Il consumo di sostanze
come media simbolicamente generalizzato
Dove si comperano le sostanze
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Non faccio uso di farmaci nel senso che, a parte la pappa reale schifosa che mi da
mia madre a primavera, non prendo niente, a meno che non sia ammalato sul
serio. Una volta però ho trovato in bagno una boccetta di valium, non ho saputo
resistere e l’ho provato, così per la sensazione. Era bestiale, potevi avere anche
l’interrogazione il giorno dopo, essere ultra agitato e ti facevi trenta gocce e non te
ne fregava più niente. Dopo un po’ ci ho preso gusto e lo facevo per la sensazione.
Poi una volta me lo sono portato in gita scolastica così per fare e mia madre al
ritorno me l’ha beccato e si è incazzata come una bestia e da quel giorno in bagno
il valium non c’è più.
Scusa, toglimi una curiosità, cosa te ne fregava di prenderti il valium in gita
scolastica?
Ma così perché volevo provare, c’è quella canzone di Vasco Rossi che dice “10
gocce di valium per sentirsi meglio”, io me ne sono preso trenta la prima volta e
sono stato da dio. In gita me lo sono portato per dormire perché sapevo che
avremmo dormito poco e allora quando decidevo di andare a letto volevo
addormentarmi subito.
(M., 17 anni)
Smoking in the boys room

[…] di sicuro nella mia scuola c’erano più
impasticcati di quanto si pensasse e ne
succedevano di tutti i colori del tipo che la
gente fumava le canne nei bagni oppure che si
presentava con i cartoni (minuscoli francobolli
imbevuti di LSD) e si affrontava la mattinata in
acido. Quindi molte sostanze c’erano a scuola.
Le canne non erano le sole che potevi
incontrare. (F. 19 anni)
Aggregazione formale e informale

La scuola o qualsiasi altra modalità di aggregazione
formale costituiscono ambienti in cui le dinamiche dei
mondi paralleli continuano ad esistere e riprodursi:
sotto la superficie di un’organizzazione codificata dei
ruoli, le culture giovanili anifestano la loro presenza,
usando le delimitazioni create dalla visibilità della
struttura organizzativa come veri e propri palcoscenici
per le loro pratiche. In questo senso è dunque
possibile descrivere il rapporto che lega aggregazione
formale e uso di sostanze e, sempre in questo senso, è
possibile parlare dei labili confini che delimitano i due
mondi.
Gli struzzi

Quasi sempre infatti la presenza
delle sostanze all’interno della
scuola – o la scoperta del loro
utilizzo in un’ampia o ristretta
cerchia d’alunni – viene
costantemente accolta da
insegnanti e presidi con
incredulità, sgomento e sorpresa,
mentre è un dato assolutamente
accettato e condiviso che il
fenomeno droga sia diffuso in
maniera assai vasta e
diversificata negli ambienti
giovanili.
T.A.Z.

Un elemento che conforta
questa interpretazione mi è
stato dato anche dall’attività
di osservazione diretta dei
luoghi d’aggregazione
informale. Vi sono, sparse sul
territorio urbano luoghi o, se
si preferisce, zone franche, in
cui il consumo di droghe
leggere sembra venire del
tutto tollerato.
Una città un po’ così…
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[…] Ormai le canne qua a Bologna se le fanno tutti e ovunque. Non so
ma è strano, la legge mica è cambiata eppure qui è molto più libero.
Dalle tue parti è diverso?
Da noi se ti fai le canne per strada niente niente arriva subito la polizia o
la gente ti guarda storto. Non esiste proprio. Bisogna stare molto attenti…
Qui ora si fanno le canne pure in Piazza Maggiore, ma hai visto che
succede in Piazza Maggiore alla sera? Sui gradini ci staranno 100
persone che si fanno le canne con il vino la chitarra, pare di stare ad un
concerto e invece sei in pieno centro. Ora in Piazza Verdi con la bella
stagione si fanno le canne da ogni parte. Questa cosa è pazzesca
secondo me. Io lo so che ci possono essere posti tipo il Livello dove la
cosa è tollerata, ma qui sembra essere tollerata da per tutto.
(G., 20 anni)

Negli ambienti caratterizzati da un’organizzazione codificata, le azioni
orientate allo scopo sono visibili mentre latenti sono quelle orientate
all’identità. Il contrario avviene negli ambiti informali d’aggregazione che,
in funzione dell’assenza di un’organizzazione codificata dei ruoli, ho
definito come mondi paralleli.

I confini tra i due mondi sono assai labili. Nella maggior parte dei casi
l’organizzazione codificata diviene il palcoscenico su cui vengono ad
essere rappresentate pratiche tipiche dell’aggregazione informale. Le
sostanze circolano in modo indistinto tra i due mondi. In alcuni casi può
essere la loro presenza a rendere riproducibili le pratiche dei mondi
paralleli all’interno delle agenzie formali di formazione e aggregazione.

Ciò fa sì che la sostanza si configuri come oggetto culturale. Questo
significa alludere non ad un loro consumo massificato ma ad
un’incessante attività di attribuzione di significati sia alle droghe, sia ai
diversi stili generati nel consumarle che la continua ripetizione di questi
processi. Anche alle sostanze vengono agganciati universi simbolici che,
in virtù di questo rapporto privilegiato, circolano alla loro stessa velocità.

La valenza culturale della sostanza è dimostrata nel nostro preciso caso
(cioè Bologna) soprattutto dalla trasformazione degli spazi urbani e dalla
tolleranza spesso mostrata in modo paradossale nei confronti del
consumo.
Cosa mi dici degli studenti che prendono sostanze?
 E che vuoi che ti dica, ognuno fa quello che sente. Ora è facile
comperarla, sta da per tutto e chi vuole se la prende, anche amici
miei. Una volta eravamo al Link e questi si sono tutti impasticcati
in modo molto pesante, eccessivo. Io e altri due mie amiche no.
Mi fa paura. Ogni tanto fumo e basta. Quella sera non ti dico la
paranoia: erano tutti ammattiti, noi eravamo in macchina con uno
e non volevano più andare via, per farci accompagnare a casa è
stata un’odissea. Avevano occhi pazzeschi.
(L., 19 anni)

In che senso puoi fare quello che vuoi?
 Dipende da come lo fai, puoi calare e fumare ma nel modo giusto
senza cadere nel baratro. Io penso che quando tu riesci a dare
alla cosa il giusto peso non potrai mai infognarti in brutte situazioni
cioè che la “pasta” resta l'unica ragione della tua vita. La pasticca
è solo il mezzo per divertirti e non il fine […] quelli che identificano
il divertimento non tanto con la “disco” ma con le “paste” ecco
quelli sono gli scoppiati e infatti dopo un po’ finiscono con il
venderle e farsi brutte storie che finiscono male
 Come finiscono?
 Ma di solito con la polizia in casa alla mattina alle 6 di domenica
che perquisisce la casa con i tuoi genitori completamente
scioccati […]
 Sembra sia capitato a te…
 No a me no, anche perché non faccio parte di quei giri, ma
conosco ragazzi che hanno fatto quella fine ed era inevitabile
perché è stata la logica conseguenza di periodi, anni da paura,
con pasticche e pasticche calate e spacciate, notti insonni,
tensione a mille, insomma uno schifo
(M., 17 anni)

Scusa tu ora hai 19 anni appena compiuti e dici di aver smesso di
andare in discoteca...
 Si ho cominciato ad andarci che avevo 14, 15 anni ma ci andavo
con gente più grande che aveva sui 18 o 19 anni, gente che
comunque adesso non vedo più e di cui non ho neanche un gran
bel ricordo...
 Perché?
 Erano e sono credo… tutti molto fuori, si sono mangiati il cervello
a suon di “cale”, c’erano certe sere in cui succedevano cose che
se ci penso adesso da star male, una volta uno di questi si era
mangiato 5 o 6 “paste” poi si è sentito male e erano tutti talmente
fuori che non si riusciva a fare niente.
 Poi come hai fatto?
 Io ero rimasta con questo che cadeva da tutte le parti e non gli si
vedeva più la pupilla solo il bianco degli occhi, continuavo a
cercare i miei amici e non capivano un accidente, insomma un
panico e poi è arrivata una ragazza che mi ha aiutata, ha preso
dell'acqua e lo abbiamo steso su un divanetto, poi la botta gli è
scesa e dopo un po’ si è ripreso.
(G., 19 anni)


il punto fondamentale rappresentato dal
materiale empirico è dato dal tipo di sostanza
di cui si parla quando si raccontano vicende di
abuso. Come si può notare si tratta sempre di
eccitanti, nel particolare di ecstasy.
I sequestri ed il consumo di MDMA
Europa
 4 tonnellate del 1991
 40 e passa del 2001
Mondo
 la stima la produzione annua
pare superiore alle 500
tonnellate.
 il numero degli individui che
durante il 2001 avrebbe fatto uso
di stimolanti sintetici almeno due
volte ha superato la quota di 40
milioni
Dati UNDOC 2003
La regina del mercato
La cocaina si è
trasformata in una
droga di massa
consumo di sostanze
e stilizzazione del sé

Andrea Pazienza
«Quando si è diffusa questa
cosa a Bologna, io andavo in
giro con la siringa che usciva
dal giubbotto di jeans. Era
fico farsi d’eroina, serviva tra
l’altro a conoscere le ragazze.
Se Andrea Pazienza non si
fosse fatto sarebbe stato
strano, tutti si facevano.
Adesso è out allora era in.»
(Giorgio Lavagna, musicista)
consumo di sostanze
e stilizzazione del sé

Che differenza c’è tra consumare MDMA e consumare eroina?

«C’è la differenza del divertimento. Perché quando io prendo una
pasticca mi diverto come un matto, ho un’onda di felicità che mi fa
ballare e star bene con i miei amici e questo è divertimento. Una
canna te la fai con i tuoi amici mentre fai due chiacchiere o guardi
un film. Una pera no. Rimani lì imbambolato, non ti reggi
nemmeno in piedi, insomma sei all’ultimo stadio, non ce la fai a
stare nemmeno con gli altri drogati perché hanno tutti gli occhi
chiusi persi nel loro viaggio.» (M., 18 anni, studente bolognese)
Afasie della prevenzione “macro”



LA DROGA TI SPEGNE (a
me delle due accende…)
O CI SEI O TI FAI (io quando
mi faccio ci sono meglio, e poi
che significa farsi? Io calo,
fumo, pippo, ecc.)
LA VITA È STUPEFACENTE
(la mia vita si svolge con gli
stupefacenti, ed è una vita
normale)
Le sostanze nella comunicazione

Due mesi di ricerca su 5 programmi televisivi (Le Iene,
Mai dire lunedì, The Munchies, Zelig, Italospagnolo) rivolti
al pubblico giovanile hanno rilevato 49 riferimenti espliciti
al tema del consumo di sostanze.

Di queste 49 unità semantiche solo 2 avevano un diretto
rimando al consumo di sostanze come problema sociale.

Tutte le altre 47 unità utilizzavano il tema delle sostanze
non come oggetto ma come canale della comunicazione.
Sostanze e senso comune
Frengo, il cronista
Mino Martinelli, il filosofo
Media e senso comune

Il contenuto comunicativo è sempre doppio.
Nella comunicazione di un messaggio è
sempre contenuta una rappresentazione ideale
del suo ricevente.

Non è la ripetizione del contenuto specifico a
produrre un senso comune, ma la ripetizione
della rappresentazione.
Le sostanze come oggetti culturali

Non significa per forza alludere ad un loro
consumo massificato, ma ad un’incessante
attività di attribuzione di significati alle
sostanze, ai diversi stili generati nel
consumarle, alla continua ripetizione di queste
pratiche. Sia chi consuma sia chi NON
consuma condivide questi universi semantici.
Vecchie e giovani
forme della morale
«In generale di droga se ne parla. Magari sono curiosi di capire che
cos’è l’ecstasy o comunque fanno commenti generali sul fenomeno.
Una volta, non so perché il discorso sia finito lì, ma a me sembrava
normale… ho detto che conoscevo gente che consumava hashish e
pillole e che sapevo anche di miei… conoscenti che ogni tanto le
vendevano. Mio padre mi ha chiesto serio serio perché non li
denunciavo alla polizia. Me l’ha pure ripetuto un paio di volte. Come
domanda mi ha davvero spiazzato, sono restato in silenzio senza
sapere come… rispondere! Cosa dovevo rispondere?!»
(M., 20 anni, studente bolognese)
Niklas Luhmann (1927-1998)
Doppia contingenza

Parsons: ego dipende da alter ed alter da ego
nell’ottenimento delle reciproche gratificazioni

Luhmann: contingenza non significa
dipendenza ma selezione che lascia sullo
sfondo le altre selezioni come possibilità
attuabili.
Doppia contingenza e
interpretazione




L’azione è sempre valutata dall’attore.
Io non so nulla di ciò che passa per la mente di
alter, delle strategie cioè che alter usa nel
conferire senso alla propria azione.
Le personalità per Luhmann sono totalmente
intrasparenti e idiosincratiche.
Che differenza c’è con l’impostazione
Parsonsiana?
Senso


Concetto di senso in Luhmann: “Il concetto di senso
indicando la soggettività dell’intendere è spesso
dequalificato a non scientifico” (1973)
Es: l’interpretazione della cultura giovanile è appunto
un’interpretazione, vale a dire qualcosa di soggettivo.
Un altro ricercatore osservando le stesse pratiche
potrebbe scrivere analisi differenti. Non è tutto. Anche
lo stesso ricercatore potrebbe, nel corso del tempo,
cambiare idea e sconfessare ciò che ha scritto in
passato.
Senso

“Però, preso a sé, il concetto di senso può
essere chiarito più facilmente del concetto di
soggetto e, quindi, è opportuno non definire il
senso attraverso il soggetto ma, viceversa,
definire il soggetto attraverso il senso e, cioè,
come un sistema che si serve del senso”
(Luhmann, 1971: 4)
Giochi da spiaggia

La sabbia in sé non è
osservabile come puro
medium, per osservare
la sabbia occorre
imprimere in essa della
forme.
Castelli costruiti sulla sabbia

Per esempio un castello.
Una volta che abbiamo
realizzato una forma
nella sabbia però, siamo
consapevoli che quella è
solo una delle forme
possibili. Tutte le altre
forme, il cui numero è
pressoché infinito,
restano possibilità
sempre presenti.
Forma e medium

Con l’esempio della sabbia abbiamo spiegato
la differenza che c’è tra ciò che Luhmann
chiama forma e ciò che invece definisce come
medium. Il medium è quindi una quantità di
elementi accoppiati in modo sciolto (i granelli
che fanno la sabbia) sui quali è possibile
imprimere delle forme attraverso legami più
stretti (bagno la sabbia e ci faccio un castello).


Il senso quindi è un concetto che in realtà
indica una distinzione: forma e medium. Per
senso si debbono intendere cioè quelle forme
impresse in un medium.
Il concetto di senso non risolve la contingenza
del mondo, ma la rende comunicabile e quindi
gestibile

Se ciascuno agisce in modo casuale, ne è
consapevole ed è consapevole del fatto che lo
stesso fanno gli altri, com’è possibile trovare
dei collegamenti vale a dire un conferimento di
senso negli altri? Mediante una circolarità:
faccio quello che vuoi se tu fai quello che
voglio io.
Che differenze ci sono con Parsons?

in Talcott Parsons il problema dell’ordine è sempre già
risolto, gli attori non possono esistere come attori se
non come già orientati secondo un sistema valoriale
condiviso. L’azione è sempre una selezione tra
possibili alternative certo ma questa selezione non è
né casuale né semplicemente determinata dalle
circostanze: dipende piuttosto da una valutazione delle
alternative orientata culturalmente. Vale a dire orientata
da un complesso di simboli
(cognitivi/cattettici/valutativi) che sono condivisi dalla
società.

In Luhmann invece no. In Luhmann la proposta
è radicale: l’ordine sociale si forma a
prescindere da un orientamento valoriale
condiviso, attraverso l’elaborazione di contesti
comunicativi che permettono di allocare
efficacemente le proprie selezioni e le proprie
aspettative.

Questi contesti comunicativi sono i mezzi di
comunicazione generalizzati simbolicamente.

Come mai li chiama mezzi di comunicazione e
non mezzi di interscambio?

Da quanto detto che rapporto c’è tra il sistema
sociale ed i media?

Non è affatto possibile nel paradigma sistemico
inaugurato da Luhmann risolvere il problema
della doppia contingenza attraverso
l’introduzione del concetto di norma e
l’elaborazione del meccanismo
dell’interscambio. Quindi i media non possono
essere il frutto di una dinamica interna ai 4 (e
solo 4) prerequisiti funzionali

Al contrario, i media sono delle conquiste
evolutive che innescano lo sviluppo di sistemi
sociali specifici.

Rispetto a Parsons l’impostazione è
rovesciata: non più un sottosistema che
costituisce un proprio linguaggio specifico, ma
linguaggi specifici che innescano la
costituzione di sistemi sociali.


Quindi, il numero possibile dei media non è
affatto predeterminato. La storia evolutiva della
società e costellata dall’emersione di media
specifici e dall’innesco di specifici sistemi di
funzione.
La ricerca si concepisce quindi come l’analisi
delle possibilità che certe pratiche hanno di
candidarsi al ruolo di media della
comunicazione.
I media simbolici di interscambio
Media
simbolico:
applica condizionamenti
alla selezione di ego al fine
di rendere più probabile la
sua accettazione da parte
di alter.
Solo così sono possibili le
proposte indecenti.

In Parsons la base di sicurezza dei media
simbolici di interscambio era data sempre dal
consenso sui valori

In Luhmann no, la base di “sicurezza” del
media è data dal suo rapporto con i bisogni e
le funzioni del corpo. I media sono linguaggi
che simbolizzano esigenze e processi corporali
Media e simboli simbiotici






Danaro (bisogno)
Potere (forza fisica)
Arte (percezione)
Amore (pulsione sessuale)
Verità (percezione)
E le sostanze?
Stato di coscienza come simbolo
simbiotico

Qui abbiamo tutta una
struttura sociale
(aspettative di ruolo)
abilitata da uno stato di
coscienza indotto e
simbolizzato da musica
e sostanze
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lezione 7 (vnd.ms-powerpoint, it, 540 KB, 12/14/06)