“DA PANTALICA A SIRACUSA:
TRA ARCHEOLOGIA E NATURA”
Istituto Comprensivo
“G. M. Columba”
Sortino
A. S. 2014/2015
Il sito di Pantalica
Nome
Sito
Storia degli
scavi
Preistoria
Periodo GrecoRomano
Il museo
Dai Bizantini
ai Normanni
Visita
e ripulitura
Reperti
Video
Giornata
Conclusiva
A cura di
Il nome
Secondo Paolo Orsi, riguardo l’origine del nome non si hanno
testimonianze di epoca Greca , se non un muro a blocchi squadrati in
filari isodomi e il trincerone che sbarrava la sella di Filiporto.
Quindi Orsi esclude l’identificazione di Pantalica con Herbessus
(identificazione proposta dal Fazello), città sicula fiorita in epoca
greca, ma non propone un’ identificazione sostitutiva.
Il nome Pantalica è di epoca bizantina, il nome antico non ci è conservato
delle fonti.
Per Francois Villard, Pantalica poteva identificarsi con l’antica Hybla , il cui
re Hyblon concesse ai Megaresi di Lamis di stanziarsi in una parte del suo
territorio e fondarvi Megara Hyblaea. Tradizionalmente Hybla era
identificata con Melilli, ma non è stata mai trovata alcuna testimonianza
che possa essere attribuita ad un’ età corrispondente alla fondazione di
M.Hyblea.
L’ ipotesi di Villard alquanto suggestiva fu accolta anche da B.Brea infatti
Pantalica appare il maggior insediamento dell’età del bronzo del retroterra
megarese.
Il nome nella forma attuale ‘’Pantalica’’ compare a partire dal
XVI secolo d.C non indica un luogo fortificato ma uno dei feudi,
amministrati dalla famiglia Gaetani, marchesi di origine pisana.
Pentarga: per la prima volta appare nel diploma di fondazione
della chiesa siracusana del 1093 . Potrebbe derivare
dalla forma araba Bentarda documentata dall’Idrisi
(Idrisi, Il libro di re Ruggero, Palermo 1966, p. 62)
Pentariga
Pentarica
Pantalica : trasformazione fonetica possibile per Fallico A.M, ’’Il
territori di Sortino’’ tra antichità e medioevo, in Sileno, 1978.
La prima parte del termine sarebbe di origine greca
πεντα (cinque); la seconda parte Lica corrotta da Lida
quindi πεντελιδα: le cinque pietre, che delimitavano
realmente o simbolicamente un luogo sacro.
L’ipotesi ben si accorderebbe con gli studi di Brea e La
Rosa, secondo i quali i Greci distrussero Pantalica ma non
ne fecero una πολις, per la asperità del luogo preferendo
spostarsi verso Acre.
(Italia A,Le misteriose Pentalite =Arch Stor Sicilia,1951)
(Bernabò Brea ,Biblioteca topografica,1994 vol.XIII
LaRosa,Schede topografiche per l’altipiano di Siracusa,in Sileno anno I-n.1,1976
Su uno sperone montuoso (al punto di incontro dei due fiumi
Anapo e Calcinara o Bottiglieria), che domina la confluenza
della valle del Calcinara nella valle dell' Anapo, è una fortezza
naturale accessibile con difficoltà da pochi punti: Pantalica
Paesaggio brullo di campi
pietrosi, ma nell' antichità
doveva essere caratterizzato
da folti boschi di querce,
distrutti nei secoli
dall’attività dei carbonai. La
natura offriva agli abitanti del
luogo, come unica risorsa, il
legname. L'acqua era lontana,
le condizioni di vita dure e
stentate per cui fu abitata
solo nei momenti di grave
pericolo
Orsi prima di iniziare a scavare fece una
ricognizione nel 1889. Dal 1895 al 1897
eseguì il primo scavo; nel 1901 il secondo; nel
1910 il terzo. IN tutto trovo 5000 tombe
suddivise in 5 necropoli appartenenti a due
periodi diversi che Orsi chiamò
primo
periodo siculo(XII - XI a. C) e terzo periodo
siculo(IX – VIII a.C)
È
un’istituzione
permanente
senza scopo di lucro, al servizio
della società e del suo sviluppo.
Compie ricerche che riguardano
testimonianze materiali (oggetti)
e immateriali (registrazioni di
suoni, voci, video) dell’umanità e
del suo ambiente



Non è una mostra, si crea infatti perché
rimanga aperto
Non è istituito per ricavare denaro e
guadagni (il biglietto che si paga serve a
recuperare una parte delle spese di
manutenzione)
È aperto a tutti


Studia continuamente le raccolte e le
arricchisce cercando altre testimonianze
Espone oggetti e testimonianze per coloro
che vogliono studiare a fondo, conoscere
meglio le tradizioni, la storia e l’arte del
luogo in cui si vive, o per chi ama vedere cose
belle o sconosciute o imparare qualcosa di
nuovo


Dal latino museum e dal greco mouseion, il
termine indicava un luogo sacro alle Muse,
protettrici delle arti e delle scienze, figlie di
Zeus, Giove per i Romani, padre di tutti gli
dei.
Nel mondo antico il termine indicava un luogo
consacrato alle divinità che ospitava anche
libri ed opere d’arte



Molti musei sono statali e vengono gestiti da
uffici dello Stato
Molti altri sono di enti pubblici come:
università, regioni, comuni
I musei di arte sacra sono in genere di
proprietà della Chiesa Cattolica
Durante una visita al Museo bisogna rispettare:
 gli altri visitatori
 I luoghi
 le opere esposte (poiché l’oggetto dinanzi a
te, creato da uomini del passato, ti parla del
loro modo di pensare, delle loro abilità
tecniche, dei loro strumenti, del loro grado
di civiltà, della loro ricchezza o povertà)
CONOSCENZA E
RIPULITURA
DEL SITO
L’Orsi ascriveva la facies culturale corrispondente alle necropoli più
antiche di Pantalica e alle necropoli di Cassibile al suo “secondo
periodo siculo” nel quale faceva rientrare anche le necropoli costiere
e distingueva in questo periodo una facies costiera e una facies
montana. Propendeva cioè a considerare il diverso aspetto di queste
due facies piuttosto in rapporto con la posizione geografica del
territorio che con una differenziazione cronologica. L’Orsi dedusse
pertanto che la zona montana risentisse molto meno di quegli apporti
micenei che erano evidentissimi nelle necropoli costiere.
L’Orsi riconosceva un’evoluzione della cultura di Pantalica attraverso
parecchi secoli e proponeva per le diverse fasi delle datazioni. Il
Peet dimostrava che la sostanziale differenza fra la facies costiera
e la facies montana corrispondeva ad una diversa cronologia.
In occasione del riordinamento del Museo Archeologico di Siracusa fatto
nell’immediato dopoguerra, Bernabò Brea ha dovuto riprendere in
esame, nel loro complesso, i materiali degli scavi dell’Orsi nelle
necropoli dell’età del bronzo della Sicilia orientale e riconsiderarli
anche alla luce del progresso delle ricerche sulla preistoria del
Mediterraneo e del mondo egeo in particolare.
Abbiamo distinto nell’evoluzione della cultura di Pantalica quattro periodi:
Pantalica I: bronzo recente14001200 A.C.
Pantalica II: Bronzo finale 12001000 A.C.
Pantalica III: Prima età del ferro
1000-900 A.C.
Pantalica IV: seconda età del
ferro VIII-VII A.C.
É la facies offertaci dalla necropoli Nord e Nord Ovest e da una
parte della necropoli Sud di Pantalica.
Vi rientrano la necropoli della Montagna di Caltgirone, una parte
delle tombe del Dessueri, almeno un corredo tombale della
Rocca di Paternò, le capanne di Sabbucina, ecc.
É questa la facies caratterizzata dalla ceramica “a stralucido
rosso”, generalmente fatta a tornio, dalle fibule ad arco di
violino o ad arco semplice e da una varietà di tipi bronzei che
almeno in parte si collegano ai prodotti micenei.
Questa facies è caratterizzata da sepolcri con celle ellittiche e a
volta curva, chiusi con lastre. Eccezionali le tombe a pianta
rettangolare e gli stanzoni con dromos di accesso comune.
A questa fase risale la costruzione dell’Anaktoron.
Pantalica nella preistoria
Necropoli di nord-ovest
I sepolcri sono celle Ellittiche chiuse da
lastre. I cadaveri, spesso di bambini, erano
disposti perpendicolarmente agli adulti
Pantalica nella preistoria
É la facies caratterizzata dal diffondersi della ceramica della
decorazione piumata, nei bronzi della fibula ad arco a gomito o
ad occhio (tipica della Palestina), ecc.
Ne è caratteristica soprattutto la necropoli di Cassibile, nella
quale peraltro un notevole numero di tombe appartiene ad un
momento finale di questo periodo e si preannunciano in esse i
tipi che saranno caratteristici del periodo successivo.
Già l’Orsi osservava la scarsità di testimonianze di quest’età a
Pantalica.
Pantalica nella preistoria
Il camerone rettangolare
Le tombe a pianta rettangolare o camerone rettangolare con
stanzoni con “Dromos” di accesso. Da un camerone
rettangolare proviene il colossale bacino globulare, simbolo di
Pantalica.
Pantalica nella preistoria
I mutamenti culturali attestati dalla ricerca
archeologica possono essere messe in
rapporto con due tradizioni distinte.
TUCIDIDE
I Siculi giungono in Sicilia e
cacciano i Sicani nella
parte occidentale e
meridionale dell’isola e
abitarono lì per quasi
300 anni.
DIODORO
I territori della Sicilia
erano abitati dai siculi,
quelli occidentali dai
Sicani.
Pantalica nella preistoria
Siccome in questo periodo abbiamo solo tre corredi
tombali si ipotizza un’eclissi del nostro sito mentre
fiorisce la civiltà di Cassibile, perché la situazione
politica e militare, relativamente tranquilla permette:
▬ Ritorno della popolazione verso la costa
▬ Ripresa dei commerci transoceanici con i Fenici, la cui
presenza sulle coste Siciliane sono documentate da
Tucidide e Diodoro.
Pantalica nella preistoria
Necropoli sud
Gruppo di 600 tombe.
Non scavate dall’Orsi perché il lavoro
sarebbe stato difficile e pericoloso. Gli
oggetti più comuni trovati nei sepolcri
sono:
- fibule con ardiglione arcuato, a gomito,
ad occhio.
- Anelli e bottoni.
- Manufatti in ferro (coltelli, fibule,
cuspidi di lancia).
- Ceramica piumata, con fasce di solchi
fatti al tornio, con nuove forme (Askòs scopelloni – tazza carenata) e motivi
decorativi che si ispirano a prototipi del
tardo geometrico Greco.
Pantalica nella preistoria
La necropoli del IV periodo (II età del ferro) è
costituita da poche tombe sincrone alla
fondazione delle prime colonie greche
La nascita e l’espansione di Siracusa
determinò la distruzione del regno di
Hyblon, essendosi espansa sino
all’entroterra con la fondazione di Acrai
nel 664 a.c.
Pantalica nella preistoria
F. Villard
Sostiene che Pantalica può indentificarsi con
Hybla, il cui Re Hyblon concesse ai megaresi di
Lamis (ecista) di stanziarsi in una parte del suo
territorio e di fondarvi Megara Hyblaea nel 728
a.c. L’ipotesi del Villard fu accolta con favore
da B.Brea, infatti Pantalica appare come il
maggiore insediamento dell’età del bronzo del
retroterra megarese, fiorito attraverso più di
cinque secoli, prospero nell’età
immediatamente precedente la fondazione di
Megara ma sopravvissuto anche dopo di essa.
Pantalica nella preistoria
Le uniche testimonianze riferibili ad epoca
greca sono:
 la trincea
 i resti di un santuario di epoca classica, su
una delle terrazze , separate da balze, ai
piedi del ripido pendio che dall’ anaktoron
scende verso Sud

La fortificazione di Filiporto consiste in un fosso di
sbarramento ed una cortina di muro, a cui i Bizantini
aggiunsero una torre. Il fosso è scavato nella roccia,
l’andamento delle pareti presenta notevoli varianti
in larghezza e profondità. Il muro è composto da
blocchi ben squadrati, posti per testa e per fianco,
il cui confronto con le fortificazioni dell’Eurialo
siracusano permette una sicura datazione .

Gli scavi del 1962, diretti da B. Brea , portarono alla
luce i resti edilizi di un santuario e frammenti
ceramici ( a vernice nera) di argilla depurata di
epoca classica. Il santuario, costituito da un vano
maggiore (B) fiancheggiato da due vani minori (A-C),
attesterebbe il perdurare di un culto della divinità
da parte di agricoltori e pastori delle campagne
circostanti . La planimetria permette un confronto
con i santuari di Demetra e Kore di Eloro e di Gela.


Secondo lo studioso HOLM i Siculi veneravano la dea
della fertilità indipendentemente dalla
colonizzazione greca.
Secondo uno studioso e storico modicano (E.
Ciaceri, Culti e miti nella storia dell’antica Sicilia) il culto di
Demetra e Kore venne importato in Sicilia dalla
Grecia, tramite Gela, ma non si può escludere che un
culto greco possa essersi sovrapposto ad un culto
locale.
Il feudo di Pantalica da
molto tempo era
proprietà dei marchesi
Specchi, ma in realtà era
diviso fra due famiglie.
Essa possedeva terreni
del fondovalle sulle
sponde dell'Anapo
Famiglia Francica -Nava
I baroni erano morti senza eredi quindi il feudo passo in proprietà
dello stato. La Soprintendenza diretta da B. BREA si adoperò
affinché i terreni fossero ascritti tra i beni demaniali dello stato
e assegnati ad essa, la quale dapprima realizzò una rete di viottoli
pedonali poi nel 1962 risistemò l'area intorno all'anaktoron .
Pantalica nella preistoria
Gli scavi del 1964 rivelarono che l' Anaktoron é inserito in un vasto
complesso di sistemazioni monumentali di cui esso rappresenta
l'elemento fondamentale.
È trasversale rispetto alla dorsale mediana che percorre
longitudinalmente tutto l'altipiano di Pantalica.
È un rettangolo in direzione NO-SE di m37,5xm11,5;
Costituito da enormi blocchi (opera megalitica ciclopica) quadrati di
calcare conchiglifero estraneo alla formazione litologica di Pantalica
(ma proveniente da una località a pochi Km di distanza).
Pantalica nella preistoria
L’edificio risulta composto da vari vani, solo alcuni
con apertura verso l’esterno, altri accessibili solo
dall’esterno, ed un corridoio, forse aggiunto in un
secondo momento. Arbitrarie ed ipotetiche le
identificazione degli ambienti: quartieri muliebri,
abitazioni, depositi per la conservazione delle
provviste. Unica certezza riguarda il ritrovamento
durante gli scavi dell’Orsi, nell’ambiente A, di forme
di fusione , testimonianze della lavorazione del
bronzo e del diritto di fondere, almeno le armi, quasi
privilegio di zecca riservato al principe. Si presume
che l’edificio sia opera di artefici micenei, al soldo
del principe locale, che avrebbe esercitato un
monopolio industriale antichissimo.
Pantalica nella preistoria
L’edificio ebbe due diverse fasi costruttive , quella più recente si
può datare ad epoca bizantina, come testimoniano: tegole e
coprigiunti, rinvenuti durante gli scavi di B.Brea; resti di un
cocciopesto bizantino e strutture murarie completamente diverse
dalle precedenti. A documentare la riutilizzazione del complesso
in epoca bizantina è soprattutto il famoso “tesoro bizantino”.
Esso venne alla luce durante dei lavori agricoli nel 1903,
all’interno di un vaso di bronzo furono trovate monete sul fondo e
gioielli nella parte superiore, databili al VII sec. d. C.
Pantalica nella preistoria
Può ipotizzarsi che l’insediamento dei Bizantini a Pantalica sia
avvenuto tra il VI-VII sec. e l’VIII sec. d.C. fino alla fine del
IX sec. d.C.
Tale insediamento è probabile che sia dovuto allo spostamento
della popolazione da villaggi e agglomerati meno sicuri verso un
rifugio naturale, quale era Pantalica, per l’imminente minaccia
rappresentata dall’arrivo degli Arabi.
I principali siti bizantini , costituiti da nuclei abitativi e oratori,
sono:
San Micidiario
S. Nicolicchio
Villaggio Cavetta
Villaggio del Crocifisso
All’occupazione bizantina, nel sito di Pantalica, succede quella degli
Arabi e poi dei Normanni.
Villaggio di Filiporto e
San Micidiario
Il villaggio di Filiporto è il più consistente, con
circa 150 abitazioni, tutte con pianta
rettangolare o trapezoidale, e con alle pareti
grandi nicchie, con funzione di armadi e
ripostigli. Il prospetto solitamente aperto era
sostenuto da pilastroni ricavati nella stessa
roccia e chiuso con muratura a secco o con
chiusure di legname.
Le abitazioni sono a due o più ordini sovrapposti,
altre contigue e unite da piccoli passaggi. Tutte
presentano tracce di tramezzi lignei, visibili
nelle incavature per fissare le testate delle
travi. Davanti ad una di queste abitazioni si
osserva una cisterna conica, scavata nella roccia,
rivestita con rottami di ceramica.
Il sito dai bizantini ai normanni
Oratorio di San Micidiario
Il luogo di culto, relativo a questo villaggio, era l’oratorio di S.
Micidiario, nome corrotto e storpiato, probabilmente da un originario
Macario, tra i santi monaci siciliani altomedievali. L’escavazione molto
accurata, rivolta a ovest – sud- ovest, presenta una pianta
rettangolare, triabsidata, è divisa in due ambienti, A e B, da una
iconostasi. Nella parete di fondo del presbiterio, in posizione
centrale, si apre un’abside semicircolare, destinata a ricevere
l’altarino impostato sopra un gradino. Il presbiterio ha un soffitto
sagomato a forma di due spioventi, imitante la copertura lignea
comune nell’area pugliese. Il vano B, destinato ai fedeli, presenta una
pianta trapezoidale e soffitta spiovente, ma presenta una quota
pavimentale più bassa rispetto a quella del presbiterio. L’ingresso
all’oratorio è di taglio quadrato.
Sulla facciata della chiesetta, due canalette di scolo impedivano
l’infiltrazione di acqua piovana, a sinistra dell’ingresso è ricavata nella
roccia un seggiolone destinato a penitenti, oranti, mendicanti, che non
potevano accedere alla chiesa. Dal vano B tramite un angusto
passaggio, si passa all’ambiente C, fornito anche di un’entrata
autonoma. In esso due grandi fosse si aprono nel suolo, lungo le pareti
laterali. Al di sopra di una di esse un grande incasso nel muro, forse un
ripostiglio, sembrerebbe smentire l’identificazione delle fosse con
delle tombe, e permetterebbe di vedere in questo ambiente il
secretarium o diaconicum, cioè la sagrestia. Attiguo alla sagrestia è il
camerone D, accessibile dal vano C, tutte le pareti sono trattate a
colpi d’ascia, e in quelli di sinistra sono scolpite due croci, una
equilatera, l’altra grucciata. È possibile che si tratti dell’abitazione
del sacerdote.
Il sito dai bizantini ai normanni
I BIZANTINI IN SICILIA
Nel 535 d.C. , 7500 soldati bizantini ,
capitanati da Belisario , sbarcano a Catania
e, in un anno, sbaragliano i Goti e
s’impossessano dell’isola . Il processo di
popolamento di quest’ultima termina solo
nella seconda metà del VII secolo d.C.
Attraverso il monachesimo bizantino
influenzano la popolazione preesistente .
L’epoca bizantina, almeno inizialmente, fu
alquanto movimentata a causa della nuova
amministrazione (Thema ), ai contrasti
religiosi e alle pressioni fiscali , perciò , la
popolazione preferisce sparpagliarsi in
piccoli agglomerati e villaggi anziché
concentrarsi nelle città, ove vi sono maggiori
tensioni sociali . Ciò spiega la presenza di
numerosi nuclei abitativi paleocristiani
piccoli e assai poveri, a partire dal IV secolo
d.C. come le necropoli di contrada Lardia,
Costa Giardini, Favara, Serra di Maio .
Il sito dai bizantini ai normanni
GLI ARABI IN
SICILIA
Gli arabi, dopo aver saccheggiato più e più volte le coste spagnole e italiane, si stabilirono
in Sicilia, dove sostituirono l'opprimente governo bizantino con un'amministrazione
tollerante e oculata che fece rifiorire l'Isola. Sotto il loro dominio, tra il 902 e il 109,
essa tornò a ricoprirsi di grano, riprese i commerci internazionali e godette di una
fioritura artistica senza pari. Il dominio islamico sulla Sicilia iniziò a partire dallo sbarco a
Mazara del Vallo nell'827 e terminò con la caduta di Noto nel 1091. L'immigrato di Sicilia
con a guida i Kalbiti, costituito ufficialmente nel 948, fu il primo stato sovrano costituito
in Sicilia. Nel febbraio 1061 i Normanni di Roberto il Guiscardo, e sul campo, dal fratello
Ruggero, della famiglia degli Altavilla sbarcano nei pressi di Messina per iniziare le
operazioni di conquista dell'Isola. Nel 1072 i Normanni conquistano Palermo.
Il normanno Regno di Sicilia di Ruggero II è stato caratterizzato dalla sua natura
multietnica e dalla tolleranza religiosa. Tuttavia, quando i Normanni ebbero conquistato
l'Isola, i musulmani dovettero scegliere tra la volontaria partenza o l'assoggettamento
all'autorità cristiana. Molti musulmani scelsero di andarsene.
Il sito dai bizantini ai normanni
VILLAGGIO CAVETTA
Risalendo il costone fino all‘ anaktoron,
si prosegue per circa 800 metri lungo la
strada asfaltata, questo villaggio si apre
a Nord-ovest, presenta circa 70
abitazioni ed è l' unico per cui non è
stato identificato il relativo santuario.
Le abitazioni presentano piante
rettangolari, trapezoidali, e
approsimativamente semicircolari, bassa
aperture le collegano a quelle contigue,
lungo le pareti si notano nicchie e incavi
rettangolari e quadrati di varie
dimensioni, ma tutte si conservano in
pessime condizioni, sia perché gli
ambienti furono riutilizzati, come
ricovero di greggi, sia perché , data la
loro collocazione facilmente
raggiungibile dalla strada, sono sempre
stati oggetto di scavi clandestini.
Il sito dai bizantini ai normanni
Pantalica dagli Arabi ai Normanni
Alla fine del IX secolo d.C si colloca la fine
dell’insediamento bizantino a Pantalica.
De modi e dei tempi dell’occupazione araba a Pantalica, in
verità, non si hanno molte notizie. Idrisi,nel 1154 la
chiamava Buntarigah,ossia fiume di Pantalica. Sul sito si
sviluppò un forte nucleo abitativo.
I musulmani mantennero nei confronti dei cristiani una
certa tolleranza, anche se, evidentemente rigida. È
possibile perciò che in questo periodo Buntarigah divenisse
centro di due religioni diverse. Da un punto di vista
demografico è difficile dirlo. Non può escludersi che la
popolazione abbia continuato a vivere sul sito, suppure in
“quartieri” diversi, ma è più probabile che parte di essa,
diversa dagli arabi per religione e per lingua, si sia
distaccata dall’insediamento diffondendosi nel territorio
circostante (è questa, probabilmente, la fase embrionale
della formazione del nuovo sito di Sortino).
Agli inizi del XI secolo d.C i Normanni iniziarono la
conquista della Sicilia. I guerrieri occuparono Siracusa nel
1085- 1091.
L’unica fonte pervenutaci risale al 1092 e riferisce che gli
arabi di Pentargia festeggiassero per la morte del figlio
del conte Ruggero scatenando l’ira di quest’ultimo.
Nessun’altra notizia si ha di Pantalica in epoca Normanna.
Il sito dai bizantini ai normanni
Il villaggio del crocifisso
Seguendo la strada proveniente da
Ferla si giunge in una piazzola da cui
ha inizio un sentiero che percorso per
100 metri conduce presso i resti di
abitazioni dislocate su diversi livelli,
collegate da scalette intagliate nella
roccia. Le abitazioni di questo villaggio
sono circa cinquanta.
Il sito dai bizantini ai normanni
Le abitazioni di questo villaggio erano
circa cinquanta. Queste case erano
costruite in un unico ambiente. In
alcune case sono presenti sepolture
preistoriche. Le case erano
quadrate o semicircolari, con
nicchie o incavi rettangolari alle
Le piante delle abitazioni
pareti.
presentano una pianta
quadrata o semicircolare,
con nicchie o incavi
rettangolari alle pareti,ben
visibili sono ai lati
dell’ingresso i fori circolari
per i paletti e gli incassi
per gli stipiti.
Il sito dai bizantini ai normanni
Il relativo luogo di culto
denominato grotta del Crocifisso
è ubicato ad un livello
leggermente inferiore rispetto al
villaggio e testimonia anch’esso un
caso di riutilizzazione di elementi
preesistenti in cui non vennero
apportate modifiche negli
involucri primitivi, né fu
introdotta un’attrezzatura di tipo
liturgico, ma sappiamo che vi fu
celebrata la messa fino al 1693.
Si tratta di una grotta
artificiale, aperta a est,
di forma irregolarmente
rettangolare, con due
ambienti contigui disposti
non assialmente, e con
abside rettangolare in
quello di destra.
Il sito dai bizantini ai normanni
Dalla grotta proviene una porzione di
intonaco affrescato, di m.0,30 nel
lato corto e m0,35 in quello lungo, con
un volto femminile nimbato,
conservato al momento attuale al
museo di Siracusa. L’immagine si può
collocare tra l’ultima età Normanna e
la prima metà del XIII sec., ma nella
tecnica e nell’impostazione risente
ancora della maniera bizantina
prearaba.
Sulla superficie di fondo della teca, che
serviva da altare, c’era un trittico
riquadrato da bande rosse e
sottomarginatura ad arcatelle, a
malapena oggi distinguibili , ma qui
doveva esservi raffigurato il motivo
della crocifissione (staurosis), da cui
derivail nome all’oratorio, ma dei
restanti soggetti delle pitture nel corso
dei sopraluoghi è stato possibile
osservare solo tracce languidissime.
Nella parete di fondo dell’ambiente di
sinistra, su un pannello riquadrato da
doppia banda rose e ocra, si notano:
chiome bianche e contorno rosso, un
nimbo a doppio contorno giallo e rosso,
decorata da girali in bianco che
simulano un nimbo metallico. A destra si
leggeva un’ iscrizione in latino: Sanctus
Nicolaus riportata dall’Orsi
Il sito dai bizantini ai normanni
L’oratorio e il villaggio di San
Nicolicchio
Sul versante sud di Pantalica
si trova un villaggio piccolo il
cui centro è costituito
dall’oratorio di San
Nicolicchio,la datazione
sembra risalire al VII secolo.
La chiesetta di San
Nicolicchio era il riferimento
di una seconda comunità
bizantina stanziata sul colle
di Pantalica.
Il sito dai bizantini ai normanni
San Nicolicchio
E’ possibile giungere al villaggio
di San Nicolicchio percorrendo
il sentiero. Esso comprende
circa venti abitazioni di pianta
rettangolare e trapezoidale, ed
una cisterna scavata nella
roccia. L’abitazione più grande è
composta da due ambienti
contigui, si accede al primo
mediante un ingresso
rettangolare, davanti al quale,
sulla balza rocciosa, è realizzato
un sistema di fori circolari e
canalette, per il convogliamento
dell’acqua in due più grandi
fosse. In esso è evidente il
riutilizzo di originari sepolcri
protostorici.
Il sito dai bizantini ai normanni
La chiesetta di
San Nicolicchio
La chiesetta ha una
costruzione molto rozza e
approssimativa ma,
rispetto a San Micidiario,
conserva ancora degli
interessanti affreschi
grazie al fatto di essere
maggiormente nascosta .
La chiesetta si raggiunge scendendo
lungo il ripido pendio. Vi si accede
tramite un ingresso largo alla cui
sinistra sulla parete esterna si apre
una tomba sicula, La parete di destra
mostra un approfondimento nella
parte più interna, in cui si apre un
abside centrale, dentro cui era
scolpito un altarino, contenente nel
prospetto una nicchietta per qualche
immagine sacra.
Il sito dai bizantini ai normanni
L’affresco di San Nicolicchio
L’affresco è molto rovinato e presenta
figure dalle forme molto rigide. Sono
presenti anche didascalie in lingua greca.
Gran parte dell’apparato decorativo è
andato perduto, probabilmente a causa di
abrasioni procurate dagli invasori arabi
ma, dalle tracce superstiti si possono
riconoscere le figure di Sant’Elena e
Santo Stefano e di un Santo non
identificabile. Circa la datazione di tali
affreschi non sono, però, pochi i problemi
di ordine storico e stilistico; l’Agnello e il
Messina però, proprio analizzando una
certa rigidezza e secchezza nel modo di
rendere il panneggio, suggeriscono di
riconoscere in tali affreschi le
testimonianze più antiche della pittura
rupestre nel Siracusano (VII sec d.C.).
Il sito dai bizantini ai normanni
San Nicolicchio
Il vano rupestre si configura
come un oratorio dalla pianta
piuttosto complessa. Esso è
composto dall’accorpamento di
più ambienti (probabilmente
scavati in epoche diverse), che
risultano come secondari
rispetto al vano principale che si
sviluppa verso est dove si
conclude con una abside centrale
e due piccole nicchie ai lati di
essa.
Il sito dai bizantini ai normanni
Concerto, letture
istituzioni e… buffet
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2° A
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2° B
1° B
2° C
1° C
2° D
1° D
Istituto Comprensivo
“G.M. Columba”
Sortino
Ciaffaglione Francesca
Costanzo Gaetano
Manca Eloisa
Pane Roberta
Pesce Rossana
Ruffino Maria
Bianca Christian
Drago Francesco
Rafalà Gianfranco
Lo Monaco Giovanna
Uno speciale ringraziamento
al Prof. INGALISO LUIGI per
la solerte e impagabile
collaborazione e per il suo
costante sostegno
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Progetto Unesco_definitivo