Abbracciare le quattro Nobili Verità e
fare di loro lo strumento del risveglio
interiore, che consentirà di vedere in
modo completamente diverso tutte le
cose, e cioè "semplicemente come
esse sono", senza il velo delle nostre
illusorie percezioni.
ESEMPIO
Capire che la vita è sofferenza (duhkha)
e che la causa della sofferenza è il
desiderio.
Accettare il mondo così com’è
(desiderare di cambiarlo significa fargli violenza)
Contrastare le motivazioni inadeguate:
bramosia, inimicizia, violenza
Favorire le motivazioni adeguate: nonattaccamento, amorevolezza, nonviolenza
ESEMPIO
Capire che la realtà è già perfetta
Uso appropriato di noi stessi e del nostro corpo
Astensione dal furto, ma anche da un possesso troppo bramoso
Non uccidere
Non dare né usare droghe
Sano atteggiamento nei confronti della sessualità
I mezzi di sussistenza nocivi sono: l’usura, il gioco
d’azzardo, il commercio di armi, di esseri umani, di
carne, di veleni e di sostanze comunque nocive alla
salute.
APPROFONDIMENTO
La retta parola esclude: le bugie, le
calunnie, l’essere maleducati o aspri, il
parlare a vanvera, i pettegolezzi e il fare
discorsi inutili.
APPROFONDIMENTO
La parola può spezzare vite, creare
nemici, ma anche infondere saggezza e
fondare la pace.
liberarsi dei pre-esistenti stati negativi della
mente, prevenire i futuri stati negativi,
creare stati positivi.
Prestare attenzione ai propri stati interiori:
emozioni, sentimenti, idee
APPROFONDIMENTO
Sedere con la schiena dritta in una posizione a
gambe incrociate. La mano sinistra è messa sulla
destra, con i pollici che si toccano lievemente,
formando un ovale. Le mani sono poste in
grembo, vicino all'addome.
La mente si deve concentrare sul non pensare
Meditare il respiro: quando si inspira e si espira, si
contano i cicli del respiro da uno a dieci, e poi
ricominciando ancora da uno. Quando la mente
divaga, la concentrazione è riportata indietro al
conteggio, ricominciando da uno.
ESEMPIO PER CAPIRE LA RETTA COMPRENSIONE
•Prendete due persone, una che è uno studente Zen ed una che non ha nessuna pratica
spirituale, e mettetele davanti a situazioni identiche.
•Entrambi andando sugli sci si rompono le gambe in un incidente, ma ciascuno ha una
comprensione totalmente diversa dell'evento:
•il primo sciatore ferito può accettare questo incidente con una certa pazienza, abbastanza
maturo per comprendere che quando si decide di andare a sciare, quel potenziale danno fa
parte del rischio.
• L'altro individuo meno maturo potrebbe ben sentire una frenesia di rabbiosità, come una
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sorta di ‘ingiustizia’ per il suo incidente. Questa persona soffrirà un inferno psicologico per il
suo proprio agire.
•L'accettazione della realtà del primo sciatore gli produce probabilmente che gli effetti
negativi dell'incidente saranno minimizzati, permettendogli così di ottenere il meglio dalla
situazione, e possibilmente passando il resto del suo tempo a bere una cioccolata calda e a dare
consigli alle persone sulla sua caduta.
•Per il secondo sciatore, oltraggiato dalla stessa realtà, non solo c’è la sua sofferenza ampliata
dall'evento iniziale, ma gli arriveranno situazioni supplementari (karma) che aggraveranno il
problema: per lo sciatore adirato la parte peggiore di questo scenario è che egli forse dovrà
soffrire di più nel futuro a causa della sua incapacità a trattare con la propria situazione.
• Egli riporterà tutto questo sul suo stesso ‘sé’ risvegliando il disprezzo e la rabbia dei suoi
compagni a causa del suo comportamento infantile, pieno di auto-rancore, e più portato a
probabili ripetizioni dei suoi errori in futuro.
Ecco qui il discorso del Buddha sulle due frecce (Sallena Sutta).
"Meditatori, sia l'uomo ignorante che l'uomo saggio che percorre il sentiero
percepiscono sensazioni piacevoli, spiacevoli e neutre. Ma qual è la differenza tra i due,
ciò che li caratterizza?
Facciamo l'esempio di una persona che, trafitta da una freccia, ne riceva una seconda,
sentendo quindi il dolore di entrambe le ferite.
Ecco, la stessa cosa accade quando un ignorante, che non conosce l'insegnamento,
viene a contatto con una sensazione spiacevole e - come reazione - si preoccupa, si
agita, piange, grida, si batte sul petto, perde il senso della realtà.
Quindi egli fa esperienza di due dolori: quello fisico e quello mentale.
Gravato dalla sensazione spiacevole, reagisce con avversione e, con questo
atteggiamento, inizia a creare in sè un condizionamento di avversione.
Infatti, quando prova queste sensazioni negative, egli cerca il diletto in qualche
sensazione piacevole, perchè - da persona ignorante quale è - non sa rispondere
correttamente ad una sensazione spiacevole se non cercando riparo nel piacere dei
sensi.
E quando comincia a godere di un piacere, allora comincia ad instaurarsi in lui un
condizionamento al desiderio, alla bramosia.
Egli è completamente inconsapevole di come vadano le cose, non sa cioè che le
sensazioni sono impermanenti, non sa quale sia l'origine della bramosia verso di esse,
non conosce il pericolo che rappresentano, e non sa quale sia la via per non esserne
schiavi.
Questa sua incapacità crea dentro questo tipo di uomo un condizionamento di ignoranza.
Provando sensazioni piacevoli, spiacevoli o neutre, l'ignorante, rimanendone
condizionato, lontano dalla verità, è soggetto alla nascita, alla morte, alla vecchiaia, ai
turbamenti, alle sofferenze, alle negatività.
L'ignorante è così destinato all'infelicità.
Invece l'uomo saggio, che percorre la via della verità, quando prova una sensazione
spiacevole, non si preoccupa, non si agita, non piange, non urla, non si batte il petto, non
perde il senso della realtà.
È come chi venga trafitto da una sola freccia e non da due, percependo solo un tipo di
sensazione spiacevole, quella fisica e non quella mentale.
Colpito così da questa sensazione, non reagisce con avversione, e così non si forma in lui un
condizionamento all'avversione. Inoltre non cerca rifugio in una sensazione piacevole per
sfuggire quella spiacevole che sta vivendo.
Egli sa, da persona saggia che è sulla via della verità, come ripararsi dalla sensazione
sgradevole senza cadere nel piacere dei sensi.
Così evita di creare un condizionamento di bramosia e desiderio.
Egli comprende la realtà così come essa è effettivamente, del perenne sorgere e passare delle
sensazioni, di quale sia l'origine della bramosia verso esse, del pericolo che essa costituisce e
del modo di uscirne.
Avendo dunque la perfetta e completa comprensione della realtà, egli non permette che si
formino in lui questi condizionamenti di ignoranza.
Quindi il meditante impara a rimanere equanime e distaccato qualora si manifestino
sensazioni piacevoli, spiacevoli e neutre.
Così facendo, chi cammina sulla via del retto insegnamento, rimane distaccato anche dalla
nascita, dalla vecchiaia, dalla morte, dai turbamenti, dalle sofferenze e dalle negatività.
Egli è equanime davanti a tutte le sofferenze.
Questa è la differenza tra il saggio e l'ignorante.
L'uomo saggio, concretamente addestrato nella pratica del retto insegnamento, rimane
equanime di fronte alle sensazioni gradevoli e sgradevoli che sorgono nella sua persona".
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ESEMPIO PER CAPIRE IL RETTO PENSIERO
•Per usare ancora l'esempio degli sciatori, desiderare che le cose siano diverse da
come si sono svolte; desiderare di non avere la gamba rotta. Questo desiderio è un
atto di violenza contro il mondo.
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APPROFONDIMENTO SULLA RETTA PAROLA
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Il parlare scorretto è il risultato del pensiero non corretto.
È la mente falsa che rifiuta di accettare la realtà così com’è, com’era, o come
sarà.
Lo studioso Buddista Archie Bahm scrive: "...qualunque asserzione, o volontà di
asserire, che le cose sono, o dovrebbero essere, diverse da come esse sono, o
che saranno diverse da ciò che esse sono, è una bugia". Il non voler accettare le
cose così come sono è la base del mentire, ed ogni espressione di quella
intransigenza è non-corretto parlare..."
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Il diretto risultato del Corretto Parlare è una significativa comunicazione che è
naturalmente amichevole ed amorevole verso gli altri. "Se non si può dire
qualcosa di utile, si dovrebbe mantenere un 'nobile silenzio'…".
Un esempio di "nobile silenzio" è quella storia che riguarda un Roshi (maestrozen) ed il suo discepolo che si godevano una bella mattinata. Lo studente disse:
"Che bella giornata!". Il Roshi rispose: "Sì, ma che peccato dirlo così!"
APPROFONDIMENTO SULLA RETTA PAROLA
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Il parlare scorretto è il risultato del pensiero non corretto.
È la mente falsa che rifiuta di accettare la realtà così com’è, com’era, o come
sarà.
Lo studioso Buddista Archie Bahm scrive: "...qualunque assersione, o volontà di
asserire, che le cose sono, o dovrebbero essere, diverse da come esse sono, o
che saranno diverse da ciò che esse sono, è una bugia". Il non voler accettare le
cose così come sono è la base del mentire, ed ogni espressione di quella
intransigenza è non-corretto parlare..."
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Il diretto risultato del Corretto Parlare è una significativa comunicazione che è
naturalmente amichevole ed amorevole verso gli altri. "Se non si può dire
qualcosa di utile, si dovrebbe mantenere un 'nobile silenzio'…".
Un esempio di "nobile silenzio" è quella storia che riguarda un Roshi (maestrozen) ed il suo discepolo che si godevano una bella mattinata. Lo studente disse:
"Che bella giornata!". Il Roshi rispose: "Sì, ma che peccato dirlo così!"
APPROFONDIMENTO SULLA CORRETTA AZIONE
•Non rispettare i precetti non solo dà luogo ad infiniti ostacoli sul Sentiero, ma crea
anche una grande quantità di karma e quindi eventi futuri che risultano da azioni
passate.
•Come dice Alan Watt, "Il non voler osservare i precetti produce "cattivo
karma", non perché il karma sia una legge o un castigo morale, ma perché tutte
le azioni da noi decise e messe in atto,... sono karma.
•Ovviamente, per tutti vi saranno periodi in cui i precetti non vengono rispettari, e
quando ciò accade, lo studente deve agire in modo fermo ma compassionevole per
correggere il problema.
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•Stephen Echard Roshi include un voto, per i nuovi studenti alla fine della cerimonia
‘Tokudo’, che mostra come auto-correggere i problemi mantenendo un
comportamento compassionevole: "Comprendo che essendo io un Bodhisattva agli
inizi, ed essendo la forza del Karma assai forte, di quando in quando potrei non
riuscire a mantenere i miei voti. Così, io faccio il voto di esaminarmi periodicamente
e di fare ammenda se necessario. Che io tratterò me stesso con lo stesso genere di
amorosa gentilezza e austera disciplina come se io fossi il mio stesso figlio, e che
terrò questo atteggiamento diretto verso tutti gli esseri senzienti".
APPROFONDIMENTO
SULLAessere
CORRETTA
•Praticare la Corretta
Attenzione significa
molto ATTENZIONE
più consapevoli di ciascuna
di queste cose, e conoscere e comprendere se stessi analizzando causa ed origine.
•A livello pratico, questo significa essere consapevoli in e di ogni momento.
•Sia quando si mangia o si cammina, studiando, guidando, o anche quando si usa il
bagno.
•Il Maestro Zen Thich Nhat Hanh insegna che la motivazione è la chiave per la
Corretta Attenzione.
•Se facendo un’azione come pure un'attività, noi siamo troppo contenti, allora noi
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perdiamo quel momento.
•Le azioni dovrebbero essere compiute soltanto nell'interesse dell'azione stessa.
•Egli poi usa l'esempio di lavare i piatti: "Ci sono due modi di lavare i piatti.
•Il primo è lavare i piatti per avere i piatti puliti ed il secondo è lavare i piatti per...
lavare i piatti.
•Se lavando i piatti, noi pensiamo solo alla tazza di tè che ci aspetta, affrettando
così l’impegno di finire i piatti come se fossero un fastidio, allora noi non stiamo
lavando i piatti per… lavare i piatti".
•Se non sentiamo di voler lavare i piatti, può essere che non saremo nemmeno capaci
di bere il nostro tè.
•Non essendo attenti, né riuscendo a vivere nel momento presente, noi cessiamo di
essere vivi; divenendo continuamente vittime del futuro e del passato.
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Ottuplice Sentiero (per le classi terze).