Storia
della
Chiesa
Lezione IV
MAOMETTO
Maometto nacque nel 571 a Mecca in Arabia.
Ben presto orfano di padre e di madre, fu affidato allo zio Abu Talib un mercante che lo
portò con se nei suoi viaggi. Così conobbe le tradizioni religiose giudaiche e cristiane.
Conobbe anche una ricca vedova Khadijah di 40 anni che sposò quando aveva solo 23
anni. Nel 611 durante il mese di Ramadan gli apparve di notte mentre meditava in una
caverna l’angelo Gabriele che gli rivelò il Corano o recitazione sacra che da allora lui
iniziò a diffondere. La prima a convertirsi fu la moglie Khadijah mentre i concittadini
della Mecca si mostrarono piuttosto ostili.
Nel 622 con 70 seguaci fonda a
Medina la Umma, comunità politico
religiosa che si sviluppa rapidamente.
Nel 630 con un esercito di suoi seguaci
conquista la Mecca. Nel 632 muore a
Medina a 61 anni
IL CORANO
Il Corano che significa “lettura” o anche “recitazione” rivelato secondo la tradizione a
Maometto dallo stesso angelo Gabriele nel corso di una decina di anni dal 611 al 622 fu
messo per iscritto dopo la morte del Profeta e pubblicato dal terzo califfo Uthman nel
670 sulla base di tradizioni orali. Consta di 114 capitoli o “sure” con un totale di 6236
versetti. Tutte le sure sono ugualmente importanti e sono divise in ordine di lunghezza.
Anche se esistono delle traduzioni nelle varie lingue i fedeli devono recitarlo in arabo.
L’ISLAM
L’Islam che vuol dire “sottomissione” è una religione monoteista
che riconosce Allah come unico Dio e si basa su 5 regole
fondamentali, considerate “i pilastri della fede":
•
•
•
•
•
Pregare cinque volte al giorno rivolti verso la Mecca
Credere in un solo Dio e nel suo profeta Maometto
Fare l’elemosina
Digiunare per tutto il mese del Ramadan
Recarsi una volta nella vita in pellegrinaggio alla
Mecca
Non esiste nulla di simile ai sacramenti cristiani e non esiste sacerdozio
(gli imam, mullah, ayatollah ecc. sono esperti in questioni coraniche).
Non esiste alcuna differenza tra autorità religiosa e autorità politica e
perciò nessuna separazione tra Islam e Stato.
Sembra opportuno ribadire che la moschea non è l'equivalente della
chiesa cristiana: la moschea è il luogo dove si prende atto dei pericoli che
corre l'islam di fronte ai non credenti per prendere le contromisure e
perciò somiglia più a un centro sociale che a un luogo di preghiera.
L'osservanza esterna della legge coranica esaurisce i doveri del fedele:
non occorre che egli vada oltre l'aspetto visibile degli atti che egli compie
ponendosi problemi di coscienza (legalismo).
I Luoghi Sacri
http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/luoghi-sacri-islam.html
La Mecca, la principale città santa dell'Islam è la sede della Ka 'ba ed il luogo di
nascita di Maometto.
Secondo la tradizione, il patriarca Abramo condusse Agar e il loro figlio Ismaele
verso l’interno dell’immenso deserto a nord della penisola Araba, in una desolata valle
a sud della terra di Canaan.
Vennero presi dalla sete e Agar, temendo per la vita del bambino, salì su una roccia
per vedere se vi fosse qualcuno che poteva aiutarli.
Non vedendo nessuno corse verso un altura, anche questa volta senza esito.
In preda al panico, la donna corse sette volte da un punto all'altro, finché alla fine
della settima corsa, stremata, sedette a riposare su una roccia.
Apparve l’angelo, che le ordinò di alzarsi e di sollevare il fanciullo. Le annunciò che
Dio avrebbe creato, per mezzo di Ismaele, una grande nazione.
Quando riaprì gli occhi, Agar vide una sorgente d’acqua scaturire dalla sabbia
proprio nel punto in cui in tallone del bambino aveva premuto il terreno.
Un giorno Abramo fece visita al figlio e Dio gli mostrò il punto esatto, vicina al pozzo,
sul quale lui e Ismaele dovevano edificare un santuario.
Spiegò loro come doveva essere costruito: il nome dell’edificio, derivato dalla sua
forma, sarebbe stato Ka’ba, ovvero cubo.
http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/luoghi-sacri-islam.html
La Ka'ba è un edificio a forma di cubo, nove metri per dodici, che si eleva nel
cortile della Grande Moschea.
Si ritiene che la Ka 'ba, l'edificio sacro che si trova all’incirca nel mezzo della
Grande Moschea, sia stata costruita da Abramo e da suo figlio Ismaele e
rappresenti una copia esatta della casa di Dio in cielo.
Nell'angolo sud-est, all'esterno, vi è incastrata la famosa Pietra Nera, un
meteorite che prima di Maometto veniva identificato con il dio locale Hubal e
che fu ridotto in frammenti nel 683 d.C., durante l'assedio del califfo Yezid.
I frammenti sono tenuti insieme da una cornice rotonda, d'argento.
La Ka'ba contiene un'unica stanza senza finestre, cui si accede per una porta,
alcuni metri sotto il livello del suolo.
Vi si fanno vedere l'impronta del piede di Abramo su una sacra pietra, insieme
con la tomba di Agar e del figlio Ismaele.
L'edificio è coperto da pesanti drappeggi di broccato nero ricamato in oro con i
testi del Corano.
http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/luoghi-sacri-islam.html
la Ka'ba all'inizio '900
http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/luoghi-sacri-islam.html
Il grande pellegrinaggio alla Mecca si fa nell'ultimo mese del calendario (per gli
altri mesi si parla di "piccolo pellegrinaggio").
Durante la permanenza in questa città, i fedeli non possono radersi, tagliarsi i
capelli e le unghie, né avere rapporti sessuali, litigare o far del male a qualcuno.
Appena entrati in città, tutti i pellegrini, con indosso una divisa di stoffa bianca,
composta di due panni non cuciti (simbolo di umiltà, purificazione e uguaglianza
sociale), devono compiere le abluzioni previste.
Il primo rito è quello di girare attorno alla Kaaba per sette volte: a ogni giro ci si
ferma per baciare la Pietra nera. Se c'è troppa folla la si tocca con la mano o con
il bastone.
Poi si percorrono di corsa, per altre sette volte, i cinquecento metri che
separano due collinette, in ricordo della triste situazione di Agar e di suo figlio
Ismaele, che, secondo le tradizioni islamica, ebraica e cristiana, furono salvati da
una sorgente d'acqua fatta zampillare da dio nel deserto.
Tale pozzo, cui si può attingere l'acqua, considerata santa, dista solo alcuni
chilometri dalla Mecca.
Dopo questo rito i fedeli raggiungono il monte Arafat dove stanno eretti in
meditazione da mezzogiorno al tramonto: qui, secondo la tradizione, Adamo ed
Eva si sarebbero ritrovati dopo la cacciata dal paradiso, e qui Maometto avrebbe
pronunciato l'ultimo discorso.
http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/luoghi-sacri-islam.html
Medina - la Moschea del Profeta
Medina è celebrata come luogo di sepoltura del Profeta e per un periodo è anche stata
la capitale dell'impero islamico.
Orgoglio di Medina è la Grande Moschea originariamente costruita da Maometto e in
seguito ampliata e modificata.
Al di sotto della cupola centrale vi era la casa del Profeta, nella quale morì e fu
sepolto.
Nei successivi ampliamenti la casa venne inglobata nella moschea.
http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/luoghi-sacri-islam.html
Tomba di Maometto
http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/luoghi-sacri-islam.html
L'area
comprende
oltre 14 ettari
di fontane,
giardini,
costruzioni e
cupole.
Due sono le strutture principali :
La Cupola della roccia e
la Moschea Al-Aqsa
L' intera zona
è considerata
una moschea
e comprende
quasi un sesto
della città
entro le mura.
http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/luoghi-sacri-islam.html
http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/luoghi-sacri-islam.html
La Cupola della Roccia è il piu antico
monumento esistente nell'architettura islamica, fu
costruita nell'epoca degli Omayyadi (661 - 750).
La roccia è una rupe naturale di forma irregolare
che sorge al centro della spianata sacra di
Gerusalemme.
Gerusalemme era gia considerata il luogo da cui il
profeta Maometto aveva spiccato il famoso volo
notturno (Alisraa wa Ilmiirag) nel cielo ed è
probabile che la roccia (sakra) fosse il punto dove
avvenne il fatto.
http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/luoghi-sacri-islam.html
La costruzione venne
chiamata Masjid al-Aqsa
(Moschea Al-Aqsa) anche
se nella realtà l' intera zona
del Nobile Santuario ha
questa denominazione,
all'interno di recinti
inviolabili secondo la legge
islamica.
Ogni preghiera del venerdì, l' edificio della moschea trabocca, e migliaia
dei fedeli eseguono le preghiere nei piazzali all'esterno.
Mentre la Cupola della Roccia è stata eretta per commemorare il viaggio
nella notte del Profeta, la costruzione conosciuta come moschea Al-Aqsa
si è sviluppata come un centro di culto e di accrescimento della
conoscenza, attirando grandi insegnanti da ogni luogo.
http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/luoghi-sacri-islam.html
L'aspetto “geniale” della sua sintesi politico-religiosa è d'aver rifiutato le due "religioni del
libro", ma considerandole come gradini propedeutici per accedere all'Islam.
Dall'ebraismo dedusse:
la concezione di Allah totalmente trascendente, al quale tributare una completa sottomissione,
con proibizione assoluta di raffigurarlo.
alcune parti della legge coranica, peraltro sviluppate al di fuori degli schemi razionali della
filosofia greca e che perciò ripugnano alla sensibilità occidentale.
Dal cristianesimo accolse:
Gesù, inteso come uno dei profeti, forse il più grande prima di Maometto, ma negando che egli
sia vero Dio oltre che vero uomo. Occorre tener presente che il cristianesimo conosciuto da
Maometto era un cristianesimo eretico, monofisita in Egitto e nestoriano in Siria, due versioni tra
loro opposte del problema circa il rapporto tra umanità e divinità in Cristo. Anche Maria, madre
di Gesù, è trattata con onore, rifiutando l'appellativo "Madre di Dio", considerato blasfemo.
Il rifiuto della divinità di Gesù comporta anche il rifiuto della dottrina della Trinità, al punto
che il cristianesimo, anche a causa del culto delle icone, viene accusato di larvato politeismo con
ricaduta nell'idolatria.
L'universalismo, ossia la sicurezza che la nuova religione islamica era destinata a conquistare il
mondo intero, superando i limiti nazionali.
Il Corano suggerisce che Dio non può essere conosciuto,
e che ha voluto rivelare di sé ciò che ha voluto.
Di fatto si da una netta separazione tra fede e ragione, simile a
quella che oggi vediamo a motivo del relativismo.
Il papa Benedetto XVI argomenta ampiamente sull’unità tra
fede e ragione, anzitutto sul piano storico, già a partire dalla
sua prima prolusione accademica, nel 1959 all’Università di
Bonn, intitolata Il Dio della fede e il Dio dei filosofi, e poi fino al
recentissimo discorso all’Università di Regensburg.
Camillo Ruini, L’Occidente? Ha bisogno della verità. Al cuore
dell’insegnamento di Benedetto XVI. Proporre la verità salvifica di Gesù
Cristo alla ragione del nostro tempo, discorso al clero di Roma nella Pontificia
Università Lateranense, 14 dicembre 2006, in Avvenire, 15 dicembre 2006
(http://www.avvenire.it/)
Come argomenta sul piano storico l’unità tra fede e ragione ?
Benedetto XVI, Discorso
nell’Università di Ratisbona,
12-IX-2006.
universalità
Camillo Ruini, L’Occidente? Ha
bisogno della verità. Al cuore
dell’insegnamento di Benedetto XVI.
Proporre la verità salvifica di Gesù
Cristo alla ragione del nostro tempo,
discorso al clero di Roma nella
Pontificia Università Lateranense, 14
dicembre 2006, in Avvenire, 15
dicembre 2006
(http://www.avvenire.it/)
Critica
dei miti e
dei falsi dei
Unità
tra fede
e ragione
Traduzione
al greco
dell’AT
“In principio
era
il Logos”
… vediamo rapidamente
ognuno di questi momenti
L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero filosofico greco
non è stato un semplice caso, ma la concretizzazione storica del
rapporto intrinseco tra la Rivelazione e la razionalità.
Critica dei miti religiosi compiuti dalla filosofia greca.
Nonostante tutta la durezza del
disaccordo con i sovrani ellenistici,
che volevano ottenere con la forza
l'adeguamento allo stile di vita
greco e al loro culto idolatrico (cfr. i
Maccabei), la fede biblica, durante
l'epoca ellenistica, andava
interiormente incontro alla parte
migliore del pensiero greco e la
sua critica dei miti religiosi
compiuti dalla filosofia greca, che
ha trovato un corrispettivo nella
critica agli falsi dei condotta dai
profeti di Israele.
L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero filosofico greco
non è stato un semplice caso, ma la concretizzazione storica del
rapporto intrinseco tra la Rivelazione e la razionalità.
La traduzione greca dell’Antico Testamento
La fede biblica, durante l'epoca ellenistica, andava interiormente
incontro alla parte migliore del pensiero greco, fino ad un contatto
vicendevole che si è poi realizzato specialmente nella tarda letteratura
sapienziale.
Oggi noi sappiamo che
la traduzione greca
dell'Antico Testamento,
realizzata in Alessandria
– la "Settanta" –, è più
di una semplice
traduzione del testo
ebraico.
Incontro tra il messaggio biblico e il pensiero filosofico greco.
Il Logos (il λόγος )
Gv 1,1: "In principio era il λόγος, …"
Giovanni chiama Gesù “il Verbo” (il λόγος) .
È questa proprio la stessa parola che usa l'imperatore bizantino Manuele
II Paleologo : Dio agisce „σὺν λόγω”, con logos (cfr discorso di Benedetto
XVI a Ratisbona).
Un paragone per capire la nozione di logos: come un uomo, nel
conoscersi, modella nella sua mente un immagine di se stesso, in modo
analogo Dio, conoscendosi, genera il Verbo eterno.
Logos significa insieme ragione e parola, e in questo caso una ragione
che è creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione.
Gv 1,1: “… e il λόγος era presso Dio e il λόγος era Dio“
Segnalando d’altro canto che era presso Dio, cioè presso il Padre, il
Vangelo ci insegna che la Persona del Verbo è distinta da quella del
Padre, e in pari tempo ne indica la medesima natura del Padre.
L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero filosofico greco
non è stato un semplice caso, ma la concretizzazione storica del
rapporto intrinseco tra la Rivelazione e la razionalità.
Universalità
La visione di san Paolo, davanti al quale si
erano chiuse le vie dell'Asia e che, in
sogno, vide un Macedone e sentì la sua
supplica: "Passa in Macedonia e aiutaci!"
(cfr At 16,6-10) – questa visione può
essere interpretata come una
"condensazione" della necessità intrinseca
di un avvicinamento tra la fede biblica e
l'interrogarsi greco.
Rimaneva la difficoltà del legame speciale
tra l’unico Dio creatore universale e il solo
popolo giudaico, legame superato dal
cristianesimo, nel quale l’unico Dio si
propone come salvatore, senza
discriminazioni, di tutti i popoli.
Così però abbiamo, per
così dire, soltanto una
metà del discorso: l’altra
metà è costituita dalla
novità radicale e dalla
diversità profonda della
rivelazione biblica rispetto
alla razionalità greca, e
ciò anzitutto riguardo al
tema centrale della
religione, che è
chiaramente Dio.
Come si vede
nell’insegnamento di
Benedetto XVI ?
Dio non è la
natura o il
mondo
Non c’è una
fredda teoria
etica
Dio non è
inaccessibile
Diversità profonda
della rivelazione
biblica rispetto alla
razionalità greca.
Non c’è
separazione tra il
Dio dei filosofi e il
Dio salvatore
Dio non ci
ama per i
benefici che
riceve
… vediamo rapidamente ognuno di questi momenti
Novità radicale e diversità profonda della rivelazione biblica
rispetto alla razionalità greca
Dio non è la natura o il mondo
(Es, 3) [13]Mosè disse a Dio: «Ecco io arrivo dagli
Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato
a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa
risponderò loro?». [14]Dio disse a Mosè: «Io sono colui
che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha
mandato a voi».
(Gv, 8) [57] Gli dissero allora i Giudei: <<Non hai ancora
cinquant'anni e hai visto Abramo?>>. [58] Rispose loro
Gesù: <<In verità, in verità vi dico: prima che Abramo
fosse, Io Sono>>. [59] Allora raccolsero pietre per
scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal
tempio.
“Riconoscete il Creatore, non confondendolo con la creatura. Colui che
parlava era discendente di Abramo; ma perché potesse chiamare Abramo
all’esistenza doveva essere prima di lui”
(S. Agostino, In Ioannis Evang. Tractatus, 43, 17)
Novità radicale e diversità profonda della rivelazione biblica
rispetto alla razionalità greca
Dio non è inaccessibile
Dio non è una realtà a noi inaccessibile, che noi non possiamo
incontrare e a cui è inutile rivolgersi nella preghiera, come ritenevano i
filosofi.
Al contrario, il Dio biblico ama l’uomo e per questo entra nella nostra
storia, dà vita a un’autentica storia d’amore con Israele, suo popolo, e
poi, in Gesù Cristo.
Non solo dilata questa storia di amore e di salvezza all’intera umanità
ma la conduce all’estremo, al punto cioè di “rivolgersi contro se
stesso”, nella croce del proprio Figlio, per rialzare l’uomo e salvarlo, e di
chiamare l’uomo a quell’unione di amore con Lui che culmina
nell’Eucaristia.
Novità radicale e diversità profonda della rivelazione biblica
rispetto alla razionalità greca
Dio non ci ama per i benefici che gli offriamo
L’amore di Dio per l’uomo è del tutto disinteressato, libero e gratuito: Dio
infatti crea liberamente l’universo dal nulla (solo con la libertà della creazione
diventa piena e definitiva la distinzione tra Dio e il mondo) e liberamente, per
la sua misericordia senza limiti, salva l’umanità peccatrice.
Novità radicale e diversità profonda della rivelazione biblica
rispetto alla razionalità greca
Non c’è separazione tra il Dio dei filosofi e il Dio salvatore
Il Dio dei fistolosi: Il
Bene (Platone); l’Unità
(Plotino);
l’Immutabilità
(sant’Agostino);
l’Infinitezza (Scoto;
Ockham; Cartesio); la
Conoscenza
(Eckhart); la Libertà
(Scretan); il Fondare
(Zubiri); ecc.
non è diverso dal Dio
che salva l’uomo nella
quotidianità della vita.
Novità radicale e diversità profonda della rivelazione biblica
rispetto alla razionalità greca
Non c’è una fredda teoria etica per la vita quotidiana
Quando a un Dio soltanto pensato subentra l’incontro con il Dio vivente,
avviene anche il passaggio da una teoria etica a una prassi morale
comunitariamente vissuta e messa in atto nella comunità credente, in concreto
attraverso la concentrazione di tutta la morale nel duplice comandamento
dell’amore di Dio e del prossimo.
E come questo Dio crea e si dona nella libertà, così la fede in Lui non può
che essere un atto libero, che nessuna autorità statuale può proibire o può
imporre: pertanto “alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la
distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio (cfr. Matteo, 22, 21)”
Dicevamo prima che
Il Corano suggerisce che Dio non può essere conosciuto,
e che ha voluto rivelare di sé ciò che ha voluto.
Di fatto si da una netta separazione tra fede e ragione, simile a quella che
oggi vediamo a motivo del relativismo.
Dopo avere visto papa Benedetto XVI argomentare anzitutto sul piano
storico sull’unità tra fede e ragione, quali conseguenze ne derivano ?
Al Corano, che suggerisce che Dio non può essere
conosciuto, e che ha voluto rivelare di sé ciò che ha
voluto, si può obiettare che per l’unità che esiste tra
fede e ragione noi possiamo avere una certa
conoscenza di Dio in modo analogico.
Analogia si da quando si predica un termine di Dio e
dell’uomo, secondo significati che sono in parte
differenti e in parte identici; analogia implica
somiglianza e dissomiglianza.
Conosciamo Dio in modo analogico perché
omne agens agit sibi simile,
ogni agente realizza qualcosa di simile a sé.
Ma oltre ad essere somiglianza, esiste una infinita
dissomiglianza perché Dio è “Colui che è”, e le
creature hanno ricevuto l’esistenza.
Il fatto che l’uomo non possa comprendere
totalmente Dio, non implica che Dio sia
inconoscibile, ma che sia, invece, incomprensibile.
Angel Luis Gonzalez, “Filosofia di Dio”, Ed. Le Monnier, 1997 p.140
Così conosciamo che Dio è “Prima-Intelligenza-ordinatrice”
Questa è una delle vie o prove dell’esistenza
di Dio: “Noi vediamo che alcune cose che
mancano di conoscenza, come i corpi naturali,
agiscono per un fine, e ciò è evidente per il
fatto che agiscono sempre o quasi sempre
nello stesso modo, così da ottenere ciò che è
ottimo. Quindi è chiaro che esse raggiungono
il loro fine non per caso, ma per intenzione.
Ora, tutto ciò che non ha conoscenza non può
muoversi verso un fine, a meno che non sia
mosso da qualche ente dotato di conoscenza
e intelligenza, come la freccia è diretta
dall’arciere. Perciò esiste qualche essere
intelligente da cui tutte le cose naturali sono
dirette al loro fine: questo essere noi lo
chiamiamo Dio”
S. Tommaso d’Aquino, Somma Teologica I, q.2, a.3.
Dio Prima Intelligenza ordinatrice
La formulazione di questa prova da parte di San Tommaso d’Aquino è
frutto della sistematizzazione di precedenti dimostrazioni proposte da altri
autori: Aristotele; Avicenna; Platone e San Giovanni Damasceno (1).
La cosa curiosa è che Ibn Sina , alias Abū Alī
al-usayn ibn Abd Allāh ibn Sīnā o Pur-Sina più
noto in occidente come Avicenna, in
persiano: ‫( ابن سينا‬Balkh, 980 – Hamadan,
1037) è stato un medico, filosofo, matematico
e fisico persiano.
Si dice che leggesse per ben quaranta volte la
Metafisica di Aristotele, fino a quando le
parole si impressero nella sua memoria.
Dunque, nemmeno per i musulmani fede e
ragione dovrebbero essere così distanti.
(1) Angel Luis Gonzalez, “Filosofia di Dio”, Ed. Le Monnier, 1997 p.84
Un’altra conseguenza dell’unità
tra fede e ragione è che…
“Non agire secondo ragione è
contrario alla natura di Dio”
Per l'imperatore, come bizantino
cresciuto nella filosofia greca,
quest'affermazione è evidente.
Per la dottrina musulmana, invece,
Dio è assolutamente trascendente.
La sua volontà non è legata a
nessuna delle nostre categorie, fosse
anche quella della ragionevolezza.
Ibn Hazm si spinge fino a dichiarare
che Dio non sarebbe legato neanche
dalla sua stessa parola e che niente
lo obbligherebbe a rivelare a noi la
verità.
Cfr. Benedetto XVI, discorso a Ratisbona
(12-IX-2006)
Se fosse sua volontà, l'uomo
dovrebbe praticare anche l'idolatria.
Ma raggionando così, Dio, Intelligenza infinita,
è Onnipotente ?
Affermare –come fa
l’imperatore
bizantino- che “non
agire secondo
ragione è contrario
alla natura di Dio”
non equiverrebbe a
negare la Sua
onnipotenza, a porGli
dei limiti?
Dio, Intelligenza infinita, è Onnipotente ?
L’unica cosa che Dio “non
può” fare è ciò che ripugna
alla ragione, cioè che
comporta una contraddizione
metafisica (per es.: che ciò
che è esistito non sia esistito).
Ma che non lo possa fare non
significa che la sua potenza
non sia infinita.
Si tratta di qualcosa di impossibile non per la mancanza di potere attivo, ma
per l’impossibilità della cosa stessa.
Non se ne deve dedurre che Dio non può fare qualcosa,
ma che questo qualcosa non può essere fatto.
Il potere di Dio si estende a tutto ciò che non implica contraddizione.
Angel Luis Gonzalez, “Filosofia di Dio”, Ed. Le Monnier, 1997 p.140
… ma torniamo alla storia
Lentamente, con il passare del tempo, Maometto, oltre alla sua missione
profetica, assume anche il ruolo di legislatore e capo militare e politico:
alle rivelazioni riguardanti la fine del mondo, le gioie del paradiso, le
pene dell’inferno, aggiunge dei contenuti di carattere etico , giuridico,
politico-sociale.
Inoltre, come punizione verso quegli abitanti della Mecca che gli si sono
dimostrati ostili, vengono condotte delle battaglie, vinte dal profeta e dai
suoi seguaci: in realtà il profeta ritiene che tali vittorie siano dovute ad
Allah ed ecco allora che, piano piano, si arriva ad attribuire
l’espansione del dominio islamico mediante le armi al volere di Allah.
Nasce così il concetto di "gihad” o “guerra santa”.
L’ESPANSIONE DELL’ISLAM
Fin dall’inizio l’Islam detto anche la religione della spada ebbe una connotazione
politico-religiosa e si diffuse soprattutto attraverso conquiste militari. Le tribù arabe,
sempre impegnate in precedenza da guerre interne, trovarono un meraviglioso impiego
in guerre esterne ai danni dell’impero Persiano e di quello Bizantino. Le guerre erano
condotte in modo travolgente dalla cavalleria leggera araba che fiaccava e affamava gli
eserciti di fanteria bizantini. Damasco fu conquistata nel 636; Gerusalemme nel 638;
Alessandria nel 642 in modo definitivo.
Nei successivi cinquant’anni gli eserciti arabi occuparono l’Iraq, l’Iran,
attraversarono l’India giungendo fino in Indonesia.
L’ESPANSIONE DELL’ISLAM
Negli stessi anni, partendo
da Alessandria raggiunsero
Cartagine occupandola
definitivamente nel 692,
arrivando fino in Marocco.
Nel 711 essi sbarcarono a
Gibilterra conquistando
tutta la Spagna, ad
accezione della regione
montuosa di nord-ovest
(Galizia e Asturias).
Passarono anche in Francia,
ma furono fermati dalla
cavalleria pesante di Carlo
Martello a Poitiers nei pressi
di Tours (732).
Nei primi anni del secolo VIII la situazione della cristianità appariva
critica:
• Perdita pressoché completa delle province cristiane dell’Africa (a.
698 Cartagine) e della Spagna (a. 720).
• In Oriente gli arabi per un anno intero assediarono Costantinopoli.
• In Occidente gli arabi arrivarono fino a Tours, finchè furono fermati
da Carlo Martello con la decisiva battaglia di Poitiers (a. 732).
Il risultato di questi eventi fu la formazione di tre blocchi reciprocamente isolati:
• In Oriente l’impero bizantino ancora in possesso dell’Asia minore
• In Occidente i regni barbarici tra i quali emergeva il regno dei
Franchi.
• Nel sud l’impero arabo.
Scarica

L`Islam - Altervista