Dopo Caporetto, l'esodo!
Il 25 ottobre 1917
l'esercito austrotedesco sfonda a
Caporetto e
comincia la sua
avanzata in
territorio italiano.
Le notizie della
ritirata di Caporetto
giungono confuse e
frammentarie nei
paesi friulani: si
avverte il pericolo
dell'invasione
austriaca e si teme
per le sorti della
popolazione civile.
L'inizio dell'esodo
I Sindaci dei vari Comuni friulani danno
l’allarme in modo che i cittadini possano
organizzare la loro partenza. A Gemona il
manifesto dell’evacuazione viene letto in
Duomo.
La popolazione civile comincia a lasciare le
proprie terre il 28 ottobre, ingegnandosi a
fuggire in vari modi.
giunta prepara manifesto evacuazione
popolazione, poi letto in Duomo
dall’arciprete
La fuga
Nella lettera che il 1°
maggio 1918 Francesco
Bellina invia al dottore
Federico Peressotti
indica che una parte
della popolazione è
partita con i carri carichi,
mentre altri se ne sono
andati con il treno
cominciando dalla notte
del 28 ottobre 1917.
Quella notte sono
disponibili solo due
treni.
“Pure la famiglia di mia moglie di
certo [...] son scampati di casa
perché io come d’accordo fin la
notte del 28 alle 10 e mezza io ero in
casa di mio cognato che aveva
preparato carri carichi di roba a
d’accordo che verso le 3 di mattina
che passante per Piovega in casa
mia che dovevo caricare qualcosa
anche io, invece partii con mia (?)
impiegati alla stazione di Gemona e
col sig. Domenico Pxxxx alle 11 ½
dopo mezza notte a Dignano trovai
un mio amico di Piovega che mi
disse che li aveva visti per la strada
con carri carichi”.
“…3 cari carichi di Roba...”
Antonio Davanzo, impiegato nel Comune di
Venzone, ne dà testimonianza in una sua lettera del
30 dicembre 1917:
“La disperata frase: bisogna sgombrare subito, pronunciata con
l’accento del più profondo dolore, dall’ Ill.mo Sig. Sindaco, il 29
ottobre, a caratteri indelebili rimase scolpita nella mente di quanti
compresero lo spaventevole significato, e le sue terribili inevitabili
conseguenze. L’irruenta invasione che poche ore concedeva alla
precipitosa partenza produsse quella desolante confusione della
quale imperava il solo principio di fuggire verso una meta ignota
impartendo l’ordine di sgombro il solo motto: Passare il
Tagliamento. Alle preghiere e imprecazioni, si alternavano le grida
delle sventurate donne, il pianto di teneri bambini, il lamento dei
miseri ammalati, e in mezzo a quel quadro vivente e fluttuante di
volti afflitti pallidi e sconvolti col dolore … dallo sguardo smarrito
per l’abbandono di ogni loro avere anch’io coinvolto dalla bufera
devastatrice di uomini.
Anni di lavoro e sacrifici
mi staccai all’ultimo
istante da quel suolo che
per tanto tempo con
affezione in seno alla
famiglia, fortunatamente
in salvo.
Giunto dopo una marcia
forzata di tre giorni e due
notti, sulla riva destra del
Piave, vi feci sosta e qui
rimasi ricoverato in casa
di parenti, avendo il
valoroso esercito Italiano
impedito che la feroce
furia nemica continuasse
la impressionante
invasione.”
Il 29 ottobre 1917
alle ore 18.30 le prime pattuglie austriache
arrivano presso il Municipio di Gemona
Alle ore 23.00 arriva il grosso delle truppe da
Foredòr e Artegna.
Il Sindaco e giunta sono presi in ostaggio.
Il sindaco e il commissario prefettizio
Il Sindaco Fantoni rimane a Gemona anche dopo
lo sfondamento di Caporetto e si impegna
a tutelare i cittadini rimasti,
dialogando con gli austriaci occupanti.
Il Commissario prefettizio Federico Peressotti
fa le veci del Sindaco di Gemona
e di Tarcento a Firenze
e si occupa del Comune sfollato.
Il Sindaco di
Gemona occupata
Luciano Fantoni
Le destinazioni
La popolazione civile che fugge punta
innanzitutto a superare il Piave, per mettersi al
sicuro, poi le mete dei viaggi sono state varie.
In genere dalle lettere analizzate abbiamo notato
che le destinazioni più nominate erano: Roma,
Firenze, Torino, Modena, Genova, Viareggio,
Santa Margherita Ligure, Marina di Massa,
Rimini…
Passaporto per circolazione interna
• Per spostarsi
all'interno dello Stato
italiano durante la
Grande Guerra era
necessario possedere
un passaporto per
l’interno.
Le lettere dei profughi
Abbiamo analizzato le lettere che cittadini
gemonesi sfollati dopo Caporetto scrivono da
fine 1917 al 1918: i mittenti sono persone di
varie estrazioni sociali.
Queste lettere sono conservate presso l’Archivio
di Gemona, che ci ha gentilmente fornito delle
copie.
Generalmente sono indirizzate alle autorità locali
dell’epoca, in particolare al Commissario
prefettizio.
Tipologie di lettere
Le lettere analizzate presentano vari contenuti:
- Richieste di notizie dei parenti/soldati
- Richiesta indumenti e sussidi
- Reclami per maltrattamenti
- Richiesta di ricongiungimenti familiari
- Richieste di impiego
Lettere di richiesta di sussidio
Abbiamo capito che i cittadini avevano diritto a un
piccolo sussidio (soldi) sia se avevano il
capofamiglia arruolato nell’esercito al fronte, sia
per potersi mantenere in periodo di guerra
stando lontano da casa, in particolare se esodati.
Inoltre potevano ricevere anche delle razioni di
generi alimentari di prima necessità.
La richiesta di sussidi
“Spettabile commissariato di
Gemona-Tarcento in Firenze
La scrivente che non trovarsi in liete
condizioni, si rivolge fiduciosa a cav.
Spettabile commissario con preghiera le
venga liquidato il sussidio spettantele,la
quale moglie al soldato di fanteria Ermes
Dxxxxx 55 regimento staccato a Orzignano
e contorni addetto al controllo delle
miniere di Lignite e dipendente dal
commando combustibili di Padova: e nel
tempo stesso sia liquidato il sussidio
spettante al loro figlio nato il 1° Maggio
1917. Questo doppio sussidio fu dalla
stessa percepito ed incassato fino al 28
ottobre 1917 risultando in credito dal
giorno stesso. […]
Ines Dxxxxxi nata Txxxxxxi”
“Illustrissimo Signor Sindaco
Io per saper dove era il Municippio
(Municipio) di Gemona sono rivolto a
Bologna e mi hanno mandato la
direzione così le mando queste righe
per farle sapere il nostro bisogno. Cui
(Qui) con duecento grami (grammi) di
pane e mezzo piato (piatto) di minestra
per persona se si continua così viene la
pelagra (pellagra) così sarei
desideroso che lei scrivesse a questo
Municipio per farci avere le tessere per
5 polenta e per zuchero (zucchero) che
a noi non vogliono darci, così atendo
(attendo) da lei questo favore.
Giuseppe Z.”
Lettere per richiesta
di notizie su congiunti
Nella precipitosa fuga dei civili dopo lo sfondamento
di Caporetto molte famiglie si sono divise, alcuni
parenti si sono persi per strada, tanto che numerose
sono le lettere mandate alla Prefettura per ricevere
informazioni riguardo ai familiari, anche molti
mesi dopo lo sfollamento, quando le ricerche
personali sono risultate vane.
“Gemona
egreggio Sig. Antonio
avendo inteso che la S. V. è impiegato per il Comune Di Gemona, e così Di
più anche sopra noi poveri profughi, lo preghiamo gravemente a voler
interessarsi anche per noi suoi amici.
caro Antonio deve farci giusto favore, di fare le pratiche per trovarsi per le
nostre famiglie, perse ancora il giorno 28 e 29 Ottobre, e se lei far
incontrerà spese per noi a rintracciare i nostri cari ci vedremo, speriamo
presto a Gemona riafferremo di tutti i nostri doveri.
Uxxxxx Giuseppe fu Pietro cerca la moglie Nxxxxx Giuseppina in Uxxxxx
con due nuore, una di nome Maria con figlio di nome Emanuele, seconda
Giuseppina, e la terza Angelina. l'altra nuora di nome Giuseppina con figli
di Fermo Giuseppe. […]
U. Giuseppe e C. Giovanni
18 dicembre 2017”
“ Egregio Dottore Federico Peressutti
Giorni fa mi giunse un giornale di Firenze nominato il giornale di Udine finalmente
dopo 6 mesi dalla nostra fuggita da Gemona non sapevo a chi rivolgermi per
chiedere grazie dalla nostra ricerca fra dispersi.
Io sono a pregarla che non so se mio fratello fosse partito o no in quella notte dal
28 al 29 ottobre 1917 scrissi da per tutto e non ho nessun risultato siccome io sono
di casa in borgo piovega […]
B. Francesco – 1 maggio 1918”
“Firenze li 22 Maggio 1918
Il sottoscritto domanda notizie delle sue figlie Zxxxxx Caterina di Pietro d’anni 14,
Aurora Zxxxxxx di 12 e Nicolina d’anni 10, detto Toi native da Gemona abitante nel
colleggio Providenza via Romeli N°2 in Udine.[...]
Più si richiede notizie sulla sorte di Zxxxxx Giacomo, fù Giuseppe d’anni 60 e di
costui fratello Zxxxxx Giovanni, d’anni 54 tintore detti quelli di Dade messi ai
domiciliali nel borgo Pioveva di Gemona. Tutti rimasti invasi nella provincia di
Udine da quali non si ha notizie dal 29 ottobre 1917 in guerra.
Il richiedente retro descritto.
Zxxxxx Pietro”
La lettera di Pietro Z. in cui richiede
informazioni dei congiunti
“15/5/18 Torino
Egregio Signore Dottore
Io sono con queste mie a fare le mie lagnanze in quanto io scrissi di già
22 giorni dunque prego caldamente la sua nobile persona a farmi molto in
quanto a me mi è di tanto interesse che sarebbe Londero Adele profuga di
Gemona Campo Taboga io faccia ricerche dei miei figli che sarebbero
cinque che sarebbero i tali:
Londero Luigia di anni 15
‘’
Maria
‘’
11
‘’
Onorio
‘’
9
‘’
Giovanni ‘’
8
‘’
Guido
‘’
6
[…]
Cxxxxxx Adele- palazzo Venezia-Via Meucci Torino”
Lettere di lamentela
In varie lettere i mittenti manifestavano reclami o
lamentele a causa dei trattamenti di sfavore o
all'indifferenza dei comuni che accoglievano i
profughi, oppure a causa della mancanza di
lavoro per i maschi, che alloggiavano in zone
marittime che non offrivano possibilità per i
muratori o gli agricoltori.
“ […] Santa Margherita e (è)
bella e (è) anche una bella
posizione ma no per noi
poveri operai che a noi ci
occore (occorre) in un posto
dove sono i lavori […].
Il mio indirizzo è questo Zxxx
Giuseppe otel (hotel) Belle
Vie Santa Margherita Ligure
Provincia di Genova”
Abbiamo letto anche varie lettere con richieste
particolari: siamo rimasti colpiti da un padre che
chiedeva al governo l'invio del pane a suo figlio
alpino, soldato italiano fatto prigioniero
dall'esercito austriaco e trattenuto in Germania,
perchè si potesse almeno sfamare.
La procedura per ottenere tale abbonamento,
tuttavia, risulta piuttosto farraginosa e complessa.
Pane ai prigionieri
Egreggio Comissariato, Sia
appena sono arrivato al
Otel Belle Vu mi metto a
Scriverle queste poche
righe e Mandandogli
l’indirizzo di Mio figlio quel
prigioniero quel che mi ha
dimandato per farli avere il
pane dal Governo.Anzi la
prego apena riceve questo
mio scritto da farlo avere
perchè chi sa quanta fame
sofrirà. Ora adesso le
scrivo il suo Indirizzo.”
[…]
Il linguaggio usato nelle lettere
Il linguaggio usato nelle lettere è davvero molto
vario. In generale, le lettere scritte in un italiano
corretto ortograficamente e costruito in modo
articolato sono davvero poche: i mittenti che si
esprimono con questa pertinenza sono
funzionari comunali di buona estrazione sociale
o persone che fanno parte dei ceti sociali più alti
della comunità gemonese, borghesi, facenti
parte dell'elite dirigenziale.
Cartolina da un prigioniero di guerra
Un prigioniero di guerra di
Gemona trattenuto nel campo
di prigionia di Mannheim in
Germania richiede notizie
della sua famiglia
22 settembre 1918
Il linguaggio del popolo
La maggioranza delle lettere invece è scritta con
un linguaggio sgrammaticato, spesso con errori
ortografici (mancanza di doppie, lettere
maiuscole, accenti e apostrofi).
Molti mittenti si esprimono con frasi articolate e
contorte, talvolta difficilmente comprensibili.
Spesso usano formule di cortesia molto
altisonanti, probabilmente per ossequio ai
destinatari.
Frequentemente operano espressioni friulane
tradotte in modo sommario in italiano.
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