Le Case-torri
di Volterra
Incrociata
Buomparenti
Casa torre
Minucci
Torre del
Porcellino
Casa torre
Toscano
Torre Guidi
- Marchesi
Palazzo
Baldinotti
Informazioni
generali
Pianta del
centro storico
Fine della
presentazione
Incrociata Buomparenti
La caratteristica via Buomparenti ha inizio con l’incrociata omonima. E’ questo uno dei
tratti più belli di Volterra, per il susseguirsi di torri di diversa altezza, che si richiamano
l’un l’altra, per i segni iconografici dei conci di pietra, le monofore ogivali, le mensole a
sbalzo, l'arco che unisce le due torri principali. Tutti elementi architettonici di grande
interesse per la simbologia che esprimono; testimonianze di unità insediative arcaiche e,
al tempo stesso, di elementi urbani decisivi per la costruzione della città medioevale.
Dalle strutture architettoniche più gentili e armoniche, la casa-torre Buomparenti fu
costruita per rispondere alla duplice esigenza di abitazione e di fortilizio. Infatti, dopo
che si placarono i contrasti interni alla città, le famiglie magnatizie proprietarie delle
torri ritennero opportuno edificare strutture ad uso abitativo, ridimensionando le torri
stesse che, fino ad allora, avevano rappresentato un importantissimo elemento di difesa
e di attacco. Originariamente appartenuta alla famiglia della Gherardesca, la casa torre
Buomparenti subì nel 1207 quelle modifiche che ancora oggi la distinguono come uno
dei monumenti più interessanti della città.
La casa-torre Buonaguidi, più austera e grezza, risale al XII-XIII secolo, con forti
ristrutturazioni in varie epoche: ad essa è stata unita una torre successiva, i cui piani
inferiori hanno una struttura muraria in pietra, mentre superiormente è stato utilizzato il
cotto a faccia vista. Anticamente il palazzo aveva una loggia, posta tra borgo Santa
Maria e una via traversale, oggi scomparsa, chiamata Incrociata delle taverne.
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Una suggestiva sequenza di case-torri. Da sinistra: Torre Bonamici;
Torre Buomparenti; Torri Buonaguidi. In fondo a destra, la Torre
Belforti, nel Palazzo Pretorio
Casa-torre
Buomparenti
L'aspetto dell'arco prima del restauro
Torre Minucci
Questa casa-torre, inizialmente appartenente alla famiglia Tedicinghi, ha subito diverse
modifiche ed aggiunte. La parte più antica, a pianta quadrata, è del XII secolo: si trattava
di una vera e propria fortezza, posta in un punto strategico della città, in posizione
mediana tra le torri delle famiglie Buomparenti-Buonaguidi e la sottostante area di
Vallebuona. Un successivo ampliamento (com'è accaduto per quasi tutte queste
costruzioni volterrane) le conferì l'attuale pianta rettangolare.
Passata alla nobile famiglia dei Minucci, la torre venne successivamente integrata
nell'omonimo palazzo rinascimentale. In età più recente, caduto quasi in abbandono,
l'edificio ha ospitato laboratori di alabastro, subendo anche alcune aggiunte posticce al
piano-terra, oggi per fortuna eliminate. Il restauro definitivo, ad opera della Cassa di
Risparmio di Volterra, è del 1984,
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La torre (in primo piano) costituisce oggi un'ala del
palazzo Minucci-Solaini, sede della Pinacoteca Comunale
Torre del Porcellino
Il nome di questa celebre torre deriva dal fatto che a ridosso del tetto c'è una mensola
che sorregge la statua di un animale, il cui aspetto ricorda quello di un maiale o di un
cinghiale. Un’altra figura di suino è apparsa a fianco della porta di accesso al pian
terreno durante certi lavori compiuti qualche anno fa.
La torre principale apparteneva alla famiglia Topi e venne venduta al comune, il 14
settembre 1224, da Gherardesca, moglie di Giuseppe di Enrico. Il 9 ottobre 1224
Giuseppe di Enrico e Righetto e Lottaringo, figli di Giuseppe, vendettero sempre al
comune il resto dell’edificio, in cui era inglobata la torre. Parte della casa che si addossa
all’altro lato di quest'ultima fu poi venduta al comune nel 1262 dalla consorteria dei
Belforti. Possiamo così identificare la casa dei Topi con l’edificio a sinistra della torre
del Porcellino e la casa dei Belforti con l’edificio a destra.
Il palazzo terminava con merli quadrati ed alla torre furono aggiunti quattro pilastri su
cui fu collocata la Campana della Giustizia. L’accesso alla torre era molto diverso da
quello attuale, costruito nel 1933, e consisteva in una semplice e breve scalinata. Un
inventario dei beni del 1301 ci descrive con chiarezza il palazzo. In quell’epoca vi
avevano sede l’ufficio del Capitano del Popolo e la dogana del sale, mentre nella torre
erano sistemate le carceri del comune. Questa destinazione, che conosciamo in atto sin
dalla metà del ‘200, continuò fino al secolo scorso.
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L’accesso originario avveniva tramite una porta che si trovava dove ora c'è la loggia
centrale: ad essa si accedeva per mezzo di una doppia scala esterna, i cui bracci si
riunivano in un balcone coperto da un loggiato ed aperto sull’atrio ove i podestà erano
soliti affiggere i propri stemmi. In questa loggia Daniele Ricciarelli dipinse un affresco
raffigurante la Giustizia: quest'opera venne staccata e riportata su tela nel 1844. Insieme
ad essa furono riportate su tela anche altre opere pittoriche che erano conservate nel
palazzo Pretorio: un putto sorreggente un’arma gentilizia, anch’esso del Ricciarelli, ed
un’Assunzione di pittore ignoto.
Un’usanza risalente al medioevo e continuata fino al secolo scorso consisteva nel fatto
che i carcerati rinchiusi nella torre potevano calare dalle finestrelle delle proprie celle
dei piccoli sacchetti di tela, nei quali i cittadini caritatevoli mettevano qualche moneta.
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La mensola con il "Porcellino"
Stemmi sulla facciata
del palazzo podestarile
Il Palazzo Pretorio: a sinistra la Torre Belforti
Torre Toscano
Su un lato della Piazza S. Michele troviamo uno dei palazzi più interessanti per la storia
dell’architettura volterrana: esso risulta composto da due parti, costruite in epoche
lontane tra loro. Il nucleo più antico è quello costituito dalla casa-torre Toscano, databile
agli inizi del XIII secolo, che si erge nell’angolo di nord-ovest. Un'iscrizione in latino,
collocata al di sopra del portone d’ingresso del palazzo, ci ricorda sia il proprietario di
queste torri, Giovanni Toscano, sia il costruttore che progettò e realizzò questo edificio:
Giroldo da Lugano:
ANNIS MILLENIS CURENTIBUS
ATQUE DUCENIS
CHRISTI IAM PLENIS VICIBUS CUM
QUINQUE DECENIS
IOHANNES TUSCANUS VULTERRAS
VENIT HONOREM
CONTULIT ATQUE FUIT MAGNUM
LUCRATUS AMOREM
HOC CONSTRUXIT OPUS UT
CIVIBUS IPSE PLACERET
ET PLACIDUM TEMPUS HABERET
GIROLDUS IACOPI DE LUGANO ME
FECIT
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Giroldo utilizzò per la sua opera una torre già esistente, che andò a costituire un quarto
di angolo dell’intero Palazzo Toscano. Si nota facilmente, infatti, l’esistenza di due
architetture: una (più antica) caratterizzata da poche finestre con apertura ridotta; l’altra
(quella di Giroldo) dove le finestre sono più numerose ed ampie. Si tratta di due tecniche
diverse per concezione e funzionalità: l'una utilizzata in anni più turbolenti in cui le
costruzioni dovevano rispondere alla necessità della difesa armata; l’altra adatta a
periodi più tranquilli, quando la solidità del comune e la pace interna consentirono di
abitare in case più confortevoli.
Il resto dell’edificio fu invece costruito nel XVIII secolo dalla famiglia Guarnacci, con
l'unione di diversi corpi di fabbrica preesistenti e con la creazione di una nuova facciata
ingentilita da finestre decorate con mascheroni. Al di sopra di una delle finestre del pian
terreno si conserva ancora oggi lo stemma della famiglia che operò questo
ammodernamento. Il palazzo passò nel XIV secolo alla famiglia Rapucci che lo cedette a
quella dei Cafferecci nel 1452. Esso venne poi venduto nel 1608 alla famiglia Guarnacci,
che costruì, come si è detto, la parte settecentesca posta più ad est.
A partire dal 1905 il palazzo divenne proprietà della Società Cooperativa degli Alabastri;
oggi esso è in parte di proprietà della Cassa di Risparmio di Volterra. Fu in questo
palazzo che venne conservata la collezione antiquaria di Mario Guarnacci, che andò poi
a costituire il primo nucleo del Museo Etrusco di Volterra (non tutte le opere vennero
comunque lasciate alla comunità: fra quelle che furono vendute, ricordiamo in
particolare una statua di marmo raffigurante Ercole, ad altezza naturale).
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Scorcio di Piazza S. Michele con la torre Toscano
La diversa struttura delle due torri
Casa-torre Toscano: ambiente interno
Guidi-Marchesi
Chi giunge da Porta all'Arco in via dei Marchesi, scorge sul lato destro il
palazzo della famiglia omonima, in stile ogivale. Questa torre (già denominata
"Allegretti") prese poi il nome della nobile ed antica famiglia volterrana dei
Guidi, cui si intitola anche un vicolo della città. Insieme alle torri Buomparenti
e Toscano, questo edificio, posto in corrispondenza dello sbocco della via per
il mare, costituiva un vertice del triangolo difensivo del centro urbano.
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In primo piano la torre Guidi; sullo sfondo la torre del Porcellino
Palazzo Baldinotti
Il palazzo, appartenente alla famiglia Baldinotti, costituisce il più antico esempio di
edificio privato, che non sia una torre, conservatosi a Volterra. L’edificio è databile alla
fine del XII secolo ed è caratterizzato dalla presenza di una serie di ampie arcate al
pianterreno, dove in origine si dovevano trovare i fondi per magazzini e i negozi di
proprietà di questa famiglia. Tutta la struttura è in pietra e sopra gli archi si vedono delle
strane pietre sporgenti forate che, forse, dovevano servire per reggere tendoni.
Nel ‘600 il pianterreno fu utilizzato per giocarvi con la palla, mentre nel 1647 lo
stanzone venne destinato a magazzino del comune di Volterra e il gioco del pallone
venne trasferito prima nell'attuale via Roma ed in seguito nella località Gioconovo. A
partire dal 1690, tutto il palazzo fu destinato a sede del Monte di Pietà.
Abbiamo anche due edifici più recenti, costruiti su impianto antico ristrutturato in varie
epoche: il primo è del XVI-XVII secolo, il secondo del XV. L’abitazione successiva fu
costruita su un impianto più antico ed è stata ristrutturata di recente.
Sulla facciata si trova una Madonna in pietra di autore ignoto del XVI secolo.
Nell’interno è conservato un quadro detto “La Madonna degli Ebrei”, anch’essa di autore
ignoto, databile sempre intorno al XVI secolo. Ai lati del portale sono state affisse, in
epoche diverse, due epigrafi commemoranti l’opera di Giusto Turazza e di Onorato della
Maggiore.
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Informazioni generali
Entro il vastissimo circuito delle mura Etrusche, in alcuni punti assai ben conservate,
Volterra ha mantenuto pressoché intatto il suo tessuto urbano medioevale, a sua volta
rinserrato e difeso da una più stretta cerchia di mura, prevalentemente ricostruita o
rinnovata utilizzando anche la cinta etrusca. La ricostruzione avvenne dal 1260 in poi,
con i fondi reperiti da una grande “presta” cui contribuirono tutti i cittadini. Il carattere
medioevale della città è così spiccato e predominante, che anche i non molti palazzi ed
edifici eretti durante il Rinascimento finirono per intonarvisi, quasi mimetizzandosi.
Il maggior sviluppo edilizio si verificò alla fine del XII e durante il XIII secolo quando,
consolidatosi l’istituto comunale, i feudatari del contado vennero costretti a stabilirsi in
città ed a costruirvi le loro dimore. Il materiale generalmente impiegato negli edifici
volterrani è una pietra locale chiamata “panchina” che, in quelli più antichi, si presenta
prevalentemente ad apparecchio rustico, appena squadrato, mentre in quelli del XIII
secolo è a lavoro piano, cioè a conci con la faccia a vista levigata: talvolta i due
procedimenti coesistono.
L’elemento più caratteristico dell’architettura volterrana è costituito dalle torri, divenute
solo in un secondo tempo case-torri, che in origine non erano destinate ad abitazione, ma
a difesa. Esse non erano munite di merli: il Comune, che ne prescriveva i limiti di
altezza, soleva concedere ai proprietari di costruirvi sopra una tettoia sorretta da pali di
legno.
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La disposizione delle finestre poi, come informa l’eruditissimo Enrico Fiumi (1951),
dipendeva “non solamente dall’ubicazione delle stanze interne, ma dall’orientamento
delle torri vicine”, il collegamento con le quali era ottenuto mediante passerelle in
legno da finestra a finestra. Solo nel Duecento si permise di applicarvi dei ballatoi,
che dovevano essere alti da terra almeno sei braccia, per non intralciare il traffico
nelle vie sottostanti. Non esistevano, infine, scale in muratura: il passaggio da piano a
piano veniva interamente affidato alle scale in legno, che potevano essere facilmente
tolte in caso di pericolo.
Queste torri si trovano generalmente a gruppi: il più importante è quello al quadrivio
detto "Incrociata dei Buomparenti", composto dalle torri e dalle case della consorteria
omonima, che insieme con gli altri edifici circostanti, come le case Miretti e
Miranceli, la torre Buonaguidi e l’arco che valica la via Buomparenti, formano un
complesso architettonico ed urbanistico di straordinaria suggestività. Le vertiginose
muraglie in conci di grigia “panchina”, animate da rare monofore e bifore e dal tenue
aggettare delle mensole, incombono fieramente sulle strette vie, dove raramente
penetra un raggio di sole.
Questo punto, ora presso a poco centro della città, segnava il limite del “castrum”
cui si era ridotto l’abitato di Volterra dopo il periodo etrusco-romano (è probabile che
il Foro coincidesse con l'attuale Piazza dei Priori): da qui si iniziò la nuova espansione
della città medievale, determinata in un primo tempo da necessità di difesa, secondo
quanto si è detto della prima destinazione delle torri.
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Seguendo il tracciato del muro dell’“oppidum” romano, la struttura difensiva ebbe
dunque i suoi capisaldi nelle torri dei Buomparenti, poste a guardia del sovrastante
“prato vescovile” (l'antico Foro e la futura Piazza dei Priori), nelle case dei Marchesi,
che vigilavano l’accesso al prato dalla via maremmana che saliva dall’etrusca Porta
all’Arco, e nelle case dei Toscano, presso la chiesa di S. Michele Arcangelo, dove
terminava in origine la via che da Siena entrava in città per la Porta a Selci.
Quest’ultimo complesso è di particolare interesse per constatare la trasformazione di
simili edifici da fortilizio a pacifica dimora: a fianco di un massiccio torrione
quadrangolare ad opera rustica, sorto tra la metà dell’XI e la metà del XII secolo,
Giovanni Toscano, tesoriere di Re Enzo di Sardegna, fece erigere nel 1250 da Maestro
Giroldi di Iacopo da Lugano la propria abitazione a conci lisci e con grandi aperture già
di sapore goticheggiante. Un recente restauro, rialzando lievemente la torre ed abolendo
la comune copertura a tetto, ha reso più evidente l’originario stacco tra i due edifici, del
resto chiaramente avvertibile anche nella diversità del parametro esterno. Altro esempio
di edificio in cui è constatabile la transizione tra la casa-fortezza e la più adornata
dimora borghese è il cosiddetto "Asilo di Massa Marittima", situato non lontano dalla
torre Toscano, in via Matteotti (l'antica via della Vigna).
Tra le singolarità dell’edilizia civile del Medioevo, a Volterra, va segnalata una fila di
coni sporgenti in pietra e forati verticalmente sulla facciata di una casa già dei
Baldinotti, nella via che congiunge la Piazza dei Priori a quella del Duomo: non si è mai
saputo con certezza a che cosa servissero tali coni, ma è probabile che vi si infilassero
aste per tende, o per appendervi stoffe in vendita.
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Casa Miranceli (XIV sec.). La facciata presenta un aspetto
alquanto inconsueto, dato che l'uso del cotto è piuttosto raro,
negli edifici volterrani, prima del 1400 / 1500
Testi e grafica rivisti ed integrati da B. Gensini
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Le Case-torri di Volterra - I.I.S. “Carducci” Volterra