Meditazioni sull’Epistola agli Ebrei annuncio della seconda parte negli ultimi versetti della prima (2,17-18) «Perciò [= si prese cura degli uomini non degli angeli, perché] doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare sommo sacerdote misericordioso (eleēmōn) e degno di fede (pistos) nelle cose che riguardano Dio». Seconda parte (II A - II B) II A (3,1-6) Gesù è Sommo Sacerdote pistos II B (4,14-5,10) Gesù è Sommo Sacerdote eleēmōn Seconda parte «A»: 3,1-4,13 Come Sommo Sacerdote Gesù è pistos Gesù, pistòs (degno di fede) sopra la casa di Dio più di Mosè (3,1-6a) 3,1: Invito a riflettere sul ruolo di Gesù nel popolo di Dio come sommo sacerdote «Perciò, fratelli santi, voi che siete partecipi di una vocazione celeste, prestate attenzione a Gesù, l’apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo». 3,2-4: Gesù gode agli occhi di Dio di maggior gloria e di maggior onore che non Mosè [secondo confronto, dopo quello con gli angeli] «[Gesù] è degno di fede per colui che l’ha costituito tale, come lo fu anche Mosè in tutta la sua casa. Ma, in confronto a Mosè, egli è stato giudicato degno di una gloria tanto maggiore quanto l’onore del costruttore della casa supera quello della casa stessa» [+ v. 4]. 3,5-6a: perché Mosè vi fu preposto come servo Gesù invece in qualità di figlio. «25In verità Mosè fu degno di fede in tutta la sua casa come servitore, per dare testimonianza di ciò che doveva essere annunciato più tardi. 6Cristo, invece, lo fu come figlio, posto sopra la sua casa». Questo confronto di Gesù con Mosè aveva grande presa sugli interlocutori, sensibili a tutto ciò che era giudaico, ma la superiorità di Gesù doveva convincerli a perseverare (3,6b; 3,14), a non disobbedire (4,6.11) mancando di fede (3,19) o apostatando (3,12), come è detto nell’esortazione seguente. «degno di fede … lo fu anche Mosè in tutta la sua casa» «5In verità Mosè fu degno di fede in tutta la sua casa come servitore» Marc Chagall «… per dare testimonianza di ciò che doveva essere annunciato più tardi» «6Cristo, invece, lo fu come figlio, posto sopra la sua casa» Mosè …. Il Cristo invece … «6a Cristo, invece, lo fu come figlio, posto sopra la sua casa». L’affermazione di 3,6a opera il trapasso all’esortazione basata sul Salmo 95 introdotta con le parole: «6b E la sua casa siamo noi, se conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo». L’esortazione: la casa di Dio e il riposo promesso dal Salmo 95 (Eb 3,7-4,13) 3,7-11: Citazione di Sal 95,7-11, come invito ad ascoltare la voce di Dio: «37Oggi, se udite la sua voce, 8non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, il giorno della tentazione nel deserto, 9dove mi tentarono i vostri padri mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant’anni le mie opere. 10Perciò mi disgustai di quella generazione e dissi: hanno sempre il cuore sviato. Non hanno conosciuto le mie vie. 11Così ho giurato nella mia ira: non entreranno nel mio riposo». 3,12-19: il nostro indurimento «312Badate, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. 13Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura questo “oggi”, perché nessuno di voi si ostini, sedotto dal peccato. 14Siamo infatti diventati partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda fino alla fine la fiducia che abbiamo avuto fin dall’inizio». 3,12-19: il loro indurimento «315Quando si dice: Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, ¿ 16chi furono quelli che, avendo udito la sua voce, si ribellarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall’Egitto sotto la guida di Mosè? ¿ 17E chi furono coloro di cui si è disgustato per 40 anni? Non furono quelli che avevano peccato e poi caddero cadaveri nel deserto? ¿ 18E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che non avevano creduto? 19E noi vediamo che non poterono entrarvi a causa della loro mancanza di fede». 4,1-11: Anche noi come loro ... «1Dovremmo dunque avere il timore che, mentre rimane ancora in vigore la promessa di entrare nel suo riposo, qualcuno di voi ne sia giudicato escluso. 2Poiché anche noi, come quelli, abbiamo ricevuto il Vangelo: ma a loro la parola udita non giovò affatto, perché non sono rimasti uniti a quelli che avevano ascoltato con fede. 3Infatti noi, che abbiamo creduto, entriamo in quel riposo, come egli ha detto: Così ho giurato nella mia ira: non entreranno nel mio riposo! » 4,1-11: l’ “oggi” rimane in vigore [] «4Si dice infatti in un passo della Scrittura a proposito del settimo giorno: E nel settimo giorno Dio si riposò da tutte le sue opere. 5E ancora in questo passo: Non entreranno nel mio riposo! 6Poiché dunque risulta che alcuni entrano in quel riposo e quelli che per primi ricevettero il Vangelo non vi entrarono a causa della loro disobbedienza, 7Dio fissa di nuovo un giorno, oggi, dicendo mediante Davide, dopo tanto tempo: Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori!» Giosuè non introdusse nel riposo la generazione dell’esodo (v. 8) e poiché il Salmo fu scritto da Davide molto tempo dopo (vv. 6-7) l’invito al riposo sabbatico è ancora in vigore: è per noi (vv. 6-10) «8Se Giosuè infatti li avesse introdotti in quel riposo, Dio non avrebbe parlato, in seguito, di un altro giorno. 9Dunque, al popolo di Dio è riservato un riposo sabbatico. 10Chi infatti è entrato nel riposo di lui, riposa anch’egli dalle sue opere, come Dio dalle proprie». Un imperativo finale invita a evitare la disobbedienza perché si possa entrare nel riposo (v. 11). «11Affrettiamoci dunque a entrare in quel riposo, perché nessuno cada nello stesso tipo di disobbedienza. Monito conclusivo della sezione: la parola di Dio è tagliente e penetrante (4,12-13) In tutta questa lunga parenesi l’Autore dice una prima volta quello che dirà nell’ultima parte della lettera: di non apostatare, ma di marciare in avanti verso la terra promessa e verso quel riposo che costituiscono l’oggetto della speranza cristiana. L’invito a non indurire il cuore di fronte alla parola di Dio (in particolare alla parola del Salmo 95) è riproposto con il famoso testo che dice: «Viva ed efficace è la parola di Dio ...» «Viva ed efficace è la parola di Dio più di una spada affilata efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio. Essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. 13Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto» (4,12-13). «Viva ed efficace è la parola di Dio più di una spada affilata» (4,12-13) Seconda parte B (4,14-5,10) Come Sommo Sacerdote Gesù è misericordioso i. Invito iniziale ad accostarsi al trono di grazia di Gesù s. Sacerd. che è capace di compatire 4,14-16: Un sommo sac. che sa comprendere le nostre debolezze «14Dunque, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. 15Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. 16Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno». ii. Definizione di ‘sacerdozio (giudaico)’ (5,1-4) 5,1: Estrazione, ruolo, e finalità di ogni sacerdote (è tratto dagli uomini, è costituito per loro). 5,2-3: Requisiti del sacerdote (capacità di compatire) e sua condizione di peccatore. «1Ogni sommo sacerdote, infatti, è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. 2Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anche lui rivestito di debolezza. 3A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il popolo». 5,4: Chiamata al sacerdozio, e non usurpazione. «4Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. 5Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato, gliela conferì 6come è detto in un altro passo: Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchìsedek». 5,7-10: Gesù offrì preghiere e suppliche [per noi] «7Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. 8Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì 9e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, 10essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek». Gesù è sacerdote misericordioso (eleēmōn 2,17) e capace di compatire (... dynàmenon sympathèsai) perché essendo stato messo alla prova in ogni cosa come noi - escluso il peccato -, sa compatire le nostre infermità (4,15) [Il verbo greco sym-paschō significa «soffrire con» «esperimentare la stessa sofferenza, gli stessi sentimenti»] Tutto ciò realizza la definizione di ‘sacerdote’ di 5,1-4. Ogni sacerdote è mediatore perché, preso dagli uomini, li deve mettere in relazione con Dio. Se gli uomini hanno peccato, li deve riconciliare a Dio offrendo doni e sacrifici (5,1). Il sacerdote deve saper capire e scusare (metrio-paschein = essere moderato, ragionevole) coloro che sbagliano a partire dal fatto che anche lui è vittima di debolezza e di peccato. la misericordia di Gesù nelle sue parabole la misericordia di Gesù con i peccatori Su di un punto Gesù si differenzia dagli altri sacerdoti: egli ha imparato a compatire gli uomini, non perché come loro ha esperimentato il peccato, ma perché come loro è stato soggetto alla debolezza e alla prova: «Infatti non abbiamo un Sommo Sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo lui stesso provato in ogni cosa come noi, escluso il peccato» (4,15). meditazioni Le note sacerdotali di Gesù devono essere le note anche del sacerdote 1. Come Gesù il sacerdote deve essere pistos - Essere pistos è nella natura e nella funzione stessa di ogni mediatore, ambasciatore, rappresentante - La gente deve sentire che ha un mediatore fidato presso Dio, un ambasciatore, un portavoce bravo influente ed ascoltato che ottiene quello che c’è da ottenere ... - A lui ci si deve poter appoggiare, a lui ci si deve poter confidare di lui ci si deve poter fidare - Se è credibile agli occhi della gente, significa che la gente lo ascolta convinta di ascoltare Dio (tema del Salmo 95) [Il Salmo 95 in apertura della preghiera quotidiana] - INVITO INIZIALE «Venite .. accostiamoci a lui, acclamiamo con canti di gioia - MOTIVAZIONI (indicativo) Egli è il creatore: «Suo è il mare, egli lo ha fatto» è il nostro creatore: «Adoriamo in ginocchio davanti al Signore, egli ci ha creati» Egli è il nostro pastore: «Noi siamo il gregge che egli conduce» - INVITO CONCLUSIVO (imperativo) Ascoltate oggi la sua voce - non indurite lo cuore 2. Come Gesù, il sacerdote deve essere eleēmōn - Gesù è innocente da ogni peccato, noi no: fin dalla nascita, come ogni cristiano e ogni uomo, siamo legati alla famiglia peccatrice di Adamo: per cui abbiamo bisogno di «offrire sacrifici» per noi stessi - Ma poi dobbiamo portare il peso dei peccati degli altri, della parrocchia, delle famiglie, dei giovani e ogni giorno dobbiamo lavorare per trasferire le persone dalla famiglia di Adamo alla familia Dei - Molte volte, ad es. nel sacramento della confessione, lo scambio è all’incontrario: certe confessioni o conversazioni sono potente stimolo alla nostra conversione personale 3. Come Gesù il sacerdote deve tenere insieme i due estremi - Nel ministero pubblico Gesù è tanto illibato, vergine, quanto è impermeabile anche solo all’alito del peccato ma poi è anche amico di pubblicani e peccatori, commensale nelle loro case - si fa toccare dalla peccatrice appare per prima a Maria di Magdala - Anche il sacerdote deve essere “superiore” ma poi deve essere amico: superiore ma vicino, capace di elevare ma anche di compatire, recuperare, incoraggiare, ridare fiducia - Deve cercare i malati e non i sani, i peccatori e non i giusti, deve cercare ciò che è in perdizione. 4. «Nella casa» «Sopra la casa» - Noi siamo come Mosè «nella casa», e non come Gesù «sopra la casa». La gente, la parrocchia non sono nostre: Gesù dice a Pietro: «Pasci i miei agnelli, le mie pecore...» e Paolo scrive ai Corinzi: «Non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede: siamo invece collaboratori della vostra gioia» (2Cor 1,24) - Non si può essere possessivi autoritari dispotici non si possono esercitare privilegi - Non siamo sopra la casa di Dio ma nella casa di Dio come fratelli discepoli e con-discepoli. domande 1. ¿ Realizzare la sintesi degli opposti è difficile: personalmente faccio più fatica a essere autorevole o a essere capace di compassione? 2. ¿ Le relazioni pastorali -o almeno le loro modalitàsono sempre in evoluzione: quali sono le note sacerdotali nuove da acquisire e quelle antiche da ricuperare o riscoprire? 3. ¿ Quali risvolti della cristologia ci fa scoprire il Gesù dell’Epistola agli Ebrei? 4. ¿ Le riflessioni sul sacerdozio suggerite da Ebr (Gesù [e il sacerdote] vicino a Dio e agli uomini Gesù [e il sacerdote] degno di fede e misericordioso) hanno rilevanza per la nostra gente o no? Quale rilevanza?