Il salario
Forme, misure ed altri rompicapi
Maurizio Donato – Università di Teramo
Seminario tenuto il 17 aprile 2015
nel corso di Storia della sociologia critica
Università Ca’ Foscari - Venezia
Summary
•
•
•
•
•
Il salario come relazione sociale fondata sull’espropriazione
Valore della forza-lavoro, forme del salario e metamorfosi
Oscillazione del salario attorno al livello di sussistenza
Salari e dinamica dell’accumulazione
Differenze internazionali e lenta tendenza alla convergenza.
Il salario come rapporto sociale reale
• Il presupposto da cui mosse Marx - come si può leggere nel
Capitale - è “il lavoro in una forma nella quale esso appartiene
esclusivamente all’uomo”, talché - come ebbe a precisare
nella parte storica delle Teorie sul plusvalore - si debba
considerare, duplicemente, “il lavoro come l’unico elemento
del valore e l’unico creatore del valore d’uso”, ossia “come
unica sorgente del valore di scambio e come sorgente attiva
del valore d’uso”.
• La forma determinata che storicamente assume questo
rapporto di lavoro, in quanto centrale per l’intero processo
sociale, caratterizza compiutamente la “costituzione
economica” della società stessa.
• Perciò, l’analisi dei rapporti reali della società è intrinseca alla
centralità di quella forma.
Espropriazione
• “Tale è la costituzione economica di tutta la nostra società
attuale; solo la classe operaia è quella che produce i valori:
poiché valore non è che un’altra espressione per lavoro” commentò Engels.
• Fu in quest’ambito di approfondimento dei “rapporti
economici sui quali si fonda il dominio di classe” che Marx
poté riprendere , sviluppandoli, i suoi precedenti studi
economico-filosofici e giuridici, a proposito della
• sottrazione delle condizioni oggettive di lavoro al lavoratore,
e della privazione che lo pone nelle condizioni di divenire, per
la prima volta nella storia, lavoratore salariato, proletario,
libero.
Separazione
• La separazione del lavoro dal lavoratore - nella specifica
forma capitalistica, caratterizzata dal “dominio del lavoro
accumulato sul lavoro vivente, per accrescere il valore” - è
l’analisi del rapporto reale che corrisponde alla distinzione
concettuale, e terminologica, tra lavoro e forza-lavoro.
• Come per il “valore”, l’uso del termine segue
necessariamente l’individuazione del concetto.
L’individuazione del lavoro libero come merce, anziché del
lavoratore stesso, è il fulcro di questa parte della costruzione.
• Nel modo di produzione capitalistico è il lavoratore che - a
differenza dello schiavo o del servo della gleba - vende un
certo numero limitato di ore della sua vita quotidiana. Il
salario è dato, dal capitalista compratore, solo per un
determinato tempo o prestazione di lavoro.
Valore del lavoro o della forza-lavoro?
• Scrive Marx (cap. 17) “.. nell’espressione valore del lavoro il
concetto di valore è rovesciato nel suo opposto: è una
espressione immaginaria che tuttavia deriva dai rapporti di
produzione; si tratta di categorie di forme fenomeniche di
rapporti sostanziali.
• E’ cosa abbastanza nota in tutte le scienze, tranne
nell’economia politica, che nella loro apparenza le cose
spesso si presentano invertite.
• L’economia politica classica ha mutuato dalla vita di tutti i
giorni, senza sottoporla a nessuna critica, la categoria “prezzo
del lavoro”; a cose fatte, ha dovuto domandarsi: “come viene
determinato questo prezzo?”
Domanda e offerta: che cosa spiegano?
• La variazione del rapporto tra domanda e offerta non
spiega nulla per il prezzo del lavoro, come per quello
di ogni altra merce, all’infuori del suo variare.
• Se domanda e offerta coincidono l’oscillazione del
prezzo, a circostanze altrimenti invariate, cessa. Ma
in tal caso anche la domanda e l’offerta cessano di
spiegare qualche cosa.
• .. Dal prezzo al valore.. Come per le altre merci il
valore verrebbe determinato dai costi di produzione;
ma quali sono i costi di produzione del lavoratore?
Il valore e i prezzi della forza-lavoro si presentano nella
loro forma trasmutata di salario.
Riproduttivo, improduttivo
• Marx individua il rapporto di lavoro salariato e capitale come
vendita di “attività vitale”, di “forza creatrice”, come sacrificio
di una parte di sé del lavoratore “libero” che rimane libero.
Vendere l’attività vitale, la forza creatrice, come atto
assolutamente diverso dal vendere direttamente lavoro, o
addirittura la persona stessa del lavoratore.
• In termini come - attività, forza - è racchiusa la teorizzazione
compiuta della merce forza-lavoro.
• Nella ripetitività del medesimo scambio - riproduttivo per il
capitale che si autovalorizza, improduttivo per l’operaio,
poiché in esso sono stati ottenuti in cambio mezzi di
sussistenza che scompaiono per sempre - Marx comprese e
spiegò il carattere fondamentale della forza-lavoro come
merce semplice di proprietà del lavoratore, che diventa
capitale solo con il suo uso.
la contraddizione fondamentale
• Marx, con alquanta modestia, si attribuì il merito
dell’individuazione della forma di merce della forza-lavoro
come unica sua vera scoperta scientifica, di superamento
critico dell’economia politica.
• Ma è proprio codesta “scoperta” che pone in evidenza
l’esplosione della contraddizione fondamentale della
produzione capitalistica:
• attraverso questa analisi Marx giunse alla spiegazione della
formazione del plusvalore, cioè alla produzione di un valore
maggiore di quello immesso nel processo di produzione,
come differenza tra valore misurato in base al tempo di
lavoro contenuto nella merce prodotta e valore della forzalavoro, misurato sulla base dei valori delle merci necessarie
alla sua conservazione e riproduzione.
La logica di Marx e l’origine del plusvalore
• “È impossibile che dalla circolazione scaturisca .. ed è
altrettanto impossibile che non scaturisca”
• Il plusvalore sarebbe possibile senza violare la legge
del valore soltanto nel caso in cui si riuscisse a
trovare ”all’interno della sfera della circolazione, cioè
sul mercato, una merce il cui valore d’uso possedesse
la peculiare qualità d’essere fonte di valore, tale
dunque che il suo consumo reale fosse esso stesso
oggettivazione di lavoro e quindi creazione di valore”
L’essenza della forza-lavoro
• Come identità immediata delle determinazioni
reciprocamente escludentesi del valore e del
valore d’uso
• Il valore d’uso della forza-lavoro, la sua qualità
specifica, è dato dal fatto che essa, durante il
suo impiego, si trasforma nel suo opposto, in
valore
Una forbice che si allarga
• La forbice tra valore d’uso e valore di scambio
della forza-lavoro
• si apre aumentando il valore d’uso attraverso
le innovazioni tecnologiche..
• .. e riducendo il valore (di scambio) fino al
livello di sussistenza
Salario minimo sociale
• Il salario - spiegava Marx - “vale non per il singolo individuo ma per la
specie”. Il salario, in quanto “costo di produzione” degli operai, è ciò che
serve “per assicurare che la classe operaia si riproduca nella misura
necessaria” - precisava Engels.
• Il salario “minimo” - minimo sociale, storicamente determinato dal
capitale - è il prezzo dei mezzi di sussistenza necessari, per l’esistenza e
riproduzione dell’intera classe proletaria.
• Solo così si spiega perché - ed è il caso generale di comando del capitale
sul lavoro, ancor più evidente nelle fasi di crisi - “singoli operai, milioni di
operai non ricevono abbastanza per vivere e riprodursi, ma il salario
dell’intera classe operaia, entro i limiti delle sue oscillazioni, è uguale a
questo minimo”.
• Anche per il salario, come per le altre merci, è il suo “costo di
produzione”, il suo valore, che ne determina il prezzo, con tutte le
oscillazioni possibili. “Il movimento complessivo di questo disordine è il suo
ordine” - conclude Marx.
Il salario a tempo
• dipende dalla lunghezza della giornata
lavorativa
• [Il richiamo è al plusvalore assoluto]
• e dunque dalla quantità di lavoro
• Se fissi il prezzo, il risultato dipende dalla
quantità
• Lo stra/ordinario
Plusvalore relativo
• Se tieni fissa la quantità, tutto (compresa la
concorrenza tra lavoratori)
• dipende dal prezzo.
• Per la quantità e l’intensità di lavoro conta
• la sorveglianza
• e il subaffitto (di forza-lavoro)
Ancora sulle forme del salario
•
•
•
•
Salario nominale e salario reale
Salario diretto, indiretto e differito
Salario relativo
La dinamica del salario in riferimento
all’accumulazione: può crescere, ma fino a un
certo punto
Real hourly wages 1933-2012
La dinamica del salario mondiale
• I salari mondiali continuano a crescere mediamente in termini assoluti,
ma sempre meno;
• quelli di chi lavora nei paesi del Sud crescono più di quelli del Nord;
• in livelli, il salario di chi lavora nei paesi del Nord è adesso – in media - il
triplo di quello di chi lavora in un paese emergente.
• Il primo elemento da sottolineare è la tendenza alla stagnazione[1].
Nonostante una crescita ancora positiva, si nota come – almeno in questo
ultimo ciclo – il ritmo di crescita del salario mondiale sia basso, anche se
sostanzialmente in linea con il tasso di crescita del Pil mondiale.
• A trascinare questa bassa crescita sono i salari dei lavoratori impiegati
nelle fabbriche dei paesi di nuova industrializzazione, mentre i salari dei
lavoratori del “centro” ristagnano o diminuiscono.
•
[
Global Wage Report 2013
• 1] Negli ultimi anni, scriveva l’International Labour Organization nel suo
Global Wage Report 2013 “[..] la crescita media dei salari reali è rimasta a
livello globale al di sotto dei livelli [tassi?] pre-crisi, segnando dati negativi
per le economie sviluppate, mentre è rimasta significativa nelle economie
emergenti
• .. tra il 1999 e il 2011 la produttività media del lavoro è cresciuta nelle
economie sviluppate più del doppio dei salari reali ..il trend globale ha
prodotto così un cambiamento nella distribuzione del reddito nazionale,
con la quota dei redditi da lavoro in diminuzione e quella del capitale in
crescita
• .. la caduta della quota dei redditi da lavoro è da attribuire al progresso
tecnologico, alla globalizzazione del commercio, all’espansione dei mercati
finanziari e alla diminuzione del tasso di sindacalizzazione che hanno eroso
il potere contrattuale dei lavoratori”.
Global industrial workforce
Una lenta convergenza
• Per quanto riguarda la tendenza alla convergenza,
“un confronto tra i salari del settore manifatturiero di
un insieme di paesi effettuato dall’US Bureau of
Labor Statistics trova che i salari medi sono ancora
sensibilmente più bassi nei paesi “emergenti e in via
di sviluppo” rispetto a quelli prevalenti nelle
economie sviluppate, ma questo gap si va
lentamente riducendo”[1]
•
[1] Us Bureau of Labour Statistics, 2012
Differenza nazionale dei salari e tendenza generale
relativa all’accumulazione
• Il costo orario del lavoro nell’UE varia da 4 a
40 euro
• Secondo uno studio condotto da Confindustria
Balcani nel 2012, il salario medio mensile in Romania
è di 350 euro, un po’ più alto di quello albanese, 250
euro.
• Il salario medio corrisposto ai lavoratori dell’Europa
dell’est è di poco superiore ai 400 euro, circa tre
volte meno del salario medio italiano.
• Tassi di variazione e livelli: convergenza o divergenza?
Normalized annual Wage growth (China and
Usa)
La Cina, gli Usa e la “media”
• Nel caso dei due paesi più significativi, il salario medio negli
Stati uniti, misurato in PPP$, è ad oggi più del triplo di quello
prevalente in Cina, anche se tale differenza appare –
lentamente – decrescente nel tempo.
• Tra il 2000 e il 2012 in termini reali i salari medi sono
cresciuti a livello mondiale, ma più nei paesi emergenti e in
via di sviluppo che non nelle economie già sviluppate.
• Il salario medio nelle economie sviluppate oscilla nel 2013
attorno ai 3.000 dollari statunitensi (PPP) a confronto con un
livello nei paesi emergenti e in via di sviluppo pari a circa
1.000.
• Il salario medio mondiale è all’incirca pari a 1.600 US$ (PPP).
La media
• Non ha senso quando la distribuzione non
è normale
• Variabili fisiche e variabili economiche
• La varianza e le code della distribuzione
Fig.1 Annual average economic growth, 1995–2013
(GDP in constant prices)
10,0
8,0
Real GDP growth (%)
6,0
4,0
2,0
0,0
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013
-2,0
-4,0
World
Advanced economies
Emerging market and developing economies
Fig.2 Annual average global real wage growth, 2006–13
Global
Global (without China)
3,5
3,1
3,0
2,8
2,5
2,4
2,2
2,2
2,1
Growth (%)
2,0
2,0
1,6
1,4
1,5
1,3
1,2
1,1
1,0
1,0
0,7
0,5
0,5
0,1
0,0
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
Fig.3
Annual average real wage growth in the G20, 2006–13
G20 - developed
G20 - emerging
G20
10,0
9,2
8,3
8,0
6,7
6,5
5,9
6,0
5,9
Growth (%)
4,8
4,0
4,0
3,0
2,6
2,4
2,0
2,4
2,2
1,6
1,2
0,8
0,7
1,2
0,9
0,6
0,3
0,3
0,0
2006
2007
2008
-0,8
-2,0
2009
2010
2011
-0,4
2012
2013
Fig.4 Annual average real wage growth in developed economies,
2006–13
1,2
1,0
0,9
0,8
0,8
Growth (%)
0,6
0,4
0,2
0,1
0,0
2006
2007
2008
2009
2010
2011
-0,3
-0,4
-0,5
-0,8
2012
2013
Fig. 5 Average real wage index for developed G20 countries,
2007–13
110
Australia; 108,9
106
Index (base year=2007)
Canada; 105,0
Germany; 102,7
France, 102.3
102
United States; 101,4
Japan; 98,7
98
Italy; 94,3
94
United Kingdom; 92,9
90
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
Fig.6 Average real wage index for selected European countries
most affected by the crisis, 2007–13
110
Portugal; 103,4
Index (base year=2007)
100
Ireland; 98,1
Spain; 96,8
90
80
Greece; 75,8
70
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
Fig. 7 Trends in growth in average wages and labour productivity
in developed economies (index), 1999–2013
118
Labour productivity index
Index (base year =1999)
115
112
109
Real wage index
106
103
100
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
Fig. 8 Labour productivity, real wages, and estimated real compensation per employee
in developed economies (indices), 1999–2013
118
Labour productivity index
Index (base year =1999)
115
Real compensation - GDP
deflator
112
Real wage index - GDP
deflator
109
Real compensation - CPI
106
Real wage index - CPI
103
100
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
Fig. 9 Adjusted labour income share in developed G20 countries,
1991–2013
68
Adjusted labour income share (%)
64
United Kingdom
60
Japan
France
Germany
56
United States
Canada
Italy
Australia
52
1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013
Fig. 10 Adjusted labour income share in selected European
countries most affected by the crisis, 1991–2013
65
Adjusted labour income share (%)
61
57
Portugal
53
Spain
Ireland
49
Greece
45
1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013
Conclusioni
• Il salario mondiale dipende dall’andamento
dell’accumulazione e, in particolare, dalla localizzazione
spaziale delle imprese e dei lavoratori, dal tasso di
disoccupazione (non strutturale), dal grado di combattività e
unità dei lavoratori, dal contesto giuridico - istituzionale, dal
livello generale dei prezzi.
• La sua denominazione valutaria è implicita nella
localizzazione spaziale.
• Nelle prime fasi dell’accumulazione occupazione e salari
crescono, ma non oltre una soglia che metterebbe in pericolo
la profittabilità del capitale; a quel punto la riorganizzazione
del sistema espande l’industrializzazione facendo crescere
occupazione e salari nelle aree del pianeta prima periferiche.
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Scheda Insegnamento - Università degli Studi di Teramo