Antropologia - Lezione 22^
Momento sistematico II
L’uomo tra Dio e il mondo:
la vicenda storica della
libertà creata
“Ti hanno trafitto con la spada, e ne sgorgò acqua
/ per cancellare i loro peccati: / ne uscì acqua e
anche sangue, / così che essi potessero restare
in timore / e lavare le loro mani dal tuo sangue.
/ Il Trucidato ha donato il suo stesso sangue, /
l’acqua con cui i suoi uccisori possono lavarsi /
e trovare la vita”
(Efrem il Siro, Inni sulla Verginità, XXX,10, tr. it. in
S. Brock, L’occhio luminoso, 92).
Capitolo VII
Lo Stato
Originale
Continua e finisce
3. Rilettura sistematica:
dal figurativo al cristologico
 Il criterio per capire lo SO:
L’in principio…
dal figurativo = racconto di Gn: Eden/Adamo…
al cristologico = Gv 1: in principio era il Logos,
tutto è stato fatto per mezzo di Lui
 le origini dell’uomo: non tanto un problema
storico o scientifico (solo un evento biologico
o naturalistico)
 sono determinate da un «momento
soprannaturale»: l’uomo è creato ad
immagine di Cristo (= tesi della predestinazione)
Il succo dell’affermazione dello SO:
a) è l’attuazione – reale, storica – della
creazione da parte di Dio
b) il risultato dell’azione creatrice di Dio nella
sua originaria bontà = mette in evidenza la
verità che Dio ha creato l’uomo, non solo
buono, ma come suo amico, o, nella
prospettiva dell’alleanza, come suo “alleato”
costituisce anche la premessa, lo sfondo, sul
quale interpretare teologicamente la realtà del
male
 l’affermazione dello SO mantiene anche una
pretesa storica: in quanto attuazione concreta
della creazione, essa vuole rifarsi anche alle
origini storiche dell’umanità
per recuperare il nucleo teologico dello SO
una rilettura che passi
dal figurativo al cristologico
 Contenuto dello SO: da “luogo” a “relazione”
Alla luce della predestinazione = creazione dell’uomo ad
immagine del Figlio
lo S.O., il “paradiso terrestre” non indica un luogo,
bensì una relazione
in qualunque forma l’uomo sia stato creato all’inizio –
sia morfologicamente che culturalmente –, di questo
uomo si dovrà riconoscere che era voluto come figlio
nel Figlio e senza il peccato
Dunque: in grazia = è il minimo a cui si può ridurre
il senso della tesi tradizionale.
Lo stato di giustizia originale si caratterizza come stato
di comunione con Dio in Gesù Cristo (grazia) attuato
nella modalità di una assenza completa di peccato
Il contenuto «teologico» dello SO:
non «generico» = si precisa in senso
propriamente cristologico
 Cristo è colui nel quale l’uomo viene creato: ne
è sin dall’inizio la verità ed il riferimento
determinante
 nella luce di Cristo va riletto il senso di un
paradiso terrestre: se questa è l’immagine
plastica per esprimere la comunione e
l’Alleanza con Dio, evidentemente andrà
precisato ed esplicitato che tale offerta di
comunione è data in Cristo e si attuerà
dunque nella piena comunione con Lui
Il paradiso originario non sarà un «luogo»
geografico, ma un volto personale / una
relazione personale dell’uomo con Cristo e la
correlativa condizione di vita che ne consegue
non il giardino dell’Eden, non il paradiso
terrestre, ma la comunione con Dio in Cristo
cf i passi paolini circa il rapporto Adamo/Cristo
L’interpretazione patristica
del battesimo in Cristo
come ritorno allo stato
paradisiaco. Vicino ai
battisteri la
pavimentazione musiva
riporta scene paradisiache
Piscina battesimale
cruciforme, VI secolo,
Battistero del
santuario di Mosè,
Monte Nebo, Giordania
Il passaggio orienta meglio il recupero del
fondamento biblico, che richiede una destoricizzazione del suo studio, non un
abbandono della questione teologica delle
origini.
Risultato
ricompreso il contenuto proprio dello SO
(ossia l’autocomunicazione di Dio nel Figlio
Gesù sin dalle origini)
 si può recuperare e comprendere la
consistenza effettiva della dottrina dello SO
(= l’intenzione profonda oltre il rivestimento
letterario del “paradiso terrestre”)
…una relazione “dinamica”: dalla protologia
all’escatologia
riletto alla luce di Cristo, lo S.O. passa dalla
descrizione di uno stato o luogo
all’annuncio di una relazione umano-divina
offerta in Cristo sin dal principio
 va però intesa non come “una condizione
meravigliosa” offerta come privilegio agli
inizi della storia e persa a causa del peccato,
bensì come una “realtà dinamica, ma reale”
(in questo senso “storica”)
Una teologia rinnovata dello S.O. ci dice che:
 la protologia non va più pensata come
l’attuazione piena e poi perduta del piano
divino
un’età dell’oro a cui volgersi nostalgicamente!
 bensì è la condizione incoativa
 l’inizio storico, reale del progetto di incorporazione
a Cristo
 che si realizza nella Incarnazione/Pasqua
 lettura tipologica della patristica dell’Eden/Golgota
– Albero della Vita/Croce)
 e si attua pienamente solo nell’escatologia
inizi e fine della storia dell’umanità
(= protologia ed escatologia)
 non vanno sbrigativamente scissi e
contrapposti
 ma colti nella loro unità dinamica
Cristo
protologia
1° Adamo
definitivo)
Α
escatologia
(Adamo
Ω
Cristo
protologia
1° Adamo
definitivo
Α
stato
escatologia
Adamo
Ω
stato
«Il paradiso ci rivela il piano primitivo di Dio
sull’uomo, ma si compirà solo alla fine… la fine
è il compimento del disegno creatore e
salvatore di Dio, realizzato in Cristo che è
principio e fine (Ap 1,8). L’immagine del
paradiso ci rimanda alla fine della storia. Il
peccato non ha distrutto il piano di Dio, anche
se può aver modificato il modo di realizzarlo…
perciò conosceremo pienamente solo alla
fine ciò che Dio pensò sin dal principio
per noi» (L. F. Ladaria)
Capitolo VIII
Solidarietà in Cristo e
complicità in Adamo:
il Peccato Originale
L’interrogativo di partenza,
radicale e drammatico:
La storia concreta dell’uomo risulta dif-forme
rispetto al progetto originario di Dio
(la predestinazione)
e, concretamente, rispetto alla sua iniziale
attuazione storica con la creazione
(lo Stato Originario)
Perché?
Punti fermi dell’annuncio cristiano:
la certezza della priorità (sia logica che
cronologica) della bontà di Dio e della sua
creazione
 tale punto di partenza non sminuisce né
mistifica la serietà drammatica dell’esperienza
del male
il punto cardine da cui muovere a misurare il
male è la rivelazione di Dio-Amore (la tragica
serietà del male è rivelata in modo parossistico
nella croce di Gesù)
però evita di assumere il male come punto di
partenza e criterio che determina e condiziona
la presentazione del Dio cristiano
la prioritaria convinzione della bontà di Dio
offre già una luce per rispondere all’enigma del
male: esso non solo non è voluto (o, peggio,
compiuto) da Dio, ma gli è addirittura contrario
il dramma del male è l’anti-creazione, l’antiincarnazione, percorre la direzione opposta e
contrasta la bontà voluta da Dio.
Ma perché questa distonia tra l’origine e l’oggi?
• La risposta nella dottrina del Peccato Originale
• non ha la pretesa di rispondere in toto
all’enigma del male
la terminologia stessa ne è indice: non si
intende affrontare nella sua totalità l’enigma del
male, bensì la questione del peccato: dunque il
versante antropologico di esso
il peccato non indica una qualsiasi forma del
male, bensì il male dell’uomo, volutamente e
liberamente compiuto dall’uomo
Il dogma del PO risponde non all’intera questione
della teodicea (il perché del male nel mondo),
ma al suo versante antropologico
Dal dogma del PO sono escluse:
la questione del cosiddetto “male cosmico” (le
disgrazie naturali)
e quella più radicale dell’origine del male, il
diabolos
in quanto entrambi non sono causati
dall’uomo, ma lo influenzano
la centralità della questione antropologica si
giustifica per il fatto che il diabolos può
tentare l’uomo ma non compiere il
peccato
 è dunque a tutti gli effetti l’uomo a
compiere il peccato e ad introdurlo nella
storia e, per certi versi, nel cosmo
1. Paradosso e mistero dell’uomo: gli interrogativi
del presente
«Cosa stupefacente, tuttavia, che il mistero più
lontano dalla nostra conoscenza, quello della
trasmissione del peccato, sia una cosa senza la
quale non possiamo avere alcuna conoscenza di noi
stessi [...] Certamente nulla ci urta più
fortemente di questa dottrina, e tuttavia senza
questo mistero, il più incomprensibile di tutti, noi
restiamo incomprensibili a noi stessi. Il nodo della
nostra condizione si avvolge e si attorce in questo
abisso; di modo che l’uomo è più inconcepibile
senza questo mistero di quanto questo mistero
non sia inconcepibile per l’uomo»
(B. Pascal, Pensieri, n. 438)
B. Pascal :
Paradosso e mistero dell’animo umano: le
tensioni insite nella dottrina cristiana del PO
l’imbarazzo ed insieme la fermezza di fronte
ad un dogma che pretende parlare dell’uomo
difende la verità di questa dottrina e ne
percepisce dentro di sé l’intensa drammaticità
e l’«urto» che provoca alla coscienza umana

«Non vi è infatti dubbio che nulla offende
maggiormente la nostra ragione quanto il dire che
il peccato del primo uomo abbia reso colpevoli
coloro che, essendo tanto lontani da tale
origine, sembrano incapaci di avervi parte.
Questa trasmissione non solo ci sembra
impossibile, essa ci sembra anche molto
ingiusta: c’è infatti qualcosa che sia più
contrario alle norme della nostra miserabile
giustizia che il condannare per l’eternità un
bambino incapace di volontà, per un peccato
per il quale risulta aver avuto così poca parte, e
che è stato commesso seimila anni prima della
sua nascita?» (B. Pascal, Pensieri, n. 438)
 Interrogativi dal PO nella coscienza moderna:
una dottrina che mette in questione anzitutto la
comprensione della bontà di Dio
come conciliare l’annuncio evangelico di un Dio
Padre di fronte a queste condizioni native per
l’esercizio della libertà?
 la questione teologica (= “quale” Dio?) è
implicata nella comprensione di tale dogma
e mette in questione l’uomo stesso nella sua
autocomprensione:
come è possibile essere peccatori prima di
aver compiuto il benché minimo atto di libertà?
 nel caso estremo dei bambini, prima ancor di
essere nelle condizioni di poter compiere una
scelta libera e responsabile?
 Questa condizione dipende da un’opzione
della libertà altrui:
come è possibile che le scelte dell’altro mi
siano così «proprie» al punto da condizionare la
mia stessa posizione nei confronti di Dio?
come è possibile essere peccatori per una
colpa altrui?
come può l’azione dell’altro toccare così intimamente anche me, non solo nell’essermi di
«cattivo esempio», nella possibilità di influenzarmi, ma di segnare realmente la mia condizione (identità ontologica), oltretutto nella
forma negativa del peccato?
 come può la libertà dell’altro intervenire nella
mia vita persino a quel livello così intimo che
è la mia relazione personale con Dio?
 La tesi del PO non indulge ad un pessimismo
antropologico?
Una visione dell’uomo che sottolinea anzitutto il
negativo, il deficit di grazia con cui l’uomo
viene al mondo?
se è un dato universale pone ogni uomo ad
un punto di partenza già segnato dal
peccato = è già compromesso: e questo
pregiudica e condiziona tutto il suo futuro.
Primo bilancio: una situazione
imbarazzante
 non sono mancate, e tuttora non mancano,
voci che auspicano una radicale revisione
della presentazione del dogma o, persino, un
suo abbandono
 Per la sensibilità moderna è un “dogma in
questione”, uno «scandalo»: un inciampo per
la ragione ed un ostacolo alla fede:
Per gli uomini, d’oggi il PO costituisce un
«ostacolo insormontabile che impedisce loro di
credere o quanto meno li ostacola in maniera
considerevole nella loro fede»
(C. Baumgartner, Le péché originel, Paris 1969, 157)
Per l’apologetica tradizionale il PO poteva
essere invocato come «la pietra angolare» della
comprensione cristiana dell’esistenza
Per la teologia contemporanea appare
all’opposto «una pietra d’inciampo» (P. Gilbert).
 L’intuizione di Pascal ci guida nella corretta
interpretazione del dogma: esso, pur sotto la
veste magari logora di un linguaggio desueto e
lontano, intende veicolare e annunciare una
profonda verità, su Dio e sull’uomo.
A questo vogliamo giungere.
2. Il dogma nella tradizione: il modello neoscolastico
• La visione tradizionale
I manuali:
 sintesi neoscolastica
 rafforzata dai richiami del Magistero a S. Tommaso
(Leone XIII e Pio X contro il modernismo)
 fin verso gli anni sessanta i più diffusi manuali di
teologia dogmatica propongono una visione di
insieme del peccato originale che si poggia
soprattutto sulla concezione tomista
 Esponente autorevole dell’orientamento
manualistico può esser ritenuto A. Gaudel, con il
contributo per il Dictionnaire de Théologie
Catholique.
2. La sintesi manualistica: A. Gaudel
1) Punto di partenza è l’asserto dogmatico sul PO:
«la chiesa insegna che ciascun uomo, in virtù di
una solidarietà misteriosa che lo lega alla
prima coppia da cui discende, nasce in uno
stato di decadenza e di colpevolezza, causato
in lui dalla colpa del capo del genere umano»
(Gaudel)
2) Compito della teologia e suo metodo
l’insegnamento è suddiviso in due sezioni:
 «Il PO considerato in Adamo» = il PO
originante
 «il PO nella posterità di Adamo» = il PO
originato.
I punti di riferimento:
 Lo Stato Originario = presupposto della riflessione
teologica sul PO.
 Il PO originante = il momento delle origini, la causa
della colpevolezza, identificata con il Peccato di
Adamo, di cui occorre precisare la figura di Adamo, il
suo ruolo nei confronti dell’umanità
 Il momento intermedio è dato dalla questione della
trasmissione del peccato: quali le condizioni di
possibilità ed il modo?
 Il PO originato: la natura propria dello stato di
peccato, il nucleo. Questo momento centrale della tesi
richiede una ripresa della definizione classica che
interpreta il PO come «privazione di grazia» ma,
insieme, esige che si tuteli il carattere analogico
della condizione di peccato.
Interpretiamo questa teologia classica
 Lo SO: la premessa
Le «condizioni di possibilità della caduta» =
la «perfezione e la peccabilità originale dell’uomo»
Se il PO nasce dalla caduta di Adamo, essa non è
concepibile né possibile se non in rapporto allo
stato soprannaturale in cui Dio aveva creato
l’uomo, costituendo l’umanità primitiva «dentro
uno stato di santità e giustizia originale».
 La tradizione distingue tra il dono della grazia
soprannaturale e i doni “preternaturali”:
immortalità, scienza infusa, impassibilità (non
soffrire), integrità (assenza della concupiscenza).
 A questa descrizione di uno stato “meraviglioso”
(Agostino) in cui l’uomo si “sarebbe” trovato
 segue una spiegazione delle “condizioni” connesse,
al fine di giustificare la possibilità della caduta: come
mai se l’uomo era tanto perfetto ha peccato?
 la risposta viene ritrovata nel fatto che un simile
privilegio era offerto al modo non di un «dono
personale», bensì «di un bene comune, di una
proprietà specifica, velut accidens naturae speciei,
destinato a divenire appannaggio di tutta la razza».
 Ad Adamo era affidata una «prova» (una prova
«facile», si dice) affinché il dono venisse attribuito,
definitivamente, sia a lui che alla sua discendenza.
Per questo poteva, però, anche essere perduto.
Il Peccato Originale in Adamo (= originante)
 La possibilità della caduta si è realizzata 
provocando la perdita dello stato di giustizia e
di santità per la prima coppia e per i suoi
discendenti.
 Gaudel sottolinea che tale colpa fu una colpa
«grave» sia per la sua natura - «un peccato
d’orgoglio» - che per le circostanze,
considerando i privilegi di cui era dotato il primo
uomo.
 Soprattutto per le conseguenze riportate:
«Adam tout entier, dans son corps comme dans
son àme, était changé en pis, in deterius
commutatus».
 Il PO nei discendenti di Adamo - La trasmissione
 si passa coerentemente all’analisi del PO in noi,
l’originatum. Questa seconda parte si articola su tre
questioni classiche: «il mistero della propagazione»,
«la natura» e «le conseguenze penali del PO».
• La trasmissione viene riconosciuta «definita» dal
Concilio di Trento (can. 2-4): Adamo ha perso non solo
per sé, ma anche per i suoi discendenti lo stato
originale.
• Gaudel non entra, però, nella sua determinazione.
Solo ribadisce che sia la trasmissione per generazione
che la solidarietà con Adamo implicano «come
fondamento la solidarietà fisica della razza»
 visione agostiniana = traducianesimo: una
trasmissione biologica della colpa (la quale a sua volta
includeva una visione monogenista delle origini).
 La natura del PO originato
 «su questo punto non c’è ancora una
definizione precisa» da parte della chiesa
 vanno scartate alcune «nozioni esagerate o
insufficienti»:
 il PO non è «una corruzione intrinseca della
natura umana» (salvando così il libero arbitrio
dell’uomo, contro la tesi 55 di Baio)
 né «la concupiscenza presa in sé stessa»
 né è solo «una condanna ad una pena».
A. de Villalmonte
giustamente, ricorda che il PO
«non è la congenita, connaturale contingenza
umana né la sua innata debolezza morale»,
altrimenti ci si chiederebbe come può essere
«colpevole»
e si ricondurrebbe la colpevolezza a Dio stesso,
che «così» ci ha creati.
In positivo, occorre riconoscere che «il PO è un
vero peccato, ma totalmente differente da un
peccato attuale o abituale».
 gli effetti sono medesimi: perdita della
comunione con Dio
 ma gli elementi della peccaminosità sono
diversi: per il PO non è anzitutto in questione la
moralità
Circa gli effetti, la tradizione parla di «uno stato
di morte o d’ingiustizia spirituale»:
 I teologi, seppur contrapposti sul modo di
spiegarlo, sono unanimi «à définir le péché
originel comme un état de privation de la
justice et de la sainteté originelles».
 Infine, le conseguenze penali di tale
condizione sono descritte per contrasto
rispetto allo stato iniziale:
privata dei doni gratuiti ricevuti in Adamo, la
natura umana è ricondotta alla sua condizione
fragile: «elle connait la concupiscence, les
peines de la vie, la mort et l’esclavage du
démon»
 la libertà, però, non viene annientata.
3. Il criterio: ermeneutica del dogma
 La lettura classica andava criticata
 La questione centrale del PO è divenuta la
questione ermeneutica:
 come interpretare il dogma della chiesa?
cosa ha inteso definire formalmente la Chiesa?
 come interpretare correttamente il senso
della presentazione tradizionale?
distinguendovi il contenuto veritativo rivelato
(che è da tenersi come definito e immutabile) e
la sua formulazione linguistica, ossia gli
elementi contingenti e culturalmente
condizionati che sono stati veicolo di questa
fede, ma che possono mutare in relazione ad
un rinnovato retroterra storico
• non si può attribuire lo stesso valore al
messaggio teologico ch’essa veicola ed alla
forma in cui esso si dà.
Esigenza moderna della teologia PO:
 non una mera ripetizione
 né un abbandono del dogma
 ma l’esigenza di un suo approfondimento al
fine di rendere intelligibile anche nell’oggi la
verità che da sempre esso tutela.
Pista:
non perdere il senso della tesi cattolica della
solidarietà del peccato in Adamo
 ma distinguere tra il mistero cristiano (la tesi) e
la sua spiegazione teologica agostiniana (= la
derivazione fisica da Adamo)
 senza perdere il contenuto essenziale del
dogma sul PO
Per il lavoro teologico:
 è possibile distinguere il mistero (contenuto)
dallo schema teologico (modo) che l’ha
veicolato
 cioè il nucleo dogmatico dalla sua
amalgama linguistica (K. Rahner)
 bisogna procedere alla verifica dei momenti
essenziali della tradizione della fede:
dal fondamento biblico
 all’attuale comprensione teologica
5. Il PO nella rivelazione
 Che significato ha interrogare la Bibbia alla
luce di un dogma?
 Evitare la “ricerca delle prove”:
 non ricadere in una lettura pregiudiziale del
testo, alla ricerca apologetica di dicta
probantia o alla conferma di una tesi precostituita?
infatti la categoria stessa di PO non compare
neppure nella Scrittura
siamo di fronte ad un caso tipico di «sviluppo
del dogma»
 non ci si rivolge al testo per avere la conferma
di una verità già altrimenti rivelata.
L’interrogativo, allora, non è «dove si parla del
PO nella Bibbia?»
 bensì «cosa» dice la Scrittura sulla
peccaminosità umana: qual è la rivelazione
cristiana sul peccato dell’uomo?
Il compito ermeneutico sottopone al vaglio
esegetico i testi tradizionalmente impostisi
come “fondamenti” del dogma: Gen 3 e Rom 5
 Il rapporto tra dogma e Scrittura = una
circolarità reciprocamente feconda:
il dogma diviene un nuovo punto prospettico
da cui interrogare il testo rivelato, in grado di
dischiudervi una verità in esso celata
la Scrittura (anima della teologia)
arricchisce la portata del dogma, aprendolo a
nuovi possibili approfondimenti
La nostra indagine biblica seguirà
sinteticamente tre tappe:
l’analisi della peccaminosità nella Scrittura
il racconto di Gen 3
il testo di Rom 5,12-21.
Peccaminosità nell’AT
• A.-M. Dubarle (1958)
 il termine stesso, PO, non è un categoria biblica
 occorre uno studio analitico sulla peccaminosità
alla luce della Scrittura
 la rivelazione biblica, annunciando l’altezza del
mistero di Dio e dell’uomo, rivela la penombra
della colpa, in tutta la sua drammaticità
 merito indiscusso di collocare la questione del PO
all’interno del contesto più ampio e complesso del
discorso biblico sul peccato
“la concezione del PO non è un punto di partenza
assoluto, ma un punto di arrivo di una lunga
riflessione sul male”
la rivelazione nel suo insieme mostra due dati:
 una pluralità di esperienze del peccato
(non univocità)
  e la solidarietà nel peccato (complicità)
 La pluralità dell’esperienza del peccato
Nella lingua italiana c’è un solo termine per
dire “peccato”
e viene compreso in una direzione “univoca”:
l’azione colpevole volutamente e liberamente
compiuta da un soggetto.
Il discorso biblico è più articolato:
mostra un linguaggio ricco
con una pluralità di vocaboli:
Nell’AT peccato può esser descritto come:
hatta’: mancanza, mancare lo scopo
awon: ingiustizia, azione contraria ad una norma
pesa’: ribellione contro un superiore
rasa: aver torto
nebalah: cattiveria
tum’ah, zonah: peccato come impurità
Nel NT:
hamartia: peccato, potenza del peccato (spesso
personificato)
paraptoma: caduta, passo falso
parabasis: trasgressione;
ofeilema: debito (cfr. Mt 6,12)
anomia: ingiustizia
adikia: ingiustizia
Osservazioni:
• la varietà di forme con cui la Scrittura parla del
peccato, insinua che è un’esperienza
complessa e variegata, tutt’altro che univoca
• non si tratta semplicemente di una pluralità di
linguaggi o di vocabolario, bensì a tutti gli effetti,
una diversità di esperienze: si danno
situazioni differenti e variegate che, seppur in
vario modo, vengono comunemente
riconosciute dalla Scrittura come peccato.
• Ciò contrasta la comprensione moderna ed
occidentale del peccato che lo intende in
maniera univoca: peccato = peccato personale.
 La solidarietà nel male
Nella descrizione dell’esperienza della colpa, la
Scrittura presenta una sorta di “contagio del
peccato”:
“Il peccato e il male si propagano.
Questo pensiero forma un elemento
essenziale di una dottrina del PO, familiare
allo spirito d’Israele” (A.-M. Dubarle)
Coscienza del popolo ebraico di una profonda
solidarietà umana: sia nel bene che nel male,
ciascuno è coinvolto nella vicenda dell’altro
Questo legame va riconosciuto:
1) sia a livello diacronico, tra generazioni
successive (padri e figli)
2) sia a livello sincronico
 l’umanità come soggetto unico
per quanto l’autore biblico non ne specifichi la
modalità.
Dubarle ritiene che tale solidarietà va
riconosciuta:
1) tra generazioni successive = Ger 31, 2930, Ez 18, 2, Lam 5, 7 evidenziano che “i
figli non solo subiscono le conseguenze
delle colpe dei genitori, ma partecipano
in certo modo ai loro peccati”.
 Questa convinzione non viene
armonizzata con l’idea successiva della
responsabilità personale espressa dalla
letteratura sapienziale
Geremia 31,29-30
«In quei giorni non si dirà più: I padri han mangiato uva
acerba e i denti dei figli si sono allegati! Ma ognuno
morirà per la sua propria iniquità; a ogni persona che
mangi l’uva acerba si allegheranno i denti».
per cui “lascia una certa imprecisione sulla
natura esatta di questa solidarietà coi padri”
2) coi contemporanei: “coi membri di una stessa
comunità nazionale”
• i peccati collettivi e anonimi, che creano “una
solidarietà fatale tra responsabili e irresponsabili”
• “anche il contatto materiale con certi corpi
può propagare delle tare che incidono sul rapporto con Dio”: l’impurità religiosa
 anche se la spiegazione di questa resta oscura,
tuttavia dà “un apporto alla dottrina del PO (sic!)
nella misura in cui suppone che un soggetto
può essere colpito da tare religiose prescindendo da atti peccaminosi da parte sua e
persino dalla libertà delle decisioni”.
Valutazione dell’analisi di Dubarle
alcune suggestioni possono risultare
esegeticamente discutibili
il guadagno consiste nell’aver riscoperto come
la Scrittura raccolga sotto la categoria di
peccato una pluralità, un quadro ampio di
significati
 insieme prepara un ambiente favorevole, uno
sfondo su cui si inserirà la coscienza del PO.
In questo contesto analizziamo solo due dei
numerosi testi:
Gen 3 e Rom 5
per l’importanza attribuitagli da tutta la
tradizione
 la quale vi riconosceva il fondamento
biblico della dottrina stessa.
Gen (2-) 3
 genere letterario: eziologia metastorica
 superata l’interpretazione letterale e
storicizzante
 il testo non parla immediatamente del “PO”
(nel senso del dogma)
Ciò che Gen 3 non dice:
• che l’uomo nasce in una condizione
peccaminosa (PO originato)
• né parla di una trasmissione della colpa dal
primo uomo (PO originante) in tutti.
Ciò che Gen 3 dice:
 La convinzione dell’originaria bontà della
creazione: Dio non ci ha creati peccatori
 Cosmogonie e schemi mitici delle origini:
come spiegare l’ingresso del male nel mondo?
 Il dio creatore cattivo
 Il male è nella natura: creazione
ontologicamente cattiva
 Il male non è un incidente, è una produzione
 Bibbia:
 Il male non appartiene alla natura delle cose: è
un accidente, una dis-grazia
 Non è l’ultima parola della sua storia o, peggio,
l’origine della sua storia (Lifschitz); la prima e
l’ultima parola spettano a Dio
 Sopraggiunge (come il serpente che funge da
“figura di ingresso” esterna al rapporto Diouomo)
 Non appartiene al destino e dev’essere
combattuto e distrutto (contro il fatalismo e
contro la rassegnazione)
Kant nota in “La Religione nei limiti della pura
ragione”:
La tradizione giudeo-cristiana divide il mondo
in tre: cielo – terra – inferi. In questo terzo
luogo essa pone il male
 Il male non solo non è in Dio (cielo), ma
nemmeno nell’uomo (terra).
 La creazione, dunque, non è il luogo del
male.
Analisi del testo di Gen 3
in base a una lettura esegetica
tradizionale (di stampo patristico)
 I tratti distintivi dell’azione
peccaminosa originaria
versetti 1-6
1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie
selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla
donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete
mangiare di nessun albero del giardino?».
2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli
alberi del giardino noi possiamo mangiare,
3 ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al
giardino Dio ha detto: Non ne dovete
mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti
morirete».
4 Ma il serpente disse alla donna: «Non
morirete affatto!
5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si
aprirebbero i vostri occhi e diventereste
come Dio, conoscendo il bene e il male».
6 Allora la donna vide che l’albero era buono
da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo
frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al
marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò.
A) Di-strazione: cessa la conversazione spontanea tra Dio e gli uomini. Dio diventa uno “di cui
si parla” e non l’interlocutore “a cui si parla”
 c’è un passaggio dal registro della relazione
interpersonale (io-tu) alla relazione formale/
oggettuale (io-egli; io-esso)
B) Falsificazione del reale:
sospetto su Dio (“è vero che?”…), viene compromessa l’immagine autentica di Dio, contraffatta con quella di un Dio “geloso” di ciò che è
suo e di se stesso e che non vuole parteciparlo
all’uomo (Dio sa che se…. “diventereste come
dèi”). Un Dio rivale della felicità dell’uomo.
con-fusione assiologica delle cose possibili/
non possibili
• La proibizione non dice di astenersi dal “mangiare di nessun albero del giardino?” bensì di
“non mangiare dell’albero della vita”? (Gn 2,16)
• Confusione anche nella risposta di Eva circa la
proibizione relativa all’albero del bene e del
male che amplifica l’interdetto e lo rende
irragionevole: “Dio ha detto: Non ne dovete
mangiare e non lo dovete toccare (?),
altrimenti morirete”.
• Il “non toccare” non ha alcun senso!
 inganno circa il contenuto del divenire
e diventereste come Dio
• in quanto l’uomo è già creato a immagine e
somiglianza di Dio (Gn 1,26)
• inganno anche circa il fatto del “divenire”, che
comporta di perdere anche ciò che l’uomo
già possedeva e trovarsi “nudo”
C) L’azione peccaminosa consiste:
1) nell’avida presa di possesso di un bene
proveniente da Dio e contenente i suoi attributi:
 la donna vide che l’albero era buono da
mangiare (il buono)
gradito agli occhi (il bello)
 e desiderabile per acquistare saggezza (il
vero)
2) e nell’appropriarsi della conoscenza
bene/male (cioè della Sapienza = Gb 15,8)
 un’appropriazione “per rapina” di ciò che
invece andava ricevuto “per dono”
D) Rifiuto di seguire il comandamento divino
 l’interdetto è l’avvertimento non di una “zona
proibita”, ma di una “zona falsa”!
E) Affermazione assoluta della individualità creata in autonomia da Dio, che perviene fino
all’autodivinizzazione: “sarete come dèi”
una vocazione (tesi della predestinazione =
filiazione come divinizzazione) pervertita in
tentazione: una “superumanizzazione”
F) Alterazione della gerarchia creaturale: per il
mancato rispetto per i limiti creaturali ora l’attenzione verso Dio è spostata verso il frutto (è
così che nasce “l’idolo” = lo J scrive nel tempo
della crisi salomonica)
7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si
accorsero di essere nudi; intrecciarono
foglie di fico e se ne fecero cinture.
8 Poi udirono il Signore Dio che passeggiava
nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo
con sua moglie si nascosero dal Signore
Dio, in mezzo agli alberi del giardino.
9 Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli
disse: «Dove sei?».
10 Rispose: «Ho udito il tuo passo nel
giardino: ho avuto paura, perché sono
nudo, e mi sono nascosto».
11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri
nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui
ti avevo comandato di non mangiare?».
12 Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai
posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne
ho mangiato».
13 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai
fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi
ha ingannata e io ho mangiato».
14 Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più
di tutto il bestiame e più di tutte le bestie
selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere
mangerai per tutti i giorni della tua vita.
16 Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e
le tue gravidanze, con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti
dominerà».
17 All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce
di tua moglie e hai mangiato dell'albero, di cui ti
avevo comandato: Non ne devi mangiare,
maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore
ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita.
18 Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba
campestre.
19 Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché
tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!».
20 L’uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la
madre di tutti i viventi.
21 Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di
pelli e li vestì.
22 Il Signore Dio disse allora: «Ecco l’uomo è diventato
come uno di noi, per la conoscenza del bene e del
male. Ora, egli non stenda più la mano...
23 Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden,
perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.
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19Antropologia per ISSR