LUDERE DOCENDO
Il gioco degli
SCACCHI
Etimologia
La parola scacco deriva dall’espressione arabo-persiana
shâh mât che vuol dire “il re è morto”, ovvero scacco
matto, lo scopo del gioco degli scacchi. Si noti inoltre
che shâh era il nome del sovrano di Persia.
Origini
Varie teorie ma l'ipotesi più accreditata pone il luogo d'origine in India.
In particolare antichi poemi persiani descrivono un antico gioco da tavolo, lo Chatrang,
che sembra avere notevoli tratti in comune con il moderno gioco degli scacchi. Il gioco
persiano del Chatrang deriva da un gioco ancor più antico e di provenienza indiana, lo
Chaturanga (VI sec d.C.)  ha i maggiori diritti di fregiarsi del titolo di progenitore
originale del moderno gioco degli scacchi, in quanto i giochi più antichi presentavano
solo alcuni tratti in comune con esso.
In ogni caso la diffusione del nuovo gioco fu relativamente rapida, anche grazie ai
mercanti ed ai carovanieri dell'epoca, ansiosi di portare nelle loro patrie ogni possibile
novità. Con il trascorrere del tempo il nome e le regole dell'originale Chaturanga
cambiarono in vari modi e secondo la regione di adozione:
-nel Borneo il gioco venne denominato Chatur
-nell'isola di Giava Chator e nella regione di Burma Chitareen.
-In Persia un po' alla volta cambiarono non solo il nome, prima Chatrang e poi
Shatranj, ma progressivamente anche le regole, che pertanto a piccoli passi si stavano
avvicinando a quelle moderne.
Diffusione del gioco
Nel VI Secolo il gioco si diffuse dall'India alla Persia e più tardi raggiunse i popoli Arabi.
Dagli arabi l’espansione proseguì verso nord, seguendo due direttrici: attraverso l’Oriente
bizantino, verso la Russia e la Scandinavia e attraverso la Spagna araba e probabilmente
la Sicilia in tutto l’Occidente europeo. Gli scacchi così raggiunsero l'Europa all'incirca nel X
Secolo. Inizialmente in Europa le regole non differivano dal gioco arabo, lo Shatranj. Però
nel corso dei secoli, la necessità di valorizzare il gioco comportò progressivamente
l’adozione di movimenti più veloci. Verso la fine del XV secolo in Italia o per altri in
Spagna, vengono fissate le regole moderne ovvero viene creata una variante che si
impone sugli altri sistemi di gioco.
Regole del gioco
Regole di base: Gli scacchi sono un gioco per due giocatori, uno utilizza i pezzi bianchi
e l’altro i neri. Ogni giocatore ha 16 pezzi per cominciare: un re, una regina, due torri,
due alfieri, due cavalli e otto pedoni.
Scopo del gioco:
Lo scopo del gioco é prendere il re dell’avversario. La cattura avviene una volta che il
re si trova sotto attacco, e non è più in grado di evitare di essere preso; si dice che è
‘scacco matto’ e la partita é finita.
Come si gioca?
Il gioco inizia quando il giocatore ‘bianco’ (ovvero quello che ha le pedine
chiare) muove per primo la sua pedina su una scacchiera da 64 caselle in una
griglia 8x8. Di seguito ogni giocatore muove a turni alterni le pedine; la
mossa
non
può
essere
saltata.
Un giocatore può catturare una delle pedine dell’avversario spostando una
delle sue sulla casella che contiene il pezzo dell’avversario che si vuole
prendere. A questo punto la pedina dell’avversario viene tolta dalla
scacchiera e resta fuori gioco per tutto il resto della partita.
Scacco
Se un re é minacciato di essere preso, ma ha ancora la possibilità di scappare, allora
si dice essere in scacco. Il giocatore non può muovere il proprio re mettendolo in
scacco, ed ogni volta che il re si trova in scacco deve parare con la mossa che segue
immediatamente (cioè muoversi subito verso un’altra casella non minacciata). Ci
sono tre modi in cui si può parare uno scacco:
•
•
•
‘mangiare’ la pedina che vi tiene in scacco
bloccare la linea di attacco mettendo uno dei vostri pezzi fra la pedina che vi tiene in
scacco e il re. (Chiaramente un cavallo non può essere bloccato.)
muovere il re su una casella dove non è in scacco.
Scaccomatto
Lo scopo principale degli scacchi è mettere in scaccomatto il re del vostro
avversario. Quando un re non può evitare la cattura, si dice che è in scaccomatto, e
la partita finisce immediatamente.
Stallo
La partita finisce in parità e si dice in ‘stallo’, se:
-restano sulla scacchiera soltanto i due re
-la situazione è tale per cui nessuno dei due giocatori può dare scacco matto all'altro,
anche in caso di difesa peggiore
-se il giocatore a cui tocca muovere non può muovere alcun pezzo, ma il suo re non è
sotto scacco (stallo)
Un giocatore ha inoltre la facoltà di chiedere lo stallo nei seguenti casi:
-se per cinquanta mosse consecutive (cinquanta mosse per ciascun giocatore) non
viene catturato alcun pezzo e non viene mosso alcun pedone
-se la posizione si ripete identica, e con il tratto al medesimo giocatore, per tre volte
(anche non consecutive) durante la partita
Le pedine
Esse sono (in ordine di importanza crescente):
• Pedone (n° pezzi = 8)
• Cavallo (n° pezzi = 2)
• Alfiere (n° pezzi = 2)
• Torre (n° pezzi = 2)
• Donna o Regina (n° pezzi = 1)
• Re (n° pezzi = 1)
Le mosse delle pedine
Il
Pedone
- Un Pedone può avanzare di una casella, se questa è libera. Se
non ha ancora mosso, il Pedone può anche spostarsi di 2 caselle
in avanti, purché siano libere. Il Pedone non può muovere
all'indietro.
- I pedoni sono i soli pezzi che catturano diversamente da come si
muovono. Possono catturare un pezzo nemico se questo si trova
in una delle due caselle poste diagonalmente avanti (come nel
caso delle due torri nere, nella foto a sinistra), ma non può
muovere in queste caselle se esse sono libere.
- Quando eseguendo la mossa iniziale di due caselle il Pedone
viene a trovarsi di fianco ad un Pedone avversario, quest'ultimo
può catturarlo "en passant", come se il primo avesse avanzato di
una sola casella, ma solo nella mossa immediatamente
successiva.
- Se un Pedone avanza fino all'ottava traversa (cioè fino alla fine
della scacchiera), viene promosso, ossia sostituito con una
Regina, una Torre, un Alfiere o un Cavallo. Il pezzo scelto viene
posto sulla scacchiera in sostituzione del Pedone promosso. Nella
pratica, viene quasi sempre scambiato con la Regina che è il
pezzo con maggiore libertà di movimento.
Il
Cavallo
Il Cavallo può muoversi su una qualunque delle caselle raggiungibili
con uno spostamento orizzontale di una casella ed uno verticale di
due (o viceversa), disegnando una specie di "L". Però tale traiettoria è
"virtuale", nel senso che il Cavallo, a differenza di Torre, Alfiere e
Regina, va direttamente sulla nuova casella senza necessità che il
percorso descritto sia sgombro. Se la posizione d'arrivo è occupata da
un pezzo avversario, il Cavallo lo cattura, e il pezzo avversario viene
eliminato dalla scacchiera. Si noti che un Cavallo piazzato al centro
della scacchiera può muovere al massimo in 8 differenti caselle e che
ad ogni mossa il Cavallo cambia colore di casella.
L'Alfiere
L'alfiere può muoversi su una qualunque casella della stessa diagonale
rispetto a quella in cui si trova, purché per raggiungerla non debba
attraversare caselle occupate da pezzi (amici o avversari) e purché la
casella d'arrivo non sia occupata da un pezzo amico. Ciascun alfiere non
cambia mai il colore delle caselle su cui si muove: per questo, i giocatori
parlano di alfieri "campochiaro" o "camposcuro", a seconda del colore
delle caselle in cui si trovano.
La
Torre
La Torre può muoversi su una qualunque casella situata in senso
orizzontale o verticale rispetto a quella in cui si trova, purché per
raggiungerla non debba attraversare caselle occupate da pezzi
(amici o avversari) e purché la casella d'arrivo non sia occupata da
un pezzo amico. Se la casella d'arrivo è occupata da un pezzo
avversario, la Torre lo cattura ed il pezzo avversario viene eliminato
dalla scacchiera. La Torre è anche coinvolta nella speciale mossa del
Re
chiamata
Arrocco.
L'Arrocco si realizza spostando il Re di due caselle orizzontalmente
(verso destra o sinistra) e ponendo la Torre verso la quale si è mosso
nella casella compresa tra quelle di partenza e di arrivo del Re.
Questo si può fare solamente se le seguenti condizioni sono
soddisfatte:
1. il giocatore non ha ancora mosso né il Re, né la Torre coinvolta
nell'Arrocco;
2. non devono esserci pezzi (amici o avversari) fra il Re e la Torre
utilizzata;
3. né la casella di partenza del Re, né la casella che esso deve
attraversare, né quella di arrivo devono essere minacciate da un
pezzo avversario (il Re non deve trovarsi, cioè, sotto scacco, sia
prima,
sia
dopo,
sia
durante
l'Arrocco).
La
Regina
La Regina può scegliere ad ogni mossa se spostarsi come un Alfiere o
come una Torre; in pratica, può spostarsi in tutte le direzioni
seguendo linee rette. A differenza della Torre, però, non può
prendere parte all'Arrocco.
Il
Re
Il Re si può muovere in una delle caselle adiacenti (anche
diagonalmente) a quella occupata. Una sola volta in tutta la partita
ciascun Re può usufruire di una mossa speciale, nota come
Arrocco.
L'Arrocco si realizza spostando il Re di due caselle orizzontalmente
(verso destra o sinistra) e ponendo la Torre verso la quale si è
mosso nella casella compresa tra quelle di partenza e di arrivo del
Re. Questo si può fare solamente se le seguenti condizioni sono
soddisfatte:
1. il giocatore non ha ancora mosso né il Re, né la Torre coinvolta
nell'Arrocco;
2. non devono esserci pezzi (amici o avversari) fra il Re e la Torre
utilizzata;
3. né la casella di partenza del Re, né la casella che esso deve
attraversare, né quella di arrivo devono essere minacciate da un
pezzo avversario (il Re non deve trovarsi, cioè, sotto scacco, sia
prima,
sia
dopo,
sia
durante
l'Arrocco).
Titolo della nostra presentazione: LUDERE DOCENDO Insegnare divertendo
è uno dei segreti per accendere la mente e renderla aperta per
l’apprendimento. Così l’apprendimento della tecnica elementare del gioco
rappresenta un mezzo per facilitare la maturazione dello studente e per
accelerare la crescita delle facoltà logiche, divertendolo nello stesso tempo.
Cosa insegnano gli scacchi?
•
RAGIONARE per capire come la situazione sulla scacchiera cambi in ogni mossa
•
FLESSIBILITA’ MENTALE: rendersi conto che la situazione cambia continuamente.
Quello che era prima non vale più, ad ogni mossa la scacchiere viene modificata,
bisogna sapersi adeguare
•
PREVEDERE LE CONSEGUENZE: cercando i vantaggi immediati rendersi conto delle
conseguenze a medio e lungo termine.
•
OGNUNO E’ RESPONSABILE DI QUELLO CHE FA: non si possono chiedere aiuti.
Aspetti educativi e formativi
Il gioco degli scacchi contribuisce, in aderenza a quanto previsto nella premessa ai
programmi ministeriali del 1985, alla formazione globale del bambino in quanto
stimola l’avvio di automatismi che influiscono sullo sviluppo mentale e sulla
formazione del carattere. In particolare stimola:
- l’attenzione
- l’immaginazione
- la memorizzazione nonché la creatività
- lo sviluppo delle capacità logiche ed un giusto rapporto di causa effetto.
Infine è anche utilizzabile metodologicamente per:
• far acquisire e approfondire concetti didattici quali quelli geometrici, matematici,
topologici e relativi all’orientamento spaziotemporale
• insegna a organizzare il proprio lavoro e apprendere le altre materie scolastiche.
Il Parlamento europeo infatti ha approvato infatti una dichiarazione in cui si invitano i
paesi membri a inserirlo nelle materie curriculari.
Per quanto espresso sopra il gioco degli scacchi non è fine a se stesso, ma è collegato
strettamente alle varie discipline scolastiche e, pertanto, questo progetto si propone di
promuovere un’attività inseribile nell’iter formativo scolastico al fine di offrire agli
studenti occasioni per una crescita umana e civile e opportunità alternative per un
proficuo utilizzo del tempo libero.
Un progetto italiano ha mostrato che, a parità di preparazione scolastica, gli studenti
che hanno seguito corsi di scacchi, migliorano il rendimento in matematica. La
Federazione Scacchistica Italiana è stata tra le prime a lanciare il programma “Scacchi
a Scuola”. I progetti di “Scacchi a scuola” prevedono l’utilizzo del gioco degli scacchi
come strumento pedagogico, utile al miglioramento delle capacità di apprendimento
degli alunni e formativo della loro personalità.
Ad oggi, in Italia, i progetti già avviati raggiungono circa il 2% della popolazione
scolastica nelle classi Primarie e Secondarie inferiori (stimati largamente per eccesso
potremmo contare 100.000 alunni coinvolti su 5.000.000). In alcune regioni le
percentuali sono più alte: per la messa in opera di progetti regionali coordinati da
Comitati regionali F.S.I. si riesce a coprire anche il 10 % degli istituti scolastici, in alcune
province addirittura il 50%.
Gli scacchi: un gioco per crescere!
Sono numerose le ricerche in ambito internazionale che testimoniano l’efficacia,
della pratica scacchistica in ambito scolastico. In Italia si può senz’altro prendere
spunto dagli esiti della ricerca “Gli scacchi: un gioco per crescere”(del dott.
Roberto Trinchero e dott.sa Mariella Piscopo, del Dipartimento di Scienze
dell’Educazione e della Formazione, Università degli Studi di Torino), che hanno
confermato tutte le potenzialità della pratica degli scacchi come “strumento” di
potenziamento cognitivo, oltre che per la sua componente educativa, se utilizzato
con sufficiente continuità e con il fattivo coinvolgimento degli insegnanti di ruolo.
A favore dell’inserimento del gioco degli scacchi in orario scolastico, inoltre, vi è la
constatazione che ove è stata possibile la messa in opera di tali progetti, i corsi di
scacchi hanno avuto molto successo. Questo non accade solo in Italia ma un po’ in
tutto il mondo.
“Bimbi più bravi con la lezione di scacchi” – Articolo de "La Repubblica" sull'esperienza di insegnamenti
degli scacchi nelle scuole tedesche.
Meglio imparare a giocare a scacchi che spremersi il cervello su astratte formule della matematica, meglio
diventare bravi a dare scacco al re o alla regina che non sapere di due più due o simili. Lo dicono, sempre più
numerosi, insegnanti, presidi di scuola e pedagoghi tedeschi. E il gioco degli scacchi, come nuovo trend
didattico, si diffonde sempre più nelle scuole elementari. Aiuta i bambini a far di conto, sviluppa la loro logica
matematica, ma non solo: è una delle migliori ginnastiche possibili per il cervello, e al tempo stesso è utile
ad affrontare altri due problemi tipici dei primi anni di scuola. La lezione di gioco di scacchi aiuta i bimbi più
timidi o taciturni ad aprirsi ed entrare nel gruppo, ed è utilissima per favorire l'integrazione degli scolari di
origine straniera, numerosissimi visto che oltre otto milioni di residenti nella Repubblica federale sono
immigrati o figli di immigrati.
Uno degli istituti dove gli scacchi sono diventati materia d'insegnamento è la Grundschule (scuola
elementare) della Genslerstrasse di Barmbek, quartiere periferico della ricca Amburgo. Da due anni a
titolo esperimentale c'è nel programma un'ora di scacchi alla settimana. L'iniziativa ad Amburgo è partita
da Bjoern Lengwenus, preside di una Hauptschule (scuola media generale) e appassionato scacchista. È
stato lui a elaborare il programma di apprendimento degli scacchi chiamato "Fritz und fertig". I risultati
sono interessanti e positivi: i bambini che dalla prima elementare hanno cominciato a imparare a giocare a
scacchi, arrivati alla quarta si sono rivelati più bravi non solo in matematica, ma anche in grammatica
tedesca o lingue. Inoltre i ragazzi acquistano una mente più svelta, imparano a mettere a fuoco più
velocemente i problemi decisivi di ogni tema. infine gli scacchi aiutano l'integrazione multiculturale: non
dipende quale sia la tua madrelingua se vinci o no.
Gli scacchi come sport
(di Sebastiano Paulesu)
-SPORT < dal Latino “deportare”= uscire fuori porta, della propria casa o città.
-Attualmente SPORT < dall’Inglese che a sua volta è mutuato dal Francese “desport” =
svago, intrattenimento, ricreazione.
E’ stato molto discusso se considerare gli scacchi come uno sport. Non è sufficiente
infatti che essi siano da molto tempo riconosciuti come sport a tutti gli effetti dalle
federazioni ed enti sportivi nazionali (in Italia dal CONI) e dal CIO (Comitato Olimpico
Internazionale). Infatti questo non può essere un criterio oggettivo, dal momento che
tantissimi sport non sono riconosciuti da questi organismi. Nel contempo gli scacchi
sono giudicati dalla gente come un semplice gioco da tavolo.
Uno degli elementi secondo cui gli scacchi non sarebbero uno sport è l’assenza di
movimento fisico, poiché si gioca seduti in quasi completa immobilità. Tutti possono
osservare che l’unico intervento fisico è quello della mano che sposta i pezzi; talvolta
neppure quello: basti pensare ad alcuni portatori di handicap che devono comunicare
a voce le loro mosse, non potendole eseguire con le proprie mani.
Ma allora che sport sarebbero gli scacchi se non è richiesta nessuna agilità
fisica?
Sebastiano risponde provocatoriamente:
-ci sono sport dove il contributo fisico è di ben poco superiore a quello degli scacchisti.
Oppure ci sono momenti cruciali negli scacchi dove la rapidità di pensiero-azione è
sicuramente più spettacolare di molti sport dove il protagonista è solo passivamente
trasportato da un mezzo estraneo (uno slittino, un cavallo, una moto o una macchina di
formula 1).
-le pulsazioni cardiache nei momenti clou possono essere simili a quelle di molti sportivi
dell’atletica, della danza ritmica, dei tuffatori
-l’impegno competitivo e agonistico e la volontà di vincere sull’avversario è pari a
quello di qualsiasi lottatore, sia esso un pugile, uno schermidore, un campione di sumo
o di karate
-la resistenza allo sforzo di uno scacchista può essere paragonata a quella di un
marciatore, di un ciclista, o di un maratoneta, dal momento che può essere sotto
tensione in partite che durano 5 o più ore.
-la concentrazione richiesta allo scacchista non è certo inferiore a quella di un tennista
di professione, di un pattinatore artistico, di un saltatore in alto.
-certe capacità di calcolo richiedono una visualizzazione e una profondità simili a quelle
di un playmaker nel basket, o ad un regista del calcio, capaci di immaginare in anticipo
l’andamento di un’azione in campo.
Scacchi: sport della mente
Da qualche anno, mentre continuano da oltre un secolo i campionati mondiali e le
olimpiadi di scacchi, si è iniziato a parlare di “sport della mente”, dove sono
rappresentate anche dama, go, bridge e altre discipline. Molti filosofi, tra cui Pascal,
Leibniz, Voltaire, definiscono gli scacchi come palestra o ginnastica mentale.
Il “muscolo” impegnato dagli scacchisti è il cervello, e come ogni altro muscolo è
necessario tenerlo in costante allenamento quotidiano, 8 – 10 ore per i Grandi
Maestri. Basti ricordare l’affermazione di Akiba Rubinstein: “Nel corso di un anno io
gioco nei tornei per 60 giorni, mi riposo per 5 giorni e lavoro per 300 giorni sulle
partite che ho fatto.”
E non basta! E’ risaputo che tutti i grandi campioni hanno i loro allenatori per la
preparazione tecnica e dei personal trainer per curare la loro forma fisica, dato che
devono reggere lo stress psichico e nervoso di molte ore e settimane dei match o dei
tornei.
Itinerari metodologici e didattici
Il gioco degli scacchi, nella scuola elementare, ha una doppia valenza: didatticoeducativa e ludico-sportiva.
Il gioco degli scacchi è paragonato a uno sport: richiede costanza, pazienza e
disciplina mentale. Oltre alla capacità di seguire un ragionamento logico e
sviluppare strategie diverse.
Questa disciplina sportiva può essere :
-praticata anche da alunni svantaggiati e/o portatori di handicap
-può essere utilizzata per il recupero di alunni con difficoltà di apprendimento e non
richiede l’utilizzo di spazi particolarmente attrezzati.
Studio dell’università di Costanza condotto sul funzionamento
del cervello durante il gioco degli scacchi
I principianti: attivano la regione del cervello del lobo temporale mediale per
codificare nuove informazioni e analizzare le situazioni senza basarsi sull’esperienza di
partite precedenti.
I campioni: utilizzano la zona frontale parietale per memorizzare intere sequenze di
una partita.
Gli scacchi come strumento per la didattica della
matematica
Le relazioni tra matematica e scacchi sono ampiamente documentate.
Gli scacchi possono essere efficacemente utilizzati per l’introduzione di concetti
logici e matematici di diversa natura: la scacchiera rappresenta una
esemplificazione del piano cartesiano ed attraverso il movimento dei pezzi viene
introdotta l’equazione della retta e la relativa pendenza.
E' possibile inoltre sviluppare alcuni elementi di logica e il pensiero laterale
utilizzando il problema di scacchi:
il problema di scacchi è simile ad un problema matematico: alle considerazioni
precedenti, nella sostanza ancor valide, si aggiunge la coincidenza degli scopi (ora
in entrambi i casi c'è un problema da risolvere) e della fase di impostazione; la
formulazione del problema è univoca e rigorosa e occorre intraprendere il
ragionamento studiando le proprietà. In definitiva si direbbe che le qualità del
bravo scacchista sono le stesse caratterizzanti il buon matematico.
Gli scacchi come l’esperienza matematica
La partita a scacchi ha qualcosa in comune con l’esperienza dello studio matematico: nella
fase di apertura il giocatore utilizza le sue conoscenze teoriche,necessarie ad impostare
correttamente un particolare tipo di gioco; così come il matematico, affronta un problema
dapprima attingendo dal proprio sapere quei particolari strumenti che occorrono nello
specifico. Inquadrare nell'evolversi un'apertura è come sviscerare una questione
matematica nei suoi vari aspetti.
Nel centro partita la creatività e l'intuizione si fondono con le capacità logiche necessarie
per 'vedere' una situazione in evoluzione, così come la scoperta matematica necessita di un
coinvolgimento totale delle diverse capacità umane allo scopo di trovare un collegamento
prima sconosciuto.
II finale è la parte metodica della partita; è l'unica fase completamente teorizzabile:nelle
varie circostanze si riesce a determinare il vincitore e in linea di principio il procedimento
che porta alla vittoria. E' così anche in matematica ove, giunti incerte situazioni o scritte
certe equazioni, si sa che il problema può essere portato a completa risoluzione utilizzando
tecniche note.
Un ulteriore elemento comune alle due discipline è il rapporto tra concretezza e
astrazione. La capacità di astrazione necessaria per poter ‘far bene’ matematica deve
essere opportunamente compenetrata nella fase didattica con l’esigenza di
concretezza, così come nel gioco degli scacchi vanno giustamente calibrate l'esigenza
di concretezza (spostare i pezzi sulla scacchiera) con la necessità di astrazione della
regola del ‘pezzo toccato, pezzo mosso’, che impone di saper ‘vedere’ la posizione in
evoluzione senza toccare i pezzi. Educare all'astrazione negli scacchi, dunque, è utile
per l'acquisizione dell'astrazione matematica, che rappresenta una tappa decisiva
nell'apprendimento in questo campo.
La complessità negli scacchi
“L'elemento che mi affascina maggiormente di
questo gioco è il fatto che a partire da regole
molto semplici, si possono originare scenari
imprevedibili dati dalla enorme quantità di
scelte possibili” (frase tratta da una tesi)
La complessità degli scacchi deriva soprattutto dall’ enorme quantità di possibili
combinazioni di gioco:
-esistono 400 combinazioni di prime mosse: 20 per il Bianco e 20 per il Nero (ma
solo 64 sono considerate combinazioni forti)
-si calcolano oltre 300 miliardi di modi per giocare le prime quattro mosse e 10^30
per giocare le prime dieci mosse
-il numero totale di possibili combinazioni posizionali è stimato in 10^120.
“Gli scacchi sono utili all'esercizio della facoltà di
pensare ed a quella dell'immaginazione,
perchè noi dobbiamo possedere un metodo
elaborato per raggiungere i nostri scopi
dovunque dobbiamo condurre la nostra
ragione”
(Il filosofo
Leibnitz)
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MATEMATICA CON GLI SCACCHI - matele-2014