FISICA
MURANA
Questo lavoro è redatto da: PROF. Salvatore
Docente presso l’Istituto di Istruzione Superiore
CARLO URBANI di ROMA
Via dell’IDROSCALO 88
Sede di ACILIA
PER ENTRARE CLICCA QUI
Mail: [email protected]
Anno scolastico 2011/2012
(Aggiornato al 8/11 /2011)
FRASI di PITAGORA
Tutti gli insegnamenti delle scienze e delle arti sono
buoni per raggiungere lo scopo se impartiti e ricevuti
spontaneamente, ma se avvengono controvoglia
riescono sterili ed inutili.
Non devi aiutare uno a togliersi un peso, perché non
bisogna far nascere pigrizia, ma devi aiutare a
portarlo.
Non camminare per vie frequentate, non seguire le
opinioni dei più, ma quella dei pochi che sanno.
Questo diceva Pitagora 2500 anni fa!
Tu che ne pensi?
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
INIZIO
PAGINA INIZIALE
La fisica è una scienza sperimentale.
Studia i seguenti argomenti:
— Nozioni introduttive (Si occupa dei concetti di base di tutta la fisica)
— Meccanica (Si occupa del movimento dei corpi)
— Termologia (Si occupa di temperatura e calore)
— Onde (Si occupa della propagazione a distanza delle perturbazioni)
— Ottica (Si occupa delle immagini ottenute tramite lenti e/o specchi)
— Elettromagnetismo (si occupa dei fenomeni elettrici e magnetici)
— Altro
Aggiornato al Redatto dal prof.
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INIZIO
NOZIONI INTRODUTTIVE
Prima di iniziare lo studio delle parti della FISICA
dobbiamo introdurre i concetti di base necessari
•Grandezze fisiche
•Problemi inerenti la misura
•Errori di misura
•Relazioni di proporzionalità
•Stati di aggregazione della materia
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INIZIO
GRANDEZZE FISICHE
Si definisce GRANDEZZA FISICA una proprietà,
di un corpo, (o di un punto, o di un fenomeno)
che può essere misurata ESEMPI:





FORZA
MASSA
VELOCITA’
ALTEZZA
PESO
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CONCETTI
di
BASE
INIZIO
GRANDEZZE SCALARI E VETTORIALI
Le grandezze fisiche possono essere suddivise in
due categorie:
 Grandezze scalari (o semplicemente SCALARI)
se esse hanno un valore, ma non hanno né
direzione né verso;
Grandezze vettoriali (o semplicemente
VETTORI). se esse hanno oltre che un valore
anche una direzione ed un verso
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GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
GRANDEZZE SCALARI
Gli SCALARI in fisica sono grandezze fisiche
scalari ossia grandezze fisiche che hanno un
valore, ma non hanno né direzione né verso.
Con essi è possibile eseguire calcoli secondo le
regole dell’algebra numerica. Sono grandezze
scalari ad esempio: la massa, il volume, la
durata, la temperatura, l’energia.
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SCALARI
VETTORI
GRAN- CONCETTI
DEZZE
INIZIO
di
FISICHE
BASE
VETTORI
Una grandezza fisica vettoriale viene chiamata
semplicemente VETTORE. Un vettore è una grandezza
fisica che oltre ad avere un valore ha anche una
direzione ed un verso.
La grandezza vettoriale viene rappresentata tramite una
freccia che la stessa direzione e lo stesso verso del
vettore ed una lunghezza proporzionale al valore del
vettore stesso.
Con essi è possibile eseguire calcoli secondo le regole
dell’ALGEBRA VETTORIALE che è totalmente diversa
dall’algebra numerica. Sono grandezze vettoriali ad
esempio: lo spostamento, la velocità, la forza,
l’accelerazione.
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SCALARI
VETTORI
GRAN- CONCETTI
DEZZE
INIZIO
di
FISICHE
BASE
VALORE
Il Valore (di una grandezza fisica) è
chiamato anche Modulo o Intensità.
Esso è la quantità numerica che indica
quanto è grande la grandezza fisica
considerata.
Generalmente è formato da un numero
seguito da una unità di misura
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SCALARI
VETTORI
VETTORI
GRAN- CONCETTI
DEZZE
INIZIO
di
FISICHE
BASE
DIREZIONE
La Direzione di una grandezza fisica vettoriale è
la retta di azione della grandezza stessa, cioè
la retta su cui giace, la retta lungo cui ha
luogo.
La Direzione può essere determinata tramite la
pendenza (o inclinazione) rispetto agli assi di
un sistema di assi cartesiani.
Essa può essere indicata tramite l’angolo che
essa forma con gli assi di riferimento.
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SCALARI
VETTORI
VETTORI
GRAN- CONCETTI
DEZZE
INIZIO
di
FISICHE
BASE
VERSO
Il verso di una grandezza fisica vettoriale
indica l’orientamento.
Ad esempio: verso destra, verso sinistra,
in avanti, all’indietro, verso alto, verso il
basso
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SCALARI
VETTORI
VETTORI
GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
LA MISURA
Misurare significa confrontare la grandezza da misurare
con un campione di grandezza chiamata UNITA’ DI
MISURA
La misura può essere effettuata con degli strumenti
adeguati, che si chiamano STRUMENTI DI MISURA.
La misura è inevitabilmente affetta da approssimazione
di misura detto ERRORE DI MISURA
Le misure possono essere fatte in modo diretto o in
modo indiretto (attraverso l’esecuzione di calcoli)
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GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
UNITA’ DI MISURA
L’unità di misura è un campione di grandezza fisica che deve avere
certe proprietà:




Confrontabile con la grandezza da misurare
Non deformabile (non deve cambiare nel tempo)
Facilmente riproducibile (si deve poter fare copie esatte)
Riconoscibile (tutti devono sapere il suo significato)
Ogni paese usa un proprio sistema di unità di misura
Il Sistema Internazionale (SI) è un sistema, di 7 unità di misura
fondamentali, riconosciuto da tutti i paesi del mondo e viene
utilizzato per le comunicazioni tra paesi diversi
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LA
MISURA
GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
STRUMENTI DI MISURA
Ci sono 2 tipi di strumenti di misura:
ANALOGICI
DIGITALI
(con indicatore ad indice o
tramite tacche graduate)
(con indicazione numerica
tramite un certo numero
di cifre)
Qualunque sia il tipo di strumento esso si
differenzia dal suo simile per le sue caratteristiche
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LA
MISURA
GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
CARATTERISTICHE DEGLI
STRUMENTI DI MISURA
Ogni strumento di misura ha delle caratteristiche che lo
differenziano dagli altri. Di queste caratteristiche è
necessario tener conto per la scelta dello strumento da
utilizzare.
Le principali sono:




SENSIBILITA’
INTERVALLO DI MISURA
PORTATA
PRONTEZZA
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STRUMENTI
di
MISURA
LA
MISURA
CONCETTI
di
BASE
INIZIO
SENSIBILITA’ di uno
STRUMENTO di MISURA
La sensibilità di uno strumento è la minima
variazione (della grandezza) misurabile con
quello strumento.
Essa è la distanza tra il valore di una tacca
e quello della tacca successiva.
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CARATTERISTICHE
degli
STRUMENTI
STRUMENTI
di
MISURA
LA
MISURA
CONCETTI
di
BASE
INIZIO
PORTATA di uno STRUMENTO
di MISURA
La portata è il MASSIMO
valore misurabile con
quello strumento
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CARATTERISTICHE
degli
STRUMENTI
STRUMENTI
di
MISURA
LA
MISURA
CONCETTI
di
BASE
INIZIO
INTERVALLO di MISURA di
uno STRUMENTO
L’intervallo di misura indica il valore
MINIMO ed il valore MASSIMO misurabile
con quello strumento.
Ad esempio un termometro clinico può
avere un intervallo da 35 °C a 42 °C.
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CARATTERISTICHE
degli
STRUMENTI
STRUMENTI
di
MISURA
LA
MISURA
CONCETTI
di
BASE
INIZIO
PRONTEZZA di uno
STRUMENTO di MISURA
La prontezza indica il TEMPO necessario
allo strumento per fornire il valore della
grandezza esaminata.
Ad esempio la prontezza del termometro
clinico può essere di 3-4 minuti
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CARATTERISTICHE
degli
STRUMENTI
STRUMENTI
di
MISURA
LA
MISURA
CONCETTI
di
BASE
INIZIO
ERRORI DI MISURA
Ci sono 2 tipi di errori di misura:

ERRORI ACCIDENTALI (o casuali)
ERRORI SISTEMATICI (errori che si
ripetono sempre allo stesso modo: o sempre
per eccesso, o sempre per difetto)

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CONCETTI
di
BASE
INIZIO
ERRORI ACCIDENTALI
Quando si effettua una misura, il valore trovato non è mai
assolutamente esatto. Lo si ottiene sempre con una certa
approssimazione. Questa può essere dovuta a diversi fattori del
tutto casuali.
Intanto la minima approssimazione che si rende necessaria è
dovuta alla sensibilità dello strumento. Infatti a causa della
sensibilità dello strumento noi non possiamo stabilire con
esattezza il valore misurato. Tale approssimazione prende il nome
di errore di misura.
Talvolta la stessa misura ripetuta più volte dà valori differenti. In
tal caso si assume come valore della misura il valore medio e
come errore di misura la semidispersione massima
L’errore di misura così determinato prende il nome di errore
accidentale o errore casuale cioè dovuto al caso. L’errore
accidentale viene chiamato anche ERRORE ASSOLUTO
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ERRORI
di
MISURA
SENSIBILITA’
degli
STRUMENTI
LA
MISURA
CONCETTI
di
BASE
INIZIO
ERRORI SISTEMATICI
Se lo strumento di misura è mal tarato (es. una bilancia che segna 10
grammi in più, o un orologio che va avanti di qualche minuto) i valori
osservati sono o sempre in più (oppure sempre in meno) del valore
corretto.
Se leggiamo su uno strumento in modo non frontale notiamo l’indice
un po’ più avanti (o un po’ più indietro) della sua reale posizione.
In entrambi i casi la misura risulta pertanto affetta da un errore di
misura. Tale tipo di errore è eliminabile, in quanto una volta
determinato il valore dell’errore questo lo si potrà sottrarre (o
sommare) al valore trovato della misura. Alla fine il valore della
misura così determinato è privo di questo tipo di errore.
Questo tipo di errore si chiama errore sistematico Poiché esso si
manifesta sempre in più (o sempre in meno)
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8/11/2011 Salvatore MURANA
ERRORI
di
MISURA
SENSIBILITA’
degli
STRUMENTI
LA
MISURA
CONCETTI
di
BASE
INIZIO
ERRORE ASSOLUTO
L’errore assoluto è l’errore accidentale di una misura.
Nel caso la misura è stata effettuata una sola volta
esso corrisponde alla sensibilità dello strumento.
Invece se la stessa misura è stata ripetuta più volte
l’errore assoluto corrisponde alla semidispersione
massima (la metà della differenza tra il valore massimo
ed il valore minimo).
L’errore assoluto viene indicato con un numero che ha
una sola cifra diversa da zero ed è seguito dall’unità
di misura della grandezza fisica misurata
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8/11/2011 Salvatore MURANA
ERRORI
ACCIDENTALI
ERRORI
di
MISURA
SENSIBILITA’
degli
STRUMENTI
LA
MISURA
CONCETTI
di
BASE
INIZIO
ERRORE RELATIVO
L’errore relativo serve ad indicare la bontà di
una misura.
Tanto più è piccolo l’errore relativo tanto più è
precisa la misura.
Si calcola facendo il rapporto tra l’errore
assoluto ed il valore misurato.
E’ un numero puro (cioè senza unità di misura)
ed è sempre minore di 1.
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8/11/2011 Salvatore MURANA
ERRORI
ACCIDENTALI
ERRORI
di
MISURA
SENSIBILITA’
degli
STRUMENTI
LA
MISURA
CONCETTI
di
BASE
INIZIO
ERRORE PERCENTUALE
Talvolta l’errore relativo si può rappresentare
tramite l’ERRORE PERCENTUALE.
L’errore percentuale si ottiene moltiplicando
l’errore relativo per 100.
L’errore percentuale è un numero puro, cioè
non ha unità di misura, però si usa indicarlo
seguito dal simbolo % (percento)
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8/11/2011 Salvatore MURANA
ERRORI
ACCIDENTALI
ERRORI
di
MISURA
SENSIBILITA’
degli
STRUMENTI
LA
MISURA
CONCETTI
di
BASE
INIZIO
CIFRE SIGNIFICATIVE
A causa dell’incertezza dovuta all’errore
assoluto, il valore di una grandezza fisica si
scrive sempre arrotondandolo alla cifra
corrispondente a quella non sicura.
In tal modo, sono cifre significative del
valore di una misura tutte le cifre sicure di
quel valore e la prima cifra incerta.
Le altre cifre non certe non vanno scritte in
quanto assolutamente prive di significato
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8/11/2011 Salvatore MURANA
ERRORI
ACCIDENTALI
ERRORI
di
MISURA
SENSIBILITA’
degli
STRUMENTI
LA
MISURA
CONCETTI
di
BASE
INIZIO
PROPAGAZIONE DEGLI ERRORI
NELLE MISURE INDIRETTE
Nelle misure indirette (cioè quelle effettuate
tramite calcoli) gli errori si propagano sul
risultato.
GLI ERRORI SI SOMMANO SEMPRE
Nelle somme e nelle differenze l’errore assoluto
del risultato è uguale alla somma degli errori
assoluti delle singole misure.
Nei prodotti e nei rapporti l’errore relativo del
risultato è uguale alla somma degli errori
relativi delle singole misure.
Aggiornato al Redatto dal prof.
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ERRORI
ACCIDENTALI
ERRORI
di
MISURA
SENSIBILITA’
degli
STRUMENTI
LA
MISURA
CONCETTI
di
BASE
INIZIO
Cifre significative nei calcoli
Nelle misure indirette, a causa della propagazione degli errori, le
cifre significative del risultato dipendono dalle cifre significative
delle misure di partenza e dall’operazione matematica effettuata.
Nelle somme e nelle differenze:
il numero di “cifre significative dopo la virgola” nel risultato è
uguale al numero di “cifre significative dopo la virgola” della
misura che ha meno “cifre significative dopo la virgola”;
Nei prodotti e nei rapporti:
il numero di “cifre significative complessive” nel risultato è uguale
a quello della misura che ha meno “cifre significative
complessive”.
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ERRORI
ACCIDENTALI
ERRORI
di
MISURA
SENSIBILITA’
degli
STRUMENTI
LA
MISURA
CONCETTI
di
BASE
INIZIO
IL SISTEMA INTERNAZIONALE
di unità di misura
Il Sistema Internazione (SI) di unità di misura è un insieme di 7 unità di
misura corrispondenti alle sette grandezze fisiche fondamentali. E’ stato
definito da un gruppo di scienziati di tutto il mondo nel 1976, e identifica le
unità di misura da utilizzare per comunicare tra un paese ed un altro. Esse
sono:
Grandezza
Simbolo
Unità di misura
Simbolo
Lunghezza
L, l
Metro
m
Tempo
t
Secondo
s
Massa
M
Chilogrammo
kg
Temperatura
t
Kelvin
K
Corrente elettrica
i
Ampere
A
Intensità luminosa
n
Candela
cd
Quantità di materia
Iv
Mole
mole
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UNITA’
Di
MISURA
LA
MISURA
CONCETTI
di
BASE
INIZIO
RELAZIONI DI
PROPORZIONALITA’
Tra le grandezze fisiche riguardanti un fenomeno ci
possono essere infinite relazioni.
Ne studiamo solo alcune:
 Proporzionalità diretta
 Proporzionalità inversa
 Proporzionalità diretta alla seconda potenza
 Proporzionalità inversa alla seconda potenza
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GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
PROPORZIONALITA’ DIRETTA
Due grandezze sono direttamente proporzionali
quando al raddoppiare dell’una raddoppia
l’altra.
In tal caso il loro rapporto è costante, ovvero la
prima è uguale ad un numero costante
moltiplicato per la seconda.
Il grafico cartesiano di due grandezze
direttamente proporzionali è una retta
passante per l’origine degli assi.
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PROPORZIONALITA’
GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
PROPORZIONALITA’ INVERSA
Due grandezze sono inversamente proporzionali
quando al raddoppiare dell’una dimezza
l’altra.
In tal caso il loro prodotto è costante, ovvero la
prima è uguale ad un numero costante diviso
per la seconda.
Il grafico cartesiano di due grandezze
inversamente proporzionali è una iperbole
equilatera (una curva che si avvicina sempre
più agli assi senza mai toccarli).
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PROPORZIONALITA’
GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
PROPORZIONALITA’ DIRETTA
ALLA SECONDA POTENZA
Una grandezza A è direttamente proporzionale
alla seconda potenza di una grandezza B
quando al raddoppiare di B quadruplica A.
In tal caso il rapporto tra A ed il quadrato di B
è costante, ovvero A è uguale ad un numero
costante moltiplicato per il quadrato di B.
Il grafico cartesiano di due grandezze di cui una
è direttamente proporzionale al quadrato
dell’altra è un ramo di parabola.
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PROPORZIONALITA’
GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
PROPORZIONALITA’ INVERSA
ALLA SECONDA POTENZA
Una grandezza A è inversamente proporzionale
alla seconda potenza di una grandezza B
quando al raddoppiare di B, A diventa un
quarto.
In tal caso il prodotto, tra A ed il quadrato di B,
è costante, ovvero A è uguale ad un numero
costante diviso per il quadrato di B.
Il grafico cartesiano di due grandezze, di cui una
è inversamente proporzionale al quadrato
dell’altra, assomiglia ad un’iperbole equilatera.
Aggiornato al Redatto dal prof.
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PROPORZIONALITA’
GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
ALGEBRA VETTORIALE
Tra vettori è possibile eseguire 4 operazioni: somma,
differenza, prodotto scalare e prodotto vettoriale.
La somma e la differenza è possibile solo tra grandezze
omogenee,
mentre il prodotto scalare ed il prodotto vettoriale è
possibile farlo anche tra grandezze non omogenee.
Inoltre è possibile scomporre un vettore nelle sue
componenti e moltiplicare uno scalare per un vettore
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GRAN- CONCETTI
VETTORI DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
SOMMA VETTORIALE
Se si vogliono sommare due vettori A e B per ottenere il
vettore A + B si procede nel seguente modo:
1) Si disegna il primo vettore,
2) Si disegna il secondo vettore con la coda sulla punta
del primo,
3) Si unisce con un segmento la coda del primo
vettore con la punta del secondo,
4) Si disegna il verso in corrispondenza della punta del
secondo.
Il vettore così ottenuto è il vettore somma
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ALGEBRA
VETTO- VETTORI
RIALE
GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
DIFFERENZA VETTORIALE
La differenza di 2 vettori A e B è un
vettore A – B che si ottiene
sommando al vettore A il vettore – B
(il vettore B cambiato di verso).
Aggiornato al Redatto dal prof.
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ALGEBRA
VETTO- VETTORI
RIALE
GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
PRODOTTO SCALARE tra 2
VETTORI
Tra due vettori A e B è possibile trovare il loro prodotto scalare.
Questo è una grandezza scalare che può essere determinata in quattro modi
diversi:
1) si moltiplica il valore del primo vettore (A) per il valore della componente del
secondo vettore parallela al primo (B ).
Cioè A · B = A · B ;
2) si moltiplica il valore del secondo vettore (B) per il valore della componente del
primo vettore parallela al secondo (A ).
Cioè A · B = B · A ;
3) si moltiplica il valore del primo vettore (A) per il valore del secondo vettore (B)
per il coseno dell’angolo tra i due vettori.
Cioè A · B = A · B · cos(a);
4) si scompongono i due vettori A e B nelle sue componenti A X, A Y, A Z e BX, BY,
BZ, poi si moltiplicano tra loro le componenti X, si moltiplicano le
componenti Y, si moltiplicano le componenti Z ed alla fine si sommano i tre
prodotti.
Cioè A · B = A X · BX + A Y · BY + A Z · BZ
Aggiornato al Redatto dal prof.
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ALGEBRA
VETTO- VETTORI
RIALE
GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
PRODOTTO VETTORIALE
tra 2 VETTORI
Tra due vettori A e B è possibile eseguire il loro prodotto vettoriale. Questo è una
grandezza vettoriale che ha la direzione perpendicolare a quella di ciascuno dei 2
vettori ed il verso che si può trovare con la regola della mano sinistra. Il valore
può essere determinata in quattro modi diversi:
1) si moltiplica il valore del primo vettore (A) per il valore della componente del secondo
vettore perpendicolare al primo (B ).
Cioè A · B = A · B ;
2) si moltiplica il valore del secondo vettore (B) per il valore della componente del primo
vettore perpendicolare al secondo (A ).
Cioè A · B = B · A ;
3) si moltiplica il valore del primo vettore (A) per il valore del secondo vettore (B) per il
seno dell’angolo tra i due vettori.
Cioè A · B = A · B · sen(a);
4) si scompongono i due vettori A e B nelle sue componenti AX, AY, AZ e BX, BY, BZ, poi si
ottengono le componenti del prodotto vettoriale nel seguente modo:
(A · B)X = AX · BX + AY · BY + AZ · BZ
(A · B)Y = AX · BX + AY · BY + AZ · BZ
(A · B)Z = AX · BX + AY · BY + AZ · BZ
Aggiornato al Redatto dal prof.
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ALGEBRA
VETTO- VETTORI
RIALE
GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
PRODOTTO di un VETTORE
per uno SCALARE
Moltiplicando un vettore A per uno scalare b si
ottiene un vettore C che ha:
 la stessa direzione del vettore A;
 lo stesso verso di A se è b positivo (> 0), o
verso contrario se è b negativo (< 0);
 il valore di C è uguale al valore di A
moltiplicato per b.
Aggiornato al Redatto dal prof.
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ALGEBRA
VETTO- VETTORI
RIALE
GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
SCOMPOSIZIONE di un VETTORE
Si chiamano componenti di un dato vettore quei
vettori che giacciono sugli assi cartesiani e che
sommati danno come risultato il vettore di partenza.
Un vettore può essere scomposto nelle sue
componenti. Per farlo è necessario disegnare il
vettore nel sistema di assi cartesiani con la sua coda
nell’origine.
Dopo di che si disegnano, in corrispondenza delle
coordinate della punta del vettore, i versi dei vettori
componenti.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
ALGEBRA
VETTO- VETTORI
RIALE
GRAN- CONCETTI
DEZZE
di
INIZIO
FISICHE
BASE
STATI DI AGGREGAZIONE
della materia
I corpi che noi osserviamo quotidianamente si trovano in stati di aggregazione (o fasi)
diversi:
il marmo allo stato solido,
l’alcool allo stato liquido,
il vapore acqueo allo stato gassoso.
Oltre alla fase solida, liquida e gassosa esiste anche la fase di plasma.
Ogni sostanza può passare da uno stato di aggregazione ad un altro se viene cambiata la
pressione e/o la temperatura.
L’acqua è una sostanza che, alla pressione atmosferica, la possiamo facilmente trovare in
una delle tre fasi, mentre altri materiali li troviamo principalmente in una determinata
fase: ad esempio il ferro solitamente solido, l’olio solitamente liquido, l’ossigeno
solitamente gassoso.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
CONCETTI
di
BASE
INIZIO
I SOLIDI
Avete studiato alle elementari che i solidi sono quei corpi
che non cambiano né la loro forma né il loro volume.
Per essere più esatti possiamo affermare che nei solidi la
forma non cambia, mentre il volume può cambiare al
variare della temperatura, ma il cambiamento è molto
piccolo e generalmente può essere trascurato.
Dal punto di vista microscopico un corpo è solido se le
particelle di cui esso è formato oscillano o vibrano
attorno a posizioni reciproche pressoché fisse, cioè una
particella non cambia la sua posizione rispetto a quelle
ad essa vicine. Possiamo dire che le forze di legame
reciproche sono di notevole intensità.
Aggiornato al Redatto dal prof.
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STATI di CONCETTI
di
AGGREGAZIONE
BASE
INIZIO
I LIQUIDI
Avete studiato alle elementari che i liquidi sono quei corpi che
non cambiano il loro volume, ma cambiano la loro forma,
prendendo la forma del recipiente che li contengono.
Per essere più esatti, possiamo affermare che nei liquidi il
volume può cambiare al variare della temperatura, ma il
cambiamento è molto piccolo e generalmente può essere
trascurato.
Dal punto di vista microscopico un corpo è liquido se le
particelle di cui esso è formato oscillano o vibrano scivolando
le une accanto alle altre, cioè una particella può cambiare la
sua posizione rispetto a quelle ad essa vicine, ma mantiene
pressoché invariata la distanza con esse. Possiamo dire che
le forze di legame reciproche sono di media intensità.
Aggiornato al Redatto dal prof.
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STATI di CONCETTI
di
AGGREGAZIONE
BASE
INIZIO
I GAS
Avete studiato alle elementari che i gas sono quei corpi non
hanno un volume proprio né una forma propria ma
assumono il volume e la forma del recipiente che li
contengono.
Per essere più esatti, possiamo affermare che i gas occupano
tutto il volume a loro disposizione.
Se il recipiente lo consente il volume può cambiare al variare
della temperatura. Se non lo consente al variare della
temperatura varia la pressione sulle pareti del contenitore.
Dal punto di vista microscopico in un gas le particelle di cui esso
è formato oscillano o vibrano e si muovono liberamente,
indipendentemente le une dalle altre. Possiamo dire che le
forze di legame reciproche sono di intensità trascurabile.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
STATI di CONCETTI
di
AGGREGAZIONE
BASE
INIZIO
CAMBIAMENTI DI FASE
Ogni sostanza può passare da uno stato di aggregazione ad un altro se viene
cambiata la pressione e/o la temperatura. Ogni cambiamento di fase ha un
nome particolare che la differenzia dalle altre:
FUSIONE è il passaggio dalla fase solida alla liquida;
EBOLLIZIONE ed EVAPORAZIONE sono passaggi dalla fase liquida alla fase
gassosa. Sia l’ebollizione che l’evaporazione vanno sotto il nome di
vaporizzazione;
CONDENSAZIONE è il passaggio dalla fase gassosa alla fase liquida;
SOLIDIFICAZIONE è il passaggio dalle fase liquida alla fase solida;
SUBLIMAZIONE è il passaggio dalla fase solida a quella gassosa o viceversa.
Questo passaggio avviene senza passare dalla fase liquida.
Aggiornato al Redatto dal prof.
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STATI di CONCETTI
di
AGGREGAZIONE
BASE
INIZIO
FUSIONE
FUSIONE è il passaggio dalla fase solida alla fase liquida.
La fusione avviene grazie all’assorbimento di calore da parte del
corpo.
Durante tutto il periodo in cui un solido si trasforma in liquido la
temperatura rimane costante.
Ogni materiale ha un proprio valore di temperatura a cui avviene la
fusione. Questo valore prende il nome di temperatura di fusione.
Il calore assorbito dal corpo durante il tempo della fusione, chiamato
calore latente di fusione, serve per rompere i legami tra le
molecole liberandoli dal vincolo di stare in posizioni pressoché
fisse le une accanto alle altre.
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CAMBIAMENTI di
FASE
STATI di CONCETTI
di
AGGREGAZIONE
BASE
INIZIO
EBOLLIZIONE
EBOLLIZIONE è il passaggio dalla fase liquida alla fase gassosa con
formazione di bolle che dagli strati più profondi si dirigono verso
gli strati superficiali;
L’ebollizione si produce grazie all’assorbimento di calore da parte
del liquido oppure alla diminuzione della pressione. Durante
tutto il periodo in cui un liquido bolle trasformandosi in gas la
temperatura rimane costante.
Ogni materiale ha un proprio valore di temperatura a cui avviene
l’ebollizione. Questo valore prende il nome di temperatura di
ebollizione.
Il calore assorbito dal corpo durante il tempo dell’ebollizione,
chiamato calore latente di ebollizione, serve per rompere i
legami tra le molecole liberandoli dal vincolo di stare vicine le
une alle altre.
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CAMBIAMENTI di
FASE
STATI di CONCETTI
di
AGGREGAZIONE
BASE
INIZIO
EVAPORAZIONE
EVAPORAZIONE è il passaggio dalla fase liquida alla fase gassosa
senza formazione di bolle. Questo avviene negli strati superficiali
del liquido;
L’evaporazione si verifica a temperatura inferiore a quella di
ebollizione.
Nell’evaporazione le molecole in superficie, che si trovano
momentaneamente ad avere un’energia più grande delle
molecole vicine, si staccano da esse e si liberano negli spazi
esterni. Naturalmente alcune molecole già liberatesi possono
ricadere nel liquido, ma ciò capita molto meno.
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CAMBIAMENTI di
FASE
STATI di CONCETTI
di
AGGREGAZIONE
BASE
INIZIO
CONDENSAZIONE
CONDENSAZIONE è il passaggio dalla fase gassosa a quella liquida;
La condensazione si verifica a causa di un iniziale abbassamento di temperatura
oppure a causa di un aumento di pressione.
Durante tutto il periodo in cui un gas si trasforma in liquido la temperatura rimane
costante.
Ogni materiale ha un proprio valore di temperatura a cui avviene la
condensazione che è uguale a quella di ebollizione.
Il calore ceduto dal corpo durante il tempo della condensazione, comporta una
diminuzione di energia interna del gas per cui le molecole si legano a quelle
vicine permettendo però lo scorrimento delle une accanto alle altre.
Il calore ceduto dal corpo durante la condensazione è uguale (a parte il segno) a
quello latente di ebollizione.
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CAMBIAMENTI di
FASE
STATI di CONCETTI
di
AGGREGAZIONE
BASE
INIZIO
SOLIDIFICAZIONE
SOLIDIFICAZIONE è il passaggio dalla fase liquida alla fase solida;
La solidificazione succede grazie all’abbassamento iniziale di temperatura da
parte del corpo
Durante tutto il periodo in cui un liquido si trasforma in solido la temperatura
rimane costante e questa è uguale a quella di fusione.
Il calore ceduto dal corpo durante il tempo della solidificazione, comporta una
diminuzione di energia interna del gas per cui le molecole si legano più
fortemente a quelle vicine impedendo così lo scorrimento delle une accanto
alle altre.
Il calore ceduto dal corpo durante il tempo della solidificazione, è uguale (a parte il
segno) a quello latente di fusione.
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CAMBIAMENTI di
FASE
STATI di CONCETTI
di
AGGREGAZIONE
BASE
INIZIO
SUBLIMAZIONE
SUBLIMAZIONE è il passaggio dalla fase
solida alla fase gassosa senza passare
dalla fase liquida
oppure viceversa
il passaggio dalla fase gassosa alla fase
solida senza passare dalla fase liquida.
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CAMBIAMENTI di
FASE
STATI di CONCETTI
di
AGGREGAZIONE
BASE
INIZIO
LA MECCANICA
Le parti della MECCANICA sono:
• CINEMATICA Studia il movimento dei corpi (studia
come può avvienire il movimento, cioè
studia quali sono i vari tipi di
movimento)
• STATICA
Studia l’equilibrio dei corpi (cioè perché
i corpi non cambiano la loro velocità)
• DINAMICA Studia le cause del movimento (cioè
studia perché i corpi si muovono in un
certo modo anziché in un altro)
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INIZIO
LA CINEMATICA
La CINEMATICA studia il movimento senza interessarsi delle sue cause.
Ossia studia:
Le grandezze fisiche del movimento ed
i vari tipi di movimenti di un corpo
•
Il concetto di POSIZIONE,
•
Il moto rettilineo,
•
Lo SPAZIO PERCORSO
•
Il moto circolare,
•
Lo SPOSTAMENTO,
•
Il moto uniforme,
•
La VELOCITA’,
•
Il moto rettilineo uniforme,
•
La VARIAZIONE di VELOCITA’,
•
L’ACCELERAZIONE.
•
Il moto circolare uniforme,
•
Il moto uniformemente accelerato.
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MECCANICA
INIZIO
La POSIZIONE
La Posizione di un corpo indica il punto in cui il corpo (supposto
molto piccolo) si trova in un determinato istante di tempo.
La posizione ovviamente dipende dal Sistema di Riferimento
utilizzato.
Può essere determinata dando le coordinate del punto occupato nel
Sistema di Riferimento.
Esso è una grandezza fisica vettoriale e lo si può rappresentare con
una freccia che parte all’origine del Sistema di Riferimento e
termina nel punto in cui si trova il corpo.
Lo spostamento si indica con la P. Nel S.I. la sua unità di misura è
il metro (m).
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CINEMANICA
MECCANICA
INIZIO
Lo SPAZIO PERCORSO
Si definisce SPAZIO PERCORSO da un corpo
la lunghezza del percorso fatto tra la sua
posizione iniziale e quella finale.
Lo Spazio percorso è una grandezza fisica
scalare.
Lo spazio percorso si indica con la s. Nel S.I.
la sua unità di misura è il metro (m).
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CINEMANICA
MECCANICA
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Lo SPOSTAMENTO
Si definisce SPOSTAMENTO di un corpo la
distanza tra la sua posizione iniziale e quella
finale.
Lo Spostamento è una grandezza fisica vettoriale e
lo si può rappresentare con una freccia che parte
dalla posizione iniziale e finisce nella posizione finale.
Lo spostamento si indica con la S e risulta uguale a:
S = Pf – Pi = DP. Nel S.I. la sua unità di misura è il
metro (m).
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CINEMANICA
MECCANICA
INIZIO
La VELOCITA’
La velocità è una grandezza fisica che indica la sveltezza con cui si muove un
corpo.
Si può parlare di velocità lineare (o velocità scalare) e di velocità (o velocità
vettoriale.
La velocità lineare (il cui simbolo è v ) è una grandezza scalare e si calcola
facendo il rapporto tra lo spazio percorso (s ) ed il tempo (t ) impiegato a
percorrerlo.
s
Cioè: v 
t
La velocità (il cui simbolo è V ) è una grandezza vettoriale e si
calcola facendo il rapporto tra lo Spostamento (S ) ed il
tempo (t ) impiegato a percorrerlo.
Cioè:
V
S
t
L’unità di misura della velocità nel S.I. è il metro al secondo (
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CINEMANICA
m
).
s
MECCANICA
INIZIO
La VARIAZIONE di VELOCITA’
La variazione di velocità di un corpo è una grandezza
fisica vettoriale che indica la differenza tra la sua
velocità finale e quella iniziale.
Il simbolo della variazione di velocità è DV.
La variazione di velocità (DV) si calcola facendo la
differenza tra la velocità finale (Vf) e la velocità
iniziale (Vi) del corpo considerato.
Cioè: DV= Vf – Vi.
L’unità di misura della variazione di velocità nel S.I. è il
m
metro al secondo ( ).
s
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CINEMANICA
MECCANICA
INIZIO
ACCELERAZIONE
L’accelerazione è una grandezza fisica che indica la
sveltezza con cui varia la velocità di un corpo.
L’accelerazione (il cui simbolo è a ) è una
grandezza vettoriale e si calcola facendo il
rapporto tra la variazione di velocità (DV ) ed il
DV
tempo (t ) impiegato a variarla. Cioè: a 
t
L’unità di misura dell’accelerazione nel S.I. è il
m
metro al secondo quadrato ( 2 ).
s
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CINEMANICA
MECCANICA
INIZIO
IL MOTO RETTILINEO UNIFORME
Il movimento di un corpo in fisica viene chiamato MOTO.
Se il corpo si muove lungo una linea retta il moto si chiama: Moto
Rettilineo. Quindi nel moto rettilineo può cambiare il valore o il
verso della velocità, ma non la sua direzione.
Se il valore della velocità di un corpo è costante, cioè non cambia
al passare del tempo il moto si chiama: Moto Uniforme.
Quindi nel moto uniforme può cambiare la direzione ed il verso
della velocità ma non il suo valore.
Se il movimento avviene in linea retta e con il valore della velocità
costante il moto si chiama: Moto Rettilineo Uniforme. Nel
moto rettilineo uniforme, siccome non cambia il valore e la
direzione della velocità, non può cambiare neanche il verso.
Pertanto se il moto è rettilineo uniforme la velocità è costante e
quindi l’accelerazione è nulla.
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CINEMANICA
MECCANICA
INIZIO
IL MOTO CIRCOLARE UNIFORME
Il movimento di un corpo in fisica viene chiamato MOTO.
Se il corpo si muove lungo una circonferenza il moto si chiama: Moto
Circolare. Quindi nel moto circolare può cambiare il valore o il verso e
la direzione della velocità.
Se il valore della velocità di un corpo è costante, cioè non cambia al
passare del tempo il moto si chiama: Moto Uniforme. Quindi nel
moto uniforme può cambiare la direzione ed il verso della velocità ma
non il suo valore.
Se il movimento avviene lungo una circonferenza e con il valore della
velocità costante il moto si chiama: Moto Circolare Uniforme. Nel
moto circolare uniforme, siccome cambia il verso e la direzione della
velocità, anche se non cambia il valore l’accelerazione non è nulla, ma
avrà un valore costante, una direzione che, istante per istante, è lungo
il raggio della circonferenza ed il verso è verso il suo centro. Si parla
allora di accelerazione centripeta.
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CINEMANICA
MECCANICA
INIZIO
IL MOTO UNIFORMEMENTE ACCELERATO
Il movimento di un corpo in fisica viene chiamato MOTO.
Se il corpo si muove lungo una linea retta il moto si chiama: Moto
Rettilineo. Quindi nel moto rettilineo può cambiare il valore o il
verso della velocità, ma non la sua direzione.
Se il valore, la direzione ed il verso dell’accelerazione è costante,
ossia se l’accelerazione del corpo è costante il moto si chiama:
Moto Uniformemente Accelerato.
Se un corpo si muove di moto uniformemente accelerato il moto
del corpo può essere o rettilineo o curvilineo.
Un caso di moto curvilineo uniformemente accelerato è il moto
parabolico. Ad esempio il moto di un qualsiasi oggetto o
proiettile lanciato in direzione obliqua è un moto parabolico cioè
un moto curvilineo uniformemente accelerato.
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CINEMANICA
MECCANICA
INIZIO
LA STATICA E L’EQUILIBRIO
La STATICA studia le condizioni che consentono ad un corpo di essere in
equilibrio. Ci sono 2 tipi di equilibrio: equilibrio traslazionale ed
equilibrio rotazionale
Per equilibrio traslazionale si intende la situazione di un corpo che
1.
essendo fermo continua a stare fermo;
oppure che
2.
essendo in moto continua a muoversi di moto rettilineo uniforme.
Per equilibrio rotazionale si intende la situazione di un corpo che
a.
non ruotando continua a non ruotare;
oppure che
b.
essendo in rotazione continua a ruotare con moto circolare uniforme.
Essa si suddivide i
•
STATICA dei SOLIDI (che ha alla base le FORZE) e
•
STATICA dei FLUIDI (che ha alla base la PRESSIONE)
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MECCANICA
INIZIO
I FLUIDI
I corpi fluidi sono quei corpi che si trovano allo stato di
aggregazione di liquido oppure di gas.
Un fluido non ha una forma propria, ma si adatta al
recipiente che lo contiene.
Su di esso è impossibile applicare un forza localizzata in
un punto, ma è necessario applicarla distribuendola
sulla superficie che lo delimita. Per questo studiando i
fluidi si studia principalmente la pressione
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STATICA
MECCANICA
INIZIO
LA PRESSIONE
Quando si studiano le forze non localizzate, ma distribuite su una
superficie si introduce il concetto di pressione (simbolo p).
Essa è una grandezza fisica scalare e corrisponde al valore della
forza ( F ) che agisce su una superficie ( S ) unitaria (S = 1 m2).
Quindi F = p · S.
N
La sua unità di misura nel S.I. è Newton al metro quadro ( 2 ).
m
N / m2 viene anche detto Pascal (Pa).
N
Quindi: 1Pa  1 2 .
m
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STATICA
MECCANICA
INIZIO
PRINCIPIO DI PASCAL
La pressione in un fluido, in dato istante, può essere diversa a seconda
del punto considerato.
Ma ad un stesso livello di profondità, nello stesso fluido, la pressione
ha lo stesso valore qualunque sia il punto in cui viene misurata.
Ma la pressione può essere diversa se si prendono in considerazione
punti a differente profondità così come afferma la legge di Stevino.
Se, invece, il fluido non ha peso allora la pressione è la stessa
in tutti i punti anche a profondità diverse. Cioè la pressione
esercitata in un punto si trasmette in tutti gli altri punti con
la stessa intensità esercitando una forza sempre
perpendicolare alla superficie del contenitore.
Quest’ultimo fatto è noto come principio di Pascal. Esso in pratica
afferma che l’unica causa del diverso valore della pressione a
profondità diverse è il peso specifico del fluido stesso.
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PRESSIONE
STATICA
MECCANICA
INIZIO
LA LEGGE DI STEVINO
La pressione in un fluido, in dato istante, può essere diversa a seconda del
punto considerato.
Ma ad un stesso livello di profondità, nello stesso fluido, la pressione ha lo
stesso valore qualunque sia il punto in cui viene misurata.
Ma la pressione può essere diversa se si prendono in considerazione punti a
differente profondità. Infatti la LEGGE DI STEVINO afferma che:
Se, un fluido ha un peso non trascurabile allora la pressione non è la
stessa in tutti i punti ma varia con la profondità.
Cioè la variazione di pressione tra due punti di un fluido a profondità diverse è
uguale al prodotto fra il peso specifico del fluido Ps per la differenza di
profondità Dh. Ossia Dp = Ps∙Dh = dg∙Dh (dove d è la densità del fluido e g
è l’accelerazione di gravità)
Quindi se la pressione in superficie è nulla (p0 = 0) ed il primo dei 2 punti è in
superficie (h = 0) allora la pressione a profondità h sarà: p = dg∙h = Ps∙h.
Esso in pratica afferma che l’unica causa del diverso valore della pressione a
profondità diverse è il peso specifico del fluido stesso.
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PRESSIONE
STATICA
MECCANICA
INIZIO
LA DINAMICA
La DINAMICA studia le cause del movimento e quindi si interessa di:
• MASSA,
• FORZA,
• LAVORO,
• ENERGIA,
• POTENZA,
• QUANTITA’ di MOTO,
• MOMENTO di INERZIA,
• MOMENTO ANGOLARE.
La dinamica può essere suddivisa in:
DINAMICA dei SOLIDI e DINAMICA dei FLUIDI
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MECCANICA
INIZIO
MASSA
La massa è una grandezza fisica fondamentale, scalare. Il suo simbolo
èmoM.
È una proprietà caratteristica di tutti i corpi
Possiamo dare 3 definizioni differenti:
1) quantità di materia con cui è composto un corpo,
2) opposizione di un corpo a farsi accelerare (cioè a far cambiare la
sua velocità);
3) proprietà dei corpi grazie alla quale si attraggono con una forza
gravitazionale.
La sua unità di misura nel S.I. è il chilogrammo (kg)
Lo strumento con cui la si misura è la bilancia a due braccia
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DINAMICA
MECCANICA
INIZIO
FORZA
Per forza si intende una spinta o un’attrazione che è in grado di far modificare il
tipo di movimento (velocità) di un corpo.
Un altro effetto della forza è la deformazione (grande o piccola) del corpo su cui
essa è applicata.
Se il corpo non è vincolato (ovvero è libero di muoversi) e su di esso non è
applicata alcuna forza, esso non cambia il suo modo di muoversi (non cambia
la sua velocità). Questo afferma il primo principio della dinamica.
Se il corpo non è vincolato (ovvero è libero di muoversi) e su di esso è applicata
una forza, esso cambia il suo modo di muoversi (cambia la sua velocità).
Questo afferma il secondo principio della dinamica.
La forza (simbolo F ) è una grandezza fisica vettoriale che ha come unità di
misura nel S.I.il kg · m/s2 che per semplicità viene chiamato Newton (N).
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
DINAMICA
MECCANICA
INIZIO
LAVORO
Il lavoro è una grandezza fisica derivata,
scalare il cui simbolo è L.
È un’azione che consiste nell’applicare una
forza su un corpo che si sposta.
Si calcola facendo il prodotto scalare tra la
forza (F) applicata ad un corpo per il suo
spostamento (S) L=F · S
L’unità di misura del lavoro nel S.I. è il Joule (J)
che corrisponde a Newton·metro (1 J=1N·m)
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
DINAMICA
MECCANICA
INIZIO
ENERGIA
L’energia U è una grandezza fisica scalare derivata.
È una caratteristica dei corpi, ovvero sono i corpi che possiedono
energia.
L’energia è ciò che serve utilizzare per compiere lavoro.
Infatti ogni qualvolta un corpo compie un lavoro L perde una
quantità di energia pari al lavoro compiuto. Ovvero L = – DU .
Mentre se un corpo subisce lavoro esso aumenta la sua energia
di una quantità pari al lavoro subito. Quindi l’unità di misura
dell’energia è quella stessa del lavoro e cioè nel S.I. è Joule.
Ci sono molti tipi di energia: cinetica, potenziale, meccanica,
termica, elastica, elettrica, magnetica, ecc.
Ogni tipo di energia si calcola in un modo diverso.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
DINAMICA
MECCANICA
INIZIO
POTENZA
La potenza è una grandezza fisica scalare derivata. Essa
è la sveltezza con cui si compie lavoro.
La potenza P si calcola facendo il rapporto tra il lavoro L
ed il tempo t impiegato a compierlo. Cioè P  L   DU
t
t
La potenza è quindi la sveltezza con cui viene persa o
prodotta l’energia U .
L’unità di misura della potenza nel S.I. è watt che
corrisponde a Joule/secondi.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
DINAMICA
MECCANICA
INIZIO
STATICA DEI SOLIDI
Tutti i solidi sono corpi deformabili.
Alcuni possono deformarsi molto (corpi elastici) e la loro deformazione
risulta evidente, altri molto poco e talvolta neanche ci accorgiamo.
Noi studieremo la statica dei corpi solidi non deformabili che chiameremo:
“corpo rigido”.
Un corpo rigido è in equilibrio solo se è in equilibrio sia traslazionale, sia
rotazionale.
Un corpo rigido è in equilibrio traslazionale se la somma di tutte le forze
applicate su di esso è uguale a zero.
Un copro rigido è in equilibrio rotazionale se la somma di tutti i momenti
delle forze applicati su di esso è uguale a zero.
Un corpo che è vincolato a muoversi lungo un percorso particolare può
essere in equilibrio stabile, equilibrio instabile o equilibrio indifferente.
Casi particolari di corpi rigidi in equilibrio sono le macchine semplici.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
MECCANICA
INIZIO
MOMENTO DELLA FORZA
IN LAVORAZIONE.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
STATICA
MECCANICA
INIZIO
Equilibrio STABILE
Un corpo rigido è in equilibrio stabile se si
trova in una posizione tale che ogni
qualvolta viene allontanato un poco da
essa, tenderà a ritornare nella precedente
posizione.
Ad esempio è in una posizione di equilibrio
stabile una pallina sul fondo di una tazza.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
STATICA
MECCANICA
INIZIO
Equilibrio INSTABILE
Un corpo rigido è in equilibrio instabile se si
trova in una posizione tale che ogni
qualvolta viene allontanato un poco da
essa, tenderà ad allontanarsi ancora di più
dalla precedente posizione.
Ad esempio è in una posizione di equilibrio
stabile una pallina sulla cima di dosso.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
STATICA
MECCANICA
INIZIO
Equilinrio INDIFFERENTE
Un corpo rigido è in equilibrio indifferente se
si trova in una posizione tale che ogni
qualvolta viene allontanato un poco da
essa, rimarrà nella nuova posizione.
Ad esempio è in una posizione di equilibrio
stabile una pallina su un piano orizzontale.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
STATICA
MECCANICA
INIZIO
MACCHINE SEMPLICI
Le macchine semplici sono dispositivi
ideati dall’uomo per modificare
l’applicazione delle forze.
Sono macchine semplici le leve (forbici,
apribottiglie, pinzette…) la carrucola,
il paranco, la carriola, ecc.
Le macchine semplici sfruttano le leggi
dell’equilibrio.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
STATICA
MECCANICA
INIZIO
La LEVA
La leva è una macchina semplice.
Molti dei nostri utensili sono delle leve: le forbici, le pinzette per le
sopracciglia, lo schiaccianoci, ecc.
La leva consente di ottenere l’applicazione da parte della macchina di una
forza resistente Fr (o semplicemente resistenza) in un punto, tramite
l’applicazione in un altro punto di una forza motrice Fm (o
semplicemente potenza).
Questo avviene grazie alla rotazione della leva attorno ad un punto f
chiamato fulcro.
A seconda della posizione reciproca tra potenza, resistenza e fulcro
distinguiamo tre tipi di leve: leva di primo genere, di secondo genere e
di terzo genere.
Il rapporto V tra la resistenza Fr e la potenza Fm si chiama vantaggio.
Ossia:
V
Fr .
Fm
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
STATICA
MECCANICA
INIZIO
VANTAGGIO della LEVA
Il vantaggio di una leva può essere maggiore di zero (leva vantaggiosa) o
minore di zero (leva svantaggiosa).
Il vantaggio dipende dalle distanze tra i punti di applicazione delle forze ed
il fulcro.
Se chiamiamo br (braccio della resistenza) la distanza tra il punto di
applicazione della resistenza ed il fulcro e bm (braccio della potenza) la
distanza tra il punto di applicazione della potenza ed il fulcro si verifica
che:V  Fr  bm .
Fm
br
Ovvero una leva è tanto più vantaggiosa quanto più il braccio della
potenza è maggiore di quello della resistenza.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
LEVA
STATICA
MECCANICA
INIZIO
TIPI di LEVA
Sappiamo che una leva è tanto più vantaggiosa quanto più il braccio della
potenza è maggiore di quello della resistenza.
Ci sono 3 tipi di leve:
Leva di primo genere se il fulcro si trova tra la potenza e la resistenza. In una
leva di primo genere il vantaggio può essere maggiore di zero (se il
braccio della potenza è maggiore di quello della resistenza), minore di
zero (se il braccio della potenza è minore di quello della resistenza) o
uguale a zero (se il braccio della potenza è uguale a quello della
resistenza). Sono leve di primo genere ad esempio le forbici o l’altalena.
Leva di secondo genere se la resistenza si trova tra il fulcro e la potenza. Una
leva di primo genere è sempre vantaggiosa. È una leva di secondo genere
lo schiaccianoci.
Leva di terzo genere se se la potenza si trova tra il fulcro e la resistenza. Una
leva di primo genere è sempre svantaggiosa. È una leva di terzo genere la
pinzetta per le sopracciglia.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
LEVA
STATICA
MECCANICA
INIZIO
DINAMICA DEI SOLIDI
Nella dinamica dei solidi si studiano le
leggi della dinamica. Ovvero:
 il primo principio della dinamica,
 il secondo principio della dinamica,
 il terzo principio della dinamica,
 il principio di conservazione dell’energia.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
DINAMICA
MECCANICA
INIZIO
PRIMO PRINCIPIO
DELLA DINAMICA
Il primo principio della dinamica, detto anche legge
d’inerzia o legge di Galilei afferma che, in assenza di
forze applicate su di un corpo, il corpo rimane in
equilibrio, cioè se il corpo era fermo continua a
rimanere fermo, invece se era in movimento
continuerà a muoversi con la stessa velocità in
valore, direzione e verso.
Più in generale un corpo rimane in equilibrio se la
somma di tutte le forze applicate al corpo è uguale a
zero.
In tal caso si ha che l’accelerazione a del corpo è nulla.
Cioè: a = 0
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
DINAMICA
MECCANICA
INIZIO
SECONDO PRINCIPIO
DELLA DINAMICA
Il secondo principio della dinamica, detto anche legge
fondamentale della dinamica o legge di Newton
afferma che se su un corpo c’è applicata una sola
forza il corpo accelera con una accelerazione a
direttamente proporzionale alla forza F applicata ed
inversamente proporzionale alla massa del corpo.
F
Cioè: a 
.
M
Più in generale se su un corpo sono applicate più di una
forza e la somma di tutte queste forze FTOT è diversa
da zero il corpo accelera e l’accelerazione si calcola
FTOT
con la formula: a 
.
M
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DINAMICA
MECCANICA
INIZIO
TERZO PRINCIPIO
DELLA DINAMICA
Il terzo principio della dinamica detto anche principio di
azione e reazione afferma che
se un corpo A applica una forza FAB su un corpo B
allora
il corpo B applica contemporaneamente un forza FBA
sul corpo A
e questa forza è esattamente uguale in valore e
direzione, ma con verso contrario.
Cioè:FAB = – FBA
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DINAMICA
MECCANICA
INIZIO
PRINCIPIO DI CONSERVAZIONE
DELL’ENERGIA
Il principio di conservazione dell’energia afferma che
l’energia è una grandezza fisica il cui valore non
cambia.
Cioè l’energia U può passare da un corpo ad un altro,
oppure trasformarsi da un tipo ad un altro, ma non si
può creare, né distruggere.
La somma di tutte le energie prima di un evento
qualsiasi e quella dopo l’evento stesso è sempre
costante. Ha cioè un valore fisso.
Ovvero U1i + U2i + U3i + … = U1f + U2f + U3f + …
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DINAMICA
MECCANICA
INIZIO
TERMOLOGIA
La termologia si può suddividere in 2 parti:


1) La termologia vera e propria che si
occupa della relazione tra la
temperatura, il calore, e la sua
propagazione, l’energia interna
2) La termodinamica studiata inizialmente
nel caso di un gas perfetto.
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INIZIO
TEMPERATURA
La temperatura può essere percepita dai nostri sensi come indice di
quanto è caldo o freddo il corpo osservato.
La temperatura indica il grado di agitazione delle particelle
microscopiche di cui è composto il corpo (atomi).
La temperatura è una grandezza fisica, proprietà dei corpi, la cui
definizione è data alla pagina seguente.
Ogni qualvolta si mette a contatto un corpo più caldo (cioè a
temperatura più alta) con uno più freddo (cioè a temperatura più
bassa) si ha un passaggio di energia interna dal corpo più caldo a
quello più freddo. Dopo un po’ di tempo si raggiunge l’equilibrio
termico, ovvero termina questo passaggio e i due copri raggiungono
la stessa temperatura intermedia chiamata temperatura di equilibrio.
Gli effetti della variazione di temperatura possono essere: dilatazione,
cambiamenti di colore, cambiamenti di fase, variazione della
resistività elettrica, ecc
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TERMOLOGIA
INIZIO
Definizione di
TEMPERATURA
La temperatura è una grandezza fisica scalare
fondamentale che si misura con il
termometro.
La temperatura indica il grado di agitazione
delle particelle del corpo
L’unità di misura della temperatura nel S.I. è il
kelvin (k). In Italia si usa invece il grado
Celsius (°C). Il grado Celsius è chiamato
anche grado centigrado.
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TEMPERATURA
TERMOLOGIA
INIZIO
TERMOMETRO
Il termometro è lo strumento di misura della temperatura (di
un ambiente, di un oggetto, o di un corpo qualsiasi).
Esso è costituito contenitore trasparente contenente al suo
interno un termoscopio ed una scala graduata.
Il termometro più comunemente usato è quello che sfrutta il
fenomeno della dilatazione termica.
A seconda del livello raggiunto dal liquido nel termoscopio, si
può leggere, sulla scala graduata, la temperatura del
termometro e quindi quella del corpo in cui esso è inserito
che è esattamente uguale (se si è aspettato il tempo
necessario al raggiungimento dell’equilibrio termico).
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TEMPERATURA
TERMOLOGIA
INIZIO
TERMOSCOPIO
Il termoscopio è uno strumento di osservazione. Esso, non avendo
associata una scala graduata, permette solo di osservare le
variazioni di temperatura, ma non permette la sua misura.
Il termoscopio a dilatazione di liquido è costituito da un contenitore
trasparente, che ha una forma particolare, all’interno del quale
c’è un liquido opaco (solitamente era il mercurio).
Il contenitore ha la forma di un’ampolla terminante con un collo
molto sottile. Esso è riempito dal liquido che occupa tutto lo
spazio dell’ampolla e parte del suo collo.
Aumentando la temperatura del corpo nel quale il termoscopio si
trova immerso, si ha una dilatazione del liquido in esso
contenuto. Si può, in tal modo, osservare l’aumento di
temperatura, osservando l’aumento di livello del liquido nel
collo del contenitore.
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TEMPERATURA
TERMOLOGIA
INIZIO
Scala Celsius (1)
Celsius usando il termoscopio a dilatazione di liquido ha inventato
la scala termometrica che porta il suo nome.
Egli inizialmente aveva notato tre cose:
1) quasi tutti corpi (tranne l’acqua e i corpi che contengono acqua)
all’aumentare della temperatura si dilatano aumentando di
volume;
2) durante tutto il tempo in cui un corpo cambia fase da solido a
liquido, o da liquido a solido la temperatura del corpo non
cambia;
3) durante tutto il tempo in cui un corpo cambia fase da liquido a
gas o da gas a liquido la temperatura del corpo non
cambia(secondo punto fisso).
Allora usando queste informazioni decise di fare quanto segue:
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TEMPERATURA
TERMOLOGIA
INIZIO
Scala Celsius (2)
Celsius usando le informazioni della pagina precedente decise di fare quanto segue:
a) ha scelto come “corpo” l’acqua;
b) ha collegato al suo termoscopio una striscia di carta per ottenere una scala graduata;
c) ha chiamato zero gradi (0 °C) la temperatura dell’acqua che passa dalla fase solida a
quella liquida (fusione del ghiaccio) ed ha segnato sulla striscia una tacca
corrispondente al livello del liquido nel termoscopio indicandola con uno “0 °C”;
d) ha chiamato cento gradi (100 °C) la temperatura dell’acqua che passa da liquido a gas
(ebollizione) ed ha segnato sulla striscia una tacca corrispondente al livello del liquido
nel termoscopio indicandola con un “100 °C”;
e) ha suddiviso in 100 parti uguali la distanza tra le due tacche ed ha chiamato grado
ogni singolo tratto;
f) ha aggiunto altre tacche sopra il 100 °C per indicare valori di temperatura maggiori di
100 °C;
g) ha aggiunto altre tacche sotto lo 0 °C per indicare valori negativi di temperatura.
La scala così ottenuta va sotto il nome di Scala Celsius. Teoricamente tutti i valori di
temperatura potrebbero essere possibili da meno infinito a più infinito
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TEMPERATURA
TERMOLOGIA
INIZIO
Scala kelvin
Giacché il valore minimo teorico possibile di temperatura corrisponde a 273,16,
lord Kelvin ha pensato di costruire una scala di temperature tale che tutti
valori possibili siano positivi.
Pertanto egli, partendo dalla scala Celsius, ne costruì una nuova (scala kelvin,
che quindi è anch’essa una scaLA centigrada) semplicemente aumentando
tutti i valori di 273,16.
Cioè il valore della temperatura indicata con la scala kelvin è uguale a quello
della scala Celsius aumentato di 273,16.
Ovvero indicando con t la temperatura indicata in gradi Celsius e con
T quella indicata in kelvin si ha:
T = t + 273,16 e quindi t = T – 273,16
In tal modo la temperatura dello zero gradi Celsius (0 °C) corrisponde alla
temperatura di 273,16 k. Ciò vuol dire che il ghiaccio fonde alla temperatura
di 273,16 k
E la temperatura di cento gradi (100 °C) corrisponde alla temperatura di
373,16 k. Ciò vuol dire che l’acqua bolle alla temperatura di 373,16 k.
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TEMPERATURA
TERMOLOGIA
INIZIO
Temperatura di EQUILIBRIO
Se si mette a contatto un corpo più caldo (cioè a temperatura più alta) con
uno più freddo (cioè a temperatura più bassa) si ha un passaggio di
calore dal corpo più caldo a quello più freddo. Dopo un po’ di tempo si
raggiunge l’equilibrio termico, ovvero termina questo passaggio e i
due copri raggiungono la stessa temperatura intermedia chiamata
temperatura di equilibrio.
La temperatura di equilibrio dipende dalle temperature iniziali, dalle masse
dei due corpi e dai materiali con cui sono costituiti i due corpi.
Se entrambi i corpi sono dello fatti stesso materiale ed hanno uguale
massa allora la temperatura di equilibrio sarà la media delle
temperature iniziali. Invece se hanno differente massa la temperatura
di equilibrio sarà più vicina alla temperatura iniziale del corpo con
massa maggiore. Essa può essere calcolata usando la formula spiegata
alla pagina successiva.
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TEMPERATURA
TERMOLOGIA
INIZIO
CALCOLO della
temperatura di equilibrio
Due corpi dello stesso materiale a temperature differenti posti a contatto,
dopo un po’ di tempo, raggiungono la temperatura di equilibrio. Si può
notare che il rapporto tra le variazioni di temperatura dei due corpi (a
parte il segno) è uguale al rapporto tra le due masse. Ovvero indicando
con t1 ed m1 la temperatura iniziale e la massa del primo corpo, con t2
ed m2 la temperatura iniziale e la massa del secondo corpo e con teq
la temperatura di equilibrio si ha:
t1  teq
m2 . Quindi si ha:

teq  t 2 m1
(t1 – teq)·m1 = (teq – t2)·m2 da cui dopo una serie di passaggi si ottiene
che la temperatura di equilibrio si può ricavare con la
seguente formula: t
eq
m1  t1  m2  t 2 .

m1  m2
Nel caso i corpi sono di materiale diverso è necessario conoscere il calore
specifico o la capacità termica dei 2 materiali.
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TEMPERATURA
TERMOLOGIA
INIZIO
CALORE
Tutti sappiamo che riscaldare un corpo significa fornirgli calore e che
raffreddarlo significa sottragli calore. Ma che cosa è il calore?
Gli scienziati del 1700 pensavano che esso fosse una qualche “sostanza”
contenuta nei corpi a cui era stato dato il nome di “calorico”.
Oggi noi sappiamo che il calore (simbolo Q ) è una forma di energia ed è
chiamato anche “energia termica”. Il calore è la causa della variazione di
temperatura dei corpi. L’unità di misura del calore usata nel S.I. è il Joule,
ma storicamente è stata usata anche la “caloria”.
Il calore è un flusso (o passaggio) spontaneo di energia termica da un corpo
più caldo (a temperatura maggiore) ad uno più freddo (a temperatura
minore).
Il calore si può propagare in 3 modo diversi: conduzione, convezione ed
irraggiamento.
Quindi il calore si ha tra due corpi a temperatura differente e può produrre una
variazione di temperatura dei due corpi fintanto che non si raggiunge la
temperatura di equilibrio.
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TERMOLOGIA
INIZIO
Conduzione
Nei corpi solidi, dove la materia non può spostarsi da un’estremità
all’altra del corpo, il calore si propaga per CONDUZIONE.
La conduzione termica può avvenire tra 2 corpi a contatto oppure
all’interno di uno stesso corpo.
Nella conduzione termica c’è trasporto di
energia termica (calore) senza trasporto di
materia.
La conduzione avviene grazie al fatto che in un corpo le particelle (che
lo costituiscono) nella sua estremità più calda hanno maggiore
agitazione, e questa viene trasmessa alle particelle meno agitate
nelle vicinanze. Queste a loro volta trasmettono l’agitazione a quelle
a loro più vicine e così via.
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CALORE
TERMOLOGIA
INIZIO
Convezione
Nei fluidi, dove la materia può spostarsi da un’estremità all’altra di esso, il
calore si può propagare per CONVEZIONE.
La convezione termica avviene all’interno di uno stesso corpo fluido (liquido o
gas) grazie al fatto che in esso le particelle (che lo costituiscono)
maggiormente agitate, sono libere di spostarsi trasportando con sé l’energia
dovuta alla loro agitazione.
Nella convezione termica c’è trasporto di energia
termica (calore) tramite il trasporto di materia.
Il movimento delle particelle all’interno del fluido si chiama moto convettivo.
È un moto convettivo quello che si nota nell’acqua che bolle.
È moto convettivo quello dell’acqua in un circuito di riscaldamento dalla caldaia
ai termosifoni (acqua più calda) e dai termosifoni alla caldaia (acqua meno
calda).
È moto convettivo il movimento dell’aria chiamato vento.
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CALORE
TERMOLOGIA
INIZIO
Irraggiamento
Sia la conduzione che la convezione possono esistere nella materia.
Ma il calore si può propagare anche in assenza di materia (nel vuoto).
In tal caso si parla di IRRAGGIAMENTO.
Nell’irraggiamento avviene la trasmissione a distanza di
energia termica (calore) anche senza la presenza di
materia.
L’irraggiamento può avvenire tra due corpi distanti anche se sono
separati dal vuoto. Esso è dovuto a fenomeni legati al campo
elettromagnetico.
La nostra terra viene scaldata dal sole (che è molto distante) tramite
l’irraggiamento.
Il vetro della lampadina viene scaldato per irraggiamento dal filamento
incandescente al suo interno sebbene tra il vetro ed il filamento c’è
il vuoto (assenza di materia).
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CALORE
TERMOLOGIA
INIZIO
ENERGIA INTERNA
Dalla definizione del calore si nota che i corpi non hanno calore, cioè
il calore non è l’energia termica posseduta dai corpi, bensì è
l’energia termica che da un corpo si trasferisce ad un altro.
L’energia termica posseduta dai corpi si chiama energia interna (U ).
Quindi a causa del contatto tra due corpi a temperatura differente il
corpo più caldo perde una parte della propria energia interna e la
cede sotto forma di calore al corpo più freddo. Questo invece
riceve energia termica sotto forma di calore aumentando la propria
energia interna. Quindi Qceduto = - DU e Qassorbito = DU
In altre parole il calore svolge lo stesso ruolo del lavoro: produce
passaggio di energia. Ma mentre il lavoro è provocato dalle forze
agenti tra i corpi, il calore è spontaneo ma avviene solo se i corpi
hanno temperature differenti.
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CALORE
TERMOLOGIA
INIZIO
CALORIA
Gli scienziati del 1700 pensavano che il calore fosse una qualche
“sostanza” contenuta nei corpi a cui era stato dato il nome di
“calorico”.
Per misurare la quantità di calorico (ovvero il calore) definirono una unità
tutt’ora usata (sebbene non nel S.I.): la caloria il cui simbolo è (cal).
Per definizione 1 caloria corrisponde alla quantità di calore che bisogna
fornire ad 1 grammo di acqua pura per innalzare la sua temperatura
da 14,5 °C a 15,5 °C. Risulta quindi che 1 cal = 4,186 J
Per motivi vari è stata definita un’altra unità di misura con lo stesso
nome ma con l’iniziale maiuscola: la Caloria (o anche grande Caloria)
il cui simbolo è (Cal). Negli ultimi anni è sempre meno usata.
Per definizione 1 Caloria corrisponde alla quantità di calore che bisogna
fornire ad 1 chilogrammo di acqua pura per innalzare la sua
temperatura da 14,5 °C a 15,5 °C. Quindi 1 Cal = 1000 cal
ovvero 1 Cal = 1 kcal e quindi 1 Cal =4186 J
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CALORE
TERMOLOGIA
INIZIO
CALORE SPECIFICO
Il calore specifico è una grandezza fisica derivata scalare ed è una
caratteristica di tutti i materiali. Significa che ogni materiale ha un
proprio calore specifico che è stato calcolato e riportato in tabelle
consultabili.
Il calore specifico di un materiale (simbolo c) è uguale alla quantità di
calore che bisogna fornire ad un kg di quel materiale per aumentare
la sua temperatura di 1 °C (ovvero di
J
1 K). L’unità di misura nel S.I. è
.
kg  K
Da questa definizione deriva che il calore specifico dell’acqua pura
cal
J
1

4,186
è
.
kg  K
kg  K
Da quanto esposto sopra deriva che il calore (Q )assorbito da un corpo
è uguale al prodotto del calore specifico (c ) per la massa del corpo
(m ) per l’aumento di temperatura (Dt ). Cioè Q = c ·m ·Dt .
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CALORE
TERMOLOGIA
INIZIO
CAPACITA’ TERMICA
La capacità termica è una grandezza fisica derivata scalare ed è una
caratteristica di tutti i corpi. Significa che ogni corpo ha una propria
capacità termica.
La capacità termica di un corpo (simbolo C) è uguale alla quantità di
calore che bisogna fornire a quel corpo per aumentare la sua
temperatura di 1 °C (ovvero di 1 K). L’unità di misura nel
J
S.I. è
.
K
Da questa definizione deriva che la capacità termica di un corpo
costituito da un solo materiale è uguale al prodotto della massa del
corpo per il suo calore specifico. Quindi: C = m · c .
Allora se due corpi di materiale diverso (aventi calore specifico
rispettivamente c1 e c2 ) aventi differenti temperature sono posti a
contatto, dopo un po’ di tempo, raggiungono la temperatura di
m1  c1  t1  m2  c2  t 2
equilibrio. Questa è: teq 
c1  m1  c2  m2
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CALORE
TERMOLOGIA
INIZIO
DILATAZIONE TERMICA
Quasi tutti i corpi (sia allo stato solido, sia allo stato liquido, sia a quello
gassoso) all’aumentare della temperatura si dilatano e al diminuire
della temperatura si restringono.
La dilatazione termica interessa tutte le dimensioni del corpo:
lunghezza, larghezza, altezza, superficie e volume.
L’esperienza mostra che in un corpo solido la variazione delle sue
dimensioni causata da una variazione di temperatura (Dt ) è
direttamente proporzionale alla variazione di temperatura (Dt ) e alle
dimensioni iniziali del corpo.
Allora analizzeremo:
–
la dilatazione termica lineare,
–
la dilatazione termica superficiale,
–
la dilatazione termica volumetrica,
–
la dilatazione lineare dei gas.
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TERMOLOGIA
INIZIO
Dilatazione termica
LINEARE
Nei corpi solidi la variazione della lunghezza (DLu ) causata da una variazione
di temperatura (Dt ) è direttamente proporzionale alla variazione di
temperatura (Dt ) e alla lunghezza iniziale (Lui ) del corpo.
Cioè: DLu = l · Lui · Dt dove il coefficiente di proporzionalità l (lambda)
prende il nome di coefficiente di dilatazione termica lineare.
Con una serie di passaggi matematici si ottiene:
Luf – Lui = l · Lui · (tf – ti );
Luf = Lui + l · Lui · (tf – ti );
Luf = Lui · (1+ l · (tf – ti )).
Nel caso in cui la temperatura iniziale è 0 ° C si ottiene:
Lu = Lu0 · (1+ l · tf).
Lo stesso può affermarsi per la larghezza (La ). Cioè: DLa = l · Lai · Dt . E
quindi: La = La0 · (1+ l · tf).
Lo stesso può affermarsi per l’altezza (h ). Cioè: Dh = l · Lai · Dt . E quindi:
La = La0 · (1+ l · tf).
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DILATAZIONE
TERMOLOGIA
INIZIO
COEFFICIENTE di dilatazione
termica LINEARE
Il coefficiente di dilatazione termica lineare (l ) è una
grandezza fisica scalare. È una caratteristica di tutti i
materiali. Significa che ogni materiale ha un proprio
coefficiente di dilatazione termica lineare che è stato
calcolato e riportato in tabelle consultabili.
Il coefficiente di dilatazione termica lineare di un materiale
è uguale alla variazione di lunghezza di un corpo
inizialmente lungo 1 metro quando la sua temperatura
aumenta di 1 ° C.
L’unità di misura del coefficiente di dilatazione termica
1
1
lineare nel S.I. è
o anche
.
K
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C
DILATAZIONE
TERMOLOGIA
INIZIO
Dilatazione termica
SUPERFICIALE
Nei corpi solidi la variazione della superficie (DS ) causata da una
variazione di temperatura (Dt ) è direttamente proporzionale alla
variazione di temperatura (Dt ) e alla superficie iniziale (Si ) del
corpo.
Cioè: DS = k · Si · Dt . E con una serie di passaggi matematici si
ottiene:
Sf – Si = k · Si · (tf – ti );
Sf = Si + k · Si · (tf – ti );
Sf = Si · (1+ k · (tf – ti )).
Nel caso in cui la temperatura iniziale è 0 ° C si ottiene:
S = S0 · (1+ k · tf).
Il coefficiente di proporzionalità k prende il nome di coefficiente di
dilatazione termica superficiale
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DILATAZIONE
TERMOLOGIA
INIZIO
COEFFICIENTE di dilatazione
termica SUPERFICIALE
Il coefficiente di dilatazione termica superficiale (k ) è una grandezza
fisica scalare. È una caratteristica di tutti i materiali. Significa che
ogni materiale ha un proprio coefficiente di dilatazione termica
superficiale.
Si è osservato che il coefficiente di dilatazione termica superficiale è
uguale al doppio del coefficiente di dilatazione termica lineare.
Cioè k = 2 · l
Il coefficiente di dilatazione termica superficiale di un materiale è
uguale alla variazione di superficie di un corpo che ha inizialmente
una superficie di 1 metro2 quando la sua temperatura aumenta di
1 ° C.
L’unità di misura del coefficiente di dilatazione termica superficiale nel
1 o anche 1 .
S.I. è
C
K
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DILATAZIONE
TERMOLOGIA
INIZIO
Dilatazione termica
VOLUMETRICA
Nei corpi solidi la variazione del volume (DV ) causata da una variazione di
temperatura (Dt ) è direttamente proporzionale alla variazione di
temperatura (Dt ) e al volume iniziale (Vi ) del corpo.
Cioè: DV = a · Vi · Dt . E con una serie di passaggi matematici si ottiene:
Vf – Vi = a · Vi · (tf – ti );
Vf = Vi + a · Vi · (tf – ti );
Vf = Vi · (1+ a · (tf – ti )).
Nel caso in cui la temperatura iniziale è 0 ° C si ottiene:
V = V0 · (1+ a · tf).
Il coefficiente di proporzionalità a prende il nome di coefficiente di
dilatazione termica volmetrica
Aggiornato al Redatto dal prof.
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DILATAZIONE
TERMOLOGIA
INIZIO
COEFFICIENTE di dilatazione
termica VOLUMETRICA
Il coefficiente di dilatazione termica volumetrica (a ) è una
grandezza fisica scalare. È una caratteristica di tutti i materiali.
Significa che ogni materiale ha un proprio coefficiente di
dilatazione termica volumetrica.
Si è osservato che il coefficiente di dilatazione termica volumetrica è
uguale al triplo del coefficiente di dilatazione termica lineare. Cioè
a=3·l
Il coefficiente di dilatazione termica volumetrica di un materiale è
uguale alla variazione di volume di un corpo inizialmente avente
un volume 1 metro3 quando la sua temperatura aumenta di 1 °
C.
1
1 del coefficiente
L’unità di misura
di dilatazione termica volumetrica
nel S.I. è K o anche C .
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DILATAZIONE
TERMOLOGIA
INIZIO
DILATAZIONE termica
DEI GAS
Quasi tutti i corpi (sia allo stato solido, sia allo stato liquido, sia a quello
gassoso) all’aumentare della temperatura si dilatano e al diminuire
della temperatura si restringono.
Per quanto riguarda i gas la situazione è un po’ particolare, infatti un
gas non ha dimensioni lineari proprie. Non ha lunghezza,
larghezza, altezza, ma ha solo una superficie ed un volume che
sono quelli del contenitore che lo contiene.
Allora, per i gas,variando la temperatura solo due situazioni sono
possibili:
1) il contenitore ha pareti fisse e rigide che non consentono alcuna
variazione del volume. In tal caso varia la pressione;
2) Il contenitore ha pareti elastiche o mobili che consentono variazioni
di volume a pressione costante.
Entrambe le situazioni saranno studiate nella termodinamica.
Aggiornato al Redatto dal prof.
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DILATAZIONE
TERMOLOGIA
INIZIO
TERMODINAMICA
La termodinamica si occupa di studiare principalmente:
– stato termodinamico di un gas
– trasformazioni termodinamiche,
– diagrammi di stato,
– l’equazione di stato di un gas perfetto.
Si studiano anche:
—
il principio zero della termodinamica,
—
il primo principio della termodinamica,
—
il secondo principio della termodinamica,
—
le macchine termiche e macchine frigorifere,
—
il rendimento,
—
l’entropia
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
TERMOLOGIA
INIZIO
STATO termodinamico
Se un gas si trova in condizioni tali da avere un dato volume,
una data temperatura ed una data pressione il gas è in
uno stato di equilibrio termodinamico.
Lo stato di equilibrio termodinamico si chiama stato
termodinamico del gas.
Lo stato di un gas che non ha un dato volume (per esempio
l’aria contenuta in una stanza con la finestra aperta),
o che non ha una data temperatura (per esempio l’aria
contenuta in una stanza con i termosifoni accesi),
oppure che non ha una data pressione
non è uno stato termodinamico.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
TERMODINAMICA
TERMOLOGIA
INIZIO
TRASFORMAZIONE
termodinamica
La variazione dello stato termodinamico di un gas prende il nome di
trasformazione termodinamica.
Sono possibili infinte trasformazioni termodinamiche.
Trasformazioni reversibili o quasi statiche se avvengono lentamente,
ovvero se istante per istante è possibile conoscere lo stato
termodinamico in cui si trova il gas;
Trasformazioni irreversibili se avvengono molto velocemente, ovvero
se istante per istante NON è possibile conoscere lo stato
termodinamico in cui si trova il gas.
Studieremo solo le trasformazioni reversibili. Anche in questo caso sono
possibili infinite trasformazioni, ma noi ne studieremo solo 5:
trasformazioni isobare
trasformazioni isotermiche
trasformazioni cicliche
Aggiornato al Redatto dal prof.
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trasformazioni isocore
trasformazioni adiabatiche
TERMODINAMICA
TERMOLOGIA
INIZIO
Tasformazione ISOBARA e
1° Legge di Gay-Lussac (1)
La trasformazione termodinamica di un gas che avviene mantenendo
costante la pressione, ma cambiando la la sua temperatura ed il suo
volume si chiama TRASFORMAZIONE ISOBARA.
Il tal caso la variazione di volume (DV ) del gas è proporzionale alla
variazione di temperatura (Dt ) ed al volume iniziale (Vi ) del gas
stesso.
Ossia DV =a ·Vi · Dt.
Questa relazione è nota come “prima legge di Gay-Lussac”.
a è il coefficiente di proporzionalità ed ha il valore di 0,003661 °C-1 =
1/273,16 °C-1.
La prima legge di Gay-Lussac può essere scritta in altro modo come vedi
nella pagina seguente
Aggiornato al Redatto dal prof.
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TRASFOR- TERMOMAZIONI DINAMICA
TERMOLOGIA
INIZIO
Tasformazione ISOBARA e
1° Legge di Gay-Lussac (2)
La prima legge di Gay-Lussac” scritta nella pagina precedente è:
DV =a ·Vi
·
Dt dove a è il coefficiente di proporzionalità
ed ha il valore di 0,003661 °C-1 = 1/273,16 °C-1.
Ma può essere scritta in altri modi: Vf – Vi = a · Vi · (tf – ti );
Vf = Vi + a · Vi · (tf – ti );
Vf = Vi · (1+ a · (tf – ti )).
Se la temperatura iniziale è 0 ° C si ottiene: V = V0 · (1+ a · tf).
Se sostituiamo la temperatura t in gradi Celsius con quella T in kelvin,
ricordando che t = T – 273,16 otteniamo:
V = V0 · (1+ a · (T – 273.16));
V = V0 · (1+ a · T – a · 273.16);
V = V0 · (1+ a · T – 1/273.16 · 273.16);
V = V0 · (1+ a · T – 1);
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8/11/2011 Salvatore MURANA
V = V0 · a · T .
TRASFOR- TERMOMAZIONI DINAMICA
TERMOLOGIA
INIZIO
Tasformazione ISOCORA e
2° Legge di Gay-Lussac (1)
La trasformazione termodinamica di un gas che avviene mantenendo
costante il volume, ma cambiando la la sua temperatura ed la sua
pressione si chiama TRASFORMAZIONE ISOCORA o
TRASFORMAZIONE ISOMETRICA.
La prima legge di Gay-Lussac può essere scritta in altro modo come vedi
nella
Il tal caso la variazione di pressione (Dp ) del gas è proporzionale alla
variazione di temperatura (Dt ) ed alla pressione iniziale (pi ) del gas
stesso.
Ossia Dp =a ·pi · Dt.
Questa relazione è nota come “seconda legge di Gay-Lussac”.
a è il coefficiente di proporzionalità ed ha il valore di 0,003661 K-1 =
1/273,16 K-1.
La seconda legge di Gay-Lussac può essere scritta in altro modo come vedi
nella pagina seguente.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
TRASFOR- TERMOMAZIONI DINAMICA
TERMOLOGIA
INIZIO
Tasformazione ISOCORA e
2° Legge di Gay-Lussac (2)
La “seconda legge di Gay-Lussac” scritta nella pagina precedente è:
Dp =a ·pi
·
Dt. Dove a è il coefficiente di proporzionalità
ed ha il valore di 0,003661 K-1 = 1/273,16 K-1.
Ma può essere scritta in altri modi:
pf – pi = a · pi · (tf – ti );
pf = pi + a · pi · (tf – ti );
pf = pi · (1+ a · (tf – ti )).
Se la temperatura iniziale è 0 ° C si ottiene: p = p0 · (1+ a · tf).
Se sostituiamo la temperatura t in gradi Celsius con quella T in kelvin,
ricordando che t = T – 273,16 otteniamo:
p = p0 · (1+ a · (T – 273.16));
p = p0 · (1+ a · T – a · 273.16);
p = p0 · (1+ a · T – (1/273.16) ·273.16);
P = p0 · (1+ a · T – 1);
Aggiornato al Redatto dal prof.
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p = p0 · a · T .
TRASFOR- TERMOMAZIONI DINAMICA
TERMOLOGIA
INIZIO
Tasformazione ISOTERMICA e
Legge di Boyle
La trasformazione termodinamica di un gas che avviene mantenendo costante la
temperatura, ma cambiando la sua pressione ed il suo volume si chiama
TRASFORMAZIONE ISOTERMICA.
Il tal caso la pressione (p ) del gas è inversamente proporzionale al volume (V ) del
gas stesso.
Ossia p · V = K (costante)
Questa relazione è nota come “legge di Boyle”.
K è il coefficiente di proporzionalità inversa ed ha il valore che dipende dalle
condizioni iniziali del gas. Ossia K = pi · Vi
La legge di Boyle può essere scritta come:
pi · Vi = pf · Vf ;
oppure: p f 
p V
pi Vi , oppure :
Vf  i i .
pf
Vf
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8/11/2011 Salvatore MURANA
TRASFOR- TERMOMAZIONI DINAMICA
TERMOLOGIA
INIZIO
Trasformazione ADIABATICA
La trasformazione termodinamica di un gas che
avviene senza scambi di calore con
l’ambiente esterno si chiama
TRASFORMAZIONE ADIABATICA.
In una trasformazione adiabatica tutte e 3 le
variabili di stato termodinamiche (pressione,
temperatura e volume) cambiano.
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8/11/2011 Salvatore MURANA
TRASFOR- TERMOMAZIONI DINAMICA
TERMOLOGIA
INIZIO
Trasformazione CICLICA
La trasformazione termodinamica di un gas in cui
cambiano pressione, temperatura e volume ma
in cui si raggiunge come stato termodinamico
finale uno stato uguale a quello iniziale si
chiama TRASFORMAZIONE CICLICA.
Quindi in una trasformazione ciclica la pressione
finale del gas è uguale a quella iniziale, la
temperatura finale è uguale a quella iniziale ed
il volume finale è uguale a quello iniziale
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8/11/2011 Salvatore MURANA
TRASFOR- TERMOMAZIONI DINAMICA
TERMOLOGIA
INIZIO
PRINCIPIO ZERO
della termodinamica
Il principio zero della
termodinamica afferma che se
2 corpi sono in equilibrio
termico con un terzo, allora
anch’essi sono in equilibrio
termico.
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8/11/2011 Salvatore MURANA
TERMODINAMICA
TERMOLOGIA
INIZIO
PRIMO PRINCIPIO
della termodinamica
Il primo principio della termodinamica afferma con altre
parole ciò che afferma il principio di conservazione
dell’energia.
Esso afferma che la variazione di energia interna
(DU ) di sistema termodinamico è uguale al calore
assorbito (Qa ) meno il calore ceduto (Qc ) meno il
lavoro compiuto (L ).
Ossia: DU = Qa – Qc – L .
Esso è applicabile a tutte le trasformazioni
termodinamiche. Vediamo come.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
TERMODINAMICA
TERMOLOGIA
INIZIO
1° principio della termodinamica
nelle trasformazioni termodinamiche





Nelle trasformazioni isobare il lavoro L è uguale al prodotto della pressione
p per la variazione di volume DV cioè L = p · DV per cui il 1° principio della
termodinamica diventa: DU = Qa – Qc – p · DV
Nelle trasformazioni isocore giacche non c’è variazione di volume il lavoro è
nullo, quindi il 1° principio della termodinamica diventa: DU = Qa – Qc
Nelle trasformazioni isotermiche giacche la temperatura non cambia non
cambia la sua energia interna, quindi il 1° principio della termodinamica
diventa 0 = Qa – Qc – L . Ovvero L = Qa – Qc , cioè il lavoro compiuto dal
gas è uguale al calore assorbito dal gas.
Nelle trasformazioni adiabatiche Qa – Qc = 0, quindi il 1° principio della
termodinamica diventa DU = – L . Ovvero il lavoro compiuto dal gas
avviene solo a scapito della diminuzione di energia interna.
Nelle trasformazioni cicliche giacche la temperatura finale del gas e quella
iniziale sono uguali, è nulla la variazione di energia interna quindi il 1°
principio della termodinamica diventa 0 = Qa – Qc – L .
Ovvero L =
Qa – Qc , cioè il calore assorbito dal gas viene restituito all’ambiente esterno
sotto forma di lavoro compiuto.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
TERMODINAMICA
TERMOLOGIA
INIZIO
MACCHINA TERMICA
e MACCHINA FRIGORIFERA
Una macchina che, facendo compiere una trasformazione ciclica ad un gas,
consente di trasformare calore in lavoro si chiama macchina termica.
Sappiamo che nelle trasformazioni cicliche il 1° principio della termodinamica
afferma che il calore assorbito dal gas viene restituito all’ambiente esterno
sotto forma di lavoro compiuto.
Ma non tutto il calore assorbito in una trasformazione ciclica si trasforma in
lavoro in quanto parte di esso viene ceduto. Infatti pur rimanendo valida la
formula L = Qa – Qc sappiamo che Qc è sempre maggiore di zero.
Questo significa che una macchina termica funziona solo tra 2 ambienti a
temperature diverse.
La macchina frigorifera invece è una macchina che percorre il ciclo in senso
contrario. Essa preleva calore da un ambiente più freddo e lo cede ad un
ambiente più caldo.
Anche per le macchine frigorifere vale il 1° principio della termodinamica. L =
Qa – Qc da cui Qc = Qa – L . Ma il lavoro non è compiuto dal gas ma subito.
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8/11/2011 Salvatore MURANA
TERMODINAMICA
TERMOLOGIA
INIZIO
RENDIMENTO
di una macchina termica
Ogni macchina termica che trasforma calore in lavoro per funzionare deve
agire tra 2 ambienti a temperature diverse.
Non tutto il calore assorbito in una trasformazione ciclica si trasforma in lavoro
in quanto parte di esso viene ceduto.
Si chiama rendimento, il cui simbolo è h (eta), il rapporto tra il lavoro L
compiuto dal gas ed il calore assorbito Qa dall’ambiente più caldo.
Qa Qc
Qc
L Qa  Qc
Cioè:h 
da cui si ottiene:h 
.


 1
Qa
Qa
Qa Qa
Qa
Quindi il rendimento è un numero puro (non ha unità di misura) ed è
compreso tra un minimo di 0, nel caso in cui tutto il calore assorbito
viene ceduto senza produrre lavoro,
ed un massimo di 1 (rendimento del 100 %), nel caso in cui tutto il
calore assorbito viene trasformato in lavoro senza cedere calore.
Come vedremo il rendimento non potrà mai essere uguale a 1 (100 %).
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8/11/2011 Salvatore MURANA
TERMODINAMICA
TERMOLOGIA
INIZIO
SECONDO PRINCIPIO
della termodinamica
Nelle trasformazioni cicliche il primo principio della termodinamica afferma che il
calore assorbito dal gas viene restituito all’ambiente esterno sotto forma di
lavoro compiuto, o meglio Qa – Qc = L . Teoricamente potrebbe essere
possibile che Qc sia uguale a zero. Ma il secondo principio della termodinamica
lo nega.
Esso può essere esposto in diversi modi equivalenti tra loro. Ne enunciamo 3.

Enunciato di Kelvin: è impossibile costruire una macchina termica che
(operando ciclicamente) trasformi tutto il calore assorbito (da un corpo più
caldo) in lavoro senza cedere una parte di esso ad un corpo più freddo.

Enunciato di Clausius: è impossibile realizzare una trasformazione
termodinamica che abbia come unico risultato quello di trasferire il calore da
un corpo più freddo ad un corpo più caldo. Si noti che la macchina frigorifera
trasferisce calore da un corpo più freddo (l’interno) ad un corpo più caldo
(l’esterno), ma questo non è l’ unico risultato. Infatti ciò può avvenire solo
fornendo energia alla macchina stessa.

Non è possibile realizzare una macchina termica tra 2 temperature TA>TB il
cui rendimento sia pari al 100% anzi non è mai maggiore di 1 – TB/TA .
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8/11/2011 Salvatore MURANA
TERMODINAMICA
TERMOLOGIA
INIZIO
LE ONDE
Quando la variazione di una grandezza fisica (perturbazione) in un
luogo specifico si propaga in altri luoghi a distanza trasmettendo
energia senza trasmissione di materia si forma un’onda.
Un onda rappresenta quindi la propagazione a
distanza di una perturbazione che trasporta
energia senza trasporto di materia.
Delle onde studieremo:
I tipi di onde;
I parametri caratteristici delle onde;
La modifica delle onde in caso di cambiamento delle proprietà del mezzo;
Le onde sonore;
La luce
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8/11/2011 Salvatore MURANA
INIZIO
TIPI di onde
Ci sono diversi tipi di onde
 dipendenti dal tipo di grandezza fisica: Onde
meccaniche e Onde elettromagnetiche;
 dipendenti dalla direzione di propagazione:
Onde unidimensionali, Onde bidimensionali e
Onde tridimensionali;
 dipendenti dal modo di propagazione: Onde
longitudinali e Onde trasversali;
 Dipendenti dal modo di oscillazione; Onde
periodiche, Onde armoniche, …;
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8/11/2011 Salvatore MURANA
LE ONDE INIZIO
Onde MECCANICHE e
Onde ELETTROMAGNETICHE






Le onde meccaniche sono onde generate da una perturbazione
Meccanica (altezza, temperatura, pressione, …).
Sono onde meccaniche quelle che si propagano lungo una corda tesa, o
sulla superficie dell’acqua, oppure le onde sonore.
Le onde meccaniche si propagano in mezzo (liquido, gas o solido
elastico.
Le onde elettromagnetiche sono onde generate da una perturbazione
elettromagnetica (variazione di campo elettrico e campo magnetico).
Sono onde elettromagnetiche le onde radio, le onde luminose, i raggi X.
Le onde elettromagnetiche non hanno necessariamente bisogno di un
mezzo in cui propagarsi, ma possono propagarsi anche nel vuoto.
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8/11/2011 Salvatore MURANA
TIPI di
ONDE
LE ONDE INIZIO
Onde unidimensionali,
Onde bidimensionali
Onde tridimensionali



Le onde unidimensionali sono onde che si
propagano lungo una linea. È un esempio quella
si propaga lungo una corda tesa;
Le onde bidimensionali sono onde che si
propagano su una superficie. Per esempio quelle
che si formano sulla superficie dell’acqua;
Le onde tridimensionali sono onde che si
propagano nello spazio, ad esempio le onde radio
e le onde sonore
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8/11/2011 Salvatore MURANA
TIPI di
ONDE
LE ONDE INIZIO
Onde LONGITUDINALI e
Onde TRASVERSALI


Le onde longitudinali sono quelle che si
propagano nella stessa direzione in cui
oscillano.
Per esempio sono longitudinali le onde
sonore, oppure le onde di compressione e
diradamento lungo una molla;
Le onde trasversali sono quelle che si
propagano in direzione perpendicolare a
quella in cui oscillano.
Per esempio sono trasversali le onde radio
oppure quelle sulla superficie dell’acqua
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8/11/2011 Salvatore MURANA
TIPI di
ONDE
LE ONDE INIZIO
Onde PERIODICHE
Onde ARMONICHE
La grandezza fisica variabile può raggiungere dei
valori massimi e valori minimi.
Se i valori massimi (o minimi) vengono raggiunti
dopo intervalli di tempo regolari l’onda è periodica.
 Un onda è periodica se esiste un tempo minimo
chiamato PERIODO dopo il quale si ripetono i
massimi (o i minimi) della grandezza variabile.

Se la grandezza varia secondo la funzione seno o
coseno l’onda periodica è chiamata onda armonica
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8/11/2011 Salvatore MURANA
TIPI di
ONDE
LE ONDE INIZIO
CARATTERISTICHE delle onde
Alcune proprietà tipiche che caratterizzano un’onda
sono:
 L’ampiezza,
 Il periodo,
 La frequenza,
 La forma,
 Le creste ed i ventri,
 La lunghezza d’onda,
 La velocità dell’onda,
 Il fronte d’onda,
 Il raggio dell’onda
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8/11/2011 Salvatore MURANA
LE ONDE INIZIO
AMPIEZZA di un onda
L’Ampiezza (A) di un’onda è
il valore massimo della perturbazione
(scostamento dal valore di equilibrio).
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8/11/2011 Salvatore MURANA
CARATTERISTICHE LE ONDE
dell’’ONDA
INIZIO
PERIODO dell’onda
Il periodo (T) di un’onda è l’intervallo minimo di
tempo in cui la perturbazione si ripete.
Se l’onda è periodica il suo periodo corrisponde al
tempo minimo tra 2 valori massimi (creste).
Il periodo è il tempo necessario affinché l’onda
compia un’oscillazione completa.
L’unità di misura del periodo nel S.I. è il secondo
(sec).
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CARATTERISTICHE LE ONDE
dell’’ONDA
INIZIO
FREQUENZA di un onda
La Frequenza (f ) di un’onda corrisponde al
numero di oscillazioni complete effettuate in
un secondo.
La frequenza (f ), pertanto, risulta uguale
all’inverso del Periodo (T ), cioè:
1
f  e quindi T  1 .
T
f
1
L’unità di misura della frequenza è
s
1
chiamato Hertz (Hz ) 1Hz  .
s
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CARATTERISTICHE LE ONDE
dell’’ONDA
INIZIO
FORMA d’onda
La Forma d’onda è il grafico dei valori assunti
dalla perturbazione ad un tempo t fissato
nei diversi punti del mezzo attraverso il quale
essa si propaga.
Nelle onde periodiche, dopo un tempo uguale al
periodo (T ), la Forma d’onda si ripete uguale
a se stessa.
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CARATTERISTICHE LE ONDE
dell’’ONDA
INIZIO
CRESTE e VENTRI di un’onda
In un’onda periodica i valori massimi della
perturbazione si ripetono dopo ogni periodo
(T ).
Tali valori massimi sono chiamati creste.
In un’onda periodica i valori minimi della
perturbazione si ripetono dopo ogni periodo
(T ).
Tali valori minimi sono chiamati ventri.
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8/11/2011 Salvatore MURANA
CARATTERISTICHE LE ONDE
dell’’ONDA
INIZIO
LUNGHEZZA d’onda
La lunghezza d’onda (l) è la distanza tra due
massimi (creste) o tra due minimi (ventri)
consecutivi.
L’unità di misura della lunghezza d’onda (l)
nel S.I. è il metro (m).
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8/11/2011 Salvatore MURANA
CARATTERISTICHE LE ONDE
dell’’ONDA
INIZIO
VELOCITA’ dell’onda
v
La velocità dell’onda ( ) è la velocità con cui l’onda si propaga.
Essa è legata al periodo, alla frequenza ed alla lunghezza d’onda
dalle seguenti formule:
l
V
T
V l f
l  V T
l
V
T
f 
l
V
f
l
V
La velocità delle onde meccaniche dipende dal mezzo in cui si
propagano, e pertanto, siccome la frequenza dipende solo dalla
sorgente, anche la lunghezza d’onda dipende solo dal mezzo.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
CARATTERISTICHE LE ONDE
dell’’ONDA
INIZIO
FRONTE d’onda
Il Fronte d’onda è l’insieme dei punti raggiunti dall’onda in
un determinato istante t.



Nelle onde unidimensionali il fronte d’onda è un punto.
Nelle onde bidimensionali il fronte d’onda è una linea. Se
un’onda si propaga con la stessa velocità in tutte le direzioni il
fronte d’onda è una circonferenza, avente come centro il
punto da cui si origina la perturbazione.
Nelle onde tridimensionali il fronte d’onda è una superficie. Se
un’onda si propaga con la stessa velocità in tutte le direzioni il
fronte d’onda è una sfera, avente come centro il punto da cui
si origina la perturbazione.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
CARATTERISTICHE LE ONDE
dell’’ONDA
INIZIO
Il RAGGIO d’onda
Il raggio dell’onda è la direzione di
propagazione dell’onda.
Il raggio d’onda è sempre perpendicolare al
fronte d’onda della stessa onda.
Un onda bidimensionale o tridimensionale ha,
quindi, infiniti raggi d‘onda.
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8/11/2011 Salvatore MURANA
CARATTERISTICHE LE ONDE
dell’’ONDA
INIZIO
MODIFICA di un ONDA
Quando un onda si propaga in un mezzo che cambia le
sue proprietà, oppure incontra un ostacolo, o
incontra un’altra onda che si propaga nello stesso
mezzo le caratteristiche dell’onda si modificano dando
luogo a diversi fenomeni:
 la riflessione,
 la rifrazione,
 la diffrazione,
 La diffusione,
 l’interferenza,
 oppure può dare luogo alle onde stazionarie
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
LE ONDE INIZIO
La RIFLESSIONE
Quando un’onda incontra un ostacolo che impedisce
la sua propagazione viene respinta indietro.
 L’onda che raggiunge l’ostacolo è chiamata onda
incidente, quella generata dall’ostacolo è
chiamata onda riflessa.
 L’onda riflessa mantiene alcune caratteristiche
invariate quali: l’ampiezza, il periodo, la
frequenza, la lunghezza d’onda, la velocità
dell’onda, ma cambia la direzione di
propagazione.
 Nel fenomeno della riflessione per ciascun raggio
d’onda valgono le due leggi della riflessione
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
MODIFICA
delle
LE ONDE
ONDE
INIZIO
1° e 2° LEGGE della riflessione
La prima legge della riflessione
afferma che per ciascun raggio
d’onda si verifica la seguente
situazione: il raggio incidente (i),
il raggio riflesso (r) e la normale
(N) (retta passante per il punto di
incidenza e perpendicolare al
piano riflettente) giacciono
sullo stesso piano
N
La seconda legge della riflessione
afferma che per ciascun raggio
d’onda si verifica la seguente
situazione:ciascun raggio
incidente viene riflesso in modo
tale che il suo angolo d’incidenza
risulta uguale all’angolo di
riflessione. ai = ar
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8/11/2011 Salvatore MURANA
ai
ar
RIFLES- MODIFICA
delle
LE ONDE INIZIO
SIONE
dell’’ONDA
ONDE
La RIFRAZIONE
Quando un’onda incontra una superficie che separa
due mezzi diversi oppure due porzioni dello
stesso mezzo l’onda prosegue ma con caratteristiche
differenti.

L’onda che raggiunge la superficie è chiamata onda
incidente, quella che prosegue oltre la superficie è
chiamata onda rifratta.

L’onda rifratta mantiene alcune caratteristiche
invariate quali: l’ampiezza, il periodo e la frequenza,
ma cambia la sua velocità, e conseguentemente la
lunghezza d’onda, e la direzione di
propagazione.

Nel fenomeno della rifrazione per ciascun raggio
d’onda valgono le due leggi della rifrazione
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8/11/2011 Salvatore MURANA
MODIFICA
delle
LE ONDE
ONDE
INIZIO
1° e 2° LEGGE della rifrazione
N
La prima legge della rifrazione afferma che
per ciascun raggio d’onda si verifica la
seguente situazione: il raggio incidente (i),
il raggio rifratto (R) e la normale (N) (retta
passante per il punto di incidenza e
perpendicolare al piano di rifrazione)
giacciono sullo stesso piano
ai
La seconda legge della rifrazione afferma
che per ciascun raggio d’onda si verifica la
seguente situazione:ciascun raggio
incidente viene rifratto in modo tale che il
suo angolo d’incidenza risulta diverso
dall’angolo di rifrazione. ai ≠ aR (tranne
nel caso in cui il raggio incidente sia
perpendicolare al piano di rifrazione, in tal
caso ai = aR = 0).
Inoltre il rapporto
aR
sen (a i )
 nr
sen (a R )
assume sempre lo stesso valore (nR)
chiamato indice di rifrazione relativo
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8/11/2011 Salvatore MURANA
RIFRAZIONE
MODIFICA
delle
LE ONDE
ONDE
dell’’ONDA
INIZIO
INDICE DI RIFRAZIONE
Il parametro nr dipende dai due mezzi fra i quali si verifica la rifrazione è
l’indice di rifrazione relativo del secondo mezzo (quello in cui si propaga
il raggio rifratto) rispetto al primo (quello in cui si propaga il raggio
incidente).
Se l’angolo di incidenza è maggiore dell’angolo di rifrazione l’indice di
rifrazione è maggiore di 1; se l’angolo di incidenza è minore dell’angolo
di rifrazione l’indice di rifrazione è minore di 1.
Nelle onde elettromagnetiche (le uniche che si possono propagare anche nel
vuoto), se l’onda incidente si proviene dal vuoto, l’indice di rifrazione
relativo indicato con n ed è chiamato indice di rifrazione assoluto.
Quindi l’indice di rifrazione assoluto n di un mezzo corrisponde all’indice
di rifrazione relativo tra il vuoto ed il mezzo rifrangente considerato.
Nelle onde elettromagnetiche l’indice di rifrazione relativo (nr) di un mezzo 1
(con indice di rifrazione assoluto n1) rispetto al mezzo 2 (con indice di
rifrazione assoluto n2) è uguale al rapporto tra i due indici di rifrazione
assoluti: nr 
n1
n2
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8/11/2011 Salvatore MURANA
RIFRAZIONE
MODIFICA
delle
LE ONDE
ONDE
dell’’ONDA
INIZIO
La DIFFRAZIONE
Quando un onda bidimensionale (onda piana) o
tridimensionale (onda sferica) incontra un piccolo
ostacolo o una piccola fenditura (praticata su un
ostacolo di grandi dimensioni) si verifica il fenomeno
della diffrazione.
Il fenomeno della diffrazione consente all’onda di
“aggirare” l’ostacolo raggiungendo punti altrimenti non
raggiungibili.
Il fenomeno è maggiormente evidente nei punti più vicini
ai bordi dell’ostacolo (o della fenditura).
Il fenomeno difficile da spiegare si può capire
immaginando che l’onda superando l’ostacolo si
comporta come se questo diventasse una sorgente
(fittizia) di un’altra onda.
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8/11/2011 Salvatore MURANA
MODIFICA
delle
LE ONDE
ONDE
INIZIO
La DIFFUSIONE
Prendiamo in esame il caso di una superficie riflettente (su
cui incide un onda) non è perfettamente liscia. Ciò
significa che le singole porzioni di superfici non hanno
tutte la stessa direzione (normale).
In tal caso ciascun raggio d’onda incidente su questo tipo di
superficie viene riflesso con le stesse leggi della riflessione
che sono ancora valide,
ma il diverso orientamento delle singole porzioni di superfici
provoca una diversa direzione dei raggi riflessi.
Pertanto si avrà che l’onda incidente viene riflessa
sparpagliata in tutte le direzioni.
Si ha quindi il fenomeno della diffusione dell’onda per
riflessione
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8/11/2011 Salvatore MURANA
RIFLES- MODIFICA
delle
LE ONDE INIZIO
SIONE
dell’’ONDA
ONDE
L’ INTERFERENZA
Quando due onde si propagano in una stessa regione di spazio il valore della
perturbazione in un punto in ogni istante è uguale alla somma dei valori
che le singole onde produrrebbero da sole. Questo è noto come principio di
sovrapposizione.
L’interferenza si ha quando due onde armoniche si sovrappongono in uno
stesso punto.
Si possono verificare due tipi di interferenza: interferenza costruttiva e
interferenza distruttiva.


Si ha interferenza costruttiva quando le due onde oscillano in fase
(raggiungendo i valori massimi nello stesso istante). In tal caso l’ampiezza
dell’onda risultante è uguale alla somma delle ampiezze di ciascuna singola
onda.
Si ha interferenza distruttiva quando le due onde oscillano in opposizione di
fase (una raggiunge i valori massimi negli istanti in cui l’altra raggiunge i
valori minimi). In tal caso l’ampiezza dell’onda risultante è uguale alla
differenza delle ampiezze di ciascuna singola onda. In particolare, se le
due onde hanno la stessa ampiezza, l’ampiezza dell’onda risultante è nulla.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
MODIFICA
delle
LE ONDE
ONDE
INIZIO
Onde STAZIONARIE
Quando un onda armonica si propaga lungo un mezzo dove le oscillazioni sono limitate
nello spazio si ha il fenomeno dell’interferenza tra l’onda incidente e quella
riflessa che hanno, ovviamente la stessa frequenza. Queste onde con la stessa
velocità, ampiezza e frequenza si muovono con versi opposti. In tal caso l’onda
risultante è chiamata onda stazionaria.
I punti in cui si verifica l’interferenza distruttiva rimangono sempre fermi e si chiamano
nodi.
I punti in cui si verifica l’interferenza costruttiva oscillano con ampiezza massima e si
chiamano ventri.
In un mezzo elastico lineare si realizza un’onda stazionaria quando la lunghezza L del
mezzo è uguale ad un multiplo di mezza lunghezza d’onda: L
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8/11/2011 Salvatore MURANA
 n
l
2
MODIFICA
delle
LE ONDE
ONDE
INIZIO
IL SUONO
Le onde sonore sono onde meccaniche longitudinali che si propagano
attraverso i corpi (liquidi, gas, ma anche solidi) e provocano le
sensazioni uditive (suoni o rumori).
Un’onda sonora è generata da una serie di compressioni (aumenti di
pressione) e rarefazioni (diminuzioni di pressione) dell’aria.
La perturbazione associata ad un’onda sonora è rappresentata dalla
variazione di pressione (del mezzo in cui l’onda si propaga)
rispetto al suo valore di equilibrio.
Passiamo ora ad analizzare alcune particolarità delle onde sonore:

la velocità del suono,

le onde acustiche, gli infrasuoni e gli ultrasoni,

l’eco,

l’intensità sonora.
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LE ONDE INIZIO
La VELOCITA’ del suono
La velocità del suono varia a secondo del mezzo in cui si
propaga.
La velocità è più elevata nei solidi, più bassa nei liquidi ed
ancora più bassa nei gas. Essa dipende anche dalla
temperatura.
La velocità è di circa:
330 m/s nell’aria,
1.400 m/s nell’acqua e
6.000 m/s nell’allumino.
La velocità del suono (v), a pressione di 1 atm nell’aria,
varia secondo la legge:
v = (331 + 0,6 t) m/s
dove t è la temperatura dell’aria misurata in gradi
Celsius
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IL
LE ONDE INIZIO
SUONO
Le ONDE ACUSTICHE
Le onde sonore che hanno una frequenza
minore di 20 Hz (dette anche infrasuoni)
oppure maggiore di 20.000 Hz (dette anche
ultrasuoni) non vengono percepite dal
nostro orecchio.
Quelle che hanno una frequenza compresa tra i
20 Hz e i 20.000 Hz vengono percepite dal
nostro orecchio e perciò vengono chiamate
onde acustiche
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IL
LE ONDE INIZIO
SUONO
La riflessione delle onde sonore
Se l’onda sonora incontra una grossa parete
che ne blocca la propagazione viene
prodotta un’onda riflessa.
Quindi se la distanza tra la sorgente e la
parete è abbastanza grande si può notare
questo fenomeno.
Se quindi noi emettiamo un suono davanti ad
una parete rocciosa di una montagna, dopo
un tempo pari a quello di andata e ritorno
dell’onda (da noi alla parete), possiamo
risentire il nostro suono riflesso. Il suono
riflesso prende il nome di eco.
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IL
LE ONDE INIZIO
SUONO
L’INTENSITA’ del suono
La quantità di energia meccanica trasportata da un’onda sonora
che si trasmette su una superficie unitaria (1 m2) ogni unità di
tempo
(1 s) prende il nome di intensità del suono.
L’unità di misura dell’intensità del suono è quindi Joule al metro
quadrato al secondo che è uguale anche a Watt al metro
quadrato (ricorda che Joule al secondo è Watt).
In simboli l’unità di misura è:
J
m2  s

W
m2
L’intensità sonora (I ) di un’onda la cui potenza sonora (P )
(energia emessa ogni secondo) diminuisce all’aumentare della
distanza (d ) dalla sorgente secondo la formula: I 
P
4  d 2
Per questo motivo man mano che ci si allontana dalla sorgente il
suono lo si percepisce sempre più debole.
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IL
LE ONDE INIZIO
SUONO
Suoni e rumori
Il nostro orecchio percepisce le onde sonore in
modo diverso a seconda che si tratti di suoni
(ad esempio quello di uno strumento
musicale) o di rumori (ad esempio lo
scricchiolio di una sedia).
La differenza dipende dalle caratteristiche
dell’onda.
Si può notare che i suoni sono onde periodiche
(con un certo periodo (T), mentre i rumori
sono onde in cui la perturbazione (pressione
dell’aria) varia in modo casuale senza un
particolare periodo.
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IL
LE ONDE INIZIO
SUONO
Altezza, livello sonoro e
timbro di un suono
Il nostro orecchio differenzia un suono da un altro in base a
tre caratteristiche: ALTEZZA, LIVELLO SONORO e TIMBRO



L’altezza differenzia i suoni in acuti (altezza elevata) e gravi (altezza poco elevata).
I suoni con maggiore altezza (acuti) sono quelli che hanno una frequenza d’onda
elevata e viceversa quelli con minore altezza (gravi) sono quelli che hanno una
frequenza d’onda bassa.
Il livello sonoro viene misurato in decibel (dB) e corrisponde all’intensità della
sensazione sonora (volume). Essa non è uguale all’intensità del suono ma dipende
da essa in modo non proporzionale, ma esponenziale. Siccome l’intensità sonora
minima percepibile da un orecchio normale è di circa 10-12 W/m2 questa corrisponde
a 0 dB. Moltiplicando per 10 l’intensità sonora il livello sonoro aumenta di 10.
(NOTA BENE: a 120 dB si ha la soglia del dolore, a 125-130 dB si ha il rischio della
rottura del timpano).
Due suoni pur avendo la stessa altezza e lo stesso livello sonoro possono differire per
il timbro. Due strumenti diversi che suonano la stessa nota musicale con stessa
altezza e stesso livello sonoro emettono suoni distinguibili tra loro: cambia solo il
timbro. Il timbro dipende dalla forma d’onda. Il suono puro è quello emesso da un
diapason; esso è un onda armonica.
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IL
LE ONDE INIZIO
SUONO
LA LUCE
La luce è un’onda elettromagnetica che, a differenza delle onde meccaniche,
non ha bisogno di un mezzo per propagarsi, ma sono in grado di propagarsi
anche nel vuoto.
La luce è generata da una variazione di campo elettrico e di campo magnetico
in una sorgente. La frequenza dell’onda luminosa è molto elevata, la
lunghezza d’onda molto piccola e la sua velocità (c) e di circa 300 mila
chilometri al secondo. (c = 300.000.000 m/s = 3∙108 m/s)
Il nostro occhio percepisce l’onda come luce visibile se la sua frequenza è
compresa tra 1014 Hz e 1015 Hz.
Gli oggetti intorno a noi non sono sorgenti di luce, ma noi li percepiamo a
causa dei fenomeni di riflessione, rifrazione, ecc della luce emessa da una
sorgente.
Pertanto possiamo analizzare:

la riflessione della luce,

la rifrazione della luce,

la diffusione della luce.
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8/11/2011 Salvatore MURANA
LE ONDE INIZIO
La riflessione della LUCE
La luce viene riflessa con le stesse leggi
della riflessione di un’onda qualsiasi.
Pertanto si veda la pagina sulla
riflessione.
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LA LUCE LE ONDE INIZIO
la rifrazione della LUCE
La luce viene rifratta con le stesse leggi
della rifrazione di un’onda qualsiasi.
Pertanto si veda la pagina sulla rifrazione.
Aggiornato al Redatto dal prof.
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LA LUCE LE ONDE INIZIO
La diffusione della LUCE
La luce viene diffusa allo stesso modo con
cui viene diffusa un’onda qualsiasi.
Pertanto si veda la pagina sulla diffusione.
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LA LUCE LE ONDE INIZIO
OTTICA

In lavorazione
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INIZIO
ELETTROMAGNETISMO
L’elettromagnetismo è quella parte della
fisica che studia
i fenomeni elettrici (ELETTROLOGIA),
i fenomeni magnetici (MAGNETISMO) e
le loro interazioni.
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INIZIO
ELETTROLOGIA
Fino agli ultimi anni del 1700 non si conosceva ancora quasi
nulla di elettrico: l’unico fenomeno conosciuto era quello
dell’elettrizzazione dell’ambra sebbene non si era in grado di
spiegare i motivi che lo causavano.
L’elettrologia si interessa di
• Elettrizzazione,
Corpi carichi e corpi neutri,
• Conduttori ed isolanti elettrici,
Legge di Coulomb,
• Grandezze tipiche dell’elettrologia, Circuiti elettrici,
• Le leggi dei circuiti elettrici
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ELETTROMAGNETISMO
INIZIO
ELETTRIZZAZIONE
Il nome elettricità deriva della resina naturale ambra il cui nome in greco
è elektron. Fin dall’antichità si era notato che una bacchetta di ambra
strofinata con un panno di lana acquistava la proprietà di attrarre a se
piccoli oggetti come pezzettini di sughero, granelli di polvere o pezzetti di
carta. Questo fenomeno veniva usato dai maghi per i loro giochi di
prestigio.
Un corpo è elettrizzato quando è in grado di attrarre piccoli oggetti nelle
sue vicinanze.
Si può elettrizzare un corpo in 3 modi diversi:
• per STROFINIO,
• per CONTATTO,
• per INDUZIONE.
Aggiornato al Redatto dal prof.
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ELETTROLOGIA
INIZIO
Elettrizzazione per STROFINIO
Strofinando con un panno di lana una bacchetta di vetro, o di
plastica, o di ambra si può notare che la bacchetta attrae
pezzetti di carta o briciole di sughero o altri piccoli oggetti. Ciò
significa che la bacchetta si è elettrizzata.
Anche il panno di lana si elettrizza.
Non tutti i materiali si elettrizzano per strofino allo steso modo:
alcuni si elettrizzano di più (gli isolanti) , altri si elettrizzano di
meno, altri non si elettrizzano affatto (i conduttori).
Nello strofinio si ha un passaggio di elettroni da un corpo all’altro.
In tal modo alla fine il corpo che ha ceduto elettroni ha più
protoni che elettroni ed è carico positivo, l’altro che ha ricevuto
elettroni ha più elettroni che protoni ed è carico negativo.
L’elettrizzazione per strofinio è un fenomeno permanente.
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ATOMI
ELETTRIZ- ELETTROZAZIONE
LOGIA
INIZIO
Elettrizzazione per CONTATTO
L’elettrizzazione per contatto si ottiene quando un corpo non elettrizzato
viene posto a contatto con un altro elettrizzato.
Infatti, se un corpo elettrizzato tocca (si mette a contatto con) un altro non
elettrizzato, si elettrizza anche quest’ultimo. In tal caso nel contatto si
ha un passaggio di elettroni da un corpo all’altro (Se il corpo già
elettrizzato è negativo esso cede parte degli elettroni in più, se è
positivo li riceve).
L’elettrizzazione per contatto è un fenomeno permanente.
I corpi isolanti si elettrizzano più facilmente per strofinio ma poco per
contatto poiché la carica ricevuta non può distribuirsi in tutto il corpo
I corpi conduttori si elettrizzano facilmente per contatto poiché la carica
ricevuta può facilmente distribuirsi in tutto il corpo ma si elettrizzano
difficilmente per strofinio.
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ATOMI
ELETTRIZ- ELETTROZAZIONE
LOGIA
INIZIO
Elettrizzazione per INDUZIONE
È possibile elettrizzare un corpo anche avvicinandolo (per induzione) ad un altro corpo
già carico.
In tal caso si nota che il primo corpo si elettrizza agli estremi (l’estremo più vicino e
quello più lontano dal corpo già carico), ma non si elettrizza al centro.
Esso si elettrizza ma rimane neutro poiché non c’è né acquisizione, né perdita di
carica.
Infatti le cariche dello stesso nome di quella del corpo carico tendono ad allontanarsi da
esso, mentre le altre tendono ad avvicinarsi.
Se il corpo neutro è conduttore, le cariche libere di muoversi realmente si spostano
accumulandosi alle estremità (quelle dello stesso nome all’estremità più lontana,
quelle di nome diverso all’estremità più vicina).
Viceversa se il corpo neutro è isolante non può avvenire lo spostamento delle cariche
elettriche al suo interno, ma solo un parziale “sporgersi” per cui il corpo risulta sì
elettrizzato ma solo debolmente
I corpi che non si elettrizzano per strofinio (i conduttori) si elettrizzano facilmente per
induzione.
L’elettrizzazione per induzione è temporanea: dura fin tanto che l’altro corpo rimane
vicino, e viene persa non appena questo viene allontanato
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ATOMI
ELETTRIZ- ELETTROZAZIONE
LOGIA
INIZIO
CORPO CARICO e CORPO NEUTRO
Dai molti esperimenti fatti per studiare il
fenomeno dell’elettrizzazione si è capito che nello
strofinio si ha un passaggio di materia da un
corpo all’altro.
Questa materia che passa (fatta da particelle
subATOMIche) possiede CARICA ELETTRICA.
Un corpo che ha acquistato o perso carica
elettrica è un CORPO CARICO, viceversa il corpo è
NEUTRO.
Esistono due tipi di carica elettrica:carica positiva
e carica negativa.
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ATOMI
ELETTROLOGIA
INIZIO
CARICA POSITIVA e NEGATIVA
Due corpi con carica dello stesso tipo si respingono, mentre
due corpi con carica di tipo diverso si attraggono. Ai due
tipi è stato attribuito (per convenzione) un nome particolare.
Storicamente è stato dato il nome di CARICA POSITIVA alla
carica posseduta dalla bacchetta di VETRO dopo essere stata
strofinata con la LANA.
È stato dato il nome CARICA NEGATIVA all’atro tipo di carica,
quella in grado di attrarre la bacchetta di vetro strofinata con la
lana
Si è scoperto successivamente che la carica posseduta dai protoni
è positiva e quella posseduta dagli elettroni è negativa.
Un corpo è carico positivo quando ha più protoni che
elettroni, è carico negativo quando ha più elettroni che
protoni.
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CORPO
CARICO
ELETTROLOGIA
INIZIO
CONDUTTORI ED ISOLANTI
I I corpi CONDUTTORI sono corpi che hanno alcune particelle
cariche libere di spostarsi all’interno del corpo da un’estremità
all’altra di esso.
I corpi ISOLANTI sono quelli che, pur avendo particelle cariche al
suo interno, queste non possono spostarsi all’interno del corpo da
un’estremità all’altra di esso.
Cambiando materiale, cambia sia il numero di particelle cariche che
sono libere di spostarsi all’interno di un conduttore sia la facilità
con cui possono spostarsi.
Non esistono materiali completamente isolanti.
Esistono dei materiali che non sono buoni conduttori e non sono
nemmeno buoni isolanti. Questi sono chiamati SEMICONDUTTORI.
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CORPO
CARICO
ELETTROLOGIA
INIZIO
L’ATOMO
La parte più piccola di una sostanza è la MOLECOLA.
La molecola è composta da particelle più piccole chiamate ATOMI.
L’atomo è composto da 3 tipi di particelle: i PROTONI dotati di carica elettrica
positiva, gli ELETTRONI dotati di carica elettrica negativa ed i NEUTRONI che
non hanno carica elettrica.
Inizialmente non si conosceva la struttura dell’atomo e quindi non si conosceva né il
numero di particelle all’interno di ciascuna molecola, né quali particelle erano
libere di muoversi e quali no.
Una cosa era però chiara: all’interno di un corpo neutro il numero di protoni
è uguale al numero di elettroni.
Nel caso in cui un atomo perde (o acquista elettroni) il numero dei protoni non è più
uguale al numero degli elettroni e quindi l’atomo è carico.
Un atomo carico è detto IONE. Uno ione può essere positivo se ha perso elettroni,
negativo se ne ha acquistato.
Gli ioni, in un fluido, si muovono liberamente da una zona all’altra di esso.
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CORPO
CARICO
ELETTROLOGIA
INIZIO
L’ELETTRONE
L’elettrone è una particella di cui è composto l’atomo.
Ha carica negativa qe= -1,6 x 10-19 C
Ha massa me = 9,1 x 10
–31
kg
Avendo una massa molto più piccola del nucleo esso si
muove ruotando attorno ad nucleo.
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ATOMI
CORPO
CARICO
ELETTROLOGIA
INIZIO
IL PROTONE
Il protone è una delle tre particelle di cui è composto
l’atomo.
Ha carica positiva qp= 1,6 x 10-19 C
Ha massa mP = 1,7 x 10
–27
kg
I protoni insieme ai neutroni formano il nucleo
dell’atomo.
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ATOMI
CORPO
CARICO
ELETTROLOGIA
INIZIO
IL NEUTRONE
Il neutrone è una delle tre particelle di cui è composto
l’atomo.
Non ha carica elettrica
Ha massa mn = 1,7 x 10
–27
kg
(pressoché uguale a quella del protone)
I neutroni insieme ai protoni formano il nucleo
dell’atomo.
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ATOMI
CORPO
CARICO
ELETTROLOGIA
INIZIO
IL NUCLEO DELL’ATOMO
Il nucleo dell’atomo è composto da
particelle tenute insieme da forze
nucleari ed è composto da protoni
(aventi carica elettrica positiva) e
neutroni (senza carica elettrica).
Ha una massa circa uguale a quella
dell’intero atomo
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ATOMI
CORPO
CARICO
ELETTROLOGIA
INIZIO
SEMICONDUTTORI
I semiconduttori sono corpi formati da materiali i cui atomi hanno 4
elettroni sull’ultimo orbitale.
Pertanto non sono buoni isolanti in quanto gli elettroni non sono
fortemente legati al proprio nucleo, e non sono buoni conduttori in
quanto gli elettroni non sono debolmente legati al proprio nucleo, e
quindi si trovano in una situazione intermedia: a temperatura ambiente
sono isolanti, diventano un po’ conduttori a temperature più elevate.
Possono essere drogati tramite la diffusione al loro interno di atomi
trivalenti (drogaggio di tipo P) o pentavalenti (drogaggio di tipo N).
Dalla giunzione di un semiconduttore drogato di tipo P con uno di tipo N si
ottiene un DIODO che è un dispositivo conduttore se sottopostoa ad
una tensione elettrica di un certo verso, ed isolante se il verso è
contrario.
Dalla giunzione di due diodi contrapposti si ottiene un transistor. Dal
collegamento di più transistor si ottiene un componente elettronico. I
microprocessori sono circuiti elettronici.
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CONDUTTORI e
ISOLANTI
ATOMI
CORPO
CARICO
ELETTROLOGIA
INIZIO
IONE
Si chiama ione un atomo che ha
ceduto oppure ha ricevuto uno o
più elettroni.
Se l’atomo ha ceduto elettroni esso è
diventato uno ione positivo.
Se l’atomo ha ricevuto elettroni esso
è diventato uno ione negativo.
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ATOMI
CORPO
CARICO
ELETTROLOGIA
INIZIO
LEGGE DI COULOMB
Tra due corpi carichi si manifesta sempre una forza elettrica. Essa è
attrattiva se uno ha carica positiva e l’altro carica negativa; essa è
repulsiva se entrambi hanno cariche positive oppure entrambi cariche
negative. La forza elettrica dipende dalla distribuzione delle cariche
elementari (elettroni o ioni) nei corpi carichi.
Se consideriamo due corpi carichi di piccole dimensioni (cariche
puntiformi) allora la forza tra di essi dipende solo dalla carica di
ciascuno di essi, dalla loro distanza e dall’isolante che li separa. Si può
notare sperimentalmente che la forza elettrica (F ) tra due corpi
carichi puntiformi è direttamente proporzionale al valore di
ciascuna delle due cariche (Q1 e Q2 ) ed è inversamente
proporzionale al quadrato della loro distanza (d ).
Q Q
Tradotto n formula si ha: F  k 1 2 2 dove k è un numero fisso
d
chiamato costante di Coulomb. Per il vuoto k assume il valore di
2
N

m
k  9 109
C2
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Questa è la legge di Coulomb
ELETTROLOGIA
INIZIO
Grandezze tipiche dell’elettrologia
Le grandezze tipiche dell’elettrologia
sono:
 Il Campo elettrico,
 L’energia potenziale elettrica,
 Il potenziale elettrico,
 La differenza di potenziale elettrico,
 La corrente elettrica.
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ELETTROLOGIA
INIZIO
CAMPO ELETTRICO
Il campo elettrico è una proprietà (caratteristica) dei punti dello spazio.
È una grandezza fisica vettoriale e derivata che si indica con (E ).
Esso rappresenta la capacità che un punto possiede di manifestare una forza
elettrica qualora in quel punto venga posta una carica elettrica.
Il campo elettrico in un punto si calcola facendo il rapporto tra la forza elettrica (F ),
che agisce sulla carica posta in quel punto, ed il valore (q) della carica stessa
(chiamata anche carica di prova). Ovvero E  F
q
La sua unità di misura, nel S.I., è pertanto: Newton fratto Coulomb
N
C
Il campo elettrico in un punto è generato da una o più cariche elettriche poste a
distanza dal punto stesso. Infatti ogni carica genera un campo elettrico in tutti i
punti attorno a se stessa. Il campo elettrico in un punto P risulta quindi uguale
alla somma vettoriale dei campi generati dalle singole cariche puntiformi poste a
distanza da P.
Si può dimostrare che il valore del campo elettrico in un punto a distanza (d ) da
Q
una carica puntiforme (Q) (detta carica generatrice del campo) è E  k
2
d
dove k è la costante di Coulomb
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GRANDEZ- ELETTROZE
LOGIA
TIPICHE
INIZIO
ENERGIA POTENZIALE ELETTRICA
L’energia potenziale elettrica è l’energia che possiedono i corpi carichi e
che dipende dalla posizione reciproca.
Tra due corpi carichi si manifesta sempre energia potenziale elettrica.
Infatti ciascuna di esse è in grado di compiere lavoro sull’altra
applicandole una forza elettrica (legge di Coulomb) e spostandola.
L’energia potenziale elettrica dipende dalla distribuzione delle cariche
elementari (elettroni o ioni) nei corpi carichi.
Se consideriamo due corpi carichi di piccole dimensioni (cariche
puntiformi) allora l’energia potenziale tra di essi dipende solo dalla
carica di ciascuno di essi, dalla loro distanza e dall’isolante che li
separa. Si può notare sperimentalmente che l’energia potenziale
elettrica (U ) tra due corpi carichi puntiformi è direttamente
proporzionale al valore di ciascuna delle due cariche (Q1 e
Q2 ) ed è inversamente proporzionale alla loro distanza (d ).
Q Q
Tradotto n formula si ha: U  k 1 2 dove k è un numero fisso
d
chiamato costante
di Coulomb. Per il vuoto k assume il valore di
2
N m
k  9 109
C2
GRANDEZ-
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ZE
TIPICHE
ELETTROLOGIA
INIZIO
POTENZIALE ELETTRICO




Il potenziale elettrico è una proprietà (caratteristica) dei punti dello spazio.
È una grandezza fisica scalare e derivata che si indica con (V ).
Esso rappresenta la capacità che un punto possiede di manifestare energia potenziale
elettrica qualora in quel punto venga posta una carica elettrica.
Il potenziale elettrico in un punto si calcola facendo il rapporto tra l’energia potenziale
elettrica (U ), che possiede la carica posta in quel punto, ed il valore (q) della carica stessa
(chiamata anche carica di prova). Ovvero



V
U
q
La sua unità di misura, nel S.I., è pertanto: Joule fratto Coulomb chiamata Volt
J
V
C
Il potenziale elettrico in un punto è generato da una o più cariche elettriche poste a
distanza dal punto stesso. Infatti ogni carica genera un potenziale elettrico in tutti i punti
attorno a se stessa. Il potenziale elettrico in un punto P risulta quindi uguale alla somma
dei potenziali generati dalle singole cariche puntiformi poste a distanza da P.
Si può dimostrare che il potenziale elettrico in un punto a distanza (d ) da una carica
puntiforme (Q) (detta carica generatrice del campo) è V
Coulomb
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k
Q
dove k è la costante di
d
GRANDEZ- ELETTROZE
LOGIA
TIPICHE
INIZIO
DIFFERENZA DI POTENZIALE
La differenza di potenziale elettrico tra due punti viene indicata con (d.d.p.) oppure con
(DV ), ed è chiamata anche tensione elettrica o anche forza elettromotrice
(f.e.m.).
È una grandezza scalare e derivata ed è uguale alla differenza tra il potenziale elettrico in
un punto (A) e quello in un altro punto (B), cioè: DVAB = VA – VB.
È uguale al lavoro (L ) che una carica unitaria (q ) deve compie per andare da uno
all’altro dei due punti considerati. Quindi LAB = q · DVAB
È possibile calcolare la d.d.p. agli estremi di un elemento prendendo in considerazione i
punti alle due estremità dell’elemento.
Se tra due punti c’è una d.d.p. le cariche elettriche presenti nelle vicinanze tenderanno a
muoversi perdendo energia potenziale. Quindi le cariche positive tendono ad andare
dai punti a potenziale maggiore verso quelli a potenziale minore; viceversa le cariche
negative tendono ad andare dai punti a potenziale minore verso quelli a potenziale
maggiore.
Se prendiamo in considerazione due punti a distanza (d ) in una zona
dove il campo elettrico (E ) è uniforme (cioè costante in tutti i punti in valore,
direzione e verso) succede che tra i due punti esiste una d.d.p. (DV ) uguale al
prodotto scalare ta il campo elettrico e la distanza.
Ovvero: DV = E ·d
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GRANDEZ- ELETTROZE
LOGIA
TIPICHE
INIZIO
CORRENTE ELETTRICA






La corrente elettrica rappresenta il passaggio ordinato ed ordinato
di cariche elettriche dentro un corpo conduttore.
Nei corpi solidi la corrente è formata da elettroni (cariche negative) , in
quanto i protoni (cariche positive) essendo all’interno del nucleo che
forma l’atomo non possono muoversi. Infatti nei solidi gli atomi
oscillano attorno a posizioni reciproche fisse.
Nei corpi fluidi (liquidi e gas) la corrente è formata da ioni positivi
(atomi che hanno perso elettroni) e da ioni negativi (atomi che hanno
ricevuto elettroni). Intatti nei fluidi gli atomi non sono vincolati ad
occupare posizioni reciproche fisse, per cui possono spostarsi
liberamente.
La corrente elettrica (simbolo i ) è una grandezza fisica fondamentale
e scalare che ha come unità di misura Ampere (simbolo A).
Si misura con l’amperometro (che deve essere collegato in serie al
conduttore in cui essa circola).
Il valore (intensità) della corrente elettrica (i ) indica quanta carica (Q)
Q .
passa ogni secondo all’interno del conduttore
i
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Dt
GRANDEZ- ELETTROZE
LOGIA
TIPICHE
INIZIO
CIRCUITO ELETTRICO
Un circuito elettrico è un insieme di elementi (corpi conduttori elettrici)
opportunamente collegati fra loro.
Ogni elemento o gruppo di elementi può formare un dispositivo utilizzabile
per un determinato scopo.
Ogni circuito deve avere almeno un elemento attivo (generatore di
tensione oppure generatore di corrente) ed almeno un elemento
passivo (utilizzatore).
Gli elementi attivi in un circuito
Gli elementi passivi in un
possono trovarsi da soli
circuito possono essere
oppure in serie (batteria).
uno o più.
Sono elementi attivi:
Sono elementi passivi:

le pile,

i resistori,

gli accumulatori,

i condensatori,

le dinamo,

le lampadine,

gli alternatori

i diodi
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8/11/2011 Salvatore MURANA
ELETTROLOGIA
INIZIO
RESISTORE ELETTRICO
e LEGGI DI OHM
Si chiama resistore elettrico un conduttore che ha la resistenza elettrica costante.
Per esso vale la 1° e la 2° legge di Ohm.
In un circuito è rappresentato dal simbolo grafico:

La 1° legge di Ohm afferma che in un resistore il rapporto tra la differenza di
potenziale elettrico (DV ) ai suoi estremi e la corrente elettrica (i ) che in esso
vi circola è sempre costante qualunque la differenza di potenziale a cui è
sottoposto. Questo rapporto si chiama resistenza e si indica con il simbolo
(R ). Ovvero:R 

DV
i
La 2° legge di Ohm afferma che la resistenza elettrica di un resistore dipende
dalla sua forma e dal materiale con cui esso è fatto. In particolare per un
resistore di lunghezza ( l ) e sezione (S ), la resistenza (R ) è direttamente
proporzionale alla lunghezza ed inversamente proporzionale alla sezione.
Ovvero: R  r
l
dove r è una costante che dipende dal materiale.
S
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CIRCUITI ELETTROELETTRICI
LOGIA
INIZIO
RESISTENZA ELETTRICA
La resistenza elettrica è una grandezza fisica scalare e derivata caratteristica
dei corpi conduttori. Ha come simbolo (R ).
Essa è uguale al rapporto tra la differenza di potenziale elettrico (DV ) agli
estremi di un conduttore e la corrente elettrica (i ) che in esso vi circola.
DV
Ovvero: R 
i
L’unità di misura della resistenza elettrica è: Volt fratto Ampere. Volt fratto
Ampere viene chiamato anche Ohm, il cui simbolo è W. Quindi: W  V
A
Non tutti i conduttori hanno la resistenza costante. I conduttori con
resistenza costante vengono chiamati resistori.
Lo strumento di misura della resistenza elettrica si chiama ohmetro.
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CIRCUITI ELETTROELETTRICI
LOGIA
INIZIO
GENERATORE ELETTRICO
Il generatore è l’elemento attivo di un circuito elettrico.
I generatori possono essere generatori di tensione o generatori di corrente.
Il generatore di tensione è un dispositivo che mantiene costante la differenza
di potenziale ai suoi estremi qualunque siano gli elementi passivi ad esso
collegati. Un esempio è la pila.
Il generatore di corrente è un dispositivo che mantiene costante la corrente
elettrica al suo interno qualunque siano gli elementi passivi ad esso
collegati.
Inoltre ci sono due tipi di generatori: quelli in corrente continua e quelli in
corrente alternata.
Sono generatori in corrente continua quelli che funzionano attraversati da
corrente di cariche che mantengono sempre lo stesso verso di circolazione.
Sono generatori in corrente alternata quelli che funzionano attraversati da
corrente di cariche che cambiano periodicamente il verso di circolazione,
oscillando con una frequenza particolare.
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CIRCUITI ELETTROELETTRICI
LOGIA
INIZIO
PILA
La pila è un dispositivo in grado di mantenere costante la
differenza di potenziale DV alle sue estremità.
La prima pila fu inventata da Alessandro volta.
Essa era costituita da una serie alternata di 3 dischetti impilati
l’uno sull’altro, uno di rame, uno di zinco separati da uno
costituito da una pezzetta imbevuta di acido solforico.
Le pile attualmente in
Cliccare per vedere
Cliccarel’animazione
per continuare
commercio sono fatte in maniera
Acido
zinc
diversa, ma sono
solforico
o
costituite sempre da
ram
D 2 conduttori di mae
teriale diverso separate da una soluzione acida.
V
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CIRCUITI ELETTROELETTRICI
LOGIA
INIZIO
CONDENSATORE ELETTRICO
Il condensatore è un unico dispositivo elettrico costituito da 2 conduttori
(chiamati armature) separati da un isolante (chiamato dielettrico).
Il condensatore sottoposto ad una differenza di potenziale (DV ) costante
(ad esempio una pila) si comporta come un isolante: non consente il
passaggio di cariche elettriche da una sua estremità all’altra (corrente
elettrica) ma in ciascuna delle sue armature si accumula una carica
elettrica di uguale valore (Q ) ma di differente segno. In tal caso si dice
che il condensatore è carico. Se si scollega il condensatore dalla pila
che lo ha caricato esso rimane carico poiché la carica da un’armatura
non può passare all’altra per via dell’isolante.
Se si collegano fra loro con un conduttore le armature di un condensatore
carico esso, in un tempo abbastanza breve, si scarica in quanto le
cariche da un’armatura passano all’altra tramite il conduttore che le
collega.
La grandezza fisica tipica di un condensatore è la sua capacità.
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CIRCUITI ELETTROELETTRICI
LOGIA
INIZIO
CAPACITA’ del condensatore
La grandezza fisica tipica di un condensatore è la sua capacità.
Si definisce capacità (C ) del condensatore il rapporto tra la carica (Q )
sull’armatura e la differenza di potenziale (DV ) a cui è sottoposto.
Quindi: C 
Q
.
DV
La capacità è quindi una grandezza fisica scalare e derivata ù. La sua
unità di misura nel S.I. è il Farad (F ) che equivale a Coulomb fratto
Volt ossia: 1F  1
C.
V
La capacità di un condensatore dipende dall’area delle superfici delle
armature affacciate, dalla distanza tra le armature e dal dielettrico
che le separa. Essa è tanto maggiore quanto maggiore sono le
superficie affacciate e quanto minore e la distanza tra le armature.
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CIRCUITI ELETTROELETTRICI
LOGIA
INIZIO
COLLEGAMENTO IN SERIE
Due o più elementi di un circuito sono collegati in SERIE se, e solo se, sono attraversati dalla
stessa corrente elettrica.
Due o più resistori collegati in serie possono essere sostituiti da un resistore equivalente senza
che nella rimanente parte del circuito cambi nulla. In tal caso succede che:
1. la corrente (iS) che circola nel resistore equivalente è la stessa che circola in ciascuno dei
resistori sostituiti. Ovvero: iS = i1 = i2 = …;
2. la resistenza equivalente (RS) è uguale alla somma delle singole resistenze dei resistori
sostituiti. Ovvero: RS = R1 + R2 + …;
3. la differenza di potenziale agli estremi del resistore equivalente (DVS) è uguale alla somma delle
differenze di potenziale agli estremi di ciascuno dei resistori sostituiti. Ovvero:
DVS = DV1 + DV2 + ….
Due o più condensatori collegati in serie possono essere sostituiti da un condensatore
equivalente senza che nella rimanente parte del circuito cambi nulla. In tal caso succede che:
1. la carica (QS) sull’armatura del resistore equivalente è la stessa di quella in ciascuno dei
condensatori sostituiti. Ovvero: QS = Q1 = Q2 = …;
1
2. L’inverso della capacità del condensatore equivalente ( C ) è uguale alla somma degli inversi
S
delle singole capacità dei condensatori sostituiti. Ovvero:
3.
1
1
1


 ....
CS C1 C2
;
la differenza di potenziale agli estremi del condensatore equivalente (DVS) è uguale alla somma
delle differenze di potenziale agli estremi di ciascuno dei condensatori sostituiti. Ovvero:
DVS = DV1 + DV2 + ….
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CIRCUITI ELETTROELETTRICI
LOGIA
INIZIO
COLLEGAMENTO IN PARALLELO
Due o più elementi di un circuito sono collegati in PARALLELO se, e solo se, hanno la stessa
differenza di potenziale ai loro estremi.
Due o più resistori collegati in parallelo possono essere sostituiti da un resistore equivalente
senza che nella rimanente parte del circuito cambi nulla. In tal caso succede che:
1. la differenza di potenziale agli estremi del resistore equivalente (DVP) è uguale alla differenza
di potenziale agli estremi di ciascuno dei resistori sostituiti. Ovvero: DVP = DV1 = DV2 = …
2.
l’inverso della resistenza equivalente (
1
)
RP
è uguale alla somma degli inversi delle
resistenze dei singoli resistori sostituiti. Ovvero:
1
1
1
 
 ....
RP R1 R2
;
la corrente (iP) che circola nel resistore equivalente è uguale alla somma delle correnti che
circolano in ciascuno dei resistori sostituiti. Ovvero: iP = i1 + i2 + ….
Due o più condensatori collegati in parallelo possono essere sostituiti da un condensatore
equivalente senza che nella rimanente parte del circuito cambi nulla. In tal caso succede che:
1. la differenza di potenziale agli estremi del condensatore equivalente ( DVP) è uguale alla
differenza di potenziale agli estremi di ciascuno dei condensatori sostituiti. Ovvero:
DVP = DV1 = DV2 = …;
2. la carica sulle armature del condensatore equivalente (QP) è uguale alla somma delle cariche
sulle armature dei singoli condensatori sostituiti. Ovvero: Qp = Q1 + Q2 + …;
3. la capacità (CP) del condensatore equivalente è uguale alla somma delle capacità di ciascuno
dei condensatori sostituiti. Ovvero: CS = C1 + C2 + ….
3.
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CIRCUITI ELETTROELETTRICI
LOGIA
INIZIO
POTENZA ELETTRICA
La potenza elettrica generata (P ) è la sveltezza con cui viene generata
l’energia potenziale elettrica da un generatore.
La potenza elettrica dissipata (P ) è la sveltezza con cui viene persa
l’energia potenziale elettrica in un conduttore.
In un circuito elettrico la potenza totale generata dai generatori è uguale alla
potenza totale dissipata dagli elementi passivi del circuito stesso.
Quando in un conduttore circola una corrente elettrica (i ) ai suoi estremi c’è
una differenza di potenziale (DV ) che è uguale al prodotto della corrente
per la resistenza (R ) del conduttore (DV =R · i ). Quindi il conduttore avrà
un punto (che chiameremo punto A) a potenziale più alto ed un punto (che
chiameremo punto B) a potenziale più basso.
Ogni carica (Q ) che si sposta dal punto a potenziale più alto (A) al punto a
potenziale più basso (B) perde energia potenziale elettrica (U ). Intatti nel
punto A ha ha energia UA = Q · VA e nel punto B ha ha energia UB = Q · VB
Pertanto l’energia persa sarà uguale a DU = UA – UB =
= Q · VA – Q · VB = Q · (VA – VB ) = Q · DV .
La potenza elettrica è quindi uguale a: P 
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DU Q  DV

 i  DV
t
t
CIRCUITI ELETTROELETTRICI
LOGIA
INIZIO
EFFETTO JOULE
In un conduttore, l’energia elettrica persa (grazie agli urti tra le cariche
elettriche, elettroni e/o ioni, e i nuclei degli atomi fermi) si trasforma in
aumento dell’energia cinetica delle particelle coinvolte.
Questa è percepita in modo macroscopico come aumento dell’energia
termica.
Questo aumento di energia termica produce oltre ad un aumento di
temperatura, anche calore disperso nell’ambiente.
Quindi la potenza elettrica dissipata si trasforma in energia termica prodotta.
Cioè ogni conduttore in cui circola corrente elettrica si riscalda
consumando energia potenziale elettrica.
Questo fenomeno prende il nome di EFFETTO JOULE. Quindi un conduttore
in cui circola corrente elettrica produce potenza termica che è uguale alla
potenza elettrica dissipata.
2
D
V
(D
V
)
Essa è uguale a: P  i  DV 
 DV 
R
R
od anche: P  i  DV  i  (i  R)  i 2  R
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CIRCUITI ELETTROELETTRICI
LOGIA
INIZIO
MAGNETISMO
Il magnetismo si occupa delle forze magnetiche e dei corpi magnetici.
È un CORPO MAGNETICO quel corpo che è in grado di attrarre a sé altri
corpi ferrosi e/o particolari metalli. Esso è chiamato semplicemente
magnete.
Un corpo magnetico è costituito da sostanze chiamate sostanze
ferromagnetiche.
Un corpo magnetico viene chiamato anche calamita.
Ci sono due tipi di corpi magnetici: magneti naturali (come la
magnetite) e magneti artificiali (calamite ottenute magnetizzando un
corpo artificialmente).
Ci sono due tipi di magneti artificiali: quelli temporanei e quelli
permanenti.
Ciascun magnete ha sempre due poli magnetici.
Nel magnetismo, quindi, si studiano gli argomenti indicati nella pagina
successiva.
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ELETTROMAGNETISMO
INIZIO
Argomenti del MAGNETISMO
Nel magnetismo, quindi, si studia:

Poli magnetici,

Forze magnetiche,

Campo magnetico,

Campo magnetico generato da correnti in circuiti particolari,

Forze magnetiche tra due fili paralleli percorsi da correnti,
 Proprietà magnetiche della materia.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
MAGNE- ELETTROMAGNETI- INIZIO
TISMO
SMO
POLI MAGNETICI
Ciascun magnete ha SEMPRE due poli magnetici. Infatti se appoggiamo un
qualsiasi magnete su della limatura di ferro notiamo che esso la attrae alle
due estremità, ma non nella parte centrale. Ciascuna di queste estremità è
un polo magnetico.
Si può notare che i 2 poli hanno proprietà diverse. Infatti, se proviamo ad
avvicinare i poli di 2 magneti diversi e notiamo che essi si attraggono, non
appena invertiamo uno dei 2 poli essi si respingono. Quindi occorre dare
un nome diverso ai due tipi di polo magnetico.
Per farlo si sfruttano le proprietà magnetiche del pianeta terra. Procediamo in
questo modo: sospendiamo un magnete ad un filo sottile, notiamo che
esso si mette a ruotare oscillando in senso e nell’altro. Aspettiamo che,
grazie all’attrito con l’aria smetta di oscillare e notiamo che esso si
posiziona (si orienta) con un polo verso il Nord geografico della terra e
l’altro verso il Sud geografico.
Quello che si orienta verso il Nord è sempre lo stesso polo che chiamiamo
POLO NORD magnetico del magnete (N) e l’altro POLO SUD
magnetico del magnete.
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8/11/2011 Salvatore MURANA
ELETTRO-
MAGNEMAGNETI- INIZIO
TISMO
SMO
FORZE MAGNETICHE
Si può notare che la forza tra due magneti è attrattiva tra poli magnetici
avente nome diverso ed è repulsiva tra poli magnetici avente lo sesso
nome.
Se il pianeta terra fa orientare un magnete libero di ruotare vuol dire che esso
stesso è un grosso magnete. Quindi anche la terra ha 2 poli magnetici.
Giacché il polo Nord magnetico del magnete è attratto dal polo Nord
geografico della terra, in tale zona c’è il polo Sud magnetico della terra.
Tale polo magnetico non corrisponde esattamente con il polo geografico,
ma è spostato di qualche centinaio di chilometri.
Si può notare che non è possibile ottenere un corpo con una sola polarità.
Infatti se si spezza una calamita in due cercando di ottenere un corpo con
il solo polo Nord e l’altro con il solo polo Sud notiamo che ciascuno dei due
corpi separati ha ancora una volta entrambi i poli.
Procedendo come abbiamo fatto con le forze elettriche possiamo introdurre il
concetto di campo magnetico.
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8/11/2011 Salvatore MURANA
ELETTRO-
MAGNEMAGNETI- INIZIO
TISMO
SMO
CAMPO MAGNETICO
Il campo magnetico è una proprietà (caratteristica) dei punti dello
spazio.
Esso rappresenta la capacità che un punto possiede di manifestare
una forza magnetica qualora in quel punto venga posto un
corpo avente proprietà magnetiche.
Il campo magnetico può essere generato dai corpi magnetici o
dalle correnti elettriche come ha notato per primo il fisico
Oersted.
È una grandezza fisica vettoriale e derivata che si indica con (B ).
Vediamo come, in casi particolari, si determina la direzione, il verso
e l’intensità del campo magnetico.
L’unità di misura del campo magnetico nel S.I. è il Tesla (T) che
Newton
equivale a: 1Tesla  1
o 1T  1 N
.
Ampere  metro
A m
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MAGNE- ELETTROMAGNETI- INIZIO
TISMO
SMO
Direzione del CAMPO MAGNETICO
La direzione del campo magnetico si può ricavare conoscendo le linee di
forza del campo magnetico.
Le linee di forza del campo magnetico sono facilmente visualizzabile
tramite la limatura di ferro. Spruzzando della limatura di ferro questa si
dispone in modo da formare delle linee chiamate appunto linee di forza
del campo magnetico.
La direzione del campo magnetico in ogni punto è la retta
tangente alla linea di forza in quel punto.
Un altro modo per visualizzare la direzione del campo magnetico è quello di
utilizzare un piccolo ago magnetizzato libero di ruotare nelle tre
dimensione (bussola tridimensionale). La direzione in cui si dispone
l’ago è la direzione del campo magnetico.
Le linee di forza del campo magnetico generato da un magnete sono line che
escono dal polo Nord ed entrano nel polo Sud del magnete.
Le linee di forza del campo magnetico generato da un filo percorso da
corrente elettrica sono circonferenze concentriche perpendicolari al filo
aventi come centro il filo stesso.
CAMPO
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MAGNETICO
MAGNE- ELETTROMAGNETI- INIZIO
TISMO
SMO
Verso del CAMPO MAGNETICO
Definiamo verso del campo magnetico quello che va
dal polo Nord verso il polo Sud.
Un modo per visualizzare il verso del campo
magnetico è quello di utilizzare un piccolo ago
magnetizzato libero di ruotare nelle tre
dimensione (bussola tridimensionale). Il verso e
quello che va dal polo Nord verso il polo Sud
dell’ago.
Il verso del campo magnetico generato da un filo
percorso da corrente elettrica (i ) si può ottenere
con la regola della mano destra.
Si pone il pollice della mano destra nel verso della
corrente elettrica; il verso di chiusura delle altre
quattro dita indica il verso del campo magnetico.
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CAMPO
MAGNETICO
i
MAGNE- ELETTROMAGNETI- INIZIO
TISMO
SMO
Intensità del CAMPO MAGNETICO
(1)
Affacciamo ad un estremo Nord di una calamita un
estremo Sud di un’altra tenendole ferme in modo che
la distanza fra di loro sia piccola. Nella zona tra di
esse (espansione polare) il campo magnetico (B )
deve avere un valore pressoché lo stesso.
Poniamo poi all’interno dell’espansione polare un filo
percorso da corrente elettrica (i ).
Notiamo che su di esso agisce una forza (F ) il cui valore
dipende dal valore del campo magnetico (B ), dalla
corrente elettrica (i ), dalla lunghezza (l )del filo
immerso nell’espansione polare e dall’angolo (a ) tra
il filo ed il campo magnetico. La forza varia da un
massimo quando l’angolo è di 90° a zero quando
l’angolo e 0°.
Si ha quindi che:F  B  i  l  cos(a ) ; se a= 90° si ha:F
F
B
N
S
i
 Bi l
da cui si ricava il valore del campo è B 
. Per la direzione ed il
verso della forza vedi la pag. successiva.i  l CAMPO
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MAGNETICO
MAGNE- ELETTROMAGNETI- INIZIO
TISMO
SMO
Direzione e Verso della FORZA
magnetica (2) Continua dalla pagina precedente
Quando un tratto rettilineo di filo è percorso da
corrente elettrica ed è immerso in un campo
magnetico si nota che su di esso agisce una forza.
Questa forza ha una direzione perpendicolare sia
al filo, sia al campo magnetico, ovvero ha una
direzione perpendicolare al piano su cui giace sia
il campo che il tratto di filo stesso.
Quindi nel caso della figura superiore la direzione è
perpendicolare al foglio che stai guardando.
Il verso lo si ricava con la regola della mano sinistra:
N
si dispone il dito indice della mano sinistra nel
verso del campo, il dito medio nel verso della
corrente
corrente, il dito pollice individua il verso della
forza. (vedi figura sotto).
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CAMPO
MAGNETICO
B
N
S
forza
i
campo
S
MAGNE- ELETTROMAGNETI- INIZIO
TISMO
SMO
CAMPO MAGNETICO
in casi particolari
Nella zona vicino ad un circuito elettrico in cui circola corrente si
genera un campo magnetico.
Il valore di tale campo in un punto qualsiasi distante dal circuito è
direttamente proporzionale alla corrente.
La direzione ed il verso di tale campo dipendono dalla forma del
circuito, dalla distanza da esso e dal materiale che separa il
punto dal circuito stesso.
Studiamo i seguenti casi:
•
Attorno ad un filo lungo e rettilineo,
•
Al centro di una spira circolare,
•
All’interno di un solenoide.
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CAMPO
MAGNETICO
MAGNE- ELETTROMAGNETI- INIZIO
TISMO
SMO
CAMPO MAGNETICO
attorno ad un filo lungo e rettilineo
Nella zona attorno ad un filo lungo e rettilineo in cui circola una
corrente (i ) si genera un campo magnetico.
La direzione del campo è sempre tangente alle linee di campo che
sono delle circonferenze concentriche perpendicolari al filo
aventi come centro il filo stesso.
Il verso del campo si ricava con la regola della mano destra (vedi:
verso del campo magnetico).
Il valore di tale campo magnetico (B ) in un punto posto a distanza
 i
(d ) dal filo è uguale a: B 
 .
2 d
 è un valore costante che dipende dal materiale che separa il
punto dal filo e si chiama permeabilità magnetica del materiale.
N
La permeabilità del vuoto è:   4 10 7 2 .
A
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CAMPO IN
CASI PARTICOLARI
CAMPO
MAGNETICO
MAGNE- ELETTROMAGNETI- INIZIO
TISMO
SMO
CAMPO MAGNETICO
in una spira circolare
Un filo conduttore che forma una circonferenza prende il nome di spira
circolare.
Nella zona attorno ad una spira circolare in cui circola una corrente (i ) si
genera un campo magnetico.
La direzione del campo è sempre tangente alle linee di campo che sono delle
linee chiuse attorno al filo aventi come centro il filo stesso.
Al centro della spira il campo ha la direzione perpendicolare alla spira stessa.
Il verso del campo si ricava con la regola della mano destra (vedi: verso del
campo magnetico). Ma più semplicemente si può ricavare sempre con la
mano destra chiudendo le 4 dita nel verso della corrente ed il pollice
indicherà la faccia Nord.
Il valore di tale campo nel centro della spira di raggio r è uguale a:B    i .
 è un valore costante che dipende dal materiale che separa il
2r
punto dal filo e si chiama permeabilità magnetica del materiale.
7 N


4


10
La permeabilità del vuoto è:
.
2
A
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CAMPO IN
CASI PARTICOLARI
CAMPO
MAGNETICO
MAGNE- ELETTROMAGNETI- INIZIO
TISMO
SMO
CAMPO MAGNETICO
all’interno di un solenoide
Un filo conduttore formato da un N spire si chiama solenoide. Se N è un
numero abbastanza elevato il solenoide si chiama bobina.
Nella zona interna ad un solenoide in cui circola una corrente (i ) si genera un
campo magnetico che è tanto più uniforme (stesso valore, stessa direzione e
stesso verso) quanto più fitte sono le spire.
La direzione del campo all’interno di un solenoide ha la direzione della lunghezza
(L ) solenoide stesso .
Il verso del campo si ricava con la regola della mano destra (vedi: verso del
campo magnetico). Ma più semplicemente si può ricavare sempre con la
mano destra chiudendo le 4 dita nel verso della corrente ed il pollice indicherà
la faccia Nord.
Il valore di tale campo magnetico (B ) in un punto interno al solenoide è uguale
N
a: B     i .
L
 è un valore costante che dipende dal materiale che separa il punto dal filo e si
chiama permeabilità magnetica del materiale.
N
La permeabilità del vuoto è:  4 10 7 2 .
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A
CAMPO IN
CASI PARTICOLARI
CAMPO
MAGNETICO
MAGNE- ELETTROMAGNETI- INIZIO
TISMO
SMO
FORZE tra 2 fili paralleli percorsi da
corrente
Se due fili lunghi e rettilinei sono disposti parallelamente
l’uno accanto all’altro ciascuno di essi genera un campo
magnetico in cui è immerso l’altro.
L’altro filo quindi è soggetto ad una forza magnetica.
Se nel primo filo circola una corrente i1 e nel secondo una
corrente i2 ed i fili hanno una lunghezza l posti a
distanza d l’uno dall’altro, allora il primo genera un
campo B1
 i1
B1 è uguale a: B 
 .
2 d
La direzione del campo è tangente alla linee di campo nel
punto a distanza d dal primo filo ed il verso è quello
indicato in figura.
Il secondo sottoposto al campo B1 sarà sottoposto ad una
 i1
  l  i1  i2
forza F che è uguale a: F  B1  i2  l 
.
  i2  l 
2 d
2  d
La direzione è lungo la distanza ed il verso è attrattiva se le
corrente hanno lo stesso verso, repulsiva nel caso
contrario.
CAMPO
CAMPO IN
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CASI PARTICOLARI
MAGNETICO
i1
l
i2
d
F
F
MAGNE- ELETTROMAGNETI- INIZIO
TISMO
SMO
PROPRIETA’ MAGNETICHE della materia
Se un corpo è immerso in una zona dello spazio dove c’è campo magnetico il
corpo subisce una magnetizzazione, cioè genera un campo magnetico
aggiuntivo.
In base al tipo di magnetizzazione possiamo suddividere tutti i materiali in tre
tipologie diverse: sostanze paramagnetiche, diamagnetiche e
ferromagnetiche.
1) Sono sostanze paramagnetiche quelle sostanze che immerse in un campo
magnetico esterno generano un campo magnetico aggiuntivo di debole
intensità, con la stessa direzione e stesso verso.
2) Sono sostanze diamagnetiche quelle sostanze che immerse in un campo
magnetico esterno generano un campo magnetico aggiuntivo di debole
intensità, con la stessa direzione ma con verso contrario.
3) Sono sostanze ferromagnetiche quelle sostanze che immerse in un
campo magnetico esterno generano un campo magnetico aggiuntivo
notevolmente più intenso, con la stessa direzione e stesso verso.
Le sostanze ferromagnetiche possono essere ferromagnetiche permanenti (se
rimangono magnetizzati anche se il campo esterno si annulla) e
temporanee (se si smagnetizzano quando il campo esterno si annulla).
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CAMPO IN
CASI PARTICOLARI
CAMPO
MAGNETICO
MAGNE- ELETTROMAGNETI- INIZIO
TISMO
SMO
INTERAZIONI
ELETTRO-MAGNETICHE
La corrente elettrica genera campo magnetico.
Si nota anche che un campo magnetico variabile può generare una corrente
elettrica.
Quindi esistono delle interazioni tra correnti e campi magnetici, anzi c’è interazione
tra la variazione del campo elettrico e quella del campo magnetico.
Queste sono chiamate interazioni elettromagnetiche.
Quindi studieremo:









Interazione campo spira-magnetico,
Corrente elettrica indotta,
Corrente indotta da un circuito a corrente variabile,
Forza elettromotrice indotta,
Legge di Faraday-Neumann,
Legge di Lenz,
Legge dell’induzione magnetica
Campo elettromagnetico,
Onde elettromagnetiche.
Aggiornato al Redatto dal prof.
8/11/2011 Salvatore MURANA
ELETTROMAGNETISMO
INIZIO
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T - Carlo Urbani