E SE NON CI FOSSE L’EURO? Claudio Arlati Scuola Diocesana FISP Bologna claudio arlati 1 Indice • Nascita dell’euro • Maastricht, un compromesso al ribasso • Gli anni in cui le cose sembravano andare bene • Club dei debitori vs club dei creditori • La crisi economica e il panico • Rabbia, ma è giusto? • Regole, accordi, un nuovo patto • Cosa ci conviene? claudio arlati 2 Preludio • “Si deve dissentire dai profeti di sventura, che annunciano sempre il peggio … nessuno può intraprendere una battaglia, se in anticipo non confida pienamente nel trionfo” (Papa Francesco, 2013) claudio arlati 3 Il progetto dell’euro • Idea di Unione Monetaria : nasce alla fine degli anni 1980 in corrispondenza con la caduta del muro di Berlino • Rapporto Delors – 1989 (Rapporto sull’unione economica e monetaria nella Comunità europea) – relatori del progetto Gunter D. Baer e Tommaso Padoa-Schioppa • Il rapporto proponeva una “tabella di marcia” articolata per la realizzazione dell’Unione • Applicazione teoria dell’area monetaria ottimale claudio arlati 4 Cosa bisognava fare prima della moneta? 1. Realizzare un buon mercato interno – non solo dei prodotti manifatturieri (come è oggi), ma anche dei servizi e del lavoro – basato non sull’omogeneizzazione, ma sulla specializzazione nelle virtù di ciascun Paese 2. Prevedere nuove regole per la solidarietà – affrontare il periodo di adeguamento (attività che si ridimensioneranno, altre che cresceranno) – servono sistemi di protezione che favoriscano la mobilità di capitale e lavoro 3. Prevedere un solido coordinamento tra i Paesi – obiettivi comuni, diverse strade (anche se coordinate) per raggiungerlo – non tutti i Paesi devono necessariamente applicare la stessa politica – legalità, cioè rispetto delle regole claudio arlati 5 Cosa bisognava fare prima della moneta? • Il rapporto Delors già prevedeva la necessità di porre dei limiti all’indebitamento pubblico dei Paesi, in base alla situazione economica in cui versava ciascun Paese • Si prevedeva che l’area monetaria dovesse essere basata sul coordinamento delle politiche di bilancio (spesa pubblico) dei Paesi aderenti – linee guida comuni e concordate claudio arlati 6 Trattato di Maastricht, un compromesso al ribasso • Il Trattato di Maastricht del 1992 è un compromesso «al ribasso» rispetto a quanto previsto dal rapporto Delors • La logica con cui è costruito è quella di edificare barriere per evitare che i problemi di un Paese diventino comuni (esternalità negative) claudio arlati 7 Le barriere anti - contagio • I parametri di Maastricht : inflazione (bassa, necessaria convergenza tra i Paesi), tassi di interesse stabili e convergenti, stabilità dei tassi di cambio – limitazione deficit (3% PIL) e debito (60%) pubblici : questi parametri erano volti a salvaguardare l’indipendenza della BCE (evitare la monetizzazione dei debiti degli Stati) • Domanda : perché non esistono meccanismi per rendere più resilienti gli Stati membri? claudio arlati 8 Resilienza • È la proprietà di un sistema di reagire positivamente al cambiamento senza spezzarsi • Esempio di cambiamento traumatico : shock assimmetrico (che produce effetti diversi in due o più Paesi dell’area) • Quali meccanismi per aumentare la resilienza? • Un bilancio pubblico comune (a livello di Unione) che redistribuisca risorse dai Paesi avvantaggiati dallo shock assimmetrico a quelli svantaggiati • Interventi automatici in caso di eccessiva divaricazione dei valori tra due o più Paesi dell’area (es. spread) claudio arlati 9 Sembrava andare bene … • Inizialmente : convergenza tassi di interesse e inflazione • Le famiglie, le imprese e gli Stati possono ora indebitarsi a tassi irrisori • Lo Stato italiano grazie a tassi così bassi ha risparmiato circa 50 miliardi all'anno per quasi 15 anni (il gettito di IRAP e IMU messe insieme consiste di circa 55 miliardi all'anno)! Tra i 500 e gli 800 miliardi di euro sono stati sprecati, non utilizzati per lo sviluppo! • L’effetto perverso è stato quello di creare una frattura in Europa : tra creditori e debitori – interessi divergenti! claudio arlati 10 Indebitarsi conviene! claudio arlati 11 Il debito può far male • La BCE in numerosi studi evidenzia gli effetti perversi di un rapporto debito/PIL superiore al 100% : • Si riduce la crescita potenziale perché … • Aumenta la struttura dei tassi di interesse (devono essere più alti per remunerare il rischio dei creditori) • Si riducono gli investimenti delle imprese (e il lavoro) – il credito costa troppo • Diminuisce il risparmio delle famiglie (dirottato per pagare i debiti, concessi a tassi più elevati) • Diminuisce la produttività (in assenza di investimenti per l’innovazione) claudio arlati 12 Sembrava andare bene … • Con l’introduzione dell’euro l’inflazione fu messa sotto controllo • Ne hanno beneficiato soprattutto i percettori di redditi fissi, lavoratori dipendenti e pensionati in primis claudio arlati 13 Inflazione claudio arlati 14 Debitori e creditori, i due club • Quando le cose andavano bene … • Ci sono stati Paesi che hanno operato per ottenere benefici reali dall’integrazione monetaria … • Altri Paesi si sono accontentati della finanza facile, che riduceva i costi di appartenenza all’unione monetaria claudio arlati 15 Il club dei debitori regge se … • Il debito pubblico è sostenibile se … • Il Paese è in grado di pagare gli interessi al club dei creditori • Il Paese è in grado di rimborsare i titoli di debito in scadenza • In definitiva : il bilancio pubblico dovrebbe essere in pareggio – comprendendo nel pareggio perlomeno il pagamento degli interessi (saldo primario attivo) claudio arlati 16 Il club dei debitori regge se … • Il debito pubblico è sostenibile se … • Il PIL cresce a tassi pari o superiori a quelli di interesse a servizio del debito • I tassi di interesse rimangono sotto controllo – pari o inferiori a quelli delle precedenti tranche di debito • Il Governo tiene sotto controllo la creazione di nuovo debito claudio arlati 17 Il club dei debitori regge se … • Il debito pubblico (calcolato in rapporto al PIL) può essere fatto per diversi motivi (non è solo questione di quantità!) : • Per finanziare investimenti utili che creano lavoro e aumentano il reddito del Paese – il debito aumenta solo temporaneamente, aumenta il denominatore PIL! • Per affrontare i periodi di «vacche magre», recuperando quando l’economia va bene • Per finanziare sprechi, inefficienze, corruzione … (debito dannoso) – sostenibile solo in presenza di una crescita del PIL intensa claudio arlati 18 Se il debitore non ce la fa • Se il Paese mantiene la propria sovranità monetaria il Paese ha più opzioni a cui ricorrere : • Stampare moneta – effetto inflazione e riduzione della capacità di acquisto di pensionati e lavoratori economicamente dipendenti a reddito fisso • Manovre sul tasso di cambio – anche in questo caso si importa inflazione • Aumento delle tasse al servizio del debito e/o tagli spesa pubblica – con possibili effetti redistributivi tra ceti sociali • Default parziale o totale – con perdita di credibilità del Paese e impossibilità/difficoltà di ricorrere ad altro credito – possibile crollo verticale del welfare claudio arlati 19 Se il debitore non ce la fa • Se il Paese ha ceduto la propria sovranità monetaria il Paese ha una sola opzione a cui ricorrere : • Aumento delle tasse al servizio del debito e/o tagli spesa pubblica – con possibili effetti redistributivi tra ceti sociali • Rimane la sola sovranità fiscale claudio arlati 20 Se il debitore non ce la fa • È vero che chi mantiene la sovranità monetaria ha più frecce al proprio arco, ma … • Di fatto sovranità monetaria è uguale a : • continuare ad essere inefficienti, spreconi, corrotti, • irrispettosi delle regole • ancorati a vecchie modalità di protezione sociale • è la «nostalgia canaglia» di un passato che non può ritornare – prima o poi la realtà bussa alla porta claudio arlati 21 Crisi e panico • L’origine dell’attuale crisi è nel debito insostenibile Privato : Lehman (settembre 2008) Pubblico : Grecia (ottobre 2009) claudio arlati 22 Crisi e panico • La crisi iniziata nel 2007-08 ha aggravato l’insostenibilità dei debiti (sia pubblici che privati): • Sono aumentati gli spread, cioè i differenziali di tassi di interesse tra i creditori e i debitori – la BCE è riuscita a porre un freno al fenomeno solo nel 2012 … • È aumentata la percezione dei costi di far parte dell’unione monetaria • S’è bloccato il sistema creditizio a scapito dell’economia reale e del lavoro claudio arlati 23 Crisi e panico • Gli USA e la Gran Bretagna hanno prontamente reagito alla doppia crisi salvando le banche e stampando moneta (con aumento del debito) – il risultato è stato la ripresa economica nel 2014 • L’Eurozona si è bloccata sulla ricerca dei “colpevoli” – la Grecia ha un debito eccessivo, ma chi lo ha finanziato? Salvare la Grecia ha anche voluto dire salvare le banche tedesche claudio arlati 24 Crisi e panico • La BCE ha cominciato già nel 2010 ad acquistare i titoli pubblici dei debitori per evitare che lo spread con il benchmark Germania (il creditore per eccellenza) si ampliasse troppo • Nel contempo la BCE nel 2011 ha inviato due lettere ai Governi italiano (Berlusconi) e spagnolo (Zapatero) : mettere la spesa pubblica sotto controllo! Fare le riforme per la crescita! • La lettera agli spagnoli non è mai stata divulgata, quella al Governo Berlusconi è pubblicata sul “Corriere della Sera” del 29 settembre 2011 claudio arlati 25 Lettera del 5 agosto 2011 • Sviluppare il potenziale di crescita : aumento concorrenza, miglioramento qualità servizi pubblici, fisco e regole a sostegno della competitività delle imprese • Liberalizzazione dei servizi pubblici e dei servizi professionali • Riforma del sistema della contrattazione : rendere possibili contratti aziendali in deroga ai CCNL (già previsto dagli accordi interconfederali 2009 e 2011) • Revisione norme che regolano assunzioni e licenziamenti dei dipendenti : legge Fornero (2012) e Jobs Act (2014-15) • Stabilire un sistema di assicurazione della disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro : legge Fornero (2012) e Jobs Act (2014-15) claudio arlati 26 Lettera del 5 agosto 2011 • Assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche : come? • Tagli della spesa pubblica • Riforma delle pensioni (legge Fornero, 2011) • Riduzione dei costi del pubblico impiego – riduzione stipendi dei dipendenti pubblici • Clausola di riduzione : ogni scostamento dagli obiettivi di deficit pubblico previsione di tagli automatici alla spesa pubblica • Mettere sotto controllo la spesa pubblica centrale, delle Regioni e delle altre autorità locali • Riforma costituzionale per rendere più stringenti le regole di bilancio (legge costituzionale 1/12) : lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle diverse fasi - avverse o favorevoli - del ciclo economico claudio arlati 27 Lettera del 5 agosto 2011 • La BCE richiedeva al Governo di realizzare tutte le riforme richiamate entro settembre 2011 (!?) • Il ruolo della BCE risulta essere anomalo … non spetterebbe piuttosto alla Commissione UE o al Consiglio (organi di carattere politico) occuparsi di questi aspetti? • Inoltre : è ipotizzabile in un sistema democratico pretendere che le riforme auspicate con una lettera del 5 agosto venga realizzate entro il 30 settembre? • Anche la BCE entra nel gioco del conflitto tra debitori e creditori … claudio arlati 28 Crisi e panico • La situazione di crisi in Italia si riflette sulle banche – gli investitori internazionali non rinnovano gli impieghi fatti nelle nostre banche • Ciò conduce ad una progressiva contrazione del credito da parte degli stessi istituti di credito (credit crunch) • Selezione darwiniana delle imprese : soccombono le aziende più dipendenti dal credito e quelle che producono per il mercato interno claudio arlati 29 Fallimenti, non si sono fermati • (Bruegel, 2015 – 2007 = 100) claudio arlati 30 Rabbia • La rabbia dei debitori (ma anche quella dei creditori) è in crescita … • Ma la “logica della colpa” non funziona : i fattori che hanno portato alla crisi sono in parte esterni e in (buona) parte interni a ciascun Paese • Per quel che riguarda l’Italia è da anni che si conoscono i problemi – il principale è : mancata crescita • (se per crescita intendiamo maggior benessere per i nostri figli e i nostri nipoti – Keynes) • Non scarichiamo responsabilità anche nostre sui creditori! claudio arlati 31 Rabbia • Invece … il rischio è che i nostri figli e i nostri nipoti vivano in una condizione di minor benessere (dati Bruegel, 2014 – Pil procapite) claudio arlati 32 La crisi italiana – perché? • Debito pubblico elevato, che assorbe le risorse che sarebbero necessarie per ammodernare il Paese (i costi di servizio del debito) • Tassazione elevata, evasione fiscale elevata • Infrastrutture fisiche carente, non adeguatamente manutenute (a cominciare dal territorio) • Infrastrutture intangibili carenti : legalità, giustizia, servizi pubblici essenziali (es. assistenza sociale, educazione) • Struttura produttiva frammentata, ma la globalizzazione e la rivoluzione tecnologica favorisce le reti e aziende medio – grandi • Bassa produttività claudio arlati 33 Educazione, storia di un dis - investimento • “in 2011, Sweden invested 6.82 percent of its GDP on education, France 5.68 percent, and Italy only 4.29 percent of its GDP” claudio arlati 34 Produttività, un calo consistente • Se la misuriamo come valore aggiunto/addetto … (Noise from Amerika) claudio arlati 35 Verso nuove regole? • La scelta di chi governa l’Europa è stata di definire nuove regole per far sta insieme creditori e debitori – ma, non si parla di obiettivi : che senso ha l’UE oggi? (G. Vaciago, 2014) • Alle nuove regole si è arrivati con un percorso accidentato : • Di fatto il Patto si stabilità e crescita (1997) è stato frantumato nel 2003 dalla Germania di Schroder, la prima a violare la “regola del 3%” • Ciò ha portato ad alleggerire il Patto : le regole sono da interpretarsi politicamente, considerando i dati tendenziali e l’andamento demografico • In corrispondenza della crisi si sono moltiplicate le regole : Fiscal compact (trattato di natura costituzionale per i Paesi aderenti!) • Oggi pare che si pensi a “accordi contrattuali” claudio arlati 36 Fiscal compact – le regole dei creditori • Centralità degli Stati (Consiglio) che se la vedono politicamente tra loro • Si privilegia la sorveglianza (dei creditori nei confronti dei debitori!) piuttosto che la definizione di obiettivi comuni … • Sanzioni per chi falsifica i dati del bilancio pubblico • Definizione requisiti statistici per la redazione dei bilanci pubblici • Priorità alla stabilità macroeconomica e alla convergenza • Riduzione del debito pubblico (Italia : deve dimezzare in vent’anni il rapporto debito/PIL – come? tagliando il debito e aumentando il PIL) claudio arlati 37 Accordi contrattuali • Previsto un tavolo triangolare costituito da Paesi, Commissione, Consiglio in cui si negozia • Gli accordi avranno l’obiettivo di rispondere a una domanda : quando e come è possibile utilizzare la spesa pubblica? • A determinate condizioni (regole) per i Paesi sarà possibile sostenere con la spesa pubblica riforme per : • • • • Efficienza pubblica amministrazione Politiche per l’occupazione Educazione Innovazione claudio arlati 38 Un nuovo patto fondativo • È possibile lavorare ad un’Unione più profonda, basata su alcuni pilastri significativi e condivisi (alcuni report dell’Ue vanno in questa direzione es. Blueprint, 2012) : • Unione bancaria • Framework finanziario integrato – forme di solidarietà fiscale e emissione di debito comune (il quantitative easing lanciato dalla BCE va già in questa direzione) • Armonizzazione fiscale – fine dei paradisi fiscali e della concorrenza fiscali tra Paesi dell’Ue • Coordinamento delle politiche di bilancio claudio arlati 39 Farla finita con l’euro? • L’Italia è di fronte a scelte difficili per rilanciarsi e rendersi più attraente • Meglio farlo da soli o continuando ad aderire all’euro? • Meglio integrarsi con le filiere globali (cinesi, arabi, turchi, indiani …)? claudio arlati 40 Farla finita con l’euro? Alternative Come? Possibili effetti? Stiamo da soli nella globalizzazione Cerchiamo di fare del nostro meglio , sarà il mondo a giudicarci Forte condizionamento da parte della grande finanza globale Ritorno a svalutazione + spesa pubblica? Restiamo nell’euro Un capitalismo regolato reso più adatto ai tempi correnti – economia sociale di mercato (dottrina sociale della Chiesa) Necessità di farsi strada nei mercati internazionali partendo da zero Modello sociale entro regole e politiche europee Inserimento a pieno titolo nel mercato più capiente al mondo Modernizzazione welfare e politiche pubbliche claudio arlati 41 Farla finita con l’euro? • I NO-Euro sono di fatto un movimento per il taglio unilaterale del debito • Come si può tagliare unilateralmente il debito? • Due strade … default monetizzazione claudio arlati 42 Default • Lo Stato annuncia che non pagherà o pagherà solo in parte il proprio debito (es. Grecia 2012) • Conseguenze : • Viene colpito duramente il risparmio delle famiglie (il 13% del debito è in mano a loro) • Vengono colpiti duramente gli intermediari finanziari italiani (banche, assicurazioni, fondi pensione) (35% del debito) • Se vengono colpiti gli intermediari finanziari vengono colpite famiglie e imprese : taglio del credito, possibile fallimento di alcune banche, corsa agli sportelli, diffusione del panico … claudio arlati 43 Monetizzazione • Stampare moneta per pagare il debito (ma nell’Unione Monetaria non si può fare …) • Allora : ritorno alla Lira? • Conseguenze : • Forte contenzioso internazionale (vedi Argentina) : non è detto che il debito possa essere denominato in lire e, quindi, svalutato … • Aumento inflazione, che colpisce duramente salari e pensioni (perdita potere d’acquisto) • Netta svalutazione dei risparmi • Impennata notevole dei tassi d’interesse – quindi contrazione investimenti e occupazione • Effetto svalutazione solo temporaneo, necessario procedere con svalutazioni successive (vecchia ricetta italiana …) claudio arlati 44 Modello sociale europeo – bene comune • Un futuro migliore per i giovani • Assumere la priorità sociale – il valore dell’equità va riscoperto! – la crescente diseguaglianza nella distribuzione del reddito sta minando la coesione sociale • Provare a conciliare meglio di quanto si è fatto sinora mercato e sociale • Disciplina di bilancio utile solo se serve alla crescita economica e sociale claudio arlati 45 Bibliografia • Vaciago, Giacomo – Un’anima per l’Europa – Il Mulino (Bo), 2014 • Zanella, Giulio e Bisin, Alberto – Ancora sull’euro e la Germania – Noise from Amerika (2013) • http://www.bruegel.org/ claudio arlati 46