La classe 4A ITER
(a.s. 2005/06)
dell’Istituto Statale
d’Istruzione
Superiore
Ad ogni tuo click avanzeranno
alternativamente i testi e le immagini
“A.
FANTONI”
della presentazione.
di CLUSONE (BG)
nell’ambito
dell’Area di Progetto
TURISTI DIVERSAMENTE ABILI
presenta
Presso l'oratorio dei Disciplini di Clusone è possibile vedere all’esterno
il famoso affresco
del TRIONFO DELLA MORTE e della DANZA MACABRA.
Tale oratorio fu sede dell’omonima confraternita detta anche dei
"Battuti" o di S. Bernardino e S. Maria Maddalena.
Sorge in posizione appartata ad ovest della maestosa basilica di Santa
Maria Assunta, vi si può accedere dal sagrato di quest’ultima o dalla
scalinata di via S. Bernardino ed è accessibile anche ai disabili motori
previa contatto con la parrocchia.
L’oratorio è conosciuto per gli affreschi esterni sul tema della morte:
sulla facciata ad est domina il tripartito affresco del Trionfo della
Morte, della Danza Macabra,dell’incontro dei tre vivi e dei tre morti,
dei Vizi e delle Virtù.
Al suo interno conserva inoltre il ciclo pittorico delle “Storie di Gesù”.
La primitiva costruzione dell’oratorio, datata per la seconda metà del XIV
secolo, aveva il tetto a doppio spiovente ed occupava solo la parte affrescata
con i temi della morte. Fu costruita dai Disciplinati Bianchi, eredi della tradizione
dei flagellanti del 1200, i quali oltre a dedicarsi alla penitenza e all'ascesi
avevano anche scopi caritativi tra cui l'assistenza ai pellegrini, agli infermi, ai
moribondi e ai morti. Gli aderenti portavano una lunga veste bianca con
cappuccio, per nascondere il volto, e nell’affresco sono rappresentati con il
flagello usato per battersi nei loro riti penitenziali. All'inizio del XV secolo la
chiesetta fu prolungata verso sinistra con l'attuale corpo principale. Nel 1452
l'Oratorio, prima dedicato all'Annunciata, fu ridedicato a S. Bernardino da Siena
che aveva predicato a Bergamo e in Val Seriana. In seguito fu aggiunto il portico
che rovinò parte degli affreschi della facciata. La struttura primaria a destra,
probabilmente nel 1673, fu sopraelevata e fu costruita una scala di accesso e
una porta proprio a ridosso del grande affresco della Morte rovinandone una
buona parte e facendo quasi scomparire del tutto la parte inferiore. Nel 1868,
rimossa la scala e chiusa la porta, si provvide ad un primo restauro, seguito da un
altro nel 1970 quando gli affreschi sotto il portico furono strappati e portati
all’interno. L’ultimo restauro generale, interno ed esterno, fu eseguito nel 2002-2003.
L’affresco della Danza Macabra
si trova sulla parete esterna
dell’oratorio dei Disciplini;
raggruppa i tre temi
iconografici medievali della
morte: l’incontro o contrasto tra
vivi e morti, il Trionfo della
Morte e la Danza Macabra.
Essendo posto di fronte alla
chiesa, assume il valore di una
sacra rappresentazione,
ma vuole anche impressionare
e ammonire lo spettatore,
con l’intento di evitare
che cada nel peccato dando alla
Morte il suo vero significato: un
passaggio, per chi ha bene
vissuto, verso la vita eterna.
La scena dominante è quella rappresentante il tema del
Trionfo della Morte,
tematica diffusa soprattutto nell’area meridionale dell’Europa e in Italia.
La morte viene vista come una grande regina che domina e sottomette
chiunque, senza distinzioni sociali. É rappresentata come uno scheletro
trionfante avvolto in un mantello, con una corona sul capo e con in mano
dei cartigli su cui sono scritte delle frasi in italiano dell’epoca.
Ai piedi della Morte, in un sepolcro di marmo,
giacciono i corpi del Papa e dell’Imperatore,
circondati da serpenti, rospi e scorpioni, animali demoniaci,
emblemi di superbia e morte improvvisa.
Attorno al sepolcro ci sono i personaggi che rappresentano i ricchi e i potenti
che offrono allo scheletro oro e gioielli in cambio della salvezza; tra questi
soggetti si possono riconoscere un cardinale, un vescovo, un re, un filosofo,
un doge, principi, papi, vescovi ed altri ecclesiastici.
La Morte però non risparmia nessuno: nemmeno la ricchezza e la potenza
possono salvare l’uomo da questo destino.
La grande regina
colpisce in modo spietato,
aiutata da scheletri che,
stando al suo fianco,
hanno il compito di uccidere.
Quello a destra della morte
brandisce uno schioppo
e colpisce senza pietà
un gruppo di persone
imploranti.
Lo scheletro
a sinistra della morte
regge un arco con tre frecce
e sta per colpire tre cavalieri.
Le frecce simboleggiano
peste, fame e guerra.
Il tema dell’incontro
con la Morte si sviluppa
originariamente in area
francese; l’episodio originario
rappresentava l’incontro di tre
cavalieri con tre scheletri, ma
nell’affresco clusonese sono
presenti delle modifiche:
i tre uomini stanno cacciando
col falcone quando uno di loro
cade a terra e muore senza
potersi confessare e pentire dei
propri peccati; viene quindi a
mancare l’incontro vero e
proprio tra i vivi e i morti in
quanto l’uomo morente non
vede né scheletri né cadaveri.
Il dipinto occupa la fascia inferiore dell’opera.
Viene definita danza ma in realtà è rappresentata una processione
in cui vari personaggi, rappresentanti alcuni tipi di personalità,
camminano affiancati ciascuno dal proprio scheletro.
I primi due personaggi che compaiono
sull’affresco, partendo da sinistra verso
destra, sono una giovane donna, vestita
con una cioppa invernale a vita alta dalle
maniche corte aderenti, che tiene in mano
uno specchio, simbolo della vanità, in cui
guarda riflessa l’immagine dell’antro
affollato di scheletri e fanciulle;
il secondo personaggio è un disciplino il
quale nasconde la sua identità sotto il
cappuccio e la “capa“ della penitenza;
nella mano sinistra tiene un flagello che
utilizza per frustarsi la spalla destra.
É il rappresentante della committenza.
In progressione, il terzo
personaggio è un contadino con
una berretta sul capo e una
veste grigia-azzurrina sopra
una calzabraca, che porta sulle
spalle un bastone con puntale a
cui è inanellata una sacca;
lo segue un oste che porta sulla
testa un berretto di ciniglia
bianco e che indossa un
farsetto corto dello stesso
colore con maniche aderenti;
l’attributo che lo identifica
come oste è un recipiente con
beccuccio utilizzato nel
sedicesimo secolo per servire il
vino nelle locande.
Successivamente si vede un
funzionario di giustizia o un podestà
con funzioni giudiziarie che porta sul
capo un berretto verde e regge un
bastone di comando, sulle spalle
indossa un corto mantello bianco,
calza delle brache verdi con
ginocchiere e degli stivali in cuoio
nero. Segue poi un mercante: è
l’unico personaggio che viene tenuto
saldamente a braccetto dal suo
scheletro; egli indossa una veste
color rosso scuro orlata di pelliccia,
un berretto intonato alla veste, calza
brache e stivaletti di pelle a mezza
gamba. Il personaggio è
rappresentato con la mano destra
dentro un’ampia sacca portata alla
cintura, gesto che ne permette
l’identificazione di mercante.
Segue uno studente raffigurato
come un giovane biondo che
tiene nella mano destra un
cartiglio e con una penna tra i
capelli, indossa un berretto
rosso scuro, una corta veste
color acqua marina senza
maniche, una camicia senape
con spacchi al gomito e delle
brache rosse; alla fine della
sequenza c’è un magistrato, la
cui figura non è integra a causa
del deterioramento
dell’affresco, da ciò che rimane
si può comunque notare che il
personaggio indossa un lungo
robone foderato di pelliccia e
un copricapo rosso scuro
Una scritta in latino divide la fascia
della Danza dalla terza parte
dell’affresco, quasi del tutto
scomparso, che tratta il tema dei
Vizi e delle Virtù.
In basso a sinistra un frammento
con la bocca dell’inferno che
inghiotte le anime dannate riporta
tra i cartigli i vizi capitali “superbia,
avarizia, ira”.
A destra, a causa del
deterioramento dell’affresco, resta
un piccolo scorcio del Paradiso nel
quale è visibile un gruppo di
disciplini.
La raffigurazione interna dell’Oratorio dei disciplini mostra
la storia della VITA DI GESU’ in tre fasce sovrapposte.
La successione cronologica degli eventi prevede una lettura che inizia
nella parte superiore della parete destra e continua sul fondo e sul lato
sinistro, per poi continuare nella fascia inferiore,
rispettando lo stesso schema.
La narrazione del ciclo si apre con l’Annunciazione e la Visitazione, che
costituiscono gli unici due episodi precedenti la nascita di Gesù.
Seguono le scene dell’infanzia, i vari episodi della vita pubblica e, infine,
le scene della Passione.
•
•
•
L’arcangelo Gabriele,
testimonianza dell’irruzione del
divino nel destino mortale di
Maria, porge alla donna un
giglio, simbolo di verginità
e di purezza;
Il gesto dell’Annunciata
trattiene in sé un’emozione
lacerante perché è
premonizione delle sofferenze
che la donna dovrà provare;
Sul leggio, unico fattore di
contatto fra le due figure, si
trovano un libro chiuso e uno
aperto, rappresentanti il
mistero divino rivelato
e non rivelato.
•
L’incontro fra Maria e la cugina
Elisabetta è raffigurato
all’interno di una schematica
costruzione architettonica;
•
La presenza di una domestica
conferisce al dipinto un tono
domestico e confidenziale.
•
Le due donne incinte si
salutano toccando il seno dove
sono presenti il Precursore e il
Salvatore.
•
•
•
•
In primo piano, Maria veglia
sul bambino in atteggiamento
di orazione, mentre Giuseppe
riposa;
In secondo piano, invece, viene
mostrato un angelo che
annuncia l’evento a due
pastori;
Il fatto che il bambino sia
poggiato a terra sta a
significare la sua presenza
fisica nel mondo;
La presenza del bue e dell’asino
è un richiamo alle scritture di
Isaia e Abacuc, i quali
profetizzarono la venuta del
Messia tra questi animali.
•
•
Il piccolo Gesù è raffigurato
sdraiato su un altare,
fiancheggiato dai genitori
e da due sacerdoti;
Le due tortore, tenute da
Giuseppe, rappresentano il
pegno simbolico per il riscatto
rituale del primogenito previsto
dalla tradizione ebraica.
•
•
La Vergine assiste alla
presentazione dei doni da parte
dei Magi, tenendo in braccio
Gesù, il quale con una mano
regge il dono portato dal
magio, con l’altra fa un segno di
benedizione con le tre dita;
La capanna retrostante ospita il
bue e l’asino, entrambi
seminascosti e sullo sfondo si
presenta un paesaggio
dall’aspetto montagnoso, dove
si alternano roccia e bosco.
•
•
Ambientata all’interno di un
tempio, la scena mostra Gesu’
che sta per essere posto
sull’altare da Simeone, il quale
indossa un mantello rosso e
una veste bianca;
Alla sinistra dell’altare si
trovano Giuseppe, che tiene tra
le mani due colombe, e Maria,
in atteggiamento di preghiera.
•
•
L’angelo, che appare
nell’angolo in alto a destra,
regge un cartiglio nel quale
Giuseppe è invitato
a fuggire da Betlemme;
La Vergine è raffigurata
nell’azione di fasciare il
bambino, mentre Giuseppe
ascolta il messaggio
dell’angelo.
•
•
Giuseppe, seguendo le
indicazioni dell’angelo,
giunge in una città egiziana,
seguendo Maria che
cavalca un asino, tenendo in
braccio il neonato fasciato;
La strada è disseminata di
pietre, forse a significare le
difficoltà riscontrate durante il
lungo viaggio .
•
•
La pena delle madri di fronte
all’atrocità commessa dal
tiranno e dal suo esercito è
rappresentata in modo
toccante, ed è resa
ulteriormente struggente dallo
sguardo verso la madre
dell’unico bambino ancora vivo;
I piccoli cadaveri distesi al
suolo sono in contrasto con i
corpi ancora rosei e vitali dei
bimbi che si trovano in braccio
alle madri.
•
•
•
L’episodio coincide con la
Candelora, festività atta a
significare che il figlio di Dio ha
dovuto sottomettersi all’Antica
Legge;
La scena è disposta su due
livelli: Gesù, posto in alto,
svolge la funzione di maestro,
mentre i dottori lo ascoltano
seduti nella parte inferiore del
dipinto;
All’incontro sono presenti
anche Maria e Giuseppe che
ascoltano stupiti la sapienza di
Gesù.
•
•
•
•
Giovanni vestito di un saio di
peli fa cadere dell’acqua sul
capo di Cristo;
Paesaggio roccioso e desertico;
Gesù è immerso nel Giordano
che sembra privo di argini;
La discesa dello Spirito Santo in
forma di immacolata colomba
bianca rappresenta la Teofania.
•
•
•
•
Rappresentati Gesù
e il diavolo.
Paesaggio costituito da
un’alternanza di rocce sullo
sfondo e più vicino da una fitta
foresta di piante.
Gesù punta l’indice verso l’alto
a indicare il regno dei cieli;
Il diavolo travestito da profeta
indica il suolo.
•
•
•
•
Rappresenta un tempio che si
intravede attraverso l’apertura
di un porticato;
Gesu’, in primo piano a sinistra,
reca in mano una verga;
Sulla destra, un gruppo di
persone in movimento con
espressioni impaurite.
In primo piano un agnello,
premonizione del sacrificio del
Cristo.
•
•
•
•
Gesù, seduto a un tavolo
imbandito, è affiancato da
Maria e da un uomo anziano
aureolato;
Non vi sono gli sposi né tanto
meno gli invitati;
La gestualità sincronizzata
sembra suggerire che il
miracolo della trasformazione
dell’acqua in vino avvenga per
azione di tre forze unite;
Originale iconografia.
•
•
In primo piano ci sono Lazzaro
e Gesù, i due protagonisti
dell’episodio, mentre lo sfondo
è occupato dalla folla;
Lazzaro rappresenta la
possibilità reale di vincere
la morte per mezzo
dell’ intervento della fiducia
in Cristo.
•
•
L’episodio, che corrisponde alla
domenica delle Palme, mostra
Cristo a dorso di un asino che
viene viene accolto dagli
abitanti di Gerusalemme:
Il Maestro è seguito dagli
apostoli ed è preceduto da un
ragazzo che stende una veste
ai piedi dell’asino,
in segno di reverenza.
•
•
•
Gli apostoli hanno i volti
rattristati perché hanno appena
saputo dell’imminente
tradimento che sarà compiuto
da uno di loro.
Gesù rivela l’identità del
traditore porgendogli un pezzo
di pane inzuppato.
Tra gli apostoli è ben
riconoscibile Giovanni,
raffigurato addormentato
su un tavolo.
•
•
Gesù è posizionato in primo
piano, chino dinnanzi a San
Pietro, il quale regge la veste
per non bagnarla.
Tutti gli apostoli assistono
senza capire il senso simbolico
del gesto compiuto dal Maestro.
•
•
Anche in questa scena, sono
dipinte alcune caratteristiche
ricorrenti nei vari affreschi del
ciclo pittorico, come le
montagne sullo sfondo,
dalla forma ad artiglio
e dalla triplice tonalità;
Sulla destra, un angelo in volo
discende dal Regno di Dio per
portare a Gesù il calice del
sacrificio, mentre i tre apostoli
dormono nell’orto del
Getsemani, senza accorgersi
dell’evento in corso.
•
•
Al centro della scena sono
raffigurate le figure di Gesù e del
discepolo traditore, sopra le quali
è posta una lanterna,
quasi come se potesse
illuminare la scena.
Sulla sinistra in basso,
si sviluppa un’altra vicenda:
San Pietro sta tagliando l’orecchio
a Malco, una delle guardie,
nel tentativo di aiutare il Maestro.
•
•
Gesù, convocato davanti alle
autorità, è circondato da una
folla di soldati;
Pietro, in curiose vesti
quattrocentesche, assiste al
processo di Gesù.
In questi quattro affreschi la
sua figura sarà sempre
a fianco a Gesù.
•
•
Gesù è legato ad una colonna
mentre quattro schernitori lo
frustano e lo bastonano;
La fisionomia degli aggressori è
grottesca, forse ad indicare la
crudeltà della loro azione.
•
•
Gesù è assiso sul trono, con i
polsi legati, una corona di spine
sul capo, una benda sugli occhi
e tiene una canna nella mano
destra.
Gli aggressori schiaffeggiano e
insultano Gesù.
•
•
Pilato è colto nel momento in
cui un suo servitore gli versa
l’acqua sulle mani: il gesto del
governatore sta ad indicare che
non s’intrometterà in questioni
religiose.
Gesù, qui già gravato dal peso
della croce, assiste alla scena
senza prendervi parte.
•
•
Gesù è osservato da Maria e
Giovanni, i cui volti piangenti
compaiono vicino alle mura
della città.
Il cireneo, colui che è colto
nell’atto di aiutare Gesù nel
trasportare la croce,
ha dimensioni inferiori a quelle
degli altri personaggi.
•
•
•
La figura di Gesù occupa
trasversalmente il dipinto,
facendo si che gli altri
personaggi risultino in secondo
piano.
I volti di Maria e Giovanni si
ripresentano sulla scena in
modo simile a quello del dipinto
precedente e il dolore da loro
provato è espresso anche dalle
mani strette l’una sull’altra.
Gesù è steso su una croce con il
braccio trasversale lunghissimo
ed è inchiodato con enormi
chiodi.
•
Le sette scene riguardanti le apparizioni di Gesù dopo la Resurrezione
risultano piuttosto rovinate, quindi risulta difficile svolgere una
descrizione adatta.
Annuncio dell’angelo
alle pie donne;
Pellegrini in Emmaus;
Apparizione agli apostoli
in Galilea ed incredulità
di Tommaso;
Apparizione alla Maddalena;
Apparizione di Gesù alla madre;
Apparizione ai discepoli e
consegna della chiavi a
Pietro;
Ascensione di Gesù;
•
L’affresco risale al 1471 ed è
firmato “CHOB PINXIT”
•
Rappresenta la crocifissione
di Gesù
•
Si trova sulla parete nord
sopra l’altare
•
Al centro del dipinto si trova
Gesù in croce
•
Accanto sono crocifissi i ladroni
•
Ai piedi della croce ci sono
Maddalena, Longino,
S. Giovanni e Stefanon
che offre a Cristo una spugna
imbevuta d’aceto
•
L’ anima del ladrone buono è
rappresentata da un bambino,
che colto nell’atto di pregare,
è sorretto da un angelo entro
un lenzuolo bianco
•
l’anima del ladrone cattivo è
rappresentata da un piccolo
uomo calvo, che viene afferrato
ai polsi da un essere demoniaco
•
•
La figura di un centurione
a sinistra, e quella di un
soldato che porge a Gesù
una spugna a destra,
simboleggiano la figura
della Chiesa e della
Sinagoga
In basso a destra della
croce, alcuni soldati si
giocano ai dadi la tunica di
Gesù
•
Maria, attorniata
dalle Pie Donne,
è raffigurata in un forte
momento di dolore,
al limite dello svenimento.
Nella volta è stata affrescata una
costruzione iconografica atta a
glorificare la potenza della figura di
Cristo.
La struttura dell’immagine è
composta da costoloni vegetali che
danno luogo a un chiasmo delimitante
quattro vele a crociera gotica mentre
al centro della volta è raffigurata una
corona vegetale.
Il chiasmo divide la volta in
quattro parti entro i quali sono
distribuiti, tra altri personaggi,
angeli musicanti o portanti dei
cartigli.
La volta è concepita con uno
sfondo illusionistico simbolo di
unione tra Dio e la Terra; quattro
angeli, seduti sull’anello della
volta, riproducono la musica del
cielo con suoni derivanti dai
movimenti delle sfere del mondo
superiore. Vicino all’angelo che
suona il liuto, il pittore ha posto
una pera che allude alla
sublimazione del peccato
originale per opera
dell’incarnazione di Cristo.
Sotto l’angelo di S. Matteo, si
trova S.Ambrogio. È raffigurato
nella consueta veste da vescovo
con mitria e piviale, mentre si
dedica alla teologia nel suo
studio, lavorando per portare
delle riforme liturgiche alla
Chiesa.
Il Santo è colto nell’atto di
affilare la punta della penna
con un coltellino.
Anche S. Agostino è vestito da
vescovo ed è colto nell’atto di
meditare sul mistero della Trinità
e dell’essenza di Dio.
S. Gerolamo è raffigurato con
l’abito e con il cappello da
cardinale mentre sta
revisionando l’antica traduzione
della Bibbia dai testi greci. Nel
Medio Evo si pensò che il grado
di cardinale gli fosse stato
attribuito di diritto, anche se in
realtà, Gerolamo non rivestì
mai tale carica.
S. Gregorio è rappresentato in
vesti papali, con un copricapo
formato da tre corone
sovrapposte simboleggianti la
triplice sovranità poichè il
Papa è contemporaneamente
Padre dei re e dei principi, il
Rettore dell’orbe e vicario di
Cristo. E’ raffigurato mentre
lavora sul suo scrittoio.
Egli ha lasciato in eredità testi
di carattere spirituale, morale
e pastorale.
I venti (Eolo, Borea, Euro e
Zefiro) sono raffigurati da
quattro giovani seminudi che
soffiano nei corni, i capelli sono
gonfi e spettinati, tre di essi
sono in piedi e uno in ginocchio.
I quattro elementi vengono così
descritti: la Terra è
rappresentata da una fanciulla
che innalza due rocce;
il Fuoco , inginocchiato e
seminudo, porta nei palmi
due fiamme;
l’Acqua è rappresentata
attraverso una bionda fanciulla
vestita di verde nell’atto di
versare a terra il contenuto di
due brocche;
infine l’Aria, un giovane alato e
seminudo, spinge un elemento
etereo verso il basso.
Il nostro pittore esprime due
movimenti contrari: Terra e
Fuoco vanno verso l’alto,
mentre Acqua e Aria scendono
verso il suolo.
Nel sottarco trionfale sono
rappresentati otto profeti,in
posizione simmetrica sulla
destra e sulla sinistra, descritti
entro edicoli esagonali.
Ognuno dei profeti tiene in
mano un cartiglio indicante il
nome e una frase tratta dal
proprio libro.
Da sinistra, dal basso verso
l’alto, i profeti sono Daniele,
Michea, Giona, Giovanni
Battista, Ezechiele, Marchodeo,
Isaia e Amos.
Raffigurato come un giovanetto imberbe,
regge un cartiglio con un versetto che tratta
della salvezza che trovano coloro che hanno
fiducia e sperano in Dio.
Nel cartiglio di Michea il profeta parla dei
limiti dell’uomo per enfatizzare l’opera
salvifica del Dio misericordioso.
Giona è colto con la mano sinistra
alzata a palmo aperto e regge un
cartiglio in cui parla ancora una
volta della misericordia di Dio.
Il profeta tiene un cartiglio nel quale
viene trattato il tema dell’annuncio e
della liberazione. La scritta del cartiglio è
desunta da Isaia e prepara il ritorno del
popolo eletto nella terra designata da
Dio.
Alla figura di Ezechiele è associata la
citazione di un fondamentale
capitolo del suo libro il cui tema è la
responsabilità personale: si afferma
la via della salvezza tramite la
conversione nel segno della vita
eterna.
Il profeta nel suo cartiglio riporta una
frase che esprime la totale fiducia di
colui che crede fermamente nel
potere di Dio.
Il cartiglio di Isaia sostiene che la vera
religione è l’unione della liturgia con la
vita stessa, punto d’incontro in cui
emerge la coerenza tra la preghiera e la
vita mortale.
Conclude la serie dei profeti
Amos con le sue parole piene di
speranza nella restaurazione, la
citazione esprime il desiderio di
ristabilire la dinastia di Davide
nella terra di Dio: anela alla
prosperità e alla felicità del
popolo di Dio.
Entrando nell’oratorio, sulla destra, si trova il gruppo delle figure in scultura a
tuttotondo eseguito dalla bottega dei Fantoni il quale mette in scena il
compianto sul Cristo morto, drammatizzazione dei Sepolcri. Queste scene erano
tipiche di una teologia di natura francescana che insisteva su prediche atte a
porre l’attenzione sulla parte umana del Cristo, soprattutto nei momenti della
Passione.
Il gruppo fantoniano
incarna quella presenza
visibile delle
rappresentazioni sacre, i
“Misteri”, che il popolo
seguiva con trasporto
emotivo. Le statue
rappresentando le
gestualità, il pianto e le
emozioni dei personaggi
scolpiti, creano immagini
che entrano nello sguardo
dei fedeli stimolando la
meditazione.
Il personaggio è presentato con una
spada nel cuore che simboleggia la sua
partecipazione alla dolorosa vicenda del
figlio.
Le donne presenti nella scena
del compianto sono: la madre
di Cristo, Maria di Magdala e
Maria madre di Joses.
Le donne erano venute con
Gesù dalla Galilea e seguivano
Giuseppe; esse osservano la
tomba e il corpo di Gesù
facendo trasparire tutta la
sofferenza che ciò provoca
loro.
Membro del sinedrio, egli è l’unico che
non aderì alla decisione di
crocefiggere Gesù.
Di nascosto, per timore dei Giudei,
chiese a Pilato di prendere il corpo del
Cristo morto che gli fu concesso
per la sepoltura.
Il Trionfo della Morte
…et una donna
involta in veste negra,
con un furor qual io
non so se mai
al tempo de' giganti
fusse a Flegra,
si mosse e disse:
Ad ogni tuo click
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alla riflessione multimediale
sul brano poetico
“Triumphus Mortis” di Petrarca.
“O tu, donna, che vai
di gioventute
e di bellezze altera,
e di tua vita
il termine non sai,
io son colei che
sì importuna e fera
chiamata son da voi,
e sorda e cieca gente
a cui si fa notte
inanzi sera.”
TRIONFO DELLA MORTE E DANZA MACABRA SULLA FACCIATA DELL’ ORATORIO DEI DISCIPLINI A CLUSONE (BG),
(Petrarca, Triumphi, Triumphus Mortis, I, vv.31-36)
( ) ed ecco…
Miser chi speme
piena di morti
in cosa mortal pone
tutta la campagna,
(ma chi non ve la pone?),
…Ivi eran quei
e se si trova
che fur detti felici,
a la fine ingannato
pontefici, regnanti,
è ben ragione.
imperadori;
O ciechi,
or sono ignudi,
el tanto affaticar
miseri e mendici.
Il Trionfo della Morte
che giova?
U' sono or
(Petrarca, Triumphi, Triumphus Mortis, I, vv.31-36)
Tutti tornate
le ricchezze?
a la gran madre antica,
u' son gli onori
e 'l vostro nome a pena
e le gemme e gli scettri
si ritrova.
e le corone e le mitre
e i purpurei colori?
Fine
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