Argomenti
-Economia positiva ed economia normativa;
-Quando nasce la moderna economia politica;
-Distinzione tra microeconomia e macroeconomia;
- Alcuni aspetti metodologici.
A cura del prof. De Liso, Università di Lecce
Distinzione tra economia positiva ed economia
normativa.
- Economia
positiva: un corpo di conoscenze
sistematizzate che concerne ciò che è;
- Economia
normativa: un corpo di conoscenze
sistematizzate che discutono i criteri di ciò che deve
essere.
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L’economia positiva è indipendente da giudizi di valore(*); il suo
compito è di fornire generalizzazioni per capire come “funziona”
un sistema economico e per fare previsioni.
Lo studio dell’economia positiva è assimilabile a quello della
Fisica. Ad esempio David Hume studiò ed affermò come
l’iniezione di nuova moneta procura crescita di inflazione.
O, ad esempio, la legge fondamentale dell’economia politica, la
legge della domanda e dell’offerta è attinente a ciò che è.
L’aumento di domanda di un bene aumenta progressivamente il
suo prezzo.
(*) Un giudizio di valore è un'affermazione che, da un punto di vista soggettivo,
valuta della liceità o dell'utilità di qualcosa. In generale, è un giudizio basato su
un particolare sistema di valori.
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L’economia normativa fa riferimento a giudizi di
valore. Molto semplicemente, vi possono essere
aspetti dell’economia non graditi o comunque da
equilibrare, controllare.
Esempio: dobbiamo agire sulla domanda
aggregata(*) per ridurre la disoccupazione dal 12%
al 6%.
(*) In macroeconomia la domanda aggregata rappresenta la domanda di beni e
servizi formulata da un sistema economico nel suo complesso, in un certo
periodo temporale.
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CIO’ CHE E’
Quindi l’economia positiva mi spiega che c’è una
relazione tra domanda aggregata ed occupazione
aggregata.
CIO’ CHE DEVE ESSERE
Socialmente si ritiene non desiderabile un livello di
disoccupazione pari al 12% e quindi si cercherà di
mettere in moto quei meccanismi per l’aumento di
produzione al fine di diminuire la disoccupazione.
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Quando nasce la moderna economia politica
Prima di rispondere a questa domanda è necessario
distinguere
due
significati
del
termine
“economico”:
-Uno sostanziale (che ha una base fattuale): ovvero,
dovendo occuparci di produrre beni e servizi
dobbiamo costruire acciaierie, arare campi…
- Uno formale (che ha una base di tipo logico): che
da cioè significato al rapporto mezzi/fini.
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Il significato sostanziale deriva dal fatto che il genere
umano dipende, per la sua sopravvivenza, dalla natura
e dagli altri uomini e donne (base fattuale).
Indipendentemente dal tipo di economia (capitalista,
pianificata, schiavista) è indispensabile rapportarsi con
una base fattuale di dipendenza tra gli uomini e dalla
natura.
Il significato formale deriva dal carattere logico del
rapporto mezzi/fini, ed ha implicito dentro di sé il
problema dell’allocazione di risorse scarse (base
logica).
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Le risorse, che chiameremo beni economici, sono
limitate e, quindi, hanno un prezzo. Il loro prezzo
dipende anche da una serie di fattori, sempre
facenti parte della base logica, come l’efficienza
produttiva e l’allocazione.
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Le analisi di questo corso si applicano a sistemi
capitalistici.
Riprendendo la definizione di A. Maddison(*)
l’aggettivo “capitalistico” si riferisce a economie in
cui la proprietà privata è dominante, e l’allocazione
dei beni, servizi e fattori produttivi avviene
principalmente attraverso meccanismi di mercato.
(*) Angus Maddison (Newcastle upon Tyne, 6 dicembre 1926 – Neuilly-surSeine, 24 aprile 2010) è stato un economista britannico, professore emerito
presso la facoltà di Economia dell'Università di Groningen.
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Vi è quindi l’interazione tra domanda e offerta
senza che nessun fattore esterno al mercato regoli
quantità e prezzi.
Sempre secondo Maddison:
-In secondo luogo queste economie sono altamente
capitalizzate: lo stock di capitale (fisico, istruzione,
conoscenza) è elevato rispetto al reddito.
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Per capitale fisico si intendono i macchinari e quant’altro di
materiale è necessario alla produzione. Vi è poi una parte di
capitale immateriale, come l’istruzione.
Perché l’istruzione è capitale?
Perché è considerato investimento o capitale quella risorsa
sottratta al consumo e investita per un ricavo futuro.
Nelle economie capitalistiche lo stock di capitale è
particolarmente elevato rispetto al reddito nel suo
complesso.
- LA CRESCITA DI QUESTO STOCK E’ UNA DELLE
DETERMINANTI CHE SPIEGANO LO SVILUPPO DELLE
ECONOMIE CAPITALISTICHE.
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Non è un caso che l’economia politica in quanto
disciplina a sé stante conosca uno sviluppo senza
precedenti in parallelo al dispiegarsi della Prima
Rivoluzione Industriale (Inghilterra, dal 1750 circa).
Con lo sviluppo della Prima Rivoluzione
Industriale si parla di avvento del “Capitalismo
Industriale”, che era stato preceduto dal
capitalismo commerciale.
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Parliamo di economia politica moderna perché in
precedenza alla Prima Rivoluzione Industriale
sono esistite altre economie politiche.
Vi è un certo accordo tra gli
economisti nel fissare la nascita della
moderna economia politica con
l’opera di Adam Smith “Un’indagine
sulla natura e sulle cause della
ricchezza delle nazioni”, pubblicata
nel 1776.
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Adam Smith
Distinzione tra microeconomia e macroeconomia
L’economia politica non è una disciplina con un unico
corpo teorico.
Questo corso da una rappresentazione specifica, che è
la teoria neoclassica.
Altre teorie sono il mercantilismo, la fisiocrazia, il
marginalismo e la teoria keynesiana.
Queste teorie si differenziano per diversi aspetti. Tra i
temi affrontati si va dalle teorie del valore alle teorie
della crescita.
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Anche se la distinzione tra microeconomia e
macroeconomia è da attribuire a J. M. Keynes (1936)
con la pubblicazione della “Teoria generale
dell’occupazione e dell’interesse e della moneta”,
secondo la scuola neoclassica:
- Vi sono temi microeconomici: comportamento del
singolo consumatore, produttore, del singolo mercato;
- Vi sono temi macroeconomici: si ragiona in termini di
aggregati di investimento, risparmio, occupazione,
produzione.
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Alcuni aspetti metodologici
Riguardo il metodo, l’economia ha cercato di
avvicinarsi sempre più alla fisica, dalla quale ha
importato il metodo matematico. Ciò ha significato
un uso crescente della matematica e della statistica.
Questa evoluzione della disciplina economica è
stata positiva, in quanto lo strumento matematico
può essere utile; occorre però ricordare che se la
matematica non può mentire, può ingannare.
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Quando nel 1871 i fondatori della scuola
neoclassica
importarono
questa
disciplina
nell’economia, pensavano d’aver trovato la chiave
di lettura per eccellenza dei fenomeni economici.
Ma attenzione! Perché molto spesso si fanno ipotesi
nascoste, non per ingannare (per malafede), ma si
utilizzano strumenti che hanno implicazioni che
vengono comprese solo molto tempo dopo.
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Ragioneremo in termini di teoria (economica):
-La
teroria è il modo attraverso cui percepiamo i “fatti”, e non
possiamo percepire i “fatti” senza una teoria.
– Friedman –
Per fare teoria di solito è necessario fare delle ipotesi
semplificatrici che vengono chiamate “assunzioni”.
Un’ipotesi è importante se “spiega” molto con poco, cioè se
riesce ad estrarre gli elementi cruciali e comuni dalla massa
di circostanze che circondano i fenomeni che devono essere
spiegati e consente di realizzare previsioni utili.
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In economia si fanno almeno tre tipi di assunzioni:
1)
A volte si assume l’esistenza di una certa
CONDIZIONE INIZIALE. (Ad esempio: il mercato è in
una condizione di concorrenza perfetta);
2)
Altre sono dette ASSUNZIONI AUSILIARIE. (Ad
esempio quando si parlerà degli equilibri parziali si
userà l’assunzione del ceteris paribus (*));
3)
Il terzo tipo di assunzione definisce le condizioni che
fissano i limiti (boundary conditions) entro i quali certe
variabili o la teoria nel complesso hanno validità.
(*) = a parità di condizioni.
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Argomenti
-Paradigmi scientifici;
-Scuola classica;
-Scuola neoclassica (o marginalista);
-Scuola Schumpeteriana/evolutiva;
- Altre scuole.
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Paradigmi scientifici
Cos’è un paradigma scientifico?
Il filosofo della scienza Thomas Kuhn (1922-1966)
introduce l’idea di “paradigma scientifico e scienza
normale”. Idea applicabile anche nell’economia politica.
Si tratta di una ricerca fondata su uno o più risultati
raggiunti, ai quali una particolare comunità scientifica,
per un certo periodo di tempo, riconosce la capacità di
costituire il fondamento della sua prassi ulteriore.
T. Kuhn
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Fase 0 – Periodo pre-paradigmatico
Fase 1 – Accettazione del paradigma
Fase 2 – Scienza normale
Fase 3 – Nascita delle anomalie
Fase 4 – Crisi del paradigma
Kuhn ci dice che la scienza
attraversa ciclicamente alcune
fasi che sono indicative di
come essa operi.
Per Kuhn la scienza è
paradigmatica,
e
la
demarcazione tra scienza e
pseudoscienza è riconducibile
all’esistenza di un paradigma.
Fase 5 – Rivoluzione scientifica
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Fase 0 – Periodo pre-paradigmatico
Fase 1 – Accettazione del paradigma
Fase 2 – Scienza normale
Fase 3 – Nascita delle anomalie
Fase 4 – Crisi del paradigma
Fase 5 – Rivoluzione scientifica
La FASE 0 è dunque il periodo
chiamato
pre-paradigmatico,
caratterizzato dall’esistenza di
molte
scuole
differenti
in
competizione tra loro e l’assenza
di un sistema di principi
condivisi. In questa fase, lo
sviluppo
di
una
scienza
assomiglia più a quello delle arti
ed è presente molta confusione. A
un certo punto della storia della
scienza in esame, viene sviluppata
una teoria in grado di spiegare
molti degli effetti studiati dalle
scuole precedenti;
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Fase 0 – Periodo pre-paradigmatico
Fase 1 – Accettazione del paradigma
Fase 2 – Scienza normale
Fase 3 – Nascita delle anomalie
Nasce così il paradigma,
l’insieme di teorie, leggi e
strumenti che definiscono
una tradizione di ricerca
allinterno della quale le
teorie sono accettate da tutti
i cultori.
Fase 4 – Crisi del paradigma
Fase 5 – Rivoluzione scientifica
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Fase 0 – Periodo pre-paradigmatico
Fase 1 – Accettazione del paradigma
Fase 2 – Scienza normale
Fase 3 – Nascita delle anomalie
Fase 4 – Crisi del paradigma
Nasce così il paradigma,
l’insieme di teorie, leggi e
strumenti che definiscono una
tradizione di ricerca allinterno
della quale le teorie sono
accettate da tutti i cultori.
Questa adesione sancisce la
FASE 1, ovvero, l’accettazione
del paradigma.
Fase 5 – Rivoluzione scientifica
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Fase 0 – Periodo pre-paradigmatico
Fase 1 – Accettazione del paradigma
Fase 2 – Scienza normale
Fase 3 – Nascita delle anomalie
Fase 4 – Crisi del paradigma
Fase 5 – Rivoluzione scientifica
Una
volta
definito
il
paradigma ha inizio la FASE 2,
ovvero, quella che Kuhn
chiama la scienza normale.
Nel periodo di scienza normale
gli scienziati sono visti come
risolutori di rompicapi, che
lavorano
per
migliorare
l’accordo tra il paradigma e la
natura. Questa fase, infatti, è
basata sull’insieme dei principi
di
fondo
dettati
dal
paradigma, che non vngono
messi in discussione,
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Fase 0 – Periodo pre-paradigmatico
Fase 1 – Accettazione del paradigma
Fase 2 – Scienza normale
Fase 3 – Nascita delle anomalie
Fase 4 – Crisi del paradigma
Fase 5 – Rivoluzione scientifica
Ma ai quali, anzi, è affidato il
compito
di
indicare
le
coordinate
dei
lavori
successivi. In tale fase vengono
sviluppati gli strumenti di
misura con cui si svolge
l’attività
sperimentale,
vengono prodotti la maggior
parte degli articoli scientifici,
ed i suoi risultati costituiscono
la maggior parte della crescita
della conoscenza scientifica.
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Fase 0 – Periodo pre-paradigmatico
Fase 1 – Accettazione del paradigma
Fase 2 – Scienza normale
Fase 3 – Nascita delle anomalie
Fase 4 – Crisi del paradigma
Fase 5 – Rivoluzione scientifica
Durante la fase di scienza
normale
si
otterranno
successi,
ma
anche
insuccessi: tali insuccessi,
per Kuhn, prendono il nome
di anomalie, ovvero eventi
che
vanno
contro
il
paradigma.
La
scienza
normale, da buon risolutore
di rompicapo qual è, tenta
di risolvere tali anomalie.
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Fase 0 – Periodo pre-paradigmatico
Fase 1 – Accettazione del paradigma
Si passa così alla FASE 3,
nella quale il ricercatore si
scontra con le anomalie.
Fase 2 – Scienza normale
Fase 3 – Nascita delle anomalie
Fase 4 – Crisi del paradigma
Fase 5 – Rivoluzione scientifica
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Fase 0 – Periodo pre-paradigmatico
Fase 1 – Accettazione del paradigma
Fase 2 – Scienza normale
Fase 3 – Nascita delle anomalie
Fase 4 – Crisi del paradigma
Fase 5 – Rivoluzione scientifica
Quando
il
fallimento
è
particolarmente ostinato o
evidente, può avvenire che
l’anomalia metta in dubbio
tecniche e credenze consolidate
con il paradigma, aprendo così
la FASE 4, ovvero la crisi dl
paradigma.
Come
conseguenza della crisi, in tale
periodo
si
creeranno
paradigmi diversi.
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Fase 0 – Periodo pre-paradigmatico
Fase 1 – Accettazione del paradigma
Fase 2 – Scienza normale
Fase 3 – Nascita delle anomalie
Tali nuovi paradigmi non
nasceranno
quindi
dai
risultati raggiunti dalla
teoria precedente, piuttosto,
dall’abbandono
degli
schemi precostituiti del
paradigma dominante.
Fase 4 – Crisi del paradigma
Fase 5 – Rivoluzione scientifica
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Fase 0 – Periodo pre-paradigmatico
Fase 1 – Accettazione del paradigma
Fase 2 – Scienza normale
Fase 3 – Nascita delle anomalie
Fase 4 – Crisi del paradigma
Fase 5 – Rivoluzione scientifica
Si entra così nella FASE 5, la
rivoluzione scientifica. Nel
periodo
di
scienza
straordinaria, si aprirà una
discussione all’interno della
comunità scientifica su quali
dei nuovi paradigmi accettare.
Però non sarà necessariamente
il paradigma più “vero” o il
più efficiente ad imporsi, ma
quello in grado di catturare
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Fase 0 – Periodo pre-paradigmatico
Fase 1 – Accettazione del paradigma
Fase 2 – Scienza normale
Fase 3 – Nascita delle anomalie
Fase 4 – Crisi del paradigma
L’interesse di un numero
sufficiente di scienziati, e di
guadagnarsi la fiducia della
comunità
scientifica.
I
paradigmi che partecipano a
tale scontro, secondo Kuhn,
non condividono nulla,
neanche le basi e quindi non
sono paragonabili.
Fase 5 – Rivoluzione scientifica
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Fase 0 – Periodo pre-paradigmatico
Fase 1 – Accettazione del paradigma
Fase 2 – Scienza normale
Fase 3 – Nascita delle anomalie
Fase 4 – Crisi del paradigma
Fase 5 – Rivoluzione scientifica
La scelta del paradigma
avviene, come detto, per
basi
socio-psicologiche
oppure biologiche (giovani
scienziati
sostituiscono
quelli anziani).
La battaglia tra paradigmi
risolverà la crisi, sarà
nominato
il
nuovo
paradigma e la scienza sarà
riportata a una FASE 1.
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In Economia politica si possono identificare alcuni
“paradigmi” che chiameremo “scuole di pensiero”.
Questo corso si concentrerà su un paradigma classico,
ovvero una scuola classica, quella di Adam Smith.
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Adam Smith (1723-1790) – “La
ricchezza delle nazioni” – pubblicata
nel 1776.
David Ricardo (1772-1823) – “Sui
principi dell’economia politica e della
tassazione” – pubblicato nel 1817.
John Stuart Mill (1806-1873) – “Principi
di economia politica” – pubblicato nel
1848.
Karl Marx (1818-1883) – “Il capitale” –
Primo Libro, 1867.
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SCUOLA
CLASSICA
Nomi e
opere da
ricordare
W. Stanley Jevons (1835-1882) – “Teoria
dell’economia politica” - [1871].
Carl Menger (1840-1921) – “Principi di
economia politica” – [1871].
Leon Walras (1834-1910) – “Elementi di
economia politica” – [1871].
Alfred Marshall (1842-1924) – “Principi
di economia” – [1890].
Vilfredo Pareto (1848-1923) – “Corso di
economia politica” – [1898].
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SCUOLA
NEOCLASSI
CA
Nomi e
opere da
ricordare
Si chiama scuola neoclassica perché vi è un cambio
di prospettive rispetto alle tematiche classiche.
Jevons si propose di rifondare le basi della scuola
classica importando la “fisica”.
Jevons, Menger e Walras pubblicarono nello stesso
momento in tre lingue diverse, senza conoscere
l’uno l’opera dell’altro, costituendo una nuova
scienza con caratteri omogenei non concordati.
Una delle critiche all’economia classica è sulla
teoria del valore.
A cura del prof. De Liso, Università di Lecce
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Lezioni di Economia Politica