COMUNICAZIONE
INTERPERSONALE
Servizio Civile – bando 2007 –
Formazione specifica
Settore Assistenza
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
INTRODUZIONE
Di seguito sono riportati alcuni articoli che ci
serviranno per definire con chiarezza e
semplicità alcuni concetti importanti sul tipo di
relazioni interpersonali che si possono
instaurare e sulle modalità di comunicazione
al fine di poterle conoscere e disporne in
modo corretto in tutti i momenti della vostra
vita e in particolare qui, per le attività e gli
interventi che si mettono in gioco nel percorso
di servizio civile nel settore Assistenza.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
PAROLE
L'uomo è un animale linguistico.
Forse questa è una delle
definizioni più appropriate della
nostra specie. Anche gli animali,
come ormai sappiamo con
certezza, comunicano tra loro.
solo l'uomo, però, ha costruito
un sistema di suoni (fonetico),
segni e regole grammaticali che
fanno del linguaggio umano un
grattacielo con migliaia di
mattoni, uno diverso dall'altro.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
PAROLE
Da questo universo di segni che
hanno un senso - i significati - si
sono generate le idee
dell'uomo, le narrazioni, la storia
e migliaia di anni di cultura.
Senza linguaggio, dunque,
niente cultura.
Anzi, senza le parole, non
saremmo neppure capaci di
pensare, ovvero di mettere
insieme e di confrontare
significati diversi.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
PAROLE
A questo proposito, generazioni di filosofi hanno cercato
di venire a capo di questo dilemma:
<E' il linguaggio che crea i significati, oppure sono i
significati - le idee - che prendono forma nelle parole?>
La tesi che oggi gode di maggiore credito, grazie alle
scoperte di scienza e psicologia, è la prima.
Con la nostra abilità linguistica, infatti, possiamo
dischiudere il senso delle cose creando nuove parole,
nuove idee, cioè nuovi modi di far esistere le cose.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
PARLARE
Quando parliamo con qualcuno,
la prima cosa da fare è spedire
il messaggio nella porta giusta.
I cinque sensi sono le nostre
finestre sul mondo, le nostre
porte percettive spalancate
sulla realtà esterna.
La vista, l’udito, il tatto, il gusto
e l’olfatto sono le vie d’ingresso
degli stimoli che riceviamo dal
mondo esterno.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
PARLARE
I sistemi sensoriali agiscono
in due direzioni:
ci mettono in grado di
decodificare le informazioni
provenienti dall’esterno
e ci forniscono la materia
per costruire o ricostruire le
esperienze con la mente.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
PARLARE
La capacità del nostro cervello di creare immagini o
suoni mai vissuti si fonda proprio sulla elaborazione di
esperienze sensoriali archiviate nella memoria, che
sono poi assemblate secondo nuovi schemi per
generare prodotti originali. Pensiamo, ad esempio, alla pittura, alla
musica e a tutte le forme di creazione artistica.
Con i sensi si percepiscono immagini, suoni, sensazioni,
sapori e odori che, passando per i canali sensoriali,
contribuiscono a costruire la nostra rappresentazione
interna soggettiva della realtà esterna.
Quale sia la forma di archivio preferito, però, dipende
dal canale sensoriale dominante di ciascuno di noi.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
PARLARE
Secondo la P.N.L (Programmazione Neuro-linguistica),
infatti, le persone sviluppano una preferenza per un
canale sensoriale che, intorno ai 12 anni, diventa la
corsia preferenziale attraverso cui transitano le
informazioni che provengono dall'esterno.
La PNL ha elaborato un modello che identifica tre tipi
"umani", ovvero tre principali gruppi di persone che
interpretano la realtà secondo un canale sensoriale:
il Visivo, V,
l’Auditivo, A,
ed il Cinestesico, K. Quest'ultimo fa riferimento alla
preferenza per il tatto, il gusto e l'olfatto.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
PARLARE
Se preferisco memorizzare le esperienze come fotografie
(tipo Visivo), potrò anche aggiungere suoni o profumi,
ma il primo ricordo sarà sempre fatto di forme e colori.
Una persona con sistema preferenziale visivo darà
maggior peso alle immagini (il concetto di ‘gatto’
richiama l’immagine dell’animale);
una persona di tipo auditivo è sintonizzata sui suoni
(del gatto percepisce il miagolio o il rumore delle fusa);
una persona cinestesica, è concentrata sulle
sensazioni (e del gatto, la prima cosa che percepisce
è la sensazione del pelo al tatto o magari le vibrazioni
delle fusa).
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
PARLARE
Quando si conversa con qualcuno,
quindi, è essenziale parlare con
chiarezza e con calore al suo
cervello:
se entriamo dall'ingresso preferenziale,
troveremo la sua disponibilità ad
ascoltare tutto quello che abbiamo da
dire.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
MAPPA DEL TERRITORIO
E' opinione comune pensare
che le mappe, le cartine
geografiche, gli indici dei libri
siano modalità di organizzare
una realtà che già esiste per
conto suo, in modo del tutto
indipendente dal fatto che sia
rappresentata oppure no. Ad
esempio, la strada per
andare da Milano a Napoli è
quella che è, ovvero si
presenta come una linea che
collega una città all'altra.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
MAPPA DEL TERRITORIO
Se riflettiamo con maggiore attenzione su
questo punto, scopriamo che le cose
non stanno proprio in questo modo.
Qualsiasi forma di rappresentazione
della realtà, infatti, come potrebbe
essere un semplice specchio delle "cose
come stanno"?
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
MAPPA DEL TERRITORIO
La stessa scelta di <disegnare> un'esperienza, di
<scriverla> oppure di <viverla> di persona cambia
completamente il risultato di un avvenimento o di un
"dato di fatto".
Un esempio più chiaro può essere quello dell'attività
giornalistica. I giornalisti, quando affermano di essere
semplici testimoni 'neutrali' di un avvenimento, non
possono dire la verità! Il testo giornalistico è una
narrazione che mette in scena una storia, con un
capo e una coda, in cui i personaggi sono
caratterizzati secondo le strategie (perlomeno
linguistiche e stilistiche ) che fanno più comodo
all'autore.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
MAPPA DEL TERRITORIO
Questo significa che un avvenimento
può esistere solo come storia
rappresentata da qualcuno e chi
racconta - come accade in teatro o
nella pagine di un libro - sceglie il suo
modo di mettere in scena storia e
personaggi.
Allora, < la mappa non è il territorio >
perchè tutti pensano e parlano secondo il
loro modo di intessere la tela della realtà.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
MAPPA DEL TERRITORIO
Secondo la PNL, il concetto che meglio
sintetizza queste considerazioni è quello di
Rappresentazione Interna.
Ognuno fa prendere forma alle sue
rappresentazioni interne a partire dal canale
sensoriale preferenziale, ovvero dalle
modalità percettive che più rispondono alle
sue "preferenze".
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
MAPPA DEL TERRITORIO
La Rappresentazione Interna, poi, ha una
componente emotiva molto importante, che
nasce dalle condizioni in cui si trovano le
emozioni delle persone coinvolte nel processo
comunicativo.
La somma di rappresentazioni interne ed
emozioni si può chiamare Stato Interno, che
descrive cosa e come stiamo pensando
l'esperienza di comunicazione che viviamo.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
MAPPA DEL TERRITORIO
La comunicazione vive dunque
nella relazione che si va creando tra le
rappresentazioni interne delle persone.
Per questa ragione, è essenziale innanzitutto
capire come sono fatte queste
rappresentazioni: superato questo passaggio,
si può anche imparare a controllarle e ad
ottenere dalla nostra interazione comunicativa
un risultato efficace.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
RESPONSABILITA’ DEL COMUNICARE
C'è un principio della comunicazione che
va tenuto quindi in considerazione e
cioè:
< Il significato di una comunicazione è
la risposta che riceviamo >.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
RESPONSABILITA’ DEL COMUNICARE
Quante volte ci è capitato di sentire qualcuno che
diceva: "Ho parlato con lui, ma proprio non capisce.
Gli ho ripetuto il concetto in tutte le salse, ma non ci
sente da quell'orecchio!". Questo è il classico
esempio di un messaggio che è caduto nel vuoto
dell'incomunicabilità.
Il principio di cui parliamo ci offre una chiave per
capire dov'è finito il messaggio che non è arrivato a
destinazione. Se la risposta della persona che
vogliamo informare o convincere è assente oppure è
diversa da quella che attendiamo, il significato
della comunicazione è uguale a 0.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
RESPONSABILITA’ DEL COMUNICARE
Siamo noi i primi responsabili dell'esito delle
nostre parole. Questo significa che da un lato
siamo molto fortunati ma, dall'altro, adesso
sappiamo che addossare sugli altri l'accusa di
"non aver capito" è una solenne fesseria.
Possiamo dirci fortunati perché, se la
responsabilità è nelle nostre mani, possiamo
procurarci tutti gli strumenti necessari per
chiarire il nostro messaggio e per renderlo più
efficace.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
RESPONSABILITA’ DEL COMUNICARE
Il primo passo da fare in questa direzione
è indossare i panni dell'altro per capire
quello che si aspetta da noi:
ascoltiamo le sue parole,
guardiamo i suoi occhi
guardiamo il suo corpo
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
RESPONSABILITA’ DEL COMUNICARE
A questo punto, se siamo stati capaci di
<vestirci > con il modo di essere dell'altro,
allora smetteremo di dire che "non ha capito“
La capacità di ascolto e di scelta della strada
giusta non sono abilità magiche.
Lo diventano se si impara ad usarle bene, con
l'esercizio e con l'umiltà nel riconoscere anche
la propria responsabilità in una comunicazione
che non ha funzionato.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE PAROLE GIUSTE
Parlando, parlando... quali sono le
parole giuste per ogni occasione?
Le parole per tutti i giorni, per tutti gli
interlocutori, semplicemente, non
esistono!
Una delle prime regole della
comunicazione, infatti, è:
<scegli le parole che piacciono al
destinatario del tuo messaggio>.
Quando parliamo con qualcuno, la
prima cosa da fare è spedire il
messaggio nella porta giusta.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE PAROLE GIUSTE
I cinque sensi sono le nostre finestre sul
mondo, le nostre porte percettive
spalancate sulla realtà esterna.
Ogni canale sensoriale ha le sue parole
preferite, come abbiamo visto: il Visivo,
V, l’Auditivo, A, ed il Cinestesico, K.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE PAROLE GIUSTE
Se stiamo parlando con un Visivo, ad
esempio, quali saranno i punti cardinali di
riferimento del suo mondo di percezioni?
Le luci e i colori!
Una persona che fa dei suoi occhi la guida per
conoscere e sperimentare gli oggetti del
mondo, come costruisce il suo linguaggio, i
suoi messaggi? Con parole chiare e precise,
che sanno di luci, prospettive e poligoni
definiti.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE PAROLE GIUSTE
Facciamo qualche esempio dei termini che i Visivi
amano sopra ogni cosa? Eccoli qui: vedere,
guardare, definire, luce, colori, prospettiva,
osservare, sguardo, delineare, tracciare,
dipingere, disegnare...
Chi utilizza la vista come canale privilegiato,
quindi, si aspetta di sentir parlare con questo
linguaggio, perchè è quello che conosce meglio
ed è quello che rappresenta nel modo migliore le
forme dei suoi pensieri.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE PAROLE GIUSTE
Esempio visivo
Vedi il mio punto di vista?
Puoi immaginare come sarà? ecc...
Vedo che oggi stai bene ……
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE PAROLE GIUSTE
Un ragionamento analogo vale a
proposito delle persone Auditive, ovvero
quelle che descrivono le proprie
esperienze soprattutto con termini come
sentire, ascoltare, armonia, musica,
parole, scrittura, lingua, traduzione,
conversazione, audio, sintonizzarsi,
cantare, leggere...
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE PAROLE GIUSTE
Esempio uditivo :
Sento quello che stai dicendo.
Mi suona bene quello che stai dicendo.
. ... è musica per le mie orecchie...
In quello che dici c’è una nota stonata
Il discorso che stai facendo è in armonia
con ….
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE PAROLE GIUSTE
I
Cinestesici,
molto
numerosi
nella
popolazione umana (circa il 40-45%),
sembrano meno facili da individuare a prima
vista, ma ci sono tanti segnali che portano
dritti dritti a loro.
Il loro universo semantico è fatto di parole
come sensazione, emozione, toccare,
concreto, pratico, sentimento, percepire,
solido, sperimentare, sentire, costruire,
tastare, abbracciare, approfondire...
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE PAROLE GIUSTE
Esempio cinestesico:
- Lo so dentro di me che ho ragione …..
- Ti senti di concludere?
- Ho la sensazione di .....
- Mi sento svuotato
- ecc...
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE PAROLE GIUSTE
Come forse avrete immaginato, i gruppi
"sensoriali" hanno un modo molto diverso di
comunicare.
Può capitare, quindi, che l'incontro fra
persone, di gruppi differenti, generi un
groviglio di messaggi che finiscono nel vuoto.
Se ognuno parla il suo linguaggio, infatti, sarà
impossibile capirsi. E' quello che succede tra
due persone che parlano due lingue diverse
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE PAROLE GIUSTE
Allora, prima di tutto, mettiamoci in
ascolto del nostro interlocutore
Afferrato questo gancio essenziale,
saremo capaci di usare le parole che gli
fanno comprendere al meglio quello che
vogliamo dire.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CERCHIO DELLA COMUNICAZIONE
Quando parliamo con qualcuno,
quanto pesa il nostro stato
emotivo?
Molto! lo sappiamo tutti sulla pelle
delle esperienze che abbiamo
vissuto.
Si dice, infatti, che si avvia un
incontro con "il piede giusto",
oppure con "il piede sbagliato" e, a
seconda del caso, l'esito finale
sarà ipotecato da questa scelta di
partenza.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CERCHIO DELLA COMUNICAZIONE
Che ne dite, ad esempio,
di una conversazione che
comincia con un "Adesso
stai ad ascoltarmi perchè
sono stufo della tua
indifferenza!"?
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CERCHIO DELLA COMUNICAZIONE
Insomma, per quanto un'affermazione del genere sia
supportata dai fatti, si può immaginare che chi ascolta
abbia già perso la voglia di stare a sentire il seguito
del discorso.
C'è chi sostiene che, quello che conta davvero, è la
sostanza di un discorso, ovvero le informazioni e i fatti
da raccontare agli altri.
L'esempio qui sopra, dimostra che è la forma a
contare più della sostanza. Anzi, è proprio la forma
che "impacchetta" il messaggio e gli attribuisce un
significato ben preciso.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CERCHIO DELLA COMUNICAZIONE
Un esempio che illumina questo punto è l'uso
di un linguaggio connotato dal segno + o dal
segno - .
perchè il linguaggio funziona come una pila:
ha un polo positivo e un polo negativo.
I poli opposti sono in perfetta corrispondenza
con i nostri stati emotivi e mentali.
Se ci sentiamo bene, in pace con l'umanità e
con il sole che splende alto nel cielo, allora
saremo come un meraviglioso focolare che
scalda e illumina le persone vicino a noi.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CERCHIO DELLA COMUNICAZIONE
Al contrario, se le cose girano dalla parte
sbagliata, fuori grandina e siamo di
pessimo umore, ecco che tutto si colora
di grigio e diventiamo insopportabili.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CERCHIO DELLA COMUNICAZIONE
La nostra comunicazione con gli altri, in questo senso,
è spesso uno specchio fedele del nostro stato interno.
Quando parliamo con qualcuno e "condiamo" il nostro
discorso con parole come "triste", "ansioso", "incerto",
si può immaginare facilmente qual è l'effetto che
otteniamo sull'umore del malcapitato.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CERCHIO DELLA COMUNICAZIONE
Usare un linguaggio positivo ci aiuta a
far partire il discorso sempre con "il
piede giusto". Chi ci sente parlare con
termini come "sviluppo", "soluzione",
"fiducia", è certo ben contento di starci a
sentire e sarà più disponibile ad
ascoltare le nostre idee.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CERCHIO DELLA COMUNICAZIONE
Per chiarire meglio questo punto, è importante
aggiungere altre due considerazioni:
Far uso di una terminologia positiva o negativa
dipende dal nostro modo di guardare e valutare le
cose. Questo per dire che, se vediamo la vita come
un campo minato sempre pronto a procurarci qualche
ferita, sarà poi impossibile usare un linguaggio
positivo.
La comunicazione si poggia sempre su basi di etica.
Se usiamo parole ricche di messaggi positivi per
convincere il prossimo della nostra buona fede e poi
commettiamo crimini di ogni genere, allora prendiamo
in giro noi stessi (insieme agli altri).
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CHIEDI E TI SARA’ DATO
C'è qualcosa che fa crescere ed
alimenta con passione il sapere umano e
questo qualcosa è la domanda.
Se fosse possibile, il punto interrogativo
meriterebbe un posto d'onore in un
manuale di punteggiatura.
Chi domanda apre una porta, accende
una luce.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CHIEDI E TI SARA’ DATO
La domanda è un segnale di vicinanza,
una stretta di mano che chiede di
entrare, di avvicinarsi un po' di più al
mistero di chi parla con noi.
Facciamo attenzione alle domande che
ci incontrano.
Dietro ogni richiesta, c'è un'intenzione,
un obiettivo.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CHIEDI E TI SARA’ DATO
Chi ha in mente un punto interrogativo, ha
un'informazione che gli manca, un'ombra che
nasconde qualche oggetto che ha un
significato e un valore per chi domanda.
L'intenzione, talvolta, può essere piccola e
poco significativa. Si esaurisce nella banale e
semplice curiosità di un "che ore sono?" o di
un "come si chiama il tuo cane?".
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CHIEDI E TI SARA’ DATO
Quello che ci interessa davvero, è
comprendere e saper utilizzare le domande
che arrivano al cuore di una questione. Un
passo dopo l'altro, ci conducono proprio là
dove volevamo arrivare. Questo genere di
domande, prima di ogni altro requisito,
mettono in cima a tutto la chiarezza
dell'intenzione.
Che cosa vogliamo fare con questa richiesta?
Dove vogliamo arrivare? Che ci aspettiamo
dall'altro?
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CHIEDI E TI SARA’ DATO
Insieme a questo passaggio essenziale,
disegniamo e ricordiamo i tratti distintivi del
destinatario della domanda.
Che genere di persona è?
Che cosa si aspetta da me?
Questo genere di informazioni di base, a
proposito dell'obiettivo e del destinatario del
messaggio, sono scolpite nella pietra e
bisogna tenerle davanti agli occhi in qualsiasi
contesto di comunicazione.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CHIEDI E TI SARA’ DATO
Il contesto.
Ogni relazione comunicativa ha il suo habitat, il suo
specifico contesto, dove io gioco un ruolo, tu ne giochi
un altro e siamo dentro un mondo di conoscenze e
significati condivisi.
Quando ci interessa conoscere davvero una persona,
oppure scoprire fette interessanti della sua
esperienza, quello che facciamo è fare qualche
domanda. Dove mira la nostra richiesta? Se la
domanda è ben formulata, il suo biglietto da visita è la
precisione.
Tanto più la richiesta è pertinente e precisa, tanto
meglio correrà incontro all'esperienza e alla mappa del
mondo di una persona.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CHIEDI E TI SARA’ DATO
Certo, c'è modo e modo di fare una domanda. Se siamo in
rapport, se siamo in armonia con la persona, allora possiamo
avanzare richieste che, altrimenti, sarebbero anticipate da una
pesante e meritata porta in faccia.
Si definisce rapport la situazione di disponibilità, d’attenzione e di
reciproca fiducia che si riesce ad instaurare con un interlocutore
(feeling), comunicando con canali comunicazionali bidirezionali.
Il rapport fa riconoscere le opportunità.
Esse fanno parte delle dinamiche umane, non sono qualcosa che
semplicemente accade.
Cogliere poi le opportunità ed usarle bene è una questione
soggettiva.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CHIEDI E TI SARA’ DATO
E quindi se siamo in un contesto positivo e favorevole
per le nostre domande ed è tempo di lasciar spazio
alla curiosità, che cosa chiedere?
Il contenuto non è importante o, almeno, sono fatti
nostri. Quel che conta davvero, è la forma delle
domande, ovvero quello che stiamo cercando, la
nostra intenzione.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CHIEDI E TI SARA’ DATO
Facciamo qualche esempio. Una persona dice:
"Tutte le donne che leggono riviste femminili sono superficiali
e pettegole".
Noi pensiamo che questa affermazione sia una fesseria.
Come facciamo ad esplorarne le componenti e, di seguito,
a smontarla?
La prima cosa da fare è capire perché un'affermazione di
questo genere è una fesseria:
Lo è, innanzitutto, dal punto di vista formale. Quando
qualcuno tira in ballo l'intero genere umano o buona parte
di esso con un "tutti", siamo in cattiva compagnia di una
generalizzazione.
La persona in questione ha incontrato qualcuno con certe
caratteristiche ed estende una singola esperienza alla
generalità di tutte le esperienze possibili.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CHIEDI E TI SARA’ DATO
Le domande utili per aprire una crepa nella sua
convinzione sono:
"Proprio tutte le donne sono così?
Non ti è mai capitato di conoscerne una che leggeva
una rivista femminile e non era superficiale?
E se la incontrassi, come sarebbe?".
Da qui, è molto grande lo spazio per far correre altri punti
interrogativi.
Ad esempio, è interessante sapere che cosa
significano gli aggettivi "superficiali" e "pettegole".
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CHIEDI E TI SARA’ DATO
Certo, sul dizionario della lingua italiana troviamo
definizioni ufficiali e condivise di una parola.
Nell'esperienza di vita, tuttavia, la faccenda si
complica parecchio.
Chi sa che cosa significa per me una parola? Se
facciamo un esperimento e chiediamo a tre persone
di definire che cosa significa per loro "superficiale",
otterremo tre risposte differenti.
Ogni risposta, ogni definizione è
la traduzione in codice linguistico di una singolare
esperienza, che ha trovato un marchio ritenuto
adeguato nella parola "superficiale".
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CHIEDI E TI SARA’ DATO
Arrivati qui, che cosa val la pena di
chiedere quindi?
La domanda da fare è: "Che cosa
significa per te superficiale? Che cosa
intendi con pettegola?".
Le risposte che arrivano sono fonte di
un continuo stupore e di una crescita
personale di valore inestimabile.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
CHIEDI E TI SARA’ DATO
Quando facciamo cadere una convinzione
limitante - e lo è perché nasce dalla
generalizzazione di una brutta esperienza siamo come astronauti che scoprono
nuovi mondi.
Se cambia una convinzione, le facce delle
cose e delle persone cambiano il loro
significato. Abbiamo nuove possibilità di
interpretare e di vivere che non vedono l'ora di
essere scoperte.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
POSIZIONE DELLA PERCEZIONE
L'apertura del sé
nell'esperienza è un
essere-nel-mondo.
Con Heidegger,
l'uomo è un "Esserci",
perché conosce il suo
essere e il suo poter
essere a partire dalla
sua relazione con
l'altro e con le cose.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
POSIZIONE DELLA PERCEZIONE
Comunicare con l'altro
significa dare corpo
alla relazione e,
insieme, modellare le
sembianze del nostro
"Esserci".
Il volto del nostro
"Esserci" si decide
nella scelta delle
possibilità.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
POSIZIONE DELLA PERCEZIONE
Quale che sia il luogo, il tempo, il
contesto in cui ci troviamo ad esistere,
siamo chiamati a scegliere l'una o l'altra
strada.
Questo processo decisionale ha il suo
motore nella prospettiva da cui
guardiamo il mondo.
Qual è l'origine e quale la destinazione
di questa prospettiva?
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
POSIZIONE DELLA PERCEZIONE
Il primo punto di vista, la camera che apre tutte le
possibilità, è la prima apertura sul mondo:
Io-con-me stesso.
Questa è la posizione percettiva fondamentale,
quella che viviamo quando siamo una cosa sola con
le nostre emozioni, i nostri pensieri, le nostre parole.
Io sono "tutto" in me stesso e sento, vedo, percepisco
il mondo secondo le declinazioni delle mie credenze.
Può capitare di raccogliersi in sé, fino a chiudere la
porta a tutto quello che abita fuori di noi. Quando l'Iocon-me guadagna tutte le nostre energie, siamo
incapaci di comunicare con l'altro, fino al punto
estremo di gettare via la chiave e dimenticarci del
mondo.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
POSIZIONE DELLA PERCEZIONE
Ad un primo sguardo, possiamo credere
che l'unica "posizione" possibile sia la
prima, ovvero Io-con-me stesso.
Ma che succede quando siamo in
relazione con l'altro?
Il gioco della comunicazione dà vita a
diverse modalità di stare con gli altri.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
POSIZIONE DELLA PERCEZIONE
Il dialogo con un altro sé, ad esempio,
può condurre ad una nuova esperienza
prospettica.
Io-con-l'altro
non sono più Io-con-me stesso.
Sono una persona in un dialogo, sono in
posizione di ascolto e di domanda,
sono in qualche modo fuori "da me", ma
ancora in rapporto con me.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
POSIZIONE DELLA PERCEZIONE
Quando riesco a sintonizzarmi sullo
stato d'animo dell'altro, quando entro
nella sua prospettiva e, per un attimo
soltanto, il suo linguaggio è anche il mio,
allora sono entrato in empatia.
La relazione continua ad essere
fra Sé ben distinti, ma si aggiunge la
comprensione del mondo dell'altro.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
POSIZIONE DELLA PERCEZIONE
Mantenere la distinzione, la giusta
distanza dall'altro, è indispensabile per
comprenderlo e per conservare "intatto"
il proprio Sé.
Quando, al contrario, ci si identifica
completamente con l'emozione e con il
mondo dell'altro, si finisce per perdersi
e per "annullarsi" in qualcosa che non
sono più "Io".
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
POSIZIONE DELLA PERCEZIONE
Per questo motivo, è essenziale avere
ben chiara la differenza fra empatia ed
identificazione:
l'empatia stabilisce la relazione e il
contatto con l'altro,
l'identificazione mortifica il proprio Sé e
lo "scioglie" in quello di qualcun'altro.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
POSIZIONE DELLA PERCEZIONE
Fuori dal dialogo con l'altro, c'é la terza
posizione:
quella di chi osserva.
Quando, come osservatori, ascoltiamo e
guardiamo gli altri che comunicano,
siamo in una prospettiva ancora diversa.
L'osservazione richiede silenzio, ascolto,
distacco emotivo e apertura di tutti i sensi.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
POSIZIONE DELLA PERCEZIONE
Se teniamo "svegli" i canali della percezione,
catturiamo un'infinita varietà di informazioni sull'
"andamento" delle relazioni comunicative.
Chi frequenta spesso la terza posizione, si accomoda
volentieri ad osservare gli altri che parlano.
Può capitare che l'abitudine all'osservazione prenda il
sopravvento sulle altre posizioni percettive e, quando
accade, perdiamo pian piano contatto con le nostre
emozioni e finiamo per far da spettatori alla vita
degli altri.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
POSIZIONE DELLA PERCEZIONE
Possiamo incontrare ancora un altro modo di
percepire l'esperienza di relazione con gli altri,
la quarta posizione è
"Insieme con gli altri", il "Noi".
Quando l'Io non è più con me e si fa
abbracciare da una totalità, allora siamo "Noi".
Accade che usiamo espressioni linguistiche
come "noi siamo", "noi pensiamo", "noi
vogliamo". In tutti questi casi, il Sé individuale
non è più uno, ma molteplice e unico allo
stesso tempo.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
POSIZIONE DELLA PERCEZIONE
Quello che accade è il percepirsi come parte di un
tutto, come un punto di vista più grande che
ricomprende anche il nostro singolo Io.
Ci sono contesti dove l'uso del "Noi" è funzionale alla
generazione di appartenenza ad un mondo condiviso.
Ne sono esempio gli adepti di una confessione
religiosa e i gruppi sociali che si percepiscono come
entità uniche e distinte.
Quando il "Noi" mette in un angolo le altre posizioni
percettive, ci perdiamo in un indistinto magma che
conduce alla triste dimenticanza del Sé.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
POSIZIONE DELLA PERCEZIONE
Riassumendo:
Possiamo camminare e spostarci in differenti
posizioni percettive.
Ogni posizione è una diversa prospettiva
sull'esperienza, una fonte di ricchezza che
apre sempre nuove possibilità.
Quando impariamo a "saltare" con agilità
dall'una all'altra, siamo capaci di raccogliere
informazioni ed emozioni che, altrimenti,
andrebbero perdute.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
SAPER ASCOLTARE
Quando si parla di
comunicazione, si pensa
sempre che la cosa più
importante sia sapersi
esprimere. Ma non è così.
L’arte più sottile e preziosa è
saper ascoltare
Questo è vero in qualsiasi forma
di comunicazione, anche se
apparentemente non è un
dialogo.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
SAPER ASCOLTARE
Naturalmente “ascoltare” non significa usare
solo l’udito, ma capire ciò che gli altri dicono e
quali sono le loro intenzioni.
Anche quando la comunicazione si trasmette
con parole scritte anziché “a voce”.
E proprio perché non vediamo le altre
persone (e non possono correggerci subito,
con una parola a con un gesto, se le capiamo
male) dobbiamo essere particolarmente
attenti nell’ascoltare e capire.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
SAPER ASCOLTARE
Il mondo è pieno di persone
che ascoltano soprattutto se stesse
Di solito, se non sanno capire gli altri, non hanno neppure
una percezione chiara del loro gonfiato ma confuso “io”.
Passano tutta la vita a coltivare un “sé” immaginario, che
cercano di imporre al prossimo.
Il problema è che spesso ci riescono, perché c’è anche
nella natura umana il desiderio di essere “seguaci”, di
accodarsi a qualcun altro; e chi parla più forte ha ragione,
anche se non sa quello che sta dicendo.
Il risultato è che si può coesistere, perfino convivere,
senza mai capirsi o avere alcuna vera comunicazione.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
SAPER ASCOLTARE
Ogni cosa che accade è comunicazione. Prima di
pensare a ciò che possiamo dire o scrivere,
l’importante è saper ascoltare e capire.
Chi vuole comunicarci qualcosa e perché?
Siamo sicuri di aver capito bene le sue intenzioni e ciò
che sta cercando di dirci?
Non è una fatica, né uno sforzo, se abbiamo un
atteggiamento disposto ad ascoltare. Diventa
facilmente un istinto, un modo di essere. Ed è molto
più interessante capire, sentire il valore e il senso
della comunicazione che limitarci al significato
superficiale delle parole.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
SAPER ASCOLTARE
Ascoltare vuol dire, prima di tutto, mettersi nei
panni degli altri.
Capire le cose dal loro punto di vista. Ma si
tratta anche di percepire ciò che forse un’altra
persona non aveva intenzione di dirci, ma
involontariamente “trasmette” con il suo stile,
il suo comportamento, il suo modo di
esprimersi.
Il “tono di voce” si può chiaramente percepire
anche in un messaggio scritto.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
SAPER ASCOLTARE
Il dizionario Devoto-Oli definisce così la
parola “ascoltare”:
«Trattenersi volontariamente e attentamente
a udire, prestare la propria attenzione o
partecipazione a qualcuno o qualcosa in
quanto informazione o motivo di riflessione».
Certo... non tutto quello che sentiamo dire,
non tutto quello che leggiamo merita di
essere capito e approfondito.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
SAPER ASCOLTARE
Ma ci vuole qualcosa di più di un “buon
orecchio” per cogliere i segnali interessanti
che spesso non sono dove ce li aspettavamo.
Se entriamo in un dialogo, in uno scambio,
abbiamo scarse probabilità di farci capire (e
di essere ascoltati) se prima non abbiamo
saputo ascoltare “con attenzione e
partecipazione” – e anche riflettere.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
SAPER ASCOLTARE
Dice Karl Menninger:
«Ascoltare è una cosa magnetica e
speciale, una forza creativa.
Gli amici che ci ascoltano sono quelli cui
ci avviciniamo.
Essere ascoltati ci crea, ci fa aprire ed
espandere».
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
SAPER ASCOLTARE
Ascoltare è un affettuoso regalo
che facciamo a chi sta cercando
di dirci qualcosa.
Ma spesso è anche un grande regalo per
chi ascolta.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
COMUNICAZIONE ASSERTIVA
"l'assertività è la capacità
del soggetto di utilizzare
in ogni contesto
relazionale, modalità di
comunicazione che
rendano altamente
probabili reazioni
positive dell'ambiente e
annullino o riducano la
possibilità di reazioni
negative".
Libet e Lewinsohn
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
COMUNICAZIONE ASSERTIVA
La comunicazione assertiva è un metodo di interazione
con gli altri fondato su alcuni elementi quali:
Un comportamento partecipe attivo e non "reattivo"
Un atteggiamento responsabile, caratterizzato da
piena fiducia in sé e negli altri
Una piena e completa manifestazione di sé stessi,
funzionale all'affermazione dei propri diritti senza la
negazione di quelli altrui e senza ansie o sensi di
colpa
Un atteggiamento non censorio avulso dall'uso di
etichette, stereotipi e pregiudizi
La capacità di comunicare i propri sentimenti in
maniera chiara e diretta ma non minacciosa o
aggressiva.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
COMUNICAZIONE ASSERTIVA
Lo stile assertivo si basa sul diritto di
essere trattati con rispetto, di essere
sé stessi e di essere liberi di credere nei
propri valori.
Ciascuno di noi ha uno spazio
personale che gli altri debbono
rispettare, ma quando ne usciamo per
muoverci in pubblico, allora dobbiamo
rispettare i diritti degli altri.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
COMUNICAZIONE ASSERTIVA
Un altro importante elemento dello stile
assertivo è il senso della
responsabilità delle proprie azioni, da
intendersi come affermazione e difesa
dei nostri diritti accettando le
conseguenze delle nostre azioni
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
COMUNICAZIONE ASSERTIVA
Caratteristiche dello stile assertivo
Il comportamento assertivo si riconosce da alcune
espressioni corporali particolarmente aperte,
cordiali e coerenti nei vari livelli della comunicazione.
Presupposto fondamentale dell'assertività è il saper
ascoltare ovvero prestare attenzione non solo al
contenuto razionale ma anche a quello emotivo della
comunicazione, riassumere e dare feed-back e
chiedere chiarimenti.
La riduzione dell'ansia e l'emergere delle convinzioni
positive conseguenti al comportamento assertivo
permettono lo sviluppo e la crescita della fiducia in
sé stessi.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
COMUNICAZIONE ASSERTIVA
La componente verbale
E' bene usare parole che esprimono
fiducia in sé stessi e negli altri.
A questo scopo è opportuno descrivere il
comportamento altrui in maniera non
censoria, vale a dire senza imporsi ed
evitando giudizi ed ordini categorici.
È importante anche evitare di ferire la
sensibilità altrui con espressione o giudizio
offensivo.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
COMUNICAZIONE ASSERTIVA
La componente cognitiva
La componente cognitiva comprende tutti i
pensieri che condizionano il nostro
comportamento.
Esistono persone talmente esigenti nei propri
confronti da negarsi una possibilità di essere
assertivi o che rinunciano a farsi valere per
mancanza di fiducia in se stessi sconfinando
in atteggiamenti rinunciatari.
Sarebbe invece utile l'atteggiamento opposto:
credere nella propria capacità di affermarsi e
di immaginarsi nell'atto di riuscire.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
COMUNICAZIONE ASSERTIVA
La componente emotiva
La componente emotiva comprende il
livello di emotività e il tono e il volume
della voce. È importante trasmettere il
proprio messaggio al livello emotivo più
adatto alla situazione, perché il tono di
voce ha un ruolo decisivo nell'opera di
persuasione.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
COMUNICAZIONE ASSERTIVA
La componente non verbale
La componente non verbale è estremamente
importante.
Gran parte della comunicazione avviene infatti non
verbalmente, e la comunicazione non verbale ha
un forte impatto sull'interlocutore.
Un'analisi dei vari comportamenti non verbali può
essere basata:
sul contatto visivo,
sulle espressioni del volto,
sul silenzio,
sul tono, volume e inflessione della voce,
sui gesti e sul linguaggio del corpo.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
Diffidate di chi afferma di dire
sempre la verità. Probabilmente
sta mentendo spudoratamente.
Perché delle bugie utilitaristiche, cortesi o pietose
che siano - non possiamo fare a
meno.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
Sono loro, infatti, che ci permettono di
"sopravvivere" in situazioni
particolarmente difficili o imbarazzanti.
"Le bugie stanno alla base di tutti i
gruppi sociali, tanto che non solo gli
uomini ma anche gli animali ne fanno
uso",
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
Tra gli uomini, però, le cose si complicano e
assumono sfumature e motivazioni diverse.
C'è la bugia "bianca", sociale, che si dice per
educazione e per non ferire la sensibilità altrui
("Questo vestito ti sta benissimo").
C'è la bugia pedagogica, da raccontare ai
bambini per gratificarli ("Mamma, ti piace il mio
disegno?", "Certo, è meraviglioso").
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
La bugia utilitaristica, usata spesso sul lavoro
per evitare un incarico difficile o noioso
("Direttore, me ne occuperei volentieri io, ma
devo aiutare mia zia a traslocare").
La bugia di autopresentazione, una "piccola"
forzatura della realtà per apparire più
interessanti o attraenti ("Ho scalato l'Everest
senza ossigeno").
La bugia protettiva, classica "di coppia", alla
quale si ricorre per non far scoprire un
tradimento al partner ("Ieri non mi hai trovato a
casa perché ho dormito da un'amica").
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
L'omissione, che non è una vera e propria
menzogna, ma una verità taciuta.
E poi, la nobilissima bugia a fin di bene, che
ha l'obiettivo di risparmiare un dispiacere a
un'altra persona ("Guarda che il tuo ex
fidanzato mi ha detto che ti ama ancora") ed è
tipica di chi si attribuisce compiti di controllo e
gestione all'interno di un rapporto. "La bugia a
fin di bene riflette una visione un po'
onnipotente di sé e una scarsa fiducia nelle
capacità altrui di affrontare la realtà, per
quanto spiacevole e dolorosa possa essere"
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
La bugia non è mai fine a se stessa, ma è un
comportamento strategico.
"L'adolescente che non racconta ai genitori
cosa fa davvero la sera quando esce con gli
amici mette in atto una strategia", dice
Giuseppe Mantovani, docente di Psicologia
degli atteggiamenti all'Università di Padova.
"Mente per difendere la lealtà verso il gruppo
dei coetanei".
Oltretutto a volte essere bugiardi con alcune
persone ci permette di essere onesti con altre.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
Il nodo cruciale, dunque, non è tanto
l'alternativa tra mentire o dire la verità,
ma la scelta dei soggetti da ingannare
e di quelli con cui essere sinceri.
Dilemma di difficile soluzione, soprattutto
in una società come la nostra dove la
verità e la massima apertura sono
considerate valori morali.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
"Ma non si tratta certo di dogmi universali. In Cina
raccontare la verità è considerato un comportamento
stupido, perché significa scoprirsi, un po' come andare
in giro nudi".
Per gli orientali in generale, essere aperti e sinceri anche tra persone con un certo grado di intimità - può
costituire un'infrazione a regole sociali condivise.
"Per i musulmani, l'inganno è condannato dal Corano",
dice Jolanda Guardi, esperta di cultura araba
dell'Associazione Italia-Asia di Milano.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
"Sono invece diffuse le omissioni, le cose che si
tacciono per pudore".
Basta pensare che nei Paesi islamici chiedere a un
uomo come sta sua moglie è visto come
un'intromissione nella sua vita privata.
"Non dobbiamo stupirci, visto che la cultura è un modo
di organizzare la realtà che cambia a seconda delle
epoche e dei contesti", aggiunge Giuseppe Mantovani.
E non serve scomodare l'Oriente. Anche senza fare
tanta strada, nella cultura mafiosa - se di cultura si può
parlare - l'omertà è un comportamento legittimo,
socialmente approvato e incoraggiato.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
Insomma, se non siamo ipocriti, dobbiamo
riconoscere che nel nostro sistema sociale la
verità è sì un valore, ma solo a livello teorico.
Un esempio:
Tutti coloro che lavorano in un'azienda sanno
che, nei momenti di crisi, bisogna fingere con i
clienti e con la concorrenza che gli affari non
sono mai andati così bene.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
Certo, un conto è la strategia d'impresa, un altro i rapporti
interpersonali - d'amore o di amicizia - che dovrebbero essere
sempre basati sulla massima onestà e chiarezza.
"Ma essere leali non significa dire sempre la verità, in ogni
circostanza e a qualsiasi costo“
"Tenere qualche segreto è una prova di indipendenza e maturità:
sono i bambini che raccontando tutto alla mamma, gli adulti
sanno anche tacere.
Soprattutto, una verità sbattuta in faccia in modo brutale può
essere anche un gesto aggressivo, attuato con lo scopo preciso
di ferire".
Un coltello per colpire alla schiena, nascosto dall'alibi della
sincerità.
"In amore, poi, confessare una scappatella "senza conseguenze"
è anche un modo per liberarsi dei sensi di colpa e scaricarli sul
partner", prosegue Roberta Rossi.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
Un elogio della bugia, dunque? "Sì, se si tratta di
episodi singoli, parentesi che si aprono e si chiudono
all'interno di un rapporto. Purché non diventino pretesti
per costruire una doppia vita".
La bugia, dunque, è un comportamento strategico solo
se isolata.
Altrimenti si innesca un circolo perverso dal quale non
è più possibile uscire: menzogne sempre più grandi e
gravi, usate per coprire le precedenti. E dal momento
che sostenere queste complicate "sceneggiature" è
stressante (oltre a richiedere una memoria
impeccabile), prima o poi si finisce con l'essere
scoperti.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
A meno che non si abbia a che fare con persone che
"vogliono" credere alle menzogne. Con loro il gioco
funziona a meraviglia.
Ma allora si esce dall'ambito delle bugie raccontate
agli altri e si entra nel campo minato degli inganni che
tendiamo a noi stessi.
"Bugie vitali": così le ha definite Daniel Goleman, ex
docente di Psicologia all'Università americana di
Harvard e "scopritore" della cosiddetta intelligenza
emotiva (la capacità di riconoscere e gestire le
emozioni).
Secondo Goleman, la mente di ognuno di noi ha
una "parte cieca", incapace di vedere le cose
come stanno in realtà.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
E' grazie a questa "lacuna" della coscienza che possiamo
raccontarci le bugie vitali: realtà negate, o alterate nel loro
significato, perché troppo brutali e dolorose per essere
sopportate.
Così ci convinciamo che se non entriamo più in un vestito
dipende da un lavaggio sbagliato e non dal fatto che
siamo ingrassati.
O crediamo che il partner faccia tardi la sera perché
trattenuto in ufficio.
Fino ad accettare situazioni gravissime.
Molti psicoterapeuti riferiscono come certi pazienti, che da
bambini hanno subito maltrattamenti in famiglia, tendano a
descrivere i genitori violenti come persone affettuose ed
espansive. Magari un po' severe, ma sempre preoccupate
del benessere dei figli.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
Le bugie vitali sono l'equivalente psicologico delle
endorfine, sostanze prodotte dal nostro corpo in
situazioni di stress, che agiscono come anestetici
naturali del cervello, danno un senso di euforia e
riducono la percezione del dolore.
Secondo Goleman, qualcosa di simile succede anche
alla nostra attenzione, dotata di filtri per selezionare la
realtà e farne arrivare alla coscienza solo una parte.
Questi meccanismi ci proteggono da informazioni
troppo disturbanti e traumatiche, che la nostra mente
cancella o seppellisce nell'inconscio, impedendoci di
diventarne consapevoli. Non si tratta di eventi che
fingiamo di ignorare, ma di veri "buchi" nella
coscienza.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
La bugia vitale non funziona solo a livello del singolo
individuo.
Intere famiglie, gruppi o sistemi sociali mettono in atto
meccanismi di selezione delle informazioni, ignorando
quelle potenzialmente destabilizzanti.
Non bisogna quindi stupirsi se le violenze in famiglia
vengono commesse per anni sotto lo sguardo di tutti
prima di essere denunciate.
E si può interpretare in questa chiave il fatto che,
durante il nazismo, buona parte dei tedeschi
negassero, in perfetta buona fede, quello che
avveniva nei lager.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
L'autoinganno è dunque un baratto con il
quale accettiamo un calo dell'attenzione in
cambio del sollievo dall'ansia e dallo
stress.
Ma c'è un prezzo da pagare per tutto questo:
la mancanza di consapevolezza.
Se dunque una modica quantità di illusione
può essere benefica, è altrettanto vero che
ignorare i problemi ci impedisce di
risolverli.
Perché non possiamo cambiare ciò che non
vediamo.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008
LE BUGIE HANNO LE GAMBE LUNGHISSIME
L'antropologo e psicologo statunitense Gregory Bateson
sosteneva che
"esiste sempre un valore ottimale oltre il quale ogni cosa
diviene tossica:
l'ossigeno, il sonno, la psicoterapia e la filosofia.
Qualsiasi variabile biologica ha bisogno di equilibrio".
Lo stesso vale per la sincerità e l'inganno.
In qualche punto tra i due poli di comportamento vivere una vita di bugie e dire sempre la pura verità c'è il sentiero giusto che conduce al benessere e
assicura la sopravvivenza.
a cura di: Dott.ssa Sabrina Paola Banzato - marzo 2008