Il DDAI (Disturbo da deficit
dell’attenzione ed iperattività) o ADHD:
natura ed eziologia in prospettiva
evolutiva
Prof.ssa Chiara D’Alessio
“Non ille ire vult, sed non potest stare” (Seneca)
(Non è lui che vuole andare, il fatto è che non può
restare fermo)
OBIETTIVO GENERALE
Fornire le conoscenze di base per
l’identificazione di strategie e metodologie
didattiche in grado di supportare il
processo di insegnamento-apprendimento
in presenza di studenti che presentano
disturbi del comportamento
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OBIETTIVI SPECIFICI
Acquisire le conoscenze di base relative:
 ai principali disturbi di comportamento
 alle procedure diagnostiche e valutative
 alle
ipotesi eziologiche relative ai disturbi di
comportamento
 alle possibilità di intervento nell’ADHD
 ad alcuni interventi educativi e psico-educativi da
mettere in atto in presenza di studenti con disturbi di
comportamento
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Non so come sarei e chi sarei senza ADHD.
Non dipende solo dalla storia passata.
Le cose che amo o che odio sarebbero diverse.
Così quello che so o che non so fare.
So solo che sono felice quando c’è un po’ di movimento.
Quando i miei occhi, le mie gambe, la mia bocca hanno qualcosa da fare.
Che per me non è mai abbastanza.
Che sto sospesa nel tempo come un bambino.
Tutto questo è l’ADHD e io sono questo.
Anche le mie frustrazioni, le mie idiosincrasie, le mie inclinazioni,
la mia disperazione, i miei ricordi.
Tutto deve essere colorato e accecante.
Amo l’autostrada. Odio andare in treno.
Devo mettere sempre in moto qualcosa, questo è l’ADHD e questa sono io.
Ho solo questa vita. Non posso cambiare granché.
Solo la mia consapevolezza
e in ogni modo la speranza di non mettermi più i bastoni tra le ruote da sola
e di non pestare più i piedi agli altri, di dire quel che voglio dire
e non sempre quello che sul momento mi viene in mente.
Mara, 30 anni
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1. DEFINIZIONE DEL DDAI
Con l’etichetta diagnostica, disturbo da deficit
d’attenzione/iperattività (ADHD), si fa riferimento ad una
patologia neuropsichiatrica ad esordio in età evolutiva che
presenta 18 comportamenti tipici (sintomi) divisi in tre
sottocategorie:
DDAI
Disattenzione
Iperattività
Impulsività
Tale disturbo determina una significativa
compromissione funzionale del soggetto.
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1) Disattenzione
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
Non riesce a prestare attenzione ai particolari o commette errori di
distrazione nei compiti scolastici, sul lavoro o in altre attività
Ha difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti e sulle attività di
gioco
Non sembra ascoltare quando gli si parla direttamente
Non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti scolastici o
i propri doveri, non per opposizione alle regole sociali o incapacità
nel capire le istruzioni
Ha difficoltà nell’organizzarsi nei compiti e nelle attività
Evita di impegnarsi in compiti che richiedono sforzo mentale
prolungato
Perde gli oggetti necessari per i compiti e le attività quotidiane (es.
giocattoli, matite, libri, strumenti)
E’ facilmente distratto da stimoli estranei
E’ sbadato nelle attività quotidiane
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2) Iperattività
10. Muove con irrequietezza mani e piedi o si dimena
sulla sedia
11. Lascia il proprio posto quando ci si aspetta che resti
seduto
12. Scorazza e salta dovunque in modo eccessivo (negli
adolescenti e negli adulti: sentimenti di
irrequietezza)
13. Ha difficoltà a giocare o a dedicarsi a divertimenti in
modo tranquillo
14. Si muove come se fosse guidato da un motorino
15. Parla eccessivamente
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3) Impulsività
16. “Spara” le risposte prima che le domande siano
state completate
17. Ha difficoltà ad attendere il proprio turno
18. Interrompe gli altri o è invadente nei loro confronti
E’
importante ricordare che:
Tali comportamenti non sono
intenzionalmente pianificati e
coscientemente attuati
(diversamente dai disturbi della condotta)
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CONCENTRAZIONE
E ATTENZIONE
SOSTENUTA
GESTIONE
DELLE
EMOZIONI
IMPULSIVITA’
PIANIFICAZIONE
E SOLUZIONE
DI PROBLEMI
DIFFICOLTA’
DI
AUTOREGOLAZIONE
NEL SOGGETTO
ADHD
MOTIVAZIONE
E FIDUCIA
NELL’IMPEGNO
E
NELLO SFORZO
AUTOSTIMA
COMPORTAMENTO
MOTORIO
COMPORTAMENTO
CON GLI ALTRI
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Problematiche interpersonali connesse al DDAI
1) L’agitazione continua, la mancanza di attenzione per gli oggetti altrui con
conseguente, anche se involontario, danneggiamento, l’impulsività e
l’invadenza sono comportamenti altamente disturbanti che compromettono a
lungo andare, la qualità delle relazioni con gli altri
2) I soggetti con DDAI non riescono a creare relazioni stabili di amicizia perché,
dopo una iniziale fase positiva nei rapporti (che l’estroversione e l’affettività di
questi soggetti facilitano) essi si deteriorano a causa dei comportamenti che
abbiamo sopraelencato
3) Pur mostrandosi sinceramente pentiti dei gesti scorretti nei confronti di altri e
decisi a non ripeterli, puntualmente essi si verificano nuovamente dopo qualche
tempo poiché sono al di fuori del controllo del soggetto
4) Trascurare un eventuale trattamento del disturbo pregiudica in
maniera definitiva l’inserimento sociale di questi soggetti che
vengono stigmatizzati, isolati, rifiutati: ciò incide negativamente
sulla loro autostima poiché viene meno, con il diminuire dei contatti
sociali, la fiducia nel cambiamento e nella guarigione dai sintomi;
nel soggetto si forma la convinzione di essere “ cattivo, o pazzo, o
scemo” senza possibilità di recupero
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2. CRITERI DIAGNOSTICI PER IL DDAI
 I sintomi devono presentarsi in maniera frequente, per
almeno sei mesi, ed essere interferenti con la normale
vita della persona
 La persona deve manifestare un rendimento scolastico,
professionale o sociale non adeguato in base all’età,
all’intelligenza ed alle condizioni socio-affettive
 Possibilità di prevalenza di uno dei sottotipi
Età di insorgenza:
Per le difficoltà di inibizione comportamentale e
l’iperattività: 3-4 anni
Per le difficoltà di disattenzione: 5-7 anni (ingresso
nella scuola)
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2.1 Modalità per la diagnosi

Utilizzare informazioni anamnestiche ottenute
dai familiari corredate da un’ampia e sistematica
intervista

Valutare le informazioni degli insegnanti relative
al comportamento del soggetto durante le
attività scolastiche

Strutturare modalità di osservazione più
ecologiche possibili sia a casa che a scuola
(nell’esame clinico breve non si evidenzia il
disturbo)
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2.1 Modalità per la diagnosi
La diagnosi di ADHD è clinica e si basa sulla raccolta di
informazioni da fonti multiple ( in particolare i genitori e gli
insegnanti ) e sull’osservazione diretta.
TABELLA DI REGISTRAZIONE DEL COMPORTAMENTO PROBLEMA
Nome : ……………………………..
Settimana: …………………
Compilata da: …………………..
Comportamento osservato: ……………………
DATA
FREQUENZA
DURATA
Periodo di osservazione: …………………
INTENSITA’
ANTECEDENTE
CONSEGUENZE
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2.2 Disturbi comorbili e diagnosi differenziale

Comorbilità con i disturbi ell’apprendimento

Comorbilità con altri disturbi del comportamento

Comorbilità con i disturbi dell’umore

Comorbilità con i disturbi d’ansia
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2.3 Possibili evoluzioni del disturbo
Essere adolescenti con ADHD
Riduzione del comportamento
iperattivo
Disturbi comportamentali di
adattamento sociale
Sensazione soggettiva di
instabilità
Disturbi depressivo/ansiosi
Difficoltà di organizzazione
della vita quotidiana
Relazioni intense e
problematiche
Condotte pericolose
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2.4 IL DDAI in eta’ adulta –
possibili evoluzioni negative
 Disturbi psichici costanti
 Condotte rischiose
 Bassa autostima
 Tendenza all’isolamento sociale
 Vulnerabilità psicopatologica
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2.4 Aspetti positivi in età adulta
 Alta motivazione, lucidità;
 Grande energia e resistenza allo sforzo fisico;
 Iperfocalizzazione con ottime capacità di rendimento;
 Estremo senso della giustizia per se e per gli altri;
 Assenza di rancore in caso di conflitti;
 Tenacia nel superamento delle difficoltà dell’esistenza;
 Fantasia e creatività;
 Amore intenso per gli animali e per la natura;
 Spontanea disponibilità a prestare aiuto;
 Memoria da elefante per certi particolari della vita passata.
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3. EZIOLOGIA DEL DDAI
EZIOLOGIA
ADHD - Disturbo biopsicosociale
CAUSE BIOLOGICHE SOTTOSTANTI
Strettamente correlate all’assetto psicologico personale
dell’ambiente e delle esperienze della persona
DIVERSE IPOTESI
ALIMENTAZIONE ?
GENETICA
NEUROANATOMIA
Conservanti, coloranti, zuccheri
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3.1 Ipotesi neuroanatomica
 Livelli inferiori di attività cerebrale nel circuito che collega le regioni
prefrontali con il sistema limbico attraverso il corpo striato
 Dimensioni ridotte di alcune aree cerebrali (cervelletto  motivazione;
globo pallido, nucleo caudato interruzione delle risposte
automatiche che consente il controllo degli impulsi e decisioni più
accurate da parte della corteccia prefrontale destra) dove sono presenti
i circuiti della dopamina e della noradrenalina, neurotrasmettitori
presenti in quantità inferiori in questi soggetti
 Sottoattivazione della corteccia prefrontale dedotta anche da un minor
consumo di glucosio disinibizione del comportamento, incapacità di
ritardare risposte impulsive e cadute attentive
 Complicazioni durante la gravidanza ed il parto
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4. I TRATTAMENTI PER IL DDAI
 Trattamento farmacologico
 Trattamento psicoeducativo cognitivo-comportamentale:
training sull’autoregolazione cognitiva e autogestione
del comportamento; utilizzo del rinforzo verbale e
materiale
 Possibilità di trattamento con altri soggetti rispetto al
soggetto con ADHD: parent-training, lavoro con la
scuola
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4.1 La terapia farmacologica
 Con metilfenidato (Ritalin): aumento dei neurotrasmettitori (dopamina) nelle fessure
sinaptiche; assunzione (2-3 volte al giorno) durante il periodo scolastico
 70-80% dei soggetti mostrano una riduzione dei sintomi uguale o superiore al 50%
(maggiori capacità di autocontrollo e auotmonitoraggio, di gestione della rabbia e delle
relazioni interpersonali)
 Terapia di durata almeno annuale
 Effetti collaterali (rari): calo dell’appetito e del sonno (eccessiva attivazione del
simpatico), riduzione della crescita, variazioni del tono dell’umore (ansia, euforia,
irritabilità, tristezza)
 Non esiste correlazione con l’abuso di sostanze nell’età adulta
 Altro farmaco (Strattera) in via di sperimentazione
 Effetto circolare sulle relazioni genitore-figlio: tra i genitori dei soggetti
che rispondono positivamente al trattamento farmacologico si
registrano toni più affettuosi, maggior calore materno, minori critiche
ed atteggiamenti più concilianti nei rapporti con i fratelli
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4.1 Indicazioni e strategie terapeutiche
L’intervento farmacologico va sempre discusso con i familiari e spiegato al
soggetto in maniera adeguata al suo livello cognitivo, presentandolo come
supporto agli sforzi intrapresi e non come soluzione “automatica” dei problemi,
con attenta valutazione delle implicazioni psicologiche della somministrazione
del farmaco
La terapia con metilfenidato deve essere iniziata dopo aver valutato tutte le
informazioni disponibili e sentiti gli altri operatori sociali e sanitari che si
prendono cura della salute del soggetto e della sua famiglia
Un intervento esclusivamente farmacologico può provocare stigmatizzazione del
disturbo come “malattia”, deresponsabilizzando chi interagisce con il soggetto e
favorendo una serie di attribuzioni “esterne” da parte di genitori ed educatori;
invece, sia il soggetto che gli educatori devono attribuire ad un “locus of
control” interno le cause dei propri comportamenti perché solo così può nascere
la motivazione al cambiamento
Il ritenere di stare così male da aver bisogno di un farmaco
può minare la già fragile autostima di questi soggetti,
peggiorando l’eventuale quadro depressivo: per questo
motivo è importante sia integrata con altre strategie
terapeutiche
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4.2 I trattamenti cognitivo-comportamentali
 Autoistruzione verbale
Guidare il soggetto ad acquisire un dialogo interno
modellato sulle fasi del problem-solving (riconoscere il
problema, generare soluzioni alternative, valutare
l’efficacia di ogni soluzione, pianificare la risoluzione del
problema ed il risultato ottenuto)
 Stress inoculation training
Insegnare ad autosservare il proprio vissuto e le
proprie emozioni in presenza di situazioni stressanti
Aiutare il soggetto a generare una serie di risposte
alternative adeguate al contesto ed in grado di
sostituire gli atteggiamenti impulsivi e aggressivi
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4.2 Dieci passi sequenziali

Far capire la necessità di riconoscere un’emozione particolare

Mostrare le espressioni facciali che la caratterizzano

Darle un nome

Definirne le caratteristiche

Presentare un esempio personale

Ripetere la definizione

Mostrare un figura. Cosa potrebbe aver provocato l’emozione?

Che cosa si potrebbe dire o fare per diminuirla o intensificarla?

Passare al mantenimento ripetendo la definizione più volte
Difficoltà: generalizzazione delle modalità
comportamentali apprese nei contesti
quotidiani (famiglia, scuola)
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4.3 Il trattamento multimodale
Maggiori percentuali di successo: integrazione di vari tipi di
trattamento (farmacologico, psicologico, familiare, scolastico)
Parent training: indicazioni per i genitori
Genitori “coterapeuti”, operatori a tempo pieno nell’applicare le adeguate tecniche
psicologiche
 Incrementare il numero di interazioni positive con il figlio
(trascorrere del tempo insieme in cui non lo si critica, né si fanno
rimproveri e prediche
 Guardarlo in viso mentre gli si parla
 Dispensare rinforzi sociali e materiali in risposta a comportamenti
positivi del soggetto
 Ignorare i comportamenti lievemente negativi
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4.3 Il trattamento multimodale
 Aumentare la collaborazione del figlio usando comandi più diretti,
precisi e semplici in modo da essere facilmente compresi, fare una
richiesta alla volta, dare il tempo di agire
 Prima di affrontare una situazione potenzialmente scatenante dirgli
cosa ci si aspetta da lui ed affidargli piccole responsabilità
 Prendere provvedimenti coerenti per i comportamenti inappropriati
(es. timeout) evitando di esprimere rabbia o vendetta
 Creare un ambiente silenzioso per lo svolgimento dei compiti
scolastici, dividerli in piccole parti, fare spesso commenti positivi
sul buon andamento del lavoro
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4.3 Il trattamento multimodale
IMPORTANTE:
 Evitare di esporre il soggetto a scene di violenza o a contenuti che
possono agitarlo o provocargli tensione (es.: ascolto di musiche troppo
ritmate, visione di pubblicità , cartoni animati o film dalle sequenze e dalle trame
frenetiche)
 Permettere di guardare solo trasmissioni televisive o ascoltare musiche
con contenuti pacati, rilassanti o moderatamente vivaci
 Gli stessi principi valgono per la fruizione della playstation e degli altri giochi
elettronici, il cui tempo totale di fruizione, unitamente a quello della TV non
deve superare le due ore al giorno
 Predisporre attività alternative (passeggiate nei parchi, giochi di
costruzione, giochi motori, carte, disegno, lettura) tenendo presente che occorre
insistere in quanto, in un primo momento, il soggetto si ribellerà, non essendo
queste attività altrettanto attraenti quanto la televisione o la playstation;
accompagnarsi a lui in giochi e letture
 Ricordare che ignorare tali indicazioni può aggravare molto i sintomi del
DDAI
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5. SCUOLA E APPRENDIMENTO
 Difficoltà nell’attenzione
 Scarsa tolleranza alle frustrazioni e agli sbagli
 Poca resistenza nello sforzo intellettuale
 Insuccesso scolastico già preventivato
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5.1 Linee guida nella pianificazione e nello
svolgimento delle attività
I principi:
BREVITA’- VARIETA’- STRUTTURA
1. Organizzazione e tempi di lavoro
 Tenere il soggetto di fronte per non perdere il contatto
visivo
 La sala dev’essere cromaticamente stimolante ma con
poche fonti di distrazione (giochi o materiale vario,
finestre, porta, cestino, orologio, armadi, librerie ecc.)
 Non collocare il soggetto in una zona completamente
priva di stimolazione
 Favorire la socializzazione all’interno di un piccolo
gruppo (2-3) con regole precise; moderare i contatti
con troppi compagni durante le attività
 Affiancare il soggetto a compagni tranquilli
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5.1 Routine e regole da stabilire
Ricordare: attività routinarie e strutturate e tempi di lavoro prestabiliti
 Possibilmente avere giorni/orari fissi di ingresso
 Predisporre una routine di inizio lavoro (saluto, breve conversazione
ecc.)
 Presentare al soggetto le attività che dovrà svolgere scandendone i
tempi
 Concordare le pause prima , possibilmente sempre negli stessi
momenti
 Se ci sono attività da eseguire a casa fare un elenco scritto, farlo
leggere al soggetto verificando se ha capito tempi e modalità
 Routine di saluto e di uscita a fine lavoro (es. battere le mani, dare un
piccolo premio ecc.)
Le regole
 Devono essere discusse e condivise dal soggetto
 Sotto forma di proposizioni positive e non divieti (elencare
prima quello che si può fare)
 Semplici e chiare, eventualmente illustrate su cartelloni da
simboli pittorici colorati
 Poche (8-10) ed espresse sinteticamente
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5.1 Tempi di lavoro e uso dei materiali
Stabilire e prevedere i tempi di lavoro
 Valutare i tempi e le difficoltà di svolgimento di un esercizio insieme
verificandone la corretta comprensione
 Dividere gli esercizi più complessi in piccole fasi più semplici
Uso dei materiali
 Spiegare la funzione degli attrezzi utilizzati (aiutandosi con
cartelloni murali)
 Far spiegare al soggetto oralmente la funzione di ogni attrezzo
prima di usarlo
 Lasciare il tempo necessario per riordinare il materiale usato
Da tenere presente:
 Eventuali tempi vuoti o situazioni di transizione sono
momenti ad alto rischio (il soggetto si agita perchè non sono
chiari ruoli e regole): occorre pianificare precedentemente le
attività che i soggetti possono svolgere da soli mentre ci si
allontana o si parla con i familiari
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5.1 Quando si lavora in gruppo
Dividere in sottogruppi di 2-3 soggetti
Assegnare a ciascuno un ruolo fisso per almeno una
settimana
Lodare verbalmente o premiare ogni comportamento
corretto
Nel passaggio da un luogo ad un altro in gruppo
sistemare i soggetti in fila mettendo il soggetto con
DDAI come capofila
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5.1 Strutturazione delle attività
Le attività devono essere presentate sotto forma di giochi che
abbiano un significato per la struttura motivazionale del soggetto
(utilizzare storie, situazioni e personaggi da lui preferiti o
comunque appartenenti al suo vissuto)
Ogni esercizio deve essere strutturato in poche e semplici
sequenze, facendo in modo che nella fase iniziale il soggetto abbia
un’elevata percentuale di riuscita (ciò lo motiva ad affrontare
esercizi più complicati)
Evitare esercizi troppo complessi per i quali sarebbe necessaria
una concentrazione che il soggetto stenta a raggiungere
Prevedere attività anche molto movimentate (salti, corsa
veloce, tuffi, gare, punching ball ecc.), in cui il soggetto abbia
la possibilità di “esplodere” in una situazione controllata
per scaricare energie e tensioni, alternandole ad attività di
decompressione e rilassamento
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5.1 Strategie di gestione della situazione scolastica
•Scrivere
testi al computer;
•Leggere
e ripetere un argomento a voce alta e liberamente;
•Coinvolgere
•Cambiare
•Dare
tutti i sensi del soggetto;
argomento ogni mezz’ora ;
la possibilità di leggere scorrendo il testo con il dito;
•Sottolineare
i dati importanti in problemi complessi e scomporre i medesimi;
•Effettuare
lo studio in un posto dove è presente solamente il materiale
necessario per svolgere i compiti;
•Strutturare
le condizioni di lavoro in modo semplice e chiaro;
•Insegnare
strategie di apprendimento mostrando i passi di un compito dal
principio al risultato;
•Sintetizzare
•Far
e schematizzare i contenuti glossandoli con colori;
ripetere gli argomenti ponendo domande;
•Evitare
il sovraccarico cognitivo.
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5.1 Gestire gli attacchi di agitazione o rabbia
 Prima di bloccare il soggetto attendere che si scarichi da solo
controllando che non si ferisca o che non danneggi altri, fornendogli
materiale che lo aiuti a liberare l’energia in modo non dannoso
(es.picchiare su di un tamburo; lanciare un pallone, colpire un
cuscino…) essendo pronti ad intervenire
 Permettere al soggetto di urlare per qualche secondo se questo lo
scarica
 Quando è indispensabile bloccarlo fisicamente
 Non gridare, mostrarsi agitati, nervosi o preoccupati
 Tenerlo fermo in maniera decisa ma non rabbiosa, parlandogli con
molta tranquillità anche se grida, si ribella o si divincola (può essere
necessario farsi aiutare)
 Aspettare il tempo necessario senza affrettare
 Alla fine far parlare il soggetto di come si è sentito, spiegandogli (in
maniera ferma ma non minacciosa e con linguaggio adatto al suo livello
di comprensione) che il ripetersi ed il prolungarsi di tali episodi toglie
tempo ad attività più piacevoli, per le quali può ricevere piccoli premi,
che diversamente non ottiene
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Ulteriori indicazioni sull’approccio al lavoro e la
struttura degli esercizi
 Spiegare chiaramente e con calma l’esercizio ripetendolo
più di una volta , in modo chiaro e con parole alla portata
del soggetto
 Verificare che il soggetto abbia capito chiedendogli di
ripetere
 Stabilire un contratto di gratificazioni con premi e
privilegi concordati, assegnando punti per ogni esercizio
svolto correttamente
 Predisporre un diario o un quaderno sul quale scrivere
note positive per la famiglia
 Non punire subito per eventuali mancanze, ma esortare a
prestare più attenzione
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5.1 Potenziare l’efficacia del lavoro…in sintesi
 Stabilire a priori la sequenza degli esercizi, per non lasciare tempi
vuoti o apparire incerti sul da farsi
 Accorciare i tempi di lavoro facendo brevi e frequenti pause
 Rendere gli esercizi sempre nuovi e stimolanti variandone le
modalità di proposta ed i materiali
 Ricorrere a segnali gestuali o visivi concordati con il soggetto per
esprimere approvazione o disapprovazione
 Adottare un tono variato e non monotono della voce, ripetendo
spesso le indicazioni più importanti ed incitando nei momenti
chiave degli esercizi
 Interagire frequentemente, verbalmente e fisicamente con il
soggetto
 Costruire situazioni di gioco per aumentare l’interesse
 Utilizzare i giochi di ruolo
 Alternare compiti attivi e passivi
 Fare in modo che gli esercizi non siano troppo lunghi e ripetitivi
 Fornire indicazioni brevi ed esatte per l’esecuzione degli esercizi
 Suddividere il lavoro in piccole parti
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5.1 Cautele particolari
 Non creare situazioni di competizione marcata con i
compagni
 Nella fase iniziale non focalizzarsi sugli errori ma
valorizzare gli aspetti positivi sottolineando i progressi
raggiunti volta per volta
 Non punire il soggetto impedendogli di muoversi per
lungo tempo (se rimane fermo per molto tempo dopo sarà
ancora più ingestibile)
 Enfatizzare i lati positivi del comportamento del soggetto
(intuito,creatività, affettuosità, estroversione sono
caratteristiche tipiche dei soggetti con DDAI)
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5.2 Aiuti concreti per gestire il rapporto con gli
adolescenti con il DDAI
Stabilire il comportamento richiesto con un tono pacato, fermo ma
fondamentalmente gentile
•
•
Dare una breve lista con le diverse attività da svolgere durante la giornata
•
Non dare spazio a discussioni , il malumore deve essere affrontato fin dall’inizio
•
In una critica o nella discussione di un problema non debordare
•
Esigere solo ciò che è essenziale
•
Non lodare esageratamente e neanche punire esageratamente
•
Quando la tensione sale interrompere il contatto visivo e abbassare la voce
•
Evitare prescrizioni comportamentali e appelli morali
•
Provare con comunicazioni scritte
Riuscire a tirar fuori quanto più humour possibile in tutto ciò che è tipico della
sindrome.
•
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Lezione 9