Prof. Stefano Federici
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1. Dai modelli di disabilità alle
misure del funzionamento
individuale
2
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Capitolo 1: WHO e il modello di salute
3
WHO
• Finalità
• Modello di
salute
• Promozione
della salute
WHOFIC
• ICD
• ICF
• ICHI
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WHO.org

World Health Organization
–
4
«La Organizzazione Mondiale della Sanità è l’autorità che
dirige e coordina la salute all’interno del sistema delle Nazioni
Unite. È responsabile di fornire una guida in materia di salute
globale, dare forma al programma di ricerca sanitaria,
stabilendo norme e standard, articolando le opzioni politiche
evidence-based, fornendo supporto tecnico ai paesi e
monitorando e valutando le tendenze della salute»
(http://www.who.int/about/en/).
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La Salute secondo la WHO

Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
(1946*) 
–
–
–
5
«La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e
sociale, e non consiste solo in un’assenza di malattia o
d’infermità»
«Il possesso del migliore stato di salute possibile costituisce un
diritto fondamentale di ogni essere umano, senza distinzione di
razza, di religione, d’opinioni politiche, di condizione economica o
sociale»
«La salute di tutti i popoli è una condizione fondamentale della
pace del mondo e della sicurezza; essa dipende dalla più stretta
cooperazione possibile tra i singoli e tra gli Stati»
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La Promozione della salute secondo la Carta di
Ottawa

La Carta di Ottawa (1986) – 1a Conferenza Internazionale sulla
promozione della salute
–
La promozione della salute 

–
Come si raggiunge la salute 

–
La salute è quindi vista come una risorsa per la vita quotidiana, non è l’obiettivo del vivere.
La salute è un concetto positivo che valorizza le risorse personali e sociali, come pure le
capacità fisiche.
La salute come responsabilità globale 

6
Per raggiungere uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, un individuo o un
gruppo deve essere capace di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, di
soddisfare i propri bisogni, di cambiare l’ambiente circostante o di farvi fronte.
La salute come mezzo non come fine 

–
È il processo che mette in grado le persone di aumentare il controllo sulla propria salute
e di migliorarla.
Quindi la promozione della salute non è una responsabilità esclusiva del settore sanitario,
ma va al di là degli stili di vita e punta al benessere.
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La Promozione della salute secondo la Carta di
Ottawa

I prerequisiti per la salute
–

Mediare
–
7
Le condizioni e le risorse fondamentali per la salute sono la pace, l’abitazione,
l’istruzione, il cibo, un reddito, un ecosistema stabile, le risorse sostenibili, la
giustizia sociale e l’equità. Il miglioramento dei livelli di salute deve essere
saldamente basato su questi prerequisiti fondamentali.
I prerequisiti e le aspettative per la salute non possono essere garantiti solo dal
settore sanitario. Quel che più conta è che la promozione della salute
richiede un’azione coordinata da parte di tutti i soggetti coinvolti: i
governi, il settore sanitario e gli altri settori sociali ed economici, le
organizzazioni non governative e di volontariato, le autorità locali, l’industria e i
mezzi di comunicazione di massa. Le persone di ogni ceto sociale sono
coinvolte come individui, famiglie e comunità.
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Le classificazioni della WHO

«Un ruolo chiave della WHO è quello di produrre,
mantenere e attuare le norme internazionali di
informazione sanitaria, per fornire un consensuale,
significativo e utile linguaggio comune ad uso dei
governi, operatori sanitari e consumatori. Classificazioni
concordate a livello internazionale facilitano
l’archiviazione, il recupero, l’analisi, l’interpretazione e la
comparazione dei dati sanitari e correlati alla salute»
.
(http://www.who.int/topics/classification/en/)
8
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WHO-Family of International Classifications (WHOFIC)

Tipi di Classificazioni: La WHO-FIC comprende:
1.
Classificazioni di riferimento: principali classificazioni sui parametri
di base della salute. Queste classificazioni sono state redatte dalla
WHO ed approvate dagli organi direttivi dell’Organizzazione per uso
internazionale.
•
•
•
2.
9
International Classification of Diseases (ICD)
International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF)
International Classification of Health Interventions (ICHI)
Classificazioni derivate: sono basate sulle classificazioni di
riferimento.
•
More information on the derived and related classifications
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Capitolo 2: I modelli di disabilità
10
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WHO: Che cos’è la disabilità

«What is disability?
–
–
Disability is complex, dynamic, multidimensional, and
contested. […]
Disability is the umbrella term for impairments, activity
limitations and participation restrictions, referring to the
negative aspects of the interaction between an individual
(with a health condition) and that individual’s contextual
factors (environmental and personal factors)».
WHO & World Bank (2011) Report on disability, p. 3-4
11
(http://www.who.int/disabilities/world_report/2011/en/index.html)
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DISABILITÀ
•
Termine ombrello per menomazioni,
limitazioni dell’attività e restrizioni
della (alla) partecipazione.
• Esso indica gli aspetti negativi
dell’interazione tra un individuo (con
una condizione di salute) e i fattori
contestuali di quell’individuo (fattori
ambientali e personali).
12
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FUNZIONAMENTO
• Termine ombrello per le funzioni
corporee, le strutture corporee, attività
Funzionamento
e partecipazione.
• Indica gli aspetti positivi
dell’interazione tra un individuo (con
una condizione di salute) e i fattori
contestuali di quell’individuo (fattori
ambientali e personali).
13
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WHO: Universalità della disabilità

«La disabilità è parte della condizione umana.
–
–
–
Quasi tutti saranno temporaneamente o permanentemente menomati ad
un certo punto nella vita, e coloro che sopravvivono alla vecchiaia
incontreranno difficoltà crescenti nel funzionamento. La maggior parte delle
famiglie estese hanno un membro disabile e molte persone non-disabili si
assumono la responsabilità di sostenere e aver cura di loro parenti e amici con
disabilità.
Ogni epoca ha affrontato la questione morale e politica di come meglio
comprendere e sostenere le persone con disabilità.
Questo problema diventerà più acuto, in quanto le demografie delle società
cambiano e sempre più persone vivono fino a tarda età».
WHO & World Bank (2011) Report on disability, p. 3
(http://www.who.int/disabilities/world_report/2011/en/index.html)
14
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Il ruolo interpretativo dei modelli


«Negli ultimi decenni, il movimento dei disabili[6,7] – insieme a
numerosi ricercatori di scienze sociali e della salute[11,12] –
hanno identificato il ruolo delle barriere sociali e fisiche della
disabilità.
Il passaggio da un punto di vista individuale, medico, ad un
punto di vista strutturale, sociale è stato descritto come il
passaggio da un “modello medico” ad un “modello sociale” in
cui le persone sono viste come esseri disabilitati dalla
società, piuttosto che dai loro corpi[13]»
WHO & World Bank (2011) Report on disability, p. 5
(http://www.who.int/disabilities/world_report/2011/en/index.html)
15
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Modelli di disabilità: definizione

The disability models are
–
–
–
–
16
categorical representations in which the social relations are
understood, built, and given, namely social perspectives[1];
frames in which everyone finds his/her own identity, and
also, as
scripts, in which the identities of other individuals are
represented in that
complex system of attribution that defines us and lets us
make decisions and judgments[2,3].
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Modelli di disabilità: I 3 principali modelli di disabilità
 Since
the late 1960s until today, scientific
literature has gathered various social perspectives
on disability, grouping them into three theoretical
models:
Medical/individual model,
– Social model and
– Biopsychosocial model.
–
17
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I modelli di disabilità: evoluzione


18
The medical model was already clearly defined in the pathological Nagi
model in the 1960s[4,5], but the relevance of its extent will emerge
especially when the social model, developed within the Marxist dialectical
approach in the 1960s and 1970s, will critically oppose it.
Later, the biopsychosocial model, by proposing itself as overcoming the
biological reductionism of the medical model on the one hand, and the strict
socio-cultural determinism of the social model on the other hand, will
integrate the latest assumptions of complexity theory[6], systems theory[7,8]
and cybernetics[9]. It finds the most authoritative and practical application in
the International Classification of Functioning, Disability and Health[ICF;
10].
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Modelli di disabilità: Etico / definizione

Modello Etico: Si classificano in questo modello le
espressioni che giudicano l’individuo come responsabile
in senso etico/morale individuale della propria disabilità.
–
–
19
Si distingue dal modello religioso perché il giudizio di bontà/cattiveria,
responsabilità/irresponsabilità non è eteronomo, ossia affidato alla Vita,
Dio, o altre forze superiori all’essere umano.
Nel caso particolare di una espressione come “perché è omosessuale”
può essere classificato nel modello sociale e socio-relazionale qualora
l’espressione sia stata usata all’interno di un contesto di pregiudizio
sociale. Rientra invece nella categoria etica se si evince un giudizio
di condotta individuale.
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Modelli di disabilità: Etico / esempi

Modello Etico  …è disabile…
–
–
–
Esempio 1: “perché è stato cattivo”. Giudizio etico negativo nel quale è
evidente che la disabilità è ricondotta a una condotta morale della persona.
Esempio 2: “con volontà e tenacia può raggiungere i suoi obiettivi”.
Giudizio etico positivo nel quale è evidente che si riconduce alla condotta
morale della persona la qualità della sua vita.
Esempio 3: “perché i suoi genitori sono stati cattivi”. Giudizio etico
negativo nel quale si fa ricadere sull’individuo una colpa per una condotta
morale di familiari.

20
Non viene classificato come religioso solo perché non si fa riferimento a forze
spirituali o religiose o soprannaturali, seppure la responsabilità individuale della
persona è eteronoma.
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Modelli di disabilità: Estetico

Modello Estetico: Si classificano in questo modello le
espressioni che giudicano l’individuo dal suo aspetto esteriore:
bellezza/bruttezza.
–
–
21
Non rientrano in questa categoria giudizi legati alle condizioni di
classe sociale o economica (povertà, emarginazione, condizione
lavorativa, classe sociale o politica). Questi giudizi rientrano nel modello
sociale.
Esempio 1: “perché è deforme”. Giudizio estetico riconducibile
meramente all’aspetto fisico dell’individuo.
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Modelli disabilità: Religioso / definizione

Modello Religioso: Si classificano in questo modello le espressioni
che rinviano la responsabilità della condizione di disabilità a una forza
esterna spirituale, vitalistica, religiosa: Dio, Vita, Karma, Natura,
Fato, e ogni altra caratteristica umana “secondo Natura”.
–
–
22
Rientrano in questa categoria tutte le forme popolari di massime, aforismi,
detti, proverbi in quanto rimandano a forze eteronome e non riconducibili alla
responsabilità degli individui o della società nonché a credenze sulla naturalità
di razza, genere, orientamento sessuale, colore della pelle.
Non rientrano in questa categoria tutti i giudizi che riconducono alla
responsabilità individuale, umana o sociale la condizione di disabilità.
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Modelli di disabilità: Religioso / esempi

Modello religioso  …è disabile…
–
–
–
23
Esempio 1: “la vita ci pone sempre di fronte a grandi ostacoli”.
Giudizio religioso in quanto la responsabilità della condizione individuale
è ricondotta all’esterno della persona in una forza superiore quale la
Vita.
Esempio 2: “le difficoltà fanno parte dell’esistenza”. Come sopra.
Esempio 3: “le donne sono più disabili degli uomini”. Seppure
questa espressione potrebbe essere riconducibile anche ad un modello
ambientale, tuttavia se dal contesto si evince una credenza deve essere
ricondotta alla classe del “secondo Natura”.
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Modelli di disabilità: Medico-Individuale / definizione

Modello Medico-Individuale: Si classificano in questo
modello le espressioni che riconducono ad una
condizione individuale di salute le cause della
disabilità.
–
–
24
Rientrano in questa categoria anche giudizi su un
qualunque malfunzionamento individuale.
Non rientrano in questa categoria chiari rimandi a
contenuti etici dove la responsabilità è sulla condotta e
non sulla condizione di salute.
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Modelli di disabilità: Medico-Individuale / esempi

Modello medico-individuale  …è disabile…
–
–
–
25
Esempio 1: “perché non cammina bene”. Giudizio medico-individuale
che riconduce la disabilità ad una causa di malfunzionamento
dell’individuo anche se non specifica la malattia.
Esempio 2: “perché non può fare quello che fanno gli altri”. La
ragione della disabilità è riconducibile ad un funzionamento individuale
che non corrisponde allo standard di normalità.
Esempio 3: “perché non si capisce quando parla”. La ragione della
disabilità è riconducibile ad una incapacità individuale e non sociale (p.e.
gli altri non lo capiscono).
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Modelli di disabilità: Ambientale / definizione

Modello Ambientale: Si classificano in questo modello le
espressioni che attribuiscono la condizione di disabilità a cause
esterne all’individuo e riconducibili all’ambiente architettonico e
culturale (barriere, norme, regolamenti, ecc.).
–
–
26
In genere è un buon indizio di appartenenza a questo modello la
costruzione passiva della frase o la descrizione di una condizione
subita dall’individuo disabile.
Non rientrano in questa categoria cause esterne classificabili come
religiose o riferibili ad atteggiamenti sociali e pregiudizi culturali che
caratterizzano le relazioni umane.
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Modelli di disabilità: Ambientale / esempi

Modello ambientale  …è disabile…
–
–
–
27
Esempio 1: “le donne sono più ostacolate degli uomini”. Si tratta di
una evidente barriera culturale legata alle differenze di genere.
Esempio 2: “se sei deforme sei fatto fuori”. Da non confondere con il
modello estetico in quando la condizione di disabilità è subita
dall’individuo. Tuttavia dal contesto si potrebbe evincere anche la
appartenenza di questa espressione al modello medico per la
deviazione dell’individuo da un criterio standard di normalità.
Esempio 3: “la società è tarata sulle persone abili”. Espressione
chiaramente appartenente al modello ambientale.
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Modelli di disabilità: Socio-relazionale

Modello Socio-relazionale: Questa classe ha tutte le
caratteristiche della precedente. Si distingue per il suo
riferimento esplicito ad atteggiamenti e pregiudizi che
caratterizzano le relazioni interumane piuttosto che a norme o
barriere.
–
–
28
Non rientrano in questa categoria cause esterne classificabili come
barriere, norme e regolamenti.
Esempio 1: “verrà discriminato dalla gente che non lo considererà
normale”. Come nel precedente modello ambientale l’individuo subisce
una condizione. Si distingue dall’ambientale perché la ragione della
condizione di disabilità subita e riconducibile a ragioni socio-relazionali.
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Modelli di disabilità: Biopsicosociale / definizione

Modello Biopsicosociale: È la classe attualmente meno comune e di
difficile individuazione in quanto facendo riferimento ad un modello
composito prevede un’articolazione delle espressioni complesse,
multimodali e di approccio olistico.
–
–
–
29
Caratterizza questo modello una affermazione della disabilità come esito complesso e
interagente dei modelli medico, ambientale e socio-relazionale con un chiaro riferimento al
funzionamento individuale (salute o malattia).
Non va confuso con la semplice compresenza dei modelli medico, ambientale e sociorelazionale se non posti in una chiara interazione multifattoriale, ma restando come giustapposti
e indipendenti.
Criteri di chiara esclusione sono la presenza di un qualunque riferimento etico, estetico o
religioso. Per cui, qualunque approccio olistico che però facesse chiaro riferimento a massime,
proverbi, aforismi, detti o credenze è da classificare in un modello etico e non biopsicosociale.
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Modelli di disabilità: Biopsicosociale / esempi

Modello biopsicosociale  …è disabile…
–
–
30
Esempio 1: “ha più difficoltà perché donna e in carrozzella”. La
natura multidimensionale di questa espressione la rende chiaramente
classificabile nel modello biopsicosociale in quanto è espresso come
interagenti il funzionamento individuale e un pregiudizio sociale.
Esempio 2: “non funziona bene, è limitato nelle attività e trova
barriere nella società”. Ogni variazione su questo tema dove le
condizioni di salute (il non funzionar bene e la limitazione nelle attività)
sono giustapposte alle barriere sociali non in relazione causale con esse
deve essere ricondotta al modello biopsicosociale.
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I 3 principali modelli di disabilità
Etico
Estetico
Ambientale
Religioso
31
Medico/Individuale
Sociorelazionale
Sociale
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Capitolo 3: La prima classificazione della disabilità:
l’ICIDH 76/80
ICIDH
•
•
•
•
Concetti
Critiche
32
Background
Storia
Scopo
Modello
• Impairment
• Disability
• Handicap
• UPIAS/DPI
• Assenza dei
fattori
ambientali
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Dal modello medico a quello sociale

33
«Despite their differences, […] scholars agree in rejecting the
so-called medical (or bio-medical) model in which disability is
defined as an observable deviation from biomedical norms of
structure or function that directly results from a disease, trauma
or other health condition […]. They argue that while there is a
medical facet to disablement, far more important is the salient
role played by features of the world built and designed by people
in the creation of the disadvantages that people with disabilities
experience» (Bickenbach et al. 1999, p. 1173).
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I C I D H – 1980


1976 – World Health Assembly of the WHO approva una pubblicazione di
uno strumento di classificazione della disabilità introducendovi una
versione del modello sociale.
1980 – International Classification of Impairments, Disabilities and
Handicap. A Manual of classification relating to the consequences of
disease (ICIDH) (Classificazione Internazionale delle Menomazioni, delle Disabilità e degli
Svantaggi Esistenziali: Manuale per una classificazione riferita alle conseguenze della malattia)
–
–
–
34
Questo fu un tentativo di una classificazione internazionale delle conseguenze della malattia,
che apparve incarnare le intuizioni del modello sociale.
Al tempo della sua ristampa nel 1993, l’ICIDH era già stato tradotto in 13 lingue e usato in
dozzine di contesti per un’ampia varietà di proposte.
Tuttavia, nonostante le promesse, fin dalla sua prima apparizione, molti critici hanno sostenuto
che l’ICIDH e il suo modello fossero profondamente viziati.
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ICIDH: Scopo
«The ICIDH is intended to offer a conceptual
framework for information;
 the framework is relevant to the long-term
consequences of disease, injuries or disorders.
 A primary application of the ICIDH has been to describe
the circumstances of individuals with disabilities
across a wide range of settings» (ICIDH, p. 2).

35
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ICIDH: Modello sequenziale dei livelli
(intrinsic situation)
(exteriorized)
(objectified)
(socialized)
(ICIDH, p. 30)
36
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ICIDH: Modello sequenziale dei livelli
37
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ICIDH: Modello sequenziale dei livelli

«Handicap may result from impairment without the mediation
of a state of disability.
–

38
A disfigurement may give rise to interference with the normal operation
of cues in social intercourse, and it may thus constitute a very real
disadvantage, to say nothing of the embarrassment that the disfigured
individual may feel. In this example, though, it would be difficult to
identify any disability mediating between the disfigurement and the
disadvantage. […]
One can be impaired without being disabled, and disabled
without being handicapped» (ICIDH, p. 30).
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ICIDH  Menomazione
«ogni perdita o anormalità di strutture o funzioni psicologiche,
fisiologiche e anatomiche»
CORPO
Deviazioni da norme biomediche statisticamente fondate osservabili e
misurabili
39
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ICIDH  Disabilità
«Ogni limitazione o assenza (risultante da una menomazione) di
abilità per l’esecuzione di una attività nel modo o nell’ordine
considerato normale per un essere umano»
SVANTAGGIO
40
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ICIDH  Svantaggio  Handicap
 Limita o impedisce
il compimento di 6
funzioni per la
“sopravvivenza”


Svantaggio




41
Orientamento
Indipendenza
fisica
Mobilità
Occupazione
Integrazione
sociale
Autonomia
economica
Handicap
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ICIDH  Handicap
«L’handicap è uno svantaggio per un dato individuo, risultante da una
menomazione o disabilità,
che limita o impedisce il compimento di una funzione che è normale
(rispetto all’età, al sesso, e ai fattori sociali e culturali) per quell’individuo»
42
Prof. Stefano Federici
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Punti controversi dell’ICIDH 1/4



43
Nonostante il tentativo di offrire un modello non-medico di
disabilità, le promesse non sono mai state pienamente, o
chiaramente realizzate.
La radice del problema stava in una sottile ambiguità del
linguaggio che minava il modello inteso.
Il linguaggio per definire l’handicap come socialmente
costruito è ambiguo, se non addirittura contraddittorio.
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Punti controversi dell’ICIDH 2/4
Origine dell’handicap
«Lo svantaggio risulta dall’essere [l’individuo] inabile a conformarsi
alle norme del suo universo. Handicap è così un fenomeno
sociale, rappresentando per un individuo le conseguenze sociali
ed ambientali che hanno origine dalla presenza di una
menomazione e disabilità»
44
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Punti controversi dell’ICIDH 3/4




45
le persone sono svantaggiate solo a causa delle loro
disabilità;
l’handicap è causato da una menomazione e disabilità;
nella classificazione non c’è alcun riferimento ad una
classificazione dell’handicap che caratterizzi le circostanze del
mondo sociale che creano l’handicap;
In modo particolare nella classificazione dell’handicap della
mobilità e del lavoro si vede l’incongruità.
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Punti controversi dell’ICIDH 4/4
handicap mobilità e impiego

Le persone hanno un handicap di mobilità quando:
«le loro disabilità interferiscono con la loro abilità di muoversi».


Le persone hanno un handicap nell’impiego perché sono
“incapaci” di lavorare.
Le persone hanno un handicap di autosufficienza economica
quando:
«hanno sofferto una riduzione di un economico benessere causato dalla
loro menomazione o disabilità».
46
Prof. Stefano Federici
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Strategie politiche

L’utilizzatore dell’ICIDH non può registrare, attraverso degli
indici di misurazione, gli effetti di un ambiente inadatto alla
vita delle persone.
–
47
Pertanto l’utilizzatore può certamente registrare un cambiamento
del livello di abilità di una persona, ma non ha alcun modo di sapere
se esso è il risultato di un cambiamento della persona
(riabilitazione), o di cambiamenti dell’ambiente sociale e fisico
(adattamento/accessibilità)
Prof. Stefano Federici
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Fondazione di UPIAS: Union of the Physically
Impaired Against Segregation

UPIAS originated when Paul Hunt, a resident of the Le Court
Cheshire home, wrote a letter to the Guardian newspaper which was
published on 20 September 1972, calling for the formation of a
consumer group to represent those living in institutions.
–

In 1968, Vic Finkelstein, subjected to a banning order by the South
African apartheid regime for his civil rights activism, came to Britain
as a refugee.
–
48
In 1966, he had edited Stigma, a collection of essays by disabled people
reflecting on the prejudice and exclusion they experienced.
He was able to make the connection between the liberation struggles of black
South Africans and the situation of disabled people.
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Nascita del movimento Disability Studies


Disability studies can trace its origins to the organizations of disabled
people whose voices emerged in the late 1960s and who shared ideas
drawn from those of other previously excluded groups such as African
Americans in the US, black and other minority ethnic groupings elsewhere,
women, and lesbians and gay men.
Disability activists in the US, the UK, Scandinavia and other Western
European countries campaigned for a change in the way that disability was
understood, demanding the redefinition of disability from a personal,
medical problem to a political one.
–
49
No longer, they argued, should disability be seen as a problem of the individual’s body
and thus something to be treated by health and social care professionals, but instead it
should be seen as a political and socially constructed problem with a focus on the
disabling barriers faced by people with an impairment.
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UPIAS/DPI (1976)

Un anno dopo la pubblicazione dell’ICIDH, Disabled People’s
Internazional, basandosi su una proposta dell’Union of the
Physically Impaired Against Segregation propone un modello
basato su due elementi:
–
–
50
Menomazione  è la limitazione funzionale in un individuo causata da
menomazione fisica, mentale e sensoriale.
Disabilità  è la perdita o la limitazione di opportunità alla
partecipazione di una vita normale della comunità al pari livello degli altri
dovute alle barriere fisiche e sociali.
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UPIAS
 «Dal
nostro punto di vista, è la società che rende
disabili le persone con menomazione fisica. La
disabilità è qualcosa di imposto sopra le nostre
menomazioni ovverosia noi siamo isolati ed
esclusi come inutili dalla piena partecipazione alla
vita della società».
51
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Conseguenza
52
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Questioni aperte

Il significato di menomazione è mutuato dall’ICIDH. Meno
chiara è la relazione tra menomazione e disabilità. C’è o no
una relazione?
–
–
Ciò che è considerato disabilitante ha o no una relazione con uno stato
di salute?
O deve essere equiparato a quelle condizioni di svantaggio dovute alla
razza, al genere, alla classe o allo stato sociale?

53
Qual è la differenza tra svantaggio e differenza? (“il dilemma della differenza”
Goffman)
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UPIAS/DPI: provocatorio ma non operativo

UPIAS/DPI chiaramente non intende dare una chiara definizione
della distinzione tra menomazione e disabilità dell’ICIDH.
–

54
Infatti, al fine di mettere bene in chiaro la differenza tra menomazione
(un arto mancante) che è intrinseco ad una persona e lo svantaggio
(essere licenziato perché al padrone non piace vedere un impiegato
zoppo) che è socialmente costruito hanno bisogno di dare una
definizione che separi nettamente l’intrinseco dall’estrinseco.
Criticando il modello medico, che ha finito per considerare
anche l’estrinseco in intrinseco, essi cadono nell’estremo
opposto.
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Per noi una ragione di ricerca e d’intervento

Se NON possiamo
–
–
–

NON avremo nessun modo di indicare
–
55
identificare,
classificare e
valutare l’esecuzione di attività svolte da una persona in un determinato
ambiente,
se e come alcuni aspetti dell’ambiente costituiscono barriere.
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Capitolo 4: Da un modello di minoranza al modello
universale
56
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Gli anni ’80
57
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Hahn e la discriminazione dei gruppi di minoranza

Hahn (1980s) 
–
la minority group analysis, così appropriata per comprendere le
dinamiche sociali di emarginazione in caso di razze, deve essere
applicata alle persone con disabilità.

–
58
«I problemi principali con i quali si confrontano i cittadini con disabilità sono le
inclinazioni, i pregiudizi, la segregazione e la discriminazione che possono essere
sradicate attraverso politiche volte a garantire loro pari diritti» (Hahn, 1987, p. 182).
Come risultato, Hahn mette in suo impegno nella protezione legale dei
diritti e in particolare nella tutela giuridica che la legge
antidiscriminazione fornisce.
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2 limiti della teoria di Hahn
59
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Modello Universale: Zola /1
Zola (1989) Toward the necessary universalizing of disability policy

L’intera popolazione è a rischio per la concomitanza di malattie croniche e
disabilità
60

Demistificare la specialità della disabilità

L’universalità non è solo una questione statistica ma politica.
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Modello Universale: Zola /2
«Solo quando noi riconosceremo l’avvicinarsi dell’universalità
della disabilità e che tutte le sue dimensioni (inclusa quella
biomedica) sono parte del processo sociale, da cui i significati di
disabilità sono negoziati, sarà possibile apprezzare in pieno
come una generale politica sociale può intervenire
efficacemente su questo problema»
61
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1) La disabilità non è un attributo umano che demarca una porzione di umanità da un’altra
(come fa il genere e talvolta la razza); è un caratteristica dell’infinitamente varia ed universale
condizione umana
M
F
B
Abili  Disabili
62
N
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2) Nessun essere umano possiede un repertorio completo di abilità,
adatto per tutti i mutamenti dell’ambiente fisico e sociale
63
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3) Scientificamente parlando, non c’è alcun confine inerente ed
intrinseco all’arco di variazioni nelle abilità umane
64
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4) Abilità/disabilità è un continuum e la completa assenza di disabilità, come la
completa assenza di abilità, è un caso limite di interesse solo teoretico
65
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Il problema della disabilità per gli individui “non è se ma quando, non
tanto quale, ma quante e in quale combinazione” (Zola, 1993, p. 18).
66
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Capitolo 5: L’ICF
67
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Dall’ I C I D H
all’ I C F

1993  WHO comincia il processo di revisione dell’ICIDH

1996  Alpha draft dell’ICIDH-2 per la revisione di esperti

1997  Beta-1 per un meeting Internazionale a Ginevra e 2 anni di test sul campo.

1999  Beta-2 final draft

22 Maggio 2001  La WHO adotta la:
International Classification of Functioning, Disability, and Health
 ICF 
Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e delle
Salute
68
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I C F – Introduzione
Le componenti della salute
 Le
componenti della salute 
L’ICF non è più una classificazione delle
conseguenze delle malattie come l’ICIDH 1980.
–
69
Le componenti della salute identificano gli elementi
costitutivi della salute, mentre le conseguenze si
focalizzano sull’impatto delle malattie o di altre
condizioni di salute che ne possono derivare.
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I C F – Proprietà
L’universo: cosa classifica

Cosa classifica 
–
L’ICF racchiude tutti gli aspetti della salute umana e alcune componenti del benessere
rilevanti per la salute e li descrive come domini della salute e domini ad essa correlati.
La classificazione si riferisce all’ampio contesto della salute e non copre
circostanze che non sono ad essa correlate, come quelle causate da fattori
socioeconomici.

70
Per esempio, le persone possono essere limitate nell’esecuzione di un compito nel loro
ambiente attuale a causa della razza, del sesso, della religione o di altre caratteristiche
socioeconomiche; non essendo queste limitazioni correlate alla salute, esse non
vengono classificate nelI’ICF.
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I C F – Proprietà
L’universo: a chi si rivolge

A chi si rivolge 
–
–
71
Molto spesso si ritiene erroneamente che l’ICF riguardi
soltanto le persone con disabilità; in realtà esso riguarda
tutti. In altre parole, l’ICF ha un’applicazione universale.
L’ICF non classifica le persone, ma descrive le situazioni di
ciascuna persona nella forma dei domini della Salute e ad
essa connessi»
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ICF
Funzionamento e Disabilità

Funzionamento 
–
–

Disabilità 
–
–
72
è il termine ombrello per le funzioni corporee, le strutture corporee, attività e
partecipazione.
Esso indica gli aspetti positivi dell’interazione tra un individuo (con una condizione di
salute) e i fattori contestuali di quell’individuo (fattori ambientali e personali).
è il termine ombrello per menomazioni, limitazioni dell’attività e restrizioni della (alla)
partecipazione.
Esso indica gli aspetti negativi dell’interazione tra un individuo (con una condizione di
salute) e i fattori contestuali di quell’individuo (fattori ambientali e personali).
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I C F – Visione d’insieme
Definizioni 1/2

Le funzioni corporee 
–

Le strutture corporee 
–

sono problemi nella funzione o nella struttura del corpo, intesi come una
deviazione o una perdita significative.
L’attività 
–
73
sono le parti anatomiche del corpo, come gli organi, gli arti e le loro componenti.
Le menomazioni 
–

sono le funzioni fisiologiche dei sistemi corporei (incluse le funzioni psicologiche).
è l’esecuzione di un compito o di un’azione da parte di un individuo.
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I C F – Visione d’insieme
Definizioni 2/2

La partecipazione 
–

Le limitazioni dell’attività 
–

sono i problemi che un individuo può sperimentare nel coinvolgimento nelle
situazioni di vita.
I fattori ambientali 
–
74
sono le difficoltà che un individuo può incontrare nell’eseguire delle attività.
Le restrizioni alla partecipazione 
–

è il coinvolgimento in una situazione di vita.
costituiscono gli atteggiamenti, l’ambiente fisico e sociale in cui le persone vivono e
conducono la loro esistenza.
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I C F – Visione d’insieme
Suddivisione generale

L’ICF può essere suddiviso in 2 parti, ognuna composta da 2
componenti che possono essere espresse in termini sia positivi
che negativi 
–
Parte 1. Funzionamento e Disabilità
a)Funzioni e Strutture Corporee
b)Attività e Partecipazione
–
Parte 2. Fattori Contestuali
c) Fattori Ambientali
d)Fattori Personali
75
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I C F – Visione d’insieme
Suddivisione generale
Parte 1. Funzionamento e Disabilità
Componenti
Parte 2. Fattori Contestuali
Funzioni e
strutture corporee
Attività e
Partecipazione
Fattori
Ambientali
Fattori
Personali
Domini
Funzioni corporee
Strutture corporee
Aree di vita
(compiti, azioni)
Influenze esterne su
funzionamento e
disabilità
Influenze interne su
funzionamento e
disabilità
Costrutti
Cambiamento nelle
funzioni corporee
(fisiologico)
Capacità
Eseguire compiti in un
ambiente standard
Impatto delle
caratteristiche della
persona
Cambiamento nelle
strutture corporee
(anatomico)
Performance
Eseguire compiti in un
ambiente attuale
Impatto facilitante o
ostacolante delle
caratteristiche del
mondo fisico, sociale
e degli atteggiamento
Integrità funzionale e
strutturale
Attività
Partecipazione
Facilitatori
Non applicabile
Barriere / Ostacoli
Non applicabile
Aspetto positivo
Funzionamento
Aspetto negativo
76
Menomazione
Limitazione nella attività
Restrizione nella
partecipazione
Disabilità
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I C F – Visione d’insieme
Struttura
• 2° livello = 362 codici
• 3° + 4° livello = 1.424 codici
77
INDICE dell’ICF
FUNZIONI
CORPOREE
Capitolo 1 - Funzioni mentali
STRUTTURE
CORPOREE
ATTIVITÀ E
PARTECIPAZIONE
Capitolo 1 - Strutture del sistema Capitolo 1 - Apprendimento e
nervoso
applicazione delle conoscenze
Capitolo 2 - Funzioni sensoriali e Capitolo 2 - Occhio, orecchio e
dolore
strutture correlate
Capitolo 2 - Compiti e richieste
generali
Capitolo 3 - Funzioni della voce e Capitolo 3 - Strutture coinvolte
dell’eloquio
nella voce e nell’eloquio
Capitolo 3 - Comunicazione
Capitolo 4 - Funzioni dei sistemi
cardiovascolare, ematologico,
immunologico e dell’apparato
respiratorio
Capitolo 5 - Funzioni
dell’apparato digerente e dei
sistemi metabolico ed endocrino
Capitolo 6 - Funzioni
genitourinarie e riproduttive
b
Capitolo 4 - Strutture dei sistemi Capitolo 4 - Mobilità
cardiovascolare. immunologico e
dell’apparato respiratorio
s
Capitolo 5 - Strutture correlate
all’apparato digerente e ai sistemi
metabolico ed endocrino
Capitolo 6 - Strutture correlate ai
sistemi genitourinario e
riproduttivo
Capitolo 7 - Funzioni neuroCapitolo 7 - Strutture correlate al
muscoloscheletriche e correlate al movimento
movimento
Capitolo 8 - Funzioni della cute e Capitolo 8 - Cute e strutture
delle strutture correlate
correlate
78
d
Capitolo 5 - Cura della propria
persona
Capitolo 6 - Vita domestica
Capitolo 7 - Interazioni e relazioni
interpersonali
Capitolo 8 - Aree di vita principali
Capitolo 9 - Vita sociale, civile e
di comunità
FATTORI
AMBIENTALI
Capitolo 1 Prodotti e tecnologia
Capitolo 2 Ambiente naturale e
cambiamenti ambientali effettuati
dall'uomo
Capitolo 3 Relazioni e sostegno
sociale
e
Capitolo 4 Atteggiamenti
Capitolo 5 - Servizi, sistemi e
politiche
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I C F – Visione d’insieme
Parte 1 – Funzioni e strutture del corpo

79
Funzioni e strutture del corpo
MENOMAZIONI
– Definizioni:
 Le menomazioni strutturali possono comprendere un’anomalia, un
difetto, una perdita o un’altra anormalità significativa nelle strutture
corporee.
 Le menomazioni rappresentano una deviazione rispetto agli
standard generalmente accettati nello status biomedico del corpo e
delle sue funzioni.
 Le menomazioni possono essere temporanee o permanenti;
progressive, regressive o stabili; intermittenti o continue. La
deviazione dalla norma può essere lieve o grave e può fluttuare nel
tempo.
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I C F – Visione d’insieme
Parte 1 – Funzioni e strutture del corpo

Funzioni e strutture del corpo
MENOMAZIONI
–
Definizioni:


Le menomazioni non sono contingenti all’eziologia o al modo in cui si sono sviluppate;
per esempio, la perdita della vista o di un arto può derivare da un’anomalia genetica o da
una lesione.
Le menomazioni possono essere una parte o un’espressione di una condizione di salute, ma
non indicano necessariamente la presenza di una malattia o che l’individuo dovrebbe
essere considerato malato.
–
80
Il concetto di menomazione è più ampio e comprensivo rispetto a quello di disturbo o
malattia; per esempio, la perdita di una gamba è una menomazione della struttura corporea, non
un disturbo o una malattia.
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I C F – Visione d’insieme
Parte 1 – Funzioni e strutture del corpo

Funzioni e strutture del corpo
MENOMAZIONI
– Definizioni:


81
Dalle menomazioni possono risultare altre menomazioni; ad esempio l’assenza
di forza muscolare può danneggiare le funzioni del movimento, le funzioni del cuore
possono essere correlate a un deficit nelle funzioni respiratorie, e una percezione
deficitaria può essere correlata con le funzioni del pensiero.
I fattori ambientali interagiscono con le funzioni corporee, come nelle interazioni
tra qualità dell’aria e respirazione, luce e vista, suoni e udito, stimoli distraenti e
attenzione, conformazione del terreno e equilibrio, e temperatura dell’ambiente e
regolazione della temperatura corporea.
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I C F – Visione d’insieme
Parte 1 – Attività e partecipazione

Attività e Partecipazione
LIMITAZIONE DELL’ATTIVITÀ E RESTRIZIONI DELLA PARTECIPAZIONE
–
82
Definizioni:
 I domini per la componente Attività e Partecipazione sono
presentati in un unico elenco che copre l’intera gamma
delle aree di vita.
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I C F – Visione d’insieme
Parte 1 – Attività e partecipazione

Attività e Partecipazione
LIMITAZIONE DELL’ATTIVITÀ E RESTRIZIONI DELLA PARTECIPAZIONE
–
Definizioni:
 Il qualificatore performance descrive ciò che un individuo fa nel suo ambiente attuale.
–

83
Dato che l’ambiente attuale implica un contesto sociale, la performance può anche venire considerata come un
coinvolgimento in una situazione di vita o esperienza vissuta delle persone nel contesto reale in cui vivono.
Il qualificatore capacità descrive l’abilità di un individuo di eseguire un compito o un’azione. Per valutare
l’abilità complessiva dell’individuo, sarebbe necessario utilizzare un ambiente standardizzato in modo
da neutralizzare l’impatto della variabilità dei diversi ambienti sull’abilità dell’individuo. Questo ambiente
standardizzato può essere:
– un ambiente reale usato in genere per la valutazione di capacità nell’ambito di test di verifica;
– nei casi in cui questo non sia possibile, un ambiente predefinito che possa avere un impatto
uniforme sull’individuo. Questo tipo di ambiente può essere chiamato ambiente «uniforme» o
standard.
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I C F – Visione d’insieme
Parte 1 – Attività e partecipazione

Attività e Partecipazione
LIMITAZIONE DELL’ATTIVITÀ E RESTRIZIONI DELLA PARTECIPAZIONE
–
Definizioni:

84
È difficile distinguere tra Attività e Partecipazione basandosi sui domini nella
componente Attività e Partecipazione. Ugualmente non è possibile distinguere
tra le prospettive individuali e sociali sulla base dei domini a causa della
variabilità internazionale e delle differenze negli approcci di contesti
professionali o teorici.
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I C F – Visione d’insieme
Parte 1 – Attività e partecipazione

Attività e Partecipazione
I 4 modi per distinguere attività e partecipazione
a) definire alcuni domini come attività e altri come partecipazione, senza alcuna sovrapposizione;
(b) come sopra (a), ma con una parziale sovrapposizione;
(c) definire tutti i domini dettagliati come attività e i titoli delle categorie generali come
partecipazione;
(d) usare tutti i domini sia come attività che partecipazione.
(vedi allegato 3 dell’ICF)
85
Prof. Stefano Federici
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I C F – Visione d’insieme
Attività e Partecipazione: matrice d’informazione
DOMINI
86
d1
Apprendimento e applicazione delle conoscenze
d2
Compiti e richieste generali
d3
Comunicazione
d4
Mobilità
d5
Cura della propria persona
d6
Vita domestica
d7
Interazioni e relazioni interpersonali
d8
Aree di vita fondamentali
d9
Vita sociale. civile e di comunità
QUALIFICATORI
Performance
Capacità
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I C F – Visione d’insieme
Parte 2 – Fattori contestuali

Parte 2. Fattori contestuali
–
–
87
I Fattori Contestuali rappresentano l’intero background della vita e della
conduzione dell’esistenza di un individuo.
Essi includono 2 componenti:
 i Fattori Ambientali e
 i Fattori Personali
che possono avere un impatto sull’individuo con una condizione di
salute e sugli stati di salute e ad essa correlati di quell’individuo.
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Fattori contestuali
Persona
Ambiente
 genere

 età
 stile
 ambiente naturale
di coping
 retroterra
Ambiente
sociale
 istruzione
 professione
88
prodotti

esperienze passate

stile di personalità

…
Persona

istituzioni
 norme sociali
 cultura
 ambiente costruito

fattori politici
 natura
Prof. Stefano Federici
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I C F – Visione d’insieme
Parte 2 – Fattori ambientali

Fattori Ambientali 
– I fattori ambientali sono organizzati nella classificazione in maniera da
evidenziare 2 differenti livelli:


89
Individuale
l’ambiente personale dell’individuo, inclusi - ma non solo - la casa, il luogo di lavoro e la
scuola.
Sociale
le strutture sociali formali e informali, i servizi e le principali interazioni nella comunità o nella
società che hanno un impatto sugli individui.
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I C F – Visione d’insieme
Parte 2 – Fattori Personali

Fattori Personali 
–
–
–
90
I fattori personali sono il background personale della vita e dell’esistenza di un
individuo, e rappresentano quelle caratteristiche dell’individuo che non fanno parte
della condizione di salute o degli stati di salute.
Questi fattori comprendono:
 il sesso, la razza, l’età, altre condizioni di salute, la forma fisica, lo stile di vita, le
abitudini, l’educazione ricevuta, la capacità di adattamento, backround sociale,
l’istruzione, la professione e l’esperienza passata e attuale (eventi della vita
passata e eventi contemporanei), modelli di comportamento generali e stili
caratteriali, che possono giocare un certo ruolo nella disabilità a qualsiasi livello.
I fattori personali non sono classificati nell’ICF.
Prof. Stefano Federici
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ICF
Qualificatori
91
Prof. Stefano Federici
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ICF
Codice alfanumerico
Collocazione della
menomazione (sinistra)
III qualificatore
s 7 30 2 . 2 0 2
3° Livello
Dimensione
Strutture corporee
Capitolo
Strutture correlate al movimento
Strutture della mano
2° livello
Arti superiori
92
I qualificatore
Estensione della
menomazione (media)
II qualificatore
Natura della menomazione (nessun
cambiamento nella struttura)
Prof. Stefano Federici
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ICF
Codice alfanumerico
e 1 65 0 .2
I qualificatore
Dimensione
Fattori ambientali
Capitolo
Prodotti e tecnologie
3° Livello
Risorse finanziarie
2° livello
Risorse e beni
93
Barriera media
Prof. Stefano Federici
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ICF
Qualificatori Uniformi
0 Nessun problema
0-4 %
1 LEGGERO
5-24 %
2 MODERATO
25-49 %
3 SEVERO
50-95 %
4 TOTALE
96-100 %
8 non specificato
9 non applicabile
94
Prof. Stefano Federici
Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione
Università degli Studi di Perugia
ICF
Qualificatori per Fattori Ambientali
95
.0 NESSUNA barriera
(assente, trascurabile… )
0-4 %
.1 LIEVI barriere
(leggera, piccola…)
5-24 %
.2 MEDIE barriere
(moderata, discreta...)
25-49 %
.3 GRAVI barriere
(notevole, estrema…)
50-95 %
.4 COMPLETE barriere
(totale…)
96-100 %
+0 NESSUN facilitatore
(assente, trascurabile… )
0-4 %
+1 facilitatore LIEVE
(leggero, piccolo…)
5-24 %
+2 facilitatore MODIO
(moderato, discreto...)
25-49 %
+3 facilitatore GRAVE
(notevole, estremo…)
50-95 %
+4 facilitatore COMPLETO
(totale…)
96-100 %
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ICF
Modello biopsicosociale

96
Modello biopsicosociale:
– L’ICF è basato su una integrazione di questi 2 modelli
di disabilità, medico e sociale, estremi.
– Per cogliere l’integrazione delle varie dimensioni del
funzionamento, l’approccio utilizzato è di tipo
biopsicosociale
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I C F 2001
Interazione dei Concetti (Fig. 5.1)
Condizione di Salute
(disturbo o malattia)
Funzione e
strutture corporee
97
Fattori
Ambientali
Attività
Partecipazione
Fattori
Personali
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Dal modello dell’ ICIDH – 1980
al modello del’ ICF – 2001
Condizioni di Salute
(disordine o malattia)
Malattia
Funz./Strutt.
o
Corporee
Attività Disabilità Partecipazione
Menomazione
Handicap
disordine
(Limitazioni)
(Restrizioni)
(Menomazioni)
Fattori
Ambientali
Fattori
Personali
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Fondamenti dell’ ICF
99

Funzionamento Umano
- non semplicemente disabilità

Modello Universale
- non un modello di minoranza

Modello Integrato
- non solo medico o sociale

Modello Interattivo
- non progressivo lineare

Parità
- non eziologica causalità

Inclusivo
- contesto: ambiente e persona

Culturalmente applicabile
- non concetti occidentali

Operativo
- non solo teoricamente condotto
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Equità / Parità

Perdita di un arto
– mine = diabete = talidomide

Perdita temporanea di un’attività usuale
–

100
influenza = depressione = mal di schiena = angina
Pregiudizio
– lebbra = schizofrenia = epilessia = HIV
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ICF in termini semplici
 Il
tuo corpo non funziona bene
 Sei
limitato nelle tue attività
 Trovi
101
barriere nella società
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Dimensioni del
Funzionamento & Disabilità
CORPO
CORPO
Funzioni/
ATTIVITÀ
PARTECIPAZIONE
PERSONA
Attività
SOCIETÀ
Partecipazione
(limitazione)
(restrizione)
Strutture
(menomazione)
102
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Schizofrenia
CORPO
Elaborazione
dell’informazione
103
ATTIVITÀ
PARTECIPAZIONE
Deficit nelle
Impedimento
funzioni parentali occupazionale,
Disfunzioni nel
Stigmatizzazione
Lavoro
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Epilessia
104
CORPO
ATTIVITÀ
Perdita transitoria
della Coscienza
nessuna
PARTECIPAZIONE
divieto
di guida
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Sclerosi Multipla
CORPO
Stanchezza
Comunitaria
Linguaggio
Debolezza nei
Muscoli
105
ATTIVITÀ
PARTECIPAZIONE
cura si sé
Partecipazione
faccende domestiche
maneggiare oggetti
Impiego
Assenza di
dispositivi spec.
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Esempio 1

Una menomazione che non porta a limitazioni nella capacità né a
restrizione nella partecipazione.
–
–
106
Un bambino nasce privo di un’unghia in una mano.
 Questa malformazione è una menomazione strutturale, ma non interferisce con la
funzionalità della mano né con le azioni che il bambino può compiere con essa,
pertanto non sono ravvisabili limitazioni nella capacità. Allo stesso modo, può non
verificarsi un problema di partecipazione sociale – come, ad esempio, subire
derisioni o essere esclusi dal gioco con gli altri bambini – a causa di questa
malformazione.
Il bambino, quindi, non ha limitazioni di capacità o problemi nella partecipazione.
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Esempio 2

Una menomazione che non porta a limitazioni nella capacità ma provoca problemi di
partecipazione.
– Un bambino diabetico ha una menomazione funzionale: il pancreas non produce
insulina.


107
Il diabete può essere controllato con la somministrazione di farmaci (cioè di insulina). Quando le
funzioni corporee (i livelli di insulina) sono sotto controllo, alla menomazione non viene associata
alcuna limitazione della capacità.
Tuttavia, il bambino diabetico può sperimentare un problema di partecipazione nel socializzare
con amici o compagni in situazioni che coinvolgono la sfera dell’alimentazione, dato che dovrà
limitarsi nell’assunzione di zuccheri. L’assenza di cibo adatto a lui può creare una barriera alla
piena partecipazione sociale. Per questa ragione il bambino non riuscirà a socializzare a pieno
nell’ambiente attuale, a meno che non vengano presi dei provvedimenti per assicurare che gli
venga fornito cibo appropriato, nonostante l’assenza di limitazioni nella capacità.
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Esempio 3

Una menomazione che porta a limitazioni nella capacità e, a seconda delle circostanze, può
produrre o no problemi di partecipazione.
– Una variazione significativa nello sviluppo intellettivo rappresenta una menomazione mentale
(ritardo), che può portare a una certa limitazione in varie capacità della persona.
– I fattori ambientali, tuttavia, possono influire sul grado di partecipazione dell’individuo in diverse
sfere di vita.


108
Ad esempio, un bambino con una menomazione mentale potrebbe sperimentare uno svantaggio ridotto in un
ambiente in cui le aspettative non sono elevate per tutta la popolazione in generale e in cui viene dato al
bambino un insieme di semplici compiti da portare a termine. In questo ambiente il bambino avrà buone
performance in diverse situazioni di vita (cioè avrà buona partecipazione sociale).
Un bambino con una menomazione simile, che cresce invece in un ambiente competitivo e con aspettative di
rendimento scolastico elevate e rigide, potrebbe sperimentare maggiori problemi di partecipazione in varie
situazioni di vita rispetto al bambino la cui condizione è stata esaminata precedentemente.
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Appendice 1: Il modello medico e il modello sociale a
confronto
109
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Modello medico /1
origini storiche



110
Nel periodo immediatamente seguente la Seconda Guerra Mondiale,
l’assistenza sociale e sanitaria per le persone disabili fu caratterizzata da
una formale preoccupazione umanitaria per i mutilati di guerra.
In questo contesto, le valutazioni delle funzioni furono orientate verso un
semplice calcolo aritmetico rispetto agli effetti del danno e del deficit in
particolari arti.
Fu assunto che la misurazione della menomazione fosse sufficiente a
fornire una base per valutare i bisogni di una persona disabile.
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Modello medico /2
definizioni e conseguenze

Disabilità 
–

Le persone disabili 
–

meno (in)abili rispetto a individui normali
Conseguenze 
–
111
impedimento biologico permanente
l’individuo che non può essere riparato da un intervento
professionale rimane deficiente
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Modello medico /3
Diagnosi e Cura
M
A
L
A
T
T
I
A
112
M
E
N
O
M
A
Z
I
O
N
E
S
V
A
N
T
A
G
G
I
O
INTERVENTO
MEDICO
RIABILITATIVO
La valutazione
della condizione
della persona
è tragica
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Modello medico /4
LIMITI



113
Ruolo sociale inappropriato e stigmatizzante del disabile 
–
conseguenza di un pregiudizio basato su differenze fisiche socialmente visibili che costituirebbero una forma di devianza
sociale, che legittima comportamenti che esonerano la persona con disabilità dalla responsabilità sociale e dall’assunzione di ruoli
normali.
–
Le persone con disabilità devono assumere un ruolo di malati, di “buoni pazienti” cercando attivamente di recuperare.
–
Come vittime innocenti di una malattia o di un trauma le persone con disabilità sono trattate con indulgenza e pietà.
Dimensioni sociali della disabilità sottostimate se non ignorate
–
Per la sua enfasi sulla menomazione il modello biomedico si concentra sul funzionamento dell’individuo ignorando le dimensioni
sociali.
–
L’adattamento dell’individuo all’ambiente rimane il compito sociale primario da perseguire.
–
Gli obiettivi di riconoscimento di diritti di eguaglianza ed integrazione saranno valutati come meno importanti degli obiettivi basati su
bisogni di tipo medico.
I bisogni individuali saranno ridotti a bisogni di tipo medico
–
valutati da un prospettiva medica che predeterminerà una gerarchia dei bisogni individuali in base al criterio di bisogni primari per la
sopravvivenza.
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Modello medico /5
VANTAGGI

Neutralità eziologica
–
–

La dimensione del corpo
–
114
Sebbene l’eziologia è un elemento centrale della spiegazione scientifica di una menomazione e pertanto la
base per determinare il bisogno medico, pur tuttavia, da un punto di vista clinico, non è particolarmente
rilevante come un paziente ha sviluppato la menomazione. Un paziente è un paziente, sia se la
menomazione è stata causata da se stesso o è l’esito di un incidente, un epidemia, o di un’azione
intenzionale di altri.
Il principale effetto di questo punto centrato sui bisogni, come opposto alla responsabilità, è minare una
credenza intorno ad un’origine remota della menomazione, il credo cioè, che la menomazione e le stesse
cause della sofferenza, sono meritate come punizione di precedenti peccati.
La prospettiva del modello medico ci invita a non sottovalutare la dimensione del corpo e delle dimensioni
della salute e della malattia connesse alla disabilità.
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Modello sociale /1
PROSPETTIVA

La disabilità è compresa da un prospettiva sociologica
per cui essa è culturalmente prodotta e socialmente
strutturata
–
115
al livello delle esperienze delle persone con disabilità c’è un
livello di svantaggi e limitazioni che sono da ricondurre a
come le persone reagiscono – le loro attitudini e
comportamenti – e non alle loro incapacità
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Modello sociale /2
MODALITÀ DI INTERVENTO

Socio politico per l’abbattimento delle barriere ambientali intese
sia come barriere fisiche che culturali.
–
116
la disabilità è il prodotto di un determinato ambiente sociale, per cui la
responsabilità della disabilità deve essere ricondotta alle strutture sociali
che la determinano: soltanto interventi di tipo sociopolitico possono
ridurre le cause disabilitanti.
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Modello sociale /3
POLITICHE DI INTERVENTO



117
La dimensione politica di questo modello è riconosciuta da tutti gli aderenti al modello ed è
considerata sia uno strumento di ricerca, per la comprensione e la spiegazione della
disabilità, sia il fondamento di movimenti politici (Oliver, The Politics of Disablement).
Le risposte terapeutiche e riabilitative non possono avvenire in un vuoto sociale.
Diversamente, il successo riabilitativo e terapeutico avviene soltanto se i bisogni individuali
sono riletti all’interno dell’ambiente entro cui la persona con disabilità interagisce.
Il ruolo specifico di un terapista deve essere quello di orchestrare dei mutamenti ambientali
tali da favorire la piena partecipazione delle persone.
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Modello sociale /4
LIMITI

La dimensione corporea/individuale
–
–
–

La dimensione sociopolitica
–

Se la disabilità è solo un “costrutto sociale”, come è possibile indirizzare politiche di intervento
che tengano conto della specifica “differenza” di una persona con disabilità?
La dimensione ambientale
–
118
La disabilità non ha nulla a che fare con le dimensioni individuali della salute e della malattia
Si deve supporre che esista uno svantaggio legato a specifiche menomazioni fisiche o mentali?
È difficile individuare modalità per misurare il miglioramento.
Non è sempre così chiaro in che modo l’ambiente crei (come unica causa) la disabilità.
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