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Lettera 373
Al nome
di Gesù Cristo crocifisso e di Maria
dolce
Carissimo e dolcissimo padre in Cristo dolce
Gesù.
Io Catarina serva e schiava dei servi di Gesù
Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo;
con desiderio di vedervi una colonna
nuovamente fondata nel giardino della
santa Chiesa,
come sposo fedele della Verità, siccome
dovete essere: e allora reputerò beata
l'anima mia.
E però io non voglio che voltiate il capo in
dietro per veruna avversità o persecuzione;
ma nell'avversità voglio che vi gloriate.
Perché nel sostenere manifestiamo l'amore e
la costanza nostra,
e rendiamo gloria al nome di Dio:
in altro modo, no.
Ora è il tempo, carissimo padre, di perdere
tutto sé, e di sé non pensare punto;
siccome facevano i gloriosi lavoratori che con
tanto amore e desiderio disponevano di
dare la vita loro
e innaffiavano questo giardino di sangue,
con umili e continue orazioni,
e col sostenere fino alla morte.
Guardate che io non vi veda timido, né che
l'ombra vostra vi faccia paura:
ma siate virile combattitore;
e già mai da cotesto giogo dell'obbedienza,
che vi ha porto il sommo pontefice, non vi
partite.
E anco nell'Ordine adoperate quello che
vedete che sia onore di Dio:
perché questo ci richiede la grande bontà di
Dio;
e per altro non ci ha posti.
Guardate quanta necessità vediamo nella
santa Chiesa: che in tutto la vediamo
rimasta sola.
E così manifestava la Verità; siccome in
un'altra vi scrivo.
E come è rimasta sola la Sposa, così è lo
Sposo suo.
O padre dolcissimo, io non vi tacerò i misteri
grandi di Dio;
ma li narrerò il più breve che si potrà, secondo
che la fragile lingua potrà narrando
esprimere.
E anco io vi dico quello che io voglio che voi
facciate.
Ma senza pena ricevete ciò ch'io vi dico;
perché io non so quello che la divina bontà si
farà di me, o del farmi rimanere, o del
chiamarmi a sé.
Padre, padre e figliuolo dolcissimo, ammirabili
misteri ha Dio adoperati dal dì della
Circoncisione in qua;
tantoché la lingua non sarebbe sufficiente a
poterli narrare.
Ma lasciamo andare tutto quel tempo e veniamo alla
domenica della Sessagesima,
nella quale domenica furono, come in breve vi
scrivo, quei misteri che udrete,
che giammai un simile caso non mi parve portare.
Perché tanto fu il dolore del cuore, che il vestimento
della tonica si stracciò, quanto io ne potei pigliare;
rivoltandomi per la cappella, come persona
spasimata.
Chi mi avesse tenuta propriamente m'avrebbe tolto la
vita.
Venendo poi il lunedì a sera io era costretta
di scrivere a Cristo in terra, e a tre
cardinali;
onde io mi feci aiutare e me ne andai nello
studio.
E scritto che io ebbi a Cristo in terra, non
ebbi modo di scrivere più.
Tanto furono le pene che crebbero al corpo mio.
E stando un poco, sì cominciò il terrore delle dimonia
per siffatto modo, che tutta mi facevano stordire;
quasi arrabbiando verso di me, come se io, verme,
fossi stata cagione di togliergli di mano quello che
lungo tempo hanno posseduto nella santa Chiesa.
E tanto era il terrore, con la pena corporale, che io
volevo fuggirmi dello studio, e andarmene in
cappella;
come se lo studio fosse stato cagione delle pene mie.
Mi rizzai dunque su: e non potendo andare,
m'appoggiai al mio figliuolo Barduccio.
Ma subito fui io gittata giù: ed essendo gittata, parve
a me, come se l'anima si fosse partita dal corpo;
non per quel modo come quando se ne partì, perché
allora l'anima mia gustò il bene degli Immortali,
ricevendo quel sommo bene con loro insieme: ma ora
pareva come una cosa riservata;
perché nel corpo a me non pareva essere, ma
vedevo il corpo mio come se fossi stata un altro .
E vedendo l'anima mia la pena di colui che era
con me, volle sapere se io avevo a fare
cavelle col corpo, per dire a lui:
«Figliuolo, non temere»:
e io non vidi che lingua o altro membro gli
potessi muovere; se non come corpo
separato dalla vita.
Lasciai dunque stare il corpo, come egli si
stava; e l'intelletto stava fisso nell'abisso
della Trinità.
La memoria era piena del ricordo della
necessità della santa Chiesa, e di tutto il
popolo cristiano;
e gridavo nel cospetto suo, e con sicurezza
domandavo l'aiuto divino,
offrendogli i desideri, e costringendolo per il
sangue dell'Agnello, e per le pene che
s'erano portate:
e sì prontamente si domandava, che certa mi
pareva essere che Egli non negherebbe
quella petizione.
Poi domandavo per tutti voi altri, pregandolo
che compisse in voi la volontà sua e i
desideri miei.
Poi domandavo che mi campasse dall'eterna
dannazione.
E stando così per grandissimo spazio, tanto
che la famiglia mi piangeva come morta;
in questo, tutto il terrore delle dimonia era
andato via.
Poi venne la presenza dell'umile Agnello dinanzi
all'anima mia, dicendo:
«Non dubitare; che io compirò i desideri tuoi e degli
altri servi miei.
Io voglio che tu veda che io sono maestro buono,
che fa il vasellaio, il quale disfà e rifà i vaselli,
come è di suo piacere.
Questi miei vaselli io li so disfare e rifare:
e però io piglio il vasello del corpo tuo, e lo rifò nel
giardino della santa Chiesa,
con altro modo che per il tempo passato».
E stringendomi quella Verità con modi e parole
molto attrattive, le quali trapasso;
il corpo cominciò un poco a respirare, e a
mostrare che l'anima fosse tornata al vasello
suo.
Io era allora piena d'ammirazione. E rimase
tanto il dolore nel cuore, che anco ine l'ho.
Ogni diletto e ogni refrigerio e ogni cibo fu
tolto allora da me.
E essendo poi portata nel luogo di sopra, la
camera pareva piena di dimonia:
e cominciarono a dare un'altra battaglia, la più
terribile che io avessi mai,
volendomi fare credere e vedere, che io non
fossi quella che era nel corpo, ma quasi uno
spirito immondo.
Io, chiamato allora l'aiuto divino con una dolce
tenerezza, non rifiutando però fatica, ma
bene dicevo:
«Dio, intendi al mio aiuto.
Signore affrettati d'aiutarmi.
Tu hai permesso che io sia sola in questa
battaglia, senza il refrigerio del padre
dell'anima mia,
del quale io sono privata per la mia
ingratitudine».
Due notti e due dì si passarono con queste tempeste.
Vero è che la mente e il desiderio veruna lesione
ricevevano, ma sempre stava fisso nell'obietto suo:
ma il corpo pareva quasi venuto meno.
Poi, il dì della Purificazione di Maria, volli udire la
messa.
Allora si rinfrescarono tutti i misteri: e mostrava Dio il
grande bisogno che era, siccome apparve poi;
perché Roma è stata tutta per rivoltarsi, sparlando
miseramente e con molta irriverenza.
Se non che Dio ha posto l'unguento sopra i cuori
loro: e credo che avrà buona terminazione.
Allora m'impose Dio questa obbedienza, che io
dovessi tutto questo tempo della santa quaresima
fare sacrificare i desideri di tutta la famiglia,
e fare celebrare dinanzi a lui, solo con questo
rispetto, cioè per la Chiesa santa;
e che io ogni mattina all'aurora udissi una messa:
che sapete che a me è una cosa impossibile;
ma all'obbedienza sua ogni cosa è stata possibile.
E tanto s'è incarnato questo desiderio, che la
memoria non ritiene altro;
l’intelletto altro non può vedere, e la volontà altro
non può desiderare.
E non tanto che rifiuti le cose di quaggiù per questo;
ma, conversando coi veri cittadini, l'anima non si
può né vuole dilettare nel loro diletto,
ma nella fame loro, quale hanno, ed ebbero mentre
che furono peregrini e viandanti in questa vita.
Con questo e con molti altri modi, i quali non posso
narrare,
si consuma e distilla la vita mia in questa dolce
Sposa, io per questa via, e i gloriosi martiri col
sangue.
Prego la divina Bontà, che tosto mi lasci vedere la
redenzione del popolo suo.
Quando egli è l'ora della terza, e io mi levo dalla
messa, e voi vedreste andare una morta a San
Pietro;
ed entro di nuovo a lavorare nella navicella della
Ine mi sto così fin presso all'ora del vespero;
e di quel luogo non vorrei uscire né dì né notte, fino
che io non vedo un poco fermato e stabilito questo
popolo col padre loro.
Questo corpo sta senza verun cibo, eziandio senza
la gocciola dell'acqua;
con tanti dolci tormenti corporali, quanto io portassi
mai per verun tempo:
in tanto che per un pelo ci stia la vita mia.
Ora non so quello che la divina Bontà si vorrà fare di
me:
ma quanto a quello che io mi sento, non dico che io
senta però la volontà sua in quello che egli vorrà
fare di me;
ma quanto al sentimento corporale, mi pare che
questo tempo io lo debba confermare con un nuovo
martirio nella dolcezza dell'anima mia, cioè, nella
santa Chiesa:
poi, forse che mi farà resuscitare con lui;
porrà fine e termine sì alle mie miserie e sì ai crociati
O egli terrà i suoi modi usati, di ricerchiare il corpo
mio.
Ho pregato e prego la sua misericordia, che compia
la sua volontà in me;
e che voi, né gli altri, lasci orfani.
Ma sempre vi drizzi per la via della dottrina della
verità, con vero e perfettissimo lume.
Son certa che egli lo farà.
Ora prego e costringo voi,
padre e figliuolo dato da quella dolce madre Maria,
che, se voi sentite che Dio volga l'occhio della sua
misericordia verso di me,
vuole rinovellare la vita vostra;
e, come morto ad ogni sentimento sensitivo, voi vi
gettiate in questa navicella della santa Chiesa.
E siate sempre cauto nelle conversazioni.
La cella attuale poco potrete avere;
ma la cella del cuore voglio che sempre abbiate, e
sempre la portiate con voi.
Perché, come voi sapete, mentre che noi ci siamo
serrati dentro, i nemici non ci possono offendere.
Poi ogni esercizio che farete sarà drizzato e
ordinato secondo Dio.
Anco vi prego che maturiate il cuore con una santa
e vera prudenza;
e che la vita vostra sia esempio negli occhi dei
secolari, non conformandovi mai con costumi del
secolo.
E quella larghezza verso i poveri e povertà
volontaria che avete avuta sempre, si rinnovi e
rinfreschi in voi, con vera e perfetta umiltà:
e per veruno stato o esaltazione che Dio vi desse,
non l'allentate mai, ma più vi profondate nella
valle d'essa umiltà,
E ine prendete il cibo dell'anime;
abbracciando la madre dell'umile fedele e continua
orazione, con la vigilia santa;
celebrando ogni dì, se non fosse per caso
necessario.
Fuggite il parlare ozioso e leggiero;
e siate e mostratevi maturo nel parlare, e in ogni
modo.
Gettate da voi ogni tenerezza di voi medesimo, e
ogni timore servile;
perché la Chiesa dolce non ha bisogno di siffatta
gente, ma di persone crudeli a loro e pietose a
lei.
Queste sono quelle cose le quali io vi prego che vi
studiate d'osservare.
Anco vi prego che il libro e ogni scrittura la quale
trovaste di me,
voi e frate Bartolomeo e frate Tommaso e il
Maestro, ve le rechiate per le mani;
e fatene quello che vedete che sia più onore di
Dio,
con messere Tommaso insieme: nel quale io
trovava alcuna ricreazione.
Vi prego ancora, che a questa famiglia, quanto vi
sarà possibile, voi gli siate pastore e governatore,
siccome padre, a conservarli in dilezione di carità e in
perfetta unione;
sicché non siano né rimangano sciolte come
pecorelle senza pastore.
E io credo fare più per loro e per voi dopo la morte
mia, che nella vita.
Pregherò la Verità eterna, che ogni plenitudine di
grazia e doni ch'egli avesse dati nell'anima mia,
li trabocchi sopra voi altri, acciocché siate lucerne
poste in sul candelabro.
Vi prego che preghiate lo Sposo eterno,
che mi faccia compire virilmente l'obbedienza sua, e
mi perdoni la moltitudine delle mie iniquità.
E voi prego, che mi perdoniate ogni disobbedienza,
irriverenza e ingratitudine, pena e amaritudine che
io v'avessi data, e che io ho usata e commessa
verso di voi;
e la poca sollecitudine ch'io ho avuta della nostra
salute.
E vi domando la vostra benedizione.
Pregate strettamente per me, e fate pregare, per
l'amore di Cristo crocifisso.
Perdonatemi, che io v'ho scritto parole
d'amaritudine: non ve le scrivo però per darvi
amaritudine;
ma perché sto in dubbio, e non so quello che la
Bontà di Dio si farà di me.
Voglio avere fatto il debito mio.
E non pigliate pena perché corporalmente siamo
separati l'uno dall'altro;
e poniamoché a me fosse di grandissima
consolazione, maggiore m'è la consolazione e
l'allegrezza di vedere il frutto che fate nella santa
Chiesa.
E ora più sollecitamente vi prego che adoperiate,
perché ella non ebbe mai tanto bisogno;
e per veruna persecuzione vi partiate mai senza
licenzia di nostro signore il papa.
Confortatevi in Cristo dolce Gesù,
senza veruna amaritudine.
Altro non vi dico.
Permanete nella santa e dolce
dilezione di Dio.
Gesù dolce
Gesù amore
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