Rapporto tra banche e imprese:
riflessioni sulla crisi
Banche e integrazione finanziaria internazionale
2° modulo, prof. A. Zazzaro
Giacinto Micucci
Banca d’Italia, Sede di Ancona,
Ufficio analisi e ricerca economica territoriale
(Le opinioni espresse in questo intervento sono da attribuire all’autore
e non impegnano l’Istituzione di appartenenza)
Universita' Politecnica delle Marche - Ancona 6 dicembre 2012
Cosa farò in questo intervento
Descriverò alcuni fatti stilizzati di rilievo emersi nel corso della crisi, specie
con riferimento ai rapporti tra banche e imprese
Questi fatti forniranno lo spunto per richiamare un paio di argomenti teorici
di grande importanza:
a) la “giusta” struttura finanziaria delle imprese;
b) i problemi che sorgono in fase di ristrutturazione del credito.
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Programma dell’intervento
1)
La crisi economica e finanziaria (in Italia e nelle Marche)
2)
Il rapporto banca-impresa nel corso della crisi
3)
Una prima riflessione: la struttura finanziaria conta
4)
Una seconda riflessione: torna l’enfasi sulla ristrutturazione dei crediti
alle imprese in difficoltà
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Programma dell’intervento
1)
La crisi economica e finanziaria (in Italia e nelle Marche)
2)
Il rapporto banca-impresa nel corso della crisi
3)
Una prima riflessione: la struttura finanziaria conta
4)
Una seconda riflessione: torna l’enfasi sulla ristrutturazione dei crediti
alle imprese in difficoltà
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Il PIL dell’area € è in calo (con ampi divari)
112
112
Area dell'euro
Italia
Germania
Francia
110
108
110
108
106
106
104
104
102
102
100
100
98
98
96
96
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
Il PIL dell’area ristagna dall’estate del 2011:
Solo le esportazioni tengono.
La domanda interna è debole (manovre restrittive, difficoltà del mercato del lavoro,
incertezze delle crisi del debito sovrano).
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120
L’interscambio con l’estero sostiene l’attivita’
120
Esportazioni di beni in volume
agosto
ITALIA:
110
110
100
100
90
90
Totale
Extra-UE
80
80
Intra-UE
70
70
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
 Le esportazioni crescono, trainate da flussi extra-UE
 Le importazioni scendono. Il saldo di parte corrente migliora: nei primi sette
mesi il saldo delle merci è tornato in surplus grazie al forte avanzo dei prodotti
non energetici
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I consumi delle famiglie scendono. Incide il calo del reddito
(-3,9% reale sul 1° sem 2011)
Immatricolazioni di autoveicoli (dati SA)
220000
210000
200000
190000
180000
170000
160000
150000
140000
130000
120000
110000
100000
220000
210000
200000
190000
180000
170000
160000
150000
140000
130000
120000
110000
100000
immatricolazioni
media mobile
media annua
2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012
Reddito disponibile reale delle famiglie cons.
(indici: 1991=100)
113
20
Reddito disponibile lordo reale (1);
indice (1999=100), scala di sinistra
110
valori puntuali
18
media mobile di 4 termini
107
16
104
14
101
12
98
Propensione al risparmio (2); punti
percentuali, media mobile di 4
termini; scala di destra
95
10
8
2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012
 I consumi delle famiglie sono scesi nel secondo trimestre
 Per il quinto trimestre, le immatricolazioni di auto sono circa la metà di quello del
precedente picco ciclico
 Indebolimento del reddito disponibile, perdita di potere d’acquisto, clima di fiducia sui
minimi storici
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Le condizioni del mercato immobiliare sono diventate difficili
Compravendita e prezzi di abitazioni in Italia - (Indici 2005=100)
120
120
Prezzi
110
Prezzi in termini reali
Numero di compravendite
100
110
100
90
90
80
80
70
70
60
60
2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012
 In termini nominali le quotazioni degli immobili residenziali sono in leggero calo dalla
fine dello scorso anno. In termini reali, dalla fine del 2011 i prezzi sono scesi del 4,2%
 Le aspettative a breve termine degli operatori restano orientate al pessimismo, pur con
un’attenuazione rispetto al quadro particolarmente negativo riscontrato in primavera
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I prestiti alle imprese sono diminuiti,
i prestiti alle famiglie sono risultati stazionari
Prestiti bancari alle imprese
Prestiti bancari alle famiglie
(tassi di crescita sui 12 mesi)
(tassi di crescita sui 12 mesi)
20
20
20 12
20
15
15
15 10
15
10
10
5
5
0
0
0
-5
-5
-5
10
12
10
8
8
10
6
5
-10
2008
2009
Nord Ovest
-10
2010
Nord Est
4
6
5
4
2
0
2
0
-5
0
-10 -2
2011
2012
2009
2008
2010
Centro
e Isole
Nord
Ovest Sud
Nord
Est
-10
2008
2009
2010
2011
2012
Centro Sud e Sud
Centro
Isolee Isole
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-2
2011
2012
Diamo anche una rapida occhiata a cosa è
successo (e sta succedendo) nella regione dove
siamo, le Marche, prima di riprendere il discorso
sui rapporti tra banche e imprese
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Durante la crisi l’occupazione nelle Marche è scesa, più
di quanto osservato nel Centro e nel Nord-Est
Occupati nell’Indagine sulle forze di lavoro dell’Istat
(numeri indice, anno 2006=100; serie destagionalizzate)
106
104
102
100
98
96
94
I
II
2006
Nord-ovest
I
II
2007
I
II
2008
Nord-est
I
II
2009
Centro
I
II
2010
I
II
2011
Marche
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I
2012
Mezzogiorno
Ricchezza delle famiglie e sue componenti
(miliardi di euro a prezzi correnti)
300
300
250
250
200
200
150
150
100
100
50
50
0
0
-50
-50
2002
abitazioni
2003
2004
altre attività reali
2005
2006
attività finanziarie
2007
2008
2009
passività finanziarie
2010
ricchezza netta
Nel confronto internazionale le famiglie italiane e marchigiane mostrano un
rapporto tra ricchezza netta e reddito disponibile più favorevole. Nelle Marche
138 mila euro procapite (142 in Italia): 7,5 volte il reddito disponibile
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Valori, prezzi e superfici delle abitazioni di proprietà delle famiglie
(numeri indice: base 2002=100)
160
150
140
valore delle abitazioni
prezzo medio al mq
superficie abitativa totale
160
150
140
130
130
120
120
110
110
100
100
90
90
2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010
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Influenzata dal comparto dei crediti alle costruzioni, nel 2012 la qualità
del credito nelle Marche è tornata a peggiorare, rimanendo comunque
migliore nel confronto con il picco negativo raggiunto nel 2009
Difficoltà di rimborso dei prestiti
da parte delle famiglie e delle imprese
(dati trimestrali; in percentuale dei prestiti)
5
10
4
8
3
6
2
4
1
0
2
I
II
III IV
2008
I
II
III IV
2009
I
II
III IV
I
2010
II
III IV
2011
famiglie: nuove sofferenze (1)
imprese: nuove sofferenze (1)
famiglie: incagli e prestiti ristrutturati (scala destra)
imprese: incagli e prestiti ristrutturati (scala destra)
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I
II
2012
La crisi deflagrata nel 2008 e tuttora in atto ha colpito con forza
l’economia delle Marche, più di altre aree con cui si confronta.
Per varie ragioni e con varie conseguenze
 È un’economia ad elevata propensione industriale,
specializzata in beni durevoli per le famiglie
 presenza di una coda di imprese più fragili, sovente
piccole e poco capitalizzate, con strategie deboli, non
autonome rispetto ai mercati finali
 Ne è seguito un peggioramento occupazionale; sono
aumentate (più che in Italia) le sofferenze bancarie
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In estrema sintesi, la congiuntura economica è negativa.
Tuttavia, in un’ottica strutturale, l’economia marchigiana
continua a presentare dei punti di forza, delle luci che
rimangono accese. Eccone alcune:
 in ogni settore ci sono imprese che continuano a
realizzare buoni risultati. Cultura imprenditoriale,
sostenuta dal capitale sociale dei territori
 tenuta della situazione finanziaria delle famiglie, che
partono da una buona dotazione patrimoniale
 capitale umano all’altezza, su cui puntare
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Programma dell’intervento
1)
La crisi economica e finanziaria (in Italia e nelle Marche)
2)
Il rapporto banca-impresa nel corso della crisi
3)
Una prima riflessione: la struttura finanziaria conta
4)
Una seconda riflessione: torna l’enfasi sulla ristrutturazione dei crediti
alle imprese in difficoltà
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Evidence of a contraction of credit supply, associated to low bank capitalization
and scarce liquidity. The ability of borrowers to compensate through
substitution across banks appears to have been limited. We also document that
larger less capitalized banks reallocated loans away from riskier firms,
contributing to credit pro cyclicality. Such ‘flight to quality’ has not occurred for
smaller less-capitalized banks. That this may have reflected, among other things,
evergreening practices.
Albertazzi U. e Marchetti D.J. (2010), “Credit supply, flight to quality and evergreening: an analysis of bank-firm
relationships after Lehman”, Temi di Discussione, Banca d’Italia, n. 756
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We use Italian data on bank lending to firms to study the transmission of shocks
affecting bank balance sheets to the volume and cost of credit granted to
business borrowers and to the probability of banks accepting loan applications
from new borrowers during the 2007-2008 financial crisis. The identification of
the credit-supply effect is based on a difference-in-difference approach because: a
large number of firms in Italy borrow from more than one bank; the shocks to the
wholesale funding market were exogenous to Italian banks; and Italian banks
were affected to a varying extent by the crisis depending on their funding
structure. Results indicate that supply conditions worsened most for the
banks that were most exposed to the interbank market and for those that made
the most use of securitization.
Bonaccorsi di Patti E. e Sette E. (2012), “Bank balance sheets and the transmission of financial shocks to borrowers:
evidence from the 2007-2008 crisis”, Temi di Discussione, Banca d’Italia, n. 848
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This paper combines qualitative information from the Eurosystem Bank Lending
Survey with micro-data on loan quantities and prices for the participating Italian
banks to assess the role of supply and demand factors in credit developments,
with a focus on the 2007-09 financial crisis. Both demand and supply have played
a relevant role, especially for lending to enterprises, in the whole sample period
and during the crisis. On average, over the crisis period the negative effect on the
annualized quarter-on-quarter growth rate of the panel banks’ lending to
enterprises can be estimated in a range of 2.2 to 3.1 percentage points, depending
on the specification. About one fourth of the total supply effect can be attributed
to costs related to the banks’ balance sheet position, the rest to their perception
of credit risk.
Del Giovane P. , Eramo G. e Nobili A. (2010), “Disentangling demand and supply in credit developments: a surveybased analysis for Italy”, Temi di Discussione, Banca d’Italia, n. 764
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The financial crisis of 2007-9 has sparked keen interest in models of financial
frictions and their impact on macro activity. Most models share the feature that
borrowers suffer a contraction in the quantity of credit. However, the evidence
suggests that although bank lending to firms declines during the
crisis, bond financing actually increases to make up much of the gap. This paper
reviews both aggregate and micro level data and highlights the shift in the
composition of credit between loans and bonds. Motivated by the evidence, we
formulate a model of direct and intermediated credit that captures the key
stylized facts. In our model, the impact on real activity comes from the spike in
risk premiums, rather than contraction in the total quantity of credit.
Adrian T., Colla P. e Song Shin H. (2012), “Which financial frictions? Parsing the evidence from the financial crisis of
2007-9”, Working paper series, National Bureau of Economic Research, n. 18335
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Il lavoro analizza le difficoltà di accesso al credito delle imprese prima e durante la
crisi, focalizzandosi su due caratteristiche: la fragilità finanziaria e le prospettive
di crescita. Le stime econometriche indicano che la presenza di condizioni di
bilancio fragili si è associata a una probabilità di razionamento molto più elevata
della media, sia prima sia durante la crisi. Elevati valori dei tassi di crescita del
fatturato o degli investimenti, del valore aggiunto per addetto e della
propensione all’export, indicatori presumibilmente correlati alle prospettive di
crescita, hanno agevolato l’accesso al credito nel periodo precedente la crisi;
durante la crisi, invece, il razionamento del credito è avvenuto in modo più
indiscriminato, risultando meno legato alle prospettive di sviluppo delle imprese.
Relazioni bancarie più strette hanno favorito l’accesso al credito, in particolare
per le aziende caratterizzate da migliori prospettive di crescita; questo risultato è
coerente con l’ipotesi che le banche più coinvolte nel finanziamento delle imprese
detengano migliori informazioni e abbiano maggiori incentivi a utilizzarle.
Albareto G. e Finaldi Russo P. (2012), “Fragilità finanziaria e prospettive di crescita: il razionamento del credito alle
imprese durante la crisi”, Questioni di Economia e finanza, Banca d’Italia, n. 127
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We investigate whether the shape of relations between banks and firms has had
a detectable effect in mitigating the credit contraction that followed Lehman's
default in September 2008. Using micro data on a large sample of Italian firms,
we analyze the relation between firms' debt concentration and credit availability.
We show that firms borrowing from a higher number of banks suffered on
average a larger contraction in bank credit and a higher probability of
experiencing a reduction in outstanding bank debt. The same results hold for
firms diversifying their borrowing, concentrating a smaller proportion with the
main bank. The stability of the bank-firm relationship, measured by its duration,
also appears to have been of some value in mitigating the credit restriction.
De Mitri S. , Gobbi G. e Sette E. (2010), “Relationship lending in a financial turmoil”, Temi di Discussione, Banca
d’Italia, n. 772
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Do bankrupt firms impose negative externalities on their non-bankrupt
competitors? We propose and analyze a collateral channel in which a firm’s
bankruptcy reduces collateral values of other industry participants, thereby
increasing the cost of external debt finance industry wide. To identify this
collateral channel, we use a novel dataset of secured debt tranches issued by U.S.
airlines which includes a detailed description of the underlying assets serving as
collateral.
Our
estimates
suggest
that
industry
bankruptcies
have a sizeable impact on the cost of debt financing of other industry
participants. We discuss how the collateral channel may lead to contagion effects
which amplify the business cycle during industry downturns.
Benmelech E. e Bergman N.K. (2010), “Bankruptcy and the collateral channel”, Working paper series, National
Bureau of Economic Research, n. 15708
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La crisi finanziaria iniziata nell’agosto 2007 ha comportato un inasprimento delle
condizioni di offerta di finanziamenti. A partire dagli ultimi mesi del 2008, sono
state adottate numerose misure di sostegno all’accesso al credito dirette a
imprese e famiglie, quali sospensioni del rimborso del debito (cd. moratorie),
prestazioni di garanzia su alcuni tipi di finanziamento e varie forme di incentivo
alla concessione di nuovi prestiti. Le iniziative riservate alle imprese sono state di
entità significativa, avendo interessato risorse pari a circa il 5 per cento delle
erogazioni di prestiti bancari dall’inizio del 2009 a settembre 2011. Per le famiglie il
corrispondente valore è risultato più contenuto, pari a poco più dell’1 per cento; il
minore impatto è riconducibile principalmente alla severità dei requisiti previsti
per l’accesso ad alcune iniziative e alla modesta entità dei fondi stanziati.
Bartiloro L., Carpinelli L., Finaldi Russo P. e Pastorelli S. (2012), “L’accesso al credito in tempo di crisi: le misure di
sostegno a imprese e famiglie”, Questioni di Economia e finanza, Banca d’Italia, n. 111
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L’attività dei confidi a favore dell’accesso al credito delle piccole e medie imprese
è stata particolarmente rilevante durante la recente crisi economica e finanziaria.
Questo lavoro si pone due obiettivi. I risultati dell’analisi indicano che i confidi
hanno contribuito in misura significativa a non interrompere il flusso di prestiti
alle imprese associate, che ne hanno beneficiato anche sotto il profilo del costo
del credito. Il sostegno alle imprese nella fase più acuta della recessione ha
tuttavia comportato l’assunzione di maggiori rischi, riflettendosi in un
peggioramento della qualità del credito.
Mistrulli P. E., Vacca V. et. altri (2011), “I confidi e il credito alle piccole imprese durante la crisi”, Questioni di
Economia e finanza, Banca d’Italia, n. 105
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Fatti stilizzati emersi nel corso della crisi
Durante la crisi, calo della domanda e dell’offerta di prestiti. In Italia l’effetto
del calo dell’offerta è stato amplificato dalla debolezza dei mercati finanziari
per il finanziamento diretto delle imprese.
La contrazione dell’offerta ha riguardato le banche meno capitalizzate e più
presenti sui mercati interbancari; si e’ rivolta soprattutto verso le imprese
meno capitalizzate, più rischiose, con rating peggiori. Ha funzionato
comunque il relationship banking. Sono cresciute, naturalmente, le esigenze
di ristrutturazione del credito.
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Fatti stilizzati emersi nel corso della crisi (due spunti teorici)
Durante la crisi, calo della domanda e dell’offerta di prestiti. In Italia l’effetto
del calo dell’offerta è stato amplificato dalla debolezza dei mercati finanziari
per il finanziamento diretto delle imprese.
La contrazione dell’offerta ha riguardato le banche meno capitalizzate e più
presenti sui mercati interbancari; si e’ rivolta soprattutto verso le imprese
meno capitalizzate, più rischiose, con rating peggiori. Ha funzionato
comunque il relationship banking. Sono cresciute, naturalmente, le esigenze
di ristrutturazione del credito.
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Programma dell’intervento
1)
La crisi economica e finanziaria (in Italia e nelle Marche)
2)
Il rapporto banca-impresa nel corso della crisi
3)
Una prima riflessione: la struttura finanziaria conta
4)
Una seconda riflessione: torna l’enfasi sulla ristrutturazione dei crediti
alle imprese in difficoltà
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Programma dell’intervento
1)
La crisi economica e finanziaria (in Italia e nelle Marche)
2)
Il rapporto banca-impresa nel corso della crisi
3)
Una prima riflessione: la struttura finanziaria conta
4)
Una seconda riflessione: torna l’enfasi sulla ristrutturazione dei crediti
alle imprese in difficoltà
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La ristrutturazione del debito
 Processo di contrattazione tra il creditore e il prenditore e definizione dei contratti
di debito (Hart and Moore, 1998).
 Informazione asimmetrica: la valutazione delle prospettive aziendali è
particolarmente complessa quando l'impresa è in financial distress (Boot, 1999;
Davydenko and Franks, 2008; Giammarino, 1989). Le banche possono decidere
di ritardare la decisione e attendere di avere più informazioni (‘controlled
liquidation’ Kahl (2002)’).
 Coordinamento tra i creditori (White, 1989; Gertner and Scharfstein, 1991; Rajan,
1992; Bergman and Callen, 1991; Bolton and Freixas, 2000). In genere il credito
bancario, più concentrato, è considerato più facile da rinegoziare di quello
collocato sui mercati (Bolton and Scharfstein, 1996; Bris and Welch, 2005)
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le banche hanno comportamenti differenziati
 Detragiache, Garella e Guiso (2000) ipotizzano che banche diverse si
comportino in modo diverso in relazione alla loro situazione di liquidità.
 In Manove, Padilla e Pagano (2001), invece, sono le garanzie che possono
determinare comportamenti differenziati (> garanzie potrebbero ridurre
l’attenzione nello screening e nel monitoraggio)
 Le banche sono diverse anche sotto il profilo organizzativo (Stein, 2002).
Misure più dettagliate che colgono le differenze tra banche sono state
gradualmente introdotte in diversi lavori, ma non con riferimento alla decisone
di ristrutturare il debito di aziende in difficoltà.
 L'importanza degli schemi organizzativi (Berger et al., 2005a and 2005b;
Scott, 2006)
 Il progresso tecnico
 Il ruolo del responsabile di filiale o del responsabile crediti a livello locale
 La diffusione del credit scoring (Frame et al., 2001; Berger at al., 2005b).
 La distanza tra sede della banca e l'impresa (Alessandrini et al. 2008;
Degryse Ongena, 2004)
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Principali risultati di un nostro paper (Micucci, Rossi, 2010)
I nostri risultati mostrano che:
 Le banche seguono strategie eterogenee di fronte alle imprese in
difficoltà, a seconda dell’organizzazione e della tecnologia di
lending utilizzata.
 Un rapporto banca-impresa più impersonale, una maggiore
distanza e l’utilizzo del credit scoring diminuiscono la probabilità di
ristrutturazione del debito bancario delle PMI in difficoltà.

Questi effetti possono però essere bilanciati da opportuni interventi
organizzativi e tecnologici, quale ad esempio il decentramento
decisionale.

Nel complesso, il lavoro mostra che le strategie, le forme organizzative e
le tecnologie di prestito hanno conseguenze rilevanti sulle scelte delle
banche, anche in momenti critici.
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Fatemi riassumere brevemente quanto detto sinora:
Durante la crisi si sono ridotti i prestiti bancari soprattutto alle imprese piu’
indebitate (considerate più rischiose, con rating peggiori).
Questo richiama l’importanza della capitalizzazione (per le banche e per le
imprese). Abbiamo visto che la struttura finanziaria e’ importante, e’
opportuno trovare un equilibrio “giusto” tra debito e capitale.
Aziende troppo indebitate, anche quando hanno discrete prospettive
economiche, possono avere la vita difficile (la fase di ristrutturazione del
debito e’ complicata).
Probabilmente ci aspetta (o perlomeno sarebbe auspicabile) un periodo
caratterizzato da meno debito e più capitale. Ecco perché
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L’indebitamento delle imprese italiane
60,0
200,0
Debito finanziario/Valore aggiunto (scala dx)
50,0
Leverage
Oneri finanziari netti/MOL
180,0
160,0
40,0
140,0
30,0
120,0
20,0
100,0
10,0
80,0
0,0
60,0
12 34123 4123 4123 41234 1234 12341 2341 2341 23412 3412 34123 4123 4123 41234 12
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 20102011
Universita' Politecnica delle Marche - Ancona 6 dicembre 2012
Fonte: Elaborazioni su dati Istat
Le fonti degli utili per le banche italiane
Evoluzione dei margini reddituali
(numeri indice 2000=100)
180
160
140
120
100
80
60
40
2000
2001
2002
2003
Margine d'interesse
Rettifiche di valore
2004
2005
Altri ricavi
Utile lordo
2006
2007
2008
2009
Costi operativi
Universita' Politecnica delle Marche - Ancona 6 dicembre 2012
2010
Concludo così:
questo è il quadro economico di riferimento che ci aspetta
Fattori che hanno caratterizzato il sistema bancario prima della crisi: elevata crescita dei
volumi, bassi rischi percepiti. Dal lato delle imprese: finanziamento con debito
Il nuovo impianto normativo prevede banche con più capitale e meno leva: aumenta il
costo di assumere rischi
Il quadro economico è profondamene cambiato: alti livelli di debito preoccupano non
soltanto le autorità responsabili della vigilanza e della stabilità finanziaria, ma anche
gli investitori
Ciò vale per banche, imprese e Stati sovrani
Per l’industria bancaria sarà meno facile e più costoso far crescere la dimensione dei
bilanci; per le imprese più difficile e costoso finanziare la crescita colo solo debito
Regolamentazione e forze economiche puntano su nuovi equilibri con banche più
capitalizzate e settori finanziari meno indebitati.
Le prospettive per le banche dopo la crisi: crescita più moderata dei volumi,
riconsiderazione dei profili di rischio, diversificazione delle fonti di ricavo. Per le
imprese: esigenze di ripatrimonializzazione.
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Rapporto tra banche e imprese:
riflessioni sulla crisi
Grazie per l’attenzione
Giacinto Micucci
Banca d’Italia, Sede di Ancona,
Ufficio analisi e ricerca economica territoriale
mail: [email protected]
tel: 0712285222
(Le opinioni espresse in questo intervento sono da attribuire all’autore
e non impegnano l’Istituzione di appartenenza)
Universita' Politecnica delle Marche - Ancona 6 dicembre 2012
Principali fonti utilizzate in questo intervento
Adrian T., Colla P. e Song Shin H. (2012), “Which financial frictions? Parsing the evidence from the financial crisis of
2007-9”, Working paper series, National Bureau of Economic Research, n. 18335
Albareto G. e Finaldi Russo P. (2012), “Fragilità finanziaria e prospettive di crescita: il razionamento del credito alle
imprese durante la crisi”, Questioni di Economia e finanza, Banca d’Italia, n. 127
Albertazzi U. e Marchetti D.J. (2010), “Credit supply, flight to quality and evergreening: an analysis of bank-firm
relationships after Lehman”, Temi di Discussione, Banca d’Italia, n. 756
Bartiloro L., Carpinelli L., Finaldi Russo P. e Pastorelli S. (2012), “L’accesso al credito in tempo di crisi: le misure di
sostegno a imprese e famiglie”, Questioni di Economia e finanza, Banca d’Italia, n. 111
Benmelech E. e Bergman N.K. (2010), “Bankruptcy and the collateral channel”, Working paper series, National
Bureau of Economic Research, n. 15708
Bonaccorsi di Patti E. e Sette E. (2012), “Bank balance sheets and the transmission of financial shocks to borrowers:
evidence from the 2007-2008 crisis”, Temi di Discussione, Banca d’Italia, n. 848
Del Giovane P. , Eramo G. e Nobili A. (2010), “Disentangling demand and supply in credit developments: a surveybased analysis for Italy”, Temi di Discussione, Banca d’Italia, n. 764
De Mitri S. , Gobbi G. e Sette E. (2010), “Relationship lending in a financial turmoil”, Temi di Discussione, Banca
d’Italia, n. 772
Micucci G. e Rossi P. (2010), “Debt restructuring and the role of lending technologies“, Temi di Discussione, Banca
d’Italia, n. 763
Mistrulli P. E., Vacca V. et. altri (2011), “I confidi e il credito alle piccole imprese durante la crisi”, Questioni di
Economia e finanza, Banca d’Italia, n. 105
Panetta F. e L.M. Signoretti (2010), “Domanda e offerta di credito in Italia durante la crisi finanziaria, Questioni di
Economia e finanza, Banca d’Italia, n. 111
lectures di E. Benmelech al corso “Corporate Finance”, Harvard University, 2011-12
intervento di G. Gobbi presso l’Università di Urbino su “le banche nella crisi finanziaria” Urbino, 11 novembre 2011
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Presentazione di Micucci presso Univpm 6-12