Fratelli di Gesù
Libri Profetici
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Il secondo
blocco di libri
dell'Antico
Testamento è
quello dei "libri
profetici".
Libri Profetici
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Il profeta (ebraico: nabî, colui che è chiamato a parlare) non vuol
dire colui che predice il futuro, ma colui che parla a nome di Dio
(e in ciò è certamente compreso anche il futuro). Il profeta è colui
che fa risuonare la Parola dal confronto dell'antica Torà o Legge
con la situazione presente. Diventare profeta non è una scelta
dell'uomo, ma di Dio. Non è l'uomo che si fa profeta, ma è Dio che
lo fa. Il profeta è «proprietà» di Dio. Dio chiama sempre il profeta
per una missione. Non è detto dunque che il compito profetico
duri tutta la vita; è in rapporto alla missione.
Il profeta parla a nome di Dio, con la parola (oracolo o
dichiarazione breve o solenne, esortazioni, racconto, preghiere,
"guai", autobiografia.), ma anche con gesti simbolici.
Libri Profetici
Il profeta quindi è l'uomo di Dio: animato
dal suo Spirito, ha una parola da rivolgere
al re o a Israele da parte di JHWH. Egli
esprime il giudizio di Dio sul loro agire.
 Se Israele e il re sono stati infedeli agli
impegni dell'alleanza, la parola del profeta
rivela il loro peccato e preannunzia il
castigo; se invece il popolo ha già
scontato la pena, gli annunzia la prossima
liberazione.
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Il Profeta
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Dio rispetta l'individualità di ciascuno, la sua
condizione sociale, come pure le risorse, le
debolezze: Isaia è un nobile; Amos un contadino;
Geremia è un tipo mansueto e disposto alla
dolcezza; Ezechiele è sacerdote, predisposto alle
emozioni forti come un visionario. Il profeta è
esposto a rischi continui, tanto da potersi
teorizzare il principio che è vero profeta colui che
va controcorrente, sa dire cose spiacevoli al
popolo (cf Ger c. 23) e quindi pagare di persona
(cf Ger 26,7-9; 28, 15-17).
Il Profeta
Il profeta è uno che porta il brivido
dell'attualità della Parola, l'oggi del Dio
che parla a te.
 Anche se il profeta parla di audizioni e di
visioni ed è illuminato da rivelazioni
straordinarie, egli ha però la grazia di
leggere la Parola nella vita e la vita nella
Parola: nei grandi avvenimenti politici.
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Il Profeta
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Il profeta è uomo fra gli uomini, totalmente immerso nella
condizione umana. Eppure in lui è presente un mistero che
lo supera. Il profeta è "l'uomo della parola di Dio". È anche
dello Spirito, ma sempre in funzione della parola, del piano,
del giudizio di Dio che deve assolutamente comunicare: "Il
Signore Dio ha parlato: chi può non profetare?". Fare il
portavoce intelligente, coraggioso, fedele del “Dio che
parla al popolo”:ecco l'essenza del profeta biblico,
avvenga ciò con il linguaggio delle parole o quello dei fatti.
Il profeta diventa lui stesso tutto Parola.
Oracoli
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Vi è dunque nei profeti un lavorio di intelligenza, di discernimento,
con un tranquillo trapasso dalla bocca di Dio alla loro bocca. Da
Dio provengono generalmente parole di due tipi:
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c'è la severa analisi della situazione alla luce dell'alleanza
(decalogo), da cui proviene inarrestabile il giudizio di Dio (oracoli
di minaccia):
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ma ciò non fa perdere la possibilità di un futuro diverso (oracoli di
consolazione), per cui altrettanto forte è l'invito alla conversione.
Profeti/Mistici
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I profeti sono stati definiti mistici costruttori del
popolo di Dio:
mistici, in quanto hanno un'esperienza profonda
di Dio, il senso della sua santità e volontà ne
sono in certo modo sequestrati.
costruttori, in quanto non si ritirano nel deserto,
ma partecipano con acuta solidarietà alle vicende
per lo più tristi del popolo, sono uomini della
gente e ricevono i tremendi giudizi che devono
emettere sul popolo, per cui ne diventano
intercessore.
elementi costitutivi
Sono tre gli elementi costitutivi del libro
profetico:
 oracoli;
 racconti autobiografici;
 racconti in terza persona, che narrano fatti
della vita del profeta.
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Morale Biblica
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I profeti non hanno inventato la morale biblica; essi però l'hanno portata
ai vertici più alti (prima di Gesù). Tre le componenti:
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coscienza acuta del peccato, ossia dall'allontanamento dalla santità di Dio,
in particolare con l'idolatria, l'ipocrisia nel culto, l'ingiustizia sociale.
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Insistente proposizione di una religione del cuore: "cercare Dio" (Ger 50,
4; Am 5, 4). "Uomo, ti è stato insegnato ciò che buono e ciò che il Signore
richiede da te: praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente
con il tuo Dio " (Mic 6, 8);
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Traduzione "politica" della fede nella giustizia e nella protezione dei poveri
(Am, Is.)
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Il castigo non è l'ultima parola di Dio, perché Dio, nonostante tutto, è
fedele all'alleanza. Egli è bontà e misericordia, lento all'ira e grande
nell'amore.
Ordine dei Profeti
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Nelle nostre Bibbie i libri dei profeti sono ordinati
sulla base della loro importanza, per così dire, ed
estensione. Perciò abbiamo prima i cosiddetti
quattro grandi profeti: Isaia, Geremia (cui fanno
seguito il libro delle Lamentazioni, attribuito dalla
tradizione a questo profeta, e poi il libro che
porta il nome del suo discepolo Baruc), Ezechiele
e Daniele (che, però, più che profetico, è un libro
apocalittico); poi i dodici cosiddetti "profeti
minori": Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona,
Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria,
Malachia.
Amos
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Amos di Tekòa (vicino
a Betlemme),
contemporaneo di
Osea.
Non era profeta di
professione, ma sentì
la chiamata di Dio
dinanzi all'ingiusta
situazione regnante in
Samaria. "Ero pastore
e raccoglievo
sicomori" (Am 7, 14):
cosi dice di sé Amos.
Amos
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Denuncia le ingiustizie sociali del regno d'Israele
in epoca di prosperità economica e di culto
sfarzoso. È il profeta della giustizia lesa (cf. Am
5,7-13; 6,1-17). Perciò preannunzia un giorno di
JHWH (cf. Am 5,18-20), giorno non di salvezza,
ma di punizione per la nazione, colpevole, come
le nazioni pagane, di crimini contro l'umanità e la
fraternità (cf. Am 2,6-15).
Termina con l'annuncio della futura
ristrutturazione (Am 9, 11 - 15).
Amos

L'ideale di Amos è che "zampilli come
acqua il giudizio e la giustizia come fonte
perenne" (Am 5, 24). Sua speranza è che
nel popolo vi sia un "resto" che agisca
bene, perché questo sarà garanzia di vita.
Dio, per esperienza del profeta, è il
Signore dell'universo, colui che chiede
ragione a tutte le nazioni e in particolare
al suo stesso popolo Israele.
Osea
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

Osea, nello stesso regno del nord.
È tempo di benessere per Israele,
e perciò anche di disuguaglianza,
di lusso vizioso e di senso di
autosufficienza. È quanto si nota
guardando con gli occhi di Osea.
denuncia l'infedeltà d'Israele
verso il suo "sposo" JHWH, al
quale, come una sposa, si era
legato con l'alleanza, ma che ha
tradito dandosi agli "amanti“( le
varie divinità cananee). Osea è
anche il profeta che proclama
l'amore misericordioso di Dio, che
perdona e reintegra nella sua
intimità il popolo infedele.
Osea
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Dalla viva forza della sua personale
esperienza Osea introdusse nel linguaggio
teologico d'Israele alcuni concetti che
nessuno si era azzardato a usare prima,
concetti di amore, di fidanzamento e di
matrimonio nel trattare della relazione
divino - umano. Diventerà in seguito un
apporto irrinunciabile. Dio è sposo fedele
di Israele infedele: è la sintesi del
messaggio di Osea.
Isaia
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Isaia è il primo grande profeta
del regno di Giuda. La sua
predicazione si svolge dal 740 al
700 a.C. Egli è presente in tutti
gli aspetti della vita del popolo:
quelli politici, come consigliere
del re, e quelli religiosi, come
denunziatore, al pari di Amos,
delle ingiustizie sociali e di un
culto senza anima e in stridente
contrasto con la vita morale. A
tutti propone la fede incrollabile
in JHWH, più potente di tutti i
nemici e delle potenze ritenute
invincibili, come l'Assiria (cf. Is
7,9b; 28,16; 30,15).
Isaia
Il libro di Isaia riunisce la profezia di
almeno tre profeti, tra i secoli VIII e VI
a.C.,
 Proto-Isaia (Is 1-39);
 Deuteroisaia (Is 40-55);
 Tritoisaia (Is 56-66).
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Proto-Isaia
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
Il Proto-Isaia è una figura di eccezionale
personalità, nato a Gerusalemme nel secolo VII
a.C., durante le reggenze di Jotam, Acaz ed
Ezechia.
È il profeta del messianismo regale, attraverso il
quale Dio si fa vicino al suo popolo nei momenti
difficili (cf. Is 7-12). Il suo stile è tra i più elevati
della poesia ebraica.
Il bersaglio della sua critica è la politica dei re e
la corsa agli armamenti, la corruzione morale e
l'ingiustizia, l'inganno e la frode, la falsità
religiosa e l'ipocrisia. Perciò Sion è sotto accusa.
Deuteroisaia
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Il libro del Deuteroisaia, si caratterizza per il suo stile lirico.
Invece di annunciare come i profeti, con l'abituale "così dice
Jhwh“, egli canta e celebra quello che annuncia, cercando di
trasmettere ai suoi destinatari il suo atteggiamento di
celebrazione.

Il tema dominante nella prima parte è l'uscita da Babilonia (Is 4048); quello della seconda è il ritorno a Gerusalemme (Is 49-55).
Lo schema dell'esodo e della marcia verso la patria, attraverso un
deserto idealizzato, acquista un'attualità impressionante, come
mezzo di espressione di ciò che sta succedendo proprio allora
nell'esperienza profonda del profeta e certamente anche di coloro
che l'ascoltano. Altro tema amato dal profeta, e in cui si impegna
come nessun altro aveva fato, è quello sulla unicità di Dio. Il
creatore del mondo e signore della storia è lo stesso Dio che si è
manifestato al suo popolo.
Tritoisaia

Il terzo Isaia deve far fronte a ingiustizie
sociali, ricostruire la morale e la fede
religiosa, "fasciare quelli dal cuore
spezzato" (Is 61,1), opporsi alla sfiducia di
coloro che hanno visto frustrata la loro
illusione e vanificata la promessa del
Seconda Isaia. A momenti ci sembra di
ritrovare tutto l'ottimismo del profeta
dell'esilio (Is 60-62); a momenti, invece,
vi si riflette un umore apocalittico (Is 6365).
Michea


Michea, 'chi come jhwh', è un
contadino, visse nei tempi
burrascosi della seconda metà
del secolo VIII, è contemporaneo
di Isaia.
Anch'egli denunziatore deciso e
forte delle ingiustizie sociali.
Preannunzia la distruzione di
Samaria e predice la stessa sorte
a Gerusalemme, se la sua
popolazione non si convertirà.
L'invito è accolto dal re Ezechia,
che tenta una riforma religiosa.
Michea
Nel libro di Michea si osserva questo
ritmo:
 denuncia (Mic 1- 3),
 promesse (Mic 4 - 5),
 altre denunce (Mic 6, 1 - 7, 6)
 altre promesse (Mic 7, 8 - 20).

Michea
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Michea denuncia con forza ogni tipo di
piaghe sociali: la cattiveria, la violenza e
l'oppressione delle classi dirigenti, la
tirannia dei capi, l'avidità dei sacerdoti e
dei profeti ufficiali, la venalità dei giudici,
l'esosità dei commercianti e dei creditori.
Non mancano però oracoli di salvezza (Mic
6, 8).
Geremia
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Geremia visse e svolse le sue attività a
cavallo del secolo VII e VI. Carattere
mite e, all'inizio della sua missione,
giovane inesperto, deve affrontare il
momento più difficile e decisivo della
storia della nazione giudaica, quello che
conduce all'esilio in Babilonia.
Conobbe la riforma religiosa di Giosia
(622), la caduta di Ninive, capitale
degli Assiri (612), la tragica morte di
Giosia (609), la vittoria di
Nabucodonosor sull'Egitto e il suo
dominio sulla Palestina (605), la prima
deportazione a Babilonia del popolo di
Giuda (597) e la distruzione di
Gerusalemme con l'esilio (586).
Partecipò in tutto questo periodo di
storia in posizione di contrasto con la
corrente maggioritaria del suo popolo e
alla fine fu condotto in Egitto
controvoglia; e lì si perdettero le sue
tracce.
Geremia
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Inizia la sua missione nel 626, con il mandato di
sradicare e demolire, di edificare e piantare (Ger
1,10). Il suo amico Baruc raccontò la storia delle
sue sofferenze (Ger 36-45). Il punto di vista
personale sulla sua vita e sulla sua missione lo si
trova nelle "confessioni", espressione di lotta con
Dio (Ger 11, 18-22; 15, 10-21).
Nella prima parte del libro predomina la denuncia
contro Israele e Giuda (Ger 1-25); poi è da
notare specialmente l'annuncio di speranza per il
futuro (Ger 26-35), quindi la biografia già citata e
infine oracoli su altri popoli (Ger 46-51).
Geremia

La nuova esperienza di Geremia è che Dio non conserva
rancore, ma è sempre disposto a salvare e convertire
l'uomo che non riesce a convertirsi (Ger 31, 18-20). Il
profeta, con diverse azioni simboliche, esprime la speranza
dei deportati smarriti. Ma forse il tema più eccezionale,
nell'annuncio di salvezza di Geremia, è quello della nuova
alleanza, quella che Dio scriverà nel cuore degli uomini
trasformandoli (Ger 31, 31-34; 32, 37-41). Geremia è il
profeta della religiosità interiore e personale, della
responsabilità individuale, il padre della preghiera e il
messaggero della conversione e della trasformazione della
persona
Sofonia
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Sofonia, "jhwh protegge",
profetizzò in Gerusalemme
nella seconda metà del VII
secolo, al tempo di Giosia,
forse prima della sua riforma
religiosa, contro l'adesione ai
culti stranieri.
Ripropone temi già noti. In
particolare richiama il "giorno
di JHWH", di cui aveva parlato
Amos, e ne fa un giorno di
giudizio e di condanna per tutti
i responsabili del peccato
d'Israele, ma di speranza per
gli umili e gli oppressi (cf. Sof
2,1-3; 3,9-20).
Sofonia
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Il libro composto da tre capitoli, si divide in quattro sezioni:
sul giorno del Signore (Sof 1, 2 - 2, 3),
contro le nazioni (Sof 2, 4 - 15),
denuncia contro Gerusalemme (Sof 3, 1 - 18),
promesse (Sof 3, 9 20).
È lo schema generale della storia della salvezza.
Sofonia accusa il mondo, le nazioni e il suo stesso popolo di
orgoglio, di prepotenza e di autosufficienza, come pure di avarizia,
di frode e di altri peccati. La sua accusa e la profezia di condanna
mirano a portare alla conversione, a un modo d'essere individuale
più equilibrato e maturo.
La profezia speranzosa di Sofonia poggia su un piccolo gruppo di
umili, i "poveri di jhwh", per i quali il profeta preludia il "Beati i
poveri" (Mt 5, 3).
Naum
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Naum, "il signore ha
consolato", esercitò il
ministero profetico in
Giuda, negli anni tra il
626 e il 612, anno
della caduta di Ninive,
la capitale degli Assiri.
Naum

Il libro di Naum si compone di tre parti:
inizia con un salmo (Na 1, 2 - 8), continua
con oracoli contro l'Assiria (Na 1, 9 - 2, 3)
e termina con un canto in cui celebra la
caduta di Ninive (Na 2, 4 - 3, 19).
Naum

Di Naum vanno ricordati soprattutto gli
oracoli contro Ninive, l'orgogliosa capitale
dell'Assiria, sconvolta e occupata
dall'avanzante potenza babilonese (612
a.C.). Il profeta vede in questo evento il
giusto giudizio di Dio su uno dei più feroci
oppressori d'Israele.
Abacuc

Della persona di
Abacuc, "abbraccio",
non abbiamo notizie.
Il profeta non si limita
ad aspettare il
messaggio, ma si
mette a cercarlo,
facendo domande a
Dio. La sua profezia è
dialogo.
Abacuc

Anche Abacuc vede in Babilonia lo
strumento della giustizia di Dio, ma,
questa volta, sulle ingiustizie di Giuda e
degli oppressori dei poveri (cf. Ab 2,5-20);
si salverà soltanto chi è giusto e chi nella
fede cerca rifugio in Dio (cf. Ab 2,1-4).
Lamentazioni


L'esilio babilonese dura dal 587
al 538 a.C. Ai suoi inizi
risalgono le Lamentazioni.
Le Lamentazioni,
impropriamente attribuite a
Geremia, sono opera di un
autore ignoto, che descrive in
termini accorati il lutto della
città e degli abitanti di
Gerusalemme subito dopo la
sua distruzione (cf. Lam 1-4);
ma da questi lamenti scaturisce
un senso di fiducia incrollabile in
Dio e di pentimento profondo
dei peccati (cf. Lam 5).
Lamentazioni
È una collezione di cinque canti funebri
sulle rovine del popolo di Giuda e di
Gerusalemme, distrutti da babilonia nel
585 a.C
 Il genere della lamentazione, è quello del
canto per i defunti: qui il morto è tutto un
popolo e una città, personificati in una
vedova e una madre rimaste senza marito
e senza figli.

Ezechiele
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Ezechiele è sacerdote e insieme profeta.
Deportato in Babilonia con la prima ondata
di esiliati, si senti chiamato a fare il profeta
ed esercitò il ministero fino all'anno 571,
cosciente di essere una "sentinella", con il
compito di vigilare su Israele (Ez 3, 1621). inizia nel 593 a.C. a predicare la
penitenza, ma al tempo stesso preannunzia
l'ulteriore castigo che sta per abbattersi su
Gerusalemme (cf. Ez 1-24). La seconda
parte del libro raccoglie la predicazione del
profeta dopo la distruzione della città e la
seconda deportazione (587 a.C.). Oltre a
proporre oracoli contro le nazioni pagane
(cf. Ez 25-32) - un genere comune a tutti i
profeti (si possono vedere Is 13-23; Ger
46-51) -, Ezechiele alimenta la speranza
del popolo esiliato (cf. Ez 33-38) e delinea
il piano di ricostruzione della futura
nazione (cf. Ez 40-48).
Ezechiele


Lo stile di Ezechiele è fortemente visionario e simbolico, con
generi plurimi: oracoli di denuncia e di annuncio, allegorie,
proverbi, racconti, favole.
L'immagine del popolo del suo tempo si rispecchia bene nel
suo libro. Il profeta veglia con un occhio sul popolo in patria
e con l'altro su quello in esilio. Con le sue esperienze di
traslazioni si fa vedere a volte con gli uni e subito dopo con
gli latri. Gli esiliati sembrano riunirsi intorno a lui e
chiedergli consiglio. Egli li sprona a prendere conoscenza
della propria colpa, ma contemporaneamente ravviva la
loro speranza, creando l'immagine del futuro. Ezechiele nel
capitolo in cui denuncia è particolarmente severo,
paragonando il suo popolo alla sposa infedele (Ez 16, 20, e
23).
Ezechiele
Tuttavia l'annuncio di salvezza fa vedere
che prevale l'immagine del Dio salvatore,
il pastore d'Israele.
 I capitoli di Ez 40 - 48 sono una visione
del popolo riorganizzato.

Aggeo


Aggeo, rimpatriato, è il profeta
che incoraggia e sostiene
Zorobabele e Giosuè, i
responsabili dei giudei
rimpatriati, nell'opera di
ricostruzione del tempio di
Gerusalemme, che viene
inaugurato nel 515 a.C., poco più
di venti anni dopo il ritorno.
Il libro di Aggeo, di due capitoli,
nei quali sono riunite quattro
profezie, si sviluppa tutto intorno
a questa tematica.
Zaccaria

Zaccaria, "jhwh si ricorda"
(l'autore dei cap. 1-8 del
libro che porta il suo
nome), è certamente un
altro rimpatriato, come
Aggeo e si batte per gli
stessi scopi: la
ricostruzione del tempio, la
restaurazione delle due
istituzioni basilari della
nazione, cioè il sacerdozio
con Giosuè e la regalità
davidica con Zorobabele;
questa però non trova
accoglienza.
Malachia


Malachia significa "mio messaggero" e
non è il nome ma la qualifica attribuita
all'ignoto autore di questo libretto.
Come i profeti preesilici, anch'egli
denuncia la mediocrità e la pigrizia dei
sacerdoti del tempio ricostruito (cf. Ml
1,6-2,9), e annuncia la venuta del
"giorno di JHWH" come giorno di
giudizio e di condanna per i peccatori e
di salvezza per i giusti (cf.Ml 2,17-3,5;
3,13-21).
L'era messianica viene ribadita
dall'annuncio della venuta dell'angelo
dell'alleanza (cf.Ml 3, 1) e di un Elia
precursore (cf.Ml 3, 23s), che nella
lettura del Nuovo Testamento (cf.Mt 11,
10) prefigura il Battista.
Abdia



Di Abdia, "servo di jhwh", non
abbiamo alcun dato personale
ed è difficile collocarlo nel
tempo, forse tra la fine
dell'esilio e gli inizi del dopoesilio.
Il suo libro, di un solo capitolo
e 21 versetti , è il più corto
dell'Antico Testamento.
Contiene una profezia contro
Edom che aveva approfittato
della rovina di Gerusalemme
per invadere la Giudea
meridionale e un'altra sulla
ristrutturazione d'Israele.
Gioele




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Gioele, "jhwh è Dio", è un profeta senza
dati biografici.
Il suo libro è di difficile datazione: gli
studiosi si orientano in maggioranza per
il tempo del dopo-esilio, tra il V e il IV
sec. a.C.
Il testo si compone di due parti.
Nella prima, al disastro provocato da
un'invasione di cavallette nel territorio
di Giuda, il profeta reagisce invitando a
una liturgia di lutto e di supplica (cf. Gl
1-2).
Nella seconda parte, con stile
apocalittico, il profeta annunzia il
grande giudizio di Dio, con il quale si
aprono i tempi escatologici, i tempi
della restaurazione paradisiaca (cf. Gl 34).
Giona
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
Per la brevità del suo scritto, Giona è stato
inserito tra i cosiddetti ''profeti minori''; ma, più
che della effettiva messa per iscritto della
predicazione di un profeta, come avviene per
Isaia, Geremia e per tutti gli altri profeti minori,
si tratta di una sorta di "racconto esemplare“.
Secondo l'interpretazione più comune il nome
Giona significa ''colomba''.
capitolo 1

Nel capitolo 1 la Parola del Signore è rivolta a
Giona, figlio di Amittai, e gli viene comandato di
andare a predicare a Ninive, la Grande Città.
Giona evidentemente non è un cuor di leone,
perché invece fugge a Tarsis via nave; di questa
localizzazione si dirà più sotto. Ma la nave è
investita da un fortunale e rischia di essere colata
a picco dalla violenza dalle onde. Giona allora
ritrova improvvisamente il proprio coraggio e
svela ai compagni di viaggio che la colpa dell'ira
divina è sua, poiché ha rifiutato di obbedire a
JHWH; perché la nave sia salva, egli deve essere
gettato in mare.
capitolo 2

E così, ecco nel capitolo 2 l'episodio che
ha ispirato generazioni di scrittori ed
artisti. Giona è gettato in mare, ma un
"grande pesce" (da nessuna parte è
precisato che si tratti di una balena) lo
inghiotte. Dal ventre del pesce, dove
rimane tre giorni e tre notti, Giona rivolge
a Dio un'intensa preghiera, che ricorda
uno dei Salmi. Allora, dietro comando
divino, il pesce vomita Giona sulla
spiaggia.
capitolo 3

Nel capitolo 3, Giona ottempera la sua
missione e va a predicare ai niniviti.
Questi, contro ogni aspettativa, gli
credono, proclamano un digiuno, si
vestono di sacco e Dio decide di
risparmiare la città. Ma qui riemerge
l'istinto ribelle di Giona: lui non è contento
del perdono divino, voleva la punizione
degli oppressori del suo popolo. Così, nel
capitolo 4, si siede davanti alla città e
chiede a Dio di farlo morire.
capitolo 4

L'episodio più gustoso del libretto si trova proprio nel
capitolo 4. Il Signore fa spuntare un ricino sopra la sua
testa per apportargli ombra, ed egli se ne rallegra. Ma
all'alba del giorno dopo un verme rode il ricino che muore,
il sole e il vento caldo flagellano Giona, che invoca di nuovo
la morte. Allora l'autore riporta le parole di Dio, divenute
celeberrime:
« Tu ti dai pena per quella pianta di ricino per cui non hai
fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in
una notte è cresciuta e in una notte è perita; ed io non
dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale
sono più di centoventimila persone, che non sanno
distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande
quantità di animali? »
Il pesce



Quando il libro di Giona parla di
un grande pesce, più che ad una
balena o a uno squalo bianco
(come ipotizzato da alcuni),
presumibilmente l'autore biblico
pensa ad uno dei mostri
primordiali citati nel libro di
Giobbe, simboli del caos. Ad ogni
modo, quest'immagine ha
conosciuto una fortuna incredibile
nella letteratura. Tra gli altri viene
ripresa:
da Ludovico Ariosto nei suoi
''Cinque Canti'', aggiunti e poi
espunti dall'Orlando furioso, dove
a finire nel ventre di una balena è
Astolfo;
da Carlo Collodi nel suo
immortale Pinocchio, anch'egli
emulo dell'antico Giona.
Tre giorni di cammino

Quest'espressione indica le dimensioni di Ninive
ed è una chiara iperbole. Infatti nel libro
dell'Esodo il "cammino di tre giorni" è quello
necessario per uscire dall'Egitto e compiere un
pellegrinaggio nel deserto ed offrire sacrifici al
Signore (Esodo 5,3). Dopo tre giorni di cammino,
inoltre, dopo il passaggio del Mar Rosso il popolo
eletto raggiunge Mara (Esodo 15,23), luogo dove
si manifesta la Misericordia di Dio, a cui
evidentemente vuole alludere l'autore del libro di
Giona.
Giona nel Nuovo Testamento

La permanenza di Giona per tre giorni e tre notti nel ventre
del pesce ha conosciuto un'importante letture cristologica
nel Nuovo Testamento. Così recita infatti Matteo 12,40:
« Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre
del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre
notti nel cuore della terra. »
Anzi, alla "generazione perversa" che domanda un segno,
Gesù non promette altro che ''il segno di Giona''. I tre giorni
trascorsi da Giona nel ventre del mostro richiamano la
resurrezione di Gesù "il terzo giorno". Infatti, secondo il
linguaggio biblico, "tre giorni" rappresenta lo spazio di
tempo al di là del quale la morte è definitiva ed
irreversibile. Ed anche la pronta conversione dei niniviti è
contrapposta da Gesù all'incredulità dei suoi
contemporanei.
La destra e la sinistra
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L'espressione ''non saper distinguere la
destra dalla sinistra'' si trova solo nel libro
di Giona. È abbastanza evidente che esse
intendono indicare il Bene e il Male,
perché secondo Deuteronomio 1,39) sono
i bambini a non saper distinguere l'uno
dall'altro. I niniviti sono dunque
considerati come dei bambini che non
hanno ancora conosciuto la Parola di Dio.
Giona nella tradizione ebraica successiva

In questo contesto non si può non citare il film
«Giona che visse nella balena », film di Roberto
Faenza, che racconta le disavventure di un
bambino nell'orrore dei campi di sterminio
nazisti, ai quali sopravvive ma in cui perde padre
e madre. In questo contesto Giona si trasforma
nell'incarnazione dell'intero popolo ebraico,
costretto a restare "nel ventre della balena", cioè
in un mondo ostile che cerca di opprimerlo o
addirittura di distruggerlo, ma, con tenacia e
forza d'animo, riuscirà ad essere "vomitato" dal
mostro e a tornare alla vita.
Significato
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
Chiaro appare il messaggio del libro di Giona, al di là del
linguaggio metaforico usato dall'autore.
Ninive era un chiaro simbolo di oppressione per Israele, avendo
distrutto e deportato il Regno del Nord; eppure a Giona, che qui
rappresenta il rifiuto di questa nuova politica, è chiesto di invitare
alla conversione proprio quella città. Dopo che egli ha accettato a
malincuore di farlo, il suo rifiuto della decisione divina di
risparmiare la città spiega assai bene i motivi della fuga nella
direzione opposta. Giona non si rassegna ad accettare un Dio
misericordioso, preferendogli il Dio del giudizio inesorabile,
soprattutto contro un impero tanto odioso come quello assiro. Al
suo sfogo, che rasenta la bestemmia, Iddio risponde con la
parabola del ricino, il cui significato è altrettanto chiaro. Noi tutti
siamo pronti a preoccuparci per le piccole cose della vita; perché
Dio non dovrebbe preoccuparsi altrettanto dell'intera umanità,
anche quella peccatrice e pagana, affinché possa essere salvata
anch’essa?
Daniele
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
Il libro di Daniele fu scritto da un autore
sconosciuto, negli anni tra il 167 e il 164.
Il libro di Daniele non contiene la predicazione
di un profeta, ma una serie di racconti
edificanti e soprattutto di testi caratterizzati
dallo stile apocalittico, con sogni svelati, visioni
e previsioni di un futuro prossimo. Il suo scopo
è offrire una visione della storia che dia
coraggio e speranza ai giudei al tempo della
persecuzione di Antioco IV Epifane (164 a.C.).
Il racconto, nella prima parte (cf. Dn 1-6), è
imperniato sulla figura di Daniele e dei suoi
compagni, che suppone siano vissuti al tempo
dell'esilio, più volte messi alla prova ma
sempre liberati e vincitori. Nella seconda parte
(cf. Dn 7-12) lo stesso Daniele ha visioni e
sogni, con i quali descrive attraverso simboli il
persecutore, la sua azione nefasta, ma anche
la sua fine. Questa assicura l'avvento del regno
dei santi, simboleggiati da un "figlio di uomo" il
cui potere non tramonterà mai (cf. Dn 7,1314). Il cap. 13 racconta la storia di Susanna
calunniata ma vittoriosa, cui fanno seguito gli
apologhi contro l'idolatria del cap. 14.
Baruc
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Per ultimo poniamo il libro di Baruc,
che si ritiene composto all'inizio del
I sec. a.C., ma è attribuito al
segretario-servitore di Geremia. La
raccolta presenta un materiale
vario: una confessione dei peccati
(cf. Bar 1,15-3,8), una meditazione
sulla sapienza (cf. Bar 3,9-4,4), un
invito alla speranza rivolto a
Gerusalemme (cf. Bar 4,5-5,9),
una critica all'idolatria attribuita a
Geremia (cf. Bar 6).
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