Fratelli di Gesù
Libri storici
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La seconda grande unità va comunemente sotto il
nome di "libri storici", perché contiene la storia
che va dalla conquista della terra promessa fin
quasi alle soglie del Nuovo Testamento. In pratica
copre un arco di tempo di circa dodici secoli.
I libri di Giosuè, Giudici e 1 e 2 Samuele, 1 e 2
Re sono detti "storia deuteronomista", perché
ispirati alla teologia del Deuteronomio e quindi al
mondo dei profeti; 1 e 2 Cronache, Esdra e
Neemia sono invece chiamati "opera del cronista"
e sono legati alla lettura della storia tipica degli
ambienti sacerdotali.
Storicità della Rivelazione
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E’ utile leggere oggi i libri "Storici" della Bibbia,
cercando un parallelo tra di essi e le conoscenze
che ci vengono dall'archeologia e dalla
storiografia extrabiblica.
Il concetto fondamentale che la Bibbia vuole
esprimere, secondo diversi esegeti, è questo: Dio
non si rivela solo attraverso la Creazione, ma
anche nella storia umana. Egli ha salvato Noè, ha
chiamato Abramo, ha liberato un intero popolo
con il quale stringe un'Alleanza, estesa poi da
Gesù Cristo all'intera umanità. Questo discorso
fonda quella che oggi viene chiamata « teologia
della rivelazione ».
Storicità della Rivelazione
In realtà, però, nessuno di questi testi può
essere definito "storico" nel senso
moderno, perché non raccontano fatti
realmente avvenuti, bensì vicende di
personaggi esemplari (e, quindi,
pressoché romanzeschi) descritti su un
preciso fondale storico, più o meno
conosciuto dall'autore.
 Per questo oggi si catalogano questi testi
come "narrativa edificante".
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Giosuè
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Denominazione del libro
Il libro di Giosuè apre tradizionalmente i Libri Storici dell'Antico
Testamento, seguendo immediatamente il Pentateuco. Il suo nome
deriva da quello del protagonista principale, appunto Giosuè, figlio
di Nun della tribù di Efraim, presentato già nell'Esodo come
aiutante di Mosè (Esodo 24, 13 e 33, 11).
In Numeri 11, 28 dice che era al servizio di Mosè fin dalla
giovinezza.
Numeri 13, 8 lo presenta come uno degli esploratori della Terra
Promessa; in quell'occasione Mosè gli cambiò nome da Osea in
Giosuè.
In Numeri 27, 18-20 è scritto: « Il Signore disse a Mosè: «Prenditi
Giosuè, figlio di Nun, uomo in cui è lo spirito; porrai la mano su di
lui, lo farai comparire davanti al sacerdote Eleazaro e davanti a
tutta la comunità, gli darai i tuoi ordini in loro presenza e lo farai
partecipe della tua autorità, perché tutta la comunità degli Israeliti
gli obbedisca. ».
La Bibbia lo presenta dunque come il successore di Mosè designato
direttamente da Dio, e contemporaneamente come il capo ideale,
perché conforma ogni suo atto al Volere di Dio. Mosè è
il traghettatore che ha fatto uscire gli israeliti dalla schiavitù
dell'Egitto e dalla condizione di peccato verso la libertà e la grazia
(Pasqua deriva proprio da "pesach", passaggio), conducendoli
attraverso le difficoltà di un quarantennio nel deserto; ma Giosuè
è colui che ha salvato il suo popolo, guidandolo alla conquista e
alla spartizione della Terra Promessa.
Non certo a caso il suo nome (una variante di Gesù) significa "Dio
salva".
Suddivisione del testo
Il libro di Giosuè risulta chiaramente
ripartito in tre sezioni:
 la conquista della Palestina (capitoli 1-12)
 la suddivisione delle terre conquistate
(capitoli 13-21)
 ultimi discorsi e morte di Giosuè (capitoli
22-24)
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L'assemblea di Sichem
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Chi è entrato in Canaan è un popolo nuovo, circonciso di
recente e che celebra la pasqua per la prima volta. Tale è
l'ansia di completo rinnovamento, che a Sichem il popolo
ripete l'Alleanza con Dio, affinché si senta impegnato in
prima persona alla fedeltà alla Legge.
Ecco, dunque, l'assemblea di Sichem voluta da un anziano
Giosuè (Gs 24), in cui Dio sciorina davanti al popolo tutta la
storia e le sue imprese a favore del popolo (Gs.24,2-13). È
una sorta di memoriale, che costituisce per il nuovo Israele
un punto di partenza; in esso il popolo di Dio affonda le
proprie radici. A fronte di tutti i i prodigi che lo hanno
portato a diventare un popolo libero, Israele è chiamato ad
operare una scelta: o con Dio o contro di Lui. Qui, pertanto,
si costituisce il nuovo Israele che rinnova i patto del Sinai:
« In quel giorno Giosuè concluse un'alleanza per il popolo e
gli diede una legge e uno statuto in Sichem » (Gs.24,25)
Significato
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Il libro di Giosuè va letto attraverso gli occhi del redattore
deuteronomistico vissuto al tempo dell'esilio (597-538 a.C.) e del
postesilio (538-450 a.C.), dal quale la figura di Giosuè è
certamente idealizzata come quella di Mosè; la Terra è vista come
un dono di Dio che compie fedelmente le sue promesse, e il
permanere in essa è legato all'osservanza della Legge. Quindi, la
conquista di Canaan è avvenuta per un gratuito dono di Dio e non
per la bravura di Israele e dei suoi baldi guerrieri. Il tema
teologico di fondo di tutto il Libro può riassumersi in quest'epilogo
(Gs 21, 43-45):
« Il Signore diede dunque a Israele tutto il paese che aveva
giurato ai padri di dar loro, e gli Israeliti ne presero possesso e vi
si stabilirono. Il Signore diede loro tranquillità intorno, come
aveva giurato ai loro padri; nessuno di tutti i loro nemici poté
resistere loro; il Signore mise in loro potere tutti quei nemici. Di
tutte le belle promesse che il Signore aveva fatte alla casa
d'Israele, non una andò a vuoto: tutto giunse a compimento. »
Giudici
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Denominazione del libro
Il libro dei Giudici copre un arco di
storia di circa duecento anni che va
dal XIII secolo a.C. al 1030 a.C., data
d'inizio della monarchia. Lasciate alle
spalle le gloriose epopee della
conquista della Terra Promessa, inizia
l'esistenza di Israele in Terrasanta,
circondata da nemici esterni ed interni
di ogni genere. La conquista non era
stata definitiva, come detto, e le
popolazioni indigene cananee
attendevano solo il momento della
rivincita. Per questo, racconta la
Bibbia, le singole tribù d'Israele
elessero, spesso indipendentemente
l'una dall'altra, dei capi detti Giudici
(Shofetim), i quali riunivano in sé il
potere politico, quello militare e quello
giudiziario, da cui il nome.
Struttura del libro
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Il Libro è composto da racconti arcaici, da episodi storici
fedelmente tramandati e da costruzioni mitologiche e da
stupendi passi poetici. L'introduzione è duplice: una storicogeografica e una di tipo dottrinale, cui segue una lunga
serie di smacchi e di umiliazioni subite dal popolo d'Israele
nei lunghi decenni durante i quali Israele non è ancora una
nazione, ma solo una blanda federazione di tribù, spesso in
aspra contesa tra di loro. L'autore dà una spiegazione
religiosa agli insuccessi degli Ebrei: è l'infedeltà a Dio che
provoca l'abbandono di Israele nelle mani dei nemici. È
proprio in questi momenti di crisi che sorgono delle figure
carismatiche, destinate a far fronte agli assalti dei nemici
dando compattezza ai vari clan e tribù.
Struttura del libro
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Il Libro presenta tredici di queste figure, di cui cinque sono
definite Giudici Maggiori, e otto Giudici Minori, per l'ampiezza della
trattazione delle loro gesta. Con Barak, braccio armato di Debora,
il numero totale arriva alla cifra simbolica di quattordici.
Naturalmente le figure ricordate nel libro, siano esse grandi
condottieri o semplici capiclan appena nominati, non esauriscono
certamente la lista di tutte le figure storiche che giudicarono le
tribù tra il XIII e l'XI secolo a.C.; l'autore riporta solo i principali, o
quelli di cui ha avuto notizie, cercando così di colmare il vuoto tra
Mosè e Samuele. I Giudici Maggiori sono:
Debora
Gedeone
Abimelec
Iefte
Sansone
Invece i giudici minori sono Otniel, Ehud, Samgar, Tola, Iair,
Ibsan, Elon e Abdon. Ad essi poi andranno aggiunti Eli e Samuele,
citati nel Primo Libro di Samuele.
Storicità
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Da un punto di vista storico è difficile stabilire cosa sia successo
esattamente in quell'epoca, visto che il libro dei Giudici fu messo per
iscritto secoli e secoli dopo gli eventi che narra. Certamente il quadro della
conquista presentatoci dal Libro dei Giudici fin dal suo primo capitolo è
completamente diverso da quello incontrato nel libro di Giosuè. Infatti qui
si presentano azioni militari sparse, compiute dalle singole tribù
indipendentemente le une dalle altre, a cominciare da Giuda, la tribù
predominante nel sud, mentre nel libro precedente si accreditava l'idea
che tutte le tribù si fossero mosse all'unisono sotto il comando unitario del
successore di Mosè.
Inoltre, questo libro afferma che le conquiste degli Israeliti furono
inizialmente limitate:
« Giuda non riuscì a vincere gli abitanti della pianura, perché essi avevano
carri di ferro » (Gdc 1, 19)
Anche se ricostruire la cronologia esatta degli eventi è oggi impossibile,
verosimilmente Israele nel primo secolo dopo l'ingresso in Canaan ha
conquistato solo le zone montagnose della Palestina e alcuni territori della
Transgiordania, dove meno densa era la presenza dei ben attrezzati
cananei.
Storicità
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Lungi dall'essere un'entità politica ed etnica compatta, Israele
nell'era dei Giudici è soltanto una federazione di tribù alla ricerca
di una propria identità e unità: la stessa adunanza di Sichem (Gs
24) dimostra la presenza in Terrasanta di clan e tribù eterogenee
che già vi dimoravano e che avevano adottato culti cananei.
Israele dunque cerca ancora una sua identità come popolo, che
verrà solo nel 1030, con l'avvento della monarchia.
Quanto poi alla storicità dei singoli giudici, essa è per noi
irraggiungibile, se si fa eccezione per Debora, Barak e Samuele.
Ma esemplare è, ancora una volta, il caso di Sansone. Che le sue
imprese siano state esagerate non c'è alcun dubbio; tuttavia,
come accade per altre figure semimitiche (ricordate Gilgamesh),
noi non possiamo provare la sua storicità né negarla del tutto. In
lui sopravvivono ricordi di epoche ancestrali, in cui la scrittura non
era in uso ed era facile amplificare le leggende, lasciando campo
libero alla fantasia.
Significato
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Una cosa occorre tenere assolutamente presente: pur rientrando tra i libri storici
della Bibbia, l'intento del Libro dei Giudici non è affatto storiografico, ma
teologico, come ben evidenziato in Gdc 10,6-16:
« (I) Gli Israeliti continuarono a fare ciò che è male agli occhi del Signore e
servirono i Baal, le Astarti, gli dèi di Aram, gli dèi di Sidòne, gli dèi di Moab, gli
dèi degli Ammoniti e gli dèi dei Filistei; abbandonarono il Signore e non lo
servirono più.
(II) L'ira del Signore si accese contro Israele e li mise nelle mani dei Filistei e
nelle mani degli Ammoniti. Questi afflissero e oppressero per diciotto anni gli
Israeliti, tutti i figli d'Israele che erano oltre il Giordano, nel paese degli Amorrei
in Gàlaad. Poi gli Ammoniti passarono il Giordano per combattere anche contro
Giuda, contro Beniamino e contro la casa d'Efraim e Israele fu in grande
angoscia.
(III) Allora gli Israeliti gridarono al Signore: "Abbiamo peccato contro di te,
perché abbiamo abbandonato il nostro Dio e abbiamo servito i Baal."
Il Signore disse agli Israeliti: "Non vi ho io liberati dagli Egiziani, dagli Amorrei,
dagli Ammoniti e dai Filistei? Quando quelli di Sidòne, gli Amaleciti e i Madianiti
vi opprimevano e voi gridavate a me, non vi ho forse liberati dalle loro mani?
Eppure, mi avete abbandonato e avete servito altri dèi; perciò io non vi salverò
più. Andate a gridare agli dèi che avete scelto; vi salvino essi nel tempo della
vostra angoscia!"
Gli Israeliti dissero al Signore: "Abbiamo peccato; fa' di noi ciò che ti piace;
soltanto, liberaci in questo giorno."
(IV) Eliminarono gli dèi stranieri e servirono il Signore, il quale non tollerò più a
lungo la tribolazione di Israele. »
Significato
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Questo schema si ripete innumerevoli volte nel libro. Si tratta
essenzialmente di uno schema quadripartito, indicato nel brano
soprastante dai quattro numeri romani rossi:
Il peccato, l'infedeltà all'Alleanza con il quale il popolo si allontana da Dio:
"Gli Israeliti facevano ciò che è male agli occhi del Signore"; oppure
"Prestavano culto a Baal allontanandosi dal Signore". Questo peccato è
abbastanza naturale, a contatto con popoli pagani che spesso praticano la
prostituzione sacra. Si noti come il peccato è presentato come
prostituzione e adulterio, poiché il rapporto tra Dio e il suo popolo è spesso
descritto attraverso l'immagine dell'unione sponsale.
Il castigo, considerato una reazione divina al cattivo comportamento del
popolo. Esso si concretizza sempre nell'abbandono di Israele ai suoi nemici
da parte di Dio.
Il pentimento: sotto la sferza del castigo, gli Ebrei si ravvedono e tornano
al culto del solo Dio.
La liberazione, conseguenza del ritorno a Dio. Il Signore mostra la sua
misericordia inviando un "salvatore", cioè un giudice. L'espressione
comunemente ripetuta è: "Il Signore suscitò un liberatore..."
Ancora una volta, è all'opera la teoria della retribuzione, teoria che
incontreremo ancora varie volte in questo nostro lungo percorso.
Samuele
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I due Libri di Samuele costituiscono, con i successivi due libri dei
Re, un'opera continua.
Sia i libri di Samuele che quelli dei Re sono da ricondurre ad un
unico progetto, quello di tratteggiare la vicenda storica di Storia di
Israele dalla fine dell'epoca dei Giudici fino alla fine della
monarchia con l'invasione babilonese di Nabucodonosor: un arco
di tempo che copre la bellezza di sei secoli. La redazione definitiva
risale al VI secolo a.C.
L'autore di questo ciclo letterario appartiene allo stesso ambito
culturale e religioso in cui è fiorito il Deuteronomio, per cui si parla
di autore ''Deuteronomista''. Per ricostruire le vicende dei due
regni di Israele, egli attinge a materiali d'archivio oggi non più in
nostro possesso, alle tradizioni orali e alla memoria storica del suo
popolo. Una delle caratteristiche dell'autore Deuteronomista è una
descrizione molto appassionata e ricca di riflessioni, che non si
preoccupa di riportare solo freddi dati storici, ma soprattutto la
sua interpretazione religiosa di una vicenda, quella del popolo
eletto, collegata a doppio filo con un ben preciso progetto divino.
Suddivisione del testo
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Il primo libro di Samuele comprende 31 capitoli che si
possono suddividere in diverse parti:
Nascita miracolosa di Samuele (1 Sam 1-2);
Vocazione di Samuele (1 Sam 3);
Giudicatura di Samuele (1 Sam 3-7);
Elezione a re di Saul (1 Sam 8-10);
Regno di Saul e sue continue disobbedienze ad JHWH (1
Sam 11-15);
Unzione regale di Davide e sue imprese giovanili (1 Sam
16-18);
Peregrinazioni di Davide fuggiasco (1 Sam 19-26);
Morte di Saul in battaglia contro i Filistei (1 Sam 27-31).
Suddivisione del testo
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Il secondo libro di Samuele è dominato interamente dalla grandiosa figura
di re Davide, nella sua grandezza di sovrano e di guerriero così come nelle
sue bassezze di uomo e di amante. Esso abbraccia dunque un arco di
tempo pari a quello dell'intero regno di Davide sulle dodici tribù, che
tradizionalmente va dal 1010 fino al 970 a.C.
In tutto comprende 24 capitoli che si possono suddividere in diverse parti:
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Consacrazione di Davide a re e conquista di Gerusalemme (2 Sam 1-6);
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Imprese guerresche di Davide (2 Sam 7-10);
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Davide commette adulterio con la moglie di Uria e lo fa uccidere (2 Sam
11-12);
Amnon, figlio di Davide, oltraggia la sorella Tamar, Assalonne la vendica (2
Sam 13-14);
Ribellione di Assalonne contro il padre e sua sconfitta (2 Sam 15-19);
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Altri eventi del regno di Davide (2 Sam 20-24).
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Contenuti e personaggi
Nel primo libro sono già presenti tutti i tre
principali personaggi: Samuele, Saul e
Davide.
 Di tutti e tre sono descritte le grandiose
imprese, proprio come in un poema
guerresco.
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Contenuti e personaggi
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I due libri di Samuele segnano il passaggio dalla
condizione di unità delle dodici tribù fondata esclusivamente
sulla fede in JHWH, a un'unità più istituzionalizzata
mediante la monarchia.
Samuele, che è insieme giudice, profeta e sacerdote, unge
re Saul, che non riesce però ad imporre la propria autorità
sul paese, schiacciato dalla potenza militare dei Filistei (cf.
1 Sam 8-15).
In seguito consacra Davide, il cui regno si afferma
nell'intero paese e trova continuità nel figlio Salomone (cf.
1 Sam 16 - 1 Re 2).
Israele, popolo di JHWH, accoglie il re come luogotenente di
Dio: unto da un profeta di JHWH, egli regna nel nome di
JHWH.
Contenuti e personaggi
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A Davide Dio assicura la sua protezione nel presente e in futuro (cf. 2 Sam
7); la certezza di un regno eterno attraverso i discendenti verrà
considerata in seguito come un'alleanza di JHWH con Davide (cf. Sal
89,28-38).
Nell'importantissimo capitolo 7 del secondo libro, Davide progetta di
elevare un Tempio in Gerusalemme come dimora dell'Arca, e propone al
suo consigliere, il profeta Natan (2 Sam 7,2):
« Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l'arca di Dio sta sotto una
tenda. »
A questo punto, Dio risponde a Davide per mezzo di Natan facendogli una
promessa davvero epocale: « Non tu farai una casa a me, ma io darò una
casa a te », gioco di parole con cui il Signore promette a Davide una
casata che regnerà per sempre. È questa la promessa di un regno eterno,
che viene ripresa nel Nuovo Testamento al momento dell'Annunciazione
(Luca 1,31-33):
« Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà
grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di
Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo
regno non avrà fine. »
Storicità
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La storicità della maggior parte degli eventi narrati nel
Primo Libro di Samuele è problematica, trattandosi
non di una storia nel senso moderno del termine,
bensì di una saga epico-cavalleresca.
È un dato di fatto però che molte località menzionate
sono storicamente accertabili. '''Bet-Semes''', la
località dove i Filistei restituirono agli Ebrei l'Arca
dell'Alleanza secondo 1 Sam 6,13, esiste davvero sul
confine di Giuda, a circa 30 Km dalla costa
mediterranea, e significa "casa del sole" dal nome di
Semes, divinità solare Cananea.
Anche la successiva dimora dell'Arca, '''Kiriat-Iearim'''
("città dei boschi") è stata rintracciata a 20 Km da
Bet-Semes.
La '''piscina di Gabaon''', la località dell'incontro tra gli
uomini di Davide e quelli di Isbaal secondo 2 Sam
2,13, si trova effettivamente circa 15 Km a nord di
Gerusalemme, ed è stata riportata alla luce nel 1956
grazie agli studi dell'archeologo americano J.Pritchard.
È un enorme pozzo cilindrico, profondo 10 metri, con
una scala che permetteva di scendere fin sul fondo.
Probabilmente faceva parte di un complesso sistema
idrico per rifornire d'acqua Gabaon (la città su cui
Giosuè avrebbe fermato il sole) in caso di siccità o di
assedio.
Davide e Golia
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Uno degli episodi più fantasiosi del Libro, e cioè il
duello tra Davide e Golia (1 Sam 17, 1-54),
nasconde inaspettati semi di storicità, nonostante
il racconto ci appaia iperbolico, dato che Golia è
detto essere alto sei cubiti, cioè tre metri. In
effetti la sfida tra due campioni era uno dei mezzi
più spicci e meno cruenti usati nell'antichità per
dirimere le controversie.
Uno dei termini usati per descrivere l'armatura di
Golia, "corazza a scaglie", appare anche nelle
tavolette ritrovate ad Ugarit in Siria, ed è
incredibilmente confermato da reperti
archeologici ritrovati a Gaza, costituiti da scaglie
di ferro con fori per essere cucite assieme.
I Re
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Il Primo e il Secondo libro
dei Re originariamente
formavano un unico libro.
La redazione finale è
collocata dalla maggior
parte degli studiosi intorno
al VI secolo a.C.. L'autore
biblico è lo stesso del
Primo e del Secondo libro
di Samuele, ed appartiene
all'ambito religioso che ha
prodotto il libro del
Deuteronomio; per questo
lo si definisce autore
Deuternomista.
Contenuti e Personaggi
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I due libri dei Re contengono le vicende della monarchia in
Israele tra la fine del X e gli inizi del VI sec. a.C. La partenza è
gloriosa: Salomone costruisce in Gerusalemme, capitale del regno
unito, il tempio a JHWH (cf. 1 Re 3-11). La sua condotta religiosa
ed economica è però disastrosa. Alla sua morte (932 a.C.) il regno
si divide (cf. 1 Re 12). Dieci tribù passano a Geroboamo e
costituiscono il "regno d'Israele", che avrà in seguito come
capitale Samaria. Conterà più dinastie, sarà spesso in guerra con
il regno fratello e cadrà sotto l'occupazione assira (721 a.C.), al
termine di una storia durata due secoli (cf. 2 Re 17). Due tribù
restano al figlio di Salomone, Roboamo; formano il "regno di
Giuda", con capitale Gerusalemme, governato sempre da
discendenti di Davide. Finirà poco più di un secolo dopo il regno
d'Israele, con l'occupazione babilonese (597 e 587 a.C.) (cf. 2 Re
24-25). Le deportazioni che accompagnano queste disfatte
portano il popolo d'Israele fuori della propria terra. In seguito ciò
verrà letto come la logica conseguenza dell'infedeltà a JHWH. A
più riprese il popolo eletto aveva preferito gli dèi dei popoli
cananei al suo Dio, rendendo vano l'impegno assunto al Sinai: con
la sua condotta aveva annullato l'alleanza di JHWH.
Contenuti e Personaggi
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Le vicende dei Re, narrate parallelamente da 1 Re
14 fino a 2 Re 25, sono interrotte da quelle che
un biblista ha definito delle « oasi letterarie »,
cioè inserti narrativi di particolare bellezza, tra
cui spicca il grande ciclo del profeta Elia.
Nel capitolo 14 si parla di Roboamo re di Giuda,
per affermare che anch'egli commise peccati non
meno gravi di quelli del suo omologo del Nord,
visto che addirittura introdusse in Giuda i
"prostituti sacri", uomini entrando in contatto
sessuale con i quali si riteneva di poter entrare in
contatto diretto con la divinità: un'abominazione
condannata più volte con veemenza dal
profetismo biblico.
Fioretti di Elia
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E così, siccome il male straripa e l'idolatria dilaga come mai prima di allora in Israele,
JHWH suscita il più grande profeta dai tempi di Mosè: Elia (non a caso, durante la
Trasfigurazione, accanto a Gesù compariranno proprio Mosè ed Elia, in
rappresentanza della Torah e del Profetismo).
Nativo di Tisbe del Galaad, in Transgiordania, il suo nome è tutto un programma:
«JHWH è Dio ». Nel capitolo 17 prima annuncia senza paura ad Acab una gravissima
siccità come punizione per i suoi peccati, quindi si nasconde presso il torrente Cherit
dove viene nutrito dai corvi che gli portano pane e carne.
La sua vita, come quella di san Francesco e di molti altri santi di ogni epoca e di ogni
fede, è descritta attraverso tutta una serie di "fioretti" popolari. Così, quando la
siccità raggiunge la regione dove egli si è rifugiato, egli raggiunge la Fenicia e va ad
abitare presso una vedova di Zarepta, l'attuale Sarafand, 15 Km a sud della cittàstato di Sidone, tuttora esistente. Siccome la vedova è poverissima, Elia compie un
miracolo stupefacente: la giara della farina e la brocca dell'olio non si esauriscono
mai. Ma non basta: il figlio della vedova si ammala e muore, ma Elia invoca il Signore
ed il ragazzo resuscita, tanto che la madre, una cananea pagana, riconosce in lui
l'Uomo di Dio. Gesù rievocherà quest'episodio nel Nuovo Testamento:
« Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu
chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a
nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Zarepta di Sidone » (Luca
4, 25-26)
Nabucodonosor
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Nabucodonosor
Questo sovrano è ben documentato al di fuori della Bibbia,
e fu certamente uno dei più grandi sovrani che regnarono
sulla Mesopotamia: in 43 anni di regno compì una serie di
spedizioni militari, dall'Iran fino ai confini dell'Egitto,
accompagnate spesso da grandi gesti di crudeltà,
testimoniati nel Secondo Libro dei Re dalla profanazione del
Tempio e dal supplizio di re Sedecia. Egli è ricordato anche
per le notevoli opere architettoniche che innalzò a
Babilonia, una città così magnifica ed importante che gli
Ebrei ivi deportati vi sentivano parlare praticamente tutte le
lingue del mondo conosciuto. Forse questo fatto,
unitamente all'osservazione della Ziggurat di Babilonia,
generò il racconto eziologico della Torre di Babele (Genesi
12), del quale ho parlato in un altro ipertesto.
Baal-Zebub
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Non tutti conoscono l'etimologia del nome Belzebù, attribuito al
Principe delle Tenebre. Si pensa che esso provenga da Baal-Zebul,
dio nazionale della città fenicia di Accaron. Di solito il nome del dio
Baal ("signore", parente dell'ebraico El) è associato ad un
attributo che ne designa le caratteristiche o il luogo di culto. In
Numeri 25, 3 si nomina Baal-Por e in Giudici 9, 4 si cita Baal-Berit
("Baal dell'Alleanza"). Baal-Zebul significa "Baal il Principe". Ma
questo libro in 2 Re 1, 2 riporta il nome di Baal-Zebub,
letteralmente "il Signore delle Mosche". Si tratta certamente di
una storpiatura operata dal copista, che con un gioco di parole si
sottrasse all'incombenza di trascrivere il nome di un'aborrita
divinità cananea. Ma secondo alcuni Baal-Zebub era una
storpiatura usuale in Israele, perché a Baal si sacrificavano animali
le cui carogne erano circondate dalle mosche. Lo scrittore
americano William Golding scrisse nel 1954 un romanzo intitolato
appunto "Il Signore delle Mosche", in cui si dimostra che dei
ragazzi, naufragati su un'isola deserta, se cercano di ricostruire
una società simile a quella dei "grandi", ricadono in tutti i loro più
clamorosi errori. Come dire: il diavolo è il padrone di tutti i regni
di questo mondo...
Storicità
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Proprio quella che a prima vista parrebbe la parte più propriamente "storica" del
libro, cioè la successione dei re giudaici ed israelitici, è quella che più si allontana
dalla "storiografia" nel senso moderno del termine. Infatti qui l'autore
Deuteronomista interviene di continuo a ''ripensare'' la storia del suo popolo,
ordinando ed interpretando gli eventi in chiave religiosa. Un sovrano è giudicato
positivamente in base a tre criteri:
la lotta all'idolatria Cananea;
la fedeltà alla purezza del monoteismo biblico;
la promessa divina alla dinastia davidica, e quindi il confronto con i propri antenati
più nobili.
La storia raccontata dal Deuteronomista, fatta eccezione per il racconto della
successione al Trono di Davide, è sempre una storia riletta alla luce della Fede
monoteistica. Così, Samaria e Gerusalemme non cadono per colpa dell'espansionismo
assiro prima e babilonese poi, a cui avevano cercato scioccamente di sottrarsi, ma
per colpa dei peccati commessi dal popolo e dal re, secondo l'ormai ben nota "teoria
della retribuzione". Le tre dinastie principali del regno d'Israele (quella di
Gereoboamo, quella di Acab e quella di Ieu) cadono tutte per essersi rifiutate di
prestare il debito culto a JHWH, lasciandosi andare al culto dei vitelli d'oro o degli
idoli fenici, ed anche nel regno meridionale, quando Giosia mette in atto la sua
grande riforma religiosa, è troppo tardi agli occhi di Dio per scongiurare la rovina
della Città Santa.
Cronache
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I due Libri delle Cronache (letteralmente in ebraico
''Parole dei Giorni'') ripropongono molte delle vicende già
narrate nei due Libri di Samuele e nei due Libri dei Re. Ma
non si tratta di una pura e semplice riedizione, come
potrebbe apparire a prima vista. Quei libri appartengono
infatti alla Tradizione Deuteronomistica, mentre l'autore di
questi due libri, definito il '''Cronista''', appartiene alla
cosiddetta ''Tradizione Sacerdotale'', la stessa del primo
capitolo della Genesi. Tale tradizione sorge a Babilonia
durante l'Esilio; a differenza del Deuteronomista, essa ha
chiaro alla mente un preciso progetto che non è solo
storico, ma anche e soprattutto religioso.
Infatti il Cronista non si limita ad esporre fatti, come fa il
Deuteronomista nella famosa "Successione al Trono di
Davide". Egli seleziona e rielabora i dati allo scopo di
esaltare principalmente il Tempio ed il Culto in
Gerusalemme, intesa come il cuore stesso della fede e
dell'identità di Israele come popolo. Non a caso, sui 19
capitoli dedicati dal Primo Libro al Regno di Davide, ben
10 sono dedicati al trasporto dell'Arca dell'Alleanza in
Gerusalemme ed alle disposizioni del re a proposito della
costruzione del Tempio, come se a suo figlio Salomone
non fosse rimasto che mettere in atto le disposizioni
paterne. Altri 8 capitoli del Secondo Libro sono poi
dedicati all'effettiva costruzione di quella che fu definita
l'ottava meraviglia del mondo antico. La storia narrata dal
Cronista è dunque in realtà una Storia Sacra, una storia
che ruota attorno al Tempio.
Fonti
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Il Cronista attinge spesso dai Libri di Samuele e
dei Re (ciò dimostra che essi sono antecedenti al
suo lavoro), talvolta riprendendo alcuni passi
quasi alla lettera, ma in 1Cr 29,29 sono citate
presunte altre fonti da lui utilizzate per redigere il
suo primo libro: gli ''Atti del Veggente Samuele'',
gli ''Atti del Profeta Natan'' e gli ''Atti del
Veggente Gad''. Bisogna far notare che i Profeti
d'Israele si dividono in due gruppi, i "profeti
scrittori" e i "non scrittori". Dei primi ci sono
pervenuti lunghi testi: è il caso di Isaia, Geremia
ed Ezechiele. Dei secondi invece non ci è
pervenuto nulla: Samuele, Natan, Elia ed Eliseo
sono tra questi.
Contenuto
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I due libri delle Cronache ripropongono in prospettiva diversa la
storia già narrata dai libri dei Re, a cui premettono un proemio
genealogico che va da Adamo alle dodici tribù d'Israele (cf. 1 Cr 110). Al centro dell'attenzione di questi libri è il tempio di
Gerusalemme: dalle sue origini, attraverso la preparazione che ne
fa Davide, alla sua costruzione da parte di Salomone (cf. 1 Cr 11 2 Cr 9), alle vicende dell'epoca dei regni divisi (cf. 2 Cr 10-36), cui
fa seguito la ricostruzione dopo l'esilio (cf. Esd 7-10; Ne 8-13).
All'attività di due grandi personaggi del ritorno dall'esilio
babilonese sono dedicati i libri di Esdra e Neemia, da leggere in
continuità con quelli delle Cronache.
Da questi quattro libri emerge l'importanza che l'Israele del dopo
esilio attribuisce alla presenza di JHWH in mezzo al suo popolo, di
cui il tempio è segno e in qualche modo dimora, nonché al culto
che in esso si svolge ogni giorno e con particolare solennità nelle
grandi feste.
L'esilio come "anno sabbatico"
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Il capitolo 36 del Secondo Libro delle Cronache parla, come il capitolo
25 del Secondo Libro dei Re, della caduta di Gerusalemme in mani
babilonesi; ma, a differenza di quello, conosce la predicazione di
Geremia, che rappresentò un vero e proprio punto di riferimento per i
Giudei in esilio a Babilonia:
« Il re deportò in Babilonia gli scampati alla spada, che divennero
schiavi suoi e dei suoi figli fino all'avvento del regno persiano,
attuandosi così la parola del Signore, predetta per bocca di Geremia:
"Finché il paese non abbia scontato i suoi sabati, esso riposerà per
tutto il tempo nella desolazione fino al compiersi di settanta anni." »
(36, 20-21).
Quasi sicuramente la durata di settant'anni non ha valore cronologico,
visto che in effetti la deportazione durò 49 anni (dal 587 al 539 a.C.)
Ne ha invece uno simbolico, rappresentando tipicamente un tempo
compiuto, perfetto, essendo il risultato del prodotto di due numeri
perfetti: 7 x 10. Ma perché perfetto, se Israele era in esilio e privo del
Tempio? Normalmente si ritiene che questo periodo di sofferenza e
lontananza dalla patria fosse voluto da Dio per fortificare Israele e
riportarlo alla fedeltà a Lui. Ciò è sostenuto dall'interpretazione di un
passo del Levitico (26, 34-35), evidentemente posteriore alla
deportazione a Babilonia:
« Allora la terra godrà i suoi sabati per tutto il tempo in cui rimarrà
desolata e voi sarete nel paese dei vostri nemici; allora la terra si
riposerà e si compenserà dei suoi sabati. Finché rimarrà desolata,
avrà il riposo che non le fu concesso da voi con i sabati, quando
l'abitavate. »
L'anno sabbatico era quello durante il quale si lasciava riposare la
terra, prima di procedere ad una nuova semina. Allo stesso modo,
l'esilio del Popolo Eletto permette alla Terra d'Israele di godere del
riposo sabbatico che i suoi abitanti le hanno negato, contraddicendo
la volontà di Dio. Una vera interpretazione teologica della storia,
lontana dal concetto che noi oggi abbiamo di storiografia.
Rut
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Quello di Rut è uno dei libri più brevi dell'Antico
Testamento (appena 4 capitoli), eppure brilla per la
sua prosa agile ed efficace, e soprattutto per il
messaggio di tolleranza e speranza che consegna
all'antico Israele. Non a caso Rut è stato inserito dagli
Ebrei tra le "Meghillot", i cinque "rotoli"
particolarmente cari alla liturgia della Sinagoga,
perché vengono letti per intero in occasione di
particolari feste: oltre a Rut sono il Cantico dei
Cantici, le Lamentazioni, Ester e il Qoelet. Rut è letto
nella festa di Pentecoste, forse per lo sfondo naturale
che evoca, quello della mietitura, il tempo in cui si
celebrava questa solennità.
Nulla esso ha di storico, trattandosi di un tipico
"racconto esemplare" costruito intessendo una
vicenda d'amore sullo sfondo della grande genealogia
che da Giuda, figlio di Giacobbe/Israele, conduce sino
al re Davide. Ma la Bibbia cattolica lo pone tra il libro
dei Giudici e il Primo Libro di Samuele, perché esso
può colmare u vuoto tra di essi, spiegando da quale
umile radice è uscito il più glorioso tra i sovrani
d'Israele, fatto oggetto da Dio della promessa
addirittura di un regno eterno.
Tradizioni
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Il riscattatore
Il termine "riscattatore", in ebraico "goel", indica
il fratello del marito defunto, o un altro parente
stretto, che si impegna a sposarne la vedova per
assicurare al morto una discendenza, e quindi il
perdurare del suo nome.
È questa la celebre "legge del levirato" (dal latino
levir, "cognato"), presentata in Deuteronomio 25,
5-6 ma già applicata fin dall'epoca dei patriarchi,
come dimostra la celebre vicenda di Er, Onan e
Tamar in Gen 38.
Tutto il libro di Rut gioca su questa norma per
presentare l'idilliaca e quasi bucolica storia
d'amore tra Booz e Rut.
Tradizioni
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Il sandalo
Il libro di Rut si presenta quasi come un "legal thriller
dell'antichità", poiché per applicare la legge del levirato occorre
che Booz scavalchi un parente più prossimo di lui ad Elimelec. Per
farlo occorre giocare con le sottigliezze delle usanze giudaiche; ed
il trapasso tra l'anonimo pretendente e Booz avviene attraverso
una cerimonia assai arcaica. Il rituale prevede la consegna di un
sandalo, probabilmente da spiegare con il fatto che il sandalo
calpesta la terra, e quindi è simbolo di possesso: chi mette il suo
sandalo su un terreno ne deve essere considerato il padrone.
Quest'usanza è attestata altrove nella Bibbia. Ad esempio, nel
salmo 60, 10 il Signore afferma:
« Moab è il bacino per lavarmi, sull'Idumea getterò i miei sandali,
sulla Filistea canterò vittoria! »
Anche in questo caso il gesto di "gettare i sandali" indica la
rivendicazione di un dominio. Invece in Deuteronomio 25, 9-10 il
gesto di togliersi il sandalo aveva un significato infamante; ciò ci
porta a pensare che il libro di Rut non è nato in ambiente
deuteronomistico, ma in uno assai più tardo.
La genealogia
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Il libro di Rut si conclude con un’arida genealogia(4, 18-22):
« Questa è la discendenza di Perez: Perez generò Esron; Esron
generò Aram; Aram generò Aminadab; Aminadab generò
Naasson; Naasson generò Salmon; Salmon generò Booz; Booz
generò Obed; Obed generò Iesse e Iesse generò Davide. »
Le genealogie erano un genere letterario molto in voga in Israele,
poiché i membri di ogni singola tribù ci tenevano ad accertare la
loro origine e quindi la loro appartenenza a questo o a quel
potente clan. Questo valeva in particolare per il re Davide, che
iniziò la sua brillante carriera come re della sola tribù di Giuda. E
siccome Perez era il figlio primogenito che Giuda ebbe dalla nuora
Tamar (Gen 38, 6-30), esibendo questa genealogia Davide poteva
ben vantare il diritto alla corona. Naturalmente sono riportati solo
alcuni anelli della genealogia, perché fra Giuda e Davide
intercorrono oltre 500 anni, e dunque i rappresentanti della
dinastia non possono certo essere solo dieci.
conclusione
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Il libro si chiude con la nonna Noemi che stringe felice tra le braccia il nipotino Obed. In realtà è
proprio a questi che l'autore vuole arrivare, più che narrare la casta storia d'amore tra Booz e la
sua sposa straniera, vista la sua illustre discendenza, che coincide con la stirpe dei re davidici, e in
seguito addirittura con Giuseppe il falegname e con il Messia atteso. Si comprende così come il
nostro libro va al di là del semplice quadretto d'amore paesano, per diventare un testo
profondamente religioso, pervaso dall'orgoglio della dinastia davidica e dalla speranza dell'avvento
messianico.
Ciò giustifica la sua inclusione sia nella Bibbia ed anche la frequenza con cui questo libro viene letto
durante la celebrazione religiosa del matrimonio cristiano.
Del resto, come tutti sappiamo, nella sua genealogia di Gesù Cristo l'evangelista Matteo cita solo
quattro donne (l'evangelista Luca non ne cita nessuna), due delle quali sono straniere (Raab e Rut),
e tutte venivano biasimate dai benpensanti farisei della sua epoca:
Tamar, che si traveste da prostituta e giace con il suocero Giuda per assicurargli una
discendenza;
Raab, che a sua volta è presentata come la prostituta di Gerico che consegna la città nelle mani di
Giosuè (secondo Matteo è anche la madre di Booz, anche se la distanza cronologica tra i due è in
realtà di quasi due secoli);
Betsabea, la moglie di Uria che pecca assieme a Davide e per questo perde il primo figlio;
ed infine proprio Rut, una straniera pagana disprezzata da tutti.
Qui siamo davvero di fronte alla realizzazione delle parole del
Salmo 116: « La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata
d'angolo »!
Racconti edificanti
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Racconti edificanti ("midrashim"), e quindi
non propriamente storici, sono poi i tre
libretti di Tobia, Giuditta ed Ester, che,
trattando con grande libertà i dati della
storia e della geografia, illustrano la vita di
Israele nel tempo dell'esilio e della
diaspora. In essi si insegna la fiducia nella
presenza provvidenziale e liberante di
JHWH per il suo popolo nel bisogno.
I Maccabei
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Infine, i due libri dei Maccabei contengono l'eco
della lotta di quanti tra gli Ebrei vogliono
difendere la propria identità di popolo di JHWH al
tempo dei tentativi di forzata ellenizzazione da
parte dei Seleucidi, i re siriani di Antiochia (II
sec. a.C.). È un momento di libertà che dura
alcuni decenni, finché anche la Palestina diviene
dominio romano (63 a.C.). Si è alla vigilia della
nascita di Gesù, che nasce dunque suddito di
Roma, probabilmente tra gli anni 7 e 5 prima
della nostra era.
Fratelli di Gesù
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