La vita del Messia
da un prospettiva ebraica
Tratto da una serie di studi di
Arnold G. Fruchtenbaum
II. L’autenticazione del Re
A. L’accettazione della Sua Persona
(10 paragrafi)
B. L’autorità del Re
(31 paragrafi)
2
§ 28
II. L’autenticazione del Re
A. L’accettazione della Sua Persona
1. La fede dei primi discepoli
(Gv 1:35-51)
3
§ 28: La fede dei primi discepoli
Riassunto temporale degli avvenimenti
Giovanni battezza Gesù
Filippo e Natanaele
diventano discepoli di Gesù
(Gv. 1:29-34)
Andrea, Giovanni
e Pietro diventano
discepoli di Gesù
Seconda fase
dell’investigazione su
Giovanni battista
Viaggio verso Cana
(Gv. 1:35-42)
(Gv. 1:19-28)
giorno
(Gv. 1:43-51)
§ 26
§ 27
1°
2°
(Gv. 2:1-11)
§ 28
3°
§ 29
4°
5°
6°
7°
4
§ 28: La fede dei primi discepoli
Andrea e Giovanni diventano discepoli di Gesù
 Giovanni battista il giorno precedente aveva indicato in modo
pubblico alle folle che Gesù era il Messia, ora lo ripete solo a due
dei suoi discepoli: Andrea e Giovanni
 La frase “Ecco l’agnello di Dio!” richiamava nei giudei di quel
tempo Esodo 12 (agnello pasquale) e Isaia 53 (agnello
messianico)
 A questo punto vediamo i due discepoli di Giovanni battista, cioè
Andrea e Giovanni, che decidono di diventare discepoli di Gesù
 Benché non venga mai detto esplicitamente, si può capire che uno
dei due discepoli era Giovanni, questo per almeno due motivi: uno
perché Giovanni non amava parlare di sé (Gv 21:20), due perché
cita con estrema precisione anche l’ora in cui avvennero queste
cose (le decima ora = le quattro di pomeriggio)
5
§ 28: La fede dei primi discepoli
La metodologia per diventare discepoli di un Rabbi
 In quel tempo c’erano diversi Rabbi nell’area di Gerusalemme
 Spesso questi erano dei maestri “peripatetici”
 Uno dei metodi più comuni per diventare discepoli di un maestro
era seguirlo per un po’ di tempo; non troppo da vicino per non
dare noia e nemmeno troppo da lontano per non essere notati
 Dopo un po’ di tempo il Rabbi si sarebbe girato facendo
esattamente la domanda: “Cosa cercate?”. Dopodiché era
consuetudine che gli aspiranti discepoli rispondessero con la
domanda: “Rabbi, dove abiti?”
 A questo punto il maestro poteva rispondere in due modi: “non è
affar vostro”, rigettando in questo modo la richiesta di diventare
discepoli, oppure: “venite e vedete”, significando così di accettare
i nuovi aspiranti discepoli
6
§ 28: La fede dei primi discepoli
Pietro poi Filippo e Natanaele diventano discepoli
 Andrea aveva un fratello di nome Simone e insieme facevano i
pescatori
 Andrea porta Simone da Gesù, il quale gli dice che da quel
momento in avanti si sarebbe chiamato Cefa
Simone (ebraico) -> Cefa (aramaico) –> Pietro (greco)
 Alla fine di quella giornata tre si erano aggiunti tre discepoli
 Il giorno dopo, mentre Gesù riparte per la Galilea, incontra Filippo
e lo invita a seguirlo
 Filippo trova Natanaele e gli dice che avevano trovato colui di cui
parlano Mosè e i profeti, ma lo scetticismo di Natanaele si può
vedere chiaramente nelle sue parole
7
§ 28: La fede dei primi discepoli
La strana conversazione tra Gesù e Natanaele
 Abbiamo visto al paragrafo §16 perché Natanaele aveva un così
basso concetto delle persone che venivano da Nazaret nonostante
lui stesso fosse un abitante della Galilea
 Leggendo la conversazione tra Gesù e Natanaele possiamo capire
che è successo qualcosa di soprannaturale che ha convinto
Natanaele sulla natura messianica di Yeshua e che questo
qualcosa è legato al fatto che Gesù “vide” Natanaele sotto il fico
 Tuttavia dal discorso così com’è scritto non è semplice capire cosa
s’intenda col fatto che Gesù “vide” Natanaele sotto il fico. Lo
“vide” spiritualmente tramite una visione e non con i suoi occhi
fisici? Oppure intendeva qualcos’altro?
 Vedremo che il contesto giudaico ci può essere d’aiuto a capire
meglio quello che è successo tra Natanaele e Gesù
8
§ 28: La fede dei primi discepoli
I rabbini, la meditazione e le piante di fico
 A quel tempo solo poche persone avevano a disposizione una
copia delle Scritture, quindi i giudei spendevano molto del loro
tempo nella memorizzazione di passi biblici
 Dopo che un passo veniva memorizzato poteva essere “richiamato
alla mente” e meditato più e più volte
 I rabbini insegnavano che il miglior posto per meditare le scritture
era sotto una pianta di fico. Nella Midrash (un antico commentario
Ebraico) viene detto diverse volte che alcuni rabbini facevano le
loro lezioni il mattino presto proprio sotto una pianta di fico
 Oggi per meditare le Scritture ci sediamo a un tavolino, apriamo la
nostra Bibbia o probabilmente accendiamo il computer, e poi
leggiamo e meditiamo. A quel tempo ci si sedeva sotto una pianta
di fico e si usava la memoria
9
§ 28: La fede dei primi discepoli
Natanaele riconosce in Gesù il Messia
 Natanaele era seduto sotto una pianta di fico e stava meditando
un passo delle scritture, quale passo stava meditando?
 Nelle prime parole che Gesù gli rivolge non lo chiama per nome,
ma per titolo “israelita” e noi sappiamo che il primo ad essere
chiamato con questo titolo fu Giacobbe
 Subito dopo Gesù aggiunge le parole “in cui non c’è colpa”.
Questo è in netto contrasto con Giacobbe che dovette fuggire
dalla casa di suo padre dopo averlo imbrogliato
 Alla domanda di Natanaele Gesù risponde “.. quando eri sotto il
fico io ti ho visto”. Gesù era in grado di leggere nella mente di
Natanaele e vedere quale passo stava meditando, ed egli stava
meditando proprio il passo di Genesi 28 dove si parla della fuga di
Giacobbe dalla casa di suo padre e da suo fratello Esaù
10
§ 28: La fede dei primi discepoli
 Questa cosa diventa più chiara nei due versetti che seguono (v.
50-51) dove viene detto: “Gesù rispose e gli disse: «Perché ti ho
detto che ti avevo visto sotto il fico, tu credi? Tu vedrai cose
maggiori di queste». Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico che
vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio
dell'uomo»”
 Dov’è che nella Bibbia di parla di angeli che salgono e scendono?
Proprio in Genesi 28:12, dove si parla della scala di Giacobbe
 In sostanza Natanaele vide che Gesù conosceva il passo esatto
delle Scritture su cui egli stava meditando e questo lo portò a
concludere che era il Messia e Re che stavano aspettando
Fine
11
§ 29
II. L’autenticazione del Re
A. L’accettazione della Sua Persona
2. La fede attraverso i primi miracoli
(Gv 2:1-11)
12
§ 29: La fede attraverso i primi miracoli
Il matrimonio ebraico di quel tempo
 Questo passo inizia con la frase “il terzo giorno”. Ci sono tre giorni
di cammino dalle regioni della Giudea fino alla Galilea dove si
trovava la città di Cana
 Il miracolo delle nozze di Cana è il primo di sette segni che
vengono riportati nel vangelo di Giovanni
 Il cerimoniale giudeo di quel tempo prevedeva che i matrimoni
avvenissero con una cerimonia privata (con poche persone) e una
festa pubblica (con molte persone), la festa pubblica durava
normalmente sette giorni consecutivi
 Vediamo che Gesù porta alla festa pubblica i cinque discepoli che
aveva fatto nei giorni precedenti
 Succede una cosa terribile, il vino della festa di matrimonio finisce
(forse perché Gesù aveva portato cinque ospiti in più!!! :-)
13
§ 29: La fede attraverso i primi miracoli
Le parole di Gesù a sua madre
 Le parole di Gesù a sua madre possono sembrare dure, ma stava
sottolineando che la patria podestà di Miriam (Maria) era finita
 Arriva un momento della giovinezza in cui il bambino diventato
adulto passa dall’ubbidire ai genitori all’onorare i genitori. Da
questo momento in poi tutto quello che farà non sarà più per
ubbidire a loro, ma per onorare loro
 Non era ancora il tempo per il Messia di uscire in pubblico con dei
miracoli, anche perché il luogo per fare questo non doveva essere
Cana, ma Gerusalemme. Così Gesù fece il miracolo, ma lo fece di
nascosto.
 I risultati di questo primo miracolo furono due: primo che Egli
manifestò la sua capacità di creare, secondo che tramite questo
miracolo la fede dei suoi discepoli ebbe una conferma
Fine
14
§ 30
II. L’autenticazione del Re
A. L’accettazione della Sua Persona
3. Il soggiorno a Capernaum
(Gv 2:12)
15
§ 30: Il soggiorno a Capernaum
Sebbene questo sia un soggiorno “di famiglia” a
Capernaum per Gesù con sua Madre e i suoi fratelli,
vedremo più avanti che questa città diventerà un
punto cruciale e strategico del ministerio di Gesù e
sarà a tutti gli effetti il suo quartier generale
Fine
16
§ 31
II. L’autenticazione del Re
A. L’accettazione della Sua Persona
4. Il possesso del Tempio
(Gv 2:13-22)
17
§ 31: Il possesso del tempio
Yeshua si rivela pubblicamente
 Nel v. 13 viene citata la festa di Pasqua; la prima di quattro feste
di Pasqua menzionate durante il ministerio pubblico di Gesù.
 Quattro feste di pasqua significano un periodo di tempo di tre
anni; siccome dal battesimo di Gesù fino a questo momento erano
trascorsi dai quattro ai sei mesi, questo porta a un periodo di
ministerio di circa tre anni e mezzo
 La festa di Pasqua era il momento più adatto per rivelarsi
pubblicamente come Messia e Re d’Israele, perché arrivavano a
Gerusalemme pellegrini giudei da tutte le parti del mondo (lo
storico Giuseppe Flavio parla di due milioni e mezzo)
 La notizia che un uomo chiamato Gesù poteva essere il Messia si
sarebbe sparsa piuttosto velocemente in tutte le comunità
Ebraiche dentro e fuori l’impero romano
18
§ 31: Il possesso del tempio
Il sommo sacerdote Anna e i suoi parenti
 Quello che Gesù vide nel tempio, cioè il “commercio del sacro”,
viene riportato anche in alcuni scritti dei Farisei di quel tempo
 Tutto quello che succedeva nel tempio era legato al precedente
sommo sacerdote: Anna
 Anna e la sua famiglia (Caifa era sua genero) detenevano il
controllo degli affari economici del tempio, tanto che alcuni Farisei
lo definivano “Il gran bazar dei figli di Anna”
 Anna era un sadduceo e lo storico Giuseppe Flavio lo descrive
come assetato di soldi, molto ricco e che depredava i sacerdoti
apertamente e in modo violento
 Egli aveva nominato o suoi figli tesorieri del tempio e suo genero
assistente tesoriere (dagli scritti di Rabbi Sha’ul di Gerusalemme)
19
§ 31: Il possesso del tempio
Il sistema di commercio nel tempio
 La necessità di vendere animali dentro il cortile del tempio era
giustificata col fatto che non sempre gli animali che venivano
portati per i sacrifici erano “senza macchia e senza difetti”, quindi
Anna e la sua famiglia provvedevano degli animali adatti
 Naturalmente era piuttosto frequente che si trovasse qualche
difetto nell’animale che veniva portato e il giudeo che voleva fare
il sacrificio era costretto a comprare un animale nel tempio ad un
prezzo molto più alto del suo valore reale
 I cambiamonete erano necessari perché a Pasqua tutti dovevano
pagare il loro mezzo siclo per il tempio (Es 30:12-16) e i soldi con
effige romana non erano accettati, quindi bisognava cambiare i
soldi al tasso di cambio imposto da Anna e i suoi parenti
 Tutto questo rendeva il commercio del tempio un grosso affare
20
§ 31: Il possesso del tempio
Il sistema di commercio nel tempio
 Chiaramente quello che Gesù fece gli portò l’astio di Anna e di
altri sadducei
 Il passo citato di Sl 69:9 in ebraico significa letteralmente: “lo zelo
per la tua casa è la mia causa di distruzione”. In questo senso non
dobbiamo dimenticare che, tre anni dopo, fu proprio Anna a stare
di fronte a Gesù come primo giudice per decretare la sua morte
 Nei versetti che seguono viene chiesto a Gesù un segno per poter
riconoscere la sua autorità messianica. Le persone presenti
capivano che quello che faceva si giustificava solo se Egli era il
Messia. Naturalmente non capirono la risposta di Gesù perché
stava parlando del tempio del suo corpo e non di quello fisico
 Tuttavia in queste poche parole criptiche Gesù stava già
profetizzando la sua morte e risurrezione
Fine
21
§ 32a
II. L’autenticazione del Re
A. L’accettazione della Sua Persona
5. L’accettazione in Giudea
a. La fede nei Suoi segni
(Gv 2:23-25)
22
§ 32a: La fede nei Suoi segni
Lo scopo dei miracoli di Gesù
 Il primo modo in cui Gesù si rivelò pubblicamente a Gerusalemme
durante la festa di Pasqua fu parlando e agendo nel tempio. Il
secondo modo fu attraverso i primi segni o miracoli
 Nella prima metà del suo ministerio lo scopo dei miracoli fu quello
di portare il popolo d’Israele a una decisione riguardo al suo
“essere il Messia”. In altre parole lo scopo dei miracoli era quello
di autenticare la Sua Persona e il Suo Messaggio
 La Sua Persona: cioè che Egli era il Messia dei giudei; il Suo
Messaggio: che Egli stava offrendo a Israele il Regno di cui
parlavano i profeti
 Se il popolo nel suo complesso avesse riconosciuto in Gesù il
Messia promesso, essi avrebbero visto il Regno stabilirsi in quegli
stessi giorni. Questo è un prerequisito valido ancora oggi
Fine
23
§ 32b
II. L’autenticazione del Re
A. L’accettazione della Sua Persona
5. L’accettazione in Giudea
b. La spiegazione a Nicodemo
(Gv 3:1-21)
24
§ 32b: La spiegazione a Nicodemo
Il primo dei sette discorsi di Giovanni: la nuova nascita
 Nicodemo era un fariseo e questo significava che aveva delle
precise convinzioni dottrinali che caratterizzavano la sua fede
 Il termine fariseo potrebbe essere paragonato alle parole che oggi
usiamo per definire le nostre denominazioni: battista, luterano,
carismatico, calvinista, arminiano ecc.
 Come ci sono delle dottrine che caratterizzano ognuno di questi
gruppi di persone, così delle dottrine che caratterizzavano i Farisei
distinguendoli dai sadducei, dagli esseni o altri gruppi di quel tempo
 In particolare il giudaismo farisaico era caratterizzato
dall’insegnamento fondamentale che: tutto Israele avrà una parte
nell’era a venire. Quello che i Farisei intendevano con questa
dottrina fondamentale era che chiunque fosse nato giudeo aveva il
diritto automatico di entrare nel Regno di Dio senza condizioni
25
§ 32b: La spiegazione a Nicodemo
 Secondo questa dottrina i Gentili potevano essere salvati solo se
vivevano in modo consistente con il patto che Dio aveva fatto con
Noè, oppure se si convertivano al giudaismo mosaico
 Ecco perché Giovanni battista disse apertamente a coloro che
andarono a investigarlo che nascere giudei non salva (Mt 3:9, Lu
3:8) e allo stesso modo risponderà Gesù più avanti (Gv 8:39)
 L’insegnamento che a quel tempo veniva dato dai Farisei era che,
se anche per un “errore burocratico celeste” un giudeo fosse stato
indirizzato verso la gena, alle porte dell’inferno ci sarebbe stato
Abraamo pronto ad afferrarlo prima che vi cadesse dentro. Questo
per essere in accordo con il caposaldo che dice: tutto Israele avrà
una parte nell’era a venire
 Quindi non dobbiamo dimenticare che l’uomo che si presenta a
Gesù di notte per parlargli proveniva dal contesto teologico che
abbiamo appena descritto
26
§ 32b: La spiegazione a Nicodemo
La nuova nascita
 Il fatto che Nicodemo andò da Gesù di notte può essere dovuto al
timore di essere visto, oppure può essere semplicemente una
questione di convenienza. Gesù era attorniato dalle folle tutto il
giorno e questo era l’unico momento tranquillo per parlargli
 Gesù conosceva bene il retroterra di Nicodemo e le sue convinzioni
dottrinali, così appena dopo l’inizio della conversazione afferma in
modo chiaro: “se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno
di Dio”
 La risposta di Nicodemo fu: “Come può un uomo nascere quando è
già vecchio?” contrariamente a quanto sembra Nicodemo non era
stupito della “nuova nascita”, ma che questa accadesse da vecchio
 Secondo i Farisei c’erano almeno sei modi per “nascere di nuovo”, e
tutti e sei erano legati all’ambito fisico o materiale della persona
27
§ 32b: La spiegazione a Nicodemo
I sei modi di “nascere di nuovo” di quel tempo
1. Quando un gentile si convertiva al giudaismo
2. Quando si veniva incoronati Re d’Israele
3. Quando si entrava nell’età adulta e il ragazzo di 13 anni passava
la cerimonia di (Bar Mitzvah)
4. Quando un giudeo si sposava
5. Quando un giudeo veniva ordinato Rabbi (Smichut)
6. Quando un giudeo diventava il responsabile
di una scuola rabbinica (Rosh Yeshiva)
Rav
Rabban
 Nicodemo aveva già passato tutte e quattro le “nuove nascite” a
lui possibili come giudeo
28
§ 32b: La spiegazione a Nicodemo
Il significato del termine “nascere d’acqua”
 Le quattro “nuove nascite” di Nicodemo erano avvenute all’età di
13, 20, 30 e 50 anni, lui era ormai vecchio e non c’erano altri modi
per nascere di nuovo secondo l’insegnamento che conosceva
 Per quello che poteva capire non c’era modo per ricominciare la
sequenza delle “nuove nascite”, se non rientrando nel grembo della
madre, nascendo, e ripercorrendo le tappe dei 13, 20, 30 e 50 anni
 Alla risposta di Gesù: “In verità, in verità ti dico che se uno non è
nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio” sono
stati dati molti significati, soprattutto riguardo al “nascere d’acqua”.
In realtà “nascere d’acqua” è soltanto un’espressione giudaica di
quel tempo per indicare la nascita fisica.
 Il “nascere d’acqua” è legato al liquido amniotico in cui è immerso il
feto durante la gravidanza e significa venire al mondo fisicamente
29
§ 32b: La spiegazione a Nicodemo
Nascita fisica e nascita spirituale
 Nel rispondere a Nicodemo Gesù utilizza un modo d’insegnamento
ebraico abbastanza comune: parte da ciò che l’interlocutore
conosce per arrivare a illustrare quello che gli è sconosciuto
 Come abbiamo visto il temine “nascere di nuovo” era conosciuto da
Nicodemo, quello che ignorava erano le implicazioni spirituali di
questo temine, in quanto era abituato ad applicarlo rigidamente al
mondo materiale del giudeo (Bar Mitzvah, matrimonio ecc.)
 Per entrare nel Regno di Dio non basta nascere giudei (nato
d’acqua), ma bisogna nascere anche spiritualmente (nato di spirito)
 Dicendo questo Gesù stava rigettando l’insegnamento fondamentale
dei Farisei secondo cui bastava nascere giudei per essere parte del
Regno di Dio. Gesù dice che non basta nascere giudei (nascere
d’acqua) per essere salvati, ma bisogna anche nascere di spirito
30
§ 32b: La spiegazione a Nicodemo
Le due fasi della nuova nascita spirituale
 La domanda successiva che viene alla mente di Nicodemo è
inevitabilmente: come si può nascere spiritualmente? (v. 9)
 Ma per capire queste realtà spirituali era essenziale e prioritario che
Nicodemo credesse alla testimonianza di Gesù come Messia e Re
d’Israele (v. 11)
 Gesù inizia la spiegazione mettendo in evidenza che la nuova
nascita spirituale è formata da due fasi. Dio deve fare la prima fase
(v. 14), ma l’uomo deve fare la seconda (v. 15)
 Nella prima fase Dio ha mandato suo Figlio affinché provvedesse la
salvezza per tutti, ma il fatto che la salvezza è disponibile per tutti
non salva nessuna persona. C’è bisogno della seconda fase, in cui
chiunque crede e mette la sua fiducia nel Messia riceve la vita
eterna
31
§ 32b: La spiegazione a Nicodemo
La battaglia interiore di Nicodemo
 Il versetto che segue (Gv 3:16) è forse il più famoso del Vangelo di
Giovanni, e in esso viene ripetuto il concetto appena espresso: Dio
fa la parte più grande dell’opera (Dio ha tanto amato il mondo, che
ha dato il suo unigenito Figlio) e quest’opera è già finita da molto
tempo, poi viene la parte nostra (affinché chiunque crede in lui non
perisca, ma abbia vita eterna)
 Come la quasi totalità dei giudei di ieri e di oggi Nicodemo doveva
passare per una fase di travaglio interiore, di battaglia spirituale, di
battaglia religiosa, di battaglia mentale; questo travaglio si sarebbe
protratto per i tre anni del ministerio di Gesù da qui in poi
 Nel Vangelo di Giovanni troveremo Nicodemo ancora due volte, al
cap. 7 quando non sarà ancora credente ma difenderà i diritti del
Messia davanti alle accuse dei sacerdoti e poi al cap. 19 durante il
seppellimento dove con le sue azioni manifesterà la sua fede
32
§ 32b: La spiegazione a Nicodemo
La fine della vita di Nicodemo
 A causa della prominente posizione di Nicodemo nella società
ebraica, non poteva essere ignorato negli scritti dei rabbini
 Alcuni fonti rabbiniche di quel tempo (B. Taanit 20:1; B. Ketuvot
66b-67a; B. Sanhedrin 43:1) raccontano la fine della sua vita
 Nicodemo aveva un lavoro secolare (come tutti i rabbini di quel
tempo, vedi Paolo) e scavava pozzi per trovare l’acqua, per quel
lavoro era uno degli uomini più benestanti in tutta Gerusalemme
 Gli scritti rabbinici continuano dicendo che quando divenne
credente in Gesù gli affari iniziarono ad andargli male e alla fine
della sua vita morì in estrema povertà
 Il racconto venne tramandato al fine di dissuadere altri giudei dal
Fine
mettere la loro fede in Gesù come Messia, ma sebbene Nicodemo
morì povero materialmente egli morì pienamente ricco
spiritualmente
33
§ 33
II. L’autenticazione del Re
A. L’accettazione della Sua Persona
6. Nuova testimonianza di Giovanni
(Gv 3:22-36)
34
§ 33: Nuova testimonianza di Giovanni
Il battesimo di Giovanni
 Giovanni normalmente battezzava a sud del Giordano, dove il fiume
confluisce nel mar Morto, ma alla fine della stagione secca l’acqua
iniziava a scarseggiare e bisognava andare altrove
 Così si spostò più a nord in una città di nome Enon vicino a Salim,
queste due città si trovavano più vicino al mar di Galilea
 Il v. 23 ci fa capire che Giovanni aveva bisogno di molta acqua e
questo era necessario solo se il battesimo che praticava era per
immersione e non per aspersione
35
§ 33: Nuova testimonianza di Giovanni
Immagine dei luoghi dove Giovanni battezzava
(013-IIA6-luoghi_dove_battezzava_giovanni)
Fine
36
§ 33: Nuova testimonianza di Giovanni
La gelosia dei discepoli di Giovanni
 I discepoli di Giovanni si rendono conto che Gesù stava facendo più
discepoli del loro maestro e diventano gelosi per lui
 Le parole di Giovanni (v. 27-30) sono un esempio speciale di umiltà.
Egli aveva capito chi era, quale fosse il suo posto e le sue mansioni
nel piano di Dio
 Giovanni non era il Messia, ma solo un suo servitore (v. 28) e
quindi indirizza l’attenzione e la gloria tutta su Gesù
 Vediamo che Giovanni parla di tre categorie di persone: lo sposo, la
sposta e gli amici dello sposo. Questa simbologia viene sviluppata e
spiegata più avanti nel N.T.
 Lo sposo è il Messia, la sposa è la Chiesa, ma Giovanni si definisce
“l’amico dello sposo”. In questa categoria rientrano tutti i santi
dell’A.T. che avranno un ruolo diverso dalla sposa negli ultimi tempi
37
§ 34
II. L’autenticazione del Re
A. L’accettazione della Sua Persona
7. L’imprigionamento di Giovanni
(Mt 4:12; Mr 1:14; Lu 3:19-20; Gv 4:1-4)
38
§ 34: L’imprigionamento di Giovanni
I tre motivi della partenza del Messia per la Galilea
1. L’imprigionamento di Giovanni da parte di Erode Antipa (figlio di
Erode il Grande) il tetrarca della Galilea. Il motivo dell’arresto fu
proprio la predicazione contro Erode Antipa per l’adulterio con
Erodiada moglie di suo fratello Filippo (Lu 3:19-20)
2. I Farisei iniziano a notare Gesù; Egli non passava più inosservato
perché battezzava più discepoli di Giovanni. In realtà non era Lui a
battezzare, ma i suoi discepoli. Tuttavia questo tocca l’orgoglio dei
Farisei che volevano l’attenzione e l’autorità su di loro (Gv 4:1-4)
3. Tutto questo faceva parte di un piano divino (Gv 4:4, Lu 4:14)
affinché Gesù facesse due cose: passare per Samaria dove avrebbe
incontrato la donna samaritana e poi ritornare nella città di Cana
per fare un secondo miracolo (guarigione del figlio del centurione)
39
§ 34: L’imprigionamento di Giovanni
Immagine del regno di Erode Antipa
(013-IIA7-regno_di_erode_antipa)
Fine
40
§ 35
II. L’autenticazione del Re
A. L’accettazione della Sua Persona
8. L’accettazione in Samaria
(Gv 4:5-42)
41
§ 35: L’accettazione in Samaria
Chi erano i samaritani?
 Per quanto riguarda la razza erano discendenti di popolazioni
gentili deportate forzatamente nella terra d’Israele durante l’impero
degli assiri
 Si erano mischiati tramite matrimonio alla popolazione ebrea
rimasta dopo la deportazione e avevano generato una razza mista
 Anche dal punto di vista religioso erano “misti”, infatti avevano
portato con loro gl’idoli delle nazioni da cui provenivano e nello
stesso tempo temevano e servivano anche il Dio d’Israele (2 Re
17:24-41)
 Siccome erano una razza mista, soprattutto dal punto di vista
religioso, durante la ricostruzione del tempio Esdra, Zorobabele e
Iesua non permisero ai samaritani di unirsi a loro (Es 4:1-3)
42
§ 35: L’accettazione in Samaria
 Questo provocò la reazione dei samaritani in tre modi:
1.
ostacolarono con forza la ricostruzione del tempio a
Gerusalemme (Es 4:4-6:12)
2.
decretarono che il monte Garizim era il monte santo in
contrasto col monte di Gerusalemme
3.
tolsero ogni riferimento alla città di Gerusalemme dai cinque
libri della Torà
 I samaritani riconoscevano come ispirata soltanto la Torà,
rigettando ogni altro libro dell’A.T. sia profetico, storico o di lode
 Non credendo ai profeti che erano stati mandati da Dio dopo
Giacobbe, pensavano che il prossimo profeta che doveva venire
sarebbe stato il Messia
43
§ 35: L’accettazione in Samaria
L’astio dei samaritani verso i giudei al tempo di Gesù
 L’animosità e l’astio dei samaritani verso i giudei era molto forte
anche al tempo di Gesù
 Spesso i giudei che volevano recarsi a Gerusalemme passando per
Samaria venivano ostacolati e in qualche caso anche uccisi
 Gesù stesso più avanti volle passare per Samaria nel suo ultimo
viaggio dalla Galilea verso Gerusalemme e gli fu impedito (Lu 9:5153)
 Al contrario ai samaritani piaceva vedere i giudei che se ne
andavano via da Gerusalemme passando per il loro “monte santo”
e quindi non li ostacolavano
 Siccome in questo momento Gesù stava lasciando la Giudea per
recarsi in Galilea, i samaritani non gli diedero nessun problema
44
§ 35: L’accettazione in Samaria
Come i giudei vedevano i samaritani al tempo di Gesù
 Gli scritti rabbinici di quel tempo non sono uniformi sui
comportamenti che i giudei dovevano tenere nei confronti dei
samaritani
 Alcuni dicevano che non bisognava mangiare nemmeno un
boccone di cibo samaritano (Tanchum 17:4), altri erano più
permissivi e dicevano che anche il cibo samaritano era Kosher (J.
Avodah Zarah 14:4)
 Tuttavia il sentimento comune era che un giudeo non si doveva
mai trovare in debito presso un samaritano, quindi non doveva
dare niente gratuitamente a un samaritano e allo stesso modo non
doveva ricevere niente in modo gratuito
 Questo è il senso delle parole di Giovanni al v. 9: “Infatti i Giudei
non hanno relazioni con i Samaritani”.
45
§ 35: L’accettazione in Samaria
La sorpresa della samaritana e “l’acqua viva” di Gesù
 La richiesta di attingere acqua senza il relativo compenso in denaro
provoca lo stupore della donna samaritana, essa sapeva bene che
non ci dovevano essere relazioni tra Giudei e Samaritani se non di
tipo commerciale
 Tuttavia vediamo che Gesù usa questa conversazione per creare
nella donna un desiderio di vita eterna
 La conversazione parte con Gesù che parla a livello spirituale e la
donna che risponde a livello fisico, ma pian piano Gesù la porta a
comprendere il suo bisogno di vita eterna
 “L’acqua viva” di cui Gesù parlava al v. 10 era di tipo spirituale, ma
la donna capisce una fonte di acqua corrente tipo un ruscello che
sgorga dalla terra in contrasto con quella ferma del pozzo in cui
stava attingendo
46
§ 35: L’accettazione in Samaria
Gesù più grande di Giacobbe?
 Giacobbe era la figura più importante secondo l’insegnamento dei
samaritani. Quindi se Gesù non aveva nessun mezzo per attingere
acqua forse voleva dire che conosceva una “sorgente alternativa”?
Era forse più grande di Giacobbe, il loro grande patriarca, che
aveva scavato quel pozzo?
 Gesù, nominando la vita eterna, inizia a rivelare alla donna che sta
parlando di un livello spirituale e non fisico: “… ma chi beve
dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l'acqua che
io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita
eterna»”
 Tuttavia la donna non comprende il problema spirituale e desidera
semplicemente non dover più faticare per attingere l’acqua: “la
donna gli disse: «Signore, dammi di quest'acqua, affinché io non
abbia più sete e non venga più fin qui ad attingere»”
47
§ 35: L’accettazione in Samaria
La samaritana davanti alla realtà della sua vita
 Gesù aveva messo in evidenza il bisogno di vita eterna cercando di
farle capire che stava parlando a livello spirituale. Tuttavia la
donna non capiva
 Prima di comprendere il bisogno di un salvatore aveva bisogno di
vedere come Dio la vedeva: una peccatrice
 Nei v. 16-17 Gesù rivela alla donna il suo peccato di immoralità.
Dopo essere stata sposata con cinque uomini, e probabilmente
dopo aver divorziato da tutti, conviveva con un uomo che non era
suo marito
 Dicendole queste cose Gesù dimostro di essere più grande di
Giacobbe
48
§ 35: L’accettazione in Samaria
Davanti al mio peccato meglio cambiare argomento …
 La samaritana non era più a suo agio perché nella conversazione si
stava iniziando a parlare del suo peccato e così cambia argomento
verso questioni dottrinali (v. 19-20)
 Questo modo di fare è di grande attualità anche oggi; quando una
persona che non crede è messa di fronte alla realtà del suo
peccato, improvvisamente cambia discorso e fa domande
teologiche del tipo: “ma Caino da chi ha preso moglie?”, oppure:
“se Dio è onnipotente può anche peccare?”, come se queste cose
fossero rilevanti con il loro bisogno spirituale
 Gesù non ignorò queste sue domande “teologiche”, ma diede una
risposta nei versetti che seguono (v. 21-22). Tuttavia più avanti
ritornò al punto che la riguardava: il suo bisogno di un salvatore; il
suo bisogno di vita eterna; il suo bisogno di riconoscere qual’era la
vera adorazione
49
§ 35: L’accettazione in Samaria
Il tempo della grazia
 Le dottrine dei samaritani riguardo all’adorazione erano sbagliate,
ma il tempo stava arrivando dove né Gerusalemme né il monte
Garizim sarebbero stati importanti. In futuro il luogo per
l’adorazione sarebbe stato “in spirito e verità”
 Gesù stava profetizzando il periodo di tempo in cui stiamo vivendo
noi: cioè il tempo della grazia, dove l’adorazione comunitaria può
essere fatta in qualsiasi parte del mondo
 Questo non era vero durante la dispensazione della legge di Mosè
e questo non sarà vero nemmeno durante la dispensazione del
Regno milleniale del Messia, perché in entrambi i casi il centro
dell’adorazione a Dio era e sarà la città di Gerusalemme (Za 14:1621) e i gentili faranno dei pellegrinaggi per festeggiare la festa
delle capanne
50
§ 35: L’accettazione in Samaria
Il Messia si rivela apertamente
 Infine Gesù la riporta a quello che è il vero contenuto della fede,
infatti in che cosa doveva credere la samaritana? Doveva credere
che Egli era il Messia
 Gesù si rivela come il Messia che lei stava aspettando nel modo più
esplicito e bello possibile dicendole: «Sono io, io che ti parlo!»
 Tuttavia la samaritana, chiamandolo profeta al v. 19, aveva già
dimostrato di avere qualche sospetto nei suoi riguardi.
Ricordiamoci che per i samaritani di quel tempo esisteva un solo
profeta che doveva venire dopo Giacobbe: il Messia
 La donna lasciò lì la sua brocca d’acqua e corse in città per
avvertire tutti che molto probabilmente aveva trovato il Cristo, il
Messia
51
§ 35: L’accettazione in Samaria
Il principio fondamentale dell’evangelizzazione
 Gesù, mentre i suoi discepoli gli offrono da mangiare, riporta la
realtà di quel momento al livello spirituale
 Portando la samaritana alla fede egli aveva fatto la volontà del
Padre e questo era il suo vero cibo
 Nei v. 36-38 Gesù insegna ai suoi discepoli il principio
dell’evangelizzazione: alcuni seminano altri raccolgono, ma
entrambi devono gioire insieme per il frutto di vita eterna che è
stato prodotto
 I discepoli stavano raccogliendo ciò che non avevano seminato.
Infatti Gesù stava facendo sempre più seguaci e loro battezzavano
i quelli che si aggiungevano a loro (Gv 4:1-4). Ma in realtà stavano
raccogliendo il frutto del lavoro di semina che Giovanni Battista e i
suoi discepoli avevano fatto in precedenza
Fine
52
§ 36
II. L’autenticazione del Re
A. L’accettazione della Sua Persona
9. L’accettazione in Galilea
(Gv 4:43-45)
53
§ 36: L’accettazione in Galilea
Dopo aver speso due giorni in più in Samaria, Gesù
arrivò in Galilea. Qui molte persone del posto
credettero in Lui a causa di tutti i segni miracolosi
che gli avevano visto fare a Gerusalemme durante
la festa di Pasqua
Fine
54
§ 37
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
1. L’autorità del Messia di predicare (1)
(Matteo 4:17; Marco 1:14-15; Luca 4:14-15)
55
§ 37: L’autorità del Messia di predicare - 1°
La “buona notizia” non è stata sempre la stessa
 Gesù in questi versetti invita a credere nel vangelo . Il termine
“vangelo” deriva dalla La parola greca ευαγγέλιον (euanghélion),
che significa “buona notizia”. Tuttavia nel corso tempo il contenuto
di questa buona notizia non è stato sempre lo stesso
 In I Corinzi 15:1-4, dopo che Gesù non era più sulla terra,
l’apostolo Paolo definisce in modo chiaro cosa sia il vangelo o la
buona notizia da quel momento in avanti:
Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, che
voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi,
mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale
ve l'ho annunciato; a meno che non abbiate creduto
invano. Poiché vi ho prima di tutto trasmesso, come l'ho
ricevuto anch'io, che Cristo morì per i nostri peccati,
secondo le Scritture; che fu seppellito; che è stato
risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture;
56
§ 37: L’autorità del Messia di predicare - 1°
I tre punti del vangelo annunciato da Paolo
 Da questi versetti vediamo che Paolo definisce questo vangelo, o
buona notizia, in tre punti fondamentali:
1.
Cristo è morto per i nostri peccati
2.
È stato seppellito
3.
È risuscitato
 Questa è ancora oggi la buona notizia, o il vangelo, mediante il
quale siamo salvati. Se crediamo in queste tre cose che Dio ha
fatto tramite suo Figlio, Egli ci dona la salvezza e la vita eterna
 Ma nei versetti di Matteo, Marco e Luca che abbiamo appena letti
Gesù non era ancora morto e quindi il contenuto del vangelo di cui
parlava non poteva essere lo stesso di Paolo
 Allora qual’era questa “buona notizia” di cui parlava Gesù?
57
§ 37: L’autorità del Messia di predicare - 1°
La “buona notizia” per il popolo d’Israele
 Questo era il tempo, nel programma di Dio, in cui doveva avvenire
l’offerta ufficiale a Israele del suo vero Re e del Regno Messianico
 Gesù stava dicendo alle persone del suo popolo di pentirsi del loro
comportamento perché da lì a poco sarebbe iniziato il Regno del
Messia (un regno fisico e non spirituale) e coloro che non si
sarebbero ravveduti non avrebbero potuto entrare
 Ovviamente l’inizio del Regno era subordinato all’accettazione del
Re (Gesù). Senza l’accettazione del Re da parte del popolo,
autorità religiose comprese, non era possibile l’inizio del Regno
 Come sappiamo, in seguito ci fu il rigetto del Re e della sua
autorità, quello che Gesù chiamerà la “bestemmia contro lo Spirito
Santo” (Mt 12:31, Mr 3:28), e il regno non ebbe inizio, ma fu
posticipato a un futuro che deve ancora avvenire
Fine
58
§ 38
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
2. L’autorità del Messia di guarire (1)
(Giovanni 4:46-54)
59
§ 38: L’autorità del Messia di guarire - 1°
L’affermazione di sfida
 Quello che abbiamo letto è il secondo di sette segni, o miracoli, di
Gesù che Giovanni riporta nel suo vangelo. Il primo era stato
trasformare l’acqua in vino sempre nella città di Cana
 In questo secondo segno il figlio di un ufficiale di Erode Antipa,
tetrarca della Galilea, era infermo
 Suo padre decide di affrontare un viaggio di 30 Km con un
dislivello di 600 m (da Capernaum a Cana) per chiedere a Gesù di
guarirlo in base a quello che aveva sentito dire di Lui
 Questo modo di agire sembra essere già un’evidenza della fede di
quest’uomo, ma Gesù fa una affermazione di sfida indirizzata a
tutti e in particolare a lui:
«Se non vedete segni e miracoli, voi non crederete»
60
§ 38: L’autorità del Messia di guarire - 1°
 Gesù conosceva perfettamente il cuore di quest’uomo e sapeva
benissimo se la sua fede era genuina o meno, ma questa
affermazione serviva a due scopi:
1.
Permettere a quell’uomo di prendere piena coscienza di quello
che c’era nel suo cuore
2.
dare un insegnamento generale riguardo alla fede
 In sostanza Gesù stava chiedendo a quest’uomo: “la tua fede in Me
dipende dal fatto che io faccia o meno un miracolo per te? Sei
venuto da Me perché già credevi oppure sei venuto qui per
convincerti attraverso un segno miracoloso?”
 La differenza tra queste due posizioni è molto grande
61
§ 38: L’autorità del Messia di guarire - 1°
La fede viene da ciò che si ascolta
 La risposta di quest’uomo e quello che fece permettono di capire
che era venuto perché già credeva in Gesù
 Probabilmente l’ufficiale pensava che fosse necessaria la Sua
presenza fisica affinché la guarigione potesse avvenire
 Ma quando Gesù gli disse di ritornare a casa perché suo figlio era
già stato guarito, credette senza il bisogno di vedere il segno coi
suoi occhi
 In altre parole Gesù chiede a quest’uomo di credere sulla base
della Sua Parola e non delle evidenze miracolose che poteva
percepire coi suoi sensi. Questo è un insegnamento che pervade
tutta la Bibbia (Ro 10:17)
 Questo non fu il secondo segno del Messia in assoluto, ma il
secondo segno nella città di Cana (v. 54)
Fine
62
§ 39
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
3. Il primo rigetto a Nazaret
(Luca 4:16-31)
63
§ 39: Il primo rigetto a Nazaret
Gesù ritorna a casa
 Dopo che la sua fama si era diffusa in tutto il paese, Gesù ritorna
nella città natale: Nazaret
 Proprio in questa città avviene il primo rigetto della sua
Messianicità, cioè del suo essere il “Messia d’Israele”
 Come vedremo più avanti quello che succederà in questa piccola
città della Galilea, alla fine avverrà in tutta la nazione
 Gesù entrò in sinagoga in giorno di sabato e si alzò per leggere
 Anche al giorno d’oggi, nel servizio in sinagoga si leggono la legge
(Torà) o i profeti stando in piedi, mentre l’insegnamento viene
fatto stando seduti
 Molte volte nel N.T. viene riportato che Gesù insegnava stando
seduto, questo era il modo di fare ebraico a quel tempo
64
§ 39: Il primo rigetto a Nazaret
La liturgia del servizio in sinagoga
 Durante un normale servizio in sinagoga in giorno di sabato,
venivano scelti sette uomini per leggere la Torà
 Il settimo uomo doveva leggere una porzione della Torà inferiore
rispetto agli altri e poi doveva leggere una porzione dei profeti
 La porzione che doveva leggere dai profeti non poteva essere mai
inferiore ai 3 versi (oppure 5 o 7 o 21 a seconda dei casi)
 Questo significa che Gesù lesse prima un breve passo della Torà e
poi il versetto 1 e metà del 2 di Isaia 61. Egli si fermò a metà del
minimo richiesto e poi riconsegno il rotolo all’assistente
 A questo punto tutti gli occhi erano fissi su di Lui meravigliati,
anche perché stava facendo qualcosa di insolito rispetto al rituale a
cui erano abituati
65
§ 39: Il primo rigetto a Nazaret
Gesù interrompe la sua lettura a metà
 Il motivo per cui Gesù non finì di leggere i primi tre versetti di Isaia
61 viene dato nel v. 21 di Luca dove dice: «Oggi, si è adempiuta
questa Scrittura, che voi udite»
 L’intero passo di Isaia 61:1-3 mette insieme la prima e la seconda
venuta del Messia in un unico quadro. I versetti che vanno dal 2b-3
descrivono la seconda venuta del Messia ed è per questo che Gesù
si fermò, perché queste cose dovevano ancora accadere, ma prima
ci doveva essere il riconoscimento del Messia
 Isaia 61 è considerato un passo Messianico anche nelle
interpretazioni rabbiniche, quindi tutti capirono subito che Gesù,
con la frase che aveva detto, stava affermando di essere il Messia
 Pur meravigliandosi di tutte le “parole di grazia” che gli uscivano
dalla bocca, ebbero un rigetto istantaneo verso di Lui
66
§ 39: Il primo rigetto a Nazaret
L’incredulità dei suoi concittadini
 Gesù non fece molti miracoli a Nazaret per l’incredulità dei suoi
concittadini, i quali non accettavano che “il figlio del falegname”
(Mt 13:55) fosse il Messia promesso dalle Scritture
 I fratelli stessi di Gesù non credettero in Lui come Messia fino a
dopo la sua risurrezione (Gv 7:5)
 Gesù cita due avvenimenti dell’A.T. dove sia Elia che Eliseo furono
mandati da persone Gentili a causa dell’incredulità del popolo
 Il punto principale di questi due esempi è che Gesù sta iniziando a
rivelare che quello che il popolo d’Israele avrebbe rigettato i Gentili
lo avrebbero ricevuto
 Il risultato di tutte queste parole fu una rabbia talmente forte da
cercare di buttarlo giù da una rupe vicina a Nazaret, ma Gesù usò
il suo potere messianico per uscire da quella situazione incolume
Fine
67
§ 40
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
4. Il quartier generale a Capernaum
(Matteo 4:13-16)
68
§ 40: Il quartier generale a Capernaum
Gesù e i suoi si spostano a Capernaum
 Dopo essere stato rigettato dai concittadini, Gesù decide di fare il
suo quartier generale a Capernaum.
 Questa città era attraversata da una via molto utilizzata per gli
scambi economici verso tutto il paese, quindi le tante persone che
l’attraversavano potevano venire in contatto con la “buona notizia”
del Regno che Gesù e i suoi discepoli stavano annunciando
 Il passo citato da Matteo al v. 15-16 si trova in Isaia 9:1-2, e se lo si
legge nel suo contesto si vede che in quel brano si sta profetizzando
dei tempi messianici
 La città di Nazaret si trova esattamente nel territorio della tribù di
Zabulon, mentre Capernaum è nel territorio di Neftali insieme con
Corazin e Betsaida
 Qui Gesù fece la maggior parte dei miracoli (Lu 10:13, Mt 11:23)
Fine
69
§ 41
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
5. L’autorità del Messia sui demoni
(Marco 1:21-28; Luca 4:31-37)
70
§ 41: L’autorità del Messia sui demoni
L’autorità di Gesù
 Mentre la fama di Gesù si spargeva, iniziavano anche le prime
domande. Con quale autorità stava insegnando?
 I rabbini ricevevano la loro autorità dall’accademia rabbinica
(yeshiva) che avevano seguito e in cui avevano studiato
 Gesù non aveva fatto nessuna scuola rabbinica di quel tempo.
Come abbiamo visto in precedenza, è detto nelle Scritture che il
Padre lo istruiva ogni mattino fin dalla sua infanzia (Is 50:4-9)
 Le persone che lo ascoltavano riconoscevano che stava insegnando
qualcosa di nuovo che non avevano mai sentito prima
 Egli insegnava loro avendo una sua autorità diversa da quella degli
scribi e i dei Farisei, e la Sua autorità era tale che non richiedeva
nessuna autorizzazione rabbinica preventiva
71
§ 41: L’autorità del Messia sui demoni
I demoni riconoscono Gesù
 Mentre le persone che ascoltavano erano un po’ lente a
riconoscere l’autorità di Gesù, i demoni erano molto più veloci
 Quando lo incontrarono lo riconobbero immediatamente e
iniziarono a gridare: “Io so chi sei: il Santo di Dio”
 In questa e in altre occasioni simili Gesù ha sempre fatto tacere i
demoni senza permettere loro di dire chi era. Come mai?
 Probabilmente perché la testimonianza dei demoni non sarebbe
stata una buona testimonianza
 Tutti noi siamo contenti di ricevere buona testimonianza dalle
persone che ci conoscono, se però a dare questa buona
testimonianza fosse un malvivente che non si è mai ravveduto e
che non ha intenzione di farlo, probabilmente non saremmo molto
contenti di ricevere questa sua testimonianza
72
§ 41: L’autorità del Messia sui demoni
Un modo diverso di scacciare i demoni
 Esistevano degli esorcisti nel popolo d’Israele anche al tempo di
Gesù (Mt 12:27), ma il loro modo di scacciare i demoni seguiva un
rituale e delle formule ben precise
 Gesù non segue né questo rituale né queste formule, ma ordina
semplicemente ai demoni di uscire e loro obbediscono
 La conclusione a cui arrivano è che non solo insegna con autorità,
ma scaccia anche i demoni con autorità e solo con il Suo comando
 Questo avvenimento fece diffondere ulteriormente la sua fama di
Gesù in tutta quella regione e preparò il prossimo avvenimento
Fine
73
§ 42
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
6. L’autorità del Messia sulle malattie
(Matteo 8:14-17; Marco 1:29-34; Luca 4:38-41)
74
§ 42: L’autorità del Messia sulle malattie
La suocera di Pietro
 Fino ad oggi è una consuetudine ebraica acquisita avere un pranzo
speciale durante il sabato dopo il servizio mattutino in sinagoga
 Seguendo questa consuetudine Gesù andò con i suoi discepoli in
casa di Pietro per il pranzo del sabato
 La suocera di Pietro era malata (Pietro era sposato 1Co 9:5), il
termine greco usato per descrivere la febbre fa pensare a qualcosa
di cronico che la affliggeva da un po’ di tempo
 Sebbene la descrizione di come avvenne la guarigione di Gesù sia
diversa in tutti e tre i vangeli, possiamo vedere che ogni
descrizione in realtà aggiunge dei particolari a quello che avvenne
senza entrare in contraddizione con le altre
75
§ 42: L’autorità del Messia sulle malattie
Finito il sabato Gesù guarisce le persone
 Il fatto che venne sera prima che le persone portassero i malati e
gli indemoniati da Gesù è dovuto al riposo del sabato
 Secondo la tradizione Ebraica il sabato finisce quando si possono
contare distintamente tre stelle nel cielo
 Inoltre, secondo l’insegnamento rabbinico non si potevano guarire
delle persone in giorno di sabato
 Ecco allora che in base a quello che era successo nella sinagoga al
mattino, al tramonto del sole iniziano ad arrivare folle di persone
con ammalati e indemoniati da guarire
 In Marco vengono descritte due categorie distinte di persone che
venivano portate da Gesù: malati e indemoniati. C’è quindi
distinzione tra le malattie fisiche e le possessioni demoniache
76
§ 42: L’autorità del Messia sulle malattie
Malati e indemoniati
 Ci sono coloro che sono malati fisicamente a causa della fragilità
umana e quelli che sono afflitti da demoni
 Benché secondo la Scrittura vediamo che in alcuni casi ci siano
delle malattie fisiche dovute a possessioni demoniache (Lu 11:14,
Mt 12:22), non è vero che ogni malattia è dovuta a una
possessione demoniaca
 Bisogna stare anche attenti a non confondere malattie fisiche come
l’epilessia o altro, con delle possessioni demoniache. Dalla Bibbia si
capisce chiaramente che l’epilessia è una malattia e non una
possessione demoniaca (Mt 4:24)
 Sicuramente Gesù non aveva problemi a riconoscere se chi si
trovava davanti a Lui era indemoniato oppure malato, e alla fine
liberava ognuno dal ciò che lo affliggeva
77
§ 42: L’autorità del Messia sulle malattie
La guarigione fisica e la guarigione spirituale
 Matteo aggiunge nel suo scritto una citazione di Isaia 53:4:
«Egli ha preso le nostre infermità e ha portato le nostre malattie»
 Sulla base di questa citazione alcune persone insegnano che la
guarigione fisica è insita nel sacrificio di Cristo e che quindi ogni
persona che mette la propria fiducia in questo sacrificio deve
ricevere guarigione fisica dalle sue malattie
 Tuttavia non dobbiamo dimenticare che Matteo scrisse che quelle
parole (Is 53:4) si stavano avverando in quel momento, cioè ben
prima che il Messia facesse l’espiazione sulla croce. Quindi non può
essere quella la giusta interpretazione
 Per capire quello che ci dice questo versetto dobbiamo ritornare a
quanto visto nel §16, cioè ai quattro modi in cui l’A.T. viene citato
nel N.T.
78
§ 42: L’autorità del Messia sulle malattie
 La citazione che Matteo fa di Isaia è una “profezia di tipo
applicativo”
 Quando siamo in presenza di questo tipo di profezia, spesso i due
eventi (quello del N.T. e quello del V.T.) non hanno niente in
comune se non un solo punto. A causa di quel punto di somiglianza
il N.T. cita l’A.T. come un’applicazione
 Nel contesto di Isaia 53 il profeta sta descrivendo una guarigione
spirituale dal peccato tramite il sacrificio espiatorio del Messia
 Questa guarigione spirituale non era ancora avvenuta nel momento
in cui Gesù si trovava a Capernaum con i suoi discepoli
 Il punto di somiglianza è proprio la guarigione, ma nel caso di Isaia
è qualcosa di spirituale futuro, mentre nel caso di Matteo è una
guarigione fisica che stava avvenendo in quel momento
Fine
79
§ 43
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
7. L’autorità del Messia di predicare (2)
(Matteo 4:23-25; Marco 1:35-39; Luca 4:42-44)
80
§ 43: L’autorità del Messia di predicare (2)
Secondo viaggio evangelistico
 Dopo la guarigione della suocera di Pietro, inizia il secondo viaggio
evangelistico di Gesù e dei suoi discepoli in tutta la Galilea
 Luca e Marco riportano che la mattina presto, quando era buio e
non c’erano le folle, Gesù si alzava per pregare e coltivare il suo
rapporto personale con il Padre (esempio per noi)
 Quando alla fine i discepoli lo ritrovano, Egli li informa che non
sarebbero rimasti a Capernaum ma sarebbero andati di città in
città per annunciare l’Evangelo del Regno
 In particolare in questi versetti viene descritto:
1.
Il posto dove avrebbe annunciato il Vangelo
2.
Il contenuto di questo Vangelo
3.
L’autenticazione che avrebbe accompagnato l’annuncio
81
§ 43: L’autorità del Messia di predicare (2)
 Il posto principale in cui Gesù insegnava annunciando il Vangelo
del Regno erano le sinagoghe (Mt 4:23a, Lu 4:44)
 Il contenuto del Vangelo che Gesù predicava non era (come
abbiamo visto al §37) il fatto che Egli era morto per i loro peccati,
era stato seppellito ed era risorto, perché questi eventi non erano
ancora accaduti. La buona notizia, in questo contesto, era che il
tempo del Regno era arrivato e con esso il Re d’Israele. Se essi
avessero accettato Gesù come Messia e Re avrebbero potuto
vedere il Regno messianico instaurarsi fisicamente ai loro giorni
 L’autenticazione del messaggio di Gesù veniva dal fatto che Egli
guariva ogni malattia e ogni infermità tra il popolo (Mt 4:23b) e
cacciava i demoni (Mr 1:39b)
 Come risultato di questo secondo viaggio evangelistico la sua fama
si diffuse oltre i confini nazionali: fino alla Sira, oltre il Giordano e
nelle dieci città pagane (decapoli) che erano a sud-est della Galilea
Fine
82
§ 44
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
8. L’autorità del Messia sulla natura
(Matteo 4:18-22; Marco 1:16-20; Luca 5:1-11)
83
§ 44: L’autorità del Messia sulla natura
I discepoli chiamati a seguirlo in un modo diverso
 In questo passaggio Pietro, Andrea e Giovanni sono chiamati
nuovamente da Gesù a seguirlo e in più si aggiunge Giacomo
 In Giovanni 1:35-51 avevamo visto (paragrafo §28) che nei due
giorni che seguirono il battesimo di Gesù, Egli fece suoi discepoli
Pietro, Andrea, Giovanni, Filippo e Natanaele
 Insieme con questi discepoli Egli iniziò il Suo ministerio
evangelistico per tutto Israele e in particolare in Galilea, ma adesso
li stava chiamando a seguirlo in un modo diverso
 Fino a quel momento i suoi discepoli lo avevano seguito senza
lasciare il loro lavoro secolare. Infatti dal testo possiamo capire che
seguivano Gesù in certi momenti e in certi altri continuavano il loro
lavoro di pescatori per potersi mantenere. Ora Gesù li stava
chiamando a seguirlo senza più esercitare il loro lavoro secolare
84
§ 44: L’autorità del Messia sulla natura
L’esperienza e l’obbedienza
 La scena inizia con Gesù che stava insegnando seduto sulla barca
di Pietro (i rabbini insegnano stando seduti)
 Finito d’insegnare alle folle, Gesù disse ai suoi discepoli di andare
al largo e di gettare le reti per pescare
 Questo contraddiceva l’esperienza di questi pescatori professionisti
e così Pietro rispose (Lu 5:5a): “Maestro, tutta la notte ci siamo
affaticati, e non abbiamo preso nulla”
 Pietro era un pescatore, mentre Gesù era un carpentiere. Era
normale che Pietro ne sapesse più di Gesù. Secondo l’esperienza di
Pietro calare le reti a quell’ora del giorno sarebbe stato inutile,
perché il calore del sole spingeva i pesci nelle profondità del mare
 Tuttavia dopo aver fatto la sua obiezione Pietro obbedì, perché per
un buon discepolo l’ubbidienza viene prima dell’esperienza
85
§ 44: L’autorità del Messia sulla natura
Il confronto tra Pietro e il Messia
 Contrariamente alla loro esperienza di pescatori professionisti,
presero talmente tanti pesci che dovettero chiedere aiuto per
portarli tutti a terra. Le due barche piene di pesci stavano quasi
per affondare tanto era grande il loro carico
 In quel momento Pietro riconobbe la totale autorità del Messia
sulla natura, si sentì tanto meschino che si buttò ai suoi piedi e gli
chiese di allontanarsi da lui perché era un peccatore
 Il nostro confronto di creature decadute e peccaminose con la
santità, la perfezione, la grandezza e la potenza di Dio portano
sempre a una reazione come quella di Pietro
 Il vero problema è che noi uomini per sentirci a posto ci
confrontiamo tra di noi e non con Dio. Se ci confrontiamo con gli
altri troveremo sempre qualcuno peggiore di noi che ci farà
apparire buoni e giusti ai nostri occhi, ma non a quelli di Dio
86
§ 44: L’autorità del Messia sulla natura
Il sostentamento del Messia
 Tuttavia il Messia non si separò da Pietro e dagli altri discepoli, ma
li chiamò a seguirlo lasciando il loro lavoro di pescatori
 Fino a quel momento il loro sostentamento era dipeso dal lavoro di
pescatori che esercitavano, ora Gesù voleva provvedere al
sostentamento di cui avevano bisogno. Questo segno fu una prova
concreta della potenza del Messia e del fatto che Egli era in grado
di provvedere ai loro bisogni materiali
 Ed essi come risposero? “Tratte le barche a terra, lasciarono ogni
cosa e lo seguirono” (Lu 5:11) e così divennero pescatori di uomini
Fine
87
§ 45
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
9. L’autorità del Messia sulla
contaminazione
(Matteo 8:2-4; Marco 1:40-45; Luca 5:12-16)
88
§ 45: L’autorità del Messia sulla contaminazione
La lebbra nel popolo d’Israele secondo la Torà
 Nella legge di Mosè il problema della lebbra veniva trattato in
modo molto particolare (Le 13-14)
 Una delle poche volte in cui una persona diventava
cerimonialmente impura era quando toccava un malato di lebbra
 Secondo la legge mosaica solo i sacerdoti avevano l’autorità di
dichiarare un uomo malato di lebbra
 Dal momento in cui il sacerdote dichiarava lebbrosa una persona
essa doveva: strapparsi i vestiti, girare con il naso e la bocca
coperti da un velo, essere allontanato dalla comunità ebraica e
vivere in una parte della città riservata solo ai lebbrosi. Inoltre gli
era proibito entrare nel tempio e quindi era escluso da ogni
beneficio spirituale. Se il lebbroso incontrava qualcuno per strada
doveva gridare: “impuro, impuro” per avvertirlo (Le 13:45-46)
89
§ 45: L’autorità del Messia sulla contaminazione
Normalmente dalla lebbra non si guariva
 È importante notare che da quando la legge di Mosè fu completata
non si è mai avuta notizia di un Ebreo guarito da lebbra
 Gli unici due casi dell’A.T. in cui ci fu guarigione sono: Miriam e
Naman. Tuttavia la guarigione di Miriam avvenne prima che la
legge di Mosè fosse completata e Naman non era un Ebreo
 Nonostante questo nella legge di Mosè era previsto un rituale per
chi guariva lebbra (Le 14). Colui che guariva doveva presentarsi al
sacerdote che avrebbe fatto gli accertamenti e offerto un sacrificio
 In particolare il sacerdote doveva trovare risposta a tre domande:
1.
Quella persona era veramente un lebbroso?
2.
Quella persona è stata veramente guarita dalla lebbra?
3.
Quali sono state le circostanze della guarigione?
90
§ 45: L’autorità del Messia sulla contaminazione
I miracoli messianici
 Gli scritti rabbinici contengono molti rimedi e cure per svariate
malattie, ma per la lebbra non viene dato nessun rimedio
 Nel sentimento comune la lebbra era un segno della punizione
divina (vedi Uzzia II Cr 26:19, Gheazi II Re 5:27, Miriam Nu 12:10)
e quindi era inutile cercare cure per poterla debellare
 Questo spiega perché quando Gesù guarì questo Ebreo malato di
lebbra ci fu grandissima sorpresa e clamore
 Gesù fece tanti miracoli di vario tipo, ma non tutti i miracoli fecero
nascere nel popolo il dubbio se Egli fosse il Messia
 Molti dei miracoli che Gesù fece non furono unici nel loro genere
 Mosè, Elia, Eliseo e altri fecero molti dei miracoli che fece Gesù,
ma non per questo il popolo pensò di loro che fossero il Messia
91
§ 45: L’autorità del Messia sulla contaminazione
 I Giudei dividevano i miracoli in due categorie:
 Una prima categoria di miracoli che chiunque, reso capace da Dio,
sarebbe stato in grado di fare
 Una seconda categoria di miracoli che solo il Messia sarebbe stato
in grado di fare, che chiameremo i “miracoli messianici”
 Questi “miracoli messianici” non furono mai fatti nell’A.T., ma
furono fatti per la prima volta da Gesù nel N.T.
 Come vedremo da ora in avanti, ogni volta che il Gesù compirà uno
di questi “miracoli messianici” la reazione delle persone sarà
radicalmente diversa dai miracoli della prima categoria
 Uno di questi miracoli considerati messianici era proprio la
guarigione di una persona del popolo malata di lebbra
 In questo senso guarire un Ebreo dalla lebbra significava affermare
allo stesso tempo di essere il Messia
92
§ 45: L’autorità del Messia sulla contaminazione
La testimonianza ai capi
 Il fatto che questo Ebreo lebbroso andò da Gesù per essere guarito
significa che egli credeva che Gesù fosse il Messia
 Il lebbroso non chiede di essere guarito, ma di essere purificato.
Come abbiamo visto, questa malattia rendeva gli Ebrei non solo
malati, ma impuri, e quindi senza possibilità di presentarsi a Dio
 Gesù guarì quest’uomo toccandolo, poteva guarirlo solo con la
parola, ma questo gesto di amore e compassione che il Messia fece
verso un uomo che da tantissimo tempo non veniva più toccato
 Dopodiché Gesù diede delle istruzioni precise a quest’uomo: gli
disse di presentarsi al sacerdote e di offrire per la purificazione
quello che era scritto nella legge di Mosè
 Questo doveva servire di testimonianza per i capi, per i sacerdoti i
quali consideravano questo miracolo messianico
Fine
93
§ 46
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
10. L’autorità del Messia di perdonare i
peccati
(Matteo 9:1-8; Marco 2:1-12; Luca 5:17-26)
94
§ 46: L’autorità del Messia di perdonare i peccati
La reazione diversa dei capi religiosi
 Passarono alcuni giorni dopo che Gesù aveva chiamato i suoi
discepoli a lasciare la loro attività di lavoro per annunciare
l’Evangelo del Regno. Dopodiché tornarono a Capernaum con la
barca (probabilmente si trovavano a Betsaida) (Mr 2:1, Mt 9:1)
 In tutto il territorio d’Israele si era diffusa la notizia della
guarigione del lebbroso e, come avevamo visto, questo aveva
creato una reazione assai diversa rispetto ai miracoli precedenti
 Erano arrivati dei capi spirituali da tutti i villaggi della Galilea, della
Giudea e da Gerusalemme (Lu 5:17). In altre parole ad ascoltare
Gesù non c’erano soltanto i Farisei locali di Capernaum, ma era
rappresentata la quasi totalità dei capi religiosi del paese
95
§ 46: L’autorità del Messia di perdonare i peccati
La prima fase dell’investigazione
 Quello che avviene durante il miracolo della guarigione del
paralitico è la prima delle due fasi d’investigazione del Sinedrio
verso la persona di Gesù
 Abbiamo già visto al par. § 22 cosa fosse l’investigazione del
Sinedrio quando consideravamo l’opera di Giovanni Battista
 Nella fase di osservazione i Farisei e i sadducei potevano
solamente guardare ciò che veniva insegnato e compiuto, ma non
potevano fare nessuna obiezione o domanda in merito
 In genere questa prima fase richiedeva la presenza di una piccola
delegazione di Farisei o sadducei (come per Giovanni Battista), ma
in questo caso la situazione era diversa: non c’era soltanto
qualcuno che dichiarava di essere il Messia, c’era qualcuno che
aveva compiuto un miracolo messianico; ecco perché così tanti
capi religiosi si affrettano a recarsi a Capernaum
96
§ 46: L’autorità del Messia di perdonare i peccati
Gli amici del paralitico
 Le persone che andarono da Gesù erano talmente tante che
neppure lo spiazzo davanti alla porta poteva contenerli (Mr 2:2)
 Un gruppo di amici voleva portare un paralitico da Gesù perché
fosse guarito, ma non ci riuscivano perché la folla e i capi religiosi
bloccavano l’entrata con la loro presenza
 In tutti e tre i vangeli appare chiaro che Gesù rispose alla fede dei
quattro amici (Mt 9:2, Mr 2:5, Lu 5:20), mentre non viene detto
niente della fede del paralitico
 In occasioni simili Gesù aveva semplicemente guarito le persone.
In questo caso dice qualcosa prima di compiere la guarigione
 Egli disse la frase: “i tuoi peccati ti sono perdonati”. Nel N.T.
questa frase è usata solo da Gesù e non dobbiamo dimenticare
che, benché sia scritta in greco, Egli la disse in ebraico
97
§ 46: L’autorità del Messia di perdonare i peccati
L’affermazione di Gesù
 La frase che Gesù disse in ebraico era in forma passiva, e questa
frase in questa forma la ritroviamo in un solo punto in tutta la
Bibbia ebraica: in Levitico 4-6 nel contesto dell’espiazione
 Nei capitoli di Levitico viene descritta la necessità di un sacrificio di
sangue per fare l’espiazione del peccato del popolo. Chi faceva
l’espiazione del peccato era Dio tramite il sacrificio di animali,
quindi Dio perdonava i peccati del popolo tramite quest’espiazione
 I capi religiosi conoscevano molto bene la Torà, e colsero subito la
connessione tra le parole di Gesù e ciò che era scritto in Levitico a
riguardo del perdono che solo Dio poteva concedere tramite
l’espiazione
 In altre parole Gesù, usando questa frase in ebraico, stava
affermando di avere la stessa l’autorità di perdonare i peccati che
Dio affermava di avere in Levitico 4-6
98
§ 46: L’autorità del Messia di perdonare i peccati
Le obiezioni dei capi religiosi
 Gesù stava parlando come se fosse Dio stesso e questo fece
nascere immediatamente delle obiezioni nei capi religiosi
 Siccome erano ancora nella fase osservativa dell’investigazione,
nonostante avessero delle obiezioni molto forti si trattennero dal
manifestarle apertamente (Mr 2:6, Mt 9:3)
 La loro obiezione principale era questa: “Perché costui parla in
questa maniera? Egli bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se
non uno solo, cioè Dio?” (Mr 2:7)
 La loro teologia era corretta, nessuno eccetto Dio può perdonare i
peccati. Questo significava due cose: o Gesù era veramente un
bestemmiatore oppure era quello che diceva di essere, cioè il
Messia promesso e Dio fatto uomo
 Benché i Farisei non dissero niente, Gesù lesse nelle loro menti
99
§ 46: L’autorità del Messia di perdonare i peccati
Gesù prova la sua deità
 Gesù rivela di conoscere i pensieri dei dottori della legge e
risponde alla loro obiezione apertamente (Mr 2:8)
 Nella Sua risposta il Messia usa un metodo tipicamente ebraico:
risponde a una domanda con un’altra domanda
 Inoltre Gesù utilizza un processo logico rabbinico chiamato: Kal
v’chomer, cioè dal facile al difficile. Anche se in questo caso lo usa
in senso inverso
 In sostanza era come se il Messia affermasse: “vi dimostrerò che
posso dire la cosa più facile (i tuoi peccati sono perdonati), perché
sono capace di fare quella più difficile (guarire il paralitico)
 La prova di quello che Gesù diceva fu data immediatamente dalla
guarigione del paralitico, e naturalmente i Farisei presenti
informarono immediatamente il Sinedrio dell’accaduto
Fine
100
§ 47
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
11. L’autorità del Messia sugli uomini
(Matteo 9:9-13; Marco 2:13-17; Luca 5:27-32)
101
§ 47: L’autorità del Messia sugli uomini
L’inizio della seconda fase dell’investigazione
 I Farisei e gli scribi avevano informato il Sinedrio che il movimento
di Gesù di Nazaret era significativo e che quindi doveva iniziare la
seconda fase dell’investigazione, questa fase continuerà fino al
punto cruciale che avverrà in Matteo 12
 Da questo momento in poi i Farisei seguiranno Gesù ovunque
andrà e gli faranno domande e obiezioni cercando di trovare
argomenti per accettare o rifiutare le sue affermazioni di essere il
Messia
 La fase dell’interrogazione iniziò congiuntamente con la chiamata
del settimo discepolo, cioè Matteo
 Matteo era un pubblicano e questa professione era proibita dalla
legge Ebraica. Tuttavia alcuni decidevano di fare questo mestiere
non solo perché erano pagati bene, ma perché potevano speculare
sulle tasse chiedendo più del dovuto e tenendo la differenza
102
§ 47: L’autorità del Messia sugli uomini
Come venivano considerati i pubblicani a quel tempo
 Negli scritti rabbinici (J Chagigha 77a) i pubblicani venivano messi
in contrapposizione coi chaver. Un chaver era un osservante della
legge integerrimo, mentre un pubblicano era l’esatto l’opposto: uno
schifoso peccatore
 Quando un uomo diventava pubblicano, veniva escluso dalla vita
della comunità ebraica. Sempre secondo la legge, gli unici che
potevano stare con loro erano: altri pubblicani e prostitute
 La parola “peccatori” che viene usata in questo contesto è un
eufemismo per indicare le prostitute
 I pubblicani erano considerati inaffidabili e quindi non potevano
testimoniare in un processo pubblico (De 17:6, De 19:15)
 Secondo gli scritti ebraici esistevano due tipi di pubblicani entrambi
detestabili, ma un tipo era peggiore dell’altro
103
§ 47: L’autorità del Messia sugli uomini
 Il meno peggio era l’ufficiale per le tasse, mentre il peggiore era il
funzionario di dogana, cioè colui che stava seduto al banco delle
imposte. Matteo era proprio un funzionario di dogana (Mt 9:9, Lu
5:27)
 Veniva detto che con un tale pubblicano, se si riusciva, si poteva
anche contrabbandare delle merci, perché era come impedire a un
ladro di rubare
 I Farisei dichiaravano che il ravvedimento di un pubblicano, benché
possibile teoricamente, era in pratica impossibile. Non c’era
nessuna possibilità per loro di ravvedersi
104
§ 47: L’autorità del Messia sugli uomini
Gesù chiama Levi
 Gesù chiama Matteo e lui non ci pensa nemmeno un attimo. Lascia
tutto e segue Gesù
 In condizioni normali avrebbe preso degli accordi coi Romani prima
di lasciare il suo incarico, ma aveva capito che l’autorità di Gesù
era maggiore di quella di Roma e lo seguì senza perdere tempo
 L’atteggiamento di Matteo ci fa capire che internamente desiderava
ardentemente andare con Gesù, ma probabilmente credeva di non
poterlo fare perché era un pubblicano peccatore
 L’immediata risposta alla chiamata di Gesù segna il momento della
sua nuova nascita e per celebrare questo totale cambiamento di
vita diede una grande festa in casa sua
 Ovviamente le persone presenti alla festa erano i soli amici che
Matteo poteva avere: pubblicani e prostitute
105
§ 47: L’autorità del Messia sugli uomini
La reazione dei Farisei
 Inizia la seconda fase dell’investigazione e i Farisei non stanno più
zitti: verbalizzano le loro obiezioni
 La sostanza dell’obiezione era questa: “se Gesù fosse il vero Messia
d’Israele non si assocerebbe mai con queste persone peccatrici”
 Ovviamente Gesù e i suoi discepoli non stavano coi pubblicani e le
prostitute per godere i piaceri del peccato, Gesù stava in mezzo a
loro come il medico sta in mezzo ai malati
 Il messaggio che Gesù voleva dare ai Farisei era che il medico deve
stare coi malati per guarirli e che Lui stava facendo questo
 Inoltre voleva far capire ai Farisei che facevano molti sacrifici, ma
avevano poca misericordia
 Erano molto attenti a soddisfare le richieste esteriori della legge,
Fine
mentre non consideravano le richieste interiori della legge
106
§ 48
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
12. L’autorità del Messia sulla
tradizione
(Matteo 9:14-17; Marco 2:18-22; Luca 5:33-39)
107
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
Il motivo del rigetto di Gesù
 Durante tutta la seconda fase dell’investigazione il conflitto tra
Gesù e i Farisei diventerà sempre più evidente
 Oggi si sente spesso insegnare che i Farisei e i capi religiosi
rigettarono Gesù perché non cacciò gli invasori Romani e non
instaurò il Regno del Messia a quel tempo
 In realtà questa non fu mai la motivazione che essi diedero, ma la
vera ragione è che egli rigettò il farisaismo
 Per capire esattamente perché Gesù rigettò il farisaismo dobbiamo
prima comprendere le origini del farisaismo giudaico e come si è
sviluppato durante la storia del popolo d’Israele
 Questo ci porterà via un po’ di tempo, ma sarà utile per
comprendere meglio le motivazioni profonde di alcuni passaggi che
troviamo nel nuovo testamento
108
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
Esdra e la scuola dei Sopherim
 Quando il popolo d’Israele ritornò dal periodo di cattività in
Babilonia (70 anni - Ger 25:11-12, 29:10, Da 9:2), i capi spirituali
del popolo riconobbero che la ragione per la quale erano stati
deportati era stata la disubbidienza alla legge di Mosè
 Esdra (lo scrittore dell’omonimo libro della Bibbia) raccolse i capi
spirituali che erano ritornati dall’esilio in un’unica scuola chiamata:
la scuola dei Sopherim (che in ebraico significa “scribi”)
 L’idea di Esdra era di studiare attentamente tutti i comandamenti
che Dio aveva dato a Mosè e di insegnargli al popolo affinché
capisse bene quali fossero le conseguenze nell’ascoltarli e praticarli
e quali nell’ignorarli e infrangerli
 Osea diceva che il popolo perisce per la mancanza di conoscenza
(Os 4:6), ed Esdra e i Sopherim volevano cercare di risolvere
questo problema e in tutto questo non c’era niente di sbagliato
109
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
La seconda generazione dei Sopherim
 Quando la prima generazione dei Sopherim passò, la seconda
generazione disse: “non è sufficiente esporre la legge di Mosè al
popolo, dobbiamo costruire un ‘recinto’ attorno alla legge”
 La legge di Mosè (cioè, la Torà) contiene 613 comandamenti
individuali, non solo 10 come la maggior parte delle persone crede
 Il recinto che volevano costruire i Sopherim era costituito da nuove
regole che derivavano logicamente dai 613 comandamenti
 Questo perché pensavano che se anche il popolo avesse rotto la
legge del recinto (la legge rabbinica) non avrebbe trasgredito la
legge di Mosè e non sarebbero stati deportati nuovamente
 I Sopherim usavano questo principio: un sopher può essere in
disaccordo con un altro shoper, ma non può essere in disaccordo
con la Torà. Le decisioni controverse venivano prese a maggioranza
110
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
Un esempio di comandamento di Mosè …
 Mosè disse: “Non farai cuocere il capretto nel latte di sua madre”
(Es 23:19; 34:26; De 14:21)
 Lo scopo iniziale di questo comandamento era che il popolo
evitasse una comune pratica idolatrica cananea
 Nell’adorazione a Baal i Cananei prendevano il primogenito di ogni
capra, la mungevano e poi mettevano il capretto a bollire vivo nel
latte di sua madre; questa era l’offerta di primizie a Baal
 Gli Ebrei non dovevano seguire questa pratica idolatrica e così Dio
diede questo comandamento circa nel 1400 A.C.. Erano passati
quasi mille anni e al tempo di Esdra (440 A.C.), non c’erano più
Cananei in giro, nessuno bolliva più i capretti nel latte della madre
e lo scopo originale di questo comandamento era stato dimenticato
 Tuttavia i Sopherim iniziarono a costruirgli una ‘recinzione’ intorno
111
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
… e il relativo ‘recinto’
 I Sopherim si chiesero: “come possiamo essere sicuri al 100% che
non accada mai di cuocere il capretto nel latte di sua madre?”
 Supponiamo per esempio che un ebreo mangi un pezzo di carne e
beva un bicchiere di latte allo stesso tempo. Non importa quanto
remota sia la possibilità che il latte bevuto provenga dalla madre
della bestia mangiata, c’è sempre questa possibilità
 Se per ipotesi il latte provenisse proprio dalla madre, allora la
carne cuocerebbe insieme al latte nello stomaco per mezzo dei
succhi gastrici e così verrebbe infranto il comandamento di Mosè
 Ecco che venne decretata una nuova legge che impediva a un
Ebreo di mangiare carne e bere latte nello stesso pasto, devono
passare almeno quattro ore tra uno e l’altro
112
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
 Ancora oggi gli Ebrei Ortodossi separano i loro pasti con carne da
quelli con i latticini e derivati
 Tuttavia questa logica rabbinica, chiamata pilpul, si è spinta oltre
 Supponiamo che una persona mangi il suo pasto con latticini e poi
lavi il piatto in cui ha mangiato, c’è sempre la possibilità che un
pezzetto infinitesimo di formaggio rimanga nel piatto e si vada a
mescolare con la carne di un successivo pasto
 Non importa quanto remota sia la possibilità che il formaggio
mangiato provenga dal latte dalla madre della bestia mangiata, c’è
sempre questa possibilità e allora la carne cuocerebbe insieme al
latte nello stomaco infrangendo così la legge di Mosè
 Fu fatta una nuova legge: “ogni Ebreo deve avere due corredi di
piatti, uno per i pasti con latticini e uno per i pasti con carne
 Ancora oggi gli Ebrei Ortodossi hanno due corredi di piatti e alcuni
ne hanno quattro, di cui due vengono usati solo a Pasqua
113
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
La fine dei Sopherim e l’inizio dei Tannaim
 La scuola dei Sopherim iniziò circa nel 450 A.C. e finì
definitivamente nel 30 D.C., le nuove leggi vennero tramandate di
rabbino in rabbino da Esdra fino a Hillel
 Dopodiché venne una seconda scuola rabbinica chiamata i
Tannaim, che in ebraico antico significa “maestri”
 I Tannaim rividero tutto il lavoro fatto dai Sopherim e arrivarono
alla conclusione che c’erano ancora ‘troppi buchi nel recinto’
 Decisero quindi di continuare il lavoro dei Sopherim e lo fecero in
un arco di tempo che va dal 30 D.C. fino al 220 D.C.,
 Il principio dei Tannaim era questo: un tanna può essere in
disaccordo con un altro tanna, ma non può essere in disaccordo
con un sopher. Questo implicitamente significava che le migliaia di
regole dei Sopherim avevano assunto lo stesso valore della Torà
114
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
La legge scritta e la legge orale
 Per giustificare al popolo come mai la legge dei Sopherim era
uguale alla legge di Mosè, i Tannaim iniziarono a insegnare una
cosa che ancora oggi viene insegnata dagli Ebrei Ortodossi
 Essi dicevano che in realtà sul monte Sinai Dio diede a Mosè due
leggi. La prima era la “legge scritta”, cioè quella che Mosè scrisse
nella Torà e che contiene 613 comandamenti, la seconda è la
“legge orale”, quella che Mosè memorizzò mentre era sul monte
 Tramite memorizzazione Mosè passo questa legge a Giosuè, il
quale la passò ai Giudici, essi la trasmisero poi ai Profeti, che a loro
volta la passarono ai Sopherim
 Per sei secoli e mezzo (dal 450 A.C al 220 D.C.) questa legge orale
fu tramandata solo mnemonicamente, poi nel 220 D.C., siccome
erano rimasti pochi Rabbi per memorizzare queste leggi, essa
venne finalmente scritta; con questo finì il periodo dei Tannaim
115
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
La fine dei Tannaim e l’inizio degli Amoraim
 La scuola degli Amoraim iniziò quando finì quella dei Tannaim, cioè
nel 220 D.C., e proseguì per otto generazioni fino al 500 D.C.
 Il principio degli Amoraim era questo: un amora può essere in
disaccordo con un altro amora, ma non può essere in disaccordo
con un tanna.
 In questo modo veniva sancito che tutte le leggi e i regolamenti
introdotti dai Tannaim erano anch’essi sacrosanti e avevano lo
stesso valore delle Scritture
 Il lavoro fatto dai Sopherim e dai Tannaim oggi viene chiamato
Mishnah, mentre il lavoro fatto dagli Amoraim viene chiamato
Gemara. L’insieme della Mishnah più la Gemara viene chiamato
Talmund
 Vediamolo insieme nel seguente schema riassuntivo
116
§ 48: Lo sviluppo del farisaismo giudaico
SOPHERIM (SOPHER)
450 A.C. - 30 D.C.
La legge
della
TORA’
613 com.
TANNAIM (TANNA)
30 D.C. - 220 D.C
AMORAIM (AMORA)
117
§ 48: Lo sviluppo del farisaismo giudaico
SOPHERIM (SOPHER)
450 A.C. - 30 D.C.
La legge
della
TORA’
613 com.
MISHNAH
TANNAIM (TANNA)
30 D.C. - 220 D.C
AMORAIM (AMORA)
220 A.C. - 500 D.C.
118
TALMUD
GEMARA
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
Gesù e la Mishnah
 Il Messia durante la sua vita ebbe a che fare prevalentemente coi
precetti e i regolamenti scritti nella Mishnah, e non tanto con la
Gemara che fu scritta quasi interamente dopo la sua morte
 In sostanza la Mishnah divenne la principale causa di disaccordo
tra i capi religiosi e Gesù
 Nella mente dei Farisei il Messia sarebbe stato uno di loro, si
sarebbe sottomesso alla legge e ai regolamenti della Mishnah, e
avrebbe contribuito al lavoro di stabilire nuove regole che
avrebbero chiuso i buchi che ancora rimanevano nel ‘recinto’
 Un Messia che non era fariseo e non si sottometteva all’autorità
della Mishnah non poteva essere il vero Messia
 Tuttavia Gesù in tutta la sua vita rimase sottomento solamente alla
Torà e ai Profeti e non alla Mishnah
119
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
La risposta di Gesù alla domanda sul digiuno
 Tra le tante tradizioni dei Farisei c’era quella di digiunare di
frequente. Era abitudine per un buon fariseo digiunare due volte a
settimana: il lunedì e il martedì (il fariseo e il pubblicano Lu 18:12)
 I discepoli di Giovanni seguivano la stessa tradizione, ma Gesù e i
suoi discepoli non la seguivano (Lu 5:33)
 Alla domanda dei Farisei e dei discepoli di Giovanni Gesù risponde
facendo quattro affermazioni:
1. Prima affermazione (Lu 5:34-35): una persona non va a un
banchetto nuziale per digiunare. Lo sposo (il Messia) era
fisicamente e visibilmente presente, e fintanto che la situazione era
quella non c’era possibilità per i suoi discepoli di digiunare. Più
avanti lo sposo sarebbe stato loro tolto (morte fisica di Gesù) e
allora avrebbero digiunato anche loro
120
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
2. Seconda affermazione (Lu 5:36): nessuno strappa un vestito nuovo
per fare un rammendo a un vestito vecchio. Altrimenti rovina il
vestito nuovo e quello vecchio. Infatti, una volta lavato il vestito
vecchio rammendato con la toppa nuova questa si restringe e
strappa la stoffa vecchia su cui è cucito. In sostanza Gesù voleva
dire che non era venuto per unirsi a loro nel fare mettere ulteriori
pezze al recinto di regolamenti che stavano costruendo intorno alla
legge di Mosè. Egli era venuto per presentare qualcosa del tutto
differente, qualcosa di nuovo che non era compatibile con nessun
tipo di giudaismo che avevano sviluppato fino a quel momento, e
quindi il vecchio non si poteva mischiare con il nuovo
3. Terza affermazione (Lu 5:37-38): nessuno mette vino nuovo in otri
vecchi. Un otre vecchio nel corso degli anni si è dilatato al massimo
delle sue possibilità, mettere del vino nuovo significherebbe far
rompere gli otri durante il processo di fermentazione. Gesù stava
dicendo che non avrebbe messo i suoi insegnamenti nello stampo
del farisaismo giudaico; il vecchio non può mischiarsi col nuovo
121
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
4. Quarta affermazione (Lu 5:39): nessuno, che abbia bevuto vino
vecchio, ne desidera del nuovo, perché dice: “Il vecchio è buono”.
Questa affermazione può essere interpretata in due modi: il primo
è che Gesù stava profetizzando che alla fine i Farisei avrebbero
rigettato il nuovo insegnamento per tenere il vecchio. Oppure, in
maniera più consona alla loro teologia, il vecchio vino sarebbe il
giudaismo Mosaico, mentre il nuovo sarebbe il giudaismo farisaico.
Il vino vecchio, cioè il giudaismo Mosaico, è migliore del nuovo
122
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
La chiesa non ha imparato la lezione
 Molto spesso quando si parla dei Farisei e degli scribi il nostro
giudizio diventa estremamente pesante e negativo
 Tuttavia, se siamo onesti, dobbiamo riconoscere che nel corso di
2000 anni di cristianesimo, la Chiesa non ha saputo fare di meglio
 Quello che è accaduto nella storia del popolo d’Israele è accaduto
anche nella storia della Chiesa
 Molto spesso si è cercato di proteggere Dio e la “sana dottrina”
definendo delle regole extra-bibliche che nessuno crede ispirate da
Dio, ma che di fatto vengono considerate come se lo fossero
 Regole che, naturalmente, sono implicazioni logiche che derivano
dagli insegnamenti delle Scritture, ma non dobbiamo dimenticare
che gli scribi e i Farisei iniziarono esattamente nello stesso modo
123
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
Conformità segno di spiritualità
 Spesso la spiritualità di un credente, o di un’intera chiesa locale,
viene giudicata in base alla conformità a queste regole non bibliche
e in questo modo la conformità diventa un segno di spiritualità
 Inoltre queste regole variano da denominazione a denominazione o
addirittura sono diverse all’interno della stessa denominazione
 Il punto focale è che la Chiesa non ha maggiore autorità di quella
che avevano i Farisei nel stabilire regole e regolamenti che non
siano all’interno della Bibbia per poi farli diventare sacrosanti
 La Scrittura su molte argomenti ci lascia la libertà di scegliere di
seguire, o di farci, un insieme di regole che non sono scritte nella
Bibbia, ma che pensiamo essere buone e utili per tanti motivi biblici
 In molti casi parliamo dei Farisei e degli scribi come persone
legaliste, ma non ci rendiamo conto di agire nello stesso modo
124
§ 48: L’autorità del Messia sulla tradizione
Il legalismo
 Cosa significa allora essere legalisti?
 Legalismo non è se un credente o una chiesa locale decidono di
vivere la loro fede usando un insieme di regole che non sono
scritte nella Bibbia
 Il legalista è chi decide di vivere la sua fede usando un insieme di
regole e si aspetta che tutti gli altri credenti usino i suoi stessi
regolamenti
 Tutte le denominazioni evangeliche pensano che il loro modo di
vivere la fede sia il più conforme possibile alla sana dottrina,
eppure qualcuno si sbaglia o addirittura tutti si stanno sbagliando
 La libertà che abbiamo nel Messia ci permette di fare dei regole
secondo le quali vivere la nostra fede quotidianamente e dobbiamo
farlo, solo non giudichiamo gli altri in base a queste regole
Fine
125
§ 49
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
13. L’autorità del Messia sul sabato
a. Attraverso la guarigione del
paralitico
(Giovanni 5:1-47)
126
§ 49: La guarigione del paralitico
La personificazione del comandamento del sabato
 Il farisaismo giudaico aveva introdotto migliaia di nuove leggi e
regolamenti. Il sabato, come giorno di riposo, aveva assunto una
tale rilevanza da essere addirittura personificato
 Ancora oggi, a un certo punto del culto del venerdì sera in
sinagoga, il ‘sabato’ viene fatto entrare cantando una canzone
 Al singolo comandamento di onorare il sabato come giorno di
riposo i Farisei aggiunsero altre 1.500 leggi e regolamenti
 Nel dibattito tra Gesù e i Farisei sull’autorità della Mishnah, il
problema dell’osservanza del sabato fu uno dei temi principali
 In che cosa consisteva o non consisteva il riposo del sabato? Oggi
e nei prossimi paragrafi esamineremo tre conflitti che Gesù ebbe
con i Farisei riguardo a questo argomento
127
§ 49: La guarigione del paralitico
La guarigione fisica (Gv 5:1-9)
 Generalmente quando si parla nei Vangeli della “festa dei giudei”
senza specificare quale sia, s’intende la festa di Pasqua
 Questa è la seconda festa di pasqua menzionata da quando Gesù
iniziò il suo ministerio, quindi era passato circa un anno e mezzo
 La piscina di Betesda si trovava in quello che attualmente è il
quartiere Mussulmano della città vecchia di Gerusalemme
 Ma la cosa importante in questo miracolo è che l’uomo infermo non
conosceva Gesù e non aveva mai sentito prima parlare di Lui
 Gesù non chiese a quest’uomo di avere fede in Lui per guarirlo.
Questo, e gli altri miracoli che Egli fece fino a questo punto,
serviva per autenticare la sua persona e il suo messaggio al popolo
d’Israele
128
§ 49: La guarigione del paralitico
 Gesù fece una domanda strana: “Vuoi guarire?”. L’uomo spiegò a
Gesù che non gli mancava la volontà di guarire, ma piuttosto la
possibilità perché non poteva raggiungere la vasca a causa della
sua l’infermità
 La domanda di Gesù può sembrare strana, ma rapportata alla
realtà spirituale di oggi ci fa vedere che tante volte le persone non
vogliono guarire spiritualmente perché amano il peccato
 È fuor di dubbio che le conseguenze ultime del peccato, cioè la
separazione eterna da Dio e l’angoscia e sofferenza che ne
derivano, non piacciono a nessuno
 Tuttavia molto spesso il peccato ha degli aspetti piacevoli a cui non
sempre siamo disposti a rinunciare. Se vogliamo guarire
spiritualmente dobbiamo essere disposti a rinunciare al peccato e
ai suoi aspetti piacevoli
129
§ 49: La guarigione del paralitico
La guarigione spirituale (Gv 5:10-18)
 Tra le 1.500 regole sul sabato introdotte dai Farisei, c’era anche
quella di non poter portare un peso da un luogo pubblico a un
luogo privato e viceversa. Ciò che Gesù disse al paralitico, cioè di
prendere il suo lettuccio e camminare, era una violazione di questa
regola
 Subito i Giudei chiesero a quell’uomo perché stava violando una
legge del sabato ed egli disse che era stato chi l’aveva guarito che
gli aveva dato quest’ordine
 La reazione dei Farisei può sembrare strana e assurda: erano
attenti al fatto che stava portando il lettuccio di sabato e non si
rendevano conto che era stato guarito dopo 38 anni d’infermità
 Però se ci pensiamo attentamente e siamo onesti vediamo che la
reazione dei Giudei non è poi così strana, ognuno di noi se si fa
accecare dalle regole non bibliche può arrivare agli stessi estremi
130
§ 49: La guarigione del paralitico
 Dopo queste cose Gesù incontrò di nuovo l’ex-paralitico nel
tempio; probabilmente si trovava lì per ringraziare Dio della
guarigione e per partecipare alle celebrazioni della festa di Pasqua
 Le parole che Gesù rivolse a quest’uomo: “Ecco, tu sei guarito; non
peccare più, ché non ti accada di peggio” riguardavano la sua
guarigione spirituale. Ciò che era più importante non era la
guarigione del corpo, ma dell’animo. Il peggio non rappresenta
tanto la morte fisica o una malattia peggiore di quella che aveva
avuto, ma l’eterna separazione da Dio
 A questo punto l’uomo aveva capito che a guarirlo era stato Gesù e
informò i Giudei. Non bisogna per forza vedere in questo un
atteggiamento di colpevolezza da parte dell’ex-paralitico, nella sua
semplicità stava solo informando chi gli aveva fatto una domanda
131
§ 49: La guarigione del paralitico
 Questo ‘incidente’ portò a due specifiche accuse contro Gesù: la
prima era che aveva guarito in giorno di sabato
 In realtà guarire qualcuno in giorno di sabato non violava la legge
di Mosè, ma solo quella dei Farisei che diceva: a meno che un
uomo non è in pericolo di vita, non deve essere guarito di sabato
 La seconda accusa dei Giudei nei confronti di Gesù era che si
faceva uguale a Dio chiamandolo suo padre (v. 17)
 Alcuni gruppi o sette cristiane negano la deità di Gesù basandosi
sul fatto che un figlio è sempre minore di suo padre
 Tuttavia non fu quello che capirono gli ebrei di quel tempo, perché
lo accusarono di farsi uguale a Dio. Infatti ella cultura ebraica il
primogenito è considerato uguale al padre
 Quando Gesù fece l’affermazione “Il Padre mio opera fino ad ora, e
anch'io opero” nella mente dei Giudei non vi era il minimo dubbio o
ambiguità: Egli si stava facendo uguale a Dio
132
§ 49: La guarigione del paralitico
La difesa di Gesù (Gv 5:19-29)
 La risposta di Gesù alle accuse dei Giudei di farsi Dio si divide in
quattro punti principali:
 Primo (v. 19-21): il Figlio fa tutte le cose che vede fare dal Padre. I
Giudei pensavano che Gesù si stesse ergendo come nuovo dio
diverso da Yahweh, ma Gesù spiega che Egli non è in nessun modo
indipendente dal Padre e che tra loro c’è una sintonia perfetta. Un
rapporto di amore e non di competizione; entrambi fanno opere
potenti e in particolare hanno lo stesso potere di dare la vita. Dare
la vita era considerata una capacità di Dio soltanto, siccome Gesù
fa le opere che solo il Padre può fare questo significava che Egli
era Dio
133
§ 49: La guarigione del paralitico
 Secondo (v. 22-23): il Figlio giudicherà tutti gli uomini. La facoltà di
dare la vita va di pari passo con quella di giudicare chi questa vita
l’ha ricevuta. Siccome il Figlio ha la facoltà di dare la vita (fisica e
spirituale), il Padre gli ha dato anche il compito del giudizio sugli
uomini. Nell’A. T. il giudizio finale era una prerogativa soltanto di
Dio, se il Figlio giudicherà significa che anch’Egli è Dio e merita lo
stesso onore del Padre, chi non lo onora allo stesso modo disonora
e rigetta anche Dio Padre
 Terzo (v. 24): il Figlio ha la possibilità di dare vita eterna. Chi
onora il Figlio e ascolta la Sua parola credendo nel Padre che l’ha
mandato riceve la vita eterna da subito e non sarà condannato in
futuro. Anche in questo caso nell’A.T. l’unico che aveva la
possibilità di dare vita eterna era Dio, quindi se il Figlio ha la
capacità di dare vita eterna Egli stesso deve essere Dio
134
§ 49: La guarigione del paralitico
 Quarto (v. 25-29): il Figlio sarà colui che compirà la risurrezione
dei morti. Come il Padre di lì a poco mostrerà la Sua capacità di
resuscitare i morti tramite la risurrezione del Figlio, così il Figlio nei
tempi a venire risusciterà ogni uomo anche se ci saranno due tipi
di risurrezione diversi: una risurrezione a vita e una risurrezione a
giudizio
 Attraverso diversi passi dell’A.T. e del N.T. si capisce che la
risurrezione a vita (o prima risurrezione come viene detto in
Apocalisse) avverrà in tre fasi: la primizia è la risurrezione del
Messia (I Co 15:20-23), poi viene la resurrezione dei morti in Cristo
appena prima del rapimento della Chiesa (I Te 4:16), poi ci sarà la
resurrezione dei santi morti durante la tribolazione e dei santi
dell’A.T. quando tornerà il Messia alla fine del periodo di
tribolazione di sette anni (Ap. 20-4; Da 12:1-2). La seconda
risurrezione, cioè quella di giudizio, avverrà alla fine del Regno
Messianico di mille anni (Ap 20:5; 11-12)
135
§ 49: La guarigione del paralitico
I quattro testimoni di Gesù (Gv 5:30-47)
 Dopo aver affermato in quattro modi diversi il suo essere Dio alla
stessa stregua del Padre, Gesù mostrò che c’erano quattro
testimoni che testimoniavano il suo essere uguale a Dio (nella
legge di Mosè bastavano due o tre testimoni stabilire una sentenza
De 19:15, qui Gesù ne porta addirittura quattro)
 Il primo testimone (v. 33) era Giovanni Battista. Come avevamo
visto al §27 e §28, Giovanni aveva testimoniato per ben due volte
in modo pubblico che Gesù era l’agnello di Dio che toglie il peccato
dal mondo (Gv 1:29, 36)
 Il secondo testimone (v. 36) erano le opere stesse che Gesù
faceva. I suoi miracoli, in particolare quelli messianici,
permettevano a chiunque, giudeo semplice o religioso, di
comprendere che Gesù era il Messia e Figlio di Dio
136
§ 49: La guarigione del paralitico
 Il terzo testimone (v. 37-38) era il Padre stesso. Durante il
battesimo di Gesù il Padre aveva parlato dal cielo in forma udibile
dicendo: “Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono
compiaciuto” (Mt 3:17; Mr 1:11; Lu 3:22). Nonostante questo Gesù
dice ai Farisei che non hanno mai udito la voce del Padre. Essi
avevano ascoltato la voce dal cielo, ma non l’avevano ascoltata e
non credevano in Gesù che il Padre aveva mandato
 Il quarto testimone (v. 39-47) erano le Scritture. Si possono
studiare le Scritture con la consapevolezza che in esse c’è una
Parola che dà vita eterna e tuttavia non comprendere la reale
natura di Gesù Figlio di Dio e della sua opera di perdono
 Gli scribi e i Farisei ricercavano negli altri e per se stessi la gloria
dell’uomo. Gesù non prendeva la gloria dagli uomini, ma doveva
usare queste considerazioni riguardo alla testimonianza degli
uomini (Giovanni e Mosé) per far comprendere ai capi religiosi i
loro errori
137
§ 49: La guarigione del paralitico
 Abbiamo visto in precedenza che le scuole rabbiniche ponevano
molta enfasi sulla persona del maestro e un discepolo riceveva
autorità e considerazione in base al Rabbi che aveva seguito.
Questo modo di ricevere la gloria dagli uomini c’è ancora oggi. Non
sempre, ma spesso nella mente dei credenti conta se hai fatto una
scuola biblica e soprattutto quale scuola biblica. L’unica vera scuola
biblica la fa Dio ad ogni suo figlio che sia disposto a seguirlo,
magari utilizzando anche una scuola biblica umana, ma non
necessariamente.
 Il vero problema dei Farisei era che non credevano in Mosè (v. 47).
Dire questo ai giorni nostri sarebbe come andare da un Ebreo ultra
ortodosso e digli che non crede nella legge di Mosè. Chi più di lui è
zelante nella legge di Mosè? Eppure è un’accusa valida, perché essi
credono nel Mosè che è stato reinterpretato attraverso la Mishnah
e non più nel Mosè delle Scritture. Se accettassero il Mosè delle
Scritture non tarderebbero a riconoscere che Gesù è il Messia
Fine
138
§ 50
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
13. L’autorità del Messia sul sabato
b. Attraverso la controversia sul
grano
(Matteo 12:1-8; Marco 2:23-28; Luca 6:1-5)
139
§ 50: La controversia sul grano
I discepoli infrangono la legge dei Farisei
 Tra le 1.500 leggi che i Farisei avevano aggiunto al comandamento
di Mosè di santificare il sabato c’erano anche: il divieto di mietere,
il divieto di trebbiare, il divieto di vagliare e immagazzinare il grano
 I discepoli infransero la legge farisaica in tutti questi quattro punti
1.
Cogliendo le spighe erano colpevoli di mietitura
2.
Sfregando il grano per separarlo dalla pula erano colpevoli di
trebbiatura
3.
Soffiando la pula dalle mani erano colpevoli di vagliatura
4.
mangiando il grano erano colpevoli di immagazzinare il grano
 Questo ci fa capire quanto estrema fosse la recinzione che i Farisei
avevano costruito intorno alla legge di Mosè già al tempo in cui il
Messia era su questa terra
140
§ 50: La controversia sul grano
Gesù risponde ai Farisei affermando sei cose
 PRIMO (Matteo 12:3-4; Marco 2:25-26; Luca 6:3-4): Gesù ricorda
che anche Davide infranse la legge farisaica sul sabato senza
nessuna conseguenza. Bisogna capire che quando Gesù dice che
non era lecito mangiare i pani dei sacerdoti non si sta riferendo alla
legge di Mosè, ma alla legge dei Farisei
 Nella legge di Mosè (Le 24:5-9) non viene detto un levita non
poteva dare a un non levita i pani della presentazione, ma questo
viene detto nella legge farisaica. Quindi se Davide poteva
infrangere la legge farisaica senza che essi dicessero nulla, tanto
più poteva farlo il Figlio maggiore di Davide, cioè Gesù
 Inoltre bisogna ricordare che Davide viene dopo Mosè e quindi i
Farisei non potevano nemmeno dire che Davide era venuto prima
della legge orale (che per altro non esiste) e che questo era il
motivo per cui non era stato condannato
141
§ 50: La controversia sul grano
 SECONDO (Matteo 12:5): La legge del sabato non si applicava in
ogni situazione. Per coloro che erano nel tempio il sabato non era
un giorno di riposo, ma un giorno in cui si lavorava il doppio
 Questo mostra che la legge di Mosè permetteva certi lavori di
sabato, anzi, nel caso dei sacerdoti la legge comandava i lavori per
i sacrifici nel tempio in giorno di sabato
 Tra l’altro anche i Farisei permettevano certi tipi di lavori di sabato,
come l’ostetrica, la circoncisione e la preparazione di un cadavere
per la sepoltura.
 TERZO (Matteo 12:6): Come Messia Egli era più grande e
importante del tempio. Se il tempio permetteva che venissero fatti
alcuni lavoro di sabato senza violare la legge, così poteva fare
Gesù senza violare il sabato
142
§ 50: La controversia sul grano
 QUARTO (Matteo 12:7): Certi lavori erano sempre permessi di
sabato. Citando Osea 6:6 Gesù mette in evidenza che i lavori di
necessità e di misericordia sono sempre permessi di sabato.
Mangiare è un lavoro di necessità (discepoli -> spighe di grano).
Guarire è un lavoro di misericordia (Gesù -> paralitico Betesda)
 QUINTO (Matteo 12:8; Marco 2:8; Luca 6:5): Come Messia Egli era
Signore del sabato. Come Signore del sabato Egli poteva
permettere quello che loro vietavano e poteva vietare quello che
loro permettevano
 SESTO (Marco 2:27): Egli affermò che avevano interpretato male
lo scopo del sabato. Il farisaismo giudaico insegnava che lo scopo
per cui Dio aveva fatto Israele era per onorare il sabato, Gesù
insegno completamente l’opposto.
 Non dobbiamo capire male le risposte di Gesù, Egli è venuto per
compiere la legge (Mt 5:17). I Farisei avevano inserito leggi
sbagliate e non interpretavano correttamente la legge di Mosè
143
§ 50: La controversia sul grano
Le interpretazioni sbagliate della chiesa sul sabato
 Nella chiesa ci sono stati problemi simili riguardo alla corretta
interpretazione del sabato. La chiesa ha male interpretato il sabato
in almeno due modi.
 PRIMO: assumendo che la domenica fosse il nuovo sabato per la
Chiesa. Nella Scrittura non viene mai dato questo insegnamento. Il
sabato è stato, e sempre sarà, da venerdì sera fino a sabato sera.
 Oggi siamo sotto la legge del Messia e non c’è più l’obbligo per gli
Ebrei Messianici di osservare il sabato. Tuttavia il sabato non è mai
cambiato e la Bibbia non considera mai la domenica come il sabato
del nuovo patto
 Nella Bibbia la domenica non viene mai chiamata “Il giorno del
Signore”, questa è una tradizione cristiana (nel passo di Ap. 1:10 la
traduzione corretta è un giorno glorioso o pieno di gloria). Nella
Bibbia la domenica è sempre “il primo giorno della settimana”.
144
§ 50: La controversia sul grano
 Non solo la chiesa ha definito la domenica come il nuovo sabato,
ma ha anche iniziato ad applicare le leggi del sabato alla domenica.
In questo modo la domenica è diventata il giorno obbligatorio per
l’adorazione e per il giorno obbligatorio per il riposo
 Se ci limitiamo a quello che la Scrittura insegna, i credenti devono
incontrarsi insieme regolarmente su base corporativa. Questa non
è un’opzione, ma un comandamento biblico. Tuttavia il giorno della
settimana in cui incontrarsi non è vincolante
 SECONDO: alcuni hanno interpretato che di sabato è il giorno
Fine
obbligatorio per lodare a Dio. Nella legge di Mosè il sabato non
viene mai definito come un giorno lode corporativa. Nella legge è
scritto che durante il sabato il popolo doveva riposarsi, non lodare
Dio. Più tardi il giudaismo rabbinico ha definito il sabato come
giorno di lode corporativa, ma secondo la legge di Mosè l’unico
momento di lode corporativa è durante la festa di pasqua, la festa
delle settimane e la festa delle capanne
145
§ 51
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
13. L’autorità del Messia sul sabato
c. Attraverso l’uomo con la mano
secca
(Matteo 12:9-14; Marco 3:1-6; Luca 6:6-11)
146
§ 51: La guarigione dell’uomo con la mano secca
Quello che era permesso in giorno di sabato
 La terza e ultima controversia sul sabato tra Gesù e i Farisei ebbe
luogo nella sinagoga mentre Gesù insegnava
 Era presente un uomo con una mano paralizzata e i Farisei
utilizzarono questa situazione per vedere se potevano trovare delle
accuse fondate per rigettare la messianicità Gesù
 Gesù capì come stavano le cose (Lu 6:8), ma ancora una volta
mostrò ai Farisei che non accettava l’autorità farisaica della
Mishnah e delle leggi che avevano introdotto
 Iniziò ricordando ai Farisei quello che permettevano di fare in
giorno di sabato (Mt 12:11-12). Poi chiese loro se era lecito fare
del bene in giorno di sabato (Lu 6:9), ma essi non risposero nulla
(Mr 3:4). Se era permesso fare del bene ad un animale in giorno di
sabato, tanto più era permesso per un uomo (Mt 12:13)
147
§ 51: La guarigione dell’uomo con la mano secca
La reazione dei Farisei dopo la guarigione
 La reazione dei Farisei a questa guarigione in giorno di sabato fu
caratterizzata da tre aspetti:
1.
Erano pieni di furore (Lu 6:11); di fatto l’emozioni provocate
dall’ira non li facevano più ragionare logicamente e
razionalmente
2.
Essi cospirarono contro di Lui (Mt 12:14) cercando il modo di
riuscire ad ucciderlo
3.
Si unirono agli erodiani (Mr 3:6), che erano di vedute politiche
assai diverse, per non dire che erano nemici gli uni degli altri,
col fine di cospirare contro Gesù.
 Gesù, seppure indignato, si rattrista per la durezza dei loro cuori.
Avrebbe potuto rigettarli, ma non lo fa e continua ad andare avanti
con il suo compito di annunciare che il Regno stava per arrivare
Fine
148
§ 52
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
14. L’autorità del Messia di guarire (2)
(Matteo 12:15-21; Marco 3:7-12)
149
§ 52: L’autorità del Messia di guarire - 2°
Gesù guarisce nonostante l’opposizione dei Farisei
 Abbiamo visto come Gesù dimostrò la sua autorità sul sabato
attraverso tre dibattiti coi Farisei e gli scribi: la guarigione del
paralitico alla piscina di Betesda, la controversia sui discepoli e il
grano, la guarigione dell’uomo dalla mano secca nella sinagoga
 Dopo l’ultimo miracolo, quello dell’uomo con la mano secca, le
autorità religiose erano furiose contro Gesù e avevano iniziato a
cospirare con gli erodiani per ucciderlo
 Gesù si allontana dalla sinagoga con una grande folla di persone
che lo seguono, ma continua a guarirli dicendo loro di non
divulgarlo
 Ormai il tempo del rigetto da parte delle autorità religiose è quasi
giunto, ma Gesù opera in accordo con la profezia di Isaia 42:1-4
che viene citata da Matteo
150
§ 52: L’autorità del Messia di guarire - 2°
 Non dobbiamo dimenticare che la profezia di Isaia 42:1-4 è di tipo
letterale, questo significa che si stava adempiendo proprio nel
momento descritto da Matteo
 In altre parole la profezia descrive esattamente quello che Gesù
stava facendo, cioè prendersi cura dei più deboli (“Egli non triterà
la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante, finché non
abbia fatto trionfare la giustizia”), senza creare sommosse di
popolo per soverchiare il potere politico-religioso di quel tempo
(“Non contenderà, né griderà e nessuno udrà la sua voce sulle
piazze”)
 Questo ci fa capire perché il Messia ordina alle persone che aveva
guarito in quel momento di non dirlo, perché i Farisei erano
furibondi e delle ulteriori guarigioni avrebbero potuto innescare
uno scontro tra l’autorità religiosa e il popolo che avrebbe difeso
Gesù
151
§ 52: L’autorità del Messia di guarire - 2°
La descrizione di Marco
 Marco ci informa in modo specifico che Gesù, dopo l’avversione
delle autorità religiose nella sinagoga, si allontanò da Gerusalemme
per andare verso il Mar Morto. Mentre si allontanava una folla di
persone lo seguì. Inoltre nel vangelo di Marco vengono messe in
evidenza altre tre cose
 Primo (v. 7-8): l’interesse della gente verso di Lui come Messia
continuò a crescere. La sua reputazione si diffuse ampiamente
oltre i confini nazionali fino ai territori gentili dell’Idumea, Tiro e
Sidone
 Secondo (v. 9-10): le persone si affollavano intorno a Gesù per
toccarlo e ricevere guarigione, tanto che doveva rifugiarsi su una
barca per non essere schiacciato dalla folla
152
§ 52: L’autorità del Messia di guarire - 2°
 Terzo (v. 11-12): Gli spiriti immondi continuavano a riconoscere la
Sua autorità, ma Egli non accettava la testimonianza dei demoni e
ordinava loro di stare zitti e non rivelare la sua identità
Fine
153
§ 53
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
15. La scelta dei dodici
(Marco 3:13-19; Luca 6:12-16)
154
§ 53: La scelta dei dodici
I motivi della scelta dei dodici
 Arrivato a questo punto del ministerio, Gesù sceglie quei dodici
discepoli che diventeranno in futuro gli apostoli
 Il Messia passò un’intera notte di preghiera in comunione col Padre
prima di scegliere i dodici (Lu 6:17) e questo ci fa capire
l’importanza di questa scelta
 Tuttavia questi discepoli non furono scelti per alcune loro capacità
che li distinguevano rispetto agli altri (Pietro in seguito dimostrò i
suoi limiti e le sue cadute), ma per uno specifico disegno di Dio.
Marco elenca tre ragioni specifiche per cui furono scelti:
 Primo: questi dodici discepoli dovevano stare con Lui in ogni
momento. Gli altri discepoli, benché con compiti specifici come i 70
menzionati in Lu 10:1, non erano sempre presenti e andavano e
venivano probabilmente per occuparsi del sostentamento
155
§ 53: La scelta dei dodici
 Secondo: questi dodici discepoli avevano il compito di andare e
proclamare Gesù come Re dei Giudei predicando il vangelo del
Regno. Anche dopo il rigetto di Gesù da parte dei capi religiosi,
questo compito dei discepoli non cambiò (come viene descritto in
Matteo 10:1-13). Quello che cambiò fu la natura del Regno
annunciato, anche se i discepoli non capirono pienamente questa
cosa (Atti 1:6) fino alla discesa dello S.S. in Atti 2
 Terzo: il terzo scopo della loro scelta era avere autorità per
scacciare i demoni. È importante notare che Gesù non diede
l’autorità di scacciare i demoni a tutti i discepoli, ma solo al gruppo
apostolico dei dodici e in un’occasione particolare a settanta
discepoli (Lu 10:17)
 Più tardi, durante lo sviluppo della prima chiesa descritto in Atti,
alcuni discepoli ricevettero l’autorità apostolica di cacciare i demoni
in virtù di una delega apostolica (es. Stefano e Filippo), ma non
tutti i discepoli della prima chiesa potevano scacciare i demoni
156
§ 53: La scelta dei dodici
La differenza tra discepolo e apostolo
 Gesù scelse dodici uomini tra tutti i discepoli e diede loro il nome di
apostoli (Lu 6:13). È interessante notare il significato di questi due
nomi:
 Discepolo: questa parola indica colui che impara, un allievo,
qualcuno che segue un maestro specifico. Il termine non implica
nessun tipo di autorità della persona che lo porta
 Apostolo: questa parola significa “mandato”. Un apostolo porta con
se l’autorità di chi lo manda. Quindi si presuppone un’autorità da
parte della persona che porta questo nome
 I dodici apostoli insieme con Paolo da Tarso, ebbero un’autorità
specifica durante tutto il tempo della loro di vita per compiere quel
servizio che il Messia aveva affidato loro. In alcuni casi delegarono
questa autorità a dei discepoli per dei servizi specifici, tuttavia
rimase un’autorità relativa solo ai dodici più Paolo
157
§ 53: La scelta dei dodici
I gruppi diversi di persone tra gli apostoli
 È interessante notare che tra i discepoli esistevano tre gruppi di
fratelli: Simone e Andrea che erano figli di Giovanni, Giacomo e
Giovanni il cui padre era Zebedeo e la cui madre era Salome sorella
di Maria (quindi erano cugini primi di Gesù), Giacomo e Giuda figli
di Alfeo
 Tra gli apostoli c’erano anche due persone che provenivano da
gruppi estremamente diversi: Matteo e Simone lo Zelota. Gli zeloti
erano un gruppo di Giudei che assassinavano chiunque
collaborasse con Roma come i pubblicani e Matteo era appunto un
pubblicano
 Solo Gesù può mettere insieme persone che provengono da realtà
personali e ideologiche così diverse, solo Lui può fare in modo che
riescano a lavorare fianco a fianco senza più combattersi
158
§ 53: La scelta dei dodici
Marco 3:16-19
Matteo 10:2-4
Luca 6:14-16
Atti 1:13
Simon Pietro
Simon Pietro
Simon Pietro
Simon Pietro
Giacomo
Andrea
Andrea
Giacomo
Giovanni
Giacomo
Giacomo
Giovanni
Andrea
Giovanni
Giovanni
Andrea
Filippo
Filippo
Filippo
Filippo
Bartolomeo
Bartolomeo
Bartolomeo
Tommaso
Matteo
Tommaso
Matteo
Bartolomeo
Tommaso
Matteo
Tommaso
Matteo
Giacomo figlio di
Alfeo
Giacomo figlio di
Alfeo
Giacomo figlio di
Alfeo
Giacomo figlio di
Alfeo
Taddeo
Taddeo
Simone lo Zelota
Simone lo Zelota
Simone il Cananeo Simone il Cananeo Giuda fratello di
Giacomo
Giuda Iscariota
Giuda Iscariota
Giuda fratello di
Giacomo
Giuda Iscariota
159
§ 53: La scelta dei dodici
1. Simone (Ebraico) - Pietro (Greco)
- Cefa (Aramaico)
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
12.
Figlio di Giovanni (Yochanan)
Andrea (Andrei)
Giovanni (Yochanan)
Giacomo (Yaakov)
Figli di Zebedeo e Salome (Shulamit)
Filippo (nome greco che significa “amante dei cavalli”)
Natanaele - Bartolomeo (Bar Talmai)
Tommaso - Dididmo (che in greco significa “gemello”)
Matteo - Levi, il figlio di Alfeo (Chalphi)
Giacomo, il figlio di Alfeo
Giuda - Taddeo (Taddai)
Figli di Alfeo
Simone lo Zelota
Giuda Iscariota (Ish Kiriot, significa “uomo del villaggio di Kiriot”)
Fine
160
§ 54
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
a. Il luogo e il motivo
(Matteo 5:1-2; Luca 6:17-19)
161
§ 54: Il luogo e il motivo
Il luogo e il motivo del sermone sul monte
 Gesù ebbe occasione di pronunciare questi insegnamenti su un
monte che aveva la sommità pianeggiante e poteva contenere le
molte persone che erano arrivate da ogni parte (anche dall’estero)
 Quando il Messia pronunciò queste parole erano già accaduti tre
fatti molto importanti. Primo, l’interesse verso Gesù era diventato
enorme sia fuori che dentro Israele. Secondo, aveva già avuto
alcuni conflitti coi Farisei sull’autorità della Mishnah. Terzo, aveva
già scelto i dodici apostoli
 Lo scopo principale di Gesù in questa occasione era trasmettere un
insegnamento ai suoi discepoli, ma vediamo che insieme a loro
c’erano molte altre persone. Queste persone erano venute per tre
motivi: ascoltare il suo insegnamento, essere guariti fisicamente
dalle malattie ed essere liberati dai demoni (Lu 6:18-19)
162
§ 54: Il luogo e il motivo
La giustizia dei Farisei
 Nei quattro secoli precedenti si era sviluppato il farisaismo. Il
farisaismo era un’interpretazione della legge che offriva agli Ebrei
una forma di giustizia personale
 Tuttavia questa giustizia, benché avesse la pretesa di essere la
giustizia che veniva della Legge di Mosè, era solo il frutto
dell’insegnamento aggiunto dai Farisei insieme a un’interpretazione
non corretta della Legge stessa
 Infatti, un insegnamento molto diffuso a quel tempo era che la via
per la giustizia non era così stretta e che ogni Ebreo avrebbe avuto
un posto nel Regno a venire (§ 32b vedi Gesù con Nicodemo)
 Il solo nascere Ebrei era una garanzia per entrare nel Regno di Dio,
mentre i Giudei che erano fedeli ai precetti della Legge avrebbero
avuto nel Regno posizioni d’onore più alte rispetto agli altri Ebrei
163
§ 54: Il luogo e il motivo
La giustizia di Gesù
 Ora era arrivato questo Yeshùa che negava gli insegnamenti del
farisaismo dicendo che, oltre essere Ebrei, bisognava anche
nascere di nuovo per ottenere la giustizia ed entrare nel Regno
 Diceva che il modo per sperimentare questa nuova nascita era
proprio quello di accettare Lui come il Re Messianico promesso
 Egli proclamava una via molto, molto più stretta di quella dei
Farisei, così stretta che bisognava accettarlo come il Messia
 Davanti a questo contrasto d’insegnamento coi Farisei, nelle
persone comuni nacque il dubbio che la giustizia farisaica non
fosse più sufficiente, ma allora qual era la vera giustizia?
 Gesù rispose a questa domanda in Matteo 5:20 quando disse: “Io
vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli cribi e dei
Farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli”
164
§ 54: Il luogo e il motivo
 Con queste parole Gesù stava rigettando il farisaismo in due modi
 Primo: dicendo che non era vero che ogni Ebreo aveva la giustizia
necessaria per entrare nel Regno
 Secondo: che il farisaismo non aveva fornito la corretta
interpretazione della vera giustizia della Legge di Mosè
165
§ 54: Il luogo e il motivo
Cos’è esattamente il sermone sul monte?
 Prima dare un’interpretazione del testo biblico dobbiamo capire
bene cosa sia il sermone sul monte nella sua interezza
 In alcuni ambienti liberali si insegna che se una persona segue
l’alto livello etico che si trova nel sermone sul monte può ottenere
la salvezza. Tutto questo per evitare la “via stretta”, cioè che una
persona deve credere in Gesù per essere salvata
 In realtà il sermone sul monte contiene delle regole di vita per
coloro che sono salvati, ma non è un mezzo per ottenere salvezza
 Però dicendo questo possiamo pensare che il sermone sul monte
sia un insieme di regole etiche per i cristiani o per la chiesa, ma
non è questo lo scopo del sermone sul monte. Infatti se questo
fosse lo scopo saremmo obbligati a seguire anche i 613
comandamenti della Legge di Mosè, infatti Mt 5:19 è scritto che
una persona deve seguire anche i minimi comandamenti
166
§ 54: Il luogo e il motivo
 È vero che più tardi alcuni dei principi menzionati nel sermone sul
monte diventeranno etica per la Chiesa, ma non era questo lo
scopo principale nel momento in cui Gesù stava parlano
 Noi possiamo capire quali sono i principi validi ancora oggi, perché
essi vengono ripetuti in altre parti dei Vangeli, delle lettere e negli
scritti degli apostoli
 Il sermone sul monte è l’interpretazione del Messia della Legge di
Mosè che mette in luce la vera giustizia contenuta in essa. Il suo
scopo era di mettere in luce la vera giustizia di Dio contenuta nella
Legge di Mosè
 La distinzione fondamentale fra le due interpretazioni (quella dei
Farisei e quella del Messia) è che Gesù insegna a non conformarsi
alla legge solo esteriormente, ma anche interiormente
 Bisogna notare che la Legge di Mosè non finì con l’arrivo del
Fine
Messia su questa terra, ma solo con la Sua morte e risurrezione
167
§ 55
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
b1. Le caratteristiche della
vera
giustizia: coloro che
168
§ 55: Coloro che ottengono
Introduzione
 Questi versetti sono normalmente conosciuti come “Le Beatitudini”,
tuttavia una migliore traduzione dal Greco metterebbe al posto di
“beati” la parola “felici”
 Guardando le beatitudini possiamo notare che sono divise in due
categorie distinte: le beatitudini in relazione a Dio (Mt 5:3-6, Lu
6:20-21) e le beatitudini in relazione agli uomini (Mt 5:7-12, Lu
6:22-23)
 Il fatto che ci sia questa distinzione ci aiuterà a capire meglio il
significato di ogni singola beatitudine a seconda che sia in una
categoria oppure nell’altra
169
§ 55: Coloro che ottengono
Le beatitudini in relazione a Dio (Mt 5:3-6, Lu 6:20-21)
 Prima: Beati (felici) i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei
cieli
 Essere poveri in spirito è l’opposto di essere orgogliosi. Significa
riconoscere la propria incapacità di essere giusti e la completa
dipendenza dalla misericordia di Dio per essere salvati. I poveri in
spirito sono coloro che entreranno nel Regno Messianico
 Seconda: Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati
 In questo caso il contesto ci permette di capire le afflizioni di cui si
parla non sono i mali o le difficoltà che ci capitano nella vita, ma la
tristezza causata dal nostro peccato (vedi pubblicano in sinagoga,
Luca 18:13 e il figliol prodigo Lu 15:17,21). Quest’afflizione è nei
confronti di Dio ed è quella sensibilità verso il peccato che muove
una persona confessare a Dio e agli uomini i propri errori quando si
rende conto di averli commessi
170
§ 55: Coloro che ottengono
 La versione di Luca dice: Beati voi che ora piangete, perché
riderete. Chi sperimenta il perdono dei peccati è nella gioia.
 Terza: Beati i mansueti, perché erediteranno la terra
 I mansueti sono coloro che hanno una serena fiducia in Dio e che
si sottomettono alla Sua autorità. Un giorno essi riceveranno
autorità nel Regno Messianico
 Quarta: Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché
saranno saziati
 In questo caso gli affamati e assetati di giustizia non sono coloro
che vedono le ingiustizie di questo mondo e che fremono dentro di
loro per la mancanza di giustizia. Qui giustizia significa vivere
secondo gli standard della legge di Mosè. Gli assetati e affamati di
giustizia sono coloro che bramano vivere secondo questi standard,
e la promessa è che riceveranno questa giustizia perché saranno
giustificati, cioè resi giusti
171
§ 55: Coloro che ottengono
Le beatitudini in relazione agli uomini (Mt 5:7-12, Lu 6:22-23)
 Prima: Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta
 Essere misericordiosi significa rispondere ai bisogni degli altri con
compassione. Chi ha compassione verso gli altri riceverà
compassione dagli altri
 Seconda: Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio
 Essere puri di cuore significa operare con la giusta motivazione
interiore. Questa beatitudine è legata alla precedente, la
motivazione per la quale si è misericordiosi verso gli altri non è per
interesse personale, ma per piacere a Dio
 Terza: Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno
chiamati figli di Dio
 La pace non è quella fra le nazioni, ma quella fra discepoli.
L’obbiettivo è portare pace e unità, nella verità, tra i fratelli
172
§ 55: Coloro che ottengono
 Quarta: Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è
il regno dei cieli
 La giustizia che avevamo visto prima era nei confronti di Dio, qui
invece è nei confronti degli uomini. La legge di Mosè verso gli
uomini si racchiude nell’amare il prossimo come se stessi, anche se
questo dovesse portare ad essere perseguitati
 Quinta: Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e,
mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.
Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli;
poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi
 Fino a questa beatitudine tutto era stato detto soltanto in relazione
alla legge di Mosè. L’ultima beatitudine è relativa alla venuta del
Messia. Ora che il Messia era arrivato essi dovevano credere in Lui
come il Re messianico e questo avrebbe portato alla persecuzione,
ma nel Regno la ricompensa per questa persecuzione sarà grande
Fine
173
§ 56
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
b2. Le caratteristiche della
vera
giustizia: coloro che
174
§ 56: Coloro che falliscono
Le caratteristiche di quelli che falliscono
(Lu 6:24-26)
 Le caratteristiche di quelli che falliscono sono l’opposto delle
beatitudini in relazione a Dio. La ricchezza è sinonimo di orgoglio
spirituale, la sazietà è mancanza di desiderio per la vera giustizia
della Legge e il riso all’assenza di consapevolezza di peccato
 I Farisei erano quelli che non riconoscevano il loro bisogno
spirituale. Non sentivano nessun bisogno di giustizia oltre a quella
che credevano fosse vera e non sentivano la necessità di pentirsi.
Chiedevano sottomissione alla loro autorità e non usavano
misericordia con chi ne aveva bisogno (come i pubblicani)
 Inoltre, erano interessati solo alle richieste esteriori della legge e
con i loro insegnamenti causavano discordia e liti tra i Giudei.
Siccome erano in una posizione di autorità politica potevano anche
perseguitare gli altri e lo facevano in particolar modo verso quelli
che avevano scelto di credere in Gesù
Fine
175
§ 57
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
b3. Le caratteristiche della
vera
giustizia: in relazione al
176
§ 57: Le caratteristiche in relazione al mondo
Il sale della terra (v. 13)
 Coloro che realizzavano la vera giustizia della Legge che Gesù mise
in luce tramite le beatitudini, diventavano due cose in relazione
all’ambiente circostante: il sale della terra e la luce del mondo
 Nei tempi antichi non c’era il frigorifero e per conservare i cibi
veniva usato il sale. Le proprietà di conservazione del sale erano
conosciute ed apprezzate a tal punto, che lo stipendio dei soldati
romani era appunto un pezzo di sale (da qui il nome: salario)
 In questo senso coloro che avevano conosciuto la vera giustizia
che si trovava nella Legge agivano come il sale, cioè preservando
ciò che era intorno a loro
 Tuttavia il sale è utile fintanto che non perde le sue qualità, se il
sale non “sala” più allora non riesce più nemmeno a conservare o
preservare ciò che è intorno a lui e può essere solo buttato via
177
§ 57: Le caratteristiche in relazione al mondo
 Inoltre il sale ha anche un’altra caratteristica: crea la sete. Quando
i credenti sono realmente “sale”, creano una sete spirituale nelle
persone intorno a loro che ancora non hanno un rapporto spirituale
con Dio, queste persone sentiranno una sete spirituale che li
porterà ad abbeverarsi al Messia (Gv 4:13-14; 7:37-38)
 Un insegnamento che ricorre spesso nell’AT è quello del rimanente
fedele d’Israele (es.: Is 1:9). Il rimanente fedele d’Israele è
costituito da tutte quelle persone del popolo che nel corso del
tempo hanno veramente creduto in Dio
 Spesso nei racconti biblici si può notare come l’esistenza di questo
rimanente fedele è la ragione per la quale Dio non ha
completamente distrutto il Suo popolo durante le varie infedeltà
 Oggi il rimanente fedele d’Israele coincide con l’insieme di tutti gli
Ebrei che hanno riconosciuto in Yeshùa il Messia promesso da Dio
al popolo. Il rimanente fedele ha agito e agirà fino al ritorno del
Messia come il sale per il popolo d’Israele
178
§ 57: Le caratteristiche in relazione al mondo
La luce del mondo (v. 14-16)
 Quelli che hanno creduto alla Verità sono coloro che possono
portare la luce spirituale a coloro che sono nelle tenebre
 Essere la luce del mondo (v. 14) implica la responsabilità di non
nascondersi, ma di risplendere come una lampada nella notte
 La luce di questa lampada non sono le nostre parole di
evangelizzazione a tu per tu, quello che diciamo da dietro a un
pulpito, quello che scriviamo su un sito Internet o quello che
possiamo trasmettere con qualsiasi altro mezzo di comunicazione.
La luce sono le nostre buone opere (v. 16)
 Le buone opere non salvano, ma coloro che sono salvati
manifesteranno la loro salvezza tramite le opere. Quando un non
credente vedrà le loro buone opere e risponderà alla luce generata
da esse, verrà egli stesso alla luce e diventerà un credente che
glorifica il Padre che è nei cieli
Fine
179
§ 58
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
c1. Il codice della vera
giustizia: introduzione
(Matteo 5:17-20)
180
§ 58: Il codice della vera giustizia: introduzione
Lo scopo del Messia era di compiere la Legge
 Il v. 17 viene usato da alcune persone, soprattutto all’interno del
movimento messianico, per sostenere che la Legge di Mosè è in
vigore ancora oggi. Ma questo è completamente in contrasto con
gli insegnamenti delle Epistole di Paolo dove si è detto che la
Legge di Mosè è finita con la morte del Messia
 Mentre Gesù era in vita tutti i 613 comandamenti della legge erano
obbligatori per ogni Giudeo
 Lo scopo del Messia era quello di compiere la Legge come era
stata scritta e non come era stata reinterpretata dal farisaismo,
mettendo in evidenza la vera giustizia contenuta nella Legge
 Il punto principale del conflitto tra il Messia e il farisaismo era che i
Farisei avevano sostanzialmente oscurato la giustizia contenuta
nella Legge, perché interpretavano la Legge tramite la Mishnah
181
§ 58: Il codice della vera giustizia: introduzione
… neppure un iota o un apice della legge passerà …
yod
Iota è la più piccola
lettera dell’alfabeto
ebraico; è una
semivocale
kaf
bet
resh
dalet
182
apice
§ 58: Il codice della vera giustizia: introduzione
La Legge di Mosè deve essere rispettata interamente
 Con questo esempio sulle lettere del’alfabeto ebraico Yeshùa stava
dicendo che il suo scopo era di compiere la Legge nei minimi
particolari e che non era venuto per fare il “rivoluzionario”
 Egli adempì tutte le richieste della Legge, perfino quelle più
piccole; infine con la sua morte Egli prese su di se la maledizione
della Legge e la rese inoperante (Ga 3:13,15; Eb 9:15-17)
 Però affermò che finché la Legge era in vigore doveva essere
messa in pratica per intero, anche il comandamento più piccolo
 Questo significa che quando si è sotto la Legge di Mosè tutti i 613
comandamenti devono essere rispettati e non solo quelli che si
ritengono più importanti
 La giustizia dei Farisei era basata sull’interpretazione della Legge
tramite la Mishnah, Yeshùa stava rigettando queste interpretazioni
Fine
183
§ 59
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
c2a. Il codice della vera
giustizia: la legge
sull’omicidio
(Matteo 5:21-26)
184
§ 59: La legge sull’omicidio
Inizia la giusta interpretazione della Legge di Mosè
 Da qui in avanti Gesù inizia a “ripulire” la Legge di Mosè dagli
insegnamenti sbagliati e dalle false concezioni che spesso
derivavano dalla tradizione farisaica
 In questi versetti viene usata spesso l’espressione “voi avete udito
che fu detto” oppure “fu detto”. Questo era il modo che usavano i
rabbi di quel tempo quando ci si riferiva alla legge orale
 In questa sezione del sermone sul monte Gesù prende dei
comandamenti della legge scritta e li mette in contrasto con
l’interpretazione della legge orale e infine ne dà l’interpretazione
secondo la vera giustizia
 In particolare mette in evidenza che la Legge di Mosè non
richiedeva un rispetto solo esteriore, ma anche uno interiore. La
vera giustizia contenuta nella Legge non si preoccupava solo degli
atti, ma anche delle intenzioni del cuore
185
§ 59: La legge sull’omicidio
L’omicidio parte da dentro
 La prima regola che viene presa in considerazione è: non uccidere
 Secondo l’interpretazione farisaica la giustizia del comandamento
non era violata fintanto che una persona non commetteva omicidio
 Yeshùa mise in evidenza che questa interpretazione era sbagliata.
Secondo la Legge una persona non doveva essere punita fintanto
che non commetteva omicidio, ma l’atto era solo la fase finale di
un processo interiore che aveva già violato la giustizia della Legge
 Prima di uccidere l’omicida sviluppa un’animosità interna verso la
vittima, quando questa animosità è presente la giustizia della
Legge è già stata infranta e l’atto è solo una conseguenza finale
 Quando una persona inizia a insultare un fratello, non per scherzo
ma con rabbia reale, la giustizia della Legge è già stata violata e
questa violazione interna può portare a quella esterna dell’omicidio
186
§ 59: La legge sull’omicidio
La cura deve partire da dentro prima che da fuori
 Yeshùa voleva che i discepoli capissero che la cosa da evitare non
era la punizione, ma l’infrazione della giustizia della Legge. È per
questo che Egli parla di punizione anche per chi viola la Legge con
le intenzioni e non con un atto fisico (v. 22b)
 È importante curare le violazioni interiori della Legge e non solo
quelle esteriori. Se c’è una persona che sta per offrire un sacrificio
e si ricorda che suo fratello ha qualcosa contro di Lui non è giusto
fare finta di niente e continuare con il sacrificio
 È importante che chi sta per compiere il sacrificio faccia tutto
quello che è in suo potere per riconciliarsi con chi ha dell’amarezza
nei suoi confronti (come sappiamo non sempre le riconciliazioni
avvengono perché anche l’altra persona ha le sue responsabilità,
ma è importante fare la propria parte davanti a Dio sinceramente)
Fine
 Infine è meglio risolvere le cose a livello personale che in tribunale
187
§ 60
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
c2b. Il codice della vera
giustizia: la legge
sull’adulterio
(Matteo 5:27-30)
188
§ 60: La legge sull’adulterio
La vera giustizia nella legge sull’adulterio
 La seconda legge che il Messia prende in considerazione è quella
sull’adulterio
 Anche in questo caso secondo l’interpretazione farisaica la giustizia
del comandamento non era violata fintanto che la persona non
commetteva fisicamente adulterio
 Yeshùa disse che questa interpretazione era sbagliata
 Sebbene una persona non poteva essere lapidata fintanto che non
commetteva l’atto fisico di adulterio, la giustizia del comandamento
veniva violata prima che questo avvenisse
 Prima che un uomo commetta adulterio con una donna, sviluppa
dentro di se una concupiscenza sessuale nei suoi confronti, nel
momento in cui la concupiscenza viene accettata e coltivata nella
mente la giustizia della Legge è già infranta
189
§ 60: La legge sull’adulterio
Combattere strenuamente la tentazione
 Le forti parole del Messia dei v. 29-30 rispecchiano la necessità di
un’estrema risolutezza nel combattere tutto quello che favorisce la
tentazione
 Ogni uomo e ogni donna sa quello che favorisce la sua tentazione
a livello personale. Ognuno, se è onesto, conosce i propri punti
deboli
 Anche se non credo assolutamente che Gesù volesse intendere che
dobbiamo mutilarci fisicamente, penso che bisogna avere tanta
franchezza e umiltà nel riconoscere quello che costituisce un
veicolo o motivo di tentazione e prendere dei provvedimenti in
modo estremamente fermo e risoluto
 Anche in questo caso, come per l’omicidio, si parla di punizione (il
Fine
fuoco della Geena) per chi viola la Legge con le intenzioni, questo
mette in evidenza l’importanza della giustizia interiore della Legge
190
§ 61
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
c2c. Il codice della vera
giustizia: la legge sul
divorzio
(Matteo 5:31-32)
191
§ 61: La legge sul divorzio
I giudei e il divorzio
 La terza legge che viene esaminata dal Messia è quella sul divorzio
 In De 24:1 troviamo il comandamento di Mosè sul ripudio:
“Quando un uomo sposa una donna che poi non vuole più, perché
ha scoperto qualcosa di indecente a suo riguardo, le scriva un atto
di ripudio, glielo metta in mano e la mandi via”
 Al tempo di Gesù il significato delle parole contenute in questo
passo era molto dibattuto. In particolare non c’era unanimità su
quali fossero le ragioni per poter mandare via la propria moglie
 Alcuni insegnavano che si poteva mandare via la moglie per
qualsiasi motivo, altri che si poteva mandare via solo per infedeltà
coniugale. In entrambi i casi i giudei di quel tempo erano convinti
che il divorzio fosse approvato da Dio
192
§ 61: La legge sul divorzio
 In realtà, come Gesù stesso dirà più avanti a dei Farisei che
volevano metterlo alla prova riguardo a questa legge (Mt 19:8; Mr
10:5), il comandamento sul ripudio fu una concessione di Dio a
causa dell’indurimento del cuore del popolo per i 400 anni di
permanenza in Egitto. Ma al principio della creazione non era così
(Ge 2:24), Dio non ha mai avuto in mente il divorzio
 In Mt 5:31-32 il Messia mise in collegamento il divorzio con
l’adulterio per far capire ai suoi discepoli che ripudiare la moglie
era uguale a farle commettere adulterio
 Al quel tempo i Giudei erano molto interessati ai motivi leciti per
poter divorziare (questo è quello che avviene ancora oggi nella
Chiesa), ma qui il motivo principale delle parole di Gesù non è
definire quali sono i motivi legittimi per poter chiedere il divorzio
 Il tema principale di questo passo è mettere in luce che: tramite il
divorzio si fa commettere adulterio a un altro
193
§ 61: La legge sul divorzio
Lo status sociale della moglie ripudiata
 A quel tempo (e fino a qualche centinaio di anni fa) la donna per
poter vivere doveva sposarsi. Non esistevano le donne “single” che
vivevano da sole. Ci si sposava o si rimaneva vergini nella casa del
padre (1 Co 7:36-38)
 Una donna ripudiata difficilmente tornava nella casa del padre e
per sopravvivere era costretta a risposarsi oppure a prostituirsi.
Non a caso le vedove erano l’anello più debole della società (vedi
libro di Rut)
 In questo senso capiamo le parole di Yeshùa quando dice che il
marito che manda via la moglie “la fa diventare adultera”, perché
una moglie ripudiata non era in grado di mantenersi senza mettersi
in una condizione di adulterio tramite l’unione con un altro uomo
oppure tramite qualche forma di prostituzione
194
§ 61: La legge sul divorzio
Alcune considerazioni generali
 Molti insegnanti e predicatori sono convinti che tramite questo
passo Gesù stesse insegnando che esistono delle eccezioni che
possono annullare il patto matrimoniale tra un uomo e una donna
 In realtà in questo passo è presente un’eccezione, ma, come
vedremo a breve, non è un’eccezione riferita al patto matrimoniale
 Una delle cose che ci portano a capire che questa eccezione non si
riferisce al divorzio è il fatto che secondo la Legge di Mosè
l’adulterio non era MAI un motivo di divorzio, ma solo di morte.
L’adultera e l’adultero venivano lapidati (Le 20:10; De 22:20-22).
Quindi è inconcepibile che Gesù si stesse mettendo contro la Legge
di Mosè senza dare una spiegazione convincente (Mt 5:17-19)
 Nell’eccezione del v. 32 viene usata la parola fornicazione (pornèia)
e non adulterio (moicheia). Come mai si parla di fornicazione in un
contesto di matrimonio?
195
§ 61: La legge sul divorzio
Esaminiamo la parola “pornèia” (fornicazione)
 Uso RISTRETTO di pornèia. Nel suo uso ristretto si intende una
relazione sessuale prematrimoniale. Per esempio in 1 Corinzi 7:1-2
l’apostolo Paolo parlava in modo particolare ai non sposati e qui la
parola “pornèia” viene usata nel suo significato ristretto (come
quando i Farisei ironizzano sulla nascita di Gesù Gv 8:41)
 Uso VASTO di pornèia. Nel suo uso vasto questa parola faceva
riferimento alla compravendita di schiavi con scopo di
prostituzione. Il significato vasto include: adulterio, perversità,
bestialità, prostituzione e qualsiasi uso illecito della sessualità.
Questo uso vasto del termine si trova diverse volte nel N.T.
 La parola “pornèia” può essere interpretata in modo vasto ogni
volta che il contesto lo permette. Non si può interpretare in modo
vasto quando è chiaro che l’autore la sta usando in modo ristretto
(vedi per esempio: 1 Co 6:9-10, Mr 7:21-22, Mt 15:19)
196
§ 61: La legge sul divorzio
L’interpretazione di “salvo che per motivo di
fornicazione”
 Abbiamo detto che questa frase rappresenta un’eccezione, perché
l’esame linguistico dei testi originali non lascia dubbi in merito
 Tuttavia non è vero che questa eccezione si riferisce al mandare
via la propria moglie, ma a farle commettere adulterio
 In altre parole potremmo dire: ogni volta che un marito manda via
sua moglie la fa diventare adultera (perché a quel tempo in genere
o si risposava o si prostituiva), ma NON la fa diventare adultera se
essa è già in una condizione di immoralità sessuale (es.: adulterio).
In questo caso il marito non è colpevole di rendere adultera sua
moglie perché essa è già in questa condizione per sua scelta
197
§ 61: La legge sul divorzio
 Il Messia non aveva bisogno di affrontare il tema: “cosa deve fare
il marito se la moglie è in una situazione di fornicazione (nel senso
vasto)”, perché la Legge era chiara: doveva essere lapidata e non
mandata via (Le 20:10; De 22:20-22)
 In realtà al tempo di Gesù il comandamento di lapidare gli adulteri
non veniva rispettato strettamente e nella maggioranza dei casi le
mogli adultere venivano divorziate dal marito
 Non dobbiamo dimenticare che per la Legge di Mosè (De 24:1) in
Israele il divorzio era possibile solo agli uomini e non alle donne.
Per la nostra cultura questo può sembrare strano, ma è quanto
avviene ancora oggi tra gli Ebrei. Nell’odierna nazione di Israele
esiste solo il divorzio religioso e non quello civile, secondo il
divorzio religioso il marito può chiedere il divorzio ma non la
moglie. Di fatto in alcune situazioni l’uomo è costretto a chiedere il
divorzio per volere della moglie o delle autorità
198
§ 61: La legge sul divorzio
Conclusioni sul divorzio e seconde nozze
 Una volta spiegata l’eccezione contenuta in questo passo, rimane
l’indicazione semplice che il Messia ha dato in questi versi per
riportare alla coscienza di tutti i suoi uditori i principi creazionali
che riguardano il matrimonio
 Il divorzio non è mai stato nei piani di Dio; il divorzio espone la
coppia all’adulterio e la Parola insegna che gli adulteri (cioè coloro
che vivono in uno stato di adulterio) non erediteranno il Regno dei
Cieli (1 Co 6:9; Eb 13:4)
 Questo insegnamento non è facile per nessuno, ma come figli
riscattati a caro prezzo dobbiamo essere pronti a non annacquare
gli insegnamenti di Dio per andare incontro ai nostri desideri o a
quelli delle persone che ci circondano. Questo non produrrebbe
nulla di buono per la nostra vita che per quella del nostro prossimo
199
§ 61: La legge sul divorzio
Le altre interpretazioni
 Su questo passo e sul tema del divorzio e seconde nozze, esiste
tantissima letteratura e moltissime interpretazioni
 Tuttavia la miriade di interpretazioni che circolano si possono
ricondurre, in un modo o nell’altro, a cinque interpretazioni basilari.
Di queste cinque interpretazioni quattro, seppur con percorsi
diversi, portano alla conclusione che il matrimonio è per tutta la
vita e non vi è nessuna eccezione per divorziare e sposare un’altra
persona mentre il coniuge è ancora in vita
 Queste interpretazioni sono: 1. La veduta Patristica (o dei primi
padri della Chiesa); 2. La veduta Preteritica (o Agostiniana); 3. La
veduta Consanguinea (o del matrimonio illecito); 4. La veduta del
fidanzamento; 5. La veduta Storica (o di Erasmo da Rotterdam)
 L’unica interpretazione che ammette il divorzio è quella di Erasmo
Fine
200
§ 62
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
c2d. Il codice della vera
giustizia: la legge sui
giuramenti
(Matteo 5:33-37)
201
§ 62: La legge sui giuramenti
Cosa erano i giuramenti in Israele
 Lo scopo dei giuramenti era quello di enfatizzare la parola data. In
genere la parola di una persona era sufficiente, ma mantenere un
giuramento era obbligatorio soprattutto quando veniva fatto a Dio
tramite un voto (Le 19:12; De 23:21)
 Il re Davide nel Sl 15:4 fece il ritratto di un uomo giusto e disse
che “se anche ha giurato a suo danno, non cambia” idea. Questo
era il concetto della Legge: non giurare (o dire) il falso e
mantenere i giuramenti (o gli impegni)
 Tuttavia la Mishnah (la legge orale) indicava una serie di clausole
secondo le quali era possibile rompere un giuramento; soprattutto
se chi giurava aveva delle riserve mentali mentre lo faceva
 I religiosi di Israele erano conosciuti perché avevano l’abitudine di
giurare spesso e sappiamo che il giuramento tende a conferire
autorità anche quando questa autorità in realtà non esiste
202
§ 62: La legge sui giuramenti
I giuramenti vincolanti e non vincolanti
 In quel tempo l’insegnamento era che tutti i giuramenti fatti, per il
cielo, per la terra, per Gerusalemme o per il proprio capo non
erano vincolanti perché Dio non veniva chiamato a testimoniare
 In realtà il Messia spiega in questi versi che i giuramenti fatti per il
cielo, per la terra, per Gerusalemme o per il proprio capo sono
vincolanti. Infatti questi elementi sono rispettivamente: il trono di
Dio, lo sgabello dei piedi di Dio, la città del gran Re e riguardo al
nostro capo non possiamo decidere di che colore cresceranno i
nostri capelli perché solo a Dio spetta questa decisione
 Giurare per queste cose era comunque vincolante perché erano
tutte legate a Dio; in più una persona che giurava in questo modo
non metteva in gioco nulla di se stesso, perché, appunto, non
aveva nessun controllo su di esse e non poteva fare nulla per esse
203
§ 62: La legge sui giuramenti
La vera giustizia della Legge riguardo al giuramento
 Yeshùa fece capire che la vera giustizia della Legge insegna che
una persona deve sviluppare nella sua vita una reputazione di
onestà tale per cui il suo “si” può essere preso in modo fidato
come un vero “si” e il suo “no” può essere considerato un “no”
senza alcun dubbio di falsità
 L’autorità della parola di una persona non dovrebbe dipendere dal
giuramento su qualcosa di più o meno importante, ma da un giusto
comportamento e da una buona reputazione
 Anche Giacomo riprese questo insegnamento e in disse:
“Soprattutto, fratelli miei, non giurate né per il cielo, né per la
terra, né con altro giuramento; ma il vostro sì, sia sì, e il vostro no,
sia no, affinché non cadiate sotto il giudizio” (Gm 5:12)
Fine
204
§ 63
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
c2e. Il codice della vera
giustizia: la legge della non
resistenza (Matteo 5:38-43)
205
§ 63: La legge della non resistenza
Il vero significato di “occhio per occhio”
 Quando la Legge di Mosè dichiarava “occhio per occhio, dente per
dente” (Es 21:24; Le 24:20; De 19:21) lo faceva in un contesto
preciso, si trattava di punizioni legali inflitte dal tribunale di quel
tempo e vi era una giusta correlazione tra il crimine commesso e la
punizione che veniva inflitta (Nu 35:31)
 I Farisei facevano applicare questi comandamenti su una base
individuale, concedendo ad ognuno il diritto di farsi giustizia da se
e quindi usando la legge per compiere vendette personali. Una
persona poteva fare all’altro lo stesso male che gli era stato fatto
 In realtà la giustizia della Legge insegna ad amare il prossimo e
che la vendetta e la retribuzione appartengono a Dio (Le 19:18, De
32:35) e non all’uomo
206
§ 63: La legge della non resistenza
 Una lettura superficiale potrebbe far credere che Gesù stesse
dicendo ai suoi discepoli di non fare più uso della Legge e dei
tribunali. In realtà il Messia non stava dicendo che bisognava
eliminare i tribunali o le sedi opportune in cui la legge e il giudizio
vengono applicati. Infatti l’apostolo Paolo stesso fece in più
occasioni uso dei diritti civili che aveva come cittadino romano (Atti
16:36-39, 22:24-25, 23:3) e più tardi ribadirà l’importanza delle
autorità come realtà che Dio stesso vuole che esistano (Ro 13:1-4)
 Il Messia stava mettendo in luce che secondo la giustizia della
Legge non c’era possibilità di fare vendette personali, ma che
l’unico modo per trattare chi infrangeva la legge erano le vie legali
 Non bisogna dimenticare questo contesto per riuscire a
interpretare correttamente i versetti che seguono (39-42), se non
si comprende che il messaggio principale era contro la vendetta
personale si rischia di essere fuorviati e arrivare a interpretazioni
che sono in contraddizione con la Scrittura stessa
207
§ 63: La legge della non resistenza
Gli esempi del Messia sulla non resistenza
 Il Messia dice ai suoi discepoli di non contrastare il malvagio e che
piuttosto di cercare lo scontro è meglio essere pronti a subire altri
torti oltre a quelli che già ci sono stati fatti (porgere l’altra
guancia). L’uomo saggio “considera un suo onore passare sopra le
offese” (Pr 19:11)
 Perché nasca un litigio ci voglio sempre almeno due persone, una
persona sola non fa nascere un litigio. Se qualcuno vuole litigare
con te e per farlo ti chiede qualcosa di cui non ha diritto, dagli
quello che ti chiede e anche di più (anche il mantello) non per
vigliaccheria, ma per amore di quella persona
 A volte le persone che ci stanno intorno vogliono obbligarci a fare
qualcosa senza averne il diritto o con arroganza. Il punto è non
cercare lo scontro, ma senza perdere la dignità fare anche di più di
quello che viene preteso ingiustamente (due miglia invece di uno)
208
§ 63: La legge della non resistenza
 Non solo non dobbiamo reagire al male che ci viene fatto, ma
dobbiamo fare al nostro prossimo il bene che possiamo.
L’Ecclesiaste diceva “getta il tuo pane sulle acque … fanne parte a
sette, e anche a otto” (Ec 11:1-2). Naturalmente tutti i nostri gesti
caritatevoli devono essere contraddistinti da saggezza affinché
possiamo aiutare chi è veramente nel bisogno e non chi è ozioso o
indegno. “Felice l'uomo che ha compassione, dà in prestito e
amministra i suoi affari con giustizia” (Sl 112:5)
 Per finire: sopportiamo pazientemente, non sfidiamo chi ci
Fine
perseguita, non diamogli il contraccambio, se fosse necessario per
la pace e la sicurezza pubblica andiamo dai magistrati, ma non
dobbiamo coltivare rancore, odio e sentimenti di vendetta più o
meno nascosti. Anche le azioni legali che eventualmente saremo
costretti a intraprendere, non devono portarci a un sentimento di
rivalsa su chi sta agendo secondo malvagità. Dobbiamo sempre
avere un sentimento di “pietà mista a timore” (Gd 23) verso chi è
schiavo del male e trova piacere nel farlo
209
§ 64
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
c2f. Il codice della vera
giustizia: la legge dell’amore
(Matteo 5:43-48; Luca 6:27-30, 32-36)
210
§ 64: La legge dell’amore
Le aggiunte alla legge dell’amore verso il prossimo
 Il comandamento di amare il prossimo è scritto nella Legge di
Mosè (Le 19:18, Es 20:17), quello di odiare il nemico era un
insegnamento dei Farisei che probabilmente derivava da alcune
parole di Davide nei Salmi (Sl 139:21). In particolare veniva
insegnato l’odio verso i nemici del popolo di Israele
 Al tempo di Gesù la setta giudaica degli Esseni insegnava con
fervore l’odio verso il nemico, questo significava odiare chiunque
non fosse un Esseno. Un odio così forte verso i nemici, in
particolare i Gentili, portò i Romani a considerare i Giudei persone
che odiano tutto il genere umano (odium humani generis)
 Il Messia “ripulisce” questo insegnamento sbagliato riportando i
suoi ascoltatori a considerare che la vera giustizia della Legge non
parla di odio contro le persone, ma di odio contro il male
211
§ 64: La legge dell’amore
L’amore verso il prossimo è anche verso il nemico
 I nemici devono essere amanti: sia quelli della nazione sia quelli
personali. Lo stesso Davide mise in pratica questo insegnamento
quando lasciò andare il re Saul nel momento in cui poteva
ucciderlo avendo ragione (1 Sa 24:18)
 Yeshùa stesso fu un interprete incomparabile della legge
dell’amore che era in vigore fin dal principio; si lasciò maltrattare e
umiliare dai suoi nemici amandoli fino alla fine e chiedendo al
Padre di perdonarli per quello che facevano (Lu 23:34)
 Stefano, un discepolo del Messia che viveva questo insegnamento,
pregò per i suoi nemici nel momento in cui essi, pieni di rabbia e di
odio per le sue parole, lo lapidavano a morte (At 7:60)
 Non dobbiamo scambiare questo atteggiamento come l’ultima e
unica risorsa di chi non ha più speranza o che non ha altre armi
per difendersi, questo è l’atteggiamento di una persona rinnovata
212
§ 64: La legge dell’amore
Essere simili a Dio nell’amare i nemici
 Dio non sopporta il male di tutto il genere umano con pazienza?
Non fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti? Non fa levare il
sole ogni mattina su tutte le persone? Non mostra misericordia
tenendo in vita anche gli ingrati e i dispregiatori?
 Se vogliamo essere simili al Padre che è nei cieli dobbiamo amare i
nostri nemici come fa Lui. Non dobbiamo dare il nostro amore o la
nostra benevolenza in base a quanto se lo merita chi ci sta davanti,
ma dobbiamo amare tutti incondizionatamente
 Anche gli uomini più spregevoli (in quel momento i pubblicani e i
pagani) vogliono bene a coloro che li amano, non c’è nulla di
particolare nell’amare chi ci fa del bene, la vera differenza la fanno
coloro che vivono l’insegnamento di amare i propri nemici
 Che come Figli di Dio possiamo crescere sempre più in questo
Fine
atteggiamento che solo la grazia e la potenza di Dio possono dare
213
§ 65
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
d1. La condotta secondo la
vera
giustizia: introduzione
(Matteo 6:1)
214
§ 65: La condotta secondo vera giustizia: introduzione
Il principio guida della condotta secondo vera giustizia
 Fino a questo momento il Messia ha spiegato ai suoi discepoli il
codice della vera giustizia della Legge di Mosè riguardo alle leggi di
omicidio, adulterio, ripudio, giuramenti, non resistenza e amore;
mettendolo in contrapposizione al codice di giustizia insegnato
dalla tradizione farisaica (voi avete udito che fu detto … ma io vi
dico …)
 In altre parole è come se il Messia avesse preso il codice di diritto
penale e civile dei nostri giorni e avesse insegnato ai suoi discepoli
quale sia l’interpretazione corretta da dare alle leggi che contiene
 In questi versetti Yeshùa inizia a illustrare quale sia la condotta
secondo la vera giustizia della Legge di Mosè, cioè come ci si
debba comportare per adempiere realmente ai requisiti di giustizia
che sono contenuti nella Legge di Mosè
215
§ 65: La condotta secondo vera giustizia: introduzione
 Il principio guida della condotta secondo la vera giustizia è molto
semplice (v. 6:1):
”Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini, per
essere osservati da loro; altrimenti non ne avrete premio presso il
Padre vostro che è nei cieli”
 Quando si fanno delle opere di giustizia esteriori, cioè visibili da
tutti, la motivazione interiore del cuore deve essere di piacere a
Dio e non di ricevere l’approvazione degli uomini
 Ci possono essere due persone che fanno la stessa identica opera
di giustizia, ma una con la motivazione interiore di piacere a Dio e
l’altra di piacere agli uomini per ottenere la loro approvazione
 Quelli che cercano l’approvazione degli uomini nelle opere di
giustizia la troveranno, ma è tutto quello che otterranno e non
avranno nessun premio da Dio per ciò che fanno
Fine
216
§ 66
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
d2a. La condotta secondo la
vera
giustizia: fare l’elemosina
(Matteo 6:2-4)
217
§ 66: Fare l’elemosina
La vera elemosina
 Il primo esempio di condotta secondo la vera giustizia è quello
dell’elemosina. Era pratica comune che i farisei ostentassero le loro
elemosine ai bisognosi sia nei cortili del Tempio che per le strade
della città facendole precedere da un suono di tromba
 Per quanto riguarda la raccolta fondi relativa alle pratiche del
Tempio, c’erano 13 grandi ceste che venivano usate per
raccogliere i soldi (Mr 12:41-44). La Legge di Mosè incoraggiava
sia il povero che il ricco a donare per il Tabernacolo prima e per il
Tempio successivamente (Es 30:14-16; Nu 31:50)
 Naturalmente la vera pratica della Legge implicava che questo
fosse fatto per onorare Dio e non per onorare se stessi e la propria
generosità d’animo di fronte agli altri
218
§ 66: Fare l’elemosina
 Quindi, contrariamente a quello che avveniva normalmente, il
Messia disse che quando si fa l’elemosina la mano sinistra non
deve sapere quello che fa la destra
 Il significato è che il donatore non deve ricordare a se stesso e agli
altri quello che ha fatto, ma deve perderne il ricordo al fine di non
vantare privilegi davanti agli uomini e davanti a Dio. Il principio
generale è che il dono va fatto in segreto
 Del resto Dio conosce le intenzioni del nostro cuore e ci
ricompenserà adeguatamente al momento opportuno, anche in
modo manifesto se sarà nella Sua volontà
 Non possiamo pensare di essere ricompensati sia dagli uomini che
da Dio; o ci ricompenserà l’uno oppure l’altro, mai entrambi
 Purtroppo alcuni segmenti della chiesa visibile sono spesso caduti
Fine
nella mentalità farisaica di rendere noto il dono e di incentivare i
doni proprio tramite la gloria che ne deriva
219
§ 67
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
d2b. La condotta secondo la
vera
giustizia: la preghiera
(Matteo 6:5-15)
220
§ 67: La preghiera
Insegnamenti sulla preghiera pubblica e privata
 Il secondo esempio di condotta secondo vera giustizia è quello
della preghiera. Dalle parole del Messia possiamo capire almeno
quattro insegnamenti fondamentali:
 Primo (v. 5-6): la preghiera non deve essere un’opportunità per
mostrare agli altri la propria l’abilità oratoria. Nel giudaismo
farisaico la preghiera era prevalentemente fatta in pubblico e i
Farisei si incontravano per questo scopo tre volte al giorno. Nella
sostanza questi incontri servivano per far vedere a tutti il loro
livello di santità
 Coloro che pregano in pubblico per mostrare la loro spiritualità o
l’abilità oratoria, hanno già ricevuto il loro premio dagli uomini e
non ne avranno un altro da Dio
 Pregare pubblicamente è giusto e biblico (Atti 2:42; 4:31; 12:5;
12:12), ma la preghiera di gruppo è comunicare insieme con Dio
221
§ 67: La preghiera
 Secondo (v. 7-8): la preghiera non deve essere una formula
ripetuta. La versione ASV della Bibbia inglese traduce questo verso
così: “e nel pregare non usate inutili ripetizioni, come i pagani: essi
credono di essere ascoltati a forza di parole”. La preghiera deve
essere estemporanea e non ripetitiva. In quasi tutte le maggiori
religioni Gentili (Buddismo, Islam, segmenti del Cristianesimo ecc.)
ci sono libri di preghiere da leggere o recitare a memoria
 Al tempo di Yeshùa avveniva anche nel giudaismo ed è così ancora
oggi; esistono quaderni di preghiera quotidiana, di preghiera per il
sabato e per le occasioni speciali come Rosh Hashanah ecc.
 Terzo (v. 9-13): la preghiera spontanea deve seguire un filo
logico. Gesù non ci ha lasciato una o più preghiere da recitare, ma
un modello di preghiera. Egli non disse “fate questa preghiera”, ma
“pregate in questo modo” (voi dunque pregate così). L’intento era
quello di insegnare a organizzare il proprio tempo di preghiera in
un certo modo senza perdere la spontaneità
222
§ 67: La preghiera
 Quarto (v. 14-15): le preghiere devono essere fatte con un
atteggiamento interiore di perdono affinché siano ascoltate da Dio.
Il credente deve avere verso i suoi Fratelli e verso gli uomini in
generale un atteggiamento di perdono
 Se il credente si avvicina a Dio senza un atteggiamento interiore di
disponibilità al perdono verso coloro che lo hanno offeso, tradito,
umiliato, calunniato, ferito nel fisico e nell’animo, calpestato i diritti
e la dignità ecc., allora non può aspettarsi di ricevere il perdono
paterno del Padre celeste (Mt 18:23-35)
 Questo non significa che un credente deve pregare solo quando
tutte le questioni o i problemi sono risolti, perché in certe situazioni
sarebbe impossibile. Il credente deve guardare al suo
atteggiamento interiore ed essere disposto a perdonare l’altro
come Dio ha perdonato lui
223
§ 67: La preghiera
La struttura della preghiera
 Abbiamo visto che la preghiera deve essere spontanea e non
recitata, ma la preghiera deve seguire una struttura. Cerchiamo
ora di capire la struttura che il Messia ci ha lasciato nei v. 9-13
 Primo: “Padre nostro che sei nei cieli”. Le preghiere devono
essere rivolte al Padre. Non viene mai detto di indirizzare le
preghiere al Figlio o allo Spirito Santo, almeno non ci sono esempi
nel Nuovo Testamento di questo tipo di preghiere. Quindi ogni
preghiera al Dio invisibile deve essere indirizzata a Dio Padre. Non
significa che sia sbagliato pregare il Figlio o lo Spirito Santo,
semplicemente non è secondo il modello biblico che abbiamo
 Secondo: “sia santificato il tuo nome”. Questo è il momento in cui
bisogna meditare sugli innumerevoli attributi di Dio e come essi
rivelino l’unicità di Dio. Bisogna anche ricordare e riflettere sulle
tante implicazioni pratiche di questi attributi nella vita del credente
224
§ 67: La preghiera
 Terzo: “venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra
come è fatta in cielo”. Bisogna pregare per il Regno di Dio. Questo
non significa pregare soltanto perché il Messia torni presto. Qui
vengono inclusi tutti gli aspetti del Regno di Dio nell’epoca della
grazia in cui viviamo. Aspetti come il lavoro evangelistico, le
diverse attività e ministeri nella chiesa locale, i missionari che la
chiesa o i singoli credenti sostengono, inoltre questo è il momento
per pregare per le persone non credenti come i parenti, gli amici, i
compagni di studio o di lavoro, i vicini di casa ecc.. Tutto questo fa
parte del programma del Regno di Dio

Quarto: “dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Bisogna pregare
per i bisogni personali. Questo è il tempo per pregare per i bisogni
personali di ogni giorno, materiali e spirituali. Il ministerio in cui il
credente è coinvolto, le crisi che sta passando, le necessità e i
problemi fisici ecc.
225
§ 67: La preghiera
 Quinto: “rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi
ai nostri debitori”. Bisogna confessare i peccati. Generalmente si è
portati a pensare che la confessione dei peccati debba venire per
prima in modo da “pulire la lavagna” prima di fare qualsiasi
richiesta a Dio.
 Tuttavia la richiesta di perdono non è la prima nella lista, infatti per
prima cosa la preghiera viene indirizzata al Padre, poi vengono
ricordati gli attributi di Dio, poi il Regno di Dio e le varie attività
che lo riguardano, poi le necessità quotidiane e poi ecco il
momento per chiedere perdono
 A questo punto il credente, affinché le cose precedenti ricevano
risposta, deve mettersi nella giusta posizione e confessare a Dio
ogni peccato avvenuto dalla precedente confessione. Deve
chiedere perdono anche per i peccati sconosciuti e per la sua
natura peccaminosa. È il tempo di applicare 1 Giovanni 1:9
226
§ 67: La preghiera
 Sesto: “non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno”. La
preghiera coinvolge la guerra spirituale. Questo è il tempo di
pregare per il conflitto che il credente ha contro il mondo, la
propria carnalità e Satana
 Infine vediamo che l’apostolo Paolo in Efesini 5:20 dice di
ringraziare “continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del
Signore nostro Gesù Cristo”. Quindi si indirizzano le preghiere al
Padre per mezzo del Signore Gesù
 Questa è la struttura biblica che abbiamo riguardo alla preghiera.
Anche se non è sbagliato pregare in modo diverso, dobbiamo
tenere in considerazione le indicazioni che il Messia ci ha lasciato a
questo riguardo con la consapevolezza che “lo Spirito viene in aiuto
alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si
conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri
ineffabili” (Ro 8:26)
Fine
227
§ 68
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
d2c. La condotta secondo la
vera
giustizia: il digiuno
(Matteo 6:16-18)
228
§ 68: Il digiuno
Il digiuno nel Nuovo Testamento
 Il terzo esempio di condotta secondo la vera giustizia è il digiuno
 Questa pratica non viene mai comandata esplicitamente nel Nuovo
Testamento e quindi non è da considerarsi obbligatoria
 Al tempo di Gesù il digiuno frequente era parte integrante della
tradizione farisaica, in genere si digiunava due volte a settimana: il
lunedì e il giovedì (Lu 18:12)
 Anche i discepoli di Giovanni seguivano questa tradizione, mentre i
discepoli di Gesù non digiunavano (Lu 5:33). Tuttavia il Messia
disse che anche loro avrebbero avuto un tempo per digiunare in
futuro (Lu 5:34-35):
“Gesù disse loro: «Potete far digiunare gli amici dello sposo, mentre lo
sposo è con loro? Ma verranno i giorni in cui lo sposo sarà loro
tolto: allora, in quei giorni, digiuneranno»”
229
§ 68: Il digiuno
Il valore spirituale del digiuno
 Il digiuno in sé non ha alcun valore spirituale (Is 58; Ge 14:12; 1
Corinzi 8:8), infatti “quello che è nato dalla carne, è carne” (Gv
3:6). Il digiuno è solo una manifestazione esteriore di un
atteggiamento di un cuore in cui si cerca sinceramente Dio
 Digiunare non rende l’uomo più spirituale davanti a Dio, e qualsiasi
pratica legata alla privazione della carne non può far raggiungere
una maggiore comunione con Dio o vittorie spirituali (1 Ti 4:3)
 Il solo digiuno che Dio gradisce è quello fatto con la giusta
intenzione interiore di glorificarlo e di onorarlo
 La pratica del digiuno è sempre associata all’umiliazione dell’uomo
e alla glorificazione di Dio. Se nel digiuno chi viene glorificato è
l’uomo perché “è bravo e digiuna”, allora lo scopo del digiuno è
completamente sbagliato
230
§ 68: Il digiuno
Linee guida per il digiuno personale
 I versi che abbiamo letto (v. 16-18) fanno capire che il digiuno
personale deve essere fatto in un atteggiamento di umiltà e
segretezza
 Il principio generale è che nel momento in cui diventa ovvio che la
persona sta digiunando, è tempo di rimettersi a mangiare!
 Il digiuno è legato strettamente alla preghiera e alla lettura della
Parola di Dio (1 Sa 1:17-18; Ne 1:4; Ne 9:1-3; Da 9:3,20; Gl 2:12;
Gn 3:8; Lu 2:37; At 9:9,11; At 10:30; At 13:2; At 14:23; 1 Co 7:5)
 Il digiuno serve a farci ricordare la nostra debolezza e dipendenza
da Dio quando preghiamo o leggiamo le Scritture
 Nella Bibbia troviamo esempi di digiuno totale (De 9:9,18; Ed 10:6;
Et 4:16; At 9:9; At 27:33) e di digiuno parziale (Da 10:3)
231
§ 68: Il digiuno
Linee guida per il digiuno collettivo
 Nelle Scritture si parla anche di digiuno collettivo; in genere questo
tipo di digiuno era praticato dal Popolo di Israele in momenti
particolari
 Il digiuno collettivo non può per ovvie ragioni essere segreto,
tuttavia il gruppo di persone che decide di digiunare non deve
sentirsi migliore di altri perché si sta digiunando
 In genere anche quando c’è un digiuno collettivo il sentimento
predominante è l’umiliazione, con preghiera e ascolto della Parola
di Dio
 Alcuni passi in cui si parla di digiuno collettivo sono: 1 Sa 7:5-6; Ed
8:21-23; Ne 9:1-3; Gl 2:15-16; Gn 3:5-10; At 27:33-37
232
§ 68: Il digiuno
Le occasioni e i momenti in cui digiunare
 L’ordinazione di anziani e diaconi (At 13:3; At 14:23)
 Intercedere per il popolo (Es 24:18; De 9:8-9, 12-20; 23-27; Ed
10:6; Da 9:3-4; Gl 2:12-14,17-18; Gn 3:5-10)
 Umiliazione e afflizione (1 Re 21:27-29; Sl 35:13; 69:10)
 Cercare il Signore, le sue vie (Gc 20:26-28; 2 Cr 20:3; Ed 8:21-23)
 Ravvedimento e confessione dei peccati (1 Sa 7:6; 1 Re 21:27-29;
Ed 10:6; Ne 1:4-7, 9:1-3; Ge 36:6-10; Da 9:3-5, 20; Gn 3:5-10)
 Ricevere guarigione (2 Sa 12:15-16, 22-23; Is 58:8; At 9:9, 17-19)
 Prepararsi a ricevere la Parola di Dio (De 9:18, 25; Is 58:9)
 Liberazione spirituale (Is 58:6; Mr 9:29)
 Bisogni materiali (2 Co 11:27)
Fine
233
§ 69
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
e1. La pratica della vera
giustizia: L’utilizzo dei soldi
(Matteo 6:19-24)
234
§ 69: L’utilizzo dei soldi
Introduzione
 Abbiamo visto il codice della vera giustizia della Legge di Mosè in
Mt 5:21-48, poi abbiamo visto la condotta secondo la vera giustizia
della Legge di Mosè in Mt 6:1-18 e ora vediamo la pratica della
vera giustizia secondo la Legge di Mosè in Mt 6:19-8:1
 In questi passi il Messia mette in luce dei principi di vita pratica che
guidano in modo concreto nelle scelte di vita per adempiere la
Legge non in modo superficiale ma profondo
 Uno dei punti chiave nella pratica della vera giustizia è
l’atteggiamento verso il denaro
 I soldi non devono essere messi da parte con lo scopo di
accumulare denaro, ma devono essere utilizzati nel giusto modo
 I soldi servono per i bisogni fondamentali della persona, anche se il
concetto di bisogno fondamentale è troppo spesso soggettivo
235
§ 69: L’utilizzo dei soldi
I tesori della terra e i tesori del cielo
 I tesori di questa terra sono di natura temporanea e instabile, non
bisogna mettere in essi la speranza, sia esplicitamente che
implicitamente
 I tesori di questa terra non riescono a dare la pace perché possono
essere persi da un momento all’altro, mentre i tesori del cielo
danno pace e sicurezza perché nessuno può toccarli
 Il migliore investimento è accumularsi dei tesori nel cielo. Il Messia
ha promesso a coloro che credono in Lui il primo e più grande
tesoro: la vita eterna, ma oltre a questo anche cento volte tanto
quello a cui i suoi figli rinunciano per il Suo Regno (Mt 19:27-29;
Mr 10:28-30)
 Non c’è una regola generale per definire ciò a cui sia giusto
rinunciare, la cosa importante è che a livello profondo sia fatto per
Yeshùa e non sia in contrasto con quello che Lui dice nelle
236
Scritture
§ 69: L’utilizzo dei soldi
La vista spirituale
 L’occhio è quel membro del corpo che, più di ogni altro, ci
permette di distinguerle la forma e la natura delle cose
 È proprio grazie alla vista che possiamo riconoscere gli oggetti
esteriori, muoverci con semplicità, godere delle meraviglie del
creato ecc.
 Una buona vista spirituale dipende dal cuore. Se il cuore è
posizionato sul giusto tesoro, allora la vista spirituale sarà buona e
tutto il corpo ne godrà di conseguenza
 Una vista spirituale difettosa avrà ripercussioni negative su tutto il
corpo per la mancanza di una percezione corretta delle cose
 Questo ci insegna che se il nostro cuore non è posizionato sul
giusto tesoro celeste, le scelte di vita pratica saranno più o meno
influenzate negativamente da questo (1 Ti 6:7-10)
237
§ 69: L’utilizzo dei soldi
Il principio fondamentale: Dio o il Materialismo
 Dio non condanna una gestione attenta dei beni e non c’è niente di
sbagliato nel mettere da parte dei soldi con uno scopo legittimo e
preciso (2 Co 12:14; 1 Tm 5:8)
 Il problema è quando i soldi diventano l’unica preoccupazione e
prendono tutte le energie o il tempo a disposizione
 Se mettere da parte denaro diventa la fonte di sicurezza del
credente, ecco che egli non sta più servendo Dio nel giusto modo
 Il principio fondamentale riguardo ai soldi è che una persona non
può servire due padroni: o servirà Dio oppure servirà Mammona
 Mammona è una parola ebraica che si riferisce a “tutto quello che
questo mondo ha da offrire materialmente”. Quindi si riferisce alle
cose materiali di questo mondo, potremmo definire Mammona con
un termine più moderno come Materialismo
238
§ 69: L’utilizzo dei soldi
 Una persona o serve il materialismo oppure serve Dio, non può
servire entrambi
 Se una persona serve il materialismo, le cose materiali saranno la
sua fonte di sicurezza (in realtà solo apparente Pr 23:5). Se invece
una persona serve veramente Dio la sua sorgente di sicurezza non
saranno le cose materiali, ma l’inesauribile e infinita potenza di Dio
 Colui che ha messo la sua fiducia in Dio e lo serve saprà come
utilizzare nel giusto modo i beni materiali che gli vengono affidati
dal Signore. Egli manterrà un giusto equilibrio nel possesso e
nell’uso dei soldi per le necessità reali di questa vita e per il
servizio che Dio gli affida senza confidare nelle ricchezze come
fonte di sicurezza e stabilità
Fine
239
§ 70
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
e2. La pratica della vera
giustizia: L’ansietà
(Matteo 6:25-34)
240
§ : L’ansietà
La normalità di vita
 È scritto che Dio provvede le cose indispensabili sia per il regno
vegetale che per quello animale, nonostante che l’uomo non
adempia fedelmente il compito di custodire la terra (Ge 1:28-30;
9:1-3)
 Se Dio si prende cura in questo modo stupendo del mondo animale
e vegetale, tanto più si prenderà cura di coloro che ha creato a Sua
immagine e somiglianza che cercano la Sua giustizia
 Questi versetti ci insegnano che in circostanze normali Dio
provvede per i suoi figli le cose indispensabili come cibo, vestiti e
un riparo
 Egli non promette di soddisfare tutti i nostri desideri, ma ci dice
che provvederà le cose indispensabili per la nostra sopravvivenza
 Il problema è che crediamo indispensabili cose che non lo sono
241
§ : L’ansietà
I tempi della persecuzione
 Ci sono delle situazioni in cui Dio trattiene le cose indispensabili per
i suoi figli, per esempio quando arriva il tempo della persecuzione a
causa della fede in Lui
 In questi momenti di persecuzione i credenti possono perdere le
loro abitazioni ed essere privati di cibo e vestiti
 Nella lettera agli Ebrei (Eb 11:35-40) viene descritto come nel
momento della persecuzione i credenti di ogni epoca possono
essere sottoposti a qualsiasi tipo di privazione o sofferenza fisica
 Questo avviene anche quando si manifestano le conseguenze del
peccato dell’uomo sulla terra, come in situazioni di calamità naturale
 Tuttavia in questi versetti il Messia dice di non essere in ansia,
perché in situazioni di normalità il Padre provvede hai bisogni
primari dei suoi figli
242
§ : L’ansietà
Cercare prima il Regno e la giustizia di Dio (v. 33)
 Lo scopo primario del credente non è quello di cercare le cose
materiali con cui vivere, ma l’avanzamento del Regno di Dio su
questa terra e il vivere secondo giustizia
 In questo contesto vivere secondo giustizia significa vivere secondo
gli standard indicati nella Legge di Mosè
 È indispensabile che sia sempre chiaro e ben presente l’obbiettivo,
infatti se esso non è ben definito l’attenzione si sposta su tutte
quelle cose non fondamentali come il cibo, i vestiti, la casa ecc.
 Quando l’obbiettivo principale non sono le cose materiali, esse
diventano solo un mezzo per raggiungere lo scopo primario
 Dio non dice di non occuparsi delle cose materiali, ma esse devono
avere il giusto posto e la giusta priorità. Prima bisogna occuparsi
del Regno di Dio e della Sua giustizia, dopo delle cose materiali
243
§ : L’ansietà
La responsabilità individuale e quella di Dio
 Questo non vuol dire che non c’è responsabilità individuale da
parte del credente. Normalmente bisogna lavorare per guadagnare
ciò che serve per vivere (2 Te 3:10; 1 Te 4:11)
 Chi vuole cercare Regno di Dio e la Sua giustizia può adempiere le
sue responsabilità nell’area del lavoro e della famiglia senza ansia;
confidando che quando ha fatto quello che doveva il Padre
provvederà al resto, in particolare i bisogni primari
 L’ansia per il domani è forse uno dei nemici più difficili da
sconfiggere, perché bisogna combatterci quasi tutti i giorni
 Si possono adempiere gli incarichi di vita normale con o senza
serenità, ma la preoccupazione non cambierà minimamente le
situazioni (v. 27)
 Bisogna imparare a vivere per Dio fidandosi della sua guida e cura
Fine
244
§ 71
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
e3. La pratica della vera
giustizia: Giudicare gli altri
(Matteo 7:1-7; Luca 6:37-42)
245
§ 71: Giudicare gli altri
Giudicare o non giudicare questo è il problema?
 Questi versetti vengono presi fuori dal loro contesto per insegnare
che un credente non deve giudicare gli altri in qualsiasi circostanza
 Questo tipo di interpretazione è fuori contesto e in contraddizione
con altri passi delle Scritture dove viene detto di esercitare un
certo tipo di giudizio (ad esempio nella disciplina di chiesa Mt 18)
 Ogni volta che un credente si confronta con un altro credente
guardo a una situazione di peccato questo richiede inevitabilmente
un certo tipo di giudizio, è quindi fuor di dubbio che il Messia
stesse insegnando di astenersi da qualsiasi forma di giudizio
 Bisogna distinguere tra il giudizio definitivo su una persona (‘hai
fatto questo perché sei così e lo sarai sempre’) e il giudizio su ciò
che di giusto o sbagliato sta facendo. Più in generale si potrebbe
dire che esiste un giudizio corretto e un giudizio sbagliato
246
§ 71: Giudicare gli altri
Il metro di giudizio
 Il fatto che esista un tipo di giudizio corretto e uno sbagliato lo
capiamo bene da quanto scritto nel v. 2: “perché con il giudizio con
il quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale
misurate, sarà misurato a voi”
 Quello che determina se il giudizio è corretto o sbagliato è il metro.
Lo strumento che si utilizza per giudicare è fondamentale: si può
utilizzare un metro umano oppure il metro divino
 Per il giudizio sugli altri non bisogna utilizzare dei modelli fatti da
uomini, ma solo il modello perfetto di Dio
 Nel contesto del farisaismo in cui si trovava il Messia, i Giudei
utilizzavano la Mishnah per giudicare le persone del popolo. La
spiritualità dei Giudei veniva determinata in base a quanto essi si
conformavano a questi standard “spirituali” fatti dagli uomini
247
§ 71: Giudicare gli altri
 Se per giudicare gli altri utilizzeremo un metro umano, Dio userà lo
stesso metro di giudizio con noi e ci troverà mancanti
 Qualsiasi metro di giudizio umano utilizziamo per gli altri troverà
mancanti anche noi stessi. Non a caso un proverbio umano dice:
“le regole sono per gli altri le eccezioni per me”. Non siamo capaci
nemmeno di rispettare le regole ci facciamo
 Saremo inevitabilmente mancanti anche con il metro di giudizio di
Dio, ma almeno useremo misericordia con gli altri. Infatti il metro
di giudizio di Dio mette a nudo la nostra mancanza e la nostra
cecità spirituale esaltando l’opera di salvezza del Messia
 Un insegnamento rabbinico dice: “con il metro che un uomo usa
per misurare, sarà misurato … Sansone andò dietro la misura dei
suoi occhi e per questo i Filistei gli cavarono gli occhi … Absalom si
glorificò nei suoi capelli e perciò rimase impigliato in essi trovando
la morte” (Sotah 1:7-8). È come se il metro con cui giudichiamo le
situazioni e le persone diventa strumento di giudizio per noi stessi
248
§ 71: Giudicare gli altri
Il metro di giudizio nella Chiesa
 Yeshùa andò contro il modo sbagliato di giudicare che era usato a
quei tempi. La Chiesa nel corso dei secoli è caduta nella stessa
trappola e ha utilizzando un altro metro di misura, diverso dalla
Mishnah, ma sempre umano
 Ancora oggi, in moltissime realtà di Chiesa, la spiritualità dei
credenti viene giudicata sulla base dei ‘regolamenti di Chiesa più o
meno espliciti’. Quindi, come al tempo di Gesù, vengono usati dei
metri di giudizio fatti dagli uomini invece che da Dio
 L’unico metro di giudizio corretto sono gli standard di Dio, nessuno
standard fatto dagli uomini sarà mai pienamente adatto a giudicare
le realtà spirituali e terrene
 Il Messia paragona coloro che utilizzano un metodo umano per
giudicare gli altri a un uomo che vuole togliere la pagliuzza
nell’occhio di un suo compagno avendo una trave nel suo occhio
249
§ 71: Giudicare gli altri
La trave e l’occhio
 Quando non si vede bene non si è in grado di togliere “pagliuzze” a
nessuno. Se il metro di giudizio che si usa è quello sbagliato allora
non si è in grado di vedere bene e si è come dei ciechi
 Un cieco non può insegnare a un altro cieco la via da seguire, se
una persona è cieca perché usa il metro sbagliato non può dare
giudizi corretti. Prima bisogna vederci bene e poi si può guidare
qualcuno che è cieco o togliere la pagliuzza dagli occhi
 I Farisei avevano rigettato il giusto metro di giudizio secondo le
verità di Dio non ascoltando né la voce di Giovanni Battista né
quella del Messia (Lu 7:31-35)
 Gesù ammonì quelli che lo ascoltavano a non dare le verità (perle)
a coloro che manifestavano chiaramente di non voler ascoltare (i
porci) perché le avrebbero disprezzate (le pesteranno) e poi si
Fine
sarebbero scagliati contro di loro
250
§ 72
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
e4. La pratica della vera
giustizia: Preghiera
perseverante
(Matteo7:7-11)
251
§ 72: Preghiera perseverante
Cinque insegnamenti sulla preghiera
 Il Messia aveva già dato ai suoi discepoli quattro insegnamenti
sulla preghiera (Mt 6:5-15 - § 67)
 Primo, la preghiera non deve essere un’opportunità per esibire la
propria l’abilità oratoria; secondo, non deve essere una formula
ripetuta; terzo, benché spontanea deve seguire un filo logico;
quarto, deve essere fatta in un atteggiamento di perdono verso il
prossimo
 Il quinto insegnamento sulla preghiera è che deve essere
perseverante
 Le parole chiave di questi versetti sono: chiedete, cercate, bussate
esse sono tutte al presente e danno l’idea di un’azione che
continua nel tempo, che non si ferma..
252
§ 72: Preghiera perseverante
Il giusto atteggiamento della preghiera perseverante
 Ci deve essere perseveranza nella vita di preghiera nel senso che
bisogna continuare a pregare per un certo soggetto fino a quando
Dio non risponde
 Non sempre le risposte di Dio sono affermative, ma quando si
riceve risposta riguardo a una certa richiesta (si, no oppure
aspetta) allora bisogna smettere di pregare
 L’apostolo Paolo pregò per tre volte affinché Dio gli togliesse “una
spina nella carne” (2 Co 12:7-9); probabilmente una malattia agli
occhi che gli creava molta sofferenza (Ga 4:13-15). Dopo tre volte
che pregò Dio a questo riguardo, ricevette risposta che la grazia di
Dio gli bastava e così smise di pregare per questo soggetto
253
§ 72: Preghiera perseverante
 Nel giusto atteggiamento di preghiera c’è il naturale desiderio che
essa venga esaudita, ma insieme la disponibilità ad accettare
qualsiasi risposta da parte di Dio (Gesù nel Getsemani Mt 26:3942; Mr 14:36; Lu 22:42)
 La parabola della vedova con il giudice iniquo (Lu 18:1-7) è un
esempio di preghiera perseverante. Se c’è l’interesse e il desiderio
per una cosa bisogna pregare senza stancarsi
 La perseveranza nella preghiera mostra due cose: una reale fiducia
in Dio più che in noi stessi, ed è la prova che siamo realmente
interessati a quello che stiamo chiedendo
 In Geremia 29:12-14 Dio dice al suo Popolo: “Voi m'invocherete,
verrete a pregarmi e io vi esaudirò. Voi mi cercherete e mi
troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore; io mi
lascerò trovare da voi”. C’è esaudimento perché non c’è
superficialità, ma perseveranza e interesse di tutto cuore
254
§ 72: Preghiera perseverante
 Sono sbagliate quelle preghiere nelle quali non c’è un reale dialogo
con Dio, ma sono solo la ripetizione di una formula preconfezionata
con la convinzione che più si ripete la formula e maggiori sono le
probabilità che Dio faccia quello che vogliamo noi
 A questo riguardo Giacomo dice: “domandate e non ricevete,
perché domandate male per spendere nei vostri piaceri” (Gm 4:3)
 In questo momento il Messia non disse niente riguardo al pregare il
Padre nel Suo nome, perché stava trattando il tema della vera
giustizia sotto la Legge di Mosè e in quel periodo di tempo non
bisognava pregare Dio nel Suo nome
 Più tardi Gesù insegnò ulteriori verità che riguardano la preghiera
sotto la Legge del Messia; quindi durante l’epoca della grazia che
stiamo vivendo. In questo contesto Egli insegnò a pregare il Padre
nel Suo nome (Gv 14:13-14, 15:16, 16:23-26; Ef 5:20; Co 3:17)
Fine
255
§ 73
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
f. La regola d’oro
(Matteo7:12; Luca 6:31)
256
§ 73: La regola d’oro
Il compimento della Legge e dei Profeti
 Le parole di questi versetti sono conosciute come “la regola d’oro”,
e rappresentano il nocciolo della giustizia richiesta dalla Legge
 Tutti gli insegnamenti della Legge e dei Profeti sulle relazioni tra
esseri umani sono racchiusi in questa regola; essa interpreta al
meglio il comandamento: “ama il tuo prossimo come te stesso”
 “Nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura
teneramente” (Ef 5:29). Cosa vogliamo per noi stessi? Amore,
pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, comprensione, stima, lealtà
simpatia ecc. allora adoperiamoci per fare agli altri tutto questo.
Come dirà l’apostolo Paolo più avanti: “contro queste cose non c'è
legge” (Ga 5:22-23)
 È importante ricordare che questa regola non è un mezzo di
salvezza, ma lo stile di vita di una persona che è già stata salvata
Fine
257
§ 74
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
g. Gli avvertimenti riguardo
alla vera giustizia
(Matteo7:13-27; Luca 6:43-49)
258
§ 74: Gli avvertimenti riguardo alla vera giustizia
Le due vie
 Avviandosi alla conclusione del discorso sul monte, il Messia usa
quattro coppie di esempi per dare degli avvertimenti ai suoi uditori
 La prima coppia sono le due vie, una stretta e l’altra larga. A quel
tempo la via dei Farisei era larga, così larga che secondo loro tutto
Israele sarebbe entrato nell’era a venire del Regno Messianico. In
realtà questa via conduceva a distruzione
 Yeshùa è la via stretta, lo è a tal punto che solo credendo in Lui
come Re messianico potevano entrare nel Regno
 La via stretta è una via che esclude, se non si prende quella le
altre conducono alla morte
 Oggi è pensiero comune che ci siano tante vie che conducono a
Dio, mentre esiste una sola via che conduce alla vita eterna. In
realtà le altre vie fanno tutte parte di un’unica grande via che
conduce alla perdizione eterna
259
§ 74: Gli avvertimenti riguardo alla vera giustizia
Le due piante
 La seconda coppia sono due tipi di piante; la diversità tra un vero
profeta e un falso profeta è come la differenza che c’è tra una
pianta che porta buon frutto e una che porta cattivo frutto
 Il principio generale per riconoscere un vero da un falso profeta è
guardare ai frutti. Le profezie di un vero profeta si avverano, un
vero profeta vive in modo consistente a quello che è scritto nella
Parola di Dio e i suoi insegnamenti sono in accordo con essa
 Con il falso profeta le cose sono completamente invertite. Le
profezie del falso profeta non si avverano, egli non vive in modo
consistente con quello che proclama e va oltre a quello che si trova
nelle Scritture
 Nel contesto del farisaismo i falsi profeti seguivano altre leggi e
regole (quelle della tradizione farisaica), Gesù seguiva la Legge
scritta che produce i veri frutti di giustizia
260
§ 74: Gli avvertimenti riguardo alla vera giustizia
Le due affermazioni
 La terza coppia sono due affermazioni diverse: una viene fatta a
parole mentre l’altra a fatti. Questo serviva per dire che anche tra
coloro che proclamano Gesù come Signore non tutti sono credenti
 I Farisei erano dei falsi profeti che non utilizzavano il nome di
Gesù, ma il Messia avverte che altri useranno il suo nome pur
essendo falsi profeti e in esso faranno grandi opere
 Qui vengono menzionate tre di queste opere potenti: profezie che
si avverano, cacciare demoni e grandi miracoli come opere di
guarigione. Tuttavia in futuro il Messia dirà di loro: “Io non vi ho
mai conosciuto”
 Quindi per capire se una persona è un vero profeta non basta che
le sue profezie si avverino. Sicuramente se non si avverano è un
falso profeta, ma se si avverano bisogna fare altre verifiche per
capire se è da Dio o meno
261
§ 74: Gli avvertimenti riguardo alla vera giustizia
 La domanda da porsi è sempre questa: tutto ciò che viene detto e
fatto è in accordo con le Scritture? Non è importante se gli
insegnamenti ci colpiscono o se quello che viene fatto sono opere
miracolose
 Abbiamo la testimonianza biblica che Satana ha una certa libertà di
riprodurre gli stessi segni miracolosi di Dio. Quando Mosè butto il
suo bastone a terra esso diventò un serpente, ma i magi e gli
incantatori egiziani riuscirono a fare la stessa cosa (Es 7:10-11)
 Il motivo per cui molti cadono nell’inganno è perché si fermano alle
manifestazioni esteriori considerandole delle prove sufficienti per
credere che quello che sentono e vedono viene da Dio
 Tutto deve essere sempre in accordo con le Scritture e, altro
metodo di controllo, deve portare gloria al creatore e non alla
creatura
262
§ 74: Gli avvertimenti riguardo alla vera giustizia
I due costruttori
 La quarta coppia sono i due costruttori. Con questo paragone viene
sviluppato il significato di fare “la volontà del Padre” accennato
nella coppia che riguardava le affermazioni (v. 21)
 Da una parte ci sono coloro che ascoltano gli insegnamenti del
Messia e li mettono in pratica, dall’altra ci sono coloro che pur
ascoltando la sua voce non mettono in pratica quello che capiscono
 Per un certo tempo non sembra che ci siano differenze tra i due
gruppi di persone, ma nel momento in cui arriva la difficoltà e le
sofferenze ecco che si vede in modo chiaro su che cosa era
fondata la loro fede. Ci sono delle analogie con la parabola del
seminatore dei diversi terreni (Mt 13:1-23; Mr 4:1-20; Lu 8:4-15)
 In quel tempo il Messia stava esortando i suoi uditori a non
Fine
continuare a costruire sull’interpretazione farisaica della giustizia
della Legge, ma ad affidarsi sulla sua interpretazione della giustizia
263
§ 75
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
16. L’autorità del Messia di
interpretare
la legge (il sermone sul
monte)
h. Conclusione
(Matteo7:28-8:1)
264
§ 75: Conclusione
Insegnamento con autorità
 Se si esaminano gli scritti rabbinici del tempo di Gesù si nota che
ogni Rabbi insegnava sempre sulla base dell’interpretazione di
precedenti Rabbi
 Invece Yeshùa nei suoi discorsi non citava mai né Rabbi, né Farisei
o scribi, ma insegnava come qualcuno che aveva l’assoluta autorità
di interpretare il significato della Legge
 Alla fine del discorso la folla aveva capito chiaramente cosa Gesù
stava dicendo e, soprattutto, erano in grado di vedere la differenza
con quello che insegnavano gli scribi e i Farisei
 Le parole del sermone sul monte non sono solo belle, giuste e con
un alto contenuto etico, ma sono insegnamenti che richiedono
accettazione e ubbidienza da parte di chi ascolta
265
§ 75: Conclusione
 La solennità di questi insegnamenti fu sottolineata dal Messia alla
fine del suo ministerio terreno con queste parole: “Chi mi respinge
e non riceve le mie parole, ha chi lo giudica; la parola che ho
annunciata è quella che lo giudicherà nell'ultimo giorno. Perché io
non ho parlato di mio; ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha
comandato lui quello che devo dire e di cui devo parlare” (Gv
12:48-49)
 Il sermone sul monte contiene tanti insegnamenti teorici e pratici,
ma nella sua interezza fu la dimostrazione che il Messia aveva la
capacità e l’autorità di interpretare la vera giustizia contenuta nella
Legge di Mosè, in contrasto con l’interpretazione farisaica della
giustizia della Legge
 Nel suo complesso questo discorso fu anche il rifiuto pubblico di
Fine
Yeshùa al farisaismo giudaico basato sulla Mishnah. Questo suo
rifiuto fu ciò che portò le autorità a rigettarlo non considerandolo il
Messia promesso
266
§ 76
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
17. La sua autorità riconosciuta in
Capernaum (la guarigione del
servo del centurione)
(Matteo 8:5-13; Luca 7:1-10)
267
§ 76: La sua autorità riconosciuta in Capernaum
Il centurione Romano
 Quello che rende questo avvenimento abbastanza straordinario è
che un Gentile di quel tempo riconobbe l’autorità di Yeshùa
 Generalmente i soldati Romani erano odiati dai Giudei e viceversa,
ma questo centurione romano, cioè un comandate di 100 legionari,
era amato dal popolo di quella città
 Possiamo capire che il centurione era una persona particolare da
diversi dettagli del racconto; infatti gli stessi anziani della città di
Capernaum indicano due motivi per i quali doveva essere aiutato
pur essendo un Gentile
 Per prima cosa il centurione amava il popolo d’Israele e quindi
ricadeva nella benedizione legata al patto con Abraamo: “Benedirò
quelli che ti benediranno” (Ge 12:3)
268
§ 76: La sua autorità riconosciuta in Capernaum
 Secondariamente il centurione aveva contribuito alla costruzione
della sinagoga di Capernaum. In altre parole aveva finanziato di
tasca propria la costruzione dell’edificio dove Gesù aveva predicato
e insegnato più volte
 Un altro particolare che getta luce sul centurione è il fatto che si
prese cura di un suo giovane servo. Nella mentalità del tempo gli
schiavi erano paragonabili a degli oggetti che dovevano servire a
uno scopo, quando non servivano più perché si ammalavano o
perdevano la loro abilità venivano soppressi e rimpiazzati
 Questi elementi ci permettono di capire che quest’uomo aveva
risposto positivamente alla rivelazione di Dio che aveva ricevuta
fino a quel momento
269
§ 76: La sua autorità riconosciuta in Capernaum
La fede del centurione Romano
 Il Messia accoglie positivamente la richiesta del centurione e inizia
a incamminarsi verso la sua dimora
 Prima ancora di arrivare a destinazione, delle persone andarono
incontro a Gesù riferendogli che il centurione non si sentiva degno
di riceverlo in casa sua (gli anziani lo consideravano meritevole)
 Nonostante il suo senso di inadeguatezza il centurione, era
convinto che l’autorità di Gesù fosse tale da poter guarire il suo
servo da lontano
 Può darsi che fosse venuto a conoscenza della guarigione del figlio
dell’ufficiale del re Erode avvenuta qualche tempo prima (Gv 4:4654 - § 38). Tuttavia, essendo una persona in autorità e con degli
uomini sotto di lui, sapeva bene che per fare qualcosa non doveva
essere sempre presente, ma bastava un comando a uno dei suoi
sottoposti e il lavoro veniva prontamente eseguito
270
§ 76: La sua autorità riconosciuta in Capernaum
 Inoltre, essendo un uomo in autorità sapeva bene che la catena di
comando prevede delle persone a cui dare ordini, ma anche delle
persone da cui riceverne. Tutto questo gli permise di comprendere
con chiarezza la posizione e l’autorità di Gesù su di lui
 Il principio di autorità e quello di rappresentanza valgono ancora
oggi per tutti coloro che hanno creduto nel Messia. Ogni nuovo
credente diventa automaticamente servo e rappresentante di Dio
su questa terra
 Dio usa tutti gli uomini per portare ad effetto il suo piano, ma in
modo particolare (e positivo) usa coloro che hanno messo la
fiducia in Lui. Ogni credente non deve dimenticarsi che è un servo
di Dio per portare a compimento il Suo glorioso piano
 Essere rappresentanti di una persona in autorità è sicuramente un
onore, ma anche una grande responsabilità perché gli ordini
devono essere eseguiti fedelmente e in modo degno della persona
che si rappresenta
271
§ 76: La sua autorità riconosciuta in Capernaum
 Infine la fede del centurione portò il Messia a una affermazione
molto forte: “neppure in Israele ho trovato una così gran fede”.
Questa fu un’anticipazione di quello che di lì a poco sarebbe
successo a livello nazionale, cioè che i Gentili avrebbero
riconosciuto quello che i capi dei Giudei non vollero vedere
 Gesù predisse questo rigetto e le conseguenze che avrebbe avuto
un giorno. Infatti, nel suo regno ci saranno Gentili provenienti da
ogni parte del mondo che si siederanno in compagnia di Abraamo,
Isacco e Giacobbe, ma molti “figli del regno” (cioè tutti gli Ebrei di
quel tempo che non hanno riconosciuto in Yeshùa il Messia)
verranno esclusi e buttati nello stagno di fuoco dove sarà “pianto e
stridor di denti”
272
§ 76: La sua autorità riconosciuta in Capernaum
Un’apparente contraddizione dei Vangeli
 I brani che descrivono questo episodio, dopo una prima lettura,
possono sembrare in contraddizione. Infatti, se da una parte viene
detto che il centurione andò da Gesù (Matteo), dall’altra sono gli
anziani che vanno a chiedere al Messia di intervenire (Luca)
 Questa apparente contraddizione si dissolve quando capiamo il
modo giudaico di compiere le azioni. Se una persona viene inviata
con l’autorità di chi lo manda, è come se si fosse recata la persona
stessa. Il Talmud dice: “l’apostolo (shaliach) di qualcuno è come
egli stesso” (Berachot 34:2)
 Questo concetto esiste anche a livello linguistico e in ebraico, a
seconda della coniugazione del verbo, si capisce se un’azione viene
compiuta direttamente dalla persona o tramite qualcun altro
 Siccome centurione mandò gli anziani, Matteo, che si rivolge gli
Ebrei, descrive la scena come se fosse andato egli stesso
273
§ 76: La sua autorità riconosciuta in Capernaum
Un paragone tra il centurione e la donna sirofenicia
 In questo racconto c’è un Gentile (il centurione) che chiede a
Yeshùa di agire in suo favore e la risposta è subito affermativa
 Nell’episodio della donna sirofenicia, anch’essa Gentile, le cose
vanno diversamente (Mt 15:21-28; Mr 7:24-30). Come mai?
 Il centurione, pur essendo un’autorità dell’esercito occupante col
diritto di sentirsi superiore ai Giudei, si riconosceva indegno
davanti a Gesù al punto da non volere che entrasse in casa sua
 Inoltre, egli non chiese direttamente a Gesù di intervenire, ma usò
degli intermediari proprio a causa della sua posizione di Gentile
 Probabilmente Yeshùa rispose senza fare obiezioni perché, dal
comportamento del centurione, era chiaro che aveva capito la
priorità dell’opera di Gesù nei confronti del popolo di Israele.
Inoltre non c’era arroganza in lui, ma vera fede
Fine
274
§ 77
II. L’autenticazione del Re
B. L’autorità del Re
18. La sua autorità riconosciuta in
tutto il paese (risurrezione del
figlio di una vedova di Nain)
(Luca 7:11-17)
275
§ 77: La sua autorità riconosciuta in tutto il paese
L’incontro del Messia con la vedova di Nain
 La città di Nain si trova a sud-est di Nazareth sul lato nord del
monte More. Sul lato sud del monte More c’è la città di Sunem
dove Eliseo risuscitò il figlio di un’altra donna (2 Re 4:8-37)
 Possiamo dire che il monte More fu testimone per ben due volte
del potere di Dio di riportare le persone in vita
 I discepoli che seguivano il Messia formavano un corteo di persone
in movimento, anche le persone che seguivano la vedova erano in
corteo e portavano il feretro di suo figlio
 A un certo punto è come se il corteo della vita (coloro che
seguivano Gesù) si incontrasse con il corteo della morte (coloro
che seguivano il feretro). Alla fine del racconto il corteo della vita,
per mezzo del principe della vita, trionfò sul quello della morte
 Questo fu il primo miracolo di resurrezione che Gesù fece
276
§ 77: La sua autorità riconosciuta in tutto il paese
La situazione della vedova
 La situazione di quella donna era veramente tragica. La morte del
marito aveva portato dolore e sconforto nella sua vita, ma oltre al
dolore era venuta meno la fonte di sostentamento della famiglia
 Ma non tutto era perduto perché il giovane figlio maschio poteva
lavorare e continuare a provvedere per loro
 Un altro tremendo dolore arriva nella vita della donna: muore
anche l’unico figlio che aveva. Con la sua morte se ne andavano le
ultime speranze di riuscire a far fronte alle necessità quotidiane e
l’unica possibilità che le rimaneva era mendicare
 Oltre a tutto questo, con la morte del figlio veniva meno la più alta
ambizione di ogni Ebreo, cioè che il suo “nome non (fosse) estinto
in Israele” (De 25:6, Ru 4:5). A questo punto non le rimaneva più
la progenie e il nome di suo marito sarebbe scomparso
277
§ 77: La sua autorità riconosciuta in tutto il paese
 Yeshùa capì l’intensità e la grandezza del dolore di questa donna
ed entrò in sintonia con lei. Questa era un’ulteriore conferma del
fatto che fosse il Messia promesso. Come è scritto: “in tutte le loro
distrette, egli stesso fu in distretta” (Is 63:9 ver. Diodati) e ancora:
“erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato” (Is 53:4)
 Il Signore non soltanto simpatizzò col dolore di questa donna, ma
se lo caricò addosso e le diede un aiuto che nessun altro poteva
darle. Le disse: “non piangere”, perché quello che stava per fare
rappresentava una similitudine di quello che il Padre avrebbe fatto
con Lui di lì a poco: la resurrezione, la vittoria sopra la morte fisica
e spirituale
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§ 77: La sua autorità riconosciuta in tutto il paese
Miracoli messianici
 Risuscitare una persona non era considerato dai capi religiosi un
miracolo messianico, infatti questo segno prodigioso era già
avvenuto nel’A.T. per mezzo di altri profeti
 I miracoli messianici erano quei miracoli che nessuno aveva fatto
prima di allora e che testimoniavano, appunto, la natura
messianica della persona. Yeshùa fece tre di questi miracoli
considerati messianici anche se non in questo momento
 Altri miracoli di resurrezione non fatti da Gesù e citati nelle
Scritture sono: Elia a Sarepta quando resuscita il figlio di una
vedova (1 Re 17:17-24), Eliseo a Sunem mentre resuscita il figlio di
una donna benestante (2 Re 4:8-37), le ossa di Eliseo che
risuscitano un morto (2 Re 13:20-21) e nel N.T. Pietro che risuscita
Tabita mentre si trova a Ioppe (Atti 9:36-40)
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§ 77: La sua autorità riconosciuta in tutto il paese
 Se anche questo miracolo non era di tipo messianico, rimaneva
comunque un segno prodigioso che solo grandi profeti del passato
avevano fatto. Inoltre l’autorità con cui Yeshùa lo fece era segno
evidente di qualcosa di più
 In quel momento avvennero tre cose: le persone che avevano
assistito alla scena furono prese dal timore tipico di quando si è
alla presenza di qualcosa di soprannaturale e divino (Es 20:18)
 Tutti, nessuno escluso, arrivarono alla conclusione che Dio stava
visitando il suo Popolo, che un grande profeta era sorto tra loro. In
effetti Yeshùa fu un grande profeta, ma questa non era tutto
perché Egli è anche il Re Messianico
 Quello che era avvenuto e le conclusioni della folla sulla persona di
Gesù si divulgarono per tutta la Galilea, mentre la sua fama crebbe
anche in Giudea e nel resto del paese
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§ 77: La sua autorità riconosciuta in tutto il paese
Il risultato del miracolo nelle persone presenti
 Anche se questo miracolo non era di tipo messianico, rimaneva un
segno prodigioso che solo grandi profeti del passato avevano fatto.
Inoltre l’autorità con cui Yeshùa lo fece era segno evidente di
qualcosa che andava anche oltre
 Dopo questo avvenimento avvennero tre cose: le persone presenti
durante il miracolo furono prese da un timore tipico di quando si è
alla presenza di qualcosa di soprannaturale e divino (Es 20:18)
 Tutti, nessuno escluso, arrivarono alla conclusione che Dio stava
visitando il suo Popolo e che un grande profeta era in mezzo a
loro. Anche se è vero che Yeshùa era un grande profeta questo
non era tutto, infatti Egli è anche il Re Messianico
 Quello che era avvenuto e le conclusioni della folla sulla persona di
Fine
Yeshùa si divulgarono per tutta la Galilea, e la sua fama crebbe
anche in Giudea e nel resto del paese
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