Cos’è la sociologia?
La sociologia è la scienza che si occupa dei gruppi
sociali: delle loro forme interne o modi di
organizzazione, dei processi che tendono a mantenere o
mutare queste forme di organizzazione e delle relazioni
tra i gruppi.
Per fare questo la sociologia dispone di concetti precisi
e di termini tecnici accuratamente definiti.
questi costituiscono proposizioni sistematiche
concernenti l’interazione tra individui e gruppi sociali.
Anche altre discipline studiano i gruppi umani, ma ciò
non implica conflitto: si tratta di modi diversi di guardare
lo stesso fenomeno
Società
Nel linguaggio comune società può indicare:
• una associazione di individui che hanno uno
scopo comune
• un gruppo sociale che gode di particolare
prestigio ( la "buona società", l' "alta società")
• la compagnia di altre persone
• per la sociologia società significa: un insieme
di rapporti umani o, più specificamente, un
SISTEMA DI INTERAZIONI
LE INTERAZIONI
La definizione migliore è data da Max Weber:
• “si ha una situazione sociale quando gli esseri
umani orientano il proprio comportamento al
comportamento degli altri."
• Come orientiamo il nostro comportamento a
quello degli altri?
• Gli altri hanno delle aspettative di comportamento
nei nostri confronti: se questi altri sono per noi
importanti - da qualunque punto di vista - faremo
in modo di comportarci secondo queste
aspettative. Noi stessi abbiamo delle aspettative
nei confronti degli altri e ci aspettiamo che gli altri
soddisfino queste aspettative.
LE ROUTINES
• Queste aspettative possono essere le più banali:
• ci aspettiamo che quando andiamo a fare colazione al bar il barista ci dia il
cappuccino e la brioche (in Italia) e il barista si aspetta che noi paghiamo la
nostra colazione.
• Se dobbiamo partire per Londra ci aspettiamo che ci sia un volo che ci
trasporti, e siamo ragionevolmente tranquilli di arrivare sani e salvi alla fine
del viaggio (sappiamo che volare è molto più sicuro che viaggiare con altri
mezzi di trasporto)
• Se abbiamo un appuntamento con una persona con cui vi è un rapporto di
reciproca attrazione è molto probabile che dedichiamo un certo tempo e una
certa attenzione nel renderci il più attraenti possibili e siamo
ragionevolmente sicuri che l'altra persona farà altrettanto.
• se facciamo lo sforzo di alzarsi la mattina, lavarci, prendere un autobus, un
treno, una macchina per venire a lezione ci aspettiamo di trovare un
professore che fa questo lavoro e non l'elettricista che sistema le luci
dell'aula
LA PREVEDIBILITA' DELLA VITA SOCIALE
• E' in base a queste aspettative che noi viviamo
la nostra vita sociale.
• Le
conoscenze
in
nostro
possesso
provengono dalla nostra stessa esperienza del
mondo.
• Abbiamo sviluppato abitudini, fin dalla prima
infanzia. Su queste facciamo previsioni circa il
probabile comportamento altrui o gli altri fanno
previsioni
circa
il
probabile
nostro
comportamento
I LIMITI DELLE NOSTRE CONOSCENZE
A
• La nostra conoscenza delle interazioni e del mondo sociale fa
capo alla nostra esperienza - diretta o indiretta- di un pezzo di
mondo o di spazio sociale in cui ci sentiamo a nostro agio, a
casa nostra.
• B
• Occupiamo una posizione specifica nello spazio sociale e le
nostre previsioni e congetture sono legate e influenzate dalla
posizione nella quale ci troviamo.
• C
• La nostra esperienza, le fonti del nostro sapere sono coniugate
al presente mentre i gruppi umani in cui ci troviamo a vivere
hanno una storia
• D
• Anche le nostre spiegazioni circa il comportamento altrui
risentono: a ) della limitatezza della nostra esperienza; b) del
fatto che occupiamo uno specifico spazio sociale
Ruolo della sociologia
• LA SOCIOLOGIA NON E' ALTRO CHE IL TENTATIVO DI
SUPERARE
LA
LIMITATEZZA
DELLA
NOSTRA
CONOSCENZA DEL MONDO SOCIALE, PERCHE':
• IL SOCIOLOGO CERCA UN PUNTO DI OSSERVAZIONE
CHE GLI PERMETTA DI SUPERARE IL MODO DI VEDERE
LA REALTA' SOCIALE DALLA PARTICOLARE POSIZIONE
CHE EGLI OCCUPA NELLO SPAZIO SOCIALE
• IL SOCIOLOGO CERCA DI COLLEGARE IL PRESENTE AL
PASSATO, TROVANDO NEL PASSATO ELEMENTI CHE SI
COLLEGANO AL PRESENTE, CERCANDO NEL PRESENTE
ELEMENTI CHE CI COLLEGANO AL PASSATO.
Origini della disciplina
• L’esigenza di una disciplina che studia la società si
manifesta intorno alla metà del XIX sec.
• Questo periodo registra “tre rivoluzioni” che hanno
condizionato la società moderna:
• Rivoluzione scientifica
• Rivoluzione industriale
• La rivoluzione francese
• Fondatori della disciplina: H.Spencer; E. Durkheim; F.
Tonnies; M. Weber; K. Marx; G. Simmel; V. Pareto
Rivoluzione scientifica
Rivoluzione scientifica
A partire dal XVII secolo si assiste:
 allo spettacolare sviluppo delle scienze della natura
 all’applicazione del metodo sperimentale, fondato
sull’osservazione dei “fatti”, ad ambiti di indagine sempre più vasti
a un insieme di scoperte, che gettano nuova luce sui “segreti”
della natura.
Verso la fine del XVIII secolo incomincia a diffondersi la fiducia
nella possibilità di estendere allo studio dell’uomo, della società e
della cultura, gli stessi principi del metodo scientifico.
Rivoluzione industriale
In Inghilterra, verso la fine del XVIII secolo,
prende avvio una trasformazione radicale dei
processi produttivi che comporta profonde
innovazioni a livello sociale, economico e
tecnologico e che ridefinisce la società.
La sociologia nasce come necessità di
comprendere quelle profonde e ambivalenti
trasformazioni, che delineavano quella che sarà
la società moderna.
La rivoluzione francese
In Francia, verso la fine del XVIII secolo, si
assiste simbolicamente alla fine di un’epoca e di
un ordinamento politico fondato sul principio
dinastico e il potere assoluto.
Lo scettro passa dalle mani del re a quelle del
popolo e si affermano i valori di uguaglianza e
libertà.
Alcuni temi
Vi sono alcuni temi “forti” che attraversano la storia
della disciplina e restano tuttora al centro della
riflessione sociologica.
Su tali temi si sono costruite formulazioni diverse, che si
sono poi consolidate in veri e propri paradigmi, tra i
quali:
- paradigma dell’ordine
- paradigma del conflitto
- paradigma della struttura
- paradigma dell’azione
Paradigmi scientifici
• Secondo T. Kuhn il paradigma scientifico è costituito
dagli assunti di base di natura teorica e metodologica
• In sociologia sono stati individuati 4 paradigmi
fondamentali:
Il paradigma dell’ordine;
Il paradigma del conflitto;
Il paradigma della struttura;
Il paradigma dell’azione
Nelle scienze sociali i paradigmi sono di norma usati in maniera
combinata tra loro; ciò è vero soprattutto per la sociologia in cui
il dibattito all’interno della disciplina è molto attivo.
I paradigmi in sociologia
• Considereremo in particolare due paradigmi:
• strutturalista (concezione olistica -Durkheim);
• dell’azione (individualismo metodologico - Weber);
 Entrambi sintetizzano le risposte teoriche e
metodologiche date dalla sociologia alle
domande sul perché gli individui stanno insieme,
ma anche alla spiegazione dei comportamenti individuali
 Esiste una contrapposizione tra individuo/struttura
I due paradigmi adottano l’uno o l’altro come punto di partenza;
in realtà però non esistono forme pure, ma spiegazioni della
realtà in cui le due dimensioni sono connesse.
Il paradigma della struttura
• PER SPIEGARE I COMPORTAMENTI UMANI BISOGNA
PARTIRE DALLA SOCIETA‘
• Nasciamo in un mondo che esisteva già prima di noi ,
cresciamo in un ambiente e in una famiglia dai quali
assorbiamo credenze, valori, visioni del mondo, modi di
pensare e di abitudini, frequentiamo le scuole che sono
possibili nella nostra condizione, avremo un lavoro dove ci
chiedono specifiche prestazioni lavorative, costruiremo una
famiglia secondo le regole che valgono nel pezzo di mondo da
noi abitato, svilupperemo preferenze, stili di vita, idee politiche
e religiose che sono molto influenzate da queste esperienze di
vita. L'intera nostra esistenza seguirà delle linee prevedibili non
potendo che seguire strade già tracciate.
• QUESTE STRADE CHE SIAMO PIU’ O MENO OBBLIGATI A
SEGUIRE E' QUEL CHE IN SOCIOLOGIA SI CHIAMA
STRUTTURA SOCIALE.
• Non si tratta però di determinismo sociale
Il suicidio di E. Durkheim (1897)
• Esempio di schema di ricerca condotto con
paradigma causale
• Osservazione empirica iniziale: le società
europee presentano tassi di suicidio
relativamente stabili nel tempo e differenti
fra loro (si osservano delle regolarità di
comportamento degli esseri umani)
• Il suicidio può essere considerato un
comportamento fra i più individuali motivato
da ragioni strettamente biografiche.
Quesiti iniziali
• Per quale motivo, dunque, società diverse "producono"
TASSI annuali relativamente stabili di suicidi? Perché in
certi paesi ci si suicida di più e in altri meno? Se il suicidio
fosse un comportamento dettato solo da motivazioni
individuali, queste si distribuirebbero casualmente in ogni
popolazione.
•
CORRENTI SUICIDOGENE
• Per D. il fatto che in una società vi siano "correnti
suicidiogene" specifiche deve necessariamente rimandare
a qualche caratteristica sociale, sovra-individuale.
• Il suicidio di una persona può essere spiegato da
motivazioni individuali, un tasso di suicidi non può essere
spiegato da una somma di motivazioni individuali, le più
eterogenee fra loro.
• E’necessario trovare una "causa" che spieghi i tassi di
suicidio, le loro differenze nello spazio e nel tempo.
Ipotesi
• ALLA BASE DEI DIVERSI TASSI DI SUICIDIO DI SOCIETA'
DIFFERENTI VI E' UNA QUANTITA' MAGGIORE O MINORE
DI SOLIDARIETA' SOCIALE O INTEGRAZIONE SOCIALE:
• Più solidarietà meno suicidi,
• meno solidarietà più suicidi.
• DIMOSTRAZIONE DELL'IPOTESI:
• Tre proposizioni:
• a) I tassi di suicidio variano inversamente al grado di
integrazione nella comunità religiosa.
• b) I tassi di suicidio variano inversamente al grado di
integrazione nella comunità domestica.
• c) I tassi di suicidio variano inversamente al gradi di
integrazione nella comunità politica
LE COMUNITA' RELIGIOSE
• Le comunità religiose presentano gradi diversi di
integrazione sociale. I cattolici, sono molto più
integrati - e controllati - nella comunità religiosa
di quanto non lo siano i protestanti. Questi ultimi,
forti della loro possibilità di interpretare i Libri
sacri senza l'intermediazione del clero, sono più
indipendenti dei cattolici dalle regole comunitarie
• Risulta sistematicamente che nelle regioni a
maggioranza cattolica i tassi di suicidio sono
molto più bassi di quelli delle regioni a
maggioranza protestante.
LA COMUNITA' FAMILIARE
• La comunità familiare presenta gradi di
integrazione molto alti. Le persone sviluppano
obblighi verso i propri familiari e sono da questi
controllati in varie espressioni del loro
comportamento
• Risulta che le persone che hanno numerosi figli si
suicidano meno di coloro che ne hanno pochi.
• Risulta che le persone sposate con figli hanno
tassi di suicidio minori di coloro che non hanno
figli.
• Risulta che le persone sposate hanno tassi di
suicidio minori dei celibi, dei divorziati e dei
vedovi.
LA COMUNITA' POLITICA
• La comunità politica presenta gradi di
integrazione diversi a seconda del momento
storico e delle vita delle istituzioni. Il massimo di
integrazione politica si ha in caso di crisi che
coinvolgono emotivamente i componenti delle
comunità politica. Nei periodi politici "freddi" il
grado di integrazione politica è più basso.
• Risulta sistematicamente che durante le crisi i
tassi di suicidio delle nazioni interessate sono più
bassi che nei periodi di pace.
IL PARADIGMA DELL'AZIONE
(individualismo metodologico)
• PER SPIEGARE I FENOMENI SOCIALI, DI QUALSIASI
NATURA ESSI SIANO, E' SEMPRE NECESSARIO
RICONDURLI
AD
ATTEGGIAMENTI,
CREDENZE,
COMPORTAMENTI INDIVIDUALI.
• I soggetti di una società agiscono rispondendo a proprie ragioni
che ritengono ben fondate: si trovano in una certa situazione,
ne hanno un grado di conoscenza, hanno bisogni, convinzioni
che dettano la loro azione.
• Per capire le interazioni umane è necessario arrivare a
comprendere questo insieme di elementi che motivano
l'azione, cercando di mettersi nei panni degli attori.
I PRINCIPI DEL PARADIGMA DELL'AZIONE
•
I FENOMENI MACROSCOPICI DEVONO ESSERE
RICONDOTTI
ALLE
LORO
CAUSE
MICROSCOPICHE (LE AZIONI INDIVIDUALI)
•
PER SPIEGARE LE AZIONI INDIVIDUALI E'
NECESSARIO TENERE CONTO DEI MOTIVI
DEGLI ATTORI.
•
MOTIVI RAZIONALI O MENO
•
Secondo il paradigma dell'azione l'attore si muove
sempre in situazioni che comportano vincoli e
condizionamenti. Pur all'interno di vincoli l'attore
persegue mete, elabora strategie, può ottenere o
non ottenere risultati, ma la sua azione ha un senso.
TEORIE CHE SEGUONO IL PARADIGMA DELL'AZIONE
• TEOREMA DI THOMAS: se gli esseri umani
definiscono certe situazioni come reali esse sono
reali nelle loro conseguenze.
• La PROFEZIA CHE SI AUTOADEMPIE DI R.
Merton: una definizione falsa di una situazione da
origine a comportamenti che la rendono vera.
• WEBER: l'etica protestante e lo spirito del
capitalismo
Weber: oggettività e individualità
• W. Trasferisce in ambito sociologico, il principio
introdotto da Dilthey della comprensione alla base
del processo scientifico
• Lo scienziato deve studiare i fatti sociali dei quali è
parte mantenendo l’”avalutatività” senza cadere
nell’individualismo soggettivista
• Non sono ammissibili presupposti di valore alla ricerca
scientifica, ma gli orientamenti del ricercatore possono
condizionare la sua sensibilità rispetto ai temi di
ricerca
• Le formulazioni scientifiche cui si perviene, anche
partendo da un presupposto individuale, devono
mantener un carattere di generalità
Comprensione
• La comprensione nelle scienze sociali
si
traduce nel fornire interpretazioni razionali
dell’azione individuale
• La comprensione weberiana presuppone che il
ricercatore possa mettersi al posto dell’attore
sociale
• Ma come si concilia la individualità del metodo
con la generalità dei risultati che si ottengono?
• la
soluzione
proposta
da
rappresentata dal tipo ideale.
Weber
è
Tipo ideale
• DEF: Il tipo ideale è un’astrazione che nasce dalla
rilevazione empirica di uniformità
• I tipi ideali non vanno confusi con la realtà, ma
indirizzano la conoscenza
• Sono modelli teorici che aiutano il ricercatore a
comprendere la realtà ossia a spiegarla
• È una costruzione razionale, priva di ambiguità
• Non si tratta di leggi così come intese nelle scienze
naturali, ma piuttosto di connessioni causali
concrete, ossia di enunciati di possibilità
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lezione introduttiva_2013