L’analisi quantitativa
Giancarlo Ragozini
Università di Napoli “Federico II”
Dipartimento di Sociologia
Premessa metodologica

Obiettivo
 fotografare
e descrivere la condizione giovanile delle
regioni del Sud Italia e delle due Isole maggiori in
relazione al tema del lavoro e della partecipazione
sociale

Metodo
 sono
stati raccolti, nell’ambito del Progetto Policoro,
1460 questionari; i questi 15 sono stati somministrati
a soggetti con una età superiore a 36, fino addirittura
ad avere soggetti di 50 anni, fuori quindi da ogni
definizione, seppur allargata, di giovinezza.
Premessa metodologica

Considerazione statistica


Effetti indesiderati


le modalità di selezione degli intervistati non sono state quelle proprie
del campionamento statistico, e a prima vista neanche quelle dei
campionamenti non probabilistici utilizzati nelle ricerche di mercato.
i risultati che si presenteranno non sono generalizzabili ai tutti i
giovani del meridione d’Italia poiché i soggetti intervistati non
rappresentano un campione statisticamente rappresentativo
dell’universo che si voleva ritrarre.
Effetti desiderati

I giovani intervistati, tuttavia, per le loro caratteristiche, potrebbero
descrivere abbastanza bene un destinatario tipico del Progetto Policoro,
in quanto più vicino agli ambienti diocesani e più sensibile degli altri al
cooperativismo.
 Da alcuni risultati che di seguito verranno riportati, sembra emergere
che i giovani intervistati sono per lo più quelli vicini agli ambienti
diocesani che esprimono certe idealità e certe configurazioni valoriali.
Caratteristiche strutturali



I 1445 intervistati sono abbastanza equamente distribuiti fra uomini e
donne con una leggera prevalenza delle donne (55.2%), e fra le
diverse regioni di provenienza.
Si nota una maggiore presenza dei campani, dei pugliesi e dei siciliani,
rispettivamente pari al 23.2%, 18.5% e 16.5%; la presenza degli
abruzzesi e molisani, così come dei calabresi si attesta intorno al 12%
mentre quella dei lucani e dei sardi intorno all’8%
Confronto con nostre elaborazioni su censimento
Regione
n
%
Abruzzo/Molise
173
12.0
Basilicata
126
Calabria
Regione
% dal censimento
Abruzzo/Molise
7.03
8.7
Basilicata
2.84
187
12.9
Calabria
9.83
Campania
335
23.2
Campania
28.76
Puglia
267
18.5
Puglia
19.83
Sardegna
118
8.2
Sicilia
239
16.5
Totale
1445
100.0
Sardegna
Sicilia
7.99
23.72
Caratteristiche strutturali: età
Per quel che attiene
l’età degli intervistati si
nota
una
forte
concentrazione nelle
classi di età centrali
con il 73%
degli
intervista compreso tra
i 21 e 30 anni, con una
buona presenza dei
giovanissimi tra i 16 e i
20 anni (19.5%) e una
quota residuale dei più
grandi (7.5%).
40.0%
30.0%
Percentuale

20.0%
10.0%
0.0%
16-20
21-25
26-30
ETA' in Classi
31-36
Caratteristiche strutturali:
età e provenienza


Considerando la distribuzione degli intervistati per classi di età sulla
base delle regioni delle diocesi coinvolte emergono forti differenze,
statisticamente significative (c2=32.59, p-value=0.019).
Ci sono regioni in cui i giovanissimi sono sovra rappresentati
(Abruzzo/Molise e Puglia) a scapito delle altre classi di età, mentre, al
contrario in Calabria, Campania e Sicilia sono sotto rappresentati
rispetto alla distribuzione totale.
16-20
45
21-25
26-30
31-36
40
35
30
25
20
15
10
5
0
Abruzzo/Molise
Basilicata
Calabria
Campania
Puglia
Sardegna
Sicilia
Totale
Caratteristiche strutturali:
età e provenienza


Se si confronta questa distribuzione con quella relativa a classi di età
simili secondo nostre elaborazioni su dati del Censimento 2001, si può
notare la forte differenza con il campione osservato, sia in termini di
distribuzione generale per classi di età, sia per singola regione.
Questo dato avalla l’avvertenza, espressa in premessa, circa le
possibilità inferenziali della presente indagine.
15-19
30
20-24
25-29
30-34
25
20
15
10
5
0
Abruzzo/Molise
Basilicata
Calabria
Campania
Puglia
Sardegna
Sicilia
Totale
Caratteristiche strutturali:
titolo di studio


Per quel che attiene al titolo di
studio circa il 57% ha terminato
la scuola superiore, circa il 23%
ha conseguito una laurea,
mentre il 13% ha terminato solo
la scuola dell’obbligo.
Tale distribuzione è fortemente
diversa da quella rilevabile al
Censimento 2001 in cui i
laureati tra i giovani tra i 15 e i
35 anni hanno una incidenza
pari al 6.25%, mentre quelli che
hanno conseguito la licenza
media sono pari a ben il
45.63%, mentre quelli che
hanno conseguito un diploma di
scuola superiore sono pari al
41%.
Il campione osservato è quindi
decisamente più istruito della
popolazione di riferimento.
60.0%
50.0%
40.0%
Percentuale

30.0%
20.0%
10.0%
0.0%
Scuola dell'obbligo
Qualifica
professionale
Scuola superiore
Titolo di studio
Laurea e oltre
Altro
Caratteristiche strutturali:
titolo di studio

Purtroppo
il
livello
culturale dei giovani
meridionali osservabile
dai dati ufficiali è per
certi versi scoraggiante
e fa il paio con i seppur
contenuti, ma ancora
alti,
tassi
di
non
conseguito della scuola
dell’obbligo
nel
meridione d’Italia, e con
gli elevatissimi tassi di
dispersione scolastica
che si osserva alla
scuola superiore
Fonte: Ministero della Pubblica Istruzione, 2007
Caratteristiche strutturali: differenze



Dall’analisi delle tabelle di contingenza del titolo di studio incrociato con
il genere, la regione di residenza e l’età degli intervistati, emergono forti
differenze.
In primo luogo, le donne sono mediamente più istruite degli uomini
(c2=19.19, p-value=0.001), con il 25.7% che ha conseguito la laurea
(contro il 19% circa degli uomini) e con l’11.2% delle donne che ha solo
la scuola dell’obbligo (contro il 14% circa degli uomini).
Significative sono anche le differenze territoriali (c2=129.14, pvalue=0.000) che mostrano profonde disparità nelle distribuzioni dei titoli
di studio:
la Sardegna e l’Abruzzo/Molise mostrano le quote più alte di giovani in
possesso della sola scuola dell’obbligo (rispettivamente il 27.6% e il 21.9%
contro il 12.7% del totale);
 gli intervistati dalla Puglia sono quelli che più frequentemente hanno
conseguito la laurea (27.3%) così come anche sono quelli che presentano la
quota maggiore di persone in possesso della qualifica professionale
(15.2%);
 la Campania, la Sicilia e la Basilicata, infine, fanno registrare la quota
maggiore di intervistati in possesso di un diploma di scuola superiore
(intorno al 62%).


Ovviamente si evidenzia una forte relazione tra l’età degli intervistati e il
titolo di studio, relazione scontata e poco interessante..
La condizione attuale

Rispetto alla loro situazione attuale






il 33% degli intervistati dichiara di
lavorare, di avere una qualche
occupazione
sia
essa
anche
nell’economia informale;
il 28% dichiara di essere studente a
tempo pieno,
l’11.4% di essere uno studente
lavoratore,
l’11% che pur studiando a tempo pieno
saltuariamente lavora;
il 13% che dichiara di essere
inoccupato o disoccupato.
la definizione istituzionale e teorica
non sono propriamente corrette: chi ad
esempio svolgesse una qualche
attività
lavorativa
nell’economia
informale sarebbe comunque o
disoccupato, qualora avesse perso un
lavoro regolare, o inoccupato, qualora
non
avesse
mai
avuto
una
occupazione regolare. Così come non
è corretto tenere insieme in una unica
categoria gli inoccupati e i disoccupati.
Condizione attuale:
differenze di genere




gli uomini risultano più occupati
delle donne:
la percentuale dei maschi che
lavora è pari al 39.7% contro il
27.4% delle donne.
Viceversa le donne studiano di più
degli uomini (30.2% contro 25.1%)
avendo percentuali maggiori a
quelle degli uomini in tutte le
modalità
di
risposta
che
contengono lo studio.
Di più, infine, sono le donne che si
dichiarano in altra condizione
occupazionale, incorporando forse
la condizione di casalinga che
manca fra le varie modalità di
risposta.
100%
90%
80%
Altro
70%
Inoccupato
60%
Studio e lavoro saltuario
50%
Studio
40%
Lavoro e studio
30%
Lavoro
20%
10%
0%
Maschio
Femmina
Condizione attuale e titolo di studio



gli intervistati in possesso della sola scuola dell’obbligo, che come si è
visto sono anche i più giovani, presentano una quota maggiore di quanti
studiano ancora (pari al 41.8%)
fra i laureati solo il 13.8% studia ancora, presumibilmente impegnato in
formazione post-laurea quali specializzazioni o master.
In ogni caso la relazione che si evince dall’analisi indica una associazione
nota in letteratura per cui i titoli di studio più elevati hanno una maggiore
occupabilità.
100%
80%
Altro
Inoccupato
60%
Studio e lavoro saltuario
Studio
40%
Lavoro e studio
Lavoro
20%
0%
Scuola obbligo
Qualifica
professionale
Scuola superiore
Laurea
Condizione attuale e età

Analizzando la relazione tra lavoro e titolo di studio al netto
dell’età si vede che




nelle classi di età intermedie la quota degli occupati con la sola scuola
dell’obbligo è maggiore rispetto ai laureati, dato che avendo terminato
gli studi questi giovani si immettono immediatamente nel mercato del
lavoro e cercano una loro collocazione, solitamente in posizioni medio
basse.
All’aumentare dell’età la quota di laureati che trova occupazione
aumenta e supera quella degli altri titoli di studio restano più o meno
stabili, confermando che l’investimento nell’accrescimento del proprio
capitale culturale sul medio e lungo termine ripaga.
Per quel attiene alla relazione tra età e condizione attuale si
nota come all’aumentare dell’età la quota di quanti lavorano
sale dall’8% al 66%, mentre ovviamente la quota di quanti
studiano scende dal 63.4% a circa il 4%.
Nonostante il campione di intervistati sia mediamente più
istruito della popolazione di riferimento c’è una quota
abbastanza consistente di giovanissimi pari all’8% che giù
lavora.
Condizione attuale e regione

le distribuzioni condizionate rispetto alla regione di appartenenza senza pretese di
generalizzazione sembrano riflettere abbastanza, almeno come tendenza, le
diverse configurazioni socio-culturali delle regioni.





La Puglia si dimostra una regione con un mercato del lavoro molto vivace e, fra le
regioni meridionali, con l’economia che offre maggiori opportunità, ma anche come una
regione in cui i giovani tendono a permanere di più nel percorso formativo: ciò si evince
non tanto dalla quota di occupati, ma dalle quote di lavoratori studenti e studenti che
anche saltuariamente lavorano che sono sensibilmente più alte, testimoniando che ci
sono opportunità più ampie di studio/lavoro.
Il profilo dell’Abruzzo e del Molise è simile alla Puglia, anche se meno marcata è la
presenza di quanti studiano e lavorano contemporaneamente.
La Sardegna è la regione che ha la quota maggiore di occupati, circa il 41%, ma anche
una delle quote più basse di giovani ancora in formazione, a significare che
probabilmente i giovani sardi preferiscono occuparsi prima piuttosto che investire in
formazione.
Profilo simile lo mostrano la Calabria e la Basilicata, con un profilo economico più
basso della prima che ha la quota di inoccupati più alto in assoluto, con una maggiore
propensione all’investimento in formazione la seconda anche se con la quota più bassa
di studenti lavoratori (a testimoniare una certa rigidità del mercato del lavoro che non
consente ai giovani di trovare lavori flessibili tali da conciliare le esigenze dello studio e
del lavoro).
La Sicilia e la Campania mostrano profili simili e in qualche modo medi rispetto alle
altre, con una leggera prevalenza degli studenti in Campania e una prevalenza della
modalità “altro” in Sicilia.
Condizione attuale e regione

le distribuzioni condizionate rispetto alla regione di appartenenza senza pretese di
generalizzazione sembrano riflettere abbastanza, almeno come tendenza, le
diverse configurazioni socio-culturali delle regioni.
100%
80%
Altro
Inoccupato
60%
Studio e lavoro salt.
Studio
40%
Lavoro e st.
Lavoro
20%
0%
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Puglia
Sardegna
Sicilia
I giovani e il lavoro



Il 64% degli intervistati, pari a 925 intervistati, ha dichiarato di avere
attualmente una occupazione o comunque di averla avuto in passato,
sia essa regolare o irregolare o informale.
Fra quanti hanno dichiarato di lavorare o di aver lavorato il 58.9% ha
avuto o ha una occupazione con contratto regolare, il 12.9% con
contratto irregolare, ovvero in possesso di un contratto che però non è
completamente rispettato, e ben il 28.2% ha un lavoro nell’economia
informale. Questa ultima percentuale è in linea con la quota più volte
richiamata dalla stampa nazionale che indica come pari al 30% la quota
di economia informale.
è possibile desumere che il 13.3% di inoccupati e/o disoccupati si divide
nel 9% di inoccupati, ovvero in cerca di prima occupazione, e nel 4.3%
di disoccupati, ovvero di giovani che hanno lavorato e che hanno perso
un precedente lavoro. In realtà il 2% ha avuto occupazioni al nero e,
quindi, ufficialmente risulta in cerca di prima occupazione..
I giovani e il lavoro
Posizione
occupazionale
Occupati/
disoccupati
N
Regolari
37.7
% su
occ.
/dis
occ.
58.9
Tipo di contratto
%
Dipendente
42.7
14.1
non regolari
119
8.2
12.9
Parasubordinato
in nero
261
18.1
28.2
Autonomo
8.3
Totale
925
64.0
100.0
Prestazione occasionale
9.0
494
34.2
26
1.8
520
36.0
1445
100.0
Inoccupati
Non risponde
Totale
Totale
545
%
Senza contratto
22.1
Altro
3.3
Più risposte
0.5
Totale
100.0
I giovani e il lavoro: differenze



Anche se non emergono differenze significative di genere si può affermare,
rassicurati anche da ricerca analoghe, che gli uomini hanno con più probabilità
un contratto regolare rispetto alle donne che più facilmente, quando lavorano,
lavorano in nero.
Dall’analisi delle tabelle di contingenza emerge che i giovanissimi che lavorano
lo fanno con un contratto in nero, così come quelli che hanno titoli di studio
inferiori come la scuola dell’obbligo: pur non essendoci alcuna domanda nel
questionario circa il tipo di lavoro fatto, sia per livello che per qualifica, è noto
che i lavori informali sono generalmente a bassa qualifica, meno retribuiti e con
condizioni lavorative peggiori rispetto ai lavori con contratti regolari.
E’ quindi ragionevole pensare che per i giovanissimi che accedono al mondo del
lavoro con titoli più bassi siano riservati lavori non qualificati a nero. Viceversa i
laureati e i diplomati di scuola superiore hanno maggiori probabilità di ottenere
un lavoro con un contratto regolare.
Posizione lavorativa
Regolare
Non regolare
In nero
Scuola obbligo
Qualifica
professionale
Scuola
superiore
Laurea
37.37
53.21
64.25
77.17
9.09
12.18
15.25
9.78
53.54
34.62
20.50
13.04
100.00
100.00
100.00
100.00
I giovani e il lavoro: differenze

Stesso andamento, anche più marcato, si mostra
per l’età: all’aumentare di questa la quota di
contratti regolari passa dal 37.4% al 77.2%: ciò è
spiegabile anche in relazione al fatto che spesso i
giovani si inseriscono nel mercato del lavoro con
posizioni irregolari e via via stabilizzano la loro
condizione.
Posizione lavorativa
16-20
21-25
26-30
31-36
Regolare
47.96
43.14
58.75
66.53
Non regolare
14.29
23.53
10.70
14.64
In nero
37.76
33.33
30.54
18.83
100.00
100.00
100.00
100.00
I giovani e il lavoro: differenze



Per quel che attiene alla relazione esistente tra posizione contrattuale e regione della
diocesi, si nota come la Sardegna e la Basilicata, e l’Abruzzo e Molise in misura inferiore,
hanno le quote maggiori di lavoro regolare (intorno al 70%) e, per contro, le quote minori
di lavoro irregolare (intorno al 20% circa).
Dall’altro lato ci sono la Puglia, la Campania, la Sicilia e la Calabria che, invece hanno
quote minori di lavoro regolare (intorno al 55% circa) e quote più consistenti di lavoro
informale intorno al 30%.
Questa divisione sembra essere legata alla presenza di una forte economia informale in
queste regioni, che trova la sua forza nella contiguità nell’economia illegale: le regioni
appena elencate sono quelle che vedono molto forte la presenza di criminalità
organizzata molto strutturata e economicamente attiva.
100%
90%
80%
70%
60%
In nero
50%
Non regolare
40%
Regolare
30%
20%
10%
0%
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Puglia
Sardegna
Sicilia
I giovani e il lavoro: differenze


Per quel che riguarda la tipologia contrattuale, emergono
differenze di genere, di titolo di studio, età e regione, che
però vanno nella stessa direzione delle differenze appena
esposte, dato che la quota di lavoro dipendente è
sostanzialmente
lavoro
di
tipo
regolarmente
contrattualizzato, mentre lavoro nero è sostanzialmente con
il lavoro senza contratto.
Vale la pena di segnalare solo alcune differenze circa le
differenti ripartizioni fra lavoro dipendente e autonomo che
denunciano differenti vocazioni. Si evince che



gli uomini più delle donne svolgono lavoro di tipo autonomo (11.8%
contro 5.1%);
i giovani adulti nella classe di età 31-36 anni esprimono quote
maggiori di lavoro autonomo pari a 18.3% contro il 2% dei
giovanissimi;
i giovani con la scuola dell’obbligo sono leggermente più propensi al
lavoro autonomo dei laureati (10.3% contro 8%).
Quante ore lavorano

Per quel che riguarda le ore
lavorate, circa il 40% degli
intervistati che lavora ha
dichiarato
di
essere
impegnati mediamente tra le
25 e 40 ore settimanali. Da
notare anche la presenza di
un 25% circa che dichiara di
lavorare non più di 16 ore
settimanali, ovvero di aver
un lavoro part time o
saltuario.
In mediana
vengono lavorate circa 30
ore settimanali a significare
che il lavoro che i giovani
svolgono li impegna molto.
Data la presenza di valori
anomali e la asimmetria
della
distribuzione
la
mediana è una misura di
tendenza
centrale
più
adeguata
della
media
aritmetica.
Ore
lavorate
n
%
1-8 ore
77
8.7
9-16 ore
147
16.6
17-24 ore
119
13.4
25-32 ore
154
17.4
33-40 ore
205
23.1
41-48 ore
80
9.0
oltre 48 ore
104
11.7
Totale
886
100
100
Quante ore lavorano



673
986
80
ORE DI LAVORO
Esiste una differenza significativa tra le
ore lavorate settimanalmente tra gli
uomini e le donne: i primi lavorano in
mediana 35 ore contro le 25 delle
donne.
Non si evincono differenze significative
del numero di ore lavorate in base alle
diverse classi di età e in base alla
regione di appetenza.
Emergono differenze significative per il
titolo di studio: i giovani in possesso
della scuola dell’obbligo sono quelli che
in mediana lavorano di più (40 contro le
30 degli altri).
Altrettanto significativa è la differenza
fra le ore lavorate a seconda della
posizione contrattuale: sebbene i
giovani che hanno un contratto regolare
dichiarano di lavorare mediatamente 30
contro le 28 di quelli che lavorano in
nero,
821
60
40
20
0
Maschio
Femmina
Genere
100
238
821
626
80
76
ORE DI LAVORO

238
60
40
20
0
regolare
non regolare
POSIZIONE CONTRATTUALE
in nero
Quanto guadagnano


una situazione generale di bassa retribuzione: ben il 57% dichiara di
ricevere un salaria inferiore ai 600€ mensili, l’84% è al di sotto dei 1000€
mensili e solo il 7% percepisce un salario mensile al di sopra dei 1200€.
Emergono numerosi e significativi differenziali salariali legati al genere,
all’età, al titolo di studio, alla regione e alla tipologia di contratto
30
25
20
15
10
5
0
Meno di
400
400-600 600-800 800-1000
10001200
12001400
14001600
Più di
1600
I differenziali salariali



le donne guadagnano decisamente meno dei giovani uomini (498€ delle donne contro i
690€ degli uomini e i circa 590€ generali)
i giovani adulti guadagnano più dei giovanissimi (451€ dei giovanissimi contro 791€ dei
più adulti) evidenziando una sorta di relazione lineare tra età e reddito mensile.
Per quel che riguarda il titolo di studio, invece emergono differenze non immediatamente
spiegabili:
 i giovani con la scuola dell’obbligo e quelli con la laurea sono quelli che guadagnano
di più rispetto a quelli con la qualifica e con il diploma di scuola superiore.
 a vicinanza dei redditi fra i giovani con istruzione inferiore e quelli con titoli
universitari sembra contraddire quanto si sa sul mercato del lavoro, e cioè che i
laureati guadagnano più degli altri. Poiché non si conoscono altre informazioni circa i
lavori svolti (tipologia di lavoro, qualifica e livello di inquadramento, durata del
rapporto lavorativo) possiamo solo presumere che i redditi di quanti sono in possesso
della scuola dell’obbligo sono più alti probabilmente per una maggiore anzianità di
servizio (poiché non hanno proseguito gli studi si può a ragione pensare che si siano
immessi precocemente sul mercato del lavoro), mentre quello dei laureati è
ragionevolmente il primo stipendio.
Reddito mensile
Media
Scuola
obbligo
Qualifica
professionale
Scuola superiore
Laurea
662.11
501.96
571.85
630.79
I differenziali salariali


Relazioni più evidente e consueta è quella tra il salario percepito e la posizione
contrattuale: quelli con contratto regolare guadagnano l’80% in più di quanti
hanno un lavoro informale (711€ contro 391€).
A livello regionale, anche se significative, non sembrano esserci situazioni di
estrema disparità: si va da un salario medio mimino di 513€ della Puglia ad un
massimo di 684€ della Sardegna. Su questi differenziali, che sono contenuti in
un intervallo di 170€, pesano le altre associazioni della variabile regionale con
la posizione contrattuale o con il titolo di studio.
700
600
500
400
300
200
100
0
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Puglia
Sardegna
Sicilia
Quanto lavorano e guadagnano

Va, infine, segnalata la relazione esistente tra retribuzione
mensile e ore lavorate: all’aumentare delle ore lavorate c’è un
incremento della retribuzione. Tale relazione tuttavia non è
così univoca perché sulla retribuzione pesano anche altre
informazioni che in questa sede non sono state rilevate, prima
fra tutte la qualifica e i livello di inquadramento.
900
800
700
600
500
400
300
200
100
0
1-8 ore
9-16 ore
17-24 ore
25-32 ore
33-40 ore
41-48 ore
oltre 48 ore




Gli aspetti relazionali
8.0
7.0
6.0
5.0
4.0
3.0
2.0
1.0
0.0
problemi del
territorio
tempo libero
problemi
sentimentali
questioni
personali
sindacato
problematiche
sociali
politica
religione
argomenti
inerenti il lavoro

Per i giovani intervistati il
lavoro sembra configurarsi
come luogo confinato e chiuso
in sé.
i giovani sul posto di lavoro
parlano sostanzialmente di
lavoro,
un
po’ più
spesso
di
problematiche sociali o del
tempo libero, di questioni
personali o di problemi del
territorio,
parlano poco di religione e
politica (anche se ad avviso di
chi scrive parlino poco di
questi due argomenti anche
fuori dal posto di lavoro).
Interessante e, per certi punti
di vista preoccupante, il fatto
che si parli pochissimo di
problemi sindacali.
Il ruolo del lavoro nella vita



Il lavoro è sicuramente molto importante, è
fra le cose più importanti (48.1%)
attribuendogli una importanza di tipo
relativo e strumentale (Ragozini, 2007),
come anche testimoniato dalla quota
rilevante che afferma che il lavoro è solo un
aspetto della vita (23.6%).
Tuttavia il lavoro non ha una importanza
assoluta, non è un idolo: solo per il 4%
circa è la cosa più importante.
Altrettanto pochi sono quelli che invece lo
considerano come accessorio pari al 6.9%,
mentre c’è un 15% circa che gli attribuisce
una pura funzione strumentale, caricandolo
di significati riproduttivi e acquisitivi di
reddito (Clarizia e Maddaloni, 2006).
Il lavoro
è la cosa più importante
%
4.7
è una tra le cose più
importanti
48.1
è soltanto un aspetto
della vita
23.6
è una parentesi senza
particolare importanza
6.9
ha un'importanza solo
economica
15.6
Altro
1.2
Totale
100.
0
Il ruolo del lavoro nella vita




Si notano solo tendenze che sono in linea con altre ricerche: gli
uomini attribuiscono una maggiore importanza delle donne, i laureati
attribuiscono più importanza in senso assoluto, mentre i giovani con
titolo inferiore gli attribuiscono maggiore importanza agli aspetti
economici.
Una differenza significativa si nota, invece, in relazione all’età:
all’aumentare dell’età l’importanza del lavoro aumenta passando dal
37% al 55%, così come diminuisce l’importanza del significato
riproduttivo ed acquisitivo di reddito che passa dal 25% al 15%.
Rispetto all’area geografica non emergono differenze significative: in
questa sede si vuole solo indicare un dato che a nostro avviso
sembra indicativo di aspetti culturali: la Campania ha la quota più alta
di quanti dichiarano che il lavoro è la cosa più importante in assoluto
(7.6% contro il 4.7% generale), ad indicare che in un cotesto come la
Campania, in condizioni di scarsità, l’importanza del lavoro aumenta.
Significativa, invece, è la relazione fra l’importanza del lavoro e la
posizione contrattuale: i giovani con contratti regolari considerano il
lavoro più importante, mentre i giovani che lavorano in nero gli
attribuiscono maggiormente significati economici. L’avere quindi un
lavoro di bassa qualità predispone ad abbassare le aspettative nei
confronti di una realizzazione personale attraverso il lavoro.
La soddisfazione per il lavoro


Per quel che riguarda la soddisfazione per il lavoro svolto, il campione
degli intervistati mostra livelli di soddisfazione abbastanza alti con
circa il 62% che dichiara livelli di soddisfazione medio-alta.
Tale soddisfazione che risulta essere indipendente dalle variabili
strutturali, dipende invece, dalla posizione contrattuale:



i giovani con contratti regolari considerano il lavoro più importante,
mentre i giovani che lavorano in nero gli attribuiscono maggiormente
significati economici. L’avere quindi un lavoro di bassa qualità predispone
ad abbassare le aspettative nei confronti di una realizzazione personale
attraverso il lavoro.
Forte è l’associazione anche fra la soddisfazione per il lavoro e
l’importanza del lavoro nella vita: più sono soddisfatti per il lavoro più
importanza vi attribuiscono in termini di realizzazione personale.
Fra gli intervistati c’è una quota consistente, intorno al 60% circa, che
dichiara che sta cercando attualmente una occasione migliore di
lavoro. Tale quota aumenta al 80% fra quelli che non sono soddisfatti
del lavoro che hanno e al 74% percento circa fra quelli che hanno un
lavoro con contratto non rispettato o un lavoro in nero.
Il lavoro di domani: autonomo e cooperativo?





Avendo chiesto ai giovani intervistati quale preferirebbero che fosse la forma
del loro lavoro futuro emerge una grande voglia di lavoro autonomo e quindi
di imprenditorialità (42%) accompagnata da una buona dose di giovani cui
piacerebbe un lavoro di tipo dipendente (34.1%). Interessante la quota pari al
10.4% di intervistati che vorrebbero un lavoro di tipo cooperativo, così come
rilevante la quota di indecisi pari al 13.2%.
La voglia di lavoro autonomo così fortemente dichiarata dai giovani in
realtà contrasta con la realtà di quanti hanno effettivamente un lavoro
autonomo pari appena all’8.3% e con la quota molto elevata di quanti hanno
scelto come motivazione la voglia di avere una retribuzione fissa e garantita
mensile
Tale discrepanza ad avviso di chi scrive non è spiegabile solo con le difficoltà
ambientali ed economiche a mettersi in proprio.
Anche la quota di giovani che dichiara di desiderare un lavoro di tipo
cooperativo appare in un certo qual modo sospetta: andrebbe verificato se è
effettivamente un desiderio autentico o indotto dall’aver letto la modalità ed
averla scelta per compiacere l’intervistatore (in letteratura sono noti e studiati
infatti gli effetti di suggerimento e di compiacimento).
Altra spiegazione plausibile a questa quota stranamente alta la si può trovare
nel fatto che il campione analizzato, essendo di persone comunque vicine
agli ambienti diocesani, e probabilmente di persone non del tutto all’oscuro
del Progetto Policoro, è composto da giovani che hanno sviluppato una certa
sensibilità al cooperativismo. Ciò è confermato anche dalla quota alta di
giovani che hanno scelto come motivazione alla loro risposta a questa
domanda il desiderio di fare qualche cosa per il territorio
Il lavoro di domani: le motivazioni



per quel che riguarda i motivi della scelta si nota, la netta prevalenza del
desiderio di stabilità e certezza dovuta allo stipendio fisso che ha il punteggio
più alto pari a 37.1 dovuto alla percentuale più alta in assoluto di quanti
hanno scelto questa motivazione come prima scelta. Questa motivazione
sembra fare il paio con la quota altrettanto rilevante di quanto hanno
dichiarato di preferire fare le 8 ore al giorno per poi essere liberi.
Queste due motivazioni che sono tipiche è preponderanti fra quanti hanno
dichiarato di volere un lavoro dipendente, sono anche molto presenti fra quelli
che hanno dichiarato di desiderare un lavoro autonomo.
Incrociando ciascuna motivazione con il tipo di lavoro desiderato si evince
che

la voglia di lavoro autonomo sembra spinta dal desiderio di costruire una cosa
propria e di gestire autonomamente e meglio i propri tempi, così come la voglia di
realizzare un sogno;
 la voglia di cooperativismo viene invece dal desiderio di fare qualche cosa per il
proprio territorio, dalla possibilità di gestire meglio i tempi e dalla possibilità di
realizzare un sogno.


Non emergono grandi differenze di genere, età e regione di appartenenza. I
giovani e gli uomini mostrano una maggior propensione al rischio, sia
economico che di stabilità,
la voglia di fare qualcosa per il proprio territorio appartiene più ai laureati che
agli altri e più ai sardi, a siciliani e ai campani e meno ai calabresi.
Il lavoro di domani: le caratteristiche





Fra gli aspetti maggiormente rilevanti per i giovani
intervistati si rinvengono quelli legati a significati
espressivi ed identitari del lavoro, come la
realizzazione personale, la libertà e la fiducia nelle
proprie capacità, insieme con aspetti più economici e
riproduttivi, come la retribuzione, o aspetti spesso
trascurati nel Mezzogiorno, come la sicurezza sul
posto di lavoro. La caratteristica meno importante di un
lavoro è la possibilità di viaggiare
Fra le differenze significative le donne attribuiscono
una maggiore importanza alla possibilità di realizzare
se stessi sul lavoro, agli aspetti relazioni, ed in
particolare con il rapporto con i superiori, alla sicurezza
sul posto di lavoro, la libertà e la fiducia nelle proprie
capacità e alla possibilità di esprimere la creatività.
I giovani nelle classi di età più alte attribuiscono
maggiore importanza alle condizioni dell’ambiente di
lavoro, ai contenuti del lavoro svolto e alla possibilità di
essere liberi e avere fiducia nelle proprie capacità.
I giovani con i titoli di studio più elevati attribuiscono
più importanza alle condizioni dell’ambiente di lavoro,
alla possibilità di realizzare se stessi sul lavoro, ai
contenuti del lavoro svolto e alla possibilità di
esprimere la creatività, mentre attribuiscono meno
importanza alla retribuzione.
Per quel che riguarda differenze regionali i sardi e i
campani attribuiscono maggiore importanza alla
retribuzione rispetto agli altri, ed insieme ai pugliese
anche alla stabilità del posto di lavoro, mentre
campani, calabresi e siciliani alla possibilità di
esprimere la creatività.
Aspetti del lavoro
Punteggio
medio
Condizioni ambientali di lavoro
7.73
Grado di autonomia sul lavoro
7.15
Retribuzione
8.20
Possibilità di carriera
7.35
Orario di lavoro
7.18
Realizzazione di se stessi
8.63
Stabilità del posto di lavoro
8.39
Contenuto del lavoro (quello che si fa)
7.81
Rapporto con i colleghi
7.56
Rapporto con i superiori
7.36
Riconoscimento per il lavoro svolto
7.84
Possibilità di viaggiare
5.62
Sicurezza sul posto di lavoro
8.41
Libertà e fiducia nelle proprie
capacità
8.24
Spazi per la propria creatività
7.15
I problemi del mercato del lavoro


Alla domanda su quali fossero i principali problemi del
mercato del lavoro del meridione d’Italia, il primo in
assoluto è la disoccupazione con un punteggio pari a
55.1, così come la precarietà (38.3). Molto rilevante
anche l’importanza attribuita ad una situazione diffusa di
illegalità, sia come lavoro nero, sia come mancanza o non
rispetto delle regole, che insieme arrivano ad un
punteggio di circa 55.
Vengono attribuite responsabilità al disinteresse del
governo centrale così come al poco potere dei sindacati,
ma in misura minore. Anche la mancata formazione
professionale sembra essere un problema abbastanza
sentito da una certa quota di giovani intervistati
Le fonti di supporto

Nella vita dei giovani
intervistati la famiglia svolge un
ruolo predominante,
confermando il tipico familismo
dei meridionali. La famiglia
infatti è il punto fermo dei
giovani che se avessero un
problema sul lavoro, si
rivolgerebbero ad essa. In ogni
caso si nota una forte spinta
verso la socialità ristretta con i
punteggi più alti, dopo la
famiglia, si trovano il proprio
partner e gli amici. Tutte le
istituzioni ricevono punteggi
molto bassi. Preoccupante,
seppur bassa la quota di
quanti non ne parlerebbe con
nessuno.
Se ha un problema a chi si
rivolge
Punteg
gio
Con il ragazzo/a
39.07
Con gli amici
31.97
In famiglia
63.36
Con il delegato sindacale
12.49
Con l'associazione di
categoria
10.53
Con il gruppo parrocchiale
8.10
Con il sindaco del mio
paese/città
6.68
Mi rivolgo direttamente al
ministero
6.33
Non ne parlo con nessuno
12.46
Voglia di trasferirsi





Una quota rilevante dei giovani intervistati pari al 63% ha dichiarato di
aver pensato di trasferirsi in un’altra città per poter lavorare.
La voglia di trasferirsi se non risente di differenze di genere ed età
invece cambia la cambiare del titolo di studio e della regione: i laureati
mostrano una maggiore propensione a trasferirsi, così come i giovani
campani (68.6%), i siciliani (66.8%), contro la minor propensione dei
sardi (57.4%) e dei lucani (50.8%).
Quelli che lavorano con un contratto irregolare o in nero hanno una
maggiore propensione al trasferimento intorno al 70%, così come gli
studenti, gli studenti che fanno dei lavoretti e i disoccupati, intorno al
66%.
I due motivi più importanti sono da un lato la voglia di fare nuove
esperienze di lavoro e arricchire le mie competenze, dall’altro la
consapevolezza della scarsità di lavoro. Altri due motivi importanti
sono la voglia di cambiare paese città a causa della mentalità così
come la voglia di sfuggire allo sfruttamento e al lavoro nero e
sottopagato.
Fra quelli che non hanno mai pensato di trasferirsi il motivo
predominante è la stabilità delle relazioni affettive, essere legati alla
famiglia, così come l’essere radicati nel territorio, o più scontatamente
perché lavorano già.
Il tempo libero




Il tempo libero rappresenta per il 60.1% un aspetto della vita
facilmente sacrificabile a favore di impegni ritenuti dagli intervistati più
importanti, in modo particolare per le donne (63.8 %) tra le quali il
10.7% non riesce ad averne. Si può presumere che le donne quando
non lavorano e non possono dedicarsi ad un’attività ricreativa, molto
probabilmente stanno dedicandosi alla cura della famiglia, dei figli,
della casa.
Per i giovanissimi esso raffigura l’aspetto più importante della vita
(27.6% contro il 13.1% della fascia 26-31 anni), che per il 14.9%
facilmente si distrae a scapito del lavoro e/o dello studio. Sanno
privarsene, invece, per il 67.9% soprattutto i giovani di età compresa
tra i 26 ed i 30 anni.
Il possesso di titoli più alti, quali, laurea e diploma di scuola media
superiore incide sulla attribuzione di rilevanza e sulla tendenza a
rinunciare più o meno facilmente alle proprie passioni o interessi a
favore di attività che richiedono un impegno di maggior rilievo, oltre al
fatto che lo studio universitario abitua alla rinuncia la tempo libero
Coloro che sanno sacrificare il tempo libero hanno mostrato una
tendenza a porre il lavoro al centro della loro esistenza, al contrario,
chi ne assegna solo una importanza economica, considera di contro
fondamentale investire energie e risorse per attività da consentirsi nel
tempo libero.
Il tempo libero: con chi?



Trascorre tempo libero con i colleghi di studio e/o di lavoro il 66.4%
dedicandosi in modo particolare ad attività ludiche, sportive, ricreative,
in misura minore alla partecipazione a manifestazioni (35.3%), ad
incontri di discussione (34.1%) e a iniziative di solidarietà (23.7%).
Incrociando questa informazione con l’età. si osserva che soprattutto i
giovani ed i giovanissimi tendono ad aggregarsi e a condividere del
tempo extralavorativo con i colleghi
Questa risultanza apparentemente contrasta con quanto emerso in
precedenza circa gli argomenti di cui si parla sul posto di lavoro,
laddove è chiaro che la tendenza è quella di considerare il luogo di
lavoro non come luogo di socializzazione ma meramente di impegno
professionale.
L’apparente contraddizione si spiega con il fatto che, mentre la
domanda sugli argomenti di cui si parla al lavoro è stata riservata solo
a coloro che lavoravano al momento dell’intervista o avevano avuto
nella vita una precedente esperienza di lavoro, al contrario, la
domanda sulle attività condivise con i colleghi di studio e/o di lavoro è
stata rivolta a tutti gli intervistati. Di fatto, bisogna leggere, dunque, il
precedente risultato considerando anche la notevole quota di studenti
e di non lavoratori presenti nel nostro campione
Il tempo libero e la partecipazione




Alta è la propensione (51%) dei nostri giovani per la
partecipazione sociale.
In modo tipico, negli ultimi sei mesi hanno frequentato
attivamente associazioni di ispirazione cristiana (36.3%), di
impegno sociale, assistenziale (22.7%), ricreative,
culturali, sportive (24.4%), nettamente inferiori (dall’8% al
2%) sono le partecipazioni a forme di associazionismo di
carattere politico, quelle a difesa della natura, a favore
della pace, di sostegno ai paesi in via di sviluppo, di tipo
sindacale.
Si evidenzia una notevole associazione tra titolo di studio e
propensione ad associarsi a gruppi di interesse e di
partecipazione sociale.
La partecipazione di questi giovani contrasta con i dati
nazionali
Influenze educative


Per ciò che attiene il pensiero
degli intervistati circa quali
siano le principali fonti
educative ad avere incidenza
sulla formazione umana e
civile nella società si osserva
una precisa attribuzione di tali
peculiarità alla famiglia. Il
78.6% infatti la pone come
prima scelta.
Al centro si pongono coloro
che al 48.8% piuttosto
individuano la scuola quale
fucina educativa. Le maggiori
frequenze per la seconda
scelta propendono al 21.4%
per l’influenza esercitata dalla
televisione
Influenze
educative
1° 2°
scelta scelt
a
Non
scelto
Famiglia
78.6
7.4
13.9
Scuola
16.1
32.7
51.3
Parrocchia
8.4
14.5
77.2
Giornali
3.5
11.2
85.3
Personaggi
spettacolo
3.8
13.1
83
Televisione
11.2
21.4
67.4
Amici
11.5
16.1
72.4
6
9.8
84.2
100
100
100
Associazionism
o
Totale
Attese e speranze di vita






Il campione esaminato si presenta ottimista nei confronti del proprio
futuro di vita, nello specifico l’83.6% degli intervistati. Il 13%, invece,
non attende alcun cambiamento di vita, il 3.1% mostra di aspettarsi
peggioramenti nelle condizioni attuali, il 2% appare confuso rispetto a
domani.
gli uomini sono maggiormente pessimisti verso il proprio futuro di vita
rispetto alle donne.
Tra gli ottimisti si distribuiscono i giovani di età compresa tra i 26 ed i
30 anni, tra i pessimisti e i rassegnati, all’opposto si profilano quelli di
età tra i 21 ed i 25 anni.
Il titolo di studio sembra non influenzare la personale percezione circa
le condizioni di vita futura, che si connota come positiva.
Per ciò che attiene le attese di vita in relazione alla regione di
provenienza diocesana, infine, si rileva che tra gli ottimisti primeggiano
i campani; tra i pessimisti, i sardi; tra i rassegnasti, emergono i
pugliesi, tra i confusi, i lucani.
L’elemento fonte di preoccupazione per i giovani incontrati in questa
indagine sembra potersi sintetizzare in modo esclusivo nella paura
della precarietà lavorativa. Questo dato è motivato da altre rilevanze
precedentemente emerse circa la posizione contrattuale lavorativa
degli intervistati, laddove il 28,2% si dichiara lavoratore a nero.
I problemi sociali




Di fronte ai problemi sociali, i giovani meridionali in questione
appaiono per il 56,1% propensi ad unire le forze e le risorse e ad
instaurare un dialogo costruttivo con le istituzioni locali, per giungere
alla definizione di attuabili soluzioni efficaci, indipendentemente dal
genere e dall’età
Ci sono differenze rispetto al titolo di studio. Infatti, si attribuiscono
maggiore propensione alla concertazione sociale i laureati e coloro
che hanno conseguito il diploma di scuola media superiore.
Sono presenti, pur costituendo una minoranza (26,1%), coloro che
attribuiscono a se stessi le caratteristiche proprie dell’individualismo e
della tendenza a non contare su nessuno, piuttosto che sulle proprie
capacità risolutive.
Altre modalità di risoluzione degne di attenzione sono quelle legate

alla sfera della solidarietà, quale la soluzione di chi, forte delle proprie
risorse interiori, vede nel volontariato una possibile strada per garantire
una equità sociale, e nel dono di sé stessi l’opportunità di restituire dignità
umana a coloro cui è stata tolta
 alla sfera dell’autorità, per chi sente il bisogno, invece, di avere direttive e
sicurezza da coloro che ne hanno il potere ed il dovere
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L`analisi quantitativa