Artù
La forza del mito 06-08
La forza del mito 06
L’opera di Chrétien de
Troyes e i romanzi
arturiani in versi sono
stati rapidamente
adattati in tedesco,
olandese e anche in
norvegese, su
iniziativa del re
Haakon IV. I cicli in
prosa furono ancora
più ampiamente
diffusi in Nord Europa,
Italia, Spagna ...
Tristano e Palamede al
torneo
Affresco, c. 1400
Pordenone, palazzi Ricchieri
© foto di Stefano Elio e Ciola, Casarsa
(Pordenone)
Parzival
Wolfram von Eschenbach
Parzival
Schwaben (Germania), verso il 12401250
Munich, Bayerische Staatsbibliothek,
Cgm 19 (f. 50)
Parzival
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Sono stati recensiti 85 manoscritti del Parzival di Wolfram von Eschenbach, sedici dei quali ci
offrono una versione completa di quest’opera, composta da 24 810 versi, composta tra il
1200 e 1210. Si tratta dell’epica cortese più ampia di tutto il Medioevo tedesco.
Wolfram è stato ispirato dal Perceval di Chrétien de Troyes, che aveva composto due decenni
prima. Parzival, che è cresciuto senza conoscere la sua ascendenza regale né ricevere
un’istruzione cavalleresca, si lascia coinvolgere involontariamente nel peccato, e quando vede
passare la processione del Graal, trascura l'opportunità di porre al re Amfortas la domanda
che lo avrebbe liberato dalla colpa. La sua ammissione alla Tavola Rotonda segna l'apice del
suo percorso di cavaliere, ma ciò avverrà soltanto dopo che avrà riconosciuto i suoi peccati,
sperimentato un cambiamento interiore e aver così superato la prova che potrà seguire il suo
destino: diventare il nuovo re del Graal.
Il successo del Parzival e degli altri testi del ciclo arturiano fu promosso soprattutto dallo
sviluppo di corti principesche isolate, dove si trovava un pubblico colto, fatto di piccola
nobiltà e fortemente ricettivo verso questa messa in scena letteraria di se stesso. In questo
modo, la cavalleria rafforzava la sua posizione nella società. Così, vedeva la luce un nuovo
sistema fondato sulle virtù della cavalleria, che si rifletteva nella letteratura cortese della
quale l’epica arturiana era capace di stabilire l'identità.
Tristano combatte il drago
Gottfried von Straßburg , Tristan und
Isolde
Berlin, Deutscher Schachbund, HS LS
HM 900 (f. 67)
© BPK, Berlin, dist. RMN / Ruth
Schacht
La forza del mito 07
La diffusione del Lancelot
en prose in Italia
Lancelot-Graal
Italia (Genova), verso il 1290-1300
Provenienza: famiglie di e Genouilhac
Gouffier (?); cancelliere Pietro Seguier;
Coislin; lascito all'abbazia di SaintGermain-des-Prés (1732); nella BN con
la Rivoluzione
BnF, Manuscrits, français 16998 (f. 42)
La diffusione del Lancelot en prose in Italia
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Questo manoscritto riflette l’accoglienza favorevole che è stata riservata alla letteratura
arturiana in Italia, durante il XIII secolo. La buona società del tempo, appassionata di queste
leggende, commissiona opere di uso comune secondo i propri mezzi e si accontenta, quando
necessario, di una produzione modesta, il che spiega la qualità poco raffinata di questo
raffinato Lancelot, copiato su una pergamena ordinaria, come l’esecuzione rapida della sua
illustrazione, disegnata a penna, con ritocchi di colore e solo qualche tocco di oro o argento.
L'ubicazione delle immagini in basso risponde a una moda che si sviluppa nella penisola,
durante la seconda metà del secolo, e che interessa soprattutto i testi storici e i romanzi. Essa
offre il vantaggio di sottolineare in quasi continuità il racconto, fornendo spunti essenziali per
memorizzare la storia, a volte con l'indicazione dei nomi dei personaggi. L'episodio illustrato
nel f. 42 mostra il momento in cui Ginevra, rapita da Méléagant, figlio di Bademagu, il re di
Gorre, è prigioniera nella terra del suo rapitore. Dopo varie prove, Lancelot affronta
Méléagant. La miniatura mostra la battaglia tra due cavalieri a cavallo, ai piedi del castello di
Gorre. Dalla cima della recinzione, Baudemagu, preoccupato per il figlio, segue il duello in
compagnia della regina prigioniera.
La storia di Tristano in
tedesco
Gottfried von Strassburg, Tristan und
Isolde
Haguenau (Alsace), verso il 1447-1449
o 1455
Bruxelles, Bibliothèque royale de
Belgique, ms. 14697 (f. 244 v°)
La storia di Tristano in tedesco
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La personalità di Goffredo
di Strasburgo, contemporaneo di Wolfram von Eschenbach, ha
ancora molte zone d'ombra. Le sue origini e la sua formazione rimangono sconosciute, ma è
facile immaginare che operi in ambiente clericale. Il suo Tristano e Isotta fu composto
all’inizio del XIII secolo. Rimasta incompiuta, la sua opera (19548 versi) sarà portata avanti da
Ulrich von Türheim e Heinrich von Freiberg.Conservata in undici manoscritti completi e 16
frammenti, il testo di Goffredo di Strasburgo si richiama alla tradizione del Tristan di Thomas
(circa 1175) e alla versione norrena della poesia anglo-normanna, la Tristrams saga di frate
Roberto (1226), con l’aggiunta di commentari e digressioni liriche. Rispetto alle altre versioni,
Gottfried dà poco spazio alle azioni di guerra, in cambio la storia d'amore prende tutta la sua
attenzione.
Illustrato con un centinaio di disegni a colori, questo manoscritto, datato 1447-1449,
proviene dalla bottega di Diebolt Lauber, un miniatore e copista dell’avvocatura di Haguenau,
in Alsazia. Sorta di "casa editrice" avant la lettre, questa bottega, uno dei più famosi luoghi
germanofoni del XV secolo, fu assai attiva tra il 1427 e il 1467. Più di ottanta manoscritti gli
sono attribuiti, tra cui Bibbie istoriate, epopee, opere di scienza, libri di legge, tutti in dialetto
alsaziano, miniati dallo stesso Diebolt Lauber o dai suoi numerosi collaboratori. In questa
vasta produzione, solo quattro volumi e pochi frammenti sono rimasti senza illustrazioni.
Nonostante il loro carattere popolare, i manoscritti di questa bottega hanno trovato
acquirenti nell’alta borghesia e tra i membri della nobiltà, e in tutte le regioni dell'impero.Con
poche eccezioni, le miniature evocano fedelmente i testi citati nelle rubriche. Il miniatore
(Meister B, secondo Kautzsch) non ha cercato di innovare. Assai tipico, il suo disegno,
energico e molto sostenuto, a volte diventa quasi "espressionista".
Un romanzo arturiano
tedesco
Wirnt von Grafenberg, Wigalois
Amelungsborn, 1372
Leyde, Universiteitsbibliotheek, ms.
LTK 537 (f. 71 v°)
Un romanzo arturiano tedesco
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Wirnt von Gravenberg probabilmente compose il romanzo Wigalois poco dopo il 1210. L'eroe di
questo romanzo arturiano tedesco, che conta circa 11700 versi, è figlio di Gawein (Gauvain) e di una
fata. All'età di vent'anni, compare alla corte di Artù. A differenza dei personaggi di Chrétien de
Troyes, Wigalois è un cavaliere perfetto fin dall'inizio. Si lancia in due serie di avventure per liberare
il paese da Korntin, identificabile con l'Altro Mondo, dal suo oppressore Roaz che ha ucciso il re Lar.
Wigalois si innamora della figlia del re, Larie. Grazie a tre oggetti magici e con l'aiuto di Dio (che
risponde alle sue preghiere nei momenti di difficoltà), vince i suoi nemici malvagi, diventa re di
Korntin e sposa Larie.
Il manoscritto di Leida è il più antico codice illustrato del romanzo. Secondo il colophon, fu copiato
nel 1372 da Jan von Brunswick, un monaco dell'abbazia cistercense di Amelungsborn, nel nord della
Germania, per il duca Alberto II di Brunswig-Grubenhagen. Forse il copista è anche l’autore delle 47
miniature a mezza pagina e delle due illustrazioni a piena pagina. Con i loro numerosi ed esuberanti
colori, la composizione ingenua, esse rendono bene l'atmosfera da fiaba del romanzo. Il loro stile
notevole, forse influenzato dagli arazzi, è abbastanza lontano dalla contemporanea iconografia
arturiana, che è dominata dai miniatori parigini.
La miniatura del f. 71v mostra il combattimento a cavallo tra Wigalois e il nano pagano Karrioz. Le
loro lance sono intatte, ma è possibile vedere i resti di una lancia spezzata precedentemente
durante la lotta, in alto a destra: è un tentativo di rappresentare due momenti in una sola
miniatura. Lo scudo di Karrioz reca una testa di moro (che il testo individua con quella di
Maometto), mentre quella di Wigalois è ornata da una ruota (quella della Fortuna).
Un romanzo arturiano
olandese
Roman van Walewein
Fiandre Occidentali, 1350
Rilegato con il Roman van Heinric en
Margriete van Limborch (f. 1-119)
Leyde, Universiteitsbibliotheek, ms.
LTK 195 (f. 120 v°)
Un romanzo arturiano olandese
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Di tutti i romanzi arturiani in medio olandese, il Roman van Walewein è più interessante. Racconta
una serie molto originale di avventure intraprese dal nipote di Artù, Walewein (Gauvain). La sua
iniziale ricerca di una scacchiera volante può essere compiuta solo se Walewein intraprende una
seconda ricerca (quella della spada dai due anelli), e anche un terza (la ricerca della bella figlia del
re Assentijn, Ysabele). Il re Wonder non accetta di separarsi dalla sua scacchiera che in cambio della
spada magica che Walewein avrà dal suo proprietario, il re Amoraen, se lui gli condurrà la
principessa Ysabel. Finalmente - con l'aiuto di un volpe dotata della parola, Roges, e del fantasma di
un cavaliere ladro - Walewein riesce a presentare alla corte di Artù, non solo la scacchiera, ma
anche il suo nuovo amore, Ysabel.
Questo romanzo di circa 11200 versi, raccontato con grande ingegnosità, è stato – secondo il suo
epilogo – cominciato da Penninc, ma non completato. Gli ultimi 3300 versi sono stati composti da
Pieter Vostaert verso il 1260. Entrambi gli autori fiamminghi, sebbene familiari con la ContinuationPerceval di Gerbert de Montreuil, hanno organizzato la loro storia intorno a una fiaba popolare (n.
550 del repertorio Aarne-Thompson), in cui sono inseriti elementi della tradizione narrativa
arturiana. Il Roman van Walewein potrebbe essere servito come "manuale di istruzioni" delle
maniere cortesi, per un pubblico aristocratico fiammingo poco avvezzo ai romanzi arturiani francesi.
Il testo completo è sopravvissuto solo in questo manoscritto, copiato nel 1350. Un foglio isolato,
con una miniatura a piena pagina, inserito all'inizio, mostra Walewein sul suo cavallo Gringolet, che
insegue la scacchiera, che vola verso una ripida montagna. La scacchiera ha solo 56 caselle invece di
64, un'anomalia che potrebbe essere spiegata da un precoce tentativo di proporre la prospettiva,
piuttosto che da un errore dell’illustratore.
La forza del mito 08
In Inghilterra, Thomas
Malory compila e
traduce i grandi
romanzi francesi in
prosa nel Le Morte
Darthur. E attraverso il
suo capolavoro che la
leggenda della Tavola
Rotonda si diffonde
nella letteratura, nella
pittura e nel cinema
anglo-sassone.
Inizio dell’episodio della
guerra contro i Romani
Thomas Malory (c. 1408-1471), Le
Morte Darthur
Manoscritto di Winchester, copiato su
pergamena tra il 1470 e il 1483, dopo
aver servito all’edizione originale del
1485 di William Caxton
Digitaliizato da HUMI Project, Keio
University, 2003: Malory's arthurian
manuscript
Londres, The British Library , add. ms.
ms. 59678 ff. 59.678 ss. 70v-71 70V-71
© The British Library Board
Inizio dell’episodio della guerra contro i Romani
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Alla fine del XV secolo, una serie di iniziative parallele, in Francia e Germania, mostrano il
desiderio di realizzare grandi compilazioni che coprano la totalità delle leggende arturiane. In
Inghilterra, è Thomas Malory che riordina il materiale arturiano in un unico testo, pubblicato
nel 1485, dallo stampatore Caxton con il titolo di Le Morte D’Arthur. Artù, sovrano perfetto,
incarna l'ideale della monarchia Tudor, dopo gli sconvolgimenti della Guerra delle Due Rose
che dilaniarono l'Inghilterra. Oltre Manica, si continuerà a leggere l’opera di Malory che, nel
1691, ispirerà il King Arthur di Henry Purcell.
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Artù 03 La forza del mito 06-08