Lorenzo Bissolotti e Nicolas Bonetti, hanno svolto questo progetto
per far capire alle persone che con il riscaldamento della Terra
e l’inquinamento dell’acqua,
anche un fiume grande ed importante come il Niger
può diminuire la sua capienza o essere a rischio prosciugamento.
In questo modo avanzerebbe il deserto
e ci sarebbero gravi danni alle popolazioni, alla flora e alla fauna locali. Molte specie
vegetali e animali essenziali alla nostra sopravvivenza potrebbero scomparire e quindi
rendere più difficile la nostra vita.
Inoltre se le popolazioni che vivono sul fiume scomparissero
non potremmo venire a conoscenza delle loro usanze e della loro cultura.
Anche in Italia si sta verificando una situazione analoga,
con il prosciugamento del fiume Po,
che potrebbe causare un grande problema energetico
poiché il Po è fonte d’energia elettrica e poi dal fiume si estrae l’acqua
per dissetare la popolazione e per l’agricoltura.
Il Niger è un fiume dell’Africa occidentale, lungo 4160 km che nasce nei monti Loma al confine tra Guinea e Sierra
Leone. Attraversa il Mali e il Niger, costeggia il Benin, attraversa la Nigeria e sfocia nel Golfo di Guinea con un
amplissimo delta. È il terzo fiume più lungo d'Africa, dopo il Nilo e il Congo. Il suo affluente principale è il Fiume
Benue.
Etimologia
L'origine del nome Niger è sconosciuta. Spesso si pensa che esso derivi dalla parola Latina significante "Nero",
Niger, ma non c'è nessuna prova che lo attesti, molto più probabilmente deriva dagli esploratori portoghesi
dall'utilizzo della loro parola negro, o preto come fecero in altre parti del mondo. Ad ogni modo il Niger non è un
fiume dalle acque nere.
Le nazioni Nigeria e Niger derivano il loro nome dal fiume. I popoli che vivono lungo di esso usano vari nomi per
chiamarlo, i più famosi. Jeliba in lingua Manding, Isa Ber, Kworra o Quorra. L'ultimo di questi era utilizzato per
l'ultima parte del fiume prima che si accertasse la sua integrità con la parte superiore. I romani erano venuti a
conoscenza dalla sua esistenza e lo chiamavano "Linnea".
Geografia
Il Niger ha il percorso più strano tra i grandi fiumi, una forma a boomerang che per secoli è stata un enigma per i
geografi, i Romani pensavano che fosse parte del fiume Nilo, teoria ripresa da Ibn battuta, mentre esploratori
Europei nel 17° Secolo pensavano che scorresse verso ovest confluendo nel fiume Senegal. Probabilmente il
percorso del fiume era noto ad alcune popolazioni locali ma gli Occidentali ne vennero a capo solo nel 19° Secolo
infatti il primo a farne menzione fu l'esploratore scozzese Mungo Park nel suo libro Viaggi all’interno dell’Africa. La
sua sorgente si trova solo 240 km più all'interno rispetto all’Oceano Atlantico ma scorre all'interno verso il deserto
del Sahara poi fa una grande curva a destra dirigendosi verso il Golfo di Guinea. Questa strana geografia sembra
derivare dal fatto che il Niger in realtà si è formato da due antichi fiumi che si sono uniti. La parte nord del fiume,
conosciuta come Niger bend, è molto importante per il deserto del Sahara perché è la sorgente d'acqua principale
della zona. Questo lo rende un punto focale del commercio attraverso il Sahara occidentale nonché la culla dei
Regni del Shael del Mali e di Gao.
Può un fiume essere inghiottito dal deserto? Così sta succedendo al Niger; 11 milioni di persone vivono lungo il fiume, e
dipendono dalla sua acqua sia per bere e irrigare i campi, sia per spostarsi sia nel tratto centrale, sia più a valle. Ebbene il
fiume Niger è minacciato dal clima che cambia e dall'aumento della popolazione lungo le sue rive. Riunita a Parigi la
settimana scorsa, l'associazione di cooperazione regionale ha concordato di definire entro la fine di quest'anno un piano
d'azione per «l'uso sostenibile» del Niger. La prima minaccia è proprio il deserto. Dagli anni `70 il regime delle
precipitazioni nel Sahel è cambiato in modo drastico: la portata del fiume si è ridotta di un terzo. L'anno scorso, in agosto,
gli abitanti della capitale del Niger, Niamey, guardavano dai ponti un fiume in secca: era successo già nell'84, in piena
siccità. Le famiglie di pescatori nomadi che ogni anno risalgono il fiume dalla Nigeria fino al Mali, con le loro grandi
imbarcazioni fanno sempre più fatica a navigare tra i banchi di sabbia e le rocce affioranti, spesso devono scaricare le
imbarcazioni e portare il carico a piedi per superare l'ostacolo. I mercati fluviali vanno in crisi perché la navigazione ora si
interrompe per oltre quattro mesi. Le dune che si alzano sempre più spesso sulle rive del fiume ricordano che il deserto
avanza. I bracci laterali del fiume diventano spesso acquitrini chiusi e fangosi trasformandosi così vivai di malattie. Nella
sua parte centrale del resto il Niger è l'unica fonte d'acqua per l'agricoltura e per bere: e sono sempre di più le comunità
umane ad attingere. Un altro problema pressante è l'inquinamento. Bamako, la capitale del Mali, è la prima grande città sul
fiume e scarica quasi tutti i rifiuti urbani, domestici e commerciali nel Niger senza nessun trattamento. Lo stesso vale per le
città successive. A quel punto le acque del fiume sono inquinate e di sicuro non potabili, eppure gran parte della
popolazione che vive lungo le sue rive beve proprio quelle; tra le altre cose, i governi parlano di campagne di educazione
popolare. D'altra parte, più diminuisce la portata del fiume, più sale la concentrazione degli inquinanti. E poi: nelle acque
stagnanti si diffonde l'invasione dei giacinti acquatici, pianta di origine amazzonica che fu importata in Africa a scopo
ornamentale ma è diventata un'infestante che soffoca gli specchi d'acqua togliendo ossigeno. L'inquinamento e la
diminuita portata dal fiume hanno fatto crollare la pesca, anche perché il letto del Niger è invaso da sedimenti e sabbia e i
pesci non trovano più le belle pozze fonde in cui deporre le uova. In settembre il Fondo per lo Sviluppo Africano ha
approvato un prestito di 20 milioni di dollari per un programma di controllo dei sedimenti - si tratterà di dragare il fondo per
liberare il corso qua e là ostruito, e costruire dune. Interventi urgenti, prima che il Niger si disperda nelle sabbie del Sahel.
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Qualche tempo fa l’associazione “Mani Tese”, denunciando sul suo sito internet un grave
problema ambientale, chiedeva di sottoscrivere questo documento, per il signor Derr
membro del governo nideriano:
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“Egregio signor Derr, le scriviamo per esprimerle la nostra preoccupazione per le conseguenze
ambientali e sociali delle attività delle compagnie petrolifere in Nigeria. Come lei sa, questi
traggono immensi benefici dalle risorse fossili in Nigeria. Purtroppo le vostre attività in quel Paese
sono servite a sostenere governi repressivi e corrotti, lasciando alle comunità interessate
un’eredità di povertà e distruzione ambientale. Ora popoli come gli Ijaw del Delta del Niger,
emarginato per decenni da questo tipo economia, stanno tentando di organizzarsi in modo
nonviolento per porre fine alla miseria e ripristinare l’ambiente. E’ tragico che centinaia di residenti
locali siano morti quest’anno per mano dell’esercito nigeriano. La situazione si è fatta urgente.
Pertanto riteniamo inquietanti le notizie che riportano un coinvolgimento delle compagnie
petrolifere nelle violazioni dei diritti umani. Particolarmente preoccupanti sono i rapporti (come
quelli di Ilajeland del maggio 1998 e dei villaggi Opia e Ikiyan del gennaio 1999) secondo i quali
elicotteri e barche a motore di una consultazioni con le comunità interessate. Per favore fermate il
massacro delle popolazioni locali! Sinceramente”.
compagnia sono stati messi a disposizione dell’esercito nigeriano che li ha usati per uccidere i
locali, bruciare le case e intimidire la gente. Noi pensiamo che la compagnie petrolifere
dovrebbero ascoltare le richieste delle comunità; vi chiediamo quindi di rispondere positivamente
alla Dichiarazione di Salama del Consiglio dei giovani Ijaw, che chiede:”tutte le compagnie
petrolifere fermino tutte le attività di esportazione e sfruttamento nell’area Ijaw” e comincino le
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Il fiume Niger