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Lettera 197
Al nome
di Gesù Cristo crocifisso e di Maria
dolce
Carissimo fratello e figliuolo in Cristo dolce
Gesù.
Io Catarina, serva e schiava dei servi di Gesù
Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo;
con desiderio di vedervi pietra ferma e non foglia
che si volla ad ogni vento.
Perché l'anima, che non è fondata sopra la viva
pietra, Cristo dolce Gesù
(cioè che l'affetto e il desiderio suo sia fondato
solamente in Dio, e non nelle cose transitorie del
mondo, le quali passano tutte come il vento),
viene meno, perch'è privata della divina Grazia.
La quale Grazia conserva l'anima; ne riceve la vita:
e le dà perfetto lume, privandola della tenebra, e
fondandola in vera e perfetta pazienza, e in vero
e santo timore di Dio, con perfetta umiltà e carità
fraterna col prossimo suo.
E non si muove per impazienza al vento delle
tribolazioni,
né con disordinato diletto si muove per il
vento delle consolazioni;
né non enfia di superbia per il vento della
ricchezza, e del fumo dell'onore del mondo.
E tutto questo gli diviene
perché non si muove:
perché il suo fondamento è
Cristo crocifisso.
Onde, perché soffino quei tre venti perversi
principali, donde viene ogni altro vento, non li
cura.
Cioè il dimonio; che dalla bocca sua esce il vento
di molte e diverse cogitazioni e battaglie;
quando battaglia di vanità (la quale fa il cuore
leggero, e non maturo;
e per essa vanità cresce l'appetire e il desiderare
gli stati del mondo), e quando con colore di virtù.
E questo è il più malagevole vento da conoscere,
che sia; e solo l'umile è quello che lo conosce, e
non può essere ingannato da loro.
Il colore della virtù, che il dimonio pone, è questo:
che, se egli trova l'anima ignorante e senza la virtù
dell’umiltà o vero conoscimento di sé;
poniamo che abbia cominciato a desiderare Dio e
mostrare segno di virtù (perché è ancora
imperfetto, e non ha tanto conoscimento che gli
basti, di sé)
sì da vedere i fatti del prossimo suo temporalmente
e spiritualmente, cioè nelle cose temporali e
spirituali.
Onde allora il dimonio soffia col vento del falso
giudizio;
giudicando il prossimo suo, i servi di Dio e i servi
del mondo iniquamente;
e non s'avvede.
Onde questo cotale vuol togliere la signoria del
giudizio di mano a Dio;
però che solo egli li ha a giudicare.
Perché non se n'avvede?
Perché il dimonio gli ha ammantellato questo
giudizio col mantello della virtù,
però che gli pare fare per bene.
Ed è sì doppio questo parere, che spesse volte
gliene pare fare sacrificio a Dio.
Ma egli s'inganna, per la superbia che è in lui:
perché, s'egli fosse veramente umile e fondato in
vero conoscimento di sé, egli si vergognerebbe di
vedersi cadere in siffatto giudizio:
perché egli vedrebbe che è un voler porre regola a
Dio.
Però che allora vuole porre regola a Dio, quando si
scandalizza nei servi suoi, volendo mandare le
creature a modo suo,
non secondo che Dio le chiama.
E però colui che sarà fondato sopra la viva pietra,
Cristo,
farà resistenza a questi movimenti, e non consentirà;
ma con vera umiltà s'ingegnerà di godere e rendere
gloria a Dio
dei costumi e dei modi dei servi suoi, e di avere
compassione ai difettosi,
pregando la divina Bontà che volga l'occhio della
misericordia sopra di loro,
traendoli del peccato e riducendoli alle virtù.
E così trae dalla spina la rosa.
E ha la mente sua schietta, e non va fantasticando,
empiendosi la memoria di diverse fantasie di cose
spirituali,
che gli pare ricevere nella mente, e delle temporali;
come fanno i matti e gli stolti, e i presuntuosi, che non
hanno ancora veduto loro, e vogliono investigare i
fatti d'altrui con specie di bene;
e si lasciano percuotere da questo perverso vento,
che è tanto pericoloso.
O maledetta bocca, come hai intossicato il
mondo con la puzza tua in quelli che sono nel
secolo, e fuori del secolo, come detto è!
E poiché ha giudicato col cuore, getta la puzza
della mormorazione, e rimane scandalizzata e
vuota, la mente, in Dio e nel prossimo suo.
Bene è dunque da fuggirlo con vera e santa
sollecitudine.
L'altro pericoloso e perverso vento è il mondo.
Il quale col disordinato amore proprio di sé si
diletta,
e cerca i diletti e le consolazioni sue, ponendovi
l'occhio dell'intelletto su,
e ricoprendo la tenebra e la miseria e poca
fermezza e stabilità del mondo con la bellezza,
mostrandogli bello e piacevole;
e così lo inganna, mostrando lunga vita,
ed ella è breve!
parendogli che tutti i diletti e consolazioni e
ricchezze del mondo siano ferme e sue,
ed elle sono mutabili, e gli sono date in prestito, e
per uso e sua necessità.
Perché di bisogno è, che o siano tolte all'uomo, o
l'uomo sia tolto a loro.
Onde allora sono tolte a noi, quando alcuna volta le
perdiamo, o che ci sono involate da altrui, o per
altri diversi accidenti che vengono altrui: per i quali
si consumano e vengono meno.
Dico che allora siamo tolti a loro, quando la prima
dolce Verità ci chiama, separando l'anima dal
corpo;
dove s'abbandona il corpo e il mondo con tutte le
sue delizie: della quale separazione nessuno è
che né ricchezza né onore non lo possa campare,
che non l'abbia.
L'anima dunque, debole e accecata, che non ha
tratta la terra del mondo dall'occhio suo,
ancora, se l'ha posto per obietto, si volge, come la
foglia dell’albero, al vento del proprio amore
disordinato di sé e del mondo.
Di questa maledetta bocca esce un'invidia verso del
prossimo suo, con una reputazione di sé;
mormorando.
E assai volte ne viene in odio e in rancore col
prossimo.
E delle cose altrui spesse volte fa sue; e per
acquistarle userà giuri, spergiuri, falso testimonio.
E in tanto cresce, che desidera la morte del
prossimo suo.
E quelli che deve amare come sé, egli n'è fatto
divoratore e della carne e della sostanza sua.
Egli è senza alcuna fermezza: e cosa che comincia,
di virtù, rare volte la trae a fine.
Costui è fondato sopra l'arena, che nessun edificio
vi si può fare, che tosto non cada a terra.
Costui è privato della vita della Grazia, e ha perduto
il lume della ragione; va come animale, e non
come creatura ragionevole.
Ci conviene dunque, ed è di necessità, d'esser
fondati nella pietra viva,
nella quale coloro che v'hanno posto l'occhio
dell'intelletto, e l'affetto per santo desiderio,
non possono esser percossi, né si lasciano
percuotere da questo malvagio vento;
anche, fanno resistenza, e si difendono con il
dispiacimento del mondo, e della vanità e diletti
suoi;
ed abbattono la superbia con la profonda umiltà e
desiderando povertà volontaria.
E chi ha la ricchezza e lo stato, lo tiene, ma non lo
possiede con disordinato amore fuori della
volontà di Dio;
ma con amore e santo timore lo tiene, e come
dispensatore di Cristo, sovvenendo ai poveri, e
nutrendo i servi di Dio, e avendoli in riverenza,
considerando che sempre offrono orazioni e affocati
desideri, sudori e lagrime dinanzi a Dio per la
salute d'ogni creatura.
Questi tali godono in ogni tempo e stato che sono,
perché sono privati della amaritudine della
disordinata volontà, fondata in proprio amore.
Poi, dunque, che è tanto dilettevole questo
fondamento; non è da aspettare il tempo ad
acquistarlo; perché non siamo sicuri d'averlo.
L'altro principale vento, dico che è la carne;
il quale getta siffatta puzza e miserabile, che non
tanto che ella puzza dinanzi a Dio,
ma ella puzza alle dimonia, e drittamente fa l'uomo
bestiale;
perché quella vergogna ha, che l'animale.
Costui fa, come il porco, che s’involle nel loto: così
egli si volle nel loto della disonestà.
E in qualunque stato egli è, guasta sé medesimo.
Onde, se egli è legato allo stato del matrimonio, con
disordinato amore contamina lo stato suo;
e dove egli deve andare a quel sacramento con
timore di Dio, egli vi va disordinato e con poca
onestà.
E i miserabili non ragguardano in tanta eccellenza
quanto è venuta la nostra umanità
per l’unione che Dio ha fatta nella miserabile carne
nostra;
perché se essi aprissero l'occhio dell'intelletto a
ragguardarla, eleggerebbero innanzi la morte,
prima che darsi a tanta miseria.
E sai che puzza esce da questa bocca che attossica
chiunque gli si approssima?
Il cuore ne diventa sospettoso; la lingua mormora, e
bestemmia, credendo che quello ch'è in lui sia
negli altri.
Siccome l’infermo che ha guastato lo stomaco, che,
non parendogli buono il cibo, perché è corrotto, e
non tanto che i comuni cibi,
ma il suo particolare che il medico gli ha dato che
pigli, vedendolo prendere a chi ha il gusto sano,
gli pare malagevole e incredibile che non gli sappi di
quello sapore che ha lui;
Così gli stolti, che si danno alla dilettazione
carnale, hanno sì guasto l'appetito loro,
che non tanto della comunità, cioè di quelli che
comunemente si vedono in questo difetto, ne
pigliano male, ma nei sani si scandalizzano;
e nel particolare cibo, cioè nella donna sua, si
scandalizza, il quale Dio gli ha dato per
condiscendere alla sua fragile infermità.
Onde questo cibo gli fa male, stando
disordinatamente, come detto è,
e pigliando sospetto spesse volte e gelosia,
giudicando la cosa buona cattiva,
e venendone in odio e in dispiacimento, colà
dove deve essere amore.
Costui ha un disordinato vedere:
e questo gli avviene perché l'occhio è infermo;
però che, se fosse sano, non farebbe così.
O quanti miserabili difetti e inconvenienti per questo
miserabile vento ne vengono!
E sempre si rode in sé medesimo. E poiché ha gettato
della bocca la puzza, ed egli giunge al giudizio della
sposa sua;
onde gli viene questo altro difetto: che se a lui gli
viene desiderio, per ispirazione divina, di levarsi da
questo e conservare lo stato perfetto,
per il verme, che è già entrato in corpo, del sospetto,
se gli spegne l'odore della virtù, e ritorna al primo
suo fradiciume;
e quello che in prima gli piaceva, gli viene a
dispiacere.
E non è costante né perseverante nella virtù; anco,
volle il capo indietro a mirare l'arato, e non
guarda sé medesimo a conoscere il suo difetto e
la sua infermità.
E tutto questo gli avviene perché non fece il
fondamento sopra la viva pietra; e però è stato
assalito, e percosso da questo malvagio vento.
È di bisogno, dunque, che si levi dal miserabile
fondamento della carogna, e si fondi nella
viva pietra, Cristo.
Allora, venendo il vento non gli potrà nuocere:
anco, farà resistenza con la vera virtù della
continenza e della purità, disciplinando la
volontà sua disordinata con la disciplina della
ragione, e del santo timore di Dio;
Dicendo a sé medesimo: «Vergognati, anima
mia, di voler lordare la faccia tua, e corrompere
il corpo per immundizia.
Perché tu sei fatta all’immagine e similitudine di
Dio; e tu, carne sei venuta a tanta dignità per
l’unione della natura divina fatta in te natura
umana, che sei levata sopra tutti i cori degli
angeli».
Allora sentirà l'odore della purità, e il desiderio di
rimediare con lo strumento dell'orazione e della
vigilia, con odio e dispiacimento d'esso vizio;
usando gli altri strumenti di fuori corporali, cioè di
molestare il corpo con la penitenza, quando egli
vuole impugnare contro lo spirito.
E sopra tutti gli altri rimedi contro questo vizio è
l'orazione umile, e la vigilia, ed il perfetto
conoscimento di sé.
Non sia mai alcuno che stia a contrastare con
esso, avviluppandosi la mente delle forti
cogitazioni e movimenti che sente venire.
Anco, intenda a pigliare i rimedi, e col pensiero del
rimedio cacciare le forti cogitazioni e
immaginazioni;
perché sarà un'acqua che spegnerà il fuoco del
disordinato movimento.
Allora non tema, ma virilmente pigli il gonfalone
della santissima Croce;
e con essa s'appoggino, e navighino con i detti
rimedi coloro che sono fondati sopra questa
viva pietra, con fermezza e perseveranza in
fino alla morte.
Perché vedono bene che solo la perseveranza è
quella che è coronata, e non il cominciare.
Voglio adunque, carissimo fratello e figliuolo, che vi
leviate dalla imperseveranza, e incominciate a
entrar dentro da voi;
perché mi pare, secondo che si vede dinanzi alla
divina Bontà, che già buon pezzo siate uscito
fuori di voi.
E tutto questo è, perché il principio e il fondamento
non fu fatto bene in verità, né fondato sopra la
viva pietra.
Perché per altro non addiviene che i servi di Dio
non sono perseveranti,
se non perché sono fondati imperfettamente;
ed essendo deboli, e giungendo i fortissimi venti,
cioè il dimonio, il mondo, e la carne;
e trovandoli senza fortezza e senza alcun riparo
d'esercizio di virtù, vengono meno.
Onde considerando me i rimedi del vostro
cadere, e il bisogno di pigliarli, e di fare più
perfetto principio, e con più profonda umiltà,
e dispregiamento di voi,
dissi, che io desideravo di vedervi pietra ferma,
fondato sopra la pietra viva, Cristo dolce
Gesù, e non sopra l'arena.
Spero nell'infinita bontà di Dio,
che se voi vi vorrete umiliare a conoscere voi,
che voi adempirete la volontà sua e il desiderio
mio,
e voi acquisterete la vita della Grazia,
sarete privato della tenebra,
ed avrete perfetto lume.
Altro non dico.
Permanete nella santa e dolce
dilezione di Dio.
Gesù dolce
Gesù amore
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