CORSO
FOTOGRAFIA BASE
4B MERCURIO
Anno scolastico 2012-2013
CORSO BASE DI FOTOGRAFIA
CORSO FOTOGRAFIA BASE
Cos'è la fotografia?
La fotografia è uno straordinario mezzo di comunicazione.
Oggi più che mai questo mezzo assume un ruolo molto importante nella società. Proviamo a chiederci quante
fotografie ci capitano davanti agli occhi in una giornata!
Questo fa capire come sia importante la conoscenza della fotografia e come sia importante saper leggere il
significato di una foto.
La fotografia è un linguaggio come quello della scrittura, ma di esso conosciamo poco. Il linguaggio della
fotografia è stato per molto tempo sottovalutato e ancora oggi si fa fatica a vedere scuole che ne parlino,
soprattutto quelle dell’obbligo.
Ed è proprio vero, quante parole si possono dire con un immagine!
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La storia della fotografia
Il termine fotografia si riferisce sia alla tecnica che permette di creare immagini, su un supporto sensibile alla
luce, sia ad una un’immagine ottenuta con tale tecnica, sia più generalmente ad una forma d’arte che utilizza
questa tecnica.
La parola fotografia ha origine da due parole greche: φως (phos) e γραφίς (graphis). Letteralmente
quindi fotografia significa scrivere (grafia) con la luce (fotos). Ebbe origine dalla convergenza dei
risultati ottenuti da numerosi sperimentatori sia nel campo dell’ottica, con lo sviluppo della camera
oscura, sia in quello della chimica, con lo studio delle sostanze fotosensibili.
La prima camera oscura fu realizzata molto tempo prima che si trovassero dei procedimenti per fissare con mezzi
chimici l’immagine ottica da essa prodotta; le sue prime applicazioni per la fotografia si ebbero con il francese
Joseph Nicephore Niepce, al quale viene abitualmente attribuita l’invenzione della fotografia, anche se scoperte
recenti suggeriscono che alcuni tentativi ben precedenti, come quelli dell’inglese Thomas Wedgwood[1],
potrebbero essere andati a buon fine.
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La prima “fotocamera”
Di immagini ottenute con la camera oscura si ha
notizia fin dal tardo Rinascimento, ma si cominciò ad
utilizzarla per creare immagini un secolo dopo che la
prospettiva era stata concepita da Alberti, da
Brunelleschi e dal Bramante.
Prima ancora dell’utilizzo fotografico, le cosiddette
camere oscure, dotate di lenti frontali, venivano
utilizzate dai pittori il più celebre dei quali è forse
Antonio Canaletto
Una “macchina fotografica” è costituita da una
camera, con un'apertura ad un'estremità per
permettere alla luce di entrare e con una superficie di
visualizzazione o di registrazione per catturare la luce
all'altra estremità
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La prima “fotocamera”
Di immagini ottenute con la camera oscura si ha
notizia fin dal tardo Rinascimento, ma si cominciò ad
utilizzarla per creare immagini un secolo dopo che la
prospettiva era stata concepita da Alberti, da
Brunelleschi e dal Bramante.
Prima ancora dell’utilizzo fotografico, le cosiddette
camere oscure, dotate di lenti frontali, venivano
utilizzate dai pittori il più celebre dei quali è forse
Antonio Canaletto
Una “macchina fotografica” è costituita da una
camera, con un'apertura ad un'estremità per
permettere alla luce di entrare e con una superficie di
visualizzazione o di registrazione per catturare la luce
all'altra estremità
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Le varie tipologie di fotocamere
Benché verrà presa in considerazione solamente la classica reflex 35 mm (a pellicola o digitale non fa
troppa differenza) è bene sapere che esistono diversi tipi di fotocamera, ognuna con le sue peculiarità.
Medio formato (6x6)
Notate come queste fotocamere ricordino
molto la camera oscura fondamentale
appena vista.
Grande formato
banco ottico
Sono ben distinguibili la camera, la lente
ed il supporto sensibile
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Le fotocamere compatte
Per fotocamere compatte si intendono apparecchi
fotografici con obiettivo non intercambiabile, e di
dimensioni ridotte.
Generalmente si basano su automatismi che non
sempre consentono di impostare manualmente il
diaframma o il tempo di posa. La focale dell’obiettivo
può essere fissa o zoom ma in ogni caso le lenti sono
di medio/bassa qualità rispetto agli obiettivi
intercambiabili delle reflex.
Errore di parallasse: tranne pochi modelli, in ambito
digitale, la maggior parte delle compatte non offre la
possibilità di visualizzare nel mirino la stessa
immagine che andrà ad impressionare il materiale
sensibile.
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Le fotocamere reflex 35mm
Questo tipo di fotocamera ha il grosso vantaggio di sfruttare
il sistema reflex che permette di pre-visualizzare nel mirino la
scena che andrà ad impressionare il materiale sensibile (NB.
non è la sola a sfruttare il sistema reflex, ma è la più
compatta a farlo).
La sezione dei componenti ottici di una camera SLR (Single
Lens Reflex) mostra come la luce passa attraverso le lenti
dell'obiettivo (1), è riflessa dallo specchio (2) ed è proiettata
sullo schermo opaco di messa a fuoco (5).
Attraverso una lente di condensazione (6) e le riflessioni interne al
pentaprisma (7) l'immagine appare nel mirino (8). Quando il
fotografo scatta, lo specchio si muove in direzione della freccia,
l'otturatore (3) si apre e l'immagine è proiettata sulla pellicola o sul
sensore (4) esattamente come sullo schermo di messa a fuoco.
La Fotocamera
Corso di fotografia base
I NUMEROSI COMANDI
Reflex autofocus digitale
impostazioni
flash
Impostazione
di scatto
(singolo/continuo/
autoscatto/telecomando)
Display con info
sulle impostazioni
correnti
Schermo per
visualizzazione
file e menù
con impostazioni
Settaggio rapido
ISO
Autofocus
Esposimetro
bilanciamento del bianco
Alloggiamento
memoria
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Reflex o compatta? Guida all’acquisto
Difetti Reflex
•
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•
•
•
Peso
Ingombro
Costo
Live view
Non registra i video
Difetti Compatta
•
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•
•
•
•
Qualità peggiore(rumore, lenti, sensore)
L’utilizzo in manuale a volte inesistente
Ottiche non intercambiabili di qualità
spesso inferiore rispetto alle reflex
Non adatta per fotografare scene veloci
Buffer lento (raw)
Poco personalizzabile nelle funzioni
La quantità di megapixel fa la differenza nell’acquisto?
in teoria si, ma poi bisogna guardare la qualità di registrazione dell’informazione del pixel, quindi qualità
degli obiettivi e del software.
Conclusione: Se si acquista una digitale per lavorare o per passione meglio la reflex, se si inquadra
volentieri con il display, se si vogliono registrare foto e video o se c’è poco posto in valigia, non ci si
pentirà di aver scelto una compatta.
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Gli obiettivi
400mm
200mm
100mm
24mm
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Tipi di fotocamere digitali:
Reflex
Mirrorless
Bridge
Automatiche compatte
Compatte evolute
cellulari
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Obiettivi fotografici: introduzione
Uno degli elementi fondamentali dell’attrezzatura fotografica è senza dubbio l’obiettivo; assieme al corpo
macchina compone quella che viene detta fotocamera o, genericamente, “macchina fotografica”. Alcune
fotocamere lo hanno stabilmente fissato (in fase progettuale e costruttiva) al corpo macchina, mentre altre
hanno possibilità di sostituirlo con modelli diversi (si, perché di “obiettivi” al plurale ne esistono moltissimi
“modelli” e ciascuno ha ben determinate caratteristiche e quindi una sua specifica funzione fotografica).
Le fotocamere con l’obiettivo fisso, ossia che fa tutt’uno con il corpo, sono dette “compatte”; quelle che
hanno la possibilità di cambiarlo prendono il nome generico di reflex, anche se questa parola deriva da altra
loro caratteristica e non dal fatto di poter cambiare obiettivo.
Vediamo ora brevemente i tipi di macchina fotografica e la loro relazione con l’obiettivo:
Cellulari e smartphone: Non hanno un vero e proprio obiettivo, ma una o al massimo un paio di lenti
accoppiate che ne svolgono la funzione.
Compatte: Hanno un vero e proprio obiettivo ma esso è meccanicamente fuso con il corpo macchina, e
non vi è modo di cambiarlo. Possono avere un obiettivo a focale fissa o uno zoom, anche se quest’ultimo è in
assoluto il più diffuso.
Reflex 35 mm: Sono le digitali derivate dall’evoluzione delle tradizionali fotocamere a pellicola con
formato del fotogramma 24*36 mm, quelle universalmente più diffuse fino a una decina di anni fa, ossia
prima dell’avvento del digitale. L’obiettivo è connesso al corpo macchina tramite un bocchettone a rotazione
ed è quindi possibile montare qualsiasi tipo di obiettivo, a patto che abbia quello standard di attacco. Sono
incluse in questa categoria anche le cosiddette “telemetro”, come le Leica, che non sono delle reflex.
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Obiettivi fotografici: introduzione
Grande formato: Si tratta, anche in questo caso, delle evoluzioni digitali di macchine a pellicola, per la
precisione delle tradizionali reflex “grande formato”, nome che deriva loro dal fatto di adottare (in origine)
una pellicola con formato superiore alla banda 35mm, ossia al 24*36mm: avevamo il 4.5*6, il 6*6, il 6*7 e il
6*9, sempre con valori espressi in cm. Come per le 35mm, anche queste fotocamere possono montare
obiettivi diversi a patto che abbiano lo stesso tipo di attacco.
Banco ottico: Uno strumento assai in voga nel mondo professionale fino a qualche anno fa e oggi in netto
ridimensionamento, in termini di uso e diffusione. Utilizzava pellicole in lastra (a foglio singolo: una lastra, una
foto) e non in rotolo (rullino) come le altre. Comunque, anche in questo caso l’obiettivo è svincolato dal
“corpo macchina” e può essere sostituito a piacimento a seconda delle esigenze; la differenza sta nel fatto
che non viene agganciato mediante un bocchettone a rotazione, ma si trova avvitato su una piastra ed è
questa che viene sostituita.
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TEORIA DEL COLORE: introduzione
Osservando uno schema dello spettro elettromagnetico, lascia stupiti il fatto che di tutte le onde
elettromagnetiche conosciute, dai raggi gamma fino alle onde radio, solo una piccola porzione compresa tra i
400 ed i 700 nanometri faccia parte dello spettro visibile all'occhio umano. Rispettivamente, 400 e 700 nm sono
i limiti per l’ultravioletto e per l’infrarosso; in questa piccola regione trovano posto tutte le sfumature che
colorano il mondo intorno a noi.
E’ ormai scientificamente provato che gli uccelli, ad esempio, sono in grado di riconoscere anche parte dello
spettro ultravioletto, per non parlare degli insetti; provate immaginare, ad esempio, come un ape vede un
tulipano!
A partire da tre colori Rosso, Verde, Blu è possibile generare tutta la rimanente scala cromatica mescolando
con le dovute percentuali questa terna di riferimento. Si immagini di proiettare tre fasci luminosi monocromatici
rappresentanti i colori primari, sovrapponendoli, si otterrà una luce bianca, apparentemente priva di ogni
componente colore. In realtà in essa è contenuto tutto lo spettro visibile. Questo tipo di sintesi viene detta
Cromatica Additiva RGB, mescolando due additivi primari (in questo caso rosso, verde o blu) si ottiene un
colore secondario o sottrattivo: ad esempio unendo il Rosso al Verde si otterrà il Giallo, il Rosso al Blu restituirà
il Magenta, il Blu al Verde invece il Ciano; a seconda della percentuale di primario utilizzata si avranno
secondari più o meno tendenti dall’una o dall’altra parte. Si può anche pensare alla sintesi additiva come
risultato della luce bianca privata di una delle sue tre componenti: Bianco senza Blu uguale Giallo e così via.
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TEORIA DEL COLORE: introduzione
All’interno del cerchio cromatico i colori diametralmente opposti si dicono Complementari, ad esempio il
Magenta è il complementare del verde e viceversa, il giallo il complementare del blu ed il ciano il
complementare del rosso. Perché è importante conoscere i colori complementari? Perché permettono di
passare dalla teoria alla pratica: ricordate la regoletta “Equilibrio e cromatismo”, il giusto accostamento dei
colori diventa un elemento compositivo dell’immagine; una delle tecniche che permette di rafforzare il soggetto
è il contrasto, esistono molti modi per ottenerlo ed uno di questi è accostare tra loro i colori complementari. Si
osserva ogni volta che compare la luna all’imbrunire: il suo giallo sullo sfondo del cielo blu spicca molto di più
delle foglie degli alberi che si stagliano sullo stesso cielo, od ancora il verde acceso di un ramarro che si
crogiola sul porfido rosso risalta con una forza eccezionale rispetto ad un posatoio di grigio granito. Potete
trovare mille altri esempi in natura, imparate a riconoscerli ed otterrete foto dal sicuro impatto visivo.
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TEORIA DEL COLORE: introduzione
Un altro tipo di sintesi è quella Cromatica Sottrattiva: ora sono i colori "complementari" (che vengono però
definiti come primari sottrattivi) che se uniti restituiscono il nero; è quello che succede nella pittura e nella
stampa dove la mescolanza di Giallo e Ciano restituisce il Verde, Ciano e Magenta il Blu e Giallo e Magenta il
rosso. Comprendere queste modalità di interazione del colore diventa molto utile soprattutto per chi fotografa in
digitale, infatti il fotografo non è più solamente artefice dello scatto ma anche del suo sviluppo/elaborazione in
camera chiara: il computer.
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MODALITA' DI GESTIONE DEL COLORE:
Sono diverse le convenzioni utilizzate anche dai più noti software di elaborazione di immagine, primo fra tutti
Photoshop, che se utilizzate consciamente permettono di ottenere in postproduzione dei risultati eccezionali.
La prima di queste convenzioni è la modalità di gestione del colore ovvero come i colori di un immagine
vengono descritti usando dei valori numerici. Elenchiamo le principali ad uso fotografico:
1. RGB: Prende il nome dai colori primari della sintesi additiva Red, Green e Blue basandosi proprio su
questo principio; solitamente utilizza una codifica ad 8 bit (come avviene nel formato jpeg) che significa che
ogni colore primario può assumere dei valori di luminanza che vanno da 0 a 255. Essendo la sintesi additiva
basata sul peso percentuale di ogni colore, la tripletta (Lred , Lgreen, L blue) identifica uno ed un solo colore
dello spazio associato, ad esempio (0,0,0) codifica per il nero, (128,128,128) per il grigio neutro e
(255,255,255) per il bianco. E’ il sistema più utilizzato in fotografia digitale. Nel caso la codifica avvenga a 16
bit (come nel formato tiff) il numero di sfumature colore aumenta enormemente fino a raggiungere un
estensione che va da 0 a 65535.
2. CMYK: è basata sulla sintesi cromatica sottrattiva ed utilizza quattro componenti colore primarie: Ciano,
Magenta,Giallo (y) e Nero (k); è nato per ottenere i migliori risultati di stampa in quanto deve simulare il
comportamento dei pigmenti, che essendo riflettenti, sottraggono colore alla luce. Si usa raramente in
fotografia se non per applicazioni prettamente specifiche, teoricamente tutte le stampanti a getto di inchiostro
effettuano questo tipo di codifica ma al loro interno viene fatta una conversione da RGB a CMYK. Alcuni
svantaggi di questa modalità di gestione del colore sono le grosse dimensioni dei file, il numero ridotto di
colori rispetto ai comuni spazi colore disponibili per RGB, inoltre determinati filtri non funzionano in questa
modalità.
3. SCALA DI GRIGIO: lavorando in questa modalità si produce un bianco e nero che, altro non è che un
immagine in scala di 256 valori di grigio.
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Gli obiettivi
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Profondità
di campo
(4)
Stefano Bernardoni www.myworks.it
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Obiettivi grandangolari
(focali inferiori al 35mm o 21mm per il digitale)
La maggior parte dei fotografi di paesaggio preferiscono gli
obiettivi grandangolari perché offrono un campo visivo molto
ampio e una estesissima profondità di campo.
La composizione fotografica è però più complessa.
Prestare attenzione all’immagine nel mirino: vedere quindi tutto
quello che l’obiettivo inquadra.
Il grandangolare aumenta la distanza fra gli elementi.
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Obiettivi normali
Lunghezza focale compresa tra i 40 e i
58 mm (per il digitale 28-40).
Utili per fare esperienza: obbligano a
modificare la distanza dal soggetto e a
cambiare il punto di ripresa.
Obbligano a comporre con cura.
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Teleobiettivi
(focale maggiore di 85mm o 50mm per
il digitale)
Caratteristiche:
• ridotto angolo visivo e profondità di
campo
• compressione dei piani
• utile per ritagliare
• messa a fuoco selettiva
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Alcuni errori comuni - immagini con soggetti troppo chiari o troppo scuri
La foto in alto è stata scattata con l’esposizione fornita
dall’esposimetro ed il ghiaccio appare grigio.
Nella foto a destra è stata invece aggiunta una
sovraesposizione di uno stop ed il ghiaccio appare bianco.
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Alcuni errori comuni – immagini ad alto contrasto
Se per soggetti con luce morbida e
uniforme
sarà
semplice
misurare
l’esposizione, le scene particolarmente
contrastate (luce dura o ampie zone con
alte luci e ombre) richiederanno una
lettura più attenta e ragionata in quanto
la diversità delle intensità della luce è
piuttosto ampia (latitudine di posa *).
In questi casi, a seconda di quale
porzione di alte luci o ombre viene
inquadrata potremo ottenere valori
diversi. Nella foto a lato, per ottenere un
esposizione corretta del nostro soggetto,
dovremo poter leggere l’esposizione su
una porzione illuminata delle due signore
con una lettura spot o semi spot.
* La latitudine di posa misura la capacità di
registrare sfumature che vanno dalle tonalità scure
alle chiare. Maggiore è la latitudine di posa, più
grande è la capacità di registrare neri più neri e chiari
più chiari.
Foto con luce contrastata - dura
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Le fotografie in
controluce risultano
particolarmente
suggestive ed
emozionanti, anche se
richiedono, come tutte
le tecniche più
sofisticate, un
applicazione attenta.
Per la foto a lato
l’esposizione corretta è
stata misurata per le
“luci” puntando cioè
l’esposimetro sul cielo.
In questo caso lo
sfondo risulta
correttamente esposto
ma i soggetti in primo
piano sono
completamente
sottoesposti senza
alcun dettaglio
(silhouette).
Alcuni errori comuni – immagini in controluce
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Alcuni errori comuni – immagini con luce insufficiente
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Come controllare il controluce nei ritratti
Il
flash
può
essere
utile
anche
per
scattare
fotografie
in
pieno
giorno.
In questo caso, infatti, il flash può avere una funzione di fill-in o di riempimento, ovvero illuminare un
soggetto parzialmente in ombra o controluce, riducendo il contrasto rispetto alle zone in luce della
scena e quindi facilitando l'esposizione.
Fill-in in controluce
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Alcuni consigli compositivi
1)
2)
3)
4)
5)
6)
Utilizzo della Regola dei terzi
Tridimensionalità dell’immagine (inserire un primo piano per dare profondità)
Pulizia dell’immagine (curare i bordi dell’immagine)
Togliere per aggiungere (mettere più in risalto possibile il soggetto principale eliminando elementi inutili)
Punto di vista e diagonali
Linee (compositive) immaginarie
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Buon divertimento!
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