Anno LXXIX - N. 2 APRILE/GIUGNO 2015 ISSN 0392 3592 - Notiziario della Provincia Lombardo-Veneta dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio Poste Italiane s.p.a. spedizione in abbonamento postale d. L. 353/2003 (Conv. In legge 27/02/2004 N.46) Art. 1 - Comma 1, LO/MI taxe perçue In caso di mancato recapito inviare al CMP di Milano Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi L’UOMO: GRANDEZZA E MISERIA, CUORE E RAGIONE “La salvezza dell’uomo è dono di Dio” pag. 29 La crisi globale dei rifugiati che ci tocca la coscienza 2/2015 1 I FATEBENEFRATELLI ITALIANI NEL MONDO I Fatebenefratelli sono oggi presenti in 52 nazioni con circa 319 opere ospedaliere. ERBA (CO) Ospedale Sacra Famiglia Via Fatebenefratelli, 20 - Cap. 22036 Tel. 031638111 - Fax 031640316 E-mail: [email protected] www.fatebenefratelli.eu www.ohsjd.org www.provinciaromanafbf.it CURIA GENERALE GORIZIA Casa di Riposo Villa San Giusto ROMA Curia Generale - Centro Internazionale Fatebenefratelli ISRAELE-Holy Family Hospital [email protected] Corso Italia, 244 - Cap. 34170 Tel. 0481596911 - Fax 0481596988 E-mail: [email protected] Via della Nocetta, 263 - Cap. 00164 Tel. 066604981 - Fax 066637102 P.O. Box 8 - 16100 Nazareth Tel. 00972/4/6508900 Fax 00972/4/6576101 Ospedale San Giovanni Calibita Isola Tiberina, 39 - Cap. 00186 Tel. 0668371 - Fax 066834001 E-mail: [email protected] Sede della Scuola Infermieri Professionali “Fatebenefratelli” Fondazione Internazionale Fatebenefratelli - F.I.F. Via della Luce, 15 - Cap. 00153 Tel. 065818895 - Fax 065818308 E-mail: [email protected] CITTÀ DEL VATICANO Farmacia Vaticana Cap. 00120 Tel. 0669883422 - Fax 0669885361 PROVINCIA ROMANA [email protected] ROMA Ospedale San Pietro Curia Provinciale Via Cassia, 600 - Cap. 00189 Tel. 0633581 - Fax 0633251424 Curia Tel. 063355906 - Fax 0633269794 Sede del Centro Studi e della Scuola Infermieri Professionali “San Giovanni di Dio”. Sede dello Scolasticato della Provincia BENEVENTO Ospedale Sacro Cuore di Gesù FILIPPINE St. John of God Social and Health Center 1126 R. Hidalgo Street, Quiapo, 1001 Manila Tel. 0063/2/7362935 Fax 0063/2/7339918 E-mail: [email protected] Sede del Postulantato e Scolasticato St. Richard Pampuri Rehabilitation Center 26 Barrio Salaban, Amadeo, 4119 Cavite Tel. 0063/46/4131737 Sede del Noviziato E-mail: [email protected] PROVINCIA LOMBARDO-VENETA [email protected] Sede Legale: Brescia Via Pilastroni, 4 - Cap 25125 BRESCIA Centro San Giovanni di Dio Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Via Pilastroni, 4 - Cap. 25125 Tel. 03035011 - Fax 030348255 E-mail: centro.sangiovanni.di.dio@ fatebenefratelli.eu Sede del Centro Pastorale Provinciale Asilo Notturno San Riccardo Pampuri Fatebenefratelli onlus Viale Principe di Napoli, 16 - Cap. 82100 Tel. 0824771111- Fax 082447935 Via Corsica, 341 - Cap. 25123 Tel. 0303530386 E-mail: [email protected] GENZANO Dl ROMA Istituto San Giovanni di Dio CERNUSCO SUL NAVIGLIO (Ml) Curia Provinciale Via Fatebenefratelli, 2 - Cap. 00045 Tel. 06937381 - Fax 069390052 E-mail: [email protected] Sede Noviziato Interprovinciale NAPOLI Ospedale Madonna del Buon Consiglio Via Manzoni, 220 - Cap. 80123 Tel. 0815981111 - Fax 0815757643 PALERMO Ospedale Buccheri - La Ferla Via Messina Marine, 197 - Cap. 90123 Tel. 091479111 - Fax 091477625 Via Cavour, 2 - Cap. 20063 Tel. 0292761 - Fax 029241285 E-mail: [email protected] Sede del Centro Studi e Formazione Centro Sant’Ambrogio Via Cavour, 22 - Cap. 20063 Tel. 02924161 - Fax 0292416332 E-mail: [email protected] CROAZIA-Bolnica Sv. Rafael Milsrdna Braca Sv. Ivana od Boga Sumetlica 87 - 35404 Cernik Tel. 0038535386731 / 0038535386730 Fax 0038535386702 E-mail:[email protected] MONGUZZO (CO) Centro Studi Fatebenefratelli Cap. 22040 Tel. 031650118 Fax 031617948 E-mail: [email protected] ROMANO D’EZZELINO (Vl) Casa di Riposo San Pio X Via Ca’ Cornaro, 5 - Cap. 36060 Tel. 042433705 - Fax 0424512153 E-mail: [email protected] SAN COLOMBANO AL LAMBRO (Ml) Centro Sacro Cuore di Gesù Viale San Giovanni di Dio, 54 - Cap. 20078 Tel. 03712071 - Fax 0371897384 E-mail: [email protected] SAN MAURIZIO CANAVESE (TO) Beata Vergine della Consolata Via Fatebenefratelli, 70 - Cap. 10077 Tel. 0119263811 - Fax 0119278175 E-mail: [email protected] Comunità di accoglienza vocazionale SOLBIATE (CO) Residenza Sanitaria Assistenziale S. Carlo Borromeo Via Como, 2 - Cap. 22070 Tel. 031802211 - Fax 031800434 E-mail: [email protected] TRIVOLZIO (PV) Residenza Sanitaria Assistenziale San Riccardo Pampuri Via Sesia, 23 - Cap. 27020 Tel. 038293671 - Fax 0382920088 E-mail: [email protected] VARAZZE (SV) Casa Religiosa di Ospitalità Beata Vergine della Guardia Largo Fatebenefratelli - Cap. 17019 Tel. 01993511 - Fax 01998735 E-mail: [email protected] VENEZIA Ospedale San Raffaele Arcangelo Madonna dell’Orto, 3458 - Cap. 30121 Tel. 041783111 - Fax 041718063 E-mail: [email protected] Sede del Postulantato e dello Scolasticato della Provincia Edizioni Fatebenefratelli [email protected] 2/2015· Centro Studi e Formazione > [email protected] · Centro Pastorale Provinciale [email protected] 2 Sommario In copertina «Sui barconi ci sono uomini e donne che necessitano di accoglienza e aiuto - dice il Papabisogna agire sulle cause della loro partenza disperata» 18 12 5 Editoriale Vecchie e nuove povertà Marco Fabello o.h. 22 6 di Ospitalità 6 Parole Accoglienza: uno stile di vita Aldo Maria Valli 12 Ospitalità e Consacrazione «Adesso cosa dico a questa gente?» L’inter vista di Giovanni Cervellera 18 Etica e Ospitalità Obiezione di coscienza all’aborto Carlo Bresciani 22 Pastorale e Ospitalità a cura di Laura Maria Zorzella Salute mentale e spirituale: quale integrazione nelle cure? Mario Cerri 2/2015 3 Sommario 46 66 33 Marco Fabello o.h. CAPO REDATTORE: Elvio Frigerio 41 Filosofia di vita e Ospitalità 33 Psichiatria e Ospitalità 62 L’uomo: grandezza e miseria, cuore e ragione Maurizio Schoepf lin a cura di Rosaria Pioli L’amicizia come dialogo Eugenio Borgna Pazienti autori di reato: nuove prospettive Riccardo Bussi, Paolo Cozzaglio 41 Ospitalità e Sanità Una rete ospedaliera disegnata dai cittadini L’intervista di Paolo Viana 46 52 56 60 Dalle nostre case Fede e Ospitalità 84 San Riccardo Pampuri: angelicamente puro 62 Un cuore senza confini: San Benedetto Menni Luca Beato o.h. 66 Ospitalità in famiglia ____________ Ospitalità nel tempo 74 Erba Formula chimica: FbfOH 75 Venezia Giusi Assi 78 San Colombano Erbe e Salute Peperoni e Peperoncini Lorenzo Cammelli Recensioni Elvio Frigerio 61 Dalle nostre case a cura di Elvio Frigerio 95 Ospitalità al femminile Il segreto di Chiara Lubich Florence Gillet 82 84 88 88 89 91 94 4 Anno LXXIX n. 2 APRILE/GIUGNO 2015 Direttore RESPONSABILE: 29 36 ISSN: 0392 - 3592 FATEBENEFRATELLI NOTIZIARIO Rivista trimestrale degli Istituti e Ospedali della Provincia Lombardo - Veneta dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio. Registro Stampa tribunale di Milano n. 206 del 16.6.1979 - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, LO/MI 2/2015 al Lambro Cernusco sul Naviglio Brescia San Maurizio Canavese Varazze Mendicanti nella Terra di Gesù Elemosina: valore evangelico, missione carismatica e impegno sociale Offerte COLLABORATORI: Giusi Assi, Luca Beato o.h., Eugenio Borgna, Carlo Bresciani, Lorenzo Cammelli, Gianni Cervellera, Florence Gillet, Maurizio Schoepflin, Aldo Maria Valli, Paolo Viana, Laura Zorzella. CORRISPONDENTI: Erba: Silvia Simoncin; Venezia: Barbara Cini; S. Colombano al Lambro: Serafino Acernozzi o.h.; Cernusco sul Naviglio: Gianni Cervellera; S. Maurizio Canavese: M. Elena Boero; Solbiate: Anna Marchitto; Gorizia: Fulvia Marangon; Varazze: Agostino Giuliani; Romano d’Ezzelino: Lavinia Testolin; Croazia: Kristijan Sinkovic’ o.h. REDAZIONE - PUBBLICITà SEGRETERIA E ABBONAMENTI: 20063 Cernusco sul Naviglio - Via Cavour, 2 Tel. 02.9276322 Fax. 02.9230673 e-mail [email protected] Abbonamento euro 13,00 C. C. Postale n. 29398203 Padri Fatebenefratelli Via S. Vittore 12 - 20123 Milano PROPRIETARIO - EDITORE: Provincia Lombardo-Veneta Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio Fatebenefratelli Via Pilastroni 4 25125 Brescia Iscrizione al R.O.C. n. 25605 del 12/05/2015 grafica e impaginazione: Filmafir srl di Franco Ilardo Lungotevere de’ Cenci, 5 00186 Roma Tel. 06.68.37.301 [email protected] [email protected] STAMPA: Arti Grafiche Bianca & Volta srl Via del Santuario, 2 20060 - Truccazzano (Mi) foto: Archivio Fatebenefratelli - Lorenzo Cammelli CSC Audiovisivi - Archivio Filmafir Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana Visto del Superiore Provinciale Massimo Villa o.h. il 30 giugno 2015 EDITORIALE Marco Fabello o.h. VECCHIE E NUOVE POVERTà Q uesta rivista fin dalla copertina richiama in modo crudele una immagine che in tempi recentissimi si è ripetuta infinite volte a causa dell’incapacità degli uomini di essere pienamente responsabili delle proprie azioni e che si sono rifugiati nella patria dell’egoismo grande quanto e più di tutta l’Europa. Non sono bastate neppure le frequenti ammonizioni di Papa Francesco a far rinsavire le persone e i governi. Ma questa è solo una povertà, forse tra le più gravi e che i cristiani non possono far finta di non vedere e di non soccorrere. Ma vi è anche la povertà degli uomini che governano il mondo che non solo non intervengono ma senza mezzi termini si augurano anche la morte degli emigranti che fuggono dalla guerra e dal terrore! Questa è la più grande povertà di cui una persona, un uomo possa soffrire. Vi è anche un’altra povertà che penalizza la vita dei nostri malati. è la povertà della formazione professionale dei nuovi laureati non solo infermieri. Ordinamenti della formazione legati ad un tecnicismo eccessivo e lontani dall’insegnamento dei valori etici, morali, e anche spirituali. Questa povertà si riversa negativamente sui malati che non possono così godere di molte attenzioni che rendono l’assistenza più a misura d’uomo, e quindi sono più poveri. Una nuova povertà è rappresentata anche dal moltiplicarsi in numero esponenziale delle separazioni e dei divorzi. Le famiglie si impoveriscono, i figli sono più poveri di affetto e la loro fanciullezza e adolescenza è più povera di contenuti umani fondamentali per la loro crescita. Un’altra povertà è rappresentata dalla crisi delle vocazioni religiose e sacerdotali. Il mondo ha bisogno di testimoni numerosi e di tante persone dedite in modo disinteressato alle persone che soffrono negli ospedali o nelle loro case. I luoghi della sofferenza sono diventati più poveri di presenze significative come suore, religiosi e sacerdoti e non possono essere sostituiti adeguatamente anche con i migliori ministri dell’Eucaristia che pure rappresentano un bel segno. La nostra società è ora più povera di lavoro, i disoccupati sono milioni e tra questi moltissimi giovani. Questa è una grande povertà perché con il lavoro si conquista dignità e possibilità di futuro. Ma la mancanza di solidarietà tra lavoratori non consente a tante persone di lavorare. Basterebbe un po’ di meno per tutti e a molte persone sarebbe consentito di avere un lavoro. In qualche Paese è stato fatto, non in Italia! Insensibilità politiche e sindacali non hanno neppure consentito di aprire un discorso in tal senso. Un’altra povertà possiamo intravederla nell’ambito delle persone anziane. Una vita di lavoro, di fatica che termina i suoi giorni in casa di riposo. Se per alcuni questa è una necessità, per altri che hanno i mezzi e le risorse necessarie, diventa una comodità, con l’affermazione che “mio padre sta in una bellissima casa di riposo, si è subito fatto i suoi amici e la badante gli è vicino tre ore al giorno”. Potremmo andare avanti ancora con mille altre situazioni di nuove e vecchie povertà, ma ve n’è una che proprio le supera tutte: la povertà dei profittatori, la povertà di chi imbroglia il vicino, di chi non paga le tasse, di chi sfrutta la prostituzione, di chi abusa dei bambini, di chi davvero muore di fame per l’ingordigia altrui. Ho descritto un mondo difficile dal quale appare che la povertà di mezzi sembra quasi svanire rispetto a tante povertà morali, intellettuali, politiche e sociali. Ma è il nostro mondo, viviamo in mezzo a queste realtà, siamo anche noi per la nostra parte più o meno grande, responsabili delle povertà in cui viviamo e forse anche noi viviamo di alcune di queste povertà. Quindi mettiamo le nostre persone a servizio di questa società perchè sia più ricca di generosità, di misericordia, di amore fraterno, di capacità di condivisione, di accoglienza, in una parola sia ricolma di OSPITALITà. 2/2015 5 Parole di Ospitalità Accoglienza: uno stile di vita Aldo Maria Valli Lo stile raccomandato è quello del samaritano, il quale si china sulle ferite del viandante che è stato aggredito e si occupa concretamente di lui, senza chiedergli quale sia la sua lingua, la sua provenienza, la sua cultura ed eventualmente la sua fede religiosa. P «I PASTORI DEVONO PORTARE ADDOSSO L’ODORE delle pecore» 6 2/2015 apa Francesco, prima ancora che con le parole, comunica con i gesti e con i suoi comportamenti. L’accoglienza per lui è uno stile di vita. Lo si vede bene prima e dopo le udienze, quando si intrattiene a lungo con i fedeli arrivati da tutto il mondo. La sua attenzione va in particolare agli anziani, ai malati, ai bambini. Si china su di loro, li accarezza, li bacia, si lascia toccare. Per ognuno ha un gesto di attenzione, un sorriso. Il tempo che dedica a questi incontri supera ormai la durata dell’udienza vera e propria. E poi, quando esce dal Vaticano per qualche impegno ufficiale, Francesco spesso ne approfitta per fare qualche piccola deviazione, così da poter andare da persone delle quali normalmente nessuno si occupa. Lo ha fatto quando, recandosi in visita a una parrocchia di Roma, è andato a sorpresa in un villaggio di baracche abitato da centinaia di immigrati sudamericani e dell’Est europeo. E lo ha fatto di nuovo in occasione della visita a una parrocchia di Ostia, sul litorale romano, quando è andato a trovare una suora che vive assieme a una comunità di giostrai italiani e anche lì si è intrattenuto con tutti, lasciandosi avvicinare, benedicendo bambini e anziani e regalando il suo sorriso. L’accoglienza, insomma, per Francesco non è un concetto astratto, ma è qualcosa di connaturato al cristiano. Tante volte ha ripetuto che per essere seguaci di Gesù non sono importanti le lauree in teologia: l’importante è comportarsi come il Maestro, con la stessa disponibilità all’incontro, alla condivisione, all’ascolto. Lo stile raccomandato è quello del samaritano, il quale, a differenza dell’uomo di legge, molto istruito ma incapace di amare, si china sulle ferite del viandante che è stato aggredito e si occupa concretamente di lui, senza chiedergli quale sia la sua lingua, la sua provenienza, la sua cultura ed eventualmente la sua fede religiosa. Ecco perché, ripete spesso Francesco, i pastori devono portare addosso l’odore delle pecore e la Chiesa deve RIPARTIRE essere una sorta di DA CRISTO ospedale da camQUI STA IL po, dove, attraverl’accoglienza «SEGRETO» so operosa e la teneAVERE rezza, vengono cuFAMILIARITà rate le tante ferite CON LUI, dell’uomo di oggi, partire da quelle RESTARE ameno visibili ma UNITI forse più profonNEL SUO de, come la solituAMORE dine e la mancanza di speranza. Lo spirito di accoglienza nasce da un cuore misericordioso. Non può essere accogliente chi è chiuso in se stesso, chi è vittima dell’«Alzheimer spirituale» (ovvero il declino progressivo delle funzioni spirituali, derivato dalla mancanza del rapporto con Dio e dalla prevalenza su tutto delle proprie vedute). Non può essere accogliente chi si lascia prendere dall’«impietrimento», una malattia che colpisce la mente e l’anima e trasforma il cuore in pietra, così che la persona non è più capace di provare compassione per l’altro. Non può essere accogliente chi si limita a «balconear», a stare al balcone, senza prendere parte alle vicende umane, senza sporcarsi le mani con la realtà e con le esigenze dei poveri. Non può essere accogliente chi è vittima del «martalismo», la malattia di chi punta tutto sul proprio lavoro e sull’operosità, senza lasciare spazio a Dio e dimenticando di fermarsi in ascolto di Gesù. Per essere accoglienti occorre prendere esempio da Dio che ci «primerea» sempre, ci viene incontro per primo, senza condizioni, e ci aspetta, nonostante le nostre man- PAPA FRANCESCO CON GLI ABITANTI DI UN VILLAGGIO DI BARACCHE 2/2015 7 Parole di Ospitalità MOMENTI DEL CONCERTO «CON I POVERI E PER I POVERI» VOLUTO DA PAPA FRANCESCO canze e i nostri peccati. Questi e altri neologismi, che ormai vengono chiamati «bergoglismi», nascono dalla fantasia e dalla passione di un Papa dal cuore caldo, che vuole davvero raggiungere tutti. Ecco perché ha chiesto ai vescovi di non produrre documenti difficili, pieni di riferimenti dottrinali e astratti, ma di parlare il linguaggio della gente comune e di scrivere soltanto dopo essersi confrontati direttamente con la realtà. Ed ecco perché ha raccomandato di non organizzare convegni all’insegna della verbosità, dove gli invitati sono i soliti noti e dove la Chiesa rischia di cadere nell’autoreferenzialità. Francesco chiede una Chiesa in uscita, chiede di guardare alle periferie, anche perché lui stesso arriva da una periferia, da quell’America Latina ricca di risorse e di potenzialità ma ancora ai margini di un mondo dominato dagli intereressi occidentali. Uno dei momenti nei quali lo spirito di accoglienza, chiesto e praticato da Francesco, si è manifestato nel modo più evidente e insolito si è avuto in occasione del concerto «con i poveri e per i poveri», tenutosi nell’Aula Paolo VI in Vaticano. Profughi, richiedenti asilo, senza tetto, disabili: le prime file, quelle normalmente riservate alle autorità, ai capi di Stato e di governo, agli ambasciatori e ai cardinali, sono state tutte per loro. E bi8 2/2015 sognava vederli quei volti pieni di stupore e di gratitudine. Sul palco, l’Orchestra filarmonica salernitana Giuseppe Verdi, guidata dal maestro israeliano, di fede ebraica, David Oren, e il coro della diocesi di Roma diretto da monsignor Marco Frisina hanno regalato due ore di grande spettacolo e di bellezza, in uno scenario davvero inconsueto, nel quale gli abiti eleganti di alcuni accompagnatori si sono mescolati a tute da ginnastica e altri abbigliamenti molto poco formali. All’ingresso abbiamo potuto assistere a scene significative: ecco un uomo, barba lunga e carrello pieno di borse di plastica, che vuole entrare con tutte le sue cose, perché evidentemente quello è tutto ciò che possiede, ed ecco che i gendarmi vaticani, con pazienza infinita, lo invitano ad accomodarsi lasciando il carrello in deposito e gli assicurano che lo ritroverà intatto alla fine del concerto. Ecco un’intera famiglia di immigrati che, occhi sgranati e sguardo pieno di meraviglia, chiede il permesso di entrare e spontaneamente si dirige verso il fondo, ma gli uscieri la invitano ad avviarsi verso le prime file. Ecco monsignor Konrad Krajewski, La Chiesa elemosiniere pontificio, che acco- sente il bisoglie lui stesso le persone e le salu- gno di manta una ad una. Ed ecco che alcuni tenere vivo volontari portano decine e decine quell’evento. di sacchetti bianchi, all’interno dei Per lei iniziava quali c’è tutto l’occorrente per una un nuovo percena che al termine sarà donata ai corso della sua bisognosi. storia. «Non dobbiamo aver paura della I Padri radunabontà e neanche della tenerezza». ti nel Concilio Ha detto così Francesco all’inizio avevano perdel pontificato. Bisogna «custodire cepito forte, la gente, aver cura di ogni persona, come un vero con amore, specialmente dei bam- soffio dello bini, dei vecchi, di coloro che sono Spirito, l’esipiù fragili e che spesso sono nella genza di parlaperiferia del nostro cuore». re di Dio agli uomini del loro tempo La Chiesa sia dunque costantemen- in un modo più comprensibile. te in uscita, nonostante i Abbattute le muraglie che FRANCESCO per troppo tempo avevano rischi. CHIEDE Perché «è meglio una Chierinchiuso la Chiesa in una sa incidentata piuttosto che UNA CHIESA cittadella privilegiata, era chiusa» e «la Chiesa non giunto il tempo di annunciaIN USCITA, cresce per proselitismo ma re il Vangelo in modo nuovo. CHIEDE per testimonianza» (udienUna nuova tappa dell’evanza al congresso internazio- DI GUARDARE gelizzazione di sempre. nale sulla catechesi, setUn nuovo impegno per ALLE tembre 2013). Ripartire da tutti i cristiani per testimoPERIFERIE Cristo: qui sta il «segreto». niare con più entusiasmo e Avere familiarità con lui, che lo ha convinzione la loro fede. La Chiesa chiesto esplicitamente quando ha sentiva la responsabilità di essere nel raccomandato di restare uniti nel mondo il segno vivo dell’amore del suo amore, come il tralcio è attacca- Padre». to alla vite. Solo se siamo uniti a lui possiamo portare frutto. Il giubileo straordinario della misericordia nasce da qui, e nella bolla d’indizione, dal titolo Misericordiae vultus, Francesco è chiaro quando ricorda che «“paziente e misericordioso” è il binomio che ricorre spesso nell’Antico Testamento per descrivere la natura di Dio. Il suo essere misericordioso trova riscontro concreto in tante azioni della storia della salvezza dove la sua bontà prevale sulla punizione e la distruzione». La data decisa per l’apertura del giubileo, 8 dicembre 2015, è ricca di significato. Spiega Francesco: «Aprirò infatti la Porta Santa nel cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio ecumenico Vaticano II. MONSIGNOR MARCO FRiSINA, DIRETTORE DEL CORO DELLA DIOCESI DI ROMA 2/2015 9 Parole di Ospitalità Tornano alla mente, dice il Papa, le parole che San Giovanni XXIII pronunciò all’apertura del Concilio per indicare il sentiero da seguire: «Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore… La Chiesa Cattolica, mentre con questo Concilio Ecumenico innalza la fiaccola della verità cattolica, vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati». 10 2/2015 Una linea confermata dal Beato Paolo VI, che al termine del Concilio disse: «Vogliamo notare come la religione del nostro Concilio sia stata principalmente la carità… L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio… Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno. Riprovati gli errori, sì; perché ciò esige la carità, non meno che la verità; ma per le persone solo richiamo, rispetto ed amore. Invece di deprimenti diagnosi, incoraggianti rimedi; invece di funesti presagi, messaggi di fiducia sono partiti dal Concilio verso il mondo contemporaneo: i suoi valori sono stati non solo rispettati, ma onorati, i suoi sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate e benedette… Un’altra cosa dovremo rilevare: tutta questa ricchezza dottrinale è rivolta in un’unica direzione: servire l’uomo. L’uomo, diciamo, in ogni sua condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità». Mezzo secolo è trascorso dalla chiusura del Concilio voluto da Giovanni XXIII e portato a termine da Paolo VI. Mezzo secolo durante il quale tutto è cambiato nel mondo. Intatta resta però la necessità, per la Chiesa, di portare Gesù e il Vangelo agli uomini e alle donne del proprio tempo. Una missione che Francesco chiede di affrontare con le sole «armi» della misericordia e dell’accoglienza, perché, leggiamo ancora nella Misericordiae vultus, «ciò che muoveva Gesù in tutte le circostanze non era altro che la misericordia, con la quale leggeva nel cuore dei suoi interlocutori e rispondeva al loro bisogno più vero» e «nelle parabole dedicate alla misericordia Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà mai per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto, con la compassione e la misericordia». «La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole». Scrive così Francesco, lanciando l’i- niziativa Ventiquattro ore per il Signore, che sarà celebrata in tutte le diocesi nel venerdì e sabato che precedono la IV domenica di Quaresima. «Tante persone si stanno riavvicinando al sacramento della Riconciliazione e tra questi molti giovani, che in tale esperienza ritrovano spesso il cammino per ritornare al Signore, per vivere un momento di intensa preghiera e riscoprire il senso della propria vita. Poniamo di nuovo al centro con convinzione il sacramento della Riconciliazione, perché permette di toccare con mano la grandezza della misericordia. Sarà per ogni penitente fonte di vera pace interiore». I confessori, esorta Francesco, siano un vero segno della misericordia del Padre. «Non ci si improvvisa confessori. Lo si diventa quando, anzitutto, ci facciamo noi per primi penitenti in cerca di perdono». Nella Quaresima dell’Anno Santo Francesco invierà i Missionari della misericordia. «Saranno un segno della sollecitudine materna della Chiesa per il Popolo di Dio, perché entri in profondità nella ricchezza di questo mistero così fondamentale per la fede. Saranno sacerdoti a cui darò l’autorità di perdonare anche i peccati che sono riservati alla Sede Apostolica, perché sia resa evidente l’ampiezza del loro mandato. Saranno, soprattutto, segno vivo di come il Padre accoglie quanti sono in ricerca del suo perdono». Davvero il prossimo giubileo non sarà soltanto un insieme di incontri, ma l’occasione per ritornare al centro del messaggio evangelico e trovare nuove strade per proporlo a tutti. 2/2015 11 Ospitalità E CONSACRAZIONE «Adesso cosa dico a questa gente?» Giovanni Cervellera Intervista di Giovanni Cervellera a monsignor Paolo Martinelli, cappuccino, vescovo ausiliare di Milano incaricato a livello di Conferenza Episcopale Lombarda dei Religiosi e della Pastorale della Salute M ilano è invasa dai primi caldi che anticipano l’estate. Arrivo nel pomeriggio e sono un po’ soverchiato dal valore del luogo in cui sto entrando: la Curia della Diocesi Ambrosiana. Qui sono passati Arcivescovi di grande levatura, molti dei quali venerati come santi. Appena arrivo davanti all’ufficio di mons. Martinelli mi trovo nella più misurata semplicità. Il mio ospite mi accoglie calorosamente e sento fluire tranquillamente le parole. L’umile abito francescano concorda con la ricca sapienza che ascolto dalle sue parole mentre scopro inaspettate coincidenze e competenze. Ci racconti qualcosa della sua vita e della sua vocazione in particolare? La mia vocazione ha avuto un percorso molto semplice, lineare. Sono milanese, nato nel centro di Milano. Verso la fine della scuola media mi è nato il desiderio di studiare agraria, cosa piuttosto insolita per un milanese, ma forse avevo bisogno di aria… Mentre, alla fine degli studi superiori, ho cominciato a pormi il problema di che cosa fare nella 12 2/2015 HO VISTO UN POSTO CHE SI ERA LIBERATO E CHE AVREI DOVUTO RIEMPIRE IO STESSO vita, avendo vissuto delle esperienze di fede interessanti sia in parrocchia, sia a scuola. I miei fratelli più grandi avevano “fatto” il sessantotto. Io appartengo alla generazione successiva, più intenta a scoprire cosa c’entra la fede con la vita. Più concretamente, il sacerdote da cui ero solito confessarmi era molto giovane ed è morto improvvisamente. Il fatto mi colpì molto e ancora quando ci ripenso, mi accorgo di quanto quell’avvenimento mi rimase impresso. Ho visto un posto che si era liberato e che in qualche modo avrei dovuto riempire io stesso. Inoltre, è stato decisivo che il nuovo confessore fosse un frate, un cappuccino. Ero molto affascinato dall’umanità di questo frate, padre Emmanuel Braghini, che abitava nella Curia Provincializia a Milano. Questi due fatti: la morte del sacerdote e la grande umanità del frate, la sua capacità nel guidare la mia vita hanno innescato quel processo attraverso cui Dio ha trovato il modo di chiamarmi. Sono entrato tra i frati cappuccini per un incontro. Sono state decisive que- teologia, mi avevano detto che ste due testimonianze… sarei dovuto andare a Roma a studiare. La cosa non si è reSì, direi proprio di sì. Dopo alizzata subito e sono andato ho incominciato a fare il cam- a Cesano. Lì, per me è stata mino dentro la vita dei frati un’esperienza choc. Nella pricappuccini. È stata una cosa ma Messa che ho celebrata da sempre più coinvolgente. loro, mi sono trovato attorno In quegli anni tutti questi ragazCreare percorsi sono rimasto tra che coinvolgono gli ospiti zi dei quali una le comunità delmetà non sentiva magari solo un gesto, la Lombardia. e l’altra metà non un verso detto sapeva parlare, e al momento giusto Qual è stato il io pensavo: adesper tutti c’è un modo suo primo in- di partecipare al mistero so che cosa dico carico? a questa gente? della comunione La domanda che La prima esperienza, dopo la mi è venuta è stata: tutto quelprofessione e l’ordinazione lo che io ho vissuto, la mia sacerdotale, trent’anni fa, fu a vocazione, gli studi di teologia Cesano Boscone e mi venne devono essere veri anche qui? detto solo qualche giorno pri- Non possono essere veri solo ma dell’ordinazione. Non mi sulla carta, solo per qualcuno. aspettavo quella sede. Siccome Lì è nata proprio la sfida: se ero riuscito bene negli studi di la fede è una cosa vera, deve 2/2015 13 Ospitalità E CONSACRAZIONE essere vera anche qui. E mi sono lasciato coinvolgere dalla testa fino ai piedi. Risiedevo nell’Istituto dove c’è una piccola comunità dei frati, istituto che allora ospitava più di mille persone diversamente abili, allora si chiamavano handicappati. Come ha tentato di rispondere alla domanda sulla verità della fede in quel luogo? In quegli anni abbiamo cercato di inventare percorsi di catechesi, di animazione liturgica a partire da quello che loro riuscivano a intendere. Con i frati, con le suore, i volontari, col personale cercavamo di capire quali parole essi riuscivano a comprendere e quali simboli si potevano utilizzare. Abbiamo creato percorsi che coinvolgevano magari anche solo con un gesto, con un verso che veniva detto al momento giusto. Tutto era polarizzato alla celebrazione della Messa domenicale, quindi in qualche modo le catechesi erano sempre una preparazio- 14 2/2015 ne alla domenica. Ci aiutava la disposizione del luogo, perché la Sacra Famiglia a Cesano ha proprio nel mezzo la chiesa e tutti i reparti sono costruiti intorno. La Messa diventò una festa. La cosa continua ancora adesso. Chi può canta, chi sa fare un verso o un gesto lo fa, anche il grido del ragazzo che non sa dire una parola viene al momento giusto del ritornello. Per tutti c’è un modo di partecipare al mistero della comunione. È un’esperienza che non ho più dimenticato. Sono nate delle canzoni pensate apposta per i nostri ragazzi che sono piaciute anche all’esterno. Era difficile per noi portare fuori i ragazzi, come avremmo voluto, e allora abbiamo invitato i giovani delle parrocchie a venire da noi. Abbinavamo gli oratori estivi ai reparti. L’incontro con questi ragazzi ha destato pensieri sul dolore, sulla morte. Ricordo che dopo il primo mese, il sacramento che avevo più celebrato era l’unzione degli infermi insieme a funerali. Oltre ai ragazzi c’erano i lungodegenti, la clinica, i malati terminali. Dopo quegli anni è ritornato qualche volta a Cesano? Il giorno dopo la mia Ordinazione episcopale ho voluto celebrare proprio lì. Il 28 giugno sono stato ordinato vescovo. Il 29 ho voluto subito andare a Cesano. Quanto è durata la sua presenza a Cesano? All’inizio mi avevano detto: «vai lì per qualche mese a sostituire un frate che va in missione». Avevo solo il compito di chiudere un attimo questo buco… invece poi mi hanno lasciato lì. Quando ormai non ci pensavo più, alla fine del terzo anno, il Provinciale mi dice: «adesso tu vai a Roma». In tutti gli anni in cui sono rimasto a Roma ho sempre voluto tenere i rapporti con la Sacra Famiglia di Cesano. A Natale, Pasqua, in estate… appena non avevo i corsi, tornavo su, giravo i reparti, celebravo la Messa. Questo sono riuscito a farlo fino al 2000. Poi sono aumentati gli impegni a Roma e ho tenuto meno i contatti. Sono sempre stato affascinato anche dalla ricerca teologica e ho cercato di rispondere alle domande nate in quella prima esperienza con la riflessione. La mia tesi dottorale in teologia è stata proprio sul tema della morte, della sofferenza. Contemporaneamente ho approfondito temi legati alla teologia fondamentale, le domande dell’uomo sulla fede e sulla sua credibilità e temi di spiritualità, in particolare sulla teologia della vocazione. Sono rimasto a Roma per 26 anni. MONS. LUIGI PADOVESE, vescovo in anatolia, UCCISO IN TURCHIA NEL 2010 SOTTO LA CELEBRAZIONE PER LA FESTA DI S. GIOVANNI DI DIO A CERNUSCO SUL NAVIGLIO mo della stessa parrocchia milanese della SS. Trinità), poi nominato vescovo in Anatolia. Io ho preso il suo posto come preside e ho sempre mantenuto un buon rapporto con lui. Lo abbiamo sostenuto come Oltre agli studi, di cosa si istituto soprattutto per i convegni su San Paolo che lui amava è occupato a Roma? tenere in Turchia. Poi, cinque Il mio percorso ha avuto anni fa fu ucciso e lì per me è un’accelerazione a partire dal stato un altro colpo. Mi ha im2005. Lavoravo all’Antonia- pressionato la sua capacità di num e lì era preside dell’Isti- lavorare a stretto contatto con tuto di spiritualità monsignor il mondo musulmano. Luigi Padovese (tra l’altro sia- Cercava di far comprendere che per la Turchia era un bene riscoprire le radici cristiane, che ne avrebbe giovato anche l’Islam. Oltre gli impegni accademici, sono stato coinvolto nella segreteria del Sinodo dei Vescovi, dove sono stato consultore fino alla preparazione dell’ultimo Sinodo sulla famiglia. Sono pure consultore presso la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e presso la Congregazione per la dottrina della fede. Poi è ar- rivata la nomina a Vescovo e sono stato ricatapultato a Milano. E come Vescovo ausiliare di Milano, quali sono i suoi impegni? In Diocesi mi occupo degli istituti maschili di Vita Consacrata e a livello di Conferenza OGNI VOCAZIONE episcopale lombarda sempre CUSTODISCE dei religiosi e in QUALCOSA più della pasto- DI IMPORTANTE rale della salute. NESSUNA PUò Ho accettato volentieri questo VIVERE secondo inca- SENZA rico, pensando LE ALTRE all’esperienza di Cesano. A proposito di pastorale della salute, questo settore soffre di una certa marginalità nella pastorale ordinaria. È solo un’impressione o 2/2015 15 Ospitalità E CONSACRAZIONE si dovrebbe fare qualcosa in più per rivitalizzare l’impegno nel mondo della salute? Credo che come impegno la Chiesa ci sia sempre stata. Come attenzione, come dedizione la Chiesa l’abbia sempre avuta e questo grazie anche alla presenza degli Ordini religiosi. Mi ricordo che proprio negli anni in cui ero a Cesano è nata l’idea di coordinare i sacerdoti che lavoravano nel campo della sanità e l’iniziativa fu dei religiosi, soprattutto di quelli impegnati nella salute: i Fatebenefratelli, i Camilliani, i Francescani…. Oggi è diventata un’associazione che raccoglie tutti sacerdoti, laici, religiose. All’inizio si chiamava Ancro, oggi si chiama Aipas. Le chiedo scusa, ma nella presentazione non le avevo detto che in questo momento sta parlando con l’attuale presidente dell’Aipas… Ah, sì, che sorpresa! Io ho proprio assistito all’inizio dell’associazione. Fu il padre Oliviero Naldini a farsi promotore e ho partecipato ai primi convegni. Pian piano altri si sono coinvolti, ma l’origine è da attribuire alla vita consacrata. Rimanendo in tema di religiosi e facendo riemergere un argomento di suo interesse: la teologia della vocazione. Che cosa può affascinare, oggi, un giovane e dirigerlo verso la vita consacrata? 16 2/2015 Quello che può affascinare è l’incontro con Gesù Cristo e non altro. A noi spetta il compito di mostrare come la sequela di Cristo ha la possibilità di donare un significato pieno alla vita nel dono totale di sé. Questo è un periodo in cui non tanto le singole forme in se stesse possono attirare perché sono in profondo ripensamento e non potrebbe essere altrimenti, visto quello che è successo negli ultimi trent’anni. Un passaggio di millennio con cambiamenti vertiginosi. A cavallo del primo millennio si è passati dagli Ordini monastici a quelli Non sono le opere che attraggono, per un giovane è attraente l’esperienza spirituale Mons. martinelli con cervellera durante l’intervista mendicanti. Due mondi e due modi completamente diversi di intendere la vita consacrata. Penso che dovrà accadere qualcosa del genere. La vita religiosa ha avuto una grande espansione nell’ottocento, soprattutto con le congregazioni femminili che è continuata nel novecento. I religiosi hanno dato vita a grandi opere che oggi, purtroppo, sono in difficoltà. Il sorgere degli Istituti secolari è stata una novità molto forte con il loro desiderio di integrare la secolarità all’interno della consacrazione. Senza questi Istituti non si capisce neppure il Concilio Vaticano II. Non sono più le opere che attraggono, infatti gli Ordini che sono fortemente legati ad un’opera precisa o anche ad una struttura formale, immersi nella “liquidità” della società odierna, non tengono più e sono soffocati. Non è che non si debbano avere opere, ma tutto dipende da come si sente il rapporto con l’opera. Far coincidere il carisma con una forma rigida oggi diventa mortale. Per un giovane è attraente l’esperienza spirituale. I carismi che cercano un possibile spazio nel campo secolare attirano molto i laici. Quale rapporto esiste nella Chiesa tra religiosi e laici? Su questo la Christifideles laici ha detto molto e ha esplicitato elementi che nella tradizione erano un po’ dati per scontati. Anzitutto, che la vocazione fondamentale è quella al battesimo. Non è che le vocazioni importanti sono i religiosi e i preti e poi ci sono i laici che, siccome non possono fare i preti, subiscono passivamente la presenza nel mondo. Quando San Paolo parla dell’uomo nuovo non intende il religioso, intende il battezzato. Le altre vocazioni sono in aiuto a questo. Certo la vita consacrata e il sacerdozio sono vocazioni particolari, ma sempre in aiuto alla vocazione unica che è quella alla vita cristiana. Il baricentro è il cristiano nel mondo. Ogni vocazione custodisce qualcosa di importante dell’altra, anzi qualcosa di essenziale. Nessuno può vivere la propria vocazione senza le altre. Una parola sui Fatebenefratelli! Non ho competenza specifica, ho un legame affettivo con l’Ordine. Per altro, io sono nato nella clinica S. Giuseppe che allora era dei Fatebenefratelli. Poi, sono legato alla figura di alcuni santi, in particolare del Pampuri. I miei genitori me ne parlavano quando ero piccolo e dicevano della fama di questo medico che tutti amavano nella campagna milanese. I santi sono sempre la vera attualità del carisma. Infine, torniamo ai suoi studi di agraria per collegarli al tema del cibo che è al centro di questo grande avvenimento mondiale dell’Expo. Come è coinvolta la Diocesi di Milano? Vedo un grande fermento della Diocesi, in particolare di alcuni uffici che si sono fatti carico con impegno e generosità, mettendo a disposizione energie molto concrete. La presenza della Chiesa nell’Expo dà un segnale di qualità a tutto l’evento. Di questo se ne rende conto anche il mondo laico esterno alla Chiesa. Sia il padiglione della Santa Sede, sia il riferimento di Caritas Internazionale pongono il problema radicale dal punto di vista antropologico: cosa nutre la vita? Cosa nutre il pianeta? Da una parte l’accesso alle risorse, che non è solo un problema di produzione del cibo, ma di scelte politiche, sociali. La questione della fame nel mondo non è un discorso generico ma chiede delle scelte. Dall’altra la domanda antropologica radicale: che cosa nutre ultimamente l’uomo? E si arriva alla frase di Gesù: «non di solo pane vive l’uomo». Questo tema va verso il cuore della Chiesa: l’Eucaristia, il dono totale di Cristo che nutre ogni uomo. IL PADIGLIONE DELLA SANTA SEDE AD EXPO LA QUESTIONE DELLA FAME NEL MONDO NON è UN DISCORSO GENERICO: CHE COSA NUTRE L’UOMO? 2/2015 17 ETICA E Ospitalità Obiezione di coscienza all’aborto Carlo Bresciani Sarebbe più opportuno cercare rimedi a quelle condizioni che sembrano costringere la donna ad abortire, piuttosto che chiedere di limitare il diritto all’obiezione previsto dalla legge italiana. D a qualche tempo, sta crescendo in Italia e altrove una reazione sfavorevole al riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza da parte del personale sanitario nei confronti dell’aborto, benché tale obiezione in Italia sia garantita dalla legge 194/1978. Una certa insofferenza di coloro che sostengono l’aborto nei confronti di tale obiezione di coscienza in realtà non è nuova, ma ora sembra che anche autorità europee si facciano carico di manifestare qualche preoccupazione critica. Il Comitato Europeo dei Diritti Sociali, organo del Consiglio di Europa, con decisione depositata il 10 marzo 2014, ha condannato l’Italia per violazione dell’art. 11 della Carta Sociale Europea che tutela il diritto alla salute con la seguente motivazione: «troppi obiettori che impediscono alle donne di ri- 18 2/2015 correre all’interruzione della gravidanza». Come si legge, la motivazione addotta sta nel fatto che i medici obiettori in Italia sarebbero in numero troppo elevato e questo rischierebbe di ledere il diritto di abortire garantito alla donna dalla medesima legge. Ma, in questo modo, per non far sentire in colpa la donna che vuole abortire, si rischia di colpevolizzare l’obiettore di coscienza. Singolare capovolgimento della realtà che, tra l’altro, tende ad affermare il diritto all’aborto come indiscutibile sempre e comunque, al di là dei limiti che, in qualche modo, invece la legge 194/1978 ha pure posto. si verifichino «circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo [sottolineatura mia] per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito». La legge precisa, inoltre, all’art. 5, che «il consultorio e la struttura socio-sanitaria… hanno il compito in ogni caso [sottolineatura mia], e specialmente quando la richiesta di La legge 194/1978 interruzione della gravidanza sull’interruzione sia motivata dall’incidenza delvolontaria della gravidanza le condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute La legge prevede, infatti, all’art. della gestante, di esaminare 4, che per accedere all’aborto con la donna e con il padre coscienza in Italia, soprattutto in alcune regioni, sono troppi, quindi limitiamo il diritto all’obiezione di coscienza. Sembrerebbe fin troppo semplice, ma le troppo facili semplificazioni nascondono spesso verità ineliminabili. Quasi che l’obiezione di coscienza per motivi morali, in questo caso nei confronti della soppressione volontaria e deliberata di una vita umana, debba essere riconosciuta solo se non crea problemi a qualcuno. Singolare concezione della coscienza e della sua sovrana libertà! Il diritto di sopprimere una vita umana, per di più innocente, avrebbe la prevalenza sul diritto in coscienza di rifiutarsi di fare ciò. Singolare e pericolosa concezione dei diritti della persona umana! A parte il fatto che la coscienza è tenuta ad affermare se stessa anche quando la legge non ne del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto». Ma tutto questo sembra essere stato dimenticato da sempre e non applicato se non in rarissimi casi. Anzi chi chiede che venga, almeno questo, applicato, viene tacciato come uno che ostacola l’attuazione della legge. In ogni modo sembra indubitabile che, secondo la lettera della legge, sia pure prescindendo dalla valutazione della sua gravità morale, l’aborto non debba essere ritenuto come un diritto soggettivo e insindacabile della donna o di chi per lei. L’aborto e l’obiezione di coscienza dei sanitari Ciò che è di fatto stato recepito, in contrasto con la legge, è l’aborto come un diritto insindacabile della donna, sempre e comunque e questo ha delle ricadute anche sul modo in cui oggi viene recepito il diritto all’obiezione di coscienza da parte dei sanitari: come l’impedimento a un diritto insindacabile, appunto, e, quindi non ammissibile. Oggi, si dice, gli obiettori di 2/2015 19 ETICA E Ospitalità riconoscesse il diritto e quindi il soggetto dovesse poi pagare caramente di persona (la storia ce e dà nobilissimi casi, giustamente ricordati con rispetto e venerazione), correttamente il sanitario chiede che gli venga riconosciuto anche legalmente il diritto della sua coscienza, senza dover incorrere per questo solo fatto in penalità di alcun tipo. Può essere vero che, se i sanitari obbiettori sono molti, si possa creare qualche difficoltà a rispondere alle richieste di aborto da parte della donna, ma l’approccio corretto non sta certo nel limitare il diritto all’obiezione o nel penalizzare colui che fosse obiettore. Sarebbe, innanzitutto, più opportuno cercare rimedi a quelle condizioni che sembrano costringere la donna ad abortire, se è vero, come è vero, che l’aborto resta comunque un dramma anche per la donna stessa. E questo sarebbe, inoltre, applicare Lo Stato in modo più ririconosce goroso la legge. il valore Ma non si tratta, sociale della innanzitutto, di maternità voler essere adee tutela renti alla legge, la vita quanto di farsi umana carico veramente dal suo di un maggior riinizio spetto della donna stessa e di non abbandonarla a se stessa. Se è vero che è costretta ad abortire, perché non impegnarsi in primo luogo a togliere tali costrizioni? 20 2/2015 Lo Stato riconosce davvero il valore sociale della maternità? senza poterne valutare il significato per la propria vita. Negare il diritto alla coscienza in questioni di tale importanza è negare il diritto ad essere persona responsabile dei propri atti! Quando la legge positiva diventa sempre e comunque un assoluto, cui non si deve altro che obbedienza, non si sono fatti progressi di civiltà e di promozione della persona. La storia del secolo scorso, con i suoi terribili drammi, dovrebbe pure averci insegnato qualcosa. La legge 194/1978 afferma che «lo Stato … riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio»: occorrerebbe allora un’azione più decisa da parte di tutti in questa direzione, a meno che si voglia che la legge diventi come le grida di manzoniana memoria. Bisognerebbe, inoltre, considerare bene che ogni limitazione della coscienza, in campi peraltro molto qualificanti come quelli della vita La gravidanza non è umana, significa conculcare la una malattia dignità della persona e ridurla ad obbligato esecutore di atti, Che poi l’aborto sia un atto sa- oltre 40.000 i partecipanti alla quinta marcia per la vita di roma 10 maggio “ FARSI CARICO VERAMENTE DI UN MAGGIOR RISPETTO DELLA DONNA STESSA E DI NON ABBANDONARLA A Sé STESSA nitario, cui il medico non potrebbe sottrarsi in virtù della sua professione, è cosa quanto mai discutibile, a meno che si consideri la gravidanza in se stessa una malattia, nel qual caso per il medico sarebbe un atto dovuto. Ma ognun vede come ciò non sia sostenibile, se non altro perché significherebbe che ogni donna che partorisce lo fa perché ha rifiutato di essere curata. Se la gravidanza non è una malattia, per quanto sia vero che l’aborto ha bisogno dell’assistenza del medico affinché non risulti di danno alla donna, esso non è un atto di cura e, quindi, non può essere ritenuto parte della professione medica in quanto tale. A maggior ragione, quindi, il medico ha diritto di obiettare e di sottrarsi a ciò che non è atto di cura della salute e che, quindi, in quanto tale non compete alla sua professione. 2/2015 21 “ PASTORALE E Ospitalità a cura di LAURA MARIA ZORZELLA Salute mentale e spiritualità: quale Mario Cerri integrazione nelle cure? 22 2/2015 I medici e gli altri operatori che operano in psichiatria possono e dovrebbero incorporare la spiritualità o la religiosità nella pratica clinica al fine di predisporre possibili interventi terapeutici per favorire la cura della persona globalmente considerata. C oloro che per professione curano le persone cioè gli operatori della sanità, indipendentemente dal ruolo, specializzazione o contesto operativo, in via teorica aderiscono da parecchi anni all’obiettivo, precisato anche dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), di perseguire per i propri assistiti il livello più alto possibile di salute, definita nella medesima costituzione dell’OMS come condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non soltanto come assenza di malattia o infermità. Viene inoltre enfatizzato il concetto che la cura globale della persona includa la comprensione dell’ambiente familiare, culturale e storico-sociale. Ci sono inoltre dei concetti e dei comportamenti che sono parte integrante di tutti gli esseri umani che in tempi più recenti sono ritornati ad essere oggetto di riflessioni, studi e prese di posizione da parte di organizzazioni professionali sanitarie, mi ri- PERSEGUIRE IL LIVELLO PIù ALTO DI SALUTE INTESA COME BENESSERE FISICO, MENTALE E SOCIALE ferisco alla spiritualità e religiosità. In studi presenti su riviste mediche ed infermieristiche si evidenzia come molti pazienti pensano che la spiritualità giochi un importante ruolo nelle loro vite, che gradirebbero che spiritualità e religiosità venis- molto raramente, i medici absero considerate nel processo biano affrontato con loro tedi cura e che abbiano una po- matiche spirituali o religiose. sitiva correlazione con gli esiti Anche uno studio condotto del piano terapeutico. su pazienti non ricoverati ha In uno studio del 2001 fornito dati simili conMolti pubblicato dall’Amerifermando i pensieri pazienti can Family Physician delle persone malate condotto su persone pensano che la ed i comportamenti spiritualità ammesse al ricovero dei medici. giochi un ospedaliero una perAnche per questi centuale di circa il 90% importante motivi è aumentato ruolo nelle pensava che la salute l’interessamento deloro vite spirituale fosse equigli operatori sanitari parabile come impora come la spiritualità tanza alla salute fisica, circa il possa essere incorporata nella 70% riteneva anche che i me- pratica clinica odierna, tanto dici dovrebbero considerare i che non poche università del bisogni spirituali come parte mondo hanno corsi di spiridella loro cura, quasi un 40% tualità e medicina, ad esempio avrebbe gradito anche che la già all’inizio degli anni 2000 loro religiosità fosse maggior- negli USA vi erano circa 50 mente tenuta in considerazio- facoltà di medicina che li prone. Almeno l’80% di queste ponevano, e che la letteratura persone riferiva che mai, o scientifica di varie specialità e nazioni evidenzia una forte relazione fra di loro. La complessità del problema inizia già da una definizione dei termini spiritualità e religiosità, con alcune persone che identificano questi due termini come concetti che tendono a sovrapporsi, talvolta sostanzialmente dei sinonimi, mentre altri li intendono come categorie contrastanti. Non esistendo, almeno per quanto conosco, delle definizioni universalmente accettate di questi termini, credo però sia importante chiarire a noi stessi, come operatori della sanità, e alle persone alle quali ci rivolgiamo nella pratica clinica, cosa intendiamo per spiritualità e religiosità nel momento in cui affrontiamo insieme questi temi. Ad esempio per un pratico uso quotidiano un riferimento che personalmente ho utilizzato è stata una definizione del 1989 usata da Murray & Zentner: «in ogni essere umano sem- SPIRITUALITà bra esservi una dimensione spiritua- E RELIGIOSITà le, una qualità che ANDREBBERO va oltre l’affiliazio- CONSIDERATE ne religiosa che si NEL PROCESSO sforza di comprendere e raggiungere DI CURA un significato, uno scopo nella vita, anche in coloro che non credono in Dio. La dimensione spirituale tenta ad essere in armonia con l’universo, si sforza di raggiungere delle risposte in merito all’infinito e diviene essenzialmente centrale in momenti di stress emotivo, malattia fisica e mentale, dolori e perdite, morte». 2/2015 23 PASTORALE E Ospitalità 24 2/2015 guenti. Quali sono gli argomenti e le motivazioni portate per sostenere che ciò vada fatto al fine di fornire una buona pratica clinica e non per una scelta ideologica? Si pensa che possa essere utile sia a livello della persona che a livello di un miglior processo curativo? In che misura questo avveniva? Se non avviene quali sono i motivi per i quali si ignora o si decide di ignorare questa dimensione? Sostanzialmente penso ci si interroghi su quali siano i confini professionali ed etici che gli operatori delle strutture deputate al trattamento e riabilitazione delle persone affette dalle varie patologia psichiatriche debbano considerare in merito alle materie religiose e spirituali. Fino a non molti anni fa la psichiatria ufficiale largamente ignorava la rilevanza della religione nella vita dei pazienti, solo recentemente questo ha cominciato a cambiare ed i clinici sono sollecitati ora, con indicazioni di associazioni e collegi nazionali di psichiatria, a valutare anche pratiche e convinzioni religiose con la stessa attenzione che usano per l’accertamento degli altri aspetti dei personali punti di forza e di debolezza. In passato psichiatri e psicologi avevano talvolta tenuto una posizione meno che neutrale nell’accertamento del ruolo di “ IN OGNI ESSERE UMANO SEMBRA ESSERVI UNA DIMENSIONE SPIRITUALE, ANCHE IN COLORO CHE NON CREDONO IN DIO “ E anche quella del 1983 di Ellison: «la spiritualità motiva noi alla ricerca del significato e scopo nella vita. È lo spirito che sintetizza la totale personalità ed indica e dà un senso di direzione e ordine. La dimensione spirituale non esiste isolata dalla psiche e dal soma, ma fornisce una forza integrativa. Ha influenza ed è influenzata dal nostro stato fisico e dai nostri sentimenti, pensieri e relazioni». La religione è usualmente definita più in termini di sistemi di convinzioni e pratiche relative al Sacro o Divino e fa riferimento a comunità o istituzioni all’interno delle quali tali sistemi sono condivisi e praticati in comune. Utile mi sembra anche tener presente quello che Allport nel 1950 definiva come orientamento religioso intrinseco e estrinseco. L’orientamento intrinseco è diretto verso Dio e internalizza gli aspetti etici e le pratiche della religione come una guida al proprio modo di vivere indipendentemente dal condizionamento sociale o altre possibili conseguenze personali. Mentre l’orientamento estrinseco professa i credi religiosi al fine che la persona appaia rispettabile, possa ottenere vantaggi di promozione sociale o essere ben inserita in un ambiente convenzionale ma non internalizza i valori religiosi come un codice di condotta. Chi si occupa della cura delle persone affette da disturbi psichiatrici si chiede se la dimensione spirituale e religiosa debba essere indagata insieme alle altre aree e funzioni tradizionalmente oggetto di accertamento. Generalmente a livello degli interrogativi più comuni che emergono relativamente a questo quesito penso valga la pena di considerare almeno i se- convincimenti spirituali e religiosi nella vita dei loro assistiti, ad esempio Freud e Ellis teorizzavano al riguardo di religione e spiritualità in termini di psicopatologia ed alla metà degli anni ’70 del secolo scorso il Group for the Advancement of Psychiatry faceva eco alle loro assunzioni presentando la religione come una “psicosi borderline”. Forse tali posizioni, prese decadi fa dagli allora leader del campo, sono parzialmente responsabili della mancanza del riconoscimento del potenziale ruolo positivo di spiritualità e religione nella salute fisica e mentale. Una analisi sistematica di tutti gli articoli, su questo tema, pubblicati nel periodo 1978-1989 dall’American Journal of Psychiatry e dagli Archives of General Psychia- try trovò che il 72% degli scritti indicavano una positiva clinica associazione fra religione e miglior salute mentale, con un 16% in cui era negativa ed un 12% dove risultava non significativa. Esistono inoltre dati che indicano che la percentuale dei medici specializzandi in psichiatria, rispetto ad esempio a specializzandi in medicina riabilitativa, che ritiene la religione importante per la cura delle persone è inferiore a quella dei citati colleghi e questo a mio parere solleva interrogativi sulla loro formazione in questa area. Senza addentrarsi in complessi approfondimenti ed in ricerche di letteratura ricordo che nel 1995 Lindgren&Coursey in una osservazione ed indagine in un centro di riabilitazione di un gruppo di perso- ne affette da gravi patologie psichiatriche con diagnosi di schizofrenia, disturbo schizoaffettivo, disturbo bipolare, depressione unipolare e disturbi di personalità, trovò che il 60% di loro riportava che la spiritualità/religione aveva un impatto favorevole su di loro e sulla loro malattia. Nel 2001 Swinton riferendosi a sistematiche analisi di letteratura di ricerca riportava che aspetti di coinvolgimento spirituale e religioso sono associati a desiderabili esiti di salute e vi era una correlazione positiva con riduzione di sintomi nella depressione, abuso di sostanze, schizofrenia e prevenzione di suicidio. Vari autori citano che ricerche hanno evidenziato una connessione significativa fra fede, specialmente quella intrinse- 2/2015 25 PASTORALE E Ospitalità ca, e recupero da condizione di malattia e generale salute; ad esempio persone di fede appaiono essere soggetti a meno depressione e quando lo sono sembrano uscirne più rapidamente; anche le percentuali di suicidi sono minori e c’è meno vulnerabilità ad abuso di alcol, sostanze e farmaci. Il numero di articoli pubblicati in questo campo è ora nell’ordine di alcune centinaia e vi è una estesa base di evidenza in supporto della rilevanza della spiritualità e della religione in molte persone affette da patologie mentali, dei benefici di considerarle entrambe all’interno di un accertamento globale clinico delle condizioni di questi pazienti ed anche come potenziali fonti benefiche nei piani di trattamento. Sostanzialmente emergerebbe in modo convincente dalla maggioranza delle pubblicazioni sull’argomento che aspetti 26 2/2015 di religiosità e di spiritualità rappresentano forze potenti che hanno un impatto spesso positivo nella pratica clinica psichiatrica. Credo che ora si possano avere maggiori dati a sostegno di ciò tanto che nel 2001 Glas, psichiatra e professore di filosofia, insieme ad altri anche nel campo infermieristico, raccomandava in merito alla formazione dei professionisti della psichiatria, che si dovesse educare tali operatori sulla problematicità spirituale e religiosa in termini di conoscenza, attitudini ed capacità clinico-operative. … Praticamente Raccogliere la storia spirituale, che è il primo passaggio, è una abilità da acquisire e raffinare e non una attività meccanica di routine. Richiede un coinvolgimento empatico del paziente, un approccio rispettoso e confidenziale, un luogo tranquillo ed una disponibilità di tempo non frettolosa. Personalmente ritengo che possa essere opportuno procedere inizialmente ad un accertamento informale che può essere fatto durante un incontro clinico qualsiasi e, dato che molti pazienti usano un linguaggio simbolico e metaforico quando esprimono pensieri spirituali, l’accertamento spesso parte da un attento ascolto delle storie che raccontano delle loro vite e malattie ed in queste interpretare le tematiche spirituali coinvolte. Al momento opportuno della conversazione possono essere formulate domande aperte del tipo “Che cosa ti aiuta di più quando le situazioni sono molto difficili e le cose non vanno bene per gravi problemi o perdite affettive? A chi ti sei rivolto, ti rivolgi o vorresti rivolgerti per un aiuto o conforto? Dalle risposte ottenute si può procedere per sondare altri aspetti, anche eventualmente con strumenti di intervista formale strutturata presenti nella letteratura di ricerca, e farsi un’idea del retroterra-background spirituale o religioso della persona, pensare se e come le convinzioni inerenti la sua spiritualità o religiosità possano essere supportive e che ruolo giochino nella sua vita attuale, anche in relazione alle sue convinzioni del passato. Importante è valutare un eventuale stress spirituale o crisi spirituale che avviene quando la persona è completamente incapace di trovare fonti di significato, speranza, amore, pace e conforto nella vita oppure quando vi è un conflitto fra i convincimenti spirituali o religiosi e quanto sta accadendo nella sua vita. Con gradualità e discrezione si può procedere a considerare gli eventuali temi spirituali o religiosi che il paziente gradirebbe discutere e come possano influenzare il tipo di trattamento terapeutico. È inoltre utile appurare se ci sono o ci potrebbero essere delle relazioni positive e significative con persone o comunità religiose/spirituali. Questa raccolta anamnestica e questi accertamenti non vanno imposti, non si deve avere un atteggiamento giudicante o giustificatorio delle loro convinzioni né tantomeno si deve esprimere proprie convinzioni morali o religiose durante tutto questo delicato e rispettoso processo conoscitivo. Solo se esplicitamente e direttamente richiesto dal paziente, che intende cosi indicare un desiderio di colloquio e confronto fra due persone, penso che il medico possa cautamente manifestare i propri convincimenti, aven- lisi per favorire la prevenzione do però sempre ben presente di riacutizzazioni e recidive di che una loro espressione in- malattia e la cura della persoappropriata o insensibile può na globalmente considerata. essere fonte di stress per il pa- L’influenza di temi spirituaziente, che mai vi debba essere li o religiosi sulle valutazioni una sorta di condizionamento e decisioni prese ed eseguio imposizione e che te da parte dei Religiosità il rispetto per i dicomponenti e Spiritualità ritti di autonomia e l’equipe psichiarappresentano forze potenti libertà di pensiero trica è piuttosto e convincimenti in che hanno un impatto complessa dato tema di religiosità e positivo nella pratica che nel training clinica psichiatrica spiritualità, sopratprofessionale ratutto in psichiatria, debba es- ramente vi è attenzione all’insere sempre massimamente segnamento in queste aree in considerato e tutelato. termini di conoscenza, comI medici e gli altri operato- petenze e attitudini ed inolri che operano in psichiatria tre le differenze personali dei possono e dovrebbero, a mio singoli operatori giocano un parere, quindi incorporare la ruolo non secondario nelle spiritualità o la religiosità nella modalità di approccio a queste pratica clinica attraverso lo stu- tematiche, dato che vale anche dio della specifica letteratura, per loro, come per i pazienti, l’accertamento della spiritua- l’appartenenza ad uno dei selità o religiosità del paziente, guenti gruppi, per quanto riunitamente ad una eventuale guarda religiosità e spiritualità. diagnosi di stress spirituale, I curanti cioè possono apparal fine di predisporre possi- tenere ad un gruppo di persobili interventi terapeutici, che ne che si identificano con una includano le considerazioni particolare storica o sociale tratte dalla loro specifica ana- tradizione, ad esempio una CON GRADUALITà E DISCREZIONE SI PUò PROCEDERE A CONSIDERARE GLI EVENTUALI TEMI SPIRITUALI O RELIGIOSI DA DISCUTERE COL PAZIENTE 2/2015 27 PASTORALE E Ospitalità determinata Istituzione a carattere religioso, possono adottare personalmente una definita spiritualità, possono manifestare disinteresse nella spiritualità e/o nella religione, possono avere un atteggiamento di antagonismo verso queste materie. Per alcuni la causa della non considerazione di questi temi viene anche fatta risalire alla secolarizzazione (parola complessa che nei paesi occidentali inizialmente veniva riferita al divorzio della spiritualità personale dalla religione organizzata) della cultura nella quale si è sviluppata la disciplina della psichiatria, principalmente basata sulla scienza. Spesso nelle riunioni di equipe in psichiatria ed in psicogeriatria ho osservato che io ed altri ci soffermavamo a riflettere e cercare di interpretare le difficoltà che i pazienti avevano avuto da giovani e le loro successive difficoltà relazionali principalmente in merito ad aspetti pratici del vivere quotidiano, mentre minor attenzione era riservata a disagi spirituali e a loro questioni di profonda ricerca di significato e scopo di vita nella sofferenza. Una domanda che mi sono posto e che lascio aperta alla riflessione è: non è anche perché il “piccolo sconosciuto” dell’inconscio della mente umana ci metta a minor disagio rispetto al “più grande sconosciuto” che va al di là della nascita e della morte? Oltre a questo interrogativo che può essere presente in modo consapevole o meno, molti operatori si sentono senza esperienza e formazione su questi temi e tendono a considerarli di esclusiva pertinenza di cappellani e ministri di culto religioso; sicuramente è opportuno un invio al cappellano quando il paziente lo chiede, 28 2/2015 ma la consulenza e l’intervento dovrebbe avvenire con modalità e tempi valutati per ogni singola persona. Come vari cappellani che operano in strutture sanitarie di cura e riabilitazione psichiatrica hanno sentito il bisogno ed hanno avuto una formazione specialistica in problematiche inerenti le malattie mentali, così operatori di questa specialità hanno iniziato a richiedere approfondimenti su spiritualità e religiosità, indipendentemente dalle relative personali condizioni di partenza di pensiero e credo religioso. Nelle opere assistenziali dell’Ordine dei Fatebenefratelli credo che lo stesso cambio di denominazione da Servizio Pastorale a Servizio di attenzione spirituale e religiosa voglia, nel solco del progetto assistenziale juandediano, ridare un aggiornato impulso alla consapevolezza, conoscenza e modalità operative pratiche su questi temi. Il presente articolo può solo introdurre in linea generale e parziale quindi riduttiva una problematicità, che necessita di maggior approfondimento, discussione dialettica e condivisione al fine di operare nella realtà clinica e professionale di ogni giorno in modo coerente con i principi assistenziali di San Giovanni di Dio. MOLTI OPERATORI SI SENTONO SENZA ESPERIENZA E FORMAZIONe SUI DISAGI SPIRITUALI E DELEGANO l’intervento AI CAPPELLANI FILOSOFIA DI VITA E Ospitalità L’uomo: grandezza e miseria, Maurizio Schoepflin N cuore e ragione ato a Clermont-Ferrand nel 1623, Blaise Pascal non è stato soltanto una delle menti più geniali che abbiano illustrato il pensiero occidentale; egli fu anche un cristiano fervente e un uomo dotato di grande umanità e di profondo rigore morale. Alcuni episodi della sua vita sono poco noti, ma fanno ben comprendere l’alto spessore religioso della sua personalità. Si sa che ospitò nella propria casa una famiglia indigente e sua sorella Gilber- Intelligenza acuta e poliedrica, matematico e fisico eccelso, scrittore dallo stile cristallino, BLAISE Pascal, non fu solo un grande filosofo, ma anche un geniale inventore. te narra che, ormai molto malato, si preoccupò delle sorti di una giovanetta rimasta sola, provvedendo a tutto ciò di cui ella aveva bisogno e procurandole un’onesta sistemazione. Inoltre, essendogli stata rifiutata la richiesta di ricevere la comunione in casa come viatico, in quanto si riteneva che non fosse in punto di morte, manifestò alla sorella la volontà di supplire alla grazia non accordata con qualche opera buona, e chiese che un malato povero fosse ospitato nella sua casa e gli fossero riservate le stesse cure che venivano a lui somministrate. Quando seppe che questo non era possibile, chiese di essere trasportato agli Incurabili, poiché desiderava morire in mezzo ai poveri. Nell’anno stesso della morte, il 1662, fondò una società per i trasporti pubblici, con i proventi della quale assicurò l’assistenza ad alcuni poveri della cittadina di Blois. Come emerge dai fatti narrati, Pascal visse in prima persona una suggestiva e appassionata esperienza religiosa. La sua fede, frutto di due conversio- 2/2015 29 FILOSOFIA DI VITA E Ospitalità ni, la seconda delle quali caratterizzata da tonalità mistiche, lo portò a disprezzare ogni umana vanità e a concentrare tutto se stesso intorno al mistero di Dio e della salvezza. La sua religiosità, contraddistinta da un timbro rigoristico e venata pure di un certo pessimismo, appare tuttavia profondamente sincera, tanto che nessuna traversia la poté scalfire. Tra i suoi scritti troviamo pure un’appassionata “Preghiera per chiedere a Dio il buon uso delle malattie”, nella quale ribadì la convinzione che anche le disgrazie sono frutto della misericordia divina. Intelligenza acuta e poliedrica, matematico e fisico eccelso, scrittore dallo stile cristallino, Pascal, nel volgere di un’esistenza breve (morì a Parigi appena trentanovenne) è stato in grado di lasciare una traccia indelebile anche nel campo della riflessione etico-religiosa, proponendo “Pensieri” (questo il celeberrimo titolo della sua opera maggiore, che raccoglie materiali diversi che l’autore si riprometteva di organizzare più compiutamente) sulla condizione umana e sulla fede cristiana, che non è esagerato definire un grande tesoro di saggezza e di spiritualità profondamente impregnate di religiosità autentica. Pascal non fu solo un grande filosofo, ma anche un geniale inventore. A soli diciotto anni costruì «quella macchina aritmetica - così egli scrive alla sorella - con cui si fanno tutte le specie di operazioni non solo senza penna e senza gettoni ma anche senza sapere alcuna regola d’aritmetica, e con infallibile sicurezza». Era la prima calcolatrice, inventata dal giovane Blaise per aiutare il padre, oberato di lavoro. A ventitré anni portò a compimento l’esperienza del vuoto, dimostrando che i fenomeni attribuiti al vuoto erano in realtà «causati dalla pesantezza dell’aria». 30 2/2015 È noto che Pascal aderì al giansenismo, una dottrina fondata dall’olandese Cornelius Jansen e dichiarata eretica dalla Chiesa cattolica. In difesa dei giansenisti e in polemica con il lassismo morale dei Gesuiti, scrisse le “Provinciali”, una raccolta di diciotto lettere che la Congregazione dell’Indice condannò. Nel frattempo, Pascal stava progettando anche la stesura di un’Apologia del Cristianesimo. L’opera non fu mai portata a termine, ma i frammenti di questo progetto confluirono nei “Pensieri”. Al centro dell’indagine filosofica di Pascal sta l’uomo. Un uomo non astrattamente inteso, ma che è «cuore» oltre che ragione, è enigma a se stesso, è nel medesimo tempo grandezza e miseria. In questa situazione, francese affermò: «[gli uomini] non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno deciso di non pensarci per rendersi felici». Ma proprio tale atteggiamento è, a suo avviso, il male più pernicioso per l’uomo, poiché, non consentendogli di guardare dentro di sé e di accettare il proprio stato di indigenza, gli proibisce al contempo di intraprendere la strada della fede, l’unica che può condurlo fuori dalla sua miseria. L’uomo, dunque, deve avere il coraggio di guardarsi dentro, attraverso uno sforzo di introspezione per il quale non è sufficiente il sapere scientifico (che Pascal tenne “ LA SALVEZZA DELL’UOMO NON è FRUTTO Né DELLA SCIENZA Né DELLA FILOSOFIA DAL MOMENTO CHE è UN DONO DI DIO “ contrassegnata dall’incertezza sulla propria sorte, l’individuo preferisce spesso rifugiarsi nel divertimento e nella distrazione, tentando inutilmente di dimenticare il dramma del vivere. Con particolare lucidità, Pascal descrive lo stordimento a cui gli uomini si consegnano per non pensare ai sofferti interrogativi e ai gravi problemi della vita, dedicando scioccamente le loro migliori energie ad attività futili, quali, per esempio, le cacce, i tornei e le feste mondane. A proposito del tema del divertimento come fuga dell’uomo di fronte alla consapevolezza della propria miseria, il grande filosofo 2/2015 31 FILOSOFIA DI VITA E Ospitalità comunque in grande considerazione); così facendo, scoprirà la sua debolezza e il suo limite. Ma, proprio grazie a questo riconoscimento che è frutto di ragione e di sentimento insieme (di quella particolare facoltà intuitiva, cioè, che egli chiamò «esprit de finesse»), l’uomo potrà intraprendere il cammino della verità e della liberazione, perché avrà compreso di essere radicalmente bisognoso di una salvezza che soltanto Dio gli può donare. Questo «spirito intuitivo», è, secondo il filosofo di Clermont, una facoltà umana particolare che permette di cogliere la ricchezza e la profondità della vita. Vi sono dei princìpi inerenti la condizione degli uomini che possono essere appena scorti, sentiti e avvertiti piuttosto che visti in modo chiaro. «Si tratta - sostiene Pascal - di cose talmente delicate e così numerose che ci vuole un fiuto abbastanza raffinato e preciso per sentirle e per giudicarle rettamente e giustamente secondo questo sentimento, senza poterle molte volte dimostrare metodicamente.... Bisogna veder la cosa di colpo, a una sola occhiata, e senza procedere per ragionamenti, almeno fino a un certo punto». Per l’uomo divenuto consapevole della propria fragilità è necessario compiere un decisivo atto di fede, accettando di mettersi nelle mani del Signore. È una fede, quella pascaliana, che non ammette mediazioni, una fede che si presenta come una scelta radicale, una sorta di scommessa che consiglia di puntare tutto su Dio, riconoscendo in Gesù Cristo l’unico Salvatore. Nessuna certezza umana può esserci di aiuto; Dio si nasconde e si rivela simultaneamente, bisogna credere in Lui, accettare il dono della sua Grazia, sottomettersi alla sua maestà. Optare per Dio è, secondo Pascal, la decisione più ragionevole, si può vincere tutto e non si perde niente. A chi è incerto se operare tale scelta, egli indirizza le seguenti parole: «Sarete fedele, onesto, umile, riconoscente, benefico, amico sincero, veritiero.... 32 2/2015 Vi dico che in questa vita ci guadagnerete; e che, a ogni nuovo passo che farete in questa via, scorgerete tanta certezza di guadagno e tanto nulla in quanto rischiate, che alla fine vi renderete conto di avere scommesso per una cosa certa, infinita, per la quale non avete dato nulla». Nella visione pascaliana, la salvezza dell’uomo non è frutto né della scienza né della filosofia, dal momento che è un dono di Dio. La ragione umana, limitata, non può giungere a Dio. Dunque, una volta accolta, la fede cristiana getta piena luce sulla condizione umana, soprattutto perché, facendo perno sulla fondamentale verità del peccato originale, ricorda a tutti che la natura dell’uomo è corrotta e pertanto incapace di quella salvezza che soltanto la misericordia divina e l’opera redentrice di Gesù Cristo hanno realizzato. LA CALCOLATRICE INVENTATA DA PASCAL PER AIUTARE IL PADRE NEL LAVORO SOPRA IL SUO LIBRO PENSIERI PSICHIATRIA E Ospitalità a cura di ROSARIA PIOLI L’amicizia come dialogo L’amicizia, come ogni cosa essenziale della vita, ci trasforma nei nostri orizzonti emozionali ed esistenziali, e fa sgorgare in noi speranze che, anche nel dolore, ci aiutano a resistere alle nubi e alle notti oscure dell’anima. Eugenio Borgna 2/2015 33 PSICHIATRIA E Ospitalità O gni amicizia, ogni amicizia fondata sulla reciprocità e sulla autenticità delle emozioni e dei pensieri, ha prima di ogni altra cosa il significato di un dialogo senza fine che continua anche quando non ci si vede, non ci si incontra e non ci si parla. Quando ci si rivede, il silenzio si annulla, si annulla l’assenza, e l’incontro apparentemente perduto si ricostituisce nella sua spontaneità e nella sua continuità, nella sua donazione di senso e nei suoi ricordi. Fra persone amiche il tempo, il tempo interiore, il tempo vissuto, non si incrina mai, come non si incrina mai la memoria, nonostante che il tempo degli orologi, il tempo del calendario, abbia apparentemente spezzato il corso del tempo: il corso della vita. Rivedendosi, il linguaggio del silenzio, il linguaggio dell’asL’AMICIZIA è senza, sono allora UN’ESPERIENZA sostituiti dal linPROFONDA guaggio del volto E COMPLESSA e degli sguardi, del sorriso e delle CHE CIASCUNO lacrime, che sono DI NOI un altro modo RIVIVE A talora ancora più di MODO scintillante parlare. SUO L’amicizia non è solo dialogo ma è anche corrente carsica che scorre nascosta e luminosa fra persone vicine e lontane, presenti e assenti, consapevoli in ogni caso che nei momenti della gioia e del dolore, della nostalgia e della prova, non si sarà mai soli. 34 2/2015 Sì, ci sono amicizie profonde e amicizie che non lo sono, amicizie che durano una vita e amicizie immature che si sfaldano rapidamente, ma in ciascuna di esse non possono mai mancare, anche quando sono intermittenti, disponibilità all’ascolto e al dialogo, alla accoglienza e alla solidarietà. Sono cose che non dovremmo mai dimenticare, e che dovremmo cercare di fare crescere nei nostri cuori. L’amicizia trasforma la nostra vita Nelle aree di ogni amicizia, nella misura in cui sia discreta e spontanea, non importa se antica, o recente (ci sono amicizie che nascono improvvise anche in persone che si conoscano da poco, e si vedano di rado), non si spengono mai aneliti alla condivisione e alla comunione. L’amicizia, come ogni cosa essenziale della vita, ci trasforma nei nostri orizzon- ti emozionali ed esistenziali, e fa sgorgare in noi speranze che, anche nel dolore (nel dolore dell’anima, e non solo nel dolore del corpo), ci aiutano a resistere alle nubi e alle notti oscure dell’anima. Ci sono forme diverse di amicizia che non sono mai statiche e immutabili ma che salgono e scendono sulla scia delle vicende della vita, e nondimeno il nocciolo segreto di ogni esperienza di amicizia mi sembra realizzarsi in una condizione di inesauribile reciprocità: zattera sulla quale imbar- carsi nelle ore, o nelle stagioni, liete o amare, della nostra vita. L’amicizia è agostiniana esperienza del presente ma anche del passato, della memoria, non della memoria cronologica, della memoria dei numeri e delle cifre, ma memoria vissuta, che ogni volta rende vive le esperienze che si sono fatte nel passato. Insomma l’amicizia è una esperienza profonda e complessa, radicata nella condizione umana, che ciascuno di noi rivive a suo modo. Le amicizie nelle diverse età della vita Le amicizie cambiano la loro fisionomia, il loro modo di nascere e di svolgersi nel tempo, nelle diverse età della vita. Le amicizie, che sorgono nella adolescenza, sono le più febbrili e le più ardenti, le più inafferrabili e le più misteriose, le più generose e le più altruiste; e sono quelle che possono durare tutta la vita, ed essere sorgente di passioni fiammeggiati e creatrici. Ma le amicizie adolescenziali si lacerano talora improvvisamente, senza che sia sempre possibile riconoscerne le cause; lasciando dietro di sé braci che poi si spengono definitivamente. Meno esposte a queste lacerazioni sono le amicizie che nascono in età adulta, e che non hanno nondimeno lo smalto e i furori delle amicizie adolescenziali; benché ovviamente anche le amicizie non adolescenziali siano non di rado animate da ardore e da passione della interiorità, da bagliori di generosità e di reciprocità, insomma da emozioni schiette e spontanee che fanno del bene, e che irradiano il bene intorno a sé. Ma non vorrei dimenticare le amicizie che nascono fra persone anziane, e che sono, o almeno possono essere, ragione di vita; arginando la solitudine, e dando un senso alla fatica di vivere. Non solo in persone anziane, che vivano in case vicine, ma anche in persone anziane che vivano in comunità, o in case di riposo, il fiorire della amicizia è davvero occasione di reciproco aiuto e di donazione di senso anche, e soprattutto, nelle ore della sofferenza, e della nostalgia. minili possano essere più nutrite di interiorità, e più tenaci, forse più consapevoli della loro importanza nella vita, che non le amicizie maschili. Cose, queste, che si riannodano alla presenza nella donna di più vive attitudini a guardare dentro di sé, a seguire il cammino misterioso che porta verso l’interno, e a dare espressione a quello che si svolge nella propria vita emozionale. Non so se, e in quale misura, le lettrici e i lettori di questa rivista, così splendidamente rin- Le amicizie femminili e quelle maschili Ci sono amicizie femminili, e ci sono amicizie maschili, come ci sono amicizie fra donne e uomini; ma ci sono, o almeno ci possono essere, differenze nei modi di essere delle une e delle altre? Ovviamente non è giusto, e non è possibile, generalizzare, ma direi che le amicizie fem2/2015 35 PSICHIATRIA E Ospitalità novata oggi nella sua veste editoriale, possano almeno in parte condividere queste mie considerazioni; ma vorrei solo dire loro che esse nascono da quelle che sono state le mie esperienze nell’incontro con la tristezza e con la sofferenza; constatando come in questi casi la luce e il coraggio dell’amicizia abbiano a manifestarsi nella donna con più generosità, e con più capacità di creare una limpida e stellare comunità di destino. Ci sono infine le amicizie fra donne e uomini che sono più complesse anche perché in esse sono necessarie armonizzazioni e conciliazioni fra i diversi modi di vivere l’amicizia nelle sue risonanze interiori, e nelle sue forme di espressione nelle parole, nei gesti e nei silenzi. Ma molte altre cose si potrebbero pensare e dire su questo tema di così radicale importanza non solo psicologica e umana ma spirituale. L’amicizia è fragile Certo, non dovremmo mai dimenticare che anche l’amicizia, come ogni grande esperienza della vita, è fragile, ed è esposta alle ferite della stanchezza, della disattenzione, delle incomprensioni, della gelosia, delle noncuranze, della monotonia, dell’aridità spirituale; e allora è necessario viverla, e accoglierla, con quella attenzione che, come diceva Cristina Campo, ci porta a cogliere le tracce del mistero che fa parte della vita. Ogni amicizia non resta imprigionata in se stessa ma si riverbera come una eco nel mondo delle relazioni interpersonali; rendendole migliori, e più aperte alla gentilezza e alla solidarietà. Sì, questo è il senso della bellissima metafora di Nietzsche che guarda alla amicizia come ad una nave che segue la sua rotta ma che può richiamare intorno a sé altre navi che le si avvicinano sulla scia di una reciprocità e di una solidarietà di intenti. 36 2/2015 Riccardo Bussi, Psichiatra CRA Fabello e Paolo Cozzaglio, Primario Area Psichiatrica Centro Sant’Ambrogio Cernusco sul Naviglio Milano Pazienti autori di reato: nuove prospettive possibili I Fatebenefratelli, in risposta alla richiesta della Regione Lombardia di strutture per la riabilitazione di utenti autori di reato, hanno aperto nuove realtà, nel Centro Sant’Ambrogio di Cernusco sul Naviglio vi è la Comunità Riabilitativa ad Alta Assistenza (CRA) “Raimondo Fabello”. Inaugurata nell’aprile 2012, che accoglie fino a sedici pazienti. Con il DL 52/2014 e con la Legge 81/2014 il governo ha definitivamente fissato la data di chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) al 31 marzo 2015. Tale provvedimento di fatto determina il trasferimento delle competenze relative alla cura delle persone presenti in tali strutture al Servizio Sanitario Nazionale e al coinvolgimento dei Dipartimenti di Salute Mentale con l’istituzione a livello regionale di strutture residenziali a carattere sanitario per l’esecuzione delle misure di sicurezza detentive (REMS). La Legge 180 del 1978 infatti non prese in considerazione gli OPG che rimasero sotto la responsabilità del Ministero della Giustizia, e quindi distaccati dal circuito della psichiatria territoriale. Negli ultimi tre anni il Mini- stero della Salute, in collaborazione con il Ministero della Giustizia, si è dedicato alla trasformazione dell’assistenza psichiatrico-forense al fine di assicurare percorsi di cura più appropriati a questi pazienti a lungo dimenticati e oggetto di doppia esclusione sociale in quanto malati mentali e autori di reato. Infatti i pochi dati epidemiologici disponibili, i più recenti raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2013, evidenziano come la popolazione dei pazienti in OPG abbia le caratteristiche sociodemografiche di una popolazione effettivamente molto svantaggiata. Di concerto con questa trasformazione oltre all’introduzione di nuovi criteri per la valutazione della pericolosità sociale sono state apporta- te modifiche nella disciplina delle misure di sicurezza detentive con il chiaro intento di relegare la misura di sicurezza detentiva per i non imputabili o semi imputabili ad un ruolo di ultima ratio al fine di ridurre il numero dei ricoveri e la durata della stessa misura di sicurezza (introduzione di un termine massimo di durata della misura di sicurezza detentiva). Ad oggi il ricovero in OPG, in maniera più definita che in passato, viene disposto dal giudice qualora ogni misura terapeutica territoriale alternativa non sia idonea ad assicurare cure adeguate e a contenere la pericolosità sociale del paziente. Di fatto ciò attribuisce totale responsabilità nella gestione di questi pazienti alle amministrazioni regionali. 2/2015 37 PSICHIATRIA E Ospitalità La Regione Lombardia con delibera del giungo 2014 ha stabilito un nuovo programma per la gestione del processo di superamento degli OPG che prevede: • la realizzazione delle residenze sostitutive agli OPG (REMS) (otto in totale delle quali sei ubicate a Castiglione delle Stiviere); • azioni finalizzate alla tutela della salute mentale in carcere in modo da potenziare l’offerta sanitaria in ambito psichiatrico e snellire il carico di ricoveri nelle REMS evitando che detenuti affetti da disturbi psichiatrici per i quali il regime carcerario risulta più difficoltoso o con infermità sopravvenuta vengano trasferiti. (Presso il carcere di Pavia è prevista l’attivazione di un servizio di supporto per il disagio psichico dei detenuti); • creazioni di micro-équipe territoriali al fine di creare percorsi di cura specifici, che integrino le istanze di cura al reinserimento sociale e favoriscano quindi una presa in carico multidimensionale seguendo il percorso sanitario del paziente e fungendo da collegamento con la magistratura e altri organi coinvolti nel percorso giudiziario. Ad oggi è ancora in corso un ampio dibattito sul programma di superamento degli OPG, non poche critiche si sono sollevate sull’inadeguatezza della sostituzione degli OPG con le REMS residenze 38 2/2015 più piccole ma pur sempre con funzione di custodia; altri ritengono prematura la chiusura degli OPG non essendo i servizi territoriali ancora in grado di recepire tale utenza. Di fatto viene richiesto a un sistema sanitario, saturo e depauperato di risorse, di occuparsi di situazione complesse nell’arco di breve tempo. I Fatebenefratelli da tempo sono coinvolti nel percorso di cura e monitoraggio dei pazienti con misura di sicurezza. All’interno dei nostri Centri sono attive Comunità a diversa intensità riabilitativa per il trattamento di questi pazienti. In risposta alla richiesta della Regione Lombardia di strutture per la riabilitazione di utenti autori di reato negli ultimi anni sono state aperte nuove realtà (CRA ad alta intensità riabilitativa e assistenziale e nelle foto alcuni degli ambienti della comunità di cernusco sul naviglio CPA a media intensità riabilitativa e alta intensità assistenziale) per un totale di 36 posti letto. In quanto Comunità riabilitative deputate alla cura, e non avendo caratteristiche custodiali, le strutture e il personale che vi opera è analogo a quello delle altre Comunità psichiatriche, ma i protocolli di vigilanza concordati con gli ospiti, i programmi riabilitativi e la formazione degli operatori sono specifici per questo tipo di utenza. Tra queste Comunità, nel Centro Sant’Ambrogio di Cernusco sul Naviglio vi è la Comunità Riabilitativa ad Alta Assistenza (CRA) “Raimondo Fabello”. Inaugurata nell’aprile 2012, la CRA accoglie fino a sedici pazienti autori di reato provenienti dagli OPG, oppure pazienti soggetti a disposizioni imposte dal Magistrato di Sorveglianza o dal Giudice Tutelare. L’inserimento nella CRA viene definito da un’équipe psichiatrica su invio dei servizi psichiatrici pubblici che hanno in carico il paziente e in stretta collaborazione con i curanti dell’OPG nel caso di pazienti provenienti da tale realtà. Anche la collaborazione con i Magistrati di Sorveglianza e i Servizi Sociali delegati (UEPE) è parte essenziale del progetto di cura. La tipologia diagnostica dei pazienti accolti copre le psicosi, i disturbi dell’umore e i gravi disturbi di personalità. Frequentemente vi è una comorbidità con l’abuso di sostanze stupefacenti e l’alcol. L’età massima di accoglienza, imposta dai decreti di accreditamento regionale, è di 50 anni, salvo deroghe specifiche. L’équipe della CRA è multidisciplinare ed è composta dal primario responsabile d’area, lo psichiatra, lo psicologo psicoterapeuta, il coordinatore, gli educatori, gli infermieri professionali e gli operatori socio-sanitari. Il programma della CRA Fabello, prevede dopo un accurato assessment e una rivalutazione diagnostico–terapeutica l’individualizzazione delle potenzialità e delle risorse del paziente e la conseguente formulazione di un progetto terapeutico riabilitati- I FATEBENEFRATELLI DA TEMPO SONO COINVOLTI NEL PERCORSO DI CURA E MONITORAGGIO DEI PAZIENTI CON MISURA DI SICUREZZA. NEI CENTRI DELL’ORDINE SONO ATTIVE COMUNITà A DIVERSA INTENSITà RIABILITATIVA PER QUESTI PAZIENTI vo (PTR) coerente con il progetto terapeutico individualizzato predisposto dal servizio territoriale inviante. Tuttavia, in modo specifico rispetto ad altre Comunità, il progetto terapeutico è maggiormente incentrato al raggiungimento di una maggior consapevolezza del disturbo mentale e della sua correlazione con le anomalie comportamentali alla base degli agiti disfunzionali che si sono tradotti in reato. In quest’ottica, accanto al lavoro clinico e psicoterapico per favorire l’acquisizione di consapevolezza, nella nostra CRA sono stati creati gruppi psicoeducazionali finalizzati ad una maggior comprensione del concetto di pericolosità sociale e delle conseguenze che hanno una ricaduta sociale e sul percorso di cura. Il programma di trattamento, inoltre, prevede diverse fasi differenziate il cui obiettivo finale è il reinserimento del paziente nel territorio di appartenenza e nel proprio ambiente di vita, ove possibile. 2/2015 39 PSICHIATRIA E Ospitalità L’OCCUPARSI DI INDIVIDUI affetti da disturbi psichiatrici e autori di reato rende concreto lo spirito di ospitalità Di fatto, Il lavoro di ricostruzione dei rapporti familiari e di rete sociale spesso rappresenta l’elemento cardine per il recupero clinico e sociale di questi pazienti. Nella nostra esperienza, fin da subito si è evidenziata, la complessità gestionale di questo tipo di utenza, derivante dalla commistione della patologia psichiatrica (che ha sostenuto il reato) con le implicazioni legali o più burocratiche, legate allo stato giuridico. 40 2/2015 Spesso la dimensione meno approfondita nella storia di questi pazienti è proprio quella inerente la patologia psichiatrica; molti di loro non hanno piena consapevolezza del disagio interiore che gli ha fatto compiere il reato o, addirittura, non erano stati presi in carico precedentemente dai servizi psichiatrici. Questa categoria di utenti si differenzia, rispetto ad altre, in quanto caratterizzata da una forte motivazione giuridica (l’acquisizione di “libertà”, coincidente con la revoca della pericolosità sociale) e conseguentemente porta una progettualità molto concreta. Il grosso sforzo del lavoro terapeutico e d’équipe è perciò anche quello di sostituire i limiti concreti imposti dalle Istituzioni con dei confini (più interiorizzati) che riescano a dar loro una maggior coesione del proprio sé, un contenimento relazionale piuttosto che ambientale, e la ricerca di un senso di identità nuovo che si discosti dall’identificazione col ruolo antisociale. Per questo motivo, particolare spazio e cura è dato alla psicoterapia, sia individuale che di gruppo. In particolare è organizzato un gruppo psicoterapico cen- trato sulla conoscenza e la regolazione delle emozioni e degli stati emotivi, visto che il discontrollo emotivo e degli impulsi è una delle caratteristiche più frequenti correlata al reato. Lavorare nella CRA Fabello è dunque una sfida professionale, sociale e umana molto coinvolgente, che mette in contatto con una realtà di emarginazione sociale e deprivazione emotiva legate al disagio psichico e mentale. Nell’ambito della storica sfida che da sempre ha portato i Centri Fatebenefratelli ad occuparsi degli ultimi ed emarginati, l’occuparsi di individui affetti da disturbi psichiatrici e autori di reato rende concreto lo spirito incarnato nel carisma dell’Ospitalità. Questi ospiti hanno infatti abitato più di altri luoghi psichici e fisici ai margini della collettività, vivendo vere e proprie esistenze sospese, spesso ignorate dai servizi e dalla rete sociale. L’impegno degli operatori del Centro rappresenta dunque un investimento non solo sul piano professionale clinico riabilitativo, ma anche su quello umano, affettivo e motivazionale. Ospitalità e sanità ASSESSORE REGIONALE ANTONIO SAITTA DELLA SANITÀ PIEMONTESE UNA RETE OSPEDALIERA DISEGNATA DAI CITTADINI La sanità piemontese deve andare dove va il paziente, ma deve anche indicargli una strada compatibile con i conti pubblici. Paolo Viana A ntonio Saitta è un esperto di amministrazione pubblica. Come politico, ha fatto la gavetta, come avveniva una volta, quando chi si occupava di res publica imparava prima di tutto a confrontarsi – come amministratore locale – con i problemi quotidiani dei cittadini: consigliere comunale e sindaco a Rivoli, consigliere provinciale, presidente della Provincia di Torino, consigliere regionale e oggi assessore alla Sanità della Giunta Chiamparino. Con le idee chiare: meno ospedalizzazione e più assistenza territoriale, razionalizzazione della spesa e integrazione con la sanità privata accreditata, perché lo impone il Patto della Salute ma anche perché ci crede. E perché spera di concludere il piano di rientro della sanità piemontese entro il prossimo anno. Di tutto questo ci parla in quest’intervista esclusiva a Fatebenefratelli. 2/2015 41 Ospitalità e SANITà Dopo un anno in Giunta regionale, cosa è riuscito a fare per migliorare la sanità piemontese? “ Noi crediamo che la rete ospedaliera non la disegnano i politici ma i cittadini, con le loro legittime esigenze Posso dire di aver aggredito una situazione che si è presentata fin da subito drammatica. Non voglio fare polemiche, perché sono sempre sterili, ma ho ereditato una sanità in pessime condizioni di salute che è stata curata grazie al Patto della Salute, che ha imposto un cambiamento salutare. Ho deliberato la rivisitazione dell’intera rete ospedaliera, il che ha comportato una riduzione di 200 strutture complesse. Non abbiamo chiuso degli ospedali ma è stato ugualmente doloroso. “ Chi si è opposto? Le resistenze più difficili da domare sono quelle corporative e in primis mettiamo la politica, che non si rassegna a veder tagliare dei posti di responsabilità. La forza di legge del Patto, peraltro, ha dato un grande contributo perché si è compreso che questa volta le resistenze non avrebbero fermato il cambiamento. Se una norma impone a deter42 2/2015 l’ASSESSORE REGIONALE AL TAVOLO CON MEDICI E SINDACATI minate discipline di disporre di un bacino adeguato non c’è resistenza che tenga. Alla fine, devo dire anche prima del previsto, tutti hanno capito e siamo riusciti a condurre a termine questo processo. Secondo quale principio? Noi crediamo che la rete ospedaliera non la disegnino i politici ma i cittadini, con le loro legittime esigenze di diagnosi e cura, con le loro scelte. Rispetto al passato è impossi- dino trovasse altrove un’offerta di diagnosi e cura adeguata non farebbe la fila nei pronto soccorso. O se, mi sia concesso dirlo, la conoscesse. Cosa pensa di fare? UN INTERVENTO DELL’ASSESSORE ALLA SANITà ANTONIO SAITTA IN CONSIGLIO REGIONALE DEL PIEMONTE bile “imporre”: oggi ci si muove e si sceglie dove andare a farsi curare. La stessa letteratura scientifica certifica che strutture a bassa intensità, cioè che lavorano poco, alla lunga diventano pericolose. Se ho un reparto di Oncologia che cura poche persone, in quel reparto, statisticamente, si muore di più. La nostra linea è stata quella di riorganizzare puntando ovunque all’eccellenza e distribuendo sul territorio un’offerta sanitaria adeguata, anche chiedendo alcuni sacrifici, purché fossero nell’interesse del cittadino. La mediazione la fa lui, non la politica. Perché Lei insiste tanto sull’assistenza territoriale? Perché ogni anno nei pronto soccorso del Piemonte ho 1.768.800 passaggi, di cui 1.601.335 (cioè il 90.54%) sono codici bianchi e verdi e solo il 10% è seguito da ricovero. Mi pare inadeguata la risposta che diamo: se il citta- Vogliamo aumentare i posti letto di continuità, l’ospedalizzazione a domicilio, coinvolgendo i medici di base: stiamo lavorando per arrivare a un accordo con cui incentiviamo percorsi come le “case della salute” sull’esempio di altre regioni italiane. Nell’immediato, intendiamo partire dal rilancio del Distretto cui attribuire vera responsabilità di governo della rete territoriale. Lo intendiamo come il distretto della salute e della coesione sociale, cui afferiscono le istituzioni che hanno la responsabilità dei servizi sanitari (ASL) e le istituzioni che hanno la responsabilità dei servizi sociali (i Comuni nella forma associata), in cui si costruisce un modello forte ed omogeneo per la gestione dei servizi ad integrazione sociosanitaria (in cui ASL e comuni devono operare congiuntamente e in un rapporto paritario e trasparente); in cui si costruisce una vera rete integrata con il vasto mondo del volontariato e del terzo settore. Avremo un numero di Distretti che oscilla fra i 30 e i 35 e saranno braccio operativo delle Asl. 2/2015 43 Ospitalità e SANITà Quale ruolo avranno le cili, come quelle psichiatriche, strutture religiose? dove si compie proprio l’integrazione pubblico-privato che In termini di massima vorrei dicevo. che il privato colmasse le lacune del pubblico. Pur tenen- Entriamo nel merito e do conto dei vincoli di spesa parliamo delle patologie pubblica, ci sono settori in cui più “difficili”: cosa penqueste istituzioni sono più vo- sa di fare per la riabilicate del pubblico e possono tazione di pazienti affetti dare un contributo efficace ed da dipendenza? efficiente. Il contrasto alle dipendenze riNon tutto il privato è chiede un notevole impegno: uguale. il Piemonte ha una lunga tradizione di lavoro sul campo, con Certo, so bene che tra presidi esperienze e professionalità ospedalieri come quello di San Maurizio Canavese e le case di cura private c’è una bella differenza. Del resto, riconosciamo e continueremo a riconoscere questa differenza nei termini di una stretta collaborazione: i presidi, caratterizzati dalla gestione non profit del personale religioso, sono diversi dagli enti accreditati non solo in ordine alla produzione, ma in termini di vera e propria partecipazione alla programmazione sanitaria pubblica. Questo comporta anche dei problemi, alle volte, perché l’ente pubblico non può disinteressarsi dell’eventuale crisi finanziaria e organizzativa di un presidio ospedaliero, ma questo problema non riguarda certo il Fatebenefratelli, che tra l’altro, a San Maurizio Canavese, fa un buon lavoro nella riabilitazione, anche di patologie diffi- 44 2/2015 il nostro presidio RIABILITATIVO di s. maurizio canavese è un bell’esempio di integrazione tra pubblico e privato DISPONE DI 200 POSTI LETTO CONVENZIONATI: 190 IN REGIME DI RICOVERO ORDINARIO E 10 IN DAY HOSPITAL che sono riconosciute ed apprezzate a livello nazionale. In tutte le Aziende sanitarie sono attivi i Servizi per la cura delle Dipendenze (Ser.D) che svolgono il loro ruolo sul territorio per combattere e prevenire le dipendenza, ma ci tengo a sottolineare un impegno specifico cui mi sono dedicato in questi mesi sul fronte della prevenzione: puntiamo ad interventi mirati per ridurre il tabagismo, l’alcolismo, in particolare nelle fascia di popolazione giovanile. Il fumo di sigaretta è il fattore di rischio evitabile con il maggiore impatto sulla salute: le azioni di contrasto hanno già prodotto una diminuzione sia della mortalità per cause fumo correlate che della prevalenza del fattore di rischio; nella popolazione adulta (18-69 anni), in Piemonte, dal 2008 al 2013 nonostante sia espressamente vietato ai minori di anni 18: la prevalenza del gioco d’azzardo patologico è stata stimata in circa l’8% nella popolazione tra i 15 e i19 anni. Se in Italia la stima dei giocatori d’azzardo patologici varia dallo 0,5% al 2,2% (dati Ministero della Salute), in Piemonte i casi conclamati e presi in carico dai servizi che in ogni Azienda sanitaria si occupano delle dipendenze sono in prevalenza uomini, con una media di soggetti a rischio più alta di quella nazionale: nel 2013 sono stati trattati nei Ser.D, del Piemoni fumatori si sono ridotti dal te 1234 soggetti. Un numero 29% al 26% e gli ex fumatori davvero troppo alto! dal 21% al 18%. Per quanto riguarda l’assunzione di bevan- E a che punto è il passagde alcoliche, soprattutto nelle gio dagli Opg (ospedali giudiziari) giovani generazioni si assiste psichiatrici alle Rems (residenze per al diffondersi di un modello l’esecuzione della misura di consumo, occasionale e al di fuori dei pasti, più vicino al di sicurezza) in Piemonte? modello nord europeo, che va contrastato per ridurne gli ef- A un punto fermo, anche se siamo riusciti a evitare il comfetti negativi sulla salute. Per quanto riguarda il feno- missariamento individuando meno del gioco d’azzardo due pre-Rems. Tuttavia, malpatologico, abbiamo appro- grado il notevole sforzo che ho vato di recente un disegno di fatto mi sono scontrato con un legge regionale che ho pre- muro di paura: è inutile mensentato insieme alla collega tire, lo stigma è ancora fortisGianna Pentenero assessore simo e la disponibilità delle all’Istruzione e che prevede popolazioni locali ad ospitare azioni per il contrasto e la pre- condannati affetti da problemi venzione dei rischi causati dal psichiatrici è molto, ma molto gioco d’azzardo patologico. Il limitata. fenomeno del gioco d’azzardo Questo, da cristiano, mi rattriinteressa il mondo giovanile, sta e mi interroga. 2/2015 45 FEDE E Ospitalità San Riccardo Pampuri: Angelicamente puro In questo ambiente generale quasi ossessionato per la purezza, definita la bella virtù, è quasi sorprendente il fatto che durante gli studi uni- Luca versitari il Pampuri sia andato ad alloggiare in casa Beato o.h. di donne, le sorelle Moro… anche il suo ingresso nel Terzo Ordine francescano e la sua professione religiosa appartengono a questo periodo. S an Riccardo Pampuri è stato definito angelicamente puro. Come va intesa questa affermazione? È possibile a un essere umano vivere come un angelo? E poi certe usanze del passato a noi sembrano inconcepibili o racconti esagerati o addirittura cose da psicopatici. Ma certamente ogni cosa va vista e giudicata nel suo tempo. Il primo Novecento Noi ora siamo abituati a vedere donne in minigonna, ragazze in spiaggia con il topless, film con scene di nudo completo e di sesso esplicito. Adesso siamo spesso alle esagerazioni di sesso esibito. Ma non è sempre stato così. Dobbiamo pensare che al tempo di San Riccardo le donne portavano le gonne Bisogna lunghe fino alle caviglie e le educare i giovani maniche arrivavano ai polsi all’amore: come al tempo di Dante Aline è esempio ghieri, quando gli innamoraSan Riccardo ti si beavano se potevano veche vivendo pienamente dere la caviglia della donna la sua epoca amata. Le donne cattoliche è diventato Santo al posto del reggiseno dovevano portare una fascia che comprimesse un po’ le mammelle per sminuirne il rilievo dal busto. Ad esse era proibito andare in bicicletta perché mostravano le gambe e quin46 2/2015 di davano scandalo. Mia zia Emilia per questo motivo è sempre andata a piedi tutta la vita, macinando chilometri e chilometri. Non parliamo poi delle giostre: se nei paesi qualche ragazza ardiva salire sulle barchette, il prete in Chiesa la disonorava di fronte a tutti i fedeli. Quelle poi che si presentavano alla balaustra per fare la S. Comunione con il rossetto sulle labbra venivano sistematicamente saltate. San Riccardo, come tanti di noi di una certa età, ha frequentato le scuole separate; quelle miste sono state introdotte dopo. Non parliamo solo del Collegio vescovile S. Agostino, ma anche del Liceo pubblico di Pavia. In Chiesa oltre la separazione, gli uomini dovevano stare davanti per non distrarsi alla vista delle donne e tra uomini e donne c’era un banco con lo schienale più alto che nascondeva le persone antistanti. Il grande moralista del cambiamento Bernard Haering riferisce, con senso critico, che le donne in Chiesa non potevano salire sul presbiterio e se poi si avvicinavano all’altare maggiore oltre il limite di tre metri commettevano peccato mortale. I preti in confessione, seguendo le direttive di Sant’Alfonso de Liguori, dovevano fare domande ai penitenti sul sesso, specialmente ai maschi, per il fosse un peccato mortale. problema della masturbazione, Ma con la recente conoscenritenuto un peccato mortale. za della sessualità maschile e Qui devo tirare in ballo ancora femminile le cose sono camBernard Haering. biate. Perché la masturbazione era Ogni eiaculazione maschiconsiderata un peccato grave? le comporta l’emissione di Tante volte anch’io, come pre- 8/10 milioni di spermatozoi. te, me lo sono chiesto, ma non Nel caso più fortunato della trovavo la risposta nei libri di emissione di sperma nella vamorale, se non il fatto che lo gina, comincia la corsa degli diceva S. Tommaso d’Aquino. spermatozoi verso l’ovulo da Ma perché S. Tommaso soste- fecondare e solo uno su tanti neva questa gravità? milioni riesce talvolta nel suo Finalmente in un libretto di intento. Per giunta, si è anche Bernard Haering ho trovato la scoperto che la donna non è risposta. passiva, solo atta a riceI moralisti dei tempi IL DOTTOR vere il seme nella sua passati, con il grado di PAMPURI SI vagina, perché produce conoscenza che ave- SPECIALIZZò IN gli ovuli, uno ogni 28 vano, consideravano OSTETRICIA E giorni, dal momento lo sperma, che viene GINECOLOGIA della pubertà fino alla ALLA emesso dall’uomo in menopausa. E la feMANGIAGALLI una eiaculazione, in condazione può avvemodo globale, unitario, DI MILANO nire solo nell’incontro come un seme che deve esse- tra spermatozoo ed ovulo mare deposto nel posto giusto: la turo a metà del ciclo mestruavagina della donna. Se il seme, le. Tutto ciò fa dire agli esperti considerato come un homu- che la natura è per se stessa sculus=piccolo uomo, veniva una sprecona. Come si fa ad sparso altrove, era come fare affermare ancora oggi che un un aborto. Di qui l’idea che po’ di sperma sprecato è un 2/2015 47 FEDE E Ospitalità peccato mortale? Anche qui vale il principio che la verità fa l’uomo libero. Nel 1963 nel corso degli Esercizi spirituali tenuto dai Padri di Rho in preparazione all’Ordinazione sacerdotale dei futuri sacerdoti della Diocesi di Milano, tra i quali mi trovavo anch’io, il predicatore tuonava: «Guai a voi, se date l’assoluzione ai fidanzati che fanno l’amore prima del matrimonio». I coniugi cattolici venivano educati ad avere rapporti sessuali solo quando volevano mettere al mondo un figlio. Per cui quando è stato messo a punto il metodo di Ogino-Knaus che indicava i giorni fecondi della donna, i preti parlavano in senso dispregiativo di moralina perché si prospettava loro la possibilità di avere rapporti sessuali a volontà senza correre rischio di maternità imprevista. San Riccardo Pampuri al Collegio Sant’Agostino avrà ascoltato le prediche che ho dovuto sorbire anch’io quarant’anni dopo (1953/54) al Collegio San Carlo di Milano, con le raccomandazioni a noi adolescenti di tenere le mani a posto quando si andava a dormire. A questo proposito ho sentito un’illuminante affermazione da parte di uno psicologo nel 1968 a Milano: «Il problema della masturbazione verrà risolto quando i giovani andando a letto potranno staccare il sesso e posarlo sull’attaccapanni». 48 2/2015 L’epoca degli studi Più tardi durante il Liceo, frequentando i Francescani della chiesa di Santa Maria di Canepanova a Pavia, il Pampuri avrà sentito l’esaltazione della vita religiosa in contrapposizione alla vita di peccato (e non alla vita matrimoniale, come sarebbe più giusto), cosa che ho visto fare in una Rivista dei Gesuiti, mi pare Studi cattolici, anche dopo il Concilio Vaticano II. In questo ambiente generale così misogino e quasi ossessionato per la purezza, definita la bella virtù, è quasi sorprendente il fatto che durante gli studi universitari il Pampuri sia andato ad alloggiare in casa di donne, le sorelle Moro, sia pure dopo la guerra. Ma anche il suo ingresso nel Terzo Ordine francescano e la sua professione religiosa appartengono a questo periodo (1921/22), dopo l’esperienza della vita militare, che sicuramente ha segnato per lui una maturazione umana importante per la scelta di vita. Dato che parliamo di Liceo e di Università, è giusto affrontare anche la questione dei libri di testo. Al processo di beatificazione qualcuno ha testimoniato che i libri di San Riccardo, nella parte riguardante la ginecologia, avevano le pagine pinzate. L’Avvocato del diavolo, allora, voleva arrestare il procedimento, perché riteneva il soggetto “psicopatico”. Nel supplemento di indagini, ho avuto la bella sorte di con- durre personalmente in automobile il Postulatore, Padre Gabriele Russotto a Rapallo a parlare con un medico, compagno di studi del Pampuri. Egli ci disse molto serenamente che i libri di medicina di San Riccardo li prendeva sempre lui l’anno successivo, ma non aveva mai notato niente di particolare. Parlando poi con un compagno di Noviziato di San Riccardo, fra Cesare Gnocchi, ho trovato la spiegazione del fatto. Le pagine pinzate dovevano essere quelle del testo accessibile ai Novizi e/o ai Giovani professi nelle lezioni di carattere infermieristico tenute da San Riccardo. Ma questo per disposizione del Maestro allo scopo di IL PAPA PAOLO VI CON P. GABRIELE RUSSOTTO POSTULATORE DELLA CAUSA DEL PAMPURI non scandalizzare i giovani religiosi. Negli ambienti religiosi questa era un’usanza che i responsabili dell’educazione erano tenuti ad osservare. L’ho sperimentata anch’io nel seminario di Lodi (1957/59). Il Vicerettore don Bruno Vignati, futuro Parroco di San Colombano al Lambro (Milano), ha revisionato tutti i libri di arte del Liceo. Ricordo che avevamo i tre volumi di Mary Pittaluga molto ricchi di riproduzioni artistiche. All’esame di Maturità presso il Liceo statale Pietro Verri di Lodi (1959) quando mi è stato chiesto di mostrare i libri di Arte sui quali avevo studiato, sono diventato rosso come un peperone, mentre la Professoressa guardava esterrefatta le opere d’arte piene di bianchi pezzetti geometrici di carta, incollati sopra a coprirne le nudità. Il dottor Pampuri Il fatto più importante che mostra la maturità umana di San Riccardo in modo inequivocabile è la scelta della specializzazione dopo la laurea in Medicina e Chirurgia. Il neo medico condotto, dovendo accorrere quando veniva chiamato dall’ostetrica nei parti difficili, che allora avvenivano sistematicamente a domicilio, ha sentito l’esigenza di prendere la specializzazione in Ostetricia e Ginecologia e per fare questo è andato a scuola dal grande luminare milanese del suo tempo prof. Luigi Mangiagalli, che poi ha dato il nome alla Clinica Mangiagalli, oggi famosa in tutto il mondo. Il dottorino Pampuri era considerato nel suo ambiente un “buon partito” e perciò ha ricevuto diverse proposte di matrimonio. Ma egli era un consacrato come terziario francescano e quindi non ne ha preso alcuna in considerazione. Quello che interessa notare è il fatto che nel caso specifico egli ringraziava dell’attenzione mostrata alla sua persona esprimendo stima verso il matrimonio cristiano, anche se poi dichiarava che non era interessato alla proposta. Egli coltivava invece l’idea di farsi religioso. Anche nella difesa contro i pericoli si mostrava abile, ma senza fanatismi. Di fronte ad una sua paziente che lo chiamava con frequenza, senza un vero motivo sanitario, decide di mandarle un suo collega. 2/2015 49 FEDE E Ospitalità La vita religiosa 50 2/2015 monaco, quando gli capitava, si sentiva colpevole almeno in causa: assunzione di cibo, bevanda, o qualche discorso, eccetera. Ho fatto a tempo anch’io a subire certe prediche su cibi e bevande da un frate cappuccino in un corso di esercizi spirituali a Pontedilegno. I digiuni e le astinenze dovevano diminuire le forze dell’organismo in modo da ridurre, se non eliminare del tutto, la produzione di sperma. Non c’è da meravigliarsi se San Riccardo entrando in Convento abbia adottato tante cose che facevano parte della vita religiosa in voga allora, anche se con l’esperienza precedente di medico condotto aveva acquisito una mentalità più aperta di tanti suoi confratelli, compresi i suoi Su- periori. In questo contesto si può capire l’obiezione fatta di fronte all’incarico di dirigere il gabinetto dentistico: «Come? Sbandierate tanto che la vita religiosa mette al riparo dal pericolo delle donne e poi in concreto mi rituffate in mezzo ad esse!» “ IL PAMPURI RIFIUTò DIVERSE PROPOSTE DI MATRIMONIO PERCHè COLTIVAVA L’IDEA DI FARSI RELIGIOSO E SI ERA CONSACRATO TERZIARIO FRANCESCANO “ Entrando nella vita religiosa San Riccardo ha trovato un ambiente piuttosto rigido. Tutti gli Istituti religiosi maschili praticavano la separazione completa dalla donne mediante la CLAUSURA, cioè la destinazione di luoghi ad uso solo dei frati. Anche negli ospedali c’era la separazione dei reparti e i religiosi curavano solo gli uomini. Per le donne c’erano le Suore, che a loro volta facevano vita separata dagli uomini, frati compresi. Frati e Suore si trovavano insieme solo nella Chiesa, gli uni da una parte e le altre da un’altra. Tutto un sistema di protezioni per l’osservanza della castità consacrata, togliendo di mezzo le occasioni prossime di peccato. E le penitenze e la “disciplina” (=flagellazione) a che cosa miravano? Nel monachesimo c’era l’ossessione della “polluzione notturna”. Noi sappiamo che ad un uomo normale, se non ha rapporti sessuali, ogni tanto gli avviene una emissione spontanea di sperma nel sonno, magari insieme a sogni erotici. Ma un Ma penso che la vera ragione fosse il timore della stanchezza dello stare sempre in piedi nelle sue condizioni precarie di salute. È di questo periodo anche la raccomandazione a un suo amico di dire alla sua figliola di non accorciare troppo la gonna. Col tempo tante cose sono state abbandonate. Della “disciplina” ho solo sentito parlare come di cosa del passato. Poi sono venute le leggi statali a imporre la vita promiscua di maschi e femmine a partire dalla scuola di ogni ordine e grado e poi anche negli ospedali. E la Chiesa ufficiale un po’ alla volta si è adeguata. Su base dottrinale il vero cambiamento è avvenuto con il Concilio Vaticano II. Si pensi all’affermazione della doppia finalità del Matrimonio: procreazione ed espressione anche sessuale dell’amore. Si pensi all’affermazione della pari dignità della vocazione matrimoniale e religiosa, per cui anche nel matrimonio si può raggiungere la santità eroica degna degli onori degli altari. Si pensi all’affermazione che riguardo ai problemi di vita affettiva si deve tener conto degli apporti delle scienze che studiano l’uomo: antropologia, medicina, psicologia, psichiatria e pedagogia. Si pensi all’introduzione della pedagogia propositiva al posto di quella protettiva e punitiva. Dobbiamo quindi imparare a vivere insieme uomini e donne nel rispetto reciproco, tenendo presente che la virtù principale del cristiano non è la castità o purezza ma la carità. Bisogna quindi educare i giovani all’amore. San Riccardo nella cultura della sua epoca è diventato santo e noi negli usi e costumi del nostro tempo ci stiamo provando. Speriamo di farcela anche noi. PAPA GIOVANNI XXIII HA INDETTO IL CONCILIO VATICANO II CHE HA AFFERMATO LA PARI DIGNITà DELLA VOCAZIONE MATRIMONIALE E RELIGIOSA 2/2015 51 Ospitalità NEL TEMPO Formula chimica: FbfOH Giusi Assi Fra Gallicano Bertazzi, chimico e farmacista, interprete convinto della formula FbfOH. Si lascia coinvolgere nelle grandi iniziative intellettuali del suo tempo, andando oltre i confini politici e le opposizioni ideologiche, nella convinzione che donare il suo sapere scientifico alla gente fosse un modo di essere Ospitalità. N on si tratta di un idrossido – FbfOH – e non ha gli effetti della soda caustica: è comunque la formula di una sostanza che intacca chi ne viene a contatto. E di fomule, nella storia dei Fatebenefratelli, sono stati diversi ad occuparsene. Questa volta le nostre ricerche si addentrano nel 19° secolo e puntano il microscopio su un nome: fra Gallicano Bertazzi, chimico e farmacista, nato a Zara nel 1804. Il 1804 è stato un grande anno: in Francia Napoleo- 52 2/2015 ne si incorona Imperatore; in Inghilterra viene collaudata la prima locomotiva a vapore che percorre ben 15 chilometri, dando il battesimo alla prima ferrovia; in Germania viene scoperta la morfina. Zara, invece, appartiene all’impero austriaco, una monarchia assoluta che occupa anche buona parte dell’Italia del Nord. La vita del Bertazzi prenderà forma e si svilupperà lungo un periodo storico politicamente travagliatissimo, passando dalla staticità di un impero, alle rivoluzioni del 1848, per finire nel neonato Regno d’Italia. TESTO DEL 1864 CONSERVATO PRESSO LA BIBLIOTECA UNIVERSITARIA URBANA CHAMPAIGN IN ILLINOIS - USA LA FIRMA DI FRA GALLICANO COME APPARE NELLA SUA PROFESSIONE DEL 1825 Fra Gallicano Bertazzi Il piccolo Bertazzi, particolarmente portato per lo studio, cresce in una città molto vivace dal punto di vista culturale; per fare un esempio, il primo giornale bilingue della Dalmazia, scritto in lingua italiana e in lingua croata, viene proprio pubblicato a Zara nel 1806. Entrato nell’Ordine Ospedaliero, a fra Gallicano verrà data la possibilità di laurearsi in Chimica e Farmacia, diventare farmacista e dirigere la Farmacia dei Padri Fatebenefratelli, prima a Cremona e poi a Milano. Nella vita religiosa, inoltre, è arrivato ad essere nominato Priore Provinciale della Provincia Lombardo Veneta: abbiamo la prova che il suo agire è stato ritenuto conforme alla vocazione all’Ospitalità. La particolarità di questo frate, che nasce sì dalla sua predisposizione alle materie scientifiche, è da individuare nella capacità di lasciarsi coinvolgere nelle grandi iniziative intellettuali del suo tempo, quelle iniziative che oltrepassavano i confini politici e le opposizioni ideologiche di quel periodo, nella convinzione che stare in mezzo alla gente in maniera consapevole fosse un modo di testimoniare e disperdere la propria formula chimica (Fbf = Fatebenefratelli; OH = Ordo Hospitalarius, cioè Ordine Ospedaliero). Ed ecco che cosa è riuscito a fare fra Gallicano. È entrato a far parte della Accademia Fisio - Medico - Statistica di Milano, sotto il regno di Francesco I, rimanendovi anche dopo la costituzione del Regno d’Italia. Lo stesso dicasi per la Società Italiana di Scienze Naturali (SISN), fondata nel 1855 come Società geologica residente in Milano, che raccoglieva medici, naturalisti, entomologi e geologi. Con l’avvento del Regno d’Italia a questa era stato affidato il compito di mappare geologicamente il nuovo Stato. Gli scambi culturali, dapprima limitati a Vienna, ebbero modo di espandersi alla Francia, alla Germania e alla Svizzera. Nel 1860 troviamo Padre Bertazzi a Lugano, in Svizzera, tra i presenti ad una importante riunione della Società Elvetica di Scienze Naturali. La Società di Farmacia degli Stati Sardi, nello stesso anno, nomina fra Gallicano suo membro “corrispondente”. Il Bertazzi è stato più volte pubblicamente incaricato di analizzare le acque di diversi pozzi, nei periodi di diffusione del colera nel milanese, e la qualità delle acque di diverse località dell’Italia del nord, per verificarne le proprietà benefiche di cui godevano fama. Ci sono rimasti alcuni scritti di questi lavori, ma la cosa curiosa è stato ritrovare, non citato negli archivi religiosi, un testo del 1864 intitolato “ANALISI DELL’ACQUA SALINO-TERMALE del Masino in Valtellina”. Il testo in questione è conservato presso la Biblioteca dell’Università Urbana - Champaign, in Illinois U.S.A. ed è stato stampato a Milano, dalla Tipografia Guglielmini, la stessa che ha pubblicato “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni. Al termine delle proprie analisi, il religioso scrive: «Infine desidero dal meglio del cuore che questo mio lavoro, qualunque esso sia, e corrisponda alla fiducia di chi me lo allogava, e torni a tutto profitto di chi in appoggio anche alla nuova analisi vorrà esperire l’efficacia di queste acque per ricuperare o rinfrancare la propria salute». Veramente bravo in campo farmaceutico ed entrato nel Consiglio Sanitario milanese, 2/2015 53 Ospitalità NEL TEMPO l’11 maggio 1862 fra Gallicano ricevette una lettera dalla Prefettura della Provincia di Milano, avente oggetto: Compilazione di una Farmacopea ad uso del Regno d’Italia. Nella missiva si chiedono a Padre Bertazzi tre cose: «1°. Esporre i propri pensamenti intorno alla farmacopea che attualmente si trova vigente … ed aggiungere tutte quelle altre osservazioni di metodo e di sostanza che possano giovare alla compilazione di una farmacopea degna della sua destinazione. 2°. Esporre il proprio avviso sulle leggi, sui decreti, provvedimenti e norme e discipline vigenti in questa Provincia che abbiano relazione colla farmacopea e colla tariffa dei medicinali. 3°. Esporre il ragguaglio dei pesi e misure dell’antico sistema col sistema metrico decimale. … Nella lusinga che la S.V. animata dal sentimento di giovare al proprio paese vorrà accettare l’onorevole incarico che tende a fornire alla Superiorità i mezzi onde tutelare la salute pubblica con provvedimenti che siano all’altezza della scienza e dei tempi, la scrivente si pregia di trasmetterle…, ed invita la S.V. ad intervenire alla prima seduta della Commissione che si terrà mercoledì 14 corr. ad un ora pomeridiana presso la Sezione III di questo Ufficio». Insomma, si trattava di mettere in piedi un’A.I.F.A. (Agenzia Italiana del Farmaco) ante litteram e fra Gallicano partecipò. conferma dell’esatta composizione chimica. Non ultimo il Tribunale di Milano, che diverse volte chiamò fra Gallicano, in qualità di esperto, per analizzare liquori, pillole, tracce di sangue o di sostanze sospette, ritrovate sul luogo di delitti o di suicidi. Fra Gallicano si assunECCO COME SI PRESENTAVANO se anche questa peLE TERME sante responsabilità DI VALMASINO IN VALTELLINA (dal risultato del suo lavoro sarebbe dipesa la decisione dei giudici) operando per amore della verità e con una precisione esemplare, da quanto si può evincere dalle relazione rinvenute nei carteggi dell’epoca. Divagando sulle esperienze del Bertazzi, troviamo traccia di lui nell’ENCICLOPEDIA DI CHIMICA SCIENTIFICA E INDUSTRIALE, volume undecimo, edito a Torino nel 1878, ben otto anni dopo la sua morte, alla voce Vini artificiali senza uva: c’è una descrizione degli ingredienti utilizzati dal “professor Bertazzi” nel 1855 per produrre sia un vino rosso (“per dargli un rosso carico fa d’uopo largheggiare col sugo di bacche…”) che un vino bianco (“Nell’imbottigliarlo, se s’infondano pochi grammi di zucchero e poi si tappi, diventerà spumeggiante come lo Sciampagna”). Chimico esperto Le soppressioni del Regno d’Italia Il religioso, rinomato anche come chimico, venne da più parti chiamato ad analizzare campioni di materiale solido o liquido per averne Non è però tutto oro quello che luccica, e non solo dal punto di vista chimico. Con il nuovo Regno d’Italia arrivò una forte on- 54 2/2015 data anticlericale tanto che, tra il 1866 e il 1867, lo Stato aveva tolto agli Ordini religiosi, anche a quelli che assistevano i malati, qualsiasi riconoscimento. Quel pizzico di fortuna, se così possiamo chiamarla, dei Fatebenefratelli milanesi, rispetto ad altri religiosi, è stata la figura di fra Gallicano, visto come scienziato e personaggio pubblico di chiara fama dalle Autorità civili. A riprova di quanto sopra, abbiamo un invito al Sig. P. Gallicano Bertazzi, Consigliere Sanitario, da parte della Giunta Municipale della Città di Milano: «S.M. il Re Vittorio Emanuele, che volle già preludere con felice augurio all’opera grandiosa della Galleria dedicata all’Augusto suo nome, ponendo egli stesso la prima pietra ad inizio dei lavori, onorerà di suo intervento la pubblica inaugurazione che ne suggella il compimento, il giorno 15 corrente mese alle ore dodici meridiane. La scrivente, porgendo invito alla S.a V.a Ill. ma perché voglia assistere alla solenne cerimonia, l’avverte che si accederà alla Galleria dall’arco verso la Piazza della Scala. Dal Palazzo di Città il 7 settembre 1867». L’elogio funebre Che cosa provasse veramente fra Gallicano riguardo a quanto accadeva intorno al lui, ne abbiamo traccia nell’elogio funebre, scritto da un farmacista e collega della città mene- ghina: «le vicende dei tempi, inesorabili quanto la morte, avevano, o signori, preoccupato l’animo di quest’egregio cittadino. Egli, provinciale dei Fate-bene-fratelli, temeva che in un prossimo avvenire fosse interdetta al povero la continuazione dell’ospitaliera beneficenza; e poiché sconsigliate opere trascinano a deplorabili conseguenze, queste si tradussero pel Bertazzi in un martirio. – e accennando a sintomi di sofferenza cardiaca manifestati dall’amico – Egli è vittima di scrupoloso dovere, forse troppo sentito». Se le parole del collega di fra Gallicano hanno significato ancora oggi, vuol dire che il Bertazzi è riuscito nel suo intento di disperdere la sua formula: FbfOH. 2/2015 55 ERBE E SALUTE P 56 facili da coltivare i peperoni aggiungono calore e sapore alla tavola mentre peperoncini rendono piccanti i cibi e danno vivacità al balcone Lorenzo Famiglia: Solanaceae. Cammelli Genere: Capsicum annuum. Nome comune: Peperone. Provenienza: la pianta è originaria del continente americano. Storia: lo storico Bernardino de Sahagun vissuto intorno al 1530 ci tramanda che gli Aztechi, all’arrivo degli Spagnoli in Messico, disponevano di dozzine di varietà di Capsicum annuum. Questo ortaggio è arrivato in Europa nel XVI secolo, importato dalle spedizioni nelle terre del nuovo mondo. Peperoncino Piccante Era utilizzato come alimento in Perù e in Messico già 7.500 anni fa. In Europa è arrivato con Cristoforo Colombo nel 1493 ed ebbe immediato successo e diffusione perché si acclimatò benissimo. Da qui si diffuse anche in Africa ed in Asia. Si coltiva come il peperone, ma ha bisogno di molta acqua, senza però creare ristagni. Per aumentare il gusto piccante dei frutti, basta ridurre, anche drasticamente, le innaffiature nei 2-3 giorni precedenti la raccolta. EPERONI E PEPERONCINI Grandi e piccini peperoni e peperoncini: I Peperoncini più piccanti Peperoncino Tabasco Peperoncino “Bishop Crown” Noto per la particolare forma simile al cappello del vescovo, originario delle Barbados e del Sud America. Ha piccantezza “medio bassa” di circa 80.000 Scoville. Colore verde cedrino in fase immatura, rosso brillante a maturazione piena. Il frutto è tondeggiante di 4-5 centimetri di diametro, con altezza di 5 cm. 2/2015 Peperoncino “Tabasco” Originario del Centro America é conosciuto per la preparazione della “salsa Tabasco”. La pianta è cespugliosa e molto produttiva: i frutti sono di colore dal verde al giallo arancio per maturare in un colore rosso brillante; lunghezza 4/5 centimetri, forma conica, con larghezza di 1,5 cm. La piccantezza (30/50.000 Scoville) non è elevatissima, ma è l’ideale per la pasta aglio, olio e peperoncino. Peperoncino Bishop Crown Generalità ll peperone è un arbusto perenne alto da 30 centimetri a un metro, coltivato come annuale. Mostra foglie alterne, lucide, di forma ellittica, acuminate e con margine intero; i fiori (foto 1) hanno corolla bianca con 5-7 petali con stami di colore giallo tenue; il frutto (foto 2) di forma molto variabile, è di colore verde all’inizio, per passare poi attraverso le varie tonalità di giallo, arancio e rosso; i semi di colore giallo sono inseriti in un tessuto spugnoso bianco vicino alla zona peduncolare. Foto 1. Fiore del peperone Peperoncino “Habanero Chocolade” La pianta ha una altezza variabile tra i 60 e i 90 centimetri. I frutti maturano passando dal verde al marrone e misurano tra 4 e 6 cm. di altezza e una larghezza compresa tra i 2,5 e 5 cm. Originario della Jamaica è molto piccante con frutti che arrivano sino a 300.000 Scoville. Molto aromatico e decorativo. Peperoncino Habanero Chocolade Peperoncino “Jamaican” rosso e arancio. Il Jamaican è un peperoncino caratterizzato da una piccantezza che sulla scala di Scoville si posiziona tra 100.000 e 350.000. Simile nella forma a quella dell’Habanero ha una lunghezza di circa 4 centimetri. Dal colore brillante e dal gusto fruttato. È utilizzato nella cucina caraibica per pietanze molto piccanti. Peperoncino Jamaican Foto 2. Frutto del peperone Peperoncino “Naga Morich”. Frutto piccantissimo che arriva fino a 1.000.000 Scoville. Pianta di media vigoria; frutto lungo circa 7-8 centimetri e largo 1-2 cm. Colore vivo a maturazione. Maneggiare con cautela. Peperoncino “Black Pepper”. La pianta ha una altezza variabile tra i 70 e 100 centimetri. I frutti maturano passando dal verde scuro al rosso profondo, al nero e misurano 6 centimetri di lunghezza e 2 cm. di larghezza con forma conica appuntita. Originario del Sud India ha un grado di piccantezza di 150.000 Scoville. Ottimo sapore, si presta ad essere mescolato con varietà di altro colore. 2/2015 57 ERBE E SALUTE Coltivazione Per la coltivazione serve una esposizione calda e soleggiata al riparo dai venti. Temperatura: per crescere e produrre buoni frutti richiede temperature elevate, fra i 20 °C e i 25 °C. È una pianta che tollera anche il caldo torrido di 40 °C, ma teme le gelate invernali. Terreno: necessita di un terreno di medio impasto e permeabile, pH leggermente acido. Deve essere lavorato fino a 40 centimetri di profondità il mese precedente la messa a dimora delle piantine. Semina: si effettua a spaglio in semenzaio protetto (temperatura superiore a 20 °C) in febbraio/aprile, con 2-3 grammi di seme al metro quadro, a una profondità di 2-3 millimetri. Quando le piantine hanno emesso quattro foglie si trasferiscono in vasetti di torba dove si lasciano per un paio di mesi. Trapianto: le piantine nate in semenzaio e trasferite nei vasetti vanno messe a dimora in aprile/maggio, quando le temperature notturne non scendono sotto i 15 °C. La distanza è di 30-50 centimetri sulla fila e 50-70 centimetri tra le file. Il colletto va lievemente interrato. Non conviene ritardare il trapianto, in quanto le piantine possono facilmente “filare” e I’apparato radicale si aggroviglia. È consigliabile impiegare piantine acquistate già pronte per essere trapiantate. Irrigazione: le annaffiature devono essere regolari per tutto il periodo di fioritura e fruttificazione, senza bagnare foglie e frutti per evitare la comparsa di malattie fungine. Concimazione: si concima alla preparazione del terreno, in pre-impianto alla dose di 30-35 gr/mq e successivamente con altri tre interventi 58 2/2015 tutti alla dose di 30 gr/mq: il primo all’inizio della fioritura, il secondo all’ingrossamento dei primi frutti e il terzo all’inizio della raccolta. Rincalzatura: consiste nel riportare terra dall’interfila alla base delle piante, favorisce l’emissione di numerose radici avventizie, da effettuarsi quando la base della piantina tende a lignificare. Raccolta: avviene in modo scalare dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno quando i frutti hanno raggiunto la colorazione e la dimensione desiderata. Malattie e parassiti: a volte la pianta è aggredita da funghi che portano a “marciumi” di colletto, foglie e frutti ancora giovani, quando il clima è eccessivamente umido e piovoso. Se la pianta è attaccata da funghi occorre intervenire con spruzzatore a base di rame e zolfo: tale trattamento va sospeso 15 giorni prima della raccolta dei frutti. Più rari sono gli attacchi di insetti, come gli afidi, i ragnetti rossi o le dorifere: si combattono con insetticidi a base di piretro. Curiosità La piccantezza dei peperoncini è misurata dalla scala di Scoville. Il sapore piccante è determinato dalla capsaicina e dai capsaicinoidi. La loro variazione nelle proporzioni determina le diverse sensazioni prodotte dalle differenti varietà di peperoncini presenti in commercio. La capsaicina provoca dolore e infiammazioni se consumata in eccesso, ma per attenuarne il bruciore in bocca è sufficiente mangiare yogurt, pane o riso La sensazione di bruciore che percepiamo in realtà non esiste in quanto la capsaicina interagisce con i termo recettori presenti nella bocca e nello stomaco che mandano un segnale al cervello come se “bruciassero”. Come utilizzare la pianta di peperone in terrazzo Una volta acquistata la giovane piantina va posta in un vaso di 30 centimetri di diametro con terriccio neutro e uno strato di argilla espansa di 2 cm., annaffiandola subito e concimandola dopo 15 giorni. La scelta del diametro dei vasi deve essere fatta in base alla grandezza della pianta, tenendo presente che i peperoni richiedono vasi ben più capaci dei peperoncini: ogni frutto può pesare fino a 500 grammi e ogni pianta può produrne una decina. Proprietà e usi In medicina: ha elevato contenuto di vitamina B e C; il suo basso contenuto calorico lo rende adatto alle diete dimagranti. Le varietà piccanti favoriscono le attività digestive e stimolano la secrezione gastrica, ma sono sconsigliate a chi soffre di ulcera o di iperacidità gastrica e ai bambini. In erboristeria: è utilizzato per rimedi contro i reumatismi, le nevralgie e i geloni, perché crea un calore benefico che stimola la circolazione del sangue. In cucina: si mangiano crudi, in insalata o in pinzimonio, grigliati, ripieni o in peperonata. 2/2015 59 RECENSIONI Elvio Frigerio Elia Tripaldi Salvino Leone UN GERMOGLIO TRA LE VITI Fra Ferdinando Tosto dei Fatebenefratelli IL CONFINE E L’ORIZZONTE Indagine sulla morte e le sue rappresentazioni Edizioni Fatebenefratelli, Roma marzo 2015, pp. 64, ISBN: 978-8896002452 Edizioni Dehoniane Bologna, 2014, pp. 182, € 17,50, ISBN 978-88-10-80950-1 Una breve biografia di fra Ferdinando Tosto, tratta da alcuni scritti su di lui, da discorsi commemorativi e da poche testimonianze raccolte. «È risultata – scrive l’autore – l’immagine di un giovane dal viso pulito, specchio di un’anima semplice, candida e pura che ci ha preceduto nel cammino della santità e dell’ospitalità». I 70 anni della morte e l’anno dedicato alla vita consacrata hanno spinto a riproporre questa figura che nella società e tra i Fatebenefratelli della Provincia Romana ha reso presente l’amore misericordioso di Dio verso il prossimo nella via della perfetta carità. Fra Ferdinando «è stato come una meteora che è apparsa veloce, si è incendiata, ha riscaldato e contagiato di umiltà». Uno scritto semplice che riscalda e riempie il cuore di Ospitalità. 60 2/2015 Un libro che parla della morte, dei tanti problemi di ordine culturale, sociale, antropologico, etico, storico, medico e religioso che oggi si dibattono intorno al confine e all’orizzonte dell’umano. La morte: uno dei temi più diffusi e che vorremmo evitare, dimenticare e se potessimo fug- gire, ma che genera tante domande a cui l’autore con meticolosità cerca di dare una risposta a volte anche in modo ironico. Un libro che ci presenta diversi aspetti a volte anche dimenticati, che fa riflettere, che aiuta «il lettore a percorrere i meandri di questo complesso e poliedrico universo… – scrive Salvino Leone nella prefazione – perché ogni morte costituisce, sia per chi la riconosca sia per chi non la percepisca come tale, un nuovo definitivo inizio». La foto qui sopra si riferisce all’ultima puntata prima della pausa estiva della trasmissione “Ospitalità è...” arrivata alla sua 110a puntata. Oltre a Fra Marco Fabello, le due conduttrici Emanuela Finelli e Maria Laura Cruciani. In onda su: Telepace, lunedì (17.30), martedì (6.00 e 21.30), sabato (14.30). In replica, su: Canale 68 Veneto-tasto 62 digitale terrestre, mercoledì (19:50) e giovedì (6:30);Telenova 2 (ch 664), lunedì (21.00); Teletutto, lunedì (9.00), e Teletutto 2, domenica (15.00 e 20.30). a cura di elvio frigerio _______________________ Un cuore senza confini: San Benedetto Menni 62 Ospitalità in famiglia 66 ________________________ Erba 74 Venezia 75 San Colombano al Lambro 78 Cernusco sul Naviglio 82 Brescia 84 San Maurizio Canavese 88 Varazze 88 Mendicanti nella Terra di Gesù 89 Elemosina: valore evangelico, missione carismatica e impegno sociale 91 Offerte 94 2/2015 61 UN CUORE SENZA CONFINI a cura di Serafino Acernozzi oh SAN BENEDETTO MENNI Chiusura del primo Centenario della Morte Dinan (Francia) 1914 - Ciempozuelos-Madrid (Spagna) 2015 A Ciempozuelos, in Spagna, dal 22 al 24 aprile si sono celebrate le iniziative a chiusura dell’anno Centenario della morte di San Benedetto Menni, aperto con solennità lo scorso aprile a Dinan in Francia. Santo, una coppia di sposi, venuti da Gallarate (Varese). L’atmosfera che si respirava tra la folla era di esultanza, nella certezza che le celebrazioni e le conferenze avrebbero sa- delle due Istituzioni, hanno ricevuto i saluti dal Sindaco della città, signora Angela Herrera, dalla Superiora Provinciale LA SALA DEL CONVEGNO NELLA PAGINA SEGUENTE delle Suore Ospedaliere suor I NOSTRI RELIGIOSI SULLA TOMBA Maria Rosario Iranzo e dal DI SAN BENEDETTO MENNI Superiore Provinciale della Provincia Andalusa, fra José Antonio Soria, che nel suo saluto di benvenuto al nostro Superiore Generale fra Jesùs Etayo, alla Superiora Generale delle Suore Ospedaliere suor Anabela Moreira, al Sindaco e a tutti i pellegrini, ha espresso grande gioia e gratitudine per la partecipaumerose le per- puto parlare al cuore di ogni zione all’evento. sone partecipanti persona presente. 23 aprile all’evento tra cui la delegazione del- 22 aprile Giovedì, 23 aprile nella Chiela nostra Provincia religiosa a cui il santo milanese Menni Arrivati nel pomeriggio di mer- sa dei Fatebenefratelli, annesapparteneva, quattro i religio- coledì 22 aprile, siamo accolti sa al Centro, si è svolta una Concelebrazione si presenti in rappresentanza dai nostri confratelli spagnoli e solenne del Superiore Provinciale: fra alloggiati nella Casa di ospitali- Eucaristica presieduta dal VeEliseo Paraboni, fra Giancarlo tà del Centro San Giovanni di scovo dell’Ordine monsignor Lapic’, fra Geminiano Corra- Dio dove viene consegnata la José Luis Redrado con nudini e fra Serafino Acernozzi. borsa del pellegrino. Alla sera merosi Confratelli, il Parroco Più di trecento i partecipanti, appuntamento nell’auditori- di Ciempozuelos con i preti tra consorelle, fratelli, autorità um delle Suore Ospedaliere coadiutori e i Cappellani dei civili della città, collaboratori dove tutti i pellegrini: fratelli, Centri ospedalieri. ed anche due discendenti del suore, collaboratori, volontari L’Eucarestia è il rendimento di N 62 2/2015 grazie per eccellenza e quindi, mentre ringraziamo il Signore per le grandi cose che Egli ha fatto in San Benedetto Menni e fa per noi, preghiamo perché ciascuno di noi sia testimone della tenerezza eucaristica, secondo gli insegnamenti di San Benedetto Menni. Il celebrante dopo aver commentato i testi di Isaia 58, 6-11 e Luca 10, 25-37 tra l’altro ha detto: «Siamo in festa, è San Benedetto Menni che ci riunisce, perché il seme da lui seminato ha fatto rinascere il frutto del carisma dell’Ospitalità, e questo è il frutto di questo centenario, una parte di storia dell’ospitalità: le comunità, le opere da lui fondate, i collaboratori, i volontari e un esercito di ammalati sono stati assistiti e curati in questi cento anni. A Dio datore di ogni bene rendiamo grazie! A Maria che si venera con il titolo di Nostra Signora del Sacro Cuore e del Patrocinio, imploriamo la sua protezione! A San Giovanni di Dio, Padre e Maestro dell’Ospitalità. A San Benedetto Menni, grazie per aver seminato! Grazie! ai tanti religiosi, religiose e collaboratori per il tanto bene elargito con il carisma dell’ospitalità in questi cento anni e in questo anno di chiusura del centenario. Dopo la celebrazione eucaristica, una breve pausa, poi il messaggio di benvenuto dei Superiori Generali: suor Anabela Carneiro e fra Jesus Etayo. È seguita la conferenza di fra Luis Valero: “San Benedetto Menni: 1867-1912”, interessante relazione sull’impegno riformatore che il Priore Generale fra Giovanni Maria Alfieri, affidò a San Benedetto Menni e da lui con grande fedeltà inculcato nei cuori di tante centinaia di frati e di suore. Poi è seguita un’altra relazione di suor Maria Concepcion Ochotorena dal titolo “Padre Benedetto Menni, tutta una vita dettata dal cuore”. Queste conferenze sono state tenute nell’auditorium dei Fratelli. È seguita poi una tavola rotonda presieduta da fra Julian Sanchez Bravo con quattro collaboratori della nostra Famiglia Ospedaliera su come hanno vissuto i carismi lasciatici da San Benedetto Menni. Nel pomeriggio visita guidata al Museo della Casa dei Fratelli ai vari settori, tra i quali quello “dell’Arte Psicopatologico” espressioni pittoriche eseguite da persone con alterazioni mentali o con manifestazioni psichiatriche. Poi la Sala San Benedetto Menni con oggetti appartenenti e usati dal santo, così pure gli indumenti e paramenti liturgici.La sala delle Missioni dell’Ordine ospedaliero di tutto il mondo, dall’Africa all’America latina. Vi è anche una collezione di monete a uso interno a finalità terapeutiche realizzate sotto l’impulso di fra Andrea Ayucar, Provinciale nel 1907, in Ciempozuelos. Nel tardo pomeriggio nell’auditorium delle Suore si è svolto il concerto della Banda musicale della città, molto applaudita per i vari 2/2015 63 UN CUORE SENZA CONFINI SAN BENEDETTO MENNI repertori e canti. Sono seguite delle rappresentazioni teatrali messe in atto dagli ospiti dei due Centri ospedalieri, i quali hanno rievocato, con canti e suoni, la vocazione e la vita vissuta di Padre Menni in Ciempozuelos. Gli attori sono stati molto applauditi per la loro bravura. In serata in piazza dell’eremitaggio della Consolata, dopo i discorsi, del Sindaco della città, della Madre Generale delle Suore ospedaliere e del Presidente della Confraternita della Consolata, vi è stato da parte della Municipalità, l’atto di riconoscimento a San Benedetto Menni di figlio adottivo del popolo della Città di Ciempozuelos, con l’inaugurazione di un monolito di marmo e una targa di bronzo dedicato al Santo (nella foto a lato). La città viene denominata “Città ospedaliera” e la Municipalità con una petizione al Vescovo di Getafe, ottiene la nomina del Santo a Co-pa64 2/2015 trono della città, assieme alla dal Menni il 31 maggio 1881. Madonna Consolata, già Pa- Negli anni successivi si è estetrona della città, e la cui festa sa in Europa, America, Africa deve celebrarsi il 24 aprile di e Asia. Oggi la Congregazione ogni anno. In tarda serata nel- è presente in 24 nazioni con la Chiesa delle Suore ospeda- più di cento centri ospedalieri, liere, si è svolta l’Adorazione che danno vita alla Eucaristica chiamaparabola del buon IL MENNI ta “Luce dell’Ospisamaritano in favore USCì VERSO talità”. dei malati mentali, minorati fisici e psiLE PERIFERIE 24 aprile chici, con preferenDEL MONDO za ai poveri. PER AIUTARE Venerdì, 24 aprile, Nel Museo storico I PIù BISOGNOSI delle Suore si consolennità liturgica di San Benedetto servano oggetti delMenni, nella Chiesa delle Suo- la storia della Congregazione, re ospedaliere, preghiera so- dall’origine e dai ricordi dei lenne delle Lodi animata dalle tre Fondatori: San Benedetreligiose. Poi visita al Centro e to Menni, suor Maria Josefa al Museo delle Suore ospeda- Recio, ora Venerabile per la liere. Il Centro è la Casa Ma- Chiesa, e suor Maria Angudre delle Suore Ospedaliere stias Gimenes. Per le Suore del Sacro Cuore di Gesù, dove ospedaliere, tutto quello che ebbe origine la fondazione del- si vede nel museo ha un valola Congregazione, fu fondata re affettivo più che effettivo. Qui si incontrano le immagini di San Giovanni di Dio e di San Benedetto Menni che ha vissuto il carisma del suo Fondatore “Il SANTO CHE SEPPE AMARE, e che l’ha trasmesso ai Frati e alle Suore ospedaliere perché vivano con attenzione l’assistenza agli ammalati mentali e ai poveri”. Ultimo momento toccante e commovente è stata l’Eucarestia finale, nella Chiesa della Casa Madre delle Suore ospedaliere, dove si venera il corpo di San Benedetto Menni, presieduta da monsignor Joaquin Lopez de Andujar, Vescovo della Diocesi di Getafe, alla quale appartiene la Parrocchia di Ciempozuelos, con lui hanno concelebrato diversi sacerdoti diocesani e ospedalieri, tra i quali l’attuale Superiore Generale fra Jesus Etayo e l’ex Generale fra Pascual Piles. Questa celebrazione è stata anche l’occasione per festeggiare i frati e le suore che tra il 24 aprile 2014 e il 24 aprile 2015 hanno ricordato il 25° e il 50° di professione religiosa. Sono stati chiamati sull’altare e hanno potuto rinnovare i loro voti, tra loro c’era anche un confratello italiano fra Giuseppe Magliozzi. Il nostro pellegrinaggio è terminato con le parole di San Benedetto Menni: «Io confido nel Signore, Lui conosce i nostri cammini. Il Signore regola tutto». Ed essendo San Benedetto Menni, nato nella nostra Provincia religiosa, ci stimola ancor di più a prenderlo come modello di vita per il nostro apostolato ospedaliero. LA NOSTRA DELEGAZIONE ALLA STAZIONE E CON FRA JOSè LUIS RETRADO 2/2015 65 OSPITALITà in famiglia ANNIVERSARI DI OSPITALITà Feste in famiglia: 25° e 50° di professione «Chiedo umilmente di poter dare ancor una volta testimonianza del mio amore e della mia totale consacrazione a Dio, alla Chiesa e al nostro Ordine, mediante la pubblica rinnovazione dei santi voti in occasione del 25°/50° della mia professione» con questa richiesta è iniziato il rito della rinnovazione dei voti di fra Gilberto Ugolini, fra Cristoforo Cywinski e fra Fiorenzo Priuli. Tre confratelli con origini e storie diverse, ma tutti chiamati dal Signore per testimoniare al mondo il Suo amore misericordioso sulle vie dell’Ospitalità tracciate da San Giovanni di Dio, in questi mesi hanno rinnovato e festeggiato fraternamente le loro professioni. 66 2/2015 Fra Gilberto Ugolini, fra Cristoforo Cywinski G iornata di festa, quella di domenica 26 aprile a Solbiate, nella Residenza San Carlo Borromeo dei Fatebenefratelli, due religiosi, fra Cristoforo e fra Gilberto, ricordano i 25 anni di consacrazione al Signore nella vita religiosa. Nella liturgia di oggi viene proposta la figura del buon pastore che pasce le sue pecorelle, immagine e modello anche per i due festeggiati che realizzano nella loro vita il mistero di questo pastore. Si tratta di una scelta eroica, dove si dimenticano i propri problemi per abbracciare quelli del prossimo affidato, secondo le linee di condotta che Gesù ci suggerisce nel suo insegnamento: «Io sono il buon pastore» (Gv 10). Chi nella Chiesa assume una missione, chiunque è in contatto con le anime, deve necessariamente ricopiare quel bel pastore e lasciarsi impressionare e guidare da esso. L’Ordine dei Fatebenefratelli ha voluto dare un contributo speciale nella celebrazione di questi anniversari: fra Gilberto e fra Cristoforo, si iscrivono in questa avventura e in questo contatto con il Maestro durante questi 25 anni di fedeltà al servizio di Dio e dei fratelli bisognosi, poveri e malati. La celebrazione giubilare è stata presieduta da fra Massimo Villa, Superiore Provinciale, che ha richiamato efficacemente ai presenti l’essenza e la bellezza del porsi al servizio dei fratelli, secondo le esigenze della radicalità evangelica. Fra Massimo ha misurato il suo insegnamento alle espressioni della liturgia della parola di questa Domenica. Il bel pastore, sull’esempio di Gesù, dovrà essere sempre l’espressione di un dono di sé ai fratelli. Ciò che attira l’attenzione dei fedeli è proprio la capacità di abbracciare in pieno il mistero di assistenza ai fratelli, spirito della gratuità completa del dono di sé, senza gratificazione alcuna. Si deve essere come Gesù: dare, dare sempre, con un’unica consolazione che proviene dal contatto con la sofferenza: uomini della sofferenza al contatto e al servizio dei fratelli. A chi osserva dall’esterno, questa vita appare come troppo esigente per le sole capacità dell’uomo possibile unicamente dove risuona l’appello irresistibile del salvatore: «Vieni, seguimi, fa’ come ho fatto io». Fra Massimo ha ben indicato la dimensione spirituale e le esigenze di una spiritualità FRA CRISTOFORO (IN ALTO) E FRA GILBERTO MENTRE SOTTOSCRIVONO IL RINNOVO DELLA LORO PROFESSIONE DOPO 25 ANNI DI VITA RELIGIOSA. SOTTO LA TRADIZIONALE FOTO COI CONFRATELLI profonda a sostegno di una tale vocazione dove Dio agisce, ispira, rende capaci. Fra Gilberto e fra Cristoforo realizzano con la loro azione di ministero le esigenze del bel pastore. Hanno ascoltato questo richiamo di Gesù, bel pastore, e si sono lasciti condizionare da esso. Noi guardiamo a questi due religiosi e a tutti i religiosi dell’Ordine dei Fatebenefratelli, qui c’è posto per l’ammirazione, per l’imitazione e per la preghiera. Siano ringraziati a nome della Chiesa questi religiosi e tutti quelli che hanno abbracciato lo stesso stile di vita e hanno servito la Chiesa con lo stesso dono di se stessi, che è quello di Gesù. «O Signore Gesù, bel pastore, volgi il tuo sguardo su questi nostri fratelli che tu hai scelto e dona loro la capacità di dono nell’espressione dell’accoglienza, questa è azione di Gesù. Solo azione sua. Noi ammiriamo e preghiamo. Signore ascolta la nostra preghiera!». Padre Luigi Speziali 2/2015 67 OSPITALITà in famiglia Fra Fiorenzo Priuli CON GIOIA FRA FIORENZO MOSTRA LA STATUA DEL FONDATORE RICEVUTA PER I SUOI 50 ANNI DI PROFESSIONE L’ annuale festa dell’associazione “Uniti per Tanguiéta ed Afagnan”, si è svolta a Romano d’Ezzelino il 29 marzo, sotto il segno di un traguardo davvero importante: i 50 anni di professione religiosa di fra Fiorenzo Priuli, missionario dei Fatebenefratelli e medico dirigente dei due ospedali africani di Tanguiéta in Benin e di Afagnan in Togo. Il Superiore Provinciale, fra Massimo Villa, ha scelto questo appuntamen68 2/2015 to invitando tutta la Provincia Lombardo Veneta per stringere fra Fiorenzo in un caloroso e fraterno abbraccio per il suo anniversario, dopo che lo scorso 7 marzo il religioso era stato festeggiato in Africa a Tanguiéta (Benin), nell’occasione monsignor Antoine Sabi Bio, vescovo della diocesi, avava presieduto la solenne celebrazione in onore di San Giovanni di Dio nella cappella dell’ospedale. Nella Chiesa arcipretale di Romano d’Ezzelino, durante la S. Messa, anche il Superiore Provinciale ha espresso parole di elogio per la lunghissima missione di carità svolta in Africa a favore di tanta povera gente. Ha poi consegnato a fra Fiorenzo la statua di San Giovanni di Dio come riconoscenza della Provincia Lombardo-Veneta verso un confratello che davvero quoti- dianamente incarna nell’oggi il carisma dell’ospitalità dei Fatebenefratelli. La vita di fra Fiorenzo, ci raccontano gli amici dell’Uta, è costellata di tanti traguardi raggiunti e di nessuna resa: partito per l’Africa al termine degli studi religiosi, dopo qualche anno di lavoro all’ospedale di Afagnan contrasse la tubercolosi. Al rientro in Italia decise di studiare medicina, ottenendo poi la laurea da pendolare tra Afagnan e l’Università di Milano. È diventato così bravo nel rimettere in piedi i bambini rimasti paralizzati alle gambe in seguito alla poliomielite, all’inizio della nostra associazione ne operava in media 350 all’anno. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha saputo riconoscere e apprezzare il valore della sua esperienza in campo medico e chirurgico, convo- candolo a Ginevra dal 1992 al 2002 come esperto di malattie tropicali e del morbo del Buruli; gli ha poi affidato un progetto di ricerca e cura dei malati di Aids ancora in vigore a Tanguiéta. Nel 2002 fra Fiorenzo ha ricevuto a Lomé la “Legion d’onore” e nel 2004 a Brescia il premio “Cuore amico”, considerato il Nobel della bontà. Il contatto con tanti luminari della Medicina ha fatto conoscere nel mondo l’ospedale “St. Jean de Dieu” di Tanguiéta e l’azione che egli vi svolge con dedizione altamente qualitativa e profondamente umana, per cui qualcuno ha parlato del “Miracolo di Tanguiéta”. Egli incarna nell’oggi l’ospitalità secondo lo stile di S. Giovanni di Dio, che si rifà allo spirito del buon samaritano del Vangelo. La sua persona, le sue azioni, la sua organizzazione ed i suoi collaboratori a tutti i livelli sono la testimonianza reale e tangibile che il Regno di Dio è qui e che lo Spirito Santo ci guida ad edificarlo ogni giorno. L’Associazione benefica “Uniti per Tanguiéta e Afagnan”= UTAONLUS, costituita a Romano d’Ezzelino nel 1996, è sorta per rispondere agli appelli di aiuto di fra Fiorenzo Priuli. La nostra stima e ammirazione per questo frate, medico, missionario dei Fatebenefratelli, è sempre stata grande: anche nel 2014 siamo riusciti ad erogare agli ospedali africani la bella somma di € 323.000. Speriamo di fare anche di più nel prossimo futuro. La serietà di collaborazione tra l’associazione Uta e l’opera svolta da fra Fiorenzo Priuli, hanno convinto la Fondation Assistance Internationale (F.A.I.) di Lugano a concedere un finanziamento, già in atto, di € 910.000 suddivisi in 3 anni. In un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, si tratta di vera Provvidenza. Lasciamo ora spazio alle parole di fra Fiorenzo da cui traspare la speranza e la certezza che “col Signore tutto è possibile”, il brano è tratto da una intervista di Mariangela Riontino pubblicata su “L’isola della salute”. «Vorrei che fossero in molti a vivere e a godere della gioia di questi 50 anni al servizio del malato nel nome del Signore. – Dice fra Fiorenzo – Oggi nel mondo c’è tanta insoddisfazione, tanta superficialità, tanti sentimenti negativi che inaridiscono il cuore delle persone e non creano un futuro. Mi rivolgo ai giovani: se il Signore vi chiama, non abbiate paura di rispondergli, di accogliere il suo invito… se sentite di essere chiamati a fare quello che io ho avuto la fortuna di fare, e cioè il frate missionario, non abbiate timore ad accogliere la chiamata con gioia. Vi assicuro che non rischiate di buttar via i vostri anni o di sciupare la vostra vita, anzi, credete che il bene che farete nella vostra vita sarà sorgente di una gioia e soddisfazione profonda capace di riempire la vostra esistenza. Arriverete a fare cose che non avreste mai immaginato di fare… un giorno vi guarderete indietro e vi domanderete: “Davvero sono stato in grado di costruire tutto questo?” … ebbene sì… con il Signore si può!» Luca Beato O.H. 2/2015 69 OSPITALITà in famiglia Terza Giornata della Fraternità Provinciale a Venezia per i 300 anni della Presenza in città dei figli spirituali di San Giovanni di Dio C irca 25 confratelli, nei giorni 9-10 giugno 2015, si sono ritrovati a Venezia nel nostro ospedale “San Raffaele Arcangelo” Fatebenefratelli, a Cannaregio - Madonna dell’Orto 3458; questo ospedale provinciale specializzato ad indirizzo medico riabilitativo, in festa per i trecento anni di assistenza sanitaria dei religiosi Fatebenefratelli in Venezia, è stato scelto come punto di riferimento per queste giornate dedicate alla nostra fraternità sotto la guida spirituale del Superiore Provinciale, fra Massimo Villa, e la guida turistica di fra Dario Vermi, Superiore locale, che ci ha ospitati e accompagnati nei vari spostamenti, tra i quali la visita all’Isola di San Servolo, nostro secondo campo di lavoro e di missione ospedaliera in laguna. 70 2/2015 Fra Massimo nella sua prolusione ha rimarcato «…che trecento anni di storia, che ci ha visti presenti nell’ospedale militare di Sant’Antonio a Castello nel 1715, poi a San Servolo, nel 1716, e nel 1882 nell’attuale ospedale San Raffaele Arcangelo, restano segnati da tanto bene, tanta carità, dalla viva presenza di Cristo buon Samaritano che si china a curare l’uomo ferito di ieri e di oggi. Cristo buon Samaritano in questi trecento anni si è preso cura degli uomini e delle donne di questa città lagunare attraverso l’intuizione e l’amorevole cura di uno dei figli della Carità ospedaliera, San Giovanni di Dio, fattosi presente nei frati ospedalieri che hanno scelto di camminare sulla strada da lui segnata, hanno portato nelle opere che via via si sono susseguite, il grande dono dell’ospitalità nel servire gli ammalati e i poveri». Ha colto l’occasione per ricordare a ciascuno di noi, l’importanza della riflessione sulla nostra consacrazione. «Unire la carità antica ai mezzi moderni nella nostra missione, come ha detto Il papa Pio XI, quando ha ricevuto in udienza i Padri Capitolari a chiusura dell’Assemblea Generale Straordinaria, nel lontano 24 maggio 1930, non ci deve esimere dal vivere con impegno e serenità e gioia la nostra consacrazione, dando spazio, ampio spazio alla nostra vita di preghiera, fraterna e di apostolato. La nostra vita di preghiera deve essere sempre il centro della nostra missione e del nostro essere uomini consacrati. La vita fraterna: se guardiamo alle nostre comunità, le ve- diamo sempre più ridotte di numero e di forze, questo è un dato di fatto, è la realtà da accettare e vivere con serenità. La pastorale vocazionale: abbiamo tutti sentito, almeno chi ha partecipato a Trivolzio alla seconda giornata della Fraternità Provinciale, il padre Generale ricordarci “...la necessità di essere sempre più testimoni della nostra vocazione all’ospitalità verso i giovani che si sentono chiamati dal Signore di consacrarsi a lui nel servizio dei malati e dei poveri e anche verso i collaboratori che con noi condividono la scelta di mettersi al servizio dei malati in modo professionale”. “… Ritengo che noi confratelli siamo chiamati ad una conversione, ad un impegno per vivere la nostra consacrazione nell’ospitalità con maggior esigenza ed audacia, superando soprattutto mediocrità e ambiguità, smettendo di guardare solo a noi stessi in molte occasioni… Per manifestare con i fatti la gioia e l’entusiasmo di vivere la nostra vocazione…”. Missione: sempre nel discorso del Padre Generale a Trivolzio, siamo stati sollecitati a non abbandonare il nostro servizio diretto ai malati e ai poveri… “Considero necessario che ogni Confratello dell’Ordine, ovunque si trovi, indipendentemente della sua età, che stia bene in salute o che non lo sia tanto, realizzi in questo periodo un discernimento e rinnovi la gioia della sua vocazione all’ospitalità attraverso l’esempio e la coerenza…”. Gestione delle Opere: “…nella 2/2015 71 OSPITALITà in famiglia SAN SERVOLO CUORE DELLA PRESENZA DEI RELIGIOSI IN VENEZIA: NELLE IMMAGINI CRONACA DELLA VISITA situazione di crisi che stiamo vivendo, (le opere) rappresentano sempre una preoccupazione e necessitano di strutture di gestione, amministrative e organizzative molto solide e professionali. Come ho detto è sempre così … credo che sia necessario riflettere guardando al futuro. Siamo preparati per continuare a sostenerle? Di quali strutture abbiamo bisogno per mantenerle? Non corriamo forse il pericolo di dimenticare gli aspetti più peculiari della nostra identità?”. Insieme al definitorio abbiamo individuato alcune strutture che potrebbero cominciare, insieme a San Colombano e a San Maurizio a vivere questa nuova esperienza di gestione e di vita di comunità. A settembre i superiori e attuali direttori di struttura di questi centri verranno chiamati in Curia Provinciale per studiare insieme il percorso migliore per arrivare a raggiungere l’obiettivo, primo e più importante: individuare la persona capace di ricoprire tale ruolo». Fra Massimo conclude chiedendo a tutti i confratelli la massima collaborazione in quanto andremo a proporre, siamo tutti appartenenti alla Provincia e ci accomuna la nostra consacrazione religiosa. 72 2/2015 Visita a San Servolo Il 10 giugno 2015 una giornata storica, la visita all’Isola di San Servolo dove i nostri confratelli s’insediarono nel 1716 e vi restarono fino al 1902. La visita al Museo del Manicomio di San Servolo. La follia reclusa, questo è il nome del museo inaugurato il 20 maggio 2006 nell’isola di San Servolo, dove sono esposti al pubblico i reperti appartenuti al manicomio di San Servolo, che ha caratterizzato la storia dell’isola dai primi del 1700 fino al 1978. Lo scopo del nuovo spazio museale è quello di mettere in evidenza – attraverso reperti specifici, didascalie e pannelli esplicativi – la dimensione emarginante e segregante dell’istituzione manicomiale. Il museo, aperto al pubblico, è suddiviso in vari settori. Tutto ciò è stato interessante, abbiamo compreso l’evoluzione dello studio della psichiatria che grazie alla Legge 180 è divenuta umana. Nei pannelli storici ci ha fatto piacere leggere del nostro confratello Fra Prosdocimo Salerio (1815-1877), chimico farmacista, medico chirurgo, distinto alienista. Nel cenno storico di fra Prosdocimo è scritto che fu religioso illustre per scienza, esemplare modello incomparabile di carità, che tutto sacrificò anche le sue sostanze di famiglia per il bene della nostra Provincia religiosa. A questo confratello va aggiunto che tanti altri religiosi più o meno noti hanno svolto la loro missione ospedaliera in questo ospedale psichiatrico. Oggi è anche la memoria liturgica del nostro confratello Beato Eustachio Kugler (18671946) dal quale dobbiamo imitare la sua testimonianza, perché amò profondamente la vocazione ospedaliera, imitando Cristo compassionevole e misericordioso. Sopportò con edificante serenità sia gli estenuanti interrogatori della Gestapo del III Reich, sia le sofferenze causategli dalla malattia allo stomaco, meritò la gloria degli altari, è Beato dal 2009. Quindi dopo aver visitato il museo sotto la guida del Direttore del Centro, ci siamo portati nella bella Cappella settecentesca, con a fianco una Cappella funeraria dove erano stati sepolti numerosi Confratelli, che avevano speso la loro vita nel curare e assistere gli ammalati. Qui fra Massimo ha presieduto la concelebrazione eucaristica con i confratelli sacerdoti, e tra l’altro nell’omelia, dopo la lettura del Vangelo ha ricordato il Beato Eustachio e commentato le letture del giorno: dal primo libro dei Re (18, 20-39) e del Vangelo secondo Matteo (5, 17-19). «Io vi dico di non opporvi al malvagio. Con poche parole Gesù proclama il superamento non solo di lunghi secoli, ma anche dell’enorme peso della naturale inclinazione alla vendetta; al suo posto colloca il rivoluzionario principio dell’amore, che non è soltanto violenza ma positivo riscatto dell’avversario». Alla fine della cerimonia abbiamo deposto un vaso di fiori sull’altare dedicato a San Giovanni di Dio. Poi non poteva mancare un agape fraterna nel ristorante della Fondazione San Servolo. Nel pomeriggio partenza dall’Isola di San Servolo e arrivo alle Fondamenta Nuove con una guida eccezionale che ci ha resi consapevoli della vita lagunare e anche del progetto Mose per evitate l’acqua alta in Venezia una attraz- zione per le migliaia di turisti che visitano Venezia, poi l’arrivo all’ospedale “San Raffaele Arcangelo”. Con la chiusura di questa Terza Assemblea della Fraternità Provinciale inizia un altro secolo di storia! Dalle celebrazioni del terzo Centenario della presenza dei Fatebenefratelli a Venezia sono trascorsi anni di grandi trasformazioni nella società, nella Chiesa, e nei centri ospedalieri dei Fatebenefratelli a Venezia. I 300 anni di presenza dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio a Venezia sono la sintesi delle tante esperienze di gruppo, ma anche quelle di singole persone che hanno messo a servizio di San Giovanni di Dio la propria vita come i collaboratori, le volontarie e i volontari. Che dire in conclusione? L’ospedale, l’Hospice è un patrimonio di tutti e per questo tutti collaborano al bene dei malati e dei poveri e c’è una certezza che unisce: il carisma di San Giovanni di Dio, tra le case, le calli, la piazza, le barche i vaporetti di questa splendida città lagunare vi è ancora un Ospedale “Fatebenefratelli” con radici lontane e un promettente futuro. A cura di Serafino Acernozzi O.H. 2/2015 73 Dalle nostre case... ERBA Silvia Simoncin La Regione Lombardia tra i dipendenti di Erba M ario Mantovani, Assessore regionale alla Sanità, accompagnato da Alessandro Fermi, Sottosegretario all’attuazione del programma di Regione Lombardia, e da Marcella Tili, Sindaco di Erba, sono stati accolti dai responsabili religiosi e amministrativi della struttura per una visita conoscitiva del nostro ospedale Sacra Famiglia di Erba l’incontro ha avuto luogo lo scorso 14 maggio. L’ospedale è stato paragonato ad un gioiello… così lo ha presentato il Sindaco di Erba agli ospiti, un gioiello costituito da bravi medici e infermieri che intervengono con professionalità e umanità, presentazione confermata dal sottosegretario Alessandro Fermi che ha inoltre ribadito di quanto questo nosocomio sia fondamentale e strategico per il territorio lombardo. L’aula magna dell’ospedale era colma di dipendenti, sanitari ed amministrativi, attenti alle dinamiche regionali e speranzosi che questo incontro possa aiutare la struttura ad 74 2/2015 ottenere un giusto riconoscimento giuridico, passando da “funzione pubblica” a “ruolo pubblico”. È stato un momento di confronto con le autorità competenti con la richiesta di aiuto e di riconoscimento per continuare a lavorare per la salute delle persone, permettendoci di seguire i malati con la stessa dedizione che ci ha insegnato San Giovanni di Dio. Per la nostra realtà questo è un momento molto delicato e di preoccupazione per le eventuali conseguenze sull’assistenza erogata derivanti della prossima ed imminente riforma della Sanità. È stato sottolineato che le caratteristiche di questo ospedale non sono solo le cure professionali, ma anche l’attenzione alla dignità della persona malata e di tutta la sua famiglia. Questo è motivo di orgoglio per noi e la Direzione è felice e grata che la Regione ci abbia fatto visita. L’Assessore regionale visitando il Blocco Operatorio ha potuto constatare di come i finanziamenti erogati da Regione Lombardia siano stati investiti in strutture funzionanti a servizio della popolazione. È stato motivo di orgoglio della dirigenza ospedaliera: di fra Massimo Villa, Superiore Provinciale, di fra Guido Zorzi, Superiore Locale, e del Direttore Amministrativo, Nicola Antonicelli, di aver avuto la possibilità di incontrare e far conoscere direttamente all’Assessore Mantovani la nostra realtà assistenziale in modo tale che possa prendere coscienza diretta di quello che offre e che potrebbe offrire la Struttura erbese così da essere tenuta in giusta considerazione nei futuri piani sanitari regionali. L’ASSESSORE MANTOVANI, PRIMO A SINISTRA, DURANTE LA VISITA ALL’OSPEDALE Dalle nostre case... VENEZIA Barbara Cini In Visita al cuore di Venezia Un ponte tra generazioni S plendida opportunità che ha messo a confronto due generazioni molto diverse, che hanno vissuto in decenni distanti tra loro ma nella stessa realtà, la nostra Venezia. Marzo e aprile sono stati due mesi, in cui nella nostra struttura si è creato un ponte tra i nostri anziani e gruppi di preadolescenti di alcune parrocchie veneziane. Ricchezza e crescita sia per i ragazzi che per gli anziani, in questa condivisione fatta di storie personali e vite vissute, in cui tutti hanno scoperto affinità e differenze, hanno avuto un’occasione di socializzazione diversa dal solito. I nostri ospiti si sono sentiti valorizzati, utili e importanti per i ragazzi, i ragazzi hanno avuto modo di raccontarsi, di ascoltare i racconti e le esperienze di chi ha vissuto tempi molto diversi e insieme si sono divertiti apprendendo pagine di storia inedite. Come spesso succede ai meno giovani piace raccontarsi e l’apertura verso i più giovani e il territorio sono sempre motivo di vita nuova che entra nella struttura e allo stesso tempo un modo per Q uesto mese alcuni ospiti della Casa di Riposo hanno avuto la bella occasione di andare in gita a visitare la nostra meravigliosa Piazza San Marco e la sua Basilica. Siamo partiti una mattina in motoscafo… anche gli spostamenti in barca nei canali di Venezia sono sempre uno spettacolo affascinante! Alcune persone visitavano la Basilica di San Marco e la Piazza per la prima volta, sono rimaste impressionate e meravigliate per l’eccezionale bellezza di questi posti; per altri, che intorno a San Marco avevano lavorato e avevano passato moltissimi anni della loro esistenza, è stata un’emozione molto forte, un’occasione indimenticabile per rivivere e ritrovare molti ricordi della loro vita. La presenza dei familiari ha reso l’uscita anche un momento di condivisione familiare. Giulia far uscire la storia di chi vive al San Raffaele Arcangelo per le strade di Venezia. 2/2015 75 Dalle nostre case... VENEZIA Due nuove sculture dell’artista Baron U na gran bella sorpresa quando l’artista Baron Dante ha comunicato a fra Dario Vermi, il Superiore del nostro Centro, di voler donare alla struttura due sue opere. L’artista è conosciuto nella città di Venezia per le sue sculture, prevalentemente lignee e per la sua passione di far rivivere materiali poveri e in disuso, creando opere artistiche di grande valore, come è stato per quella trave bruciata nel drammatico rogo del Teatro La Fenice dalla quale nascono i volti dello stupore, della paura, della collera, sovrastati da una fenice, la speranza di una rinascita. “Nuove vite”, Baron, ne ha fatte scaturire parecchie, che ora sono in giro per tutti i continenti, dall’America all’Asia, dall’Africa all’Europa. Un po’ della sua arte è arrivata anche a noi. Il suo laboratorio è a due passi dal nostro ospedale, che il signor Dante ha avuto modo di conoscere e di apprezzare. L’artista, felice che si trovino in questo importante luogo di cura, ha pensato di farci dono di una Figura oran- La persona centro della cura FRA ELISEO PARABONI, AL CENTRO DEL TAVOLO, APRE IL CONVEGNO 76 2/2015 U te, una delle sue prime opere e di una Sacra Famiglia scolpita su embrice [tegola piana] di era romana scoperto dall’archeologo veneziano di fama internazionale Tito Canal. n importante evento formativo per operatori sanitari si è svolto il 15 e 16 maggio a Venezia in occasione del tricentenario della presenza dell’Ordine di San Giovanni di Dio - Fatebenefratelli nella città lagunare, dove giunsero nel 1715 proprio per prestare assistenza sanitaria ai soldati feriti e malati. “La persona centro della cura”, convegno di Cure Palliative, voluto e organizzato dal Fatebenefratelli con il Patrocinio della SICP e dell’ULSS 12 Veneziana. Ancora oggi l’ospedale “San Raffaele Arcangelo” si prende cura nell’Hospice “Casa San Giovanni di Dio”, di “soldati” dei nostri tempi, persone colpite da malattie inguaribili. Importanti e coinvolgenti gli argomenti trattati. I relatori hanno catturato i partecipanti in un viaggio attraverso cure, qualità, valori e diritti per la vita, mettendo sempre in luce la centralità dell’uomo e valorizzando i suoi bisogni fisici, psicologici, sociali e spirituali a 360 gradi anche e soprattutto nel dolore. Tutte le figure professionali partecipanti hanno gradito l’elevatezza dei contenuti e la professionalità emersa nell’evento. Uno scambio sicuramente utile che, oltre ad arricchire i presenti, probabilmente aprirà le porte a nuove idee e prospettive future di miglioramento. L’obiettivo comune per chi si occupa di Cure Palliative rimane quello di poter ancora fare molto anche quando sembra non ci sia più nulla da fare. Dalle nostre case... “Il San Raffaele Arcangelo nelle scuole” I l giorno 21 maggio la nostra équipe di riabilitazione alcologica ha partecipato ad una giornata di studio riguardante le dipendenze, tenutasi presso l’Ospedale Civile di Venezia e rivolta ai ragazzi delle scuole superiori. La psicologa (dr.ssa P. Boscolo) e l’educatrice (dr.ssa G. Gabrieli) hanno partecipato in qualità di relatrici alla Giornata di Studio, presentando il lavoro svolto dall’équipe, e portando la loro esperienza professionale nell’ambito delle dipendenze e a contatto con i pazienti alcolisti. La Giornata di Studio è stata organizzata dall’Associazione “Insieme per Venezia”, con la collaborazione di molte realtà che operano in ambito socio-sanitario. Giulia Convegno DI PASTORALE DELLA SALUTE “Beato l’uomo che ha cura del debole” I l Convegno di Pastorale della Salute “Beato l’uomo che ha cura del debole” è promosso dal Centro di Pastorale Provinciale e dall’Ospedale San Raffaele Arcangelo di Venezia. Si terrà a Venezia nel nostro Ospedale il 25 settembre dalle 10 alle 17 ed è pensato per operatori di pastorale e operatori sanitari. INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI Barbara Cini, coordinatrice del servizio SASR: Tel. 041. 783361 (Da lunedì a venerdì) Email: [email protected] Sito: www.ospitalitaespirito.it 2/2015 77 Dalle nostre case... SAN COLOMBANO AL LAMBRO Serafino Acernozzi OH La Settimana Santa C on la celebrazione della Domenica delle Palme ha avuto inizio la Settimana Santa. La celebrazione iniziata nello spazio davanti alla Chiesa del nostro Centro, è stata presieduta dal cappellano don Jino, e ha visto la partecipazione di tanti ospiti e numerosi fedeli del vicinato, è apparsa tanto festosa con la processione coi rami di ulivo e palme, al centro di questa liturgia c’è la parola che abbiamo ascoltato nell’inno della Lettera ai Filippesi: «Umiliò sé stesso» (2,8) L’umiliazione di Gesù: questa parola ci svela lo stile di Dio e, di conseguenza, quello che deve essere del cristiano: l’umiltà. Uno stile che non finirà mai di sorprenderci e di metterci in crisi: a un Dio umile non ci si abitua mai! Alla 78 2/2015 fine don Jino ha detto: «Du- fa, nella sera dell’ultima cena rante questa Settimana, met- con i suoi discepoli, si china a tiamoci anche noi decisamen- terra con una bacinella d’acte su questa strada dell’umiltà, qua, deterge i piedi di dodici uomini, sono ospiti per amore di Lui, il Tutto delle nostre piccole nostro Signore e Salcomunità, è seguivatore. Sarà l’amore a nasce ta la Messa. Erano guidarci e a darci forqui presenti tanti ospiti, za. E dove è Lui, saree tutto fedeli e dirigenti del mo anche noi». tende Centro. La coraGiovedì santo, si le del Centro con i rinnova nella Chiesa a questo... canti appropriati ha del Centro, il rito delcondotto la cerimonia. la lavanda dei piedi e la “Messa Il cappellano tra l’altro nella nella cena del Signore”. Don sua omelia ha detto: «Gesù Jino a ricordo del gesto comchiude la sua vita terrena nel piuto da Gesù duemila anni Dalle nostre case... Cenacolo, rivelando ai suoi discepoli il segreto di tutta la sua vita pubblica. Essa è tutta racchiusa in un gesto: la lavanda dei piedi. In questa opera Gesù manifesta l’essenza della vera religione. Questa essenza ha un solo nome: carità, amore, pietà, compassione, misericordia, aiuto». Le luci sul presbiterio si spengono, alla destra dell’altare rimane solo il Crocifisso, mentre la pisside contenente le ostie consacrate non viene riposta nel tabernacolo, ma è condotta in processione fino a una delle cappelle laterali in una apposita arca: inizia l’adorazione e il silenzio del venerdì santo. Venerdì santo. In mattinata inizia davanti alla nuova struttura del Centro la tradizionale Via Crucis, animata dagli ospiti, i quali nelle varie stazioni, preparati dagli animatori, leggevano il loro commento, immedesimandosi con le sofferenze di Gesù. Don Jino presiedeva la cerimonia conclusa in Chiesa con la lettura della Passione di Nostro Signore. La Passione di Gesù emoziona e rende muta la folla numerosa dei presenti che ha seguito il percorso della Croce dal primo all’ultimo minuto della cerimonia conclusa con il bacio al Crocifisso. Sabato santo, giorno del grande silenzio. Un silenzio che attende la Risurrezione di Cristo. Notte santa, il Cappellano don Jino ha presieduto la veglia pasquale, un susseguirsi di momenti significativi: la benedizione del fuoco nuovo, l’ingresso processionale con il cero pasquale e coi fe- MOMENTI DELLA VIA CRUCIS ANIMATA DAGLI OSPITI deli con i loro lumini accesi in mano, il canto dell’Exultet, la liturgia della parola, la liturgia battesimale con il rinnovato delle promesse battesimali e la Liturgia Eucaristica. I canti sono stati eseguiti dalla Corale di Campo Rinaldo. Don Jino ha detto: «… La risurrezione si crede non ad occhi chiusi, stringendo i denti e incrociando la braccia, ma ad occhi ben aperti e con memoria grata, perché in piccole briciole l’abbiamo già sperimentata nel suo perdono». Risurrezione del Signore. La S. Messa solenne della mattina è stata animata dalla Corale del Centro, sotto la direzione dell’organista Paolo. Il presbiterio era ben adorna- to con composizioni floreali e con la tomba distrutta dal Cristo Risorto (preparata artisticamente dal Priore fra Gennaro). Il cappellano nell’omelia ha detto: «Oggi è Pasqua! Beh, forse così è veramente troppo condensato, però questo è il cuore della vita, della fede, della felicità, della Chiesa. Tutto nasce qui e tutto tende a questo giorno… Ora non si tratta solo di ricordare il mistero della Pasqua: bisogna renderlo evidente nella nostra testimonianza di parole e di condotta, in attesa che si compia la promessa di essere conformi al Signore risorto, quando a nostra volta, risorgeremo». 2/2015 79 Dalle nostre case... SAN COLOMBANO AL LAMBRO Devozione mariana: maggio 2015 I l nostro Fondatore amò profondamente Maria, la venerò e la imitò nel suo modo di vivere. Tutte le sue lettere iniziano così: «Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo e di nostra Signora la Vergine Maria sempre intatta»; San Giovanni di Dio la propone a noi Fatebenefratelli come esempio di lavoro e di preghiera, modello di Ospitalità che si concretizza nella disponibilità e nel servizio ai malati e ai poveri. Per questa devozione ogni pomeriggio durante l’anno si recita in Chiesa, con 80 2/2015 gli ospiti del Centro, il Santo Rosario animato da un confratello o dal cappellano mentre, nel mese di maggio, alternando i numerosi reparti della struttura, si celebra al mattino una S. Messa durante l’omelia il cappellano don Gino si rivolge in modo particolare agli ospiti del reparto. Pellegrinaggio a Caravaggio Inoltre, lo scorso 27 maggio, una sessantina di ospiti hanno partecipato al pellegrinaggio al Santuario della Madonna del Fonte di Caravaggio, provincia di Bergamo, ma in Diocesi di Cremona. Una giornata intensa iniziata col ritrovo al santuario di Caravaggio per la S. Messa solenne, dedicata ai pellegrini, concelebrata da vari sacerdoti, tra i quali il nostro don Gino. Dopo la celebrazione, un sacerdote cappellano del Santuario ci ha spiegato la breve storia dell’apparizione avvenuta il 26 maggio 1432 in località Mazzolengo, vicino a Caravaggio, dove, in prossimità di una fontana, verso le ore cinque del pomeriggio, la Dalle nostre case... Vergine Maria apparve ad una donna di nome Giannetta dicendole tra l’altro «di pregare per ottenere dal suo divin Figlio misericordia per chi cade ogni giorno nel peccato». Il racconto è proseguito con la storia del Santuario presentando sinteticamente le opere artistiche che racchiude. Infine la guida ci ha fatto visitare il Centro di spiritualità in particolare un salone e la Cappella moderna dove ha vissuto e pregato il Papa San Giovanni Paolo Il nel 1992 durante la visita al Santuario. AI termine un ottimo pranzo al ristorante con tanta gioia e allegria. Il pellegrinaggio è stato organizzato a chiusura del nostro mese di maggio dal Superiore fra Gennaro Simarò e dalle Direzioni sanitaria e amministrativa del Centro, ha coinvolto animatori e ospi- ti, giovani e della terza età. Nel pomeriggio, prima del rientro, visita alla Cappella dell’apparizione della Madonna con la recita di una preghiera particolare per tutti gli ospiti che non hanno potuto partecipare, per i nostri parenti, per tutti i cristiani perseguitati e, in segno di ringraziamento, per gli animatori e gli assistenti al pellegrinaggio. LA PROCESSIONE CITTADINA DEL 28 MAGGIO NELLA FOTO GRANDE I PELLEGRINI A CARAVAGGIO le ultime parole pronunciate da Gesù sulla croce a San Giovanni evangelista: «... ecco tua Madre». Il sacerdote terminava con l’invocazione: «La Vergine Maria per noi implori ancora misericordia dal suo Figlio Gesù, perché dove c’è incredulità fiorisca la fede, dove c’è disperazione fiorisca Processione con le parrocchie la speranza, dove c’è egoismo Un’altra manifestazione reli- fiorisca la carità». Ha fatto pregiosa, si è svolta la gare per Papa FranLa Vergine sera del 28 magcesco, per i sacerMaria gio, coinvolte le di lavoro doti malati e anziani Parrocchie di San sia esempio e per le vocazioni e di preghiera, Colombano, di domandando al modello Campagna e il noSignore, in questo di ospitalità stro Centro Sacro anno dedicato alla Cuore di Gesù, via consacrata, di una processione formata da suscitare a San Colombano e più di trecento persone, guida- dintorni, la nascita di qualche ta dal Parroco don Mario Ci- vocazione all’Ordine dei Fatepelli, dal Priore fra Gennaro, benefratelli. da don Davide e fra Serafino, Dopo la Benedizione fra Genè partita dal piazzale del Cimi- naro ha ringraziato tutti i pretero di San Colombano per senti in particolare gli operatogiungere, cantando e pregan- ri e gli ospiti, una serata di fede do il Santo Rosario, alla grotta nel segno della collaborazione di Lourdes nel parco del no- tra le Parrocchie e il nostro stro Centro assistenziale. Centro con la speranza di poA conclusione don Mario ha ter ripetere questi momenti di tenuto un’omelia richiamando preghiera comune. 2/2015 81 Dalle nostre case... CERNUSCO SUL NAVIGLIO Giovanni Cervellera Quando l’ospitalità passa attraverso I l 3 maggio ricorreva il decimo anniversario della consacrazione della Chiesa del Centro S. Ambrogio, avvenuta, appunto dieci anni or sono, alla presenza del cardinal Dionigi Tettamanzi. Per l’occasione, oltre che ricordare l’avvenimento nella Liturgia, abbiamo fatto seguire alla Messa un breve percorso artistico-religioso per illustrare particolarmente i significati delle vetrate e dei mosaici che raccontano episodi attraverso linee e colori che poco hanno di raffigurativo e lasciano molto spazio alle emozioni e alle percezioni. Senza il dovuto commento non è facile intravedere ciò che gli artisti hanno voluto raffigurare. Vetrate e mosaici sono stati realizzati dalla Scuola Beato Angelico di Milano e suggeriscono alcuni percorsi della genesi e dell’attesa del Messia, combinati agli eventi principali del nuovo Testamento, in particolare Annunciazione e Resurrezione. Completano l’ambiente le sculture in legno di Gianluigi 82 2/2015 Sandrini e quattro statue in rame sbalzato dell’ottocento. La Chiesa è un piccolo gioiello, semplice e delicato, che invita piacevolmente alla preghiera. L’iniziativa è risultata gradita dai tanti ospiti domenicali che, pur frequentando da anni la chiesa, non si erano mai resi conto dei significati delle varie opere. La visita è stata riproposta il giorno dopo per permettere di conoscere la chiesa a chi non era presente la domenica. Il percorso artistico è diventato un vero e proprio itinerario di fede nel ricordo dei molti passi biblici che i vari elementi raccontano. l’arte Dalle nostre case... 25 anni di collaborazione con i Fatebenefratelli A l Centro S. Ambrogio di Cernusco sul Naviglio hanno festeggiato il 25° di lavoro gli operatori: (nella foto da sinistra a destra) Franzosi Fernanda, Oberto Mirella, Corongiu Monica, Allegro Concetta, Basile Co- simo, Natale Anna, Rivola Daniela, Meroni Milena, Zivelonghi Sabrina, Dincao Roberto, Cappadonia Franca, Pintus Luigi. Assenti alla festa per malattia: Sandonini Giovanni, Ottolini Maria Rita. Venerdì, 9 ottobre 2015 Auditorium “Fra Pierluigi Marchesi” Via Cavour, 22 – 20063 Cernusco S. Naviglio –Mi Il trattamento riabilitativo dei disturbi gravi di personalità: realtà, criticità, prospettive. I disturbi di personalità e la psicopatologia emergente a loro associata sono l’espressione più peculiare del disagio psichico nell’attuale contesto storico. Essi coprono un continuum che descrive personalità sofferenti ma ancora integrate nel tessuto sociale (le cosiddette “patologie borderline ad alto funzionamento”) sino ad assetti personologici con un senso di identità sbriciolato, disregolazione emotiva, relazioni caotiche e conflittuali e ingenti difficoltà a integrarsi nei mondi istituzionali tradizionali (lavoro, famiglia). Il trattamento dei disturbi di personalità più gravi pone partico- lari problemi di complessità e di efficacia, e richiede un approccio multiprofessionale. Questa giornata di studio intende proporre una riflessione sulla multidimensionalità del disturbo e le conseguenze per il trattamento. In particolare sarà proposta l’efficacia del trattamento riabilitativo dei gravi disturbi di personalità in ambiente comunitario dedicato che, grazie all’offerta multidisciplinare e agli approcci terapeutici molteplici, riesce a garantire un ambiente sufficientemente integrante per gli aspetti disfunzionali che il disturbo comporta. Saranno inoltre discussi gli aspetti che Modalità d’iscrizione Esclusivamente inviando richiesta all’indirizzo email: [email protected] [email protected] Per ulteriori informazioni contattare: dr. Giovanni Cervellera tel . 02-92416.339 Paola Ballabio tel . 02-92416.331 rimangono critici del “panorama borderline”: la diagnosi, le comorbilità, i fattori neurobiologici, gli approcci psicoterapici, il trattamento e il riconoscimento delle acuzie. La partecipazione è gratuita. È stato chiesto l’accreditamento ECM per le seguenti figure professionali: Medici - Psicologi - Educatori - Infermieri - Assistenti sociali 2/2015 83 Dalle nostre case... BRESCIA L’Irccs SAN GIOVANNI DI DIO ottiene la certificazione d’eccellenza della Joint Commission International 84 2/2015 L’ Irccs San Giovanni di Dio di Brescia ha ricevuto il certificato di qualità della Joint Commission International, che è il più autorevole del mondo ospedaliero. «Un riconoscimento importante - dichiara fra Marco Fabello, direttore generale dell’Istituto, di proprietà dell’Ordine Ospedaliero San Giovanni di Dio - raggiunto solo grazie a un lungo lavoro di squadra, che ha portato a elevare gli standard in tutte le direzioni». Il processo di accreditamento della Jci, effettivamente, è uno dei più intensi e severi, particolarmente per un istituto di riabilitazione psichiatrica e delle demenze come quello bresciano, che è l’unico Irccs in questo settore. «Un vantaggio di questa certificazione d’eccellenza - spiega Fabello - è che la Jci articola Dalle nostre case... la propria analisi degli standard intorno alla figura della persona, concepita in modo integrale, che da cinquecento anni è centrale nel carisma di San Giovanni di Dio. Posso dire, anzi, che vi è una piena corrispondenza tra il valore dell’attenzione alla persona umana individuato dalla Jci e il medesimo obiettivo come lo inquadra la Carta d’Identità del nostro Ordine: questa centralità - il dato, ovviamente, è stato il primo ad essere verificato dalla commissione internazionale - è tanto presente nei nostri servizi ospedalieri quanto nell’attività ambulatoriale e in quella dei centri diurni, ma anche, e in modo sinergico con le diverse aree cliniche, nell’attività di ricerca che caratterizza l’istituto e ne fa un punto di riferimento internazionale per lo studio dei disturbi psichiatrici e delle demenze, come pure nell’attività didattica che sviluppano insieme all’Università di Brescia, all’Università di Bologna e all’Università Cattolica». Concretamente, questo significa che la delegazione inviata dalla Jci ha verificato la corrispondenza tra i servizi, le procedure, la qualificazione del personale, gli strumenti e le infrastrutture del Centro San Giovanni di Dio (una sede ubicata in via Pilastroni 4 a Brescia, 240 posti letto accreditati al Ssn, 2 unità operative di riabilitazione ospedaliera, 350 dipendenti, di cui circa 70 ricercatori, un bilancio annuo di circa 25 milioni di euro) e gli standard fissati dalla stessa Jci a livello internazionale, cui in Italia si sono uniformati nel tempo anche alcuni tra i più importanti ospedali pubblici alcuni privato come il Bambino Gesù di Roma. Nel mondo, sono 800.000 le istituzioni accreditate da questa commissione indipendente (giuridicamente la Jci è un’ong). Nel caso bresciano, l’accreditamento è stato raggiunto per la prima volta nel 2002, e riconfermato nel 2005, 2008, 2011 e infine nel 2015 con un percorso che ha modificato profondamente le routines, riorganizzandole per processi e soprattutto riorganizzandole in senso proattivo, laddove in origine i problemi erano affrontati in termini reattivi. «La verifica per la conferma o meno dell’accreditamento è triennale - commenta Fabello - ma l’applicazione degli standard è controllata continuamente, attraverso il lavoro di gruppo, secondo un approccio che rappresenta un cambiamento non meno importante degli standard stessi, perché ha insegnato ai professionisti a confrontarsi quotidianamente e a ricercare uno scambio di esperienze, in cui si migliora insieme». Insomma, la certificazione ha innescato un processo formativo e culturale: dal controllo delle infezioni alla sicurezza delle infrastrutture, si va ben oltre le best practices, con quest’accreditamento si adottano volontariamente gli standard più elevati e vincolanti che esistano nel settore, «ma la novità positiva rispetto ad altre iniziative analoghe è che si riesce ad acquisire in tutte le figure professionali la consapevolezza che il maggiore impegno rappresenta innanzi tutto un investimento su se 2/2015 85 » Dalle nostre case... BRESCIA » stessi e sul tipo di sanità che si vuole realizzare con il proprio lavoro quotidiano» commenta il direttore generale. L’accreditamento della Jci, beninteso, non è una passeggiata e infatti ha imposto all’istituto bresciano di elaborare e attua- re 25 politiche, 70 procedure, 40 protocolli e 27 istruzioni operative, oltre a creare una ventina di gruppi di lavoro che hanno lavorato per un biennio con l’obiettivo di ridurre in modo esasperato i margini di errore. Come detto, il miglioramento è sempre in progress e infatti l’istituto sta già lavorando su quattro progetti che riguardano la prevenzione delle cadute, la gestione dei comportamenti aggressivi, l’informatizzazione delle cartelle cliniche (iniziata nel 2011 grazie a un bando della Regione Lombardia), l’eliminazione delle aree di rischio e la teleassistenza (50 piattaforme che saranno assegnate ad altrettanti pazienti). Uno sforzo che ha già prodotto un risultato concreto: la site visit del Ministero della Salute per il riconoscimento della qualifica di Irccs, che si è tenuta nei giorni immediatamente successivi alla verifica della Jci, ha dato esito positivo. IL COMUNE DI Brescia in musica: la festa delle piazze entra ai Pilastroni U na festa dedicata alla musica, quella organizzata dal Comune di Brescia lo scorso 20 giugno, in 30 piazze della città. Su trenta palchi del territorio, nell’arco di 10 ore, si sono esibite 3000 persone, tra cantanti e artisti vari, con turni di un’ora ciascuno. Un palco è stato assegnato anche all’IRCCS Fatebenefratelli, al quale il Comune ha fatto pervenire tavoli e sedie: nel corso della giornata 10 gruppi musicali hanno animato la festa, occasione di incontro e di scambio con ospiti ed operatori del Centro di via Pilastroni. “È stata una giornata molto utile dal punto di vista sociale – ha commentato fra Marco – in quanto ha consentito a molti 86 2/2015 cittadini del territorio di entrare nell’Istituto e condividere la giornata con gli ospiti della Casa”. Fra Marco ha consegnato ad ogni gruppo musicale una targa-ricordo auspicando che l’iniziativa possa ripetersi. Un ringraziamento particolare è andato al Sindaco che ha promosso l’iniziativa e ha favorito la partecipazione dell’IRCCS. Determinante per la riuscita dell’evento è stato l’aiuto dei volontari, dipendenti e non, che hanno mantenuto “viva” la fiamma del barbecue ed hanno assicurato cibo e bevande a tutti. Dalle nostre case... ESPERIENZA DI VOLONTARIATO PRESSO L’IRCCS SAN GIOVANNI DI DIO A BRESCIA VOCI IN RIELABORAZIONE… DA UNA BELLA ESPERIENZA DI INCONTRO Ecco un breve racconto dell’esperienza di servizio vissuta dal gruppo di giovani dell’Oratorio di Travagliato con due Comunità dell’Irccs San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia: un percorso di conoscenza e di relazione fra i giovani ed il mondo della malattia mentale. L’esperienza ha visto le due realtà impegnate una volta al mese per circa dieci incontri strutturati in diversi momenti: dalla preparazione su obiettivi del progetto e valori dell’Ordine Ospedaliero, al confronto di gruppo sulla malattia mentale; dagli incontri di relazione, socializzazione e gioco con gli ospiti delle comunità psichiatriche “Fra Raimondo” e “Fra Cosimo”, alla conclusione con una festa ed il rimando sull’esperienza vissuta. Per noi operatori è stato importante condividere queste giornate con i giovani, perché insieme ai nostri ospiti ci siamo messi in gioco in una forma ed un ruolo diversi. È stato sorprendente scoprire come i nostri ospiti attendessero, con le loro fatiche, questi incontri. Ed è stato sorprendente anche per noi operatori vivere la scoperta delle risorse e degli entusiasmi di ognuno di noi. Un grazie di cuore all’Oratorio San Michele di Travagliato per l’entusiasmo che ci ha donato. Un grazie di cuore per averci ricordato che la magia di ogni incontro sta nel dono reciproco. I CRESIMANDI ALL’ASILO NOTTURNO D omenica 17 maggio 2015 abbiamo accolto i ragazzi Cresimandi dell’Oratorio della Parrocchia di Fornaci. Nei mesi scorsi i ragazzi con le loro famiglie hanno raccolto del cibo confezionato da offrire all’Asilo Notturno. Con il Parroco don Roberto ed il suo Educatore Paolo abbiamo concordato di offrire ai ragaz- zi la possibilità di svolgere un servizio concreto e particolare a favore degli accolti all’Asilo Notturno. Come potete vedere dalle fotografie, i ragazzi hanno preparato la tavola, collaborato alla preparazione dei pasti ed alla loro distribuzione. Prima di dare vita a questo servizio, abbiamo creato un momento intimo parlando della Casa di San Giovanni di Dio Asilo Notturno, rendendoli partecipi del Carisma dell’Accoglienza dei Fatebenefratelli. 2/2015 87 Dalle nostre case... SAN MAURIZIO CANAVESE D’altro canto, se un tempo la condivisione era un elemento connettivo della vita dei poveri, oggi chi è povero o ai margini viene spesso visto con sospetto. Maria Elena Boero Nella Via Crucis di Gesù ci sono molti esempi di solidarietà, a partire dalla tradizione dell’ulivo, simbolo di pace. Il gesto più umile della lavanda dei piedi del giovedì santo è un modo per mettersi dalla parte di chi sta peggio: il Santo Padre, accostando i carcerati di diverse confessioni religiose, ha voluto affermare con forza che tutti possiamo ritrovarci nell’unico Dio. Il venerdì santo la Veronica asciuga il volto incontro periodico di fra Marco, diret- di Gesù: è l’esempio migliore di accostare un tore della rivista, con gli studenti del malato e dargli sollievo; il Cireneo che solleva Liceo Scientifico F. Juvarra di Venaria Gesù dal peso della croce è portatore di umaniReale (TO) si è incentrato sul tema di ebola e tà in un mondo ostile. Fra Marco, con l’esempio di Gesù che cade e solidarietà. La politica si occupa di ebola solo per mettere in viene soccorso dal Cireneo, esorta gli studenti guardia dalla paura e dal contagio, come è avve- a non rifiutare l’aiuto, quando capita di cadere: nuto in Italia e negli altri paesi europei. La soli- la prima solidarietà deve essere verso se stessi. darietà è un bene che scarseggia, in una società Il dialogo aperto dei ragazzi con religioso porta in cui i giovani depressi sono in crescita. Essa sempre buoni frutti di riflessione tra gli studenperò è essenziale: in un mondo in cui pullulano ti; essi, infatti, hanno proseguito il percorso di le guerre, la pace comincia da ciascuno di noi. approfondimento con i loro insegnanti. Fra Marco incontra i liceali: Ebola e solidarietà L’ VARAZZE Agostino Giuliani Via Crucis nel parco A lcune immagini della Via Crucis celebrata, il 31 marzo, da fra Valentino Bellagente, Superiore della Casa di ospitalità, coi i collaboratori; organizzata all’interno del parco della Casa, in un clima di fraternità e suggestione. 88 2/2015 Dalle nostre case... pellegrinaggio MENDICANTI NELLA IlFatebenefratelli della Provincia Lombardo Veneta TERRA DI GESù in Terra Santa 10-15 marzo 2015 C irca 40 persone di tutte le età, in un clima di amicizia e di condivisione della fede, hanno partecipato al pellegrinaggio in Terra Santa svoltosi dal 10-15 marzo 2015, vi erano religiosi Fatebenefratelli col Superiore provinciale, dirigenti della Curia Provincializia, direttori sanitari, medici, operatori sanitari con i loro familiari, pellegrinaggio promosso dagli operatori pastorali dei Centri ospedalieri della Provincia Lombardo Veneta, con una intensa vena spirituale e dal tema allettante: «con Gesù medico dei cuori». Sotto la guida di Lorenzo, diacono dei Fratelli della Visitazione e del capo gruppo Giovanni Cervellera, abbiamo vissuto un’esperienza di viaggio straordinario nella terra di Cristo, dove è nata la Chiesa assieme al carisma della carità ospedaliera. Il sogno era quello di incontrare Gesù nella sua terra e nelle comunità che ancora oggi custodiscono con la presenza e la preghiera i luoghi santi. Ogni visita è stata sempre accompagnata dalle meditazioni della guida che ci ha fatto vivere questo pellegrinaggio in modo originale! Mercoledì 11 marzo: a Tabgha, si è visitato la Chiesa benedettina della Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci, la Chiesa del Primato di Pietro, che sorge sulle rive del lago. Cafarnao, dove si svolsero molti fatti della vita pubblica di Gesù. È seguita la bella navigazione sul Lago con la lettura dei racconti che parlano dell’annuncio della buona notizia e, in particolare, dei miracoli avvenuti sulle sponde del lago a Cafarnao e nei villaggi vicini, poi, abbiamo raggiunto il kibbutz En Gev per la sosta del pranzo. Nel pomeriggio il rientro a Nazareth per visitare in modo particolare l’Holy Family Hospital di Nazareth, fondato dai Fatebenefratelli nel lontano 16 marzo 1882, gestito dai Fatebenefratelli e dove collaborano le Suore di Maria Bambina. 12 marzo: la mattinata è stata dedicata alla visita di Nazareth, la tradizione cristiana indica, oltre alla basilica dell’Annunciazione, dove abbiamo celebrato la S. Messa nella chiesa inferiore, la chiesa di San Giuseppe. Abbiamo raggiunto Gerico, era l’ultima tappa dei pellegrini che dalla Galilea si recavano a Gerusalemme per le grandi solennità del culto ebraico. Poi proseguendo la strada per Gerusalemme abbiamo fatto sosta sul fiume Giordano in località Qasr El Yaud, dove abbiamo fatto me- 2/2015 89 » » Dalle nostre case... moria del Battesimo di Gesù. Siamo arrivati a Betania, a Est del Monte degli Ulivi, e visita alla Tomba di Lazzaro. La domanda che ci siamo posti per gli episodi accaduti al Giordano e a Betania da Gesù è: qual è il vero senso della guarigione operata dal maestro? 13 marzo: Gerusalemme, proseguiamo per il Monte degli Ulivi, sosta alla Chiesa detta del Pater Noster, al Dominus Flevit, al Romitaggio del Getzemani con la concelebrazione eucaristica, visita al Getzemani (Basilica delle Nazioni), pranzo a Betania presso l’orfanotrofio arabo delle Suore di San Vincenzo de Paoli. Nel pomeriggio ritorno a Gerusalemme dove abbiamo visitato la Chiesa di Sant’Anna e la Piscina probatica. Poi abbiamo percorso a piedi la via “Dolorosa”, chiamata così perché essa vuol seguire, in modo devozionale, la via che percorse Gesù dal Pretorio al Calvario; infine alla Basilica della Resurrezione, con la visita approfondita al Calvario e al Santo Sepolcro. 14 marzo: S. Messa concelebrata nella Cappella della Crocefissione, adiacente a quella del Calvario. Visita a San Pietro in Gallicantu sul versante orientale del Monte Sion. Qui abbiamo venerato un tratto di strada romana a gradini, percorsa con tutta probabilità da Gesù nella notte del Giovedì santo. 90 2/2015 Poi ci siamo trasferiti a Betlemme per la visita alla basilica della Natività e al Campo dei Pastori. Intorno alla Grotta della Natività ci sono altre grotte legate al ricordo di San Girolamo. A fianco della basilica sorge la chiesa di S. Caterina, preceduta da un piccolo chiostro. Beit Sahur, campo e grotta dei pastori, alcuni pastori, persone tra le più emarginate del popolo giudaico, si recarono ad adorare Gesù. Dopo la cena a Casa Nova di Gerusalemme, dove eravamo ospitati dai Padri Francescani, il capogruppo Cervellera ha animato la serata chiedendo ai pellegrini le loro impressioni sul pellegrinaggio e per ultimo fra Massimo, priore provinciale dei Fatebenefratelli ha ringraziato la guida il Diacono Lorenzo per la sua bravura nel farci amare la Terra Santa e Cervellera per la sua pazienza nel seguire il gruppo. Fra Massimo ci ha esortati, nel rientrare in l’Italia, a mantener viva l’energia dello Spirito santo auspicando che fuoriesca dalle nostre persone contagiando la società, i nostri ammalati e gli ospiti. 15 marzo, domenica. Abbiamo raggiunto il simbolo principale della fede degli ebrei, i resti del muro della cinta erodiana, denominato Ha Kothel, abbiamo visto i devoti ebrei avvolti nei loro talit per la preghiera fervorosa a Dio. Abbiamo avuto anche la possibilità di salire sulla spianata, dove ora si ergono le moschee islamiche Al’Aqsa e la Cupola della Roccia visitabili solo dall’esterno. Siamo rimasti anche impressionati per la preghiera delle donne islamiche con l’invocazione urlando che “Dio è grande” quando passavano gli ebrei. A mezzogiorno Eucarestia concelebrata a Casa Nova poi l’ultima agape fraterna dei pellegrini. Nel pomeriggio trasferimento in aeroporto e partenza per Milano. La Terra Santa è certamente un luogo con tanto passato ma anche con tanto presente! È una terra che mette in cammino chi la visita, e questi, sia giovane o meno giovane, si sente interpellato, chiamato ad intraprendere il viaggio della vita con una luce nuova, con una consapevolezza che Dio è con noi! Serafino Acernozzi oh Elemosina: valore evangelico, missione carismatica e impegno sociale 14-16 giugno - Roma Casa Nostra Signora Madre della Misericordia (Ancelle di Cristo Re) Convegno Internazionale sull’Elemosina organizzato dall’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio. E lemosina, oggi, seguendo gli insegnamenti di San Giovanni di Dio. A Roma dal 14 al 16 aprile scorsi si è tenuto un convegno dal titolo «ELEMOSINA» al quale hanno partecipato oltre 50 persone, confratelli e laici, provenienti dai 5 continenti. Le tre giornate sono state molto intense e con grande partecipazione e coinvolgimento di tutti i presenti. Ha aperto il Convegno, il giorno 14 aprile – moderatore fra Giampietro Luzzato Consigliere Generale – fra Moisés Martin, responsabile della Cooperazione Internazionale della Curia Generalizia di Roma, che ha ricordato a tutti i partecipanti i valori della cooperazione e della raccolta fondi o fundraising. Il Superiore Generale – fra Jesus Etayo – ha tenuto una Lectio Magistralis sui valori dell’Elemosina a seguito di quanto discusso e deciso nell’ultimo Capitolo Generale. L’Elemosina o fundraising è un’esigenza sociale che deve superare l’ingiustizia e l’egoismo e puntare direttamente al cuore del prossimo. Devono essere coinvolte tutte le persone di buona volontà nelle Province, le Fondazioni e le Associazioni presenti in tutte le case dell’Ordine per diffondere valori di giustizia, carità e cooperazione. Comprendere e promuovere l’Elemosina deve essere il grido profetico dell’Ordine nella nostra società, come ci ha insegnato San Giovanni di Dio vero precursore della raccolta fondi, o elemosina, al grido di Fate Bene Fratelli per racimolare quanto necessitava ai poveri pazienti a Lui affidati. Nelle giornate seguenti sono poi intervenuti il signor Francisco Benavides di Granada, sul tema: San Giovanni di Dio un nuovo stile di elemosiniere, il professor Stefano Zamagni con un ottimo intervento: Fraternità universale esigenza per tutte le religioni e su come oggi dobbiamo intendere la solidarietà e come motivare la raccolta fondi per contribuire al sostentamento delle Opere dell’Ordine. Il signor Francisco Javier Sota: Scenari attuali per la raccolta 2/2015 91 degli uffici Fundraising, mettendosi in rete e scambiandosi esperienze e suggerimenti. La massima trasparenza nelle gestione dei fondi raccolti. E l’assunzione di una grande responsabilità a spendere bene il ricavato del Fundraising. “ Offriamo con il cuore, diamo ai bisognosi con amore, siamo generosi come Gesù “ fondi e il signor Oriol Bota: Uffici Raccolta Fondi: Opere Sociali. La tavola rotonda ha visto intervenire la signora Anna Meyer – Spagna – Cooperazione con Enti Civili; Fra Gerardo D’Auria – Superiore Provinciale della Provincia LA TRADIZIONALE FOTO RICORDO DEI PARTECIPANTI NELLA PAGINA PRECEDENTE L’INTERVENTO DEL SUPERIORE GENERALE Romana – Ridare la luce – progetti di sviluppo e numerosi responsabili di varie Associazioni, presenti nel Mondo, vicine all’Ordine. L’ultima giornata è stata dedicata ai lavori di gruppo con il contributo di tutti i partecipanti che, in sintesi, hanno proposto: La creazione di linee guida, comuni a tutto l’Ordine, sul Fundraicing, con l’istituzione di un ufficio per il Fundraicing in tutte le Province dell’Ordine. La collaborazione tra tutte le organizzazioni, attraverso i propri responsabili 92 2/2015 Il convegno si è concluso il 16 aprile con l’Eucarestia presieduta dal cardinale Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras, membro nella commissione voluta da papa Francesco per la riforma della Chiesa, nell’omelia, tra le altre cose ha esortato i partecipanti al convegno dicendo: «Offriamo con il cuore, diamo ai bisognosi con amore, siamo generosi come Gesù vuole che siamo, con vero spirito di carità, per amore verso Dio e verso i nostri fratelli... Nel nostro tempo continua ad esistere la povertà, come ai tempi di Gesù. L’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium denuncia con chiarezza la situazione attuale del mondo che produce fondamentalmente degli esclusi. Nel contempo ci invita a far sentire la nostra voce e a non accettare supinamente l’economia dell’esclusione quando grida: No alla nuova idolatria del denaro, No a un denaro che governa invece di servire, No all’iniquità che genera violenza». Elvio Basile Nasce la Provincia del Buon Pastore in Nord America I l 19 gennaio 2015 il Consiglio Generale ha ufficialmente eretto la Provincia del Buon Pastore in Nord America. La nuova Provincia è formata dai centri dei Piccoli Fratelli del Buon Pastore in Nord America (Stati Uniti, Canada e Haiti) che nella stessa data si sono incorporati nell’Ordine, dalle case della Delegazione Generale Canadese e dal centro di Westville Grove (USA) finora appartenente alla Provincia dell’Europa Occidentale. La sede della nuova Provincia sarà a Hamilton in Canada. Fra Justin Howson è stato nominato Provinciale, nella foto ricordo i Piccoli Fratelli del L’antico ospedale di Granada È stata una giornata memorabile per l’Ordine Ospedaliero quella di lunedì 27 aprile a Granada; infatti dopo 180 anni l’Ordine ha recuperato completamente l’antico ospedale, alla cui costruzione diede inizio lo stesso San Giovanni di Dio poco prima di morire. La cerimonia per la firma dell’at- to di cessione si è svolta nella sala che in origine era la chiesa dell’ospedale alla presenza di fra Jesús Etayo, Superiore Generale dell’Ordine, di fra José Antonio Soria, Superiore della Provincia Andalusa, e del Presidente e del Vice Presidente del Consiglio Provinciale della città di Granada, rispettivamen- Buon Pastore entrati a far parte dei Fatebenefratelli con fra Jesus Etayo, Superiore Generale dell’Ordine (secondo da destra). te i signori Sebastián Pérez e José María Guadalupe. Fra Jesús Etayo ha sottolineato l’importanza di questo evento storico in quanto l’ospedale granadino fu esempio e modello per la costruzione degli ospedali dell’Ordine in tutto il mondo, ed oggi più che mai è da considerarsi un luogo significativo per l’Ordine, perché da esso cominciò a diffondersi il carisma e la missione all’ospitalità di San Giovanni di Dio. 2/2015 93 CCP N° 29398203 - IBAN IT02 J076 0101 6000 0002 9398 203 Pervenute entro maggio 2015 ABBONAMENTO Gentile lettore, ti chiediamo di rinnovare l’abbonamento alla Rivista, euro 13,00, utilizzando il bollettino postale allegato in tal modo contribuisci anche a sostenere gli ospedali missionari dei religiosi Fatebenefratelli del Togo e del Benin. CONTO CORRENTE POSTALE NUMERO 29398203 Ambrosetti Adele 100,00 Brescia Ambrosi Cesare 10,00 Venezia Antonacci Nicola 10,00 Cesano Boscone (Mi) Argenterio Amalia 10,00 Castiglione delle Stiviere (Mn) Arini Enrico 20,00 Brescia Bazzoni Famiglia 50,00 Cerveno (Bs) Bellinardi Giuseppe 40,00 Brescia Belotti Francesco 15,00 Villongo (Bg) Bianchini Onelia 30,00 Medolla (Mo) Bonamico Marai Adriana 10,00 Verona Breda don Luigi 20,00 Mestre (Ve) Buzzi Egidio 30,00 Brandico (Bs) Cabbia Fattima 15,00 Paluello di Stra (Ve) Caldarulo Nicola M.A. 13,00 Pistoia Campioli Edmea 20,00 Vezzano sul Crostolo (Re) Carnevale Salvatore 10,00 Bellizzi (Sa) Carrara don Luigi 20,00 Milano Cassani Rosangela 20,00 Bereguardo (Pv) Castelfranco Iris 50,00 Cusano Milanino (Mi) Cat Rastler Mario 40,00 Cirie’ (To) Checchi Clarice 98,00 Verolanuova (Bs) Chiarati Alfio 15,00 Codigoro (Fe) Circolo Provinciale M.C.L. 30,00 Crema (Cr) Colombo Michele 20,00 Anzano al Parco (Co) Cori Giancarlo 15,00 Casorate Primo (Pv) Coruzzino Fabiola 20,00 Udine Costantino Vincenzo 10,00 Vibo Valentia De Santis Stefano 10,00 Cerveteri (Rm) Del Core Grazia 20,00 Milano (Mi) Della Gatta don Andrea 30,00 Casapesenna (Ce) Diverbio Maria 20,00 Lonigo (Vi) Duprè Stefano 50,00 Morgano (Tv) Elena e Mario, a ricordo fra Ireneo 20,00 Arcellasco-Erba (Co) 13,00 Fenoglio Carlo Torino 20,00 Ferrari Ernestina Lucia Marone (Bs) 10,00 Ferrari Tilde Lesmo (Mb) 10,00 Ferro Gina Crotone 15,00 Franzoni Primo Sabbio Chiese (Bs) 25,00 Fratini Fabio e Patrizia Citerna (Pg) 20,00 Gagliandi Luciano Brescia 10,00 Galbusera Ambrogio Arcellasco-Erba (Co) 30,00 Gasparini Mario Dottore Udine 15,00 Gentili Valentina Porto Recanati (Mc) 25,00 Gerola Nicola Casaloldo (Mn) 30,00 Ghisu Giuseppe Nuoro 50,00 Giacomini Franco Volpedo (Al) Goussikpe Apiavi Biova Antoinette 20,00 Pioltello (Mi) 10,00 Guido Giuseppe Bari Guiducci Sparapani Milena 30,00 Arezzo 100,00 Ingardia Biagio Paceco (Tp) 20,00 Lanfranchi don Franco Albano S. Alessandro (Bg) 50,00 Lionello Massimo Onè di Fonte (Tv) 13,00 Lo Magro Bianca Milano 13,00 Malaspina don Fortunato Messina 20,00 Malta Mario Borghetto Lodigiano (Lo) 13,00 Mangerini Maria Brescia 10,00 Masciarelli Gianna Taranta Peligna (Ch) 10,00 Mazzarella Pasquale Varazze (Sv) 20,00 Mazzola Battista Vignate (Mi) 10,00 Mazzoleni don Paolo Palazzago (Bg) 50,00 Nicoletti Giuseppe Cornedo Vicentino (Vi) 50,00 Occhi Antonio Rosario Vezza d’Oglio (Bs) 50,00 Orizio Angelo Cellatica (Bs) 20,00 Orizio Daniela Giulia Rovato (Bs) Paraboni Rinalda Milano Passoni Maria Luciana Trovo (Pv) Pastorelli Piera Berzo Inferiore (Bs) Pegoraro Giuseppe Thiene (Vi) Perini Achille Milano Porcari Riccardo Arena Po (Pv) Richini Pierangelo Ossimo (Bs) Rigato Antonio Samarate (Va) Romeo Giuseppa S. Giorgio di Piano (Bo) Rosselli Giuseppe Davide Belvedere Marittimo (Cs) Rovera Alessio Gavirate (Va) Salvini Raoul Firenze Scopelliti don Alessandro S. Zeno Naviglio (Bs) Sinagoga Franco Crema (Cr) Spinelli Andrea Cusano Milanino (Mi) Stefani Francesco Padova Suore Maria Consolatrice Rosate (Mi) Superiora Ospedale Villa Salus Mestre (Ve) Tabaglio Paolo Roncadelle (Bs) Tamanti Teresina Cesena (Fc) Tassone Cosimo Vito Udine Tavecchio Prina Angela Erba (Co) Tondelli Silvia Busto Arsizio (Va) Tonello Luciano Cremella (Lc) Trevisin Luigi Bellinzago Lombardo (Mi) Tronconi Ovidio Pontoglio (Bs) Vai Alvaro Buccinasco (Mi) Visconti Marco Cesare Bubbio (At) Zuin Paolo Padova Zumbo Giuseppe Palmi (Rc) 30,00 15,00 20,00 20,00 15,00 20,00 18,00 30,00 20,00 30,00 20,00 10,00 50,00 80,00 30,00 10,00 30,00 13,00 30,00 15,00 15,00 50,00 30,00 20,00 30,00 10,00 50,00 40,00 10,00 10,00 :::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: TOTALE 2.444,00 OFFERTE A FAVORE DELLE OPERE MISSIONARIE 94 2/2015 OSPITALITà aL FEMMINILE ILSEGRETO DI CHIARALUBICH: © Foto csc centro s. chiara audiovisivi “GESù ABBANDONATO” Colui che trasforma il dolore in amore Bisogna lasciar da parte le nostre certezze, le nostre convinzioni, entrare in una verità che può sconvolgerci ma ci aprirà un orizzonte meraviglioso. Chiara ha ricevuto un dono nella purezza del suo cuore, non ha temuto di lasciarsi sconvolgere, di entrare nel gioco di Dio che sempre ci scomoda, per donarlo anche a noi. F inora ho girato attorno al tema, presa dal timore di consegnarlo alle pagine anonime di una rivista, senza conoscere lo stato d’animo di chi le legge. Avrei preferito confidarlo guardando il lettore negli occhi, in un momento di condivisione. Negli articoli precedenti, avevo messo le premesse tracciando il ritratto di Chiara Lubich come “messaggera” di amore, di quell’arte di amare che si è propagato nel mondo intero… Messaggera di un amore che va fino al perdono dell’errore del fratello settanta volte sette perché ogni uomo è un “candidato all’unità”. Un amore che non si limita alle pareti domestiche, agli amici, alla parrocchia, ma ca- pace di generare, tra l’altro, una nuova prassi economica. L’amore, come Chiara lo concepisce, costa e chiede a volte la vita. L’amore vince tutto Florence Gillet Da tale ritratto è venuto in rilievo che la fede di Chiara Lubich GESù ABBANDOaffonda le radici nella convinzioNATO ne che l’amore vince tutto. ERA IL PERSONAGGIO Ma dove ha attinto questa conVIVO vinzione che le ha permesso di DELLA non arrendersi nelle innumereNOSTRA ESISTENZA voli difficoltà e sofferenze della sua vita? Da chi ha imparato nella foto questa capacità di trasformare chiara il dolore in amore? Il segreto di con dori zamboni Chiara Lubich di cui vorrei un nel 1943, po’ accennare si chiama «Gesù a trento crocifisso che grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34)». 2/2015 95 OSPITALITà aL FEMMINILE «Sotto la croce, sotto ogni croce – mi dicevi – ci sono io. Abbracciala e mi troverai» La scoperta di “Gesù abbandonato” nel racconto di Dori La “scoperta” di Lui, fortuita, inaspettata ma sicuramente voluta dall’Alto, e che cambierà la sua vita e quella di molti, avvenne quando ella aveva 24 anni. Eccola come è stata raccontata dalla compagna che ne fu testimone, Dori Zamboni, in quel 24 gennaio 1944. «Si andava a trovare i poveri e da questi, probabilmente, avevo preso un’infezione al volto. Ero piena di piaghe e le medicine non fermavano il male. Continuavo però, con il volto opportunamente protetto, ad andare a Messa e al sabato alla riunione... Faceva freddo, e uscire in quelle condizioni poteva essere dannoso. Poiché i miei me lo proibivano, Chiara chiese ad un padre cappuccino di portarmi la Comunione. Mentre facevo il ringraziamento, quel sacerdote domandò a Chiara qual era stato, secondo lei, il momento nel quale Gesù aveva sofferto di più durante la sua passione. Ella rispose d’aver sempre sentito dire che era stato il dolore patito nell’orto degli ulivi. Ma il sacerdote: “Io credo, invece, che sia stato quello in croce, quando ha gridato: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Appena il Padre se ne andò, avendo udito le parole di Chiara mi rivolsi a lei, sicura d’una spiegazione. Mi disse invece: “Se il più grande dolore di Gesù è stato l’abbandono da parte del Padre suo, noi lo scegliamo come Ideale e lo seguiamo così”. In quel momento, nella mia mente, nella mia fantasia, si impresse la convinzione che l’ideale nostro era Gesù col volto straziato che grida al Padre. E le mie povere piaghe sul viso, che m’apparivano ombre del suo dolore, mi davano gioia, perché mi facevano un po’ simile a Lui. Da quel giorno Chiara spesso, anzi sempre, mi parlò di Gesù Abbandonato. Era il personaggio vivo della nostra esistenza». (L’unità e Gesù abbandonato, p. 51). 96 2/2015 © Foto csc centro s. chiara audiovisivi Un avvenimento che segna una svolta decisiva Come si vede questo episodio è situato con precisione nello spazio e nel tempo, in casa di Dori Zamboni a Trento, il 24 gennaio 1944. Sì, perché un evento che segna una svolta decisiva nella vita non si può scordare e rimane impresso nella mente nei minimi particolari. È un avvenimento che sconvolge le precedenti certezze. Infatti, dice Chiara, era allora «pensiero corrente, nei cristiani © Foto csc centro s. chiara audiovisivi Dori Zamboni con Chiara Lubich, nell’ottobre 2007, più di sessant’anni dopo quel famoso giorno della “scoperta” di Gesù abbandonato e pochi mesi prima della dipartita di Chiara. «Gesù abbandonato si è immedesimato con ogni persona che soffre, qualsiasi sia il suo dolore». che [il più grande dolore di Gesù] fosse quello sofferto nel Getsemani. Ma noi, avendo una grande fede nelle parole del sacerdote perché ministro di Cristo, abbiamo creduto che il dolore dell’abbandono era stato il massimo» (Il grido, p. 34). Poiché l’amore di Dio è andato fin lì, fino all’inverosimile – un Dio che si sente abbandonato da Dio – Chiara, assetata dell’amore vero, non esita: “lo scegliamo come ideale e lo seguiamo così”. In tutto quello che rasenta il dolore di Gesù abbandonato, ella vuole esserGli vicina con l’amore. Rispondere all’amore di Gesù diventa il senso della sua esistenza. E in questa scelta non è sola perché coinvolge subito la sua amica Dori, come richiamata da una missione: Gesù abbandonato diventa il personaggio vivo della loro esistenza. Abbracciando la croce non si trova il dolore, si trova l’amore, Dio “Sceglierlo”? Ma cosa significa? Gesù abbandonato si è immedesimato con ogni persona che soffre, qualsiasi sia il suo dolore. L’abbandono ricopre tutta la gamma dei dolori spirituali, dal fallimento di un’impresa al dolore dei peccati, ai dolori fisici, psichici. Ogni dolore è un’ombra di quello di Gesù abbandonato. Non è facile fare quest’atto di fede e la ragione spesso recalcitra. Chiara racconta come Gesù, a volte, la deve convincere: «“Sotto la croce, sotto ogni croce – mi dicevi – ci sono io. Abbracciala e mi troverai”. Me l’hai detto molte volte e non ricordo le argomentazioni che adducevi. So che mi hai convinta» (La dottrina spirituale, Città Nuova, Roma 2006, p. 103). © Foto csc centro s. chiara audiovisivi Chiara nel 1998 prega con alcune delle sue prime compagne che hanno portato lo spirito del Movimento in tutto il mondo. Ad una di loro (assente nella foto), mentre, nel 1958, partiva per il Brasile, disse: “non ti do un crocifisso di ferro, ma il crocifisso vivo, Gesù abbandonato”. 2/2015 97 OSPITALITà aL FEMMINILE Hai tramutato tutto in Amore CHI ENTRA NEL TUO INFINITO DOLORE TROVA TRAMUTATO TUTTO IN AMORE 98 2/2015 Chiara Lubich non ragiona sul perché del dolore, sul “perché a me?”, il suo punto di partenza è il dolore di Gesù, l’Innocente per eccellenza. Parte dalla costatazione dell’amore di Dio in Gesù e dal desiderio di rispondervi, partecipando alla sua passione. Ed ecco la Da allora, Chiara ha fatto e sorpresa: partecipa nello stesfatto fare a migliaia di persone so tempo alla pienezza della questa grande, fondamentale Sua vita, all’Amore: «Chi entra esperienza: abbracciando Gesù nel Tuo infinito dolore trova, nella sua croce, qualsiasi sia, come per incanto, tramutato anche il più terribile abbando- tutto in Amore. Ho trovato il no, non si trova il dolore, si tro- tesoro nascosto, ogni scienza, va l’amore, Dio. Lo sa bene chi ogni beltà, ogni bontà, ogni ha fatto, dietro a Chiara, questa amore: ho trovato la Vita. scelta: per accoglierlo, bisogna Gesù, dov’è il Tuo grande Dolasciar da parte le nostre certez- lore? Lo sapevo che eri tutto ze, le nostre convinzioni, entra- Amore. re in una verità che Ma che fossi proprio può sconvolgerci così non l’avrei mai Se il più ma ci aprirà un orizimmaginato» (C. Lugrande dolore di Gesù zonte meraviglioso. bich, L’unione con Dio è stato Chiara l’ha ricevuto “Nuova Umanità” l’abbandono nella purezza del XXVI (2004/3-4), da parte suo cuore, non ha 153-154, p. 335). del Padre suo, temuto di lasciarsi È, nell’oggi della stonoi lo scegliamo sconvolgere, di enria, rifare in certo come ideale trare nel gioco di modo l’esperienza e lo seguiamo Dio che sempre ci di Giobbe che comcosì scomoda, per doprende finalmente il narlo anche a noi. Di fronte “perché” del suo dolore: «Prial dolore, ella c’insegna a non ma del dolore ti conoscevo per sfuggire la sofferenza, anzi a sentito dire. Ora i miei occhi guardare in faccia la “crudezza” ti vedono» (Gb 42,5). Il dolodegli abbandoni, delle malattie, re amato per amore di Gesù delle morti e di scorgervi un apre la porta all’unione con volto, quello di Gesù crocifisso Dio, perde il suo carattere di e abbandonato. Si tratta quindi apparente inutilità e ritrova la di un mistero ma, se lo acco- sua “dignità”: è quella di un gliamo, esso può darci la vita in Dio che l’ha assunto e ci offre pienezza. di incontrarlo proprio lì. 2/2015 99 100 2/2015