“Voi dite
AMEN
a ciò che siete”
sant’Agostino
Il Simbolo di fede nella tradizione cristiana:
forme,
contenuti
e
uso liturgico
“La PORTA DELLA FEDE che introduce alla vita di comunione
con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre
aperta per noi.
E’ possibile oltrepassare questa soglia quando la Parola di
Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia
che trasforma.
Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino
che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo, per mezzo
del quale possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, e si
conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna.
… Riscoprire il cammino della fede per mettere in luce la
gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo.
… Riscoprire i contenuti della fede professata, celebrata,
vissuta e pregata, e riflettere sullo stesso atto con cui si
crede, è un impegno che ogni credente deve fare proprio,
soprattutto in questo Anno.
Nei primi secoli i cristiani erano tenuti ad imparare a memoria
il Credo.
Questo serviva loro come preghiera quotidiana per non
dimenticare l’impegno assunto nel Battesimo.
Lo ricorda sant’Agostino quando, in un’Omelia sulla
redditio symboli, la consegna del Credo, dice: “Il
simbolo del santo mistero che avete ricevuto tutti
insieme e che oggi avete reso uno per uno, sono parole
su cui è costruita con saldezza la fede della madre
Chiesa sopra il fondamento stabile che è Cristo
Signore… Voi dunque lo avete ricevuto e reso, ma nella
mente e nel cuore lo dovete tenere sempre presente, lo
dovete ripetere nei vostri letti, ripensarlo nelle piazze e
non scordarlo durante i pasti: e anche quando dormite
con il corpo, dovete vegliare in esso con il cuore”.
La stessa professione della fede è un atto personale ed
insieme comunitario. E’ la Chiesa, infatti, il primo
soggetto della fede. Nella fede della Comunità cristiana
ognuno riceve il Battesimo, segno efficace dell’ingresso
nel popolo dei credenti per ottenere la salvezza.
Come attesta il Catechismo della Chiesa Cattolica:” Io
Credo; è la fede della Chiesa professata personalmente
da ogni credente, soprattutto al momento del Battesimo.
Noi crediamo è la fede della Chiesa confessata dai
Vescovi riuniti in Concilio, o più generalmente,
dall’assemblea liturgica dei fedeli”.
Benedetto XVI
dal
Catechismo della Chiesa Cattolica
“Io credo” – “Noi crediamo”
L’uomo è “capace” di Dio
“La creatura senza il Creatore svanisce”
(Gaudium et spes, 36).
Dio viene incontro all’uomo
Tutta la divina Scrittura è un libro solo e quest’unico libro è Cristo; infatti tutta la
divina scrittura parla di Cristo e in Lui trova compimento.
“Ciò che è opera dello Spirito, non viene pienamente compreso se non sotto l’azione
dello Spirito”
(Origene, Omelie su Zaccaria, 4,5).
Il Credo e la Sacra Scrittura
«Il simbolo della fede non fu composto
secondo opinioni umane,
ma consiste nella raccolta dei punti salienti,
scelti da tutta la Scrittura,
così da dare una dottrina completa della fede.
E come il seme della senape racchiude in un granellino
molti rami, così questo compendio della fede racchiude
tutta la conoscenza della vera pietà
contenuta nell'Antico e nel Nuovo Testamento».
La risposta dell’uomo a Dio
La fede è un’adesione personale di tutto
l’uomo a Dio che si rivela.
Comporta un’adesione dell’intelligenza e
della volontà alla Rivelazione che Dio ha fatto
di sé attraverso le sue opere e le sue parole.
La fede è un dono soprannaturale di Dio. Per
credere, l’uomo ha bisogno degli aiuti interiori
dello Spirito Santo.
“Credere” è un atto ecclesiale. La fede della
Chiesa precede, genera, sostiene e nutre la
nostra fede. La Chiesa è Madre di tutti i
credenti. “Nessuno può avere Dio per Padre,
se non ha la Chiesa per Madre” (Cipriano,
L’unità della Chiesa cattolica).
La fede è una pregustazione della
conoscenza che ci renderà beati nella vita
futura.
I Simboli della fede
Chi dice “io credo”, dice “io aderisco a ciò che noi crediamo”.
La comunione nella fede
richiede un linguaggio comune
della fede, normativo per tutti
e che unisca nella medesima
confessione di fede.
Fin dalle origini, la Chiesa
apostolica ha espresso e trasmesso
la propria fede in formule brevi e normative per tutti.
Ma molto presto la Chiesa ha anche voluto riunire l’essenziale della sua fede
in compendi organici e articolati, destinati in particolare ai candidati al
Battesimo.
Tali sintesi della fede vengono chiamate “professioni di fede”, perché riassumono
la fede professata dai cristiani.
SIMBOLO: il significato
Symbolum definisce la professione della fede,
dapprima in Occidente, poi in Oriente.
Il symbolon è la metà di un oggetto spezzato (un sigillo) che
viene presentato come un segno di riconoscimento. Le parti
rotte vengono ricomposte per verificare l’identità di chi le presenta.
Il “Simbolo della fede” è quindi un segno di riconoscimento e
di comunione tra i credenti.
Il “Simbolo della fede” significa anche la raccolta delle principali
verità della fede.
Costituisce il primo e fondamentale punto di riferimento della
catechesi.
La prima “professione di fede” è fatta al momento del Battesimo.
Il “Simbolo della fede” è innanzi tutto il Simbolo battesimale.
il Symbolum = il Segno della Trinità
SYMBOLUM è il SEGNO che rimanda l’attenzione, richiama a un’altra cosa.
Cipriano di Cartagine è il primo a utilizzare il nome intendendo
la triplice interrogazione che il ministro rivolge al battezzando
e la sua triplice risposta affermativa: Credi? - Credo!
Sono invalse le espressioni:
“battezzare con il Simbolo”,
“Simbolo della Trinità”,
“le domande del Simbolo”,
“interrogare sul Simbolo”, “porre le interrogazioni battesimali”.
Agostino: “Non c’è vero battesimo cristiano,
se mancano le parole evangeliche di cui si compone il Simbolo”.
“I tre capitoli del nostro sigillo
battesimale”
(sant’Ireneo, Esposizione apostolica )
Il Simbolo è diviso in tre parti:
“La prima è consacrata allo studio di Dio Padre
e dell’opera mirabile della creazione;
la seconda allo studio di Gesù Cristo e del Mistero
della Redenzione;
la terza allo Studio dello Spirito Santo, principio
e sorgente della nostra santificazione”
(Catechismo Romano, 1, 1,3).
“Queste tre parti sono distinte, sebbene legate tra loro …
li chiamiamo articoli in analogia con le articolazioni del
corpo umano: le verità ch dobbiamo credere in
particolare e in maniera distinta”
(Catechismo Romano 1,1,4).
Le FORME
del Simbolo
La formazione del Simbolo: dal pluralismo all’uniformità
linee di sviluppo storico
Le più antiche professioni della fede
negli scritti neotestamentari (II metà sec. I)
Hanno forma esclusivamente cristologica.
“Gesù è il Cristo” “Gesù è il Figlio di Dio” (1 Gv ).
Professione di fede paolina “Gesù è Signore” (1 Cor 12,3).
Formulazioni più articolate:
“Gesù Cristo, che è morto, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per
noi” ( Rom 8,34)
“Per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui
e un solo Signore Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi
esistiamo per lui” (1 Cor 8,6);
“La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito
Santo siano con tutti voi” ( 2 Cor 13,13)
Schemi profondamente impressi nella mente delle prime generazioni cristiane sono
veicoli adatti per dare alla fede un’espressione più completa.
Simbolo battesimale evangelico
Vangelo secondo Matteo
« Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni,
battezzandole
nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
insegnando loro ad osservare tutto
ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo. » (Mt 28,19-20).
Didaché (I-II secolo): Formula battesimale trinitaria
“Battezzate così: avendo in precedenza esposto tutti questi precetti
battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in acqua viva.
Se non hai acqua viva, battezza in altra acqua; se non puoi nella fredda, battezza
nella calda.
Se poi ti mancano entrambe, versa sul capo tre volte l’acqua nel nome del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo …”.
secolo II: la ‘Regola di fede’, ulteriore passo verso il Credo
Con il progredire del tempo le formulazioni di fede si fanno sempre più complesse.
Le formule, delle quali i vescovi sono i garanti, vengono utilizzate:
1. nel contesto dell’istruzione catechistica, strettamente collegata al Battesimo.
L’intento è di carattere costruttivo e positivo: è il campo più fertile per lo sviluppo del
Credo;
2. per contrastare le prime dottrine erronee sulla fede.
La ‘regola della fede’ è sintesi dei contenuti dottrinali,
patrimonio inalterabile, tramandata nella catechesi,
fissa per iscritto la dottrina sostanziale.
Queste varie formule rispecchiano il patrimonio dottrinale
delle diverse Comunità ecclesiali.
.
Tertulliano constata come nelle formule del Simbolo
battesimale siano state ampliate le parole del comando del Signore.
La storia dei SIMBOLI
Nel corso della storia della Chiesa si sono avute numerose professioni o
simboli della fede, come risposta ai bisogni delle epoche diverse.
Ci sono Simboli espressi
dalle varie Chiese, in Oriente e in Occidente,
da papi di Roma, come Damaso (sec. IV), Paolo VI, che nel 1968 professa il
“Credo del Popolo di Dio”,
da vescovi, come sant’Atanasio di Alessandria (sec. IV),
da concili particolari, come quello di Antiochia (340), di Cividale (796),
da concili ecumenici.
Fra tutte le formulazioni, due occupano un posto specialissimo nella vita della
Chiesa:
il Simbolo degli Apostoli (sec. II-III)
il Simbolo dei concili Ecumenici di Nicea (325) e di Costantinopoli (381).
Il Battesimo: Sacramento della fede proclamata
nei primi secoli della Chiesa (I-III)
l’unico Simbolo direttamente connesso al Battesimo
era il consenso del battezzando
alle domande rivoltegli dal ministro
circa la sua fede: Credi?- Credo!
Il Simbolo professato
come risposta
durante il Battesimo
Nella tradizione orientale
Cirillo vescovo di Gerusalemme (sec. IV)
“Voi avete professato la confessione di salvezza”,
così definisce la proclamazione della fede fatta
nell’atto stesso dell’essere immersi nell’acqua
battesimale.
Nella tradizione occidentale
Leone il Grande papa (sec. V)
“Durante la nostra rigenerazione … rinunciamo al
demonio ed esprimiamo la nostra fede in Dio”.
Credi?
Credo!
Il Simbolo nell’iniziazione alla vita in Cristo.
Ricevuto a conclusione del Catecumenato
Durante il secolo III aumenta l’afflusso dei convertiti dal paganesimo.
Il catecumenato, è il periodo di tempo in cui
i pagani sono accolti e formati
per essere iniziati alla vita cristiana.
Inizia ad essere praticato il metodo catechstico
della traditio – la consegnae della redditio – la riconsegna –
del Simbolo nella forma dichiaratoria:“Io credo in Dio Padre….”.
A un determinato stadio dell’itinerario,
solitamente all’inizio della Quaresima,
chi desidera concludere la formazione
dà il nome al vescovo,
si iscrive ed entra nel gruppo dei competentes,
cioè dei concorrenti verso il Battesimo,
gli illuminati.
L’ambiente catechistico del Simbolo dichiaratorio
Traditio e Redditio
Nell’itinerario catechistico i Credo dichiaratori erano sommari sintetici della
dottrina della fede compilati a beneficio dei convertiti che dovevano essere istruiti.
In essi trovava espressione la “Regola della fede”, il “Canone della verità”.
I Credo dichiaratori sono intimamente uniti e connessi con il Battesimo, del
sacramento essi costituiscono la premessa.
Il Credo nella formula dichiarativa non appartiene
al rito del Battesimo, ma è usato nella sua preparazione.
Il vescovo ‘consegna’ il Simbolo nelle ultime
settimane di Quaresima,
e inizia a commentarlo articolo per articolo.
I catecumeni sono invitati a impararlo a memoria
come sintesi adeguata di quanto sono tenuti a credere.
I catecumeni devono ‘riconsegnare’ – redditio – il Simbolo
la vigilia del loro Battesimo.
La loro capacità di ripetere a memoria il Simbolo
- riconsegnarlo - è la dimostrazione che ora
sono sufficientemente fondati sulla fede.
Tanto connessi fra loro sono l’istruzione
catechistica e quindi il rito dell’iniziazione,
di cui è l’apice,
che Battesimo in senso ampio comprende entrambi i tempi e i riti.
La disciplina dell’ARCANO è rigidissima. Vieta che i catecumeni scrivano
la formula della fede e la diffondano tra i non iniziati.
Anche le trascrizioni delle catechesi che i vescovi tenevano sul Credo,
li mostrano riluttanti ad enunciare il Credo, soltanto ne indicano l’inizio degli articoli.
A Roma: il Simbolo proclamato
nella forma dichiaratoria
Per la tradizione della Chiesa di Roma
testimoniata da Agostino e Rufino di Concordia,
aveva un ruolo preminente recitare la professione di fede
davanti al popolo (redditio),
a conclusione del catecumenato
e prima di essere iniziati alla vita in Cristo
tramite il Battesimo.
A Roma ancora nel secolo VI sono mantenute le due
professioni di fede: dichiarativa nella preparazione al
Battesimo
e interrogativa durante il rito dell’immersione battesimale.
Battesimo degli infanti:
dalla professione della fede
alla formula per l’aspersione
E poiché nel secolo VI il battesimo dei bambini
è ormai quasi l’unico praticato, la rubrica prescrive che il
Simbolo sia pronunciato dal prete con le mani stese sul
bambino.
Le tre domande e risposte della professione di fede
al momento del battesimo degli infanti finirono per sparire.
Dapprima nella tradizione orientale,
poi anche in quella occidentale,
rimane la triplice aspersione.
In Occidente: “(Nome) io ti battezzo nel nome…”.
in Oriente: “(Nome) è battezzato nel nome…”
Il Simbolo nella Chiesa di Roma
In Occidente uno dei più antichi Credo locali che prese forma e divenne
canonico è quello della Chiesa romana.
Era già in uso nella liturgia tra la fine del II e gli inizi del III.
Veniva recitato due volte:
prima in forma dichiarativa da parte del catecumeno
a conclusione del cammino di formazione,
e una seconda volta
come domanda e risposta
durante la triplice
immersione nell’acqua del fonte.
Roma. Il Battesimo nella Tradizione Apostolica
di Ippolito, 235 ca.
( Ippolito, presbitero e teologo di Roma ci trasmette
il più antico Rituale liturgico romaano,
comprendente anche il Battesimo).
“…Battezzate per primi i bambini.
Quelli che sono in grado di rispondere da sé, rispondano;
per quelli che non sono in grado, rispondano i genitori o
qualcuno della famiglia.
Battezzate poi gli uomini ed infine le donne …
Nessuno discenda nell’acqua con qualcosa di estraneo….”
L’abiura precede la professione della fede.
“Il sacerdote prendendo in disparte uno per uno coloro
che devono ricevere
il battesimo, gli ordini di abiurare, dicendo:
“Rinuncio a te, Satana, a tutte le tue pompe
e a tutte e tue opere”.
Roma. Le tre interrogazioni - i tre assensi della fede –
le tre immersioni battesimali
Dopo che ha abiurato, o unga con l’olio dell’esorcismo, dicendogli:
“Ogni spirito maligno si allontani da te”.
Così lo affidi ,nudo, al vescovo o al sacerdote che sta vicino all’acqua,
perché lo battezzi.
Un diacono scenda nell’acqua insieme con colui
che deve essere battezzato.
Quando questi discende nell’acqua,
colui che battezza gli imponga la mano sul capo,
chiedendo:
“Credi
in Dio Padre onnipotente?”
Colui che viene battezzato risponda:
“Credo”.
Lo battezzi allora una prima volta
tenendogli la mano sul capo.
Poi chieda:
“Credi
in Gesù Cristo, Figlio di Dio,
che è nato per mezzo dello Spirito Santo dalla vergine Maria,
è stato crocifisso sotto Ponzio Pilato,
è morto ed è risorto il terzo giorno, vivo dai morti
è salito nei cieli, siede alla destra del Padre,
e verrà a giudicare i vivi e i morti?”.
Quando colui che è battezzato avrà risposto:
“Credo”,
Lo battezzi una seconda volta.
Poi ancora chieda:
“Credi
nello Spirito Santo e nella santa Chiesa
e nella risurrezione della carne?”
Il battezzato risponda:
“Credo”.
Così sia battezzato per la terza volta”.
Compiuto il battesimo,
seguono le due crismazioni,
la prima da parte del Presbitero: “nel nome di Gesù Cristo”,
la seconda da parte del Vescovo con l’imposizione della mano
quindi lo accoglie “il Signore sia con te”
“E con il tuo spirito”.
I neofiti pregano insieme con tutto il popolo.
Riunendo le tre interrogazioni battesimali,
si ricava il Simbolo della Chiesa di Roma in forma dichiarativa:
“Credo in Dio Padre onnipotente;
e in Gesù Cristo, Figlio di Dio,
che è nato per mezzo dello Spirito Santo dalla vergine Maria,
è stato crocifisso sotto Ponzio Pilato,
è morto ed è risorto il terzo giorno, vivo dai morti
è salito nei cieli, siede alla destra del Padre,
e verrà a giudicare i vivi e i morti.
Nello Spirito Santo
e nella santa Chiesa
e nella risurrezione della carne.”
La Chiesa di Roma per il rito della traditio - redditio
fino al secolo VI (prima cioè della riunione all’impero di Costantinopoli)
mantenne il proprio Simbolo degli Apostoli,
quando lo sostituì con il Simbolo Niceno-costantinopolitano.
Il Simbolo della Chiesa di Roma nel secolo IV
Il Simbolo degli Apostoli : “il più antico catechismo romano”
La formula è tramandata nel IV secolo da:
Marcello, vescovo siriaco di Ancira (340),
Ambrogio, vescovo di MiIano (prima del 397)
Rufino di Concordia, presbitero aquileiese (inizi del 400).
Le loro trascrizioni concordano sostanzialmente, pur
con leggere modifiche,
con il Simbolo trasmesso da Ippolito (secc. II-III).
Credo romano di Ippolito
Credo in Dio Padre onnipotente;
Credo romano nella versione di Rufino
Credo in Dio Padre onnipotente;
e in Gesù Cristo, Figlio di Dio,
e in Cristo Gesù suo unico Figlio,
nostro Signore,
che è nato per mezzo dello Spirito
Santo da Maria vergine,
che è nato dallo Spirito Santo e da
Maria vergine,
fu crocifisso sotto Ponzio Pilato, è
morto
ed è risorto il terzo giorno, vivo dai
morti
salì nei cieli, siede alla destra del
Padre,
e verrà a giudicare i vivi e i morti.
che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato
e fu sepolto,
Nello Spirito Santo
e nella santa Chiesa
(e nella risurrezione della carne).”
e nello Spirito Santo
la santa Chiesa
la remissione dei peccati
la risurrezione della carne.”
solo nel testo in latino
il terzo giorno è risorto dai morti,
ascese al cielo, siede alla destra del
Padre,
di là verrà a giudicare i vivi e i morti
Il Simbolo della Chiesa di Roma
“Simbolo degli Apostoli”
Denominato così perché è ritenuto il riassunto
della fede degli Apostoli.
Sant’Ambrogio e Rufino di Concordia riferiscono di un
antico racconto formatosi e attestato soltanto in
Occidente:
gli Apostoli trovandosi insieme prima di partire
ciascuno per la propria missione, avrebbero
enunciato un singolo articolo della professione
della fede.
Si compone di dodici articoli.
E’ in dipendenza, o in convergenza con il Simbolo
Romano, che le Chiese occidentali espressero le
proprie professioni di fede.
Le formule evidenziano qualche aggiunta e leggera
modifica.
Gli Apostoli si salutano
per partire in missione,
( Levoca, Slovacchia,
ca 1520)
“E’ il Simbolo accolto dalla Chiesa di Roma, dove
ebbe la sua sede Pietro, il primo tra gli Apostoli, e
dove egli portò l’espressione della fede comune”.
sant’Ambrogio, Spiegazione del Simbolo
Il “Simbolo degli Apostoli”
“In diverse Chiese troviamo che qualcosa è stato
aggiunto a queste parole (del Simbolo).
Invece non consta che ciò sia avvenuto nella
Chiesa di Roma, ritengo perché lì non ha tratto
origine alcuna eresia e vi si conserva l’antica
usanza che coloro i quali stanno per ricevere la
grazia del Battesimo ripetano il Simbolo
pubblicamente, cioè mentre ascolta il popolo dei
fedeli; e per certo quelli che li hanno li hanno
preceduti nella fede e stanno a ascoltare non
tollererebbero l’aggiunta di una sola parola”.
Rufino, Spiegazione del Simbolo
“Noi seguiamo la norma
che abbiamo ricevuto
nella Chiesa di Aquileia
con la grazia del Battesimo”.
Rufino
Anche la Chiesa di Aquileia
aveva un suo Simbolo
e quindi un suo metodo di catechesi:
lo sappiamo da Rufino, che era stato lì battezzato.
Rufino aveva visitato varie comunità cristiane
(Alessandria d’Egitto, Gerusalemme, Roma)
e appreso le loro diverse professioni di fede.
Su invito del vescovo – di sede ignota – Lorenzo,
scrive intorno al 404 la “Spiegazione del Simbolo”.
Da essa conosciamo il Credo della Chiesa di
Aquileia e quello di Roma.
L’intenzione di Rufino è di offrire un insegnamento
completo sui punti fondamentali della dottrina
cattolica come pure della specificità
della fede della sua Chiesa madre di Aquileia.
Rufino riprende una per una le espressioni del Simbolo
di Roma,
le commenta e le spiega ampiamente.
Egli sa che il testo del Credo non è perfettamente
uguale da città in città,
per cui si attiene al Simbolo romano e ne rileva le
diversità da quello in uso nella Chiesa di Aquileia,
dando ragione delle divergenze.
Il Credo aquileiese rispetto al Simbolo romano
aggiunge
nella prima sezione: “invisibile e impassibile” detto di
Dio Padre, dopo “onnipotente”;
nella seconda sezione: la discesa all’inferno di Gesù
Cristo dopo la morte;
nella terza sezione specifica: “la risurrezione di questa
+ carne”,
invece della forma “la risurrezione della carne”.
Credo romano nella versione di Rufino
Credo aquileiese
Credo in Dio Padre onnipotente;
Credo in Dio Padre onnipotente, invisibile
e impassibile;
e in Cristo Gesù suo unico Figlio,
nostro Signore,
e in Gesù Cristo unico Figlio,
nostro Signore,
che è nato dallo Spirito Santo e da
Maria vergine,
che è nato dallo Spirito Santo da
Maria vergine,
che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato
e fu sepolto,
il terzo giorno è risorto dai morti,
crocifisso sotto Ponzio Pilato
e sepolto,
discese agli inferi [ad infera],
il terzo giorno è risorto dai morti,
ascese al cielo,
siede alla destra del Padre,
di là verrà a giudicare i vivi e i morti
ascese ai cieli,
siede alla destra del Padre:
di lì verrà a giudicare i vivi e i morti;
e nello Spirito Santo
la santa Chiesa
la remissione dei peccati
la risurrezione della carne.”
e nello Spirito Santo,
la santa Chiesa,
la remissione dei peccati,
la risurrezione di questa carne”.
Le particolarità del Credo di Aquileia
Rufino spiega:
“invisibile e impassibile” , quali connotazioni di
Dio Padre onnipotente, “presso di noi sono state
aggiunte a causa dell’eresia di Sabellio, detta
Patripassiana (sec. III), che afferma che proprio
il Padre è nato dalla Vergine e che si è fatto
visibile e ha patito nella carne”.
“INVISIBILE E IMPASSIBILE”
Ne conseguiva che nell’uomo Gesù si era
incarnato ed aveva patito il Padre.
In conseguenza di un rigido monoteismo
il Figlio era inteso come un nome,
un modo di manifestarsi del Padre,
perciò privo di sussistenza e di personalità.
Ma, per non dare esca a travisamenti opposti,
Rufino deve distinguere tra la natura umana
e la natura divina del Figlio.
Spiega:
“Il Figlio, non il Padre, è nato nella carne e in
forza della nascita carnale il Figlio è diventato
visibile e passibile.
Ma
per quanto attiene alla sostanza immortale della
divinità che per lui è una sola e la stessa del
Padre,
in tal senso non crediamo visibile e passibile né
il Padre né il Figlio né lo Spirito Santo”.
Questo articolo - che Rufino asserisce non comparire in
altri Simboli né d’Occidente né d’Oriente – sarà accolto
in Simboli della Gallia del secolo VI, quindi verrà
inserito nel Credo Apostolico.
“DESCENDIT AD INFERA”
discese agli inferi
LA VITTORIA
SULLA MORTE
Rufino osserva come abbia le stesse implicazioni di
‘seppellito’ e collega l’articolo a 1 Pt 3, 19: “Cristo andò
ad annunziare la salvezza anche gli spiriti che
attendevano in prigione”.
Come articolo di fede la sua prima apparizione è nel
Simbolo redatto al concilio di Sirmium del 359: “Il
Signore… morto e disceso agli inferi e ivi pose in ordine
ogni cosa, e i custodi dell’inferno lo videro e tremarono”.
La formula non sarà inserita nella redazione successiva
del concilio di Costantinopoli del 381.
La dottrina che Cristo abbia trascorso negli inferi il tempo
fra la morte e la risurrezione è insegnata ai cristiani fin
dai primi tempi:
la discesa agli inferi per “spezzare le catene del
demonio, schiacciare l’inferno, illuminare i giusti”.
Quando l’originaria concezione della missione del Messia
verso le generazioni dei Patriarchi stava sbiadendo,
si prese a interpretarle la discesa agli inferi come trionfo di
Gesù Cristo su Satana e sulla morte e, di conseguenza, la
salvezza dell’intera umanità: “hai spezzato le sbarre di ferro!”.
Che il Figlio di Dio sia disceso agli inferi
questo sta nella logica dell’Incarnazione e della Redenzione.
E’ il compimento di tutto il progetto dell’ “amore folle” di Dio,
che nel suo Figlio, vero uomo, discende per salvare Adamo,
cercandolo fino negli inferi!
Omelia sul Sabato Santo:
“Che cosa è avvenuto? Dio è morto nella carne ed è sceso a
scuotere il regno degli inferi. Certo egli va a cercare il primo
padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a
visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte.
Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed
Eva che si trovano in prigione. Il Signore entrò da loro
portando le armi vittoriose della croce… Nella mia potenza a
coloro che erano in carcere ordino: Uscite ! A coloro che
erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti:
Risorgete!” .
… nella prospettiva battesimale!
LA RISURREZIONE DI QUESTA + CARNE
Spiega Rufino:
”Le ultime parole del Simbolo, che affermano la risurrezione dei
morti, nella loro stringata brevità, portano a compimento la somma di
tutta la perfezione”.
A fronte delle obiezioni dei pagani e degli eretici, che negano la
risurrezione in se stessa e quella dei corpi, puntualizza:
“…Come il principio formale di ogni seme disseminato nella terra
farà nascere a tempo opportuno il germe secondo la natura della
sua specie,
così la sostanza di una qualsiasi carne sia stata variamente dispersa
in diversi luoghi, per il principio formale che le è proprio ed è
immortale, raccoglierà da terra e riunirà le parti componenti della
sua sostanza.
Conclude “Così avviene che a ogni anima non venga restituito un
corpo estraneo o variamente mescolato, ma proprio quello suo, che
aveva già avuto … in tal modo la carne insieme con la sua anima o
sarà premiata o sarà punita.
Perciò la nostra Chiesa ha qui fatto al Simbolo una prudente e
provvidenziale aggiunta, sì che essa tramanda con l’aggiunta di un
solo aggettivo ‘la risurrezione di questa carne’: di questa, cioè, che
colui che fa professione tocca con la mano, mentre fa sulla fronte il
segno della croce”.
Rufino, conclude il commento al Simbolo:
“Se professiamo queste verità
in modo organico e completo
secondo la norma della tradizione
presentata sopra,
allora preghiamo che a noi e ai nostri ascoltatori
il Signore conceda che,
custodita la fede che abbiamo ricevuto
e terminata la corsa,
noi aspettiamo la corona di giustizia
che ci è riservata (2 Tim 4, 7-8)
e siamo annoverati fra coloro che risorgono
alla vita eterna liberi dalla confusione
e dalla vergogna eterna,
per Cristo nostro Signore, per mezzo del quale
è a Dio Padre onnipotente con lo Spirito Santo
gloria e impero nei secoli dei secoli.
Amen”
Nella lettera che in seguito indirizza
a papa Anastasio
per difendere la sua retta fede,
di fronte a malevole insinuazioni,
Rufino precisa che egli professa
la fede in cui è stato battezzato
nella Chiesa di Aquileia
e conclude:
“Al di fuori di questa fede,
che è comune a Roma,
Alessandria e Aquileia,
e che si professa anche a
Gerusalemme,
altra non ho avuto,
non ho e non ne avrò
in nome di Cristo”.
La forma attuale
del “Credo degli Apostoli”
Il testo attuale del Credo degli Apostoli
è una variante elaborata
dal prototipo, cioè dall’Antico Credo Romano;
In esso sono riuniti
gli articoli di diverse Chiese occidentali,
compresa Aquileia.
La nuova redazione ebbe origine fra V-VII secolo
nel Nord delle Alpi, si ritiene nella Gallia (Francia) sud occidentale.
Era il Credo professato durante il rito del Battesimo,
nella forma interrogativa (Credi? – Credo!),
come pure nella consegna e la riconsegna della fede,
nella forma dichiaratoria. (“Io credo…).
secc. VIII - XI: la riforma liturgica franco - germanica
e l’imposizione del “Credo degli Apostoli”
Carlo Magno prescrisse, sul finire dell’VIII secolo,
che la liturgia della Chiesa Romana
sostituisse
quella di tutte le Chiese locali
dell’impero occidentale franco-romano.
Il Credo degli Apostoli nella redazione ‘carolingia’
divenne da allora la formula ufficiale.
Tale versione
è tuttora la formula professata nel Rito del Battesimo e nella Messa.
La Chiesa di Roma da allora accetta
di introdurre nella sua tradizione liturgica
elementi propri delle Chiese d’oltralpe,
come anche il Credo degli Apostoli ‘carolingio’.
E’ nel periodo della massima influenza germanica tra X e XI secolo
che la Sede petrina sostituisce il Credo Niceno-costantinopolitano
nella liturgia battesimale
con il Credo degli Apostoli ‘carolingio’.
Credo Romano antico secc. II– III
“ Credo degli Apostoli” di età carolingia sec. VIII
Credo in Dio Padre onnipotente
Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del
cielo e della terra
e in Gesù Cristo suo unico Figlio e nostro
Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da
Maria Vergine,
e in Gesù Cristo, Figlio di Dio,
che è nato per mezzo dello
Spirito Santo dalla vergine Maria,
fu crocifisso sotto Ponzio Pilato,
è morto
ed è risorto il terzo giorno, vivo
dai morti
salì nei cieli, siede alla destra del
Padre,
e verrà a giudicare i vivi e i morti.
Nello Spirito Santo
e nella santa Chiesa
e nella risurrezione della carne.
Amen
patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocifisso, morì e fu sepolto, discese agli
inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre
onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi, la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne, la vita eterna.
Amen.
Teoria degli Apostoli e busti dei
Profeti (abside dell’Oratorio di
S.Martino a Vicolungo (NO),
metà sec. XV)
L’iconografia allude al rapporto
tipologico fra l’Antico
ed il Nuovo Testamento
Teoria degli Apostoli
Giovanni De Campo nel 1461,
Oratorio cimiteriale dei SS.
Nazzaro e Celso di Sologno (NO).
L’iconografia mostra
l’origine apostolica del Credo.
I SIMBOLI ORIENTALI
In Oriente il Credo era denominato “la fede” o
“l’insegnamento”.
Soltanto dalla metà del IV secolo compare il nome
Symbolon.
In Oriente non si riscontra alcuna formula che per
antichità di origine o per importanza di prestigio
si trovi in posizione analoga al Credo Romano.
I Credo di varie Chiese mostrano fra loro varie diversità .
In comune tra loro e con il Credo Romano presentano:
1. lo schema trinitario,
2. l’amplificazione della sezione cristologica.
Accentuano:
1. l’unicità di Dio Padre e l’essere creatore:
“un solo Dio, Padre, onnipotente, creatore del cielo e
della terra, di tutte le cose visibili e invisibili”;
2. le prerogative di Cristo prima dell’incarnazione
e soprattutto che il Figlio è l’agente del Padre nell’opera
della creazione.
La formazione del Credo
nei Concili ecumenici della Chiesa
La grande rivoluzione nella formulazione del Simbolo avviene in seguito ai due
primi concili di tutte le Chiese dell’impero romano
Nicea, 325
Costantinopoli, 381.
I due sinodi plenari intendono dichiarare l’ortodossia della fede cattolica della TriUnità di Dio, in risposta a varie
interpretazioni riduttive nell’esplicitare la trasmissione apostolica della fede circa il
Figlio e lo Spirito.
Nicea (325)
“GESU’ CRISTO VERO DIO E VERO UOMO
DELLA STESSA SOSTANZA DEL PADRE”
I vescovi che esposero la fede cattolica
insegnavano e difendevano energicamente la dottrina:
è essenziale l’uguaglianza della natura del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo
nella rivelazione di Dio e per la salvezza dell’uomo.
San Pietro dichiara “Il Verbo si è fatto carne perché noi
diventassimo partecipi della natura divina”(2 Pt 1,4).
MA
“Se il Verbo non è pienamente Dio, l’uomo non può
essere pienamente salvato, divinizzato!”.
Il vescovo di Alessandria Sant’Atanasio
professa con forza: “Il Figlio di Dio si è fatto uomo
per farci Dio”.
(Sull’incarnazione)
Atanasio è il maestro di fede nella divinità di Cristo!
In risposta all’eresia di Ario
e alla sua catechesi riduttiva sulla Trinità,
i vescovi nel Concilio di Nicea
proclamano e sottoscrivono
la professione di fede,
assumendo il Simbolo battesimale della
Chiesa di Cesarea di Palestina,
che integrano sui punti dottrinali
inserendo il termine
“consustanziale”
che afferma la perfetta uguaglianza
tra il Padre e il Figlio,
Generato e non creato.
Progredisce la riflessione teologica
Il vocabolario si chiarisce: si distingue tra sostanza e persona:
Si concilia l’uguaglianza del Padre e del Figlio nella sostanza
e la distinzione delle Persone divine.
La nuova questione è chiarire : Lo Spirito Santo è Dio?
a fronte di chi pensa lo Spirito come una creatura angelica.
Sant’Atanasio: “Lo Spirito non è solamente in un luogo,ma è al di fuori di tutte le cose
ed è nel Figlio, come anche il Figlio è nel Padre. Per questo, in effetti, anche lui non è
una creatura” (Sulla divinità dello Spirito Santo).
San Gregorio di Nazianzo: “Venerare Dio il Padre, Dio il Figlio, Dio lo Spirito Santo, tre
esseri peculiari in sé, ma una sola natura divina” (Discorso teologico V).
San Basilio: “Con lo Spirito Santo, che rende spirituali, c’è la riammissione al Paradiso,
il ritorno alla condizione di figlio, il coraggio di chiamare Dio Padre, il divenire partecipe
della grazia di Cristo, l’essere chiamato figlio della luce, il condividere la gloria terna.”
(Sullo Spirito Santo).
Atanasio, Gregorio e Basilio sono i maestri di fede nello Spirito Santo!
380. L’imperatore Teodosio eleva il cristianesimo insegnato dalla sede di Roma e
di Alessandria quale unica religione dell’impero.
Costantinopoli I (381)
“LO SPIRITO SANTO E’ SIGNORE DA’ LA VITA”
I vescovi teologi espongono la fede cattolica:
proclamano e insegnano la dottrina che
nella tri-unità di Dio lo Spirito Santo è Signore
consustanziale nella natura divina
Il Concilio professa, a partire dal credo di Gerusalemme:
“Crediamo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita;
che procede dal Padre
e con il Padre e con il Figlio è adorato e glorificato”.
Solo gradatamente il Simbolo di Nicea-Costantinopoli
s’impose dall’Oriente in Occidente.
Roma lo conobbe e lo ricevette durante il Concilio di
Calcedonia nel 451.
A partire dal VI secolo diventa il Simbolo battesimale
di tutta la Chiesa.
Credo degli Apostoli” carolingio
Simbolo Niceno-Costantinopolitano
Credo in (un solo) Dio, Padre
onnipotente, creatore del cielo e della
terra
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.
e in Gesù Cristo suo unico Figlio e
nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo,
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocifisso, morì e fu sepolto, discese
agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra di Dio
Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo
Unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli:
Dio Da Dio, Luce da Luce,
Dio vero da Dio vero,
generato, non creato,
della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di Lui tutte le cose sono state create.
Per noi uomini e per la nostra salvezza
discese dal cielo,
e per opera dello Spirito Santo
si è incarnato nel seno della Vergine Maria
e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato
morì e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato
secondo le Scritture,
è salito al cielo, siede alla destra del Padre.
e di nuovo verrà, nella gloria
per giudicare i vivi e i morti
e il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo,
Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e dà la vita,
e procede dal Padre.
Con il Padre e il Figlio
è adorato e glorificato
e ha parlato per mezzo dei profeti.
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
Credo la Chiesa,
una santa cattolica e apostolica.
Professo un solo Battesimo
per il perdono dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà.
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.
Amen
Amen
Il Credo
degli Apostoli
12 articoli
di Nicea - Costantinopoli
dal Catechismo della Chiesa Cattolica
Capitolo I. Articolo 1.
“Io credo in Dio Padre”
Così inizia il Simbolo della Chiesa di Roma, al quale fa eco il Simbolo di Nicea Costantinopoli: “Io credo in un solo Dio”.
“Ascolta Israele:Il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno”
La confessione dell’Unicità di Dio, che ha la sua radice nella Rivelazione
dell’Antica Alleanza, è inseparabile da quella dell’esistenza di Dio ed è altrettanto
fondamentale.
La nostra professione di fede incomincia con Dio,
perché Dio è “il primo e l'ultimo” (Is 44,6), il Principio e la Fine di tutto.
Il Credo incomincia con Dio Padre, perché il Padre è la prima Persona divina
della Santissima Trinità;
La rivelazione di Dio come Trinità
“Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”
Si è battezzati “nel nome” e non “nei nomi”, infatti
vi è un solo Dio, il Padre onnipotente e il Figlio suo
unigenito e lo Spirito Santo: la Santissima Trinità.
E’ il mistero di Dio in se stesso:
la sorgente di tutti gli altri misteri della fede;
è la luce che li illumina.
I Padri della Chiesa distinguono fra il Mistero della
vita intima di Dio-Trinità (Teologia) e l’azione con
cui Dio si rivela e si comunica (Economia). Le opere
di Dio rivelano chi egli è in se stesso; e inversamente
il mistero del suo Essere intimo illumina l’intelligenza
di tutte le sue opere.
L’intimità del suo Essere come Trinità Santa è rivelata
a noi dall’Incarnazione del Figlio di Dio come pure dall’invio dello Spirito
Santo.
Il Padre rivelato dal Figlio
“l’autore e il perfezionatore della fede”
Presso Israele Dio è chiamato “Padre” in quanto il Creatore del
mondo; Padre in forza dell’Alleanza e del dono della Legge fatta
ad Israele suo “figlio primogenito” (Es 4,22); “Padre del re
d’Israele”; “Padre dei poveri”.
Gesù ha rivelato che Dio è “Padre” in un senso inaudito: non
soltanto in quanto Creatore, è eternamente Padre in relazione al
Figlio suo Unigenito;il quale a sua volta non è Figlio se non in
relazione al Padre.
La Chiesa riconosce il Padre come “la fonte e l’origine di
tutta la divinità”, principio senza principio, è l’origine di tutta
la vita trinitaria.
Il Concilio Ecumenico di Costantinopoli professa:
Il Figlio è “unigenito di Dio, generato dal Padre prima di tutti i
secoli, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non
creato, della stessa sostanza del Padre”.
Il Padre e il Figlio rivelati dallo Spirito
Prima della sua Pasqua, Gesù annunzia l'invio di un
“altro Paraclito” (Difensore), lo Spirito Santo.
Lo Spirito che opera fin dalla creazione, [Gen 1,2 ] che
già aveva “parlato per mezzo dei profeti” (Simbolo di
Nicea-Costantinopoli), dimorerà presso i discepoli e sarà
in loro, [ Gv 14,17 ] per insegnare loro ogni cosa [ Gv
14,26 ] e guidarli “alla verità tutta intera” (Gv 16,13).
Lo Spirito Santo è in tal modo rivelato come un'altra
Persona divina in rapporto a Gesù e al Padre.
L'origine eterna dello Spirito si rivela nella sua missione
nel tempo. Lo Spirito Santo è inviato agli Apostoli e alla
Chiesa sia dal Padre nel nome del Figlio, sia dal Figlio in
persona, dopo il suo ritorno al Padre [Gv 14,26; Gv
15,26; Gv 16,14 ].
L'invio della Persona dello Spirito dopo la glorificazione di
Gesù [Gv 7,39 ] rivela in pienezza il Mistero della Santa
Trinità.
La missione dello Spirito Santo, che il Padre manda nel
nome del Figlio [Gv 14,26 ] e che il Figlio manda “dal
Padre” (Gv 15,26), rivela che egli è con loro lo stesso
unico Dio. “Con il Padre e con il Figlio è adorato e
glorificato”.
“Lo Spirito Santo procede, primariamente, dal Padre e,
per il dono eterno che il Padre ne fa al Figlio, procede
dal Padre e dal Figlio in comunione”
[Sant'Agostino, De Trinitate, 15, 26, 47].
L’Occidente e l’Oriente
circa
lo Spirito che rivela il Padre e il Figlio
La tradizione orientale mette innanzi tutto in rilievo che
il Padre, in rapporto allo Spirito, è l’origine prima.
Professando che lo Spirito “procede dal Padre” (Gv 15,26)
afferma che lo Spirito procede dal Padre attraverso il
Figlio.
La tradizione occidentale dà maggior risalto alla comunione
consustanziale tra il Padre e il Figlio, affermando che lo
Spirito procede dal Padre e dal Figlio.
Già papa san Leone nel 447 lo aveva dogmaticamente
enunciato.
Questa legittima complementarietà, se non viene inasprita,
non scalfisce l’identità della fede nella realtà del medesimo
mistero confessato.
L’Occidente inserisce il Filioque “e dal Figlio”
In conseguenza dell’Unità dell’Essere della Trinità la riflessione teologica dei
concili di Toledo (638) e (675), di Francoforte (794)
Inserisce nel Credo niceno-costantinopolitano il Filioque:
lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio eternamente come da un solo Principio e
per una sola ispirazione. Tutto quello che è del Padre, lo stesso Padre lo ha donato
al suo unico Figlio generandolo e il procedere dello Spirito Santo a partire dal Figlio
lo riceve dall’eternità dal Padre.
L’intento era di arginare l’eresia dell’adozionismo.
che riduceva il Figlio ad essere adottato dal Padre
nel battesimo, e non lo riconosceva a Lui coeterno e consustanziale.
Il patriarca dio Aquileia san Paolino nel concilio
Provinciale a Cividale del 796, affronta il problema teologico
della relazione fra le Persone della Trinità e dello Spirito Santo,
"senza però aggiungere o diminuire nelle cose della fede,
rendendola chiara con l'esposizione e spiegando pienamente
le profonde e sottili investigazioni dei Padri."
Il Simbolo niceno-costantinpopolitano con la
inserzione del Filioque
si diffuse nell’impero carolingio sotto la pressione
dello stesso imperatore Carlo Magno.
La Chiesa di Roma non volle dapprima
accogliere tale inserzione,
consapevole che non era scaturita dalla
convergenza di fede di tutte le Chiese riunite in
concilio ecumenico.
Il Simbolo con l’inserzione fu accettato soltanto
durante gli imperatori Ottoni (X – XI secolo).
Ha costituito uno degli argomenti di forte differenza
tra la tradizione della Chiesa Ortodossa e quella
Cattolica latina. Le rispettive scomuniche furono
abrogate nel 1964 dal papa Paolo Vi e dal Patriarca
Atenagora.
«Dio Padre onnipotente creatore
del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili»
Così inizia il Simbolo di Nicea-Costantinipoli ,
perché la creazione è l'inizio e il fondamento
di tutte le opere di Dio.
“Egli opera tutto ciò che vuole (Salmo 115,3),
“Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi”
(Sapienza 11,23), rivela la sua onnipotenza “soprattutto con la misericordia e il perdono”
(Preghiera liturgica).
Creatore del mondo e dell’uomo, di tutti gli spiriti angelici, Dio ha posto la prima e
universale testimonianza del suo amore onnipotente e della sua sapienza, il primo
annunzio del suo “disegno di benevolenza”, che ha il suo fine nella nuova creazione in
Cristo.
L’uomo è predestinato a riprodurre l’immagine
del Figlio di Dio fatto uomo affinché Cristo sia il
primogenito di una moltitudine di fratelli e
sorelle.
“Costituito da Dio in uno stato di giustizia,
l’uomo però, tentato dal maligno, fin dagli inizi
della storia abusò della sua libertà, erigendosi
contro Dio e bramando di conseguire il suo
fine al di fuori di Dio” (Gaudium et spes, 13).
In conseguenza del peccato originale, la
natura umana è indebolita nelle sue forze,
sottoposta all’ignoranza, alla sofferenza, al
potere della morte, e inclinata al peccato
(concupiscenza).
La vittoria sul peccato – promessa da Dio ai
primogenitori - e riportata da Cristo ci ha
donato beni migliori di quelli che il peccato ci
aveva tolto: “Laddove ha abbondato il peccato,
ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5,20).
Capitolo II.
Articolo 2. «E IN GESU' CRISTO,
SUO UNICO FIGLIO, NOSTRO SIGNORE»
La buona notizia per l’uomo è Gesù Cristo.
L’annunzio di Gesù - Dio salva – del “Figlio del Dio
vivente” (Mt 16,16), chiamato il Cristo “unto”, “Messia”,
perché Dio lo “consacrò di Spirito Santo e potenza” (At
4,12).
Egli era “colui che deve venire” (Lc 7,19), l’oggetto della
speranza d’Israele.
Rivelato a Pietro “non dalla carne e dal sangue”, ma
“dal Padre mio”, dice Gesù.
“Noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal
Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1, 14).
Signore indica la sovranità divina di Gesù. “Nessuno
può dire “Gesù è il Signore” se non sotto l’azione dello
Spirito Santo” (1 Cor 12,3).
Verbo è il Dabar di Dio, il Logos, la Parola che si fece
carne, assunse la nostra carne mortale.
Articolo 3. «FU CONCEPITO PER OPERA
DELLO SPIRITO SANTO,
NACQUE DA MARIA VERGINE»
“Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal
cielo…” (Credo Niceno-Costantinopolitano).
L’incarnazione è il mistero dell’ammirabile unione della
natura divina e della natura umana nell’unica Persona
del Verbo.
Lo Spirito Santo, che è Signore e dà la vita” è mandato
da Dio Padre a santificare il grembo della Vergine
Maria e a fecondarla divinamente. La missione dello
Spirito Santo è sempre congiunta e ordinata a quella
del Figlio.
Maria, che Dio ha scelto, fin dal suo concepimento,
interamente preservata per sua grazia da ogni
contaminazione con il peccato e tale per tutta la sua
vita, è veramente “Madre di Dio”, perché è la Madre del
Figlio eterno di Dio fatto uomo, Dio lui stesso.
Maria è la nuova Eva, madre dei viventi .
“Tutta la vita di Cristo fu un insegnamento
continuo: i suoi silenzi, i suoi miracoli, i suoi
gesti, la sua preghiera, il suo amore per
l'uomo, la sua predilezione per i piccoli e
per i poveri, l'accettazione del sacrificio
totale sulla croce per la Redenzione del
mondo, la sua Risurrezione sono
l'attuazione della sua Parola e il
compimento della Rivelazione”.
Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi
tradendae, 9.
Articolo 4.
«PATI' SOTTO PONZIO PILATO,
FU CROCIFISSO, MORI' E FU SEPOLTOCREDO»
Il Mistero pasquale della croce e della Risurrezione di
Cristo è al centro della Buona Novella che gli Apostoli, e
la Chiesa dopo di loro, devono annunziare al mondo. Il
disegno salvifico di Dio si è compiuto una volta per tutte
[Eb 9,26] con la morte redentrice del Figlio suo Gesù
Cristo.
La Chiesa resta fedele all'“interpretazione di tutte le
Scritture” data da Gesù stesso sia prima, sia dopo la sua
Pasqua: “Non bisognava che il Cristo sopportasse
queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Lc
24,26-27; Lc 24,44-45).
Le sofferenze di Gesù hanno preso la loro forma storica
concreta dal fatto che egli è stato “riprovato dagli
anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi” (Mc 8,31), i
quali lo hanno consegnato “ai pagani” perché fosse
“schernito e flagellato e crocifisso” (Mt 20,19).
Articolo 5.
«DISCESE AGLI INFERI, RISUSCITO' DAI MORTI»
“Colui che discese è lo stesso che anche ascese”(Ef 4,10).
Il Simbolo degli Apostoli professa in uno stesso articolo di fede la discesa di Cristo
agli inferi e la sua Risurrezione dai morti il terzo giorno, perché nella sua Pasqua
egli dall'abisso della morte ha fatto scaturire la vita:
Cristo, tuo Figlio,
che, risuscitato dai morti,
fa risplendere sugli uomini la sua luce serena,
e vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen [Veglia Pasquale, Exultet].
La fede nella Risurrezione ha per oggetto un avvenimento storicamente attestato
dai discepoli che hanno realmente incontrato il Risorto, ed insieme
misteriosamente trascendente in quanto entrata dell'umanità di Cristo nella gloria di
Dio.
Articolo 6.
«SALI' AL CIELO, SIEDE ALLA DESTRA
DI DIO PADRE ONNIPOTENTE»
L'elevazione sulla croce significa e annunzia
l'elevazione dell'Ascensione al cielo. Essa ne è l'inizio.
Gesù Cristo, l'unico Sacerdote della nuova ed eterna
Alleanza, in cielo Cristo esercita il suo sacerdozio
in permanenza, “essendo egli sempre vivo per intercedere”
a favore di “quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio”
(Eb 7,25), “sommo sacerdote dei beni futuri” (Eb 9,11).
“Per destra del Padre intendiamo la gloria e l'onore della
divinità, ove colui che esisteva come Figlio di Dio prima di
tutti i secoli come Dio e consustanziale al Padre, s'è assiso
corporalmente dopo che si è incarnato e la sua carne è stata
glorificata” . E’ l'inaugurazione del regno del Messia, compimento
della visione del profeta Daniele riguardante il Figlio dell'uomo.
A partire da questo momento, gli Apostoli sono divenuti
testimoni del “Regno che non avrà fine”
Simbolo di Nicea-Costantinopoli
Articolo 7.
« DI LA' VERRA' A GIUDICARE I VIVI E I MORTI»
Cristo Signore regna già attraverso la Chiesa, ma tutte
le cose di questo mondo non gli sono ancora
sottomesse. Il trionfo del Regno di Cristo non avverrà
senza un ultimo assalto delle potenze del male.
Nel Giorno del Giudizio, alla fine del mondo, Cristo
verrà nella gloria per dare compimento al trionfo
definitivo del bene sul male che, come il grano e la
zizzania, saranno cresciuti insieme nel corso della
storia.
Rivelerà la disposizione segreta dei cuori e renderà a
ciascun uomo secondo le sue opere e secondo
l'accoglienza o il rifiuto della grazia.
Capitolo III. Articolo 8
« CREDO NELLO SPIRITO SANTO»
Lo Spirito Santo con la sua grazia è il primo
nel destare la nostra fede e nel suscitare la vita
nuova è l'ultimo nella rivelazione delle Persone
della Santa Trinità.
(San Gregorio Nazianzeno, “il Teologo”)
In forza del nostro Battesimo, la Vita, che ha la sua sorgente nel Padre e ci è offerta
nel Figlio, ci viene comunicata intimamente e personalmente dallo Spirito Santo nella
Chiesa.
Il Battesimo ci accorda la grazia della nuova nascita in Dio Padre per mezzo del Figlio
suo nello Spirito Santo. Infatti coloro che hanno lo Spirito di Dio sono condotti al
Verbo, ossia al Figlio; ma il Figlio li presenta al Padre, e il Padre procura loro
l'incorruttibilità.
(Ireneo di Lione, Demonstratio apostolica, 7).
Articolo 9. « LA SANTA CHIESA
CATTOLICA »
Lo Spirito Santo, che Cristo, Capo, diffonde
nelle sue membra, edifica, anima e santifica
la Chiesa, sacramento della comunione
della Santissima Trinità e degli uomini.
L’articolo dipende anche interamente da quello sullo Spirito Santo che lo precede.
La Chiesa è il Luogo “dove fiorisce lo Spirito”. (Ippolito, Traditio Apostolica)
“Cristo è la luce delle genti e questo sacro Concilio adunato nello Spirito Santo,
ardentemente desidera che la luce di Cristo, riflessa sul volto della Chiesa,
illumini tutti gli uomini annunziando il Vangelo a ogni creatura.
Credere che la Chiesa è “Santa” e “Cattolica” e che è “Una” e “Apostolica” è
inseparabile dalla fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
“Questa è l’unica Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal
successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui, ancorché a di fuori del
suo organismo visibile si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità”.
(Lumen Gentium, 8)
“La comunione dei santi”
E’ esplicitazione del precedente articolo: “Che cosa
è la Chiesa se non l'assemblea di tutti i santi?”
(Niceta, Spiegazione del Simbolo, 10).
La comunione dei santi è precisamente la Chiesa.
Ha due significati correlati fra loro:
comunione delle cose sante, dei beni spirituali:
comunione nella fede, dei sacramenti, dei carismi,
della carità;
comunione tra le persone sante, tra coloro che per
grazia sono uniti a Cristo morto e risorto, che sono
pellegrini sulla terra, che stanno purificandosi, che
godono della gloria di Dio.
Maria, Madre di Cristo è Madre della Chiesa
nell’ordine della grazia, lei che ha dato la sua carne
al Figlio di Dio, Capo del corpo che è la Chiesa.
In Maria i cristiani riconoscono un’immagine e un
anticipo della risurrezione che li attende, e la
invocano come avvocata, ausiliatrice, soccorritrice,
mediatrice.
Articolo 10.
«CREDO LA REMISSIONE DEI PECCATI»
In relazione con la professione di fede nello Spirito
Santo. Cristo risorto ha affidato agi Apostoli il
potere di perdonare i peccati quando ha loro
donato lo Spirito Santo.
La seconda parte del Catechismo tratta
esplicitamente del perdono dei peccati per mezzo
del Battesimo, del sacramento della Penitenza e
degli altri sacramenti, specialmente dell’Eucaristia
Il Battesimo è il primo e principale sacramento del
perdono dei peccati: ci unisce a Cristo morto e
risorto e ci dona lo Spirito Santo.
Sacramento della riconciliazione con Dio è la
Confessione per la Penitenza, che i Padri
chiamano “un Battesimo laborioso”.
Articolo 11.
«CREDO LA RISURREZIONE DELLA CARNE»
Il Credo - professione della nostra fede in Dio
Padre, Figlio e Spirito Santo, e nella sua azione
creatrice, salvifica e santificante - culmina nella
proclamazione della risurrezione dei morti alla
fine dei tempi, e nella vita eterna.
«La risurrezione dei morti è la fede dei cristiani credendo in essa siamo tali».
Gesù il Figlio di Dio, ha liberamente subito la
morte per noi in una sottomissione totale e libera
alla volontà di Dio, suo Padre. Con la sua morte
ha vinto la morte, aprendo così a tutti la
possibilità della salvezza.
L’obbedienza di Gesù ha trasformato
maledizione della morte in benedizione.
la
Articolo 12.
“CREDO LA VITA ETERNA”
“La vita, nella sua stessa realtà e verità,
è il Padre, che, attraverso il Figlio nello Spirito
Santo, riversa come fonte su tutti noi i suoi doni
celesti. E per la sua bontà promette veramente
anche a noi uomini i beni divini della vita eterna”
(Cirillo di Gerusalemme).
“Noi crediamo che la moltitudine delle anime che sono
riunite attorno a Gesù e a Maria in paradiso,
forma la Chiesa del cielo, dove esse nella beatitudine
eterna vedono Dio così com’è e dove sono anche
associate, in diversi gradi, con i santi e gli angeli
al governo divino esercitato da Cristo glorioso,
intercedendo per noi e aiutando la nostra debolezza
con la loro fraterna sollecitudine”
(Paolo VI, Credo del popolo di Dio,29).
Coloro che muoiono nella grazia e
nell’amicizia di Dio, ma imperfettamente
purificati, vengono però sottoposti,
dopo la morte, ad una purificazione
al fine di ottenere la santità necessaria
per entrare nella gioia del cielo.
Seguendo l’esempio di Cristo, la Chiesa
avverte i fedeli della triste e penosa realtà
della morte eterna, chiamata anche
“inferno”: la separazione eterna da Dio,
da quale sono la vita e la felicità per le quali
è stato creato e alle quali aspira.
Alla fine dei tempi, il regno di Dio giungerà
alla sua pienezza. Allora i giusti regneranno
con Cristo per sempre, glorificati in corpo
e anima, e lo stesso universo materiale sarà
trasformato. Dio allora sarà “tutto in tutti”
(1Cor 15,28), nella vita eterna.
Amen
Con la parola ebraica Amen, che conclude anche l’ultimo libro della Sacra
Scrittura,
che Gesù pronuncia “Amen, amen vi dico…”,
che concludono le preghiere liturgiche della Chiesa,
è significato il personale e comunitario “SI” fiducioso e totale a quanto
abbiamo professato di credere, fidandoci totalmente di colui che è l’Amen, il
Dio fedele alle sue promesse.
L’ “Amen” finale del Simbolo riprende e conferma le due parole con cui inizia
“Io credo”.
La vita cristiana di ogni giorno sarà allora l’ “Amen” all’ “Io credo” della
professione di fede del nostro Battesimo.
“Il Simbolo sia per te come uno specchio. Guardati in esso, per vedere se tu
credi tutto quello che dichiari di credere e rallegrati ogni giorno per la tua fede”
(Agostino, Sermone 58,11).
IL SIMBOLO
NELLA LITURGIA
diventare cristiani
nella comunità
RITO
DELL’INIZIAZIONE
Fonte battesimale
CRISTIANA DEGLI
l’inizio del Credo
scolpito intorno alla vasca
ADULTI
2° GRADO: riti della purificazione
e dell’illuminazione
I catecumeni, insieme con la comunità locale,
si impegnano nel rinnovamento spirituale
per prepararsi alle feste pasquali: ad essere iniziati al Sacramento della vita in Cristo.
A questo fine si celebrano gli scrutini, le consegne
e i riti immediatamente preparatori al Battesimo.
Con questi riti si completa la preparazione spirituale
e catechistica degli “eletti” o “aspiranti”
che si protrae per tutto il tempo della Quaresima.
I tre scrutini, che si concludono con gli esorcismi,
hanno una grande importanza nella formazione spirituale.
Il loro scopo è di illuminare progressivamente
sul mistero del peccato
e sul desiderio della salvezza.
Preghiera dopo il terzo esorcismo
Liberati per poter ricevere la nuova vita della fede
Preghiera
“O Dio, Padre della vita eterna,
tu sei il Dio non dei morti, ma dei vivi
e hai inviato il Figlio tuo messaggero della vita,
perché strappasse gli uomini
al regno della morte
e li conducesse alla risurrezione.
Libera questi eletti
dal potere dello spirito maligno,
perché possano ricevere
la nuova vita del Cristo risorto
e le rendano testimonianza con le opere.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli”.
Le consegne: traditiones
La Chiesa amorevolmente affida ai catecumeni eletti
i documenti che fin dall’antichità sono ritenuti il compendio
della sua fede
e della sua preghiera:
il Simbolo e il Padre nostro.
Consegna del Simbolo
Diacono:
“Si avvicinino gli eletti per ricevere dalla Chiesa il Simbolo della fede”.
Celebrante:
“ Carissimi: ascoltate le parole della fede per mezzo della quale riceverete la nuova
vita in Dio.
Sono poche parole, ma contengono grandi misteri.
Accoglietele e conservatele con cuore sincero.”
Il celebrante dà inizio alla recita del Simbolo, dicendo
“Io Credo in Dio Padre onnipotente…”
e prosegue solo o insieme con la Comunità dei fedeli.
Nella formula detta “degli Apostoli”, o della Chiesa di Roma,
oppure nella formula niceno-costantinopolitana.
Orazione conclusiva sopra gli Eletti
“O Signore,
sorgente di luce e di verità,
ci rivolgiamo alla tua eterna
e giustissima misericordia,
per questi tuoi servi N. e N.,
rendili puri e santi;
concedi loro il dono di una scienza vera,
di una ferma speranza
e di una dottrina santa,
perché siano degni
di ricevere la grazia del Battesimo.
Per Cristo nostro Signore”.
Riti immediatamente preparatori
nel Sabato Santo
Riconsegna del Simbolo
Gli Eletti sono preparati alla professione battesimale della fede in forma dichiaratoria
e sono istruiti sul dovere di annunziare la parola del Vangelo.
Si situa qui il rito dell’ “Effatà-Apriti”.
“Effatà, cioè: Apriti,
Perché tu possa professare la tua fede
A lode e gloria di Dio”
Riconsegna del Simbolo
Gli Eletti professano il Simbolo nella forma dichiarativa:
“Io credo in Dio Padre onnipotente…”
3° GRADO . Celebrazione dei Sacramenti dell’iniziazione
nella Veglia della Pasqua
Celebrazione del Battesimo
Litanie dei Santi
Benedizione dell’acqua
Rinunzia a satana
Unzione con l’olio dei catecumeni
La professione della fede nella forma interrogativa
precede l’ immersione o l’aspersione battesimale
Celebrante: N., credi
in Dio, Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra?
Eletto: Credo
Celebrante: Credi
in Gesù Cristo,
suo unico Figlio e nostro Signore,
che nacque da Maria vergine,
morì e fu sepolto,
é risuscitato dai morti
e siede alla destra del Padre?
Eletto: Credo
Celebrante: Credi
nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne e la vita
eterna?
Eletto: Credo
nel Battesimo degli infanti
la fede è professata nella forma dialogata
Credi? - Credo!
dai genitori e i padrini
insieme con la comunità
nel battesimo per immersione
Il celebrante immerge tre volte il corpo o il capo dell’eletto e sollevandolo
altrettante volte, lo battezza, invocando una sola volta la Santissima Trinità.
N., io ti battezzo nel nome del Padre
prima immersione
e del Figlio
seconda immersione
e dello Spirito Santo.
terza immersione.
Il padrino o la madrina o ambedue,
toccano il battezzando.
Dopo il Battesimo il popolo acclama.
Seguono i riti esplicativi
Unzione dopo il Battesimo
Consegna della veste bianca
Consegna del cero acceso.
nella Confermazione
la fede è professata
nella forma dialogata
Tempo della mistagogia
I rinati nella fede - i neofiti - vengono sostenuti dalla Comunità nei loro
primi passi e aiutati premurosamente e amichevolmente dai fedeli, dai
padrini e dai pastori.
«La legge della preghiera è la legge della fede,
la Chiesa crede come prega»
“Questo simbolo è un sigillo spirituale,
è la meditazione del nostro cuore
e ne è come una difesa sempre presente:
senza dubbio è il tesoro che custodiamo nel nostro animo”.
(Ambrogio, Spiegazione del Simbolo, 1)
La fede della Chiesa precede la fede del credente, che è invitato ad aderirvi.
Quando la Chiesa celebra i sacramenti, confessa la fede ricevuta dagli Apostoli.
Da qui l'antico adagio: «La legge della preghiera è la legge della fede, la Chiesa
crede come prega», (Prospero di Aquitania, V secolo).
La liturgia è un elemento costitutivo della santa e vivente Tradizione.
nella Veglia Pasquale
la fede è professata
in forma interrogativa e dialogata
nella tradizione dell’Occidentale
il Simbolo nella forma niceno-costantinopolitana con il Filioque
inizia ad essere inserito nella Messa delle Chiese dell’impero
dalla metà dell’VIII secolo
per volontà dell’imperatore Carlo Magno
con l’intento di contrastare le eresie.
La Chiesa di Roma - che non ha conosciuto in se stessa eresie - lo inserirà soltanto
a partire dall’XI secolo.
E’ proclamato immediatamente dopo la proclamazione della Parola e l’omelia.
Il Simbolo degli Apostoli si alterna col Niceno-Costantinopolitano;
in particolare, può essere adottato
durante la Quaresima e il tempo di Pasqua,
nonché in tutte le occasioni
nelle quali la liturgia
richiama il Battesimo.
E’ seguito
dalla preghiera dei fedeli
nella tradizione dell’Oriente
il Simbolo nella forma niceno-costantinopolitana originaria, senza con il
Filioque, inizia ad essere inserito nella Divina Liturgia dal VI secolo
con il fine di dichiarare l’ortodossia della fede a fronte delle eresie.
La fede è professata dopo i riti della presentazione dei doni.
Il diacono invita:
“Amiamoci gli uni gli altri, per poter professare
nella concordia la fede”.
L’assemblea risponde:
“Nel Padre, nel Figlio e nel Santo Spirito,
Trinità consustanziale
ed indivisibile”
seguita dalla Preghiera eucaristica
Nelle Esequie
la fede è professata
nella forma dichiarativa.
Il cristiano che muore in Cristo giunge,
al termine della sua esistenza terrena,
al compimento della nuova vita iniziata
con il Battesimo, rafforzata dalla Confermazione
e nutrita dall’Eucaristia,
Anticipazione del banchetto celeste.
Il senso della morte del cristiano
si manifesta alla luce
della Morte e della Risurrezione
di Cristo, nostra unica speranza;
il cristiano che muore in Cristo Gesù,
va ad “abitare presso il Signore” (2 Cor 5,8)
Recitare con fede il Credo,
significa entrare in comunione con Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito
Santo,
ed anche con tutta la Chiesa
che ci trasmette la fede e nel seno della quale crediamo.
per approfondire
J. Ratzinger, Introduzione al cristianesimo , Queriniana, Brescia 1968.
R. Cantalamessa, La Pasqua della nostra salvezza. Le tradizioni pasquali della Bibbia
e della Chiesa primitiva, Marietti, Genova - Milano 1984 (2007).
J. N. D. Kelly, I Simboli di fede della Chiesa antica. ED, Napoli 1987.
Per dire il Credo, di Bezançon Jean-Noël, Ferlay Philippe, Onfray jm, Borla 1988.
Catechismo della Chiesa Cattolica, Città del Vaticano, Libr. Ed. Vaticana, 1992.
Ortiz de Urbina, Storia dei concili ecumenici. I: Nicea e Costantinopoli I, Libr. Ed.
Vaticana, Città del Vaticano 1994.
M. Qualizza, Aspetti della dottrina trinitaria in Paolino d’Aquileia e in particolare nel
concilio di Cividale, in XII centenario del concilio di Cividale (796-1996). Convegno
storico-teologico. Atti, (Deputazione di storia patria per il Friuli, 26), Udine 1998, pp.
219-240.
S. Piussi,, Il segno di Giona e “la discesa agli inferi” nell’arte e nella liturgia aquileiese,
in Cromazio di Aquileia, al crocevia di genti e religioni, catalogo della Mostra, Udine,
Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo (6.11 2008 – 8.03 2009), Milano, Silvana Ed.,
2009, pp. 474-477.
Scarica

Credi - Arcidiocesi di Udine