INVITO ALLA RISATA
INVITO ALLA RISATA
OPUSCOLO TRATTO DAL LIBRO
LIBERA LE TUE ALI
ARMANDO EDITORE
DI
MARGHERITA IAVARONE
•PIU’ HUMOUR
•PIU’ BENESSERE
Come ci sentiamo dopo una “risata a crepapelle”?
• Ridere fa bene all’anima, è un raggio di sole in un
giorno piovoso!
• Diceva Winston Churchill “non è possibile trattare
delle cose più serie del mondo se non si apprezzano
le più divertenti!”
• L’umorismo rappresenta il connubio ideale tra
QUOZIENTE INTELLETTIVO e QUOZIENTE
EMOTIVO: la ragione ci aiuta a riconoscere l’assurdo
e la risata fa emergere l’emozione interna.
• Il riso induce l’organismo a produrre sostanze come
ad esempio le betaendorfine, che attenuano gli
stimoli dolorosi e danno un generale senso di
benessere.
•
• Inoltre il ridere tutela il sistema immunitario
perché combatte le sostanze tipiche prodotte
dallo stress, come il cortisone e l’adrenalina
che a lungo andare logorano l’organismo e
abbassano le difese. E la pressione arteriosa
scende, aumenta la produzione della
immunoglobulina, il sangue si ossigena, i
muscoli si rilassano con conseguenti
ripercussioni sul livello di energia.
• Se ne deduce che una buona dose di buon
umore rappresenta una vera barriera naturale
dell’organismo contro i microbi, funzionando
di fatto come un vaccino universale!
In che modo l’umorismo può sostenerci nel
quotidiano?
Nel 1927 Freud scrisse:
“L’umorismo è il più
eminente meccanismo di difesa(…) e permette un
risparmio di energie psichiche. Grazie al ridere
evitiamo le emozioni messe in moto da qualche
avvenimento spiacevole, con una battuta di spirito
blocchiamo l’erompere di tali emozioni”.
•
L’aggressività scaturita dalle varie frustrazioni
quotidiane e per motivi sociali non espressa, non
scompare ma rimane nel nostro inconscio .
•
Ne scaturiscono sensi di colpa, ansia perché
sentiamo di non essere stati all’altezza del compito,
che ci siamo comportati da incompetenti, che
abbiamo fallito…
•
• Cosa fare? Possiamo attivare il nostro
Adulto, il Genitore Protettivo… ma possiamo
anche imparare a guardare noi stessi da
un’ottica umoristica e tutto diventa più
accettabile.
• L ‘ira e le risate si escludono a vicenda, noi
abbiamo la facoltà di scegliere l’una o le
altre!
• “Quando il nevrotico impara a ridere di se
stesso può essere sulla via
dell’autocontrollo, forse della guarigione
stessa” afferma Gordon W. Allport
• .Purtroppo moltissime persone hanno
bisogno di essere in qualche modo infelici e
riescono bene nel loro intento
L’umorismo può costituire cioè una difesa di una realtà
frustrante?
• Noi siamo costantemente carichi di tensioni
di vario genere e questo può essere anche
indispensabile in quanto una dose ottimale
di ansia migliora tutte le nostre capacità,
l’intuizione, la percezione, la memoria, la
creatività…
• Una tensione eccessiva invece non solo
toglie efficienza e soddisfazione esistenziale,
ma fa aumentare lo stato di stress, quindi
diminuire le difese immunitarie.
• Alcune persone prendono se stessi e la vita
troppo sul serio e non capiscono quanto sia
assurdo dare a tutto un tono tanto solenne!
• Quando ridiamo il nostro tempo si riempie di
felicità mentre se ci adiriamo lo sciupiamo
con tormenti inutili!
• Con la risata le inibizioni interne vengono
spazzate via mentre gli impulsi repressi
vengono soddisfatti con un mezzo piacevole
per sé e socialmente accettato.
• “La fonte profonda dell’umorismo –
affermava Mark Twain – non è la gioia ma il
dolore. Nel giardino dell’Eden non ci sono
battute di spirito!”
E’ vero che non è possibile avere un atteggiamento
umoristico se non si è intelligenti?
• L’umorismo è infatti una dote intellettuale che
presuppone la capacità di capovolgere una
situazione che a prima vista appare conflittuale,
drammatica, angosciosa, cogliendone il lato
nascosto, quello umoristico appunto.
• Si può essere intelligentissimi però e non avere
senso dello humour purtroppo.
• “L’uomo è infelice perché non sa di essere felice
- affermava Dostoevskij - chi lo comprende sarà
subito felice, immediatamente, nello stesso
istante…”
• Si potrebbe considerare infatti il senso
dello humour come una forma di
intelligenza molto libera, quasi eversiva.
• Per essere capaci di trasformare ciò
che ci opprime , che ci schiaccia però,
è necessario possedere non solo gli
strumenti culturali adatti, ma anche la
libertà interiore di farlo.
• Ma non ci sono motivi più o meno
intelligenti per ridere; è bello ridere per
ridere, le risa si giustificano da sole!
I bambini possono insegnarci a ridere di più?
• In questo campo sono i maestri indiscussi per
fantasia, capacità di improvvisare e di vivere
sempre nel presente; con questi presupposti
ridere è facile!
• Noi possiamo condividere il loro spiccatissimo
gusto del comico; ridono a crepapelle di fronte
alle incongruità che sovvertono ogni regola,
come nelle gag dei cartoon , una caduta, una
torta in faccia, la rivalsa del più debole…
• Quando gioca, il bambino entra in una
dimensione libera, in un presente assoluto ,
spazza via i doveri, le paure… ed è felice
• Ma mentre il bambino sano passa con rapidità
dal pianto al riso, quello angosciato,
depresso….supera con difficoltà lo stato d’animo
negativo; il suo copione purtroppo già
strutturato, è di tristezza, non di gioia!
• .Ma è difficile che i bambini riescano comunque
a ridere di qualcosa di negativo che accade loro,
e questa invece dovrebbe essere la funzione
essenziale dell’umorismo adulto.
•IMPARIAMO
• A RIDERE
•DI NOI STESSI
Possiamo cioè imparare a ridere di noi stessi?
• Certo; tutto ciò che fa leva sul comico, come
il motto di spirito, la barzelletta, la gag… ha
un effetto liberatorio perché tende a negare
qualcosa che inconsciamente non
accettiamo, come le pulsioni aggressive, le
fantasie erotiche, la morte, i “diversi”; ma
questo non è costruttivo per noi.
• L’umorismo infatti non dovrebbe avere la
funzione di negare gli aspetti del mondo
interiore, coprendoli di ridicolo, bensì fornirci
la chiave per trasformare le nostre emozioni
negative prodotte dal mondo esterno.
• Ogni sublime umorismo comincia con la
rinuncia dell’uomo a prendere sul serio la
propria persona” affermava lo scrittore
tedesco H. Hesse.
• Tutti noi siamo comici naturali; facciamo
continuamente cose contraddittorie, ridicole
e divertenti: c’è chi cammina tutto impettito e
poi finisce regolarmente per calpestare i
maleodoranti escrementi disseminati nei
nostri viali, chi cura molto il suo
abbigliamento e poi si sbrodola quando
mangia…e poi i “lapsus “ di noi tutti, i
paradossi…
• Se noi ridiamo di noi stessi è come se
dicessimo:”sono grasso, goffo,
pasticcione, distratto… sono imperfetto
e va bene così, non c’è bisogno che sia
diverso, fa lo stesso!”
• Umorismo e accettazione si nutrono
reciprocamente: l’ironia spezza il ciclo
dei pensieri negativi mentre
l’accettazione rende più facile
sorridere delle nostre fobie!
• Potremmo così assumere atteggiamenti bonari,
consolatori, affabili verso la parte più fragile di
noi stessi, alla stessa maniera di un buon padre
che consola e riassicura il nostro bambino
spaurito di fronte alle paure, ai pericoli reali o
immaginari del quotidiano!
• Un mio amico ha trovato un bel modo per
cambiare in positivo i propri stati d’animo poco
piacevoli: comincia a fischiettare; dice che l’inizio
non è proprio facile ed è necessario fare appello
alla sua decisione per continuare a fischiettare o
cantare…; molto presto l’umore migliora e tutto
va per il meglio…! Proviamo?
• RIDERE
•E
•DERIDERE
Cosa differenzia un sano senso dello humour dal
sarcasmo?
• “L’umorista corre con la lepre, il satirista
insegue con i cani” affermava R. Knox, con
tipico spirito inglese!
• L’arguzia è una reazione emotiva alimentata
dal risentimento generalmente causato da un
Io offeso e umiliato. Nel momento in cui
scarica le proprie tensioni attraverso la
battuta pungente, il sarcastico sta cercando
di vendicarsi.(Posizione esistenziale “io non
OK tu non OK”)
• Intossicati dalla propria amarezza alcuni individui
infatti usano il proprio spirito brillante per
avvelenare tutto e tutti; amano tormentare i propri
bersagli, si può dire che per loro è un piacere
molestare la gente, pur pagando per questo prezzi
altissimi.
• Mentre infatti lo humour produce rilassamento,
comunione, allegria, benevolenza magnanimità,
fascino…(Posizione esistenziale “io sono OK tu sei
OK”) il sarcasmo genera tensioni, divisione,
distanza, diffidenza malevolenza, disprezzo…Mentre
lo humour genera intimità, umiltà, gentilezza,
tolleranza… la battuta sarcastica è infarcita di offesa,
indelicatezza, insolenza, intolleranza…
• Ma tanto il numero di coloro che con competenza e
consapevolezza hanno il gusto di costruire la propria
e l’altrui infelicità è sempre stato elevatissimo e
continua ad esserlo purtroppo!
• Ma se sappiamo osservare e diventiamo un po’ esperti
nell’arte della fisiognomica, possiamo facilmente
riconoscere le persone positive dalle altre da tenere
accuratamente lontane: le prime hanno una piacevole
bocca con gli angoli rivolti all’insù; la bocca del
sarcastico è dura e amara, fino al momento in cui
incontra la sua vittima.
• La sua però non è una vera risata, a mio parere
somiglia di più ad una smorfia!
Ma come incoraggiare il “ridere” e
neutralizzare il “deridere” tra i ragazzi?
• Molte persone e in special modo molti ragazzi vivono
nel terrore di essere presi in giro.
• La derisione incide pesantemente sull’immagine di
sé, sulla fiducia negli altri, sull’accettazione del
proprio essere.
• E’ perciò basilare nella classe un lavoro trasversale
di okness ( =io sono OK – tu sei OK), svolto da tutti
gli insegnanti e assimilato sin dalle prime classi
della scuola dell’obbligo con la creazione di
drammatizzazioni, favole, cartelloni, scenette
umoristiche…ideate dagli alunni… .
• Ci feriscono maggiormente infatti quelli che
definiamo come nostri “talloni d’Achille”. Questi
costituiscono un facile bersaglio se non li dichiaro;
ma se io stesso faccio dello spirito sul mio peso
eccessivo, sulla mia altezza limitata, sul naso da
Cirano, sul tono della mia voce, sui difetti di
pronuncia, sui miei denti di tricheco, i capelli ribelli,
sulle mie inflessioni dialettali… spunto le armi dei
miei avversari che anzi potrebbero diventare miei
amici!
• Potremmo apprendere questa facoltà pensandoci in
terza persona, quindi sorridere bonariamente sulle
nostre paure, i nostri conflitti, le nostre aspirazioni
onnipotenti, le fantasie!
• Potrebbe essere divertente se, con il supporto di un
“rimario”, ognuno mettesse in rima quello che più lo
ferisce e perché no, poi musicarlo!
In che modo questo può essere applicato nella realtà
scolastica?
• Citiamo un episodio riportato dalla
direttrice dello Humor Project al Sagamore
Institute di New York.
•
Gli studenti di una classe si erano
messi d’accordo che in un momento ben
preciso della lezione avrebbero tutti
lasciato cadere un libro dal banco. Giunta
l’ora stabilita fecero quanto convenuto.
•
• L’insegnante che stava scrivendo alla lavagna,
sussultò spaventata. Poteva scegliere tra tre
reazioni:
• contrattaccare punendo gli allievi, innescando
una serie di atti di indisciplina e punizioni
• far finta di niente (svalutazione del problema)
incoraggiando l’incremento del gioco
• scegliere la reazione umoristica. Andò alla
cattedra, prese un libro e sorridendo lo lasciò
cadere esclamando rincresciuta: ”scusate se
sono in ritardo!”
• Tra una gran risata collettiva la lezione riprese.
L’umorismo può cioè neutralizzare l’aggressività
dell’altro?
• Infatti grazie al ridere possiamo creare armonia e fusione
con l’”amico” invece di battere il “nemico”.
• Se si viene aggrediti si hanno tre possibilità:
• rispondere attaccando (lasciandosi coinvolgere in un
quello che in Analisi Transazionale viene definito
“gioco”).
• comportarsi come se nulla fosse accaduto (svalutazione
dell’accaduto). In questo modo non si entra nel gioco ma
può darsi che l’aggressore continui e se ne esca
malconci.
• cercare di schivare i colpi dell’avversario mettendo le
cose in ridere.
• “Gli uomini sono disturbati non dalle cose,
ma da come essi le vedono” sosteneva
ben duemila anni fa il filosofo Epitteto.
• Il senso dell’umorismo cioè ci permette
di controllare le interpretazioni del
nostro vissuto; volgendo la situazione
in divertente abbiamo modo di
disarmare l’aggressore,
sdrammatizzando il confronto.
Il riso è efficace anche nei comportamenti sfidanti dei
ragazzi?
•
Il risultato migliore si ottiene
quando si riesce a far ridere lo sfidante.
•
Il ragazzo che sfida è in una posizione di
“io non OK / tu non OK”.
• Egli sente di non aver nulla da perdere:
percepisce che lui non vale ma anche gli altri
non valgono per cui nessuno può aiutarlo.
• Il suo è un gioco al massacro; il ragazzo è
disperato e fa in modo che anche gli altri lo
siano.
• L’unica via d’uscita è quella dell’umorismo:
• “ti spacco la faccia!” “ no ti prego, aspetta
domani perché questa sera sono invitato ad
un festa “ oppure ”avvisami un po’ prima
così mi tolgo le lenti a contatto!”….
• Se riusciamo a non cadere nel suo gioco
rispondendo con atteggiamenti spiritosi, la
scena cambia perché emerge il suo BL che
interagisce alla pari con il BL dell’educatore.
• La tensione si allenta, la risata rende
complici, è contagiosa, crea legami
all’istante.
L’umorismo può essere d’aiuto per gli studenti?
• Ronald E. Smith con alcuni colleghi dell’Università
di Washington nel 1971 ha sperimentato che un po’
di umorismo durante gli esami migliora il rendimento
di studenti molto ansiosi, funzionando da
tranquillante.
• La ricerca ha confermato che mentre per gli studenti
più sereni l’aggiunta dello humour non produce
alcun effetto, per quelli molto ansiosi invece il
miglioramento dei risultati è notevole.
• In molti casi il riso infatti può facilitare la
comprensione, la memoria, la creatività,
l’apprendimento.
• Questo risultato può attribuirsi ad un duplice
motivo:
• a) se il ragazzo è ansioso, le sue energie
vengono assorbite dalla tensione e non sono
disponibili per l’applicazione; il ridere,
scaricando l’ansia, libera le energie bloccate
permettendo un lavoro efficiente.
• b) l’umorismo risveglia l’attenzione
dell’allievo, ne stimola la curiosità, fornendo
la motivazione e lo slancio per comprendere
e apprendere nel modo migliore.
• A
• LEZIONE
• DI
• HUMOUR
E’ eccessivo parlare di corsi di humour?
• La società oggi è orientata a formare giovani
iperseri, sicuri di sé, competitivi e aggressivi;
viene enfatizzato il valore dell’individualità, il
culto dell’amore di sé, l’apparire,
l’iperspecializzazione….a scapito del sentire, del
contatto con la parte più intima di sé.
•
Educati in un’atmosfera nella quale i
problemi sono drammatizzati e la sconfitta è
vissuta sempre come una catastrofe, i ragazzi
non sono preparati ad affrontare i primi
fallimenti, i disagi emotivi, le immancabili
difficoltà.
• Il senso dello humour può sdrammatizzare questi
problemi, trasformando la serietà rigida in serietà
flessibile, la solitudine in spirito di solidarietà, la
competitività in disponibilità a collaborare.
• Ridere insieme tra genitori e figli, tra insegnanti e allievi,
consente di creare un legame di accettazione, di
appartenenza, di intimità in un clima disteso, sereno,
gioioso; il benessere interiore che ne deriva favorisce la
socializzazione, elimina i sentimenti di paura, di
inadeguatezza, il confronto competitivo, la critica
svalutante.
Il senso dello humour può invadere ogni
campo del quotidiano?
• Certo, il quotidiano familiare, quello scolastico,
quello professionale, quello sociale!.
•
Ogni genitore si affanna per insegnare al figlio
mille e mille cose attraverso messaggi verbali e non
verbali, con il proprio esempio fungendo da
modello… desidera che egli possa avere una vita
migliore della propria, che possa avere oggetti,
stimoli, possibilità che a lui sono state negate… E
per questo è disposto a sacrificare i propri bisogni, il
proprio tempo libero, il viaggio che aveva sognato, il
suo hobby preferito…
•
• Ma c’è una ricchezza eccezionale, fantastica,
immensa, straordinaria…che ogni papà e mamma
del mondo potrebbero donare al proprio figlio, a
prescindere dalla propria posizione sociale,
culturale, economica … di appartenenza; è un
patrimonio che gratuitamente potrebbe essere
tramandato da generazione in generazione e che
invece andiamo sempre più perdendo.
• Ridiamo sempre meno infatti, presi come siamo da
mille impegni, incombenze, ansie,
preoccupazioni…E parliamo con i nostri figli solo
per scambiarci informazioni, oppure riprenderli su
questa o quella mancanza…e i discorsi sono sempre
più brevi, i visi sempre più crucciati, i toni sempre
più aspri.
• MODELLI
• DI GIOIA
• MODELLI
• DI INFELICITA’
Noi genitori cioè trasmettiamo il nostro copione di
“infelicità” ai nostri figli?
• I figli assimilano quasi sempre ogni tipo di
copione familiare, in special modo quello della
negazione della gioia.
• I genitori stentano a crederlo, ma nella
stragrande maggioranza dei casi, i ragazzi
assumono comportamenti inadeguati anche
gravissimi, nel tentativo di distogliere
l’attenzione del papà o della mamma dai loro
problemi esistenziali, economici,
professionali, sociali…!
• Ma è difficile per un genitore accettare
questa realtà, è troppo penoso per lui
mettere in discussione se stesso; è più
facile convincersi invece di essere
sbagliato come genitore e colpevolizzarsi ,
angustiarsi sempre più, incrementando
così la circolarità già in atto.
• E invece il principio elementare da intuire
è molto semplice.
• Come può essere sereno, gioioso, positivo un
figlio se ha imparato fin da piccolissimo che lui
può esistere, essere riconosciuto, considerato,
amato… solo nel momento in cui presenta una
situazione problematica, solo nel momento in cui
costringe i suoi genitori non ad “occuparsi” di lui,
come di solito accade quando tutto va bene, ma
per un lasso di tempo brevissimo e con toni
sereni (che il ragazzo percepisce come
indifferenza..!)
•
• Bensì a “preoccuparsi” per lui giacché con
animo crucciato, angosciato, talvolta disperato,
investendo tutte le proprie energie e per tempi
lunghissimi… parlano animatamente i suoi
genitori ogni giorno puntualmente, della mamma
che sperpera il danaro in acquisti inutili, del
silenzio del papà incollato al computer, della
promozione a dirigente che non arriva, della
nonna impicciona, del braccio ingessato del
fratellino, delle rate da pagare, della casa da
cambiare, della minestra salata, del vicino
rumoroso…e discussioni, urla, imprecazioni….!
• E ora lui non ha scelta: o presenta un problema
o non esiste!
• E allora è facile non studiare, essere spericolato
in motorino, bere alcol, assumere sostanze, o
isolarsi in camera, rispondere a monosillabi,
bisticciare con tutti, farsi bocciare …solo così
infatti lui ottiene la massima attenzione e intanto
il papà e la mamma parlano con lui, cercano
soluzioni, fanno proposte, promesse, minacce…
ma intanto non sono più angosciati per gli
acquisti, l’ ufficio, il computer, la nonna…e se
non ne parlano significa che lui è stato capace di
far sparire quei problemi!
• E a lui non importa se deve ripetere l’anno
scolastico, se si danneggia con l’alcol, le
sostanze, gli incidenti vari….lui ha due
“guadagni”: non solo i suoi genitori
comunicano tra loro, ma evviva, non
parlano più di quegli odiosi, insolubili
problemi, parlano del suo che però non è
così grave come gli altri, lui se vuole, può
padroneggiarlo! (così pensa nel suo delirio di
onnipotenza!)
•
E intanto il copione di infelicità è tramandato!
Come incentivare un sano umorismo nei
ragazzi?
• E’ questo il dono più prezioso che genitori e
insegnanti possono trasmettere alle nuove
generazioni, non solo offrendo un ambiente caldo e
sereno ma innanzitutto modelli positivi di
identificazione che tutti possano acquisire nel corso
della propria esistenza!
• Alcune persone sono convinte che il senso dello
humour sia congenito e che non si possa
apprendere.
• Tutti nasciamo con la predisposizione al gioco, la
gioia di vivere, la curiosità, il desiderio di conoscere
il mondo… e viviamo la nostra infanzia con questo
spirito.
• Crescendo impariamo a diventare seri, pretenziosi e cerchiamo
di adattarci a un tipo di vita artificioso.
• Si tratta solo di recuperare la nostra spontaneità, le nostre
predisposizioni naturali. “Ciò che è in nostro potere fare, è
anche in nostro potere non fare” affermava Aristotele.
• Ma non è facile convincersi che la migliore cura per i problemi,
le depressioni, i disturbi psicosomatici…consiste nello
sviluppo del senso dello humour e dell’autoironia!
• Prendendoci troppo sul serio infatti diamo alle cose dimensioni
iperboliche, perdendo di vista le semplici soluzioni dei
problemi.
• “Non esiste un fatto o un’idea che non possa essere
ridimensionata e presentata sotto una luce ridicola” affermava
Dostoevskij!
• Ma la semplicità sembra degradante perché si cade dal
piedistallo artificioso così faticosamente costruito!.
Come promuovere lo humour in ambito
familiare e scolastico?
• Sarebbe opportuno mettere sulla porta di ogni
classe e di ogni uscio un cartello con le parole dello
scrittore francese Chamfort :
• “una giornata senza risate è una giornata sprecata”.
• Potrebbe forse questa esortazione togliere qualcosa
alla serietà dell’Istituzione scolastica? Il riso non
sarebbe più considerato trasgressivo e tutto sarebbe
più accettato.
• Sarebbe utile scambiarsi informazioni circa film,
spettacoli televisivi o teatrali,, pubblicazioni,
videocassette, siti web divertenti, dedicare dieci
minuti al giorno alle barzellette, alle gag comiche….!
• Ma prevedendo purtroppo solo vincitori e vinti,
successi o fallimenti, la nostra cultura incoraggia
un’aggressività nevrotica, la competizione
individuale… Si ingigantisce così la paura della
sconfitta e il nostro Genitore Critico ci spinge a
disprezzare noi stessi se non siamo all’altezza dei
compiti, con conseguenze disastrose!
• Se nell’euforia degli incontri umoristici riuscissimo a
ironizzare sui nostri insuccessi, potremmo capire
che la gran parte delle nostre sconfitte sono ridicole
perché nascono dalle aspettative esagerate dei
nostri genitori,…..che il nostro essere OK non è
legato al nostro fare, bensì a quello che noi siamo
come persone, alla nostra capacità di comprensione,
di empatia, di tolleranza.. alla capacità di stare bene
con noi stessi e con gli altri…..!
Tutti quindi potremmo essere più felici?
• La felicità infatti non è un punto di arrivo bensì scaturisce da
un vero e proprio apprendimento del vivere bene dove non
basta imparare a tollerare il dolore ma occorre abituarsi ad
accettarsi, amarsi senza condizioni, scegliere situazioni
gratificanti, essere ottimisti, saper vedere il meglio delle cose,
avere fiducia in se stessi, lasciare spazio alle proprie emozioni,
essere capaci di accogliere e vivere i cambiamenti, imparare
ad accettare i propri limiti, proteggersi dalle paure reali o
immaginarie, dalle nostre e altrui denigrazioni…ma innanzitutto
da una decisione.
• Esiste mai al mondo una persona che alla generosa offerta del
genio della lampada di Aladino potrebbe mai rispondere “no,
molte grazie ma non ho assolutamente desideri da
soddisfare”!?
• E’ infatti nella natura umana sentire la mancanza di
questo e di quello circa la nostra persona, la
posizione finanziaria, quella affettiva, sociale,
professionale, ambientale, politica… ed è proprio
questa la causa del nostro soffrire.
• Riusciamo ad essere felici nel momento in cui
decidiamo di cambiare ciò che è possibile cambiare,
quindi accettare il resto e decidere di gioire del
bicchiere mezzo pieno anziché continuare a piangere
sul nostro abituale misero bicchiere eternamente
mezzo vuoto!
• “Non è felice chi non pensa di esserlo” affermava
già nel primo secolo a. C. il poeta latino Publilio Siro!
E’ cioè essenziale una buona dose di
ottimismo?
• Non sono certo innati l’ottimismo o il pessimismo, sono
abitudini di pensiero che apprendiamo durante l’infanzia e
l’adolescenza; la differenza è sostanziale perché nel primo
caso ci sentiamo meritevoli del nostro valore e di quanto ci
accade nel quotidiano, oppure immeritevoli e indegni se
abbiamo una visione pessimistica di noi stessi, degli altri, del
mondo .
Se sono ottimista infatti ogni successo è :
• Personale: scaturisce dalla mia volontà, conferma la mia
capacità di confrontarmi con la realtà
• pervasivo : è molto importante e si ripercuote positivamente su
tutto
• permanente: ho la certezza che si ripeterà in futuro perché ho
in me le premesse e le capacità.
•
• Se invece sono pessimista, interpreto gli
eventi al contrario: sottovaluto la portata dei
successi considerandoli eventi eccezionali
dovuti alla fortuna, agli influssi astrali, alla
situazione favorevole…, e intanto mi assumo
tutte le responsabilità degli insuccessi che
confermano la mia inadeguatezza; continuo
così ad essere dubbioso sulla possibilità di
migliorare la mia vita “sono fatto così, che ci
posso fare?” e mi arrendo alla
rassegnazione, alla passività,
all’autocommiserazione….
Sono ottimiste cioè le persone che hanno conquistato
la posizione esistenziale “io sono OK / tu sei OK”?
• Sono persone entusiaste della vita e vogliono
ricavarne tutto quello che possono; il loro livello di
energia è eccezionalmente alto.
• Accettano la realtà così com’è con una singolare
capacità di goderne: non si lamentano di questo o di
quello; anzi nelle situazioni incresciose trovano
sempre qualcosa di umoristico.
• Percepiscono se stessi, gli altri, il mondo… con
correttezza ed esattezza, senza essere ottenebrati da
pregiudizi, accettandone le possibilità ed i limiti.
• Hanno valori ben definiti, non sono certo ripiegati
su se stessi ma protesi verso gli altri, verso il
mondo.
• Sono felici di stare in compagnia ma godono
infinitamente anche della solitudine: gioiscono molto
non tanto da ciò che viene dagli altri, quanto in ciò
che proviene dalla realizzazione delle proprie
potenzialità.
• Vivono nel “qui e ora”; non hanno paura di
sbagliare perché non si rimproverano gli errori
commessi, anzi ne traggono materia di
insegnamento.
• Sono dotate di introspezione psicologica: i problemi
che ad alcuni possono sembrare insormontabili, per
loro sono solo contrattempi.
• Sono capaci di godere delle bellezze della
natura, apprezzare quanto di bello e di buono la
vita offre, sono capaci di grandi emozioni e di
vivere intensamente la proprie esperienze.
• Sanno ridere e far ridere; colgono qualcosa di
spiritoso in quasi tutte le situazioni: non deridono
gli altri, ridono con loro.
• Non sono facili preda di malattie; sanno
proteggere in ogni modo il proprio corpo,
mangiano in modo sano.
• Spesso sono persone che hanno trovato il modo
per rimarginare le proprie ferite: in passato
forse sono state travolte dalla furia dei cicloni,
degli oceani, dei fiumi in piena… .hanno
conosciuto boschi intricati, il buio dei pozzi , la
desolazione dei deserti …..ma ne sono venute
fuori.
• Ora fiumi, cicloni, oceani, pozzi, deserti,
boschi….continuano a straripare, travolgere,
sconvolgere, intricare…ma loro non sono più lì;
ora sono su una collina e c’è tanta luce, tanto
verde intorno!
• DESIDERI COMPERARE IL LIBRO
“LIBERA LE TUE ALI”??
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