una lettura simbolica
Uno dei segni più carichi di significati simbolici nel Tempo
di NATALE è l’Albero.
Il periodo natalizio ci invita a riflettere a tornare in noi stessi. La
presenza dell’Albero in tanti luoghi è come se richiamasse la
nostalgia di un “paradiso perduto” in cui ritrovarsi, rinnovando il
mistero dell’origine…
L’Albero di Natale nella sua patria d’origine, regioni germaniche, è indissolubilmente
collegato ad un antico canto popolare…rivolto non ad un albero-oggetto, ma a un
albero –essere vivente, che col suo verde perenne trasmette fiducia nella continuità
della vita stessa. E’ il Tannenbaum, l’abete natalizio.
Mentre la nostra mano
lo addobba, spesso con
gesti automatici, il
nostro cuore dovrebbe
stabilire una relazione
con l’albero stesso, non
più albero ma simbolo,
che ci insegna con il suo
vestito, come dice il
canto, la speranza e la
perseveranza, il
coraggio e la forza, in
ogni tempo, anche il
quello degli inverni più
rigidi…
L’albero è stato sempre percepito come una potenza, una forza che vive in
verticale, sfidando la legge di gravità. Per la sua tensione intima e
misteriosa verso l’alto è simile ad una scala che mette in contatto la terra
con il cielo, l’umano con il divino…
L’albero da sempre ci trasmette in un linguaggio antico l’invito a una vita
da vivere in verticale, in intima comunione tra la terra e il cielo,
dandocene vivente testimonianza. Da sempre è stato simbolo e icona
dello scorrere del tempo e contemporaneamente di uno spazio che
simultaneamente sconfina nel tempo….
L’albero da sempre in tutte le culture è stato associato alla vita.
L’albero trae dalla terra dove affondano le radici e dall’aria che respira, nonché
dalla luce che lo illumina, tutto quanto serve alla sua crescita, interagendo
costantemente con l’ambiente circostante. Vive in sé e di per sé e fa della sua vita,
vita anche per gli altri. Il suo stile di vita dovrebbe diventare il nostro…
Per guardare un albero siamo costretti a guardare verso l’alto, dove la sua
chioma si apre alla luce e dialoga col vento. E spesso la sua potenza ci
riempie di meraviglia. Per cogliere i frutti dobbiamo raggiungere i suoi rami,
vale a dire fisicamente e spesso faticosamente “elevarci”.
L’albero finchè è vivo è sempre eretto e non giace mai, non si sottrae
mai al suo destino di verticalità, che dipende dal suo amore per la luce.
Attirato dalla luce, dipendente dalla luce, trae vita dalla luce. Lo stesso
dovrebbe essere per l’essere umano, quando fa della Luce la sua Vita.
Come per l’albero anche per l’essere umano la crescita è legata al suo
spazio-tempo, dove lo spazio è soprattutto quello interiore. E’ quello che ci
portiamo dentro, che detemrina la nostra risposta agli eventi, alle relazioni,
alle chiamate della vita.
L’ostacolo esterno alla nostra crescita ci parla dell’ostacolo che è interno a noi. E
dunque lì dove siamo e non altrove possiamo combattere la prova a cui siamo
chiamati per mettere in moto il cambiamento. Adesso e non domani. Non
possiamo cercare altrove la risposta, se non l’abbiamo trovata dentro di noi.
L’albero ci è maestro in questo. Esso vive in totale aderenza a se stesso, il suo
“qui e ora”, il suo presente….
L’albero è una potente e vivente immagine di sintesi. Esso è
simultaneamente radice e chioma, ancorato alla terra ed elevato verso il
cielo, nutrito dalla doppia circolazione della sua linfa ascendente e
discendente….L’albero ancora una volta ci è maestro e ci insegna a
leggere la natura e l’esistenza attraverso la cifra della polarità…
Nella foglia l’albero vive la sua
potenza e la sua caducità, che gli
ricorda di essere inserito in e
dipendente da un ritmo più vasto,
a cui si adegua. Così dovrebbe
essere per l’uomo, che si
riconosce parte del cosmo e
partecipe delle sue leggi…Le
foglie caduche permettono alla
pianta di ridurre al minimo le sue
funzioni vitali per superare il
periodo invernale e i periodi di
siccità. Dove la luce, l’umidità, il
calore sono costanti il ritmo
vegetativo non conosce
soste….l’abete natalizio per
esempio non rischia di essere
sopraffatto dal gelo e dalla neve.
Così è per l’essere umano quando impara a governarsi nelle varie situazioni della
vita, ponendosi al centro e dentro la profondità di se stesso e non alla superficie
dell’esistenza, dove si è sconvolti se arriva il vento di burrasca o il gelo dell’inverno.
L’albero attraverso il suo spogliamento ciclico insegna ad accettare un importante
processo di purificazione e spogliazione che interessa anche l’essere umano nelle
varie stagioni della vita. La ciclica spoliazione dell’albero ci insegna visivamente
che il processo di crescita è fatto di apparenti morti, necessarie per ulteriori
rinascite….
L’albero spoglio ci dice che è necessario accettare di lasciare cadere la
foglia, per permettere alla nuova gemma di aprirsi. E’ necessario che le foglie
d’autunno cadano per concimare le radici; anche le esperienze della vita
possono nel distacco concimare le nostre radici per rinforzare il tronco che
deve crescere in altezza.
Ma l’albero di Natale sempre verde e carico di luci, ci porta il messaggio di una
continuità della vita, pur nell’apparente morte, come lezione estrema che ci invita
a rischiare sempre la speranza per non finire nel relativismo e nella filosofia del
nulla.
L’albero è stato anche spesso immaginato come padre del fuoco, perché non
solo lo mantiene come legno che arde, ma lo può anche produrre…Furono
dunque gli alberi a fare da culla alla nascita dell’umanità, con i suoi doni, con il
suo legno, con i suoi frutti, con la sua ombra, con il suo valore simbolico…che
rimanda sempre oltre…
…una frase attribuita a San Martino dice che l’uomo è fuoco e la sua
legge come quella di tutti i fuochi è di dissolvere il suo involucro e unirsi
alla fonte da cui si è separato…
L’Albero è custode della terra: ci insegna a custodire per restituire tutto ciò che
abbiamo ricevuto. Come custode della terra l’albero dà alla terra e a noi tutto se
stesso. Ci dona la bellezza dei suoi fiori, la varietà dei suoi frutti, che sono il guscio
protettivo del suo seme, nonché il suo corpo di legno per scaldarci e per far luce e
da usare in tanti modi utili alla sopravvivenza…
L’Albero dona tutto se stesso, comprese le proprietà terapeutiche delle varie
parti…compresa l’ultima culla di legno che accoglie il nostro corpo per restituirlo alla
terra o al fuoco. L’albero nulla trattiene, restituisce tutto ciò che ha un costante
rapporto di trasformazione con l’ambiente. Ci dona la sua ombra, accoglie i nidi tra
le sue fronde, diventa riparo nelle tempeste…
L’albero interagisce sempre con l’ambiente: con la sua presenza o con la sua
assenza modifica il clima dell’ambiente in cui vive. Così è anche per noi che
possiamo modificare in senso positivo o negativo il clima del contesto familiare o
sociale in cui viviamo.
L’albero sa crescere anche in condizioni estreme, abbarbicato alle rocce,
radicato in luoghi impossibili, testimoniando il prodigio quotidiano della vita, che
fiorisce anche nelle situazioni più disagiate.
Il legno più pregiato, con gli anelli più stretti che rendono i tronchi indistruttibili,
proviene da alberi cresciuti nel perpetuo pericolo, in cima alle montagne. Come
gli esempi luminosi ci vengono da uomini che si sono confrontati con le sfide del
destino per superare se stessi.
E avete mai osservato un albero di notte? Sembra una sentinella che vigila in
muto colloquio con le stelle, in attesa dell’aurora, e contemporaneamente dialoga
con ogni fremito di brezza che gli porta messaggi che vengono da lontano. Non
sembra dormire. Rimane aperto, in permanente interazione con l’ambiente,
pronto a ripetere il suo rinnovato sì alla luce…
Nessun albero esisterebbe, se il suo seme non si fosse fiduciosamente aperto
nella terra accettando di morire a se stesso per diventare la pianta nascosta nel
progetto del suo codice segreto. E’ quanto è chiesto di fare a anche noi per
diventare l’albero disegnato nel nostro cuore.
Superando la paura che è madre di tutti gli egoismi, accettando di perdere la
nostra vita per salvarla, rinnovando quotidianamente il nostro sì al divenire della
vita stessa che sempre si dona a chi la sa amare, rischiandola, possiamo come
l’albero, diventare sentinelle di vita e di luce.
Se il segno dell’albero di Natale ci fa riflettere sulla vita, ci fa allargare la
mente verso orizzonti lontani, ci comunica un messaggio buono e bello, come il
Vangelo di Gesù, allora forse potremo di nuovo amare la terra come madre,
riconoscere l’orma del sacro in ogni forma vivente. Se guardando il segno,
sapessimo diventare come l’albero nel crescere avanzando verso l’alto, la terra
tornerebbe ad essere il “paradiso terrestre” delle origini, la patria comune di tutta
l’umanità, che sogna la pace nella comunione con tutto il creato.
Pensieri elaborati dal libro: “Il canto degli alberi” di Anna Maria Finotti, Ed. Ancora, 2006.
Elaborazione e foto: Monache Benedettine S. Margherita Fabriano
Sottofondo musicale: O Tannenbaum- pianoforte
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Il segno dell`albero