartenenza ad uno dei selità o religiosità del paziente, guenti gruppi, per quanto riunitamente ad una eventuale guarda religiosità e spiritualità.
diagnosi di stress spirituale, I curanti cioè possono apparal fine di predisporre possi- tenere ad un gruppo di persobili interventi terapeutici, che ne che si identificano con una
includano le considerazioni particolare storica o sociale
tratte dalla loro specifica ana- tradizione, ad esempio una
CON GRADUALITà
E DISCREZIONE
SI PUò PROCEDERE
A CONSIDERARE
GLI EVENTUALI TEMI
SPIRITUALI O RELIGIOSI
DA DISCUTERE
COL
PAZIENTE
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PASTORALE E Ospitalità
determinata Istituzione a carattere
religioso, possono adottare personalmente una definita spiritualità, possono manifestare disinteresse nella
spiritualità e/o nella religione, possono avere un atteggiamento di antagonismo verso queste materie.
Per alcuni la causa della non considerazione di questi temi viene anche fatta risalire alla secolarizzazione
(parola complessa che nei paesi occidentali inizialmente veniva riferita
al divorzio della spiritualità personale dalla religione organizzata) della
cultura nella quale si è sviluppata la
disciplina della psichiatria, principalmente basata sulla scienza. Spesso
nelle riunioni di equipe in psichiatria
ed in psicogeriatria ho osservato che
io ed altri ci soffermavamo a riflettere
e cercare di interpretare le difficoltà
che i pazienti avevano avuto da giovani e le loro successive difficoltà relazionali principalmente in merito ad
aspetti pratici del vivere quotidiano,
mentre minor attenzione era riservata a disagi spirituali e a loro questioni di profonda ricerca di significato
e scopo di vita nella sofferenza. Una
domanda che mi sono posto e che
lascio aperta alla riflessione è: non è
anche perché il “piccolo sconosciuto” dell’inconscio della mente umana ci metta a minor disagio rispetto
al “più grande sconosciuto” che va
al di là della nascita e della morte?
Oltre a questo interrogativo che può
essere presente in modo consapevole o meno, molti operatori si sentono senza esperienza e formazione su
questi temi e tendono a considerarli
di esclusiva pertinenza di cappellani
e ministri di culto religioso; sicuramente è opportuno un invio al cappellano quando il paziente lo chiede,
28
2/2015
ma la consulenza e l’intervento dovrebbe avvenire con modalità e tempi valutati per ogni singola persona.
Come vari cappellani che operano
in strutture sanitarie di cura e riabilitazione psichiatrica hanno sentito
il bisogno ed hanno avuto una formazione specialistica in problematiche inerenti le malattie mentali, così
operatori di questa specialità hanno
iniziato a richiedere approfondimenti su spiritualità e religiosità, indipendentemente dalle relative personali
condizioni di partenza di pensiero
e credo religioso. Nelle opere assistenziali dell’Ordine dei Fatebenefratelli credo che lo stesso cambio di
denominazione da Servizio Pastorale
a Servizio di attenzione spirituale e
religiosa voglia, nel solco del progetto assistenziale juandediano, ridare
un aggiornato impulso alla consapevolezza, conoscenza e modalità
operative pratiche su questi temi. Il
presente articolo può solo introdurre in linea generale e parziale quindi
riduttiva una problematicità, che necessita di maggior approfondimento,
discussione dialettica e condivisione
al fine di operare nella realtà clinica e
professionale di ogni giorno in modo
coerente con i principi assistenziali di
San Giovanni di Dio.
MOLTI
OPERATORI SI
SENTONO SENZA
ESPERIENZA
E FORMAZIONe SUI
DISAGI SPIRITUALI
E DELEGANO
l’intervento
AI CAPPELLANI
FILOSOFIA DI VITA E Ospitalità
L’uomo:
grandezza e miseria,
Maurizio Schoepflin
N
cuore e ragione
ato
a
Clermont-Ferrand
nel 1623,
Blaise
Pascal
non è stato soltanto una delle menti più
geniali che abbiano illustrato
il pensiero occidentale; egli
fu anche un cristiano fervente
e un uomo dotato di grande
umanità e di profondo rigore
morale. Alcuni episodi della
sua vita sono poco noti, ma
fanno ben comprendere l’alto spessore religioso della sua
personalità. Si sa che ospitò
nella propria casa una famiglia
indigente e sua sorella Gilber-
Intelligenza acuta e poliedrica,
matematico e fisico eccelso,
scrittore dallo stile cristallino,
BLAISE Pascal, non fu solo
un grande filosofo,
ma anche un geniale inventore.
te narra che, ormai molto malato, si preoccupò delle sorti
di una giovanetta rimasta sola,
provvedendo a tutto ciò di cui
ella aveva bisogno e procurandole un’onesta sistemazione.
Inoltre, essendogli stata rifiutata la richiesta di ricevere la
comunione in casa come viatico, in quanto si riteneva che
non fosse in punto di morte,
manifestò alla sorella la volontà di supplire alla grazia non
accordata con qualche opera
buona, e chiese che un malato
povero fosse ospitato nella sua
casa e gli fossero riservate le
stesse cure che venivano a lui
somministrate. Quando seppe
che questo non era possibile,
chiese di essere trasportato
agli Incurabili, poiché desiderava morire in mezzo ai poveri. Nell’anno stesso della morte, il 1662, fondò una società
per i trasporti pubblici, con i
proventi della quale assicurò
l’assistenza ad alcuni poveri
della cittadina di Blois.
Come emerge dai fatti narrati,
Pascal visse in prima persona
una suggestiva e appassionata
esperienza religiosa. La sua
fede, frutto di due conversio-
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FILOSOFIA DI VITA
E Ospitalità
ni, la seconda delle quali caratterizzata da tonalità mistiche, lo portò a
disprezzare ogni umana vanità e a
concentrare tutto se stesso intorno
al mistero di Dio e della salvezza.
La sua religiosità, contraddistinta da
un timbro rigoristico e venata pure
di un certo pessimismo, appare tuttavia profondamente sincera, tanto
che nessuna traversia la poté scalfire.
Tra i suoi scritti troviamo pure un’appassionata “Preghiera per chiedere a
Dio il buon uso delle malattie”, nella
quale ribadì la convinzione che anche
le disgrazie sono frutto della misericordia divina. Intelligenza acuta e poliedrica, matematico e fisico eccelso,
scrittore dallo stile cristallino, Pascal,
nel volgere di un’esistenza breve
(morì a Parigi appena trentanovenne)
è stato in grado di lasciare una traccia
indelebile anche nel campo della riflessione etico-religiosa, proponendo
“Pensieri” (questo il celeberrimo titolo della sua opera maggiore, che raccoglie materiali diversi che l’autore si
riprometteva di organizzare più compiutamente) sulla condizione umana
e sulla fede cristiana, che non è esagerato definire un grande tesoro di saggezza e di spiritualità profondamente
impregnate di religiosità autentica.
Pascal non fu solo un grande filosofo, ma anche un geniale inventore.
A soli diciotto anni costruì «quella
macchina aritmetica - così egli scrive
alla sorella - con cui si fanno tutte le
specie di operazioni non solo senza
penna e senza gettoni ma anche senza sapere alcuna regola d’aritmetica,
e con infallibile sicurezza». Era la prima calcolatrice, inventata dal giovane
Blaise per aiutare il padre, oberato di
lavoro. A ventitré anni portò a compimento l’esperienza del vuoto, dimostrando che i fenomeni attribuiti
al vuoto erano in realtà «causati dalla
pesantezza dell’aria».
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2/2015
È noto che Pascal aderì al giansenismo, una dottrina fondata dall’olandese Cornelius Jansen e dichiarata
eretica dalla Chiesa cattolica. In difesa dei giansenisti e in polemica con
il lassismo morale dei Gesuiti, scrisse
le “Provinciali”, una raccolta di diciotto lettere che la Congregazione
dell’Indice condannò. Nel frattempo, Pascal stava progettando anche
la stesura di un’Apologia del Cristianesimo. L’opera non fu mai portata
a termine, ma i frammenti di questo
progetto confluirono nei “Pensieri”. Al centro dell’indagine filosofica
di Pascal sta l’uomo. Un uomo non
astrattamente inteso, ma che è «cuore» oltre che ragione, è enigma a se
stesso, è nel medesimo tempo grandezza e miseria. In questa situazione,
francese affermò: «[gli uomini]
non avendo potuto guarire la
morte, la miseria, l’ignoranza,
hanno deciso di non pensarci
per rendersi felici». Ma proprio tale atteggiamento è, a suo
avviso, il male più pernicioso
per l’uomo, poiché, non consentendogli di guardare dentro
di sé e di accettare il proprio
stato di indigenza, gli proibisce
al contempo di intraprendere la strada della fede, l’unica
che può condurlo fuori dalla
sua miseria. L’uomo, dunque,
deve avere il coraggio di guardarsi dentro, attraverso uno
sforzo di introspezione per il
quale non è sufficiente il sapere scientifico (che Pascal tenne
“
LA SALVEZZA
DELL’UOMO
NON è FRUTTO
Né DELLA
SCIENZA Né
DELLA FILOSOFIA
DAL MOMENTO
CHE è UN DONO
DI DIO
“
contrassegnata dall’incertezza
sulla propria sorte, l’individuo
preferisce spesso rifugiarsi nel
divertimento e nella distrazione, tentando inutilmente di
dimenticare il dramma del vivere. Con particolare lucidità,
Pascal descrive lo stordimento
a cui gli uomini si consegnano
per non pensare ai sofferti interrogativi e ai gravi problemi
della vita, dedicando scioccamente le loro migliori energie ad attività futili, quali, per
esempio, le cacce, i tornei e
le feste mondane. A proposito del tema del divertimento
come fuga dell’uomo di fronte
alla consapevolezza della propria miseria, il grande filosofo
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31
FILOSOFIA DI VITA
E Ospitalità
comunque in grande considerazione);
così facendo, scoprirà la sua debolezza e
il suo limite. Ma, proprio grazie a questo
riconoscimento che è frutto di ragione e
di sentimento insieme (di quella particolare facoltà intuitiva, cioè, che egli chiamò «esprit de finesse»), l’uomo potrà
intraprendere il cammino della verità e
della liberazione, perché avrà compreso
di essere radicalmente bisognoso di una
salvezza che soltanto Dio gli può donare. Questo «spirito intuitivo», è, secondo
il filosofo di Clermont, una facoltà umana particolare che permette di cogliere
la ricchezza e la profondità della vita.
Vi sono dei princìpi inerenti la condizione degli uomini che possono essere
appena scorti, sentiti e avvertiti piuttosto
che visti in modo chiaro. «Si tratta - sostiene Pascal - di cose talmente delicate
e così numerose che ci vuole un fiuto
abbastanza raffinato e preciso per sentirle e per giudicarle rettamente e giustamente secondo questo sentimento,
senza poterle molte volte dimostrare
metodicamente....
Bisogna veder la cosa di colpo, a una sola
occhiata, e senza procedere per ragionamenti, almeno fino a un certo punto».
Per l’uomo divenuto consapevole della
propria fragilità è necessario compiere
un decisivo atto di fede, accettando di
mettersi nelle mani del Signore. È una
fede, quella pascaliana, che non ammette mediazioni, una fede che si presenta
come una scelta radicale, una sorta di
scommessa che consiglia di puntare tutto su Dio, riconoscendo in Gesù Cristo
l’unico Salvatore.
Nessuna certezza umana può esserci
di aiuto; Dio si nasconde e si rivela simultaneamente, bisogna credere in Lui,
accettare il dono della sua Grazia, sottomettersi alla sua maestà. Optare per
Dio è, secondo Pascal, la decisione più
ragionevole, si può vincere tutto e non
si perde niente. A chi è incerto se operare tale scelta, egli indirizza le seguenti
parole: «Sarete fedele, onesto, umile,
riconoscente, benefico, amico sincero,
veritiero....
32
2/2015
Vi dico che in questa vita ci guadagnerete; e che, a ogni nuovo passo che farete
in questa via, scorgerete tanta certezza
di guadagno e tanto nulla in quanto rischiate, che alla fine vi renderete conto
di avere scommesso per una cosa certa,
infinita, per la quale non avete dato nulla». Nella visione pascaliana, la salvezza
dell’uomo non è frutto né della scienza né della filosofia, dal momento che
è un dono di Dio. La ragione umana,
limitata, non può giungere a Dio. Dunque, una volta accolta, la fede cristiana
getta piena luce sulla condizione umana,
soprattutto perché, facendo perno sulla
fondamentale verità del peccato originale, ricorda a tutti che la natura dell’uomo
è corrotta e pertanto incapace di quella
salvezza che soltanto la misericordia divina e l’opera redentrice di Gesù Cristo
hanno realizzato.
LA CALCOLATRICE
INVENTATA DA
PASCAL PER
AIUTARE IL PADRE
NEL LAVORO
SOPRA IL SUO
LIBRO PENSIERI
PSICHIATRIA E Ospitalità
a cura di ROSARIA PIOLI
L’amicizia
come
dialogo
L’amicizia, come ogni cosa essenziale della vita,
ci trasforma nei nostri orizzonti emozionali
ed esistenziali, e fa sgorgare in noi speranze che,
anche nel dolore, ci aiutano a resistere alle nubi
e alle notti oscure dell’anima.
Eugenio
Borgna
2/2015
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PSICHIATRIA E Ospitalità
O
gni amicizia, ogni amicizia fondata sulla reciprocità e sulla autenticità delle
emozioni e dei pensieri, ha
prima di ogni altra cosa il significato di un dialogo senza fine
che continua anche quando
non ci si vede, non ci si incontra e non ci si parla. Quando ci
si rivede, il silenzio si annulla,
si annulla l’assenza, e l’incontro apparentemente perduto
si ricostituisce nella sua spontaneità e nella sua continuità,
nella sua donazione di senso
e nei suoi ricordi. Fra persone
amiche il tempo, il tempo interiore, il tempo vissuto, non si
incrina mai, come non si incrina mai la memoria, nonostante che il tempo degli orologi,
il tempo del calendario, abbia
apparentemente spezzato il
corso del tempo: il corso della
vita. Rivedendosi, il linguaggio del silenzio, il
linguaggio dell’asL’AMICIZIA è senza, sono allora
UN’ESPERIENZA sostituiti dal linPROFONDA guaggio del volto
E COMPLESSA e degli sguardi,
del sorriso e delle
CHE CIASCUNO lacrime, che sono
DI NOI un altro modo
RIVIVE A talora ancora più
di
MODO scintillante
parlare.
SUO L’amicizia non è
solo dialogo ma
è anche corrente carsica che
scorre nascosta e luminosa
fra persone vicine e lontane,
presenti e assenti, consapevoli
in ogni caso che nei momenti
della gioia e del dolore, della
nostalgia e della prova, non si
sarà mai soli.
34
2/2015
Sì, ci sono amicizie profonde
e amicizie che non lo sono,
amicizie che durano una vita
e amicizie immature che si
sfaldano rapidamente, ma in
ciascuna di esse non possono
mai mancare, anche quando
sono intermittenti, disponibilità all’ascolto e al dialogo, alla
accoglienza e alla solidarietà.
Sono cose che non dovremmo mai dimenticare, e che
dovremmo cercare di fare crescere nei nostri cuori.
L’amicizia
trasforma
la nostra vita
Nelle aree di ogni amicizia,
nella misura in cui sia discreta
e spontanea, non importa se
antica, o recente (ci sono amicizie che nascono improvvise
anche in persone che si conoscano da poco, e si vedano di
rado), non si spengono mai
aneliti alla condivisione e alla
comunione. L’amicizia, come
ogni cosa essenziale della vita,
ci trasforma nei nostri orizzon-
ti emozionali ed esistenziali,
e fa sgorgare in noi speranze
che, anche nel dolore (nel dolore dell’anima, e non solo nel
dolore del corpo), ci aiutano a
resistere alle nubi e alle notti
oscure dell’anima.
Ci sono forme diverse di
amicizia che non sono mai
statiche e immutabili ma che
salgono e scendono sulla scia
delle vicende della vita, e nondimeno il nocciolo segreto di
ogni esperienza di amicizia mi
sembra realizzarsi in una condizione di inesauribile reciprocità: zattera sulla quale imbar-
carsi nelle ore, o nelle stagioni,
liete o amare, della nostra vita.
L’amicizia è agostiniana esperienza del presente ma anche
del passato, della memoria,
non della memoria cronologica, della memoria dei numeri
e delle cifre, ma memoria vissuta, che ogni volta rende vive
le esperienze che si sono fatte
nel passato. Insomma l’amicizia è una esperienza profonda
e complessa, radicata nella
condizione umana, che ciascuno di noi rivive a suo modo.
Le amicizie
nelle diverse
età della vita
Le amicizie cambiano la loro
fisionomia, il loro modo di nascere e di svolgersi nel tempo,
nelle diverse età della vita. Le
amicizie, che sorgono nella
adolescenza, sono le più febbrili e le più ardenti, le più inafferrabili e le più misteriose,
le più generose e le più altruiste; e sono quelle che possono
durare tutta la vita, ed essere
sorgente di passioni fiammeggiati e creatrici. Ma le amicizie
adolescenziali si lacerano talora improvvisamente, senza che
sia sempre possibile riconoscerne le cause; lasciando dietro di sé braci che poi si spengono definitivamente. Meno
esposte a queste lacerazioni
sono le amicizie che nascono
in età adulta, e che non hanno
nondimeno lo smalto e i furori delle amicizie adolescenziali; benché ovviamente anche
le amicizie non adolescenziali
siano non di rado animate da
ardore e da passione della interiorità, da bagliori di generosità e di reciprocità, insomma
da emozioni schiette e spontanee che fanno del bene, e che
irradiano il bene intorno a sé.
Ma non vorrei dimenticare le
amicizie che nascono fra persone anziane, e che sono, o almeno possono essere, ragione
di vita; arginando la solitudine,
e dando un senso alla fatica
di vivere. Non solo in persone anziane, che vivano in case
vicine, ma anche in persone
anziane che vivano in comunità, o in case di riposo, il fiorire
della amicizia è davvero occasione di reciproco aiuto e di
donazione di senso anche, e
soprattutto, nelle ore della sofferenza, e della nostalgia.
minili possano essere più nutrite di interiorità, e più tenaci, forse più consapevoli della
loro importanza nella vita, che
non le amicizie maschili. Cose,
queste, che si riannodano alla
presenza nella donna di più
vive attitudini a guardare dentro di sé, a seguire il cammino
misterioso che porta verso l’interno, e a dare espressione a
quello che si svolge nella propria vita emozionale.
Non so se, e in quale misura,
le lettrici e i lettori di questa rivista, così splendidamente rin-
Le amicizie
femminili
e quelle maschili
Ci sono amicizie femminili,
e ci sono amicizie maschili, come ci sono amicizie fra
donne e uomini; ma ci sono,
o almeno ci possono essere,
differenze nei modi di essere
delle une e delle altre?
Ovviamente non è giusto, e
non è possibile, generalizzare,
ma direi che le amicizie fem2/2015
35
PSICHIATRIA E Ospitalità
novata oggi nella sua veste editoriale, possano almeno in parte condividere queste
mie considerazioni; ma vorrei solo dire
loro che esse nascono da quelle che sono
state le mie esperienze nell’incontro con
la tristezza e con la sofferenza; constatando come in questi casi la luce e il coraggio
dell’amicizia abbiano a manifestarsi nella
donna con più generosità, e con più capacità di creare una limpida e stellare comunità di destino.
Ci sono infine le amicizie fra donne e
uomini che sono più complesse anche
perché in esse sono necessarie armonizzazioni e conciliazioni fra i diversi modi
di vivere l’amicizia nelle sue risonanze
interiori, e nelle sue forme di espressione nelle parole, nei gesti e nei silenzi. Ma
molte altre cose si potrebbero pensare e
dire su questo tema di così radicale importanza non solo psicologica e umana
ma spirituale.
L’amicizia è fragile
Certo, non dovremmo mai dimenticare
che anche l’amicizia, come ogni grande
esperienza della vita, è fragile, ed è esposta alle ferite della stanchezza, della disattenzione, delle incomprensioni, della gelosia, delle noncuranze, della monotonia,
dell’aridità spirituale; e allora è necessario
viverla, e accoglierla, con quella attenzione che, come diceva Cristina Campo, ci
porta a cogliere le tracce del mistero che
fa parte della vita.
Ogni amicizia non resta imprigionata in
se stessa ma si riverbera come una eco
nel mondo delle relazioni interpersonali; rendendole migliori, e più aperte alla
gentilezza e alla solidarietà. Sì, questo è il
senso della bellissima metafora di Nietzsche che guarda alla amicizia come ad una
nave che segue la sua rotta ma che può
richiamare intorno a sé altre navi che le si
avvicinano sulla scia di una reciprocità e
di una solidarietà di intenti.
36
2/2015
Riccardo Bussi, Psichiatra CRA Fabello
e Paolo Cozzaglio,
Primario Area Psichiatrica Centro Sant’Ambrogio
Cernusco sul Naviglio Milano
Pazienti
autori
di reato:
nuove
prospettive
possibili
I Fatebenefratelli, in risposta
alla richiesta della Regione
Lombardia di strutture
per la riabilitazione di utenti
autori di reato, hanno
aperto nuove realtà,
nel Centro Sant’Ambrogio
di Cernusco sul Naviglio
vi è la Comunità Riabilitativa
ad Alta Assistenza (CRA)
“Raimondo Fabello”.
Inaugurata nell’aprile 2012,
che accoglie fino
a sedici pazienti.
Con il DL 52/2014 e con la
Legge 81/2014 il governo ha
definitivamente fissato la data
di chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) al
31 marzo 2015. Tale provvedimento di fatto determina il
trasferimento delle competenze relative alla cura delle persone presenti in tali strutture
al Servizio Sanitario Nazionale
e al coinvolgimento dei Dipartimenti di Salute Mentale con
l’istituzione a livello regionale
di strutture residenziali a carattere sanitario per l’esecuzione
delle misure di sicurezza detentive (REMS). La Legge 180
del 1978 infatti non prese in
considerazione gli OPG che rimasero sotto la responsabilità
del Ministero della Giustizia,
e quindi distaccati dal circuito
della psichiatria territoriale.
Negli ultimi tre anni il Mini-
stero della Salute, in collaborazione con il Ministero della
Giustizia, si è dedicato alla
trasformazione dell’assistenza
psichiatrico-forense al fine di
assicurare percorsi di cura più
appropriati a questi pazienti a
lungo dimenticati e oggetto di
doppia esclusione sociale in
quanto malati mentali e autori di reato. Infatti i pochi dati
epidemiologici disponibili, i
più recenti raccolti dall’Istituto
Superiore di Sanità nel 2013,
evidenziano come la popolazione dei pazienti in OPG
abbia le caratteristiche sociodemografiche di una popolazione effettivamente molto
svantaggiata.
Di concerto con questa trasformazione oltre all’introduzione di nuovi criteri per la
valutazione della pericolosità
sociale sono state apporta-
te modifiche nella disciplina
delle misure di sicurezza detentive con il chiaro intento di
relegare la misura di sicurezza
detentiva per i non imputabili
o semi imputabili ad un ruolo
di ultima ratio al fine di ridurre il numero dei ricoveri e la
durata della stessa misura di
sicurezza (introduzione di un
termine massimo di durata
della misura di sicurezza detentiva).
Ad oggi il ricovero in OPG,
in maniera più definita che in
passato, viene disposto dal giudice qualora ogni misura terapeutica territoriale alternativa
non sia idonea ad assicurare
cure adeguate e a contenere la
pericolosità sociale del paziente. Di fatto ciò attribuisce totale responsabilità nella gestione
di questi pazienti alle amministrazioni regionali.
2/2015
37
PSICHIATRIA E Ospitalità
La Regione Lombardia con
delibera del giungo 2014 ha
stabilito un nuovo programma
per la gestione del processo di
superamento degli OPG che
prevede:
• la realizzazione delle residenze sostitutive agli OPG
(REMS) (otto in totale delle quali sei ubicate a Castiglione delle Stiviere);
• azioni finalizzate alla tutela della salute mentale
in carcere in modo da potenziare l’offerta sanitaria
in ambito psichiatrico e
snellire il carico di ricoveri
nelle REMS evitando che
detenuti affetti da disturbi
psichiatrici per i quali il
regime carcerario risulta
più difficoltoso o con infermità sopravvenuta vengano trasferiti. (Presso il
carcere di Pavia è prevista
l’attivazione di un servizio
di supporto per il disagio
psichico dei detenuti);
• creazioni di micro-équipe territoriali al fine di creare percorsi di cura specifici, che integrino le istanze
di cura al reinserimento
sociale e favoriscano quindi una presa in carico multidimensionale seguendo il
percorso sanitario del paziente e fungendo da collegamento con la magistratura e altri organi coinvolti
nel percorso giudiziario.
Ad oggi è ancora in corso un
ampio dibattito sul programma di superamento degli
OPG, non poche critiche si
sono sollevate sull’inadeguatezza della sostituzione degli
OPG con le REMS residenze
38
2/2015
più piccole ma pur sempre
con funzione di custodia; altri
ritengono prematura la chiusura degli OPG non essendo
i servizi territoriali ancora in
grado di recepire tale utenza.
Di fatto viene richiesto a un
sistema sanitario, saturo e depauperato di risorse, di occuparsi di situazione complesse
nell’arco di breve tempo.
I Fatebenefratelli da tempo
sono coinvolti nel percorso
di cura e monitoraggio dei pazienti con misura di sicurezza.
All’interno dei nostri Centri
sono attive Comunità a diversa intensità riabilitativa per il
trattamento di questi pazienti.
In risposta alla richiesta della
Regione Lombardia di strutture per la riabilitazione di utenti autori di reato negli ultimi
anni sono state aperte nuove
realtà (CRA ad alta intensità
riabilitativa e assistenziale e
nelle foto
alcuni degli
ambienti della
comunità di
cernusco
sul naviglio
CPA a media intensità riabilitativa e alta intensità assistenziale) per un totale di 36 posti letto. In quanto Comunità
riabilitative deputate alla cura,
e non avendo caratteristiche
custodiali, le strutture e il personale che vi opera è analogo
a quello delle altre Comunità
psichiatriche, ma i protocolli
di vigilanza concordati con gli
ospiti, i programmi riabilitativi
e la formazione degli operatori
sono specifici per questo tipo
di utenza.
Tra queste Comunità, nel
Centro Sant’Ambrogio di
Cernusco sul Naviglio vi è la
Comunità Riabilitativa ad Alta
Assistenza (CRA) “Raimondo
Fabello”.
Inaugurata nell’aprile 2012,
la CRA accoglie fino a sedici
pazienti autori di reato provenienti dagli OPG, oppure
pazienti soggetti a disposizioni
imposte dal Magistrato di Sorveglianza o dal Giudice Tutelare. L’inserimento nella CRA
viene definito da un’équipe
psichiatrica su invio dei servizi psichiatrici pubblici che
hanno in carico il paziente e
in stretta collaborazione con i
curanti dell’OPG nel caso di
pazienti provenienti da tale realtà. Anche la collaborazione
con i Magistrati di Sorveglianza e i Servizi Sociali delegati
(UEPE) è parte essenziale del
progetto di cura.
La tipologia diagnostica dei
pazienti accolti copre le psicosi, i disturbi dell’umore e i
gravi disturbi di personalità.
Frequentemente vi è una comorbidità con l’abuso di sostanze stupefacenti e l’alcol.
L’età massima di accoglienza,
imposta dai decreti di accreditamento regionale, è di 50
anni, salvo deroghe specifiche.
L’équipe della CRA è multidisciplinare ed è composta dal
primario responsabile d’area,
lo psichiatra, lo psicologo psicoterapeuta, il coordinatore,
gli educatori, gli infermieri
professionali e gli operatori
socio-sanitari.
Il programma della CRA
Fabello, prevede dopo un
accurato assessment e una
rivalutazione diagnostico–terapeutica l’individualizzazione delle potenzialità e delle
risorse del paziente e la conseguente formulazione di un
progetto terapeutico riabilitati-
I FATEBENEFRATELLI
DA TEMPO
SONO COINVOLTI
NEL PERCORSO DI CURA
E MONITORAGGIO
DEI PAZIENTI
CON MISURA
DI SICUREZZA.
NEI CENTRI DELL’ORDINE
SONO ATTIVE COMUNITà
A DIVERSA INTENSITà
RIABILITATIVA
PER QUESTI PAZIENTI
vo (PTR) coerente con il progetto terapeutico individualizzato predisposto dal servizio
territoriale inviante. Tuttavia,
in modo specifico rispetto ad
altre Comunità, il progetto terapeutico è maggiormente incentrato al raggiungimento di
una maggior consapevolezza
del disturbo mentale e della
sua correlazione con le anomalie comportamentali alla
base degli agiti disfunzionali
che si sono tradotti in reato.
In quest’ottica, accanto al lavoro clinico e psicoterapico
per favorire l’acquisizione di
consapevolezza, nella nostra
CRA sono stati creati gruppi
psicoeducazionali finalizzati
ad una maggior comprensione
del concetto di pericolosità sociale e delle conseguenze che
hanno una ricaduta sociale e
sul percorso di cura. Il programma di trattamento, inoltre, prevede diverse fasi differenziate il cui obiettivo finale
è il reinserimento del paziente
nel territorio di appartenenza
e nel proprio ambiente di vita,
ove possibile.
2/2015
39
PSICHIATRIA
E Ospitalità
L’OCCUPARSI
DI INDIVIDUI
affetti da
disturbi
psichiatrici e
autori di reato
rende concreto
lo spirito
di ospitalità
Di fatto, Il lavoro di ricostruzione dei rapporti familiari e
di rete sociale spesso rappresenta l’elemento cardine per
il recupero clinico e sociale
di questi pazienti. Nella nostra esperienza, fin da subito
si è evidenziata, la complessità gestionale di questo tipo di
utenza, derivante dalla commistione della patologia psichiatrica (che ha sostenuto il
reato) con le implicazioni legali o più burocratiche, legate
allo stato giuridico.
40
2/2015
Spesso la dimensione meno
approfondita nella storia
di questi pazienti è proprio
quella inerente la patologia
psichiatrica; molti di loro
non hanno piena consapevolezza del disagio interiore che
gli ha fatto compiere il reato
o, addirittura, non erano stati
presi in carico precedentemente dai servizi psichiatrici.
Questa categoria di utenti si
differenzia, rispetto ad altre,
in quanto caratterizzata da
una forte motivazione giuridica (l’acquisizione di “libertà”, coincidente con la revoca della pericolosità sociale)
e conseguentemente porta
una progettualità molto concreta. Il grosso sforzo del lavoro terapeutico e d’équipe è
perciò anche quello di sostituire i limiti concreti imposti
dalle Istituzioni con dei confini (più interiorizzati) che
riescano a dar loro una maggior coesione del proprio sé,
un contenimento relazionale
piuttosto che ambientale,
e la ricerca di un senso di
identità nuovo che si discosti
dall’identificazione col ruolo
antisociale. Per questo motivo, particolare spazio e cura
è dato alla psicoterapia, sia
individuale che di gruppo.
In particolare è organizzato
un gruppo psicoterapico cen-
trato sulla conoscenza e la
regolazione delle emozioni e
degli stati emotivi, visto che il
discontrollo emotivo e degli
impulsi è una delle caratteristiche più frequenti correlata
al reato.
Lavorare nella CRA Fabello è dunque una sfida professionale, sociale e umana molto coinvolgente, che
mette in contatto con una
realtà di emarginazione sociale e deprivazione emotiva
legate al disagio psichico e
mentale. Nell’ambito della
storica sfida che da sempre
ha portato i Centri Fatebenefratelli ad occuparsi degli
ultimi ed emarginati, l’occuparsi di individui affetti da
disturbi psichiatrici e autori
di reato rende concreto lo
spirito incarnato nel carisma
dell’Ospitalità.
Questi ospiti hanno infatti
abitato più di altri luoghi psichici e fisici ai margini della collettività, vivendo vere
e proprie esistenze sospese,
spesso ignorate dai servizi e
dalla rete sociale.
L’impegno degli operatori
del Centro rappresenta dunque un investimento non
solo sul piano professionale
clinico riabilitativo, ma anche su quello umano, affettivo e motivazionale.
Ospitalità e
sanità
ASSESSORE REGIONALE ANTONIO SAITTA DELLA SANITÀ PIEMONTESE
UNA RETE OSPEDALIERA
DISEGNATA
DAI CITTADINI
La sanità piemontese deve andare dove va
il paziente, ma deve anche indicargli
una strada compatibile con i conti pubblici.
Paolo
Viana
A
ntonio Saitta è un
esperto di amministrazione pubblica. Come politico,
ha fatto la gavetta,
come avveniva una
volta, quando chi
si occupava di res publica imparava
prima di tutto a confrontarsi – come
amministratore locale – con i problemi quotidiani dei cittadini: consigliere comunale e sindaco a Rivoli,
consigliere provinciale, presidente
della Provincia di Torino, consigliere
regionale e oggi assessore alla Sanità
della Giunta Chiamparino. Con le
idee chiare: meno ospedalizzazione
e più assistenza territoriale, razionalizzazione della spesa e integrazione
con la sanità privata accreditata, perché lo impone il Patto della Salute
ma anche perché ci crede. E perché
spera di concludere il piano di rientro
della sanità piemontese entro il prossimo anno. Di tutto questo ci parla in
quest’intervista esclusiva a Fatebenefratelli.
2/2015
41
Ospitalità e SANITà
Dopo un anno in Giunta
regionale, cosa è riuscito
a fare per migliorare la
sanità piemontese?
“
Noi
crediamo
che la rete
ospedaliera
non la disegnano
i politici
ma i cittadini,
con le loro legittime
esigenze
Posso dire di aver aggredito
una situazione che si è presentata fin da subito drammatica.
Non voglio fare polemiche,
perché sono sempre sterili,
ma ho ereditato
una sanità in pessime
condizioni
di salute che è stata curata grazie al
Patto della Salute,
che ha imposto
un cambiamento
salutare. Ho deliberato la rivisitazione dell’intera
rete ospedaliera, il
che ha comportato
una riduzione di
200 strutture complesse. Non abbiamo chiuso degli
ospedali ma è stato
ugualmente doloroso.
“
Chi si è opposto?
Le resistenze più difficili da
domare sono quelle corporative e in primis mettiamo la
politica, che non si rassegna a
veder tagliare dei posti di responsabilità. La forza di legge
del Patto, peraltro, ha dato un
grande contributo perché si è
compreso che questa volta le
resistenze non avrebbero fermato il cambiamento.
Se una norma impone a deter42
2/2015
l’ASSESSORE
REGIONALE
AL TAVOLO
CON MEDICI E
SINDACATI
minate discipline di disporre
di un bacino adeguato non c’è
resistenza che tenga. Alla fine,
devo dire anche prima del
previsto, tutti hanno capito e
siamo riusciti a condurre a termine questo processo.
Secondo quale principio?
Noi crediamo che la rete ospedaliera non la disegnino i politici ma i cittadini, con le loro
legittime esigenze di diagnosi e
cura, con le loro scelte.
Rispetto al passato è impossi-
dino trovasse altrove un’offerta di diagnosi e cura adeguata
non farebbe la fila nei pronto
soccorso. O se, mi sia concesso dirlo, la conoscesse.
Cosa pensa di fare?
UN INTERVENTO DELL’ASSESSORE
ALLA SANITà ANTONIO SAITTA
IN CONSIGLIO REGIONALE DEL PIEMONTE
bile “imporre”: oggi ci si muove e si sceglie dove andare a
farsi curare. La stessa letteratura scientifica certifica che strutture a bassa intensità, cioè che
lavorano poco, alla lunga diventano pericolose. Se ho un
reparto di Oncologia che cura
poche persone, in quel reparto, statisticamente, si muore
di più. La nostra linea è stata
quella di riorganizzare puntando ovunque all’eccellenza e distribuendo sul territorio un’offerta sanitaria adeguata, anche
chiedendo alcuni sacrifici,
purché fossero nell’interesse
del cittadino. La mediazione
la fa lui, non la politica.
Perché Lei insiste tanto
sull’assistenza
territoriale?
Perché ogni anno nei pronto soccorso del Piemonte ho
1.768.800 passaggi, di cui
1.601.335 (cioè il 90.54%)
sono codici bianchi e verdi e
solo il 10% è seguito da ricovero. Mi pare inadeguata la
risposta che diamo: se il citta-
Vogliamo aumentare i posti
letto di continuità, l’ospedalizzazione a domicilio, coinvolgendo i medici di base: stiamo
lavorando per arrivare a un
accordo con cui incentiviamo
percorsi come le “case della
salute” sull’esempio di altre
regioni italiane.
Nell’immediato, intendiamo
partire dal rilancio del Distretto cui attribuire vera responsabilità di governo della rete
territoriale. Lo intendiamo
come il distretto della salute e
della coesione sociale, cui afferiscono le istituzioni che hanno la responsabilità dei servizi
sanitari (ASL) e le istituzioni
che hanno la responsabilità
dei servizi sociali (i Comuni
nella forma associata), in cui
si costruisce un modello forte
ed omogeneo per la gestione dei servizi ad integrazione
sociosanitaria (in cui ASL e
comuni devono operare congiuntamente e in un rapporto
paritario e trasparente); in cui
si costruisce una vera rete integrata con il vasto mondo del
volontariato e del terzo settore. Avremo un numero di Distretti che oscilla fra i 30 e i 35
e saranno braccio operativo
delle Asl.
2/2015
43
Ospitalità e SANITà
Quale ruolo avranno le cili, come quelle psichiatriche,
strutture religiose?
dove si compie proprio l’integrazione pubblico-privato che
In termini di massima vorrei dicevo.
che il privato colmasse le lacune del pubblico. Pur tenen- Entriamo nel merito e
do conto dei vincoli di spesa parliamo delle patologie
pubblica, ci sono settori in cui più “difficili”: cosa penqueste istituzioni sono più vo- sa di fare per la riabilicate del pubblico e possono tazione di pazienti affetti
dare un contributo efficace ed da dipendenza?
efficiente.
Il contrasto alle dipendenze riNon tutto il privato è chiede un notevole impegno:
uguale.
il Piemonte ha una lunga tradizione di lavoro sul campo, con
Certo, so bene che tra presidi esperienze e professionalità
ospedalieri come quello di San
Maurizio Canavese e le case di
cura private c’è una bella differenza. Del resto, riconosciamo
e continueremo a riconoscere
questa differenza nei termini
di una stretta collaborazione:
i presidi, caratterizzati dalla
gestione non profit del personale religioso, sono diversi dagli enti accreditati non solo in
ordine alla produzione, ma in
termini di vera e propria partecipazione alla programmazione sanitaria pubblica. Questo
comporta anche dei problemi,
alle volte, perché l’ente pubblico non può disinteressarsi
dell’eventuale crisi finanziaria
e organizzativa di un presidio
ospedaliero, ma questo problema non riguarda certo il
Fatebenefratelli, che tra l’altro,
a San Maurizio Canavese, fa
un buon lavoro nella riabilitazione, anche di patologie diffi-
44
2/2015
il nostro
presidio
RIABILITATIVO
di s. maurizio
canavese
è un bell’esempio
di integrazione
tra pubblico
e privato DISPONE
DI 200 POSTI LETTO
CONVENZIONATI:
190 IN REGIME
DI RICOVERO
ORDINARIO E 10
IN DAY HOSPITAL
che sono riconosciute ed apprezzate a livello nazionale. In
tutte le Aziende sanitarie sono
attivi i Servizi per la cura delle
Dipendenze (Ser.D) che svolgono il loro ruolo sul territorio
per combattere e prevenire le
dipendenza, ma ci tengo a sottolineare un impegno specifico
cui mi sono dedicato in questi
mesi sul fronte della prevenzione: puntiamo ad interventi
mirati per ridurre il tabagismo,
l’alcolismo, in particolare nelle fascia di popolazione giovanile. Il fumo di sigaretta è il fattore di rischio evitabile con il
maggiore impatto sulla salute:
le azioni di contrasto hanno già
prodotto una diminuzione sia
della mortalità per cause fumo
correlate che della prevalenza
del fattore di rischio; nella popolazione adulta (18-69 anni),
in Piemonte, dal 2008 al 2013
nonostante sia espressamente
vietato ai minori di anni 18: la
prevalenza del gioco d’azzardo patologico è stata stimata in
circa l’8% nella popolazione
tra i 15 e i19 anni. Se in Italia
la stima dei giocatori d’azzardo patologici varia dallo 0,5%
al 2,2% (dati Ministero della Salute), in Piemonte i casi
conclamati e presi in carico
dai servizi che in ogni Azienda
sanitaria si occupano delle dipendenze sono in prevalenza
uomini, con una media di soggetti a rischio più alta di quella
nazionale: nel 2013 sono stati
trattati nei Ser.D, del Piemoni fumatori si sono ridotti dal te 1234 soggetti. Un numero
29% al 26% e gli ex fumatori davvero troppo alto!
dal 21% al 18%. Per quanto riguarda l’assunzione di bevan- E a che punto è il passagde alcoliche, soprattutto nelle gio dagli Opg (ospedali
giudiziari)
giovani generazioni si assiste psichiatrici
alle
Rems
(residenze
per
al diffondersi di un modello
l’esecuzione
della
misura
di consumo, occasionale e al
di fuori dei pasti, più vicino al di sicurezza) in Piemonte?
modello nord europeo, che va
contrastato per ridurne gli ef- A un punto fermo, anche se
siamo riusciti a evitare il comfetti negativi sulla salute.
Per quanto riguarda il feno- missariamento individuando
meno del gioco d’azzardo due pre-Rems. Tuttavia, malpatologico, abbiamo appro- grado il notevole sforzo che ho
vato di recente un disegno di fatto mi sono scontrato con un
legge regionale che ho pre- muro di paura: è inutile mensentato insieme alla collega tire, lo stigma è ancora fortisGianna Pentenero assessore simo e la disponibilità delle
all’Istruzione e che prevede popolazioni locali ad ospitare
azioni per il contrasto e la pre- condannati affetti da problemi
venzione dei rischi causati dal psichiatrici è molto, ma molto
gioco d’azzardo patologico. Il limitata.
fenomeno del gioco d’azzardo Questo, da cristiano, mi rattriinteressa il mondo giovanile, sta e mi interroga.
2/2015
45
FEDE E Ospitalità
San Riccardo Pampuri:
Angelicamente
puro
In questo ambiente
generale quasi ossessionato per la purezza,
definita la bella virtù, è
quasi sorprendente il fatto che durante gli studi uni- Luca
versitari il Pampuri sia andato ad alloggiare in casa Beato o.h.
di donne, le sorelle Moro… anche il suo ingresso nel
Terzo Ordine francescano e la sua professione religiosa appartengono a questo periodo.
S
an Riccardo Pampuri è stato definito angelicamente puro. Come
va intesa questa affermazione? È
possibile a un essere umano vivere come un angelo? E poi certe
usanze del passato a noi sembrano
inconcepibili o racconti esagerati o
addirittura cose da psicopatici. Ma certamente ogni cosa va vista e giudicata nel
suo tempo.
Il primo Novecento
Noi ora siamo abituati a vedere donne
in minigonna, ragazze in spiaggia con il
topless, film con scene di nudo completo
e di sesso esplicito. Adesso siamo spesso
alle esagerazioni di sesso esibito.
Ma non è sempre stato così. Dobbiamo
pensare che al tempo di San Riccardo le
donne portavano le gonne
Bisogna lunghe fino alle caviglie e le
educare i giovani maniche arrivavano ai polsi
all’amore: come al tempo di Dante Aline è esempio ghieri, quando gli innamoraSan Riccardo ti si beavano se potevano veche vivendo pienamente dere la caviglia della donna
la sua epoca amata. Le donne cattoliche
è diventato Santo al posto del reggiseno dovevano portare una fascia che comprimesse un po’ le mammelle per sminuirne il
rilievo dal busto.
Ad esse era proibito andare in bicicletta perché mostravano le gambe e quin46
2/2015
di davano scandalo. Mia zia Emilia per
questo motivo è sempre andata a piedi
tutta la vita, macinando chilometri e chilometri. Non parliamo poi delle giostre:
se nei paesi qualche ragazza ardiva salire
sulle barchette, il prete in Chiesa la disonorava di fronte a tutti i fedeli. Quelle
poi che si presentavano alla balaustra per
fare la S. Comunione con il rossetto sulle
labbra venivano sistematicamente saltate.
San Riccardo, come tanti di noi di una
certa età, ha frequentato le scuole separate; quelle miste sono state introdotte
dopo. Non parliamo solo del Collegio
vescovile S. Agostino, ma anche del Liceo pubblico di Pavia. In Chiesa oltre la
separazione, gli uomini dovevano stare
davanti per non distrarsi alla vista delle
donne e tra uomini e donne
c’era un banco con lo schienale più alto che nascondeva
le persone antistanti. Il grande
moralista del cambiamento
Bernard Haering riferisce, con
senso critico, che le donne in
Chiesa non potevano salire sul
presbiterio e se poi si avvicinavano all’altare maggiore oltre il
limite di tre metri commettevano peccato mortale.
I preti in confessione, seguendo le direttive di Sant’Alfonso
de Liguori, dovevano fare domande ai penitenti sul sesso,
specialmente ai maschi, per il fosse un peccato mortale.
problema della masturbazione, Ma con la recente conoscenritenuto un peccato mortale. za della sessualità maschile e
Qui devo tirare in ballo ancora femminile le cose sono camBernard Haering.
biate.
Perché la masturbazione era Ogni eiaculazione maschiconsiderata un peccato grave? le comporta l’emissione di
Tante volte anch’io, come pre- 8/10 milioni di spermatozoi.
te, me lo sono chiesto, ma non Nel caso più fortunato della
trovavo la risposta nei libri di emissione di sperma nella vamorale, se non il fatto che lo gina, comincia la corsa degli
diceva S. Tommaso d’Aquino. spermatozoi verso l’ovulo da
Ma perché S. Tommaso soste- fecondare e solo uno su tanti
neva questa gravità?
milioni riesce talvolta nel suo
Finalmente in un libretto di intento. Per giunta, si è anche
Bernard Haering ho trovato la scoperto che la donna non è
risposta.
passiva, solo atta a riceI moralisti dei tempi IL DOTTOR
vere il seme nella sua
passati, con il grado di PAMPURI SI vagina, perché produce
conoscenza che ave- SPECIALIZZò IN gli ovuli, uno ogni 28
vano, consideravano OSTETRICIA E giorni, dal momento
lo sperma, che viene GINECOLOGIA della pubertà fino alla
ALLA
emesso dall’uomo in
menopausa. E la feMANGIAGALLI
una eiaculazione, in
condazione può avvemodo globale, unitario, DI MILANO
nire solo nell’incontro
come un seme che deve esse- tra spermatozoo ed ovulo mare deposto nel posto giusto: la turo a metà del ciclo mestruavagina della donna. Se il seme, le. Tutto ciò fa dire agli esperti
considerato come un homu- che la natura è per se stessa
sculus=piccolo uomo, veniva una sprecona. Come si fa ad
sparso altrove, era come fare affermare ancora oggi che un
un aborto. Di qui l’idea che po’ di sperma sprecato è un
2/2015
47
FEDE E Ospitalità
peccato mortale? Anche qui
vale il principio che la verità fa
l’uomo libero.
Nel 1963 nel corso degli Esercizi spirituali tenuto dai Padri di Rho in preparazione
all’Ordinazione sacerdotale
dei futuri sacerdoti della Diocesi di Milano, tra i quali mi
trovavo anch’io, il predicatore
tuonava: «Guai a voi, se date
l’assoluzione ai fidanzati che
fanno l’amore prima del matrimonio».
I coniugi cattolici venivano
educati ad avere rapporti sessuali solo quando volevano
mettere al mondo un figlio.
Per cui quando è stato messo a punto il metodo di Ogino-Knaus che indicava i giorni
fecondi della donna, i preti
parlavano in senso dispregiativo di moralina perché si
prospettava loro la possibilità
di avere rapporti sessuali a volontà senza correre rischio di
maternità imprevista.
San Riccardo Pampuri al
Collegio Sant’Agostino avrà
ascoltato le prediche che ho
dovuto sorbire anch’io quarant’anni dopo (1953/54) al
Collegio San Carlo di Milano,
con le raccomandazioni a noi
adolescenti di tenere le mani a
posto quando si andava a dormire. A questo proposito ho
sentito un’illuminante affermazione da parte di uno psicologo nel 1968 a Milano: «Il
problema della masturbazione
verrà risolto quando i giovani
andando a letto potranno staccare il sesso e posarlo sull’attaccapanni».
48
2/2015
L’epoca degli studi
Più tardi durante il Liceo,
frequentando i Francescani
della chiesa di Santa Maria di
Canepanova a Pavia, il Pampuri avrà sentito l’esaltazione
della vita religiosa in contrapposizione alla vita di peccato
(e non alla vita matrimoniale,
come sarebbe più giusto), cosa
che ho visto fare in una Rivista dei Gesuiti, mi pare Studi
cattolici, anche dopo il Concilio Vaticano II. In questo ambiente generale così misogino
e quasi ossessionato per la purezza, definita la bella virtù, è
quasi sorprendente il fatto che
durante gli studi universitari il
Pampuri sia andato ad alloggiare in casa di donne, le sorelle
Moro, sia pure dopo la guerra.
Ma anche il suo ingresso nel
Terzo Ordine francescano e
la sua professione religiosa appartengono a questo periodo
(1921/22), dopo l’esperienza
della vita militare, che sicuramente ha segnato per lui una
maturazione umana importante per la scelta di vita.
Dato che parliamo di Liceo e
di Università, è giusto affrontare anche la questione dei libri
di testo. Al processo di beatificazione qualcuno ha testimoniato che i libri di San Riccardo, nella parte riguardante la
ginecologia, avevano le pagine
pinzate. L’Avvocato del diavolo, allora, voleva arrestare il
procedimento, perché riteneva il soggetto “psicopatico”.
Nel supplemento di indagini,
ho avuto la bella sorte di con-
durre personalmente in automobile il Postulatore, Padre
Gabriele Russotto a Rapallo a
parlare con un medico, compagno di studi del Pampuri.
Egli ci disse molto serenamente che i libri di medicina di
San Riccardo li prendeva sempre lui l’anno successivo, ma
non aveva mai notato niente
di particolare.
Parlando poi con un compagno di Noviziato di San Riccardo, fra Cesare Gnocchi, ho
trovato la spiegazione del fatto.
Le pagine pinzate dovevano
essere quelle del testo accessibile ai Novizi e/o ai Giovani
professi nelle lezioni di carattere infermieristico tenute da
San Riccardo.
Ma questo per disposizione del Maestro allo scopo di
IL PAPA PAOLO VI
CON P. GABRIELE RUSSOTTO
POSTULATORE
DELLA CAUSA
DEL PAMPURI
non scandalizzare i giovani
religiosi. Negli ambienti religiosi questa era un’usanza che
i responsabili dell’educazione erano tenuti ad osservare.
L’ho sperimentata anch’io nel
seminario di Lodi (1957/59).
Il Vicerettore don Bruno Vignati, futuro Parroco di San
Colombano al Lambro (Milano), ha revisionato tutti i libri
di arte del Liceo. Ricordo che
avevamo i tre volumi di Mary
Pittaluga molto ricchi di riproduzioni artistiche. All’esame
di Maturità presso il Liceo
statale Pietro Verri di Lodi
(1959) quando mi è stato chiesto di mostrare i libri di Arte
sui quali avevo studiato, sono
diventato rosso come un peperone, mentre la Professoressa
guardava esterrefatta le opere
d’arte piene di bianchi pezzetti geometrici di carta, incollati
sopra a coprirne le nudità.
Il dottor Pampuri
Il fatto più importante che
mostra la maturità umana di
San Riccardo in modo inequivocabile è la scelta della specializzazione dopo la laurea in
Medicina e Chirurgia. Il neo
medico condotto, dovendo
accorrere quando veniva chiamato dall’ostetrica nei parti
difficili, che allora avvenivano
sistematicamente a domicilio,
ha sentito l’esigenza di prendere la specializzazione in Ostetricia e Ginecologia e per fare
questo è andato a scuola dal
grande luminare milanese del
suo tempo prof. Luigi Mangiagalli, che poi ha dato il nome
alla Clinica Mangiagalli, oggi
famosa in tutto il mondo.
Il dottorino Pampuri era considerato nel suo ambiente un
“buon partito” e perciò ha
ricevuto diverse proposte di
matrimonio. Ma egli era un
consacrato come terziario
francescano e quindi non ne
ha preso alcuna in considerazione.
Quello che interessa notare è
il fatto che nel caso specifico
egli ringraziava dell’attenzione mostrata alla sua persona
esprimendo stima verso il
matrimonio cristiano, anche
se poi dichiarava che non era
interessato alla proposta. Egli
coltivava invece l’idea di farsi
religioso. Anche nella difesa
contro i pericoli si mostrava
abile, ma senza fanatismi. Di
fronte ad una sua paziente che
lo chiamava con frequenza,
senza un vero motivo sanitario, decide di mandarle un suo
collega.
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FEDE E Ospitalità
La vita religiosa
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monaco, quando gli capitava,
si sentiva colpevole almeno
in causa: assunzione di cibo,
bevanda, o qualche discorso,
eccetera.
Ho fatto a tempo anch’io a
subire certe prediche su cibi e
bevande da un frate cappuccino in un corso di esercizi spirituali a Pontedilegno.
I digiuni e le astinenze dovevano diminuire le forze dell’organismo in modo da ridurre,
se non eliminare del tutto, la
produzione di sperma.
Non c’è da meravigliarsi se
San Riccardo entrando in
Convento abbia adottato tante
cose che facevano parte della
vita religiosa in voga allora,
anche se con l’esperienza precedente di medico condotto
aveva acquisito una mentalità
più aperta di tanti suoi confratelli, compresi i suoi Su-
periori. In questo contesto si
può capire l’obiezione fatta di
fronte all’incarico di dirigere il
gabinetto dentistico: «Come?
Sbandierate tanto che la vita
religiosa mette al riparo dal
pericolo delle donne e poi in
concreto mi rituffate in mezzo
ad esse!»
“
IL PAMPURI RIFIUTò
DIVERSE PROPOSTE
DI MATRIMONIO
PERCHè COLTIVAVA
L’IDEA DI FARSI
RELIGIOSO
E SI ERA
CONSACRATO
TERZIARIO
FRANCESCANO
“
Entrando nella vita religiosa
San Riccardo ha trovato un
ambiente piuttosto rigido.
Tutti gli Istituti religiosi maschili praticavano la separazione completa dalla donne mediante la CLAUSURA, cioè
la destinazione di luoghi ad
uso solo dei frati. Anche negli
ospedali c’era la separazione
dei reparti e i religiosi curavano solo gli uomini.
Per le donne c’erano le Suore, che a loro volta facevano
vita separata dagli uomini, frati
compresi.
Frati e Suore si trovavano insieme solo nella Chiesa, gli uni
da una parte e le altre da un’altra. Tutto un sistema di protezioni per l’osservanza della
castità consacrata, togliendo di
mezzo le occasioni prossime
di peccato.
E le penitenze e la “disciplina” (=flagellazione) a che cosa
miravano? Nel monachesimo
c’era l’ossessione della “polluzione notturna”.
Noi sappiamo che ad un uomo
normale, se non ha rapporti
sessuali, ogni tanto gli avviene una emissione spontanea
di sperma nel sonno, magari
insieme a sogni erotici. Ma un
Ma penso che la vera ragione
fosse il timore della stanchezza dello stare sempre in piedi
nelle sue condizioni precarie
di salute.
È di questo periodo anche la
raccomandazione a un suo
amico di dire alla sua figliola
di non accorciare troppo la
gonna.
Col tempo tante cose sono state abbandonate. Della “disciplina” ho solo sentito parlare
come di cosa del passato.
Poi sono venute le leggi statali a imporre la vita promiscua
di maschi e femmine a partire
dalla scuola di ogni ordine e
grado e poi anche negli ospedali.
E la Chiesa ufficiale un po’ alla
volta si è adeguata.
Su base dottrinale il vero cambiamento è avvenuto con il
Concilio Vaticano II.
Si pensi all’affermazione della
doppia finalità del Matrimonio: procreazione ed espressione anche sessuale dell’amore. Si pensi all’affermazione
della pari dignità della vocazione matrimoniale e religiosa,
per cui anche nel matrimonio
si può raggiungere la santità
eroica degna degli onori degli
altari. Si pensi all’affermazione che riguardo ai problemi
di vita affettiva si deve tener conto degli apporti delle
scienze che studiano l’uomo:
antropologia, medicina, psicologia, psichiatria e pedagogia.
Si pensi all’introduzione della
pedagogia propositiva al posto
di quella protettiva e punitiva.
Dobbiamo quindi imparare a vivere insieme uomini e
donne nel rispetto reciproco,
tenendo presente che la virtù
principale del cristiano non è
la castità o purezza ma la carità. Bisogna quindi educare i
giovani all’amore. San Riccardo nella cultura della sua epoca è diventato santo e noi negli
usi e costumi del nostro tempo
ci stiamo provando. Speriamo
di farcela anche noi.
PAPA GIOVANNI XXIII
HA INDETTO
IL CONCILIO VATICANO II
CHE HA AFFERMATO
LA PARI DIGNITà
DELLA VOCAZIONE
MATRIMONIALE
E RELIGIOSA
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Ospitalità NEL TEMPO
Formula
chimica:
FbfOH
Giusi Assi
Fra Gallicano Bertazzi, chimico e
farmacista, interprete convinto della
formula FbfOH. Si lascia coinvolgere
nelle grandi iniziative intellettuali del
suo tempo, andando oltre i confini politici e le opposizioni ideologiche, nella
convinzione che donare il suo sapere
scientifico alla gente fosse un modo di
essere Ospitalità.
N
on si tratta di
un idrossido
– FbfOH –
e non ha gli
effetti della
soda caustica: è comunque
la formula di una sostanza
che intacca chi ne viene a
contatto. E di fomule, nella
storia dei Fatebenefratelli,
sono stati diversi ad occuparsene.
Questa volta le nostre ricerche si addentrano nel
19° secolo e puntano il microscopio su un nome: fra
Gallicano Bertazzi, chimico e farmacista, nato a Zara
nel 1804.
Il 1804 è stato un grande
anno: in Francia Napoleo-
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ne si incorona Imperatore;
in Inghilterra viene collaudata la prima locomotiva
a vapore che percorre ben
15 chilometri, dando il battesimo alla prima ferrovia;
in Germania viene scoperta la morfina.
Zara, invece, appartiene
all’impero austriaco, una
monarchia assoluta che
occupa anche buona parte
dell’Italia del Nord.
La vita del Bertazzi prenderà forma e si svilupperà
lungo un periodo storico
politicamente travagliatissimo, passando dalla staticità
di un impero, alle rivoluzioni del 1848, per finire
nel neonato Regno d’Italia.
TESTO DEL 1864
CONSERVATO
PRESSO LA
BIBLIOTECA
UNIVERSITARIA
URBANA
CHAMPAIGN IN
ILLINOIS - USA
LA FIRMA DI FRA GALLICANO
COME APPARE NELLA SUA
PROFESSIONE DEL 1825
Fra Gallicano Bertazzi
Il piccolo Bertazzi, particolarmente portato per lo studio,
cresce in una città molto vivace dal punto di vista culturale;
per fare un esempio, il primo
giornale bilingue della Dalmazia, scritto in lingua italiana e
in lingua croata, viene proprio
pubblicato a Zara nel 1806.
Entrato nell’Ordine Ospedaliero, a fra Gallicano verrà
data la possibilità di laurearsi
in Chimica e Farmacia, diventare farmacista e dirigere
la Farmacia dei Padri Fatebenefratelli, prima a Cremona e
poi a Milano.
Nella vita religiosa, inoltre, è
arrivato ad essere nominato
Priore Provinciale della Provincia Lombardo Veneta: abbiamo la prova che il suo agire
è stato ritenuto conforme alla
vocazione all’Ospitalità.
La particolarità di questo frate, che nasce sì dalla sua predisposizione alle materie scientifiche, è da individuare nella
capacità di lasciarsi coinvolgere nelle grandi iniziative intellettuali del suo tempo, quelle
iniziative che oltrepassavano
i confini politici e le opposizioni ideologiche di quel periodo, nella convinzione che
stare in mezzo alla gente in
maniera consapevole fosse
un modo di testimoniare e
disperdere la propria formula
chimica (Fbf = Fatebenefratelli; OH = Ordo Hospitalarius,
cioè Ordine Ospedaliero). Ed
ecco che cosa è riuscito a fare
fra Gallicano.
È entrato a far parte della Accademia Fisio - Medico - Statistica di Milano, sotto il regno
di Francesco I, rimanendovi
anche dopo la costituzione del
Regno d’Italia.
Lo stesso dicasi per la Società Italiana di Scienze Naturali
(SISN), fondata nel 1855 come
Società geologica residente in
Milano, che raccoglieva medici, naturalisti, entomologi e
geologi. Con l’avvento del Regno d’Italia a questa era stato
affidato il compito di mappare
geologicamente il nuovo Stato.
Gli scambi culturali, dapprima limitati a Vienna, ebbero
modo di espandersi alla Francia, alla Germania e alla Svizzera.
Nel 1860 troviamo Padre Bertazzi a Lugano, in Svizzera, tra
i presenti ad una importante
riunione della Società Elvetica
di Scienze Naturali.
La Società di Farmacia degli
Stati Sardi, nello stesso anno,
nomina fra Gallicano suo
membro “corrispondente”.
Il Bertazzi è stato più volte
pubblicamente incaricato di
analizzare le acque di diversi
pozzi, nei periodi di diffusione del colera nel milanese, e la
qualità delle acque di diverse
località dell’Italia del nord, per
verificarne le proprietà benefiche di cui godevano fama.
Ci sono rimasti alcuni scritti di
questi lavori, ma la cosa curiosa è stato ritrovare, non citato
negli archivi religiosi, un testo
del 1864 intitolato “ANALISI DELL’ACQUA SALINO-TERMALE del Masino
in Valtellina”. Il testo in questione è conservato presso la
Biblioteca dell’Università Urbana - Champaign, in Illinois
U.S.A. ed è stato stampato a
Milano, dalla Tipografia Guglielmini, la stessa che ha pubblicato “I promessi sposi” di
Alessandro Manzoni.
Al termine delle proprie analisi, il religioso scrive: «Infine
desidero dal meglio del cuore
che questo mio lavoro, qualunque esso sia, e corrisponda
alla fiducia di chi me lo allogava, e torni a tutto profitto
di chi in appoggio anche alla
nuova analisi vorrà esperire
l’efficacia di queste acque per
ricuperare o rinfrancare la
propria salute».
Veramente bravo in campo
farmaceutico ed entrato nel
Consiglio Sanitario milanese,
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Ospitalità NEL TEMPO
l’11 maggio 1862 fra Gallicano ricevette una
lettera dalla Prefettura della Provincia di Milano, avente oggetto: Compilazione di una
Farmacopea ad uso del Regno d’Italia. Nella
missiva si chiedono a Padre Bertazzi tre cose:
«1°. Esporre i propri pensamenti intorno alla
farmacopea che attualmente si trova vigente …
ed aggiungere tutte quelle altre osservazioni di
metodo e di sostanza che possano giovare alla
compilazione di una farmacopea degna della
sua destinazione.
2°. Esporre il proprio avviso sulle leggi, sui
decreti, provvedimenti e norme e discipline
vigenti in questa Provincia che abbiano relazione colla farmacopea e colla tariffa dei medicinali.
3°. Esporre il ragguaglio dei pesi e misure
dell’antico sistema col sistema metrico decimale.
… Nella lusinga che la S.V. animata dal sentimento di giovare al proprio paese vorrà accettare l’onorevole incarico che tende a fornire
alla Superiorità i mezzi onde tutelare la salute
pubblica con provvedimenti che siano all’altezza della scienza e dei tempi, la scrivente si
pregia di trasmetterle…, ed invita la S.V. ad intervenire alla prima seduta della Commissione che si terrà mercoledì 14 corr. ad un ora
pomeridiana presso la Sezione III di questo
Ufficio».
Insomma, si trattava di mettere in piedi
un’A.I.F.A. (Agenzia Italiana del Farmaco)
ante litteram e fra Gallicano partecipò.
conferma dell’esatta composizione
chimica. Non ultimo il Tribunale di
Milano, che diverse volte chiamò fra
Gallicano, in qualità di esperto, per
analizzare liquori,
pillole, tracce di
sangue o di sostanze sospette, ritrovate sul luogo di delitti o di suicidi. Fra
Gallicano si assunECCO COME
SI PRESENTAVANO
se anche questa peLE TERME
sante responsabilità
DI VALMASINO
IN VALTELLINA
(dal risultato del
suo lavoro sarebbe
dipesa la decisione dei giudici) operando per
amore della verità e con una precisione esemplare, da quanto si può evincere dalle relazione
rinvenute nei carteggi dell’epoca. Divagando
sulle esperienze del Bertazzi, troviamo traccia
di lui nell’ENCICLOPEDIA DI CHIMICA
SCIENTIFICA E INDUSTRIALE, volume
undecimo, edito a Torino nel 1878, ben otto
anni dopo la sua morte, alla voce Vini artificiali
senza uva: c’è una descrizione degli ingredienti
utilizzati dal “professor Bertazzi” nel 1855 per
produrre sia un vino rosso (“per dargli un rosso
carico fa d’uopo largheggiare col sugo di bacche…”) che un vino bianco (“Nell’imbottigliarlo, se s’infondano pochi grammi di zucchero e
poi si tappi, diventerà spumeggiante come lo
Sciampagna”).
Chimico esperto
Le soppressioni
del Regno d’Italia
Il religioso, rinomato anche come chimico,
venne da più parti chiamato ad analizzare campioni di materiale solido o liquido per averne
Non è però tutto oro quello che luccica, e non
solo dal punto di vista chimico.
Con il nuovo Regno d’Italia arrivò una forte on-
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data anticlericale tanto che, tra
il 1866 e il 1867, lo Stato aveva tolto agli Ordini religiosi,
anche a quelli che assistevano
i malati, qualsiasi riconoscimento.
Quel pizzico di fortuna, se
così possiamo chiamarla, dei
Fatebenefratelli milanesi, rispetto ad altri religiosi, è stata
la figura di fra Gallicano, visto
come scienziato e personaggio
pubblico di chiara fama dalle
Autorità civili.
A riprova di quanto sopra,
abbiamo un invito al Sig. P.
Gallicano Bertazzi, Consigliere Sanitario, da parte della
Giunta Municipale della Città
di Milano:
«S.M. il Re Vittorio Emanuele, che volle già preludere con
felice augurio all’opera grandiosa della Galleria dedicata
all’Augusto suo nome, ponendo egli stesso la prima pietra
ad inizio dei lavori, onorerà
di suo intervento la pubblica
inaugurazione che ne suggella il compimento, il giorno 15
corrente mese alle ore dodici
meridiane. La scrivente, porgendo invito alla S.a V.a Ill.
ma perché voglia assistere alla
solenne cerimonia, l’avverte
che si accederà alla Galleria
dall’arco verso la Piazza della
Scala. Dal Palazzo di Città il 7
settembre 1867».
L’elogio funebre
Che cosa provasse veramente
fra Gallicano riguardo a quanto accadeva intorno al lui, ne
abbiamo traccia nell’elogio
funebre, scritto da un farmacista e collega della città mene-
ghina: «le vicende dei tempi,
inesorabili quanto la morte,
avevano, o signori, preoccupato l’animo di quest’egregio
cittadino. Egli, provinciale
dei Fate-bene-fratelli, temeva
che in un prossimo avvenire
fosse interdetta al povero la
continuazione dell’ospitaliera
beneficenza; e poiché sconsigliate opere trascinano a deplorabili conseguenze, queste
si tradussero pel Bertazzi in
un martirio. – e accennando a
sintomi di sofferenza cardiaca
manifestati dall’amico – Egli è
vittima di scrupoloso dovere,
forse troppo sentito».
Se le parole del collega di fra
Gallicano hanno significato
ancora oggi, vuol dire che il
Bertazzi è riuscito nel suo intento di disperdere la sua formula: FbfOH.
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ERBE E SALUTE
P
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facili da coltivare i peperoni aggiungono
calore e sapore alla tavola mentre
peperoncini rendono piccanti i cibi
e danno vivacità al balcone
Lorenzo
Famiglia: Solanaceae.
Cammelli
Genere: Capsicum annuum.
Nome comune: Peperone.
Provenienza: la pianta è originaria del continente americano.
Storia: lo storico Bernardino de Sahagun vissuto intorno al 1530 ci
tramanda che gli Aztechi, all’arrivo degli Spagnoli in Messico, disponevano di dozzine di varietà di Capsicum annuum. Questo ortaggio
è arrivato in Europa nel XVI secolo, importato dalle spedizioni nelle
terre del nuovo mondo.
Peperoncino
Piccante
Era utilizzato come
alimento in Perù
e in Messico già
7.500 anni fa.
In Europa è arrivato con Cristoforo
Colombo nel 1493
ed ebbe immediato
successo e diffusione perché si acclimatò benissimo.
Da qui si diffuse
anche in Africa ed
in Asia.
Si coltiva come il
peperone, ma ha
bisogno di molta
acqua, senza però
creare ristagni.
Per aumentare il
gusto piccante dei
frutti, basta ridurre, anche drasticamente, le innaffiature nei 2-3 giorni
precedenti la raccolta.
EPERONI
E
PEPERONCINI
Grandi e piccini peperoni e peperoncini:
I Peperoncini più piccanti
Peperoncino Tabasco
Peperoncino “Bishop Crown”
Noto per la particolare forma simile al cappello del vescovo, originario
delle Barbados e del Sud America.
Ha piccantezza “medio bassa” di
circa 80.000 Scoville. Colore verde
cedrino in fase immatura, rosso brillante a maturazione piena. Il frutto è
tondeggiante di 4-5 centimetri di diametro, con altezza di 5 cm.
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Peperoncino “Tabasco”
Originario del Centro America é conosciuto per la preparazione della “salsa Tabasco”.
La pianta è cespugliosa e molto produttiva: i frutti sono di
colore dal verde al giallo arancio per maturare in un colore
rosso brillante; lunghezza 4/5
centimetri, forma conica, con
larghezza di 1,5 cm. La piccantezza (30/50.000 Scoville) non
è elevatissima, ma è l’ideale
per la pasta aglio, olio e peperoncino.
Peperoncino Bishop Crown
Generalità
ll peperone è un arbusto perenne alto da
30 centimetri a un metro, coltivato come
annuale.
Mostra foglie alterne, lucide, di forma ellittica, acuminate e con margine intero; i
fiori (foto 1) hanno corolla bianca con 5-7
petali con stami di colore giallo tenue; il
frutto (foto 2) di forma molto variabile, è
di colore verde all’inizio, per passare poi
attraverso le varie tonalità di giallo, arancio
e rosso; i semi di colore giallo sono inseriti
in un tessuto spugnoso bianco vicino alla
zona peduncolare.
Foto 1. Fiore del peperone
Peperoncino “Habanero
Chocolade”
La pianta ha una altezza variabile tra i 60 e i 90 centimetri.
I frutti maturano passando dal
verde al marrone e misurano
tra 4 e 6 cm. di altezza e una
larghezza compresa tra i 2,5 e
5 cm. Originario della Jamaica è molto piccante con frutti
che arrivano sino a 300.000
Scoville. Molto aromatico e
decorativo.
Peperoncino Habanero Chocolade
Peperoncino “Jamaican”
rosso e arancio. Il Jamaican è un
peperoncino caratterizzato da
una piccantezza che sulla scala di
Scoville si posiziona tra 100.000 e
350.000. Simile nella forma a quella dell’Habanero ha una lunghezza
di circa 4 centimetri. Dal colore
brillante e dal gusto fruttato. È utilizzato nella cucina caraibica per
pietanze molto piccanti.
Peperoncino Jamaican
Foto 2. Frutto del peperone
Peperoncino
“Naga Morich”.
Frutto piccantissimo che arriva fino a 1.000.000 Scoville.
Pianta di media vigoria; frutto
lungo circa 7-8 centimetri e
largo 1-2 cm.
Colore vivo a maturazione.
Maneggiare con cautela.
Peperoncino
“Black Pepper”.
La pianta ha una altezza variabile tra i 70 e 100 centimetri.
I frutti maturano passando dal
verde scuro al rosso profondo,
al nero e misurano 6 centimetri di lunghezza e 2 cm. di
larghezza con forma conica
appuntita. Originario del Sud
India ha un grado di piccantezza di 150.000 Scoville. Ottimo sapore, si presta ad essere
mescolato con varietà di altro
colore.
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ERBE E SALUTE
Coltivazione
Per la coltivazione serve una esposizione calda
e soleggiata al riparo dai venti.
Temperatura: per crescere e produrre buoni
frutti richiede temperature elevate, fra i 20 °C e
i 25 °C. È una pianta che tollera anche il caldo
torrido di 40 °C, ma teme le gelate invernali.
Terreno: necessita di
un terreno di medio
impasto e permeabile,
pH leggermente acido.
Deve essere lavorato
fino a 40 centimetri di
profondità il mese precedente la messa a dimora delle piantine.
Semina: si effettua a
spaglio in semenzaio
protetto (temperatura
superiore a 20 °C) in
febbraio/aprile, con 2-3
grammi di seme al metro quadro, a una profondità di 2-3 millimetri. Quando le piantine
hanno emesso quattro
foglie si trasferiscono
in vasetti di torba dove
si lasciano per un paio
di mesi.
Trapianto: le piantine nate in semenzaio
e trasferite nei vasetti
vanno messe a dimora
in aprile/maggio, quando le temperature notturne non scendono sotto i 15 °C. La distanza
è di 30-50 centimetri sulla fila e 50-70 centimetri tra le file. Il colletto va lievemente interrato.
Non conviene ritardare il trapianto, in quanto
le piantine possono facilmente “filare” e I’apparato radicale si aggroviglia. È consigliabile
impiegare piantine acquistate già pronte per
essere trapiantate.
Irrigazione: le annaffiature devono essere
regolari per tutto il periodo di fioritura e fruttificazione, senza bagnare foglie e frutti per evitare
la comparsa di malattie fungine.
Concimazione: si concima alla preparazione
del terreno, in pre-impianto alla dose di 30-35
gr/mq e successivamente con altri tre interventi
58
2/2015
tutti alla dose di 30 gr/mq: il primo all’inizio
della fioritura, il secondo all’ingrossamento dei
primi frutti e il terzo all’inizio della raccolta.
Rincalzatura: consiste nel riportare terra
dall’interfila alla base delle piante, favorisce
l’emissione di numerose radici avventizie, da
effettuarsi quando la base della piantina tende
a lignificare.
Raccolta: avviene in modo scalare dalla tarda
primavera all’inizio dell’autunno quando i frutti
hanno raggiunto la colorazione e la dimensione
desiderata.
Malattie e parassiti: a volte la pianta è aggredita da funghi che portano a “marciumi” di
colletto, foglie e frutti ancora giovani, quando il
clima è eccessivamente umido e piovoso. Se la
pianta è attaccata da funghi occorre intervenire con spruzzatore a base di rame e zolfo: tale
trattamento va sospeso 15 giorni prima della
raccolta dei frutti. Più rari sono gli attacchi di insetti, come gli afidi, i ragnetti rossi o le dorifere:
si combattono con insetticidi a base di piretro.
Curiosità
La piccantezza dei peperoncini è misurata dalla scala di
Scoville. Il sapore piccante è
determinato dalla capsaicina e
dai capsaicinoidi.
La loro variazione nelle proporzioni determina le diverse
sensazioni prodotte dalle differenti varietà di peperoncini
presenti in commercio.
La capsaicina provoca dolore
e infiammazioni se consumata
in eccesso, ma per attenuarne
il bruciore in bocca è sufficiente mangiare yogurt, pane
o riso
La sensazione di bruciore
che percepiamo in realtà non
esiste in quanto la capsaicina
interagisce con i termo recettori presenti nella bocca e
nello stomaco che mandano
un segnale al cervello come se
“bruciassero”.
Come utilizzare la pianta
di peperone in terrazzo
Una volta acquistata la giovane
piantina va posta in un vaso di
30 centimetri di diametro con
terriccio neutro e uno strato di
argilla espansa di 2 cm., annaffiandola subito e concimandola dopo 15 giorni. La scelta del
diametro dei vasi deve essere
fatta in base alla grandezza
della pianta, tenendo presente
che i peperoni richiedono vasi
ben più capaci dei peperoncini: ogni frutto può pesare fino
a 500 grammi e ogni pianta
può produrne una decina.
Proprietà e usi
In medicina:
ha elevato contenuto di vitamina B e C; il suo
basso contenuto calorico lo rende adatto alle
diete dimagranti. Le varietà piccanti favoriscono le attività digestive e stimolano la secrezione gastrica, ma sono sconsigliate a chi soffre
di ulcera o di iperacidità gastrica e ai bambini.
In erboristeria:
è utilizzato per rimedi contro i reumatismi, le
nevralgie e i geloni, perché crea un calore benefico che stimola la circolazione del sangue.
In cucina:
si mangiano crudi, in insalata o in pinzimonio, grigliati, ripieni o in peperonata.
2/2015
59
RECENSIONI
Elvio Frigerio
Elia Tripaldi
Salvino Leone
UN GERMOGLIO
TRA LE VITI
Fra Ferdinando Tosto
dei Fatebenefratelli
IL CONFINE
E L’ORIZZONTE
Indagine sulla morte
e le sue rappresentazioni
Edizioni Fatebenefratelli,
Roma marzo 2015, pp. 64,
ISBN: 978-8896002452
Edizioni Dehoniane
Bologna, 2014, pp. 182,
€ 17,50,
ISBN 978-88-10-80950-1
Una breve
biografia di
fra Ferdinando Tosto,
tratta da alcuni scritti su
di lui, da discorsi commemorativi
e da poche
testimonianze raccolte.
«È risultata – scrive l’autore
– l’immagine di un giovane
dal viso pulito, specchio di
un’anima semplice, candida
e pura che ci ha preceduto
nel cammino della santità e
dell’ospitalità». I 70 anni della morte e l’anno dedicato alla
vita consacrata hanno spinto a
riproporre questa figura che
nella società e tra i Fatebenefratelli della Provincia Romana ha reso presente l’amore
misericordioso di Dio verso
il prossimo nella via della perfetta carità. Fra Ferdinando «è
stato come una meteora che è
apparsa veloce, si è incendiata, ha riscaldato e contagiato di
umiltà». Uno scritto semplice
che riscalda e riempie il cuore
di Ospitalità.
60
2/2015
Un libro che parla della morte, dei tanti problemi di ordine
culturale, sociale, antropologico, etico, storico, medico e
religioso che oggi si dibattono
intorno al confine e all’orizzonte dell’umano.
La morte: uno dei temi più diffusi e che vorremmo evitare,
dimenticare e se potessimo fug-
gire, ma
che genera tante
domande
a cui l’autore con
meticolosità cerca di dare una
risposta a volte anche in modo
ironico.
Un libro che ci presenta diversi
aspetti a volte anche dimenticati, che fa riflettere, che aiuta «il
lettore a percorrere i meandri
di questo complesso e poliedrico universo… – scrive Salvino
Leone nella prefazione – perché ogni morte costituisce, sia
per chi la riconosca sia per chi
non la percepisca come tale,
un nuovo definitivo inizio».
La foto qui sopra si riferisce all’ultima puntata prima della pausa estiva della
trasmissione “Ospitalità è...” arrivata alla sua 110a puntata. Oltre a Fra Marco
Fabello, le due conduttrici Emanuela Finelli e Maria Laura Cruciani.
In onda su: Telepace, lunedì (17.30), martedì (6.00 e 21.30), sabato (14.30).
In replica, su: Canale 68 Veneto-tasto 62 digitale terrestre, mercoledì (19:50)
e giovedì (6:30);Telenova 2 (ch 664), lunedì (21.00); Teletutto, lunedì (9.00),
e Teletutto 2, domenica (15.00 e 20.30).
a cura di
elvio frigerio
_______________________
Un cuore senza confini:
San Benedetto Menni 62
Ospitalità in famiglia 66
________________________
Erba 74
Venezia 75
San Colombano al Lambro 78
Cernusco sul Naviglio 82
Brescia 84
San Maurizio Canavese 88
Varazze 88
Mendicanti nella Terra di Gesù 89
Elemosina: valore evangelico, missione carismatica e impegno sociale 91
Offerte 94
2/2015
61
UN CUORE SENZA CONFINI
a cura di Serafino Acernozzi oh
SAN BENEDETTO MENNI
Chiusura del primo Centenario della Morte
Dinan (Francia) 1914 - Ciempozuelos-Madrid (Spagna) 2015
A Ciempozuelos, in Spagna, dal 22 al 24 aprile si sono celebrate le iniziative
a chiusura dell’anno Centenario della morte di San Benedetto Menni, aperto
con solennità lo scorso aprile a Dinan in Francia.
Santo, una coppia di sposi,
venuti da Gallarate (Varese).
L’atmosfera che si respirava
tra la folla era di esultanza, nella certezza che le celebrazioni
e le conferenze avrebbero sa-
delle due Istituzioni, hanno ricevuto i saluti dal Sindaco della città, signora Angela Herrera,
dalla Superiora Provinciale
LA SALA DEL CONVEGNO
NELLA PAGINA SEGUENTE
delle Suore Ospedaliere suor
I NOSTRI RELIGIOSI SULLA TOMBA
Maria Rosario Iranzo e dal
DI SAN BENEDETTO MENNI
Superiore Provinciale della Provincia Andalusa,
fra José Antonio
Soria, che nel suo
saluto di benvenuto al nostro Superiore Generale fra
Jesùs Etayo, alla
Superiora Generale delle Suore
Ospedaliere suor
Anabela Moreira,
al Sindaco e a tutti i pellegrini, ha
espresso grande
gioia e gratitudine
per la partecipaumerose le per- puto parlare al cuore di ogni zione all’evento.
sone partecipanti persona presente.
23 aprile
all’evento tra cui
la delegazione del- 22 aprile
Giovedì, 23 aprile nella Chiela nostra Provincia religiosa a
cui il santo milanese Menni Arrivati nel pomeriggio di mer- sa dei Fatebenefratelli, annesapparteneva, quattro i religio- coledì 22 aprile, siamo accolti sa al Centro, si è svolta una
Concelebrazione
si presenti in rappresentanza dai nostri confratelli spagnoli e solenne
del Superiore Provinciale: fra alloggiati nella Casa di ospitali- Eucaristica presieduta dal VeEliseo Paraboni, fra Giancarlo tà del Centro San Giovanni di scovo dell’Ordine monsignor
Lapic’, fra Geminiano Corra- Dio dove viene consegnata la José Luis Redrado con nudini e fra Serafino Acernozzi. borsa del pellegrino. Alla sera merosi Confratelli, il Parroco
Più di trecento i partecipanti, appuntamento nell’auditori- di Ciempozuelos con i preti
tra consorelle, fratelli, autorità um delle Suore Ospedaliere coadiutori e i Cappellani dei
civili della città, collaboratori dove tutti i pellegrini: fratelli, Centri ospedalieri.
ed anche due discendenti del suore, collaboratori, volontari L’Eucarestia è il rendimento di
N
62
2/2015
grazie per eccellenza e quindi,
mentre ringraziamo il Signore
per le grandi cose che Egli ha
fatto in San Benedetto Menni
e fa per noi, preghiamo perché
ciascuno di noi sia testimone
della tenerezza eucaristica, secondo gli insegnamenti di San
Benedetto Menni.
Il celebrante dopo aver commentato i testi di Isaia 58, 6-11
e Luca 10, 25-37 tra l’altro ha
detto: «Siamo in festa, è San
Benedetto Menni che ci riunisce, perché il seme da lui
seminato ha fatto rinascere il
frutto del carisma dell’Ospitalità, e questo è il frutto di
questo centenario, una parte
di storia dell’ospitalità: le comunità, le opere da lui fondate, i collaboratori, i volontari e
un esercito di ammalati sono
stati assistiti e curati in questi
cento anni. A Dio datore di
ogni bene rendiamo grazie!
A Maria che si venera con il
titolo di Nostra Signora del
Sacro Cuore e del Patrocinio,
imploriamo la sua protezione!
A San Giovanni di Dio, Padre
e Maestro dell’Ospitalità.
A San Benedetto Menni,
grazie per aver seminato!
Grazie! ai tanti religiosi, religiose e collaboratori per il tanto
bene elargito con il
carisma dell’ospitalità in questi cento
anni e in questo
anno di chiusura
del centenario.
Dopo la celebrazione eucaristica,
una breve pausa,
poi il messaggio
di benvenuto dei
Superiori Generali:
suor Anabela Carneiro e fra Jesus Etayo. È
seguita la conferenza di fra
Luis Valero: “San Benedetto
Menni: 1867-1912”, interessante relazione sull’impegno
riformatore che il Priore Generale fra Giovanni Maria Alfieri, affidò a San Benedetto
Menni e da lui con grande fedeltà inculcato nei cuori di tante centinaia di frati e di suore.
Poi è seguita un’altra relazione di suor Maria Concepcion
Ochotorena dal titolo “Padre
Benedetto Menni, tutta una
vita dettata dal cuore”. Queste
conferenze sono state tenute
nell’auditorium dei Fratelli. È
seguita poi una tavola rotonda
presieduta da fra Julian Sanchez Bravo con quattro collaboratori della nostra Famiglia
Ospedaliera su come hanno
vissuto i carismi lasciatici da
San Benedetto Menni.
Nel pomeriggio visita guidata
al Museo della Casa dei Fratelli ai vari settori, tra i quali
quello “dell’Arte Psicopatologico” espressioni pittoriche
eseguite da persone con alterazioni mentali o con manifestazioni psichiatriche. Poi
la Sala San Benedetto Menni
con oggetti appartenenti e usati dal santo, così pure gli indumenti e paramenti liturgici.La
sala delle Missioni dell’Ordine
ospedaliero di tutto il mondo,
dall’Africa all’America latina.
Vi è anche una collezione di
monete a uso interno a finalità terapeutiche realizzate sotto
l’impulso di fra Andrea Ayucar, Provinciale nel 1907, in
Ciempozuelos. Nel tardo pomeriggio nell’auditorium delle
Suore si è svolto il concerto
della Banda musicale della città, molto applaudita per i vari
2/2015
63
UN CUORE SENZA CONFINI SAN BENEDETTO MENNI
repertori e canti. Sono seguite
delle rappresentazioni teatrali
messe in atto dagli ospiti dei
due Centri ospedalieri, i quali
hanno rievocato, con canti e
suoni, la vocazione e la vita vissuta di Padre Menni in Ciempozuelos. Gli attori sono stati
molto applauditi per la loro
bravura. In serata in piazza
dell’eremitaggio della Consolata, dopo i discorsi, del Sindaco della città, della Madre Generale delle Suore ospedaliere
e del Presidente della Confraternita della Consolata, vi è
stato da parte della Municipalità, l’atto di riconoscimento a
San Benedetto Menni di figlio
adottivo del popolo della Città
di Ciempozuelos, con l’inaugurazione di un monolito di
marmo e una targa di bronzo
dedicato al Santo (nella foto a
lato).
La città viene denominata
“Città ospedaliera” e la Municipalità con una petizione
al Vescovo di Getafe, ottiene
la nomina del Santo a Co-pa64
2/2015
trono della città, assieme alla dal Menni il 31 maggio 1881.
Madonna Consolata, già Pa- Negli anni successivi si è estetrona della città, e la cui festa sa in Europa, America, Africa
deve celebrarsi il 24 aprile di e Asia. Oggi la Congregazione
ogni anno. In tarda serata nel- è presente in 24 nazioni con
la Chiesa delle Suore ospeda- più di cento centri ospedalieri,
liere, si è svolta l’Adorazione
che danno vita alla
Eucaristica chiamaparabola del buon
IL MENNI
ta “Luce dell’Ospisamaritano in favore
USCì VERSO
talità”.
dei malati mentali,
minorati fisici e psiLE PERIFERIE
24 aprile
chici, con preferenDEL MONDO
za ai poveri.
PER AIUTARE
Venerdì, 24 aprile,
Nel Museo storico
I PIù BISOGNOSI delle Suore si consolennità liturgica
di San Benedetto
servano oggetti delMenni, nella Chiesa delle Suo- la storia della Congregazione,
re ospedaliere, preghiera so- dall’origine e dai ricordi dei
lenne delle Lodi animata dalle tre Fondatori: San Benedetreligiose. Poi visita al Centro e to Menni, suor Maria Josefa
al Museo delle Suore ospeda- Recio, ora Venerabile per la
liere. Il Centro è la Casa Ma- Chiesa, e suor Maria Angudre delle Suore Ospedaliere stias Gimenes. Per le Suore
del Sacro Cuore di Gesù, dove ospedaliere, tutto quello che
ebbe origine la fondazione del- si vede nel museo ha un valola Congregazione, fu fondata re affettivo più che effettivo.
Qui si incontrano le immagini di San Giovanni di Dio e
di San Benedetto Menni che
ha vissuto il carisma del suo
Fondatore “Il SANTO CHE
SEPPE AMARE, e che l’ha
trasmesso ai Frati e alle Suore ospedaliere perché vivano
con attenzione l’assistenza agli
ammalati mentali e ai poveri”.
Ultimo momento toccante e
commovente è stata l’Eucarestia finale, nella Chiesa della
Casa Madre delle Suore ospedaliere, dove si venera il corpo
di San Benedetto Menni, presieduta da monsignor Joaquin
Lopez de Andujar, Vescovo
della Diocesi di Getafe, alla
quale appartiene la Parrocchia
di Ciempozuelos, con lui hanno concelebrato diversi sacerdoti diocesani e ospedalieri,
tra i quali l’attuale Superiore
Generale fra Jesus Etayo e l’ex
Generale fra Pascual Piles.
Questa celebrazione è stata anche l’occasione per
festeggiare i frati e le suore
che tra il 24 aprile 2014
e il 24 aprile 2015 hanno
ricordato il 25° e il 50°
di professione religiosa.
Sono stati chiamati sull’altare e hanno potuto rinnovare i loro voti, tra loro
c’era anche un confratello
italiano fra Giuseppe Magliozzi.
Il nostro pellegrinaggio è
terminato con le parole
di San Benedetto Menni:
«Io confido nel Signore,
Lui conosce i nostri cammini. Il Signore regola tutto». Ed essendo San Benedetto Menni, nato nella
nostra Provincia religiosa,
ci stimola ancor di più a
prenderlo come modello
di vita per il nostro apostolato ospedaliero.
LA NOSTRA DELEGAZIONE ALLA STAZIONE
E CON FRA JOSè LUIS RETRADO
2/2015
65
OSPITALITà in famiglia
ANNIVERSARI DI
OSPITALITà
Feste in famiglia:
25° e 50° di
professione
«Chiedo umilmente di poter
dare ancor una volta testimonianza del mio amore e della
mia totale consacrazione a
Dio, alla Chiesa e al nostro
Ordine, mediante la pubblica rinnovazione dei santi voti
in occasione del 25°/50° della
mia professione» con questa
richiesta è iniziato il rito della rinnovazione dei voti di fra
Gilberto Ugolini, fra Cristoforo Cywinski e fra Fiorenzo
Priuli.
Tre confratelli con origini e
storie diverse, ma tutti chiamati dal Signore per testimoniare
al mondo il Suo amore misericordioso sulle vie dell’Ospitalità tracciate da San Giovanni
di Dio, in questi mesi hanno
rinnovato e festeggiato fraternamente le loro professioni.
66
2/2015
Fra Gilberto Ugolini,
fra Cristoforo Cywinski
G
iornata di festa, quella
di domenica 26 aprile a Solbiate, nella
Residenza San Carlo
Borromeo dei Fatebenefratelli, due religiosi, fra Cristoforo e
fra Gilberto, ricordano i 25 anni
di consacrazione al Signore nella vita religiosa. Nella liturgia di
oggi viene proposta la figura del
buon pastore che pasce le sue
pecorelle, immagine e modello
anche per i due festeggiati che realizzano nella loro vita il mistero
di questo pastore. Si tratta di una
scelta eroica, dove si dimenticano i propri problemi per abbracciare quelli del prossimo affidato, secondo le linee di condotta
che Gesù ci suggerisce nel suo
insegnamento: «Io sono il buon
pastore» (Gv 10).
Chi nella Chiesa assume una
missione, chiunque è in contatto con le anime, deve necessariamente ricopiare quel
bel pastore e lasciarsi impressionare e guidare da esso.
L’Ordine dei Fatebenefratelli
ha voluto dare un contributo
speciale nella celebrazione di
questi anniversari: fra Gilberto
e fra Cristoforo, si iscrivono in
questa avventura e in questo
contatto con il Maestro durante questi 25 anni di fedeltà al
servizio di Dio e dei fratelli bisognosi, poveri e malati.
La celebrazione giubilare è
stata presieduta da fra Massimo Villa, Superiore Provinciale, che ha richiamato efficacemente ai presenti l’essenza e
la bellezza del porsi al servizio
dei fratelli, secondo le esigenze della radicalità evangelica.
Fra Massimo ha misurato il
suo insegnamento alle espressioni della liturgia della parola di questa Domenica. Il bel
pastore, sull’esempio di Gesù,
dovrà essere sempre l’espressione di un dono di sé ai fratelli. Ciò che attira l’attenzione
dei fedeli è proprio la capacità
di abbracciare in pieno il mistero di assistenza ai fratelli,
spirito della gratuità completa
del dono di sé, senza gratificazione alcuna. Si deve essere
come Gesù: dare, dare sempre, con un’unica consolazione che proviene dal contatto
con la sofferenza: uomini della
sofferenza al contatto e al servizio dei fratelli. A chi osserva
dall’esterno, questa vita appare come troppo esigente per le
sole capacità dell’uomo possibile unicamente dove risuona
l’appello irresistibile del salvatore: «Vieni, seguimi, fa’ come
ho fatto io».
Fra Massimo ha ben indicato la dimensione spirituale e
le esigenze di una spiritualità
FRA CRISTOFORO
(IN ALTO)
E FRA GILBERTO
MENTRE
SOTTOSCRIVONO
IL RINNOVO
DELLA LORO
PROFESSIONE
DOPO 25 ANNI
DI VITA RELIGIOSA.
SOTTO LA
TRADIZIONALE
FOTO COI
CONFRATELLI
profonda a sostegno di una
tale vocazione dove Dio agisce, ispira, rende capaci. Fra
Gilberto e fra Cristoforo realizzano con la loro azione
di ministero le esigenze del
bel pastore. Hanno ascoltato
questo richiamo di Gesù, bel
pastore, e si sono lasciti condizionare da esso.
Noi guardiamo a questi due
religiosi e a tutti i religiosi
dell’Ordine dei Fatebenefratelli, qui c’è posto per l’ammirazione, per l’imitazione e per
la preghiera.
Siano ringraziati a nome della
Chiesa questi religiosi e tutti
quelli che hanno abbracciato
lo stesso stile di vita e hanno
servito la Chiesa con lo stesso
dono di se stessi, che è quello
di Gesù. «O Signore Gesù, bel
pastore, volgi il tuo sguardo
su questi nostri fratelli che tu
hai scelto e dona loro la capacità di dono nell’espressione
dell’accoglienza, questa è azione di Gesù. Solo azione sua.
Noi ammiriamo e preghiamo.
Signore ascolta la nostra preghiera!».
Padre Luigi Speziali
2/2015
67
OSPITALITà in famiglia
Fra Fiorenzo Priuli
CON GIOIA
FRA FIORENZO
MOSTRA LA
STATUA DEL
FONDATORE
RICEVUTA
PER I SUOI
50 ANNI
DI PROFESSIONE
L’
annuale
festa
dell’associazione
“Uniti per Tanguiéta ed Afagnan”, si è svolta a Romano
d’Ezzelino il 29 marzo, sotto
il segno di un traguardo davvero importante: i 50 anni di
professione religiosa di fra
Fiorenzo Priuli, missionario
dei Fatebenefratelli e medico
dirigente dei due ospedali africani di Tanguiéta in Benin e di
Afagnan in Togo. Il Superiore
Provinciale, fra Massimo Villa,
ha scelto questo appuntamen68
2/2015
to invitando tutta la Provincia
Lombardo Veneta per stringere fra Fiorenzo in un caloroso e fraterno abbraccio per
il suo anniversario, dopo che
lo scorso 7 marzo il religioso
era stato festeggiato in Africa
a Tanguiéta (Benin), nell’occasione monsignor Antoine
Sabi Bio, vescovo della diocesi, avava presieduto la solenne
celebrazione in onore di San
Giovanni di Dio nella cappella
dell’ospedale.
Nella Chiesa arcipretale di
Romano d’Ezzelino, durante
la S. Messa, anche il Superiore Provinciale ha espresso
parole di elogio per la lunghissima missione di carità svolta
in Africa a favore di tanta povera gente. Ha poi consegnato a fra Fiorenzo la statua di
San Giovanni di Dio come
riconoscenza della Provincia
Lombardo-Veneta verso un
confratello che davvero quoti-
dianamente incarna nell’oggi il
carisma dell’ospitalità dei Fatebenefratelli.
La vita di fra Fiorenzo, ci raccontano gli amici dell’Uta, è
costellata di tanti traguardi raggiunti e di nessuna resa: partito per l’Africa al termine degli
studi religiosi, dopo qualche
anno di lavoro all’ospedale di
Afagnan contrasse la tubercolosi. Al rientro in Italia decise
di studiare medicina, ottenendo poi la laurea da pendolare
tra Afagnan e l’Università di
Milano. È diventato così bravo
nel rimettere in piedi i bambini rimasti paralizzati alle gambe in seguito alla poliomielite,
all’inizio della nostra associazione ne operava in media 350
all’anno.
L’Organizzazione Mondiale
per la Sanità ha saputo riconoscere e apprezzare il valore
della sua esperienza in campo
medico e chirurgico, convo-
candolo a Ginevra dal 1992
al 2002 come esperto di malattie tropicali e del morbo del
Buruli; gli ha poi affidato un
progetto di ricerca e cura dei
malati di Aids ancora in vigore
a Tanguiéta. Nel 2002 fra Fiorenzo ha ricevuto a Lomé la
“Legion d’onore” e nel 2004
a Brescia il premio “Cuore
amico”, considerato il Nobel
della bontà. Il contatto con
tanti luminari della Medicina
ha fatto conoscere nel mondo
l’ospedale “St. Jean de Dieu”
di Tanguiéta e l’azione che
egli vi svolge con dedizione
altamente qualitativa e profondamente umana, per cui qualcuno ha parlato del “Miracolo di Tanguiéta”. Egli incarna
nell’oggi l’ospitalità secondo lo
stile di S. Giovanni di Dio, che
si rifà allo spirito del buon samaritano del Vangelo. La sua
persona, le sue azioni, la sua
organizzazione ed i suoi collaboratori a tutti i livelli sono
la testimonianza reale e tangibile che il Regno di Dio è qui
e che lo Spirito Santo ci guida
ad edificarlo ogni giorno.
L’Associazione
benefica “Uniti
per Tanguiéta
e
Afagnan”=
UTAONLUS,
costituita a Romano d’Ezzelino nel 1996, è
sorta per rispondere agli appelli
di aiuto di fra
Fiorenzo Priuli.
La nostra stima e ammirazione per questo frate, medico,
missionario dei Fatebenefratelli, è sempre stata grande: anche nel 2014 siamo riusciti ad
erogare agli ospedali africani
la bella somma di € 323.000.
Speriamo di fare anche di più
nel prossimo futuro. La serietà di collaborazione tra l’associazione Uta e l’opera svolta
da fra Fiorenzo Priuli, hanno
convinto la Fondation Assistance Internationale (F.A.I.)
di Lugano a concedere un finanziamento, già in atto, di €
910.000 suddivisi in 3 anni. In
un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, si
tratta di vera Provvidenza.
Lasciamo ora spazio alle parole di fra Fiorenzo da cui traspare la speranza e la certezza
che “col Signore tutto è possibile”, il brano è tratto da una
intervista di Mariangela Riontino pubblicata su “L’isola della salute”.
«Vorrei che fossero in molti a
vivere e a godere della gioia di
questi 50 anni al servizio del
malato nel nome del Signore.
– Dice fra Fiorenzo – Oggi nel
mondo c’è tanta insoddisfazione, tanta superficialità, tanti
sentimenti negativi che inaridiscono il cuore delle persone
e non creano un futuro. Mi
rivolgo ai giovani: se il Signore
vi chiama, non abbiate paura
di rispondergli, di accogliere il
suo invito… se sentite di essere
chiamati a fare quello che io
ho avuto la fortuna di fare, e
cioè il frate missionario, non
abbiate timore ad accogliere la
chiamata con gioia. Vi assicuro che non rischiate di buttar
via i vostri anni o di sciupare
la vostra vita, anzi, credete che
il bene che farete nella vostra
vita sarà sorgente di una gioia e
soddisfazione profonda capace di riempire la vostra esistenza. Arriverete a fare cose che
non avreste mai immaginato
di fare… un giorno vi guarderete indietro e vi domanderete: “Davvero sono stato in grado di costruire tutto questo?”
… ebbene sì… con il Signore si
può!»
Luca Beato O.H.
2/2015
69
OSPITALITà in famiglia
Terza
Giornata
della Fraternità
Provinciale
a Venezia
per i 300 anni
della Presenza in città
dei figli spirituali
di San Giovanni di Dio
C
irca 25 confratelli,
nei giorni 9-10 giugno 2015, si sono
ritrovati a Venezia
nel nostro ospedale “San Raffaele Arcangelo” Fatebenefratelli, a Cannaregio - Madonna
dell’Orto 3458; questo ospedale provinciale specializzato
ad indirizzo medico riabilitativo, in festa per i trecento anni
di assistenza sanitaria dei religiosi Fatebenefratelli in Venezia, è stato scelto come punto
di riferimento per queste giornate dedicate alla nostra fraternità sotto la guida spirituale del
Superiore Provinciale, fra Massimo Villa, e la guida turistica di
fra Dario Vermi, Superiore locale, che ci ha ospitati e accompagnati nei vari spostamenti,
tra i quali la visita all’Isola di
San Servolo, nostro secondo
campo di lavoro e di missione
ospedaliera in laguna.
70
2/2015
Fra Massimo nella sua prolusione ha rimarcato «…che trecento anni di storia, che ci ha
visti presenti nell’ospedale militare di Sant’Antonio a Castello nel 1715, poi a San Servolo,
nel 1716, e nel 1882 nell’attuale ospedale San Raffaele
Arcangelo, restano segnati da
tanto bene, tanta carità, dalla
viva presenza di Cristo buon
Samaritano che si china a curare l’uomo ferito di ieri e di
oggi. Cristo buon Samaritano
in questi trecento anni si è preso cura degli uomini e delle
donne di questa città lagunare
attraverso l’intuizione e l’amorevole cura di uno dei figli
della Carità ospedaliera, San
Giovanni di Dio, fattosi presente nei frati ospedalieri che
hanno scelto di camminare
sulla strada da lui segnata, hanno portato nelle opere che via
via si sono susseguite, il grande
dono dell’ospitalità nel servire
gli ammalati e i poveri».
Ha colto l’occasione per ricordare a ciascuno di noi, l’importanza della riflessione sulla
nostra consacrazione.
«Unire la carità antica ai mezzi moderni nella nostra missione, come ha detto Il papa
Pio XI, quando ha ricevuto
in udienza i Padri Capitolari a chiusura dell’Assemblea
Generale Straordinaria, nel
lontano 24 maggio 1930, non
ci deve esimere dal vivere con
impegno e serenità e gioia la
nostra consacrazione, dando
spazio, ampio spazio alla nostra vita di preghiera, fraterna
e di apostolato.
La nostra vita di preghiera
deve essere sempre il centro
della nostra missione e del nostro essere uomini consacrati.
La vita fraterna: se guardiamo
alle nostre comunità, le ve-
diamo sempre più ridotte di
numero e di forze, questo è
un dato di fatto, è la realtà da
accettare e vivere con serenità.
La pastorale vocazionale: abbiamo tutti sentito, almeno
chi ha partecipato a Trivolzio
alla seconda giornata della
Fraternità Provinciale, il padre
Generale ricordarci “...la necessità di essere sempre più testimoni della nostra vocazione
all’ospitalità verso i giovani che
si sentono chiamati dal Signore di consacrarsi a lui nel servizio dei malati e dei poveri e
anche verso i collaboratori che
con noi condividono la scelta
di mettersi al servizio dei malati in modo professionale”.
“… Ritengo che noi confratelli
siamo chiamati ad una conversione, ad un impegno per
vivere la nostra consacrazione
nell’ospitalità con maggior esigenza ed audacia, superando
soprattutto mediocrità e ambiguità, smettendo di guardare
solo a noi stessi in molte occasioni… Per manifestare con
i fatti la gioia e l’entusiasmo di
vivere la nostra vocazione…”.
Missione: sempre nel discorso
del Padre Generale a Trivolzio, siamo stati sollecitati a non
abbandonare il nostro servizio
diretto ai malati e ai poveri…
“Considero necessario che
ogni Confratello dell’Ordine,
ovunque si trovi, indipendentemente della sua età, che stia
bene in salute o che non lo sia
tanto, realizzi in questo periodo un discernimento e rinnovi la gioia della sua vocazione
all’ospitalità attraverso l’esempio e la coerenza…”.
Gestione delle Opere: “…nella
2/2015
71
OSPITALITà in famiglia
SAN SERVOLO
CUORE DELLA
PRESENZA DEI
RELIGIOSI
IN VENEZIA:
NELLE IMMAGINI
CRONACA
DELLA VISITA
situazione di crisi che stiamo
vivendo, (le opere) rappresentano sempre una preoccupazione e necessitano di strutture di gestione, amministrative
e organizzative molto solide e
professionali. Come ho detto
è sempre così … credo che sia
necessario riflettere guardando al futuro. Siamo preparati
per continuare a sostenerle?
Di quali strutture abbiamo bisogno per mantenerle? Non
corriamo forse il pericolo di
dimenticare gli aspetti più peculiari della nostra identità?”.
Insieme al definitorio abbiamo individuato alcune strutture che potrebbero cominciare,
insieme a San Colombano e a
San Maurizio a vivere questa
nuova esperienza di gestione e
di vita di comunità. A settembre i superiori e attuali direttori di struttura di questi centri
verranno chiamati in Curia
Provinciale per studiare insieme il percorso migliore per
arrivare a raggiungere l’obiettivo, primo e più importante:
individuare la persona capace
di ricoprire tale ruolo». Fra
Massimo conclude chiedendo
a tutti i confratelli la massima
collaborazione in quanto andremo a proporre, siamo tutti
appartenenti alla Provincia e ci
accomuna la nostra consacrazione religiosa.
72
2/2015
Visita a San Servolo
Il 10 giugno 2015 una giornata
storica, la visita all’Isola di San
Servolo dove i nostri confratelli s’insediarono nel 1716 e vi
restarono fino al 1902.
La visita al Museo del Manicomio di San Servolo. La follia reclusa, questo è il nome
del museo inaugurato il 20
maggio 2006 nell’isola di San
Servolo, dove sono esposti al
pubblico i reperti appartenuti al manicomio di San Servolo, che ha caratterizzato la
storia dell’isola dai primi del
1700 fino al 1978. Lo scopo
del nuovo spazio museale è
quello di mettere in evidenza
– attraverso reperti specifici,
didascalie e pannelli esplicativi – la dimensione emarginante e segregante dell’istituzione
manicomiale. Il museo, aperto
al pubblico, è suddiviso in vari
settori. Tutto ciò è stato interessante, abbiamo compreso
l’evoluzione dello studio della
psichiatria che grazie alla Legge 180 è divenuta umana.
Nei pannelli storici ci ha fatto piacere leggere del nostro
confratello Fra Prosdocimo
Salerio (1815-1877), chimico
farmacista, medico chirurgo,
distinto alienista. Nel cenno
storico di fra Prosdocimo è
scritto che fu religioso illustre
per scienza, esemplare modello incomparabile di carità,
che tutto sacrificò anche le
sue sostanze di famiglia per il
bene della nostra Provincia religiosa. A questo confratello va
aggiunto che tanti altri religiosi
più o meno noti hanno svolto
la loro missione ospedaliera in
questo ospedale psichiatrico.
Oggi è anche la memoria liturgica del nostro confratello Beato Eustachio Kugler (18671946) dal quale dobbiamo
imitare la sua testimonianza,
perché amò profondamente
la vocazione ospedaliera, imitando Cristo compassionevole
e misericordioso. Sopportò
con edificante serenità sia gli
estenuanti interrogatori della
Gestapo del III Reich, sia le
sofferenze causategli dalla malattia allo stomaco, meritò la
gloria degli altari, è Beato dal
2009. Quindi dopo aver visitato il museo
sotto la guida
del Direttore
del Centro, ci
siamo portati nella bella
Cappella settecentesca,
con a fianco
una Cappella funeraria dove
erano stati sepolti numerosi Confratelli, che avevano
speso la loro vita nel curare
e assistere gli ammalati. Qui
fra Massimo ha presieduto la
concelebrazione eucaristica
con i confratelli sacerdoti, e tra
l’altro nell’omelia, dopo la lettura del Vangelo ha ricordato
il Beato Eustachio e commentato le letture del giorno: dal
primo libro dei Re (18, 20-39)
e del Vangelo secondo Matteo
(5, 17-19). «Io vi dico di non
opporvi al malvagio. Con poche parole Gesù proclama il
superamento non solo di lunghi secoli, ma anche dell’enorme peso della naturale inclinazione alla vendetta; al suo
posto colloca il rivoluzionario
principio dell’amore, che non
è soltanto violenza ma positivo
riscatto dell’avversario». Alla
fine della cerimonia abbiamo
deposto un vaso di fiori sull’altare dedicato a San Giovanni
di Dio. Poi non poteva mancare un agape fraterna nel
ristorante della Fondazione
San Servolo. Nel pomeriggio
partenza dall’Isola di San Servolo e arrivo alle Fondamenta
Nuove con una guida eccezionale che ci ha resi consapevoli
della vita lagunare e anche del
progetto Mose per evitate l’acqua alta in Venezia una attraz-
zione per le migliaia di turisti
che visitano Venezia, poi l’arrivo all’ospedale “San Raffaele
Arcangelo”.
Con la chiusura di questa Terza Assemblea della Fraternità
Provinciale inizia un altro secolo di storia!
Dalle celebrazioni del terzo
Centenario della presenza
dei Fatebenefratelli a Venezia
sono trascorsi anni di grandi
trasformazioni nella società,
nella Chiesa, e nei centri ospedalieri dei Fatebenefratelli a
Venezia. I 300 anni di presenza dell’Ordine Ospedaliero di
San Giovanni di Dio a Venezia sono la sintesi delle tante
esperienze di gruppo, ma anche quelle di singole persone
che hanno messo a servizio di
San Giovanni di Dio la propria vita come i collaboratori,
le volontarie e i volontari. Che
dire in conclusione? L’ospedale, l’Hospice è un patrimonio di tutti e per questo tutti
collaborano al bene dei malati
e dei poveri e c’è una certezza
che unisce: il carisma di San
Giovanni di Dio, tra le case,
le calli, la piazza, le barche i
vaporetti di questa splendida
città lagunare vi è ancora un
Ospedale “Fatebenefratelli”
con radici lontane e un promettente futuro.
A cura di Serafino Acernozzi O.H.
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Dalle nostre case...
ERBA
Silvia Simoncin
La Regione Lombardia
tra i dipendenti di Erba
M
ario Mantovani, Assessore regionale alla
Sanità, accompagnato da Alessandro Fermi, Sottosegretario all’attuazione del
programma di Regione Lombardia, e da Marcella Tili, Sindaco di Erba, sono stati accolti
dai responsabili religiosi e amministrativi della struttura per
una visita conoscitiva del nostro ospedale Sacra Famiglia
di Erba l’incontro ha avuto
luogo lo scorso 14 maggio.
L’ospedale è stato paragonato
ad un gioiello… così lo ha presentato il Sindaco di Erba agli
ospiti, un gioiello costituito da
bravi medici e infermieri che
intervengono con professionalità e umanità, presentazione
confermata dal sottosegretario
Alessandro Fermi che ha inoltre ribadito di
quanto questo
nosocomio sia
fondamentale e strategico
per il territorio
lombardo.
L’aula magna
dell’ospedale era colma
di dipendenti, sanitari ed
amministrativi,
attenti alle dinamiche regionali e speranzosi che questo
incontro possa aiutare la
struttura
ad
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ottenere un giusto riconoscimento giuridico, passando da
“funzione pubblica” a “ruolo
pubblico”.
È stato un momento di confronto con le autorità competenti con la richiesta di aiuto
e di riconoscimento per continuare a lavorare per la salute
delle persone, permettendoci
di seguire i malati con la stessa
dedizione che ci ha insegnato
San Giovanni di Dio.
Per la nostra realtà questo è un
momento molto delicato e di
preoccupazione per le eventuali conseguenze sull’assistenza
erogata derivanti della prossima ed imminente riforma della Sanità. È stato sottolineato
che le caratteristiche di questo ospedale non sono solo le
cure professionali, ma anche
l’attenzione alla dignità della
persona malata e di tutta la sua
famiglia. Questo è motivo di
orgoglio per noi e la Direzione
è felice e grata che la Regione
ci abbia fatto visita. L’Assessore regionale visitando il Blocco Operatorio ha potuto constatare di come i finanziamenti
erogati da Regione Lombardia
siano stati investiti in strutture
funzionanti a servizio della popolazione. È stato motivo di
orgoglio della dirigenza ospedaliera: di fra Massimo Villa,
Superiore Provinciale, di fra
Guido Zorzi, Superiore Locale, e del Direttore Amministrativo, Nicola Antonicelli,
di aver avuto la possibilità di
incontrare e far conoscere direttamente all’Assessore Mantovani la nostra realtà assistenziale in modo tale che possa
prendere coscienza diretta di
quello che offre e che potrebbe offrire la Struttura erbese
così da essere tenuta in giusta
considerazione nei futuri piani
sanitari regionali.
L’ASSESSORE
MANTOVANI,
PRIMO
A SINISTRA,
DURANTE
LA VISITA
ALL’OSPEDALE
Dalle nostre case...
VENEZIA
Barbara Cini
In Visita
al cuore di Venezia
Un ponte tra generazioni
S
plendida opportunità che
ha messo a confronto due
generazioni molto diverse,
che hanno vissuto in decenni
distanti tra loro ma nella stessa
realtà, la nostra Venezia.
Marzo e aprile sono stati due
mesi, in cui nella nostra struttura si è creato un ponte tra
i nostri anziani e gruppi di
preadolescenti di alcune parrocchie veneziane. Ricchezza
e crescita sia per i ragazzi che
per gli anziani, in questa condivisione fatta di storie personali
e vite vissute, in cui tutti hanno
scoperto affinità e differenze,
hanno avuto un’occasione di
socializzazione diversa dal solito. I nostri ospiti si sono sentiti
valorizzati, utili e importanti per
i ragazzi, i ragazzi hanno avuto
modo di raccontarsi, di ascoltare i racconti e le esperienze
di chi ha vissuto tempi molto diversi e insieme si sono
divertiti apprendendo pagine di storia inedite.
Come spesso succede
ai meno giovani piace
raccontarsi e l’apertura
verso i più giovani e il
territorio sono sempre
motivo di vita nuova che
entra nella struttura e allo
stesso tempo un modo per
Q
uesto mese alcuni
ospiti della Casa di
Riposo hanno avuto
la bella occasione di andare
in gita a visitare la nostra meravigliosa Piazza San Marco e
la sua Basilica. Siamo partiti
una mattina in motoscafo…
anche gli spostamenti in barca nei canali di Venezia sono
sempre uno spettacolo affascinante! Alcune persone visitavano la Basilica di San Marco
e la Piazza per la prima volta,
sono rimaste impressionate e
meravigliate per l’eccezionale
bellezza di questi posti; per
altri, che intorno a San Marco avevano lavorato e avevano
passato moltissimi anni della
loro esistenza, è stata un’emozione molto forte, un’occasione indimenticabile per rivivere
e ritrovare molti ricordi della
loro vita. La presenza dei familiari ha reso l’uscita anche
un momento di condivisione
familiare.
Giulia
far uscire la storia di chi vive al
San Raffaele Arcangelo per le
strade di Venezia.
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Dalle nostre case...
VENEZIA
Due nuove sculture dell’artista Baron
U
na gran bella sorpresa
quando l’artista Baron
Dante ha comunicato
a fra Dario Vermi, il Superiore del nostro Centro, di voler
donare alla struttura due sue
opere. L’artista è conosciuto
nella città di Venezia per le sue
sculture, prevalentemente lignee e per la sua passione di far
rivivere materiali poveri e in disuso, creando opere artistiche
di grande valore, come è stato
per quella trave bruciata nel
drammatico rogo del Teatro
La Fenice dalla quale nascono i
volti dello stupore, della paura,
della collera, sovrastati da una
fenice, la speranza di una rinascita. “Nuove vite”, Baron, ne
ha fatte scaturire parecchie, che
ora sono in
giro per tutti
i continenti,
dall’America all’Asia,
dall’Africa
all’Europa.
Un po’ della
sua arte è arrivata anche
a noi. Il suo
laboratorio
è a due passi dal nostro
ospedale,
che il signor Dante ha avuto
modo di conoscere e di apprezzare. L’artista, felice che
si trovino in questo importante luogo di cura, ha pensato di
farci dono di una Figura oran-
La persona centro
della cura
FRA ELISEO
PARABONI,
AL CENTRO
DEL TAVOLO,
APRE IL
CONVEGNO
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U
te, una delle sue prime opere e
di una Sacra Famiglia scolpita
su embrice [tegola piana] di era
romana scoperto dall’archeologo veneziano di fama internazionale Tito Canal.
n importante evento
formativo per operatori sanitari si è svolto
il 15 e 16 maggio a Venezia
in occasione del tricentenario della presenza dell’Ordine di San Giovanni di Dio
- Fatebenefratelli nella città
lagunare, dove giunsero nel
1715 proprio per prestare
assistenza sanitaria ai soldati
feriti e malati. “La persona
centro della cura”, convegno
di Cure Palliative, voluto e
organizzato dal Fatebenefratelli con il Patrocinio della
SICP e dell’ULSS 12 Veneziana. Ancora oggi l’ospedale “San Raffaele Arcangelo”
si prende cura nell’Hospice
“Casa San Giovanni di Dio”,
di “soldati” dei nostri tempi,
persone colpite da malattie
inguaribili. Importanti e coinvolgenti gli argomenti trattati.
I relatori hanno catturato i
partecipanti in un viaggio attraverso cure, qualità, valori
e diritti per la vita, mettendo
sempre in luce la centralità
dell’uomo e valorizzando i
suoi bisogni fisici, psicologici, sociali e spirituali a 360
gradi anche e soprattutto
nel dolore. Tutte le figure
professionali
partecipanti
hanno gradito l’elevatezza
dei contenuti e la professionalità emersa nell’evento.
Uno scambio sicuramente
utile che, oltre ad arricchire i presenti, probabilmente aprirà le porte a nuove
idee e prospettive future di
miglioramento. L’obiettivo
comune per chi si occupa di
Cure Palliative rimane quello di poter ancora fare molto
anche quando sembra non
ci sia più nulla da fare.
Dalle nostre case...
“Il San Raffaele
Arcangelo
nelle scuole”
I
l giorno 21 maggio la
nostra équipe di riabilitazione alcologica ha
partecipato ad una giornata di studio riguardante
le dipendenze, tenutasi
presso l’Ospedale Civile
di Venezia e rivolta ai ragazzi delle scuole superiori. La psicologa (dr.ssa P.
Boscolo) e l’educatrice
(dr.ssa G. Gabrieli) hanno
partecipato in qualità di
relatrici alla Giornata di
Studio, presentando il lavoro svolto dall’équipe, e
portando la loro esperienza professionale nell’ambito delle dipendenze e
a contatto con i pazienti
alcolisti. La Giornata di
Studio è stata organizzata
dall’Associazione “Insieme per Venezia”, con la
collaborazione di molte
realtà che operano in ambito socio-sanitario.
Giulia
Convegno DI PASTORALE DELLA SALUTE
“Beato l’uomo che ha cura del debole”
I
l Convegno di Pastorale della Salute “Beato
l’uomo che ha cura del
debole” è promosso dal
Centro di Pastorale Provinciale e dall’Ospedale San
Raffaele Arcangelo di Venezia.
Si terrà a Venezia nel nostro Ospedale il 25 settembre dalle 10 alle 17 ed
è pensato per operatori di
pastorale e operatori sanitari.
INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI
Barbara Cini, coordinatrice del servizio SASR:
Tel. 041. 783361 (Da lunedì a venerdì)
Email: [email protected]
Sito: www.ospitalitaespirito.it
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Dalle nostre case...
SAN COLOMBANO AL LAMBRO
Serafino Acernozzi OH
La
Settimana
Santa
C
on la celebrazione della Domenica delle
Palme ha avuto inizio
la Settimana Santa. La celebrazione iniziata nello spazio
davanti alla Chiesa del nostro
Centro, è stata presieduta dal
cappellano don Jino, e ha visto
la partecipazione di tanti ospiti
e numerosi fedeli del vicinato,
è apparsa tanto festosa con la
processione coi rami di ulivo e
palme, al centro di questa liturgia c’è la parola che abbiamo
ascoltato nell’inno della Lettera ai Filippesi: «Umiliò sé stesso» (2,8)
L’umiliazione di Gesù: questa parola ci svela lo stile di
Dio e, di conseguenza, quello
che deve essere del cristiano:
l’umiltà. Uno stile che non
finirà mai di sorprenderci e
di metterci in crisi: a un Dio
umile non ci si abitua mai! Alla
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fine don Jino ha detto: «Du- fa, nella sera dell’ultima cena
rante questa Settimana, met- con i suoi discepoli, si china a
tiamoci anche noi decisamen- terra con una bacinella d’acte su questa strada dell’umiltà, qua, deterge i piedi di dodici
uomini, sono ospiti
per amore di Lui, il
Tutto
delle nostre piccole
nostro Signore e Salcomunità, è seguivatore. Sarà l’amore a
nasce
ta la Messa. Erano
guidarci e a darci forqui
presenti tanti ospiti,
za. E dove è Lui, saree
tutto
fedeli e dirigenti del
mo anche noi».
tende
Centro. La coraGiovedì santo, si
le del Centro con i
rinnova nella Chiesa
a questo...
canti appropriati ha
del Centro, il rito delcondotto
la
cerimonia.
la lavanda dei piedi e la “Messa
Il
cappellano
tra l’altro nella
nella cena del Signore”. Don
sua
omelia
ha
detto: «Gesù
Jino a ricordo del gesto comchiude
la
sua
vita
terrena nel
piuto da Gesù duemila anni
Dalle nostre case...
Cenacolo, rivelando ai suoi
discepoli il segreto di tutta la
sua vita pubblica. Essa è tutta
racchiusa in un gesto: la lavanda dei piedi. In questa opera
Gesù manifesta l’essenza della
vera religione. Questa essenza
ha un solo nome: carità, amore, pietà, compassione, misericordia, aiuto». Le luci sul
presbiterio si spengono, alla
destra dell’altare rimane solo
il Crocifisso, mentre la pisside
contenente le ostie consacrate
non viene riposta nel tabernacolo, ma è condotta in processione fino a una delle cappelle
laterali in una apposita arca:
inizia l’adorazione e il silenzio
del venerdì santo.
Venerdì santo. In mattinata
inizia davanti alla nuova struttura del Centro la tradizionale Via Crucis, animata dagli
ospiti, i quali nelle varie stazioni, preparati dagli animatori,
leggevano il loro commento,
immedesimandosi con le sofferenze di Gesù. Don Jino presiedeva la cerimonia conclusa
in Chiesa con la lettura della
Passione di Nostro Signore.
La Passione di Gesù emoziona e rende muta la folla numerosa dei presenti che ha seguito il percorso della Croce dal
primo all’ultimo minuto della
cerimonia conclusa con il bacio al Crocifisso.
Sabato santo, giorno del
grande silenzio. Un silenzio
che attende la Risurrezione di
Cristo.
Notte santa, il Cappellano
don Jino ha presieduto la veglia pasquale, un susseguirsi
di momenti significativi: la
benedizione del fuoco nuovo, l’ingresso processionale
con il cero pasquale e coi fe-
MOMENTI
DELLA
VIA CRUCIS
ANIMATA
DAGLI
OSPITI
deli con i loro lumini accesi in
mano, il canto dell’Exultet, la
liturgia della parola, la liturgia
battesimale con il rinnovato
delle promesse battesimali e
la Liturgia Eucaristica. I canti
sono stati eseguiti dalla Corale
di Campo Rinaldo. Don Jino
ha detto: «… La risurrezione
si crede non ad occhi chiusi,
stringendo i denti e incrociando la braccia, ma ad occhi ben
aperti e con memoria grata,
perché in piccole briciole l’abbiamo già sperimentata nel
suo perdono».
Risurrezione del Signore.
La S. Messa solenne della
mattina è stata animata dalla
Corale del Centro, sotto la direzione dell’organista Paolo.
Il presbiterio era ben adorna-
to con composizioni floreali
e con la tomba distrutta dal
Cristo Risorto (preparata artisticamente dal Priore fra Gennaro). Il cappellano nell’omelia ha detto: «Oggi è Pasqua!
Beh, forse così è veramente
troppo condensato, però questo è il cuore della vita, della
fede, della felicità, della Chiesa. Tutto nasce qui e tutto
tende a questo giorno… Ora
non si tratta solo di ricordare
il mistero della Pasqua: bisogna renderlo evidente nella
nostra testimonianza di parole
e di condotta, in attesa che si
compia la promessa di essere
conformi al Signore risorto,
quando a nostra volta, risorgeremo».
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Dalle nostre case...
SAN COLOMBANO AL LAMBRO
Devozione mariana: maggio 2015
I
l nostro Fondatore amò
profondamente
Maria,
la venerò e la imitò nel
suo modo di vivere. Tutte le
sue lettere iniziano così: «Nel
nome di nostro Signore Gesù
Cristo e di nostra Signora la
Vergine Maria sempre intatta»;
San Giovanni di Dio la propone a noi Fatebenefratelli come
esempio di lavoro e di preghiera, modello di Ospitalità
che si concretizza nella disponibilità e nel servizio ai malati
e ai poveri. Per questa devozione ogni pomeriggio durante
l’anno si recita in Chiesa, con
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gli ospiti del Centro, il Santo
Rosario animato da un confratello o dal cappellano mentre,
nel mese di maggio, alternando i numerosi reparti della
struttura, si celebra al mattino
una S. Messa durante l’omelia
il cappellano don Gino si rivolge in modo particolare agli
ospiti del reparto.
Pellegrinaggio a Caravaggio
Inoltre, lo scorso 27 maggio,
una sessantina di ospiti hanno
partecipato al pellegrinaggio al
Santuario della Madonna del
Fonte di Caravaggio, provincia
di Bergamo, ma in Diocesi di
Cremona.
Una giornata intensa iniziata col ritrovo al santuario di
Caravaggio per la S. Messa
solenne, dedicata ai pellegrini, concelebrata da vari sacerdoti, tra i quali il nostro don
Gino. Dopo la celebrazione,
un sacerdote cappellano del
Santuario ci ha spiegato la
breve storia dell’apparizione
avvenuta il 26 maggio 1432
in località Mazzolengo, vicino
a Caravaggio, dove, in prossimità di una fontana, verso le
ore cinque del pomeriggio, la
Dalle nostre case...
Vergine Maria apparve ad una
donna di nome Giannetta dicendole tra l’altro «di pregare
per ottenere dal suo divin Figlio misericordia per chi cade
ogni giorno nel peccato».
Il racconto è proseguito con
la storia del Santuario presentando
sinteticamente
le
opere artistiche che
racchiude. Infine
la guida ci ha fatto
visitare il Centro di
spiritualità in particolare un salone e
la Cappella moderna dove ha vissuto e
pregato il Papa San
Giovanni Paolo Il
nel 1992 durante la
visita al Santuario.
AI termine un ottimo pranzo al ristorante con tanta
gioia e allegria. Il
pellegrinaggio
è
stato organizzato a
chiusura del nostro
mese di maggio dal
Superiore fra Gennaro Simarò e dalle
Direzioni sanitaria e
amministrativa del
Centro, ha coinvolto animatori e ospi-
ti, giovani e della terza età. Nel
pomeriggio, prima del rientro,
visita alla Cappella dell’apparizione della Madonna con la
recita di una preghiera particolare per tutti gli ospiti che non
hanno potuto partecipare, per
i nostri parenti, per tutti i cristiani perseguitati e, in segno
di ringraziamento, per gli animatori e gli assistenti al pellegrinaggio.
LA PROCESSIONE CITTADINA
DEL 28 MAGGIO
NELLA FOTO GRANDE
I PELLEGRINI A CARAVAGGIO
le ultime parole pronunciate da Gesù sulla croce a San
Giovanni evangelista: «... ecco
tua Madre». Il sacerdote terminava con l’invocazione: «La
Vergine Maria per noi implori
ancora misericordia dal suo
Figlio Gesù, perché dove c’è
incredulità fiorisca la fede,
dove c’è disperazione fiorisca
Processione con le parrocchie la speranza, dove c’è egoismo
Un’altra manifestazione reli- fiorisca la carità». Ha fatto pregiosa, si è svolta la
gare per Papa FranLa Vergine
sera del 28 magcesco, per i sacerMaria
gio, coinvolte le
di lavoro doti malati e anziani
Parrocchie di San sia esempio
e per le vocazioni
e di preghiera,
Colombano, di
domandando
al
modello
Campagna e il noSignore,
in
questo
di ospitalità
stro Centro Sacro
anno dedicato alla
Cuore di Gesù,
via consacrata, di
una processione formata da suscitare a San Colombano e
più di trecento persone, guida- dintorni, la nascita di qualche
ta dal Parroco don Mario Ci- vocazione all’Ordine dei Fatepelli, dal Priore fra Gennaro, benefratelli.
da don Davide e fra Serafino, Dopo la Benedizione fra Genè partita dal piazzale del Cimi- naro ha ringraziato tutti i pretero di San Colombano per senti in particolare gli operatogiungere, cantando e pregan- ri e gli ospiti, una serata di fede
do il Santo Rosario, alla grotta nel segno della collaborazione
di Lourdes nel parco del no- tra le Parrocchie e il nostro
stro Centro assistenziale.
Centro con la speranza di poA conclusione don Mario ha ter ripetere questi momenti di
tenuto un’omelia richiamando preghiera comune.
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Dalle nostre case...
CERNUSCO SUL NAVIGLIO
Giovanni Cervellera
Quando l’ospitalità passa attraverso
I
l 3 maggio ricorreva il decimo anniversario della
consacrazione della Chiesa del Centro S. Ambrogio,
avvenuta, appunto dieci anni
or sono, alla presenza del
cardinal Dionigi Tettamanzi.
Per l’occasione, oltre che ricordare l’avvenimento nella
Liturgia, abbiamo fatto seguire
alla Messa un breve percorso
artistico-religioso per illustrare particolarmente i significati
delle vetrate e dei mosaici che
raccontano episodi attraverso
linee e colori che poco hanno
di raffigurativo e lasciano molto spazio alle emozioni e alle
percezioni. Senza il dovuto
commento non è facile intravedere ciò che gli artisti hanno voluto raffigurare. Vetrate
e mosaici sono stati realizzati
dalla Scuola Beato Angelico di
Milano e suggeriscono alcuni
percorsi della genesi e dell’attesa del Messia, combinati
agli eventi principali del nuovo Testamento, in particolare
Annunciazione e Resurrezione. Completano l’ambiente le
sculture in legno di Gianluigi
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Sandrini e
quattro statue in rame
sbalzato
dell’ottocento. La Chiesa è un piccolo gioiello,
semplice e
delicato, che
invita piacevolmente
alla preghiera. L’iniziativa è risultata
gradita dai
tanti ospiti
domenicali
che, pur frequentando
da anni la
chiesa, non si erano mai resi
conto dei significati delle varie
opere. La visita è stata riproposta il giorno dopo per permettere di conoscere la chiesa
a chi non era presente la domenica. Il percorso artistico
è diventato un vero e proprio
itinerario di fede nel ricordo
dei molti passi biblici che i vari
elementi raccontano.
l’arte
Dalle nostre case...
25 anni di collaborazione
con i Fatebenefratelli
A
l Centro S. Ambrogio
di Cernusco sul Naviglio hanno festeggiato
il 25° di lavoro gli operatori:
(nella foto da sinistra a destra)
Franzosi Fernanda, Oberto
Mirella, Corongiu Monica,
Allegro Concetta, Basile Co-
simo, Natale Anna, Rivola
Daniela, Meroni Milena, Zivelonghi Sabrina, Dincao Roberto, Cappadonia Franca, Pintus
Luigi.
Assenti alla festa per malattia:
Sandonini Giovanni, Ottolini
Maria Rita.
Venerdì, 9 ottobre 2015
Auditorium “Fra Pierluigi Marchesi” Via Cavour, 22 – 20063 Cernusco S. Naviglio –Mi
Il trattamento riabilitativo dei disturbi gravi
di personalità: realtà, criticità, prospettive.
I disturbi di personalità e la psicopatologia emergente a loro
associata sono l’espressione più
peculiare del disagio psichico
nell’attuale contesto storico. Essi
coprono un continuum che descrive personalità sofferenti ma
ancora integrate nel tessuto sociale (le cosiddette “patologie borderline ad alto funzionamento”)
sino ad assetti personologici con
un senso di identità sbriciolato,
disregolazione emotiva, relazioni
caotiche e conflittuali e ingenti difficoltà a integrarsi nei mondi istituzionali tradizionali (lavoro, famiglia). Il trattamento dei disturbi di
personalità più gravi pone partico-
lari problemi di complessità e di
efficacia, e richiede un approccio
multiprofessionale. Questa giornata di studio intende proporre
una riflessione sulla multidimensionalità del disturbo e le conseguenze per il trattamento.
In particolare sarà proposta l’efficacia del trattamento riabilitativo
dei gravi disturbi di personalità in
ambiente comunitario dedicato
che, grazie all’offerta multidisciplinare e agli approcci terapeutici
molteplici, riesce a garantire un
ambiente sufficientemente integrante per gli aspetti disfunzionali
che il disturbo comporta. Saranno inoltre discussi gli aspetti che
Modalità d’iscrizione
Esclusivamente inviando richiesta all’indirizzo email:
[email protected] [email protected]
Per ulteriori informazioni contattare:
dr. Giovanni Cervellera tel . 02-92416.339 Paola Ballabio tel . 02-92416.331
rimangono critici del “panorama
borderline”: la diagnosi, le comorbilità, i fattori neurobiologici,
gli approcci psicoterapici, il trattamento e il riconoscimento delle
acuzie.
La partecipazione è gratuita.
È stato chiesto l’accreditamento
ECM per le seguenti figure professionali: Medici - Psicologi - Educatori - Infermieri - Assistenti sociali
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Dalle nostre case...
BRESCIA
L’Irccs
SAN GIOVANNI
DI DIO
ottiene la
certificazione
d’eccellenza
della Joint
Commission
International
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L’
Irccs San Giovanni di Dio di
Brescia ha ricevuto il certificato
di qualità della Joint Commission
International, che è il più autorevole del mondo ospedaliero. «Un riconoscimento importante - dichiara fra Marco
Fabello, direttore generale dell’Istituto, di
proprietà dell’Ordine Ospedaliero San Giovanni di Dio - raggiunto solo grazie a un lungo lavoro di squadra, che ha portato a elevare gli standard in tutte le direzioni».
Il processo di accreditamento della Jci, effettivamente, è uno dei più intensi e severi,
particolarmente per un istituto di riabilitazione psichiatrica e delle demenze come quello bresciano, che è l’unico Irccs in questo
settore.
«Un vantaggio di questa certificazione d’eccellenza - spiega Fabello - è che la Jci articola
Dalle nostre case...
la propria analisi degli standard intorno alla figura della
persona, concepita in modo
integrale, che da cinquecento
anni è centrale nel carisma di
San Giovanni di Dio. Posso
dire, anzi, che vi è una piena
corrispondenza tra il valore
dell’attenzione alla persona
umana individuato dalla Jci e
il medesimo obiettivo come
lo inquadra la Carta d’Identità del nostro Ordine: questa
centralità - il dato, ovviamente, è stato il primo ad essere
verificato dalla commissione
internazionale - è tanto presente nei nostri servizi ospedalieri quanto nell’attività ambulatoriale e in quella dei centri
diurni, ma anche, e in modo
sinergico con le diverse aree
cliniche, nell’attività di ricerca
che caratterizza l’istituto e ne
fa un punto di riferimento internazionale per lo studio dei
disturbi psichiatrici e delle demenze, come pure nell’attività
didattica che sviluppano insieme all’Università di Brescia,
all’Università di Bologna e all’Università
Cattolica». Concretamente, questo significa che la delegazione
inviata dalla Jci ha verificato la corrispondenza tra i servizi, le
procedure, la qualificazione del personale, gli strumenti e
le infrastrutture del
Centro San Giovanni
di Dio (una sede ubicata in via Pilastroni
4 a Brescia, 240 posti letto accreditati al
Ssn, 2 unità operative
di riabilitazione ospedaliera, 350 dipendenti, di cui circa 70
ricercatori, un bilancio annuo
di circa 25 milioni di euro) e
gli standard fissati dalla stessa
Jci a livello internazionale, cui
in Italia si sono uniformati nel
tempo anche alcuni tra i più
importanti ospedali pubblici
alcuni privato come il Bambino Gesù di Roma.
Nel mondo, sono 800.000
le istituzioni accreditate da
questa commissione indipendente (giuridicamente la Jci
è un’ong). Nel caso bresciano, l’accreditamento è stato
raggiunto per la prima volta
nel 2002, e riconfermato nel
2005, 2008, 2011 e infine nel
2015 con un percorso che ha
modificato
profondamente
le routines, riorganizzandole per processi e soprattutto riorganizzandole in senso
proattivo, laddove in origine
i problemi erano affrontati
in termini reattivi. «La verifica per la conferma o meno
dell’accreditamento è triennale - commenta Fabello - ma
l’applicazione degli standard
è controllata continuamente,
attraverso il lavoro di gruppo,
secondo un approccio che
rappresenta un cambiamento
non meno importante degli
standard stessi, perché ha insegnato ai professionisti a confrontarsi quotidianamente e a
ricercare uno scambio di esperienze, in cui si migliora insieme». Insomma, la certificazione ha innescato un processo
formativo e culturale: dal controllo delle infezioni alla sicurezza delle infrastrutture, si va
ben oltre le best practices, con
quest’accreditamento si adottano volontariamente gli standard più elevati e vincolanti
che esistano nel settore, «ma
la novità positiva rispetto ad
altre iniziative analoghe è che
si riesce ad acquisire in tutte
le figure professionali la consapevolezza che il maggiore
impegno rappresenta innanzi
tutto un investimento su se
2/2015
85
»
Dalle nostre case...
BRESCIA
»
stessi e sul tipo di sanità che si
vuole realizzare con il proprio
lavoro quotidiano» commenta
il direttore generale.
L’accreditamento della Jci, beninteso, non è una passeggiata
e infatti ha imposto all’istituto
bresciano di elaborare e attua-
re 25 politiche, 70 procedure,
40 protocolli e 27 istruzioni
operative, oltre a creare una
ventina di gruppi di lavoro che
hanno lavorato per un biennio
con l’obiettivo di ridurre in
modo esasperato i margini di
errore.
Come detto, il miglioramento
è sempre in progress e infatti
l’istituto sta già lavorando su
quattro progetti che riguardano la prevenzione delle
cadute, la gestione dei comportamenti aggressivi, l’informatizzazione delle cartelle
cliniche (iniziata nel 2011 grazie a un bando della Regione
Lombardia), l’eliminazione
delle aree di rischio e la teleassistenza (50 piattaforme
che saranno assegnate ad altrettanti pazienti). Uno sforzo
che ha già prodotto un risultato concreto: la site visit del
Ministero della Salute per il
riconoscimento della qualifica di Irccs, che si è tenuta nei
giorni immediatamente successivi alla verifica della Jci,
ha dato esito positivo.
IL COMUNE DI Brescia in musica:
la festa delle piazze entra ai Pilastroni
U
na festa dedicata alla
musica, quella organizzata dal Comune di
Brescia lo scorso 20 giugno, in
30 piazze della città. Su trenta
palchi del territorio, nell’arco
di 10 ore, si sono esibite 3000
persone, tra cantanti e artisti
vari, con turni di un’ora ciascuno. Un palco è stato assegnato
anche all’IRCCS Fatebenefratelli, al quale il Comune ha fatto pervenire tavoli e sedie: nel
corso della giornata 10 gruppi
musicali hanno animato la festa, occasione di incontro e di
scambio con ospiti ed operatori del Centro di via Pilastroni. “È stata una giornata molto
utile dal punto di vista sociale
– ha commentato fra Marco –
in quanto ha consentito a molti
86
2/2015
cittadini del territorio di entrare nell’Istituto e condividere
la giornata con gli ospiti della
Casa”.
Fra Marco ha consegnato ad
ogni gruppo musicale una
targa-ricordo auspicando che
l’iniziativa possa ripetersi. Un
ringraziamento particolare è
andato al Sindaco che ha promosso l’iniziativa e ha favorito
la partecipazione dell’IRCCS.
Determinante per la riuscita
dell’evento è stato l’aiuto dei
volontari, dipendenti e non,
che hanno mantenuto “viva” la
fiamma del barbecue ed hanno
assicurato cibo e bevande a tutti.
Dalle nostre case...
ESPERIENZA DI VOLONTARIATO PRESSO
L’IRCCS SAN GIOVANNI DI DIO A BRESCIA
VOCI IN RIELABORAZIONE… DA UNA BELLA ESPERIENZA DI INCONTRO
Ecco un breve racconto
dell’esperienza di servizio
vissuta dal gruppo di giovani
dell’Oratorio di Travagliato
con due Comunità dell’Irccs
San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia: un percorso di conoscenza e di relazione fra i giovani ed il mondo
della malattia mentale.
L’esperienza ha visto le due
realtà impegnate una volta al
mese per circa dieci incontri strutturati in diversi momenti: dalla preparazione su
obiettivi del progetto e valori
dell’Ordine Ospedaliero, al
confronto di gruppo sulla malattia mentale; dagli incontri
di relazione, socializzazione
e gioco con gli ospiti delle
comunità psichiatriche “Fra
Raimondo” e “Fra Cosimo”,
alla conclusione con una festa
ed il rimando sull’esperienza
vissuta.
Per noi operatori è stato importante condividere queste
giornate con i giovani, perché
insieme ai nostri ospiti ci siamo messi in gioco in una forma ed un ruolo diversi. È stato
sorprendente scoprire come i
nostri ospiti attendessero, con
le loro fatiche, questi incontri.
Ed è stato sorprendente anche per noi operatori vivere la
scoperta delle risorse e degli
entusiasmi di ognuno di noi.
Un grazie di cuore all’Oratorio San Michele di Travagliato per l’entusiasmo che ci
ha donato. Un grazie di cuore per averci ricordato che la
magia di ogni incontro sta nel
dono reciproco.
I CRESIMANDI ALL’ASILO NOTTURNO
D
omenica 17 maggio
2015 abbiamo accolto
i ragazzi Cresimandi
dell’Oratorio della Parrocchia
di Fornaci. Nei mesi scorsi
i ragazzi con le loro famiglie
hanno raccolto
del cibo confezionato da
offrire all’Asilo
Notturno. Con
il Parroco don
Roberto ed il
suo Educatore
Paolo abbiamo
concordato di
offrire ai ragaz-
zi la possibilità di svolgere un
servizio concreto e particolare
a favore degli accolti all’Asilo
Notturno.
Come potete vedere dalle fotografie, i ragazzi hanno preparato la tavola, collaborato
alla preparazione dei pasti ed
alla loro distribuzione.
Prima di dare vita a questo
servizio, abbiamo creato un
momento intimo parlando
della Casa di San Giovanni
di Dio Asilo Notturno, rendendoli partecipi del Carisma
dell’Accoglienza dei Fatebenefratelli.
2/2015
87
Dalle nostre case...
SAN MAURIZIO
CANAVESE
D’altro canto, se un tempo la condivisione era
un elemento connettivo della vita dei poveri,
oggi chi è povero o ai margini viene spesso visto
con sospetto.
Maria Elena Boero Nella Via Crucis di Gesù ci sono molti esempi
di solidarietà, a partire dalla tradizione dell’ulivo, simbolo di pace.
Il gesto più umile della lavanda dei piedi del
giovedì santo è un modo per mettersi dalla parte di chi sta peggio: il Santo Padre, accostando
i carcerati di diverse confessioni religiose, ha
voluto affermare con forza che tutti possiamo
ritrovarci nell’unico Dio.
Il venerdì santo la Veronica asciuga il volto
incontro periodico di fra Marco, diret- di Gesù: è l’esempio migliore di accostare un
tore della rivista, con gli studenti del malato e dargli sollievo; il Cireneo che solleva
Liceo Scientifico F. Juvarra di Venaria Gesù dal peso della croce è portatore di umaniReale (TO) si è incentrato sul tema di ebola e tà in un mondo ostile.
Fra Marco, con l’esempio di Gesù che cade e
solidarietà.
La politica si occupa di ebola solo per mettere in viene soccorso dal Cireneo, esorta gli studenti
guardia dalla paura e dal contagio, come è avve- a non rifiutare l’aiuto, quando capita di cadere:
nuto in Italia e negli altri paesi europei. La soli- la prima solidarietà deve essere verso se stessi.
darietà è un bene che scarseggia, in una società Il dialogo aperto dei ragazzi con religioso porta
in cui i giovani depressi sono in crescita. Essa sempre buoni frutti di riflessione tra gli studenperò è essenziale: in un mondo in cui pullulano ti; essi, infatti, hanno proseguito il percorso di
le guerre, la pace comincia da ciascuno di noi. approfondimento con i loro insegnanti.
Fra Marco
incontra i liceali:
Ebola e solidarietà
L’
VARAZZE
Agostino Giuliani
Via Crucis nel parco
A
lcune immagini della Via Crucis celebrata, il 31 marzo, da fra Valentino Bellagente, Superiore della Casa di ospitalità, coi i collaboratori; organizzata all’interno
del parco della Casa, in un clima di fraternità e
suggestione.
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Dalle nostre case...
pellegrinaggio
MENDICANTI NELLA IlFatebenefratelli
della Provincia Lombardo Veneta
TERRA DI GESù in Terra Santa 10-15 marzo 2015
C
irca 40 persone di tutte
le età, in un clima di amicizia e di condivisione
della fede, hanno partecipato
al pellegrinaggio in Terra Santa
svoltosi dal 10-15 marzo 2015,
vi erano religiosi Fatebenefratelli col Superiore provinciale,
dirigenti della Curia Provincializia, direttori sanitari, medici,
operatori sanitari con i loro familiari, pellegrinaggio promosso dagli operatori pastorali dei
Centri ospedalieri della Provincia Lombardo Veneta, con una
intensa vena spirituale e dal
tema allettante: «con Gesù medico dei cuori». Sotto la guida
di Lorenzo, diacono dei Fratelli della Visitazione e del capo
gruppo Giovanni Cervellera,
abbiamo vissuto un’esperienza
di viaggio straordinario nella
terra di Cristo, dove è nata la
Chiesa assieme al carisma della carità ospedaliera. Il sogno
era quello di incontrare Gesù
nella sua terra e nelle comunità
che ancora oggi custodiscono
con la presenza e la preghiera
i luoghi santi. Ogni visita è stata sempre accompagnata dalle
meditazioni della guida che ci
ha fatto vivere questo pellegrinaggio in modo originale!
Mercoledì 11 marzo: a
Tabgha, si è visitato la Chiesa
benedettina della Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci, la
Chiesa del Primato di Pietro,
che sorge sulle rive del lago.
Cafarnao, dove si svolsero
molti fatti della vita pubblica
di Gesù. È seguita la bella navigazione sul Lago con la lettura dei racconti che parlano
dell’annuncio della buona notizia e, in particolare, dei miracoli avvenuti sulle sponde del
lago a Cafarnao e nei villaggi
vicini, poi, abbiamo raggiunto
il kibbutz En Gev per la sosta
del pranzo.
Nel pomeriggio il rientro a
Nazareth per visitare in modo
particolare l’Holy Family
Hospital di Nazareth, fondato
dai Fatebenefratelli nel lontano 16 marzo 1882, gestito
dai Fatebenefratelli e dove
collaborano le Suore di Maria
Bambina.
12 marzo: la mattinata è stata
dedicata alla visita di Nazareth,
la tradizione cristiana indica,
oltre alla basilica dell’Annunciazione, dove abbiamo celebrato la S. Messa nella chiesa inferiore, la chiesa di San
Giuseppe. Abbiamo raggiunto
Gerico, era l’ultima tappa dei
pellegrini che dalla Galilea si
recavano a Gerusalemme per
le grandi solennità del culto
ebraico. Poi proseguendo la
strada per Gerusalemme abbiamo fatto sosta sul fiume
Giordano in località Qasr El
Yaud, dove abbiamo fatto me-
2/2015
89
»
»
Dalle nostre case...
moria del Battesimo
di Gesù. Siamo arrivati a Betania, a Est
del Monte degli Ulivi,
e visita alla Tomba di
Lazzaro. La domanda
che ci siamo posti per
gli episodi accaduti al
Giordano e a Betania
da Gesù è: qual è il
vero senso della guarigione operata dal
maestro?
13 marzo: Gerusalemme,
proseguiamo per il Monte
degli Ulivi, sosta alla Chiesa
detta del Pater Noster, al Dominus Flevit, al Romitaggio
del Getzemani con la concelebrazione eucaristica, visita al
Getzemani (Basilica delle Nazioni), pranzo a Betania presso l’orfanotrofio arabo delle
Suore di San Vincenzo de Paoli. Nel pomeriggio ritorno a
Gerusalemme dove abbiamo
visitato la Chiesa di Sant’Anna e la Piscina probatica. Poi
abbiamo percorso a piedi la
via “Dolorosa”, chiamata così
perché essa vuol seguire, in
modo devozionale, la via che
percorse Gesù dal Pretorio al
Calvario; infine alla Basilica
della Resurrezione, con la visita approfondita al Calvario e
al Santo Sepolcro.
14 marzo: S. Messa concelebrata nella Cappella della Crocefissione, adiacente a quella
del Calvario. Visita a San Pietro in Gallicantu sul versante
orientale del Monte Sion. Qui
abbiamo venerato un tratto di
strada romana a gradini, percorsa con tutta probabilità da Gesù
nella notte del Giovedì santo.
90
2/2015
Poi ci siamo trasferiti a
Betlemme per la visita alla basilica della Natività e al Campo
dei Pastori. Intorno alla Grotta della Natività ci sono altre
grotte legate al ricordo di San
Girolamo. A fianco della basilica sorge la chiesa di S. Caterina, preceduta da un piccolo
chiostro. Beit Sahur, campo
e grotta dei pastori, alcuni pastori, persone tra le più emarginate del popolo giudaico, si
recarono ad adorare Gesù.
Dopo la cena a Casa Nova di
Gerusalemme, dove eravamo
ospitati dai Padri Francescani,
il capogruppo Cervellera ha
animato la serata chiedendo ai
pellegrini le loro impressioni
sul pellegrinaggio e per ultimo
fra Massimo, priore provinciale dei Fatebenefratelli ha
ringraziato la guida il Diacono
Lorenzo per la sua bravura nel
farci amare la Terra Santa e
Cervellera per la sua pazienza
nel seguire il gruppo. Fra Massimo ci ha esortati, nel rientrare in l’Italia, a mantener viva
l’energia dello Spirito santo
auspicando che fuoriesca dalle
nostre persone contagiando la
società, i nostri ammalati e gli
ospiti.
15 marzo, domenica.
Abbiamo raggiunto il simbolo
principale della fede degli ebrei,
i resti del muro della cinta erodiana, denominato Ha Kothel,
abbiamo visto i devoti ebrei avvolti nei loro talit per la preghiera
fervorosa a Dio.
Abbiamo avuto anche la possibilità di salire sulla spianata, dove
ora si ergono le moschee islamiche Al’Aqsa e la Cupola della
Roccia visitabili solo dall’esterno.
Siamo rimasti anche impressionati per la preghiera delle donne
islamiche con l’invocazione urlando che “Dio è grande” quando passavano gli ebrei. A mezzogiorno Eucarestia concelebrata
a Casa Nova poi l’ultima agape
fraterna dei pellegrini. Nel pomeriggio trasferimento in aeroporto
e partenza per Milano.
La Terra Santa è certamente un luogo con tanto passato
ma anche con tanto presente!
È una terra che mette in cammino chi la visita, e questi, sia
giovane o meno giovane, si
sente interpellato, chiamato
ad intraprendere il viaggio della vita con una luce nuova, con
una consapevolezza che Dio è
con noi!
Serafino Acernozzi oh
Elemosina:
valore evangelico,
missione
carismatica
e impegno sociale
14-16 giugno - Roma
Casa Nostra Signora Madre della
Misericordia (Ancelle di Cristo Re)
Convegno Internazionale sull’Elemosina
organizzato dall’Ordine Ospedaliero
di San Giovanni di Dio.
E
lemosina, oggi, seguendo gli insegnamenti di San Giovanni di Dio. A Roma
dal 14 al 16 aprile scorsi si è
tenuto un convegno dal titolo
«ELEMOSINA» al quale hanno partecipato oltre 50 persone, confratelli e laici, provenienti dai 5 continenti. Le tre
giornate sono state molto intense e con grande partecipazione e coinvolgimento di tutti
i presenti.
Ha aperto il Convegno, il giorno 14 aprile – moderatore fra
Giampietro Luzzato Consigliere Generale – fra Moisés
Martin, responsabile della
Cooperazione Internazionale della Curia Generalizia di
Roma, che ha ricordato a tutti
i partecipanti i valori della cooperazione e della raccolta fondi o fundraising.
Il Superiore Generale – fra
Jesus Etayo – ha tenuto una
Lectio Magistralis sui valori dell’Elemosina a seguito
di quanto discusso e deciso
nell’ultimo Capitolo Generale.
L’Elemosina o fundraising è
un’esigenza sociale che deve
superare l’ingiustizia e l’egoismo e puntare direttamente al
cuore del prossimo.
Devono essere coinvolte tutte
le persone di buona volontà
nelle Province, le Fondazioni
e le Associazioni presenti in
tutte le case dell’Ordine per
diffondere valori di giustizia,
carità e cooperazione.
Comprendere e promuovere
l’Elemosina deve essere il grido profetico dell’Ordine nella
nostra società, come ci ha insegnato San Giovanni di Dio
vero precursore della raccolta
fondi, o elemosina, al grido di
Fate Bene Fratelli per racimolare quanto necessitava ai poveri pazienti a Lui affidati.
Nelle giornate seguenti sono
poi intervenuti il signor Francisco Benavides di Granada,
sul tema: San Giovanni di Dio
un nuovo stile di elemosiniere, il professor Stefano Zamagni con un ottimo intervento:
Fraternità universale esigenza
per tutte le religioni e su come
oggi dobbiamo intendere la
solidarietà e come motivare la
raccolta fondi per contribuire
al sostentamento delle Opere
dell’Ordine.
Il signor Francisco Javier Sota:
Scenari attuali per la raccolta
2/2015
91
degli uffici Fundraising, mettendosi in rete e scambiandosi
esperienze e suggerimenti. La
massima trasparenza nelle gestione dei fondi raccolti.
E l’assunzione di una grande
responsabilità a spendere bene
il ricavato del Fundraising.
“
Offriamo
con il cuore,
diamo ai bisognosi
con amore,
siamo generosi
come Gesù
“
fondi e il signor Oriol Bota:
Uffici Raccolta Fondi: Opere Sociali. La tavola rotonda
ha visto intervenire la signora
Anna Meyer – Spagna – Cooperazione con Enti Civili; Fra
Gerardo D’Auria – Superiore Provinciale della Provincia
LA TRADIZIONALE
FOTO RICORDO
DEI PARTECIPANTI
NELLA PAGINA
PRECEDENTE
L’INTERVENTO
DEL SUPERIORE
GENERALE
Romana – Ridare la luce –
progetti di sviluppo e numerosi responsabili di varie Associazioni, presenti nel Mondo,
vicine all’Ordine.
L’ultima giornata è stata dedicata ai lavori di gruppo con il
contributo di tutti i partecipanti che, in sintesi, hanno proposto: La creazione di linee guida, comuni a tutto l’Ordine,
sul Fundraicing, con l’istituzione di un ufficio per il Fundraicing in tutte le Province
dell’Ordine. La collaborazione tra tutte le organizzazioni,
attraverso i propri responsabili
92
2/2015
Il convegno si è concluso il 16
aprile con l’Eucarestia presieduta dal cardinale Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga,
arcivescovo di Tegucigalpa,
in Honduras, membro nella
commissione voluta da papa
Francesco per la riforma della Chiesa, nell’omelia, tra le
altre cose ha esortato i partecipanti al convegno dicendo:
«Offriamo con il cuore, diamo
ai bisognosi con amore, siamo
generosi come Gesù vuole che
siamo, con vero spirito di carità, per amore verso Dio e verso i nostri fratelli...
Nel nostro tempo continua
ad esistere la povertà, come
ai tempi di Gesù. L’Esortazione Apostolica Evangelii
Gaudium denuncia con chiarezza la situazione attuale del
mondo che produce fondamentalmente degli esclusi. Nel
contempo ci invita a far sentire
la nostra voce e a non accettare supinamente l’economia
dell’esclusione quando grida:
No alla nuova idolatria del
denaro, No a un denaro che
governa invece di servire, No
all’iniquità che genera violenza».
Elvio Basile
Nasce la Provincia
del Buon Pastore in Nord America
I
l 19 gennaio 2015 il
Consiglio Generale ha
ufficialmente eretto la
Provincia del Buon Pastore in Nord America.
La nuova Provincia è formata
dai centri dei Piccoli Fratelli del Buon Pastore in Nord
America (Stati Uniti, Canada
e Haiti) che nella stessa data
si sono incorporati nell’Ordine, dalle case della Delegazione Generale Canadese e
dal centro di Westville Grove (USA) finora appartenente alla Provincia dell’Europa
Occidentale.
La sede della nuova Provincia
sarà a Hamilton in Canada.
Fra Justin Howson è stato nominato Provinciale, nella foto
ricordo i Piccoli Fratelli del
L’antico ospedale
di Granada
È stata una giornata memorabile per l’Ordine
Ospedaliero quella di lunedì 27 aprile a Granada;
infatti dopo 180 anni l’Ordine ha recuperato completamente l’antico ospedale, alla cui costruzione
diede inizio lo stesso San
Giovanni di Dio poco
prima di morire. La cerimonia per la firma dell’at-
to di cessione si è svolta
nella sala che in origine
era la chiesa dell’ospedale
alla presenza di fra Jesús
Etayo, Superiore Generale dell’Ordine, di fra José
Antonio Soria, Superiore
della Provincia Andalusa,
e del Presidente e del Vice
Presidente del Consiglio
Provinciale della città di
Granada, rispettivamen-
Buon Pastore entrati a far parte dei Fatebenefratelli con fra
Jesus Etayo, Superiore Generale dell’Ordine (secondo da
destra).
te i signori Sebastián Pérez e José María
Guadalupe. Fra Jesús Etayo ha sottolineato l’importanza di questo evento storico in
quanto l’ospedale granadino fu esempio e
modello per la costruzione degli ospedali
dell’Ordine in tutto il mondo, ed oggi più
che mai è da considerarsi un luogo significativo per l’Ordine, perché da esso cominciò
a diffondersi il
carisma
e la missione
all’ospitalità di
San Giovanni di
Dio.
2/2015
93
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Arini Enrico
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Brescia
Bazzoni Famiglia
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Cerveno (Bs)
Bellinardi Giuseppe
40,00
Brescia
Belotti Francesco
15,00
Villongo (Bg)
Bianchini Onelia
30,00
Medolla (Mo)
Bonamico Marai Adriana
10,00
Verona
Breda don Luigi
20,00
Mestre (Ve)
Buzzi Egidio
30,00
Brandico (Bs)
Cabbia Fattima
15,00
Paluello di Stra (Ve)
Caldarulo Nicola M.A.
13,00
Pistoia
Campioli Edmea
20,00
Vezzano sul Crostolo (Re)
Carnevale Salvatore
10,00
Bellizzi (Sa)
Carrara don Luigi
20,00
Milano
Cassani Rosangela
20,00
Bereguardo (Pv)
Castelfranco Iris
50,00
Cusano Milanino (Mi)
Cat Rastler Mario
40,00
Cirie’ (To)
Checchi Clarice
98,00
Verolanuova (Bs)
Chiarati Alfio
15,00
Codigoro (Fe)
Circolo Provinciale M.C.L. 30,00
Crema (Cr)
Colombo Michele
20,00
Anzano al Parco (Co)
Cori Giancarlo
15,00
Casorate Primo (Pv)
Coruzzino Fabiola
20,00
Udine
Costantino Vincenzo
10,00
Vibo Valentia
De Santis Stefano
10,00
Cerveteri (Rm)
Del Core Grazia
20,00
Milano (Mi)
Della Gatta don Andrea
30,00
Casapesenna (Ce)
Diverbio Maria
20,00
Lonigo (Vi)
Duprè Stefano
50,00
Morgano (Tv)
Elena e Mario, a ricordo fra Ireneo 20,00
Arcellasco-Erba (Co)
13,00
Fenoglio Carlo
Torino
20,00
Ferrari Ernestina Lucia
Marone (Bs)
10,00
Ferrari Tilde
Lesmo (Mb)
10,00
Ferro Gina
Crotone
15,00
Franzoni Primo
Sabbio Chiese (Bs)
25,00
Fratini Fabio e Patrizia
Citerna (Pg)
20,00
Gagliandi Luciano
Brescia
10,00
Galbusera Ambrogio
Arcellasco-Erba (Co)
30,00
Gasparini Mario Dottore
Udine
15,00
Gentili Valentina
Porto Recanati (Mc)
25,00
Gerola Nicola
Casaloldo (Mn)
30,00
Ghisu Giuseppe
Nuoro
50,00
Giacomini Franco
Volpedo (Al)
Goussikpe Apiavi Biova Antoinette 20,00
Pioltello (Mi)
10,00
Guido Giuseppe
Bari
Guiducci Sparapani Milena 30,00
Arezzo
100,00
Ingardia Biagio
Paceco (Tp)
20,00
Lanfranchi don Franco
Albano S. Alessandro (Bg)
50,00
Lionello Massimo
Onè di Fonte (Tv)
13,00
Lo Magro Bianca
Milano
13,00
Malaspina don Fortunato
Messina
20,00
Malta Mario
Borghetto Lodigiano (Lo)
13,00
Mangerini Maria
Brescia
10,00
Masciarelli Gianna
Taranta Peligna (Ch)
10,00
Mazzarella Pasquale
Varazze (Sv)
20,00
Mazzola Battista
Vignate (Mi)
10,00
Mazzoleni don Paolo
Palazzago (Bg)
50,00
Nicoletti Giuseppe
Cornedo Vicentino (Vi)
50,00
Occhi Antonio Rosario
Vezza d’Oglio (Bs)
50,00
Orizio Angelo
Cellatica (Bs)
20,00
Orizio Daniela Giulia
Rovato (Bs)
Paraboni Rinalda
Milano
Passoni Maria Luciana
Trovo (Pv)
Pastorelli Piera
Berzo Inferiore (Bs)
Pegoraro Giuseppe
Thiene (Vi)
Perini Achille
Milano
Porcari Riccardo
Arena Po (Pv)
Richini Pierangelo
Ossimo (Bs)
Rigato Antonio
Samarate (Va)
Romeo Giuseppa
S. Giorgio di Piano (Bo)
Rosselli Giuseppe Davide
Belvedere Marittimo (Cs)
Rovera Alessio
Gavirate (Va)
Salvini Raoul
Firenze
Scopelliti don Alessandro
S. Zeno Naviglio (Bs)
Sinagoga Franco
Crema (Cr)
Spinelli Andrea
Cusano Milanino (Mi)
Stefani Francesco
Padova
Suore Maria Consolatrice
Rosate (Mi)
Superiora Ospedale Villa Salus
Mestre (Ve)
Tabaglio Paolo
Roncadelle (Bs)
Tamanti Teresina
Cesena (Fc)
Tassone Cosimo Vito
Udine
Tavecchio Prina Angela
Erba (Co)
Tondelli Silvia
Busto Arsizio (Va)
Tonello Luciano
Cremella (Lc)
Trevisin Luigi
Bellinzago Lombardo (Mi)
Tronconi Ovidio
Pontoglio (Bs)
Vai Alvaro
Buccinasco (Mi)
Visconti Marco Cesare
Bubbio (At)
Zuin Paolo
Padova
Zumbo Giuseppe
Palmi (Rc)
30,00
15,00
20,00
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OSPITALITà
aL FEMMINILE
ILSEGRETO
DI
CHIARALUBICH:
© Foto csc
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“GESù ABBANDONATO”
Colui che trasforma il dolore in amore
Bisogna lasciar da parte le nostre certezze, le
nostre convinzioni, entrare in una verità che
può sconvolgerci ma ci aprirà un orizzonte
meraviglioso. Chiara ha ricevuto un dono nella
purezza del suo cuore, non ha temuto di lasciarsi sconvolgere, di entrare nel gioco di Dio che
sempre ci scomoda, per donarlo anche a noi.
F
inora ho girato attorno al tema, presa dal timore di consegnarlo alle pagine anonime di una rivista, senza
conoscere lo stato d’animo di chi
le legge. Avrei preferito confidarlo
guardando il lettore negli occhi, in
un momento di condivisione. Negli articoli precedenti, avevo messo le premesse tracciando il
ritratto di Chiara Lubich come “messaggera” di
amore, di quell’arte di amare che si è propagato
nel mondo intero… Messaggera di un amore che
va fino al perdono dell’errore del fratello settanta volte sette perché ogni uomo è un “candidato
all’unità”. Un amore che non si limita alle pareti
domestiche, agli amici, alla parrocchia, ma ca-
pace di generare, tra l’altro, una
nuova prassi economica. L’amore, come Chiara lo concepisce,
costa e chiede a volte la vita.
L’amore vince tutto
Florence
Gillet
Da tale ritratto è venuto in rilievo che la fede di Chiara Lubich
GESù
ABBANDOaffonda le radici nella convinzioNATO
ne che l’amore vince tutto.
ERA IL PERSONAGGIO
Ma dove ha attinto questa conVIVO
vinzione che le ha permesso di
DELLA
non arrendersi nelle innumereNOSTRA
ESISTENZA
voli difficoltà e sofferenze della
sua vita? Da chi ha imparato
nella foto
questa capacità di trasformare
chiara
il dolore in amore? Il segreto di
con dori
zamboni
Chiara Lubich di cui vorrei un
nel 1943,
po’ accennare si chiama «Gesù
a trento
crocifisso che grida: “Dio mio,
Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34)».
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«Sotto la croce,
sotto ogni croce
– mi dicevi –
ci sono io.
Abbracciala
e mi troverai»
La scoperta di “Gesù abbandonato”
nel racconto di Dori
La “scoperta” di Lui, fortuita, inaspettata ma
sicuramente voluta dall’Alto, e che cambierà la
sua vita e quella di molti, avvenne quando ella
aveva 24 anni. Eccola come è stata raccontata
dalla compagna che ne fu testimone, Dori Zamboni, in quel 24 gennaio 1944. «Si andava a trovare i poveri e da questi, probabilmente, avevo
preso un’infezione al volto. Ero piena di piaghe
e le medicine non fermavano il male. Continuavo però, con il volto opportunamente protetto,
ad andare a Messa e al sabato alla riunione...
Faceva freddo, e uscire in quelle condizioni poteva essere dannoso. Poiché i miei me lo proibivano, Chiara chiese ad un padre cappuccino di
portarmi la Comunione. Mentre facevo il ringraziamento, quel sacerdote domandò a Chiara qual
era stato, secondo lei, il momento nel quale Gesù
aveva sofferto di più durante la sua passione. Ella
rispose d’aver sempre sentito dire che era stato il
dolore patito nell’orto degli ulivi. Ma il sacerdote:
“Io credo, invece, che sia stato quello in croce,
quando ha gridato: Dio mio, Dio mio, perché mi
hai abbandonato?”. Appena il Padre se ne andò,
avendo udito le parole di Chiara mi rivolsi a lei,
sicura d’una spiegazione. Mi disse invece: “Se il
più grande dolore di Gesù è stato l’abbandono
da parte del Padre suo, noi lo scegliamo come
Ideale e lo seguiamo così”. In quel momento,
nella mia mente, nella mia fantasia, si impresse
la convinzione che l’ideale nostro era Gesù col
volto straziato che grida al Padre. E le mie povere
piaghe sul viso, che m’apparivano ombre del suo
dolore, mi davano gioia, perché mi facevano un
po’ simile a Lui. Da quel giorno Chiara spesso,
anzi sempre, mi parlò di Gesù Abbandonato. Era
il personaggio vivo della nostra esistenza». (L’unità
e Gesù abbandonato, p. 51).
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Un avvenimento che segna una
svolta decisiva
Come si vede questo episodio è situato
con precisione nello spazio e nel tempo,
in casa di Dori Zamboni a Trento, il 24
gennaio 1944. Sì, perché un evento che
segna una svolta decisiva nella vita non
si può scordare e rimane impresso nella
mente nei minimi particolari.
È un avvenimento che sconvolge le precedenti certezze. Infatti, dice Chiara, era
allora «pensiero corrente, nei cristiani
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Dori Zamboni con Chiara Lubich, nell’ottobre 2007,
più di sessant’anni dopo quel famoso giorno della
“scoperta” di Gesù abbandonato e pochi mesi prima della
dipartita di Chiara. «Gesù abbandonato si è immedesimato
con ogni persona che soffre, qualsiasi sia il suo dolore».
che [il più grande dolore di
Gesù] fosse quello sofferto nel
Getsemani. Ma noi, avendo
una grande fede nelle parole
del sacerdote perché ministro
di Cristo, abbiamo creduto
che il dolore dell’abbandono
era stato il massimo» (Il grido,
p. 34). Poiché l’amore di Dio
è andato fin lì, fino all’inverosimile – un Dio che si sente
abbandonato da Dio – Chiara,
assetata dell’amore vero, non
esita: “lo scegliamo come ideale e lo seguiamo così”. In tutto
quello che rasenta il dolore di
Gesù abbandonato, ella vuole
esserGli vicina con l’amore.
Rispondere all’amore di Gesù
diventa il senso della sua esistenza. E in questa scelta non
è sola perché coinvolge subito
la sua amica Dori, come richiamata da una missione: Gesù
abbandonato diventa il personaggio vivo della loro esistenza.
Abbracciando la croce
non si trova il dolore, si
trova l’amore, Dio
“Sceglierlo”? Ma cosa significa? Gesù abbandonato si è immedesimato con ogni persona
che soffre, qualsiasi sia il suo
dolore. L’abbandono ricopre
tutta la gamma dei dolori spirituali, dal fallimento di un’impresa al dolore dei peccati,
ai dolori fisici, psichici. Ogni
dolore è un’ombra di quello
di Gesù abbandonato. Non
è facile fare quest’atto di fede
e la ragione spesso recalcitra.
Chiara racconta come Gesù,
a volte, la deve convincere:
«“Sotto la croce, sotto ogni
croce – mi dicevi – ci sono
io. Abbracciala e mi troverai”.
Me l’hai detto molte volte e
non ricordo le argomentazioni
che adducevi.
So che mi hai convinta» (La
dottrina spirituale, Città Nuova,
Roma 2006, p. 103).
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Chiara nel 1998 prega con alcune delle sue prime compagne che hanno portato lo spirito del Movimento in tutto il mondo. Ad una di loro (assente nella
foto), mentre, nel 1958, partiva per il Brasile, disse: “non ti do un crocifisso di
ferro, ma il crocifisso vivo, Gesù abbandonato”.
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Hai tramutato tutto in
Amore
CHI ENTRA
NEL TUO
INFINITO DOLORE
TROVA
TRAMUTATO
TUTTO
IN AMORE
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Chiara Lubich non ragiona sul
perché del dolore, sul “perché
a me?”, il suo punto di partenza è il dolore di Gesù, l’Innocente per eccellenza. Parte
dalla costatazione dell’amore
di Dio in Gesù e dal desiderio
di rispondervi, partecipando
alla sua passione. Ed ecco la
Da allora, Chiara ha fatto e sorpresa: partecipa nello stesfatto fare a migliaia di persone so tempo alla pienezza della
questa grande, fondamentale Sua vita, all’Amore: «Chi entra
esperienza: abbracciando Gesù nel Tuo infinito dolore trova,
nella sua croce, qualsiasi sia, come per incanto, tramutato
anche il più terribile abbando- tutto in Amore. Ho trovato il
no, non si trova il dolore, si tro- tesoro nascosto, ogni scienza,
va l’amore, Dio. Lo sa bene chi ogni beltà, ogni bontà, ogni
ha fatto, dietro a Chiara, questa amore: ho trovato la Vita.
scelta: per accoglierlo, bisogna Gesù, dov’è il Tuo grande Dolasciar da parte le nostre certez- lore? Lo sapevo che eri tutto
ze, le nostre convinzioni, entra- Amore.
re in una verità che
Ma che fossi proprio
può sconvolgerci
così non l’avrei mai
Se il più
ma ci aprirà un orizimmaginato» (C. Lugrande dolore
di Gesù
zonte meraviglioso.
bich, L’unione con Dio
è stato
Chiara l’ha ricevuto
“Nuova Umanità”
l’abbandono
nella purezza del
XXVI (2004/3-4),
da parte
suo cuore, non ha
153-154, p. 335).
del Padre suo,
temuto di lasciarsi
È, nell’oggi della stonoi
lo scegliamo
sconvolgere, di enria, rifare in certo
come ideale
trare nel gioco di
modo l’esperienza
e lo seguiamo
Dio che sempre ci
di Giobbe che comcosì
scomoda, per doprende finalmente il
narlo anche a noi. Di fronte “perché” del suo dolore: «Prial dolore, ella c’insegna a non ma del dolore ti conoscevo per
sfuggire la sofferenza, anzi a sentito dire. Ora i miei occhi
guardare in faccia la “crudezza” ti vedono» (Gb 42,5). Il dolodegli abbandoni, delle malattie, re amato per amore di Gesù
delle morti e di scorgervi un apre la porta all’unione con
volto, quello di Gesù crocifisso Dio, perde il suo carattere di
e abbandonato. Si tratta quindi apparente inutilità e ritrova la
di un mistero ma, se lo acco- sua “dignità”: è quella di un
gliamo, esso può darci la vita in Dio che l’ha assunto e ci offre
pienezza.
di incontrarlo proprio lì.
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n. 2 Aprile-Giugno 2015