Associazione Culturale Amici del Caffè Gambrinus
Mercoledì , 23 febbraio 2011
Centro Servizi Volontariato, Galleria Fenice, 2 - Trieste
Caffè Storici e Risorgimento
Giovanni Esposito
Presidente Associazione Culturale Amici del Caffè Gambrinus
Caffè Florian - Venezia
il Caffè Florian, in piazza S. Marco, è il più antico
caffè italiano.
Inaugurato nel 1720 da Floriano Francesconi con il
nome di Alla Venezia Trionfante, venne chiamato
dagli avventori Florian.
Caffè Florian - Venezia
Carlo Goldoni era un assiduo frequentatore del locale.
Ne ha descritto i personaggi nella sua commedia la Bottega del
Caffè.
Caffè Florian - Venezia
Il Florian era un crocevia di notizie e pettegolezzi.
Gaspare Gozzi lo scelse per la vendita della sua Gazzetta
Veneta, uno dei primi giornali italiani.
Caffè Florian - Venezia
Il Florian era l'unico locale del tempo che consentiva
l'ingresso alle donne, perciò luogo di caccia per Casanova
Caffè Florian - Venezia
La storia è passata davanti al Florian: lo splendore e la caduta
della Repubblica Serenissima di Venezia; le cospirazioni contro il
dominio austriaco.
Durante i moti del 1848, la cura dei feriti avvenne all'interno delle
sale del locale
Caffè Florian - Venezia
Per le sale del Florian sono passati Silvio Pellico, oltre che Niccolò
Tommaseo e Daniele Manin che ai tavoli del Caffè proclamarono le
proprie idee di indipendenza e libertà.
Caffè Florian - Venezia
Silvio Pellico ha scritto nelle Mie Prigioni: “Fui condotto al palazzo del
Doge, ove ora sono i tribunali. Passai sotto quei cari portici delle
Procuratie ed innanzi al caffè Florian, ove io aveva goduto si belle sere
nell’autunno trascorso. Non mi imbattei in alcuno dei miei conoscenti”.
Caffè Florian - Venezia
Daniele Manin proveniva da una famiglia israelitica.
Alla nascita venne registrato come Daniele Fonseca.
In seguito, la famiglia si convertì al cattolicesimo e assunse il
cognome del padrino di battesimo, Pietro Manin, nipote di Ludovico
Manin ultimo doge.
Caffè Florian - Venezia
Manin alla proclamazione della Repubblica di San Marco fu eletto
Presidente.
Costretto all'esilio, col ritorno degli austriaci il 24 maggio del 1848,
visse a Parigi dando lezioni di lingua italiana conservando l'amore per
la patria.
Caffè Florian - Venezia
La salma di Manin rientrò a Venezia nel 1868, al termine della Terza
guerra d’indipendenza.
Il figlio Giorgio sarà anch'egli patriota: uno dei Mille di Garibaldi, fu
ferito a Calatafimi .
Caffè Renzelli - Cosenza
Il Caffè Renzelli, aperto nel 1801, è uno dei Caffè storici del
Mezzogiorno. Fu aperto da un napoletano, Raffaele Ferrari, che portò a
Cosenza la tradizione dolciaria napoletana.
Caffè Renzelli - Cosenza
Attilio Bandiera
Emilio Bandiera
Il Caffè Renzelli ha visto passare tra i suoi tavoli i fratelli
Bandiera.
I veneziani Attilio Bandiera ed Emilio Bandiera disertarono dalla
Marina austriaca per aderire alle idee mazziniane.
Tentarono una sollevazione popolare nel Sud Italia.
Caffè Renzelli - Cosenza
Nel marzo 1844 a Cosenza scoppiò un moto represso con la
condanna di sei rivoltosi.
I fratelli Bandiera, anche dopo la fine della ribellione, vollero
proseguire per la Sila insieme al corso Boccheciampe che in seguito
li denunciò. Vennero fucilati con altri sette rivoltosi.
Le salme dei due fratelli, seppelliti a Cosenza, rientrarono a Venezia
nel 1867, un anno dopo la liberazione di Venezia, al termine della
Terza guerra d’indipendenza. Sono sepolti nella Basilica dei Santi
Giovanni e Paolo.
Caffè Greco - Roma
Il Caffè Greco, in Via Condotti è il più antico di Roma.
In Italia solo il Florian di Venezia lo precede nel tempo.
Il nome del locale deriva dall’origine greca del primo
proprietario, Nicola della Maddalena, che lo fondò nel 1760.
Caffè Greco - Roma
La caffetteria è stata frequentata da importanti personalità nel
corso degli anni come Luigi Pecci divenuto Papa Leone XIII.
Caffè Greco - Roma
Tra i cimeli conservati nel Caffè Greco c’è una lettera anonima
del 1910, scritta dal nipote di papa Leone XIII, nella quale vi è
scritto che il pontefice, da giovane, era stato un assiduo
frequentatore del locale.
Caffè Greco - Roma
E’ nata, così, la leggenda secondo la quale se un cardinale si fosse
seduto ad un tavolo del Caffè Greco sarebbe diventato Papa.
La lettera recita : “Quando ero studente tutti i denari che mi mandava
mio padre e le regalie che mi dava il Collegio germanico, essendo ivi
ripetitore, mi servivano a comprar libri e a pagare un buon caffè nel
caffè Greco di via Condotti.
Caffè Greco - Roma
Leone XIII, successore di Papa Pio IX, è stato il primo Pontefice senza il
potere temporale.
Scrisse molte encicliche con lo scopo di superare l'isolamento dello Sato
Pontificio dopo la perdita del potere temporale avvenuta con l'unità
d'Italia.
Con l’enciclica Rerum Novarum realizzò una svolta nella Chiesa cattolica.
In questo senso fu chiamato "Papa dei lavoratori" e "Papa sociale“.
Caffè Greco - Roma
Fu il primo pontefice ad essere ripreso da una cinepresa.
Pochi mesi prima di morire, l'ultranovantenne pontefice incise su un
disco alcune preghiere e impartì l'apostolica benedizione.
Grazie all'invenzione del fonografo la parola del papa arrivò ai cattolici
di ogni parte del mondo.
Caffè Greco - Roma
Pio IX fu incoronato nel 1846.
L’Europa liberale applaudì alla sua elezione. Fece grandi riforme nello
Stato Pontificio: la Consulta di Stato, la libertà di stampa, la libertà
agli ebrei.
Promosse una Lega doganale tra gli Stati italiani preunitari, che
rappresentò il più importante tentativo politico-diplomatico dell'epoca
volto a realizzare l'unità d'Italia per vie federali.
Caffè Greco - Roma
Pio IX nel 1848, epoca della Prima Guerra d’indipendenza, si pronunciò
contro la guerra all’impero austro ungarico.
Riteneva che come capo della Chiesa universale ed allo stesso tempo
capo di uno stato italiano, non poteva mettersi in guerra contro un
regno legittimo oltre che cattolico.
Durante la Repubblica Romana (1848 – 1849), diretta dal triunvirato
Mazzini, Saffi e Armellini, che ebbe un’avanzatissima costituzione, il
Papa si esiliò a Gaeta, in attesa che le potenze straniere gli
restituissero il potere temporale
Caffè Greco - Roma
Per riportare al potere il Papa, Napoleone III inviò un corpo di
spedizione di 7000 soldati nel 1849.
I francesi, sconfitti in un primo momento da Garibaldi, riuscirono a
conquistare Roma.
Il Papa fece ritorno a Roma nel 1850 ed abrogò la Costituzione
concessa nel periodo della Repubblica Romana nel marzo di due anni
prima.
Caffè Greco - Roma
Nel 1870, alla caduta di Napoleone III, i bersaglieri entrarono a Roma
attraverso la breccia di Porta Pia, ponendo fine alla sovranità temporale dei
“Papi re”.
Con l’annessione all’Italia dello Stato Pontificio, Il Papa si ritirò nel Vaticano
rifiutando di riconoscere il nuovo Stato dichiarandosi prigioniero politico.
Pio IX nel 1874 promulgò il famoso non expedit ove si sconsigliava la
partecipazione di ecclesiastici e cattolici alla vita politica del neo stato
italiano.
La così detta Questione Romana durò fino ai Patti lateranensi del 1929.
Caffè Cova - Milano
Il Caffè Cova nel 1817 Fu fondata da Antonio Cova, un soldato di
Napoleone.
Qui si radunarono i protagonista delle Cinque Giornate di Milano quando,
tra il 18 e il 22 marzo 1848, Milano insorse e si liberò dal dominio
austriaco.
L’episodio accese la Prima Guerra d’indipendenza.
Caffè Abrate - Torino
Ai tempi dei Savoia, il Caffè Abrate era fornitore ufficiale delle
colazioni per i Principi che si formavano alla "Scuola Regia di
Cavalleria“.
Nei suoi locali è passato, tra gli altri, La Marmora.
Caffè Abrate - Torino
Alfonso La Marmora nel 1849, dopo la sconfitta di Novara nella Prime
Guerra d’indipendenza, fu inviato a Genova insorta contro la monarchia
sabauda rivendicando l'indipendenza ligure. La Marmora sedò la
ribellione al prezzo di una feroce repressione.
Nel 1861 venne nominato prefetto di Napoli e comandante della città,
sostituendo Enrico Cialdini nella repressione del brigantaggio.
Nel settembre 1864 Il Re lo nominò capo del governo.
Nel corso del suo governo egli trasferì la capitale a Firenze in tempo
record nel 1865
Caffè Paszkowski - Firenze
Il Caffè Paszkowski di Firenze (si legge “Pascovschi”) è
soprannominato “pazzoschi” dai fiorentini che ritenevano bizzarri i
frequentatori.
Firenze fu capitale d’Italia dal 1865 al 1871, col trasferimento da
Torino dopo la riunificazione del 1861.
Caffè Paszkowski - Firenze
In piazza Vittoria, tra i tavolini del Caffè Paszkowski nacquero i
movimenti interventisti con acceso dibattito politico.
Pochi giorni dopo il 2 Giugno ’46, rimossa la statua di Vittorio
Emanuele II, la piazza prese il nome di “della Repubblica”.
Caffè Fiorio - Torino
Si racconta che nel 1821 tre frequentatori del Caffè Fiorio
tentarono di convincere un inserviente a mescolare un potente
veleno alla medicina usata in quei giorni dal principe Carlo Alberto.
Caffè Fiorio - Torino
Il Caffè Fiorio, per quell’episodio, era al centro dell’interesse di
Carlo Alberto convinto che quello che si pensava al Fiorio per lui
avrebbe potuto essere questione di vita o di morte: “Che cosa si
dice al Fiorio?” chiedeva ai suoi consiglieri che gli davano ogni
mattino le relazioni degli affari di Stato.
Caffè Fiorio - Torino
Carlo Alberto Amedeo di Savoia, Re di Sardegna dal 1831 al
1849, ha legato il suo nome alla promulgazione dello Statuto
del 4 marzo 1848 noto come lo Statuto albertino.
Lo Statuto rimase in vigore fino all'emanazione
Costituzione Repubblica del 1948, legge fondamentale
stato italiano.
della
dello
Caffè Fiorio - Torino
Il tricolore fu adottato come vessillo dalle truppe di Carlo Alberto
durante la Prima guerra d’indipendenza.
Il Re decise di utilizzare l'antico vessillo della Repubblica Cispadana,
aggiungendo al centro lo stemma di casa Savoia bordato d'azzurro.
Il vessillo divenne bandiera nazionale al compimento dell'unità nel
1861.
Salvo l'eliminazione dello scudo sabaudo, resta tuttora la bandiera
Italiana.
Caffè Fiorio - Torino
Gli ultimi anni del Regno di Carlo Alberto sono legati allo sfortunato
esito della Prima guerra d’indipendenza del 1848-1849 contro gli
austriaci.
Tra i vari motivi, che portarono alla guerra vi era il progetto di
costruzione della ferrovie Torino – Genova. Ciò causò attriti con
l'Austria in quanto quest'ultima vedeva minacciata Trieste come
porto privilegiato per le merci dirette in Germania.
Caffè Fiorio - Torino
Carlo Alberto, dopo vari tentennamenti, fu chiamato per questo Re
Tentenna, decise di soccorrere i milanesi insorti durante le Cinque
giornate di Milano (dal 18 al 22 marzo del 1848).
Il suo esercito, affiancato da volontari giunti da tutta la penisola (erano
arrivati da Firenze, Roma e Napoli (i napoletani erano circa 12.000 al
comando di Guglielmo Pepe), passò il Ticino per liberare il Lombardo
Veneto dal dominio tedesco.
Giunto a Milano il 12 aprile proclamò un plebiscito per l'annessione della
Lombardia al Regno di Sardegna.
Caffè Fiorio - Torino
Pio IX, sfavorevole alla guerra contro l’Austria, ritirò il suo
appoggio.
I reparti non più sostenuti dai volontari furono travolti dell'esercito
austriaco .
La popolare marcia di Radetzky fu composta dal compositore
viennese Johann Strauss padre, per celebrare la vittoria austriaca a
Custoza sull'esercito piemontese.
Caffè Fiorio - Torino
Un anno più tardi Carlo Alberto riprese le ostilità con esito
disastroso.
L'esercito di Radetzky sconfisse definitivamente quello piemontese
a Novara il 23 marzo 1849.
Le condizioni poste furono durissime: Carlo Alberto abdicò in
favore del figlio Vittorio Emanuele II e lasciò l'Italia verso l'esilio di
Oporto in Portogallo.
Anche un altro Savoia, il "re di maggio" Umberto II, dopo il
referendum con la proclamazione dell’Italia in Repubblica, scelse
l’esilio in Portogallo a Cascais
Caffè Fiorio - Torino
Sotto il regno di Carlo Alberto, nel 1831, fu scritta la Marcia Reale,
inno del Regno d'Italia fino alla proclamazione della Repubblica.
Caffè Fiorio - Torino
Anche Camillo Benso si rifocillava al Caffè Fiorio.
Successivamente lo abbandonò perché lo giudicava troppo
rumoroso per giocare a scacchi.
Confetteria pasticceria Stratta - Torino
Torino è ricca di caffè storici. Visitare questi luoghi significa conoscere
un Cavour “privato”. Sono locali in cui era solito mangiare, incontrare
amici, chiacchierare, bere un caffè o una cioccolata calda.
Cavour si recava a pranzo al Ristorante del Cambio, era cliente abituale
del caffè Stratta , del Fiorio e del Al Bicerin, in cui si trova ancora il
tavolo in cui Cavour era solito sedersi.
Questi Caffè consentono un affascinante salto indietro nel tempo che
permette di sentire più vicino e umano uno dei più importanti
personaggi del Risorgimento.
Confetteria pasticceria Stratta - Torino
Alla Caffetteria Stratta si conservano ancora fatture intestate al conte
di Cavour e da lui vistate per forniture in occasione di ricevimenti al
Ministero degli Esteri.
Caffè del Cambio Torino
La versione più accreditata sull’origine del nome
Cambio vuole che l’antico caffè fosse una stazione di
posta in cui si offriva ristoro ai viaggiatori durante la
sosta di cambio dei cavalli delle diligenze.
Caffè del Cambio - Torino
Il Caffè del Cambio è stato frequentato da statisti e ministri del
Risorgimento.
Dal 1852 al 1861 Camillo Benso conte di Cavour, presidente del
consiglio del Regno sabaudo, vi pranzava ed è rimasto immortalato in
un'allegoria insieme a Costantino Nigra.
Caffè San Carlo - Torino
Inaugurato nel 1842, il Caffè San Carlo non è un semplice caffè ma
un pezzo di storia.
Vi sostavano D’Azeglio, Cavour, La Marmora, Rattazzi, Giolitti.
Qui Crispi convinse la Sinistra a intervenire in Africa.
Fu il primo locale in Europa dotato di illuminazione a gas per la
valorizzazione gli interni.
Caffè San Carlo - Torino
Crispi, il 5 maggio del 1860, organizzò insieme a Garibaldi la Spedizione dei
Mille. ,
A Malta sposò Rosalia Montmasson, l'unica donna che partecipò
direttamente alla spedizione dei Mille. I due vissero insieme per oltre
venticinque anni, ma poi il loro rapporto si guastò.
Caffè San Carlo - Torino
Crispi nel 1867 (Battaglia di Mentana) impedì l'invasione dello Stato
Pontificio ad opera dei Garibaldini, ma lo salvò scortandolo fuori
dello Stato Pontificio prima che i francesi potessero catturarlo
Caffè Pedrocchi - Padova
Il Caffè Pedrocchi, aperto nel 1831, è un caffè storico di fama
internazionale.
L’idea nazionale già appariva sulle gazzette cittadine. Il foglio “il Caffè
Pedrocchi” iniziò le pubblicazioni il 4 gennaio 1846: fu chiuso per la
pubblicazione di una lirica risorgimentale.
Sul quelle pagine vi scrisse anche Niccolò Tommaseo.
Caffè Pedrocchi - Padova
Il Caffè Pedrocchi, al piano terra, è suddiviso in tre sale principali: la Sala
Bianca, la Sala Rossa e la Sala Verde, così chiamate dal colore delle
tappezzerie realizzate dopo l'Unità d'Italia nel 1866.
La Sala Rossa è quella centrale; la Sala Verde era per tradizione destinata
a chi voleva leggere i quotidiani senza obbligo di consumazione. Era il
ritrovo preferito degli studenti squattrinati. A Padova si fa risalire a
questa consuetudine il modo di dire essere al verde.
La Sala Bianca conserva in una parete il foro di un proiettile sparato nel
1848 dalle truppe austriache.
Caffè Pedrocchi - Padova
Il Caffè è noto come "il caffè senza porte" perché fino al 1916 era
aperto giorno e notte. Il porticato era una sorta di "passaggio"
collegato alla città.
Chiunque poteva sedere ai tavoli senza ordinare e trattenersi a
leggere libri e giornali messi a disposizione dal locale.
Alle donne erano offerti in dono fiori e, in caso di pioggia
improvvisa, ai clienti veniva prestato un ombrello.
Caffè Pedrocchi - Padova
Nei suoi locali si diede il via ad alcuni moti del Risorgimento.
Nel 1848 fu ferito al suo interno uno studente universitario.
I moti risorgimentali sono ancora oggi ricordati nell'inno ufficiale
universitario Di canti di gioia.
Caffè Pedrocchi - Padova
Di canti di gioia
G. Gizzi, G. Melilli
Di canti di gioia,
di canti d'amore
risuoni la vita,
mai spenta nel core,
Ribelli ai tiranni,
di sangue bagnammo
le zolle d'Italia;
fra l'armi sposammo
non cada per essi la nostra virtù
non cada per essi la nostra virtù.
in sacro connubio la Patria al saper
in sacro connubio la Patria al saper.
Dai lacci sciogliemmo
l'avvinto pensiero
ch'or libero spazi
nei campi del vero;
La Patria faremo
coi petti, coi carmi
superbia nell'arti,
temuta nell'armi,
e sparsa la luce sui popoli fu
e sparsa la luce sui popoli fu.
regina dell'opre del divo pensier
regina dell'opre del divo pensier
Caffè Tommaseo - Trieste
Il Caffè Tommaseo è il più antico Caffè di Trieste. Non si conosce
la data esatta delle origini.
Nel 1830 lo riaprì il padovano Tomaso Marcato che gli diede il
proprio nome, Caffè Tomaso.
Nel 1848 il Tomaso lo tramutò in Tommaseo per onorare lo
scrittore e patriota dalmata, che ancor oggi viene ricordato da una
serie di cimeli custoditi in una vetrinetta posta al centro del locale.
Caffè Tommaseo - Trieste
A testimoniare il legame fra il Caffè e i moti risorgimentali c'è una
lapide fatta apporre dall'Istituto nazionale per la storia del
Risorgimento, ove si legge: "Da questo Caffè Tommaseo, nel 1848,
centro del movimento nazionale, si diffuse la fiamma degli entusiasmi
per la libertà italiana”
Caffè Tommaseo - Trieste
Dopo l'uccisione di Guglielmo Oberdan che segnò il trionfo
della reazione austriaca, il locale riprese il nome originario
Caffè Tomaso che mantenne fino al 1918.
Con Trieste italiana il Caffè si chiamò nuovamente Tommaseo.
Caffè San Marco - Trieste
Il 3 gennaio 1914 venne inaugurato il Caffè San Marco con licenza
concessa a Marco Lovrinovich, originario di Parenzo.
Il locale ospitava giovani irredentisti e funzionava come laboratorio
di produzione di passaporti falsi per permettere la fuga in Italia di
patrioti antiaustriaci.
Caffè San Marco - Trieste
Le decorazioni sui soffitti e sulle pareti del Caffè San Marco sono
attribuite a vari artisti trai i quali il pittore secessionista Vito
Timmel, assiduo frequentatore del caffè.
Queste decorazioni riprendono nudi maschili (metafore dei fiumi
friulani, giuliani, istriani e dalmati), foglie di caffè e fiori.
Vi sono ancora i tavolini di marmo con sostegno in ghisa a testa di
leone simbolo di Venezia, prova, secondo gli austriaci, della
presenza nel locale di avventori irredentisti italiani.
Caffè San Marco - Trieste
Il 23 maggio 1915, un gruppo di soldati dell'esercito austroungarico penetrò
all'interno del Caffè San Marco, lo devastò e ne decretò la chiusura
permanente.
Il proprietario fu incarcerato in Austria perché accusato di essersi causato
volontariamente un’invalidità per non servire l'esercito austro-ungarico.
Caffè Gambrinus - Napoli
Il Caffè Gambrinus di Napoli apre i suoi battenti nel 1860, nei mesi
in cui i fermenti risorgimentali stavano dando vita all'unità
nazionale.
Era l'anno in cui Garibaldi entrò a Napoli. Il popolo napoletano,
quando vuole recriminare contro il potere centrale, impreca ancora:
“Mannaggia Garibaldi”.
Caffè Gambrinus - Napoli
L'imprenditore
Vincenzo
Apuzzo
aprì
il
locale
denominandolo Gran Caffè, anche se i napoletani lo
chiamarono sempre Caffè dalle Sette Porte.
Il Caffè si mise subito in competizione col vicino Caffè
d’Europa di Mariano Vacca, situato all’inizio di via Chiaia.
Caffè Gambrinus - Napoli
Nella competizione Vincenzo Apuzzo fu costretto a chiudere i
battenti per l’eccessivo sfarzo.
Nell’aprile del 1890 Mariano Vacca prese in fitto le sale del
vecchio Gran Caffè ed affidò il compito di ripristinare i locali
ad Antonio Curri, lo stesso architetto della vicina Galleria
Umberto.
Curri eseguì il restauro in un eccellente Liberty napoletano
che ancora oggi si può ammirare.
Caffè Gambrinus - Napoli
Il nuovo proprietario all'insegna del Gran Caffè aggiunse
Gambrinus, il nome del fantomatico re germanico Gambrinus,
inventore della birra.
L’impronta mitteleuropea si coniugò con il profilo del caffè
letterario italiano.
Caffè Gambrinus - Napoli
ll Caffè Gambrinus, per fama e per fasto, attirò le simpatie dei reali
di Savoia.
I suoi locali divennero presto luogo di cultura della Napoli liberale
ed anticonformista, fu terreno fertile di un processo evolutivo
inarrestabile.
A pochi passi dal Gambrinus vi è la Pizzeria Brandi ove fu creata la
”pizza margherita”, in onore della Regina Margherita, con i colori
della bandiera italiana: Il rosso del pomodoro, il verde del basilico, il
bianco della mozzarella.
Caffè Gambrinus - Napoli
Era l'epoca bona 'e l'abbundanza
sott' 'o Burbone... Che dicite?... No?...
E ve ngannate l'anema! Ogne panza,
senza 'a vacantaria che nce sta mo!
O piso jeva justo, cu 'a valanza!
Parola mia!... Crediteme, signò,
pa si nun fosse stato 'o tradimente
io nun starria ccà dinto a fa' 'o pezzente...
Frequentatore del Gambrinus fu Ferdinando Russo, poeta e
giornalista napoletano. Non andò mai d'accordo con Salvatore Di
Giacomo del quale fu anzi rivale.
Fu criticato sovente da Benedetto Croce, ma ammirato da Giosuè
Carducci che volle incontrarlo nel 1891 a Napoli.
Scrisse il poemetto O surdate ‘e Gaeta, in cui si fa l’elegia di
Francesco II, ultimo re borbonico, e di sua moglie
Caffè Gambrinus - Napoli
In occasione dei suoi 150 anni il Gambrinus, per una mattinata, ha
riportato in auge la tradizione del caffè sospeso.
Questa consuetudine nacque con l'invenzione della macchina
espresso per il caffè.
Il caffè al banco costava pochi centesimi. Spesso non veniva ritirato
il resto, così rimaneva una tazzina già pagata che il barista offriva in
nome della generosità del cliente precedente.
Caffè Gambrinus - Napoli
Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, con la moglie
Franca entrò al Gambrinus il 01/01/2002, giorno in cui l’Italia passò
dalla lira all'euro.
I proprietari volevano offrire il caffè, ma il presidente rispose
sorridendo: “Lasciatemi spendere i miei primi euro; questo gesto
passerà alla storia”.
A 140 anni dalla sua costituzione l'Italia aveva l'euro come gli altri
paesi europei.
Quest’anno ricordiamo i 150 anni dell'Unità d'Italia.
Aspettiamo di raccontare l'Unità dell'Europa.
Scarica

Presentazione evento - Associazione culturale "Amici del Caffè