CASE ROCCIOSE (MATTEO, 7, 21-27) O (LUCA 6,47-49) 4 - CENACOLO ALPHA, 26.10.2010 OBBIETTIVO: PASSARE DALLE PAROLE AI FATTI FRASE: LAVORARE OGNI GIORNO ALLA CASA INTERIORE IMMAGINE: PIETRA DOPO PIETRA Costruire insieme è ancora più bello MESSAGGIO GENERALE • • • • • Seguiamo la parabola secondo San Matteo. Gesù dal cap. 5 aveva cominciato un ampio DISCORSO: egli indica con chiarezza il suo programma e le esigenze richieste a chi vuole accoglierlo. Nel cap. 7 il Signore inizia una lunga esortazione con un invito finale: Gesù non vuole dei costretti. Ci mette di fronte a una scelta, ai pericoli che possiamo incontrare e ci chiama a scegliere la via della vita. Forte è l’invito a “entrare per la porta stretta” (7,13) , a “guardarci dai falsi profeti” (7,15) e poi a “fare la volontà del Padre” (7,21). “CHI HA TROPPE PAROLE NON PUÒ CHE ESSERE SOLO” (ELIAS CANETTI) • “Chiunque ascolta queste mie parole e le fa”… compie la volontà del Padre mio. Matteo si rivolge a credenti che ascoltano ma non sempre fanno la volontà di Dio, per quanto facciano cose buone. • Matteo si trova davanti una comunità carismatica, ricca di fede e di entusiasmo, che adora il Signore, fa profezie … Ma questo non basta. Infatti, senza l’amore, tutto è nulla. E l’amore è, innanzitutto, fare ciò che piace all’amato. • La comunità di Matteo, piena di doni anche straordinari, rischia di trascurare il quotidiano amando e servendo i fratelli nelle piccole cose di ogni giorno. Dividiamo il brano in due quadri Primo quadro (vv. 21-23): Gesù dice che si possono compiere opere religiose (celebrare, profetizzare, fare miracoli) senza il cuore del Figlio. Si può agire nel nome del Signore, ma ancora per amore del proprio io, senza l’amore del Padre e dei fratelli. Per questi, in “quel giorno” ognuno mieterà ciò che ha seminato: se avrà seminato amore, sarà riconosciuto, altrimenti sarà bollato come “operatore di iniquità”. Secondo quadro (vv. 24-27): si ripete il concetto da un altro punto di vista. Prima si guardava al modo di costruire; qui si guarda al risultato della costruzione. La casa che noi, ora, costruiamo resisterà o meno secondo che avremo fatto o meno queste parole. Chi le fa’ è un uomo saggio, diversamente è uno stolto. Ad entrambi capitano le stesse avversità, ma con risultato molto diverso. Lettura del testo in particolare “Non chiunque dice Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli” – Non basta la fede e la celebrazione liturgica. Anche i demoni credono, ma tremano (Gc 2,19). Una fede e una preghiera che non fiorisce in vita concreta, non giova a nulla: è morta. Gesù non rimprovera la semplice incoerenza, che ci sarà sempre finché viviamo. Egli rimprovera l’autosufficienza di chi si ritiene a posto e dice “Signore, Signore!” senza che in realtà Gesù sia il Signore della sua vita. Ciò che conta è convertirsi dalle proprie azioni malvagie. La fiducia nel Signore non deve fare da paravento all’iniquità, né la misericordia da pretesto alla dissolutezza. CRISTIANO: “SEGUACE DEGLI INSEGNAMENTI DI CRISTO FINCHÉ QUESTI NON CONTRADDICANO I PECCATI CUI INDULGE PIÙ VOLENTIERI” (AMBROSE BIERCE) “Io dichiarerò: mai vi conobbi! Allontanatevi da me, operatori di iniquità” – Il Figlio non riconosce quelli che non vivono da fratelli; questi sono dei “senza legge” che ignorano nel loro operare la legge dell’amore. La fede, la speranza e gli altri doni alla fine cessano: rimane solo l’amore che non ha fine. “chi ascolta … edifica sulla pietra” - La casa non è semplicemente la tana dove l’uomo si ripara: è luogo di relazioni, intimità, familiarità e amore, dove ci si realizza a immagine di Dio. La pietra è Dio, stabile come roccia. La differenza tra sapienza e stoltezza sta nel fare le parole del Signore o le proprie, nello scegliere come fondamento del proprio agire quella roccia che è Dio, o la sabbia dei propri idoli. “scese la pioggia e vennero i fiumi …” - Le difficoltà . Le acque travolgenti e le bufere della vita, fino alla strettoia finale della morte, non possono spegnere l’amore. Alla dogana della morte nulla passa di ciò che hai; sei ricco solo dell’amore che hai dato. “LA FEDE NON AMMETTE DI ESSERE RACCONTATA; DEVE ESSERE VISSUTA. ALLORA SI DIFFONDE DA SÉ” (GANDHI) “chiunque ascolta queste mie parole e non le fa” - La contrapposizione non è sull’ascoltare, ma sul fare! La differenza tra i credenti sta non nella fede, ma nell’amore, non nell’ortodossia (credere alle verità di fede), ma nell’ortoprassi (nel modo giusto di fare). Non perché non sia importante la parola, ma perché un dire che non è anche un fare è menzognero”. Il grande errore è separare il pensiero dalla realtà, il dire dal fare. E’ necessario farsi coraggio! “Ti può capitare, cara Filotea, che a questo cambiamento di rotta della tua vita interiore, tu rimanga seriamente sconvolta e questo addio totale alle follie e alle stupidità del mondo, ti causi qualche momento di sofferta tristezza e di scoraggiamento. Se dovessi trovarti realmente in simile situazione, abbi un po’ di pazienza, te ne prego: vedrai che non è nulla! Si tratta soltanto di un po’ di disorientamento di fronte alla novità; quando questo momento sarà passato avrai consolazioni a non finire. Sulle prime è facile che ti dispiaccia essere privata della gloria di cui gli sciocchi e gli adulatori ti circondavano nella tua vanità; ma sul serio vorresti perdere quella eterna che il Signore ti darà sulla parola di verità?... I vuoti divertimenti e i passatempi ai quali hai sacrificato gli anni passati ti torneranno alla mente per adescare il cuore e riprenderselo; ma come potresti avere il coraggio di rinunciare a una felicità eterna per leggerezze così ingannevoli? Credi a me, se sarai perseverante, non passerà molto tempo che sarai ricolma di dolcezze così deliziose e piacevoli, fatte di autentico miele, che dovrai ammettere che il mondo ha soltanto del fiele a confronto! Un solo giorno di devozione vale più di mille anni di vita di mondo. Ti accorgi che la montagna della perfezione cristiana è molto alta? Coraggio Filotea, quando le larve delle api iniziano a prendere forma si chiamano ninfe … non sanno volare, ma pian piano, nutrendosi del miele preparato dalle api anziane, si fortificano, mettono ali e così potranno volare ovunque alla ricerca del miele. E’ vero noi siamo ancora piccole larve nella devozione, non riusciamo a salire secondo il nostro progetto, che è quello di raggiungere la vetta della perfezione cristiana. Ma, piano piano, prendiamo forma con i nostri desideri e i nostri propositi, cominciamo a mettere le ali, abbiamo così motivo di sperare che un giorno saremo api spirituali e voleremo” (Francesco di Sales, Filotea, 266-267) Pregare la Parola §1 Racconta la più grande tempesta della tua vita e come sei riuscito a superarla? §2 Fermati per qualche minuto in ginocchio e steso a terra: la solidità è immagine di Dio, la roccia che ti sostiene sempre. Puoi inviare il frutto dei tuoi esercizi di preghiera (1 e 2) a [email protected]